Il senso della vita

https://lh5.googleusercontent.com/-J5reUnA52Gs/UpCpAAY6dPI/AAAAAAADQyY/hViSmjcsB0I/w600-h405-no/95c84c1d4cc4320d5432dd40cf68f7e5.gif                    

Le pagine bianche di un libro ad indicare che spetta ad ognuno di noi completarle con le pagine delle propria vita.

La nostra vita è solo ed esclusivamente nelle nostre mani e tocca a noi fare di tutto per costruirla "pagina per pagina".

itenfrderorues
Il Vento

il vento 

 

Poesie del mare

La scelta di inserire una sezione dedicata alle poesie del mare era d'obbligo.

Se guardate nel web, basta digitare "poesie" che si è sommersi da articoli e riferimenti che riconducono a pubblicazioni di poesie. Da sempre l'editoria ha preso in seria considerazione questo argomento. E proprio sull'argomento poesie, che esiste un settore specifico, le poesie del mare, appunto. Sono tantissime credetemi! Tra l'altro, anche l'Ufficio Storico della Marina Militare, non poteva esimersi dal pubblicare un volume di poesie dedicate al mare. Da questo volume (a cura di Rodolfo Francesconi ) e da tanti altri spunti personali e del web vi propongo alcune delle, a mio parere, più belle poesie del mare. Naturalmente aspetto anche vostre proposte, come previsto dalla mia mission. Fatevi avanti, sia via mail che con i social collegati al sito.

knots luxury blu

La Risacca del mio mare-Enzo Arena

risacca

La Risacca del mio mare.
Arriva lenta, leggera
e sembra stanca.
Cattura i tuoi pensieri
e...come sera
ti porta la dolcezza
che ti manca.
Poi torna
come piccola magia.
Un poco bianca
un poco trasparente.
Vuoi trattenerla
e chiedi compagnia.
Chiudi gli occhi
allarghi le tue braccia.
Adesso il suo fruscio
è dolce suono.
Ritorna ancora
e lascia la sua traccia.
Quel suono ti possiede
e mozza il fiato.
Sei onda, sei mare,
sei Delfino,
ed entri in armonia
con il creato.

Enzo Arena1 Enzo Arena 

Stampa

Mite è la sera-Enzo Arena

tramonto2

Mite è la sera

.Quattro passi
lenti fino al mare.
Un leggero
vocio lungo la strada.
Un lampione
con la luce fioca.
Una barchetta
a riva già tornata.
L’inesorabile
scorrere del tempo.
Lo spicchio
della luna più sottile.
La prima luce
di faro all’orizzonte.
L’ultimo gioco
di bimbo nel cortile.
Una cicala
che aspetta di cantare.
Una formica
che volge alla sua tana.
Un gabbiano
che vola sul tramonto,
per la tela di un pittore
che lo chiama.
E’ un pensiero
armonioso all’imbrunire.
E’ una carezza
prima di dormire.
E’ il lieto fine
per una bella storia.
Mite è la sera
nella mia memoria.

Enzo Arena1 Enzo Arena

 

Stampa

Laggiù dove l’occhio si perde-Enzo Arena

Il mare nella mia mente!
Tanto lontano eppur tanto vicino. Fa brillare gli occhi e schiudere leggermente le labbra, per abbozzare appena un sorriso nei momenti di malinconia, e da luce e conforto nei momenti bui.

Arena

 

 

 

 

 

 

 

Laggiù dove l’occhio si perde.

Laggiù! Dove l’occhio si perde,
dove troppo lontano c’è il mare,
un pensiero fa sosta e riparte,
e negli occhi una luce riappare.

Ora faro, o lanterna o lampara,
ora sobria, ora fioca, ora chiara.
Una luce che rimane un barlume
ma che sempre dal buio ripara.

Ed il mare borbotta, e si adira
Poi si sgonfia, si calma e riposa.
Laggiù! Dove l’occhio si perde,
dove vive di mare ogni cosa.

Qui non tira quel vento impetuoso,
manca odore di sale e… la voglia.
Qui il vento si acquieta e nell’aria
non si muove nemmeno una foglia.

Enzo Arena1 Enzo Arena

 

Stampa

La nave “ ‘mbriaca e felice”-Enzo Arena

Scia

Se volgi lo sguardo a poppa, mentre sei in navigazione, ti accorgi se il timoniere è un bravo timoniere o no.
Guarda la scia che la nave lascia e, se la scia è bella dritta, vuol dire che al timone c’è un bravo nocchiere, se invece la scia è a forma di esse, come un serpente, vuol dire che il timoniere, o non è bravo o non ha tanta voglia di stare al timone.
Si vede proprio, specie se il mare è calmo, un lungo serpentone a poppa. Lungo, tanto lungo che col mare calmo può arrivare ad essere lungo centinaia di metri.
Il nocchiere Lo Vacco, per tutti “Compari Lo Vacco”, aveva il record dei serpenti, non perché non fosse bravo…Quando ne aveva voglia era bravissimo, ma perché proprio a lui, di stare al timone non “ci ‘ntiressava propriu”.
A volte andava fuori rotta anche più di 10 gradi e poi, quando l’ufficiale di guardia gli diceva: “Lo Vacco, stai in rotta”! Sfoggiava il suo sorriso e con calma ritornava in rotta.

Guarda a poppa, Lo Vacco! Guarda che serpente che stai lasciando!
Ma, comandante! Non è più bello accussi?! Voli dire che a navi è cuntenta…felice!
Fammi capire, Lo Vacco!
Lei u sapi Comandanti, che quando il cane è contento muove a coda?
Si, ma che c’entra il cane!
C’entra, c’entra. Lei deve immaginare che il cane cammina muovendo la coda perché è contento e la coda è come se lasciasse una scia nell’aria.
E’ vero che se la immagina a forma di esse o serpente come la scia che lascia la nave quando al timone ci sono io?
Se il cane non è contento cammina normale senza moviri a cuda ed ecco che la scia è diritta. Perciò è meghhiu la scia a serpente.
Ah, così dici , ‘mpari Lo Vacco? Allora sai che ti dico io?
Immagina un ubriaco che cammina per la strada ed immagina che, come la coda del cane lascia una scia. Quello ubriaco lascia la scia a serpente, mentre uno normale lascia la scia dritta. E’ vero?
Allora sapi che facemu, Comandanti? “Non pi mia e non pi tia” (voleva dire veniamo ad un compromesso)…dicemu che la nostra nave, quando ci sono io al timone, è “ ‘mbriaca e felice”.

Quello che invece interessava proprio a Compari Lo Vacco, era di fare la sveglia.
Si, proprio la sveglia!
Gli piaceva quando l’ Ufficiale di guardia in plancia gli diveva: “Lo Vacco, sono le quattro meno un quarto, vai a svegliare quelli che devono rilevare”.
Si, alle 4 meno un quarto del mattino, lui era proprio felice di svegliare quelli che dovevano montare di guardia, con un bel sorriso.
Prima gli dava un colpetto sulla spalla, poi ancora più forte se quello non si svegliava e poi scuoteva tutta la branda. Appena il malcapitato apriva gli occhi, lui spalancava il suo sorriso e diceva: “Sveglia, che devi montare di guardia”!
Fin qui tutto normale ma la cosa che invece non era normale era il suo sorriso.
Compari Lo Vacco, purtroppo per lui, era brutto…molto brutto. Avete presente l’attore Franco Franchi quando faceva le facciazze? Avete presente alcune maschere di carnevale? Ecco, ‘mpari Lo Vacco era così, e quando sorrideva ancora peggio.
Ma a lui non importava di essere brutto, non se ne rendeva conto, non capiva perché la gente non volesse essere svegliata da lui.
Ma comu?! Io ci do il bongiorno con un sorriso e loro non sono contenti?
Solu u signor Murtatella è cuntento quando lo sveglio. Voli essere svegliato alle 4 del mattino pure quando non semo in navigazione e non deve montare di guardia.
Dice che trova grandi soddisfazione quando sa che l’ho svegliato ma non deve alzarsi.
E’ vero, Lo Vacco. Lo so ma questa e tutta un’altra storia. Il signor Murtatella fa quello che gli pare, ma gli altri, se proprio devi andare tu a svegliarli, li svegli senza il sorriso. Il sorriso non lo vogliono.
Va bene, ma pure lei, Cumannanti, non voli u sorriso si mi capita a mia di svegliarlo?
A me puoi farlo, compari, io lo apprezzo il sorriso, come lo fai tu non lo fa nessuno.

…e compari Lo Vacco si gonfiò il petto con grande soddisfazione.
Il comandanti in seconda, davanti a tutti quelli che stavano in plancia, gli aveva detto che come faceva lui il sorriso, non lo faceva nessuno

‘mpari Lo Vacco
che mi stai a guardare
con quel sorriso
sognante e trasandato,
non mi crucciar,
non farmi disperare.
Stai bene in rotta,
che mi son scocciato.

Così il secondo,
diceva al timoniere,
che andava a navigar
come un serpente.
Vedi, Lo Vacco?
Non posso sopportare,
che a mio compari
non gliene importi niente!

Vedi Lo Cascio al timone
e la sua scia?
Sembra argentea spada
in mezzo al mare.
Ed anche gli altri,
con mano come piuma
conducono
la nave e il suo solcare.

E lui, il Lo Vacco,
per nulla preoccupato.
Come colui che sa
di essere qualcuno.
“Con me la nave,
solca il mare allegra,
e il mio sorriso
non te lo fa nessuno”.

Enzo Arena Enzo Arena

Stampa

La licenza-Enzo Arena

Licenza

 

 

 

 

 

 

Vi ricordate, cari amici e colleghi, le sensazioni di quando si aveva la licenza in tasca?
Vi ricordate il tempo che intercorreva tra la firma della licenza ed il momento in cui saremmo saliti su di un treno?
“Liceza Ordinaria” o “Licenza Breve”, quel foglietto firmato già in tasca, aveva un potere enorme sulle nostre emotività.

La licenza.

Ce l’ho fatta!
Evviva, l’ha firmata!
Giorni quattro
con viaggio anche compreso.
Mi sento libero,
leggero come piuma.
Mi sento vela,
mongolfiera senza peso.

Ce l’ho in tasca
e ogni tanto l’accarezzo.
La prendo in mano
e non smetto di sognare.
Me la rileggo,
la bacio, la ribacio
e me lastringo
forte forte al cuore.

Lo zaino è pronto
da qualche settimana.
C’è dentro un sogno
di libero partire.
C’è anche un fiore
per te che sei lontana,
e la promessa
che sto per arrivare.

Salterò su un treno
anche a vapore.
Conterò la strada
all’incontrario.
Intanto conto le ore
per quel treno,
con i miei occhi,
appesi a un calendario. 

Enzo Arena1 Enzo Arena

Stampa

FacebookTwitterRSS Feed
Pin It

Su questo sito usiamo i cookies. Navigandolo accetti.