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Al Centro Ospedaliero della Marina Militare di Taranto parte l'attività della nuova Smile House

Frutto della collaborazione fra la Marina Militare e la Fondazione Operation Smile Italia Onlus, e realizzata grazie al sostegno di UniCredit Foundation

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27 settembre 2021 Redazione Web

I pazienti affetti da malformazioni del volto, in particolare labiopalatoschisi, hanno da oggi un nuovo punto di riferimento a Taranto per ricevere le cure. Sono infatti iniziate le attività dell’Ambulatorio multidisciplinare Smile House ospitato presso il Centro Ospedaliero della Marina Militare di Taranto: una realtà importantissima per la Puglia ma anche per tutte le regioni meridionali, nata grazie all’accordo di collaborazione tra la Marina Militare e la Fondazione Operation Smile Italia Onlus e resa possibile dal contributo di UniCredit Foundation.

Il Sen. Pierpaolo Sileri, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, nell’ambito del convegno dal titolo "Il Progetto Smile House: l’importanza del Team e della continuità terapeutica nelle labiopalatoschisi", ha inviato una lettera in cui ha espresso: "sincero apprezzamento per il lavoro encomiabile che la Fondazione Operation Smile offre ai tanti pazienti, soprattutto pediatrici, affetti da malformazioni cranio-facciali".

"Ho avuto modo in passato di vedere da vicino come la Fondazione sia davvero preziosa per i pazienti e le loro famiglie – continua Sen. Sileri nella missiva – e sono molto felice di sapere che d’ora in poi si potrà contare su un’ulteriore sede operativa della Rete Smile House grazie alla collaborazione con la Marina Militare. E non da ultimo sono altrettanto felice che l’attività del Centro parta proprio dalla formazione del personale medico e sanitario che si troverà ad intervenire sulle malformazioni cranio-maxillo-facciali o anche solo fornire un consulto ed una prima accoglienza dei pazienti. Perché solo dalla conoscenza e dallo scambio in un "continuum" di cure è davvero possibile offrire salute e farlo col cuore e col sorriso, ogni giorno".

L’azione dell’Ambulatorio Smile House, presso il Centro Ospedaliero della Marina Militare di Taranto, sarà incentrata sull’erogazione di servizi complementari a quelli chirurgici, con l’obiettivo principale di limitare la migrazione sanitaria dovuta alle terapie di lunga durata, come quelle ortodontiche, logopediche e psicologiche.

"Questo primo evento formativo organizzato presso il Centro Ospedaliero Militare di Taranto, oltre ad inaugurare le attività dell’Ambulatorio Smile House - ieri sono stati accolti e visitati i primi piccoli pazienti - conferma la proficua collaborazione con Operation Smile Italia Onlus anche quale virtuoso percorso di crescita professionale e culturale; la formazione e l’aggiornamento continuo sono, infatti, premesse indispensabili per il buon funzionamento di qualsiasi attività soprattutto nel contesto sanitario e per questo eventi del genere ci consentono di garantire la migliore offerta di salute alla collettività", ha dichiarato l’Ispettore della Sanità della Marina Militare, Ammiraglio Ispettore Riccardo Guarducci.

Ieri sono stati accolti i primi pazienti da parte degli specialisti che offriranno assistenza multi-specialistica a bambini e adulti nati con una malformazione del volto, dalla diagnosi prenatale fino al termine del percorso di cura. Le visite sono effettuate da volontari medici e personale sanitario, con diverse specializzazioni, della Fondazione Operation Smile Italia Onlus e da medici e personale infermieristico del Corpo Sanitario della Marina Militare accreditato con la Fondazione.

Si aggiunge dunque un altro tassello alla proficua collaborazione tra Operation Smile Italia Onlus e la Marina Militare, avviata nel 2010 nell’ambito di una missione autorizzata dal Ministero della Difesa sotto il coordinamento della Protezione Civile, quando unirono le forze a bordo della portaerei Cavour di stanza ad Haiti e furono eseguiti 35 interventi chirurgici su bambini ed adulti che avevano riportato gravi traumi facciali dovuti al terremoto che aveva colpito il Paese il 12 gennaio dello stesso anno.

"L’Ambulatorio Smile House di Taranto è una nuova realtà operativa della rete Smile House, progetto di interesse nazionale per il trattamento delle malformazioni del volto. Il primo Open Day ha dato la possibilità a tutti i pazienti provenienti dall’area pugliese e in genere dalle regioni meridionali di poter accedere ai programmi sanitari per le cure delle malformazioni cranio-maxillo facciali. Gli accordi con la Marina Militare dimostrano ancor di più oggi che le sinergie virtuose in ambito sanitario sono sempre vincenti", afferma il dottor Domenico Scopelliti, vicepresidente Fondazione Operation Smile Italia Onlus.

"Come UniCredit e grazie alla nostra Fondazione – spiega Leandro Sansone, responsabile Territorial Relations, CS & Claims per il Sud di UniCredit – abbiamo deciso di offrire un supporto concreto a un progetto portato avanti con impegno e determinazione dalla Fondazione Operation Smile Italia Onlus e dalla Marina Militare, anche in considerazione dell’alto valore umano dell’iniziativa che prende il via oggi".

Con i centri Smile House e gli ambulatori multidisciplinari, la Fondazione Operation Smile Italia Onlus è attiva in Italia a Milano, Roma, Vicenza, Ancona, Cagliari e Taranto, garantendo, in collaborazione con il Servizio Sanitario Nazionale, prossimità e continuità di cura a pazienti affetti da malformazioni del volto, dalla diagnosi gestazionale al completo sviluppo psico-fisico.

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A Napoli la Base Navale e il Bacino di Raddobbo sono Passeggiata patrimoniale

Ideata per portare all’attenzione di un pubblico sempre più vasto luoghi di grande valore storico e identitario

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27 settembre 2021 Giuseppina Maria Greco

L’antico Bacino di Raddobbo Borbonico e il Molo San Vincenzo di Napoli, mete prescelte per la “Passeggiata Patrimoniale”.

Ideata per portare all’attenzione di un pubblico sempre più vasto luoghi di grande valore storico e identitario, l’iniziativa nasce dalla disponibilità del Comando Logistico e del Quartier Generale Marina Militare di Napoli, ed è frutto della collaborazione, tra gli altri, dell’Accademia dell’Alto Mare, del CNR IRISS e dell’Aniai Campania.

Lo scorso 25 settembre numerosi visitatori hanno potuto varcare l’ingresso della Base Navale di Via Acton comandata dal Capitano di Vascello Aniello Cuciniello, e scoprire uno dei luoghi antichi del capoluogo partenopeo, guidati dal referente storico del Comando Logistico Claudio Romano e dall’architetto Andrea Giovannini, membro dell’Associazione Nazionale Ingegneri e Architetti Italiani sezione Campania.

Esclusiva l’opportunità di percorrere il Molo San Vincenzo e di visitare il Bacino di Raddobbo, il primo realizzato in Italia, dichiarato “monumento nazionale” nel 1981.

L’opera risale al regno di Ferdinando II, quando il maggiore del “Genio Idraulico” Domenico Cervati, reduce da una visita presso gli arsenali francesi di Tolone e la Ciotat per apprendere le tecniche più avanzate in merito alla costruzione, manutenzione navale ed organizzazione di un moderno Arsenale navale, nel 1843 propose al re di costruire un Bacino galleggiante. All’epoca era molto sentita la necessità di creare bacini di carenaggio per procedere “all’asciutto” ai lavori di manutenzione. ". I lavori che iniziarono nei primi giorni di aprile del 1850, prevedevano la costruzione di una enorme zattera rettangolare di legno, con pavimentazione in pietra, sul quale perimetro si sarebbero poi edificati dei muri di contenimento. Il Cervati successivamente progettò di costruire un muraglione che, partendo dal fondo marino superasse il pelo dell'acqua di circa un metro e circondasse da tre lati il cassone. In questo modo si sarebbe potuto prosciugare l'interno del cassone e consolidare la struttura. L’operazione ebbe inizio alla metà di maggio del 1851 e, dopo 4 mesi, la diga fu ultimata. Subito dopo iniziarono anche le operazioni di consolidamento e di impermeabilizzazione. Nella primavera dell’anno successivo si procedette alla compressione dell’opera sul fondo marino con versamento di terreno all’interno del Bacino, che venne solennemente inaugurato il 15 agosto 1852 con la più grande e sfarzosa cerimonia pubblica mai organizzate nel regno borbonico. Il costo sostenuto fu di 300.000 ducati, furono impiegate come maestranza 1.600 persone tra civili e militari. Quest’opera fu concepita per essere usata sia da navi militari che mercantili.

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Seafuture 2021: torna a La Spezia la fiera dedicata al mare

Dal 28 settembre al primo ottobre all’arsenale

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25 settembre 2021 Eloisa Covelli

Il Seafuture mancava da La Spezia da tre anni. La fiera dedicata al mare a cadenza biennale è slittata di un anno a causa del Covid. E finalmente torna ad animare l’arsenale dal 28 settembre al primo ottobre. C’è grande attesa per la settima edizione di quest’evento a cui parteciperanno 200 aziende e 50 Marine di tutto il mondo, oltre a università, istituzioni e addetti del settore. Si accederà gratuitamente previa registrazione sul sito e rispettando tutte le misure anti-Covid. Oltre agli stand, un fitto programma di convegni e workshop attirerà ricercatori ed esperti. Mentre gli incontri commerciali (i cosiddetti B2b, business-to-business) sono sicuramente il cuore dell’evento, quello che tutti aspettano per dare linfa al nostro Paese e contribuire al rilancio dell’economia.

"E’ forse il primo evento che facciamo in presenza – dice il Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio Cavo Dragone, nel corso della conferenza stampa di presentazione – Vorrei considerarlo come un punto di ripartenza del sistema Paese". Non potrebbe che essere così dato che l’economia legata al mare vale per l’Italia 34 miliardi di euro. Nel Belpaese sono 200mila le imprese dell’economia del mare, un settore che appassiona anche i giovani imprenditori: un decimo delle aziende, infatti, sono capitanate da under 35.

"L’idea alla base del Seafuture è che il mare fa parte del futuro di questa nazione – dice Cristiana Pagni, presidente della società che organizza l’evento, Italian Blue Growth – Siamo orgogliosi de fatto che stiamo contribuendo a far crescere questa cultura".

Per essere aggiornati sulle novità del Seafuture seguite i nostri canali social. Per un approfondimento non perdete il prossimo numero del Notiziario della Marina.

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Addestramento in mare per la Seconda Divisione Navale

Uno scenario addestrativo a difficoltà crescente che mette gli equipaggi alla prova in un ambiente complesso e realistico

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24 settembre 2021 Gianluca Santoro

In questi giorni, la Marina Militare è in mare per un’intensa attività addestrativa finalizzata al mantenimento della piena capacità operativa dopo più di 1 anno dall’ultima volta che le Unità si sono potute addestrare prima che la pandemia del COVID-19 colpisse il nostro Paese. Nel Golfo di Taranto la Seconda Divisione Navale, al Comando dell’Ammiraglio di Squadra Paolo Pezzutti, sta conducendo un’esercitazione con Unità navali, assetti aerei e Reparti della Brigata San Marco, che vede impegnate la portaerei Cavour, il cacciatorpediniere Andrea Doria, la nave da supporto logistico Etna, e Nave Bergamini attualmente integrata nel dispositivo OMS quale Flagship.

Con la certificazione di nave Cavour all’impiego degli F-35B e con l’ingresso della Marina Militare nella 5^ generazione, la ripresa delle attività addestrative potrà permettere di sviluppare le capacità di operare all’interno di un Task Groupincludendo la capacità portaerei, elemento qualificante del CVBG, integrato dalle capacità AAW, ASUW e ASW delle unità di scorta.

Il Gruppo navale potrà consentire una proiezione nei principali scenari che vedono impegnate le nostre navi con il compito di mostrare la nostra bandiera e di cooperare con tutte le Marine alleate e dei Paesi partner.

L’esercitazione mira ad addestrare gli equipaggi alle principali tipologie di operazioni in mare, dalle varie forme di lotta, alle attività di tiri contro bersaglio trainato, alle manovre cinematiche e nel riprendere le fondamentali attività marinaresche. Il programma è impostato secondo una logica "a difficoltà crescente", con lo scopo di mettere il personale alla prova in un ambiente complesso e realistico, consolidando e incrementando così le capacità, sia sul piano individuale sia a livello di equipaggi.

L’addestramento in mare è fondamentale per la Marina Militare, perché consente di preparare, nella maniera più efficace e realistica possibile, gli equipaggi ad assolvere in sicurezza i compiti istituzionali, per assicurare a un Paese marittimo come il nostro la tutela degli interessi nazionali.

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Naval Cockpit: su nave Thaon Di Revel i primi ufficiali abilitati

Navalcolpit1di Marina Militare22/09/21 

Il primo Pattugliatore Polivalente d’Altura, Nave Thaon di Revel, è ormai prossimo alla consegna e con esso entrerà nella disponibilità della squadra navale il primo Naval Cokpit, una postazione integrata che permette la condotta della nave e delle operazioni aereonavali da parte di soli due operatori, il Pilot e il Copilot, che hanno inglobato le figure dell’ufficiale di guardia in plancia e del command. Da questa postazione è infatti possibile gestire sia le macchine, i timoni e gli impianti di piattaforma che il sistema di combattimento al livello più spinto, ovverosia l’uso armi in dotazione.

Da molti mesi è cominciata la formazione del personale durante le numerose uscite in mare dedicate alla nuova classe di pattugliatori. Navigazioni che hanno permesso agli ufficiali designati a questo nuovo incarico di affrontare un addestramento pratico di tipo on job training. Altra parte del percorso addestrativo si è svolta sia presso Enti della Marina sui sistemi di simulazione, sia presso le ditte Leonardo e Seastema, con la frequenza di corsi propedeutici: si sono svolte infatti 2 settimane presso il centro di programmazione della Marina a cui hanno fatto seguito altre 2 settimane per la parte sistema di piattaforma e un’altra settimana per sistema di combattimento. Sarà dunque questo, d’ora in avanti, il percorso formativo che gli ufficiali dovranno seguire per conoscere questo innovativo sistema e condurre la navigazione e le operazioni aereonavali dei nuovi Pattugliatori Polivalenti d’Altura della classe Thaon di Revel. Percorso che ha permesso di arrivare alla consegna dei primi attestati Naval Cockpit.

La cerimonia di consegna attestati a bordo di del pattugliatore Thaon di Revel, alle presenza del direttore di OCCAR (amm. Matteo Bisceglia), del comandante in capo della squadra navale (amm. Enrico Credendino), del direttore degli armamenti navali (amm. Massimo Guma) e del personale formatore di Leonardo e Seastema, ha suggellato l’inizio di una nuova fase per le navi della squadra navale. Una fase che permette un altro passo verso il futuro per vincere la scommessa fatta nel 2014, con l’approvazione della Legge Navale, che ha dato luce a questo futuristico sistema di condotta della nave e della navigazione. Un autentico gioiello dell’italico ingegno che darà lustro alla Marina Militare e agli equipaggi.

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La Marina Italiana vuole comprare missili Cruise/Perché per le Forze armate è svolta

La Marina militare italiana è pronta a schierare missili cruise per colpire bersagli ad oltre 1000 km di distanza: perché per l’Italia è una svolta geopolitica.

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La svolta è di quelle che in geopolitica contano: la Marina militare italiana ha intenzione di adottare i missili cruise, moltiplicando così il raggio d’azione dei propri sistemi di attacco. Nessuno immagini il Belpaese in procinto di dichiarare guerra ad alcuno, ma la capacità di colpire un bersaglio situato ad oltre mille km di distanza è deterrente non da poco. In nuce significherebbe portare a contare almeno fino a 100 eventuali antagonisti tentati dal procurare danno all’interesse nazionale italiano. Si legga più chiaramente alla voce “Libia“. Attualmente, infatti, i missili Otomat di cui dispone l’Italia hanno una gittata massima di 200 km, senza contare che sono in dotazione unicamente alle unità di superficie. Discorso diverso per i cruise, che nei piani della Marina verranno imbarcati prima sui sottomarini, poi sulle fregate Fremm. Trattasi di tecnologia di alto livello: a riprova di ciò, il fatto che proprio i cruise costituiranno l’armamento principale dei sottomarini a propulsione nucleare dei quali si doterà presto l’Australia per effetto di Aukus, il partenariato strategico pensato dagli USA – a discapito della Francia – per controllare la Cina nell’Indo-Pacifico.

MISSILI CRUISE PER L’ITALIA: UNA SVOLTA GEOPOLITICA

Bisogna precisare che la svolta italiana non è ancora “ufficiale“. Di fatto manca ancora il finanziamento per varare il “requisito operativo” della Marina, ma lo Stato Maggiore della Difesa lo ha già recepito, e l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone ne ha già parlato in un’intervista rilasciata al mensile specializzato Rid. Il capo di Stato Maggiore della Marina Militare ha spiegato la necessità di migliorare gli strumenti di “naval diplomacy” in possesso dell’Italia, collocata dalla geografia in una delle aree più incandescenti del Pianeta: il Mediterraneo. Proprio in queste acque si concentrano gli interessi dell’Italia, costretta a fare i conti con potenze che non stanno a guardare. La Russia, ad esempio, che dalla Libia ha fatto capire di non volere andar via, dispone di “fortezze elettroniche“, vere e proprie “bolle” schermate da radar e batterie missilistiche anti-aeree e anti-nave, che i cruise sono invece in grado di penetrare. Una tecnlogia simile è stata allestita da Mosca attorno alla base siriana di Tartus. Risultato: tutti gli altri attori hanno dovuto modificare le proprie abitudini nel Mediterraneo Orientale in un raggio di 3-400 km da questi “castelli hi-tech“. La sensazione è che qualcosa di molto simile possa accadere in breve tempo nel nostro ormai ex “cortile di casa“, con la Russia padrona della situazione in Cirenaica e la Turchia di Erdogan a fare la voce grossa in Tripolitania. Di nuovo: non si tratta di cercare guerra, quanto di difendere i propri interessi. Libia vuol dire Eni: e dunque approvigionamento di petrolio, gas, idrocarburi per l’Italia.

MISSILI CRUISE PER L’ITALIA: L’ARMA E L’IMPATTO

Resta ancora da chiarire quale modello di cruise verrà adottato. L’ipotesi più plausibile, secondo Repubblica, è l’ultima versione del Tomahawk statunitense, dal nome dell’ascia dei nativi americani. Si tratta di un’arma che ha segnato gli ultimi quattro decenni di storia mondiale. Concepita in piena Guerra Fredda con l’intento di sfuggire ai radar sovietici ed essere potenzialmente in grado di colpire l’URSS con una testata nucleare, l’arma fu oggetto di aspre critiche da parte dei pacifisti, mobilitatisi in massa per protestare contro lo schieramento in Europa di tali ordigni sotto l’alveo della NATO. Epicentro di quelle proteste contro gli “euromissili” fu in Italia l’aeroporto siciliano di Comiso. Archiviata la Guerra Fredda, il Tomahawk è stata l’arma regina degli USA nelle ultime operazioni militari: dall’Iraq all’Afghanistan. La quinta versione attualmente in lavorazione dovrebbe avere una gittata di quasi 1600 km: un siluro volante, dotato di capacità evasive a ridosso dell’impatto per evitare la contraerea, con un margine d’errore sull’obiettivo da colpire di 10 centimetri, sebbene i più scettici parlino di 3 metri. Tanta tecnologia ha un costo: un milione di euro per ogni esemplare. Gli Stati Uniti per ora li hanno venduti soltanto a Gran Bretagna ed Australia: l’Anglosfera ha ancora il suo perché. Ma allo stesso tempo avanza per l’America la consapevolezza dell’importanza di affidare ad un alleato come l’Italia la salvaguardia dei propri interessi geopolitici in un’area non così vitale in questa fase: il Mediterraneo allargato, appunto. Con Washington impegnata a giocarsi il titolo di superpotenza con la Cina nell’Indo-Pacifico, fornire all’Italia i mezzi per limitare Russia e Turchia potrebbe convenire anche agli States. Roma lo sa: la storia è tornata, o forse non è mai andata via.

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