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Strage in mare: più di 100 delfini massacrati in una settimana, ne moriranno 6mila

dalfini

di  Redazione  -  16 Febbraio 2019

In due sole settimane sono stati trovati morti oltre un centinaio di delfini lungo le coste atlantiche francesi. sulle spiagge tra Les Landes e La Vandée. Non si tratta di spiaggiamenti causati dai sonar militari, come può accadere agli zifidi, né di misteriosi eventi di massa simili a quelli che coinvolgono i globicefali. Si tratta di un massacro perpetrato dai pescatori, che ogni anno, tra il mese di gennaio e quello di marzo, con le reti a strascico catturano e uccidono nelle acque francesi oltre 6mila cetacei.

Le carcasse dei delfini sono state analizzate dai biologi marini dell’Osservatorio PELAGIS di La Rochelle. Sono loro che monitorano costantemente gli spiaggiamenti e tengono traccia dei tassi di mortalità. In base ai numeri registrati nel 2019, secondo gli esperti si prospetta un vero e proprio “anno nero” per i delfini. In particolar modo per quelli che vivono nel Golfo di Biscaglia. Solo venerdì 8 febbraio sono stati trovati morti dodici esemplari tra le spiagge di Lacanau e Carcans, e i numeri continuano a salire giorno dopo giorno. Oltre il 90 percento delle carcasse rinvenute presenta i segni e gli sfregi delle reti da pesca, che gli animali si procurano dimenandosi per non morire annegati (invano). In alcuni casi le pinne risultano tagliate di netto con un coltello. I mammiferi marini, infatti, muoiono prima di essere issati a bordo col pesce, e quando vengono trovati i pescatori rimuovono le pinne per liberare le reti, prima di rigettare le carcasse in mare.

FONTE: logo retenews24

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Plastica, scoperta isola di rifiuti anche in Italia nel Mar Tirreno

Testata Teleambiente

14 febbraio 2019 Ambiente Riciclo e Rifiuti By Mariaelena Leggieri

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Plastica. A nord ovest dell’isola d’Elba, tra il corno della Corsica e la Capraia, è apparsa un’ isola di rifiuti di plastica composta da frammenti più piccoli di 2 millimetri. Una vera minaccia per  l’ecosistema dell’Arcipelago Toscano e non solo.

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80mila tonnellate di frammenti in un’area grande tre volte la Francia: questa è la dimensione della Great Pacific Garbage Patch, l’atollo di rifiuti, 99,9% plastica, tra l’isola dei Caraibi e le Hawaii.  Ma anche in Italia un recente studio del CNR ha individuato un’altra isola di plastica, una zuppa composta da frammenti più piccoli di 2 millimetri e densa come nessun altro vortice di rifiuti nel Mediterraneo occidentale.   Si trova a nord ovest dell’isola d’Elba, tra il corno della Corsica e la Capraia.

Isola di plastica nel Pacifico, grande tre volte la Francia

I volontari di Legambiente Arcipelago toscano hanno rimosso solo pochi giorni fa chili rifiuti, per la maggior parte di plastica, dalla spiaggia di Schiopparello – Le Prade, che solo poche settimane prima era stata ripulita da altre squadre di volontari.  Umberto Mazzantini, esponente storico di Legambiente Arcipelago toscano, assieme al presidente del Parco Giampiero Sammuri ha rivolto un appello pubblico ai sindaci dell’isola: “Facciamo partire da qui la battaglia alla plastica in mare, l’Elba per una volta anticipi i tempi e si adegui subito, come già stanno facendo le Tremiti, alle direttive dell’Unione europea per diminuire l’uso di questi materiali che stanno invadendo gli oceani e i mari”, spiega l’ambientalista secondo cui il cambio di passo serve anche sulla gestione dei rifiuti e sulla depurazione. I rifiuti plastici rappresentano tra l’80 e il 90% dell’immondizia marina su scala globale. Nei mari di tutto il mondo ci sono già 150 milioni di tonnellate di plastica e ogni anno se ne aggiungono altri otto.

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I rifiuti plastici rappresentano tra l’80 e il 90% dell’immondizia marina su scala globale. Nei mari di tutto il mondo ci sono già 150 milioni di tonnellate di plastica e ogni anno se ne aggiungono altri otto.

L’Europa si è mossa e ha dettato nuove norme per limitare l’uso di 10 prodotti, a partire da bottiglie, bastoncini cotonati, posate, piatti e cannucce, quei materiale che, puntualmente, si riversano nei nostri mari e sulle nostre spiagge.

Plastica, accordo Ue. Restrizioni su monouso dal 2021

Cotton fioc di plastica, dal 1 gennaio 2019 vietati quelli non compostabili

Gli ambientalisti all’Elba hanno messo a fuoco la minaccia da tempo ma non sono state adottate ancora misure concrete per ridurre l’uso di plastica sull’isola.  Le isole Tremiti, dove l’amministrazione locale ha vietato l’uso di stoviglie, bicchieri e contenitori monouso, consentendo la vendita esclusivamente di prodotti biodegradabili. Un esempio che andrebbe seguito per cominciare a frenare l’invasione della plastica.

Isole Tremiti, stop alla plastica. Parte l’ordinanza per difendere il mare e il territorio

Iniziano a farsi strada progetto per intervenire nei mari attraverso sistemi di raccolta rifiuti.  The Ocean Cleanup, organizzazione fondata dal ventiquattrenne olandese Boyan Slat, ha inventato un dispositivo lungo 600 metri collocato in prossimità del Great Pacific Garbage Patch (GPGP), anche se ultimamente ci sono stati problemi nel funzionamento.

Ocean Cleanup, il dispositivo per ripulire gli oceani dalla plastica si rompe

E’ di due ingegneri italiani residenti all’estero il progetto Seads, Sea Defence Solution per ripulire i 10 fiumi più inquinanti al mond  installando nei corsi d’acqua delle barriere per fermare la plastica.

Barriere anti-plastica per ripulire i fiumi. L’idea è di una start-up italiana

sei arrivato link

 

FONTE: Logo Teleambiente

 

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"Ravenna sommersa dal mare entro il 2100": l'allarme dell'Enea“

E' quanto emerge dalle proiezioni dell'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) diffuse nel corso di un convegno dedicato al Mediterraneo e all'economia del mare“
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"Il fenomeno dell'innalzamento del mare, che al 2100 metterebbe a rischio oltre 5.600 kmq del nostro Paese, riguarda praticamente tutte le regioni italiane bagnate dal mare, per un totale di 40 aree costiere, tra le quali anche Ravenna". E' quanto emerge dalle proiezioni dell'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) diffuse nel corso di un convegno dedicato al Mediterraneo e all'economia del mare insieme con Confcommercio per la firma di un protocollo d'intesa sullo sviluppo sostenibile.

In particolare - i dati disponibili si riferiscono 15 aree su un totale di 40 identificate - la questione riguarderebbe una vasta area nord adriatica tra Trieste, Venezia e Ravenna; ma anche l'area di Cagliari, Oristano, Fertilia, Orosei, Colostrai (Muravera) e di Nodigheddu, Pilo, Platamona e Valledoria (Sassari), di Porto Pollo e di Lido del Sole (Olbia) in Sardegna; la foce del Pescara, del Sangro e del Tronto in Abruzzo; l'area di Lesina (Foggia) e di Taranto in Puglia; La Spezia in Liguria, tratti della Versilia, Cecina, Follonica, Piombino, Marina di Campo sull'Isola d'Elba e le aree di Grosseto e di Albinia in Toscana; la piana Pontina, di Fondi e la foce del Tevere nel Lazio; la piana del Volturno e del Sele in Campania; Metaponto in Basilicata; Granelli (Siracusa), Noto (Siracusa), Pantano Logarini (Ragusa) e le aree di Trapani e Marsala in Sicilia; Gioia Tauro (Reggio Calabria) e Santa Eufemia (Catanzaro) in Calabria.

"Il livello del mar Mediterraneo si sta innalzando velocemente a causa del riscaldamento globale. Entro il 2100 migliaia di chilometri quadrati", oltre 5.600 km quadrati e più di 385 km di costa, "di aree costiere italiane rischiano di essere sommerse dal mare, in assenza di interventi di mitigazione e adattamento". Secondo l'Enea "entro la fine del secolo l'innalzamento del mare lungo le coste italiane è stimato tra 0,94 e 1,035 metri", prendendo in considerazione un modello cautelativo, e "tra 1,31 metri e 1,45 metri", seguendo una base meno prudenziale. A questi valori - spiega l'Enea - "bisogna aggiungere il cosiddetto 'storm surge', ossia la coesistenza di bassa pressione, onde e vento, variabile da zona a zona, che in particolari condizioni determina un aumento del livello del mare rispetto al litorale di circa 1 metro". Sommando la superficie delle 15 zone costiere già mappate - in tutto si arriverà a 40 più a rischio - "si arriva a un'estensione totale a rischio inondazione di 5.686,4 kmq", una superficie "pari a una regione come la Liguria".“


FONTE: Logo Ravennatoday

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Il più grande sistema di pulizia degli oceani ha finalmente preso il largo: dimezzerà l’inquinamento marino in soli 5 anni

Il più grande sistema di pulizia degli oceani ha finalmente preso il largo: dimezzerà l’inquinamento marino in soli 5 anni.

L’enorme isola di plastica che si è accumulata nell’Oceano Pacifico, frutto dei rifiuti plastici di oltre 60 anni, sembra avere le ore contate. Il progetto dell’organizzazione no-profit olandese Ocean Cleanup sta finalmente prendendo il largo per segnare un momento storico nella lotta all’inquinamento ambientale. Le proiezioni dei dati di raccolta dei rifiuti sono stupefacenti e lasciano ben sperare gli addetti ai lavori e il mondo intero…

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Il Pacific Trash Vortex, conosciuta anche come Grande Chiazza di Immondizia nel Pacifico (Great Pacific Garbage Patch), è un’enorme accumulo di spazzatura (in particolare plastica) che si trova nell’Oceano Pacifico. Questo fenomeno è talmente grande da essere considerato uno stato grande due volte il Texas contenente 1,8 trilioni di pezzi di detriti. Per anni si è pensato che non potessero esserci soluzioni a questo problema, perlomeno fino ad oggi.

Avevamo già parlato del progetto Ocean Cleanup di un’organizzazione no-profit olandese, che ha studiato e messo in azione il primo sistema di pulizia guidato degli oceani al mondo. È stato da poco messo in funzione nella baia di San Francisco, con tanto di diretta streaming mondiale, il System 001, il primo sistema di pulizia degli oceani al mondo.

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Si tratta di una struttura tubolare lunga 600 metri a forma di U, costituito da una barriera galleggiante e una fascia di tessuto che trattiene i rifiuti alta 3 metri, posizionata al di sotto dei galleggianti. È stata progettata in modo da essere trasportata dal vento e dalle onde del mare per tutto il suo tragitto autonomo, alla ricerca dei componenti inquinanti presenti nell’oceano.

Come si può leggere sul sito dell’organizzazione, questa struttura si comporta come un gigantesco Pac Man: muovendosi più velocemente della plastica spinge i rifiuti al centro della barriera galleggiante. L’enorme struttura sta raggiungendo il punto in cui inizierà una sperimentazione finale della durata di due settimane a 240 miglia al largo della costa.

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immagine: The Ocean Cleanup

Finito questo periodo e raccolti i dati necessari, sarà pronta per viaggiare verso il Garbage Patch, dove inizierà il lavoro per cui è stato progettato. Il System 001 è al momento trainato da un rimorchiatore di un’azienda partner del progetto Ocean Cleanup, e inizierà a raccogliere i primi detriti dell’enorme isola di plastica entro 6 mesi. I rifiuti raccolti verranno riciclati dalla stessa organizzazione e saranno venduti in prodotti che finanzieranno il progetto e le future piattaforme.

Durante il viaggio il System 001 sarà tenuto d’occhio per diverse settimane dal Maersk Launcher, la nave rimorchio, che svolgerà la duplice funzione di  raccolta dei dati utili progetti futuri, oltre che fungere da piattaforma di osservazione.

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L’obiettivo dichiarato di Ocean Cleanup è quello di ridurre drasticamente l’inquinamento marino causato dalla plastica nei prossimi anni. Il raggiungimento è legato all’aumento della flotta, dove è prevista un’espansione di circa 60 sistemi per dimezzare le dimensioni del Garbage Patch in circa 5 anni. Entro il 2040 l’obiettivo è quello di ridurre del 90% la plastica presente in tutti i nostri oceani.

Attendiamo con ansia che il System 001 raggiunga il luogo previsto per la raccolta dei rifiuti, questo momento segnerà una svolta epocale nella lotta all’inquinamento marino!

Fonte: www.curioctopus.guru

FONTE: logosaperlink

 

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Con lo scalo della Viking Jupiter è partita la stagione crocieristica 2019 di Ravenna Cruise Port

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Con lo scalo inaugurale di oggi 8 febbraio della neonata Viking Jupiter prende avvio anche la stagione crocieristica 2019 di Ravenna Cruise Port. La Viking Jupiter è una nave da crociera di medie dimensioni, ha una stazza lorda di circa 47.800 tonnellate e nelle sue 465 cabine può ospitare fino a 930 passeggeri.

Gioiello della Viking Cruises, la Jupiter è stata costruita da Fincantieri di Ancona secondo le più recenti normative in tema di sicurezza della navigazione e di salvaguardia ambientale, è fornita dei più moderni e sofisticati sistemi di bordo ed è strutturata per garantire la massima efficienza con bassi consumi, assicurando così la riduzione al minimo dell’inquinamento prodotto dai gas di scarico. La nave dispone, inoltre,di eleganti interni di ispirazione scandinava, progettati dal team della Smc Design di Londra e dallo studio Rottet di Los Angeles, nonché di un’area wellness con sauna e grotta di neve.

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La Viking Jupiter è arrivata stamattina alle 6:30 a Porto Corsini, salutata dai delicati colori dorati dell’alba ravennate. Per l’occasione il Comandante della nave ha invitato a bordo i rappresentanti delle Autorità locali, della comunità portuale e di Ravenna Cruise Port perla tradizionale cerimonia di scambio crest. Circa 500 gli ospiti che parteciperanno alla crociera inaugurale, provenienti da 38 diversi Paesi di ogni parte del mondo, con una prevalenza di Americani, Norvegesi e Inglesi, ma anche con una cospicua rappresentanza di Cinesi. Le operazioni di imbarco si sono svolteal terminal di Porto Corsini, elegantemente allestito per l’occasione secondo l’inconfondibile e sobrio stile Viking, mentre la partenza della nave alla volta di Split, in Croazia, è prevista alla mezzanotte odierna.

L’organizzazione di questo importante scalo inaugurale mette in luce l'impegno di Ravenna Cruise Port "per lo sviluppo del traffico crocieristico nel porto della Regione Emilia-Romagna, nonostante le gravi difficoltà operative determinate dalla limitatezza dei fondali e del diametro del cerchio di evoluzione". Ravenna Cruise Port "è entrata a far parte da poco più di due anni del grande network di Global Ports Holding (GPH), il più importante operatore indipendente di terminal crocieristici al mondo, che vantauna presenza consolidata nel Mediterraneo, in Atlantico e nelle regioni dell’Asia-Pacifico, ivi comprese alcune importanti realtà di porti commerciali in Turchia e Montenegro. Con la recente aggiunta dei terminal crociere di La Habana (Cuba), Zadar (Croazia) e Antigua (Antigua and Barbuda), GPH gestisce un portafoglio di 18 porti in 10 Paesi, nei quali si svolgono ogni anno più di 3.500 accosti di navi di tutte le Compagnie".

FONTE: logo ravennanotizie

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