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Terrasini, la Marina Militare invia in Sicilia nave specializzata alla ricerca della Nuova Iside

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Nave Magnaghi

Una nave della Marina Militare che svolge il compito di appoggio subacqueo per i Palombari del COMSUBIN, arriverà in Sicilia per cercare di trovare il peschereccio Nuova Iside disperso nel tratto di mare tra Favignana ed Ustica nella notte tra il 12 e il 13 maggio scorsi.
Tre i membri dell’equipaggio, tutti della marineria di Terrasini, rimasti vittime della sciagura ancora fitta di mistero: Matteo, Giuseppe e Vito Lo Iacono, quest’ultimo comandante dell’imbarcazione ancora disperso e, di cui sono ancora in corso le ricerche della Guardia Costiera e dell’Aeronautica Militare.
La nave che, ispezionerà il tratto di costa in cui la motopesca Nuova Iside può essersi inabissato, è specializzata nelle ricerche dei relitti in fondo al mare. Ed è anche dotata di sommergibili e robot che scandagliano i fondali.
A comunicare la notizia e’ stato l’avvocato Aldo Ruffino, legale delle due famiglie Lo Iacono che aveva avanzato, in rappresentanza delle due famiglie travolte dalla tragedia, la richiesta dell’unità navale della Marina militare, affinché si possa far luce su quanto accaduto.
“Ad accogliere il nostro appello – dice l’avvocato Aldo Ruffino – è stato il senatore di Italia Viva Davide Faraoni che è intervenuto presso il Ministero della Difesa affinché autorizzasse l’invio del bastimento militare per il ritrovamento e il recupero della Nuova Iside”.
Le famiglie Lo Iacono, attraverso il loro legale , ringraziano sia il senatore Davide Faraoni che il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini per avere accolto il loro appello. La considerano una risposta immediata dello Stato affinché si possa arrivare presto all’accertamento della verità e all’individuazione di eventuali responsabilità sull’ipotesi di speronamento su cui sta già indagando la Procura della Repubblica di Palermo. Ragion per cui è stato anche formalmente chiesto di acquisire i dati di una petroliera e di un mercantile che quella notte attraversarono il tratto di mare su cui si trovava il peschereccio Nuova Iside.

 

FONTE: Logo Teleoccidente

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F-35, come sfrecciano le tensioni tra Marina e Aeronautica

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Dopo Cavour, anche Nave Trieste sarà equipaggiata per l’impiego degli F-35B. Così la Marina militare avrà la possibilità di imbarcare il doppio dei velivoli della sua flotta.

di  Chiara Rossi

Due portaerei e pochi F-35B a disposizione. Il futuro paradosso della Marina militare italiana ha risuonato anche oltreoceano come ha raccontato Forbes.

Lo scorso 6 maggio la portaerei Cavour della Marina ha lasciato l’Arsenale militare di Taranto dove da Dicembre 2018 ha effettuato lavori di ammodernamento predisponendo il ponte di volo per i nuovi caccia F-35B.

L’F-35B è la versione Stovl (a decollo corto e atterraggio verticale) del caccia di quinta generazione Joint Strike Fighter prodotto da Lockheed Martin. Il programma Jsf Lightining II è realizzato in cooperazione dagli Stati Uniti e l’Italia è partner di secondo livello.

La Marina ha ordinato un totale di 15 caccia F-35B. Anche l’Aeronautica militare ha ordinato lo stesso quantitativo del modello B, oltre a 60 F-35A Ctol (a decollo convenzionale).

Il nodo da sciogliere è la distribuzione tra le due forze armate e poi la gestione e l’impiego dei 30 esemplari (15 a testa) della versione Stovl del caccia F-35. Una diatriba che rischia di ritardare il raggiungimento della Capacità Operativa Iniziale (Ioc) per quel sistema d’arma.

LA PORTAEREI CAVOUR PER GLI F-35B

Gli F-35B rappresentano il sistema d’arma principale del Cavour, fiore all’occhiello della Marina militare, costruito nel cantiere navale Fincantieri Riva Trigoso e messo in funzione nel 2008.

La fase di upgrade di Cavour è iniziata un mese dopo che il secondo F35B della Marina italiana — il B-02 — è decollato dalla Faco di Leonardo a Cameri verso gli Stati Uniti. La destinazione era la Marine Corps Air Station di Beaufort, nella Carolina del Sud, dove il velivolo si è unito al primo F-35B (B-01) per supportare l’addestramento dei piloti e dei tecnici italiani. La Marina italiana ha ricevuto i suoi primi due caccia Stovl nel 2018 e nel 2019.

Entro la fine dell’anno la portaerei Cavour dovrà quindi affrontare un periodo di addestramento prima di partire per gli Stati Uniti, dove saranno necessari test di atterraggio e decollo per i velivoli F35B.

Queste attività rappresenteranno i primi passi importanti per raggiungere la capacità operativa iniziale della portaerei con la sua rinnovata capacità di aviazione navale italiana.

Con l’ingresso nella flotta dei nuovi velivoli, la Marina Militare italiana, insieme alla US Navy e la Royal Navy britannica con la Queen Elizabeth, saranno le uniche marine al mondo a disporre di portaerei in grado di operare con i velivoli F35.

Ma Nave Cavour è lontana dall’imbarcare una minima componente operativa a causa della querelle tra marina e aeronautica per l’assegnazione degli F-35B.

LA DIATRIBA AERONAUTICA E MARINA MILITARE

Il governo italiano sta attualmente acquistando 90 F-35, 60 di questi sono F-35A e i restanti 30 sono F-35B. Di questi 30 F-35B, 15 andranno alla Marina e 15 all’Aeronautica.

Inizialmente il programma prevedeva circa 131 velivoli (69 nella versione Ctol e 62 nella versione Stovl). Nel 2012 la spending review del governo Monti ha ridotto a 90.

 L’F-35B sostituirà l’AV-8B Plus Harrier II della Marina e sarà imbarcato sulla portaerei Cavour e sulla nuova LHD(Landing Helicopter Dock) Trieste. Non è del tutto chiaro, tuttavia, dove gli F-35B dell’Aeronautica saranno schierati.

L’aeronautica infatti non prevede di far volare i suoi F-35B dalle navi pertanto non è chiara l’esigenza riscontrata dall’Arma azzurra di dotarsi del modello B. Come ha sottolineato l’analista Aurelio Giansiracusa su Start, l’ordine dei 15 F-35B dell’AM “rischia di costare salato all’Aeronautica sia in termini operativi perché i B non possono impiegare tutti gli armamenti disponibili e previsti per gli A, sia perché hanno prestazioni inferiori e un raggio di azione limitato sempre in raffronto con gli A e, soprattutto, perché richiedono un’apposita linea logistica in quanto hanno sistemi differenti rispetto la versione A”.
Senza dimenticare il danno per la MM. La flotta della Marina richiedeva infatti 22 F-35B e sta ottenendo poco più della metà. I velivoli a decollo verticale Stovl sono gli unici aerei che possono essere impegnati dalla Marina sulle navi italiane, in sostituzione degli attuali AV8B.

L’ASSEGNAZIONE DEL TERZO F-35B ALL’AM

La guerra tra Am e Mm per gli F-35B, si è riaccesa a febbraio, come ricordava Giansiracura, “a seguito della pubblicazione da parte della RID diretta da Pietro Batacchi della notizia che il terzo F-35B ha ricevuto le insegne dell’Am. Questo terzo esemplare, prodotto l’anno passato dalla Faco di Cameri, per lunghi mesi è stato “messo in quarantena” per i problemi insorti tra Am e Mm per la relativa assegnazione. Già l’assegnazione del secondo esemplare, il B-02, sempre assemblato a Cameri, aveva suscitato polemiche a non finire, con uno scontro arrivato a coinvolgere l’allora Ministro della Difesa Elisabetta Trenta e l’attuale Capo di Stato Maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli. Tale esemplare, alla fine, è stato assegnato, come il primo, alla Marina Militare. Ma, evidentemente, la questione era solo rimandata”.

LA LETTERA DELL’AMMIRAGLIO BINELLI MANTELLI

In merito alla decisione di assegnare il terzo velivolo B all’Aereonautica Militare invece che alla Marina, è intervenuto l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, già capo di Stato maggiore della Difesa, in una lettera aperta all’attuale ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, sul quotidiano La Stampa. Gli F-35B dovrebbero appartenere “esclusivamente alla marina”, ha scritto Mantelli.

Questo pericoloso precedente comporterebbe un ritardo del raggiungimento della capacità operativa iniziale degli F-35B della Marina che dovranno in un prossimo futuro essere imbarcati sul Cavour.

Deviare i caccia Stovl all’aeronautica “penalizza gravemente” la marina, ha continuato Binelli Mantelli. Aggiungendo che la capacità di atterraggio verticale dell’F-35B è sprecata a terra.

“L’impiego del F35 Stovl da basi a terra avanzate in teatro operativo è estremamente improbabile in quanto richiede piste particolarmente preparate e supporti altamente sofisticati per evitare di danneggiare le turbine (il ventolone) in atterraggio e decollo”.

IL PARADOSSO DELLE PORTAEREI ITALIANE

Tornando alla portaerei, Cavour in teoria può supportare fino a 16 F-35B, ma ce ne saranno solo 15 nella flotta in fase di pianificazione. E di questi 15, appena otto potrebbero essere disponibili per le operazioni dopo aver completato le fasi di addestramento e manutenzione.

Tornando a Forbes dunque, l’Italia ha più portaerei che velivoli da trasportare. E il problema sta per peggiorare. Proprio un anno fa si celebrava il varo della nuova portaerei italiana e futura ammiraglia della flotta militare italiana Trieste.

Nave Trieste è dotata di un ponte di volo che permetterà il dispiego di elicotteri, ma anche di aeromobili V/STOL come gli F35-B, grazie all’integrazione di uno sky-jump per agevolare il decollo.

Una volta che Trieste entrerà a far parte della flotta nel 2022, l’Italia avrà la possibilità di imbarcare il doppio degli F-35B assegnati alla Marina.

LA SOLITA POLEMICA SUGLI F-35

Ma non si discute soltanto a livello di Forze Armate sugli F-35. Con un costo di circa 100 milioni di dollari a esemplare, l’F-35 rappresenta da sempre anche un nodo politico. Tanto che con l’emergenza sanitaria Covid-19 in corso, il Movimento 5 Stelle (parte della maggioranza di governo), da sempre contrario al programma, è tornato alla carica. Ad aprile cinquanta senatori grillini hanno depositato un’interrogazione al ministro della Difesa per richiedere moratoria e ridimensionamento del programma F-35 per destinare un miliardo alla Sanità.

“Non occorre essere fans sfegatati del cacciabombardiere statunitense per comprendere che fermare per un anno un programma che ha già accumulato ritardi e marcia da tempo a rilento significa sopportare i costi di cassa integrazione per migliaia di persone tra quanti lavorano a Cameri e nell’indotto, incluse le aziende produttrici di componenti del velivolo che rischierebbero di venire estromesse dalla catena delle forniture in favore di altre società che operano in paesi più rispettosi degli impegni internazionali assunti”, ha commentato Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa. “Nel complesso il danno sarebbe ben maggiore del miliardo di euro risparmiato quest’anno”.

Per Gaiani risulta invece “più ragionevole invece la seconda proposta contenuta nell’interrogazione dei senatori di M5S, che chiede di tagliare 35 dei 90 F-35 previsti sostituendoli con programmi aeronautici nazionali ed europei molto più economici, affidabili, e rispondenti alle reali esigenze operative della Difesa”.

 

FONTE: LogoStartMag

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Gli eroi della Xª MAS attaccano Gibilterra

Accadde l' 8 Maggio 1943

gli eroi della x mas attacca gibilterra

E’ la sera del 7 maggio 1943 e nella Baia di Gibilterra il mare è in burrasca,il cielo è particolarmente buio e la notte è oscura come piace ai famigerati palombari italiani, "quelli della Decima", oramai famosi in tutto il mondo.

Nel buio pesto della notte, in interminabili ore di faticosissima navigazione, affrontano le intemperie, le fortissime correnti e le più disparate ostruzioni, a cavallo dei loro 3 micidiali “maiali”, i Siluri a Lenta Corsa ideati dal prodigioso genio italico di Teseo Tesei ed Elios Toschi.

Dopo i clamorosi successi ottenuti dalla più letale unità di assalto subacquea di tutti i tempi, gli inglesi avevano rafforzato le difese passive ed attive in tutte le proprie installazioni costiere. Si pensi solo che in ogni porto ed in ogni rada, ogni appena 6 minuti, venivano fatte deflagrare una serie infinita di bombe di profondità, al fine di neutralizzare eventuali possibili attacchi dei micidiali palombari italiani, divenuti un vero incubo per qualsiasi Ammiraglio inglese !

Addirittura, per contrastare i disastri materiali venne istituita una apposita unità di contrasto, chiamata “Underwater Working Party”.

Alle ore 06,15 della mattina dell’ 8 maggio 1943, la prima devastante esplosione gettava nello scompiglio l'intera Baia di Gibilterra.

Immediatamente, tra centinaia di deflagrazioni di contrasto, provocate ora dagli uomini di Crabb, tra mercantili e navi da guerra che si spostavano in tutta fretta verso i bassi fondali, nel tentativo di scampare od almeno tamponare eventuali affondamenti, in successione, alle ore 06,35, alle 06,50 ed infine alle ore 07,30 altre 3 terribili esplosioni mandavano a picco 20 mila tonnellate di naviglio inglese !

I sei valorosi sabotatori, nel frattempo, erano incredibilmente riusciti a rientrare tutti ed incolumi, nelle segrete stive della nave Olterra, proprio sotto il naso degli inglesi, impegnati invece a cercare il sommergibile avvicinatore e sapientemente depistati da alcuni indumenti subacquei, lasciati sulla costa da un agente segreto italiano.

Onori a :

- Capitano di corvetta Ernesto Notari
- 2° Capo palombaro Enrico Ario Lazzari
- Tenente Genio navale Camillo Todini
- Sotto Capo palombaro Salvatore Mattera
- Sotto Tenente Armi navali Vittorio Cella
- Sotto Capo palombaro Eusebio Montalenti

Articolo di: Pietro Frattini
 
 

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Fincantieri vince commessa della Marina Usa che potrà arrivare a 5,5 miliardi di dollari per 10 nuove fregate

La consegna della prima fregata lanciamissili è prevista per luglio 2026

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 Francesca Basso  01 mag 2020

La consegna della prima fregata lanciamissili è prevista per luglio 2026: la Marina statunitense ha aggiudicato a Marinette Marine Corporation, controllata di Fincantieri, un contratto del valore di 795,1 milioni di dollari per la fornitura di una fregata. Il contratto prevede un’opzione, spiega la marina statunitense, per un totale di 10 unità e il valore totale, se tutte le opzioni saranno esercitate, sarà di 5,58 miliardi di dollari. La «capoclasse» e le altre nove fregate, nel caso in cui verrà esercitata l’opzione, saranno costruite nei cantieri di proprietà di Fincantieri in Wisconsin (Usa). Le navi derivano dalle Fremm, che il gruppo ha già fornito alla Marina italiana.

La gara

Fincantieri si è aggiudicata la gara del programma FFG(X) per nuove fregate lanciamissili vincendo da sola contro i cantieri navali statunitensi Huntington Ingalls Industries, General Dynamics Bath Iron Works. Il valore di 5,5 miliardi di dollari si riferisce alla sola quota Fincantieri, successivamente verranno bandite nuove gare per le forniture di armamento ed equipaggiamento facendo salire l’ammontare complessivo del contratto a 19 miliardi di dollari. Non è la prima collaborazione di Fincantieri con la US Navy. Il gruppo triestino, tra i leader a livello mondiale (20 stabilimenti in 4 continenti, con oltre 19 mila dipendenti), ha infatti già vinto la gara per 16 unità di LCS (Littoral Combat Ship), delle quali dieci già consegnate e sei in lavorazione. Le LCS sono una nuova generazione di navi multiruolo di medie dimensioni, progettate sia per le attività di sorveglianza e difesa delle coste che per le operazioni in acque profonde.

Il governo

Soddisfazione per la commessa è stata espressa dal governo. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha sottolineato che «il comparto della Difesa racchiude molte delle eccellenze italiane e in questo momento in cui è importante la ripresa delle attività produttive colpite dalla crisi Covid-19, si tratta di una importante iniezione di fiducia. Fincantieri porta nei mari del mondo la garanzia della tecnologia italiana». Per il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è stata «premiata la professionalità di un gruppo industriale considerato a livello mondiale una vera eccellenza tecnologica».

FONTE: Logo economia

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Marinai veneti caduti nella II Guerra Mondiale - Una ricerca da sostenere

Con l'intento di dare una mano alla ricerca, pubblico molto volentieri l'appello che il sig. Antonio Salce fa, per il tramite della rivista "Marinai d'Italia" e con il patrocinio dell'Associazione Nazionale Marinai d'Italia.

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Ecco di seguito la corrispondenza intecorsa tra il sig. Antonio Salce  e la redazione della Rivista Marinai d'Italia

Buongiorno, mi chiamo Antonio Salce e sono un socio aggregato del Gruppo ANMI di Padova “G. SALCE”. In occasione della preparazione del mio libro su “I Marinai di Padova e provincia caduti nella II guerra mondiale” e del successivo “I Marinai Veneti caduti nella Seconda Guerra Mondiale” (entrambi poi stampati grazie al supporto economico della medesima sezione cui appartengo), ho elaborato un file Excel nel quale ho riprodotto i dati completi relativi ai 31.319 marinai della Regia Marina caduti nel conflitto, come riportati nei tre registri dei “Marinai caduti e dispersi nella II guerra mondiale” presenti presso l’Archivio Storico della Marina Militare sito a Roma, aggiungendo al Comune di nascita, lì presente, anche la relativa Provincia e Regione di appartenenza. Questa attività preliminare, unica credo nel suo genere e per la quale mi sono occorsi circa sei mesi, mi ha permesso però in seguito di poter rapidamente (pochi minuti!) aggregare i nominativi dei caduti per ‘reparto’ (unità navale di imbarco o sede di servizio), per ‘fronte’ (dove sono scomparsi) e appunto per comune, provincia e regione di provenienza, evitandomi una onerosa ricerca nome per nome su cartaceo, con evidenti possibilità di refusi, sviste ed errori. Poiché sono convinto che molti soci ANMI in tutta Italia possono essere interessati a condurre una ricerca simile alla mia peri marinai caduti della propria città o provincia o regione, o anche solo per quelli scomparsi su una singola unità, sono disponibile a fornire (gratuitamente, of course!) il dettaglio di tali nominativi: estrapolazioni di tal genere possono essere fatte, come già detto, in pochi minuti, basta saper ‘lavorare’ un foglio Excel. Un cordiale saluto e… buon lavoro.

Antonio Salce – Padova  email:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

P.S.: ho trasmesso il file Excel agli addetti dell’Ufficio Storico della Marina Militare, che mi hanno ringraziato perché consente di rispondere più rapidamente ai molti che si rivolgono loro per avere informazioni sui caduti, in particolare della propria città o di una specifica unità navale.

 

Risposta del Direttore

La sua ricerca merita il mio plauso, di tutti i marinai e di chi fa ricerche storiche. Ben vengano i contributi di chi, come lei, agisce per il bene comune ed a titolo gratuito. “Marinai d’Italia” sarà lieto di pubblicare la sua lettera al più presto “così da raggiungere il maggior numero di soci interessati”. Il Direttore Responsabile di “Marinai d’Italia” contrammiraglio Giovanni Vignati 

Replica del Sig. Salce

Grazie per l’attenzione accordatami: sono felice se potrò essere utile a qualche altra persona che vorrà ‘seguire le mie orme per rendere onore ai tanti marinai caduti nell’ultimo conflitto e ricordare il loro sacrificio semplicemente NON DIMENTICANDOLI. Vi ringrazio di aver accettato di pubblicare la mia lettera. Vi preciso che il file, già predisposto per voi su tre fogli ordinati il primo per nominativo, il secondo per reparto e il terzo per regione, provincia e comune di nascita, comprende TUTTI i 31.319 caduti e quindi può essere utilizzato dai soci di tutta Italia per eventuali loro ricerche. Allego anche una legenda sull’utilizzo del file stesso che potrà essere utile a chi vorrà fruirne. Ricordo che nei registri della Marina ho trovato diversi refusi e che quindi è bene sempre verificare, nel dubbio, i dati inseriti nel file, magari confrontandoli, ove presenti, con quelli di altri siti web specializzati quali quelli della Marina Militare o il prestigioso http://conlapelleappesaaunchiodo.blogspot.com/ del Sig. Lorenzo Colombo, dove è presente la storia di oltre 500 unità navali italiane che hanno partecipato alla Seconda Guerra Mondiale. Ricordo anche che sono personalmente disponibile a rispondere a chiunque voglia informazioni su come procedere ad eventuali ulteriori e più dettagliate ricerche o su come leggere correttamente gli stessi dati inseriti nel file. Nel porgerVi cordiali saluti, Vi ricordo che sono a vostra disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento. Antonio Salce

Comunicazione della redazione Marinai d'Italia

Il file in EXCEL chiamato RICERCA DEL SOCIO DI PADOVA ANTONIO SALCE e le relative istruzioni fanno ora parte dell’Archivio ANMI FONDO SALCE e sono gratuitamente a disposizione di chiunque voglia utilizzarlo chiedendo copia alla nostra Redazione purché la fonte venga citata. ANMI plaude all’iniziativa del socio Salce auspicando che vengano effettuate ricerche consimili.

Da parte mia invito caldamente chiunque legga questo articolo e sia in grado di aiutare il sig. Salce, a contattarlo alla mail riportata nell'articolo. Ve ne saremo veramente grati.

Visitate altresì il blog http://conlapelleappesaaunchiodo.blogspot.com/ 

Troverete tutto ma proprio tutto sui marinai militari e civili italiani scomparsi in mare durante la seconda guerra mondiale

Giancarlo

Chi avesse bisogno del file Excel si rivolga direttamente al sig. Salce Antonio alla mail:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

FONTI: 

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Lunedì 16 settembre 2019 in Sala Livo Paladin di palazzo Moroni di Padova è stato presentato il libro di Antonio Salce “I Marinai veneti caduti nella II Guerra mondiale”, un libro di 432 pagine che vuole ricordare, con molti episodi di valore individuale e collettivo, quanti hanno perso la vita in mare durante trentanove mesi di aspra lotta.
Un libro che racconta anche dei caduti in campi di prigionia ed in azioni partigiane e la partecipazione della Marina mercantile. L’organizzazione di quest’ultima fu molto complessa, difficile e soprattutto misteriosa. Si trattava di unità mercantili, disarmate, in mediocri condizioni dopo mesi di sosta nei porti di rifugio e poco preparate ad affrontare navigazioni guerresche tanto avventurose. Eppure tutte anche queste navi obbedirono perfettamente ed intelligentemente agli ordini della Marina: comandanti e marinai mercantili scrissero vicende romanzesche ed audaci che forse non saranno mai rese note.
Il volume, promosso dall’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, sezione di Padova, raccoglie i nominativi di coloro, militari e civili, che hanno perso la vita prestando servizio su unità naviganti, perché “il mare nel chiamare a sé le sue vittime non fa alcuna distinzione di bandiera o di divisa, di causa giusta o sbagliata, ma le accomuna tutte in un unico, ineluttabile, tragico destino”

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articolo marinai Salce

 

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