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Isole Eolie, è boom di delfini e balene

Le acque di Stromboli e Panarea sono uno spettacolo nello spettacolo

Video delfini eolie

Il viaggio verso le Eolie in questo periodo estivo può regalare spettacoli come questo: delfini e balene che nuotano e accompagnano le imbarcazioni dei turisti che giungono sulle isole bellissime come Stromboli o Panarea, dove è boom non solo di turisti, ma anche di splendidi cetacei.

Delfini, capodogli, ma anche le tartarughe Caretta Caretta sono tornate a popolare queste acque. Se ne contano circa 2000 esemplari. Persino il tonno è tornato a nuotare nel mare eoliano.

Merito delle acque profonde, pulite e della varietà di biodiversità che attira molte specie. E per i turisti è uno spettacolo unico a cui assistere.

FONTE: Logo Siviaggia

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Giallo nei fondali atlantici, relitto del Titanic urtato da un sottomarino

Titanic

È la prima collisione con il transatlantico da quando la nave è stata riscoperta nel 1985. L'incidente è avvenuto a luglio durante una spedizione organizzata dalla Eyos Expeditions a causa di "correnti intense e altamente imprevedibili"

di FRANCESCO CONSIGLIO

Un incidente a 3.800 metri di profondità tenuto segreto per mesi. Al centro ancora una volta il Titanic, a oltre un secolo dal suo inabissamento. Sembra la trama di un film ma invece si tratta di una notizia rivelata dal giornale londinese Telegraph: il relitto del transatlantico britannico affondato nel 1912 al largo dell'isola di Terranova a seguito della collisione con un iceberg, è stato urtato da un sottomarino da 35 milioni di dollari, noleggiato dalla Eyos Expeditions, un tour operator per viaggi avventurosi con sede nell'Isola di Man.

La collisione è avvenuta lo scorso Luglio durante una spedizione di grande importanza cui partecipavano studiosi della Newcastle University. Per la prima volta dopo 14 anni, si tornava a esplorare il relitto del transatlantico più famoso della storia. E si scopriva che con il tempo la nave si sta deteriorando a causa dell'erosione marina: le immagini rivelavano che la vasca da bagno del capitano, simbolo del naufragio, non esisteva più e il ponte e le cabine degli ufficiali risultavano gravemente danneggiati. La missione era stata resa possibile dall'utilizzo di un sottomarino "Triton DSV Limiting Factor", in grado di superare i 7mila metri di profondità. 

Titanic Video

Ad aggiungere fascino a questa intricata storia degli abissi, il fatto che l'incidente sia avvenuto a causa di "correnti intense e altamente imprevedibili", ha raccontato al Telegraph il capo della spedizione Rob McCallum, ammettendo che si era arrivati a un "contatto" con il Titanic sulla fiancata di dritta. "I danni al relitto sono di lieve entità", ha spiegato: "Tornati in superficie abbiamo osservato una macchia di ruggine rossa sul lato del sottomarino". Il capo spedizione ha aggiunto che, nonostante le condizioni difficili, "abbiamo dovuto avvicinarci al relitto per depositare due campioni scientifici". 

La vicenda della collisione è trapelata solo ora grazie alla testata inglese che ha avuto accesso ai documenti relativi a un procedimento penale in corso negli Stati Uniti. In ballo c'è il futuro del Titanic e il recupero di alcuni importanti manufatti che rischiano di scomparire per sempre nelle profondità atlantiche. L'americana Rms Titanic Inc, dal 1994 l'unica entità legalmente autorizzata a rimuovere oggetti dal sito, sta cercando di ottenere il permesso da un giudice di un tribunale della Virginia per raggiungere e riportare in superficie il telegrafo Marconi definito la "voce del Titanic". Il congegno da cui partirono gli ultimi tragici Sos del transatlantico ferito dall'iceberg. Non si tratta di un'immersione esplorativa come le altre: per portare a termine la missione, un sofisticato sottomarino dovrebbe raggiungere il relitto e "scoperchiare" il tetto del ponte. 

L'agenzia meteorologica statunitense, la National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), responsabile della protezione dei relitti che giacciono in profondità, si è opposta a questo intervento. La Rms Titanic Inc, nel corso di questa vicenda legale, ha anche accusato l'agenzia americana e la Eyos Expeditions di avere nascosto per mesi la notizia dell'incidente, il primo di cui si ha traccia da quando nel 1985 fu scoperto il relitto del Titanic.

Il Titanic era salpato dal porto inglese di Southampton il 10 aprile 1912. I 1.317 passeggeri (più gli 885 membri dell'equipaggio) sarebbero dovuti arrivare sette giorni dopo a New York. Il naufragio, avvenuto a circa 596 chilometri a sud di Terranova, in Canada, costò la vita a oltre 1.500 persone.

FONTE: Logo repubblica

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Scoperta la nave di Ulisse nelle profondità del Mar Nero: ha 2400 anni

Incredibile scoperta nel Mar Nero: adagiata sui suoi fondali la nave più antica al mondo.

Nave Ulisse1

Ha 2400 anni e le sue sembianze ricordano, secondo gli storici, l’antica nave di Ulisse, così com’è raffigurata in molti vasi antichi. Si tratta dell’imbarcazione più antica al mondo, rinvenuta ancora intatta in fondo al Mar Nero. La nave è lunga 23 metri, originaria della Grecia classica (V – IV secolo a.C.) e si ipotizza che venisse impiegata per i commerci. Autori dell’incredibile scoperta un team di archeologici guidati dal professor Joe Adams che aveva dato vita ad un programma di ricerca sottomarino chiamato Black Sea Maritime Archaeology Project.

Ancora intatta grazie ad un habitat unico

La nave affondata si trova a circa 2000 metri sotto il mare ed è ancora dotata di timone, albero e postazioni per i rematori. Il suo incredibile stato di conservazione è dovuto alle particolari condizioni del Mar Nero, bacino chiuso e preistorico, unito alla mancanza di ossigeno a quelle profondità.

Un’imbarcazione sopravvissuta ancora intatta dai tempi dell’epoca classica, a 2 chilometri di profondità, è qualcosa che non avrei mai creduto possibile vedere” ha sottolineato il professor Adams durante un’intervista concessa al quotidiano britannico The Guardian. “È senza dubbio un ritrovamento che cambierà le nostre conoscenze sulle attività di marineria e cantieristica del mondo antico”, ha aggiunto con emozione lo studioso.

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Il suo nome è dovuto ad un antico vaso

Per confermare l’età dell’imbarcazione è stato effettuato un test al carbonio 14 su alcune piccole parti del reperto riportate in superficie. L’analisi è stata eseguita dai ricercatori dell’Università di Southampton che hanno confermato l’età stimata dagli archeologi: circa 2400 anni.

Un’ulteriore testimonianza circa età dell’imbarcazione è da osservare anche nella suggestiva raffigurazione riportata su un vaso nella stessa epoca, appartenente alla collezione del British Museum di Londra. Si tratta del Siren Vase, in cui è illustrato l’incontro di Ulisse con le sirene, un passo molto celebre dell’Odissea di Omero. Nell’antico vaso è raffigurata una nave dalle fattezze molto simili a quelle del relitto ritrovato dal professor Adams e la sua troupe, che hanno deciso di soprannominarla “la nave di Ulisse”.

Vaso Ulisse

Ancora in fondo al mare

Il professor Adams ha dichiarato che per ora la nave di Ulisse non verrà riportata in superficie. Con le tecnologie odierne, infatti, si rischierebbe di danneggiarla o peggio, di distruggerla. Motivo per il quale rimarrà ancora nei fondali per diversi anni. Nel frattempo, però, sarà possibile ammirarla a breve in un documentario girato durante il progetto archeologico che verrà proiettato al British Museum. Il Black Sea Maritime Archaeology Project ha reso possibile il rinvenimento di altri relitti preziosi, come antiche navi romane con anfore e imbarcazioni cosacche del ‘600.

Il Team di BreakNotizie

FONTE: BN png 06

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La flotta Russa dimenticata

La flotta russa dimenticata vista dal Drone

Sono tre,le caravelle russe lasciate da anni al loro destino per troppi debiti o questioni giudiziarie...
Battono bandiera maltese ma sono registrate al porto di San Pietroburgo con nomi russi impronunciabili e negli uffici della capitaneria di porto, per comodità, le hanno ribattezzate amichevolmente le tre caravelle. Ufficialmente si chiamano V-Nicolaev, Vomvgaz, Orenburg Gazprom: tre navi fluviali di fine anni Ottanta, lunghe circa 110 metri, di proprietà di una società riconducibile al colosso russo Gazprom, ferme nelle acque dal 2006 in un noto porto italiano, ridotte a relitti (una ha già una falla nello scafo). La loro non è l’unica storia di navi abbandonate nei porti italiani spesso per via di debiti dell’armatore o questioni giudiziarie. Poi il tempo passa e non solo non c’è più resa economica sufficiente per rimetterle in mare ma addirittura non sono buone nemmeno come ferro da rottamare.

Le tre caravelle arrivarono ormai undici anni fa da Sebenico con un carico di pietrame calcareo diretto al terminal del porto italiano.. Vennero fermate per una questione di sicurezza: mancava un’abilitazione. Non si sono più mosse perché nel tempo si sono accumulati debiti e sequestri conservativi fino al punto da non essere più appetibili per l’armatore. Per un periodo sono state ormeggiate in darsena di città e dal 2009 sono a ridosso della scarpata della cassa di colmata... Sono in stallo,in un limbo.
Il codice della navigazione consente l’intervento dell’autorità per ragioni di sicurezza se c’è intralcio alla navigazione o rischi ambientali: il punto di ormeggio è fuori da ogni transito e prima di essere sistemate lì erano state bonificate. Ormai non sono più appetibili nemmeno da rottamare: i costi delle operazioni sarebbero più alti di quanto ricavabile vendendo il ferro per la fusione...

Info dal web...
Le immagini dal drone sono del nostro Amico Massimiliano M. e le potete trovare anche sulla pagina amica :
https://www.facebook.com/Urbexintruders/

FONTE: https://www.facebook.com/misteridellaterra.it/

 

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