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Il Vento

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Poesie del mare

La scelta di inserire una sezione dedicata alle poesie del mare era d'obbligo.

Se guardate nel web, basta digitare "poesie" che si è sommersi da articoli e riferimenti che riconducono a pubblicazioni di poesie. Da sempre l'editoria ha preso in seria considerazione questo argomento. E proprio sull'argomento poesie, che esiste un settore specifico, le poesie del mare, appunto. Sono tantissime credetemi! Tra l'altro, anche l'Ufficio Storico della Marina Militare, non poteva esimersi dal pubblicare un volume di poesie dedicate al mare. Da questo volume (a cura di Rodolfo Francesconi ) e da tanti altri spunti personali e del web vi propongo alcune delle, a mio parere, più belle poesie del mare. Naturalmente aspetto anche vostre proposte, come previsto dalla mia mission. Fatevi avanti, sia via mail che con i social collegati al sito.

knots luxury blu

Al di la del porto-Fernando Pessoa

Aldila

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al di là del porto
c’è solo l’ampio mare..
Mare eterno assorto
nel suo mormorare..
Come è amaro stare
qui, amore mio..
Guardo il mare ondeggiare
e un leggero timore
prende in me il colore
di voler avere
una cosa migliore
di quanto sia vivere...

Pessoa Fernando Pessoa

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E' urgente l'amore - Eugenio De Andrade

urgente amore

È urgente l'amore.
È urgente una barca in mare.
È urgente distruggere certe parole,
odio, solitudine e crudeltà,
alcuni lamenti,
molte spade.
È urgente inventare allegria,
moltiplicare i baci, i raccolti,
è urgente scoprire rose e fiumi
e mattine limpide.
Cade il silenzio sulle spalle e la luce
impura, fino a dolere.
È urgente l'amore, è urgente
Restare."

eugenio de andrade Eugenio De Andrade ( suggerita da Bellezze Eoliane )

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Buon Natale, fratello di mare! - Enzo Arena

tramonto

Il Natale è vicino e mi piace dedicare, anche a nome di tutti noi vecchi marinai ormai non più in servizio, un pensiero ai nostri colleghi più giovani che continuano a “batter l’onda”.
Sappiamo il subbuglio di emozioni in certi giorni particolari. Sappiamo, perché anche noi in passato le abbiamo provate.
Il dovere ci chiamava e noi rispondevamo, così come i nostri colleghi più giovani continuano a rispondere.
“Benedici, o Signore, le nostre case lontane, le care genti. Benedici nella cadente notte il riposo del popolo, benedici noi che, per esso, vegliamo in armi sul mare! Benedici!”

Buon Natale, fratello di mare!

In questa notte
Santa di Natale,
tra il nostro mare
che sempre ti circonda,
tu sei lontano
dalle care genti.
Chiama il dovere
e resti a “batter l’onda”.
Sappiamo cosa c’è
dentro al tuo cuore.
I tuoi pensieri
noi tutti conosciamo.
C’è il tuo orgoglio,
il tuo onore, il tuo paese,
e vai per mare.
Continui a star lontano.
A testa alta,
con calma o con tempesta,
non abbandoni
perché tu sei speciale.
Siamo con te,
fratello Marinaio.
Siamo sempre con te,
specie a Natale.

Enzo Arena1 Enzo Arena 

 

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La branda calda - Enzo Arena

brande

Nel sentir parlare di “Branda Calda” qualcuno potrebbe pensare ad un letto riscaldato con la tecnologia.
Un Sommergibilista sa che invece si tratta di qualcosa del nostro passato.
Una specie di materasso non più alto di cinque centimetri, chiuso dentro un fodero di plastica con cerniera e messo dentro un cassettone a scomparsa. Era questo il letto su alcuni sommergibili ora tutti in disarmo.
Si chiamava “branda calda” perché, per ragioni di spazio, a bordo di quella classe di Sommergibili, c’erano la metà dei letti rispetto al numero di persone (28 persone – 14 letti).
“Branda calda” perché chi andava a riposare trovava il letto caldo. Si era appena alzato il collega che era venuto a rilevare nel turno di guardia.
Non c’era tempo ne spazio per fare altro dopo il turno di guardia quindi, a parte il brevissimo tempo per il pranzo e la cena (scompariva il cassettone con il letto e veniva tirato fuori un piccolo tavolo), si stava in branda.
A dire il vero qualcuno riusciva, quasi nel buio totale perché altri dovevano dormire, a rinunciare a qualche ora di sonno per fare la partitina a Quintilio.
Un solo cuscino per due persone con l’accorgimento di girarlo ogni volta che si andava in branda perché il collega ci aveva dormito (accorgimento che non serviva perché dopo qualche turno di guardia non ci si ricordava più quale era il proprio lato e non si sapeva se il collega lo aveva girato o meno).
Soltanto una coperta ed ovviamente niente lenzuola. Si dormiva (si fa per dire) vestiti.
C’erano in più due brande che non erano calde. Mi ricordo che a differenza delle altre non erano a scomparsa ed avevano perfino la tendina. Erano sempre nello stesso unico locale dove si dormiva e si pranzava. Erano la branda del Comandante e del Direttore di Macchina. Erano fredde perché i titolari non dormivano quasi mai. Il senso di responsabilità, il senso del dovere e l’operazione da portare a termine nel miglior modo possibile li tenevano lontani dalla branda.
Stavano sempre vestiti anche loro, chiudevano gli occhi per poco tempo in branda o su una sedia in sala operativa durante un periodo di relativa calma.
Per giorni e giorni di navigazione era questa la nostra vita.


Lascio la branda,
rassetto la coperta,
stiamo a quota profonda
a navigare.
Giro il cuscino
e poi mi bagno gli occhi.
Lo so che
non c'è acqua da sprecare.
C’è il mio collega
al timone che mi aspetta.
Adesso è lui
che ha diritto a riposare,
Gli dico
che il cuscino l’ho girato
e che può stare tranquillo
quattro ore.
Quella branda
mi è parte del passato.
Spartana e spoglia,
e nemmeno tutta mia.
Mi è rimasta
nel cuore e nella mente
e al suo pensiero
mi assale nostalgia.

Enzo Arena1 Enzo Arena

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