Nuovi cacciatorpediniere e incrociatori all’orizzonte

Un approfondimento da RID (Rivista Italiana Difesa)

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 MASSIMO ANNATI

Attualmente molti Paesi stanno sviluppando nuovi tipi di cacciatorpediniere (DDX) o incrociatori (CGX): la cosa non è certo casuale. Negli anni ’90 gran parte delle Marine occidentali avevano avviato progetti per le fregate anti-aeree; qualcuno le aveva chiamate caccia, ma (a prescindere dalle diverse etichette nazionali) le caratteristiche erano abbastanza simili.

Adesso si assiste allo sviluppo di nuovi cacciatorpediniere di grandi dimensioni, spesso oltre le 10.000 t, che rappresenteranno la punta di lancia delle Marine nei campi della difesa aerea dei task group, della difesa contro missili balistici e missili ipersonici, e della capacità di strike a lungo raggio. Come era forse lecito attendersi, molti di questi progetti nascono da requisiti simili e presentano caratteristiche comparabili. A fattor comune bisogna indicare il maggior numero di celle dei lanciatori verticali rispetto alle unità attualmente in servizio. Naturalmente ci sono Marine con una tradizione, se così si può dire, di grandi batterie missilistiche, e altre Marine che sono state sempre “più parche”, per ragioni economiche e politiche. In ogni caso le future navi avranno più missili. Queste batterie di lanciatori disporranno di una gamma variegata di munizioni, tali da consentirne l’impiego in diversi compiti: anti-aereo, anti-missili balistici, anti-nave, land-attack.

L’altro aspetto comune è l’adozione di sensori radar multi-banda a faccia piana e fissa, con tecnologia AESA, collocati su alberi con struttura tronco-piramidale di grandi dimensioni. Inoltre, la notevole richiesta di energia, associata alla necessità di offrire adeguati margini di crescita, ha portato in molti casi i progettisti a sviluppare impianti propulsivi ibridi-elettrici. Queste soluzioni consentono infatti una maggior flessibilità sia in fase di progetto-costruzione, che in fase di impiego. La verosimile disponibilità, in qualche tempo futuro, di laser ad alta energia, potrà essere sfruttata solo se vi sarà una congrua disponibilità di potenza elettrica necessaria per la generazione del fascio e per il raffreddamento. L’automazione spinta, con la conseguente riduzione degli equipaggi, è un altro requisito comune. Sebbene molti dei progetti siano dotati di capacità per la lotta antisommergibili, il ruolo delle future navi è fortemente orientato verso la difesa aerea/antimissile, la condotta di strike missilistici a lungo raggio, e il comando di task group.

Si era già accennato al fatto che i nuovi caccia/incrociatori rappresentano un’evoluzione delle attuali fregate da difesa aerea, ma bisogna rimarcare come alcune grandi Marine (Francia e India) e ancor più molte Marine di medie dimensioni (Germania, Olanda, Spagna, Canada, Australia, ecc.) in realtà non abbiano avviato alcun programma di sviluppo in questo settore, “accontentandosi” per il momento delle prestazioni di difesa aerea/antimissile già disponibili, o in fase di attuale acquisizione.

L’articolo completo è pubblicato su RID 3/24, disponibile online e in edicola.

FONTE: RID

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Sarà demolito il sommergibile che doveva diventare museo

Il Da Vinci parte per il suo ultimo viaggio verso il cantiere di Aliaga in Turchia. Per anni la città ha cullato il sogno di farne un'attrazione turistica, con tanto di progetto di fattibilità approvato. Oggi la speranza di avere un sommergibile visitabile è legata al bando di gestione del Museo Tecnico Navale.

ipotesi di musealizzazione sommergibile a calata paita 444442

Il Leonardo Da Vinci non avrà una seconda vita. L’ex sommergibile della Marina Militare, a lungo in predicato di diventare un’unità museo alla Spezia, lascia definitivamente il Golfo dei Poeti per la Turchia, dove verrà demolito. Nel 2018 un progetto di fattibilità per la musealizzazione, curato dall’ammiraglio Dino Nascetti, era stato approntato e approvato dalla forza armata, sulla spinta dell’entusiasmo della cittadinanza che aveva raccolto oltre duemila firme in poche settimane per chiederne di farne un’attrattiva turistica per la città.Le ultime due giunte comunali hanno addirittura previsto una delega alla “musealizzazione di un sommergibile”. Ma dopo un lungo dibattito sull’area in cui posizionarlo – tra Calata Paita, il molo Thaon di Revel, Molo Italia, Porto Mirabello e il Museo Tecnico Navale – i buoni propositi non si sono mai tradotti in realtà. Così il sommergibile, in disarmo all’interno dell’arsenale dal 2010, si è definitivamente deteriorato fino a renderne il recupero ormai impossibile. Nel 2021 il comandante marittimo Nord del periodo, l’ammiraglio Giorgio Lazio, confermava a Città della Spezia che il destino del Da Vinci era ormai segnato.

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“Un simbolo splendido perché sottolinea la professionalità e la tradizione della Spezia nel mondo subacqueo, sia nella costruzione che nell’operatività”, lo aveva definito l’ammiraglio Andrea Toscano, spezzino doc, già comandante marittimo Nord e comandante del Da Vinci stesso. L’unità era entrata in servizio nel 1981 dopo essere stato costruito a Monfalcone. Ora il galleggiante da 1.100 chilogrammi è destinato al trasporto via mare presso il porto di Aliaga da parte della ditta Golfo Due srl, dopo il via libera all’esportazione di rifiuto arrivato dal ministero dell’Ambiente turco.

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Stesso destino subirà in questi giorni anche il suo gemello Guglielmo Marconi, sommergibile classe Sauro II per cui nel 2013 si era affacciata a sua volta l’ipotesi di una musealizzazione alla Spezia sotto l’egida del Polo universitario Marconi. Dall’arsenale marittimo partiranno anche le ex fregate Artigliere e Bersagliere per la loro ultima rotta.

La prospettiva di avere un sommergibile museo non è tuttavia tramontata. E’ anzi ipotesi specificata all’interno del bando di gestione del Museo Tecnico Navale, per cui il prossimo 26 febbraio si andrà all’apertura delle buste. La disponibilità della Marina Militare a mettere a disposizione un mezzo c’è ancora. Tra le unità prossime al disarmo ci sarebbero quelle della classe Sauro III ormai in servizio da oltre trent’anni.

FONTE: CITTA' DELLA SPEZIA

 

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Concorso per il reclutamento di 71 Ufficiali in servizio permanente nei ruoli speciali dei vari Corpi

Domande aperte fino al 16 marzo 2024

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16 febbraio 2024 Redazione WEB

Pubblicato il bando di concorso per il reclutamento di 71 ufficiali in servizio permanente dei ruoli speciali della Marina, così suddivisi:

a)    38 (trentotto) Guardiamarina nel ruolo speciale del Corpo di Stato Maggiore;

b)    16 (sedici) Guardiamarina nel ruolo speciale del Corpo del Genio della Marina, così ripartiti tra le seguenti specialità:

1. genio navale - settore navale: 6 posti;

2. genio navale - settore sommergibilisti: 1 posto;

3. armi navali: 4 posti;

4. armi navali: - settore sommergibilisti:

5. infrastrutture: 4 posti;

c)    7 (sette) Guardiamarina nel ruolo speciale del Corpo del Commissariato Militare Marittimo;

d)   10 (dieci) Guardiamarina nel ruolo speciale del Corpo del Corpo delle Capitanerie di Porto.


Leggi il bando completo

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Al via la missione militare europea Aspides a difesa dei traffici marittimi in Mar Rosso

Sarà attiva nello stretto di Baab al-Mandab e nello stretto di Hormuz, nonché nelle acque internazionali del Mar Rosso, del Golfo di Aden, del Mar Arabico, del Golfo dell’Oman e il Golfo Persico

Attacco pirati esercitazione Marina Militare nave Enrico Fermi Carbofin 4

Per garantire la sicurezza dei traffici marittimi e degli scambi commerciali in Mar Rosso prenderà avvio la nuova operazione navale Eunavfor Aspides: lo ha dichiarato l’Alto rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza dell’UE, Josep Borrell.

“Con il lancio di Eunavfor Aspides, l’Unione europea risponde rapidamente alla necessità di ripristinare la sicurezza marittima e la libertà di navigazione in un corridoio marittimo altamente strategico. L’operazione svolgerà un ruolo chiave nella salvaguardia degli interessi commerciali e di sicurezza, per il bene dell’Ue e della più ampia comunità internazionale” ha affermato Borrell in una nota diramata dal Consiglio dell’Unione europea dopo l’approvazione da parte del Consiglio affari esteri dell’Ue dell’operazione.

Il 29 gennaio 2024 il Consiglio aveva approvato un concetto di gestione della crisi per una possibile operazione di sicurezza marittima dell’Ue per salvaguardare la libertà di navigazione in relazione alla crisi del Mar Rosso, con una durata iniziale di un anno dal suo lancio. L’operazione è stata formalmente costituita l’8 febbraio 2024.

Secondo quanto riferito dal Consiglio dell’Unione europea, Aspides garantirà la presenza navale dell’Ue nell’area in cui numerosi attacchi dei ribelli sciiti del gruppo Ansar Allah (noti come Houthi) che controllano il nord dello Yemen hanno preso di mira navi commerciali internazionali dall’ottobre 2023.

Nell’ambito del suo mandato difensivo, l’operazione fornirà consapevolezza della situazione marittima, accompagnerà le navi e le proteggerà da possibili attacchi multi-dominio in mare.

L’operazione sarà attiva lungo le principali linee marittime di comunicazione nello stretto di Baab al-Mandab e nello stretto di Hormuz, nonché nelle acque internazionali del Mar Rosso, del Golfo di Aden, del Mar Arabico, del Golfo dell’Oman e il Golfo Persico.

Il comandante dell’operazione sarà il commodoro greco Vasilios Griparis, mentre il comandante della forza sarà il contrammiraglio italiano Stefano Costantino, già comandante tattico dell’operazione Mediterraneo sicuro. Il quartier generale dell’operazione avrà sede a Larissa, in Grecia.

L’operazione Aspides si coordinerà strettamente con Eunavfor Atalanta (missione di cui l’Italia ha assunto il comando lo scorso 8 febbraio) per contribuire alla sicurezza marittima nell’Oceano Indiano occidentale e nel Mar Rosso, nonché con partner che la pensano allo stesso modo contribuendo alla sicurezza marittima nella sua area di operazione.

“L’UE ha approvato l’attivazione della missione Aspides a difesa del traffico mercantile occidentale nel Mar Rosso” ha affermato in una nota, sottosegretario di Stato alla Difesa Matteo Perego di Cremnago.

Come sottolineato dal sottosegretario Perego, “la guerra ibrida che gli Houti stanno portando avanti nello stretto di Bab el-Mandeb, tagliando le vie di comunicazione che alimentano numerosi Paesi, come detto anche dal ministro (Guido) Crosetto, in una zona di mare strategica può danneggiare la stabilità economica occidentale”.

“La Difesa Nazionale, dopo il passaggio in Parlamento, potrà fornire il contributo con il Comando imbarcato della missione”, ha aggiunto il sottosegretario alla Difesa, il quale ha ricordato il contributo dell’Italia, “con un ruolo importante in sinergia con l’operazione EUNAVFOR Atalanta già in atto e di cui abbiamo assunto il comando lo scorso 8 febbraio”.

I ribelli sciiti che controllano il nord dello Yemen e facenti parte del movimento Ansar Allah (meglio noti come Houthi dal nome del loro fondatore Hussein al Houthi) hanno dichiarato che continueranno ad effettuare operazioni simili contro le navi mercantili per combattere il “nemico israeliano” fino a quando “l’aggressione contro la Striscia di Gaza e gli atroci crimini che continuano ancora oggi” sia nell’enclave palestinese che in Cisgiordania “cesseranno”.

Lunedì, i militanti di Ansar Allah (che sono sostenuti dall’Iran) hanno annunciato di aver attaccato la nave mercantile Rubymar nel Golfo di Aden e che la nave ora rischia di affondare.

L’equipaggio è al sicuro, ha detto in una nota il portavoce militare dei ribelli sciiti Yahya Sarea. Gli Houthi hanno anche abbattuto un drone americano nella città portuale di Hodeidah, ha aggiunto.

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Camice bianco e stellette: diventa un ufficiale medico della Marina Militare

Partecipa al concorso per titoli ed esami a nomina diretta

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13 febbraio 2024 Redazione Webstaff

 
​​Indossare il camice bianco è sempre stato il tuo sogno?

Sapevi che è possibile esercitare questa professione diventando un ufficiale della Marina Militare?

Se sei laureato in Medicina e Chirurgia, non lasciarti sfuggire questa opportunità lavorativa unica e straordinaria; 

La Marina Militare ogni anno organizza un concorso a Nomina diretta per laureati in Medicina e Chirurgia (LM-41 di età non superiore a 35 anni) che vogliono vivere la professione di medico in modo entusiasmante confrontandosi quotidianamente con nuove sfide, in contesti lavorativi unici e straordinari: a bordo delle Navi della Marina Militare impegnate nelle  missioni  addestrative e operative nei mari del mondo, anche a sostegno della collettività nazionale ed delle popolazioni civili di altre nazioni in difficoltà. 

Durante il corso applicativo presso l'Accademia Navale di Livorno della durata di circa 9 mesi, oltre alla preparazione militare, viene offerta una formazione ad alta valenza professionale focalizzata sull'emergenza/urgenza per poter affrontare con competenza tutti gli aspetti della tutela della salute del personale militare, ed in particolare sono previsti:  un tirocinio di almeno 8 settimane presso il Dipartimento Urgenza Emergenza dell'Ospedale di Pisa ed uno di 4 settimane presso l'Area critica/118 dell'Ospedale di Livorno, il Corso teorico-pratico di Medicina Campale di Combattimento, il corso di  Medicina subacquea e iperbarica,  l'Evacuazione dall'elicottero sommerso (HELO DUNKER) insieme agli insegnamenti di igiene e medicina preventiva specifici per gli ambienti navali.

Al termine di questo periodo, fin da subito, avrai la possibilità di esercitare la tua professione a bordo di una unità navale della M.M. occupandoti di tutti gli aspetti della salute e del benessere del personale come Capo della Componente Sanitaria e come consulente del Comandante.

In seguito, la Marina Militare ti offrirà la possibilità di specializzarti e di poter raggiungere gradi apicali ed avere incarichi dirigenziali anche all'estero (presso la NATO) senza però rinunciare all'attività libero professionale. Nel corso di tutta la carriera, inoltre, avrai tante occasioni di collaborazione con il mondo accademico e con le più importanti istituzioni sanitarie nazionali.

Cosa aspetti? Indossa le stellette sul tuo camice.

Partecipa al concorso​, presenta la tua domanda online​:  Home Page Concorso (difesa.it)

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La flotta russa affonda nel Mar Nero

L’armata Ucraina sta sconfiggendo ormai da mesi i nemici in una battaglia navale che mette in imbarazzo quella che veniva narrata come la migliore marina al mondo. L'analisi in ordine cronologico degli attacchi vincenti

flotta russa

Di  Luciano Tirinnanzi

Forse non tutti  se ne sono accorti, ma c’è almeno un fronte dove l'Ucraina sta sconfiggendo, quasi umiliando, la Russia. È il fronte del Mar Nero, dove la «battaglia navale» tra un'armata che paradossalmente non possiede nemmeno una nave da guerra, Kiev, e una che fino a poco tempo fa era convinta di possedere la migliore marina al mondo, Mosca, dimostra tutta la resilienza degli ucraini e al contempo rivela l’inadeguatezza dei comandi militari del Cremlino.

Dopo l’ennesimo affondamento di un naviglio russo a nord di Sebastopoli, in Crimea - la portamissili Ivanovets è stata colpita e affondata pochi giorni fa da uno “sciame di droni marini” - Mosca ha ormai perso “un terzo della sua flotta del Mar Nero”. Stando ai dati della difesa ucraina, infatti, sarebbero 25 le imbarcazioni russe colate a picco dall'inizio della guerra per mano di Kiev, e altre 15 quelle costrette a rientrare nei cantieri per poter essere riparate, su un totale di circa 80 mezzi navali.

È almeno dal XVIII secolo in avanti che si registra la supremazia indiscussa di Mosca nella regione del Mar Nero. Al punto che ancora nel 2016 il presidente turco Recep Tayyip Erdogan lamentava come il Mar Nero fosse ormai diventato un “lago russo” e che, per tale ragione, la NATO avrebbe dovuto avere là una maggiore presenza.

Oggi, però, il lago russo inizia a prosciugarsi di bandiere tricolori a bande orizzontali bianche, rosse e blu. I ripetuti colpi messi a segno dai missili e dai droni hanno consentito agli ucraini di spezzare già da settimane il blocco navale imposto dai russi. Cosicché i cargo di Kiev hanno iniziato a riprendere le spedizioni di grano e altri prodotti agricoli fondamentali per la sua economia. Al contempo, gli strike ucraini hanno costretto la flotta del Mar Nero a dislocare le proprie navi da guerra verso oriente, in posizione di difesa e sempre più lontano dalla contesa penisola di Crimea, dove sorge la fortezza galleggiante di Sebastopoli, occupata dalle truppe di Mosca nel 2014 e preziosa testa di ponte per la proiezione mediterranea delle ambizioni russe.

Come sia stato possibile per l'esercito ucraino decimare la flotta del Mar Nero, eliminando quasi un terzo delle navi nemiche, è presto detto: droni marittimi senza equipaggio, missili antinave a lungo raggio, e fonti d’intelligence accurate. Lo dimostra il “colpo grosso”  dello scorso 24 settembre 2023, quando Kiev ha bombardato il quartier generale di Sebastopoli, con due missili che hanno centrato l'edificio dov’era in corso una riunione di alti ufficiali, eliminando la catena di comando della marina russa. 

L'errore strategico di Putin dell'aver voluto invadere il territorio ucraino si sta dunque manifestando in tutta la sua evidenza proprio nel Mar Nero, dove la sua Invencible Armada che avrebbe dovuto pattugliare la regione mediterranea e dominare i mari caldi, è rimasta per troppo tempo alla fonda, finendo per diventare un bersaglio “facile” per l’artiglieria nemica.

Dunque, mentre ci avviciniamo al traguardo dei due anni di guerra, il 24 febbraio prossimo, e sebbene le forze terrestri di Mosca stiano consolidando le posizioni conquistate in Donbass, la guerra è in una condizione di stallo proprio perché Mosca è sostanzialmente in svantaggio sul versante marino. La manifesta incapacità tecnologica della marina russa ha così contribuito a riequilibrare, sia pur molto parzialmente, le sorti della guerra. Il che, alla luce del flop della controffensiva ucraina, appare ancora più grave.

L'effettivo ridimensionamento delle capacità navali russe nel Mar Nero - aggravato dal fatto che per il momento è quasi impossibile sostituire questi mezzi - rimanda di almeno un anno l’ipotesi di uno sbarco russo a Odessa, mossa che avrebbe tolto a Kiev l'accesso al mare e avrebbe dato a Mosca la possibilità di strangolare una volta per tutte l’economia ucraina, facendo collassare il Paese e offrendo a Putin la sua vittoria.

Invece, in questi ventiquattro mesi le forze ucraine hanno respinto più volte i tentativi di sbarco a Odessa (per lo più da parte di gruppi di sabotaggio russi), e oggi - con la diminuita capacità di manovra della flotta del Mar Nero - possono dirsi al riparo da quest’ipotesi per un tempo congruo a riorganizzare ancor meglio le difese.

Pattugliatori, sottomarini, battelli d’assalto ad alta velocità, mezzi da sbarco e persino la nave ammiraglia Moskva non sono più servibili. Per quanto alcuni di questi mezzi fossero ormai “ferri vecchi”, il loro affondamento dimostra la permeabilità delle difese della Federazione Russa. Il che in prospettiva rappresenta un problema evidente per il Cremlino, non solo nell’ottica di una vittoria su Kiev, ma anche della tenuta del prestigio russo nel mondo.

Ciò nonostante, il rafforzamento della marina russa continua, e dai suoi cantieri navali sono appena stati varati due sottomarini nucleari, che andranno a rinfoltire la flotta del Pacifico. Solo il tempo dirà se questi sforzi saranno sufficienti a riportare la flotta russa ai fasti cui ci ha abituato. Intanto, per capire lo stato dell'arte della flottiglia di Mosca, vale la pena elencare alcune delle principali navi da guerra che la Russia ha perso negli ultimi due anni.

24 marzo 2022: affondata la Saratov

Commissionata nel 1968, la Saratov è una grande nave da guerra da sbarco anfibio della classe Alligator della Flotta del Mar Nero. Mentre la nave era attraccata a Berdiansk, nella regione occupata di Zaporizhzhia, il 24 marzo 2022 le forze ucraine l'hanno affondata con un missile balistico a corto raggio.

14 aprile 2022: affondato l'incrociatore missilistico Moskva

La Moskva, un incrociatore missilistico guidato, era la nave ammiraglia della flotta del Mar Nero, affondato il 14 aprile 2022. È stata la prima volta che una nave ammiraglia russa veniva affondata dalla guerra russo-giapponese del 1904-1905. All'inizio dell'invasione, la Moskva aveva fornito copertura aerea ad altre navi da guerra e contribuito alla cattura dell'Isola dei Serpenti alla fine di febbraio 2022. L'Ucraina ha affermato di aver colpito l'incrociatore con missili Neptune a lungo raggio lanciati da terra.

17 giugno 2022: colpito il rimorchiatore Vasily Bekh

Lo Spasatel Vasily Bekh, rimorchiatore soccorritore russo, è entrato a far parte della Flotta del Mar Nero nel 2017, destinato a fornire soccorso e rimorchio di emergenza alle navi, evacuare gli equipaggi marittimi, condurre operazioni d’immersione e rilevamento. Il rimorchiatore russo è stato anche utilizzato per trasportare munizioni, armi e personale all'Isola dei Serpenti. Il 17 giugno 2022 le forze ucraine hanno dichiarato di aver colpito e “smilitarizzato con successo”  il Vasily Bekh con due missili Harpoon. È stata prima volta che l'Ucraina ha colpito una nave russa con missili antinave forniti dall'Occidente.

4 agosto 2023: la nave da sbarco Olenegorskiy Cornyak

La Olenegorskiy Cornyak è una grande nave da sbarco per carri armati di classe Ropucha, progettata per scaricare rapidamente il carico e trasportare forze anfibie a terra. Con una lunghezza di 360 piedi, le navi da guerra di classe Ropucha possono sbarcare fino a 10 carri armati e trasportare fino a 350 soldati. Il 4 agosto 2023 è stata gravemente danneggiata dopo essere stata colpita da un drone marino ucraino armato di esplosivo - la prima di molte navi a cadere sotto i colpi di droni d'attacco. La Russia ha riconosciuto l'attacco ma ha affermato che la Olenegorskiy Cornyak è rimasta illesa, anche se le riprese video dell’attacco suggeriscono il contrario.

13 settembre 2023: La grande nave da sbarco Minsk

Meno di due mesi dopo, un’altra nave da sbarco di classe Ropucha viene colpita, mentre si trova in un bacino di carenaggio per la manutenzione presso il cantiere navale di Sevmorzadov, nella Crimea occupata. “La Minsk è stata quasi certamente distrutta dal punto di vista funzionale”, ha dichiarato il Ministero della Difesa britannico. Un mese dopo, le immagini satellitari hanno mostrato che la Minsk è stata smantellata, probabilmente per ottenere pezzi di ricambio.

13 settembre 2023: danneggiato il sottomarino Rostov-on-Don

Contemporaneamente al Minsk, viene colpito anche il sottomarino Rostov-on-Don, della classe Kilo 636.3 “Ha subito danni catastrofici”, secondo un rapporto di intelligence della Difesa britannica. Il sottomarino è stato poi sottoposto a riparazioni presso il cantiere navale Sevmorzadov. “Qualsiasi sforzo per riportare il sottomarino in servizio richiederà probabilmente molti anni”, scrive la Difesa.

4 novembre 2023: danneggiate le navi missilistiche Askold Tsyklon e Askold

La Marina russa ha perso anche una delle sue nuovissime navi da guerra prima che potesse entrare a far parte della Flotta del Mar Nero. Le forze ucraine hanno preso di mira il cantiere navale di Zaliv, nella Crimea occupata, causando danni significativi alla corvetta Askold, della classe Karakurt. Meno di una settimana dopo, altre due navi russe gemelle sono state colpite da droni marini ucraini, anche se non è stato chiarito quali.

26 dicembre 2023: colpita la nave da sbarco Novocherkassk

Missili guidati hanno colpito anche la nave da sbarco di classe Ropucha, la Novocherkassk, presso la città di Feodosiya, nella Crimea occupata.

31 gennaio 2024: la Ivanovets viene affondata

Nell'ultima serie di attacchi contro la Flotta del Mar Nero, un'unità militare speciale ucraina ha affondato una piccola nave da guerra, la Ivanovets, con sei droni navali controllati da satellite e alimentati da moto d'acqua in un'operazione notturna il 31 gennaio. La Ivanovets è una corvetta missilistica di classe Tarantul armata con missi antinave supersonici e missili antiaerei.

FONTE: PANORAMA

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