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USS Enterprise, l’astronave del mare diventa realtà

Gli Usa spingono le politiche sugli armamenti navali consentendo nel contempo all’industria bellica di delineare nuove “strategie di costruzione” e scrivere, all’interno del “digital drawing and procedures”, antologie innovative di “costruzione modulare”

Enterprise

Marco Pizzorno

Da Star Trek al dominio del mare

Il ruolo di Washington è tutt’altro che statico, le politiche di rinnovamento del settore navale mettono in chiaro che gli Stati Uniti non sono affatto intenzionati a rimanere seduti sul faldistorio degli allori. Viceversa, gli americani sembrerebbero proiettati su produzioni così sensazionali, tanto da indurre alla lalofobia tutti gli altri attori focalizzati sulle policy del Naval Warfare. La nuova USS Enterprise è in lavorazione e la sua uscita è prevista per il 2028.

Il nome è già tutto un programma e la storia subito riporta alla memoria  la USS Enterprise – CV 6 che è stata la sesta portaerei e la più decorata della Marina degli Stati Uniti. La nuova Enterprise -CVN80 invece è ispirata anche nel nome alla “prima portaerei a propulsione nucleare mai esistita”, la USS Enterprise – CVN 65. Proprio in onore di quest’ultima, il creatore della saga Star Trek, Gene Roddenberry, sembra si sia ispirato per dare il nome alla nave interstellare poi conosciuta-proprio come l’Enterprise.

Le caratteristiche della nave parlano chiaro. I parametri, infatti, riportano un colosso di circa 320 metri di lunghezza per una larghezza di 41.Il ponte di volo misurerebbe addirittura 337 metri, con una larghezza di 78. L’altezza raggiunge i 76 metri mentre lo scafo s’immerge nel mare fino a 12 metri di profondità. Le super capacità dei motori sono caratterizzate da un alimentazione composta da due reattori nucleari di classe AB1 di nuova generazione, abbinati al sistema EMAL, ovvero Electro-Magnetic Aircraft Launch System. Quest’ultimo è stato concepito per alimentare catapulte elettromagnetiche ed utilizzare un nuovo concetto di energie utili a spingere in volo i velivoli imbarcati sulla portaerei. Tale sistema sostituisce il vecchio meccanismo delle catapulte a vapore, consentendo di caricare maggiore potenza in minor tempo.

L’autonomia, i laser e i costi

Il gioiello Usa è munito di altre strabilianti tecnologie, una delle quali è l’innovativo sistema chiamato Advanced Arresting Gear. Questo progetto prevede che un motore ad induzione, agisca sull’assorbimento dei campi energetici facilitando, di conseguenza,  il controllo delle forze di arresto degli aerei. Inoltre, la nuova generazione della classe Fordconsta anche dell’avanzatissimo sistema Dual-Band-Raytheon che prevede il coordinamento multifunzione di sistemi AN/SPY-3, che sono dotati di trasmettitori VSR -Volume Search-Radar. Tale armamento lavora sul tracciamento e l’intercettazione di obbiettivi ad altissima precisione. Il DBR, infatti, ha una straordinaria capacità radar, sia in banda S che in banda X, ed è abile ad adattarsi a qualsiasi condizione ambientale. Fantascientifico risulterebbe anche il sistema di combattimento, capace addirittura di fare analisi del contesto tattico-strategico ed elaborare risposte già programmate sulla “dottrina” relativa alla condotta delle operazioni navali. L’astronave del mare Usa, ha inoltre un’autonomia di 25 anni in mare, conta 25 ponti, 4 catapulte, una velocità stimata intorno ai 30 nodi e capienza per circa 75 aerei e 2600 uomini.

Infine, giusto per chiudere il cerchio, monterà oltre ai sistemi missilistici di ultima generazione, anche armi laser o meglio conosciuti ad energia diretta. A questo proposito, USNI News riporta che la Marina stia lavorando anche su un programma conosciuto come Optical Dazzling Interdictor Navy -ODIN-, per lo sviluppo di un’arma considerata “non letale”, capace di confondere i droni e che diventerà parte dell’armamento laser ad alta intensità previsto proprio su queste portaerei. La Huntington Ingalls Industries, società costruttrice di queste unità è già  a lavoro anche sulla seconda nave, ovvero la CVN-81 -Doris Miller, sulla quale sarà installato, l’Enterprise-Air-Surveillance-Radar -EASR – , un eccezionale sistema per la sorveglianza destinato a cambiare le sorti delle operazioni navali future.Il contratto per l’acquisto di entrambe le portaerei è stato autorizzato dalla Sezione 121 (a) (2) del John S. McCain National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2019.

La USS Enterprise rientra, infatti, in un planning di acquisizione di due unità navali che avrebbero dovuto tener conto non solo delle nuove metodologie di costruzione, ma in realtà anche della semplificazione di tutte quelle politiche di manutenzione dello scafo, con il fine di ridurre drasticamente le spese. Ma per ora i costi previsti dal budget FY2022 della Navy, raccontano tutta un’altra storia e stimano cifre astronomiche che si aggirano attorno ai 12.405,5 miliardi di dollari all’anno.

FONTE: Logo insedeover

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Ecco cosa significa il codice delle navi da guerra

Ogni nave ha un numero dipinto sullo scafo: è il pennant number. La sua storia risale alla tradizione della Royal Navy e ci spiega (quasi) tutto su un'unità

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Lorenzo Vita

Cosa significa quel numero su quella nave da guerra? È la domanda che molti osservatori si fanno guardando una portaerei, una fregata o anche un sottomarino. L'occhio osserva la pista, il ponte di comando, la prua... e ci si imbatte in uno strano codice dipinto sullo scafo. Tendenzialmente, ma non per tutte le Marine del mondo, è un codice alfanumerico: una lettera e alcuni numeri. Un codice preciso, diverso per ogni nave e che solo apparentemente non vuol dire nulla, se non intuitivamente il "nome" della nave.

In realtà quel sistema di lettere e numeri ha una storia e un significato particolari che affondano le proprie radici nella tradizione della Royal Navy. È la Marina britannica che per prima intuì l'utilità di un segno distintivo che potesse far capire ai comandanti alleati (e nemici) quale imbarcazione si stesse incrociando. Un segnale utile quando le operazioni dovevano essere coordinate con binocoli e bandiere e per questo era necessario avere qualche elemento in più per capire che unità fosse quella che si osservava dal ponte della propria nave.

L'invenzione britannica, che si estese a tutto il Commonwealth, ha preso poi piede anche in molte Marine del mondo. Il pennant number è diventato a tutti gli effetti un distintivo ottico presente su tantissime navi (occidentali e non), uno dei modi che hanno gli esperti per identificare immediatamente un'unità militare. E nella Marina Militare Italiana? Le lettere sono un riferimento al tipo di unità: "S" per sottomarino, "F" per fregata, corvetta o pattugliatore di squadra, "D" per cacciatorpediniere, "A" per nave ausiliaria, "P" per pattugliatore d'altura o costiero, e così via. Diverso il caso di portaerei e incrociatori portaeromobili, dove invece viene preferito solo il "55" più un numero.

Numeri che possono sembrare delle semplici "targhe", ma che invece aiutano a capire a chiunque guardi una nave cosa è in grado di fare, quale è la classe di appartenenza e, se osservata in navigazione, si può anche capire per quale motivo venga inviata in un certo teatro operativo.

FONTE: Logo Ilgiornalepuntoit

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Storia Habakkuk: la portaerei di ghiaccio

Storia del progetto amato da Churchill, e mai andato in porto, per una stazione di rifornimento in pieno Atlantico: una portaerei-iceberg per proteggere i convogli dagli U-boot dei nazisti.

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La portaerei inglese HMS Courageous colpita da un sottomarino tedesco nel 1939. Nell'illustrazione, l'equipaggio abbandona la nave. 

Si racconta che quando Winston Churchill ha appreso il segreto che - secondo i suoi piani - gli avrebbe fatto vincere la guerra, stava facendo un bagno nella vasca di casa. Era un giorno sul finire del 1942 quando Lord Mountbatten, ammiraglio comandante delle operazioni speciali combinate britanniche e fidato consigliere del Primo Ministro in fatto di tattiche belliche non convenzionali, fece irruzione in bagno e lasciò cadere un cubo di ghiaccio nell'acqua della vasca.

Non era però ghiaccio normale, ma pykrete, un mix di ghiaccio e segatura di legno che impediva al miscuglio di sciogliersi, rendendolo resistente come cemento. Churchill rimase stupito a osservare per alcuni minuti il ghiaccio che, pur nell'acqua calda, non fondeva...

UNA FASCIA SCOPERTA. La situazione per la Gran Bretagna era seria: i sottomarini tedeschi avevano preso di mira le navi di approvvigionamento alleate dirette dal Canada al Regno Unito, e per quanto la RAF (Royal Air Force) fosse impegnata nella protezione aerea delle navi, rimaneva una striscia di mare indifendibile nel medio atlantico, il cosiddetto Varco Atlantico.

La fetta di oceano ampia 480 km era fuori portata per gli aerei con base a terra: l'unica soluzione sarebbe stata riempirla di portaerei, isole galleggianti a fare da hangar, stazioni di rifornimento...

GHIACCIO INDISTRUTTIBILETuttavia l'acciaio in tempi di guerra scarseggiava e un progetto del genere non era realizzabile. A meno che... Il ghiaccio galleggia, lo si può riparare facilmente - basta aggiungere acqua - ed è senz'altro meno raro dell'acciaio.

L'idea non era del tutto nuova, ma l'inventore britannico Geoffrey Pyke, al quale erano state commissionate le ricerche, si accorse che facendo raffreddare un miscuglio di acqua e segatura si otteneva un materiale estremamente resistente, inaffondabile e difficile da ribaltare - come spesso invece accade agli iceberg.

OBIETTIVI FARAONICI. L'operazione denominata Habakkuk (in onore di un versetto di un profeta biblico, che esorta allo stupore) prevedeva la costruzione di una portaerei di 2 milioni di tonnellate, lunga 600 metri e larga 100, mossa da 26 motori, dotata di torrette di sorveglianza e decine di piste di atterraggio.

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Schema del progetto della portaerei Habakkuk. © Wikimedia Commons

IL PROTOTIPO. L'ambizioso progetto trovò l'appoggio degli Alleati e nell'estate del 1943 i cantieri per la costruzione di un prototipo aprirono ad Alberta, in Canada. L'acqua del lago Louise fu raffreddata fino a formare enormi blocchi di ghiaccio, e gli alberi locali fornirono la polpa di legno. Alla fine, se ne ricavò una piattaforma lunga 18 metri e pesante quanto cinque balene (non esattamente come nei piani iniziali...).

UNA BREVE UTOPIA. Sorsero ben presto altri problemi: il ghiaccio si scioglieva e deformava, la manodopera per un'impresa così faraonica aveva costi che nessuno poteva sostenere, e in più anche il legno cominciava a scarseggiare, mettendo in crisi anche l'industria della carta.

Si arrivò naturalmente a un'altra soluzione. Verso la fine del 1943 gli Alleati costruirono nuove portaerei e l'autonomia dei caccia inglesi fu migliorata con l'adozione di serbatoi più grandi. Il Varco Atlantico si era chiuso e nessuno ebbe più voglia di investire in pykrete.

FONTE: Logo Focus

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Concorso per il reclutamento di 2251 VFP4 nell'Esercito nella Marina e nell'Aereonautica militare

Pubblicato il Bando del Concorso 2021, per titoli ed esami, per il reclutamento di 2.251 VFP4 nell’Esercito, nella Marina Militare e nell’Aeronautica Militare.

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Bando

POSTI A CONCORSO

I 2.251 posti del Concorso VFP4 2021 sono così suddivisi:

  • 1.211 posti nell’Esercito, di cui
    – 1.111 per incarico/specializzazione che sarà assegnato/a dalla Forza Armata
    – 20 per “elettricista infrastrutturale”
    – 20 per “idraulico infrastrutturale”
    – 20 per “muratore”
    – 3 per “meccanico di mezzi e piattaforme”
    – 10 per “fabbro”
    – 20 per “falegname”
    – 3 per “operatore equestre, posizione organica maniscalco”
    – 4 per “operatore informatico con qualifica di operatore addetto alla sicurezza informatica”

    Il reclutamento avverrà in un’unica immissione, con prevista incorporazione, presumibilmente, nel mese di marzo 2022. La domanda di partecipazione può essere presentata dai VFP1 incorporati con il bando 2019, nonché, dai VFP1 in servizio (anche se precedentemente congedati per fine ferma prefissata di un anno), in rafferma o in congedo per fine ferma, incorporati con qualunque bando/blocco relativo ad anni precedenti.

  • 564 posti nella Marina Militare, di cui 370 per il Corpo Equipaggi Militari Marittimi (CEMM) e 194 per il Corpo delle Capitanerie di Porto (CP), in un’unica immissione, con prevista incorporazione, presumibilmente, nel mese di gennaio 2022. La domanda di partecipazione può essere presentata dai VFP1 incorporati con il 1° e il 2° blocco 2020, nonché dai VFP1 in servizio (anche se precedentemente congedati per fine ferma prefissata di un anno), in rafferma o in congedo per fine ferma, incorporati con qualunque blocco/incorporamento relativo ad anni precedenti al 2020.
  • 476 posti nell’Aeronautica Militare in un’unica immissione. La domanda di partecipazione può essere presentata dai VFP1 incorporati con l’unico blocco 2019, 1° e 2° incorporamento, nonché dai VFP1 in servizio (anche se precedentemente congedati per fine ferma prefissata di un anno), in rafferma o in congedo per fine ferma, incorporati con qualunque blocco/incorporamento relativo ad anni precedenti al 2019.

Non è consentita, pena l’esclusione dal concorso, la partecipazione al concorso stesso per più Forze Armate e/o per più Corpi e/o a più immissioni previste dal presente bando, salvo quanto di seguito specificato. I candidati per l’Esercito che chiederanno di partecipare per i posti previsti per “elettricista infrastrutturale”, “idraulico infrastrutturale”, “muratore”, “meccanico di mezzi e piattaforme”, “fabbro”, “falegname”, “operatore equestre, posizione organica maniscalco” e “operatore informatico con qualifica di operatore addetto alla sicurezza informatica”, potranno, altresì, chiedere di partecipare per i posti previsti per incarico/specializzazione che sarà assegnato/a dalla Forza Armata.

I concorrenti per la Marina Militare che prestano servizio quali VFP1 in uno dei settori d’impiego delle Forze speciali e Componenti specialistiche di tale Forza Armata, qualora partecipino al concorso di cui al presente bando, non potranno partecipare al distinto concorso straordinario per il reclutamento di VFP4 delle Forze speciali e Componenti specialistiche, che sarà indetto nel 2021.

I candidati che, provengono da una Forza Armata diversa, possono comunque presentare domanda per l’Esercito, la Marina Militare o per l’Aeronautica Militare.

Il 10% dei posti di ogni immissione è riservato alle seguenti categorie: diplomati delle Scuole Militari; assistiti dall’Opera Nazionale di Assistenza per gli Orfani dei Militari di Carriera dell’Esercito, dall’Istituto Andrea Doria per l’assistenza dei familiari e degli orfani del personale della Marina Militare, dall’Opera Nazionale per i Figli degli Aviatori e dall’Opera Nazionale di Assistenza per gli Orfani dei Militari dell’Arma dei Carabinieri; figli di militari deceduti in servizio.

In caso di mancanza, anche parziale, di candidati idonei appartenenti alle categorie di riservatari, i relativi posti saranno devoluti agli altri concorrenti idonei, secondo l’ordine di graduatoria.

REQUISITI DEL CONCORSO

Possono partecipare al Concorso 2.251 VFP4 2021 (Esercito, Marina, Aeronautica) i volontari in ferma prefissata di un anno (VFP1) in servizio, anche in rafferma annuale, o in congedo per fine ferma, appartenenti ai sopraindicati blocchi di incorporazione e in possesso dei seguenti requisiti:

  • cittadinanza italiana
  • aver compiuto il 18° anno di età e non aver superato il giorno del compimento del 30° anno di età alla data di scadenza del termine per la presentazione delle domande (20 Agosto 2021)
  • possesso del diploma di istruzione secondaria di primo grado (ex scuola media inferiore)

I candidati per l’Esercito che intendono accedere ai posti previsti per “elettricista infrastrutturale”, “idraulico infrastrutturale”, “muratore”, “meccanico di mezzi e piattaforme”, “fabbro”, “falegname”, “operatore equestre, posizione organica maniscalco” e “operatore informatico con qualifica di operatore addetto alla sicurezza informatica” devono possedere, oltre ai requisiti di partecipazione sopra elencati, anche i titoli indicati nell’Appendice dell’allegato A al presente bando.

Tutti i requisiti possono essere consultati all’interno del Bando di Concorso

DOMANDA AL CONCORSO

La domanda di partecipazione al Concorso 2.251 VFP4 2021 (Esercito, Marina, Aeronautica) può essere presentata, esclusivamente online, tramite il Portale dei Concorsi del Ministero della Difesa, dal 21 Luglio al 20 Agosto 2021. La procedura per l’invio della domanda di partecipazione è esplicitata all’interno del Bando di Concorso.

PROVE DEL CONCORSO

Lo svolgimento del Concorso 2.251 VFP4 2021 (Esercito, Marina, Aeronautica) comprende:

a) una prova di selezione a carattere culturale, logico-deduttivo e professionale
b) gli accertamenti, nell’ambito di ciascuna Forza Armata, dell’idoneità psico-fisica e attitudinale, nonché delle prove di efficienza fisica con parametri differenziati per uomini e donne
c) la valutazione dei titoli

APPENDICI E ALLEGATI AL BANDO

Allegati al Bando

FONTE:logo senza franchising

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Marina Militare: L'Ammiraglio Credentino nuovo Comandante della Squadra navale

La cerimonie del passaggio il 16/07/2021a bordo della Portaerei Cavour presso la Base navale di Taranto

(di Marina Militare)

16/07/21 

TreuOggì 16 luglio a bordo della portaerei Cavour ormeggiata nella Stazione Navale Mar Grande di Taranto, l’ammiraglio di squadra Paolo Treu ha passato il timone della squadra navale (CINCNAV) all'ammiraglio di squadra Enrico Credendino.

La cerimonia, in alcuni momenti anche toccante, ha avuto il suo culmine nella tradizionale formula del riconoscimento e della consegna della bandiera di guerra delle forze navali, un’ideale passaggio di testimone del cuore pulsante della Marina, uomini, navi, sommergibili e velivoli che il comando della squadra coordina e guida secondo le direttive dello stato maggiore.

“Il comando della squadra navale ha in carico la cruciale gestione della funzione operativa e addestrativa della forza armata e l’approntamento operativo dello strumento aeronavale - ha dichiarato il sottosegretario di stato alla Difesa senatrice Stefania Pucciarelli - per assicurare la sicurezza degli spazi marittimi nazionali, ma anche la proiezione avanzata con funzioni di deterrenza attiva, monitoraggio, presenza, sorveglianza e prontezza d’intervento a tutela degli interessi nazionali quasi interamente dipendenti dalla dimensione marittima”.

Prima della cerimonia per l’ammiraglio Credendino e al termine per l'ammiraglio Treu, si è svolta una rassegna navale con gli equipaggi schierati sui ponti scoperti di alcune navi della Marina, un simbolico saluto alle dipendenze organiche di CINCNAV che si compone di circa 18.000 militari, 91 navi, 6 sommergibili, 75 aerei ed elicotteri e comandi importanti quali la brigata marina San Marco, il centro telecomunicazioni e il C4s.

RassegnaSiamo stati sottoposti a tagli drammatici ma abbiamo cercato di operarli il più possibile lontano dalla squadra navale perché, per tutta la Difesa, è lo strumento più flessibile, versatile, efficace che può rischierarsi lontano, dove si originano le crisi e intervenire prima che arrivino a toccare le nostre coste” così il capo di stato maggiore della Marina Militare, ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone.

Nel suo discorso di saluto l'ammiraglio Treu ha ripercorso un mandato ricco di sfide, durante il quale è stata affrontata l’emergenza del Covid-19, che ha messo a dura prova la prontezza dello strumento aeronavale. Grazie ad un accurato protocollo di contrasto alla pandemia, sviluppato in collaborazione con lo stato maggiore della Marina Militare, la squadra navale ha onorato tutti gli impegni operativi programmati, in ambito sia nazionale che internazionale.

“Sono stato onorato e felice di essere stato al comando della squadra navale proprio in questo periodo storico, riuscire ad assolvere tutte le missioni e operazioni programmate è stato sicuramente sinonimo di impegno e dedizione a dimostrazione di una Italia combattiva e resiliente” ha concluso l’ammiraglio.

L’ammiraglio Credendino, nel prendere la parola, ha ringraziato i suoi predecessori, in particolare proprio l’ammiraglio Treu ed ha continuato: “Ammirato dalle capacità dimostrate dal personale della squadra navale nell’ultimo anno e mezzo caratterizzato dalla pandemia che non ne ha fiaccato spirito, entusiasmo ed operatività. È da loro che voglio partire, ed è su loro che la squadra navale fa pieno affidamento.”

Cerimonia

 

FONTE: Logo difesaonline

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Fincantieri, chi in Francia teme per la vendita delle Fremm al Marocco

Dopo Egitto e Indonesia, Fincantieri punta a vendere le fregate Fremm al Marocco. Il rivale Naval Group è in pericolo? Come sbrocca il quotidiano francese La Tribune…

Fremm marocco

Di Chiara Rossi

Il Marocco prossimo all’acquisto di due fregate Fremm da Fincantieri?

Dopo Egitto e Indonesia, il gruppo cantieristico di Trieste punta a vendere le fregate Fremm in Marocco, ha riportato ieri La Tribune, Il quotidiano francese

Ricordiamo infatti che dopo il contratto siglato il 10 giugno con l’Indonesia per la fornitura di 6 fregate classe Fremm, l’ammodernamento e la vendita di 2 fregate classe Maestrale, Fincantieri è nella lista finale per aggiudicarsi una nuova commessa anche in Grecia.

 Il progetto di Fincantieri, tra ordini e opzioni, ha portato sul mercato 30 navi per diverse Marine straniere oltre per quella nazionale.

Già, perché oltre all’ordine indonesiano, c’è il contratto con la Us Navy per la fornitura di 10 fregate lanciamissili — di cui 8 ancora in opzione — e le 2 Fremm vendute all’Egitto (più 2 opzionabili). Senza dimenticare le 10 unità — di cui 8 in servizio più le 2 in costruzione per sostituire quelle cedute all’Egitto — per la Marina Militare italiana.

Ma per le fregate del gruppo guidato da Giuseppe Bono potrebbero esserci nuovi ordini all’orizzonte.

Come aveva segnalato Rid a inizio luglio, “il Marocco che, ricordiamolo, ha in servizio una Fremm francese, vorrebbe acquistare altre 2 unità, ma questa volta in configurazione italiana (antisom). L’interesse è concreto e le discussioni con Fincantieri sono in corso”. (Qui l’approfondimento di Start su tutti gli Stati che vogliono le Fremm).

Per La Tribune, “una nuova commessa al cantiere italiano, soprattutto in Marocco, non solo creerebbe scompiglio in Francia, ma sarebbe percepita come un vero e proprio schiaffo in faccia a Parigi davanti a Rabat, con cui, al momento, c’è un gelo nei rapporti”.

Tutti i dettagli.

VENDITA PER FINCANTIERI IN MAROCCO?

Il quotidiano francese ha riportato che Fincantieri sta discutendo con il Marocco la vendita di due fregate Fremm. “La Royal Navy cerca di aumentare le sue capacità di difesa e di interdizione in mare, sia nel Mar Mediterraneo (dalla sua base navale di Saffron Sagir) che sulla sua costa atlantica, dove Rabat prevede di costruire un nuovo porto per le sue navi a Safi da 2025”, spiega La Tribune. Se questa operazione avesse successo, sarebbe sorprendente.  E questo perché “l’Italia ha equipaggiato anche l’Algeria, che non è propriamente alleata del Marocco”, puntualizza il quotidiano.

PERCHÉ SAREBBE UN COLPACCIO PER L’INDUSTRIA DELLA DIFESA ITALIANA

“Oltre agli elicotteri di Leonardo, che ha creato una società mista italo-algerina dedicata alla produzione di elicotteri leggeri e medi nel sito industriale di Aïn Arnat (AW109, AW101 e AW139), Roma equipaggia la marina algerina. Nel 2011, la marina algerina ha acquistato da Fincantieri una portaelicotteri (Kalaat Béni Abbès) per 420 milioni di euro, poi nel 2013 ha selezionato Intermarine per il suo progetto di cacciamine (tre unità). Nel 2012 l’Algeria è stato il primo cliente dell’industria bellica italiana”, ha rimarcato La Tribune.

LA DISFATTA DI NAVAL GROUP

Pertanto, il quotidiano francese non ha potuto fare a meno di notare la disfatta che una simile prospettiva rappresenterebbe per il rivale d’Oltralpe di Fincantieri.

“Naval Group, che ha venduto una Fremm (Classe Aquitaine) francese ordinato nel 2007, sembra essere completamente caduto dalle nuvole, dopo le prime indiscrezioni sui social network e sulla stampa all’inizio di luglio” sottolinea La Tribune. “All’interno del gruppo della Marina, questo annuncio ha creato un putiferio che è durato due settimane. Naval Group invierà una delegazione in Marocco all’inizio della prossima settimana per valutare i danni: gli italiani spingono per un’offerta non richiesta o il Marocco ha effettivamente avviato i colloqui?”, si domanda La Tribune.

Ricordiamo infine che Fincantieri e Naval Group sono partner con la joint-venture paritaria Naviris, operativa da gennaio 2020. A fine gennaio Fincantieri ha incassato lo stop all’acquisizione dei cantieri francesi Chantiers de l’Atlantique (ex Stx France di cui Naval Group è azionista con l’11%). Con lo stop all’operazione, ci si è interrogati sul futuro di Naviris. Ma il dossier Chantiers de l’Atlantique è un dossier “disgiunto” di quello Naviris, aveva sottolineato un portavoce di Naval Group. Nel frattempo Naviris lavorerà al programma della European Patrol Corvette (Epc), la più importante iniziativa navale nell’ambito del progetto europeo Permanent Structured Cooperation (Pesco).

FONTE: LogoStartMag

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