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L'Istituto Idrografico della Marina e l'Osservatorio sottomarino profondo Levante Canyon Mooring

In opera dal 2019 grazie alla collaborazione del Distretto Ligure delle Tecnologie Marine (DLTM) con la Marina Militare e con gli Enti di ricerca nazionale attivi nell’area del Golfo della Spezia

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28 giugno 2022 Marco Villa - Marco Semino

Studio dei cambiamenti climatici, protezione degli ecosistemi marini e mitigazione dei rischi naturali sono i principali obiettivi dell’Osservatorio sottomarino profondo "Levante Canyon Mooring", installato nel Mar Ligure orientale al largo delle Cinque Terre dal settembre 2019 grazie alla collaborazione del Distretto Ligure delle Tecnologie Marine (DLTM) con gli Enti di ricerca nazionale attivi nell’area del Golfo della Spezia (CNR, ENEA, INGV) e con lIstituto Idrografico della Marina.

Questo tipo di infrastruttura costituisce un osservatorio sottomarino multidisciplinare avanzato, sempre più presente a livello mediterraneo e mondiale, assente nel Mar Ligure Orientale fino al 2019, anno in cui è iniziato il monitoraggio nell’ambito dell’Osservatorio LAB MARE coordinato dal DLTM.

schemaNello specifico, l’osservatorio Levante Canyon Mooring è costituito da una catena strumentata dedicata al monitoraggio geofisico ed oceanografico in mare profondo di parametri come salinità, temperatura, torbidità e velocità della corrente per lo studio del fondo e della colonna d’acqua.

Il recupero, la manutenzione e il riposizionamento del mooring è stata resa possibile grazie al supporto della Nave Leonardo della Marina Militare e dalle competenze specifiche dei tecnici del CNR ENEA e IIM, consentendo la continuità temporale dell’acquisizione dei dati con operazioni avvenute in tempi rapidi con il mantenimento dell’osservatorio a circa 6.5 miglia nautiche al largo dell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre, dove la profondità raggiunge i 600 m. Questo tratto di mare costituisce un punto di osservazione marino esclusivo, non solo perché è posto all’interno del Santuario Pelagos, zona con elevata concentrazione di cetacei, ma anche per la presenza di un canyon sottomarino che, per le forti correnti di fondo e il notevole apporto di sedimenti e sostanze organiche, crea un ambiente favorevole allo sviluppo e crescita di ecosistemi di pregio quali i coralli profondi. Un studio congiunto ENEA e IIM nel 2014 ha infatti evidenziato con il supporto di un ROV (sottomarino a comando remoto) la presenza di coralli bianchi vivi alla profondità di circa 570 m. Questi organismi danno origine ad ecosistemi profondi ad elevata biodiversità ma subiscono un forte impatto causato dalla pesca a strascico; devono quindi essere preservati e sono di notevole interesse scientifico.

L’osservatorio è stato realizzato con il co-finanziamento della Regione Liguria (con risorse PAR-FSC 2007-2013 "Fondo per lo sviluppo e la coesione" per la realizzazione dei laboratori del Polo DLTM) e grazie alla condivisione di risorse umane, infrastrutture ed attrezzature da parte di tutti gli enti pubblici di ricerca coinvolti, coordinati dal DLTM. Questo sistema di monitoraggio multidisciplinare rappresenta quindi il primo passo verso un più vasto sistema di acquisizione ed elaborazione di dati geofisici ed oceanografici del nostro mare.

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L’Arsenale della Marina avrà un museo a Taranto

Ci sono 35 milioni per trasformare una parte dello stabilimento in aree espositive di archeologia industriale

arsenale della marina avra un museo a taranto

Maristella Massari

Nel futuro di Taranto c’è il suo passato. Per la città che fu la prima capitale industriale del Mezzogiorno d’Italia in epoca post unitaria, la svolta arriva nel segno della storia. Qui la Marina militare, sul solco dell’esperienza maturata a Venezia, è impegnata nella trasformazione di parte del suo Arsenale militare in un grande museo di archeologia industriale. A disposizione ci sono poco più di 35 milioni di euro.

L’Arsenale di Taranto è una grande realtà industriale e produttiva, che si occupa della manutenzione delle navi della flotta militare italiana. Ma è anche testimone di una lunghissima epoca. Inaugurato, alla presenza di re Umberto I di Savoia, il 21 agosto 1889, aveva lo scopo di rimediare alla sempre crescente necessità di difesa dell’Italia protesa verso il Mar Mediterraneo. I lavori di costruzione, che includevano anche l’ampliamento del canale navigabile per il collegamento del Mar Piccolo con il Mar Grande, iniziarono nel settembre del 1883 e durarono circa sei anni. Oggi, con i suoi 1.200 dipendenti (di cui circa 1000 civili), è il primo stabilimento di lavoro della Difesa e la seconda realtà industriale di Taranto, dopo Acciaierie d’Italia. Le specificità delle funzioni dell’Arsenale di Taranto e la sua storia, così strettamente legata al territorio, rappresentano un patrimonio da preservare e valorizzare.

L’obiettivo del piano di musealizzazione è quello di utilizzare edifici non più strategici per le lavorazioni e per la manutenzione dell’efficienza della flotta militare, per farne centri museali in cui esporre e rappresentare la storia della cantieristica navale a Taranto. L’idea, già così, è ambiziosa e suggestiva. Per entrare nel dettaglio, sono previsti due percorsi, uno via terra e uno via mare, che offriranno la possibilità di visitare lo stabilimento anche nelle aree operative.

La Difesa, in stretta collaborazione col Ministero dei Beni culturali, ha realizzato questa ipotesi progettuale per la fruibilità turistica dell’Arsenale che ha al suo interno numerosi esempi di archeologia industriale. A Taranto, infatti, si possono apprezzare diversi modelli di impianti e di apparecchiature utilizzate nel secolo scorso, inseriti nelle antiche officine e negli storici laboratori tecnologici.

L’Arsenale Militare, insomma, non è soltanto una risorsa tecnologica o, per quanto adesso in crisi, economica: è anche un bene culturale e storico. Tanto è vero che, consapevole di ciò, già nel 2005, la Marina Militare - nella sua opera di difesa anche del patrimonio storico, culturale e paesaggistico a lei affidato, dopo l’apertura ai visitatori del Castello aragonese, interessato da imponenti lavori di ricerca, scavo e restauro (un successo travolgente visti i numeri dei visitatori), aveva aperto e reso fruibile ai turisti e ai tarantini anche la mostra storica artigiana dell’Arsenale. L’esposizione fu inaugurata con la finalità di esporre attrezzature e manufatti realizzati dalle maestranze interne, nonché per rappresentare l’evoluzione dei processi tecnologici di costruzione e di manutenzione navale all’interno dello stesso stabilimento di lavoro. Essa costituisce, con la sua importante raccolta di lastre fotografiche, una testimonianza importantissima delle condizioni socio-culturali dell’operaio dell’Arsenale dalla fine dell’Ottocento ad oggi. La mostra permanente è divisa in due aree espositive. Nella prima area “Reperti storici” sono conservati oggetti legati ad eventi ed imprese del passato. Nella seconda area “Archeologia industriale” vengono esposte macchine e apparecchiature un tempo utilizzate nelle officine dell’Arsenale, per le lavorazioni tecniche e d’artigianato.

Il nuovo ambizioso progetto di musealizzazione è previsto nell’ambito degli interventi per lo sviluppo della città e dell’area di Taranto (legge 20 del 2015). Ferme restando le attività legate alle esigenze della forza armata, l’Arsenale sarà in parte trasformato per scopi turistico-culturali legati alla cultura del mare. Sono sei gli interventi previsti, il primo dei quali è la realizzazione di un «entry point» per l’accoglienza dei visitatori con spazi espositivi e attività di “merchandising”. Saranno migliorate le esposizioni della mostra storico-artigiana già esistente, con espansione dell’area nell’adiacente Sala a Tracciare, un locale lungo quasi 200 metri in cui venivano “disegnate” le sagome delle navi che poi le maestranze tarantine dell’Arsenale avrebbero costruito. Il progetto prevede anche la riqualificazione delle officine “Lance a remi”, “Motori bassa potenza” e “Forni e fabbri” e l’esposizione, con possibilità di visita all’interno, di un sommergibile della classe Sauro. I visitatori potranno muoversi all’interno dell’ampia struttura grazie ad un servizio di navette elettriche. Il costo complessivo del progetto è stimato in 35,45 milioni di euro. Attualmente risultano stanziati dal Cipe (nel 2017) 5,7 milioni di euro. Si tratta di 4,3 milioni di euro per la realizzazione dell’«entry point», 1,4 milioni di euro per lo sviluppo della progettazione degli altri 5 interventi previsti. Quando l’opera verrà completata e aperta al pubblico, Taranto, grazie anche al successo di visite riscosso dal castello aragonese, potrà mettere a frutto il «navy brand» aspettando, prima o poi, di veder realizzato anche il sogno (fino ad ora svanito) di un museo navale galleggiante a bordo di una delle unità navali della Marina in disuso.

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"Sorella" a 164 anni entra nella flotta della Marina Militare

Più vecchia della Vespucci, donata dall'industriale Pirota

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(ANSA) - GENOVA, 25 GIU - Si chiama "Sorella" e con i suoi 164 anni è la barca a vela da regata più vecchia del Mediterraneo.
 Varata in Inghilterra nel 1858, da pochi giorni è passata alla Marina Militare, diventando l'unità in servizio più anziana della flotta. Più della Viri, un 11,35 metri varato in Finlandia nel 1928 e più anziana anche dell'Amerigo Vespucci (101 metri), che l'anno scorso ha compiuto novant'anni.
"Sorella", cutter aurico in legno, 10,97 metri di lunghezza e 4,5 tonnellate di peso, armo velico a gaff cutter distribuito su cinque vele (randa, controranda, trinchetta, fiocco murato sul bompresso e uccellina), è stata donata alla Marina Militare dall'industriale padovano Renato Pirota, nel corso di una cerimonia svoltasi presso la Scuola navale militare Francesco Morosini di Venezia. La notizia è stata resa nota dalla testata 'Barche d'epoca'. La classifica della rivista inglese Classic Boat colloca 'Sorella' al quarto posto fra le più importanti imbarcazioni storiche a livello internazionale, di cui il primato è detenuto dalla Uss Constance, 62 metri, fregata a tre alberi del 1797 tuttora iscritta al naviglio della Marina statunitense che in occasione dei suoi 200 anni ha navigato a vela. "Sorella", realizzata in fasciame di pitch pine su ordinate in rovere dal cantiere Dan Hatcher (1817-1880), conosciuta come un itchen ferry, cioè le imbarcazioni realizzate per pesca costiera delle ostriche e dei gamberetti e utilizzata anche per le scommesse veliche sul Tamigi, secondo le ricerche è stata impiegata dai primi armatori, i fratelli William e George Gordon, come palestra sperimentale per lo studio delle prime vele di poppa diventate poi spinnaker: vincendo più regate possibili facevano conoscere il cutter e incoraggiavano i concorrenti a utilizzare le loro vele. (ANSA).
 
 

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Il video dell'inchino del pilota della marina militare italiana al pubblico

La spettacolare perizia di questo pilota che sfrutta le doti di volo verticale del suo Harrier e la potenza dei suoi motori

Video pilota inchino

In questo video il pilota della Marina Militare Italiana usa la sua abilità e la le caratteristiche di volo verticale del suo Harrier per far inchinare il velivolo verso il pubblico della Festa della Marina, a Gaeta, lo scorso 10 giugno. L'Harrier II ("Albanella") deriva dal predecessore Hawker Siddeley Harrier ed è principalmente impiegato come aereo leggero d'attacco o come velivolo multiruolo, in genere imbarcato su piccole portaerei o grandi navi d'assalto anfibio. È in dotazione ad alcune nazioni della NATO, ovvero Stati Uniti d'America, Regno Unito, Spagna e Italia. 

È’ in dotazione alle forze italiane dal 1995 e sta per essere sostituito dagli F-35, ma è ancora pienamente operativo.
L’AV-8B Harrier II Plus è un velivolo finalizzato al bombardamento ma può compiere anche altre attività come difesa aerea e ricognizione. Negli ultimi conflitti l’Harrier è stato impiegato come velivolo da attacco al suolo: un esempio sono i bombardamenti effettuati dagli USA in Libia in Agosto 2016, evidenziando quindi come questo velivolo sia ancora ampiamente utilizzato ed indispensabile in molti teatri operativi.

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Venti navi russe e cinesi hanno circondato il Giappone

Cina e Russia antagonizzano il Giappone per ragioni dirette (la competizione nel Pacifico, le contese territoriali) e indirette (Tokyo è sempre più allineato con le istituzioni occidentali come la Nato). Show of force mentre la marina giapponese si esercita con gli Usa e sta per partire Rimpac 22

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Di Emanuele Rossi

Il Sankei Shibum ha pubblicato una cartografia che segna il passaggio di navi militari cinesi e russe attorno al Giappone negli ultimi giorni. L’immagine è certamente forte, perché disegna come l’arcipelago sia stato completamente circondato da fregate e cacciatorpedinieri inviati da Pechino e Mosca. I mezzi cinesi hanno attraversato lo stretto di Tsugaru tra Hokkaido e Honshu, quello di Tsushima tra l’isola omonima e Honshu, e doppiato capo Soya, sullo stretto di La Pérouse che divide il Giappone dalle isole Sakhalin russe (questi passaggi sono definiti “stretti internazionali” dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, o UNCLOS).

Navi russe mappa

In totale si sono mosse venti navi da guerra, di cui 4 cinesi e 16 russe. La crociera cinese è durata dal 12 al 19 giugno, poi le quattro navi (un cacciatorpediniere classe Type 055, uno classe Type 052D e una nave di rifornimento Type 901 e una nave spia Type 815) hanno preso il largo per il Pacifico. Quelle cinesi si sono mosse in diversi momenti, ma sempre in quegli stessi giorni: tra le corvette e i cacciatorpedinieri impiegati, due classe Udaloy, insieme ad alcune delle corvette della classe Steregushchiy, e al “Marshal Krylov ha fatto rifornimento ovest dal Mare di Okhotsk verso il Mar del Giappone, durante esercitazioni nel Mar Cinese Orientale e nel Mar delle Filippine.

È una dimostrazione di forza che trova due ordini di contesti internazionali come ragione. Il primo è più ampio, generale: il Giappone sta costruendo un proprio standing all’interno dell’Indo Pacifico riscoprendo una dimensione da potenza regionale, mentre sta contemporaneamente integrando sempre di più le sue attività con quelle occidentali. Nello specifico, Tokyo ha preso una posizione allineata con Stati Uniti e Unione Europea, all’interno di un quadro Nato delle relazioni, sull’invasione russa in Ucraina. Ha sanzionato Mosca, ha inviato aiuti a Kiev (sebbene non letali); il rapporto annuale di politica estera del Paese per il 2022 descrive l’invasione russa come “un oltraggio che mina le fondamenta dell’ordine internazionale non solo in Europa ma anche in Asia”.

Tra pochi giorni, il primo ministro Fumio Kishida sarà il primo leader giapponese a prendere parte a un vertice Nato – quello di Madri, che arriva in un momento particolare per l’alleanza, con la rinnovata sfida russa e la necessità di bilanciare la propria proiezione all’interno dell’Indo Pacifico, vista la centralità dell’immensa regione. Una linea che è contesta da Pechino e da Mosca, Paesi con cui Tokyo è in competizione negli affari internazionali e in rotta su contese territoriali (come quelle delle isole Senkaku e le Curili, che dopo l’inizio della guerra ucraina sono state classificate come “territori illegalmente occupati”). E tutto mentre il Giappone ha una linea sempre più chiara nei confronti della difesa di Taiwan davanti alle ambizioni cinesi.

Se questo è il quadro generale, la contingenza temporale non distende. Nei giorni della crociera russo-cinese nell’arcipelago nipponico, il cacciatorpedinieri portaelicotteri “Izumo”, ammiraglio della Flotta di autodifesa di Tokyo, ha condotto un’esercitazione congiunta con il cacciatorpediniere “USS Sampson” e ricevuto rifornimento in mare dalla “USNS Rappahannock“.

Contemporaneamente, la fregata della marina indiana Satpura, quella filippina Antonio Luna”, l’indonesiana Gusti Ngurah Rai”, quella della Repubblica di Singapore Intrepid e a la corvetta “Lekir” della Royal Malaysian Navy si sono raggruppate per dirigersi verso le Hawaii, dove  si trova il quartier generale dell’Indo Pacific Command americano che dirigerà “Rimpac 22”. La più grande esercitazione navale del mondo si terrà tra il 29 giugno e il 4 agosto, vi parteciperanno 48 unità militari da 20 nazioni e 25.000 soldati, e che quest’anno vedrà anche la partecipazione di Taiwan – nei cui cieli la Cina ha inviato 57 aerei militari nelle ultime 48 ore per esercitazioni, o forse dimostrazioni di forza.

Sarà un modo con cui gli Stati Uniti testeranno la capacità di integrazione con le forze regionali, anche attraverso alla centralità che le basi sul territorio giapponese hanno nel quadro di sicurezza che Washington intende creare nella regione (anche pensando alla Cina).

“Kishida ha chiaramente segnalato che il Giappone non rimarrà ai margini delle crisi globali”, ha spiegato Eli Katharina Pohlkamp. “Più che mai – argomenta l’esperta dell’Asia Programme dell’ECFR – sta dimostrando un impegno nella diplomazia coraggiosa e negli sforzi per proteggere la stabilità regionale e l’ordine internazionale basato sulle regole. Ciò si riflette nella sua presenza allo Shangri-La Dialogue (evento internazionale organizzato a Singapore dall’IISS dove il premier giapponese ha presentato la sua Vision for Peace”, ndr) e nella prevista partecipazione al vertice Nato di fine giugno. L’alleanza del Giappone con gli Stati Uniti è ancora una volta in primo piano nei calcoli strategici di Tokyo sull’Indo-Pacifico”.

Questo impegno di Kishida, che segue in parte quello dell’amministrazione Abe che lo ha preceduto, è sostenuto dai giapponesi. Secondo un recente sondaggio condotto da Yomiuri, il 64% degli elettori vuole che il Giappone rafforzi le proprie capacità di difesa e il 55% è favorevole a un aumento della spesa per la difesa al 2% del PIL (che forse non a caso è la stessa percentuale pianificata dai membri Nato).

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