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Alex Bellini e l'isola di plastica nell'oceano

Alex Bellini e l'isola di plastica nell'oceano

alexbellinivideo

Riporto con piacere il video dell' ennesima avventura che si presta ad intraprendere l'esploratore ed avventuriero, Alex Bellini per sensibilizzare l'opinione pubblica sul terribile problema dell'isola di plastica presente nell'oceano. Guardatelo tutto e poi visitate il suo sito www.alexbellini.com

Vi troverete altri video delle sue avventure e la sua storia.

alexbelliniviso

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Sapori e profumi d'Autunno ... Navigare necesse est

SAPORI E PROFUMI D’AUTUNNO...NAVIGARE NECESSE EST

Stradivari

Evento di presentazione "Racconti e Relitti...storie d’amore...e di mare"
Minicrociera sul Po e Pranzo a bordo della Motonave Stradivari
Domenica 18 Novembre 2018 - dalle ore 10:30 / Motonave Stradivari (Boretto RE)

Stefano BenazzoL’ appuntamento del 18 novembre, oltre che per navigare sul Battello Fluviale più lungo d’Italia pranzando a bordo, sarà un’ occasione unica e speciale per conoscere un artista dal complesso e poliedrico percorso lavorativo, iniziato mezzo secolo fa, e che si è tradotto in immagini, sculture, modelli navali ed architettonici dove il comune denominatore è rappresentato dall’acqua. Avremo infatti l’onore e il privilegio di ospitare a bordo della motonave Stefano Benazzo, fotografo, scrittore, scultore, modellista navale e architettonico ed esperto di Relitti sui fiumi e sui mari. Ci verranno raccontate vere e proprie “Storie di Mare” attraverso un viaggio nel tempo per mantenere alta l’attenzione e il rispetto nei confronti dei resti di navi, consentendo loro di rimanere in vita, e permettendo di far rivivere coloro che su queste navi hanno navigato. Si tratta di aprire il cuore e di ritrovare la nostra capacità simbolica per raggiungere ciò che è nascosto…immaginando e sognando…ed guardando a queste “Storie di Mare” come a delle vere e proprie “Storie d’Amore”. Le strutture fotografate dall’artista sono condannate ad una morte lenta ma sicura. Non saranno più le stesse fra alcuni anni e scompariranno forse del tutto. Ecco perché ricordarle, ecco perché immortalarle. Queste navi spiaggiate sono un monumento ad alcune caratteristiche uniche dell’uomo: ingegno, iniziativa economica, spirito di avventura, e testimoniano la capacità degli architetti navali, dei cantieri, degli armatori, degli equipaggi.  Dobbiamo quindi almeno fissarne le immagini per le future generazioni, prima che siano irrimediabilmente distrutti dagli elementi (possibilità di acquisto sia dei libri che delle opere)


Nel corso dell’uscita a bordo della Stradivari, verranno inoltre presentate attraverso un percorso itinerante all’interno della Motonave, le opere dello scultore Fausto Daolio. Si tratta di vere e proprie opere della Natura, definite da importanti critici d’arte italiani le “Sculture dell’Acqua del Po”. In pratica sono ritrovamenti di legname spiaggiato sulle rive del Fiume (per lo più “radici”) che nel corso del tempo hanno subito modellamenti particolari a seguito dell’erosione causata da vento, acqua e sabbia.


PROGRAMMA
ore 10:30:
Imbarco sulla motonave e Presentazione dei Libri e delle Opere di STEFANO BENAZZO *
ore 13:00: Pranzo a bordo della Motonave e navigazione sul Po
ore 16:00: Rientro e sbarco al porto di partenza
Itinerario: Boretto, Brescello (Foce Enza: luoghi di Don Camillo), Pieve di Gualtieri (Casetta di Ligabue), Boretto


MENU
(Il menù potrebbe subire piccole variazioni)
Antipasto Reggiano: Erbazzone Reggiano, Spalla cotta di San Secondo, Cipolline boretta, scaglie di Parmigiano Reggiano con gocce di aceto balsamico
Risotto mantecato al pesto di salame
Cappelletti in brodo
Guancialino di maiale con polenta 
Torte caserecce della tradizione locale (Sbrisolona, Spongata)
Acqua, Vino rosso Barbera / bianco Verduzzo, caffè.
Prezzo a persona: € 60,00 (adulti) - € 30,00 (4/10 anni) - Free (under 4. Eventuale pranzo al consumo)

INFO E PRENOTAZIONI: 333.9043539 - 333.9043511 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.navigazionefiumepo.it


*Stefano Benazzo è Fotografo di Relitti spiaggiati sulle coste del mondo. Negli ultimi 6 anni, ne ha fotografati più di 200 in 4 continenti. Ha svolto più di 40 esposizioni personali e partecipato a numerose collettive; ha pubblicato un libro con l’editore Skira (“Wrecks/Relitti”), un libro sui relitti in Grecia (“Duty of Memory: Wrecks in Greece”), diversi articoli, portfolio e cataloghi, ed ha partecipato a trasmissioni televisive sui relitti. La sua passione deriva da mezzo secolo di fotografia e di andare per mare. Sta preparando un libro sui “Relitti in Veneto” e un’opera narrativa: “Cinquanta racconti di relitti”. Benazzo è inoltre scultore, modellista navale e architettonico. Le sue immagini di relitti verranno da lui illustrate e proiettate a bordo nel corso dell’uscita. Inoltre, i suoi libri saranno in vendita. La sua attività è illustrata nel suo sito: www.stefanobenazzo.it  

Le sue immagini di relitti spiaggiati sono un omaggio alle generazioni di marinai in tutto il mondo e in tutte le epoche. Sono anche intese a conservare per le generazioni future la memoria dei resti delle magnifiche cattedrali marine costituite dalle navi a vela, ma anche dalle navi a vapore e dalle imbarcazioni tradizionali, individuate sulle coste o sulle vie di navigazione interne. Molte di esse hanno i giorni contati, la maggior parte non sopravvivrà più di qualche anno: il tempo atmosferico, il mare, la distruzione ad opera dell’uomo le minacciano. Non possono essere conservate nei musei, e sono spesso situate in luoghi inospitali e difficili da raggiungere. Benazzo lotta contro la morte silente e solitaria dei relitti, garantendo loro attenzione, rispetto e simpatia. Così facendo, restituisce loro dignità, e fa rivivere gli uomini che erano a bordo. Con le sue immagini, scattate con passione ed emozione, compie un “dovere di memoria”.

La storia dell’Europa è intimamente connessa alla navigazione: navi a vela o a motore, in legno o ferro, di qualunque tipo, dimensione o periodo. I cantieri navali, gli armatori e le loro imbarcazioni rappresentano un aspetto essenziale della storia economica, sociale e industriale dell’Europa, e hanno contribuito alla sua identità ed al suo modo di vivere. In tale contesto, l’importanza della navigazione per il Veneto e le aree adiacenti è ben nota. I musei e gli arsenali dedicano molto spazio ai segni della storia marittima, gli studiosi dedicano sforzi e tempo ad approfondirla. I relitti, ancorché spesso danneggiati, ci permettono dal canto loro di prendere coscienza ai nostri giorni in maniera tangibile di quella realtà. Un esempio fra tanti: i Burci, la colonna portante del trasporto nel Nordest dell’Italia dal Medioevo a poche decenni fa. La conservazione della tradizione marinara deve essere parte integrante degli sforzi tesi a mantenere viva la storia italiana e del nostro continente.

Ma i relitti permettono soprattutto di ricordare gli uomini che hanno dato vita alla storia: architetti, costruttori, manutentori, marinai, pescatori, subacquei, uomini dei rimorchiatori, gestori e custodi del Grande Fiume e dei canali, armatori, e tanti altri, insieme alle rispettive famiglie. Questo in sostanza l’obiettivo di Benazzo: ricordare gli uomini, affinché le loro esperienze rimangano vive, permettendoci a nostra volta di tramandarle. Gli uomini sono assenti dalle immagini di Benazzo, ma sono sempre presenti in spirito coloro che non ebbero l’onore di monumenti alla memoria o di essere citati nei libri di storia.

Fonte: Logo Stefano Benazzo

Scarica il programma dettagliato

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Record Montecarlo Venezia Avila-Suzuky

Arrivo Venezia

Montecarlo-Venezia, il nuovo record è di un gommone di serie Avila motorizzato Suzuki

Il gommone della classe Tuono Type 9 dei cantieri Avila con una coppia di Suzuki DF200AP è il nuovo primatista della Montecarlo-Venezia non stop.

Il 7 agosto, con il passaggio del traguardo di Venezia alle 09.50, il un gommone di serie della classe Tuono Type 9 dei cantieri Avila, ha battuto il record sulla tratta offshore Montecarlo-Venezia per imbarcazioni fino a 30 piedi, abbassando di 3 ore e 36 secondi il precedente primato che apparteneva al Kerakoll del cantiere FB Design di Fabio Buzzi, con 32h 46’ 15”. Il record attuale è di 29h 45’ 39” per una velocità media di 39,02 nodi contro i precedenti 35,26 nodi.

Record Montecarlo Venezia Avila Tuono Suzuki DF200 1 650x401

Montecarlo-Venezia, un record tutto di serie

Il gommone è uno scafo di serie del cantiere lecchese Avila di Lomagna, semplicemente allestito per le dotazioni necessarie per affrontare una navigazione così complessa. Di serie anche i due motori Suzuki DF200AP da 200 cv che non hanno subito alcun tipo di elaborazione così come le eliche che erano le originali Suzuki e non sono state cambiate durante la navigazione. In un certo senso “di serie” erano anche i tre piloti, Gianluca e Franco Chiari e Alberto Bonin, tutti non professionisti. Bravi però nel cimentarsi per la prima volta in una competizione di motonautica come la Montecarlo-Venezia mantenendo la giusta concentrazione e sfoggiando una professionalità e una tenuta fisica non trascurabili, soprattutto per il quasi settantenne Franco Chiari.

Record Montecarlo Venezia Avila Tuono Suzuki DF200 2

Un team completato dai membri di terra, per una perfetta organizzazione prima e durante l’evento, con una base dotata di tracker per conoscere in ogni istante posizione e velocità della barca e in collegamento via telefono satellitare per mantenere i contatti tra il gommone e il mondo esterno, in particolare il Marine Weather Service di Navimeteo. In ogni momento il Team Avila a terra, composto da Alessandro Di Lelio, Marco e Angelo Sala (questi ultimi titolari del cantiere Avila, nella foto sotto) avevano sotto controllo la velocità, la media, la rotta e il consumo. Questo ha permesso di arrivare al rifornimento di Roccella Ionica, in Calabria, con le idee chiare su quanto si dovesse rifornire e quindi ottimizzando al massimo i tempi. Infatti il rifornimento è stato più contenuto del previsto, adattandolo alle situazioni riscontrate in navigazione.

Record Montecarlo Venezia Avila Tuono Suzuki DF200 Marco Sala e Angelo Sala Progettista Direttore tecnico e Direttore Commerciale

A proposito di consumi, per percorrere le 1.161 miglia nautiche della Montecarlo-Venezia sono bastati 3.306 litri, quindi 2,85 litri per miglio. Tenuto conto dell’elevato dislocamento, della situazione meteo localmente avversa, della scelta strategica di non ottimizzare le dimensioni delle eliche in funzione delle variazioni di carico (per evitare i rischi connessi a questa operazione in alto mare) e della elevata velocità media, è da considerarsi veramente un dato ottimo. Un risultato che è da ascrivere a pari merito ai motori Suzuki e alle qualità marine dello scafo, confermate anche nei tratti nei quali il gommone ha dovuto affrontare un mare formato.

Record Montecarlo Venezia Avila Tuono Suzuki DF200 3

 FONTE: boatmag rivista barche a motore logo coccarda

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Il ritrovamento del Mars: dopo 400 anni ricompare dagli abissi con il suo tesoro

Il ritrovamento del Mars: dopo 400 anni ricompare dagli abissi con il suo tesoro ... di Andrea Mucedola

 Cacciatori di tesori, archeologi e appassionati di storia hanno cercato il Mars nel corso degli anni, ma non hanno mai avuto successo. La leggenda narra che dopo l’affondamento uno spettro si alzò dalle profondità degli abissi per proteggere il relitto in modo che non fosse mai più scoperto.

mars relitto

Il relitto del Mars, ritrovato sul fondale del mar Baltico dove affondò nel 1564.
Il sommozzatore che si vede in alto a destra dà un’idea delle dimensioni del relitto.
Immagine composita di Tomasz Stachura, Ocean Discovery

Il Mars, noto anche come Makalös (“impareggiabile, sbalorditivo”) fu una vascello da guerra svedese costruita tra il 1563 e il 1564, nave comando della flotta svedese del re Eric XIV. Equipaggiata con 107 cannoni fu una delle più grandi navi da guerra del tempo, anche più grande della famosa e sfortunata nave svedese Vasa di cui abbiamo già parlato in un articolo precedente. Nel 1564, durante la Guerra dei sette anni, nata per assurde rivalita, questa nave, gioiello della marina svedese, fu affondata durante la prima battaglia di Öland nel Mar Baltico. Un evento tragico che merita di essere raccontato.

Erik XIVUna nave da battaglia unica nel suo tempo

Il XVI secolo fu un secolo interessante sia dal punto di vista dell’architettura navale sia nello sviluppo degli armamenti, quando videro la nascita dei nuovi cannoni realizzati usando ferro e bronzo. Questo vascello apparteneva alla prima generazione di grandi navi da guerra a tre alberi, armato con oltre cento canne da fuoco. Per poterle approntare fu necessario reperire il bronzo, metallo assai raro sul mercato. L’impiego del Mars in battaglia differisce da quello delle navi precedenti per una importante novità tattica. Lo scontro di Öland, che gli fu fatale, fu storicamente la prima battaglia navale in cui le navi usarono il fuoco diretto dei cannoni per offendere l’avversario, piuttosto che per perseguire l’abbordaggio classico del nemico.

In realtà nel primo giorno di battaglia gli Svedesi di Bagge avevano sbaragliato i Danesi, grazie ad una potenza di fuoco non comparabile, ma il secondo giorno, i Danesi della flotta di Lubecca cambiarono tattica e decisero di concentrarsi sulla grande nave da battaglia, lanciando palle di fuoco incendiarie sul grande vascello.

Non sempre nei libri di storia dell’Europa meridionale si racconta di quella guerra (detta dei sette anni o delle tre corone) che nel XVI secolo fu combattuta nelle fredde acque del nord Europa, dalla Svezia di Erik XIV contro la Danimarca di Federico II e la sua alleata città di Lubecca. Una guerra forse minore a fronte di quelle combattute tra le grandi nazioni europee meridionali ma che forse riserva ancora molte sorprese per gli storici e gli archeologi. Tutto ebbe inizio nel 1523 quando la Svezia uscì dall’Unione di Kalmar, diventando un regno indipendente con il re Gustavo I Wasa. Questa azione suscitò la disapprovazione del re danese Cristiano III che per ripicca incluse nel proprio stemma le Tre Corone (da cui il nome della guerra), che rappresentava i tre regni nordici dell’Unione di Kalmar e che, fino a quel momento, era presente solo nello stemma svedese. Ciò ovviamente non piacque alla Svezia che si senti tradita dopo che avevano avuto interessi comuni quando nella prima guerra del nord, combattuta per arginare l’espansionismo russo sulle coste del Baltico.

Frederik 2Dopo la morte di Gustavo I Wasa e di Cristiano III, Erik XIV in Svezia e Federico II di Danimarca assunsero il potere. La Svezia intralciò i piani danesi con le sue campagne militari per accaparrarsi l’Estonia e fu coinvolta nella guerra dei Sette anni contro una coalizione di forze composta da Danimarca, Norvegia, Lubecca e Polonia. A maggio 1563, le prime avvisaglie della guerra iniziarono quando una flotta danese guidata da Jakob Brockenhuus salpò verso il Baltico. A Bornholm, il 30 maggio 1563, nonostante l guerra non fosse stata ancora dichiarata, la flotta attaccò la marina svedese sotto Jakob Bagge. La battaglia si concluse con la sconfitta danese. Gli emissari reali tedeschi furono inviati a negoziare una pace a Rostock ma gli svedesi non si presentarono. Il 13 agosto 1563, la guerra fu dichiarata da emissari dalla Danimarca e di Lubecca a Stoccolma. Lo stesso mese, il re danese Fredrik II attaccò Älvsborg. All’inizio della guerra i danesi avanzarono da Halland con un esercito di mercenari professionisti di 25.000 uomini e conquistarono la porta della Svezia a ovest, la fortezza di Älvsborg, dopo soli tre giorni di bombardamenti e un assalto di sei ore il 4 settembre. Ciò raggiunse l’obiettivo danese di tagliare la Svezia dal Mare del Nord, bloccando le importazioni di sale. Eric attaccò quindi Halmstad, senza risultato; il contrattacco svedese fu infatti respinto dall’esercito danese. In mare avvenne una prima battaglia navale ne pressi di Öland l’11 settembre, dopodiché la guerra si fermò. Il 30 maggio 1564 avvenne una battaglia tra la marina svedese e la marina danese e di Lubecca tra Gotland e Öland. La marina svedese era sotto il comando di Jakob Bagge e la marina danese era sotto il comando di Herluf Trolle. Dopo queste premesse storiche, necessarie per sottolineare quanto allora, come d’altronde anche oggi, il predominio dei mari fosse necessario per la supremazia sui commerci, arriviamo ora al Mars.

Perché è cosi importante?

 Jacob Hägg Makalös eller Mars 1909Il XVI secolo fu un secolo interessante sia dal punto di vista dell’architettura navale sia nello sviluppo degli armamenti, quando videro la nascita dei nuovi cannoni realizzati usando ferro e bronzo. Questo vascello apparteneva alla prima generazione di grandi navi da guerra a tre alberi, armato con oltre cento canne da fuoco. Per poterle approntare fu necessario reperire il bronzo, metallo assai raro sul mercato. L’impiego del Mars in battaglia differisce da quello delle navi precedenti per una importante novità tattica. Lo scontro di Öland, che gli fu fatale, fu storicamente la prima battaglia navale in cui le navi usarono il fuoco diretto dei cannoni per offendere l’avversario, piuttosto che per perseguire l’abbordaggio classico del nemico. In realtà nel primo giorno di battaglia gli Svedesi di Bagge avevano sbaragliato i Danesi, grazie ad una potenza di fuoco non comparabile, ma il secondo giorno, i Danesi della flotta di Lubecca cambiarono tattica e decisero di concentrarsi sulla grande nave da battaglia, lanciando palle di fuoco incendiarie sul grande vascello.

mars sunk

L’idea era di creare scompiglio al fine di riuscire ad abbordarla mentre era in fiamme. L’incendio si propagò velocemente, alimentato dalle esplosioni dei depositi di polvere da sparo e degli stessi cannoni. Si ritiene che furono proprio le loro esplosioni a causarne l’affondamento. Uno squarcio si apri sulla prua trascinando oltre mille uomini negli abissi. Quel 30 maggio 1564, il Mars scomparve ed iniziò la storia della sua maledizione.

Ma come nacque la leggenda dello spettro?
Si sa, i marinai sono sempre stati superstiziosi, o meglio hanno spesso usato la superstizione per coprire la propria ignoranza o i loro errori. Da qui la maledizione che si tramandò su quella superba nave da battaglia. All’epoca I re svedesi erano impegnati a cercare di consolidare la loro posizione, e la Chiesa cattolica era diventata un problema; monarchi come Erik XIV, cercavano quindi di sminuirne il potere, forti dell’antagonismo religioso.

sword gunports Mars

Quando commissionò il Marte, sembrerebbe che il re fece confiscare le campane della chiesa per ricavarne il metallo necessario per fabbricare i tanti cannoni. Una scelta scellerata per i cattolici che ritennero avrebbe portato sfortuna a quella nave. Fu così che quando il Mars affondò nella profondità del mare portando con sé oltre 700 membri dell’equipaggio e diverse centinaia di danesi e tedeschi che avevano già abbordato la nave in fiamme, si sparse la leggenda della sua maledizione e di uno spirito degli abissi che la proteggeva da essere ritrovata.

marte vascello da guerraAlla ricerca della nave perduta
Per anni, cacciatori di tesori e archeologi hanno cercato il vascello maledetto senza successo. Poi, il 19 agosto 2011, un gruppo di sommozzatori, dopo una ricerca ventennale, ha localizzato in quelle fredde acque del nord la nave, a circa 18,5 chilometri a nord di Öland. Dopo oltre quattro secoli sott’acqua, a parte la prua della nave, che venne distrutta dall’esplosione, lo scafo si presenta incredibilmente ben conservato, come si nota dalle fotografie di National Geographic. Il vascello si fermò sul fondo del mare e si presenta inclinato sul suo lato destra a una profondità di 75 metri. I bassi livelli di sedimenti, la bassa temperatura dell’acqua, le correnti deboli e la presenza di un’acqua relativamente dolce che non consente la vita di organismi pericolosi per le strutture in legno, hanno facilitato la sua conservazione. In realtà sono stati proprio quei cannoni “maledetti” a confermarne l’identità.

La recente produzione sul canale Smithsonian (© 2015) ha aggiunto ulteriori prove a seguito del ritrovamento all’interno del relitto della nave di monete d’argento coniate da Eric XIV di Svezia proprio l’anno prima della battaglia nel 1563.

The stern section

Questa scoperta, al di la degli aspetti storici, ha permesso di raccogliere molte informazioni sulla nave e far luce su alcuni aspetti tecnici relativi all’architettura navale di quel secolo. Ma siamo solo all’inizio e … lo spettro … sembra aver trovato finalmente riposo.

Trovate il video anche qui

FONTE: Logo oceanforfuture

 

 

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Stefano Benazzo in mostra al Pireo

Continua la incessante attività di fotografo da parte di Stefano Benazzo il "Fotografo dei Relitti".

Invito Benazzo Pireo

Stefano BenazzoDopo la pubblicazione del suo bellissimo libro documentario "Wrecks-Relitti" ,ha continuato a girare il mondo in cerca di altri relitti.

Fermatosi in Gercia ha fotografato e poi raccolto in un altro volume le foto di tantissimi e stupendi relitti. Per la presentazione del suo lavoro ha organizzato un altro bellisimo evento.

 

La mostra fotografica:

“The Duty of Memory: Wrecks in Greece”

che si svolgerà dal 10 al 30 settembre 2018 alla Galleria Municipale d’Arte del Pireo, 29 Filonos Str. (ex Ufficio Postale), e sarà aperta da lunedì a venerdì, dalle 10.00 alle 14.00 e dalle 18.00 alle 21.00. L’inaugurazione avrà luogo mercoledì 12 settembre 2018 alle 19.30.

La mostra - organizzata dall’Associazione greca delle Barche Tradizionali con il patrocinio del Ministero della Cultura greco, dell’Ambasciata d’Italia in Grecia e del Comune del Pireo - è inclusa fra gli eventi dell’” European Year of Cultural Heritage 2018” ed è parte dell’iniziativa bilaterale “Tempo Forte”, avviata - da parte italiana - dall’Ambasciata d’Italia.

Chi ne ha la possibilità vada a vederla, e soprattutto si procuri il volume edito per l'occasione.

Fonte: Autore

 

 

 

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