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Taranto, Scuola Sottufficiali della Marina Militare: lauree a 32 marescialli e a 11 studenti civili

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La proclamazione dei laureandi, a compimento dell’intenso iter di formazione iniziato nel 2015

17 ottobre 2018 Paolo Pucci -

Martedì 16 ottobre 2018, nella Scuola Sottufficiali della Marina Militare di Taranto, presente il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, prof. Antonio Felice Uricchio, sono state conferite le lauree in Scienze e Gestione delle Attività Marittime (S.G.A.M.) a 17 marescialli appartenenti al XVIII Corso Normale, a 5 marescialli del XV Corso Complementare e a 2 studenti civili, e le lauree in Informatica e Comunicazione Digitale a 10 marescialli appartenenti al XVIII Corso Normale e a 9 studenti civili.

La proclamazione dei laureandi, a compimento dell’intenso iter di formazione iniziato nel 2015, è avvenuta alla presenza del contrammiraglio Lorenzo Rastelli, comandante la Scuola Sottufficiali, e delle autorità militari, accademiche e cittadine locali, nella gioiosa cornice dei tanti familiari intervenuti.

L'ammiraglio Rastelli, nel proprio indirizzo di saluto, ha evidenziato comein questi anni la collaborazione tra  l’Università degli Studi di Bari e la Scuola Sottufficiali, così come  la collaborazione fra l’università e la città di Taranto, è andata sempre più crescendo”, ricordando quindi che “è trascorso quasi un decennio dall’istituzione del corso di laurea in Scienze e Gestione delle Attività Marittime (svolto preso l’Istituto della Marina Militare), un corso di studi di cui andiamo fieri, ben attagliato alle esigenze formative dei nostri marescialli ma che allo stesso tempo ha stimolato l’interesse anche di studenti civili” e che “oggi già raccogliamo i frutti di una nuova collaborazione partita 3 anni fa, nel corso di questa cerimonia infatti premiamo i primi 10 marescialli che hanno frequentato il corso di laurea in Informatica e Comunicazione Digitale avviato presso il Dipartimento Ionico di informatica: sono frutti molto preziosi per il futuro impiego nell’ambito operativo della forza armata”, concludendo “in questo anno di permanenza presso la Scuola Sottufficiali di Taranto ho potuto essere testimone di come avvenga, in modo continuo e scrupoloso, l’opera di coordinamento con l’Università degli studi di Bari volta al costante aggiornamento dei piani di studio per rimanere sempre aperti all’evoluzione tecnologica ed allo stesso tempo verificare nuove modalità di insegnamento, allo scopo di poter fornire agli allievi della scuola una solida e condivisa base culturale sulla quale accrescere, una volta immessi nell’ambito professionale, il bagaglio di esperienze e di conoscenze. Tutto ciò è testimonianza della ferrea volontà della forza armata di impegnarsi a continuare ad investire in formazione per essere sempre pronti a costruire e governare il futuro, ed è questa la funzione principale della Scuola Sottufficiali”.

I 10 marescialli della categoria Tecnici del Sistema di Combattimento/operatore Elaborazione Automatica Dati (TSC/EAD) sono i primi ad aver concluso il corso di laurea in Informatica e Comunicazione Digitale, iniziato a seguito della convenzione stipulata il 31.07.2015, e svolto nella sede di Taranto del Dipartimento di informatica dell’Università degli Studi di Bari.

Il corso di laurea in Scienze e Gestione delle Attività Marittime è invece attivo presso Mariscuola Taranto dall’anno accademico 2009/2010, e rientra nelle lauree in “Scienze e tecnologie della navigazione”. Il corso vede direttamente impegnato il Dipartimento Ionico, con lezioni tenute presso la Scuola Sottufficiali da professori universitari e da docenti militari e civili dell’amministrazione militare accreditati ed incaricati dall’Università.

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FONTE: Logo Notiziario online

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Yasen vs Virginia. La risposta russa ai sottomarini americani

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La marina militare degli USA ha inserito nei suoi armamenti il sedicesimo sottomarino classe Virginia. Gli americani considerano questi sottomarini i migliori al mondo sotto vari punti di vista. Simili ai Virginia ci sono i nuovissimi sottomarini russi a propulsione nucleare Yasen-M. Sputnik vi presenta entrambi i modelli.

Corsa sott'acqua

Il primo sottomarino Virginia è entrato a far parte della flotta degli USA nel 2004. Gli americani hanno un ottimo rapporto con queste navi tanto che ne costruiranno circa 30.

Va detto che il Virginia sostituì i Seawolf, costruiti per contrastare il sovietico Progetto 971 Shuka-B. La presentazione da parte dei russi di un nuovo sottomarino che competeva per silenziosità dei sottomarini USA classe Los Angeles mise in allerta i vertici militari americani del tempo. Nel tentativo di ripristinare l'equilibrio, la Marina militare USA ordinò 30 Seawolf, dotati di propulsori a getto d'acqua per aumentare la propria impercettibilità e ricoperti con un apposito involucro fonoassorbente. Ma con la caduta dell'URSS e la fine della Guerra fredda il Pentagono non aveva più bisogno di un sottomarino così avanzato e costoso. Il progetto venne interrotto e riuscirono a costruire solo altri 3 Seawolf. 

Gli ammiragli americani decisero che la nuova situazione storica permetteva loro di accontentarsi dei più pratici Virginia che allora costavano un terzo in meno (cioè circa 2 miliardi di dollari). Si prevede che in futuro i Virginia sostituiranno completamente gli obsoleti Los Angeles. 

Il sottomarino lungo 100 metro, 7800 tonnellate di stazza, raggiunge sott'acqua una velocità di 32 nodi. Equipaggio di 132 persone. Nella zona centrale del sottomarino si trova un locale che permette l'uscita dei sommozzatori. A bordo sono collocati ulteriori radar e a poppa delle antenne che permettono di controllare la situazione sott'acqua in qualunque direzione. Va detto che la nave non dispone di un periscopio classico. Al suo posto vi sono strutture fotoelettriche che trasmettono le immagini ricevute ai monitor della sala di controllo.

Sott usa774 virginia

È equipaggiato con 12 piattaforme di lancio verticale, due piattaforme di lancio speciali per i missili Tomahawk, 4 lanciasiluri per i missili antinave Garpun, siluri Mk 48 o mine. La nave potrebbe anche essere ulteriormente sfruttata ricavando una sezione aggiuntiva riservata a piattaforme di lancio. Queste permetterebbero di aumentare l'arsenale complessivo di altri 28 Tomhawk. 

Armi da duello

Gli Yasen russi sanno come rispondere: 8 piattaforme universali di lancio verticale per 5 missili da crociera Kalibr-PL. A seconda della missione i missili possono essere antinave, antisottomarino, anticarro e strategici. Se l'obiettivo sono grandi sottomarini, i Kalibr vengono combinati con i più potenti P-800 Oniks.

I lanciasiluri sono disposti insolitamente nella parte centrale dello scafo. Questa decisione è stata dettata dal fatto che a prua si trova un sonar a lungo raggio. I costruttori ritengono che gli Yasen siano superiori ai loro concorrenti americani per la capacità di ricognizione che li rende i re negli scontri sottomarini. In parole povere, la nave russa riesce a percepire il nemico prima che questo la scopra. Questo le dà il tempo di anticipare il colpo. 

"Gli Yasen e i Virginia appartengono chiaramente alla medesima sottoclasse", spiega a Sputnik l'ex capitano Igor Kurdin. "Il loro compito principale è la ricerca e l'inseguimento di sottomarini lanciamissili strategici. Inoltre, sono in grado di distruggere altri sottomarini e di indirizzare missili verso la costa. Mettendo i due a confronto, al primo posto secondo me c'è lo Yasen. E non perché sono un patriota, ma semplicemente il nuovo Yasen è più moderno rispetto al Virginia. Nel suo modello M hanno preso in considerazione tutti i difetti dell'imbarcazione, mentre gli americani sono ancora in fase di elaborazione e non vi sono stati da parte loro miglioramenti significativi. Lo Yasen è un ottimo sottomarino multiuso e questo lo riconoscono anche gli americani".

Secondo Kurdin i Virginia sono meno versatili degli Yasen e sono più mirati alla ricerca e alla distruzione di sottomarini lanciamissili di importanza strategica per contrastare i lanci di missili balistici. Gli Yasen, invece, sono sottomarini versatili in grado di operare con successo sia su terra sia sott'acqua. Sono leggermente più grandi degli americani: 120 metri di lunghezza, circa 14.000 tonnellate di stazza. A causa dell'acciaio super resistente di cui è fatto, il sottomarino si immerge più in profondità rispetto ai Virginia: fino a 600 metri contro i 500 degli americani. Ma questo lo rende più lento: sott'acqua raggiunge la velocità massima di 28 nodi. 

I sottomarini russi in larga misura sono automatizzati, dunque possono essere guidati da un equipaggio relativamente limitato. Ad esempio, a dirigere il Severodvinsk vi sono 85 marinai. Invece, al timone dei nuovi sottomarini vi saranno solo 64 militari, cioè la metà rispetto a quelli dei Virginia. 

Entro il 2020 la Marina militare russa prevede di costruire 7 Yasen, 6 dei quali secondo i nuovi standard. Il secondo sottomarino in serie Kazan è al momento in fase di prova. In futuro le navi di questa classe diventeranno i principali sottomarini multiuso a propulsione nucleare della Russia. 

Inseguitori impercettibili

Nella progettazione di sottomarini multiuso sia i costruttori russi sia quelli americani riservano sempre particolare attenzione alla silenziosità e all'impercettibilità. Gli scafi degli Yasen e dei Virginia sono dotati di pannelli fonoassorbenti e di motori silenziosi. I Virginia sono equipaggiati con motori a reazione e il potente sonar AN/BQQ-10 già presente nei sottomarini Seawolf. 

Sullo Yasen è integrata una silenziosa elica e un altrettanto silenzioso motore elettrico che si attiva a bassa velocità. I costruttori non hanno voluto seguire la struttura tipica della scuola russa del sottomarino a due scafi nella quale lo scafo più resistente si trova intorno a quello più leggero e fra i due sono disposte delle cisterne di zavorra. Sebbene questa struttura garantisca una maggiore resistenza della nave, ne aumenta significativamente la rumorosità. 

"Il grande vantaggio dei sottomarini americani rispetto ai nostri è sempre stata la silenziosità", afferma Kurdin. "Con lo Yasen è stato fatto un grande salto in avanti e ora siamo al pari degli americani quanto a silenziosità. Un altro parametro fondamentale è l'impercettibilità che dipende anche dalla potenza del sonar. In epoca sovietica, viste le scarse conoscenze di idroacustica, non potevamo competere con gli americani. Ma ora ne siamo in grado". 

Chiaramente, i costruttori russi e americani sono riusciti a creare sottomarini multiuso più o meno simili per impercettibilità. E per raggiungere questo obiettivo sono state impiegate le tecnologie più avanzate: infatti, gli Yasen e i Virginia si trovano davvero ai vertici dell'ingegneria. E quale dei due sia più forte è difficile dirlo rimanendo oggettivi perché non si sono ancora scontrati in un combattimento.

FONTE: Logo Sputnik

 

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Ufficiale e gentiluomo: ecco Marino il militare più decorato in servizio

Molfettese, capitano di vascello del "San Marco" ha trascorso 17 anni della sua carriera negli inferni del mondo.

Marino Piudecorato

BARI - Ha dimostrato di avere il coraggio di fare sempre la cosa giusta, fronteggiando situazioni ai limiti di ogni immaginazione. Francesco Marino è il militare italiano in servizio più decorato del nostro Paese. Molfettese, capitano di vascello del «San Marco», ha trascorso 17 anni della sua carriera negli inferni del mondo. Lì dove la vita umana vale meno di un centesimo. Missioni di pace, umanitarie, ma anche guerre. Albania, Kosovo, Libano, Bosnia, Iraq, Afghanistan, Nigeria, Repubblica Centroafricana e Camerun sono solo alcune delle sue tappe professionali.

L’elenco è lungo. Come le medaglie (d’argento e di bronzo), i riconoscimenti e gli aggettivi utilizzati nei comunicati ufficiali.
La stretta di mano di Francesco Marino, capelli grigio argento, viso affilato, sguardo penetrante, è come te l’aspetti da uno così: vigorosa, ma senza esagerare.

La divisa da combattimento ha le maniche arrotolate. Sull’avambraccio c’è quello che lui definisce «un graffietto». È il ricordo di una delle tante battaglie combattute. Quella volta che tre razzi anticarro Rpg con testate antipersonale colpirono in Iraq il suo VCC1, provocando pochi danni al mezzo, ma lasciarono ferite e bruciature sulle braccia dell’ufficiale.
Marino non è Rambo. Assomiglia più all’Ufficiale gentiluomo di hollywoodiana memoria. Riflessivo, calmo, meticoloso, determinato. Un leader naturale. La sua miscela carismatica è composta da duro lavoro, addestramento, impegno, pianificazione. Nessuna pozione magica. Nella guerra reale, che difficilmente arriva sotto i riflettori dei media, non finisce sempre come nei film: i cattivi, alla fine, possono anche vincere.

Lei è il militare in servizio più decorato delle Forze armate. Come ci si sente ogni volta che una medaglia viene appuntata sul petto?
«Ogni medaglia rappresenta un evento particolare, un momento della tua vita, nel quale metti in pratica tutto quanto hai imparato e ti hanno insegnato. Se devi portare a termine un compito lo devi fare bene, con tutta la professionalità possibile. In gioco ci sono la tua vita, quella di chi sta con te e intorno a te. Il merito è di tutti. Da soli non si va da nessuna parte».

Qual è stata la molla che le ha fatto scegliere in San Marco?
«Lo spirito di servizio verso il prossimo, l’aiuto che arriva sempre dalla gente di mare se ti trovi in difficoltà, la voglia di avventura e di scoprire mondi nuovi. È questa cultura tipica dei marinai che ci ha sempre distinto dagli altri e con questi ideali sono entrato in Marina e nel San Marco. Mi sento fortunatissimo e appagato perché ho realizzato quello che sognavo di fare».

La vita di un militare è costellata di rinunce e addestramento, sacrifici e dedizione, sogni e speranze. La sua finora come è stata?
«Movimentata. Vivo ogni giorno con lo stesso entusiasmo di sempre».

Come si diventa buoni comandanti di uomini?
«Condividendo e dando l’esempio. Il capofamiglia sei tu e da te si aspettano le giuste indicazioni. Devi costruire con gli altri un legame mentale e morale indissolubile. Non esiste un distacco. Certo, c’è la gerarchia che non è autoritarismo, ma una forma di rispetto riconosciuta in quanto guida e leader, costruita giorno dopo giorno».

Il S. Marco è composto da uomini comuni in grado di compiere imprese straordinarie grazie a profondo senso del dovere e addestramento rigoroso. È così?
«Certo. La nostra è una fratellanza spinta all’interno della quale ognuno metta le propria vita nelle mani dell’altro. Se non si vivono certe esperienze, forse, non si può capire fino in fondo il ragionamento».

Non è semplice comprendere chi decide di rischiare la vita restando nell’ombra. Può provare a spiegarlo?
«Siamo una famiglia a tutti gli effetti fondata su dei valori comuni. Questo spirito si sviluppa appena entri e si concretizza quando sei fuori, impegnato nell’attività operativa, dove diventa ancora più forte».

Il S. Marco può essere considerato una delle eccellenze del nostro Paese?
«I risultati delle missioni parlano da soli. Ritengo di sì».

L’hanno mai ringraziata abbastanza per quello che ha fatto?
«Non ci ho mai pensato, il lavoro e la professione che svolgo mi ripagano di tutto».

Se uno le parla di Nassiriya, cosa le torna alla mente?
«Una parte importante della mia vita di militare caratterizzata dal sacrifici e dal valore di quanti hanno lavorato con me. Sembrerà assurdo, ma l’immagine più impressa è di una normalità sconcertante. Rimanemmo per tre giorni nella sede della Cpa tra colpi di mortaio e raffiche di kalashnikov. A un certo punto mi viene voglia di caffè. Sì, ha capito bene. Lo dico a gran voce: “Prendiamoci un caffè”. Mi guardano come se fossi impazzito. Poi uno va alla macchinetta, inserisce la capsula e mi porta il caffè. Così a turno lo abbiamo bevuto tutti. Un gesto che serviva ad allentare la tensione, a riscoprire un pizzico di normalità in una situazione impegnativa».

Qual è il ruolo della famiglia nel suo lavoro così particolare?
«Importante, perché resta un punto di riferimento primario. Non penso sappiano esattamente qual è stato fino in fondo il mio lavoro. Anche perché non avrebbe senso, una volta tornati a casa, raccontare cose ormai lontane. Forse, anche difficili da comprendere».

FONTE: Logo Lagazzettadel mezzogiorno

 

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Amerigo Vespucci, la nave scuola più bella del mondo alla Barcolana

Rimarrà a Trieste fino al 15 Ottobre. Il veliero simbolo della Marina militare italiana affiancherà lo stand informativo della Marina

di Silvia Morosi

Vespucci Barcolana

La nave scuola più bella del mondo, l’Amerigo Vespucci, è arrivata a Trieste il 7 Ottobre in occasione dei 50 anni della Barcolana. Avere l’imbarcazione in città è «senza dubbio il più grande regalo che la Società Velica di Barcola e Grignano potesse ricevere in occasione del Cinquantenario», ha detto Mitja Gialuz, presidente della Società Velica Barcola Grignano. Ormeggiata al Molo Bersaglieri, arrivata da Napoli dove in soli tre giorni è stata visitata da 22 mila persone, resterà a Trieste fino a domenica 15 Ottobre, giorno della regata, e sarà visitabile dal pubblico. Dunque olio di gomito per i marinai, impegnati a pulire e lucidare in modo ancor più approfondito per non smentire la fama della nave, che naviga al motto di «Non chi comincia ma quel che persevera» e con un principio ben saldo: «Tutti noi marinai siamo molto sensibili alla solidarietà verso gli altri e a chi è in difficoltà», come ha sottolineato il comandante della Vespucci, C.v. Stefano Costantino.

Vespucci barcolana1

L’Unità più anziana in servizio nella Marina Militare, costruita e allestita presso il Regio Cantiere Navale di Castellamare di Stabia, è stata varata il 22 febbraio 1931 da Elena Cerio. Consegnata alla Regia Marina il 26 maggio 1931, entrò in servizio come Nave Scuola il successivo 6 giugno, aggiungendosi alla gemella Cristoforo Colombo — di tre anni più anziana.

FONTE: Logo Corrieredellasera

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Giovani (Essere giovane ...)

MacArthur Museum

“La giovinezza non è un periodo della vita, essa è uno stato dello spirito, un effetto della volontà, una qualità dell’immaginazione, un’intensità emotiva, una vittoria del coraggio sulla timidezza, del gusto dell’avventura sull’amore del conforto. Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni, si diventa vecchi perché si è abbandonato il nostro ideale. Gli anni aggrinziscono la pelle, la rinuncia al nostro ideale aggrinzisce l’anima. Le preoccupazioni, le incertezze, i timori e i dispiaceri sono i nemici che lentamente ci fanno piegare verso la terra e diventare polvere prima della morte. Giovane è colui che si stupisce e si meraviglia, che domanda come un ragazzo insaziabile: e dopo? Che sfida gli avvenimenti e trova la gioia al gioco della vita. Voi siete così giovani come la vostra fede, così vecchi come la vostra incertezza, così giovani come la vostra fiducia in voi stessi, così giovani come la vostra speranza, così vecchi come il vostro scoramento. Voi resterete giovani fino a quando resterete ricettivi, ricettivi a ciò che è bello, buono e grande, ricettivi ai messaggi della natura, dell’uomo e dell’infinito. Se un giorno il vostro cuore dovesse essere morso dal pessimismo e corroso dal cinismo, possa Dio avere pietà della vostra anima di vecchi “….

(Discorso tenuto dal Generale Douglas MacArthur ai cadetti di West Point, 1945)

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FONTE: Logo GPB

 

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