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L'ultimo pescatore di plastica

Ultimo pescatore

Prendo spunto dalla puntata di Lineablu del 14 aprile e dall'intrervista a un pescatore, il sig. Fabris. Il dolore si legge nei suoi occhi e nei suoi gesti, lui che ha fatto del mare il suo lavoro e la sua vita. Con il suo peschereccio (e dei suoi figli, ci tiene a rimarcarlo) solca l'Adriatico e raccoglie i rifiuti che pesca con le sue reti, conferendoli ai depositi a terra. Il "fishing for litter", quelle agevolazioni che il Nord Europa ha messo a sistema per spronare i pescatori a non ributtare in mare i rifiuti pescati, ma a portarli a terra, sembra che in Italia sia tramontato dopo solo tre anni. Poche e sporadiche iniziative e solo sul Tirreno. Eppure l'Adriatico è una fonte primaria di sussistenza, sia per il cibo che per il turismo. Grazie sig Fabris per quello che fa per il nostro mare, e speriamo che chi è al potere possa prendere atto e promulgare nuove leggi per ripulire e prevenire l'inquinamento dell'Adriatico! 

www.museomareravenna.com

FONTE: Totiano

Grazie di cuore all'amico del mare "Totiano"  Andate a visitare il suo profilo You Tube.

 

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L’isola di plastica del Pacifico è peggio di quanto si potesse immaginare (VIDEO)

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L’isola di plastica del Pacifico è in condizioni ben peggiori rispetto a quanto si potesse immaginare. Lo rivela Ocean Cleanup, la fondazione olandese che sta sviluppando tecnologie avanzate per liberare gli oceani dai rifiuti di plastica.

Ocean Cleanup ha infatti appena presentato i risultati iniziali della propria prima esplorazione aerea con cui ha sorvolato la grande isola di plastica del Pacifico. La plastica si sta accumulando sempre di più tra le Hawaii e la California.

 

L’isola di plastica è un ammasso di rifiuti che vaga nell’oceano Pacifico. L’accumulo è noto da molto tempo, almeno dalla fine degli anni Ottanta.

La spedizione mira a misurare in modo accurato il più grande accumulo di rifiuti di plastica nel Pacifico in preparazione della sua completa pulizia che dovrà iniziare prima della conclusione di questo decennio, dunque entro il 2020.

Secondo Ocean Cleanup per capire come smantellare l’isola di plastica bisogna osservare il problema molto da vicino e riconoscerlo in tutta la sua complessità. Il progetto fu fondato nel 2013 dal 18enne Boyan Slat.

Leggi anche: BOYAN SLAT, IL RAGAZZO CHE SALVERÀ GLI OCEANI DALLA PLASTICA (VIDEO)

 

“Anche se dobbiamo ancora avere a disposizione un’analisi dettagliata dei risultati, penso che la situazione sia ben peggiore di quanto pensassimo. Ripulire l’oceano diventa dunque ancora più urgente e dovremo eliminare la plastica per evitare la progressiva formazione di microplastiche nei prossimi anni”.

Leggi anche: PLASTICA: L'IDEA DI UN RAGAZZO PER RIPULIRE GLI OCEANI È REALTA'. IN GIAPPONE DAL 2016

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La speranza è di riuscire a rimuovere almeno la metà della plastica accumulata in un arco di tempo di circa 10 anni. Tra i rifiuti più pericolosi che ora si trovano nell’oceano troviamo le reti da pesca abbandonate.

Leggi anche: PLASTICA: COME DIMEZZARE LE ISOLE DI RIFIUTI NELL'OCEANO GRAZIE ALL'INVENZIONE DI UN 19ENNE

Il rischio è che la soluzione all’accumulo dei rifiuti di plastica non giunga in tempo, visto che un rapporto dello scorso gennaio ha evidenziato che se continueremo di questo passo gli oceani conterranno più plastica che pesci entro il 2050.

FONTE; Logo grenme

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L’isola di plastica presente nel Pacifico. Sempre più danni all’ambiente

Nell’oceano Pacifico da anni ormai è presente l’isola di plastica, una grande quantità di immondizia concentratasi a causa delle correnti degli oceani

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Ci sono voluti undici anni di misure, ma alla fine si è riusciti a capire la quantità di plastica concentratasi nell’oceano Pacifico settentrionale, la cosiddetta “Great Pacific Garbage Patch”.

L’isola di plastica non è altro che un ammasso di immondizia che vaga nell’oceano Pacifico.  L’accumulo è noto da molto tempo, da almeno alla fine degli anni ’80, e ha un’età di oltre 60 anni. Un gigantesco vortice di correnti superficiali ha concentrato in quest’area i rifiuti formati principalmente da materiali plastici gettati o persi da navi in transito, o scaricati in mare dalle coste del Nord America e dall’Asia.

isola plasticaQuesta concentrazione, oltre che dall’effetto focalizzante delle correnti, dipende dal fatto che la plastica non è biodegradabile e permane per tempi lunghissimi nell’ambiente. Una lentissima degradazione a opera principalmente della luce del Sole, scompone i frammenti plastici in sottili filamenti caratteristici delle catene di polimeri. Questi residui, non sono metabolizzabili dagli organismi, e finiscono per formare un vera e propria formazione dell’isola di plastica nell’acqua salata dell’oceano. Gli effetti che l’isola di plastica ha nei confronti dell’ambiente non sono ancora stati studianti in maniera approfondita, ma sicuramente hanno un incidenza sull’ambiente alquanto elevata. Si pensa alle alte concentrazioni di PCB (molto tossici e probabilmente cancerogeni) che possono entrare nella catena alimentare visto che i filamenti plastici sono difficilmente distinguibili dal plancton e quindi ingeriti da organismi marini, organismi che noi stessi essere umani ci cibiamo. Più in generale, è preoccupante la presenza di rifiuti pervasivi e tossici, in un ecosistema fondamentale, durante periodi di decine o centinaia di anni. L’isola di plastica però, non è presente solo nell’oceano Pacifico, ma anche nell’oceano Atlantico e molto probabilmente  nel mar Mediterraneo. Questo avvenimento non è soltanto una catastrofe ambientale che va ad incidere su tutti gli essere viventi, ma mette in evidenza l’incapacità dell’essere umano nell’adeguarsi all’ambiente e al rispetto di esso. Le condizioni ambientali in questo ultimo periodo storico sono alquanto peggiorate, determinando situazioni sempre più allarmanti e preoccupanti. Se non iniziamo davvero ad interessarci  nel nostro ambiente, le conseguenze le pagheranno i nostri figli e nipoti.

FONTE: Logo ZON

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Nell’oceano Pacifico c’è un’isola di plastica grande tre volte la Francia

Uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports ha quantificato l'intera estensione di questa massa di spazzatura

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Nell’Oceano Pacifico, tra la California e le Hawaii, bottiglie di plastica, giocattoli per bambini, scarti di oggetti di elettronica, reti da pesca abbandonate e milioni di detriti galleggiano nell’acqua. Questa massa di detriti, di almeno 80mila tonnellate, occupa un’area che è diventa grande quanto tre volte la Francia.

Negli ultimi anni quest’area è diventata nota come Great Pacific Garbage Patch, una discarica in cui oggetti quotidiani vengono depositati dalle correnti. Le materie plastiche finiscono per disintegrarsi in minuscole particelle che spesso vengono mangiate dai pesci e che quindi possono arrivare sulle nostre tavole.

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Lo studio, pubblicato giovedì 22 marzo 2018 sulla rivista Scientific Reports, ha quantificato l’intera estensione di questa massa di spazzatura chiamata “garbage patch”: è 16 volte più grande di quanto si pensasse e occupa un’area circa quattro volte più grande della California e tre volte la Francia.

Lo studio è stato condotto da un team internazionale di scienziati con la Ocean Cleanup Foundation, un’organizzazione no profit olandese che sta sviluppando sistemi per rimuovere la spazzatura oceanica, e che per visionare l’area di detriti hautilizzato aerei e navi.

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Laurent Lebreton, l’autore principale della ricerca, ha dichiarato che l’area sta crescendo in maniera esponenziale e il 99,9 per cento di quello che i ricercatori hanno estratto dall’oceano è plastica. Da qui il nome “isola di plastica”.

Leggi anche: Il 90 per cento dell’acqua in bottiglia contiene tracce di plastica

“Tra gli oggetti che abbiamo recuperato abbiamo trovato un numero sorprendente di reti da pesca, in plastica, abbandonate”, ha affermato Lebreton. Queste reti da pesca costituivano quasi la metà del peso totale dei detriti.

La spiegazione che i ricercatori hanno attribuito alla scoperta è la vicinanza dell’isola di plastica alle zone di pesca e anche che il materiale da pesca è progettato per il mare e rimane intatto più a lungo rispetto ad altri oggetti.

“Abbiamo trovato anche alcuni oggetti inaspettati”, ha detto Lebreton. “Giocattoli di plastica, che ho trovato davvero tristi perché potrebbero venire dallo tsunami che c’è stato in Giappone”, ha aggiunto riferendosi al disastro del 2011 che ha disperso milioni di tonnellate di detriti nell’oceano.

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La proposta degli ambientalisti

L’area è talmente grande che gli ambientalisti hanno invitato le Nazioni Unite a dichiarare il Great Pacific Garbage Patch un paese, chiamato “The Trash Isles. Hanno anche sollecitato 200mila persone a diventare cittadini dell’isola, il cui sindaco sarebbe dovuto essere l’ex vicepresidente degli Stati Uniti e ambientalista Al Gore.

Il Great Pacific Garbage Patch fu scoperto per la prima volta nel 1997 dall’oceanografo Charles Moore, tornato dalla traversata Transpacific Yacht Race, dalla California alle Hawaii.

Siamo ancora in tempo per agire (forse)

La preoccupazione è che entro pochi decenni i pezzi più grandi di detriti possano trasformarsi in microplastiche, molto più difficili da rimuovere dall’oceano. “È come una bomba a orologeria”, ha dichiarato Joost Dubois, portavoce della fondazione Ocean Cleanup.

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La fondazione dice che sarebbe quasi impossibile rimuovere la plastica con metodi tradizionali, come le reti attaccate alle barche. Il gruppo ha sviluppato invece un sistema meccanico che galleggia sull’acqua e concentra le materie plastiche in aree più dense, che possono essere poi raccolte dalle barche e portate a riva per essere raccolte.

L’Ocean Cleanup prevede di lanciare il primo sistema di questo tipo quest’estate da Alameda, in California.

FONTE: Logo TPI news

 

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C'è una nuova isola di plastica nell'Oceano Pacifico

Si trova nel versante meridionale del Pacifico e sembra destinata a diventare grande come l'accumulo di rifiuti che da tempo galleggia più a nord

immagini.quotidiano.net

Le isole di plastica che invadono i mari rappresentano una minaccia globale. Per questo motivo non fa piacere sapere che un gruppo di scienziati ne ha individuata una nuova di zecca e di dimensioni gigantesche. Ricopre una grossa fetta dell'Oceano Pacifico meridionale e fa il paio con il Great Pacific Garbage Patch, la chiazza di rifiuti che da molti anni campeggia più a nord.

QUANTO È GRANDE L'ISOLA
Secondo le stime degli scienziati, la distesa di immondizia copre una superficie di 2,6 milioni di chilometri quadrati, circa otto volte la dimensione dell'Italia. La sua esistenza era un'ipotesi già da tempo, ma ora un team di oceanografi dell'Algalita Marine Research Foundation ha raccolto delle prove inequivocabili, attraverso una spedizione che ha lambito l'Isola di Pasqua, tra le altre.

CORRENTI MARINE
L'isola di plastica, ribattezzata South Pacific Garbage Patch per distinguerla dalla sorella del nord, è figlia del vortice subtropicale del Sud Pacific o. Si tratta di un mix di correnti marine, che convoglia in questo angolo di oceano le enormi quantità di spazzatura che finiscono costantemente in mare. La maggior parte dei campioni raccolti dai ricercatori non sono costituiti da bottiglie o sacchetti, bensì da detriti plastici più piccoli di un chicco di riso, che si estendono in verticale e in orizzontale, formando qualcosa di molto simile a una nuvola di smog.

ISOLE SORELLE
Il Great Pacific Garbage Patch (o Pacific Trash Vortex) è nato intorno agli anni '80 e si è accresciuto fino a raggiungere una dimensione probabile di 10 milioni di chilometri quadrati, in pratica quasi il 6% dell'intero Oceano Pacifico. L'isola scoperta ora nel tratto meridionale potrebbe seguirne le orme nel giro di un decennio. "La mia prima impressione è che i campioni raccolti riportino a quanto visto nel Pacifico settentrionale nel 2007. Quindi siamo dieci anni indietro", ha detto l'oceanografo Charles Moore. Gli scienziati devono ancora pubblicare ufficialmente i dati raccolti, ma hanno deciso di dare un assaggio della loro scoperta per sensibilizzare l'opinione pubblica e spingere gli esperti a studiare possibili soluzioni al problema.

FONTE: Logo Quotidiano net

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