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News varie dal mare

La flotta Russa dimenticata

La flotta russa dimenticata vista dal Drone

Sono tre,le caravelle russe lasciate da anni al loro destino per troppi debiti o questioni giudiziarie...
Battono bandiera maltese ma sono registrate al porto di San Pietroburgo con nomi russi impronunciabili e negli uffici della capitaneria di porto, per comodità, le hanno ribattezzate amichevolmente le tre caravelle. Ufficialmente si chiamano V-Nicolaev, Vomvgaz, Orenburg Gazprom: tre navi fluviali di fine anni Ottanta, lunghe circa 110 metri, di proprietà di una società riconducibile al colosso russo Gazprom, ferme nelle acque dal 2006 in un noto porto italiano, ridotte a relitti (una ha già una falla nello scafo). La loro non è l’unica storia di navi abbandonate nei porti italiani spesso per via di debiti dell’armatore o questioni giudiziarie. Poi il tempo passa e non solo non c’è più resa economica sufficiente per rimetterle in mare ma addirittura non sono buone nemmeno come ferro da rottamare.

Le tre caravelle arrivarono ormai undici anni fa da Sebenico con un carico di pietrame calcareo diretto al terminal del porto italiano.. Vennero fermate per una questione di sicurezza: mancava un’abilitazione. Non si sono più mosse perché nel tempo si sono accumulati debiti e sequestri conservativi fino al punto da non essere più appetibili per l’armatore. Per un periodo sono state ormeggiate in darsena di città e dal 2009 sono a ridosso della scarpata della cassa di colmata... Sono in stallo,in un limbo.
Il codice della navigazione consente l’intervento dell’autorità per ragioni di sicurezza se c’è intralcio alla navigazione o rischi ambientali: il punto di ormeggio è fuori da ogni transito e prima di essere sistemate lì erano state bonificate. Ormai non sono più appetibili nemmeno da rottamare: i costi delle operazioni sarebbero più alti di quanto ricavabile vendendo il ferro per la fusione...

Info dal web...
Le immagini dal drone sono del nostro Amico Massimiliano M. e le potete trovare anche sulla pagina amica :
https://www.facebook.com/Urbexintruders/

FONTE: https://www.facebook.com/misteridellaterra.it/

 

Plastica Addio! Dal Veneto arriva la pellicola per cibi 100% naturale fatta dalle api

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Un’ idea ecologica ed innovativa quelle che arriva da Castelfranco Veneto dove si pensa a soluzioni alternative per liberarsi una volta per tutte dalla plastica

sostituendola con un materiale ecologico 100% naturale, composto da fibra di cotone olio di jojoba e ingrediente speciale, la cera d’api, che a differenza della pellicola trasparente di plastica, non inquina e può essere riutilizzato 100 volte per singolo foglio.

Apepak è fatto di cotone biologico certificato Global Organic Textile Standard, o riciclato dagli avanzi dei laboratori tessili italiani. La cera d’api, la resina di pino e l’olio di jojoba sono forniti da apicoltori e aziende italiane, con quindi una grandissima cura per i dettagli e le materie prime

Questo super materiale di chiama Apepak e l’idea e la realizzazione vengono dalla cooperativa sociale Sonda, che sta facendo parlare molto di sè grazie ai social,

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e Apepak si presenta come un panno di cotone, che lavorato con cera d’api e olio di jojoba diventa modellabile e resistente ad unto e perdite, così da poter essere utilizzato per ricoprire gli alimenti, Il vantaggio è quello di non usare la plastica, di avere un prodotto riutilizzabile e che alla fine del suo ciclo di vita non inquina

è traspirante e permette quindi che il contenuto avvolto respiri, perfetto quindi per i prodotti come pane e prodotti di panificazione per evitare che l’umidità li renda molli. Perfetto anche per frutta e formaggi, per mantenerli freschi ed in buone condizioni a lungo,

Apepak sostituisce gli involucri usa e getta di carta, plastica e alluminio, così da:
Risparmiare 9 kmq di involucri di plastica all’anno
Remunerare 30 minuti di lavoro di un socio svantaggiato di Sonda Società Cooperativa Sociale Onlus
Remunerare 3 giorni di lavoro di api da miele italiane
Sostenere l’agricoltura di cotone biologico e dare una nuova vita agli avanzi dei laboratori tessili italiani.

La cooperativa ha un laboratorio a San Vito di Altovole, e li sta già producendo e sperimentando questa nuova pellicola, anche grazie all’aiuto di un gruppo di volontari che la sta testando per capire come migliorare il prodotto per renderlo unico nel suo genere,

Francesca Amato, vicepresidente della cooperativa racconta a TribunaTreviso:

“L’idea ci è arrivata da un nostro amico negli Usa che ha registrato il marchio Apepak. Per noi però ha anche un’altra valenza: quella che questa produzione si trasformi in posti di lavoro per persone svantaggiate, Ci sono già alcuni prodotti similari ma stiamo cercando di avere un prodotto più ecologico possibile.”

l’idea della cooperativa non è solo quella di creare un prodotto completamente ecologico e buono per l’ambiente, ma anche quella di inserire e dare lavoro a persone in difficoltà

Ecco cosa si legge sul sito internet di ApePak:

L’ALTERNATIVA NATURALE AGLI INVOLUCRI DI PLASTICA
Dopo una vita di sogni e un anno di sviluppo, eccovi la nostra idea:
Apepak sostituisce gli involucri usa e getta, ​È durevole, multiuso, malleabile, antisettico, sigillante, biodegradabile…

Apepak è perfetto per portare un panino a scuola, la frutta in ufficio, far lievitare un impasto
o sigillare il piatto degli avanzi. E tu, come lo userai?

Bella idea, italiana, per tutti gli appassionati di sostenibilità e per chi vuole ridurre i consumi di plastica monouso!

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Ecco il sito internet di ApePak

FONTE: Logo positizie

"Ravenna sommersa dal mare entro il 2100": l'allarme dell'Enea“

E' quanto emerge dalle proiezioni dell'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) diffuse nel corso di un convegno dedicato al Mediterraneo e all'economia del mare“
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"Il fenomeno dell'innalzamento del mare, che al 2100 metterebbe a rischio oltre 5.600 kmq del nostro Paese, riguarda praticamente tutte le regioni italiane bagnate dal mare, per un totale di 40 aree costiere, tra le quali anche Ravenna". E' quanto emerge dalle proiezioni dell'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) diffuse nel corso di un convegno dedicato al Mediterraneo e all'economia del mare insieme con Confcommercio per la firma di un protocollo d'intesa sullo sviluppo sostenibile.

In particolare - i dati disponibili si riferiscono 15 aree su un totale di 40 identificate - la questione riguarderebbe una vasta area nord adriatica tra Trieste, Venezia e Ravenna; ma anche l'area di Cagliari, Oristano, Fertilia, Orosei, Colostrai (Muravera) e di Nodigheddu, Pilo, Platamona e Valledoria (Sassari), di Porto Pollo e di Lido del Sole (Olbia) in Sardegna; la foce del Pescara, del Sangro e del Tronto in Abruzzo; l'area di Lesina (Foggia) e di Taranto in Puglia; La Spezia in Liguria, tratti della Versilia, Cecina, Follonica, Piombino, Marina di Campo sull'Isola d'Elba e le aree di Grosseto e di Albinia in Toscana; la piana Pontina, di Fondi e la foce del Tevere nel Lazio; la piana del Volturno e del Sele in Campania; Metaponto in Basilicata; Granelli (Siracusa), Noto (Siracusa), Pantano Logarini (Ragusa) e le aree di Trapani e Marsala in Sicilia; Gioia Tauro (Reggio Calabria) e Santa Eufemia (Catanzaro) in Calabria.

"Il livello del mar Mediterraneo si sta innalzando velocemente a causa del riscaldamento globale. Entro il 2100 migliaia di chilometri quadrati", oltre 5.600 km quadrati e più di 385 km di costa, "di aree costiere italiane rischiano di essere sommerse dal mare, in assenza di interventi di mitigazione e adattamento". Secondo l'Enea "entro la fine del secolo l'innalzamento del mare lungo le coste italiane è stimato tra 0,94 e 1,035 metri", prendendo in considerazione un modello cautelativo, e "tra 1,31 metri e 1,45 metri", seguendo una base meno prudenziale. A questi valori - spiega l'Enea - "bisogna aggiungere il cosiddetto 'storm surge', ossia la coesistenza di bassa pressione, onde e vento, variabile da zona a zona, che in particolari condizioni determina un aumento del livello del mare rispetto al litorale di circa 1 metro". Sommando la superficie delle 15 zone costiere già mappate - in tutto si arriverà a 40 più a rischio - "si arriva a un'estensione totale a rischio inondazione di 5.686,4 kmq", una superficie "pari a una regione come la Liguria".“


FONTE: Logo Ravennatoday

Abruzzo, a 92 anni ogni giorno guida 60 km per guardare il mare

Ogni giorno Pasquale Di Marco percorre 30 km all'andata e al ritorno per osservare il mare di Giulianova dopo una vita intera trascorsa in miniera.

Una delle località balneari più frequentate d’Abruzzo è la meta preferita di Pasquale Di Marco, 92enne ex minatore che ogni giorno guida per 60 km solo per vedere il mare di Giulianova. La storia dell’anziano signore ha colpito “Radio G Giulianova”che ha deciso di intervistarlo dopo le tante segnalazioni ricevute dalle persone che avevano notato la sua presenza sulla spiaggia. I residenti di Giulianova, piccola cittadina abruzzese sul mare, sono rimasti affascinati da quella presenza e così in tanti lo hanno fotografato in riva al mare. Il giornalista Francesco Marcozzi si è chiesto quale fosse il motivo e si è fatto raccontare tutta la storia. Pasquale Di Marco ha vissuto per buona parte della sua vita in Belgio a lavorare nelle miniere di carbone a 900 metri di profondità.

giulianova

Ora a 92 anni ha bisogno ogni giorno di vedere il mare. Guida per 30 km fino a Giulianova, scende in spiaggia con la sua piccola sedia e arriva fino al bagnasciuga. Si siede e guarda il mare, per due o tre ore. «Ringrazio Dio, che mi dà il questo potere di venire qua. E che mi tiene ancora la mente lucida», queste le sue parole. L’uomo arriva da Poggio San Vittorino, un paesino in provincia di Teramo, ma la voglia di vedere il mare è più forte di tutto e così ogni giorno percorre 30 km all’andata e 30 al ritorno per osservare le onde del mare. Cappello d’ordinanza in testa, sedia che non manca mai e i suoi occhi ad ammirare l’immensità.

Un’immagine romantica e inusuale ai giorni nostri, proprio per questo tantissime persone hanno apprezzato la storia di Pasquale che è stata resa ulteriormente virale da una pagina Facebook (Abruzzese fuori sede) che raccoglie le migliaia e migliaia di persone emigrati e nostalgici della propria terra. L’intervista a Pasquale si è poi conclusa con qualche segreto per tenersi in forma. Lui, lucido e sempre disponibile, ha dichiarato di non aver mai fumato in vita sua e di non bere, ma sul mangiare è drastico: “Mangio tutto”. A lui basta il mare e quella spiaggia dalla sabbia bianca che affascina tanti turisti in estate. Ampia e protetta da palme, sembra di stare in qualche località esotica.

anziano giulianova

FONTE:Logo Siviaggia

Alex Bellini e l'isola di plastica nell'oceano

Alex Bellini e l'isola di plastica nell'oceano

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Riporto con piacere il video dell' ennesima avventura che si presta ad intraprendere l'esploratore ed avventuriero, Alex Bellini per sensibilizzare l'opinione pubblica sul terribile problema dell'isola di plastica presente nell'oceano. Guardatelo tutto e poi visitate il suo sito www.alexbellini.com

Vi troverete altri video delle sue avventure e la sua storia.

alexbelliniviso

Alla Stazione Marittima la settimana del mare: si parte lunedì

Stazioneesterno

Il mare è vita. Il mare è cultura. Il mare è bellezza. Il mare è festa.  Salerno è il mare e la casa del mare a Salerno è la Stazione Marittima, pronta ad accogliere una serie di eventi tra i tanti organizzati nell’ambito del XX raduno nazionale dell’ANMI, Associazione Nazionale Marinai d’Italia, che si terrà a Salerno dal 23 al 29 settembre. Nell’elegante conchiglia disegnata dall’archistar Zaha Hadid gestita dalla società Salerno Stazione Marittima SpA (presidente Antonio Brigantino, amministratore delegato Orazio De Nigris), saranno ospitati convegni, conferenze, mostre, presentazioni di volumi. Un palcoscenico prestigioso con una serie di interventi di rilievo nazionale. Sarà una settimana da vivere intensamente.

Ecco il calendario degli appuntamenti

Martedì 24 alle ore 18.30: convegno Stella Maris sul “Welfare marittimo”: relatori Antonia Autuori, presidente dell’associazione Stella Maris, da anni impegnata nella promozione dell’Apostolato del mare all’interno del porto di Salerno e sul territorio diocesano, monsignor Claudio Raimondo, priore della parrocchia di Santa Trofimena della Santissima Annunziata a Salerno, e il professore Domenico Della Porta, direttore del reparto Prevenzione dell’Asl Salerno.

Mercoledì 25 settembre alle ore 10.30: conferenza sulle “Nuove tecnologie navali” con il patrocinio dell’Ordine Nazionale degli ingegneri, dell’Ordine Nazionale degli avvocati e dell’Imat, Italian Maritime Academy Technologies, società specializzata nella formazione per marittimi. Moderata dall’ingegnere Attilio Tolomeo, prenderanno parte alla conferenza il Comandante di Fregata Marco Sciarretta dell’Ufficio Storico Marina Militare, l’ingegnere Alberto Maroso, presidente di Atena (Associazione italiana tecnica navale), Antonio Errigo, vice-presidente di Alis, associazione che riunisce imprese leader nel settore del trasporto intermodale e della logistica, il dottor Fabrizio Monticelli, amministratore delegato di Imat, il dottor Luca Sisto, direttore generale di Confitarma, confederazione italiana armatori.

Mercoledì 25 (ore 17): taglio del nastro per la mostra “Marina Militare”. Nell’hangar della Stazione Marittima, oltre all’installazione di un info desk, ci sarà un’esposizione di modellini storici navali, un simulatore della plancia della nave Bergamini e un simulatore di barca a vela.

Giovedì 26 (ore 16.30): conferenza su “Geopolitica e potere marittimo”, moderata dal dottor Maurizio De Cesare, direttore di Porto&Interporto. Dopo i saluti del Propeller Club, del Rotary, del Club Atlantico Napoli, prenderanno la parola il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, il presidente dell’Autorità di Sistema Mediterraneo Centrale, il professore Pietro Spirito, il direttore di Rivista Marittima, il Comandante di Vascello Daniele Sapienza, il direttore generale di Confitarma, Luca Sisto e il professore Alessandro Mazzetti, storico geopolitico.

Venerdì 27 (ore 18.30): presentazione del libro “Il porto di Salerno”, una storia lunga dieci secoli. Alla serata, moderata dal giornalista Giovanni Grande, parteciperanno l’autore, l’avvocato Alfonso Mignone, l’editore Vincenzo D’Amico e il professore Pietro Spirito, presidente dell’Autorità di Sistema Mediterraneo Centrale.

Sabato 28 (ore 15.30): presentazione del volume “Nave Vespucci”, un vero e proprio diario di bordo edito da Mursia, scritto dalla giornalista di Rtl Eleonora Lorusso che sarà presente alla serata in compagnia dell’ammiraglio Paolo Pagnottella, presidente nazionale ANMI, Associazione Nazionale Marinai d’Italia.

FONTE: logo Anteprima24

Con lo scalo della Viking Jupiter è partita la stagione crocieristica 2019 di Ravenna Cruise Port

viking fronte

Con lo scalo inaugurale di oggi 8 febbraio della neonata Viking Jupiter prende avvio anche la stagione crocieristica 2019 di Ravenna Cruise Port. La Viking Jupiter è una nave da crociera di medie dimensioni, ha una stazza lorda di circa 47.800 tonnellate e nelle sue 465 cabine può ospitare fino a 930 passeggeri.

Gioiello della Viking Cruises, la Jupiter è stata costruita da Fincantieri di Ancona secondo le più recenti normative in tema di sicurezza della navigazione e di salvaguardia ambientale, è fornita dei più moderni e sofisticati sistemi di bordo ed è strutturata per garantire la massima efficienza con bassi consumi, assicurando così la riduzione al minimo dell’inquinamento prodotto dai gas di scarico. La nave dispone, inoltre,di eleganti interni di ispirazione scandinava, progettati dal team della Smc Design di Londra e dallo studio Rottet di Los Angeles, nonché di un’area wellness con sauna e grotta di neve.

viking lato

La Viking Jupiter è arrivata stamattina alle 6:30 a Porto Corsini, salutata dai delicati colori dorati dell’alba ravennate. Per l’occasione il Comandante della nave ha invitato a bordo i rappresentanti delle Autorità locali, della comunità portuale e di Ravenna Cruise Port perla tradizionale cerimonia di scambio crest. Circa 500 gli ospiti che parteciperanno alla crociera inaugurale, provenienti da 38 diversi Paesi di ogni parte del mondo, con una prevalenza di Americani, Norvegesi e Inglesi, ma anche con una cospicua rappresentanza di Cinesi. Le operazioni di imbarco si sono svolteal terminal di Porto Corsini, elegantemente allestito per l’occasione secondo l’inconfondibile e sobrio stile Viking, mentre la partenza della nave alla volta di Split, in Croazia, è prevista alla mezzanotte odierna.

L’organizzazione di questo importante scalo inaugurale mette in luce l'impegno di Ravenna Cruise Port "per lo sviluppo del traffico crocieristico nel porto della Regione Emilia-Romagna, nonostante le gravi difficoltà operative determinate dalla limitatezza dei fondali e del diametro del cerchio di evoluzione". Ravenna Cruise Port "è entrata a far parte da poco più di due anni del grande network di Global Ports Holding (GPH), il più importante operatore indipendente di terminal crocieristici al mondo, che vantauna presenza consolidata nel Mediterraneo, in Atlantico e nelle regioni dell’Asia-Pacifico, ivi comprese alcune importanti realtà di porti commerciali in Turchia e Montenegro. Con la recente aggiunta dei terminal crociere di La Habana (Cuba), Zadar (Croazia) e Antigua (Antigua and Barbuda), GPH gestisce un portafoglio di 18 porti in 10 Paesi, nei quali si svolgono ogni anno più di 3.500 accosti di navi di tutte le Compagnie".

FONTE: logo ravennanotizie

Disposizioni in materia di conversione di titoli professionali marittimi

Disposizioni in materia di conversione di titoli professionali marittimi

Collegio Capititani

Il Collegio Capitani di Napoli ha inserito nella sezione dei file utili dedicati alla pescadel sito web un importante documento "Nuovo testo unificato elaborato dal comitato ristretto e adottato come nuovo testo base" a data 6 ottobre 2015.

Di questo documento sugli interventi per il settore ittico vi segnaliamo l'articolo 10 che vi riportiamo integralmente:

La conversione dei titoli professionali in abilitazioni per viaggi costieri, ai sensi dell'articolo 14 del decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 6 settembre 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.216 del 6 settembre 2011, è consentita entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

 La conversione ai sensi dell'articolo 14, lettera A), del citato decreto ministeriale 6 settembre 2011 è consentita per i titoli conseguiti entro il 31 luglio 2010 ed è ammessa anche per i titoli professionali di cui agli articoli 254, 254-bis e 257 del regolamento per l'esecuzione del codice della navigazione (navigazione marittima) di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1952, n.328, e successive modificazioni.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti provvede, con proprio decreto, ad adeguare il citato decreto ministeriale 6 settembre 2011 alle disposizioni del presente articolo.

FONTE: collegio capitani napoli

Dopo le Età della Pietra, del Bronzo e del Ferro: l'Età della Plastica

L'inquinamento da plastica è ufficialmente entrato nella stratificazione fossile: i frammenti di questo materiale nei sedimenti oceanici sono raddoppiati ogni 15 anni, dal secondo dopoguerra ad oggi.

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Inquinamento da plastica su una spiaggia del Pacifico. Mari e oceani: dove si accumula lo strato di plastica 

Il 12 settembre è la Giornata mondiale senza sacchetti di plastica, un'occasione per riflettere sulla non necessità delle buste di plastica monouso nei supermercati, sostituibili con borse riutilizzabili. Questa ricorrenza è stata istituita nel 2009 dalla Marine Conservation Society, un'organizzazione no-profit che vigila sulla salute degli ecosistemi marini: sono proprio gli oceani a ricordarci che, nella lotta contro l'inquinamento da plastica, siamo indietro anni luce.

 AMARA CONFERMA. Un nuovo studio su un campione di sedimenti oceanici appena pubblicato su Science Advances rivela infatti che dagli anni '40 del Novecento ad oggi, la concentrazione di residui di plastica nel pavimento oceanico è raddoppiata ogni 15 anni: la crescita delle quantità di fibre e frammenti rispecchia fedelmente la diffusione dei materiali plastici degli ultimi 70 anni.

Secondo gli scienziati della Scripps Institution of Oceanography dell'Università della California di San Diego, che hanno guidato la ricerca, dopo le Età del Bronzo e del Ferro siamo entrati nell'Età della Plastica. La presenza di plastica nei sedimenti marini potrebbe essere usata dai geologi del futuro per datare l'inizio dell'Antropocene, secondo alcuni una nuova era geologica, caratterizzata da profonde trasformazioni ecosistemiche prodotte dall'uomo.

InquinamentoTUTTA "OPERA" NOSTRA. Lo studio, l'analisi più dettagliata mai compiuta sulla presenza di plastica nei sedimenti marini presenti e passati, ha esaminato le annuali stratificazioni in un campione prelevato oltre un chilometro e mezzo al largo della costa di Santa Barbara, in California.

Il bacino si trova non lontano da un'area abitata da 4 milioni di persone (Los Angeles) ma è allo stesso tempo povero di ossigeno per l'andamento locale delle correnti: non ci sono animali che possano scavare nei sedimenti e alterarne la composizione.

Il campione è lungo 36 centimetri e comprende i sedimenti stratificati sul fondale oceanico dal 1834 al 2009. È stato estratto nel 2010 ma non c'è il rischio che, nel frattempo, il nostro inquinamento da plastica sia diminuito (anzi). L'aumento di particelle di plastica è parso esponenziale, e strettamente legato alla diffusione del materiale e all'aumento di popolazione nella California meridionale. Nel più recente degli strati analizzati, la concentrazione di plastica era di 40 particelle all'anno per ogni "quadrato" di sedimenti oceanici di 10x10 cm per lato. 

Plastica: ecco chi inquina il Mediterraneo

Plastica sacchettiDAI VESTITI. La maggior parte dei residui trovati, due terzi delle particelle, è costituita da fibre di plastica dei materiali sintetici usati nell'abbigliamento: una conferma del fatto che manca, al momento, un sistema di filtraggio adeguato di questi residui, che attraverso le acque reflue finiscono direttamente in mare. Un quinto dei frammenti di plastica nei sedimenti oceanici era composto da particelle di altri materiali plastici degradati; la pellicola di plastica era all'origine di un decimo dei residui.

UNA RELAZIONE TOSSICA. Quella osservata dagli scienziati è una "firma" molto chiara. La prova che la plastica è finita nei sedimenti praticamente da subito, nei primi anni della sua diffusione globale (dal 1945 in poi: ma in misura minore si usava anche prima). «Il nostro amore per la plastica è rimasto nei residui fossili» ha detto Jennifer Brandon, prima autrice dello studio. Non sappiamo che effetto abbia sugli organismi che popolano i fondali, come i molluschi, né sul corpo umano che di quegli stessi organismi si nutre: si pensa che attraverso cibo e acqua, introduciamo nell'organismo 50 mila particelle di plastica all'anno.  

 

 

FONTE: Logo Focus 

Esami Marlins - TOSE

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Cos'è il Marlins Test:

Il Marlins Test è un esame scritto (al computer) e orale (Marlins T.O.S.E.) creato appositamente per tutte quelle categorie che lavorano a bordo delle navi. La certificazione Marlins, attesta la conoscenza tecnica e non, della lingua inglese. Riconosciuto a livello internazionale è l'attestato più richiesto nel mondo del lavoro e nella maggior parte dei casi è assolutamente necessario per poter lavorare a bordo.

A seconda della categoria (Seafarers, Offshore Workes, ecc), l'esame ha durata e argomenti differenti. Il risultato è espresso in percentuale. Per alcune categorie, come ad esempio i Comandanti, è richiesto un risultato maggiore o uguale al 90%. Per altre categorie un risultato sufficiente deve essere comunque superiore al 70%.

Il Centro Mastery essendo accreditato e riconosciuto come centro d'esame e di preparazione è la soluzione per chi vuole esercitarsi per riuscire ad ottenere il miglior risultato possibile.

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Il centro Mastery, in qualità di Marlins Approved Test Centre, effettua la preparazione ai seguenti test, che si svolgeranno direttamente nella sede Mastery:• ISF Marlins English Language Test for Seafarers
• Marlins English Language Test for Cruise Ship Staff
• Marlins English Language Test for Offshore Workers
• ISF Marlins Test Of Spoken English (TOSE)

 ISF Marlins English Language Test for Seafarers

Each test consists of a total of 85 questions which are broken down into the following categories:

  • Listening comprehension (25 questions)
  • Grammar (30 questions)
  • Vocabulary (15 questions)
  • Different sounds and pronunciation (9 questions)
  • Reading (1 questions)
  • Time and numbers (5 questions)

The final score is calculated as an overall percentage.

There is no time limit for taking the test but the recommended maximum time is 60 minutes.

Marlins English Language Test for Cruise Ship Staff

Each test consists of a total of 50 questions which are broken down into the following categories:

  • Listening comprehension (14 questions)
  • Grammar (19 questions)
  • Vocabulary (12 questions)
  • Reading (1 questions)
  • Time and numbers (4 questions)

The final score is calculated as an overall percentage.

There is no time limit for taking the test but the recommended maximum time is 30 minutes.

Marlins English Language Test for Offshore Workers

Each test consists of a total of 85 questions which are broken down into the following categories:

  • Listening comprehension (28 questions)
  • Grammar (28 questions)
  • Vocabulary (17 questions)
  • Reading (1 questions)
  • Time and numbers (6 questions)

There is no time limit for taking the test but the recommended maximum time is 60 minutes.

 Marlins Test of Spoken English

 The 20-minute ISF Marlins Test Of Spoken English (TOSE) provides the oral assessor with a standardised interview format for assessing the speaking and listening skills of all ranks and nationality of seafarers. It provides a thorough assessment of the seafarer's ability to understand and speak English. Used in conjunction with the ISF Marlins computer test it provides a complete profile of the seafarer's language proficiency.

Per maggiori informazioni

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Galata-Museo del mare di Genova

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  • Galata_home2

La visita


Una straordinaria avventura alla scoperta di sei secoli di vita sul mare
La costruzione di vetro e acciaio, opera dell’architetto spagnolo Guillermo Vasquez Consuegra veste di nuovo il più antico edificio della Darsena, un tempo Arsenale della Repubblica di Genova dove venivano costruite, armate e varate le galee.
Aperto nel 2004, anno di Genova Capitale Europea della Cultura, oggi il Galata è il più grande museo marittimo del Mediterraneo, innovativo e tecnologico.
Ma non solo, il museo è anche fuori. Scopri qui il Galata Open Air Museum

PIANO TERRA

Piano TerraIl vostro primo sguardo si posa sulla nuova hall del Galata, ristrutturata di recente con richiami al mondo del mare e della navigazione (vedi box a fianco). Dopo le sale del Porto di Genova nell’antichità e di Cristoforo Colombo, dove sono custoditi preziosi documenti e il
suo famoso ritratto, la visita prosegue nell’armeria della Darsena, una fedele ricostruzione 1:1 di una Galea del ‘600 – lunga 40 metri e alta a poppa 9 – sulla quale si può salire per scoprire la vita a bordo di schiavi, forzati e buonavoglia che ne costituivano l’equipaggio.

0) Faro fanale, 4 imbarcazioni storiche, diorama palombaro

1) “L’Affresco” di Renzo Piano

2) Genova: il Porto dopo il medioevo

3) Cristoforo Colombo, un marinaio genovese?

4) Andrea Doria e le galee genovesi

5) Le armi della Repubblica

6) Arsenale: la galea sullo scalo

7) Galeotti: vita a bordo

PRIMO PIANO

Primo pianoDa qui si vede dall’alto la coperta della galea che termina nella carrozza, dove trovavano posto signori e passeggeri di riguardo. Una scena rievoca l’arrivo a Genova dei forzieri
d’argento portati sulle galee genovesi dalla Corona di Spagna ad Andrea Doria.
In seguito ammirerete preziosi globi e antichi atlanti, consultabili grazie alla navigazione virtuale che consente di “sfogliare” mappe realizzate dai più famosi cartografi del Cinque e Seicento. La sala dei mostri marini, infine, fa rivivere l’immaginario del mare tra meraviglia e paura.

8) Galee, tra storia e arte

9) Il ponte della Galea

10) Genova e la guerra nel Mediterraneo

11) Atlanti e Globi

12) Sala Mare Monstrum

SECONDO PIANO

Secondo pianoVedrete la zattera originale dove Ambrogio Fogar e Mauro Mancini rimasero in balìa dell’oceano per 74 giorni e, subito dopo, affronterete una tempesta in 4D a bordo di una scialuppa.
Potrete curiosare nella sala nautica e salire a bordo di un brigantino-goletta; dopo il cantiere navale storico e la falegnameria, entrerete in uno Yacht Club di fine ‘800, con i dipinti della Collezione Croce.

13) Genova e l’età delle rivoluzioni

14)Tempeste & naufragi

15) Le scienze nautiche

16) Il brigantino “Anna”

17) Cantiere navale

18) Galleria Beppe Croce

 

TERZO PIANO

Terzo pianoVi calerete nei panni di un emigrante per conoscere la storia delle emigrazioni italiane e delle nuove immigrazioni, attraverso ricostruzioni d’ambiente, testimonianze fotografiche e filmate, postazioni interattive. Sul ponte di un piroscafo, inoltre, un simulatore navale vi farà vivere l’emozione di pilotare una nave nel porto di Genova.
Infine la scuola dei sommergibilisti del Nazario Sauro S518 vi preparerà alla visita del sottomarino.

19)1861, la chiamata

20) Genova e gli emigranti

21) La dogana

22) La Stazione Marittima

23) Il piroscafo “Città di Torino”

24) La Boca (Argentina)

25) La fazenda (Brasile)

26) Ellis Island (usa)

27)Italiano anch’io

28) Sala degli Armatori

29) Scuola dei sommergibilisti

TERRAZZA

TerrazzaVisiterete gli allestimenti più recenti e, dalle due terrazze Coeclerici e Mirador, potrete godere di incantevoli vedute del centro storico e del porto di Genova, anche a 360°.

30) Sala Coeclerici / Navigare nell’Arte

31) Mostra Andrea Doria. La nave più bella del mondo

 

DARSENA

DarsenaSulla scia dei grandi musei marittimi internazionali, il Galata ha creato sulle sue banchine un Open Air Museum: un museo a cielo aperto che narra la storia dei cantieri navali e delle attività commerciali-marittime che si tenevano in questi spazi.

Fiore all’occhiello è il sottomarino S 518 Nazario Sauro , visitabile in acqua.

 

Galata biglietti

 

Il video è senza audio per scelta.

 

FONTE: Logo Galata Museo

Granelli di sabbia ingranditi 300 volte, uno spettacolo straordinario e inaspettato

Una speciale lente tecnologica ingrandisce i granelli di sabbia e quello che appare è qualcosa di unico e sorprendente

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Sotto la sabbia è sepolto il mistero della vita, fra le dune c’è il canto dell’universo. Chi non sa ascoltare, chi non sa immaginare è lontano dalla verità.
Romano Battaglia forse già intuiva il prezioso tesoro nascosto in un granello di sabbia quando scrisse il suo pensiero.
Lo spettacolo incredibilmente bello che si rivela ai nostri occhi lo dobbiamo al dottor Gary Greenberg.

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Fotografo e cineasta, vanta un dottorato in ricerca biomedica ed è un appassionato di macrofotografia.
La macrofotografia, per i non addetti ai lavori, è uno speciale genere fotografico che prevede l’utilizzo di tecniche fotografiche particolari.
Lo scopo è quello di ingrandire soggetti molto piccoli per rivelarne i più piccoli dettagli.

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Il dottor Greenberg, che ora vive nell’isola delle Hawaii, ha utilizzato questa speciale tecnica per ingrandire pensate cosa: i granelli di sabbia. Immaginiamo il vostro stupore nel guardare queste immagini certamente sorprendenti. Avreste mai immaginato che in un minuscolo granello di sabbia si nascondesse tanta bellezza?

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I granelli di sabbia, ingranditi circa 300 volte, mostrano qualcosa che supera qualsiasi forma di immaginazione.
Un granello di sabbia rispecchia la meraviglia dell’universo.
(Paulo Coelho)
Al loro interno una sorta di mondo magico, forme e colori insospettabili!
Essi sono composti da piccoli e grandi organismi marini. Strutture multiformi, eleganti e delicate.

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“È incredibile pensare che quando camminiamo sulla spiaggia stiamo calpestando questi piccoli tesori” afferma il dottor Greenberg felicemente stupito.
È proprio il caso di dirlo, anche il più piccolo granello di sabbia è unico e irripetibile.
Sul sito Sand Grainsè possibile visionare tutte le straordinarie immagini raccolte dal noto ricercatore.
Il mondo è un luogo meraviglioso, e meravigliosa è anche la più piccola delle cose. Quella che può sembrare la più banale o insignificante. Granelli di sabbia.
Vedere un mondo in un granello di sabbia e un paradiso in un fiore selvatico, tenere l’infinito nel palmo della mano e l’eternità in un’ora.

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Recitava William Blake, e grazie al dottor Greenberg, quel mondo noi lo abbiamo visto.
Cosa ne pensate? Sorpresi anche voi? Condividete l’articolo con i vostri amici, lo apprezzeranno senza dubbio!

(Credits photo: sandgrains)

FONTE: Logo Alicanthe

 

Il Faro di Torre Canne compie 90 anni

L’ evento per festeggiare la ricorrenza sarà presentato in conferenza stampa

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FASANO90 anni di attività sono un bel traguardo per il faro di Torre Canne e per festeggiare la ricorrenza sono in programma alcune iniziative che vedono coinvolte amministrazione comunale, istituzioni, associazioni, residenti e villeggianti nella marina fasanese. Le celebrazioni si svolgeranno il prossimo 12 settembre.

Una conferenza stampa di presentazione dell’evento denominato  “La lanterna di Canne“, si svolgerà giovedì 5  settembre  alle ore 11.00 nei pressi del faro di Torre Canne. Sarà presente il sindaco, Francesco Zaccaria, gli assessori Cinzia Caroli e  Giuseppe Galeota e  i rappresentanti delle associazioni che organizzano l’evento accanto all’amministrazione comunale.

Il faro di Torre Canne fu costruito a partire dal 1927 ed entrò in funzione due anni dopo. Dotato di un’ottica fissa, emette luce intermittente ogni 10 secondi. Strutturalmente, è una torre ottagonale alta 35 metri, larga 7 metri alla base e 4 all’estremità superiore. Dopo i lavori di rigenerazione urbana della località balneare è stata realizzata la Piazza del Faro, luogo di incontro e di ritrovo per turisti e residenti. La struttura militare, simbolo di Torre Canne, è divenuta anche elemento di attrazione turistica e culturale. I locali al piano terra ospitano la sede di alcune istituzioni e l’infopoint turistico.

«Intento di questa amministrazione – dichiara il sindaco Zaccaria –  è quello di rendere sempre più il faro e la sua piazza punto di riferimento per la vita sociale e culturale di Torre Canne».

FONTE: logogofasano300

Il più grande sistema di pulizia degli oceani ha finalmente preso il largo: dimezzerà l’inquinamento marino in soli 5 anni

Il più grande sistema di pulizia degli oceani ha finalmente preso il largo: dimezzerà l’inquinamento marino in soli 5 anni.

L’enorme isola di plastica che si è accumulata nell’Oceano Pacifico, frutto dei rifiuti plastici di oltre 60 anni, sembra avere le ore contate. Il progetto dell’organizzazione no-profit olandese Ocean Cleanup sta finalmente prendendo il largo per segnare un momento storico nella lotta all’inquinamento ambientale. Le proiezioni dei dati di raccolta dei rifiuti sono stupefacenti e lasciano ben sperare gli addetti ai lavori e il mondo intero…

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Il Pacific Trash Vortex, conosciuta anche come Grande Chiazza di Immondizia nel Pacifico(Great Pacific Garbage Patch), è un’enorme accumulo di spazzatura (in particolare plastica) che si trova nell’Oceano Pacifico. Questo fenomeno è talmente grande da essere considerato uno stato grande due volte il Texas contenente 1,8 trilioni di pezzi di detriti. Per anni si è pensato che non potessero esserci soluzioni a questo problema, perlomeno fino ad oggi.

Avevamo già parlato del progetto Ocean Cleanup di un’organizzazione no-profit olandese, che ha studiato e messo in azione il primo sistema di pulizia guidato degli oceani al mondo. È stato da poco messo in funzione nella baia di San Francisco, con tanto di diretta streamingmondiale, il System 001, il primo sistema di pulizia degli oceani al mondo.

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Si tratta di una struttura tubolare lunga 600 metri a forma di U, costituito da una barriera galleggiante e una fascia di tessuto che trattiene i rifiuti alta 3 metri, posizionata al di sotto dei galleggianti. È stata progettata in modo da essere trasportata dal vento e dalle onde del mare per tutto il suo tragitto autonomo, alla ricerca dei componenti inquinanti presenti nell’oceano.

Come si può leggere sul sito dell’organizzazione, questa struttura si comporta come un gigantesco Pac Man: muovendosi più velocemente della plastica spinge i rifiuti al centro della barriera galleggiante. L’enorme struttura sta raggiungendo il punto in cui inizierà una sperimentazione finale della durata di due settimane a 240 miglia al largo della costa.

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immagine: The Ocean Cleanup

Finito questo periodo e raccolti i dati necessari, sarà pronta per viaggiare verso il Garbage Patch, dove inizierà il lavoro per cui è stato progettato. Il System 001 è al momento trainato da un rimorchiatore di un’azienda partner del progetto Ocean Cleanup, e inizierà a raccogliere i primi detriti dell’enorme isola di plastica entro 6 mesi. I rifiuti raccolti verranno riciclati dalla stessa organizzazione e saranno venduti in prodotti che finanzieranno il progetto e le future piattaforme.

Durante il viaggio il System 001 sarà tenuto d’occhio per diverse settimane dal Maersk Launcher, la nave rimorchio, che svolgerà la duplice funzione di  raccolta dei dati utili progetti futuri, oltre che fungere da piattaforma di osservazione.

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L’obiettivo dichiarato di Ocean Cleanup è quello di ridurre drasticamente l’inquinamento marino causato dalla plastica nei prossimi anni. Il raggiungimento è legato all’aumento della flotta, dove è prevista un’espansione di circa 60 sistemi per dimezzare le dimensioni del Garbage Patch in circa 5 anni. Entro il 2040 l’obiettivo è quello di ridurre del 90% la plastica presente in tutti i nostri oceani.

Attendiamo con ansia che il System 001 raggiunga il luogo previsto per la raccolta dei rifiuti, questo momento segnerà una svolta epocale nella lotta all’inquinamento marino!

Fonte: www.curioctopus.guru

FONTE: logosaperlink

 

Il primo impianto ibrido solare-ondoso di produzione di energia elettrica

Lo ha avviato Eni nell'offshore di Ravenna. In futuro questo modello consentirà di convertire piattaforme 'mature' in hub per la generazione di energia rinnovabile.

Piattaforma Eni

Eni ha installato e avviato con successo l’unità di produzione Inertial sea wave energy converter (Iswec), un innovativo sistema di produzione di energia in grado di trasformare l’energia prodotta dalle onde in energia elettrica, adattandosi anche alle differenti condizioni del mare così da garantire un’elevata continuità nella produzione energetica.

L’impianto pilota, installato nell’offshore di Ravenna a cura del Distretto centro settentrionale di Eni, è integrato in un sistema ibrido smart grid, unico al mondo, composto da fotovoltaico e sistema di stoccaggio energetico. L’impianto ha raggiunto un picco di potenza superiore a 51 kW, ovvero il 103% della sua capacità nominale. Questa tecnologia risulta idonea per l'alimentazione di asset offshore di medie e grandi dimensioni e, in futuro, consentirà a Eni di convertire piattaforme offshore 'mature' in hub per la generazione di energia rinnovabile.

ConvertitoreIl modello del convertitore Iswec (le dimensioni reali sono: lunghezza 10 m, larghezza 5 m, altezza 2,9 m)

Le onde sono la più grande fonte rinnovabile inutilizzata al mondo, con densità energetica estremamente elevata, alta prevedibilità e bassa variabilità, e rappresentano, quindi, una fonte di energia molto promettente per il futuro e adatta alla decarbonizzazione dei processi offshore. L’impegno di Eni nella ricerca di energia da fonti rinnovabili, lavorando in maniera sinergica con il Politecnico di Torino e lo spin-off Wave for Energy con un esempio virtuoso di open innovation, ha portato all’individuazione dell’elevato potenziale derivante dal moto ondoso, riconoscendolo quale principale risorsa rinnovabile energetica non sfruttata a livello globale. La potenza disponibile dalle onde è applicabile a contesti off-grid e allo stesso tempo complementare ad altre fonti rinnovabili, per la realizzazione di un sistema energetico resiliente con zero emissioni.

Questo progetto, fa sapere l'azienda, rappresenta per Eni (che controlla Agi al 100%) un ulteriore esempio concreto di integrazione tra il mondo accademico e l’impresa. Eni continua a valorizzare gli accordi di collaborazione in essere con le principali università italiane per accelerare lo sviluppo industriale di tecnologie innovative, potenziando e supportando il tessuto industriale nazionale.

FONTE: Logo Agi energia

Il ritrovamento del Mars: dopo 400 anni ricompare dagli abissi con il suo tesoro

Il ritrovamento del Mars: dopo 400 anni ricompare dagli abissi con il suo tesoro... di Andrea Mucedola

 Cacciatori di tesori, archeologi e appassionati di storia hanno cercato il Mars nel corso degli anni, ma non hanno mai avuto successo. La leggenda narra che dopo l’affondamento uno spettro si alzò dalle profondità degli abissi per proteggere il relitto in modo che non fosse mai più scoperto.

mars relitto

Il relitto del Mars, ritrovato sul fondale del mar Baltico dove affondò nel 1564.
Il sommozzatore che si vede in alto a destra dà un’idea delle dimensioni del relitto.
Immagine composita di Tomasz Stachura, Ocean Discovery

Il Mars, noto anche come Makalös (“impareggiabile, sbalorditivo”) fu una vascello da guerra svedese costruita tra il 1563 e il 1564, nave comando della flotta svedese del re Eric XIV. Equipaggiata con 107 cannoni fu una delle più grandi navi da guerra del tempo, anche più grande della famosa e sfortunata nave svedese Vasa di cui abbiamo già parlato in un articolo precedente. Nel 1564, durante la Guerra dei sette anni, nata per assurde rivalita, questa nave, gioiello della marina svedese, fu affondata durante la prima battaglia di Öland nel Mar Baltico. Un evento tragico che merita di essere raccontato.

Erik XIVUna nave da battaglia unica nel suo tempo

Il XVI secolo fu un secolo interessante sia dal punto di vista dell’architettura navale sia nello sviluppo degli armamenti, quando videro la nascita dei nuovi cannoni realizzati usando ferro e bronzo. Questo vascello apparteneva alla prima generazione di grandi navi da guerra a tre alberi, armato con oltre cento canne da fuoco. Per poterle approntare fu necessario reperire il bronzo, metallo assai raro sul mercato. L’impiego del Mars in battaglia differisce da quello delle navi precedenti per una importante novità tattica. Lo scontro di Öland, che gli fu fatale, fu storicamente la prima battaglia navale in cui le navi usarono il fuoco diretto dei cannoni per offendere l’avversario, piuttosto che per perseguire l’abbordaggio classico del nemico.

In realtà nel primo giorno di battaglia gli Svedesi di Bagge avevano sbaragliato i Danesi, grazie ad una potenza di fuoco non comparabile, ma il secondo giorno, i Danesi della flotta di Lubecca cambiarono tattica e decisero di concentrarsi sulla grande nave da battaglia, lanciando palle di fuoco incendiarie sul grande vascello.

Non sempre nei libri di storia dell’Europa meridionale si racconta di quella guerra (detta dei sette anni o delle tre corone) che nel XVI secolo fu combattuta nelle fredde acque del nord Europa, dalla Svezia di Erik XIV contro la Danimarca di Federico II e la sua alleata città di Lubecca. Una guerra forse minore a fronte di quelle combattute tra le grandi nazioni europee meridionali ma che forse riserva ancora molte sorprese per gli storici e gli archeologi. Tutto ebbe inizio nel 1523 quando la Svezia uscì dall’Unione di Kalmar, diventando un regno indipendente con il re Gustavo I Wasa. Questa azione suscitò la disapprovazione del re danese Cristiano III che per ripicca incluse nel proprio stemma le Tre Corone (da cui il nome della guerra), che rappresentava i tre regni nordici dell’Unione di Kalmar e che, fino a quel momento, era presente solo nello stemma svedese. Ciò ovviamente non piacque alla Svezia che si senti tradita dopo che avevano avuto interessi comuni quando nella prima guerra del nord, combattuta per arginare l’espansionismo russo sulle coste del Baltico.

Frederik 2Dopo la morte di Gustavo I Wasa e di Cristiano III, Erik XIV in Svezia e Federico II di Danimarca assunsero il potere. La Svezia intralciò i piani danesi con le sue campagne militari per accaparrarsi l’Estonia e fu coinvolta nella guerra dei Sette anni contro una coalizione di forze composta da Danimarca, Norvegia, Lubecca e Polonia. A maggio 1563, le prime avvisaglie della guerra iniziarono quando una flotta danese guidata da Jakob Brockenhuus salpò verso il Baltico. A Bornholm, il 30 maggio 1563, nonostante l guerra non fosse stata ancora dichiarata, la flotta attaccò la marina svedese sotto Jakob Bagge. La battaglia si concluse con la sconfitta danese. Gli emissari reali tedeschi furono inviati a negoziare una pace a Rostock ma gli svedesi non si presentarono. Il 13 agosto 1563, la guerra fu dichiarata da emissari dalla Danimarca e di Lubecca a Stoccolma. Lo stesso mese, il re danese Fredrik II attaccò Älvsborg. All’inizio della guerra i danesi avanzarono da Halland con un esercito di mercenari professionisti di 25.000 uomini e conquistarono la porta della Svezia a ovest, la fortezza di Älvsborg, dopo soli tre giorni di bombardamenti e un assalto di sei ore il 4 settembre. Ciò raggiunse l’obiettivo danese di tagliare la Svezia dal Mare del Nord, bloccando le importazioni di sale. Eric attaccò quindi Halmstad, senza risultato; il contrattacco svedese fu infatti respinto dall’esercito danese. In mare avvenne una prima battaglia navale ne pressi di Öland l’11 settembre, dopodiché la guerra si fermò. Il 30 maggio 1564 avvenne una battaglia tra la marina svedese e la marina danese e di Lubecca tra Gotland e Öland. La marina svedese era sotto il comando di Jakob Bagge e la marina danese era sotto il comando di Herluf Trolle. Dopo queste premesse storiche, necessarie per sottolineare quanto allora, come d’altronde anche oggi, il predominio dei mari fosse necessario per la supremazia sui commerci, arriviamo ora al Mars.

Perché è cosi importante?

 Jacob Hägg Makalös eller Mars 1909Il XVI secolo fu un secolo interessante sia dal punto di vista dell’architettura navale sia nello sviluppo degli armamenti, quando videro la nascita dei nuovi cannoni realizzati usando ferro e bronzo. Questo vascello apparteneva alla prima generazione di grandi navi da guerra a tre alberi, armato con oltre cento canne da fuoco. Per poterle approntare fu necessario reperire il bronzo, metallo assai raro sul mercato. L’impiego del Mars in battaglia differisce da quello delle navi precedenti per una importante novità tattica. Lo scontro di Öland, che gli fu fatale, fu storicamente la prima battaglia navale in cui le navi usarono il fuoco diretto dei cannoni per offendere l’avversario, piuttosto che per perseguire l’abbordaggio classico del nemico. In realtà nel primo giorno di battaglia gli Svedesi di Bagge avevano sbaragliato i Danesi, grazie ad una potenza di fuoco non comparabile, ma il secondo giorno, i Danesi della flotta di Lubecca cambiarono tattica e decisero di concentrarsi sulla grande nave da battaglia, lanciando palle di fuoco incendiarie sul grande vascello.

mars sunk

L’idea era di creare scompiglio al fine di riuscire ad abbordarla mentre era in fiamme. L’incendio si propagò velocemente, alimentato dalle esplosioni dei depositi di polvere da sparo e degli stessi cannoni. Si ritiene che furono proprio le loro esplosioni a causarne l’affondamento. Uno squarcio si apri sulla prua trascinando oltre mille uomini negli abissi. Quel 30 maggio 1564, il Mars scomparve ed iniziò la storia della sua maledizione.

Ma come nacque la leggenda dello spettro?
Si sa, i marinai sono sempre stati superstiziosi, o meglio hanno spesso usato la superstizione per coprire la propria ignoranza o i loro errori. Da qui la maledizione che si tramandò su quella superba nave da battaglia. All’epoca I re svedesi erano impegnati a cercare di consolidare la loro posizione, e la Chiesa cattolica era diventata un problema; monarchi come Erik XIV, cercavano quindi di sminuirne il potere, forti dell’antagonismo religioso.

sword gunports Mars

Quando commissionò il Marte, sembrerebbe che il re fece confiscare le campane della chiesa per ricavarne il metallo necessario per fabbricare i tanti cannoni. Una scelta scellerata per i cattolici che ritennero avrebbe portato sfortuna a quella nave. Fu così che quando il Mars affondò nella profondità del mare portando con sé oltre 700 membri dell’equipaggio e diverse centinaia di danesi e tedeschi che avevano già abbordato la nave in fiamme, si sparse la leggenda della sua maledizione e di uno spirito degli abissi che la proteggeva da essere ritrovata.

marte vascello da guerraAlla ricerca della nave perduta
Per anni, cacciatori di tesori e archeologi hanno cercato il vascello maledetto senza successo. Poi, il 19 agosto 2011, un gruppo di sommozzatori, dopo una ricerca ventennale, ha localizzato in quelle fredde acque del nord la nave, a circa 18,5 chilometri a nord di Öland. Dopo oltre quattro secoli sott’acqua, a parte la prua della nave, che venne distrutta dall’esplosione, lo scafo si presenta incredibilmente ben conservato, come si nota dalle fotografie di National Geographic. Il vascello si fermò sul fondo del mare e si presenta inclinato sul suo lato destra a una profondità di 75 metri. I bassi livelli di sedimenti, la bassa temperatura dell’acqua, le correnti deboli e la presenza di un’acqua relativamente dolce che non consente la vita di organismi pericolosi per le strutture in legno, hanno facilitato la sua conservazione. In realtà sono stati proprio quei cannoni “maledetti” a confermarne l’identità.

La recente produzione sul canale Smithsonian (© 2015) ha aggiunto ulteriori prove a seguito del ritrovamento all’interno del relitto della nave di monete d’argento coniate da Eric XIV di Svezia proprio l’anno prima della battaglia nel 1563.

The stern section

Questa scoperta, al di la degli aspetti storici, ha permesso di raccogliere molte informazioni sulla nave e far luce su alcuni aspetti tecnici relativi all’architettura navale di quel secolo. Ma siamo solo all’inizio e … lo spettro … sembra aver trovato finalmente riposo.

Trovate il video anche qui

FONTE: Logo oceanforfuture

 

 

Il sole ingoiato dal vulcano, lo spettacolare tramonto sullo Stromboli candidato a Patrimonio Unesco

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Il sole che tramonta sul cratere del vulcano Stromboli, in Sicilia, come se ne venisse ingoiato. Uno spettacolo che toglie il fiato, da vedere almeno una volta nella vita. Così bello da diventare Patrimonio dell'Umanità. O almeno provarci. 

Sembra un dipinto vista la sua bellezza, ma il sole che sembra infilarsi direttamente nella bocca dello Stromboli è reale. Ad ammirarlo d'estate sono in tanti. Oggi, il tramonto di una delle isole più affascinanti e selvagge delle Eolie potrebbe essere candidato a diventare patrimonio Unesco.

I tramonti sono suggestivi e romantici ovunque, lo sanno anche i bambini, ma questo ha qualcosa di davvero speciale. Al calar della sera, d'estate, il cielo si tinge di tonalità calde, di arancio e rosso, che sembrano esser dipinte direttamente dalle spettacolari eruzioni di lava del vulcano.

Sullo sfondo color fuoco, il sole sembra essere ingoiato dallo Stromboli. Uno spettacolo unico che si può ammirare solo da poche località siciliane e calabresi, dalla Costa degli dei, da Pizzo Calabro a Zambrone, da Tropea e da pochi borghi dell’entroterra orientati sul Tirreno.

Da qui l'idea di un comitato di giovani calabresi, Calabria Network Mediterraneo, di proporre la candidatura del tramonto sullo Stromboli a patrimonio mondiale Unesco dell'Umanità.

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I requisiti richiesti ci sono tutti: unicità, universalità e insostituibilità. Inoltre, il fenomeno soddisfa il VII Criterio della Convenzione sul patrimonio dell’Umanità del 1972 in base al quale sono riconoscibili

"fenomeni naturali o atmosfere di una bellezza naturale e di una importanza estetica eccezionale".

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Le Eolie sono già Patrimonio Unesco dal 2000 come riserva della biosfera. Nelle 7 isole, sono presenti due vulcani attivi, Vulcano e Stromboli. Quest'ultimo regala spesso spettacolari eruzioni, mediamente ne avviene una ogni ora. Dalla sua sciara del Fuoco, visibile solo dal mare, scivolano giù costantemente detriti e ceneri.

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Foto: Francesca Mancuso

Uno spettacolo nello spettacolo!

FONTE: logo greenme

Io, velista disabile, ho circumnavigato l’Italia su un 8 metri con il mio cane

Marco Rossato e Muttley su Foxy Lady

L’impresa di Marco Rossato, che lo scorso anno gli era fruttata la candidatura tra i 100 Velisti dell’Anno 2019, è diventata un libro. Marco, velista disabile, ha percorso 1648 miglia su un trimarano di 8 metri, Foxy Lady, lungo le coste italiane, accompagnato solamente dal suo inseparabile cagnolino Muttley.

Schermata 2019 10 23 alle 10.35.36Partito dall’Arsenale di Venezia il 22 aprile 2018, Marco ha concluso il suo itinerario a Genova il 22 settembre 2018, rivelando una grande forza di volontà e di adattamento. Ed è pure andato “a caccia” di microplastiche.

Rossato Merlo 9788842561002Il volume si chiama “Cambio Rotta. Io e Muttley 1648 miglia sotto costa in cerca di porti senza barriere” (Mursia, pagg. 242 con inserto fotografico, Euro 17,00) e sarà in libreria dal 28 ottobre.

A CACCIA DI MICROPLASTICHE (E DI PORTI ACCESSIBILI)

“I miei amici esperti di vela continuano a ripetermi quanto sia stato bravo, per me però è stato come sempre, uscire al mattina in barca a vela e rientrare alla sera, l’unica differenza l’ha fatta la durata. Certo i momenti duri non sono mancati, come quando cercavo di raccogliere l’acqua piovana con metodi di fortuna durante le giornate di pioggia, ma ora sto già preparandomi per il mio nuovo viaggio”, commenta Marco Rossato.

“Prima però voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno accompagnato in questa avventura ad iniziare dagli sponsor B.Braun, Armare Ropes, Raymarine, alle associazioni che mi hanno dato il loro supporto  come la Lega Navale Italiana sezione di Padova, il Comitato Italiano Paralimpico, il  CONI, la Federazione Italiana Vela, l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia, un grazie speciale va anche alla Marina Militare e alla Guardia Costiera ma anche e soprattutto a tutti coloro che mi hanno accolto con calore nei porti dandomi forza con i loro affetto”.

rossato 2Marco, insieme a Muttley, ha percorso sessanta tappe intorno alla Penisola navigando entro le sei miglia, un giro lungo ma necessario per poter parlare di un mondo della vela aperto a tutti, dei diritti delle persone con disabilità, della patente nautica, dell’allarmante livello di inquinamento dei mari e degli oceani, dell’accessibilità dei porti italiani.

L’impresa di Marco rientra all’interno del progetto TRI Sail4All che ha come obiettivi quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle microplastiche presenti anche nei nostri mari e soprattutto quello di spingere le aree portuali e cantieristiche a offrire nuove opportunità a tutte quelle persone con difficoltà motorie più o meno gravi.

Alla stesura del libro ha collaborato la giornalista e scrittrice Simona Merlo che ha raccontato: “Marco ha trascorso oltre cinque mesi in mare  su un trimarano costruito in realtà per i laghi del  Nord Europa e non per i mari italiani, fluttuando sull’acqua con la sola compagnia dell’inseparabile meticcio Muttley, con i campioni degli agenti inquinanti da prelevare, l’accessibilità dei porti da controllare, la presenza di plastica da documentare, le condizioni atmosferiche da monitorare… insomma un matto,  una persona forse fin troppo modesta o, forse, un supereroe mascherato nato per le sfide, un uomo che ha scelto di vivere il mare e ha fatto della vela la sua passione, che ha seguito la sua sofferenza, l’ha smontata e ha scelto che tipo di persona sarebbe stata da quel preciso momento in poi”.

CHI E’ MARCO ROSSATO
Marco Rossato è nato nel 1974 a Vicenza dove vive. S’innamora del mare nel 1998 quando al largo delle coste cubane riceve il suo battesimo in barca a vela. Nel 2001 un incidente in moto lo costringe sulla sedia a rotelle e al contempo segna un punto di svolta nella sua carriera da velista. Istruttore di vela per oltre dodici anni, agonista, a quarant’anni inizia questa nuova avventura che ha come obiettivo finale quello di attraversare l’Atlantico in barca a vela in solitaria: tornare ai Caraibi non è più solo un sogno.

POTETE ACQUISTARE IL LIBRO QUI

FONTE: 02 logo vela pay of

Isola di plastica anche nel Tirreno: e’ tra la Corsica e l’Isola d’Elba e grande decine di km di rifiuti monouso

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Un’isola di plastica, formata in gran parte da rifiuti monouso, va alla deriva tra la Corsica e l’isola d’Elba. È composta da migliaia di tonnellate di rifiuti trasportati dalle correnti. L’impatto di questi materiali sui fondali, e nello specifico nella zona del Santuario dei Cetacei, può essere devastante.

Così il Mar Tirreno ha una nuova isola. Non è il risultato di un lungo viaggio guidato dagli esploratori. No, ahimè no. È solo il risultato dell’inciviltà delle persone. Tonnellate e tonnellate di rifiuti di plastica stanno andando alla deriva nel Mediterraneo. Portati dalle correnti, formano un’isola lunga diversi chilometri tra l’Elba e la Corsica.

Le correnti marine hanno creato l’isola di plastica del Tirreno

Molto più piccola del suo omologo presente nell’Oceano Pacifico, e di cui abbiamo parlato diffusamente, questa bomba ecologica rappresenta una minaccia concreta per la flora e la fauna del Mar Tirreno e di tutto il Mediterraneo; noi avevamo già denunciato questo problema, cioè della troppa plastica presente nei nostri mari, circa 6 anni fa.

Il fenomeno non è purtroppo nuova, ha detto Francois Galgani, il capo di Ifremer a Bastia  “Questa è una situazione cronica, poichè porta alla creazione  concentrazioni molto alte in questa zona. Le correnti nel nord-ovest del Mediterraneo portano l’acqua a risalire lungo la costa italiana e quando arriva sulla base dell’isola d’ Elba, nell’arcipelago toscano, trova li il suo impedimento e viene spinta averso il canale della Corsica.”

E’ per questo che in questa zona ci sono densità più elevate; quando abbiamo condizioni meteorologiche avverse, ad esempio il vento da nord o nord-est in estate, abbiamo grandi accumuli di rifiuti sulla costa della Corsica.

Si tratta di poche decine di chilometri, afferma François Galgani. Ma a differenza delle “isole di plastica nel Pacifico o nell’Atlantico ” che sono “correnti permanenti” che causano “sempre negli stessi luoghi accumuli”, nel Mediterraneo, ci sono zone di accumuli temporanei, alcuni giorni o settimane, un massimo di due o tre mesi, ma, almeno sinora, non ci sono raccolte in modo permanente.

balena costa ligure santuario cetacei 1024x576Una balena avvistata sulla costa Ligure, nel Santuario dei Cetacei:
oggi è messo a repentaglio dal problema della plastica in mare

Il problema della plastica monouso

Secondo Legambiente oltre la metà dei rifiuti è rappresentato da plastica monouso “quindi la nuova direttiva europea appena approvata dal Consiglio dell’Unione Europea – commenta – darà un aiuto notevole”.

Da questo punto i vista all’Elba i tempi sono stati anticipati. Dopo Marciana Marina, Campo nell’Elba e Porto Azzurro anche il Comune di Capoliveri, all’inizio del 2019 ha detto no alla vendita di prodotti di plastica monouso tra campeggi, alberghi e negozi, aderendo così alla campagna Palagos Plastic Free lanciata proprio da Legambiente e Parco Nazionale Arcipelago Toscano

. Il resto l’hanno fatto i pescatori di Livorno e il progetto sperimentale ‘Arcipelago Pulito’ lanciato a marzo 2018 dalla Regione Toscana.

I rifiuti di plastica in mare non sono riciclabili

Per pulire, ci deve essere un valore per quello che recupereremo”, aggiunge François Galgani. “Se stai cercando reti da pesca sul fondo, questi sono oggetti che sono molto costosi, possono essere riparati, riutilizzati e quindi riciclati. Tuttavia, in mare, il problema è che i rifiuti galleggianti non sono riciclabili, sono molto degradati, sono materiali molto eterogenei, c’è diversi tipi di plastica e quindi costa molto riciclarli, e quindi questo non accadrà “ , dice lo scienziato.

“Ci sono posti dove abbiamo una vera zuppa di plastica. Il problema alla fine è che questa plastica si accumula nei tessuti dei pesci e in altri organismi commestibili, diffonderà le sue microplastiche tossiche, e noi poi mangeremo questi pesci o questi prodotti”.

Le possibili soluzioni al problema della plastica in mare

Come abbiamo messo in evidenza il problema, allo stesso modo abbiamo parlato di possibili soluzioni e nuove invenzioni che possono aiutare a ridurre l’impatto ambientale di questi fenomeni. Ricordiamo sempre che è necessario “ripensare” i nostri consumi, e in primis le nostre scelte: prima di acquistare un materiale con un imballaggio inutile o superfluo, dovremmo ragionarci molto di più e orientare le nostre scelte verso prodotti sostenibili. Anche la UE pare abbia fatto il passo decisivo verso la riduzione sino alla eliminazione degli oggetti monouso in plastica, proprio con la legge approvata definitivamente in questi giorni.

LEGGI IN MERITO ALLA PULIZIA DEI MARI DALLA PLASTICA

Il 19enne che inventa il dispositivo per ripulire gli oceani dalla plastica

A 12 anni inventa robot che ci salverà dalle microplastiche in mare

Creato enzima killer capace di mangiare la plastica. Può salvare i nostri mari

FONTE: Logo ambientebio

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