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Forse non tutti sanno che Popeye è esistito veramente.

Popeye

Frank ' Rocky ' Fiegel, ispirò il personaggio di Popeye. Era un marinaio polacco, emigrato in Illinois negli Stati Uniti, che era sempre coinvolto in combattimenti e scorribande.

Frank era anche noto per la sua forza fuori dal comune. Batteva avversari molto più grandi di lui al punto che a volte si alzavano da terra quando li colpiva con un unppercut.
Viene anche ricordato per il suo buon cuore e affetto verso i bambini.

Il fumettista Elzie Crisler Segar era vicino a Frank e ha creato il personaggio Popeye nel 1919 per un fumetto comico del New York Journal ispirandosi al suo amico.

Frank aveva un occhio più grande dell'altro, quindi il fumettista battezzò il personaggio “Pop-Eye” che in inglese è il nome di una malattia che colpisce alcuni pesci lasciandoli con un occhio più grande dell’altro.

La lattina di spinaci che dà forza al marinaio esisteva anche nella vita reale ed era lo spuntino di Frank durante la pausa di lavoro al porto.

Olivia Oyl è stata ispirata a una vera donna di nome Dora Paskel, mentre Bruto è stato ispirato a un ragazzo molto forte che arrivò al porto dove si trovava Franz 'Rocky' Fiegel e combatté contro di lui. Frank - Popeye, ovviamente, vinse l’incontro!

FONTE: Filippo Leggieri su Facebook

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Sea Shepard torna a difendere il mediterraneo svelando una nuova imbarcazione, la "Conrad", dedicata al Mare Nostrum

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Con “Operazione SISO”, Sea Shepherd protegge le acque italiane grazie alla stretta collaborazione con le Autorità, Capitaneria di Porto e Guardia di Finanza Reparto Operativo Aeronavale. In plancia oltre al Campaign Leader Andrea Morello ci sarà il già Capo di Stato della Marina militare Ammiraglio Giuseppe de Giorgi che, dopo aver capitanato la M/V Ocean Warrior, torna nella Flotta di Nettuno in difesa del Mare.

Jane Patterson e Sebastiano Cossia Castiglioni – quest’ultimo membro del Board of Advisors Globale e USA e del Consiglio dei Saggi di Sea Shepherd Italia – hanno donato la nuova imbarcazione“Conrad”. Si tratta di un catamarano a motore di 17 metri preparato per documentare e, quando necessario, intervenire e fermare la pesca illegale non documentata e non regolamentata (INN) in concerto con le autorità.

Operazione Siso 2020: in difesa del Mar Mediterraneo

Grazie al continuo sostegno dell’Aeolian Islands Preservation Fund unito quest’anno a un’importante donazione dell’UBI (Unione Buddista Italiana) e alla Fondazione Iris Ceramica Group, Sea Shepherd torna a combattere contro la pesca INN nell’arcipelago eoliano. 

Durante il periodo di quarantena ci siamo riorganizzati al meglio per tornare a difendere e proteggere il nostro Mare, ancora più forti ed efficaci di prima. Possiamo finalmente annunciarvi che ha preso nuovamente il mare Operazione SISO, una missione di Sea Shepherd Italia nata con l’obiettivo di proteggere l’ecosistema delle isole Eolie dalla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. In particolare, quest’anno, l’azione di Sea Shepherd è volta a contrastare l’utilizzo dei FAD (Fishing Aggregating Devices) illegali, un sistema di pesca conosciuto localmente anche come cannizzo.

I cannizzi vengono utilizzati per la cattura delle Lampughe, ma sono responsabili anche della morte e del ferimento delle Tartarughe marine tra cui la Caretta caretta (fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo e ormai al limite dell’estinzione nelle acque territoriali italiane) e della cattura di Pesci Spada e Ricciole giovanissimi ancora di dimensione non consentita. In aggiunta, questo sistema genera il maggiore inquinamento da plastica creato dalla pesca illegale.

Enorme quantità di plastica oggi riversata in mare dai pescatori e non recuperata, che causa un inquinamento permanente nella rete alimentare, aggravato dalla formazione di microplastiche nel tempo.

Pescatori provenienti da flotte limitrofe e industriali che calano FAD di polietilene a centinaia e centinaia (superando quindi i 20 consentiti dall’ordinanza locale e violando le norme di biodegradabilità), contribuiscono allo svuotamento e all’uccisione del nostro Mare, mettendo in ginocchio l’economia della piccola pesca artigianale. 

Secondo studi recenti,* la presenza di FAD illeciti è di dimensioni inimmaginabili:

10’000 FAD illegali nel sud Tirreno con, stimati, 20’000 km di polipropilene e centinaia di migliaia di bottiglie e taniche di plastica

1’596’518 FAD e 5’398’500 bottiglie e taniche di plastica sono stati riversati nel resto del Mediterraneo dal 1961 al 2017.

Salpiamo a bordo di una novità: Conrad

Siamo orgogliosi di potervi presentare la nuova imbarcazione di Sea Shepherd: CONRAD. Varata all’inizio di Agosto è un catamarano di 17 metri, capace di ospitare fino a undici persone di equipaggio (durante lo status di emergenza attuale) e dotato di un gommone fuoribordo a chiglia rigida. A bordo abbiamo la più potente arma: le nostre telecamere, tra cui una termica ad alta tecnologia. Tali telecamere illumineranno gli occhi del mondo per combattere tutti insieme gli innumerevoli crimini che ancora affliggono il nostro Mare e portare gli occhi della giustizia dove ancora essa non arriva. Il mezzo veloce Hunter affiancherà la Conrad per tutta la durata di Operazione Siso.

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Clicca sull'immagine per il video

Sebastiano Cossia Castiglioni, Major Donor, membro del Consiglio dei Saggi di Sea Shepherd Italia e del Board of Advisors di Sea Shepherd Global e USA, commenta:

“L’ampia collaborazione con le Autorità italiane offre un’occasione unica e straordinaria per tutelare i nostri mari, unendo l’entusiasmo dei preziosi volontari di Sea Shepherd alla professionalità e al coraggio delle Forze dell’Ordine. La protezione di tutte le specie minacciate dalle diverse forme di pesca illegale è urgente e indispensabile.”

Andrea Morello, presidente Sea Shepherd Italia e campaign leader di Operazione Siso commenta:

“Guardando ai dati FAO (Nazioni Unite) il numero di pescherecci sul pianeta è di 4 milioni e 600 mila, più del doppio del 1970, e solo l’Asia detiene il 75% della flotta globale. La flotta cinese è rimasta ferma più di un mese per il lockdown, ma i mega-pescherecci assolutamente no, e nemmeno i bracconieri nel nostro Mar Mediterraneo. Entro i prossimi vent’anni ci saranno un milione di pescherecci in più, nonostante la segnalazione delle Nazioni Unite che quasi il 90% degli stock ittici mondiali sono ormai esauriti e che le flotte europee di pescherecci siano in totale declino.

Questo folle controsenso si deve fermare: non possiamo permettere che il profitto porti verso l’estinzione, mentre l’umanità e il pianeta hanno urgente bisogno della riconversione a business sostenibili per le future generazioni e per ogni specie vivente.

Tutti abbiamo potuto vedere gli effetti del fermo dei trasporti e del silenzio nei porti, la natura è tornata a convivere con noi. Ora dobbiamo ripartire, tutti insieme, guarendo il pianeta che ci ospita, cambiando le nostre abitudini distruttive per conservare e difendere la biodiversità; garantendo un futuro alla nostra specie. Perché, come dice il nostro fondatore Capt. Paul Watson: “La terra è un’astronave, i sistemi ecologici ci forniscono il sistema di aereazione, l’ossigeno, regolano la temperatura e ci portano il cibo. Noi siamo passeggeri e stiamo uccidendo l’equipaggio che ci mantiene in vita.

È per me un grande onore poter tornare a difendere il nostro Mar Mediterraneo con una nuova imbarcazione donata da Jane Patterson e da Sebastiano Cossia Castiglioni, un vero imprenditore illuminato e una persona che mi ha insegnato che i sogni si possono realizzare, credendoci e impegnandosi senza compromessi. Da oggi un’altra prua solcherà il Mare sventolando il Jolly Roger, armata di passione e determinazione a disposizione di Delfini, Tartarughe, Squali, Capodogli e di ogni abitante del Mare, in sua difesa e conservazione. Grazie Jane e Sebastiano, grazie cari amici, il nostro cuore vi sarà per sempre grato. Prua al Mare!”

Perché il nome Operazione SISO?

Siso era un giovane Capodoglio, morto nel 2017 dopo essere rimasto impigliato in una rete illegale di tipo “spadara” durante il passaggio tra le Isole Eolie. L’eroico tentativo di liberarlo ha impegnato la Guardia Costiera per molte ore, ma non si è riusciti a salvarlo.

SISO è stato trovato senza vita lungo la costa di Capo Milazzo dal biologo Carmelo Isgrò, che ne ha preservato lo scheletro, conservando la rete che l’ha ucciso e la plastica estratta dal suo stomaco, come monito per le generazioni future. Operazione SISO deve il suo nome al soprannome dell’amico che aveva aiutato il biologo Isgrò nel recupero del Capodoglio e che scomparve in un incidente d’auto nei giorni successivi.

* Fonte: Journal of Environmental Management

FONTE Personale: logo seasheperd

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L'ultimo viaggio ...

Ultimoviaggio

Era l'ultimo viaggio, uno dei tanti che aveva fatto a bordo di grandi transatlantici....
La Compagnia di Navigazione, dopo 35 anni di lungo servizio gli aveva acconsentito a portare il figlio con sé.
Il vecchio marinaio appoggiò il suo braccio sulla spalla del figlio... un medico di successo.
Il padre chiese al figlio... cosa vedi oltre l'oblo'?
... Vedo il mare e questo splendido tramonto.... è bellissimo papà.....
Il padre iniziò a piangere... nel suo viso vi erano i segni della vecchiaia, delle burrasche affrontate, dei lunghi viaggi negli oceani di tutto il mondo...
Il figlio chiese al padre.... papà.... ma perché piangi... sei triste perché andrai in pensione e lascerai le navi ed il mare...?
Con voce quasi impercettibile il marinaio rispose..... sai cosa ho visto dietro questo oblò per tutta la mia vita..?
Il volto di tua madre piangere ogni volta che partivo... I ricordi di tutti i tuoi compleanni in cui non sono stato presente....
I natali, i capodanno, le feste di famiglia, la nascita delle tue sorelle, la morte di tua madre... Tutti momenti in cui io non ero con voi...
Ecco cosa vedo dietro questo oblò....
Dedicato a tutta la gente di mare
Perché solo Noi sappiamo cosa c'è dietro ogni tramonto in mare a bordo delle navi...

Estratto da Facebook  Gennaro Petrone

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La Spiaggia Rosa, parte della mia tesi di Laurea.- Luca Bittau

Vorrei raccontare una storia che è parte della mia vita, prima che questa venisse "sopraffatta" dai delfini.

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Nel 2008, 12 anni fa, mi laureai con una tesi di sedimentologia marina, con uno studio sulle spiagge di Cala di Roto (la famosa Spiaggia Rosa), la Spiaggia del Cavalieri e la Spiaggia di Cala Santa Maria, tutte nell'Arcipelago di La Maddalena.
Allora si sapeva ben poco sull'origine del colore rosa di questa spiaggia, simbolo del nostro Parco Nazionale e con Vincenzo, Il Prof. Pascucci per tutti coloro che non sono studenti di Scienze Naturali di Sassari, e con il mio amico Stefano, suo assistente, facemmo non poca fatica a ricostruire le dinamiche che creano questo meraviglioso angolo di paradiso, che l’hanno resa famosa e che la portarono anche a essere immortalata nel film di Michelangelo Antonioni “Il Deserto Rosso”, con attrice protagonista Monica Vitti.
Studiai anche la Miniacina miniacea (il microrganismo responsabile del colore rosa) e trovammo che la percentuale di scheletri di microrganismi (bianchi e rosa) era altissima, fino al 80-90%, paragonabile a quella delle spiagge coralline tropicali (dove però il carbonato di calcio deriva soprattutto da frammenti di coralli), con alcuni campioni ricchi di sedimento rosa paragonabili ad altri che avemmo la fortuna di analizzare grazie al contributo del Parco Nazionale, e che erano stati rubati negli anni 70’ e restituiti. Gli effetti della chiusura si potevano misurare già allora: a poco più di 10 anni dal provvedimento la spiaggia stava riacquistando il suo carattere distintivo.
Mauro, l’allora custode dell’isola, ci aiutò instancabilmente a capire parte dei fenomeni di erosione e deposizione che creano questo miracolo che attira così tante persone nel nostro arcipelago. Nelle foto, alcuni momenti di quel bellissimo e faticoso periodo, durato 4 anni, fatto di immersioni, campionamenti ma anche di tantissime ore passate in laboratorio a lavare, essiccare, setacciare e pesare campioni, spesso col naso sanguinante per aver respirato sabbia. Risparmio i grafici e le statistiche, quelle le lasciamo all'Università :)
C’è anche la testimonianza di come tanti anni di chiusura abbiano fatto bene a questa spiaggia, riportandola ad una condizione di equilibrio e con una deposizione di sedimento rosa che è chiaramente visibile. Chi conosce bene le spiagge, chi parla senza condizionamenti, sa che esse non sono mai uguali, che “respirano”, che cambiano continuamente e che possono scomparire e ricomparire miracolosamente.
Chi le studia sa anche che non è da un singolo episodio che si capisce il loro stato di salute, che gli studi durano anche anni, e che però le spiagge portano i segni della sofferenza ben visibili, per chi li sa leggere. Tra le innumerevoli spiagge che abbiamo in Sardegna, che abbiamo nell'arcipelago di La Maddalena, bellissime e fragili, io credo ancora che questa spiaggia debba rimanere chiusa, ad accesso limitato, magari con una fruizione controllata e rigorosa, da “osservatori discreti”.
Questo posto, che dir si voglia, ormai rappresenta un simbolo, un laboratorio a cielo aperto, un’occasione unica per far sensibilizzazione, per educare al rispetto della natura, perché è un monito, e purtroppo noi uomini abbiamo bisogno di queste cose per ricordarci del danno che possiamo fare e che abbiamo fatto in passato.

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A chi dice che la Spiaggia Rosa non è più rosa... auguro di poterla visitare da vicino (in maniera rispettosa!) per constatare che il "rosa" è ancora là, perché continua ad arrivare dal mare il sedimento rosa. E consiglio di portare gli occhiali da sole, per apprezzare meglio quello che vedranno, perché il riverbero della parte bianca della sabbia è talmente forte da attenuare l'effetto cromatico

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Il sedimento rosa tende a depositarsi "fresco" sul bagnasciuga, ma le onde lo portano poi a depositarsi sulla spiaggia emersa, dove, per effetto dei raggi ultravioletti si "scolora" (non è un processo veloce, comunque). Ecco che allora ne arriva dell'altro, in un continuo rinnovarsi che incanta chi riesce a coglierne la dinamica.

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E a volte appare anche così! Di un rosa intenso, da non credersi, quasi inverosimile. E chi dice che la foto è ritoccata, non conosce la Spiaggia Rosa, e non crederebbe nemmeno a come quel posto diventa al tramonto, quando tutto, davvero tutto, diventa rosso e rosa.

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Non ricordo nemmeno quante immersioni feci, ma fu sorprendente constatare quanto vecchia fosse la prateria di Posidonia di fronte a quella spiaggia. E' quella la vera sorgente della sabbia e l'habitat di quei microrganismi che le danno il colore rosa.

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Il Side Scan Sonar, lo strumento che usammo per ricostruire le immagini della conformazione del fondale della cala e osservare alcune forme di erosione della prateria di posidonia.

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Non era semplice navigare su un gommone con uno strumento costosissimo al traino e un computer legato alla plancia che potrebbe bruciarsi per un po' di gocce d'acqua salata...

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Una delle innumerevoli misurazioni effettuate in tutte le spiagge studiate (ovviamente con tutti i permessi per la ricerca!!

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La batteria di setacci usata in laboratorio all'Università per separare le varie parti di un campione, tutte con uguale granulometria (diametro dei grani di sabbia). Il problema che saltò fuori era di farlo senza rompere questi granuli, che nel caso della spiaggia rosa erano anche fragili! 

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Una delle immersioni che servivano per campionare la spiaggia sommersa, che costituisce la superfice maggiore di una spiaggia, anche in termini di volumi di sabbia.

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Fu incredibile osservare anche a occhio nudo cone il ridotto impatto dell'uomo creasse microhabitat in buone condizioni, sia nell'ambiente somerso che sulla linea di costa.

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La tecnica che allora mettemmo a punto viene usata ancora oggi (il Prof. la chiama "metodo "Bittau", ma io preferirei evitare) e consente, con pochi soldi, di avere precisi campioni di sabbia dai fondali che si devono studiare.

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La Miniacina miniacea, il foraminifero che cresce su substrati organici e che, una volta distaccato, va a formare la frazione rosa della sabbia della Spiaggia Rosa. Oggi è conosciuta anche dai bambini delle scuole elementari, ma allora completamente sconosciuta ai più, se non per averne già parlato nel libro che uscì qualche anno prima, e che scrissi con Marco Leoni e Fabio Presutti.

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Un campione di sabbia osservato al microscopio, non a forte ingrandimento. Si osservano frammenti di briozoi, echinodermi, molluschi, foraminiferi e, naturalmente, di Miniacina miniacea.

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Alcuni campioni di Miniacina miniacea, osservati al microscopio elettronico. Da questa immagine si capisce perché si chiamino foraminiferi, "portatori di fori, cavità".

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Questi gusci calcarei sono il segreto della Spiaggia Rosa, gusci di tante specie di microrganismi marini che, rompendosi in minuscoli frammenti, costituiranno la parte bianca della sabbia. E non solo: costituiscono gran parte dei fondali che ci deliziano con i loro colori,dallo smeraldo al blu. Tutti questi microrganismi vivono sotto e tra le foglie di Posidonia ocanica. E' lei la ragione dell'esistenza di questa e di tante altre sabbie candide nel Mediterraneo e dei colori che rendono così belli i fondali sabbiosi dei nostri mari.

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Il campione di sabbia rosa "rubato" negli anni 70' e che ho avuto la fortuna di poter studiare, grazie alla concessione del Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena, per comparare quanto fosse cambiata la percentuale di sedimento rosa in 30 anni.

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La cosa incredibile di quel posto è che tutto ricorda il colore rosa: perfino i "ripples", le piccole formazioni sommerse sul fondale, sono rosa! con quei depositi di Miniacina che si accumulano tra le piccole creste..

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Ed ecco come le lamine di sedimento rosa vengono "catturate" dagli strati di sabbia, così come qualsiasi altro sedimento

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Tra le tante cose, ho anche effettuato alcuni voli con un piccolo aeroplano (il mitico Jabiru!) per poter fotografare la spiaggia dall'alto. Ebbene si: allora non esistevano ancora i droni! — con Gianluca Mosino

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Non nascondo che vederla da lassù toglieva ancor di più il fiato.

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Ecco come si presentava, e si presenta anche oggi quel tratto di costa dell'Isola di Budelli: centinaia di barche da un lato (mi pare che in questa foto se ne contino più di 300) con le relative ancore, e subito oltre quel piccolo promontorio... nessuna! il silenzio. Forse quel silenzio faceva e fa meraviglia ancora oggi, per chiunque visiti quel posto meraviglioso.

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Ed ecco com'era la Spiaggia Rosa negli anni 80' (credo), quando migliaia di persone potevano scenderci, e quando molti potevano portare via un po' di sabbia come ricordo. Mi dissero che quel "souvenir" gli venisse anche suggerito. Io non l'ho mai vista così, nè la vorrei mai vedere così. (Non so di chi sia questa foto, mi scuso e spero si faccia vivo l'autore).

Questo articolo è stato estratto da un post di Mauro Morandi custode di Budelli, che a sua volta ha condiviso quello dell'autore Luca Bittau.

A loro va il mio particolare ringraziamento.

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Una bella storia da Accademia Kronos

Majorca

"Enzo Maiorca, immerso nel caldo mare di Siracusa, parlava a poca distanza con la figlia Rossana, che era sulla barca, pronta anch’essa ad immergersi.
All’improvviso si sentì colpire leggermente alle spalle, si girò e vide un delfino.
Capì subito che l’animale non voleva giocare, ma esprimere qualcos’altro.
Il delfino infatti si allontanò e Maiorca lo seguì a nuoto.
Poi l’animale s'immerse e lo stesso fece Enzo.
A circa 12 metri di profondità, impigliato in una rete di una spadara abbandonata, c’era un altro delfino.
Maiorca emerse rapidamente e chiamò a gran voce la figlia, affinché lo raggiungesse con i due coltelli da sub che si trovavano nella barca.

In pochissimi minuti i due esperti sub riuscirono a liberare il delfino impigliato nella rete, il quale, allo stremo delle sue forze, riuscì ad emergere e, emettendo un grido quasi umano (proprio così lo descrisse Maiorca), riuscì finalmente a respirare. Un delfino può resistere sott’acqua non oltre 10 minuti, dopodiché affoga.

Il delfino liberato restò un po’ stordito in acqua, controllato da Enzo, Rossana e l’altro delfino.
Poi si riprese e...sorpresa!
Si scoprì che era una delfina, perché da lì a poco partorì un piccolo!
Mamma e cucciolo si allontanarono, mentre il delfino maschio fece un giro intorno ai due umani e si fermò un attimo davanti ad Enzo Maiorca, gli diede un colpetto, come fosse un bacio, sulla sua guancia a mò di ringraziamento e poi si allontanò.

Questa meravigliosa storia commosse tutti i presenti, che si alzarono in piedi per un lungo e caloroso applauso.
Enzo Maiorca terminò il suo intervento, dicendo:
“Fin quando l’uomo non avrà imparato a rispettare e a dialogare con il mondo animale, non potrà mai conoscere il suo vero ruolo su questa Terra.”

Grazie a G. Bariletti

FONTE:  Fulvio Red Cesario-Facebook

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