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Sabotò la nave per evitare la missione: militare della Marina rischia 24 anni di carcere

Secondo l 'accusa, la nave avrebbe subito un danno di oltre 30.000 euro, ed è stata costretta a rimanere ferma nell'Arsenale di La Spezia per circa 5 mesi, con il conseguente annullamento delle operazioni militari programmate.

Gorgona

Verona - Si è aperto davanti al Tribunale di Verona il processo ad un militare accusato di aver sabotato una nave della Marina, la "Gorgona", con l'obiettivo di non partire per una missione nel Mediterraneo. L'imputato, un sottocapo di terza classe della Marina, deve difendersi dall'accusa di distruzione o sabotaggio di opere militari pluriaggravata. Svolgeva le mansioni di motorista.

Il dibattimento davanti al Tribunale Militare del capoluogo è stato aggiornato al gennaio 2021. I pm Alberto Bruni e Luca Sergio hanno ascoltato nella prima udienza numerosi testimoni, tra cui il Comandante della flotta e il comandante della nave, oltre ad altri appartenenti della Marina. Secondo l 'accusa, la nave avrebbe subito un danno di oltre 30.000 euro, ed è stata costretta a rimanere ferma nell'Arsenale di La Spezia per circa 5 mesi, con il conseguente annullamento delle operazioni militari programmate.
I fatti risalgono alla notte del 29 gennaio 2019. Il militare, secondo l'accusa, si sarebbe introdotto nella sala macchine della "Gorgona", e dopo aver sollevato una griglia calpestabile e averne messo fuori uso i fissaggi avrebbe aperto il portello di ispezione centrale del «riduttore di dritta» gettando all'interno perni, bulloni e altri pezzi metallici, così da renderlo inefficiente e non riparabile in tempi brevi.

Nelle prossime udienze, i Pm ascolteranno esperti e tecnici, oltre ai Carabinieri che hanno condotto le indagini. La pena prevista per il reato di sabotaggio va da a 8 a 24 anni di reclusione.
 

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Un sottomarino nazista perduto (e ritrovato)

Era conficcato nel fondale al largo della costa danese il relitto dell'U-boot che, secondo alcune voci (infondate), avrebbe trasportato i gerarchi superstiti in Sud America.

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Un U-3008, un sottomarino Tipo XXI simile al modello ritrovato. Wikimedia Commons

Nel 2018 il relitto di un sottomarino che secondo alcuni avrebbe trasportato clandestinamente gli ufficiali nazisti scampati alla guerra dall'Europa al Sud America è stato ritrovato al largo della costa danese, a una manciata di km dal suo ultimo avvistamento. Il mezzo militare, un gioiello della tecnologia navale chiamato U-3523, si trovava incastrato in diagonale nel fondale (con la prua incuneata nella sabbia e la poppa sollevata di 20 metri) a poco più di 16 km da Skagerrak, nel nord della Danimarca, e a una profondità di circa 123 metri.

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Una scansione che mostra la posizione del relitto rispetto al fondale: la prua è incastrata nella sabbia, la poppa sollevata. © Sea War Museum Jutland

TECNOLOGIA AVANZATA. Si trattava di un U-Boot Tipo XXI, una classe progettata per operare stabilmente sott'acqua e non per immergersi di tanto in tanto (un sottomarino, dunque, non un semplice sommergibile), capace di raggiungere la velocità considerevole di 31,9 km orari. Secondo Gert Normann Andersen, direttore del Sea War Museum Jutland che ha realizzato la scoperta e le prime scansioni del relitto, era il mezzo nautico più moderno e all'avanguardia in dotazione dei tedeschi.

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Il sottomarino mancante all'appello è stato rinvenuto al largo della costa della Danimarca, quasi 17 km più a ovest rispetto al punto in cui si credeva essere affondato. © Sea War Museum Jutland

LA FINE. L'U-3523 fu varato il 14 dicembre 1944 e si inabissò per le bombe antisommergibile scagliate da un bombardiere britannico il 6 maggio 1945. Si pensa che a bordo vi fossero 58 uomini dell'equipaggio, ma finora non sono stati individuati resti umani sul relitto.

Proprio le eccezionali doti tecnologiche del sottomarino, insieme al fatto che per 73 anni si era persa traccia del relitto, hanno alimentato, nei decenni, le voci su un suo utilizzo post-bellico. Secondo alcuni, era il primo vero mezzo tedesco potenzialmente in grado di attraversare l'Atlantico sott'acqua, e di trasportare gli ufficiali nazisti scampati alle bombe alleate in Sud America (dove alcuni in effetti si rifugiarono, protetti dalle dittature locali).

 FONTE:Logo Focus

 

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Ecco come saranno i nuovi cacciatorpediniere per la Marina Militare

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Paolo Mauri

Il programma riguardante lo studio per lo sviluppo e l’acquisizione di due nuove unità di questo tipo, definite Ddx in questa fase, e comprensivo del relativo armamento, è stato finanziato nel bilancio ordinario della Difesa per un importo di 4,5 milioni di euro che andranno in studi di de-risking (che potremmo tradurre come “riduzione del rischio”) distribuiti nei prossimi due anni.

La Marina Militare punta a definire i requisiti finali entro il 2022 e a siglare il contratto di produzione l’anno successivo, che dovrebbe portare, se l’afflusso di denaro non subirà modifiche o interruzioni, ad avere la prima unità pronta per il 2028. Le future unità andranno a sostituire i due caccia della classe Ammiragli: nave Durand de la Penne (D 560) e nave Mimbelli (D 561), varate tra il 1989 ed il 1991, che si apprestano quindi a toccare i 30 anni di servizio attivo essendo entrate in squadra nel 1993.

I due nuovi Ddx affiancheranno, pertanto, i due classe Orizzonte: l’Andrea Doria (D 553) e il Caio Duilio (D 554), consegnati alla Marina rispettivamente nel 2007 ed nel 2009.

“I cacciatorpediniere sono fondamentali per una blue water navy come quella italiana, che deve essere in grado di proiettare capacità in mare e dal mare operando su tutto lo spettro delle operazioni marittime e congiunte”, ha dichiarato l’ammiraglio Aurelio De Carolis, vice capo di Stato maggiore della Marina Militare Italiana a Defense News. “Oltre a portaerei, navi anfibie e sottomarini, c’è bisogno di cacciatorpediniere con capacità di attacco a terra e protezione di gruppi navali” ha aggiunto.

Le nuove unità dovranno avere elevate capacità di contrasto alla minaccia di superficie e subacquea, nonché avere spiccate caratteristiche per la protezione d’area di gruppi navali contrastando la minaccia aerea e missilistica avversaria di tipo convenzionale e balistica. I caccia avranno quindi un ruolo simile a quello dei Ddg classe Arleigh Burke della U.S. Navy e si parla anche della possibilità di imbarcare missili da crociera come lo Scalp Naval, quindi fornendo alla nostra Marina, per la prima volta, una capacità di attacco terrestre a corto/medio raggio che mai ha avuto prima, ma ancora non c’è una decisione definitiva in tal senso.

I Ddx avranno un dislocamento a pieno carico di circa 10mila tonnellate, uno scafo a bassa osservabilità e sensori particolarmente avanzati. La loro lunghezza sarà orientativamente di 175 metri per una larghezza di 24 ed un pescaggio di nove, facendone delle unità molto più grandi delle classi Ammiragli ed Orizzonte, e rasentando le dimensioni ed il dislocamento di un incrociatore: per dare un termine di paragone gli Slava russi sono lunghi 186 metri per circa 11mila tonnellate a pieno carico.

Il sistema di combattimento di bordo sarà imperniato, molto probabilmente, sul radar a facce fisse di Leonardo Kronos 3000, che lavora in doppia banda (X e C) per il tracciamento, la guida missili e la scoperta a corto raggio, e sul Kronos Power Shield (in banda L) per la scoperta a lungo raggio che darà, insieme ai missili della famiglia Aster (i tipo 15, 30 e 30 block 1Nt) le capacità antiaeree ma soprattutto Abm (Anti Ballistic Missile). I cacciatorpediniere avranno sei sistemi lanciamissili tipo Vls (Vertical Launch System) Sylver A50 a otto celle (per un totale di 48), con due lanciatori a prua (davanti al ponte) e il resto a centro nave.

La capacità antinave sarà data dal missile Teseo Mk2 Evolved (2 lanciatori per 4 missili) mentre le navi avranno – finalmente – una dotazione di artiglieria di tutto rispetto: oltre ad un cannone da 127/64 di Leonardo che utilizza il nuovo munizionamento guidato Vulcano, e due pezzi da 76/62 a tiro rapido in grado di utilizzare anche le munizioni guidate Dart (Driven Ammunition Reduced Time Of Flight). Per la difesa ravvicinata sembra sia stato scelto l’affusto Oto Melara 25/80 “Spallaccia”.

La gestione del fuoco delle nuove navi sarà affidata al sistema di combattimento fabbricato da Leonardo: il Combat Management System di nuova generazione ad architettura aperta, modulare e riconfigurabile, progettato per essere un sistema C4I (Comando, Controllo, Comunicazione, Computer e Intelligence) completo con accesso ai servizi di rete della Nato e dei suoi partner così come a quelli strategici nazionali. Verosimilmente i nuovi cacciatorpediniere avranno la capacità di comunicare con i caccia di nuova generazione che utilizzano il sistema Link 16.

Nella plancia è previsto una postazione di controllo ad “abitacolo” integrato: un innovativo sistema che consentirà per la prima volta la gestione integrata delle operazioni relative sia alla conduzione della nave sia al sistema di combattimento, impiegando un numero ridotto di addetti, grazie anche all’utilizzo di tecnologie di realtà aumentata. A completare le dotazioni dei nuovi cacciatorpediniere ci sarà un ponte di volo e un hangar per elicotteri a poppa, che potranno ospitare due EH101 o due SH90.

I cacciatorpediniere sono fondamentali per la protezione dei gruppi navali e andranno a effettuare la scorta, insieme alle fregate tipo Fremm (o classe Bergamini) e ai sottomarini U-212 Nfs, del nostro “Csg” (Carrier Task Group) imperniato sulle due nuove unità: nave Cavour e nave Trieste. Anche quest’ultima, infatti, sebbene ufficialmente designata come Lhd (Landing Helicopter Dock) avrà la possibilità di imbarcare gli F-35B, la versione a decollo corto e atterraggio verticale del caccia della Lockheed-Martin.

FONTE: Logo insedeover

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Naviris, avanti tutta!

Dal sito "Analisi Difesa" un interessante articolo sugli accordi tra Fincantieri e Naval group. Tutto da leggere.

Formazione

Procede secondo i piani previsti l’alleanza fortemente voluta nel settore navale militare dagli amministratori delegati di Fincantieri, Giuseppe Bono, e di Naval Group, prima con Hervé Guillou ed ora con il suo successore Pierre Éric Pommellet, per offrire una risposta combinata sui mercati internazionali nell’ambito degli accordi intergovernativi fra Italia e Francia. In questo modo si apre la strada al consolidamento dell’industria cantieristica europea a fronte di una concorrenza internazionale sempre più forte.

PresentazioneLa joint-venture Naviris tra Fincantieri e Naval Group nel settore delle unità di superficie ha iniziato l’operatività lo scorso gennaio e nonostante il difficile momento generale, è cresciuta e si è affermata come un’unica entità in grado di operare sul mercato domestico ed internazionale.

“Da quando l’azienda è diventata operativa all’inizio dell’anno, nonostante le difficoltà organizzative e logistiche create dalla pandemia, Naviris si è strutturata per operare come un’entità unica e indipendente, in grado di affrontare le sfide del mercato internazionale e soddisfare le necessità organizzative richieste dai primi due contratti acquisiti”, spiega il COO (Chief Operating Officer) di Naviris, l’ing. Enrico Bonetti (nella foto sotto) ad Analisi Difesa.

Parallelamente ai primi passi della joint-venture verso il raggiungimento della piena capacità operativa, in accordo con l’agreement intergovernativo firmato tra Francia e Italia a Napoli lo scorso febbraio, “le autorità governative e militari delle due nazioni hanno stabilito le procedure e formato il comitato congiunto, composto dai responsabili delle Direzioni Nazionali degli Armamenti dei due Ministeri della Difesa, al fine di fornire un pacchetto completo e bilanciato dal punto di vista industriale e finanziario, a supporto delle campagne di marketing internazionale che Naviris intende perseguire”, aggiunge il rappresentante di Naviris.

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Per perseguire gli scopi previsti dai due contratti aggiudicati dall’Agenzia OCCAR, relativi rispettivamente a cinque programmi di ricerca e tecnologia (R&T) e allo studio di fattibilità del programma d’ammodernamento di mezza vita (MLU, Mid-Life Update) dei caccia lanciamissili per la difesa aerea tipo Orizzonte in servizio con le marine dei due Paesi, “le capacità della società sono rapidamente cresciute in termini di project management e di personale ingegneristico fornito sia dalle due aziende madri che assunto sul mercato”, spiega l’ing. Bonetti.

A nome dei Ministeri della Difesa delle due nazioni, l’Agenzia OCCAR ha assegnato a Naviris lo scorso giugno, un contratto incentrato su cinque progetti di ricerca e sviluppo riguardanti rispettivamente lo sviluppo di navi digitali, l’ottimizzazione del consumo energetico, le celle a combustibile per le unità di superficie, la logistica del futuro e le attività legate al miglioramento delle capacità operative nelle peggiori condizioni ambientali (‘Winning a Sea State’). Naviris opera come capocommessa e coordinatore delle cinque attività R&T perseguite dalle due società madri e della durata compresa tra 17 e 42 mesi.

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“Questi progetti di R&T sono il primo esempio dell’integrazione avanzata tra l’organizzazione delle due società, in quanto team integrati lavorano sotto la direzione di Naviris in Francia e in Italia per raggiungere gli obiettivi pianificati dei progetti, sfruttando i siti di Naval Group di Nantes-Indret, Ollioules e Lorient, oltre alla controllata Sirehna, accanto alle sedi Fincantieri di Genova e Trieste, ed alle controllate del gruppo italiano Cetena e Seastema”, sottolinea Bonetti ad AD.

I progetti sono finanziati congiuntamente dalle due società madri (50/50 ciascuna) e dai due MoD al 50% per un valore complessivo di 43 milioni di euro. Grazie a questo accordo, la JV avrà la proprietà intellettuale di tutti i risultati della ricerca ed i due MoD avranno la licenza d’uso che potranno sfruttare appieno, a sostegno dei loro programmi di supporto logistico e cantieristico. “Le tecnologie che vengono sviluppate attraverso questi progetti troveranno la prima applicazione principale nel nuovo programma European Patrol Corvette (EPC) portato avanti da Italia, Francia, Spagna e Grecia”, aggiunge il rappresentante di Naviris.

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Anche il contratto OCCAR assegnato a Naviris lo scorso luglio per lo studio di fattibilità del programma per l’aggiornamento di mezza vita dei caccia lanciamissili per la difesa aerea tipo Orizzonte sta avanzando rapidamente nei tempi previsti.

“Tra metà settembre e metà ottobre, Naviris ha assegnato tutti i contratti per le rispettive attività ai fornitori OEM (Original Equipment Manufacturer) del sistema di combattimento, tra cui Leonardo, Thales, MBDA, ed i consorzi Eurosam (formato da MBDA e Thales) e SIGEN (by Elettronica e Thales)”, ci spiega Bonetti esprimendo la piena soddisfazione per il traguardo raggiunto.

Guardando alle prossime fasi del programma ‘Horizon MLU’, dopo il completamento dello studio di fattibilità della durata di 12 mesi, seguirà la fase legata alle attività di sviluppo delle soluzioni tecniche che si protrarrà per circa 18 mesi, con l’obiettivo di discutere entro la fine del 2023, i dettagli della fornitura e dei lavori previsti dal contratto, al fine di aggiudicare quest’ultimo ed iniziare le attività sulla prima nave delle quattro unità previste dal programma. Secondo il piano generale di quest’ultimo, dovrebbe essere una nave italiana, da sottoporre ai lavori nella prima metà del 2025.

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La joint venture franco-italiana riguardante le navi di superficie sta anche gettando le basi per il primo progetto completo nel settore della cantieristica navale, – dalla progettazione alla consegna passando per la costruzione -, portato avanti dalla nuova società: si tratta del programma European Patrol Corvette (EPC) in ambito EU PESCO (Permanent Structured Cooperation).

Coordinato dall’Italia e comprendente ad oggi, Francia, Spagna e Grecia (con il Portogallo come osservatore), il programma EPC costituisce uno sforzo fondamentale per affermare Naviris come ‘design authority navale’ sulla scena internazionale.

“Stiamo elaborando un accordo con Navantia, l’altra principale industria cantieristica coinvolta nel programma, per il perseguimento congiunto dei bandi di finanziamento legati al Fondo Europeo per la Difesa (EDF) nel 2021″, precisa Bonetti, aggiungendo che dovrebbe essere firmato entro la fine dell’anno in corso.

Naviris logoQuest’ultima attività consentirà a Naviris di finanziare il lavoro sulla progettazione della nave e lo sviluppo dell’ingegneria, mentre i Ministeri della Difesa dei paesi coinvolti nel programma, che come detto è aperto ad altre nazioni ed industrie, coordineranno i loro sforzi per sincronizzare i rispettivi programmi di procurement.

Nel frattempo, Naviris sta già portando avanti attivamente campagne di marketing internazionale, “con le prime opportunità provenienti da programmi in alcuni paesi del Sud-Est Asiatico”, aggiunge il COO di Naviris senza fornire ulteriori dettagli al riguardo.

Quindi un futuro di stimolanti attività, programmi e opportunità di marketing attende Naviris, che eredita il know-how e l’esperienza dei costruttori navali e del cluster di aziende che hanno lanciato e portato avanti i programmi Horizon e FREMM e che oggi, grazie al lavoro congiunto con altri attori, è la capofila nel perseguire il consolidamento della cantieristica in Europa almeno nel settore delle navi di superficie.

FONTE: Logo analisidifesa

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La Marina Militare tra prospettive e criticità

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Nel corso dell’audizione tenutasi il 28 ottobre davanti alla Commissione Difesa della Camera, il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, ha tratteggiato l’impegno della Forza Armata in questo periodo di pandemia, che non sta facendo mancare il suo supporto alla popolazione ed alla difesa degli interessi nazionali nello scacchiere del Mediterraneo cosiddetto allargato.

Al contempo il CSM della Marina Militare ha posto in evidenza le criticità legate all’organico del personale la cui progressiva diminuzione sta rendendo sempre più difficile assolvere a compiti diversi e nuovi rispetto al passato, con la necessità di correttivi all’attuale legge di rinnovamento dello strumento militare del 2012.

Un incremento del personale va di pari passo con la richiesta del completamento del programma di rinnovamento della Flotta, causa un rapido invecchiamento delle unità più datate, a fronte d’impegni sempre più lontani dalle acque nazionali, una sempre più forte ‘territorializzazione’ del mare aperto con crisi sempre più frequenti e minacce agli interessi nazionali in scenari sempre più complessi e con attori in grado di mettere in campo forze navali sempre più capaci.

Gli impegni nazionali ed internazionali

In un’escalation di crisi nel Mediterraneo allargato, in particolare nel settore orientale, a fronte del continuo impegno a fianco della NATO, Unione Europea e dei consessi internazionali la Marina Militare è stata sempre presente con sacrificio di uomini, donne e mezzi, ha rimarcato l’ammiraglio Cavo Dragone.

CSM Cavo DragoneProsegue infatti l’Operazione Mare Sicuro, con una media di quattro navi, un sommergibile, quattro elicotteri ed un velivolo da pattugliamento, “in aggiunta al supporto al Governo di Accordo Nazionale libico con una nave a Tripoli, un plotone di sicurezza della Brigata Marina San Marco oltre a un nucleo di tecnici, militari e civili, che assicurano il supporto tecnico-logistico ai mezzi della Marina e della Guardia Costiera libica”.

A questa ed alla vigilanza pesca, s’aggiunge l’attività d’intelligence, anch’esse di carattere strutturato e persistente, a livello interforze, “utilizzando sottomarini ed unità navali specialistiche, da cui deriva una parte significativa del supporto in questo settore al Paese”. Vi sono poi gli impegni in ambito Unione Europea con l’Operazione IRINI in Mediterraneo ed il comando in mare dell’Operazione Atalanta nell’Oceano Indiano di cui l’Italia detiene il comando. Più recentemente, la MM ha iniziato l’attività nel Golfo di Guinea, dove è stata protagonista di diversi interventi con successo nel contrasto alla pirateria. Attività quelle citate che proseguiranno anche nel 2021.

Nel contesto della NATO, la MM fornisce una media giornaliera di tre navi, quattro elicotteri ed un sommergibile per sorveglianza marittima e presenza nelle aree d’interesse dell’Alleanza. Vi è poi il supporto alla base nazionale avanzata di Gibuti e alla MFO dal 1982 nel Mar Rosso.

In questo scenario ed in particolare nel Mediterraneo ha sottolineato il CSM della MM, sono sempre più presenti attori asiatici, come La Cina Iran, Pakistan ed India, a cui s’aggiunge una significativa intensificazione della presenza della Russia, al pari di una sempre più crescente disputa sugli spazi marittimi ai fini dell’accesso alle risorse marine, in particolare giacimenti di gas e petrolio.

Senza dimenticare la necessità del controllo continuo del network di cavi sottomarini che assicurano oltre il 90% delle comunicazioni globali e delle condutture petrolifere/gas di primaria importanza per il sistema economico nazionale ed internazionale.

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“Siamo in presenza di una sempre più marcata territorializzazione degli spazi marittimi”,  con forti crisi in particolare nel settore orientale del Mediterraneo dove la MM è intervenuta insieme ad altre Marine per contribuire a disinnescare situazioni sempre più difficili.

A tutela degli interessi nazionali negli spazi marittimi extraterritoriali, che vede protagonista la MM, “è da collegarsi un importante disegno di legge (AC 2313) che riguarda l’istituzione, nell’ordinamento italiano, di una Zona Economica Esclusiva (tema che Analisi Difesa ha trattato nei giorni scorsi- NdRche, qualora stabilita, andrebbe opportunamente protetta, imponendo una riflessione sulle strategie e modalità di utilizzo degli assetti nazionali adatti allo scopo”.

Senza dimenticare l’impegno del Governo e delle Forze Armate, ed in particolare della MM, nell’Artico, dove grazie alle campagne svolte unitamente al Centro NATO per la Ricerca e la Sperimentazione Marittima, l’Italia è tra i Paesi osservatori del Consiglio Artico, pur non avendovi alcun affaccio, oltre alla partecipazione al Programma Nazionale di Ricerche in Antartide.

 La lotta contro il COVID e l’assolvimento dei compiti

In questo contesto, il Paese e la Marina hanno dovuto affrontate la drammatica emergenza della pandemia. Al pari delle altre Forze Armate, la MM è stata in prima linea con la fornitura di personale medico e della Brigata Marina San Marco, con il posto medico avanzato creato e gestito da quest’ultima a Jesi presso l’ospedale Carlo Urbani ed i posti letto approntati per l’emergenza a bordo delle navi Cavour ed Etna e dell’Ospedale militare di Taranto oltre all’impiego dell’Aviazione Navale per trasporti urgenti in bio-contenimento e di materiali, così come il supporto del COMSUBIN e degli altri enti locali.

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“Nonostante il COVID, la Marina ha continuato ad assolvere tutti i propri compiti e gli impegni assunti dal Paese anche in campo internazionale”, sviluppando procedure di contenimento e prevenzione per un ambiente molto particolare come la nave, “che abbiamo trasmesso a tutti i nostri colleghi internazionali, ricevendo testimonianze di grande gratitudine”.

“Non ci siamo mai fermati” ha sottolineato l’ammiraglio Cavo Dragone, rimarcando la totalizzazione da inizio anno delle stesse ore moto nave (40.300) e volo (6.000) dello stesso periodo del 2019, “anche se è innegabile che l’emergenza COVID stia determinando l’accumulo di un debito manutentivo e addestrativo che dovrà essere colmato una volta finita la crisi”.

Nave ospedale

Tra i tanti esempi, è stato sottolineata in particolare l’attività di Nave Bergamini, che nel primo periodo emergenziale, ha solcato i mari per cinque mesi fuori dai normali bacini di gravitazione, senza alcuna sosta.

Non solo, anche la nave scuola Vespucci ha assicurato l’attività formativa degli allievi ufficiali effettuando la tradizionale campagna addestrativa, senza mai entrare in porto.

In questo periodo sono stati raccolto molti insegnamenti che hanno permesso alla Forza Armata di sviluppare nuove esigenze operative, come ha rivelato l’ammiraglio, “quella per realizzare una nuova nave con capacità ospedaliere e definire il requisito per ospedali modulari dislocabili a mezzo nave, attraverso moduli containerizzati con capacità di triage, terapia intensiva e sub-intensiva”. Un progetto di nave ospedale (nell’immagine sopra) che secondo le prime affermazioni, comprende 114 posti letti di terapia intensiva, ed uno sviluppo e supporto interdicasteriale, perché il medesimo possa trovare anche l’operatività vera e propria.

 Organici limitati

Un impegno particolarmente gravoso per una componente personale della Forza Armata già ridotta all’osso, reso ancora più difficile dalla pandemia. Un aspetto che l’ammiraglio ha evidenziato con enfasi, a fronte di una legge di revisione dello strumento militare nazionale del 2012 che necessita, secondo quanto si evince dallo stesso comunicato emesso a fine della riunione del Consiglio Supremo della Difesa del 27 ottobre, di una verifica con eventuali correttivi in relazione al ‘mutato contesto di riferimento’.

“La Marina, in termini di personale, rappresenta il 17% del totale delle Forze Armate. E’ quindi evidente come i tagli praticati sui nostri organici incidano in maniera più profonda, consumando qualsiasi margine, con il rischio di intaccare la massa critica, indispensabile per il soddisfacimento dei compiti istituzionali”, oltre all’impossibilità di contribuire agli incarichi internazionali ed alle nuove specialità come il Comando delle Operazioni Spaziali e per le Operazioni di Rete.

PalombaroQuesta problematica secondo il CSM della MM va affrontata perseguendo più direttrici sinergiche: correttivi alla Legge 244”, iniziando quanto prima a prolungare il transitorio che scadrebbe tra quattro anni, la gestione delle crescenti fuoriuscite, in particolare, dei transiti all’impiego civile e, infine, un incremento dei reclutamenti.

“In tal senso la Marina ha già sviluppato uno studio, in grado di fornire chiari elementi di riferimento per l’identificazione di numeri calibrati allo sforzo che il Paese chiede alla Forza Armata e che evidenzia che l’organico minimo andrebbe fissato intorno alle 34.500 unità”.

La questione del personale riguarda anche il comparto civile che assicura “un pregiato supporto tecnico-amministrativo all’attività dei nostri stabilimenti industriali, gli Arsenali e tutti gli enti tecnici di supporto”, e che causa il mancato turn-over del personale tecnico incide inesorabilmente sul mantenimento nel presente e futuro delle capacità di supporto alla Forza Armata.

Il binomio Cavour- F-35B

“Il piano di rinnovamento e potenziamento della Flotta deve andare avanti grazie ad una nuova ‘Legge Navale’ se si vogliono assolvere tutte le missioni assegnata alla Marina dalla Difesa presenti e future” ha rimarcato l’ammiraglio Cavo Dragone affrontando il tema delle nuove costruzioni.  Il piano a lungo termine 2019-2034 della MM, confluito nel cosiddetto MOIR, ovvero nel Modello Operativo Integrato di Riferimento della Difesa, “che rappresentano la minima capacità navale per assolvere i futuri compiti”, prevede la creazione di un gruppo navale incentrato sulla portaerei Cavour recentemente ammodernata “nonostante gli sforzi richiesti dalla pandemia”, per l’impiego dei velivoli di quinta generazione a decollo corto ed atterraggio verticale F-35B.

F 35B Marina italiana

Insieme al gruppo basato sulla portaerei francese Charles De Gaulle, saranno gli unici due a disposizione dell’Unione Europea, ha rimarcato il CSM della MM, sottolineando come tale capacità così come quella debba del suo supporto con capacità interne attraverso i propri enti ed arsenali, rappresenti il mezzo per stabilire il rango internazionale della nazione.

“Il mio obiettivo, molto ambizioso dato il contesto e i numerosi fattori di ‘attrito’ che combattiamo quotidianamente, è quello di conseguire la transizione dalla linea AV-8B Plus a quella F-35B, almeno in termini di capacità iniziale al più presto, in accordo con quanto stabilito dalle linee programmatiche del Ministro della Difesa”.

Rispondendo a domanda specifica, il CSM MM ha evidenziato che per assicurare la più veloce transizione, vengono impiegati piloti e personale specialistico con maggiore esperienza presi dalla linea degli AV-8B+.

“Solo per i Piloti, ho imposto che abbiano almeno 250 appontaggi diurni e 100 notturni, personale che opererà sia su velivoli F35 B che su AV 8B Plus” ha precisato Cavo Dragone.

“E questo, almeno per il periodo di coesistenza delle due linee, impone la contiguità delle due realtà, ovviamente AV 8B a Grottaglie o a bordo e F35 B a bordo con uscite di nave Cavour molto frequenti, proprio per cercare di ovviare ai ritardi accumulati nelle consegne e al ridotto numero di velivoli disponibili. Tutto ciò, ovviamente, nello sforzo non facile di accelerare al massimo il conseguimento della Capacità Operativa della Portaerei”.

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La contiguità di F35 B ed AV 8B Plus è anche indispensabile per garantire un efficace e veloce trasferimento di capacità e conoscenza tra le due componenti aeree, la Portaerei e tutte le Unità da difesa aerea della Squadra che impiegheranno i caccia, tutte basate a Taranto.

Oltre a quanto appena detto credo che, se la Capacità Portaerei, è una priorità del Paese, la Marina debba procedere a marce forzate, senza distrazioni né interferenze: è un processo che, una volta che si decide di iniziare, non lo si può interrompere, pena il dover ricominciare daccapo con spreco di energie e denaro.

L’esempio dell’Aeronautica militare è emblematico: la concentrazione e la determinazione dimostrate dall’inizio della transizione sul modello convenzionale, l’F35 A, a partire da inizi 2016 presso la base statunitense di Luke in Arizona ha dato dei risultati eccellenti; risultati che tutti abbiamo constatato, la Marina con ammirazione e, consentitemi, con un po’ d’invidia attendendo il proprio turno che credo ora sia proprio arrivato.

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Ecco, non dobbiamo inventarci nulla; solo raccogliere i frutti di 30 anni di esperienza STOVL in tutti i Teatri di crisi dal 1990 ad oggi che sarebbe una eresia non riconoscerci”.

E’ evidente quindi la necessità di dover procedere a ritmi serrati per arrivare al più presto entro il 2024 ad avere una capacità operativa iniziale, ha rimarcato il CSM della MM, aggiungendo che l’attività della portaerei negli USA per qualificare il binomio Cavour ed F-35B come ha già fatto con successo la MM con l’AV-8B+ e Nave Garibaldi (a cui partecipò negli anni ‘90 lo stesso Cavo Dragone) dovrebbe realizzarsi all’inizio del 2021, a seguito delle posticipazioni causa pandemia.

Il rinnovo della flotta

Il programma a lungo termine prevede due nuovi caccia lanciamissili per la difesa aerea (DDX) destinati al rimpiazzo delle due unità classe Ammiragli, i cui primi studi di fattibilità sono previsti dal documento programmatico pluriennale (DPP) 2020-2022, in aggiunta al programma d’ammodernamento dei due caccia tipo Orizzonte in servizio ed il completamento del programma d’acquisizione per le 10 FREMM.

3331Rispondendo alla domanda sul progetto di vendita all’Egitto delle ultime due unità della classe, l’ammiraglio Cavo Dragone ha specificato che si tratta di un sacrificio per la MM, ma ciò nonostante, quest’ultima assolverà ai compiti richiesti per sostenere l’ecosistema del settore cantieristico e della difesa e sicurezza in un momento così difficile e fare da volano per altri progetti, a fronte della garanzia di mettere in servizio altre due FREMM e dei fondi per mantenere in linea le rimanenti fregate classe Maestrale in attesa del rimpiazzo.

Accanto ai nuovi 7 Pattugliatori Polivalenti d’Altura (PPA) in costruzione, la MM necessita di 8 nuove unità da realizzarsi nell’ambito del futuro programma European Patrol Corvette (EPC) per navi da pattugliamento insieme a Francia e Spagna e potenzialmente altre nazioni, che vede oggi protagonisti la joint-venture Naviris (Fincantieri e Naval Group) ed il gruppo cantieristico spagnolo Navantia.

Il rinnovamento della flotta anfibia prevede invece tre nuove unità in sostituzione delle LPD classi Santi ed in aggiunta alla nuova LHD Trieste, mentre la componente di supporto logistico richiede due nuove gemelle della nave Vulcano in consegna all’inizio del 2021. A queste si debbono aggiungere le 12 nuove Unità Navali Polivalenti di Contromisure Mine (CMM) con spiccate capacità modulari, multifunzionali e duali.

Entro la fine dell’anno dovrebbe materializzarsi il contratto con capocommessa Fincantieri per 2+2 nuovi sottomarini derivati dal progetto tedesco-italiano U-212A, nonché relativo supporto logistico ed addestrativo da realizzarsi nell’ambito del programma NFS (Near Future Submarine) con un significativo coinvolgimento dell’industria nazionale per la sistemistica di bordo tra cui Leonardo ed Elettronica, mentre nei prossimi mesi dovrebbe essere lanciato il programma per la costruzione della nuova unità SDO-SuRS per il soccorso dei sommergibili sinistrati, sostegno alle attività subacquee e delle forze speciali della Marina.

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Da quanto appreso da Analisi Difesa tale programma comprende un avanzato sistema di soccorso del personale dei sommergibili sinistrati dispiegabile anche autonomamente ed un centro iperbarico polifunzionale e duale per COMSUBIN che permetterà alla MM ed alla Difesa di eccellere ulteriormente in un settore specialistico ma di rinomanza mondiale.

Con un’operazione innovativa a livello europeo, il Ministero della Difesa ha recentemente annunciato che la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) finanzierà l’acquisizione della nuova nave idro-oceanografica maggiore (NIOM) destinata al rimpiazzo della vecchia nave Magnaghi e delle due unità idrografiche in servizio, ha aggiunto l’ammiraglio Cavo Dragone, sottolineando che la medesima soluzione potrebbe venire in aiuto per l’acquisizione della nuova nave ospedale per alleviare la pressione finanziaria sul processo di rinnovamento della Flotta.

Vi sono poi le esigenze delle componenti specialistiche, tra cui l’ammodernamento dei mezzi ruotati, cingolati e navali della Brigata Marina San Marco (incluse le capacità di comando e controllo) e le analoghe del COMSUBIN per gli aspetti relativi a palombari ed incursori.

Rispondendo alle domande dei membri della Commissione, lo stesso ha confermato che entro la fine dell’anno è prevista la firma per il programma d’ammodernamento del sistema d’arma antinave Teseo Mk2/E sviluppato da MBDA a La Spezia.

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Il DDP 2020-2022 comprende anche l’approvvigionamento del munizionamento Vulcano e il mantenimento della capacità nonché l’evoluzione sia della famiglia superficie-air Aster di MBDA che della radaristica di Leonardo a vantaggio della Difesa del Paese, dell’Alleanza Atlantica e dell’Unione Europea contro nuove minacce.

In aggiunta all’opportunità della BEI, il CSM della MM ha anche sottolineato di aver messo al lavoro il proprio staff nell’individuazione di tutte le possibili opportunità offerte dal Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza, al fine del supporto nello sviluppo di nuovi mezzi e tecnologie, nell’ottica di coniugare la transizione green con lo sviluppo sostenibile della Blue Economy.

La Marina può rappresentare, secondo il CSM della MM, l’elemento portante e abilitante di un progetto che, assicurando il rinnovamento della flotta, sia contestualmente in grado di mettere in moto dinamiche produttive e occupazionali molto virtuose, a beneficio di una vasta filiera di settori manifatturieri costituita da eccellenze nazionali, oltre che di un’estesa comunità di piccole e medie imprese.

Evidenziando il contributo della Forza Armata allo sviluppo delle capacità delle Difesa e del Paese, guardando alle nuove dimensioni operative, fra cui quello cibernetico e spaziale, ed in particolare in quest’ultimo che ha sempre visto le Marine mondiali quali primari utilizzatori, grazie alla sessione delle domande della Commissione, è successivamente emerso che per restituire al Paese una capacità autonoma di accesso allo spazio, (che oggi manca in quanto il nostro Paese è vincolato alla disponibilità della base di lancio di Kourou nella Guyana francese), la MM ha avviato un progetto di ricerca volto a verificare l’impiegabilità della Nave Garibaldi (a termine della propria vita operativa) come piattaforma di lancio missilistico/satellitare.

L’ammodernamento delle infrastrutture e il turn-over

 L’entrata in servizio delle nuove navi ed aerei richiede infrastrutture adeguate e personale specializzato degli Arsenali in congruo numero, oltre ai centri (e relativo personale) a connotazione specialistica.

Allo scopo di aggredire in maniera sistematica le problematiche legate a gran parte delle infrastrutture, il CSM della MM ha sottolineato che è in essere uno specifico piano d’azione articolato su numerose linee di sviluppo. In aggiunta alla valorizzazione di immobili di valore storico, il CSM della MM ha specificato le principali progettualità in essere, ed in particolare il progetto “Basi Blu” che prevede un investimento complessivo di circa 560 milioni di euro dal 2020 al 2032 per l’ampliamento e l’adeguamento tecnologico delle infrastrutture portuali di supporto alle unità di nuova generazione riguardante le basi navali di Taranto, La Spezia ed Augusta.

1 4A questo s’aggiunge il Piano Brin, riguardante il recupero e rinnovamento tecnologico delle infrastrutture tecnico-logistiche degli Arsenali di Taranto, La Spezia Augusta ed il Centro di Munizionamento Avanzato di Aulla, senza dimenticare il piano per l’adeguamento delle capacità alloggiative, orientato sia al recupero che alla costituzione di nuovi alloggi.

Particolarmente sentito la necessità del turn-over del personale degli arsenali, che ha avuto il primo importante sblocco con il Contratto Istituzionale di Sviluppo a Taranto ma la MM e la Difesa stanno lavorando affinché si estenda anche agli altri arsenali, grazie all’auspicato supporto fornito dal Parlamento.

La Forza Armata è impegnata affinché ci sia un turnover nelle scuole interne agli arsenali, “che altrimenti porterebbero alla perdita di tutte quelle professionalità specifiche”, che consentono una capacità autonoma e strategica di supporto alla Flotta. “Questa strategica capacità deve essere preservata, non solo perché funzionale all’operatività, ma anche in quanto decisiva – al pari di altre capacità abilitanti come la Portaerei – per stabilire il rango internazionale della nazione”.

arsLaSpezia11 11 360x245A tal riguardo, il CSM ha espresso la propria gratitudine alle forze politiche che, a fronte del blocco del turn-over, si sono adoperate per conseguire il risultato delle 315 assunzioni, nel prossimo triennio, a favore dell’Arsenale di Taranto, che rappresenta “un segnale eccezionalmente positivo e incoraggiante”.

Analogamente l’ammiraglio Cavo Dragone si è speso per ringraziare gli esponenti del Governo e parlamentati che si stanno adoperando per estendere gli effetti di questo genere di provvedimento agli altri Arsenali della Forza Armata a La Spezia, Augusta e Brindisi.

L’ammiraglio ha concluso il suo intervento sottolineando che “a fronte di un impegno intensissimo per assolvere i compiti assegnati, addestrarsi e mantenere costantemente la necessaria prontezza, la Marina sente la necessità d’interventi mirati e decisi nel settore del personale, quella di dare continuità al rinnovamento dei mezzi ed al processo di adeguamento delle proprie infrastrutture. Il tutto con piena attenzione allo sviluppo tecnologico, allo sviluppo dei territori che ci ospitano, all’ambiente ed alla sostenibilità nel tempo degli sforzi”.

 

Il video dell’audizione dell’ammiraglio Cavo Dragone alla Commissione Difesa della Camera 

FONTE: Logo analisidifesa

 

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