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Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi – il periscopio Parte III

La controversia non rimane senza strascichi. I rapporti tra l’Officina Galileo e il Ministero della Marina si “raffreddano”, le commesse verso la Galileo diminuiscono rispetto al passato, ed i soci sono molto preoccupati

Glauco

Anche perché́ la Galileo è impegnata nella diversificazione nel settore elettrotecnico, di cui il Triulzi non era responsabile, che richiede continui investimenti ed è in continuo passivo (per alcune scelte industriali non attentamente valutate). Fortunatamente il Telops trova immediato successo all’estero, e vengono sviluppati nuovi modelli tra i quali quelli a “visione diretta binoculare” e  a “visione multipla”.

Paolo Triulzi

amm. Carlo MirabelloAi primi del 1905 erano in consegna i periscopi a visione binoculare per la Marina Imperale Russa e la direzione della Galileo invita il Ministro della Marina, l’Ammiraglio Carlo Mirabelloa vederli. Il ministro accetta di buon grado ma, essendo impegnato, invia a Firenze … l’Ing. Gioacchino Russo, molto probabilmente ignorando la vicenda Telops/Cleptoscopio. Quando il Triulzi viene a conoscenza della visita del Russo protesta con il Martinez e smonta il periscopio, Per cui quando il Russo vede il tubo ottico è senza le lenti e le parti terminali del periscopio!

Per evitare ulteriori inconvenienti, il 12 aprile 1905 viene depositata la domanda di brevetto e viene concordata una presentazione a Roma direttamente con il ministroIl montaggio sulla terrazza del ministero della marina, ad opera del Martinez, avviene il 16 aprile ma solo il 19 il ministro è disponibile per la visita, unitamente ad altre importanti autorità della Marina, tra le quali il Capo di Stato Maggiore Ammiraglio G. Chiesa.

Benché nessuna prova comparativa tra il Telops e il Cleptoscopio sia mai stata effettuata, tutti rimangono favorevolmente sorpresi dalle performances del Telops, anche se ritengono che la possibilità̀ di visione contemporanea da parte di più persone del Cleptoscopio rappresenti un potenziale vantaggio operativo. Conseguentemente il Triulzi realizza una versione a “doppio sistema di visione” in cui, spostando una levetta, si può̀ passare dalla visione diretta monoculare a quella indiretta bioculare su vetro smerigliato.

telops 2

Ma i rapporti con la Regia Marina italiana continuano ad essere difficili, come si evince dall’acquisto di 25 telemetri in Gran Bretagna.

Come diretta conseguenza Paolo Triulzi lascia la società il 30 giugno 1906.
«Mi sono così trovato in grave disagio rispetto alla Società della Galileo, la quale, per altri affari mal riusciti, nei quali non avevo a che fare, perché́ estranei alle mie mansioni, si avviava alla liquidazione. Decisi allora di ritirarmi da quell’azienda nella quale per 26 anni avevo esplicato con grande zelo e assiduità̀ l’attività dei miei anni migliori, riuscendo a farla apprezzare anche all’Estero per i riflettori parabolici per proiettori, che l’Officina era riuscita a produrre con molta perfezione mediante le macchine da me ideate. Il Consiglio di Amministrazione della Galileo nell’accettare le mie dimissioni dovette riconoscere che il mio allontanamento avveniva per colpa della Società stessa che non aveva rispettato alcuni articoli della Convenzione che ad essa mi legava, fra i quali l’obbligo di corrispondermi regolarmente lo stipendio.»

tessta del telopsIn base alla convenzione tra Paolo Triulzi e la “S.A. Officina Galileo dell’Ing. G. Martinez & C.” il Triulzi rimaneva detentore dei brevetti presi a suo nome: «… Egli [il Triulzi] non avrà̀ diritto a nessuna indennità né compenso per la costruzione che dall’Officina fosse proseguita degli apparecchi del quale Egli più specialmente si occupava nel passato, fatta eccezione si capisce per la riproduzione di apparecchi protetti da brevetti presi a nome di Esso Triulzi.»

Pertanto la Galileo, o chi ad essa sarebbe subentrata, poteva utilizzare i disegni dei periscopi per onorare gli ordinativi in essere, ma doveva negoziare una nuova convenzione col Triulzi per nuove ordinazioni. A seguito della difficile situazione economica, la S.A. Officina Galileo dell’Ing. G. Martinez & C. viene messa in liquidazione agli inizi del 1907 e a metà anno l’attività e il personale vengono trasferiti alla “Società Anonima Officine Galileo.

periscopio a doppia visione galileo

Direttore della Società [S.A. Officine Galileo] fu nominato il Prof. Pasqualini, “alter ego” del quale rimase l’Ing. Martinez. Presidente e amministratore della nuova società fu l’Ing. Giuseppe Orlando dei Cantieri Navali di Livorno, vice-presidente il Comm. Angelo Volpi conte di Misurata. Nel consiglio entrò anche … il Senatore Comm. Guglielmo Marconi.

Senza il Triulzi le Officine Galileo hanno sì la capacità di costruire e aggiornare i modelli da lui realizzati, ma mancano della mente per realizzarne di nuovi. Si era tentato nel marzo del 1907 di farlo tornare, ma la trattativa con l’Ing. Orlando non dà l’esito auspicato «e fu danno reciproco», «... la Società Anonima “Officine Galileo” mentre ha acquistato dalla liquidazione alcuni articoli dell’attivo ed ha intrapreso la continuazione per conto della liquidanda di alcuni lavori in corso di esecuzione, non ha assunto nessuno dei debiti della liquidanda stessa e quindi nemmeno quello che essa ha verso il suddetto Sig. Paolo Triulzi per i servizi prestati»

smg classe Galuco

 

Sommergibili Classe Clauco (1903) Fonte: USMM

Nel frattempo, il 16 luglio 1906 l’ing. Cesare Laurentiaveva lasciato la Regia Marina e assunto la carica di direttore generale dei “Cantieri del Muggiano” della FIAT San Giorgio di La Spezia. Qui progetta e costruisce sommergibili, diventandone ben presto un riconosciuto pioniere.

In quel periodo all’Arsenale di Venezia erano in costruzione i cinque sommergibili della Classe Glauco (1903), prima classe di sommergibili realizzata dopo lo sperimentale Delfino e progettata dall’allora maggiore del Genio Navale Cesare Laurenti.I dati di varo e consegna dei sommergibili alla Regia Marina sono indicati nella Tabella 1 a continuazione.

classe glauco

Sopmm classe glauco

 Sommergibili Classe Clauco (1903) Fonte: USMM

Nella relazione del Consiglio di Amministrazione che accompagna il primo bilancio d’esercizio della Officine Galileo (1907-1908) si legge: «Abbiamo temporaneamente sospeso la costruzione di apparecchi radio-telegrafici per ragioni di indole interna, ma abbiamo in compenso stipulato una convenzione colla Società Fiat S. Giorgio che ci riserva l’esclusivo diritto della riproduzione e vendita del Cleptoscopio Russo-Laurenti già da noi provveduto con ottima soddisfazione a varie Marine estere e alla R. Marina italiana.»”

Poiché alle “varie Marine estere” erano stati venduti soltanto periscopi del tipo Telops, la Officine Galileo ha soltanto cambiato il nome da Telopsa Pericleptoscopioe con tale nome ha venduto alla Regia Marina … il Telops a doppio sistema di visione! Correttamente Paolo Triulziscrive che «le Officine Galileo continuarono a costruire periscopi tipo Telops, avendo solo cambiato il nome degli inventori» e che «le varianti dei nuovi periscopi consistono in cambiamenti di dimensioni e di forme per soddisfare comodità̀ diverse e nuove esigenze d’impiego».

Tra queste varianti abbiamo il “doppio sistema di visione” – visione diretta e visione indiretta su vetro smerigliato – quest’ultima una prerogativa del Cleptoscopio. I disegni del Telops passarono alla Officina Galileo, alcuni per onorare gli ordini in essere ed altri, senza alcun diritto, nel periodo della liquidazione della vecchia società.

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Ma chi ha venduto i periscopi alla Regia Marina violando i diritti ed i brevetti del Triulzi?
L’ing. Orlando, Presidente della Officine Galileo, di fronte al quale Giulio Martinez, «troppo docile e facile a cedere», o più semplicemente perché alla fine «tutti tengono famiglia», non ha saputo difendere le ragioni del Triulzi, o lo stesso Martinez quando era ancora proprietario della Officina Galileo?

«Ma non solo non si ebbe un atto di doverosa resipiscenza verso di me, anzi, per esimersi da qualsiasi riconoscimento fu detto e scritto, qua e la, che in Germania era stato da molto tempo ideato uno strumentino ottico per uso dei medici, denominato cistoscopio, che aveva qualche analogia col periscopio. Si vede che in quel speciale strumentino i grandi costruttori ottici di quel paese non avevano riscontrate le proprietà̀ necessarie per condurli a una soluzione conveniente del problema ottico per la navigazione subacquea. Se in Germania, a quel tempo, si fossero prodotti dei periscopi, la ditta Friedrich Krupp non avrebbe commesso di tali strumenti alla antica Officina Galileo, per i sui cantieri navali di Kiel Garden».

Dalla documentazione del fondo CNR, il preciso ricercatore scrive, nella bozza di testo per la mostra di Chicago del 1933, che il Cleptoscopio è stato fornito solo per i primi due sommergibili della Regia Marina e pertanto, se escludiamo il Delfino, i primi due sono stati il Glauco e lo Squalo.

Il terzo sommergibile, il R. smg. Narvalo, è stato varato il 21 ottobre 1906 ed è stato consegnato alla Regia Marina solo il 16 maggio 1907: sette mesi dopo il varo contro i tre mesi delle unità precedenti e successive.

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Perché?
Se l’anonimo estensore della mostra ha riportato correttamente, la spiegazione è una sola: hanno dovuto aspettare la consegna del nuovo tipo di periscopio! E sulla base delle date, il periscopio per il Narvalo è stato fornito dalla S.A. Officina Galileo dell’Ing. G. Martinez & C. e la fornitura è stata poi proseguita dalla “S.A. Officine Galileo” ad essa succeduta.

Il Triulzi inutilmente protesta con la Officine Galileo per la violazione dei suoi diritti. Scrive alle Marine di diverse nazioni, tra le quali la US Navy che aveva acquistato periscopi a visione binoculare, proclamandosi l’inventore e il solo detentore dei brevetti con cui i periscopi da loro acquistati sono stati costruiti. Inutilmente si rende disponibile alla fornitura di parti di ricambio, o a migliorarne le prestazioni, introducendo successivi brevetti, e/o cercando accordi con qualche industria interessata ai suoi brevetti e a quelli futuri.

E soltanto nel 1914 si piegherà̀ ad accettare un accordo con le Officine Galileo, un accordo definito “leonino” e in cui rinuncia a ogni diritto per i suoi brevetti relativi ai periscopi sino al momento detenuti.

«Ma la cessione di tali diritti deve considerarsi come una ingiusta imposizione e non come risultato di una libera contrattazione, per la posizione ben differente delle parti contraenti: la Società̀ delle Officine Galileo disponendo di larghi mezzi avrebbe potuto, qualora avessi ricorso ai Tribunali, prolungare indefinitivamente il litigio senza sentirne aggravio, mentre io sarei andato in- contro a sicuro esaurimento. Il caso mio rassomiglia a quello al quale fu costretta la Finlandia nel 1939, per salvare qualche cosa nell’ingiusta aggressione della Russia.
Così dovetti fare io!!!»

Gian Carlo Poddighe

Parte1

 

 

Parte2  

 

Parte3

 

 

FONTE: Logo Ocean4future

La nascita del periscopio italiano – Parte I

Lo abbiamo visto nei vecchi film di guerra, il periscopio, un’apparecchiatura composta da un lungo tubo telescopico e delle ottiche, che viene ancor oggi utilizzata dal comandante del sommergibile per inquadrare otticamente le navi in superficie

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Uno strumento insostituibile per i battelli subacquei per poter osservare in immersione il traffico navale di superficie, la cui invenzione si ritrova nei libri di storia rivendicata da americani, francesi, inglesi e italiani. Ma chi fu il vero inventore? Per dare una risposta, come al solito, bisogna ritornare indietro nel tempo.

Paolo TriulziLa verità viene dal ritrovamento dell’archivio di Paolo Triulzi, un geniale e modesto inventore italiano, che ha permesso di assegnare la priorità di invenzione del periscopio, nonchè di scoprire le vicende concernenti l’invenzione del suoTelops di Triulzi e del Cleptoscopio di Russo e Laurenti”.  Paolo Triulzi dal 1880 al 1906, è un geniale impiegato e Direttore Tecnico della storica Officina Galileo di Firenze che collabora con alcuni ufficiali delle Forze Armate italiane nella progettazione e realizzazione di strumenti ottici per applicazioni militari, quali topografi, telemetri, gonio-stadiometri e telegrafi ottici. Come vedremo nei dettagli, nel 1901 Paolo Triulzi inventa il Telops, periscopio per battelli subacquei, un’apparecchiatura alta cinque metri e studiata inizialmente per il Delfino, il primo mezzo subacqueo della nostra Marina Militare.

delfino 1905

Sul Delfino venne imbarcato un periscopio diverso dal Telops, ma di fatto sviluppato secondo il suo principio di funzionamento. Dopo una violenta polemica tra la Officina Galileo e la Regia Marina, a seguito dell’adozione da parte della Marina del Cleptoscopio Russo-Laurenti, il primo Telops venne fornito, nel 1902, alla Regia Marina Svedese per il sommergibile Hajen. Fu un immediato successo, per la sua superiorità tecnica rispetto a quanto sino allora disponibile. 

Fatti che esaminerò in seguito nei dettagli, legati al presunto plagio dell’apparecchiatura da parte della Regia Marina, portarono Triulzi, nel 1906, a mettersi in proprio, aprendo a Firenze il Laboratorio Ottico Meccanico – P. Triulzi.Nel 1917 il laboratorio si trasferì a Roma, continuandone l’attività, che nel 1924 porterà alla creazione della Società Anonima OMI – Ottica Meccanica Italiana dei fratelli Umberto e Amedeo Nistri.

Tutto partì dal Delfino
Nel 1900, le notizie del piano francese per l’acquisto di battelli subacquei allarmano i vertici militari italiani ed il neoministro della Marina, Ammiraglio Giovanni Bettolo, ordina di rimettere in servizio il sommergibile Delfino, migliorarlo e riprenderne le prove. Il programma viene affidato all’ingegner Cesare Laurenti che, già giovane e promettente tenente del Genio Navale, si era occupato delle prove in mare del Delfino e ne aveva redatto le raccomandazioni. Come vedremo, per sviluppare il periscopio del Delfino, il Laurenti contattò la società di strumenti ottici di precisione Filotecnica di Milano.

La soluzione prescelta era basata su un cannocchiale prismatico terrestre, ricordato come periscopio Laurenti, strumento che aveva un angolo visivo di soli pochi gradi (2-3°) per cui il Delfino era praticamente cieco quando navigava in immersione. Inutile dire che il suo comandante, il Tenente di Vascello Giuseppe Boselli, ne era molto preoccupato.

Interessante la figura di Giuseppe Boselli. Nato a Bologna nel 1867, fu militare ma anche imprenditore di successo. Sua sorella, Clara Boselli, sposò Giovanni Agnelli il cofondatore della FIAT. Giuseppe Boselli, da ufficiale di marina, partecipò alla campagna d’Africa del 1890 e comandò il primo sommergibile italiano, il Delfino, nel 1901. Dopo un periodo di Capo Sezione al Ministero della Marina, dal 1904 al 1906, si congedò con il grado di Capitano di Corvetta della riserva e divenne Direttore Amministrativo della Fiat-Muggiano, creata nel 1905, a seguito della fusione della società con la San Giorgio di Sestri Ponente e, nel 1907, della FIAT-San Giorgio, ditta specializzata in sommergibili, fino a diventare Consigliere d’Amministrazione della FIAT dal 1921 al 1941. Una carriera decisamente di successo.

Fu così che nel febbraio del 1901, durante una visita all’Arsenale di La Spezia dell’Ingegner Giulio Martinez, proprietario dell’Officina Galileo di Firenze, il Comandante Boselli, apprese che la Galileo fabbricava strumenti ottici per applicazioni militari, e chiese informalmente di provare a risolvere il problema. Il Martinez affidò l’incarico a Paolo Triulzi, vicedirettore e direttore tecnico, valente ottico e meccanico che già collaborava con diversi ufficiali delle forze armate nella realizzazione delle loro invenzioni. Il Triulzi capì immediatamente le specifiche richieste e, grazie all’esperienza ventennale acquisita nella progettazione e realizzazione di telemetri e cannocchiali, valutando e provando diverse configurazioni ottiche,  realizzò un cannocchiale a grande campo e piccolo ingrandimento utilizzando due cannocchiali rovesciati.

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I due cannocchiali potevano essere distanziati, ottenendo un periscopio molto lungo con visione perfetta e tutti i caratteri della visione naturale monoculare. Per compensare l’inevitabile perdita di luminosità, dovuta all’assorbimento delle varie lenti e prismi, e al contempo migliorare la minore distinzione degli oggetti dovuta alla visione naturale, i due cannocchiali erano un pò diversi, in modo da ottenere un piccolo ingrandimento (1,2× circa).

Identificata la migliore configurazione, a fine febbraio del 1901 il Triulzi realizzò un dimostratore: “un lungo tubo di cartone che sporgeva dal tetto dell’Officina”,in cui aveva posto i due sistemi telescopici provvisti di oculari speciali a largo campo che aveva ideato da tempo per applicazioni astronomiche. Venne scritto che: «Si vedevano gli oggetti circostanti in grandezza naturale, senza deformazioni, per un settore di circa 60° con perfetta definizione e intensità luminosa. Per la notevole ampiezza del campo di visione si poteva far oscillare ampiamente il tubo ottico, come se si trovasse a bordo, senza perdere di vista un punto osservato verso il centro del panorama».

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Denominato Telops, l’invenzione venne però mantenuta segreta su richiesta della Regia Marina stessa. Il Comandante Boselli, invitato a vedere il prototipo, ne rimane entusiasta e si attivò per ordinarlo ma gli uffici del Ministero della Marina temporeggiarono. Di fatto il 28 luglio 1901 venne depositato a Roma un brevetto, a firma degli ufficiali del Genio Navale della Regia Marina Militare Gioacchino Russo e Cesare Laurenti, dal titolo: Apparecchio ottico denominato: Cleptoscopio, per la visione panoramica a largo campo fra posizioni a distanza dell’occhio e del punto di vista e fu diffusa la notizia che l’Italia disponeva di un avanzato strumento per la navigazione subacquea.

Ne nacque ovviamente una violenta polemica tra la Officina Galileo e la Regia Marina italiana, quest’ultima accusata di aver “carpito il segreto del Telops”, ma motivazioni commerciali (la Regia Marina era il maggiore cliente della Officina Galileo) fecero desistere la Ditta dal proseguire l’azione.

Solo anni dopo Russo, il vero inventore del Cleptoscopio, ammetterà che il Telops era stato inventato prima e che l’idea da loro adottata, idea che poi risultò diversa dalla configurazione del Telops, avvenne dopo che l’Ing. Laurenti aveva avuto modo di vedere il periscopio della Galileo ai primi di luglio. In quell’occasione Laurenti raccolse, parlando con i tecnici della Galileo, che ritenevano di parlare a un potenziale cliente e non a un concorrente, importanti informazioni costruttive. Paradossalmente, i tecnici e, forse, lo stesso Triulzi, pur non svelando il segreto del Telops, avevano permesso ai tecnici della Marina di trovare una configurazione alternativa che, pur essendo meno performante, risolveva temporaneamente le esigenze del Delfino”.

Deluso dalla situazione, il Triulzi, caduto ogni motivo di riservatezza, depositò due domande di brevetto il 3 settembre 1901:il primo per Canalizzatori di fasci di raggi luminosi, ossia raggruppamenti ottici aventi la proprietà̀ di permettere la visione a largo campo da punti lontani dall’occhio” e il secondo, sulla base di questa invenzione, di un Apparecchio per la visione indiretta in battelli sottomarini, denominato Telops”.

In fase di internazionalizzazione, i brevetti non vennero riconosciuti in Germania, mentre in Gran Bretagna venne riconosciuto il brevetto del Telops: Improvements on optical instruments to afford indirect vision especially suitable for an observer inside a submarine boat. Per le sue caratteristiche nettamente superiori a quelle dei periscopi disponibili sino ad allora, il Telops trovò immediato successo commerciale all’estero: il primo esemplare venne venduto nel 1902 alla Regia Marina Svedese per il sommergibile Hajen, poi altri furono venduti alla Danimarca, alla tedesca Krupp di Kiel Garden (Cantiere Germaniawerft) ed alla Marina Imperiale Russa.

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Il Delfino con il Cleptoscopio, 1904 ©USMM/Archivio Fotografico

Il Cleptoscopio venne invece installato sul Delfino nel 1902: era lungo sei metri ed il tubo aveva un diametro di 13 cm. Nel 1908 ne venne richiesta la sostituzione con un “periscopio con doppio sistema di visione” questa volta delle Officine Galileo, un modo di ripagare il torto fatto? In realtà venne rimosso solo nel 1910 e il nuovo periscopio fu installato nel 1911, dopo modifiche effettuate al Delfino nell’Arsenale di Venezia. Tra le modifiche quella della torretta per alloggiare il nuovo periscopio, lungo 5 m con tubo a cannocchiale da 15,4 cm di diametro alla base, ed elevabile a mezzo di una pompa a mano azionante un elevatore idraulico.

Una sfida tecnologica italiana
Appurata la priorità italiana dell’invenzione, che trovò subito molto interesse anche nelle Marine estere, andiamo ad esaminare le differenze sui due apparecchi, il Telops e il Cleptoscopio. 

Il Telops di Triulzi
Il Telops era un cannocchiale a grande campo e piccolo ingrandimento, ovvero un cannocchiale composto da “due cannocchiali astronomici contrapposti e con ingrandimento unitario”. Questa configurazione, denominata anche a “telescopi a catena”, è quella che è stata universalmente utilizzata successivamente in tutti i periscopi, e la pupilla di entrata è grande come quella di uscita, ovvero non è maggiore della pupilla dell’osservatore: solo qualche millimetro. Era possibile distanziare i due cannocchiali a piacere, poiché le lenti sono disposte in nodo che i fascetti abbiano un andamento parallelo, ottenendo periscopi di lunghezza anche elevata e di piccolo diametro, e con buona luminosità.

telops

A.M. Trivulzio – S. Triulzi 314 F IG . 18 Il Telops Brevetto n. 60.980
depositato il 03.09.1901© Archivio MNS&T

Il successo era legato all’elevata qualità̀ delle ottiche prodotte dalla Officina Galileo; ottiche costruite su “ricette” preparate dal Triulzi assai spesso a casa – e di cui si ignoravano del tutto i procedimenti per la preparazione – e sapientemente lavorate dagli operai da lui istruiti, che permisero la realizzazione di un periscopio lungo 5 metri e con un tubo di soli 10 cm. Il campo di vista superava i 60° e mostrava il panorama perfettamente a fuoco da 25 cm all’infinito. Era inoltre possibile trasformare il Telops in apparato di proiezione, permettendo di ottenere fotografie del campo osservato, una possibilità che costruttori stranieri hanno vantato come novità molti anni dopo! Nei brevetti del 1901 non solo è chiaramente descritta la configurazione ottica, ma ne sono indicate le configurazioni possibili, per soddisfare diversi scenari operativi, e le principali caratteristiche costruttive meccaniche/ambientali.

Il Cleptoscopio di Russo-Laurenti
Il principio di funzionamento del Cleptoscopio era quello delle macchine fotografiche dell’epoca: grazie a un obiettivo fotografico si raccoglieva l’immagine su un vetro smerigliato, immagine con un campo che poteva raggiungere 50-60°.  Invece di mettere il vetro smerigliato in alto, erano aggiunte delle lenti che allontanavano la formazione dell’immagine il più lontano possibile, dove vieniva messo il vetro smerigliato. L’aggiunta di lenti permetteva di raddrizzare l’immagine, e l’osservatore guardava l’immagine con la testa ricoperta da un panno nero, così come il fotografo quando metteva a punto la macchina fotografica. E, come il fotografo, si serviva di una lente per meglio distinguere le particolarità dell’immagine, così tra il vetro smerigliato e l’occhio dell’osservatore era interposta una grossa lente, e l’apparecchio si mostrava come un finestrino circolare coperto da un vetro lenticolare.

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Il Cleptoscopio di Russo – Laurenti – Brevetto n 60.639 depositato il
28.07.1901© Archivio Centrale di Stato di Roma – Autorizzazione
all’autore ACS Prot. 2179, Class. 43.10.00 del 30/04/2015

La visione era comoda, bioculare e poteva farsi da più di una persona contemporaneamente, purché si guardasse incappucciati e abbastanza di fronte all’apparecchio. Gli inconvenienti però non erano trascurabili. L’immagine veniva ingrandita e la sua chiarezza assorbita dal vetro smerigliato: si aveva un’idea di tutto il campo di vista, ma ne sfuggiva il dettaglio, elemento importante per un periscopio. Inoltre, appena cessava la piena luce del giorno, l’immagine diventava scura e già̀ nel crepuscolo o alla luce dell’alba lo strumento era del tutto inutile.

La produzione del Cleptoscopio fu affidata alla FIAT San Giorgio di La Spezia, società attiva nel settore della cantieristica navale e che aveva aperto anche un reparto per lo sviluppo e la produzione di strumentazione ottica militare. Sulla base di documentazione del CNR risulta che detto periscopio avrebbe equipaggiato soltanto i primi due sommergibili della Regia Marina.

L’impiego sui battelli statunitensi
Ci rechiamo ora oltre oceano, dove nel primo decennio del ‘900, si assistette ad una lunga contesa tra John Phillip Holland e Simon Lake, costruttori dei primi battelli. Lake si dedicò prioritariamente al mercato europeo ed è proprio in Europa che trovò la società di strumenti ottici che cercava per rendere pienamente operativi i propri mezzi. Lake descriverà l’“Officina Galileo di Firenze” così: «Questa azienda produce periscopi a visione binoculare. Il successo di qualsiasi periscopio dipende dalla qualità del materiale utilizzato per le lenti e prismi, e dalla precisione delle lavorazioni. Questa azienda, che è probabilmente la più antica casa di produzione ottica del mondo – ha detto di essere stata fondata dallo stesso Galileo – produce periscopi della più bella fattura. […]. Un volantino, disposto inferiormente, permette la facile rotazione dello strumento mantenendo una perfetta visione binoculare. È prevista l’introduzione di aria secca; ciò impedisce la formazione di condensa sulle lenti e i prismi all’ interno del tubo».

Il telescopio citato è il Telops, inventato da Paolo Triulzi nel 1901 e, come abbiamo anticipato, già fornito nel 1902 alla Reale Marina Svedese per il sommergibile Hajen.

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L’HMS Hajen con il Telops esposto al Naval Museum – Karlskrona, Svezia

Di fatto, nel 1908 Simon Lake riuscirà a rompere il monopolio della Holland, e dal 1909 al 1922 costruirà 32 battelli sommergibili per la US Navy. Nel 1910 la US Navy, insoddisfatta dei periscopi sino al momento provati, prepara una specifica tecnica e acquista, per valutarli, sei periscopi in Europa: tre dalla Officine Galileo e tre dalla tedesca Goerz, di Berlino; successivamente altri tre periscopi verranno acquistati dalla tedesca Carl Zeiss di Jena.

Inizialmente previsti per installazione sui sottomarini delle Classi D- ed E-, due dei tre periscopi Galileo sono del tipo a visione diretta monoculare e vengono installati come periscopi ausiliari sui sommergibili USS C-1 (ex Octopus varato nel 1906) e USS C-3 (ex Tarpon varato nel 1909).

USS C2 4 dicembre 1912 . il periscopio Galileo e queelo piu in alto . National Archives and record adnunstrartion

USS C-3 (ex Tarpon), 04.12.1912, il periscopio Galileo è quello più alto
fonte National Archives and Record Administration # 19-N-1346

Il terzo periscopio, installato sull’USS C-4 (ex Bonita varato nel 1909) è invece del tipo binoculare con doppio sistema di visione,ovvero con visione binoculare diretta o, spostando una levetta, indiretta su vetro smerigliato. Nel maggio del 1917, il Periscope Board della US Navy deciderà di adottare solo la visione diretta monoculare con ingrandimenti fissi: 1,2× (FOV 40°) e 4× (FOV 12°) dove FOV, field of vision, è il campo visivo in un dato momento. 

In sintesi, il ritrovamento dell’archivio di Paolo Triulzi permise una ricostruzione puntuale dell’intera vicenda e dell’uso improprio dei brevetti del Triulzi da parte della “S. A. Officine Galileo”, subentrata nelle attività̀ della “S. A. Officina Galileo dell’Ing. G. Martinez & C.” nel 1907.

Fine I parte – continua

Parte1

 

 

Parte2  

 

Parte3

 

 

Gian Carlo Poddighe

FONTE: Logo Ocean4future

 

 

 

Recensione: una trilogia da non perdere sull’Aviazione Navale di Michele Cosentino

Dal sito Ocean4future una bella recensione sulla trilogia di volumi sull'aviazione Navale di Michele Cosentino

Copertina

Palloni frenati, dirigibili, primi aeroplani, elicotteri fino ai caccia da combattimento di 5^ generazione. Un volo lungo oltre un secolo quello che porterà il lettore sulle ali dell’Aviazione Navale, dalla Regia Marina alla Marina Militare dei giorni nostri, e verso il futuro.

Il contrammiraglio (ris.) Michele Cosentino, ha ripercorso in questa trilogia le tappe salienti della nascita – a partire dall’inizio del ‘900 – della componente aerea della Marina Militare italiana e del suo fondamentale impiego soprattutto a bordo delle portaerei Garibaldi e Cavour. Attraverso i volti, le intuizioni e le gesta dei personaggi che hanno pensato, costruito e tracciato la rotta dell’Aviazione Navale dalle origini ad oggi, le pagine di questa trilogia sono arricchite da una considerevole iconografia, comprendente un’interessante e corposa documentazione fotografica.

La Trilogia
I Volume: “L’aviazione navale della Regia Marina durante la 1a Guerra Mondiale”
L’opera traccia la nascita dell’Aviazione Navale italiana e la sua affermazione durante il primo conflitto mondiale. Il testo parte dalle primissime esperienze di “volo” in Italia, narra anche le attività dei pionieri del dirigibilismo nazionale in servizio nella Regia Marina e le prime operazioni condotte durante la guerra di Libia, e prosegue fino al termine del primo conflitto mondiale.

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Un idrovolante viene issato sulla nave portaidrovolanti ’Europa, mentre altri due
velivoli sono visibili all’interno dell’hangar, in una foto scattata nella prima metà
del 1917. I teloni impermeabili costituenti le chiusure laterali degli hangar
– aperti nella foto – offrivano un certo grado di protezione contro le intemperie
e l’ambiente marino e, scorrendo in senso longitudinale, potevano essere manovrati
secondo le necessità (USMM)
 
FOTO 118 1024x685 1
 
Il dirigibile esploratore DE9 – in forza alla 3a Squadriglia Dirigibili Esploratori
– ripreso nel luglio del 1917 durante un passaggio di posta con un Mas nel
golfo di Trieste. Le aeronavi di questa Squadriglia furono dapprima basate
nell’entroterra di Venezia ed esse erano responsabili della vigilanza nell’Alto
Adriatico, operando spesso assieme a naviglio sottile. Per le missioni a loro
assegnate, le aeronavi tipo “DE” disponevano di una radio, di strumenti per le
segnalazioni ottiche e di un certo numero di bombe antisommergibile (USMM)
 
Il volume è impreziosito da circa 220 fra disegni, mappe e foto d’epoca, relative anche ai protagonisti di quell’avventura più che centenaria, primo fra tutti l’ammiraglio Paolo Thaon di Revel.

II Volume: “Dall’Aviazione per la Regia Marina all’Aviazione Navale Italiana”
Il testo parte con l’esame sintetico delle attività intraprese negli anni Venti e Trenta nel settore aeronavale, seguite da un’analisi delle vicende belliche circoscritta all’impiego dei velivoli imbarcati e alle vicissitudini della portaerei Aquila. Dopo il secondo conflitto mondiale, l’opera si snoda tracciando il percorso che ha condotto dapprima agli elicotteri imbarcati e basati a terra e poi ai velivoli ad ala fissa a bordo delle portaerei italiane, evidenziando i risultati ottenuti in molteplici operazioni reali.

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Operazioni di volo a bordo dell’incrociatore lanciamissili portaelicotteri Caio Duilio a
cura di due SH-34 Seabat configurati per il volo notturno: l’elicottero in primo piano
ha il rotore di coda ripiegato per consentirne il ricovero all’interno dell’hangar (AUSMM)

Vengono analizzate, infine, le prospettive di evoluzione dell’Aviazione Navale Italiana. Completano l’opera le schede riepilogative delle caratteristiche degli aeromobili effettivamente imbarcati sulle unità della Regia Marina e della Marina Militare a partire da metà degli anni Trenta, seguite da tabelle e sintesi grafiche delle unità in servizio dotate di sistemazioni aeronautiche.

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Il primo F-35B della Marina Militare in volo sull’Atlantico, durante il trasferimento
dall’Italia agli Stati Uniti (Maristat).

La parte finale del volume contiene una vasta documentazione fotografica del cammino percorso dal 1945 ai giorni nostri.

III Volume: “Dal Piemonte al Trieste”
L’opera si focalizza specificatamente sulle unità portaerei e portaelicotteri ideate, progettate ed effettivamente realizzate in Italia nel corso di un periodo storico che dai primi anni del XX secolo giunge al termine del secondo ventennio del XXI secolo.

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RN ELBA ariete torpediniere ► (4.6.1914) nave sussidiaria di 2^ classe (appoggio idrovolanti)
 cl. “Regioni” – disl. 3160 t – Cant. Castellammare di Stabia – imp. 22.9.1890 – v. 12.8.1893 
i.s. 1.12.1895 – r. 5.1.1920 – venduto a privati nel febbraio 1920

Il titolo del volume richiama, appunto, un percorso iniziato nel 1912 e di cui la nuova portaelicotteri Trieste, Unità d’assalto anfibio multiruolo e multifunzione della Marina Militare, di prevista consegna nel 2022, rappresenta un obiettivo già concretizzato. Anche in questo caso, al testo si accompagna una rilevante iconografia, comprendente numerosi disegni, schemi e fotografie.

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Due velivoli AV-8B Harrier II Plus in rullaggio sulla pista d’involo della portaerei Cavour:
la pista si sviluppa in lunghezza per 183 metri e in larghezza per 14,5 metri (Maristat).

 

I volumi della trilogia, imperdibili, sono disponibili, anche venduti separatamente, nello store editoria della Marina Militare o possono essere acquistati dai link sottostanti 

L’Aviazione della Regia Marina durante la 1° Guerra Mondiale

Dall’Aviazione per la Regia Marina all’Aviazione Navale Italiana

Dal Piemonte al Trieste

 

FONTE: Logo Ocean4future

Telops vs Cleptoscopio: la disputa con la Regia Marina – il periscopio Parte II

L’interesse per la vicenda dell’invenzione del periscopio Telops Triulzi e del Cleptoscopio Russo-Laurenti richiede qualche maggior chiarimento: la cronaca della contesa è descritta dettagliatamente nel saggio L’invenzione del periscopio per sommergibili di Augusto Maria Trivulzio e Sabina Triulzi.

Sommergibile DELFINO Nelle acque del golfo della Spezia Nel 1892 opera delling.Giacinto Pullino

Dal saggio, che riporta diverse fonti scritte, quali gli scritti di Giulio Martinez, emergono dati inconfutabili, poi utilizzati da diversi storici, per rivendicare la priorità italiana nello sviluppo dei periscopi per le unità subacquee. Come ho accennato nella prima parte dell’articolo, il ritrovamento dell’archivio di Paolo Triulzi ha permesso, per la prima volta, una ricostruzione dettagliata degli avvenimenti e dei successivi accadimenti che hanno travagliato la vita del Triulzi a seguito della sua invenzione, e si scopre che il Triulzi fu “scippato” della sua invenzione due volte!

delfino

Il regio sommergibile Delfino 

Il primo scippo
Nel 1900, per navigare sottacqua, fu applicato al Delfino un comune cannocchiale terrestre, disposto verticalmente a guisa di alberetto, munito in alto e in basso di superfici riflettenti inclinate a 45 gradi in modo da far percorrere ai raggi luminosi una specie di Z. Sistemi analoghi erano stati in tutti i tempi usati per la visione su terraferma dagli osservatori, ad esempio nelle trincee, ma per l’esiguo campo di visione (di pochissimi gradi) non erano affatto adatti alla navigazione subacquea, per la quale era necessario avere un ampio campo di visione  sullo specchio d’acqua per trovare rapidamente quanto di interesse e, soprattutto, non perderlo di vista a causa di una lieve oscillazione della nave.

Come abbiamo accennato nella prima parte, la storia dell’invenzione italiana del periscopio inizia nel febbraio del 1901 quando l’Officina Galileo di Firenze viene informalmente invitata dal comandante del Delfino, il Tenente di Vascello Giuseppe Boselli, ad occuparsi di risolvere il problema.

dimostratore galileo tetto periscopio

Dimostratore del Telops, Marzo 1901 Nella foto in alto si leggono i nomi
delle persone ritratte: Palini, Toschi, Ambrosini, Ceccherini e Donini (dietro)
e la nota “1901 Vecchia Galileo di Viale Regina Vittoria – Foto in basso:
a sinistra immagine visione monoculare diretta e a destra visione binoculare
Immagini tratte dal sito http://www.periscopiotriulzi.altervista.org

Il Triulzi si mette all’opera, valuta diverse architetture ottiche e, alla fine di febbraio, costruisce un dimostratore: «un lungo tubo di cartone che da un locale dell’ultimo piano del fabbricato sporgeva dal tetto dell’Officina» in cui aveva disposto due cannocchiali a campo largo contrapposti, cannocchiali che aveva già progettato per osservazioni astronomiche. Stando al coperto si potevano vedere oggetti circostanti in grandezza naturale, senza deformazioni, per un settore di circa 60° con perfetta definizione e intensità luminosa. Per la notevole ampiezza del campo di visione si poteva far oscillare ampiamente il tubo ottico, come se ci si trovasse a bordo, senza perdere di vista un punto osservato verso il centro del panorama. Non conoscendo in dettaglio i requisiti operativi richiesti dalla Regia Marina, il Triulzi, come descrive di seguito, prosegue nelle prove:

«Seguitando nelle prove per indagare tutte le possibilità̀ della soluzione trovata, ottenni di poter esplorare contemporaneamente, con due osservatori, due campi opposti al vertice di 60° ognuno; e pur anche l’intero orizzonte provvedendo le estremità̀ del tubo ottico di sistemi obbiettivi e di altrettanti oculari in basso. Ho anche ottenuto di poter osservare uno stesso settore di 60 gradi con ambedue gli occhi per sommare le impressioni luminose evitando in tal modo anche l’affaticamento della visione monoculare. In tutte le varie disposizioni sperimentate vi era sempre la possibilità̀ di osservare le immagini per proiezione e di ritrarne fotografie».

Com.te Giuseppe BoselliDi questa attività vi è conferma in una serie di fotografie ritrovate nell’archivio di Paolo Triulzi.  Con lettera riservatissima, nel marzo del 1901 l’ingegner Giulio Martinez informa il Comandante Giuseppe Boselli del ritrovato. Pochi giorni dopo il Boselli si rende conto personalmente di quanto affermato e,  poiché il periscopio corrisponde ai suoi desiderata, si impegna per attivare l’ordinazione della apparecchiatura il più presto possibile. Si legge, del ritrovato «il Boselli restò entusiasta e senza conoscerne la composizione ne fece una sommaria esposizione alla Spezia agli ingegneri del Genio Navale che costruivano il sommergibile, e il 2 aprile 1901 la Direzione del 1° Dipartimento delle Costruzioni Navali di La Spezia chiede formalmente alla Officina Galileo la disponibilità a fornire un “apparato ottico per il Delfino”, specificando per condizioni i requisiti constatati dal Comandante Boselli nell’esemplare di prova mostratogli a Firenze.

Nella stessa lettera “si richiede alla Galileo di mantenere segreta l’invenzione e di non procedere, per il momento, alla richiesta di brevetto.»

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Disegno di dettagli del R.Smg. Delfino 

Paolo Triulzi si reca a La Spezia per vedere come installare il suo periscopio sul Delfino e ne fa un progeto che, su istruzione del Dipartimento di La Spezia con data 20 aprile, viene portato direttamente dal Martinez al Ministero della Marina e illustrato all’ing. Laurenti, quale incaricato delle costruzioni sottomarine. Il Laurenti “parve ben disposto verso la Galileo” ma il tempo passò senza nessun riscontro.

A questo punto, la Galileo prese come agente, per il buon fine dell’operazione, la ditta LoMBaFer di Lombardi & Ferrari di Firenze, fornitrice di carbone, che «vantava grandi relazioni ministeriali e si dicevano intimi del Ministro Zanardelli». Sarà per le pressioni del Boselli e/o l’azione dei rappresentanti della Galileo, che il 18 maggio 1901 il Laurenti scrive al Martinez, scusandosi del ritardo, ma poi ancora silenzio sino al 12 luglio, quando il Laurenti chiede di poter vedere il periscopio.

«Così dopo 5 giorni dalla richiesta, l’Ing. Laurenti poté guardare attraverso quello strumento – stando coperto dal tetto dell’officina – il panorama all’intorno dello stabilimento come se l’osservasse all’estremità superiore del Periscopio».

la trinuna 21 agosto periscopioNonostante l’urgenza di risolvere il problema del Delfino, ancora silenzio … sino a domenica 25 agosto 1901 quando comparve sul giornale “La Tribuna” la notizia in prima pagina di una nuova invenzione italiana: “Il cleptoscopio pei battelli sottomarini”, realizzata dagli ingegneri navali Gioacchino Russo e Cesare Laurenti,ed in cui si cita anche il Telops. La notizia sembrò cogliere di sorpresa l’Officina Galileo di Firenze che, ovviamente,  reagì immediatamente con un duro comunicato del Lombardi e del Ferrari, in cui si rivendica la priorità del Telops, di cui la Regia Marina e gli ufficiali erano a conoscenza dal mese di marzo, e in cui si accusa gli inventori di averne carpito il segreto e si chiede una indagine. Nel comunicato però viene citato il brevetto del Cleptoscopio depositato a Roma in data 28 luglio, informazione di cui nell’articolo non vi è traccia. A questo punto sorge un dubbio. Come faceva l’Officina Galileo a conoscerne l’esistenza se “era ancora mantenuto segreto dall’Ufficio delle Privative Industriali”?

La controreplica Russo-Laurentifu altrettanto immediata e venne pubblicata il 29 agosto 1901. L’ingegner Martinez stese allora tutta la storia della vicenda dell’invenzione del Telops per farla pubblicare sul Giornale d’Italia: ma il giornale si rifiutò di pubblicarla, “forse perché la ritenne troppo vivace.”

Decaduto ogni motivo di riservatezza, il 3 settembre 1901, Paolo Triulzidepositò in Firenze i brevetti e, il giorno successivo, a Roma, venne depositato un brevetto suppletivo per il Cleptoscopio.

Estratti tribuna telops

 La situazione, quanto meno imbarazzante, minacciava di degenerare in uno scandalo, e il 6 settembre 1901 “alle ore otto, senza nessun preavviso, e senza nessun accompagnatore” il Ministro della Reale Marina, S.E. l’Ammiraglio Enrico Costantino Morin, si fece trovare sull’uscio della Officina Galileo per rendersi conto della controversia e provvedere. Questo per sottolineare la gravità del fatto.

ammiraglio Morin Enrico

Enrico Costantino Morin Enrico Costantino Morin nacque a Genova nel 1841 e
come molti altri residenti nella città all’epoca, intraprese sin da giovane la
carriera militare nella marina sabauda, diplomandosi alla scuola di marina di
Genova il 7 novembre 1852. Si distinse, come tenente di vascello, nella
campagna del 1860-61 e quindi, come comandante della Garibaldi, in un
giro del mondo (1879-82); vasta eco ebbe la sua coraggiosa decisione,
sulla via del ritorno, di attraversare il Canale di Suez sebbene fosse stato
bloccato con mine per la rivolta di ‘Orabī Pascià. Dopo una lunga ed attiva
carriera, il 24 ottobre 1893 venne nominato Viceammiraglio e rimase in
servizio attivo sino al 30 aprile 1906. Per le sue competenze venne nominato
Ministro della Marina Italiana rimanendo in carica in due gabinetti Crispi
(1893-94 e 1894-96) e nei gabinetti Saracco (1900-01) e Zanardelli
(1901-03), e divenendo poi, per pochi mesi, Ministro degli Esteri nel 1903.
A lui è intitolata la bella passeggiata a mare di La Spezia.

Il 17 settembre la Galileo fece quindi notificare una diffida a Russo, a Laurenti ed al Ministro perché ritirassero il brevetto e non si servissero del Cleptoscopio. La risposta venne recapitata nella notte tra il 19 e il 20 settembre 1901.Così il Martinez relazionò a Triulzi:

«Officina Galileo Firenze
Firenze, li 20 Settembre 1901 ore 7 am

Gent.mo Sig. Triulzi
Ebbi la sua lunghissima – Non ho tempo ora di parlare dei telemetri – Le dirò̀ in poche parole del Telops. Fu notificata Martedì̀ [17 settembre 1901] una diffida tanto a L. [Laurenti] che a R. [Russo] e al Ministro perché́ ritirino entro 10 giorni il brevetto e non si servano del Cleptoscopio.

Contemporaneamente mio padre scriveva all’Ammiraglio Accinni offrendosi quale mediatore nella questione che si accendeva, dicendo che anche noi Officina eravamo d’opinione di non far scandali: nella lettera dava di ladri a quei signori. Stanotte [19-20 Settembre 1901] è arrivata risposta – La citazione ha impressionato: malgrado la stessa son disposti a trattare: quindi non si sentono sicuri di affrontare una causa! Ma preferiscono trattare con lui o con uno dell’Officina – È tempo di metter fuori Lombafer [Lombardi e Ferrari] e trattare: ma chi andrà̀ a Roma?

Io son troppo dolce e facile a cedere: Lei troppo muto e non pratico di S. Agostino: Papà troppo loquace e troppo violento (vorrebbe tra le condizioni un comunicato ufficioso del Ministero in nostro favore). Forse converrebbe mettere insieme due energie: forse se non fosse la posizione ambigua di Pasq. [Pasqualini] potrebbe trattar lui che devesi recare a Roma per far parte della commissione per i nuovi elettricisti!

Che ne pensa? Sono in giuoco anche i suoi interessi. La chiusa della sua lettera mi lascia credere che a venire ad un accordo Ella è certo favorevole: ma questo accordo io credo non si potrà̀ fare che salvando l’onore di L. R [Laurenti e Russo] se non il loro amor proprio. Mi scriva d’urgenza che cosa ne pensa: quali secondo Lei sarebbero le condizioni – Non sono le condizioni che può dettare un vincitore, ma quelle che può dettare chi ha preso un sopravvento ad un nemico forte che si vuol ritirare con l’onore delle armi.Poi avuta la sua risposta – sentito – che finora mancato il tempo – il parere degli altri decideremo e spero che non mancherà̀ la sua approvazione –

Mi creda
Firmato: G. Martinez»

La faccenda ormai diventò una questione legale e ne andava dell’onore della Regia Marina italiana. Un vero pasticciaccio: non sappiamo chi abbia trattato, forse il Prof. Luigi Pasqualini, ma sicuramente in quella occasione furono esaminati i due brevetti. E la risposta del Ministero fu che «le accuse dell’Officina Galileo non erano giustificate e la R. Marina riteneva suo diritto preferire il Cleptoscopio al Telops».

Soltanto anni dopo Russo, il vero inventore del Cleptoscopio, ammetterà̀ che fu inventato dopo che il Laurenti aveva visto il Telops sperimentale e aveva riportato che “doveva trattarsi di una macchina fotografica con il vetro smerigliato portato in basso, molto lontano dall’obiettivo”.

Dalla ricostruzione storica emerge quindi che il Telops, anche se brevettato solo il 3 settembre 1901, fu inventato nel marzo del 1901 e che il comportamento del Laurenti non fu certamente corretto, antecedendo interessi personali, impedendo alla Regia Marina di dotarsi di uno strumento più̀ confacente alle sue esigenze operative ed impedendo al Triulzi ed all’Officina Galileo di installare il primo Telops già̀ alla fine del 1901.

Fine II parte – continua

Gian Carlo Poddighe

Immagine in anteprima: Sommergibile DELFINO nelle acque del golfo della Spezia circa 1892. Notare il cleptoscopio” sporgente dalla torretta.

Parte1

 

 

Parte2  

 

Parte3

 

 

(*) SINTESI DEL SAGGIO:

L’invenzione del periscopio per sommergibilidi Augusto Maria Trivulzio, Sabina Triulzi a cui si rimanda per completezza di informazione, analisi della documentazione tecnica e fondamentale conoscenza di un importante capitolo di storia dell’industria italiana. da: Atti della Fondazione Giorgio Ronchi Anno LXX, n. 3 – Maggio-Giugno 2015 –  pagg. 279-342 su FONDAZIONE GIORGIO RONCHI http://ronchi.isti.cnr.it

FONTE: Logo Ocean4future

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