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Il Milite Ignoto

La storia del Milite Ignoto

100 anniversario milite

Esattamente 100 anni fa, il 4 novembre 1921, ebbe luogo la tumulazione del Milite Ignoto nel sacello dell’Altare della Patria.

Dopo la 1^ guerra mondiale, le Nazioni che vi avevano partecipato vollero onorare i sacrifici e gli eroismi delle collettività nella salma di un anonimo Combattente, caduto armi in pugno. In Italia l’allora Ministero della guerra dette incarico ad un’apposita commissione di esplorare tutti i luoghi nei quali si era combattuto e di scegliere una salma ignota e non identificabile per ognuna delle zone del fronte: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele, tratto da Castagnevizza al mare.

Undici salme, una sola delle quali sarebbe stata tumulata a Roma al Vittoriano, furono trasportate nella Basilica di Aquileia. Qui venne operata la scelta tra undici bare identiche. A guidare la sorte fu chiamata una popolana di Trieste, Maria Bergamas, il cui figlio Antonio – disertore dell'esercito austriaco e volontario nelle fila italiane – era caduto in combattimento senza che il suo corpo potesse essere identificato.

Il Feretro prescelto fu trasferito a Roma su ferrovia, con un convoglio speciale a velocità ridotta sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma, ricevendo gli onori delle folle presso ciascuna stazione e lungo gran parte del tracciato.

Tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei Caduti, con il Re in testa, e le Bandiere di tutti i reggimenti attesero l’arrivo del convoglio nella Capitale e mossero incontro al Milite Ignoto per renderGli solenne omaggio.

Il Feretro fu poi scortato da un gruppo di dodici decorati di Medaglia d'Oro fino alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, al cui interno rimase esposto al pubblico.

L’epilogo avvenne il 4 novembre 1921 con una solenne cerimonia.

Più di trecentomila persone accorsero per quel giorno a Roma da ogni parte d’Italia e più di un milione di italiani fece massa sulle strade della Capitale.

Il corteo avanzò lungo Via Nazionale, lungo la quale erano rappresentati i soldati di tutte le armi e di tutti i servizi dell’Esercito.

Dinanzi al gran monumento, in piazza Venezia, uno smisurato picchetto fu schierato in quadrato, mentre 335 Bandiere dei reggimenti attendevano il Feretro.

Prima della tumulazione, un soldato semplice pose sulla bara l’elmetto da fante.

I militari presenti e i rappresentanti delle nazioni straniere erano sull’attenti, mentre tutto il popolo in ginocchio.

Il feretro del Milite Ignoto veniva quindi inserito nel sacello e così tumulato presso quel monumento che poteva ora ben dirsi Altare della Patria.

FONTE: Logo Difesa

“Documenti della Nato ceduti ai militari di Mosca in cambio di 5mila euro”: ufficiale della Marina italiana fermato per spionaggio. L’ambasciatore russo convocato dalla Farnesina

I carabinieri del Ros li hanno fermati immediatamente dopo la cessione di documentazione classificata. È stata l'Aisi a innescare l'indagine: il servizio segreto ha ricevuto un input sui rapporti tra i due qualche mese fa da quel momento sono scattate le procedure per i controlli dei movimenti dei due. La Farnesina convoca l'ambasciatore russo ed espelle i due funzionari. Mosca: pronti a rispondere

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Una vicenda nebulosa spiegata solo con un breve comunicato. Certo è che l’affaire che vede coinvolti un cittadino italiano, ufficiale della Marina, e un cittadino russo, ufficiale accreditato all’ambasciata di Mosca a Roma, rischia di diventare un caso diplomatico dagli esiti imprevedibili. I due uomini sono stati fermati dagli militari del Ros, il gruppo operativo speciale dei carabinieri, in quello che viene definito incontro clandestino. Beccati subito dopo la cessione di documentazione classificata della Nato. Che tipo di documenti? Carte sui sistemi di telecomunicazione militare. Materiale classificato, alle quali – secondo quanto si apprende da fonti qualificate – il capitano di fregata avrebbe avuto accesso in quanto era in servizio allo Stato maggiore della Difesa. In cambio il militare ha intascato 5mila euro che gli sono stati allungati da un ufficiale delle Forze Armate russe in servizio all’ambasciata della Capitale. Il cittadino russo, protetto dalla guarentigie diplomatiche, è in consegna all’ambasciata. Il cittadino italiano è in stato di fermo per spionaggio e rivelazione di segreto.

C’era un’inchiesta più ampia, si è trattato di una soffiata? Gli unici dati al momento disponibili sono mere informazioni di cronaca. I due sono stati bloccati nella serata di ieri dai carabinieri del Ros, sotto la direzione della Procura di Roma. Ma in passato c’erano già stati alcuni incontri secondo quanto apprende il fattoquotidiano.it. L’operazione, condotta dall’Agenzia Informazioni Sicurezza Interna nell’ambito di una prolungata attività informativa con il supporto dello Stato Maggiore della Difesa, ha riguardato i due militari che avrebbero organizzato vari incontri nelle settimane precedenti. È stata l’Aisi a innescare l’indagine: il servizio segreto ha ricevuto un input sui rapporti tra i due qualche mese fa da quel momento sono scattate le procedure per i controlli dei movimenti. L’ufficiale italiano avrebbe ceduto, tra i dossier riservati, anche documenti Nato, quindi inerenti la sicurezza di altri paesi oltre l’Italia. Al momento è attesa la convalida del fermo del cittadino italiano, richiesta dal pm titolare dell’indagine Gianfederica Dito, e sulla vicenda anche la Procura militare ha ovviamente aperto un fascicolo per rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio e procacciamento di notizie segrete, a scopo di spionaggio. L’interrogatorio di di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari potrebbe tenersi già domani: a quanto si apprende al momento il militare italiano è difeso d’ufficio. Solo dopo la convalida del fermo si potranno conoscere più dettagli.

Intanto la Farnesina rende noto che il Segretario Generale del Ministero degli affari esteri, Elisabetta Belloni, ha convocato al ministero questa mattina – su istruzioni del ministro Luigi Di Maio – l’ambasciatore della Federazione Russa presso la Repubblica Italiana, Sergey Razov. Dall’altra parte arriva il riscontro positivo dei fatti: “Confermiamo il fermo il 30 marzo a Roma di un funzionario dell’ufficio dell’Addetto Militare e sono in corso le verifiche delle circostanze dell’accaduto. Per adesso riteniamo inopportuno commentare i contenuti dell’accaduto. In ogni caso – dicono dall’ambasciata all’Adnkronos – ci auguriamo che quello che è successo non si rifletta sui rapporti bilaterali tra la Russia e l’Italia”. Il ministro, Luigi Di Maio, ha annunciato l’espulsione di due funzionari russi: “In occasione della convocazione al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dell’ambasciatore russo in Italia, abbiamo trasmesso a quest’ultimo la ferma protesta del governo italiano e notificato l’immediata espulsione dei due funzionari russi coinvolti in questa gravissima vicenda”. Il Cremlino, da parte sua, ha inviato un comunicato per dire che la Russia spera che i legami con l’Italia possano essere “preservati” nonostante la vicenda di Roma. Il ministero degli Esteri russo, inoltre, ha fatto sapere: “Ci dispiace per l’espulsione da Roma di due dipendenti dell’ambasciata russa. Stiamo approfondendo le circostanze di questa decisione. Faremo un ulteriore annuncio sui nostri possibili passi in relazione a questa misura, non adeguata al livello delle relazioni bilaterali, saranno annunciati in seguito”. Sulla vicenda si schiera anche il Regno Unito, con il ministro degli Esteri Domic Raab che esprime “solidarietà” all’Italia e alle azioni intraprese “contro le attività maligne e destabilizzanti della Russia che puntano a danneggiare il nostro alleato nella Nato”

FONTE: Logo Fattoquotidiano

 

130 anni di storia per i Sommergibili della Marina

Uno spirito ancora vivo e che anima gli equipaggi dei battelli dopo piu di un secolo di storia al servizio del Paese

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16 ottobre 2020 Giovanni Peruzzini
80 anni fa, il 16 ottobre del 1940, la MOVM C.C. Salvatore Todaro e l’equipaggio del Regio Sommergibile Cappellini si resero protagonisti di una vicenda straordinaria i cui confini superano il quadro delle vicende belliche. Marinai fuori dal comune, vittoriosi tra le insidiose acque dell’Oceano Atlantico ma dotati di una rara umanità che li spinse ad affrontare situazioni di grande pericolo per portare in salvo i naufraghi del piroscafo armato Kabalo, fiero avversario fino a pochi istanti prima dell'affondamento. Una decisione non facile e rischiosa da portare a compimento, ma che rispecchia in maniera indelebile l’essenza del sommergibilista e del marinaio italiano. Uno spirito ancora vivo e che anima gli equipaggi dei battelli dopo 130 di storia al servizio del Paese. Quest’anno ricorre infatti l’anniversario della fondazione della Componente Sommergibili, coincidente con l'impostazione nel 1890 del Regio Sommergibile Delfino, prima Unità Subacquea Italiana e tra le prime al mondo in assoluto. Il progetto rappresentò l’inizio di un epopea tecnologica ed operativa che ha attraversato, con quasi 200 sommergibili, due Guerra Mondiali e la Guerra Fredda. Il sig. Capo di Stato Maggiore ha reso lustro alla celebrazione odierna rivolgendo un pensiero riconoscente agli Equipaggi, al personale di terra, militare e civile, agli uomini e le donne della Componente che sono impegnati quotidianamente, 365 giorni all’anno, nel garantire la tutela sul mare degli interessi vitali del Paese e la sicurezza degli spazi marittimi. Uomini e donne con la loro dedizione, senza risparmi di energia, in maniera continua e in perfetta condivisione di intenti, si adoperano per il conseguimento degli obiettivi comuni e per il bene della Nazione.

La componente sommergibili nazionale è una compagine saldamente ancorata alle proprie tradizioni e alla gloriosa storia, ma, al contempo, impegnata nello sviluppo dei nuovi sottomarini U212 NFS che saranno unità all’avanguardia, tecnologicamente allo stato dell’arte e quindi costantemente proiettata al futuro.

FONTE: Logo Marinamilitare

30 Ottobre 1940 - Gibilterra, missione B.G.2

slc MM(di Marina Militare) Nell’autunno del 1940 il sommergibile Scirè viene designato per la prima missione di attacco contro Gibilterra, designata B.G.1, con l'impiego di tre Siluri a Lenta Corsa (SLC). Partita dalla Spezia il 24 settembre, la missione venne interrotta per la riscontrata assenza di unità nemiche in porto.

Il successivo 21 ottobre il sommergibile, al comando del capitano di corvetta Borghese, riprende nuovamente il mare, diretto a ponente, per l’operazione B.G.2: questa volta era confermata la presenza a Gibilterra della nave da battaglia Barham, di un incrociatore e di alcune altre unità. Le coppie di operatori erano formate da: tenente di vascello Birindelli e secondo capo palombaro Paccagnini; capitano G.N. Tesei e sergente palombaro Pedretti; sottotenente di vascello Durand de la Penne e secondo capo palombaro Bianchi; operatori di riserva, tenente G.N. Bertozzi e secondo capo Viglioli. Alle ore 02.19 del 30 ottobre gli operatori partono dallo Scirè a bordo dei propri SLC, mentre il battello si allontana in immersione. Riemergerà alle 19, a 35 mg da Punta Europa, per trasmettere al comando centrale, supermarina, la comunicazione di avvenuto svolgimento della missione. Gli operatori, nel frattempo, avevano intrapreso la corsa di avvicinamento: Birindelli doveva attaccare la Barham, Tesei l’incrociatore, mentre De la Penne, eseguita una prima ricognizione alla ricerca di altri eventuali bersagli, avrebbe dovuto attaccare anch'egli la nave da battaglia.

SLC MM1La coppia Birindelli-Paccagnini incontra subito diverse difficoltà con la governabilità del mezzo e, dopo un'ora di sforzi, arriva alle ostruzioni: Birindelli, solo, a causa dell’esaurimento dell’autorespiratore di Paccagnini, giunge a 70 m dalla Barham prima che il mezzo si immobilizzi definitivamente sul fondo. Innescata la carica esplosiva, l’ufficiale raggiunge quindi il molo cercando di mescolarsi con gli operai spagnoli all’opera nel porto. Catturato, così come Paccagnini, riesce a resistere agli interrogatori conservando il segreto sulla missione compiuta.
La coppia De la Penne-Bianchi esegue la prevista ricognizione ma, causa avaria, il mezzo affonda senza che si riesca, malgrado gli estremi sforzi, ad avvicinarlo ad un bersaglio. I due operatori, evitata la cattura grazie all’aiuto di alcuni pescatori, raggiungono successivamente il territorio spagnolo.
Anche Tesei e Pedretti accusano una serie di avarie agli autorespiratori ed all'SLC, e per non danneggiare l'azione degli altri operatori, decidono di rinunciare. Anch’essi riescono quindi a riparare in Spagna. Il mezzo, indirizzato verso il largo per farlo scomparire in alto mare, cambierà in qualche maniera rotta finendo con l’arenarsi su di una spiaggia spagnola, venendo sottratto alle attenzioni degli informatori britannici grazie al fermo atteggiamento delle autorità iberiche.
Pur nell’apparente insuccesso della missione, a causa del materiale non ancora a punto, l'operazione B.G.2 segnava un notevole progresso rispetto alle precedenti, giacché per lo prima volta si era arrivati a mettere in mare i mezzi insidiosi nel punto previsto, vincendo notevoli difficoltà naturali e gli apprestamenti difensivi del nemico, e uno degli equipaggi era riuscito a penetrare nell'interno della base avversaria, giungendo pochi metri dal suo obiettivo.
Qualche tempo dopo, da molto lontano, giungerà a casa una lettera del tenente di vascello Gino Birindelli: "Dite a mio fratello che ripeta gli esami di laurea; provando e riprovando deve riuscire; preparandosi bene, non troverà ostacoli insuperabili".
Una profezia che si sarebbe presto avverata.

FONTE: Logo difesaonline

59 Anni fa la Fregata Luigi Rizzo, prima nave deplla Marina con ponte di volo

Fregata Rizzo(di Marina Militare) È passata alla storia della Marina militare italiana la fregata Luigi Rizzo, prima nave ad 'ospitare' a bordo una componente elicotteristica. Costruita negli storici cantieri di Castellammare di Stabia, Nave Rizzo fu varata il 3 marzo del 1960 e consegnata alla marina il 16 dicembre dell'anno successivo. La realizzazione di questo nuovo tipo di unità navale, concepita prevedendo il decollo e l'appontaggio di velivoli, rappresentò per la Forza Armata un importante aggiornamento strutturale negli assetti navali fino ad allora realizzati, al punto tale che ne seguirono l'esempio le altre principali Marine. Appartenente alla classe Carlo Bergamini, insieme a Nave Virginio Fasan (foto seguente) e a Nave Carlo Morgottini, Nave Rizzo fu la prima nave della Marina progettata per accogliere un hangar telescopico e un ponte di volo ed aviorimessa per elicottero leggero. Dal ponte della fregata Rizzo decollò, dunque, un aeromobile AB-47J che diede di fatto il via al primo Servizio Volo su una nave della Marina militare italiana.

Fregata FasanL'intuizione e la fattiva possibilità di poter far decollare elicotteri dalle proprie unità in alto mare, contribuirono ad aggiungere un tassello in più - rispetto al passato - alla struttura eterogenea e multiforme nella quale la Forza armata di mare si stava convertendo. Iniziò, in quel momento, una fase di crescita esponenziale nelle logiche di costruzione degli assetti navali e nelle politiche di programmazione militare, arrivando al presente con la polivalenza dell'accertata connotazione “expeditionary" propria della Marina militare italiana. “In hoc nomine victoria" era il motto di quella fregata, ovvero “In questo nome è la vittoria", ricordando con la sua intestazione il valoroso capitano di corvetta Luigi Rizzo, decorato con due medaglie d'oro al valor militare per le sue ardite imprese nel corso della Prima guerra mondiale. Con una disposizione, firmata dall'allora presidente della Repubblica Italiana Giovanni Gronchi, la fregata Rizzo entrava ufficialmente a far parte delle unità navali della Marina Militare segnando l'inizio di un percorso che sarebbe culminato 24 anni dopo con l'entrata in servizio dell'incociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi. Posta in disarmo nel 1980, la fregata Luigi Rizzo è stata al servizio della Marina fino al 1986. Il glorioso stendardo della nave è custodito nel complesso monumentale del Vittoriano a Roma ma la sua anima vive ancora nella FREMM Luigi Rizzo che il 20 aprile 2017 è entrata in servizio nella squadra navale della Marina Militare.

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FONTE: Logo difesaonline

 

6 maggio 1976, terremoto in Friuli: la Marina in soccorso alla popolazione

Un intervento forte e tempestivo per soccorrere una popolazione colpita da un terribile disastro

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6 maggio 2021 Desirée Tommaselli

Editoriale

Alle ore 21 del 6 maggio 1976 il Friuli fu colpito da un sisma di magnitudo 6,5, la cui intensità fu avvertita non solo in tutta l’Italia settentrionale, ma anche in quella centrale; gli effetti furono disastrosi, coinvolgendo 77 comuni, per una popolazione totale di circa 80.000 abitanti e causando 990 morti e 45.000 senza tetto.

All’epoca non era stata ancora istituita la Protezione civile per cui, in caso di calamità nazionali, ad intervenire in soccorso erano chiamati i corpi militari dello Stato, unitamente ai Vigili del fuoco.

La Marina Militare dispose l’immediata partenza da La Spezia e da Ancona di due autocolonne e da Taranto di nave Grado con uomini e mezzi necessari ai primi e più urgenti interventi. Già la notte del 6 maggio furono mobilitati la colonna mobile del Gruppo Operativo Incursori di COMSUBIN e l’Ospedale Militare Marittimo di La Spezia "Bruno Falcomatà" con il suo ospedale da campo.

L’indomani mattina i camion delle due componenti impegnate erano allineati sul Viale Fieschi, dinanzi all’ospedale militare, e iniziarono il trasferimento con destinazione Buia, nell’area dell’epicentro del terremoto, individuato tra Gemona e Artegna; il giorno dopo, come pianificato, l’ospedale da campo della Marina era operativo nella sede assegnata: il campo sportivo di quel paese, che, con le sue strutture (servizi igienici destinati agli atleti) assicurava una rapida entrata in funzione della componente mobile del soccorso.

L’ospedale della Marina, in cui operavano 4 ufficiali medici, 6 sottufficiali infermieri, 4 infermiere volontarie della Croce Rossa e 8 marinai di leva (m/slo-servizi logistici ospedalieri) costituiva un posto di primo soccorso, nonché di triage, stabilizzando e trasferendo all’ospedale di Udine i malati più gravi, soccorrendo e ricoverando nelle apposite tende sanitarie tutti i malati che non richiedevano interventi salvavita, ma che dovevano essere controllati o monitorati. Una tenda dell’ospedale fu adibita al ricovero di pazienti anziani o di persone che avevano la casa inagibile.

Ma oltre a quello sanitario, l’ospedale da campo fornì anche un notevole supporto logistico con le efficientissime cucine mobili del Gruppo Operativo Incursori, i cui cuochi preparavano giornalmente ben 1200 pasti non solo per i ricoverati, ma anche per tutti coloro i quali non avevano la possibilità di provvedere in tal senso.L’ospedale da campo era attivo 24 ore su 24 e il numero di interventi giornalieri all’inizio si attestò complessivamente sulle 500 unità al giorno, ma oltre all’attività stanziale, il personale sanitario della Marina svolgeva anche interventi di pronto soccorso su chiamata in tutto il circondario, grazie alle 3 ambulanze militari e ad altre 3 fornite dalla Croce Rossa.

Intanto il mattino del 9 maggio giunse nella zona di Gemona l’autocolonna di mezzi normali e speciali della Marina proveniente da Ancona con viveri, coperte, materiali vari e tende. Lo stesso giorno la Marina organizzò a Codroipo un ospedale militare per le vaccinazioni.

Il 10 maggio giunse a Udine l’autocolonna della Marina con materiale sanitario, coperte, cellule fotoelettriche, gruppi elettrogeni, plasma sanguigno. A Trieste sbarcarono da nave Grado 320 militari del Battaglione San Marco, 4 medici militari ed un altro completo ospedale da Campo. Intanto dal 7 maggio operavano anche 4 elicotteri della Marina con base all’aeroporto di Rivolto (Udine).

Successivamente, sulla base delle richieste avanzate dal Centro di Coordinamento, la Marina continuò per mesi l'invio di mezzi, materiali, viveri e uomini.

L’opera della Marina, specialmente dell’ospedale installato a Buia, riscosse unanimi apprezzamenti, non solo dalla popolazione, ma anche dagli organi istituzionali, in particolare dal Commissario straordinario Giuseppe Zamberletti che, per i brillanti risultati conseguiti per la ricostruzione del Friuli, divenne il padre dell’attuale Protezione civile. L’ospedale da campo smobilitò ai primi di ottobre dello stesso anno con non poco rammarico da parte di tutta la popolazione, rimasta affettivamente legata alla Marina, cui serbò perenne gratitudine.

Il Commissario Zamberletti per gli ottimi risultati conseguiti, volle che fosse istituita una Medaglia al Merito per tutti i militari che avevano partecipato all’operazione.

FONTE: Logo Marinamilitare

80 anni fa l'attacco alla Baia di Suda

Primo di una serie di successi, quello nell'inaccessibile isola di Creta fu il coronamento di mesi di preparazione e addestramento.

26 marzo 2021 Osvaldo Marchese

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"Tutto era affidato a noi. Un uomo con il suo battello scagliato a folle velocità contro una grande nave: un siluro umano". Non poteva descriverlo in modo migliore il regista Antonio Leonviola, quando nel girare la sua pellicola, "Siluri Umani" appunto, decise di raccontare la genesi delle azioni insidiose messe a segno durante la seconda guerra mondiale.

Oggi, a 80 anni di distanza, ricorre una delle più grandi imprese compiute dagli uomini della X Flottiglia MAS: l'attacco alla baia di Suda. Primo di una serie di successi, quello nell'inaccessibile isola di Creta fu il coronamento di mesi di preparazione e addestramento, portando 6 tra ufficiali e sottufficiali della Regia Marina ad affondare un incrociatore pesante, lo York, e una petroliera, il Pericles. Tutto questo fu possibile grazie ad un'arma micidiale, destinata ad entrare nei porti del nemico per colpire la tranquilla sicurezza della sua flotta: il Motoscafo da Turismo Modificato.

Sebbene romanzata, la ricostruzione cinematografica di Leonviola rende chiaramente l'idea di quanto fossero letali i cosiddetti barchini esplosivi: "Il motoscafo conteneva 300 chili di tritolo, bastavano anche per una corazzata. All'urto contro il bersaglio una carica secondaria squarciava la prua, mentre una carica principale affondava la carena nemica scoppiando in profondità per produrre il massimo effetto distruttivo. E noi, eravamo votati alla morte come un Kamikaze giapponese? No. 50 metri prima dell'urto, bloccando i comandi, avremmo potuto sganciare lo schienale del seggiolino e lanciarci in acqua". Ed è esattamente quanto accadde a Suda.

All'alba del 26 marzo 1941, il tenente di vascello Luigi Faggioni, il sottotenente di vascello Angelo Cabrini, il capo cannoniere Alessio De Vito, il capo motorista Tullio Tedeschi, il 2° capo meccanico Lino Beccati e il sergente cannoniere Emilio Barberi, al comando di altrettanti MTM, si avvicinarono il più possibile agli obiettivi, stabilizzarono il timone, quindi lanciarono i loro scafi alla massima velocità contro i bersagli nemici. Tutti e sei i protagonisti dell'eroica impresa si salvarono, ma furono fatti prigionieri dagli inglesi. Al ritorno in Patria, gli fu conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Per onorare la memoria di quell'azione, ai due autori materiali dell'affondamento dell'unità maggiore avversaria, Angelo Cabrini e Tullio Tedeschi, sono state recentemente intitolate le due omonime unità veloci tipo UNPAV destinate al Gruppo Operativo Incursori

FONTE: Logo Marinamilitare

 

A Mariscuola Taranto si laureano 161 Marescialli

Una tappa fondamentale nel percorso formativo dei Marescialli di Marina

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3 agosto 2020 Paolo Pucci

Giovedì 30 luglio 2020, nella storica Piazza d’Armi della Scuola Sottufficiali di Taranto, il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Prof. Stefano Bronzinisi ha proclamato le lauree in Scienze e Gestione delle Attività Marittime e in Informatica e Comunicazione Digitale per 161 sottufficiali della Marina Militare.

Il titolo accademico è stato conferito, con la presenza del Comandante delle Scuole della Marina Militare, Ammiraglio di Squadra Enrico Credendino, a 27 marescialli appartenenti al 20° Corso Normale, a 134 marescialli del 17° Corso Complementare e a una studentessa civile.

Il corso di laurea triennale in Scienze e Gestione delle Attività Marittime, della classe di laurea di “Scienze e Tecnologie della Navigazione”, si svolge presso l’istituto di formazione militare, ed è frequentato dai marescialli del corso normale totalmente in modalità residenziale, quest’anno fino all’insorgere dell’emergenza sanitaria, mentre i marescialli del corso complementare, per proprio iter di formazione, seguono le lezioni universitarie “in presenza” i primi tre semestri, proseguendo quindi la formazione a distanza. Al corso di laurea in Scienze e Gestione delle Attività Marittime sono iscritti anche studenti civili, che frequentano le lezioni presso la Scuola Sottufficiali.

Il corso triennale in Informatica e Comunicazione Digitale si svolge invece “in presenza” presso la sede del Dipartimento di Informatica di Taranto e vi partecipano i frequentatori dei corsi normali marescialli appartenenti alla specialità Tecnici dei Sistemi di Combattimento/Operatori Elaborazione Automatica Dati (TSC/Ead). Anche questo corso, con l’insorgere dell’emergenza sanitaria, si è concluso a distanza.

La Scuola Sottufficiali della Marina Militare di Taranto ha reagito alla sfida imposta dall’emergenza sanitaria affrontando il nuovo scenario che ha interessato la formazione militare sfruttando la propria piattaforma per la didattica a distanza Dione, erogando, in modalità e-learning, i corsi a favore degli allievi e frequentatori militari e civili, in piena sinergia con l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro per l’erogazione a distanza anche delle discipline universitarie.

 

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FONTE: Logo DifesaMarina

Alla Spezia il polo INPS per la Marina Militare

Operativo dal 1° Ottobre dopo la firma sul protocollo tra il presidente Tridico e l'ammiraglio Cavo Dragone. Posizione assicurativa, prestazioni pensionistiche, posizioni previdenziali e gestione creditizia dei prestiti: tutto accentrato qui.

INPS Marina

La Spezia - Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico e il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per la costituzione del "Polo nazionale della Marina Militare" nel corso di una cerimonia tenutasi questa mattina presso la Sala dei Marmi di Palazzo Marina. L’istituzione del Polo sancisce l’avvio di un rapporto di collaborazione che ha lo scopo di migliorare i servizi offerti dall’Istituto al personale militare della Marina.
Il "Polo nazionale Marina Militare" sarà operativo dal 1° ottobre 2020 presso la Direzione provinciale Inps della Spezia e accentrerà tutti gli adempimenti amministrativi di competenza dell’Inps in materia di gestione della posizione assicurativa, prestazioni pensionistiche, posizioni previdenziali e gestione creditizia dei piccoli prestiti e dei prestiti pluriennali relativi al personale della Marina Militare dell’intero territorio nazionale, consolidando così una già rodata collaborazione tra le due istituzioni.

La Marina Militare, al fine di uniformare le procedure interne e le tempistiche di erogazione del trattamento pensionistico a favore del proprio personale, ha provveduto già da tempo a centralizzare la gestione delle relative pratiche presso il Reparto Trattamento Pensionistico della Marina Militare, operante alle dipendenze della Direzione di Intendenza di Roma.
L’assunzione delle competenze del Polo riguarderà gli assicurati che, alla data del 1° ottobre 2020, non risulteranno aver presentato all’Inps domanda di prestazioni pensionistiche, ovvero transiteranno dalla posizione di ausiliaria a quella di riserva, o ai fini del trattamento di fine servizio cessino dal servizio o presentino domanda di riscatto ai fini TFS o di prestazioni creditizie dalla predetta data.
L’iniziativa, grazie all’impegno di una progressiva sistemazione dei cassetti contributivi relativi alla platea interessata, favorirà lo snellimento delle procedure e delle istruttorie per la definizione delle prestazioni richieste dagli utenti, con conseguenti risparmi dei costi di gestione delle Amministrazioni coinvolte.

FONTE: Logo Cittadellaspezia

Anche Fincantieri nella short list per i contratti di Concept Design della Light Amphibious Warship dell’US Navy

GIUGNO 18, 2021

Le cinque società che hanno beneficiato di questi contratti sono Austal USA, Bollinger, TAI Engineers,VT Halter Marine e Fincantieri. I contratti di Concept Studies (CS) sono stati assegnati alle cinque restanti offerenti con un’opzione successiva per il Preliminary Design (PD). Inizialmente, alla selezione avevano risposto undici società di cui sei sono state eliminate.

L’US Navy ha fretta nel lanciare questo nuovo programma; nella richiesta per l’anno fiscale 2022, è richiesto, infatti, lo stanziamento di poco più di 13 milioni di dollari per avviare il processo di richiesta di proposte per la progettazione e la costruzione di dettaglio della LAW durante il secondo trimestre dell’anno fiscale 2022. La fretta dell’US Navy è determinata anche dalla pressione che l’USMC sta esercitando per ottenere in tempi rapidi queste nuove unità. Infatti, nella gigantesca opera di riqualificazione dell’USMC, le LAW andranno ad assumere un ruolo fondamentale nelle operazioni previste nell’area del Indo-Pacifico. La Light Amphibious Warship (LAW) sarà una nave da sbarco di medie dimensioni in grado di eseguire manovre distribuite e supporto logistico come le Distributed Maritime Operations (DMO), Littoral Operations in a Contested Environment (LOCE) e Expeditionary Advanced Base Operations (EABO)a supporto del nuovo Reggimento Litorale (MLR). La nuova unità è pensata per colmare il divario di capacità tra le LHD/LHA/LPD e le navi da sbarco più piccole. Il concetto EABO prevede che distaccamenti dei Marines si spostino tra le isole e le coste del Pacifico, operando nei litorali per aiutare l’US Navy. Qui, si verrebbe ad inserire la nuova Light Amphibious Warship idonea a spostare i distaccamenti dei Marines dalle LHD/LHA/LPD alle isole e coste litoranee. Nella nuova strategia del USMC, il Corpo perde la componente pesante costituita dai M1 Abrams, riduce la componente d’artiglieria che peraltro, aumenta di potenza e capacità, con l’immissione in linea di sistemi missilistici di difesa costiera e di interdizione navale diventati prioritari nella nuova strategia di contenimento della Marina Cinese in forte espansione. Ulteriori cardini della proiezione di potenza del USMC saranno i caccia bombardieri F-35B imbarcati sulle LHD/LHA e gli F-35C che affiancheranno i simili velivoli dell’USN sui ponti delle CVN. Infine, nelle operazioni di assalto anfibio e di trasferimento tra le isole avranno un ruolo crescente i convertiplani MV-22 Osprey ed i nuovi elicotteri pesanti CH-53K King Stallion ora entrati in fase di produzione iniziale a basso ritmo.

FONTE: Logo osservatoriodifesa

 

Armi all’Egitto, da Roma arriva il via libera alla vendita di 2 fregate Fremm al regime di al-Sisi

L’affare parte di una commessa da 9 miliardi

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Due navi della Marina militare italiana, la “Schergat” e la “Bianchi”, cedute al Cairo: l'accordo riferito all'Ansa da fonti vicine al dossier. L'Egitto resta il principale acquirente di armi italiane, con un volume di affari da 871 milioni di euro solo nel 2019, nonostante nel Paese continuino le violazioni dei diritti umani e non ci sia collaborazione nella ricerca della verità sulla morte di Giulio Regeni. Leu - fanno sapere dal partito - si è espressa in maniera contraria.

L’Italia ha dato il via libera alla vendita di due fregate Fremm all’Egitto. Si tratta di due navi della Marina militare italiana, le ultime due delle dieci ordinate: la “Spartaco Schergat” e la “Emilio Bianchi”, per un valore stimato di circa 1,2 miliardi di euro. L’affare fa parte di una commessa ancora più ampia che, come riportato dal Fatto Quotidiano, dovrebbe comprendere anche altre 4 fregate, 20 pattugliatori d’altura di Fincantieri, 24 caccia Eurofighter Typhoon e 20 velivoli da addestramento M346 di Leonardo, più un satellite da osservazione, per un valore totale fra i 9 e gli 11 miliardi di euro. L’accordo tra Roma e Il Cairo sulle prime due fregate è stato riferito all’Ansa da fonti qualificate vicine al dossier e sarebbe arrivato in seguito alla telefonata tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il leader egiziano al-Sisi. Le stesse fonti riferiscono che la decisione sarebbe stata già condivisa con i vertici di Fincantieri, che era in trattativa con Il Cairo e attendeva appunto l’autorizzazione all’esportazione delle due navi. Leu – fanno sapere dal partito – si è espressa in maniera contraria alla vendita delle fregate. Nonostante il regime autoritario continui a non collaborare con i magistrati italiani nella ricerca della verità sull’uccisione del ricercatore universitario Giulio Regeni, l’Egitto resta il principale destinatario dell’export di armi italiano. Lo confermano i dati relativi al 2019: già da un anno il Cairo è il miglior cliente dell’industria bellica italiana con 871 milioni di euro. Segue il Turkmenistan, altro regime non democratico, con un giro di affari da 446 milioni solo lo scorso anno. Mentre in totale le consegne di armi all’estero fatturate nel 2019 arrivano a 2,9 miliardi di euro.

L’allarme in merito ai nuovi affari tra Roma e il Cairo era stato lanciato solo pochi giorni fa con la campagna ‘Banche Armate’ che chiede alle banche di non finanziare “le aziende che vendono armamenti ad al-Sisi”. Le tre riviste promotrici, Missione Oggi dei missionari Saveriani, Nigrizia dei missionari Comboniani e Mosaico di Pace del movimento Pax Christi, ponevano l’attenzione su quello che viene definito ‘il contratto del secolo’, “un contratto per forniture militari del valore complessivo di 9 miliardi di dollari, il maggiore mai rilasciato dall’Italia dal dopoguerra”.

Per di più destinato proprio all’Egitto, Paese che continua a mostrare, dalla presa del potere del presidente Abdel Fattah al-Sisi, sistematiche violazioni dei diritti umaniincarcerazioni arbitrarierepressione del dissenso e persecuzione degli oppositori politici. Per quanto riguarda i rapporti con l’Italia, Il Cairo non ha mai fornito risposte e un vero sostegno nella ricerca di verità per l’uccisione di Giulio Regeni e continua a trattenere in carcere, ormai da quasi 4 mesi e senza un regolare processo, lo studente egiziano dell’università di Bologna, Patrick George Zaki. L’esecutivo al-Sisi è anche tra i principali sostenitori del generale Khalifa Haftar che, in Libia, da anni compie attacchi contro il Governo di Accordo Nazionale di Fayez al-Sarraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite, violando sistematicamente la tregua armata. Infine, va tenuto anche conto che la legge 185 del 1990 vieta le esportazioni di armamenti verso i Paesi i cui governi sono responsabili di accertate “violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani”. Il nome di Regeni non appare nemmeno nel comunicato della presidenza egiziana con cui domenica è stata data notizia della telefonata tra Conte e al-Sisi. “Quale Paese venderebbe mai un intero arsenale militare ad un autocrate che permette l’assassinio di un suo cittadino?”, si chiede Giorgio Beretta sul sito dell’Osservatorio diritti.

FONTE: logo fattoquotidiano

Avvicendamento al Comando delle Forze Aeree della Marina Militare

Avvicendamento

di REDAZIONALE 7 LUGLIO  2021

 In data odierna, presso la Stazione Aeromobili Marina Militare di Grottaglie, si è tenuta la cerimonia di avvicendamento tra il Contrammiraglio Placido Torresi, Comandante delle Forze Aeree (COMFORAER) Marina Militare cedente, e il Capitano di Vascello Marco Casapieri, subentrante, alla presenza del Comandante in Capo della Squadra Navale (CINCNAV), Ammiraglio di Squadra Paolo Treu.
 
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Le forze aeree della Marina Militare fanno capo al COMFORAER, che si occupa dell’organizzazione e del coordinamento delle attività di tutti i mezzi aerei della Marina, comprendendo anche la manutenzione, la gestione delle infrastrutture logistiche e l’addestramento del personale di volo e di terra.
 
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L’aviazione navale italiana è stata coinvolta a partire dagli anni Ottanta in tutte le operazioni in cui vi è stata la partecipazione della Marina Militare. Oggi è uno strumento di difesa della flotta, indispensabile per estenderne il raggio d’azione e per proiettarne le capacità operative sul mare e dal mare.

Il Contrammiraglio Placido Torresi lascia l’incarico dopo quasi 4 anni a favore del Capitano di Vascello Marco Casapieri,proveniente dallo Stato Maggiore della Marina Militare dove il suo ultimo incarico è stato Capo Ufficio Spazio e Innovazione Tecnologica.

APPROFONDIMENTI

Le origini dell’Aviazione Navale risalgono al 1913, quando fu costituito ufficialmente il servizio aeronautico della Regia Marina.

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Le basi di Grottaglie, Luni (SP) e Catania, rappresentano le principali articolazioni operative del COMFORAER, costituito nel 2000 e dipendente gerarchicamente da CINCNAV. Queste ospitano i reparti di volo della Marina Militare: il 4° Gruppo Elicotteri e il Gruppo Aerei Imbarcati di Grottaglie, il 1° e 5° Gruppo Elicotteri di Luni e il 2° e il 3° Gruppo Elicotteri di Catania, a cui si aggiunge la Sezione Aerea P-180 ubicata nell’aeroporto militare di Pratica di Mare.

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I velivoli ad ala fissa e gli elicotteri sono imbarcati sulle unità navali dotate di hangar e ponte di volo, sulle unità navali da assalto anfibio e sulle portaerei.

Fonte e Foto Marina Militare-Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione

FONTE: Logo osservatoriodifesa

 

Battaglia del convoglio Tarigo

Riporto un bel ricordo postato da Antony Simeone sul gruppo di Facebook  "Regia Marina in World War II" relativo alla battaglia del convoglio Tarigo.

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Battaglia del convoglio Tarigo. Fu combattuta il 16 aprile 1941 tra quattro cacciatorpediniere britannici e tre italiani, vicino alla costa tunisina. Con l'uso del radar, le forze britanniche tesero un'imboscata al convoglio dell'Asse al buio. Quando il convoglio passò una boa che segnava i banchi di sabbia, i britannici aprirono il fuoco a 2.000 iarde (1.800 m) e chiusero fino a 50 iarde (46 m). Tre dei trasporti dell'Asse furono affondati, e gli altri due spiaggiarono sul banco di sabbia e divennero una perdita totale. [citazione necessaria] Lampo fu incagliato e successivamente recuperato, mentre Baleno affondò in acque poco profonde. Il comandante della flottiglia, comandante de Cristofaro, a bordo di Tarigo, si è fatto sparare una gamba e in seguito è morto per le ferite riportate; fu insignito postumo della Medaglia d'Oro. Mentre era in porto e affondava, Tarigo (ora sotto il comando dell'unico ufficiale sopravvissuto, il guardiamarina Ettore Bisagno) lanciò due siluri che colpirono la HMS Mohawk; La HMS Jervis successivamente affondò Mohawk, che affondò sul fondo sabbioso ad una profondità di 12 metri (39 piedi). L'esito della battaglia segnò la fine del trasporto relativamente incontrastato dell'Asse in Libia, di cui avevano goduto dal giugno 1940

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Anthony Simeone

FONTE: Regia Marina in World War II- Facebook

Battaglia di mezzo agosto, 1942

Uno dei più importanti scontri fra le forze aeronavali italiane, britanniche e tedesche

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Marco Sciarretta

La storia dell'operazione battezzata dai britannici Pedestal, in Italia passata alla storia come Battaglia di Mezzo Agosto, può essere brevemente sintetizzata come uno dei più violenti scontri aeronavali della storia, combattuto con estrema determinazione dai contendenti italiani, tedeschi e britannici, originato dalla necessità per gli Alleati di rifornire l'isola assediata di Malta

Nell'estate del 1942, la situazione della flotta Britannica era divenuta talmente critica che, nella necessità di pianificare un'operazione di rifornimento verso Malta, i mezzi disponibili consentivano di organizzare una solo grande convoglio, proveniente da occidente attraverso lo Stretto di Gibilterra. La decimata Mediterranean Fleet, dalle sue basi di Porto Said e di Haifa, nell'occasione venne coinvolta al solo fine di allestire un convoglio civetta, destinato nei limiti del possibile a distogliere dal Mediterraneo centrale almeno una parte delle forze italo-tedesche, per poi tornare al sicuro nelle proprie basi. Il convoglio proveniente da occidente era invece una ripetizione, su scala ancora maggiore, di quello allestito per la precedente operazione Harpoon, che a sua volta aveva dato origine all'insieme di scontri passati alla storia come Battaglia di Mezzo Giugno, una delle più complete e indiscusse vittorie italiane della Seconda guerra mondiale.

I britannici avevano assegnato all'operazione Pedestal ben tre portaerei, Victorious, Indomitable e Eagle, due Navi da battaglia, Nelson e Rodney, sette incrociatori ventiquattro cacciatorpediniere, il tutto per proteggere 14 navi mercantili. Erano inoltre in mare, in operazioni di supporto, due navi rifornitrici protette da 4 navi scorta, nonché la portaerei Furious, a sua volta scortata da 8 cacciatorpediniere. Si trattava in pratica dell'operazione più massiccia messa in campo dalle forze armate britanniche a quel punto della guerra, resa possibile, tra l'altro, solo dalla contemporanea sospensione dei convogli artici verso la Russia.

La Marina italiana aveva pianificato l'intervento, qualora si fossero verificate favorevoli opportunità, di due Divisioni di incrociatori. Proprio per limitare tali rischio, ed evitare di subire una seconda debacle, dopo quella inferta dagli italiani due mesi prima nelle acque di Pantelleria, la Royal Navy aveva a sua volta rinforzato la scorta di incrociatori assegnata alla protezione diretta del convoglio.

La prima parte dell'azione vide, l'11 agosto, l'affondamento della portaerei Eagle ad opera di un sommergibile tedesco, mentre andava perduto da parte italiana il sommergibile Dagabur.  Il 12 agosto le unità britanniche furono attaccate da un centinaio di velivoli italiani e tedeschi, provenienti dalla Sardegna e dalla Sicilia, che danneggiarono le altre due portaerei, di cui l'Indomitable gravemente. Un aerosilurante italiano affondava inoltre il cacciatorpediniere Foresight, a fronte della perdita del sommergibile Cobalto. Anche uno dei mercantili veniva colpito e successivamente affondato.

Per il convoglio, tuttavia, era solo l'inizio: era infatti previsto che le due corazzate della scorta “pesante", e con loro la metà dei cacciatorpediniere di scorta, invertissero la rotta prima di avvicinarsi alla strettoia del Banco Skerki, nel Canale di Sicilia. Tale rotta era pressoché obbligata, per sfuggire ai numerosi e micidiali sbarramenti di mine posati dalle forze navali italiane. Il resto della formazione, una volta addentrato in tale pericoloso passaggio, finiva nella trappola predisposta dalle forze subacquee italiane. Il Sommergibile Axum, con una spettacolare salva di siluri, colpiva contemporaneamente tre navi: l'incrociatore Nigeria, costretto per i gravi danni a rientrare a Gibilterra; l'incrociatore Cairo, affondato, e la petroliera statunitense Ohio, che riuscì nonostante tutto a proseguire. Altri due mercantili vengono nel frattempo affondati da velivoli da attacco, mentre il sommergibile italiano Alagi colpiva a sua volta l'incrociatore leggero Kenya.

Il peggio arrivò nel prosieguo della notte, quando l'agguato delle motosiluranti e dei Mas italiani si rivelò ancora più letale, affondando l'incrociatore Manchester, la più grande vittoria conseguita da motosiluranti a livello mondiale in quel conflitto (anche nella Prima guerra mondiale il primato è italiano, grazie alla celebre impresa di Luigi Rizzo). Venivano inoltre affondati ben quattro mercantili, oltre ad un quinto danneggiato.

Mancò purtroppo l'occasione di un definitivo intervento della squadra di incrociatori italiani, gli unici utilizzabili in quel momento a causa della cronica mancanza di combustibili, che limitava in maniera determinante le possibilità di intervento delle unità maggiori. L'azione degli incrociatori viene infatti sospesa a causa di una segnalazione della ricognizione aerea, che aveva erroneamente rilevato la presenza in quelle acque di una forza britannica superiore. Tale movimento causerà purtroppo il grave danneggiamento di due incrociatori, il Bolzano e l'Attendolo, silurati da un sommergibile inglese. In particolare il Bolzano, pur gravemente danneggiato e a rischio di affondamento, riesce a raggiungere l'isola di Panarea dove, con uno straordinario e rapidissimo intervento ad opera dei servizi tecnici della Marina, viene rimesso in condizioni di navigare e trasferito per le riparazioni nella base della Spezia.

La mattina del 13 agosto, ulteriori attacchi aerei italiani e tedeschi infliggono ulteriori danni. Riescono a raggiungere Malta, in ultimo, solo cinque mercantili dei quattordici originariamente partiti.

La battaglia di Mezzo Agosto è stata la più grande vittoria aeronavale dell'Asse durante la guerra nel Mediterraneo. Il contributo tedesco è stato sicuramente importante, ma la gran parte delle forze impegnate erano italiane, e furono queste a infliggere la maggior parte dei danni alla flotta avversaria. I mercantili che riuscirono a raggiungere Malta non furono certo sufficienti a risollevare le sorti dell'isola, ma permisero comunque alla fortezza assediata di sopravvivere.

Nel prosieguo del conflitto, l'ingresso delle forze statunitensi nel Mediterraneo cambiò irreversibilmente la direzione degli eventi, rendendo impossibile per l'Italia la prosecuzione della guerra fino a quel momento sostenuta, con alterne vicende, contro l'Impero britannico.

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FONTE: Logo Marinamilitare

 

Beirut per me

Un articolo a firma dell'Ammiraglio Giuseppe De Giorgi che ha tutta la mia approvazione. A voi le valutazioni...

(di Giuseppe De Giorgi)

10/08/20 

Beirut1Dall’oblò del mio camerino entrava il fresco del mattino e il profumo della macchia mediterranea. Una gioia per lo spirito oltre che per i polmoni, rispetto all’odore di gasolio che ci avvolgeva sempre e che non sentivamo quasi più. Chi è stato sulle navi a caldaie lo ricorda anche troppo bene. Era il tempo della guerra civile in Libano. L’Italia era intervenuta dopo il massacro di palestinesi dei campi di Sabra e Shatila (Settembre 1982) in coordinamento con USA e Francia. Eravamo stati tempestivi e giocavamo un ruolo importante. Gli italiani erano rispettati e benvoluti dalla gente.

A terra, alla testa del contingente italiano c’era il generale Angioni. La Marina aveva schierato il battaglione San Marco del comandante Sambo, al completo. In mare avevamo un incrociatore (Doria) due cacciatorpediniere lanciamissili e fregate classe Lupo. Le nostre navi proteggevano il contingente con le loro artiglierie e i missili antiaerei. Il gruppo navale italiano aveva anche 6 elicotteri armati, per il pattugliamento e il supporto supporto logistico a terra. Io ero il capo servizio volo del Doria (foto) e della divisione navale. Atterravo spesso nel porto, vicino a una postazione dei carabinieri del Tuscania. 100 uomini, comandati dal capitano Von Pauli. Frequenti anche le missioni alla base del San Marco a sud dell’aeroporto. 

Beirut2La missione più pericolosa era il collegamento logistico con il porto. Volavamo bassi, molto bassi, soprattutto in fase di avvicinamento alla piazzola, schermandoci con la diga foranea, poi eseguivamo un arresto rapido e lo mettevamo a terra on fretta, con un piccolo strisciato, leggeri sui pattini; un atterraggio senza “hover” per non alzare polverone e guadagnare tempo. Atterravamo il più vicino possibile ai container del Tuscania per proteggerci dai cecchini che sparavano dalla collina. Il rischio maggiore era al decollo. Fu in uno di quei decolli, prima di accostare verso il mare che mi hanno sparato contro con un cannoncino antiaereo. Ma questa è un’altra storia.

Beirut dal mare era bellissima. Finché non ti avvicinavi.

Progressivamente si distinguevano i fori dei proiettili, i palazzi sventrati, le macerie, i rottami delle macchine incendiate.

Avevo avuto la fortuna di accompagnare l’ammiraglio Ruggiero (il comandante della prima divisione navale) in alcune delle sue visite a terra. In una di queste attraversammo, con la scorta del San Marco, la famigerata linea verde che separava Beirut fra le fazioni in lotta. L’odore della macchia mediterranea non si sentiva più. Sporcizia e macerie ovunque; bambini che salutavano, miliziani con il Kalashnikov, uomini della Legione Straniera di pattuglia, i nostri fucilieri di Marina, con il colpo in canna, che non abbassavano mai lo sguardo. Improvvisamente partiva qualche raffica in una strada vicina. I civili sparivano in un lampo, per ricomparire poco dopo, come se nulla fosse successo. Riapparivano le donne con le borse della spesa. Gli scugnizzi riprendevano a giocare a pallone.

Beirut3Innamorarsi del Libano fu inevitabile. Alla fine, partimmo.

Imbarcammo il contingente italiano in rientro per l’Italia su alcune navi anfibie e su mercantili. L’Italia era stata tempestiva ed efficace in Libano. Eravamo intervenuti in una parte del Mediterraneo strategica per il mantenimento della stabilità e la tutela dei nostri interessi nazionali.

I nostri uomini si erano comportati bene e la popolazione gli mostrava affetto e riconoscenza mentre lasciavano le postazioni per dirigere al porto di Beirut, verso banchine molto vicine a quelle sparite nell’esplosione del deposito di nitrato di ammonio.

Per l’occasione, al nostro gruppo navale si era aggiunto l’incrociatore Vittorio Veneto, bellissimo e imponente. La vista del convoglio era solenne. Procedeva verso ovest in linea di fila dietro al Vittorio Veneto, con le altre navi di scorta in schermo. Con mio sommo piacere, mi fu ordinato di organizzare un passaggio di elicotteri in formazione sulle navi, come saluto al contingente appena imbarcato. Dalle navi i soldati e i marinai ci salutavano agitando i berretti.

Di poppa, nella scia, Beirut ormai rossa per il tramonto, diventava sempre più piccola.

Beirut4Era il 20 febbraio del 1984. Non sarei tornato a Beirut per altri vent’anni. 22 per l’esattezza. Questa volta tornai come comandante della Task Force 425 e comandante interforze dell’Operazione Leonte. Avevamo sbarcato 1000 uomini per rinforzare le truppe dell’ONU sul confine con Israele, ma soprattutto eravamo riusciti a ottenere l’eliminazione del blocco aereo e navale, imposto da Israele al Libano, nell’ambito della guerra contro gli Hezbollah.

Anche questa volta l’Italia era stata tempestiva ed efficace, contribuendo in modo determinante a consolidare la tregua fra Israeliani e la potente fazione degli Hezbollah. Fu grazie alla ripresa dei collegamenti aerei e soprattutto marittimi, se la popolazione libanese poté ricominciare a vivere, dopo essere stata stremata dalla mancanza dei beni fondamentali, scongiurando al tempo stesso il rischio di sanguinose rivolte.

Grazie all’Italia e alla sua Marina, ritornava la normalità. Il nostro governo aveva deciso rapidamente e si era mosso con decisione, battendo sul tempo la potenza tradizionalmente di riferimento per il Libano, la Francia.

Sotto la guida dell’ammiraglio Di Paola (all’epoca capo di stato maggiore della Difesa) avevamo assunto la leadership militare in quei difficili frangenti (v.articolo). L’Italia mostrava di essere consapevole del proprio ruolo e della sua gerarchia nella comunità internazionale. Noi marinai facemmo il resto e nuovamente fummo al centro dell’attenzione dei libanesi, nuovamente a Beirut nel suo grande porto, ancora una volta vicino al magazzino da cui, il 4 agosto alle 18, si è sprigionato l’inferno di fuoco.

Beirut5Sul ponte della portaerei Garibaldi, la gratitudine dei libanesi fu espressa ai massimi livelli dall’allora primo ministro Siniora al presidente del consiglio italiano Prodi, al ministro della difesa Parisi: “… il blocco navale israeliano aveva tolto ossigeno al popolo libanese, l’Italia ci ha consentito di respirare di nuovo, Grazie Italia, Grazie Presidente Prodi, Grazie marinai italiani…” . era l’11 Ottobre 2006.

Sarebbe stato giusto e naturale vedere le nostre navi di nuovo nelle acque di Beirut, sbarcare aiuti e dare sostegno al popolo libanese. Invece, sono nei porti italiani. Ferme in attesa di decisioni che non arrivano. Poi sarà tardi. Troppo tardi per essere rilevanti.

Come in Libia del resto, siamo venuti meno al nostro ruolo e abbiamo lasciato soli i nostri alleati e amici Mediterranei nel momento del bisogno, ormai incapaci di essere all’altezza della situazione, sempre più indifferenti all’interesse nazionale.

Foto: Marina Militare / web / U.S. Air Force

FONTE: Logo difesaonline

Boom di richieste per le super-navi italiane di Fincantieri

Boom fincantieri

Alessandro Scipione

Boom della cantieristica militare navale italiana nel mondo dopo la vittoria della maxi-gara per la fornitura di dieci fregate multiruolo classe Fremm alla Marina militare degli Stati Uniti. La commessa della U.S. Navy del valore di 5,57 miliardi di dollari è il miglior biglietto da visita possibile per Fincantieri. Grecia, Marocco, Egitto, Canada, Indonesia sono tutti mercati dove il gruppo guidato da Giuseppe Bono ha già stretto accordi o stanno negoziando l’acquisto delle super-navi dell’Italia. L’ultimo in ordine di tempo è il Regno del Marocco, che ha recentemente manifestato interesse per l’acquisto di almeno due nuove Fremm. Nonostante il Regno nordafricano abbia già acquistato nel 2007 una fregata multiruolo dalla Francia, la “Mohammed VI” recentemente riammodernata, “è molto interessato alle Fremm a configurazione italiana” anti-sommergibile, spiegano fonti vicine al dossier contattate da Agenzia Nova. Secondo la Rivista italiana difesa (Rid), anche “il recente successo in Indonesia – con la vendita di sei unità, quattro da prodursi in Italia e due nei cantieri indonesiani PT-Pal – ha fatto salire a 30 il numero delle unità, tra ordini e opzioni, del modello prodotto dalla ‘nostra’ Fincantieri: dieci per la Marina Americana, 2 + 2 per la Marina Egiziana (…) e le dieci (otto già in servizio, più le due sostitutive di quelle cedute all’Egitto già in costruzione) per la Marina Militare”.

Trattative in Marocco

La notizia delle trattative con Rabat è stata rilanciata in Marocco dal portale Maghress, che riprende a sua volta le indiscrezioni di Rid. La testata marocchina ricorda come la fregata Mohammed VI, il pezzo più pregiato della flotta marocchina, sia rientrata ai box in Francia per svolgere lavori di manutenzione e sviluppo, prima di partecipare a marzo alle manovre congiunte Lightning Handshake con la Marina degli Stati Uniti, non lontano dalle Isole Canarie. Le fregate Fremm “Made in Italy”, sottolinea Maghress, sono in grado di trasportare missili a lungo raggio, missili antiaerei e antinave, con la capacità di effettuare attacchi su bersagli terrestri a una distanza massima di 180 chilometri, ma soprattutto è particolarmente efficace nella versione antisommergibile. Secondo l’ultimo rapporto del sito statunitense specializzato nel settore difesa, Global Fire Power (Gfp), la Marina marocchina è 21esimo posto a livello mondiale deve colmare il gap con il principale rivale regionale, l’Algeria (14esimo posto), che sulla carta surclassa il Marocco grazie agli otto sottomarini in dotazione. L’acquisto delle Fremm italiane, bestia nera dei mezzi a immersione di fabbricazione russa in dotazione agli algerini, potrebbe pertanto riequilibrare la situazione e rilanciare le ambizioni del Regno nordafricano, la cui economia dipende in larga larga parte dalla messa in sicurezza degli oltre 3.500 chilometri di costa.

Le Fremm “egiziane” al confine con la Libia?

Dall’altra parte del Mediterraneo, a est, l’Egitto ha recentemente inaugurato sabato la base “3 luglio” a Marsa Matruh, nella zona occidentale, a 135 chilometri dalla Libia. Al taglio del nastro, di fianco al presidente-generale Abdel Fatah al Sisi c’erano l’omologo libico Mohamed Menfi e Mohammed bin Zayed, il leader de facto degli Emirati Arabi Uniti e grande alleato-sponsor. La nuova struttura in grado di ospitare grandi unità, incluse le due fregate classe Fremm acquistate dall’Italia. Si tratta di un punto d’appoggio strategico non solo per il teatro libico, dove l’Egitto sostiene il generale Khalifa Haftar insieme agli Emirati, ma per l’intero Mediterraneo orientale. Vale la pena ricordare che il Cairo ha da tempo creato un asse con Grecia e Cipro in funzione anti-Turchia. Il nome della base, del resto, non lascia dubbi: il 3 luglio del 2013 venne deposto il governo della Fratellanza musulmana guidato da Mohamed Morsi. Per anni il “sultano” di Ankara Recep Tayyip Erdogan, campione dei Fratelli musulmani, ha definito Al Sisi un golpista, correggendo il tiro solo dopo l’insediamento dell’amministrazione statunitense di Joe Bide e la dichiarazione di Al Ula, che ha posto fine all’isolamento del Qatar, il grande alleato della Turchia nel Golfo. Ora, anche grazie alle nuove Fregate europee multi-missione italiane, l’Egitto invia un messaggio chiaro a tutta la regione: chi vuole mettere le mani sulle risorse del Mediterraneo orientale deve fare i conti con un Paese di 100 milioni di abitanti armato fino ai denti.

FONTE: Logo insedeover

Brevi imbarchi sulle Navi Scuola Vespucci e Palinuro

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Lo Stato Maggiore della Marina 

ripropone anche per quest’anno la possibilità di imbarcare giovani Soci ANMI, di età compresa tra i 16 ed i 26 anni, di nazionalità italiana, sulle Navi Scuola Vespucci e Palinuro nel corso delle navigazioni che esse effettueranno nei periodi “fine maggio - fine giugno” e “metà settembre - fine ottobre”.

Tali imbarchi sono effettuati nell’ambito della promozione pro-arruolamento nella Marina Militare e consentono ai giovani candidati di sperimentare la vita marinara a bordo delle stesse navi scuola utilizzate dalla Marina Militare per l’addestramento pratico estivo degli Allievi delle proprie Scuole di Formazione.

I Presidenti di Gruppo sono pregati di divulgare l’iniziativa, raccogliere e selezionare le adesioni dei giovani sulla base di criteri di merito che tengano conto di:

  • Interesse per il mare e la Marina;
  • Serietà e convinzione nei riguardi dell’iniziativa;
  • Risultati scolastici conseguiti;
  • Domande di imbarco già presentate in precedenza.

Si rammenta che il successo dell’iniziativa, e quindi il suo prosieguo nei prossimi anni, è condizionata dal buon comportamento a bordo dei giovani partecipanti, di cui risulterà garante il Presidente di Gruppo che ha effettuato la selezione.

Potranno essere altresì avanzate candidature di Soci di età superiore a 28 anni per ricoprire l’incarico di accompagnatore e di accompagnatrice dei giovani durante i periodi di imbarco.

L’elenco dei giovani candidati, stilato in base a un ordine di priorità che tenga conto dei criteri di merito precedentemente esposti, dovrà essere inoltrato da parte dei Presidenti dei Gruppi ANMI,

esclusivamente via e-mail (indirizzo del destinatario: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)entro il 30 aprile p.v., secondo il formato sotto indicato.

 Successivamente, la Presidenza Nazionale suddividerà i giovani nei vari turni di imbarco prendendo in opportuna considerazione i periodi richiesti e, dopo aver ricevuto dalla Marina Militare le date esatte e i porti di imbarco/sbarco, richiederà via e-mail ai prescelti di confermare la loro partecipazione al turno assegnato e di presentare al più presto al Presidente del proprio Gruppo la Domanda di Partecipazione debitamente compilata e firmata. Nel caso di un numero di domande superiore al numero di posti disponibili verrà data priorità ai giovani candidati che risultano da più tempo iscritti all’ANMI.

 I giovani accettanti:

  • dovranno sottoporsi a visita medica per ottenere un certificato medico di “sana e robusta costituzione” da presentare a bordo della nave al momento dell’imbarco;
  • non dovranno soffrire di particolari forme di allergia/intolleranza non compatibili con la vita/l’ambiente di bordo (polvere, manila, canapa, nylon ecc.).

Si ricorda che mentre la permanenza a bordo delle Navi Scuola non comporta oneri per gli interessati, le spese per i trasferimenti per/da i luoghi di imbarco/ sbarco sono a totale carico dei partecipanti e nulla sarà dovuto dall’Associazione/ Amministrazione Difesa a rimborso di tali spese in caso di annullamento dell’attività, per motivi di carattere tecnico-operativo.

Al termine dell’imbarco, i Partecipanti riceveranno dal Comando di bordo un “Attestato di imbarco”. Inoltre, al rientro presso la propria residenza, essi potranno richiedere al Presidente del proprio

Gruppo ANMI una dichiarazione su carta intestata che confermi che:

“ lo studente ...............……………………….ha svolto l’imbarco sulla Nave Scuola ........................................................................., dal .........................al ........................., durante il quale ha preso conoscenza della vita operativa e logistica della nave, in porto ed in mare, ed ha

partecipato alle varie attività di bordo durante la navigazione e le manovra marinaresche”.

FONTELogo Anmi 

Cancellazione del programma del giro del mondo di Nave Vespucci

la nave scuola amerigo vespucci c marina militare

La Nave scuola Amerigo Vespucci (© Marina Militare)

L'attuale situazione relativa all'emergenza COVID 19, con le conseguenti ripercussioni in campo nazionale e internazionale, e la necessità per la Marina Militare di contribuire allo sforzo corale del Paese, impone per il momento la cancellazione del programma previsto per la Campagna “L’Italia a vele spiegate” – Il giro del mondo della Nave Scuola Amerigo Vespucci 2020 -21 con le modalità anticipate e diffuse sui Media.

Ad oggi non vi sono i presupposti e le condizioni per partire con un’attività complessa ed impegnativa per la Nave ed il suo equipaggio in mari così lontani dalla madre patria.

La nave scuola Amerigo Vespucci è l’emblema della Marina Militare: in essa è racchiusa l’eccellenza del Made in Italy, nel solco delle tradizioni marinare, ma anche di una forte dimensione culturale italiana fondata sui valori della democrazia, del rispetto dei diritti umani e della solidarietà.

La Marina Militare, già impegnata in questi giorni a supporto della lotta alla diffusione del COVID 19, segue con la massima attenzione lo sviluppo della situazione internazionale e Nave Vespucci, quando l'attuale situazione avrà termine ed il paese si risolleverà, sarà la prima avanguardia della rinascita per contribuire a rilanciare l’immagine nazionale portando nel mondo i nostri valori e l’eccellenza italiana.

FONTE: Logo Press Mare

Caso Cervia, 30 anni di dubbi e depistaggi

La misteriosa scomparsa del tecnico potrebbe essere legata alle sue competenze in campo militare

IL CASO DAVIDE CERVIA

Davide Cervia, il mistero dietro un nome. Ė il 12 settembre 1990 e Davide, dipendente di una società di componenti elettronici, terminato il lavoro sta tornando a casa nei pressi di Velletri. Non entrerà mai più nel suo appartamento. Qualcuno lo preleva di peso dalla sua Golf – secondo la testimonianza di un vicino sembra siano tre uomini – e lo carica su un’auto verde scura che si allontana seguita dalla vettura dell’uomo guidata da uno dei complici del rapimento. Si parla della tragedia di un uomo semplice. In realtà, dal profilo del rapito, emergono elementi che farebbero pensare a risvolti un po’ più complessi. Davide, nato a Sanremo nel 1959, venti anni dopo entra in Marina, dove presta servizio come sottufficiale fino al 1984. Imbarcato sulla nave Maestrale ha il compito di garantire il funzionamento di “guerra elettronica”, un incarico peculiare e delicato che richiede una particolare competenza. La sua misteriosa sparizione avviene alla vigilia della prima Guerra del Golfo, conflitto che prevede personale qualificato e ricercatissimo. E da qui potrebbero partire i primi indizi ma dopo la scomparsa, le autorità italiane hanno sempre negato la possibilità di un nesso tra la specializzazione di Davide e la sua scomparsa. Come in casi analoghi, soltanto la tenacia della famiglia ha permesso che, a mano a mano, emergessero tutte le contraddizioni legate a questa vicenda. Viene fuori che nei mesi precedenti alla scomparsa, il tecnico si sente spiato e minacciato, minacce che qualche anno dopo iniziano a incombere anche sui suoi famigliari che divengono oggetto di intimidazioni di varia natura. Sul piano delle indagini è vuoto pneumatico. L’unico elemento certo è il nominativo di tale Cervia che risulta prenotato nel gennaio 1991 sul volo “Air France” Parigi/ Il Cairo con rotta Jeddah-Aden-Sana’a, con biglietti pagati dal ministero degli Affari esteri francese. Dopo anni di salti nel vuoto da parte degli investigatori nel 2000 l’indagine viene archiviata. La famiglia però non si dà per vinta, specie per contrastare le inverosimili illazioni, che vorrebbero Davide allontanatosi di sua sponte, per la più prevedibile delle storie di infedeltà coniugale. Ipotesi testardamente combattuta dalla moglie Marisa Gentile, che in tanti anni si è battuta con coraggio per approdare alla verità. Una verità nascosta, contrastata da depistaggi, strani ritrovamenti, come la Golf di Davide rinvenuta un anno dopo a Roma in via Marsala, nei pressi della stazione Termini, con lo stesso mazzo di rose che il sergente aveva comprato per sua moglie la sera del rapimento. O le numerose sollecitazioni ad abbandonare ogni tentativo di venire a capo del mistero; e lettere anonime, telefonate inquietanti e tanti altri segnali che non lasciano tranquilli. Poi la svolta: il 23 gennaio 2018 il Tribunale civile di Roma ha condannato il ministero della Difesa per aver violato il diritto alla verità della moglie e dei figli di Davide. Una sentenza importantissima con cui si ribadisce che la verità è un diritto tutelato dalla legge. Contestualmente, il Tribunale conferma che la scomparsa di Davide Cervia è legata alle sue competenze militari. Niente a che vedere quindi con l’allontanamento volontario. Scrive il giudice: “le condotte del ministero della Difesa, provenienti in particolare da articolazioni della Marina Militare, si appalesano lesive del diritto alla tempestiva, esatta e completa informazione di Davide Cervia, con riguardo al periodo in cui era arruolato nella Marina Militare Italiana, ai fini della ricerca delle ragioni della sua scomparsa”. Una svolta che lascia il segno, tanto da far intervenire il ministro Elisabetta Trenta e lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte che esprime vicinanza alla famiglia. “Nel ribadirle il saldo sentimento di vicinanza che lega la presidenza del Consiglio alla sua famiglia – è scritto nella nota inviata a Marisa Gentile dall’ammiraglio Carlo Massagli, consigliere militare di Giuseppe Conte – le esprimo i sensi della più alta considerazione, per l’impegno da Lei profuso nella ricerca delle cause della scomparsa di Suo marito”. Parole che lasciano il segno, tanto da far invocare una commissione d’inchiesta sulla sparizione di Davide che, a tutt’oggi, non ha ancora preso forma. L’unica certezza in questo intricato caso, è che lo Stato ha negato la verità alla famiglia Cervia. Lo ha stabilito il giudice a cui purtroppo, non ha fatto seguito un sentimento di indignazione generale, come sarebbe stato opportuno. In altri contesti, con diversi protagonisti e personaggi forse più mediatici, non sono mancate le proteste, gli interventi della politica, incursioni della magistratura, richieste di riapertura indagini. Con l’immancabile corollario di libri e inchieste giornalistiche. Per Davide nulla. Il silenzio. Una fitta coltre di nebbia avvolge il suo caso. La tragedia di un sergente della Marina, specializzato in guerre elettroniche, rapito e strappato a sua moglie e a due bimbi di 4 e 6 anni. E un presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che si è detto “vicino alla famiglia” e da cui la famiglia si attende che passi ai fatti. Dopo la sollecita risposta alla mail inviata da Marisa, si attende l’avvio di un percorso, da parte delle istituzioni, volto a ristabilire la verità. Ora manca soltanto la decisione della IV commissione Difesa della Camera per l’avvio dell’organismo che promuova l’inchiesta. Lo dobbiamo a Davide, alla sua famiglia e all’amore per la verità.

La scomparsa a Velletri

FONTE: logo paeseroma small

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Non arrenderti mai amico mio, impare a cercare sempre il sole, anche quando sembra che venga la  tempesta ... e lotta!

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