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Serata "Il mare nel cuore"-Incontro con Dario Bilotti

Volantino libro Bilotti

La Società di Mutuo Soccorso  di Borgaretto (TO) organizza per Venerdì 8 Novembre 2019 alle ore 20,45, la serata

"Il mare nel cuore"

Incontro con Dario Bilotti, Direttore del Museo Civico Navale di Carmagnola nella sua opera di esordio dove presenta il libro

"Macaja"

Michela Caccavo dialoga con l'autore.

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Alla Stazione Marittima la settimana del mare: si parte lunedì

Stazioneesterno

Il mare è vita. Il mare è cultura. Il mare è bellezza. Il mare è festa.  Salerno è il mare e la casa del mare a Salerno è la Stazione Marittima, pronta ad accogliere una serie di eventi tra i tanti organizzati nell’ambito del XX raduno nazionale dell’ANMI, Associazione Nazionale Marinai d’Italia, che si terrà a Salerno dal 23 al 29 settembre. Nell’elegante conchiglia disegnata dall’archistar Zaha Hadid gestita dalla società Salerno Stazione Marittima SpA (presidente Antonio Brigantino, amministratore delegato Orazio De Nigris), saranno ospitati convegni, conferenze, mostre, presentazioni di volumi. Un palcoscenico prestigioso con una serie di interventi di rilievo nazionale. Sarà una settimana da vivere intensamente.

Ecco il calendario degli appuntamenti

Martedì 24 alle ore 18.30: convegno Stella Maris sul “Welfare marittimo”: relatori Antonia Autuori, presidente dell’associazione Stella Maris, da anni impegnata nella promozione dell’Apostolato del mare all’interno del porto di Salerno e sul territorio diocesano, monsignor Claudio Raimondo, priore della parrocchia di Santa Trofimena della Santissima Annunziata a Salerno, e il professore Domenico Della Porta, direttore del reparto Prevenzione dell’Asl Salerno.

Mercoledì 25 settembre alle ore 10.30: conferenza sulle “Nuove tecnologie navali” con il patrocinio dell’Ordine Nazionale degli ingegneri, dell’Ordine Nazionale degli avvocati e dell’Imat, Italian Maritime Academy Technologies, società specializzata nella formazione per marittimi. Moderata dall’ingegnere Attilio Tolomeo, prenderanno parte alla conferenza il Comandante di Fregata Marco Sciarretta dell’Ufficio Storico Marina Militare, l’ingegnere Alberto Maroso, presidente di Atena (Associazione italiana tecnica navale), Antonio Errigo, vice-presidente di Alis, associazione che riunisce imprese leader nel settore del trasporto intermodale e della logistica, il dottor Fabrizio Monticelli, amministratore delegato di Imat, il dottor Luca Sisto, direttore generale di Confitarma, confederazione italiana armatori.

Mercoledì 25 (ore 17): taglio del nastro per la mostra “Marina Militare”. Nell’hangar della Stazione Marittima, oltre all’installazione di un info desk, ci sarà un’esposizione di modellini storici navali, un simulatore della plancia della nave Bergamini e un simulatore di barca a vela.

Giovedì 26 (ore 16.30): conferenza su “Geopolitica e potere marittimo”, moderata dal dottor Maurizio De Cesare, direttore di Porto&Interporto. Dopo i saluti del Propeller Club, del Rotary, del Club Atlantico Napoli, prenderanno la parola il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, il presidente dell’Autorità di Sistema Mediterraneo Centrale, il professore Pietro Spirito, il direttore di Rivista Marittima, il Comandante di Vascello Daniele Sapienza, il direttore generale di Confitarma, Luca Sisto e il professore Alessandro Mazzetti, storico geopolitico.

Venerdì 27 (ore 18.30): presentazione del libro “Il porto di Salerno”, una storia lunga dieci secoli. Alla serata, moderata dal giornalista Giovanni Grande, parteciperanno l’autore, l’avvocato Alfonso Mignone, l’editore Vincenzo D’Amico e il professore Pietro Spirito, presidente dell’Autorità di Sistema Mediterraneo Centrale.

Sabato 28 (ore 15.30): presentazione del volume “Nave Vespucci”, un vero e proprio diario di bordo edito da Mursia, scritto dalla giornalista di Rtl Eleonora Lorusso che sarà presente alla serata in compagnia dell’ammiraglio Paolo Pagnottella, presidente nazionale ANMI, Associazione Nazionale Marinai d’Italia.

FONTE: logo Anteprima24

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Dopo le Età della Pietra, del Bronzo e del Ferro: l'Età della Plastica

L'inquinamento da plastica è ufficialmente entrato nella stratificazione fossile: i frammenti di questo materiale nei sedimenti oceanici sono raddoppiati ogni 15 anni, dal secondo dopoguerra ad oggi.

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Inquinamento da plastica su una spiaggia del Pacifico. Mari e oceani: dove si accumula lo strato di plastica 

Il 12 settembre è la Giornata mondiale senza sacchetti di plastica, un'occasione per riflettere sulla non necessità delle buste di plastica monouso nei supermercati, sostituibili con borse riutilizzabili. Questa ricorrenza è stata istituita nel 2009 dalla Marine Conservation Society, un'organizzazione no-profit che vigila sulla salute degli ecosistemi marini: sono proprio gli oceani a ricordarci che, nella lotta contro l'inquinamento da plastica, siamo indietro anni luce.

 AMARA CONFERMA. Un nuovo studio su un campione di sedimenti oceanici appena pubblicato su Science Advances rivela infatti che dagli anni '40 del Novecento ad oggi, la concentrazione di residui di plastica nel pavimento oceanico è raddoppiata ogni 15 anni: la crescita delle quantità di fibre e frammenti rispecchia fedelmente la diffusione dei materiali plastici degli ultimi 70 anni.

Secondo gli scienziati della Scripps Institution of Oceanography dell'Università della California di San Diego, che hanno guidato la ricerca, dopo le Età del Bronzo e del Ferro siamo entrati nell'Età della Plastica. La presenza di plastica nei sedimenti marini potrebbe essere usata dai geologi del futuro per datare l'inizio dell'Antropocene, secondo alcuni una nuova era geologica, caratterizzata da profonde trasformazioni ecosistemiche prodotte dall'uomo.

InquinamentoTUTTA "OPERA" NOSTRA. Lo studio, l'analisi più dettagliata mai compiuta sulla presenza di plastica nei sedimenti marini presenti e passati, ha esaminato le annuali stratificazioni in un campione prelevato oltre un chilometro e mezzo al largo della costa di Santa Barbara, in California.

Il bacino si trova non lontano da un'area abitata da 4 milioni di persone (Los Angeles) ma è allo stesso tempo povero di ossigeno per l'andamento locale delle correnti: non ci sono animali che possano scavare nei sedimenti e alterarne la composizione.

Il campione è lungo 36 centimetri e comprende i sedimenti stratificati sul fondale oceanico dal 1834 al 2009. È stato estratto nel 2010 ma non c'è il rischio che, nel frattempo, il nostro inquinamento da plastica sia diminuito (anzi). L'aumento di particelle di plastica è parso esponenziale, e strettamente legato alla diffusione del materiale e all'aumento di popolazione nella California meridionale. Nel più recente degli strati analizzati, la concentrazione di plastica era di 40 particelle all'anno per ogni "quadrato" di sedimenti oceanici di 10x10 cm per lato. 

Plastica: ecco chi inquina il Mediterraneo

Plastica sacchettiDAI VESTITI. La maggior parte dei residui trovati, due terzi delle particelle, è costituita da fibre di plastica dei materiali sintetici usati nell'abbigliamento: una conferma del fatto che manca, al momento, un sistema di filtraggio adeguato di questi residui, che attraverso le acque reflue finiscono direttamente in mare. Un quinto dei frammenti di plastica nei sedimenti oceanici era composto da particelle di altri materiali plastici degradati; la pellicola di plastica era all'origine di un decimo dei residui.

UNA RELAZIONE TOSSICA. Quella osservata dagli scienziati è una "firma" molto chiara. La prova che la plastica è finita nei sedimenti praticamente da subito, nei primi anni della sua diffusione globale (dal 1945 in poi: ma in misura minore si usava anche prima). «Il nostro amore per la plastica è rimasto nei residui fossili» ha detto Jennifer Brandon, prima autrice dello studio. Non sappiamo che effetto abbia sugli organismi che popolano i fondali, come i molluschi, né sul corpo umano che di quegli stessi organismi si nutre: si pensa che attraverso cibo e acqua, introduciamo nell'organismo 50 mila particelle di plastica all'anno.  

 

 

FONTE: Logo Focus 

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Rev Ocean, la più grande nave per pulire gli oceani dalla plastica è italiana. E sta per salpare

L'imbarcazione di Fincantieri possiede tutte le tecnologie più evolute nel campo dell’esplorazione e dell’attività ambientale

Rev ocean

Di Giulio Cavalli

C’è una nave italiana che si prepara a solcare gli oceani per combattere la plastica che li infesta. La Rev Ocean è nata da Fincantieri ed è senza dubbio il più importante laboratorio tecnologico galleggiante dedicato al salvataggio degli ecosistemi marini dalla plastica e da altre forme di inquinamento.

Lunga 183 metri (è la più grande nave di questo tipo mai concepita e costruita), l’imbarcazione possiede tutte le tecnologie più evolute nel campo dell’esplorazione e dell’attività ambientale. Può rimanere in acqua (in qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi condizione atmosferica) per 114 giorni in completa autonomia. Un sistema inceneritore ad alta tecnologia permette l’eliminazione della plastica senza produrre gas nocivi e recuperando il calore prodotto. I motori hanno un pacco di batterie per navigare in elettrico durante le missioni di ricerca con un sistema di recupero dell’energia e tutta l’illuminazione è a Led per ridurre il consumo di energia.

La prima missione sarà al largo di Accra, capitale del Ghana: “La metà della plastica in Ghana finisce in discarica insieme ad altri rifiuti. L’altra metà finisce per le strade, sulle spiagge e in natura”, ha dichiarato Nina Jensen, Ceo di Rev Ocean. Nella capitale del Ghana vengono prodotte ogni anno 270.000 tonnellate di rifiuti di plastica che non finiscono in nessun ciclo dei rifiuti. L’inefficienza dei servizi igienico sanitari della capitale costa circa l’1,6 per cento del Pil nazionale (per quasi 290 milioni di dollari all’anno) e provando a utilizzare un approccio di economica circolare il progetto prevede anche la creazione di posti di lavoro.

Nel caso in cui la missione in Ghana si concluda con successo, l’obiettivo della Fondazione Rev Ocean sarà quello di esportare il modello di intervento in altre città in cui il problema della plastica soffoca l’economia e lo sviluppo delle comunità. La Fondazione di propone anche di istituire una banca dati aperta per consentire l’analisi dei dati degli oceani.

Guarire l’oceano con i dati” è il titolo del progetto con cui si vuole superare l’annoso problema della mancanza della conoscenza nella ricerca marina. Una prima versione della piattaforma era già stata presentata a San Francisco lo scorso settembre. È un’iniziativa singola (e privata) ma la speranza, cocciuta, è sempre quella che la questione ambientale diventi una priorità dei media, dei governi e delle persone. E questo è sicuramente un passo.

FONTE: Logo TPINEWS

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Riemerge il mitico relitto della Terror, quasi intatto

Terror

Potrebbe svelare i dettagli che portarono alla tragica morte dei 129 marinai salpati nel 1845 dalla Gran Bretagna, per cercare il passaggio a Nord-Ovest

L'Artico canadese lo inghiottì nel 1845. Ora, a distanza di 170 anni, il relitto della Terror, una della navi incaricata di cercare il passaggio a Nord-Ovest, al suo interno, è ancora intatto.

Le immagini inedite

Per sette giorni, gli spazi interni della nave sono stati esplorati in modo sistematico per la prima volta, dal team di archeologia subacquea di Parks Canada, che ha condotto 48 immersioni con il Rov (robot sommergibile telecomandato), riuscendo ad esplorare ben 20 tra cabine e compartimenti del relitto. Secondo quanto riferiscono i ricercatori, dalle esplorazioni sono state ricavate immagini chiare di oltre il 90% del ponte inferiore, dove erano sistemati gli alloggi dell'equipaggio.

Ora, il video inedito del "mitico relitto", che documenta dettagliatamente gli interni, compresi di vasellame e altri oggetti della vita quotidiana, conservati in ottime condizioni, potrebbe aiutare gli studiosi a trovare indizi che spieghino la fine misteriosa della nave.

La storia del relitto

La Terror, una delle due navi dell'esploratore John Franklin, salpò dalla Gran Bretagna nel 1845, diretta a cercare il collegamento tra Atlantico e Pacifico. A bordo delle due navi c'erano in tutto 129 marinai che, sorpresi dal freddo, rimasero bloccati tra i ghiacciai per un anno e mezzo, prima di morire di fame e freddo. I due mezzi erano equipaggiati per affrontare i ghiacciai, con le più avanzate tecnologie dell'epoca: scafo ricoperto di ferro e macchinari a vapore, oltre alle numerose provviste che avrebbero consentito ai marinai di passare fino a 3 anni nell'Artico. In base alle prime ricerche, già effettuate nel 1859 e basate su un messaggio ritrovato sull'isola King William, l'esploratore e altri 23 membri dell'equipaggio morirono l'11 giugno 1847, in circostanze ignote. Gli altri 105 marinai, invece, decisero di percorrere a piedi sul ghiaccio la distanza che li separava dalla terra, ma nessuno di loro arrivo mai a destinazione.

La prima nave era stata trovata nel 2014 e, due anni dopo, venne rinvenuta anche la Terror, situata a 24 metri di profondità, al largo dell'isola King William. La storia delle due navi è al centro della serie televisiva The Terror, che ripercorre proprio la tragedia dei marinai intrappolati tra i ghiacciai.

Le buone condizioni di conservazione del relitto potranno, forse, svelare parte del mistero della Terror. L'anno prossimo, infatti, i ricercatori esploreranno un'area della nave dove erano presenti documenti e strumenti scientifici, con la speranza di trovare qualcosa di utile a ricostruire la vicenda.

"Esplorandola abbiamo avuto l'impressione di una nave abbandonata di recente dal suo equipaggio, in modo frettoloso, con le finestre del tetto non coperte, l'ancora sollevata e l'elica presente", ha raccontato Ryan Harris, direttore del progetto archeologico, come riporta Agi.

 FONTE: Logo IlGiornale

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