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Fiume Po ... sorgente di vita e indice di inciviltà!

Rifiuti Po4

Chi come me vive in prossimità del “Grande Fiume”, oltre a godere dei paesaggi stupendi che offre e ai tramonti mozzafiato che regala, ha purtroppo la cognizione della realtà e del malessere in cui versa.
Proprio in occasione di piene dovute alle abbondanti piogge ci si rende conto di cosa siamo. La maleducazione ed il mancato rispetto per la natura, e di conseguenza per noi stessi, è evidente, basta dare un’occhiata alle immagini. Plastica in quantità industriale, e altri rifiuti vanno inesorabilmente verso il mare.
Si è vero, in mezzo ci sono alberi e residui di legname, che grandi danni non ne creano. Come pure è comprensibile il pallone finito in acqua ( magari sfuggito a dei bambini che giocavano li vicino ) Ma la plastica … quella è micidiale. E’ notizia di questi giorni che nel ventre di un capodoglio trovato spiaggiato, sono stati trovati 26 kg di plastica. Per non parlare delle “Isole di plastica” presenti nell’oceano e visibili dai satelliti.
Credo che chi è preposto alla vigilanza ed alla “cura” del fiume Po (AIPO – Agenzia Interregionale per fiume Po) dovrebbe approfittare dei momenti di piena e dei luoghi dove i rifiuti si accumulano ( vedi foto) per provvedere con delle draghe o escavatori con le opportune benne adatte ai rifiuti in acqua, e prelevare quanti più rifiuti possibile fermando la loro corsa verso il mare, e di conseguenza la loro inesorabile immissione nella catena alimentare.
Certamente obietteranno che “non ci sono soldi”. Certo! Per la prevenzione non ci sono soldi ma per lauti stipendi …

E questa è solo la situazione che vediamo noi a Ro Ferrarese (Fe) nella zona del "Mulino sul Po", meta di numerosi turisti e attracco fluviale di battelli per escursioni sul Po!  Ed è anche vero che noi siamo quasi alla fine della lunga corsa del fiume. Perciò "raccogliamo" tutta la maleducazione degli abitanti delle regioni precedenti, ma anche noi non possiamo esimerci dalle nostre responsabilità!
Comunque al di la di tutto, queste foto sono la palese dimostrazione che all’essere umano non interessa nulla dell’ambiente, del mondo animale, di se stesso e del futuro dei suoi figli.

Se volete farvi un'idea di cosa sono le Isole di Plastica negli oceani

https://www.quotidiano.net/magazine/c-%C3%A8-una-nuova-isola-di-plastica-nell-oceano-pacifico-1.3292777
https://www.tpi.it/2018/03/23/isola-plastica-pacifico/
https://www.greenme.it/informarsi/rifiuti-e-riciclaggio/21595-isola-plastica-pacifico
https://zon.it/lisola-plastica-presente-nel-pacifico-sempre-piu-danni-allambiente/

Giancarlo

 

Foto e video del sottoscritto

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Taranto: Il ponte girevole: storia e curiosità

ponte girevole

Il Ponte Girevole rappresenta sicuramente il simbolo più conosciuto della città di Taranto. L’associazione Taranto-Ponte Girevole è praticamente automatica, un po’ come Roma-Colosseo, Parigi-Torre Eiffel, Londra-Big Ben, Amsterdam… vabbè, avete capito.

Vediamo come funziona il Ponte Girevole e ripercorriamo brevemente (sì, brevemente) le tappe della sua costruzione.

Innanzitutto, è costituito da un’imponente struttura in metallo che scavalca il canale navigabile collegando l’Isola della Città Vecchia con il Borgo Nuovo.
Le acque che il ponte sovrasta vengono solcate quotidianamente dalle piccole imbarcazioni dei pescatori tarantini, i cui volti sono abbronzati tutti giorni dell’anno.

il ponte girevole

Anticamente esisteva un vero e proprio istmo a unire le due sponde. Questo tratto di terra congiungeva l’acropoli della città (oggi “Città Vecchia”) con il resto dell’abitato, situato nell’attuale Borgo Nuovo, ma fu poi rimosso alla fine del ‘400 per proteggere il Castello Aragonese dall’attacco dei nemici. Più precisamente si trattava dei Turchi, i quali (dicono gli storici più rigorosi e preparati) erano tipi piuttosto vivaci…

L’apertura del Ponte Girevole

Assistere all’apertura del Ponte Girevole è davvero uno spettacolo singolare, tanto più considerando che avviene solo per consentire il passaggio di navi di grandi dimensioni nel Mar Piccolo o da questo verso il Mar Grande.

E’ prevista un’apertura straordinaria anche nel mese di maggio per il transito della suggestiva processione marittima dedicata al Santo Patrono di Taranto, San Cataldo.

Nell’ottobre 1989 i suoi bracci si sono invece schiusi al cospetto di Papa Giovanni Paolo II, che lasciò una traccia del suo passaggio in barca nei cuori di tutti i cittadini presenti all’evento.

ponte san francesco di paola

Sì, ok, ma come funziona l’apertura del ponte? Provo a spiegarla come se non capissi nulla di ingegneria. Il che corrisponde al vero.

Il Ponte Girevole è diviso in due metà. L’azione degli ingranaggi le separa l’una dall’altra e le fa ruotare su un lato in modo alternato: dapprima si sposta quella più vicina all’Isola, poi quella collegata al borgo nuovo.

A conclusione della manovra, che dura circa tre minuti, le due metà del Ponte Girevole volgono verso il Mar Piccolo e sono spalancate come le braccia di un parente che ti dà il benvenuto in casa. Il borgo nuovo viene temporaneamente separato dal borgo antico e la città si spezza come un biscotto.

ponte girevole taranto

La nave può finalmente passare e l’equipaggio si raduna in coperta per ricambiare con enfasi il saluto della gente affacciata sul Lungomare.

Questo spettacolo non ha lasciato indifferente nemmeno Gabriele D’annunzio, che nelle sue “Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi” dedica alcuni versi al capolavoro di ingegneria di Taranto:

Passano così le belle navi pronte per entrare nella darsena sicura, volta la poppa al jonico orizzonte.
Gabriele d’Annunzio

Il primo Ponte Girevole: come era fatto?

Qualche dato serioso. Pare che il primo Ponte Girevole di Taranto risalga alla fine del 1800 e che sia stato realizzato in legno da una ditta di ingegneri di Napoli. Le turbine che ne garantivano il funzionamento erano azionate dalla caduta dell’acqua in una cisterna situata nel Castello Aragonese.

ponte taranto

Tra il 1956 e il 1958 il ponte in legno venne sostituito con quello attuale in metallo, sostanzialmente analogo al precedente ma con funzionamento elettrico. E’ inoltre più largo di alcuni metri.

In passato, il Ponte Girevole rappresentava l’unica via di comunicazione fra l’Isola della Città Vecchia e la terraferma, ma dal 1977 è affiancato in questo compito dal Ponte Punta Penna, detto anche Ponte Pizzone, che venne costruito a cavallo del restringimento naturale che crea i due seni del Mar Piccolo.

Curiosità (= frivolezze) sul Ponte Girevole

Avete mai letto il libro o visto il film “Ho voglia di te” di Federico Moccia? No? Questo depone a vostro favore.
Stando a quello che mi ha detto un amico di un amico (ok, ho letto il libro), è la storia di due ragazzi romani che si promettono eterno amore sul Ponte Milvio legando simbolicamente un lucchetto alla catena di un lampione e gettandone via la chiave nelle acque del Tevere.

pescatori ponte girevole

Perché vi racconto questo? Perché gli innamorati della città bimare hanno trovato nel Ponte Girevole un analogo del Ponte Milvio e hanno attaccato alla sua ringhiera i famosi lucchetti dell’amore, lanciandone la chiave nel canale navigabile.
La maggior parte di essi sono stati rimossi, altri restano coraggiosamente aggrappati alla ringhiera a suggellare qualche ardore giovanile. Nonostante le numerose immersioni nel canale, le chiavi non sono mai state recuperate (battuta!).

FONTE: logo TM1


"Compie 60 anni il ponte girevole di Taranto, uno dei simboli della città. Si tratta di una struttura metallica lunga quasi 90 metri e larga più di 9, con due corsie stradali, che collega l'isola della Città vecchia al Borgo Umbertino. Per festeggiare la ricorrenza, la Marina Militare ha organizzato una mostra fotografica e l’apertura straordinaria del Ponte Girevole col transito della nave Andrea Doria in ingresso e in uscita dal bacino di Mar Piccolo. Al passaggio della nave da guerra, salutato dallo sparo di alcune salve dal Castello Aragonese, addobbato con bandiere e striscioni tricolori, hanno assistito migliaia di persone. L’evento è stato accompagnato dalla Fanfara della Marina militare. Il ponte esiste in realtà fin dal maggio del 1887, voluto all’epoca dall’ammiraglio Ferdinando Acton. L’attuale struttura, invece, fu inaugurata nel 1958, Anche Gabriele D’Annunzio dedicò alcuni versi al ponte girevole di Taranto: “Non balena sul Mar Grande né tuona. Ma sul ferrato cardine il tuo Ponte gira e del ferro il tuo Canal rintrona" (Vittorio Ricapito)"

Vai al video della cerimonia

Alcune foto dell'amico Luigi Cotrufo

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I Trabucchi del Gargano… musei a cielo aperto

Dal blog degli amici dell'Eco B&B Pizzicato di Vico del Gargano

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un articolo molto interessante sui Trabucchi del Gargano. Esperienza che io ho vissuto in prima persona e che consiglio di fare a chi è "di passaggio" dalle parti di Vieste o Peschici. Fermarsi a mangiare su un trabucco e magari farsi raccontare la loro storia mentre vi gustate il panorama mozzafiato del mare di fronte è una sensazione unica. Provare per credere!

Alla scoperta dei trabucchi, suggestivi anche in autunno

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Gabriele D’annunzio li definì “strane macchine da pesca tutte composte da tavole e travi simili a dei ragni colossali”, l’architetto americano Bernard Rudofsky “architetture senza architetto”.
Entrambe le definizioni esprimono bene quello che sono i trabucchi: ragni giganti simili a palafitte che, pur non essendo stati progettati da architetti o ingegneri, da secoli sfidano le tempeste ed assolvono la loro funzione.
Questi marchingegni si usavano per pescare e venivano costruiti principalmente con il legno dei pini d’Aleppo, alberi molto diffusi nei boschi dell’Adriatico, particolarmente resistenti alla salsedine ed al Maestrale, che sul Gargano soffia spesso.

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Anche se sembrano “fragili”, i trabucchi sono ben ancorati sulla roccia e resistono alle intemperie.
E’ per questo che ancora oggi la costa garganica è disseminata di trabucchi, uno dei più antichi è quello di San Francesco, ma ce ne sono molti altri come, ad esempio, quello di San Nicola, quello di Monte Pucci e quello di Manaccora.
Alcuni trabucchi sono diventati dei ristoranti, molto caratteristici, dove si può gustare il pesce dopo averlo pescato. È un’esperienza indimenticabile assistere alla “calata” dell’enorme rete che intrappola decine di cefali e mormore fresche, che vengono cucinati all’istante e gustati di fronte al mare.
Questo avviene a punta Manaccora, vicino Peschici, dove Elia Ranieri prepara un ottimo piatto locale “u ciambott”, sorta di zuppa fatta con pane secco e pesci a pezzi, con pomodoro fresco. Si può mangiare anche sul trabucco di Mimì (a Punta San Nicola) e a Monte Pucci, tra le alte falesie di calcare bianco.
Ad oggi sono ben quattordici i trabucchi funzionanti sulla costa tra Vieste e Peschici, che vengono preservati anche grazie all’Associazione I Trabucchi del Gargano, formata dai trabuccolanti del territorio e patrocinata dall’ente del Parco nazionale del Gargano.

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Qui trovate la mappa completa di tutti i trabucchi presenti sulla costa del Gargano

(fonte Parco Nazionale del Gargano).

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E queste sono alcune foto fatte da me al Trabucco di Monte Pucci

FONTE: logotrabucchi

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