itenfrderorues

Processo Marina Bis Morti ammazzati da amianto killer sulle navi della Marina Militare

Cavour 550

di Simona Mazza.

In corso il processo Marina Bis presso il Tribunale Penale di Padova.

Per rendere giustizia a questa strage silente, 14 alti ufficiali (tra cui 6 ammiragli) della Marina Militare Italiana sono tratti a giudizio innanzi il Tribunale Penale di Padova.

I militari sarebbero responsabili per le morti sospette di decine e decine di militari (almeno 500 in dieci anni) che hanno contratto malattie incurabili e sono deceduti a causa di patologie asbesto correlate, tra il 1984 e il 2001 nella zona di Monfalcone, La Spezia e Taranto.

Gli imputati nel processo "Marina Militare Bis" sono stati accusati a vario titolo per omicidio colposo e cooperazione nel delitto colposo.

Tra di essi figurano l’ex Capo di Stato maggiore della Marina Militare Filippo Ruggiero, i direttori generali di allora di Navalcostarmi Lamberto Caporali e Francesco Chianura, quelli della Sanità Militare Elvio Melorio, Agostino Didonna e Guido Cucciniello e l’ex comandante in capo della squadra navale Mario Porta.

Dovranno rispondere del decesso del comandante Giuseppe Calabro' (61 anni) e del maresciallo Giovanni Baglivo (50 anni) morti a Padova, dopo una lenta agonia.

Le loro famiglie sono state risarcite dal Ministero della Difesa con 850 e 800 mila euro, prima ancora che arrivasse la sentenza definitiva del giudice, ma la cosa più importante è che Padova ha aperto una sorta di Maxi processo sull’Amianto, avocando a se' tutti i casi di morti per amianto in Marina.

L'amianto si trovava sulle navi (sopratutto cannoniere e dragamine di provenienza americana), nelle tubature, nei macchinari e persino nelle cabine.

Il materiale tossico veniva usato puro o impastato con altri composti (si stima che in Italia ci siano ancora 23 milioni di "composti" contenenti amianto, sebbene esso sia vietato dal 1992).

Le brillanti indagini del Dott. Sergio Dini

Grazie alla tenacia e all’abilità investigativa del Dott. Sergio Dini, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Padova, è stato possibile raccogliere decine e decine di casi di morti sospette e in seguito alla relazione del Prof. Pietro Comba, dell’Istituto Superiore di Sanità, e del Prof. Morando Soffritti, dell’Istituto Ramazzini, è stato possibile far emergere l’utilizzo massiccio di amianto nelle unità navali e nelle installazioni della Marina Militare.

Gli ufficiali della Marina secondo il pm Sergio Dini “omettevano di rendere edotto il personale appartenente alla Marina Militare dei rischi per la salute insiti negli ambienti di vita e di lavoro a causa della presenza di amianto, tanto all’interno delle navi militari che degli altri ambienti frequentati dagli stessi per ragioni di servizio, oltreché di informarli dei rischi ulteriori prodotti dalle lavorazioni cui erano adibiti, dalle polveri che respiravano e dallo stesso uso di dotazioni di bordo contenenti amianto (guanti, tute e coperte ignifughe)”.

Il ruolo cruciale dell'Ona

L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto (Ona), fin dalla sua istituzione (estate del 2008), ha supportato l’attività investigativa della Procura della Repubblica di Padova consigliando alle vittime di rivolgersi all’autorità giudiziaria e di consegnare le cartelle cliniche attestanti l’insorgenza delle patologie.

"Un elenco di pericolose omissioni", quello descritto dai magistrati, suffragati dalle carte messe a disposizione dalla Procura di Padova all'Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale sul’Amianto, il quale ha chiesto e ottenuto anche l'autorizzazione alla citazione del Ministero della Difesa come responsabile civile.

Un passo indietro

Le omissioni non sono affatto storia recente. I documenti depositati mostrano che la situazione era preoccupante già nel 1969.

Uno studio scientifico di carattere epidemiologico-statistico e ambientale effettuato all’arsenale militare di Taranto su 269 persone esaminate, aveva evidenziato che 27 persone mostravano sintomi evidenti di malattie asbesto correlate.

Per altri 42 casi la probabilità era alta.

Peccato che lo studio non sia mai stato reso pubblico.

Il titolare della cattedra di Medicina del lavoro a Bari nel giugno del 1968 aveva infatti inviato una lettera a un generale della Direzione di sanità militare marittima di Taranto, chiedendo di iniziare lo studio epidemiologico e dando ampie rassicurazioni sulla riservatezza dell’operazione.

Il tenace Bonanni

Bonanni ha raccolto prove fondamentali per rendere giustizia alle vittime e questa attività di investigazione della parte civile si sta rivelando decisiva nel corso del dibattimento, la cui prossima udienza è fissata presso il Tribunale Penale di Padova per il prossimo 16.06.2016.

Ancora nel 2012 era lo stesso addetto stampa della Marina Militare Italiana a dichiarare che “L’amianto è stato rimosso completamente solo sul 29% e parzialmente sul 54% delle 148 navi contaminate” e purtroppo giorno dopo giorno continuano ad emergere nuovi casi che l’Osservatorio Nazionale sull’Amianto censisce e porta all’attenzione delle competenti autorità.

Sono in corso anche ulteriori indagini, sempre da parte della Procura della Repubblica di Padova, che presto potrebbero approdare a ulteriori provvedimenti dell’autorità giudiziaria, ed altre indagini sono pendenti innanzi diversi altri uffici giudiziari.

L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto ha affidato il ruolo di supportare la vertenza amianto in Marina Militare al Sig. Antonio Dal Cin, già militare della Guardia di Finanza, affetto da asbestosi pleurica recentemente riconosciuta come causa di servizio, il quale si è fatto portavoce della necessità di ultimare la bonifica dell’amianto ancora non completata nelle installazioni e nel naviglio della Marina Militare: «la sacralità della vita umana impone di portare a termine la bonifica per evitare ulteriori esposizioni e quindi ulteriori patologie - dichiara il Sig. Antonio Dal Cin del Coordinamento Vertenza Amianto in Marina Militare - ed è necessario che si risolva il problema dei tempi lunghi per definire le pratiche di riconoscimento di vittima del dovere».

Risultano promosse diverse azioni giudiziarie anche in sede civile a carico del Ministero della Difesa, comunque chiamato quale responsabile civile nel processo penale, e risulta sollevato anche il problema dell’uranio impoverito e delle vaccinazioni che su cui l’Osservatorio Nazionale sull’Amianto ha lanciato una campagna di mobilitazione guidata dal Sig. Lorenzo Motta, Coordinatore del relativo dipartimento di tutela dei militari esposti all’uranio impoverito e vittime delle vaccinazioni.

FONTE: logo spia sito

FacebookTwitterRSS Feed
Pin It

Su questo sito usiamo i cookies. Navigandolo accetti.