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Difesa: costituito il sindacato SIM Marina. Diego Ciolino (Segretario generale): «Noi con lo zaino a poppetta».

Per il segretario generale la missione del sindacato è "Francescana", fare del bene al prossimo.

costituzione sim marina

ROMA – (di Giuseppe Paradiso) Sabato scorso, a Roma, si è ufficialmente costituito il SIM (Sindacato Italiano Militari) Marina.

L’assemblea riunita ha conferito l’incarico di Segretario generale a Diego Ciolino, che ha voluto caratterizzare il proprio impegno sottolineando il senso di umiltà e la “missione Francescana” del SIM Marina, che per vocazione deve iniziare la propria attività come il “marinaio con lo zaino a poppetta” (l’ultimo arrivato a bordo) che ha tutto da imparare ma, allo stesso tempo, vuole ben figurare e svolgere al meglio i propri compiti.

 “Il sindacato deve fare del bene al prossimo”, è questa in estrema sintesi la missione del SIM Marina – dichiara Ciolino – e per farlo deve essere vicino al personale, ascoltarne i bisogni ed aiutarlo in maniera concreta e coraggiosa. Insomma, poche chiacchiere e tanti fatti tangibili.
 
Ciolino
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A ben vedere, abbiamo già registrato il carattere “concreto” del SIM Marina il 22 marzo scorso quando, invitato insieme agli altri sindacati militari dal Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, ha rapidamente liquidato i convenevoli ed ha subito esposto alcuni tra i problemi principali del personale di Marina.

Pietro Covino (Presidente SIM Marina): «Noi protagonisti intelligenti e non più solo osservatori»

pietro covino«Questo è un giorno importante, lo è sempre quando un Diritto viene riconosciuto». E’ quanto dichiara Pietro Covino, designato dall’assemblea ad assumere il ruolo di presidente del SIM Marina.

«La Democrazia – ha affermato Covino – la possiamo declinare e riconoscere come tale, solo attraverso la somma dei Diritti che un Paese riconosce ai propri cittadini, quindi, maggiori Diritti maggiore Democrazia. Ma tutti i Diritti, per essere realmente tali, hanno il loro contrappeso nei Doveri. Non può esserci la rivendicazione di un Diritto senza l’esercizio di un Dovere corrispondente. Un po’ come il Diritto di voto che cede il passo e perde di significato se non si esercita il Dovere di esprimerlo».

«Questo per dire che non ci sarà Diritto sindacale per i militari o sarà gravemente ridimensionato se non assumeremo anche il Dovere di rispettare le regole di condotta e comportamento che abbiamo assunto nel momento in cui abbiamo deciso di intraprendere la nostra vita con le stellette. Ognuno di noi deve mantenere fede, in ogni momento, al giuramento prestato, che ricordo a tutti è alle Istituzioni Repubblicane e non ad una persona. Le persone vanno e vengono, le Istituzioni restano, così come i Diritti acquisiti ed i Doveri corrispondenti. Queste brevissime considerazioni iniziali devono costituire il pilastro su cui innestare l’impegno sociale che oggi intendiamo assumere».

«Noi – sottolinea il presidente del SIM – oggi stiamo decidendo di non restare alla finestra per continuare a lamentarci delle condizioni di vita, lavorative, sociali ed economiche. Noi dobbiamo essere protagonisti intelligenti del dibattito e del confronto che riguarda il personale militare e non essere più solo osservatori. Noi dovremo provare a cambiare le cose partecipando ed assumendoci le nostre responsabilità».

«Dovremo fare questo, senza rinnegare le norme di tratto e di principio che contraddistinguono la nostra specificità, solo in questo modo saremo credibili. Il nostro è uno Stato di Diritto, lo hanno voluto così le generazioni che ci hanno preceduto sta a Noi migliorarlo. Per questo, innanzitutto, 3 E con la maiuscola: ESEMPIO, ETICA del Lavoro, EMPATIA. Per rappresentare degnamente dei colleghi dovremo essere tra i migliori, lavorare ancora di più di quanto fatto finora, studiare e prepararsi sugli argomenti che saremo chiamati a trattare. In poche parole, seri professionisti».

«Certo – conclude Covino – , il percorso non sarà agevole, occorrerà sgomberare lo scetticismo di chi annuncia disastri e convincere gli interlocutori che la nostra azione intende migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei militari perseguendo le medesime finalità di efficienza e prontezza. Non esiste un’unica soluzione per raggiungere un obiettivo, a noi il compito di indicare la soluzione da un’altra prospettiva, la prospettiva del fattore umano, che costituisce la più grande risorsa di qualsiasi organizzazione».

Valentina Di Prete (vice Presidente SIM Marina): «Norme sulla famiglia siano applicate, non interpretate»

valentina di preteIl focus del discorso di Valentina Di Prete si basa innanzi tutto sulla protezione sociale della famiglia, «non importa se formata da una coppia etero od omosessuale, e in special modo sulle (buone) norme tuttora vigenti, tenendo presente anche le particolari esigenze di quelle famiglie composte da genitori single (allocatari o affidatari unici dei figli)».

«Il problema casomai – sottolinea la Di Prete – riguarda l’applicazione puntuale della norma perchè ove questa fosse invece “interpretata”, finanche per “ragioni di servizio”, creerebbe – così come in effetti a volte crea – gravi disagi per chi ha la responsabilità di assistere i propri familiari».

Cosima Capone (Segretario nazionale): «Trasformare il cambiamento in ricchezza»

Nel corso dell’assemblea costitutiva del SIM Marina è intervenuta anche Cosima Capone, psicologa e psicoterapeuta presso l’ospedale militare di La Spezia, e lo ha fatto con una “pillola di saggezza”: «Il cambiamento – ha dichiarato – lo si può subire oppure lo si può comprendere e trasformarlo in ricchezza», ed è proprio questa seconda ipotesi che la Capone spera sia l’atteggiamento della Marina rispetto alla novità del sindacato.

CaponeAscolta l'audio

Giogio Carta (Ufficio legale): «Un sindacato vero e credibile è un sindacato responsabile»

«Non è l’incarico che fa la differenza, ma l’uomo»: questo è l’assunto con il quale l’avvocato Giorgio Carta ha aperto il suo discorso durante la costituzione del SIM Marina. «Il sindacalista – ha aggiunto Carta – lo puoi fare con onore o con disonore»; «se un sindacalista agisce per accaparrarsi favori personali non è “fetente” in quanto sindacalista, ma lo è in quanto uomo ed è per tale motivo – ha sottolineato il legale – che ognuno ha il compito di vigilare».

«Il sindacalista serio – ha poi aggiunto Carta – non è quello che “sfascia” ma quello che opera per l’interesse generale con senso di responsabilità, non indulgendo in richieste irrealizzabili all’Amministrazione poichè deve avere anch’esso il senso dello Stato, ma deve battersi laddove emergano palesi ingiustizie o violazioni delle norme».

Giogio CartaAscolta l'audio

A fare gli auguri al SIM Marina erano presenti anche i rappresentati del SIM Guardia di Finanza (Cleto Iafrate), SIM Guardia Costiera (Donato Angelini), SIM Aeronautica (Sinibaldo Buono), SIM Carabinieri (Raffaele Russo) e SIM Esercito (di prossima approvazione ministeriale).

Di seguito, l’organigramma del SIM Marina votato dall’assemblea costituente precisando che tutte le cariche sono provvisore, poichè entro 12 mesi dovrà avviarsi la stagione congressuale ai vari livelli (provinciale, regionale e nazionale) che designerà, mediante il voto degli iscritti, le cariche definitive.

PRESIDENTE: Pietro Covino

Vice Presidenti: Valentina Di Prete – Antonio Cilli

SEGRETARIO GENERALE: Diego Ciolino

Segr. Gen. Aggiunto: Pier Francesco Di Quattro
Ufficio coordinamento nazionale: Antonio Colombo
Ufficio Stampa: Giuseppe Paradiso
Ufficio Legale: Giorgio Carta
Ufficio relazioni esterne: Antonio Colombo
Tesoriere: Massimiliano Maraglino

Segretari Nazionali

  • Cosima Capone
  • Cesare Gambari
  • Warner Greco
  • Maurizio Lucarelli
  • Daniele Malacrida
  • Massimiliano Maraglino
  • Roberta Pezzella
  • Salvatore Pillitteri
  • Franco Saccone

Direttivo Nazionale

  • Antonio Colombo
  • Alberto Evangelisti
  • Walter Gianardi
  • Piera De Matteis
  • Antonio Di Monte
  • Pierluigi Carlevalis
  • Michele Casarola
  • Mariano Arciuolo
  • Carlo Cuozzo
  • Alessandro Vasile
  • Mariano Larocca

Consiglieri Nazionali

  • Carmelo Giorgio Alati
  • Pasquale Riccardi
  • Fabio Cima
  • Luciano Schiavo
  • Giovanni Gaetani
  • Monica Giuliani
  • Sebastiano La Gioia
  • Ignazio Figliomeni
  • Laura Rivetti
  • Diego Maria Mezzapelle
  • Davide Stella
  • Antonello Figliolia
  • Rocco Garofalo
  • Stefano Giovannetti
  • Alfonso D’Abbiero
  • Antonio Pinca
  • Antonio Grande
  • Danio Ungaro
  • Luigi Meriggio
  • Gaetano Leggieri
  • Felice Divanno
  • Marco Domenico Mirabile
  • Massimo Catuogno
  • Gioacchino Giammarresi
  • Daniele Giaquinta
  • Antonino Conte
  • Serafino Altieri
  • Marco Chelo
  • Giovanni Perlo
  • Stefania Indelicato
  • Francesco Coppola
  • Matteo Dri
  • Fulvio Arrighini
  • Angelo Miceli
  • Maurizio Corvino

 FONTE: logo grnet 400

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La difesa vende ai turchi il Vittorio Veneto

La Difesa vende ai turchi il Vittorio Veneto

La Difesa ha concluso la procedura di vendita per 3 milioni di euro alla turca Simsekler dell'ex Incrociatore e dell’ex Fregata Granatiere
 
Vittorioveneto
 

Il ministero della Difesa ha concluso la procedura di vendita dell’ex Incrociatore Vittorio Veneto e dell’ex Fregata Granatiere, soggetta all’obbligo di demolizione e riciclaggio sicuro e compatibile con l’ambiente aperta ad operatori che agiscono in conformità tecnica con i requisiti previsti dal Regolamento Europeo n. 1257/13.

La manifestazione di interesse fu emanata da Agenzia Industrie Difesa lo scorso 31 ottobre, per selezionare potenziali offerenti ammissibili alla vendita per la cessione di due Galleggianti, ex navi della Marina Militare italiana. Le due ex navi da tempo si trovano presso l’Arsenale Militare Marittimo di Taranto (Marinarsen – Taranto) e saranno vendute insieme.

L’Autorità ha deciso di alienare l’ex Incrociatore Vittorio Veneto e l’ex Fregata Granatiere, con l’obbligo per l’acquirente di effettuarne la demolizione e un riciclaggio sicuro e compatibile con l’ambiente, in quanto le suddette ex navi presentano quantità di materiali pericolosi quali ad esempio amianto. La tipologia dei materiali pericolosi presenti sulle due ex navi ed i relativi quantitativi stimati sono riportati nell’Inventario dei Materiali Pericolosi delle due ex UU.NN. che sono stati condivisi con gli offerenti che sono risultati idonei alla presente fase di preselezione.

(leggi l’intervento del Commissario straordinario per le bonifiche Corbelli nel 2017 in Consiglio comunale sulla situazione del Vittorio Veneto https://www.corriereditaranto.it/2017/12/06/nave-vittorio-veneto-e-scontro-sulle-bonifiche/)

La manifestazione di interesse stabiliba entro e non oltre 35 giorni solari dalla data di pubblicazione sul sito web dell’Autorità ovvero entro le ore 16:30 del 5 dicembre 2018, l’invio delle offerte. L’8 gennaio 2019, è stata ultimata la preselezione degli operatori economici (O.E.) interessati alla presente procedura. Poi, lo scorso 20 febbraio, nella sede dell’Agenzia Industrie Difesa in Roma, si è riunita la Commissione nominata con Atto Dispositivo n. 25/2019 in data 18/02/2019 per valutare le offerte.

Sono state 7 le società selezionate che entro il termine previsto dalla lettera di invito hanno presentato offerta, ma soltanto 4 le società che hanno inviato l’incartamento entro il temine previsto: la turca SOK DENIZCILIK con sede ad Ataturk, la turca SIMSEKLER con sede ad Izmir, la ISTAMBUL SHIPYARD con sede ad Istanbul, la LEYAL DEMTAS con sede ad Izmir.

La Commissione ha provveduto a verificare la documentazione amministrativa (busta A) pervenuta ed ha valutato la conformità di quanto presentato dalle concorrenti in relazione a quanto chiesto dal disciplinare di gara. Ed ha poi aperto le offerte economiche (buste B) ed ha rilevato i seguenti incrementi percentuali offerti dalle concorrenti. Consideratii criteri di valutazione adottati dalla Commissione (maggiore incremento percentuale rispetto al prezzo base palese di euro 890.000,00) e prevista lapossibilità di aggiudicazione anche in presenza di una sola offerta valida, e vista la conformità delle documentazioni e delle offerte presentate, la Commissione ha dciso di aggiudicare la vendita, fermo restando gli accertamenti di rito, alla società SIMSEKLER che ha presentatoun incremento percentuale del 280,00% per un valore di vendita pari a 3.382.000,00,00 euro.

La Simsekler General Ship Chandlers & Ship Repair Inc. è la principale azienda di fornitura navale, riparazione navale e società di riciclaggio di navi verdi in Turchia. SIMSEKLER è stata fondata ad Aliağa nel 1976. SIMSEKLER, e mira a soddisfare le esigenze marittime della Turchia, è una società di alto livello in grado di servire in tutti i porti e gli stretti turchi con i suoi 40 anni di esperienza.

Svanisce il sogno del museo

Dunque, a distanza di 13 anni da quando, il 29 giugno 2006, la nave fu protagonsita della cerimonia del suo ultimo ammainabandiera, laliturgia che per una unità militare significa la fine della vita operativa e il via allo smantellamento, la Vittorio Veneto nelle prossime settimane abbandonerà il bacino del Mar Piccolo dove è stata ancorata in tutti questi anni.

In cui si sono succeduti proclami, tavoli tecnici, conferenze, incontri e scontri politici, interrogazioni di ogni tipo, promesse, annunci, possibilità di scippo da parte di altre città come Trieste e quant’altro, tramonta la possiiblità di valorizzare un pezzo di storia della Marina Militare italiana che per anni ha fatto parte del panorama unico del Mar Piccolo (all’interno del più ampio progetto di realizzare un polo museale all’interno dell’Arsenale, finanziato dal CIS). Tranne che per pochi casi (sulle colonne del ‘TarantoOggi‘ abbiamo scritto diversi articoli negli anni ed anche sul corriereditaranto.it, alcuni politici locali e la Fondazione Marittima Ammiraglio Michelagnoli), nessuno si è di fatto concretamente interessato ad un progetto che è finito per restare nel cassetto, come tanti, troppi, riguardanti Taranto e le sue risorse.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2017/09/07/nave-museo-vittorio-veneto-si-puo-fare-forse/)

E’ chiaro che, passato troppo tempo, è divenuto anche impossibile pensare di bonificare le due unità navali.

Una città che troppo spesso preferisce piangersi addosso, o dipingersi come peggio non può; dove si rincorre lo scoop social-mediatico, dove in troppi si riempiono la bocca di cose che non conoscono; il tutto mentre il tempo scorre inesorabilmente e con lui i treni che passano e non tornano più indietro. E con loro anche la Vittorio Veneto, destinata alla demolizione, di cui non resterà che un triste ricordo. Chapeau.

(leggi tutti gli articoli sulla Vittorio Veneto https://www.corriereditaranto.it/?s=vittorio+veneto&submit=Go)

Fonte: Logo Corriereditaranto

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Il posto di lavaggio-Enzo Arena

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Il posto di lavaggio

Lavaggio Non è che poi io sia del tutto inesperto di “posti di lavaggio”.
Chissà quanti ne avrò fatti in vita mia! In caserma, a bordo, a casa…
Mi risuonano ancora nelle orecchie le voci di Capo Siluro, di Capo Cannone o del Nostromo mentre, con fare un pochino rude e selvaggio urlavano: “Svegliaaaa ciurma di dormiglioniiiii fannulloniiii imboscatiiii!… Svegliaaaaaaa!.... posto di lavagggioooooo!”
Lo sbattere di un pezzo di tubo tra le brande per fare più rumore possibile e l’accendere delle luci era un brusco risveglio.
Le casermette Sommergibili di Taranto, La Spezia o Augusta, ricordano ancora il trambusto di tutte le mattine e le lotte tra chi doveva controllare e chi cercava di squagliare.
In navigazione il posto di lavaggio era annunciato per “Interfonico” ma non per questo era meno fastidioso. Il capo passava subito dopo l’annuncio con carta e penna in mano, pronto a scrivere chi non era presente sul posto.
“Per essere in ritardo al posto di lavaggio”…era questa una delle voci più cliccate nel “registro dei rapporti al personale”.
Perciò, capite cari amici, che di posto di lavaggio ho una certa esperienza e non lo sottovaluto affatto.
Alle 1830 dovevo prenderla alla stazione al rientro da una breve licenza di giorni quattro e già alle sette del mattino, subito dopo il caffè, avevo pronti tutti gli attrezzi necessari.
Scopa, ramazza, secchio con acqua, detersivo liquido, strofinacci (due: uno per lavare per terra ed uno per ripassare ben strizzato), cif ammoniacal, ecc... Insomma non mancava niente; tutto come quando a bordo si aspettava la visita di un “pezzo grosso” ed il posto di lavaggio doveva essere…“speciale”.
Mi ricordo che a volte il posto di lavaggio poteva durare anche giorni.
In certe occasioni non c’era l’Interfonico che annunciava il “Cessa posto di lavaggio, inizio lavori”. Se si aspettava una visita importante, il posto di lavaggio diventava un “posto di lavaggio continuato”.
Così io avevo pensato di fare.
Innanzitutto avevo fatto il letto che non facevo da tre giorni, poi avevo deciso di non cucinare per non sporcare e non perdere tempo e concentrarmi solo sul posto di lavaggio.
Avrei mangiato un panino veloce a mezzogiorno in giardino per non lasciare le briciole per casa e la sera l’avrei invitata a cena fuori.
Tutto il giorno a pulire.
I bordi del copriletto alzati perché la scopa potesse arrivare bene sotto il letto, le sedie capovolte sul tavolo perché non fossero d’intralcio.
“Prima spazzare, poi passare lo strofinaccio e poi ripassare con lo straccio umido”...continuavo a ripetermi.
Ma ancora prima di questo dovevo ricordarmi di pulire i vetri e tutti gli specchi dove i nipotini avevano lasciato le loro impronte di ovetto kinder , patatine, pennarelli vari e gelato al cioccolato (vetril e carta di giornale erano pronti).
Pensate, cari amici, che perché non mi sfuggisse niente mi ero pure scritto tutti i vari passaggi su un foglio di carta e man mano che facevo, smarcavo.
Mi ero ricordato di bordo e delle visite speciali.
Ricordavo che dopo che si considerava finito il posto di lavaggio e la nave era pronta ad accogliere il “pezzo grosso”, il Comandante in persona, seguito dal Secondo e dal Capo Aiutante facevano un giro d’ispezione per evitare che qualcosa potesse essere sfuggita.
“Su quell’oblò c’è una macchia di pittura” diceva il Comandante al Secondo ed il Capo, sempre con carta e penna in mano, segnava che su quell’oblò si doveva ripassare perchè c’era una macchia di pittura.
Anch’io, che avevo finito il posto di lavaggio alle 16 e 30, avevo smesso i panni del marinaio e, indossati quelli del Comandante, mi ero fatto il giro d’ispezione.
A parte le ciabatte fuori posto, che avevo subito sistemato nella scarpiera, a parte i panni non stirati che, dopo essere stati dimenticati un giorno in lavatrice giacevano da tre giorni appesi allo stendino, e che avevo provveduto a nascondere in un armadio e, a parte l’oblò (quello della lavatrice, non della nave) che era rimasto aperto, era tutto perfetto.
Un’ultimo forte alito allo specchio seguito da potente strofinata con una grande pezzuola tipo quella che serve a pulire gli occhiali, per esserne certo della pulizia e nel contempo dare una controllata anche a me stesso, ed ero pronto ad andare in stazione per accorglierla all’arrivo del treno.
“Cosa hai preparto per cena?” disse la signora mentre io stavo ancora per aprire la porta di casa.
Anche se ero preparato a rispondere che avremmo festeggiato il suo ritorno con una cenetta fuori, il cuore mi batteva forte per l’ansia.
Mi avrebbe fatto un bel complimento appena avrebbe visto lo spendore della casa e sentito il profumo di pulito?
Mi avrebbe detto, buttandomi le braccia al collo, “sei un tesoro di marito”?
No! Niente di tutto questo!
Entrò sospettosa, arricciò il naso, fece un rapido giro per la casa ed io dietro con la sua valigia ancora in mano col cuore che mi batteva forte ed a bocca aperta pronto a sentire la sentenza che si profilava (ci mancava solo il Capo Aiutante col foglietto e penna per scrivere cosa non andava).
“Sono mancata appena quattro giorni e guarda com’è ridotta questa casa! C’è sporco e disordine dappertutto!
Dai, su! Rimboccati le maniche, rassetta e incomincia il posto di lavaggio mentre io disfo la valigia.”
Capito cari amici?! Capito!? Che dovevo fare?
E meno male che non è entrata subito in cucina ed il bicchiere e cucchiaio sporchi di gelato nel lavandino li ho visti prima io e con fare veloce li ho fatti sparire nel secchio della spazzatura!
Ero stato attentissimo a tutto ma dopo il panino mangiato in giardino mi ero lasciato sopraffare dalla mia golosità ed avevo pure dimenticato di cancellare le tracce.

Enzo Arena1 Enzo Arena

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Ritrovato l'incrociatore Giovanni dalle Bande Nere affondato nel 1942

Ritrovato l'incrociatore Giovanni dalle Bande Nere affondato nel 1942. L'ultimo fuochista: «Il mio cuore è rimasto lì»

giovannibandenereE' rimasto lì a 11 miglia marine a Sud di Stromboli, dal primo aprile del 1942, quando alle 9 del mattino due siluri del somergibile britannicop H.M. S. Urge lo portò in fondo al mare.  L'ha ritrovato il cacciamine Vieste della Marina Militare, durante un'attività di verifica tecnica e sorveglianza dei fondali nel Mar Tirreno:  il relitto dell'Incrociatore Leggero Giovanni Delle Bande Nere è stato scoperto a  una profondità compresa tra i 1460 e i 1730 metri. L'affondamento era avvenuto mentre era in trasferimento da Messina a La Spezia, per effettuare alcune riparazioni in Arsenale scortato dal cacciatorpediniere Aviere e dalla torpediniera Libra. Spezzato in più tronconi, affondò rapidamente. Nell'evento perì gran parte dell'equipaggio. Ma non tutto.

Giovannidallebandenere1

«Non sono mai sceso dal Giovanni dalle Bande Nere, io mi sono salvato ma il mio destino e il mio cuore sono ancora lì, con tutti i miei compagni che sono morti quel 1 aprile del 1942». Così  Gino Fabbri, fuochista ausiliario sull'incrociatore ricordava il terribile giorno dell'affondamento dell'incrociatore leggero italiano a opera del sommergibile britannico Urge. Una storia che segnò tutta la sua vita fino alla morte avvenuta nel 1966 a soli 44 anni: a raccontarlo i tre figli del marinaio, Mirella, Bruno e Aurelio Fabbri. Il fuochista fu poi salvato e ricoverato all'ospedale di Messina dopo molte ore di permanenza in mare, ricoperto di nafta e petrolio su tutto il corpo. «Il più grande rimpianto di mio padre - spiega la figlia - era di non essere riuscito a salvare 4 suoi compagni che erano rimasti con lui aggrappati a una delle zattere. Mio padre, poi, allo stremo delle forze riuscì a nuotare fino alla torpediniera Libra dove fu issato a bordo con una cima».

Bandenere twitter

La scoperta dell'incrociatore è avvenuta grazie all'impiego dei veicoli subacquei imbarcati sul cacciamine Vieste in grado di condurre ricerca e identificazione a quote profonde: il veicolo autonomo subacqueo (Autonomous Underwater Vehicle - AUV) Hugin 1000, della ditta Kongsberg, e il veicolo filoguidato Multipluto 03, della ditta GAY Marine. Circoscritta l'area di ricerca in base alle presunte coordinate dell'affondamento, il cacciamine ha proceduto a mappare il fondale con il veicolo Hugin, scoprendo più contatti correlabili con il relitto. Successivamente i contatti sono stati identificati grazie all'uso del Multipluto, che ha consentito di filmare anche le prime immagini della nave rivelando i tre tronconi in cui si spezzò nell'affondamento e accertandone l'identità.

FONTE: logo messaggero

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I tagli indeboliscono la nostra politica estera. L’intervista all’ammiraglio De Giorgi

I tagli indeboliscono la nostra politica estera. Siamo troppo impegnati sul fronte interno”. L’intervista all’ammiraglio De Giorgi

Degiorgi palco

Mercoledì 6 marzo 2019

I tagli alla indeboliscono l’impegno dell’Italia in politica estera. La nostra classe politica appare più concentrata sulla gestione degli affari interni del Paese, mentre sarebbe importante non delegare la responsabilità della sicurezza e dell’interesse nazionale prima agli Usa e poi eventualmente all’Europa”. A sostenerlo è l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ex capo di stato maggiore della Marina Militare

di Daniele Piccinin

I tagli al bilancio della Difesa, in linea con gli ultimi governi, vanno letti come un semplice segnale di razionalizzazione della spesa o rappresentano qualcosa di diverso per il nostro Paese?

L’irrilevanza militare Italiana, sia in termini di mezzi che forse soprattutto della volontà e credibilità di un suo impiego per operazioni d’interesse nazionale, è senz’altro uno dei fattori di debolezza che rende difficile per l’Italia sviluppare politiche funzionali autonome, in scenari di profonde crisi e situazioni complesse come sono quelli dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente.

Sta dicendo che l’Italia ha rinunciato ad avere una politica estera?

Quello che molti economisti ed esperti di politica oggi studiano è proprio la mancanza tra gli Stati moderni di una politica estera di grande respiro. Dagli Stati Uniti alla Francia, all’Italia, il mondo sembra oggi essere percepito come un magma ingovernabile la cui sfide sfuggono alla capacità di pianificazione dei Governi. Quasi tutti i Paesi importanti dell’Occidente, infatti, preferiscono subordinare le scelte di politica estera alle necessità immediate di politica interna.

Una crisi d’identità visto il ruolo strategico in termini di diplomazia che ha sempre ricoperto l’Italia, ma anche un segnale preoccupante per la già fragile Europa, non crede?

Questa crisi di visione evidenziata dall’Occidente non trova riscontro in Oriente. Russia, Cina, Turchia hanno definito e stanno attuando linee d’azione di lungo periodo frutto di precise strategie che danno coerenza e incisività alla loro azione sia nel campo militare che in generale di politica estera, come si vede in Siria, in Mediterraneo, nel Mar della Cina, in Africa Orientale, via della seta inclusa.

E l’Europa?

Dopo aver costruito un grande mercato, garantito diritti e libertà fondamentali dei propri cittadini, aver costruito le basi di una comune politica economica, il processo sembra essersi ormai fermato. Per rilanciare la forza dell’Unione Europea servirebbe la completa rinuncia alla sovranità nazionale dei singoli Stati, per dare vita a una federazione di Regioni semi-autonome, ma non troppo, con la Politica estera, militare e macroeconomica guidata da un Governo centrale. Dopo la rinuncia a batter moneta, sarebbe quindi necessario perdere un altro dei pilastri identificativi di una nazione indipendente, le proprie Forze Armate.

E l’Italia come si pone in questa prospettiva?

Per molto tempo l’Italia ha visto con favore questa ipotesi in quanto come stato sconfitto dagli alleati si trattava di perdere poco, in quanto Nazione già a sovranità limitata, peraltro insofferente verso il mondo militare. La nostra classe politica vedeva con favore tale ipotesi per potersi concentrare sulla gestione del potere, senza la responsabilità della sicurezza e dell’interesse nazionale, in quanto delegate prima agli Usa e poi eventualmente all’Europa. Oggi il nazionalismo sta rinascendo in un’Europa indebolita dall’allargamento del suo perimetro a 28 nazioni assai poco uniformi sotto il profilo culturale e dei valori fondanti. Da un’Europa a 6 popoli di matrice Latina e Germanica si è passati, non a caso, sotto la spinta americana dell’amministrazione Bush al coacervo attuale.

Quale potrebbe essere il ruolo dell’Italia in questo scenario?

Da un punto di vista geopolitico il nostro Paese è una terra di “mezzo”: non al centro della massa continentale europea come la Germania o la Francia, non più frontiera avanzata dell’Impero americano, ma pur sempre il prolungamento meridionale dell’Europa verso un mare tuttora importante come il Mediterraneo. Da questa posizione, l’Italia ha sempre dovuto guardarsi contemporaneamente sia dall’Occidente sia dall’Oriente. Di qui la naturale predisposizione alla duplicità del nostro stare in Europa, vista dai partner come doppiezza levantina nel cercare di giocare contemporaneamente su più tavoli. Il venir meno dell’interesse degli Stati Uniti verso l’Italia, unitamente alla rinuncia al multilateralismo, implicita nella deriva sovranista, espone la natura di vaso di coccio dell’Italia fra vasi di ferro nell’arena internazionale.

Cosa dovrebbe fare la politica per rilanciare il nostro Paese in campo internazionale?

Yalta aveva affidato l’Italia alla tutela degli Stati Uniti, che hanno determinato la nostra politica estera dalla rovinosa sconfitta della Seconda Guerra Mondiale ad oggi, consentendo alla nostra classe politica di concentrarsi sulla sola politica interna, coerentemente con lo status di un Paese sconfitto e occupato/garantito militarmente dalle Potenze vittoriose. Con il venir meno della garanzia e della tutela dello “Zio Sam”, sarà la nostra nuova classe dirigente capace di affrontare le conseguenze che la ricerca di sovranità nazionale imporrà? Dall’ennesimo taglio al bilancio della Difesa, non sembrerebbe di percepire alcun cambiamento per adeguare la difesa nazionale alla fine dello scudo del multilateralismo. Se invece vogliamo preservare la nostra sovranità non abbiamo altra scelta: dobbiamo sviluppare e sostenere Forze Armate credibili investendo molto di più nella Difesa Nazionale.

FONTE: Logo Labparlamento

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