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Taranto, torna sul lungomare il giuramento della Marina Militare

Giuramento allievi Taranto

Torna dopo oltre 35 anni alla rotonda del lungomare la cerimonia di giuramento della Marina Militare. L’avvenimento, organizzato in collaborazione con il Comune, è previsto nella giornata di sabato 16 giugno ed è stato pubblicizzato in città da variopinti manifesti. Si tratta di una ghiotta occasione di promozione del territorio, così com’è avvenuto per l’appena conclusa rassegna di Medimex 2018, solo che questa volta riguarderà un ben diverso brand di visitatori: i familiari dei militari che saranno protagonisti dell’evento, cioè gli allievi della prima classe del 20° Corso Normali Marescialli e dei VFP1 del 2° incorporamento 2018 di Mariscuola Taranto.

giuramenti 2 300x150Grazie al fatto che la cerimonia non avrà luogo al chiuso della caserma, quanti giungeranno a Taranto avranno modo di ammirare più da vicino le maggiori attrattive cittadine che faranno da sfondo al giuramento, cioè la rada di Mar Grande e il Castello Aragonese, e avranno occasione, se lo vorranno, di effettuare visite in Città vecchia e al Borgo, con la possibilità di fare shopping e di pranzare nei nostri ristoranti.
Il giuramento solenne sulla rotonda del lungomare avrà luogo dalle ore 11 alle 12 e vedrà la presenza della fanfara di presidio della Marina Militare e delle maggiori autorità cittadine; nell’occasione alcune unità navali si posizioneranno nelle acque antistanti il lungomare.
La cerimonia rientra nell’ambito delle celebrazioni della Giornata della Marina Militare e del centenario della storica impresa di Premuda, compiuta il 10 giugno 1918 dai “mas” al comando del capitano di corvetta Luigi Rizzo.
Nell’occasione la città ospiterà diversi eventi organizzati dalla Marina. Venerdì 15 dalle ore 19.15 alle 20.10 sempre sulla rotonda del lungomare avrà luogo un concerto della Fanfara di Presidio della Marina, che già i tarantini hanno avuto modo di applaudire durante i festeggiamenti patronali nel rinnovato repertorio; successivamente la fanfara raggiungerà gli spazi antistanti il monumento al Marinaio per l‘ammaina bandiera (ore 20.23). Sabato 16 dalle ore 15 alle 19, i tarantini potranno visitare liberamente alcune unità navali della Squadra Navale, ormeggiate alla Stazione Navale in Mar Grande. Da sabato 16 a lunedì 18, infine, nelle sale del Castello Aragonese, dalle ore 10 alle 24, si terrà una mostra storica sulla Grande Guerra.

FONTE: Logo corrieretaranto

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Tra conferme e frenate diplomatiche, la missione italiana in Niger prosegue

Niger Missione

La missione italiana in Niger è in stallo, anzi no prosegue senza problemi. A leggere le notizie delle ultime settimane sull’argomento si capisce piuttosto che c’è ancora molto da chiarire sull’intervento dell’Italia per bloccare il flusso dei migranti ed addestrare le truppe locali in Niger al confine con la Libia. Annunciata ufficialmente da Paolo Gentiloni il 13 dicembre scorso, e votata in fretta e furia dalla Camera dei deputati, c’era una volta la missione italiana in Niger. Non è totalmente chiaro al momento infatti in che modo la missione proseguirà dato che il governo italiano e quello nigeriano sembrano pensarla in maniera diametralmente opposta. Cronache di un disastro diplomatico annunciato? Forse, ma andiamo per gradi.

“Andiamo in Niger per una richiesta del governo locale, che abbiamo ricevuto a dicembre e che riguarda quello che facciamo di solito in paesi come la Libia: rinforzare gli strumenti di controllo del territorio e delle frontiere e le forze di polizia locale” aveva detto il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, parlando della missione alla commissione difesa della camera il 15 gennaio. Secondo le intenzioni del governo nel 2018 dovrebbe avvenire un netto ridimensionamento della presenza militare italiana all’estero (dove i nostri militari sono impegnati oggi in 32 missioni internazionali in 21 paesi). Nello specifico in Iraq si passerebbe da 1.500 a 750 soldati, in Afghanistan da 900 a 700 soldati. I contingenti italiani si sposterebbero così in Africa, in particolare in Libia con un incremento da 370 a 400 soldati ed in Niger con una missione di 470 soldati (inclusi 130 mezzi di terra e due aerei) impiegati di fatto nel sostegno alle autorità locali nell’addestramento della polizia di frontiera e nel controllo dei confini, lungo la rotta più usata dai migranti diretti in Europa. L’intervento militare in Niger si attuerebbe nell’ambito della missione del G5 (Mali, Ciad, Burkina Faso, Niger, Mauritania) nel Sahel, in cui l’Italia ha chiesto di essere membro osservatore. La “Coalizione Sahel” presentata il 13 dicembre scorso, durante la conferenza stampa congiunta al termine del G5 Sahel (summit tra i capi di stato e di governo di Francia, Germania, Italia e i cinque paesi del Sahel), nascerebbe con l’obiettivo dichiarato di contrastare il terrorismo nella regione e dovrebbe trattarsi di “un’organizzazione operativa effettiva e reale, con un comando unico a livello regionale, per sostenere sul campo la forza G5 Sahel e l’Alleanza per il Sahel.” Coalizione che potrà valersi inoltre di stanziamenti per 50 milioni di euro dall’Unione europea, 60 milioni di dollari dagli Stati Uniti, 30 milioni dagli Emirati Arabi Uniti e 100 milioni dall’Arabia Saudita. Per maggiore chiarezza, in Niger intanto è già presente un'aliquota di una cinquantina di soldati con il compito di preparare il terreno al grosso della missione, l’Italia si unirebbe così alle forze armate francesi, statunitensi e tedesche che sono già presenti nel paese, rispettivamente da anni e mesi, in un contesto geopolitico importante per l’Italia.

Secondo indiscrezioni varie però la missione sarebbe ad uno stallo. Ad inizio marzo il governo di Niamey sembrava, nonostante la squadra di 40 specialisti inviati in Africa dopo l’approvazione della delibera di palazzo Chigi, dire, per la seconda volta, no all’arrivo dei soldati italiani da impiegare contro l’immigrazione clandestina ed il terrorismo. Stop comunicato dal ministro dell’Interno, Mohamed Bazoum, che aveva ripetuto quanto era già trapelato dal ministero degli Esteri circa due mesi fa sulla contrarietà all’invio del contingente, rilanciato dall’emittente francese Rfi. Secondo le indiscrezioni, infatti, il Niger non sarebbe stato informato ufficialmente dall'Italia riguardo la prossima missione militare nel paese africano, e gli esponenti del Governo avrebbero appreso del dispiegamento del contingente italiano da un lancio dell'agenzia di stampa. Inoltre, sempre secondo le fonti dell'emittente francofona, si afferma proprio che la formazione dei militari e delle forze di sicurezza del Niger, motivazione addotta dal governo italiano per la missione, sia già stata affidata ad altre nazioni. Sembrerebbe così evidente che una parte del governo nigerino non sia d’accordo con la missione e rilasci dichiarazioni alle Radio internazionali francesi per smuovere le acque della polemica.

Impossibile non notare però che in Niger è la Francia (nostra rivale storica) a detenere l’influenza più rilevante: negli stessi giorni, infatti, era circolata l'ipotesi proprio di una responsabilità francese allo stop alle missioni italiane, ossia che il governo di Parigi, che ha un contingente presente in quell’area con un ruolo di primo piano insieme con Stati Uniti e Germania, abbia fatto pressioni affinché il nostro paese rimanesse fuori da giochi africani. Una situazione che, se fosse stata confermata, metterebbe all’angolo il nostro paese. Certo, dietro la decisione del governo italiano c'era un accordo firmato dai due Paesi il 26 settembre del 2017 sulla base dell'accordo per lo sviluppo della cooperazione bilaterale nel campo della sicurezza, firmato durante l’incontro del 3 gennaio del governo nigerino con il numero uno della Farnesina, Angelino Alfano, volato a Niamey per inaugurare l’ambasciata italiana. Lo avevano scritto gli stessi giornali nigerini, che però specificavano: “Le nostre fonti confermano l’esistenza di un dialogo e di un coordinamento tecnico e per la sicurezza con l’Italia, ma questo non implica in alcun modo che il Niger intenda accogliere una missione militare italiana”.

Intanto sul sito della Difesa, proprio per fare maggiore chiarezza sull’argomento, è stato pubblicato un comunicato ufficiale in cui si ribadisce proprio che “In merito a quanto riportato da alcuni organi di stampa circa la sospensione della missione in Niger, si ribadisce quanto recentemente dichiarato pubblicamente dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, che stanno proseguendo le attività programmate del nucleo di ricognizione per attività di collegamento e preparazione, di intesa con le Autorità nigerine, e di predisposizione all'approntamento della base italiana in Niger. Non ci sono quindi ipotesi di ritiro del personale militare italiano. La missione si svilupperà in pieno accordo con le Autorità locali.” Salvo eventuali nuove problematiche, di tipo logistico o diplomatico, la nostra missione quindi dovrebbe proseguire con un numero massimo di militari impegnati che si baserà sulle decisioni del Parlamento e sulla necessità futura modulata in base alla situazione del teatro operativo e alle esigenze addestrati da soddisfare. “Allo stato attuale” la missione continua.

FONTE: Logo Amm Degiorgi oro

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Marina Militare, sarà varata sabato la prima Unpav: unità navale polifunzionale ad Alta Velocità

UNPNAV

MESSINA - Anche l’Esercito andrà ad alta velocità in mare. Sabato a Messina, si terrà la cerimonia di varo della prima Unpav (unità navale polifunzionale ad Alta Velocità) commissionata dalla Marina Militare italiana a Intermarine. La commessa comprende due navi, per un totale di 40 milioni di euro. Le nuove navi serviranno alla Marina Militare per rinnovare le linee operative delle Unità Navali e supplire, almeno in parte, alla crescente obsolescenza della Flotta, adottando mezzi all’avanguardia e di elevato contenuto tecnologico.

Unpav è una  tipologia di nave in grado di assolvere missioni diversificate e con brevissimo preavviso, coprire distanze elevate in tempi contenuti, e sono quindi particolarmente idonee ad intervenire anche in supporto alle operazioni di controllo dei flussi migratori. Le due navi sono prodotte al 100% in Italia: lo scafo e il primo allestimento viene realizzato presso i cantieri di La Spezia di Intermarine, e poi vengono ultimate a Messina.

La cerimonia del primo varo, come dicevamo, si terrà nei cantieri di Intermarine di Messina sabato dalle ore 10, e sarà presente anche il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, l’ammiraglio di squadra Valter Girardelli. Prevista anche la presenza del commissario dell’Autorità Portuale di Messina, Antonino De Simone.

L’annuncio delle nuove costruzioni fu dato da Intermarine, controllata del Gruppo industriale Immsi S.p.A., in occasione di Euronaval 2016, la più importante esposizione mondiale di sistemi di difesa navali. 

Intermarine ha maturato una solida esperienza e conoscenza delle problematiche inerenti la progettazione e costruzione di navi militari speciali con requisiti operativi molto stringenti, imponendosi sul mercato internazionale grazie all’ottima reputazione guadagnata con la fornitura alle più prestigiose Marine Militari mondiali di navi molto speciali come i Cacciamine.

L’Unpav è lunga fuori tutto 40 metri, larga 8 metri, ed è spinta da un sistema combinato di motori diesel accoppiati a propulsori a getto. L’impianto della propulsione consente la condotta della nave in diversi assetti di navigazione e operativi, garantendo una elevata flessibilità di impiego.

Le navi sono state progettate nel pieno rispetto dei regolamenti del Registro Navale Italiano per tutti gli aspetti più importanti che riguardano la sicurezza sia della piattaforma sia del personale impegnato nelle varie operazioni.

FONTE: Logo Messaggero Motori

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Sfuma il progetto museo, addio al Vittorio Veneto

Presto un bando di gara per alienare il bene e avviarlo a demolizione

L'incrociatore Vittorio Veneto è stato per 50 anni a Taranto, sarà rottamato. Si pensava di renderlo un museo ma ci vorrebbero ingenti risorse

Vittorio Veneto

di Maristella Massari

19 Maggio 2018

L’incrociatore Vittorio Veneto si prepara a lasciare definitivamente Taranto, la città che ha fatto per 50 anni da casa all’unità navale della Marina Militare.

Dopo la dismissione, avvenuta nel 2006, la nave sarà alienata perché si proceda alla sua demolizione. A dare l’annuncio, ieri mattina, è stato l’ammiraglio di divisione Salvatore Vitiello, al termine dell’annuale «Giornata del Personale Civile dell’Amministrazione della Difesa» che si è tenuta in Arsenale. Sono state consegnate 23 medaglie d’oro, 121 medaglie d’argento e 44 medaglie di bronzo e i diplomi di servizio in onore ai lavoratori che hanno tagliato rispettivamente il traguardo dei 40, 30 e 20 anni di servizio nell’amministrazione.

«Lo Stato Maggiore della Marina sta preparando un bando e si indirà una gara d’appalto come si è fatto già in occasione delle altre unità navali».

Gli esperti del settore, in questo campo, sono i turchi. La nave, com’è noto, ha diversi vincoli legati alla presenza di amianto in alcuni locali. L’impresa che si aggiudicherà l’appalto deciderà anche il luogo in cui portare il prestigioso incrociatore e procedere al suo smantellamento. Difficilmente questa operazione potrà essere effettuata a Taranto. La nave, che dal 2006, non solo non appartiene più alla Marina ma è stata anche radiata dal registro navale, potrebbe dunque dover attraversare ancora una volta - questa sì che sarà l’ultima - il canale navigabile.

Per musealizzare il Vittorio Veneto, ipotesi battuta per quasi 15 anni senza successo, ci vorrebbero - secondo i dati forniti qualche anno fa dalla Fondazione Michelagnoli -, ci vorrebbero 20 milioni di euro. A Taranto - fin qui - è mancata la forza di innovare, fiaccata com’era da una buona dose di inefficienza e incapacità. Soprattutto della politica.

«Si sta pensando di studiare bandi di gara, a livello di Stato Maggiore - ha concluso l’ammiraglio Vitiello -, per avviare progetti di musealizzazione di unità navali quando sono ancora operative, prima della loro dismissione. In maniera che sia più semplice la gestione successiva della nave».

FONTE: Logo Lagazzettadel mezzogiorno

 

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Marinai d'Italia-Editoriale del Presidente-Marzo 2018

Come sempre il Presidente Amm. Paolo Pagnottella coglie nel segno con il suo editoriale. Molto intenso e significativo quello del mese di Marzo della rivista Marinai d'Italia

logo marinaiditalia138

Pagnottella con firmaMi è capitato di incontrare alcuni compagni di scuola e di classe di mio nipote, 11 anni, quinta elementare, ai quali avevo iniziato a parlare del significato delle due giornate, della memoria (inerente la Shoah) e del ricordo (massacro nelle foibe ed esilio degli italiani giuliano-dalmati). Ero partito dal presupposto che ne avessero già parlato i loro insegnanti a scuola, inquadrando così gli eventi nel corretto contesto storico. Uno di questi ragazzini mi ha guardato con aria davvero meravigliata e mi ha chiesto se la Seconda Guerra Mondiale fosse, per caso, un nuovo video-game e da dove lo avessi scaricato. La mia iniziativa si è arrestata subito, per non ingenerare altra confusione. Poi, mi sono fatto da loro riferire sui programmi di storia ed ho scoperto che da anni alle elementari, il programma di storia arriva (forse) alla caduta dell’impero romano. Cioè, a dodici anni non si ha ancora notizia di Medio Evo, Repubbliche Marinare, Risorgimento, Garibaldi, Prima Guerra Mondiale, temi che gli studenti affronteranno (e non approfondiranno) per la prima volta alle medie. Ho chiesto loro se, in casa, magari qualcuno avesse parlato delle guerre mondiali, ricevendo risposte unanimi ma... negative. Ho riflettuto molto su questa lezione, poi ho considerato che noi, negli anni ’50 e ’60, avevamo nonni e padri viventi che avevano combattuto in quelle guerre, parenti che avevano vissuto la terribile esperienza dei bombardamenti. Ne avevamo ricavato aneddoti e racconti, conoscevamo le armi principali ed i loro effetti. Così a nostra volta, abbiamo affrontato le “nostre” esperienze di guerra (fortunatamente non coinvolti di persona), che si chiamano Corea, Vietnam, Sei giorni, Yom Kippur. Pochi di noi hanno “partecipato” alla spedizione in Libano, alle missioni nel Golfo, tutti eravamo davanti alla televisione quando scattò l’operazione “Desert Storm”, abbiamo visto il bombardamento di Baghdad, la dissoluzione dell’esercito di Saddam Hussein. Dei nostri soldati in Afghanistan poco se ne è parlato, salvo quando rientravano a Ciampino in una bara avvolta nel tricolore, col Presidente della Repubblica che ne toccava i lembi. I genitori di un tredicenne, oggi, hanno, a dir tanto, quaranta anni: non hanno avuto mai alcun sentore di guerra (salvo non fosse mediato da uno schermo TV) perché l’ultima su suolo europeo è stata la guerra in Iugoslavia (anni ’90) e loro erano giovani spensierati e gaudenti. Proviamo a chiedere loro chi era il Presidente del Consiglio nel 1999 quando aerei italiani furono mandati a bombardare postazioni militari in Serbia e dovremo accontentarci di risposte folkloristiche, tipo (il solito) Berlusconi o Gengis Khan (per la cronaca, era Massimo D’Alema). E stiamo parlando di un periodo a noi prossimo, vent’anni fa, dunque non meravigliamoci che un adolescente non conosca la stori di settanta anni fa! Ignorare la storia, almeno per sommi capi, a quell’età, li rende vulnerabili, privi di riferimenti, disponibili a credere a tutto con ampia probabilità di ripetere errori del passato poiché credono di fare cose nuove e geniali. Facciamo pure tutte le giornate della memoria e del ricordo, ben vengano e anzi solennizziamole, ma credo che il miglior contributo all’educazione dei nostri giovani sia dato dall’insegnare loro la storia, ed insegnargliela bene, fin dalla più giovane età. Perché poi, a 18 anni (e c’è chi vorrebbe anticipare a 16) andranno a votare!

Amm. di Squadra (r) Paolo Pagnottella

FONTE: logo marinaiditalia138

 

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