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Il Milite Ignoto

La storia del Milite Ignoto

100 anniversario milite

Esattamente 100 anni fa, il 4 novembre 1921, ebbe luogo la tumulazione del Milite Ignoto nel sacello dell’Altare della Patria.

Dopo la 1^ guerra mondiale, le Nazioni che vi avevano partecipato vollero onorare i sacrifici e gli eroismi delle collettività nella salma di un anonimo Combattente, caduto armi in pugno. In Italia l’allora Ministero della guerra dette incarico ad un’apposita commissione di esplorare tutti i luoghi nei quali si era combattuto e di scegliere una salma ignota e non identificabile per ognuna delle zone del fronte: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele, tratto da Castagnevizza al mare.

Undici salme, una sola delle quali sarebbe stata tumulata a Roma al Vittoriano, furono trasportate nella Basilica di Aquileia. Qui venne operata la scelta tra undici bare identiche. A guidare la sorte fu chiamata una popolana di Trieste, Maria Bergamas, il cui figlio Antonio – disertore dell'esercito austriaco e volontario nelle fila italiane – era caduto in combattimento senza che il suo corpo potesse essere identificato.

Il Feretro prescelto fu trasferito a Roma su ferrovia, con un convoglio speciale a velocità ridotta sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma, ricevendo gli onori delle folle presso ciascuna stazione e lungo gran parte del tracciato.

Tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei Caduti, con il Re in testa, e le Bandiere di tutti i reggimenti attesero l’arrivo del convoglio nella Capitale e mossero incontro al Milite Ignoto per renderGli solenne omaggio.

Il Feretro fu poi scortato da un gruppo di dodici decorati di Medaglia d'Oro fino alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, al cui interno rimase esposto al pubblico.

L’epilogo avvenne il 4 novembre 1921 con una solenne cerimonia.

Più di trecentomila persone accorsero per quel giorno a Roma da ogni parte d’Italia e più di un milione di italiani fece massa sulle strade della Capitale.

Il corteo avanzò lungo Via Nazionale, lungo la quale erano rappresentati i soldati di tutte le armi e di tutti i servizi dell’Esercito.

Dinanzi al gran monumento, in piazza Venezia, uno smisurato picchetto fu schierato in quadrato, mentre 335 Bandiere dei reggimenti attendevano il Feretro.

Prima della tumulazione, un soldato semplice pose sulla bara l’elmetto da fante.

I militari presenti e i rappresentanti delle nazioni straniere erano sull’attenti, mentre tutto il popolo in ginocchio.

Il feretro del Milite Ignoto veniva quindi inserito nel sacello e così tumulato presso quel monumento che poteva ora ben dirsi Altare della Patria.

FONTE: Logo Difesa

Palazzo Marina torna ad aprire le porte al pubblico 2-3 ottobre 2021

Palazzo Marina torna ad aprire le porte al pubblico 2-3 ottobre 2021 

Palazzo marina

Visita guidata gratuita presso la storica sede della Marina Militarealla scoperta di dipinti, cimeli, foto, divise storiche e antichi strumenti della marineria.
Sabato 2 e domenica 3 ottobre la Marina Militare parteciperà alla nona edizione della manifestazione di architettura, arte e cultura denominata Open House Roma Battito Urbano 2021, aprendo le porte di Palazzo Marina alla cittadinanza e offrendo visite guidate gratuite.
Open House Romaè un evento annuale che, in un solo week-end, consente l’apertura gratuita di circa 200 siti di qualunque epoca della Capitale, notevoli per le loro caratteristiche architettoniche e solitamente inaccessibili, con visite guidate gratuite. La Marina, grazie a Open House, ha la possibilità di mostrare ai cittadini con quale passione mantiene e valorizza questo patrimonio storico, artistico e culturale: il “palcoscenico decorato della vita marittima della Nazione”.
Una visita che porterà gli ospiti a scoprire i luoghi caratteristici della sede dello Stato Maggiore della Marina: dal cortile interno al monumentale Scalone d’Onore, dai lunghi corridoi screziati dai marmi all’elegante Biblioteca Storica, fino ad arrivare alle imponenti ancore nere provenienti dalle corazzate austroungariche Teghettoff e Viribus Unitis, simbolo della vittoria italiana sul mare nella Prima Guerra Mondiale, che per i romani rendono Palazzo Marina il “Palazzo delle Ancore”.
Le visite sono su prenotazione e l’ingresso avverrà dall’entrata in Lungotevere delle navi 17 (lato Ancore), dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18,dove verrà effettuato il controllo del Green Pass necessario per la visita.
In occasione dell’evento sarà presente un punto informativo presso il quale sarà possibile ricevere materiale promozionale e conoscere i prodotti editoriali della Marina Militare come il Notiziario della Marina, Rivista Marittima e i volumi dell’Ufficio Storico, insieme al personale di Forza Armata che illustrerà le opportunità professionali che questa offre. Chi come me ha avuto la fortuna di visitarlo si sente in dovere di consigliarlo. Credetemi. Ne vale veramente la pena.

FONTE:anmi terracina ANMI Terracina

“Documenti della Nato ceduti ai militari di Mosca in cambio di 5mila euro”: ufficiale della Marina italiana fermato per spionaggio. L’ambasciatore russo convocato dalla Farnesina

I carabinieri del Ros li hanno fermati immediatamente dopo la cessione di documentazione classificata. È stata l'Aisi a innescare l'indagine: il servizio segreto ha ricevuto un input sui rapporti tra i due qualche mese fa da quel momento sono scattate le procedure per i controlli dei movimenti dei due. La Farnesina convoca l'ambasciatore russo ed espelle i due funzionari. Mosca: pronti a rispondere

spionaggiorussia

Una vicenda nebulosa spiegata solo con un breve comunicato. Certo è che l’affaire che vede coinvolti un cittadino italiano, ufficiale della Marina, e un cittadino russo, ufficiale accreditato all’ambasciata di Mosca a Roma, rischia di diventare un caso diplomatico dagli esiti imprevedibili. I due uomini sono stati fermati dagli militari del Ros, il gruppo operativo speciale dei carabinieri, in quello che viene definito incontro clandestino. Beccati subito dopo la cessione di documentazione classificata della Nato. Che tipo di documenti? Carte sui sistemi di telecomunicazione militare. Materiale classificato, alle quali – secondo quanto si apprende da fonti qualificate – il capitano di fregata avrebbe avuto accesso in quanto era in servizio allo Stato maggiore della Difesa. In cambio il militare ha intascato 5mila euro che gli sono stati allungati da un ufficiale delle Forze Armate russe in servizio all’ambasciata della Capitale. Il cittadino russo, protetto dalla guarentigie diplomatiche, è in consegna all’ambasciata. Il cittadino italiano è in stato di fermo per spionaggio e rivelazione di segreto.

C’era un’inchiesta più ampia, si è trattato di una soffiata? Gli unici dati al momento disponibili sono mere informazioni di cronaca. I due sono stati bloccati nella serata di ieri dai carabinieri del Ros, sotto la direzione della Procura di Roma. Ma in passato c’erano già stati alcuni incontri secondo quanto apprende il fattoquotidiano.it. L’operazione, condotta dall’Agenzia Informazioni Sicurezza Interna nell’ambito di una prolungata attività informativa con il supporto dello Stato Maggiore della Difesa, ha riguardato i due militari che avrebbero organizzato vari incontri nelle settimane precedenti. È stata l’Aisi a innescare l’indagine: il servizio segreto ha ricevuto un input sui rapporti tra i due qualche mese fa da quel momento sono scattate le procedure per i controlli dei movimenti. L’ufficiale italiano avrebbe ceduto, tra i dossier riservati, anche documenti Nato, quindi inerenti la sicurezza di altri paesi oltre l’Italia. Al momento è attesa la convalida del fermo del cittadino italiano, richiesta dal pm titolare dell’indagine Gianfederica Dito, e sulla vicenda anche la Procura militare ha ovviamente aperto un fascicolo per rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio e procacciamento di notizie segrete, a scopo di spionaggio. L’interrogatorio di di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari potrebbe tenersi già domani: a quanto si apprende al momento il militare italiano è difeso d’ufficio. Solo dopo la convalida del fermo si potranno conoscere più dettagli.

Intanto la Farnesina rende noto che il Segretario Generale del Ministero degli affari esteri, Elisabetta Belloni, ha convocato al ministero questa mattina – su istruzioni del ministro Luigi Di Maio – l’ambasciatore della Federazione Russa presso la Repubblica Italiana, Sergey Razov. Dall’altra parte arriva il riscontro positivo dei fatti: “Confermiamo il fermo il 30 marzo a Roma di un funzionario dell’ufficio dell’Addetto Militare e sono in corso le verifiche delle circostanze dell’accaduto. Per adesso riteniamo inopportuno commentare i contenuti dell’accaduto. In ogni caso – dicono dall’ambasciata all’Adnkronos – ci auguriamo che quello che è successo non si rifletta sui rapporti bilaterali tra la Russia e l’Italia”. Il ministro, Luigi Di Maio, ha annunciato l’espulsione di due funzionari russi: “In occasione della convocazione al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dell’ambasciatore russo in Italia, abbiamo trasmesso a quest’ultimo la ferma protesta del governo italiano e notificato l’immediata espulsione dei due funzionari russi coinvolti in questa gravissima vicenda”. Il Cremlino, da parte sua, ha inviato un comunicato per dire che la Russia spera che i legami con l’Italia possano essere “preservati” nonostante la vicenda di Roma. Il ministero degli Esteri russo, inoltre, ha fatto sapere: “Ci dispiace per l’espulsione da Roma di due dipendenti dell’ambasciata russa. Stiamo approfondendo le circostanze di questa decisione. Faremo un ulteriore annuncio sui nostri possibili passi in relazione a questa misura, non adeguata al livello delle relazioni bilaterali, saranno annunciati in seguito”. Sulla vicenda si schiera anche il Regno Unito, con il ministro degli Esteri Domic Raab che esprime “solidarietà” all’Italia e alle azioni intraprese “contro le attività maligne e destabilizzanti della Russia che puntano a danneggiare il nostro alleato nella Nato”

FONTE: Logo Fattoquotidiano

 

1° seminario per ufficiali ammiragli ed ufficiali superiori

1° seminario per ufficiali ammiragli ed ufficiali superiori impiegabili come titolari di comandi complessi a connotazione operativa e Force Commander

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27 luglio 2021 Francesco Zampieri

Nell’ambito delle attività di formazione superiore e avanzata propedeutiche all’assunzione di incarichi per l’alta dirigenza, dal 19 al 23 luglio presso il Comando in Capo della Squadra navale a Roma, si è svolto il "1° seminario per ufficiali ammiragli ed ufficiali superiori impiegabili come titolari di comandi complessi a connotazione operativa e Force Commander".

Il seminario ha rappresentato un momento formativo di altissimo livello, unico esempio in campo nazionale, a similitudine di quanto fatto per i Flag Commanders della Marina degli Stati Uniti nel Combined Force Maritime Component Commander organizzato dallo US Naval War College.

L’iniziativa è stata molto apprezzata dai partecipanti e anche da alcuni dei relatori di spicco, tra i quali il generale Claudio Graziano, presidente del Comitato militare dell’Unione Europea, che ha sottolineato come una simile iniziativa rappresenti un’eccellenza assoluta a livello nazionale.

Il percorso didattico proposto ai frequentatori ha privilegiato contenuti di carattere strategico-geopolitico – con particolare riferimento alle alleanze di riferimento, NATO e Unione Europea – ma ha affrontato anche tematiche di carattere operativo, organico e "datoriale", quali l’organizzazione e la gestione del personale, l’approntamento delle Forze, il supporto logistico, il diritto internazionale marittimo e dei conflitti armati, la comunicazione istituzionale e le problematiche di tipo giuridico-amministrativo.

Nel corso del seminario si sono alternati docenti universitari, diplomatici - tra i quali l’ambasciatore Francesco Talò, rappresentante permanente italiano presso il Consiglio Atlantico - e alte personalità nel ruolo di conferenzieri e discussant nei dibattitti che hanno animato l’iniziativa.

Molto apprezzate la tavola rotonda conclusiva – alla quale sono intervenuti i principali comandanti operativi e Force Commanders, attualmente impegnati nelle varie operazioni che vedono protagonista la Marina Militare – e gli interventi dell’ammiraglio (USN, Ret.) James G. Foggo, già comandante dell’Allied Joint Force Command di Napoli, e del sottocapo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio di squadra Aurelio De Carolis, che hanno presentato le rispettive esperienze nell’approntamento e nella gestione di comandi complessi.

Nella giornata conclusiva, il contributo del comandante in capo della Squadra Navale, ammiraglio di squadra Enrico Credendino e l’intervento di chiusura del capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio di squadra Giuseppe Cavo Dragone.

 

130 anni di storia per i Sommergibili della Marina

Uno spirito ancora vivo e che anima gli equipaggi dei battelli dopo piu di un secolo di storia al servizio del Paese

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16 ottobre 2020 Giovanni Peruzzini
80 anni fa, il 16 ottobre del 1940, la MOVM C.C. Salvatore Todaro e l’equipaggio del Regio Sommergibile Cappellini si resero protagonisti di una vicenda straordinaria i cui confini superano il quadro delle vicende belliche. Marinai fuori dal comune, vittoriosi tra le insidiose acque dell’Oceano Atlantico ma dotati di una rara umanità che li spinse ad affrontare situazioni di grande pericolo per portare in salvo i naufraghi del piroscafo armato Kabalo, fiero avversario fino a pochi istanti prima dell'affondamento. Una decisione non facile e rischiosa da portare a compimento, ma che rispecchia in maniera indelebile l’essenza del sommergibilista e del marinaio italiano. Uno spirito ancora vivo e che anima gli equipaggi dei battelli dopo 130 di storia al servizio del Paese. Quest’anno ricorre infatti l’anniversario della fondazione della Componente Sommergibili, coincidente con l'impostazione nel 1890 del Regio Sommergibile Delfino, prima Unità Subacquea Italiana e tra le prime al mondo in assoluto. Il progetto rappresentò l’inizio di un epopea tecnologica ed operativa che ha attraversato, con quasi 200 sommergibili, due Guerra Mondiali e la Guerra Fredda. Il sig. Capo di Stato Maggiore ha reso lustro alla celebrazione odierna rivolgendo un pensiero riconoscente agli Equipaggi, al personale di terra, militare e civile, agli uomini e le donne della Componente che sono impegnati quotidianamente, 365 giorni all’anno, nel garantire la tutela sul mare degli interessi vitali del Paese e la sicurezza degli spazi marittimi. Uomini e donne con la loro dedizione, senza risparmi di energia, in maniera continua e in perfetta condivisione di intenti, si adoperano per il conseguimento degli obiettivi comuni e per il bene della Nazione.

La componente sommergibili nazionale è una compagine saldamente ancorata alle proprie tradizioni e alla gloriosa storia, ma, al contempo, impegnata nello sviluppo dei nuovi sottomarini U212 NFS che saranno unità all’avanguardia, tecnologicamente allo stato dell’arte e quindi costantemente proiettata al futuro.

FONTE: Logo Marinamilitare

26 luglio 1941, ottant’anni fa l’attacco a Malta: il sacrificio di Teseo Tesei

E’ con piacere che pubblichiamo un articolo di Tiziano Ciocchetti, apparso originariamente su DIFESAONLINE, sull’attacco a Malta che avvenne 80 anni fa da parte dei reparti navali e subacquei della X Flottiglia MAS

teseo tesei 1

Sebbene l’articolo si centri sulla figura di Teseo Tesei, colgo l’occasione per ricordare che, dei diretti partecipanti all’incursione, solo 11 naufraghi del MAS 452, riuscirono a raggiungere l’Avviso Diana al largo di Capo Passero, e da lì il porto di Augusta. Un’azione eroica per la quale furono conferite il maggior numero di Medaglie d’oro al Valor militare (1 a vivente e 8 alla memoria) in un’unica missione.

Operazione Malta 2

Il vicegovernatore di Malta, sir Edward Jackson, ricordando l’episodio scrisse: “Nel luglio scorso gli italiani hanno condotto un attacco con grande decisione per penetrare nel porto, impiegando MAS e “siluri umani” armati da “squadre suicide” (…). Questa impresa ha richiesto le più alte doti di coraggio personale“.

CLAUDUS SAN ELMO

l’esplosione dl ponte di San Elmo alla Valletta

26 LUGLIO 1941, ATTACCO A MALTA: IL SACRIFICIO DI TESEO TESEI … scritto da Tiziano Ciocchetti

L’isola di Malta – nella narrazione post bellica della Seconda Guerra Mondiale – rappresenta una sorta di roccaforte inespugnabile, capace di frustrare i tentativi di rifornimento navale dell’Afrika Korps, impegnato in una lotta mortale contro le forze del Commonwealth in Nord Africa. Eppure, almeno fino alla primavera del 1941, Malta non rappresenta alcuna minaccia alle vie di comunicazione tra l’Italia e la Libia. La situazione cambia radicalmente in seguito allo spostamento di forze aeree italo-tedesche sul fronte greco, che si sarebbe allargato, poi, a tutta la penisola balcanica. Inoltre, il X Corpo Aereo della Luftwaffe, si stava mobilitando per l’imminente invasione dell’Unione Sovietica (22 giugno 1941), quindi aveva dovuto diminuire sensibilmente la sua presenza nel Mediterraneo meridionale.

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l’ammiraglio Andrew Cunningham

Visto l’alleggerimento della minaccia delle forze aeree dell’Asse, il comandante della Mediterranean Fleet, l’ammiraglio Cunningham, decide di dislocare a Malta quattro cacciatorpediniere. Dopo i primi successi contro il naviglio italiano, Cunningham si convince di mandare nell’isola una divisione leggera composta da incrociatori e caccia (avvalendosi di radar), per attaccare i convogli carichi di rifornimenti destinati alle truppe italo-tedesche in Libia. Successivamente viene stanziata a Malta un’intera divisione di incrociatori leggeri e una flottiglia di cacciatorpediniere: una seria minaccia per il naviglio impiegato per il rifornimento delle forze dell’Asse in Nord Africa. Tale minaccia preoccupa non poco SUPERMARINA, e il cambiamento strategico nel Mediterraneo meridionale emerge in tutta la sua drammaticità nella notte tra il 15 e il 16 aprile 1941,quando quattro cacciatorpediniere della Royal Navy attaccano il convoglio Tarigo distruggendolo completamente.

Dopo questo tragico evento, gli analisti di SUPERMARINA, si convincono che Malta sarebbe diventata la base di partenza di unità di superficie veloci che avrebbero attaccato in modo sistematico i convogli diretti in Africa settentrionale. Sintomatico il promemoria n.65 S/RRP emesso da SUPERMARINA: “ si impone l’aumento di agguati di nostri sommergibili nelle acque che circondano l’isola e anche, campi minati permettendolo, all’interno di quelle più prossime ai suoi accessi portuali, le stesse dove dovrebbero operare con maggiore e più costante frequenza nostri mezzi insidiosi”.

Raffaele De Courten official

ammiraglio Raffaele De Courten

Dopo qualche giorno la diffusione del promemoria, l’ammiraglio Raffaele De Courten, responsabile dei mezzi d’assalto, contatta il comandante della X Flottiglia MAS, Vittorio Moccagatta, per ordinargli la pianificazione di una incursione dei mezzi d’assalto contro Malta. L’isola costituisce un obiettivo di estrema difficoltà, soprattutto per il superamento delle ostruzioni e per i sistemi difensivi presenti sulla costa.

Tesei e moccagatta

Il comandante della X Flottiglia MAS, Vittorio Moccagatta, in data 26 aprile 1941, invia a De Courten una comunicazione riservata in cui illustra le possibilità operative per condurre l’attacco a Malta. Nella relazione, Moccagatta, individua negli MT (Motoscafo Turismo) gli unici mezzi in grado di eludere il sistema difensivo dispiegato a La Valletta, precisando, tuttavia, l’impossibilità di un’azione di sorpresa, viste le dimensioni dell’ingresso del porto. Caldeggiando quindi l’ipotesi un’azione di forza, con l’impiego di almeno otto MT, di cui tre o quattro sacrificati per la distruzione delle ostruzioni.

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MT italiani

Nonostante le perplessità sulla missione, espresse dagli ambienti di SUPERMARINA, la X Flottiglia MAS viene autorizzata a procedere nella pianificazione. Per verificare in maniera appropriata il sistema di sbarramenti che difendono l’obiettivo, Moccagatta invia, il 25 e il 28 maggio, due MAS in ricognizione esplorative delle coste maltesi, senza comunque acquisire elementi in grado di agevolare la missione. Viste le scarse informazioni acquisite, SUPERMARINA decide di posticipare l’attacco.

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L’attacco degli M.T. contro la Valletta: la direttrice in nero indica il piano studiato;
quelle colorate indicano le evoluzioni dei barchini davanti al viadotto di Sant’Elmo
ed i punti di affondamento – fonte USMM Vol. XIV I mezzi di assalto ediz. 1972

Il 26 giugno i MAS 451 e 452 compiono una nuova ricognizione, arrivando fino a circa un miglio e mezzo dalla costa maltese. Dalle informazioni ottenute si decide di procedere nell’attuazione dell’operazione. Il 30 giugno, dalla base di Augusta, salpa una formazione navale ma una serie di avarie ai mezzi costringe SUPERMARINA all’annullamento della missione.

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Maggiore del Genio Navale Teseo Tesei, il padre degli S.L.C.
A luglio, comunque, ricominciano i preparativi con un nuovo piano d’attacco. A questo punto entra in scena il maggiore del Genio Navale Teseo Tesei, il padre degli S.L.C. (Siluri a Lenta o Lunga Corsa). Questi riesce a convincere Moccagatta ad inserire nell’operazione, a fianco degli MT, anche gli SLC.. Quindi, contro Malta, si sarebbe svolta un’operazione combinata, rendendola con ciò ancora più complessa e rischiosa.

Perché Moccagatta accetta di modificare il piano (in quello originale gli S.L.C. erano stati scartati per l’impossibilità di inserimento con i sommergibili a causa della scarsa conoscenza dell’ubicazione delle mine nemiche) e accetta le richieste di Tesei? 
Credo che a tal proposito siano illuminanti le parole dell’ammiraglio Virgilio Spigai: “Teseo Tesei riuscì a far accogliere anche la propria idea di partecipare alla spedizione con semoventi subacquei che erano stati esclusi dai progetti primitivi, contemplanti solo l’impiego dei barchini esplosivi: Spaventosamente provato nel fisico dalle prove superate nel dramma dell’Iride e nella seconda spedizione dello Scirè contro Gibilterra, dichiarato idoneo per sei mesi al servizio di sommozzatore per grave vizio cardiaco, egli voleva bruciarlo, quel resto di cuore che gli restava, in una memorabile impresa da eroe… Non era più padrone che del resto dei resti della sua originale possente salute. I superiori non osarono impedirgli di spenderlo in modo degno. Così fu deciso che anche due semoventi partecipassero alla spedizione, che risultò terribilmente complessa.

La spiegazione di Spigai getta una luce su un’incursione che rappresenta, senza ombra di dubbi, un chiaro fallimento tattico. Il 23 luglio, la ricognizione aerea della Regia Aeronautica segnala una forte presenza di naviglio nemico a Malta: è l’occasione attesa per lanciare l’attacco.

Il giorno X è fissato per il 26 luglio 1941.La sera del 25 luglio la formazione navale lascia Augusta diretta verso Malta. Ovviamente, né a SUPERMARINA né al comando della X Flottiglia sono a conoscenza della presenza dei radar, i quali annullarono l’effetto sorpresa dell’attacco e mise gli Inglesi nella condizione di tendere una sorta di agguato ai mezzi italiani.

Alcide PedrettiTralasciando le vicende degli altri componenti della missione, ci soffermeremo sul crollo del ponte di Sant’Elmo che è direttamente collegato alla scomparsa di Teseo Tesei e del suo secondo, Alcide Pedretti. Dal rapporto del tenente di vascello Costa,pilota di uno degli SLC: “alle 4,30 esatte la rete doveva saltare perché ciò era previsto nelle operazioni di insieme, combinate anche con un contemporaneo attacco aereo che avrebbe dovuto mascherare l’esplosione della rete.

Tesei, in quella circostanza, mi ha detto le seguenti parole che valgono a testimoniare, mediante la mia deposizione, la fede e il coraggio di tale ufficiale, portati fino al sacrificio [presumo che non farò in tempo altro che a portare a rete il mio SLC. Alle 4,30 la rete dovrà saltare e salterà. Se sarà tardi spoletterò al minimo]. Egli partiva alle 3,45 circa. Non ha potuto avere il tempo di arrivare a rete per eseguire le operazioni di spolettamento con un conveniente anticipo per allontanarsi dalla zona di esplosione. Alle 4,45 ho udito lo scoppio. Il maggiore Tesei ha volutamente, per la riuscita dell’azione, sacrificato la sua vita, con quella del suo secondo uomo che con lui ha voluto eseguire la missione fino alla fine, spolettando al minimo e saltando con il suo ordigno“.

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Il Ponte di San Elmo dopo il crollo dovuto all’esplosione

Sulla fine di Teseo Tesei, e del suo secondo, Alcide Pedretti, permangono seri dubbi, visto che la spolettatura dei maiali era generalmente regolata a 30 minuti, in modo da permettere agli assaltatori di allontanarsi dal luogo dell’esplosione. È da escludere, quindi, una volontaria deflagrazione della carica esplosiva.

mas 452

Dei due MAS partecipanti all’attacco, il 451 affondò mentre il 452 fu catturato dagli inglesi mentre ripiegavano verso la Sicilia subito dopo la conclusione dell’attacco  a Malta. Il capitano di fregata Moccagatta venne ucciso insieme a molti membri dell’equipaggio del MAS 452 dalle raffiche di mitragliatrice di un caccia Hurricane. Nel 1960, Nave Proteo riportò in patria i resti di Vittorio Moccagatta, Giorgio Giobbe , Giobatta Parodi, Bruno Falcomatà, Leonildo Zocchi, Luigi Costantini, Vincenzo Montanari, Federico Fucetola che furono sepolti nel sacrario militare di San Michele nei pressi di Cagliari.

Negli anni ‘50 dello scorso secolo – ad opera dell’esperto navale Joseph Caruana – venne ripescato il relitto di un S.L.C., ancora munito della testa esplosiva, portato poi sfortunatamente ad affondare in alti fondali, insieme ad altri residuati bellici rinvenuti in vicinanza della costa.

Le conclusioni più veritiere sembrano essere ancora una volta quelle di Spigai: “risulta…accertato in sede tecnica che la regolazione minima delle spolette degli apparecchi era di 30 minuti. Anche regolando al minimo, l’operazione avrebbe dovuto avere tempo sufficiente per sottrarsi all’effetto dell’esplosione. E allora? Poiché l’apparecchio risulta certamente distrutto si deve pensare che il pilota sia stato colto da malore sulle ostruzioni oppure ucciso per lo scoppio di cariche diverse da quella del suo apparecchio? “. Mistero.

Io ritengo inutile indagare troppo su come si svolsero i fatti. Teseo Tesei è un eroe chiamato dal destino della sua vocazione alla gloria umana e alla pace del Cielo.

Tiziano Ciocchetti

articolo pubblicato in origine su www.difesaonline.it

Immagini da USMM e da Wikipedia

FONTE:Logo Ocean4future

30 Ottobre 1940 - Gibilterra, missione B.G.2

slc MM(di Marina Militare) Nell’autunno del 1940 il sommergibile Scirè viene designato per la prima missione di attacco contro Gibilterra, designata B.G.1, con l'impiego di tre Siluri a Lenta Corsa (SLC). Partita dalla Spezia il 24 settembre, la missione venne interrotta per la riscontrata assenza di unità nemiche in porto.

Il successivo 21 ottobre il sommergibile, al comando del capitano di corvetta Borghese, riprende nuovamente il mare, diretto a ponente, per l’operazione B.G.2: questa volta era confermata la presenza a Gibilterra della nave da battaglia Barham, di un incrociatore e di alcune altre unità. Le coppie di operatori erano formate da: tenente di vascello Birindelli e secondo capo palombaro Paccagnini; capitano G.N. Tesei e sergente palombaro Pedretti; sottotenente di vascello Durand de la Penne e secondo capo palombaro Bianchi; operatori di riserva, tenente G.N. Bertozzi e secondo capo Viglioli. Alle ore 02.19 del 30 ottobre gli operatori partono dallo Scirè a bordo dei propri SLC, mentre il battello si allontana in immersione. Riemergerà alle 19, a 35 mg da Punta Europa, per trasmettere al comando centrale, supermarina, la comunicazione di avvenuto svolgimento della missione. Gli operatori, nel frattempo, avevano intrapreso la corsa di avvicinamento: Birindelli doveva attaccare la Barham, Tesei l’incrociatore, mentre De la Penne, eseguita una prima ricognizione alla ricerca di altri eventuali bersagli, avrebbe dovuto attaccare anch'egli la nave da battaglia.

SLC MM1La coppia Birindelli-Paccagnini incontra subito diverse difficoltà con la governabilità del mezzo e, dopo un'ora di sforzi, arriva alle ostruzioni: Birindelli, solo, a causa dell’esaurimento dell’autorespiratore di Paccagnini, giunge a 70 m dalla Barham prima che il mezzo si immobilizzi definitivamente sul fondo. Innescata la carica esplosiva, l’ufficiale raggiunge quindi il molo cercando di mescolarsi con gli operai spagnoli all’opera nel porto. Catturato, così come Paccagnini, riesce a resistere agli interrogatori conservando il segreto sulla missione compiuta.
La coppia De la Penne-Bianchi esegue la prevista ricognizione ma, causa avaria, il mezzo affonda senza che si riesca, malgrado gli estremi sforzi, ad avvicinarlo ad un bersaglio. I due operatori, evitata la cattura grazie all’aiuto di alcuni pescatori, raggiungono successivamente il territorio spagnolo.
Anche Tesei e Pedretti accusano una serie di avarie agli autorespiratori ed all'SLC, e per non danneggiare l'azione degli altri operatori, decidono di rinunciare. Anch’essi riescono quindi a riparare in Spagna. Il mezzo, indirizzato verso il largo per farlo scomparire in alto mare, cambierà in qualche maniera rotta finendo con l’arenarsi su di una spiaggia spagnola, venendo sottratto alle attenzioni degli informatori britannici grazie al fermo atteggiamento delle autorità iberiche.
Pur nell’apparente insuccesso della missione, a causa del materiale non ancora a punto, l'operazione B.G.2 segnava un notevole progresso rispetto alle precedenti, giacché per lo prima volta si era arrivati a mettere in mare i mezzi insidiosi nel punto previsto, vincendo notevoli difficoltà naturali e gli apprestamenti difensivi del nemico, e uno degli equipaggi era riuscito a penetrare nell'interno della base avversaria, giungendo pochi metri dal suo obiettivo.
Qualche tempo dopo, da molto lontano, giungerà a casa una lettera del tenente di vascello Gino Birindelli: "Dite a mio fratello che ripeta gli esami di laurea; provando e riprovando deve riuscire; preparandosi bene, non troverà ostacoli insuperabili".
Una profezia che si sarebbe presto avverata.

FONTE: Logo difesaonline

59 Anni fa la Fregata Luigi Rizzo, prima nave deplla Marina con ponte di volo

Fregata Rizzo(di Marina Militare) È passata alla storia della Marina militare italiana la fregata Luigi Rizzo, prima nave ad 'ospitare' a bordo una componente elicotteristica. Costruita negli storici cantieri di Castellammare di Stabia, Nave Rizzo fu varata il 3 marzo del 1960 e consegnata alla marina il 16 dicembre dell'anno successivo. La realizzazione di questo nuovo tipo di unità navale, concepita prevedendo il decollo e l'appontaggio di velivoli, rappresentò per la Forza Armata un importante aggiornamento strutturale negli assetti navali fino ad allora realizzati, al punto tale che ne seguirono l'esempio le altre principali Marine. Appartenente alla classe Carlo Bergamini, insieme a Nave Virginio Fasan (foto seguente) e a Nave Carlo Morgottini, Nave Rizzo fu la prima nave della Marina progettata per accogliere un hangar telescopico e un ponte di volo ed aviorimessa per elicottero leggero. Dal ponte della fregata Rizzo decollò, dunque, un aeromobile AB-47J che diede di fatto il via al primo Servizio Volo su una nave della Marina militare italiana.

Fregata FasanL'intuizione e la fattiva possibilità di poter far decollare elicotteri dalle proprie unità in alto mare, contribuirono ad aggiungere un tassello in più - rispetto al passato - alla struttura eterogenea e multiforme nella quale la Forza armata di mare si stava convertendo. Iniziò, in quel momento, una fase di crescita esponenziale nelle logiche di costruzione degli assetti navali e nelle politiche di programmazione militare, arrivando al presente con la polivalenza dell'accertata connotazione “expeditionary" propria della Marina militare italiana. “In hoc nomine victoria" era il motto di quella fregata, ovvero “In questo nome è la vittoria", ricordando con la sua intestazione il valoroso capitano di corvetta Luigi Rizzo, decorato con due medaglie d'oro al valor militare per le sue ardite imprese nel corso della Prima guerra mondiale. Con una disposizione, firmata dall'allora presidente della Repubblica Italiana Giovanni Gronchi, la fregata Rizzo entrava ufficialmente a far parte delle unità navali della Marina Militare segnando l'inizio di un percorso che sarebbe culminato 24 anni dopo con l'entrata in servizio dell'incociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi. Posta in disarmo nel 1980, la fregata Luigi Rizzo è stata al servizio della Marina fino al 1986. Il glorioso stendardo della nave è custodito nel complesso monumentale del Vittoriano a Roma ma la sua anima vive ancora nella FREMM Luigi Rizzo che il 20 aprile 2017 è entrata in servizio nella squadra navale della Marina Militare.

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6 maggio 1976, terremoto in Friuli: la Marina in soccorso alla popolazione

Un intervento forte e tempestivo per soccorrere una popolazione colpita da un terribile disastro

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6 maggio 2021 Desirée Tommaselli

Editoriale

Alle ore 21 del 6 maggio 1976 il Friuli fu colpito da un sisma di magnitudo 6,5, la cui intensità fu avvertita non solo in tutta l’Italia settentrionale, ma anche in quella centrale; gli effetti furono disastrosi, coinvolgendo 77 comuni, per una popolazione totale di circa 80.000 abitanti e causando 990 morti e 45.000 senza tetto.

All’epoca non era stata ancora istituita la Protezione civile per cui, in caso di calamità nazionali, ad intervenire in soccorso erano chiamati i corpi militari dello Stato, unitamente ai Vigili del fuoco.

La Marina Militare dispose l’immediata partenza da La Spezia e da Ancona di due autocolonne e da Taranto di nave Grado con uomini e mezzi necessari ai primi e più urgenti interventi. Già la notte del 6 maggio furono mobilitati la colonna mobile del Gruppo Operativo Incursori di COMSUBIN e l’Ospedale Militare Marittimo di La Spezia "Bruno Falcomatà" con il suo ospedale da campo.

L’indomani mattina i camion delle due componenti impegnate erano allineati sul Viale Fieschi, dinanzi all’ospedale militare, e iniziarono il trasferimento con destinazione Buia, nell’area dell’epicentro del terremoto, individuato tra Gemona e Artegna; il giorno dopo, come pianificato, l’ospedale da campo della Marina era operativo nella sede assegnata: il campo sportivo di quel paese, che, con le sue strutture (servizi igienici destinati agli atleti) assicurava una rapida entrata in funzione della componente mobile del soccorso.

L’ospedale della Marina, in cui operavano 4 ufficiali medici, 6 sottufficiali infermieri, 4 infermiere volontarie della Croce Rossa e 8 marinai di leva (m/slo-servizi logistici ospedalieri) costituiva un posto di primo soccorso, nonché di triage, stabilizzando e trasferendo all’ospedale di Udine i malati più gravi, soccorrendo e ricoverando nelle apposite tende sanitarie tutti i malati che non richiedevano interventi salvavita, ma che dovevano essere controllati o monitorati. Una tenda dell’ospedale fu adibita al ricovero di pazienti anziani o di persone che avevano la casa inagibile.

Ma oltre a quello sanitario, l’ospedale da campo fornì anche un notevole supporto logistico con le efficientissime cucine mobili del Gruppo Operativo Incursori, i cui cuochi preparavano giornalmente ben 1200 pasti non solo per i ricoverati, ma anche per tutti coloro i quali non avevano la possibilità di provvedere in tal senso.L’ospedale da campo era attivo 24 ore su 24 e il numero di interventi giornalieri all’inizio si attestò complessivamente sulle 500 unità al giorno, ma oltre all’attività stanziale, il personale sanitario della Marina svolgeva anche interventi di pronto soccorso su chiamata in tutto il circondario, grazie alle 3 ambulanze militari e ad altre 3 fornite dalla Croce Rossa.

Intanto il mattino del 9 maggio giunse nella zona di Gemona l’autocolonna di mezzi normali e speciali della Marina proveniente da Ancona con viveri, coperte, materiali vari e tende. Lo stesso giorno la Marina organizzò a Codroipo un ospedale militare per le vaccinazioni.

Il 10 maggio giunse a Udine l’autocolonna della Marina con materiale sanitario, coperte, cellule fotoelettriche, gruppi elettrogeni, plasma sanguigno. A Trieste sbarcarono da nave Grado 320 militari del Battaglione San Marco, 4 medici militari ed un altro completo ospedale da Campo. Intanto dal 7 maggio operavano anche 4 elicotteri della Marina con base all’aeroporto di Rivolto (Udine).

Successivamente, sulla base delle richieste avanzate dal Centro di Coordinamento, la Marina continuò per mesi l'invio di mezzi, materiali, viveri e uomini.

L’opera della Marina, specialmente dell’ospedale installato a Buia, riscosse unanimi apprezzamenti, non solo dalla popolazione, ma anche dagli organi istituzionali, in particolare dal Commissario straordinario Giuseppe Zamberletti che, per i brillanti risultati conseguiti per la ricostruzione del Friuli, divenne il padre dell’attuale Protezione civile. L’ospedale da campo smobilitò ai primi di ottobre dello stesso anno con non poco rammarico da parte di tutta la popolazione, rimasta affettivamente legata alla Marina, cui serbò perenne gratitudine.

Il Commissario Zamberletti per gli ottimi risultati conseguiti, volle che fosse istituita una Medaglia al Merito per tutti i militari che avevano partecipato all’operazione.

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80 anni fa l'attacco alla Baia di Suda

Primo di una serie di successi, quello nell'inaccessibile isola di Creta fu il coronamento di mesi di preparazione e addestramento.

26 marzo 2021 Osvaldo Marchese

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"Tutto era affidato a noi. Un uomo con il suo battello scagliato a folle velocità contro una grande nave: un siluro umano". Non poteva descriverlo in modo migliore il regista Antonio Leonviola, quando nel girare la sua pellicola, "Siluri Umani" appunto, decise di raccontare la genesi delle azioni insidiose messe a segno durante la seconda guerra mondiale.

Oggi, a 80 anni di distanza, ricorre una delle più grandi imprese compiute dagli uomini della X Flottiglia MAS: l'attacco alla baia di Suda. Primo di una serie di successi, quello nell'inaccessibile isola di Creta fu il coronamento di mesi di preparazione e addestramento, portando 6 tra ufficiali e sottufficiali della Regia Marina ad affondare un incrociatore pesante, lo York, e una petroliera, il Pericles. Tutto questo fu possibile grazie ad un'arma micidiale, destinata ad entrare nei porti del nemico per colpire la tranquilla sicurezza della sua flotta: il Motoscafo da Turismo Modificato.

Sebbene romanzata, la ricostruzione cinematografica di Leonviola rende chiaramente l'idea di quanto fossero letali i cosiddetti barchini esplosivi: "Il motoscafo conteneva 300 chili di tritolo, bastavano anche per una corazzata. All'urto contro il bersaglio una carica secondaria squarciava la prua, mentre una carica principale affondava la carena nemica scoppiando in profondità per produrre il massimo effetto distruttivo. E noi, eravamo votati alla morte come un Kamikaze giapponese? No. 50 metri prima dell'urto, bloccando i comandi, avremmo potuto sganciare lo schienale del seggiolino e lanciarci in acqua". Ed è esattamente quanto accadde a Suda.

All'alba del 26 marzo 1941, il tenente di vascello Luigi Faggioni, il sottotenente di vascello Angelo Cabrini, il capo cannoniere Alessio De Vito, il capo motorista Tullio Tedeschi, il 2° capo meccanico Lino Beccati e il sergente cannoniere Emilio Barberi, al comando di altrettanti MTM, si avvicinarono il più possibile agli obiettivi, stabilizzarono il timone, quindi lanciarono i loro scafi alla massima velocità contro i bersagli nemici. Tutti e sei i protagonisti dell'eroica impresa si salvarono, ma furono fatti prigionieri dagli inglesi. Al ritorno in Patria, gli fu conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Per onorare la memoria di quell'azione, ai due autori materiali dell'affondamento dell'unità maggiore avversaria, Angelo Cabrini e Tullio Tedeschi, sono state recentemente intitolate le due omonime unità veloci tipo UNPAV destinate al Gruppo Operativo Incursori

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A Coltano, storia e svilippo dei radar in italia sulle orme di Ugo Tiberio

La “Fondazione Tiberio” assegna le borse di studio per gli anni 2019 e 2020 a due giovani Tenenti di Vascello dell’Accademia Navale di Livorno

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25 ottobre 2021 Giuseppina Maria Greco

Si è tenuto il 5 ottobre 2021 nella storica Villa Medicea di Coltano, l’ottavo Workshop “Ugo Tiberio”, promosso dall’omonima Fondazione che da molti anni svolge attività di promozione e valorizzazione della figura dell’illustre studioso e del suo ruolo determinante avuto nello sviluppo dei radar italiani.

La scelta della location non è casuale. Proprio a Coltano vi è la stazione radio intercontinentale costruita e impiegata da Guglielmo Marconi per i suoi esperimenti sui collegamenti radio oltre oceano, il più famoso dei quali è senz’altro quello del 1931 che vide partire il segnale radio che illuminò la statua del Rendentore di Rio de Janeiro. Stazione radio che fu impiegata per un periodo anche dalla Marina per i collegamenti con le proprie unità in navigazione. Il Prof. Ugo Tiberio, partendo dalle intuizioni e dalle sperimentazioni di Marconi sulla riflessione delle onde elettromagnetiche, è stato il primo nella comunità scientifica a formulare l’equazione del radar ed a progettarne e costruirne il primo prototipo della Marina Militare Italiana.

L’evento è stato introdotto dal Presidente della Fondazione Tiberio, l’Ammiraglio Ispettore Capo Giuseppe Abbamonte. Dopo il saluto dell’Ammiraglio Giorgio Lazio, Comandante del Comando Marittimo di Marina Nord, in rappresentanza del Capo di Stato Maggiore della Marina,  e l’intervento del professor Paolo Tiberio, figlio di Ugo Tiberio, è stata illustrata la storia e le caratteristiche della stazione radio di Coltano dal professor Giuliano Manara dell’Università di Pisa. A seguire, un focus sullo sviluppo e sull’attualità dei radar in Italia grazie al contributo del Professor Alfonso Farina della Società Leonardo.

Presente il Vice Sindaco della città di Pisa, l’Avvocato Raffaella Bonsangue.

Il Workshop ha offerto l’occasione per la presentazione degli elaborati dei vincitori delle borse di studio per gli anni 2019 e 2020, assegnate a due giovani ufficiali del Corpo Armi Navali dell’Accademia Navaledi Livorno, il Tenente di Vascello Vincenzo Manzari e il Tenente di Vascello Gianluca Cellamare.

Aumentare l'autonomia delle operazioni dei veicoli subacquei è stato il tema dell’elaborato premiato a firma del TV Manzari. Il lavoro dell’Ufficiale è stato presentato dal Capitano di Fregata Mirko Stifani che ha svolto la funzione di tutor militare al lavoro prodotto nell’ambito del dottorato di ricerca attinente all’elettroacustica subacquea, in quanto il TV Manzari è imbarcato su Nave Cavour per un’esercitazione e quindi impossibilitato ad essere presente. Ufficiale affronta nel suo elaborato nuove ed interessanti prospettive che potrebbero anche mutare gli attuali scenari operativi, fino ad incidere sugli oramai consolidati equilibri di forza, come ad esempio poter disporre di un poligono di misura subacquea in grado di verificare e validare le performance di navigazione di oggetti operanti in profondità e che potrebbe garantire notevoli risparmi nella fase di progettazione e test di tali sistemi.

Il TV Cellamare ha invece elaborato la tesi avente per oggetto Studio di laser impulsati ad alta potenza di picco ed alta potenza media in propagazione atmosferica per la generazione di effetti remoti di carattere meccanico (onde d’urto) ed elettromagnetico (THz);  l’elaborato dell’Ufficiale, è stato ritenuto valido anche alla luce delle più recenti tattiche impiegate per l’effettuazione di attacchi di tipo asimmetrico, facenti uso di droni o barchini veloci, considerato che lo sviluppo di sistemi d’arma non più volti alla distruzione, bensì all’inabilitazione della minaccia,  è sempre più richiesto dalle forze militari.

Soddisfatto l’Ammiraglio Abbamonte: Volendo trarre succintamente le conclusioni al termine del workshop, possiamo prendere atto di come le basi gettate dai pionieri delle telecomunicazioni e dell’elettronica in Italia non siano andate perdute. Al contrario, i semi da loro piantati continuano a germogliare presso l’industria elettronica nazionale, presso le Università e presso i centri di ricerca della Marina Militare e, più in generale, della Difesa. Buon vento agli Ufficiali del Corso D’Ilario, presenti in sala, che nei prossimi mesi conseguiranno la laurea ultimando così il loro ciclo di studi; un corso particolarmente importante in quanto ha segnato la ripresa degli arruolamenti nella specialità delle Armi Navali”.

 

 

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A Comflotsom la seconda edizione del Coordinator Rescue Forces Course

Da "Difesa on line" un articolo di attualità

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16/09/21 

A Taranto, dal 30 agosto al 9 settembre, il Comando Flottiglia Sommergibili ha ospitato, per il secondo anno consecutivo, il Coordinator Rescue Forces Course (corso Coordinatori delle Forze di Soccorso a Sommergibile Sinistrato).

Il corso, unico nel suo genere nella NATO, risponde ad una importante esigenza della Comunità Internazionale di farsi trovare pronta quando chiamata a svolgere un’operazione di salvataggio a sottomarino sinistrato in una situazione di assoluta emergenza tecnica, psicologica e mediatica.

Il modulo ha rappresentato un momento di formazione avanzata in campo SMERWG (SubMarine Escape and Rescue Working Group) a favore di 10 ufficiali sommergibilisti, tra cui 2 italiani, provenienti da Stati Uniti, Spagna, Grecia, Argentina e Indonesia.

La didattica, condotta congiuntamente da conferenzieri internazionali dell’ISMERLO (International SubMarine Escape and Rescue Liaison Office) e da ufficiali italiani, ha interessato tematiche di dettaglio inerenti il soccorso a sottomarino, medicina iperbarica, psicologia, logistica e gestione dei media, il tutto contornato da interventi informativi tenuti dai rappresentati di importanti partnership operanti nell’ambito della subacquea come Drass Galeazzi ed il consorzio NSRS (Nato Submarine Rescue System).

160921 mm1Frequentatori e osservatori hanno anche avuto la possibilità di visitare alcune importanti infrastrutture pugliesi come l’Aeroporto militare e civile di Grottaglie, il Centro Ospedaliero Militare di Taranto e la Stazione Cospas-Sarsat della Guardia Costiera di Bari, ciascuna interessata, nell’ambito delle proprie competenze, alle attività di soccorso e salvataggio in caso di sinistro ad unità subacquea.

La seconda edizione del CRF è stata, inoltre, arricchita dalla presenza, il giorno 2 settembre, del comandante delle Forze Subacquee della NATO (COMSUBNATO), il rear admiral Mack Stephen (U.S. Navy) che, in occasione della visita a Taranto al Comando Flottiglia Sommergibili e a bordo del sottomarino Romeo Romei – accompagnato dal comandante dei Sommergibili della MM (MARICOSOM) contrammiraglio Andrea Petroni – ha voluto incontrare personalmente i frequentatori per sottolineare il supporto dell’Alleanza Atlantica a questa importante iniziativa formativa che si sta affermando sempre più quale prezioso momento di confronto in ambito internazionale tra gli specialisti militari e civili del soccorso a sottomarino.

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A Mariscuola Taranto si laureano 161 Marescialli

Una tappa fondamentale nel percorso formativo dei Marescialli di Marina

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3 agosto 2020 Paolo Pucci

Giovedì 30 luglio 2020, nella storica Piazza d’Armi della Scuola Sottufficiali di Taranto, il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Prof. Stefano Bronzinisi ha proclamato le lauree in Scienze e Gestione delle Attività Marittime e in Informatica e Comunicazione Digitale per 161 sottufficiali della Marina Militare.

Il titolo accademico è stato conferito, con la presenza del Comandante delle Scuole della Marina Militare, Ammiraglio di Squadra Enrico Credendino, a 27 marescialli appartenenti al 20° Corso Normale, a 134 marescialli del 17° Corso Complementare e a una studentessa civile.

Il corso di laurea triennale in Scienze e Gestione delle Attività Marittime, della classe di laurea di “Scienze e Tecnologie della Navigazione”, si svolge presso l’istituto di formazione militare, ed è frequentato dai marescialli del corso normale totalmente in modalità residenziale, quest’anno fino all’insorgere dell’emergenza sanitaria, mentre i marescialli del corso complementare, per proprio iter di formazione, seguono le lezioni universitarie “in presenza” i primi tre semestri, proseguendo quindi la formazione a distanza. Al corso di laurea in Scienze e Gestione delle Attività Marittime sono iscritti anche studenti civili, che frequentano le lezioni presso la Scuola Sottufficiali.

Il corso triennale in Informatica e Comunicazione Digitale si svolge invece “in presenza” presso la sede del Dipartimento di Informatica di Taranto e vi partecipano i frequentatori dei corsi normali marescialli appartenenti alla specialità Tecnici dei Sistemi di Combattimento/Operatori Elaborazione Automatica Dati (TSC/Ead). Anche questo corso, con l’insorgere dell’emergenza sanitaria, si è concluso a distanza.

La Scuola Sottufficiali della Marina Militare di Taranto ha reagito alla sfida imposta dall’emergenza sanitaria affrontando il nuovo scenario che ha interessato la formazione militare sfruttando la propria piattaforma per la didattica a distanza Dione, erogando, in modalità e-learning, i corsi a favore degli allievi e frequentatori militari e civili, in piena sinergia con l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro per l’erogazione a distanza anche delle discipline universitarie.

 

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A Napoli la Base Navale e il Bacino di Raddobbo sono Passeggiata patrimoniale

Ideata per portare all’attenzione di un pubblico sempre più vasto luoghi di grande valore storico e identitario

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27 settembre 2021 Giuseppina Maria Greco

L’antico Bacino di Raddobbo Borbonico e il Molo San Vincenzo di Napoli, mete prescelte per la “Passeggiata Patrimoniale”.

Ideata per portare all’attenzione di un pubblico sempre più vasto luoghi di grande valore storico e identitario, l’iniziativa nasce dalla disponibilità del Comando Logistico e del Quartier Generale Marina Militare di Napoli, ed è frutto della collaborazione, tra gli altri, dell’Accademia dell’Alto Mare, del CNR IRISS e dell’Aniai Campania.

Lo scorso 25 settembre numerosi visitatori hanno potuto varcare l’ingresso della Base Navale di Via Acton comandata dal Capitano di Vascello Aniello Cuciniello, e scoprire uno dei luoghi antichi del capoluogo partenopeo, guidati dal referente storico del Comando Logistico Claudio Romano e dall’architetto Andrea Giovannini, membro dell’Associazione Nazionale Ingegneri e Architetti Italiani sezione Campania.

Esclusiva l’opportunità di percorrere il Molo San Vincenzo e di visitare il Bacino di Raddobbo, il primo realizzato in Italia, dichiarato “monumento nazionale” nel 1981.

L’opera risale al regno di Ferdinando II, quando il maggiore del “Genio Idraulico” Domenico Cervati, reduce da una visita presso gli arsenali francesi di Tolone e la Ciotat per apprendere le tecniche più avanzate in merito alla costruzione, manutenzione navale ed organizzazione di un moderno Arsenale navale, nel 1843 propose al re di costruire un Bacino galleggiante. All’epoca era molto sentita la necessità di creare bacini di carenaggio per procedere “all’asciutto” ai lavori di manutenzione. ".I lavori che iniziarono nei primi giorni di aprile del 1850, prevedevano la costruzione di una enorme zattera rettangolare di legno, con pavimentazione in pietra, sul quale perimetro si sarebbero poi edificati dei muri di contenimento. Il Cervati successivamente progettò di costruire un muraglione che, partendo dal fondo marino superasse il pelo dell'acqua di circa un metro e circondasse da tre lati il cassone. In questo modo si sarebbe potuto prosciugare l'interno del cassone e consolidare la struttura. L’operazione ebbe inizio alla metà di maggio del 1851 e, dopo 4 mesi, la diga fu ultimata. Subito dopo iniziarono anche le operazioni di consolidamento e di impermeabilizzazione. Nella primavera dell’anno successivo si procedette alla compressione dell’opera sul fondo marino con versamento di terreno all’interno del Bacino, che venne solennemente inaugurato il 15 agosto 1852 con la più grande e sfarzosa cerimonia pubblica mai organizzate nel regno borbonico. Il costo sostenuto fu di 300.000 ducati, furono impiegate come maestranza 1.600 persone tra civili e militari. Quest’opera fu concepita per essere usata sia da navi militari che mercantili.

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Addestramento in mare per la Seconda Divisione Navale

Uno scenario addestrativo a difficoltà crescente che mette gli equipaggi alla prova in un ambiente complesso e realistico

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24 settembre 2021 Gianluca Santoro

In questi giorni, la Marina Militare è in mare per un’intensa attività addestrativa finalizzata al mantenimento della piena capacità operativa dopo più di 1 anno dall’ultima volta che le Unità si sono potute addestrare prima che la pandemia del COVID-19 colpisse il nostro Paese. Nel Golfo di Taranto la Seconda Divisione Navale, al Comando dell’Ammiraglio di Squadra Paolo Pezzutti, sta conducendo un’esercitazione con Unità navali, assetti aerei e Reparti della Brigata San Marco, che vede impegnate la portaerei Cavour, il cacciatorpediniere Andrea Doria, la nave da supporto logistico Etna, e Nave Bergaminiattualmente integrata nel dispositivo OMS quale Flagship.

Con la certificazione di nave Cavour all’impiego degli F-35B e con l’ingresso della Marina Militare nella 5^ generazione, la ripresa delle attività addestrative potrà permettere di sviluppare le capacità di operare all’interno di un Task Groupincludendo la capacità portaerei, elemento qualificante del CVBG, integrato dalle capacità AAW, ASUW e ASW delle unità di scorta.

Il Gruppo navale potrà consentire una proiezione nei principali scenari che vedono impegnate le nostre navi con il compito di mostrare la nostra bandiera e di cooperare con tutte le Marine alleate e dei Paesi partner.

L’esercitazione mira ad addestrare gli equipaggi alle principali tipologie di operazioni in mare, dalle varie forme di lotta, alle attività di tiri contro bersaglio trainato, alle manovre cinematiche e nel riprendere le fondamentali attività marinaresche. Il programma è impostato secondo una logica "a difficoltà crescente", con lo scopo di mettere il personale alla prova in un ambiente complesso e realistico, consolidando e incrementando così le capacità, sia sul piano individuale sia a livello di equipaggi.

L’addestramento in mare è fondamentale per la Marina Militare, perché consente di preparare, nella maniera più efficace e realistica possibile, gli equipaggi ad assolvere in sicurezza i compiti istituzionali, per assicurare a un Paese marittimo come il nostro la tutela degli interessi nazionali.

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Afghanistan, "così le forze speciali Goi hanno salvato vite"

Gli uomini della Marina Militare in prima linea a Kabul

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Hanno salvato bambini dalla calca all'aeroporto di Kabul, prestato cure, offerto cibo, acqua, medicinali. Hanno aiutato a scappare quanti erano nelle liste di evacuazione e dato supporto a quanti, pur non essendo in quelle liste, erano arrivati allo scalo con la speranza di riuscire a salire su un volo. Tra le Forze speciali impegnate nel ponte aereo dall'Afghanistan nelle scorse settimane, c'erano anche i militari del Gruppo operativo incursori (Goi) del Comando Subacquei ed Incursori (Comsubin) della Marina Militare (Fotogallery).

A testimoniare all'Adnkronos il loro lavoro in prima linea per l'evacuazione della popolazione durante le drammatiche giornate consumate all'aeroporto di Kabul è Giuseppe Cossu, incursore della Marina Militare in congedo, che dà voce al grandissimo lavoro dei colleghi, una testimonianza preziosa dell'impegno svolto sul campo con determinazione e sacrificio dagli incursori del Goi, protagonisti dell'operazione umanitaria di evacuazione nello "scenario apocalittico" dello scalo aeroportuale.

Già perché parlando delle forze speciali il pensiero va ai reparti di elite in mimetica, altamente addestrati e pronti a scendere in campo nelle situazioni più ostili ed estreme. "Ma le Forze speciali sono fatte di persone con un lato umano importante, impegnate per salvare vite. E infatti quando sono stati chiamati tanti hanno sentito il dovere di andare, spinti da una forte motivazione legata alla missione ventennale vissuta lì", sottolinea l'incursore in congedo. E stavolta, in Afghanistan, i compiti non erano solo volti alla sicurezza: "Con spirito di abnegazione si sono adoperati per fini umanitari davanti a una situazione tragica".

Il Goi, chiamato ad operare con brevissimo preavviso in situazioni di emergenza, è tra le migliori Unità di forze speciali marittime al mondo. Quelle che il grande pubblico conosce semplicisticamente come rambo o con l’espressione “teste di cuoio”. "Si sono trovati davanti uno scenario apocalittico dove migliaia di persone cercavano di varcare i cancelli ed entrare in aeroporto per trovare un porto sicuro - racconta - Hanno prestato cure e dato una mano, tirato fuori dalla calca bambini, senza entrare in conflitto con i talebani, presenti davanti ai muri". "Hanno cercato di evacuare il più possibile tutte le persone presenti nelle liste e dato supporto a chi nelle liste non c'era, ma aveva bisogno di medicine, di cibo, di acqua, di supporto morale", afferma ancora.

"Alcune donne disperate non riuscivano ad avvicinarsi ai gate, erano rimaste da sole perché i mariti, interpreti, erano stati già evacuati tempo fa e non pensavano di ritrovarsi nel giro di pochi giorni con le loro famiglie ricercate in Afghanistan - è il racconto riferitogli dagli interpreti e dagli amici afghani che grazie all'encomiabile lavoro degli incursori sono riusciti a scappare in Italia - La base italiana era ad Herat, c'era chi ha fatto un viaggio della speranza, circa 30 ore di macchina fino a Kabul, per riversarsi nello scalo per tentare di prendere un volo".

Tra gli incursori della Marina Militare, che hanno contribuito a salvare numerose donne e bambini con spirito di sacrificio e determinazione, "c'è preoccupazione. Lì ci sono ancora tante persone che hanno bisogno di aiuto ed è impossibile agire. Qualcuno ha passato ammutolito il viaggio di rientro pensando alle persone rimaste lì, persone che hanno collaborato con il nostro Paese e ci hanno aiutato a portare a termine operazioni importanti".

Il tragico epilogo non può e non deve cancellare i venti anni di missione e i risultati raggiunti. "Quello degli incursori è un reparto di eccellenza, l'unico al quale per accedere all'agognato basco verde, bisogna completare tutte le fasi, acqua (la specialità), terra e aria", spiega ricordando il lavoro svolto dal Goi in Afghanistan per il contrasto al terrorismo e per formare le forze speciali locali. "Non è vero che le forze speciali locali si sono arrese e il lavoro dei nostri militari non è servito - osserva - Le forze speciali afghane addestrate dagli incursori del Goi non si sono arrese. Il problema sta nell'esercito regolare afghano, divenuto una sorta di ammortizzatore sociale, mentre nelle forze speciali c'erano motivazioni reali e dimostrazione di civiltà. Ricordo ancora un cuoco che negli anni passati non risultò idoneo alle selezioni e ci chiese in tutti i modi di essere di aiuto nella lotta ai talebani perché avevano colpito il suo villaggio e ucciso la sua famiglia. Così gli fu trovato un ruolo ai fornelli per le forze speciali afghane". "Sono fiero di aver fatto parte di questo corpo speciale: un 'Bravo Zulu' a tutti", conclude.

FONTE:logo ADN Kronos

Al Centro Ospedaliero della Marina Militare di Taranto parte l'attività della nuova Smile House

Frutto della collaborazione fra la Marina Militare e la Fondazione Operation Smile Italia Onlus, e realizzata grazie al sostegno di UniCredit Foundation

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27 settembre 2021 Redazione Web

I pazienti affetti da malformazioni del volto, in particolare labiopalatoschisi, hanno da oggi un nuovo punto di riferimento a Taranto per ricevere le cure. Sono infatti iniziate le attività dell’Ambulatorio multidisciplinare Smile House ospitato presso il Centro Ospedaliero della Marina Militare di Taranto: una realtà importantissima per la Puglia ma anche per tutte le regioni meridionali, nata grazie all’accordo di collaborazione tra la Marina Militare e la Fondazione Operation Smile Italia Onlus e resa possibile dal contributo di UniCredit Foundation.

Il Sen. Pierpaolo Sileri, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, nell’ambito del convegno dal titolo "Il Progetto Smile House: l’importanza del Team e della continuità terapeutica nelle labiopalatoschisi", ha inviato una lettera in cui ha espresso: "sincero apprezzamento per il lavoro encomiabile che la Fondazione Operation Smile offre ai tanti pazienti, soprattutto pediatrici, affetti da malformazioni cranio-facciali".

"Ho avuto modo in passato di vedere da vicino come la Fondazione sia davvero preziosa per i pazienti e le loro famiglie – continua Sen. Sileri nella missiva – e sono molto felice di sapere che d’ora in poi si potrà contare su un’ulteriore sede operativa della Rete Smile House grazie alla collaborazione con la Marina Militare. E non da ultimo sono altrettanto felice che l’attività del Centro parta proprio dalla formazione del personale medico e sanitario che si troverà ad intervenire sulle malformazioni cranio-maxillo-facciali o anche solo fornire un consulto ed una prima accoglienza dei pazienti. Perché solo dalla conoscenza e dallo scambio in un "continuum" di cure è davvero possibile offrire salute e farlo col cuore e col sorriso, ogni giorno".

L’azione dell’Ambulatorio Smile House, presso il Centro Ospedaliero della Marina Militare di Taranto, sarà incentrata sull’erogazione di servizi complementari a quelli chirurgici, con l’obiettivo principale di limitare la migrazione sanitaria dovuta alle terapie di lunga durata, come quelle ortodontiche, logopediche e psicologiche.

"Questo primo evento formativo organizzato presso il Centro Ospedaliero Militare di Taranto, oltre ad inaugurare le attività dell’Ambulatorio Smile House - ieri sono stati accolti e visitati i primi piccoli pazienti - conferma la proficua collaborazione con Operation Smile Italia Onlus anche quale virtuoso percorso di crescita professionale e culturale; la formazione e l’aggiornamento continuo sono, infatti, premesse indispensabili per il buon funzionamento di qualsiasi attività soprattutto nel contesto sanitario e per questo eventi del genere ci consentono di garantire la migliore offerta di salute alla collettività", ha dichiarato l’Ispettore della Sanità della Marina Militare, Ammiraglio Ispettore Riccardo Guarducci.

Ieri sono stati accolti i primi pazienti da parte degli specialisti che offriranno assistenza multi-specialistica a bambini e adulti nati con una malformazione del volto, dalla diagnosi prenatale fino al termine del percorso di cura. Le visite sono effettuate da volontari medici e personale sanitario, con diverse specializzazioni, della Fondazione Operation Smile Italia Onlus e da medici e personale infermieristico del Corpo Sanitario della Marina Militare accreditato con la Fondazione.

Si aggiunge dunque un altro tassello alla proficua collaborazione tra Operation Smile Italia Onlus e la Marina Militare, avviata nel 2010 nell’ambito di una missione autorizzata dal Ministero della Difesa sotto il coordinamento della Protezione Civile, quando unirono le forze a bordo della portaerei Cavour di stanza ad Haiti e furono eseguiti 35 interventi chirurgici su bambini ed adulti che avevano riportato gravi traumi facciali dovuti al terremoto che aveva colpito il Paese il 12 gennaio dello stesso anno.

"L’Ambulatorio Smile House di Taranto è una nuova realtà operativa della rete Smile House, progetto di interesse nazionale per il trattamento delle malformazioni del volto. Il primo Open Day ha dato la possibilità a tutti i pazienti provenienti dall’area pugliese e in genere dalle regioni meridionali di poter accedere ai programmi sanitari per le cure delle malformazioni cranio-maxillo facciali. Gli accordi con la Marina Militare dimostrano ancor di più oggi che le sinergie virtuose in ambito sanitario sono sempre vincenti", afferma il dottor Domenico Scopelliti, vicepresidente Fondazione Operation Smile Italia Onlus.

"Come UniCredit e grazie alla nostra Fondazione – spiega Leandro Sansone, responsabile Territorial Relations, CS & Claims per il Sud di UniCredit – abbiamo deciso di offrire un supporto concreto a un progetto portato avanti con impegno e determinazione dalla Fondazione Operation Smile Italia Onlus e dalla Marina Militare, anche in considerazione dell’alto valore umano dell’iniziativa che prende il via oggi".

Con i centri Smile House e gli ambulatori multidisciplinari, la Fondazione Operation Smile Italia Onlus è attiva in Italia a Milano, Roma, Vicenza, Ancona, Cagliari e Taranto, garantendo, in collaborazione con il Servizio Sanitario Nazionale, prossimità e continuità di cura a pazienti affetti da malformazioni del volto, dalla diagnosi gestazionale al completo sviluppo psico-fisico.

FONTE: Logo Notiziario online

Al via la maxi-gara per la nuova nave oceanografica maggiore della Marina Militare

Magnaghi 696x315

Della costruzione di una nuova nave oceanografica maggiore per la Marina Militare italiana, destinata a prendere il posto della Magnaghi, ormai al capolinea della sua vita operativa, si parla da tempo, ma qualche giorno fa è arrivato anche il momento della pubblicazione del relativo bando europeo, un maxi-appalto del valore complessivo di 281 milioni di euro, in parte finanziato dalla Bei.

Il progetto, spiegava la stessa Marina Militare, è nato dall’esigenza di “assicurare senza soluzione di continuità l’assolvimento dei compiti istituzionali afferenti al Servizio Idrografico nazionale” che le sono direttamente attribuiti, ma la sua rilevanza andrà anche oltre perché la nave dovrà anche permettere all’Italia di “accrescere le proprie capacità di ricerca e esplorazione in nuove regioni del mondo, quale quella artica […] e la possibile apertura di nuove rotte commerciali”, attività per svolgere le quali dovrà essere in grado di operare a -20°.

Oltre a questo, la nuova nave oceanografica (Niom in sintesi) svolgerà attività di aggiornamento della cartografia nautica e in generale a supporto della comunità scientifica sia nazionale, sia internazionale ovvero per conto dell’International Hydrographic Organization (Iho).

La stessa Difesa ha spiegato inoltre di avere già definito gli elementi di massima dell’unità, che però naturalmente dovranno essere sviluppati “nel corso della progettazione esecutiva che verrà eseguita dal cantiere nell’ambito del contratto di acquisizione della nave”. In estrema sintesi, si tratterà comunque indicativamente di una nave con sistemi ​DP 2, di lunghezza fuori tutto di 105 metri, larghezza di 18, con dislocamento di 5.000 tonnellate, propulsione full electric, velocità massima di 15 nodi, autonomia di 7.000 miglia (a 12 nodi), dotata di 145 posti letto, nonché di diverse gru (​di cui una offshore da 190 tonnellate).

Come accennato sopra, l’appalto per la sua realizzazione vale complessivamente 281 milioni (275 più 6 per opzione), spacchettati per i diversi lotti – in totale 6, inclusi quelli relativi alle attività accessorie – che compongono la procedura. Da sottolineare in particolare che circa 25,5 milioni sono destinati alla sola progettazione, che dovrà aver luogo nei 32 mesi successivi alla aggiudicazione, mentre 214 milioni circa riguarderanno la costruzione vera e propria della nave. Altri 12 milioni sono invece destinati alle attività di logistica integrata. Altro requisito del bando è che l’aggiudicatario costituisca una Rti con Leonardo SpA, cui spetterà a la fornitura del SdCSNT (Sistema di Comando, Sorveglianza, Navigazione e Telecomunicazione) militare non classificato.

Come pure accennato sopra, il progetto lo scorso ottobre ha ottenuto un finanziamento da parte della Bei, che supporterà con un prestito da 220 milioni di euro la costruzione della Niomnonché di due unità più piccole che opereranno nel Mediterraneo. Tutte e tre le navi saranno gestite dall’Istituto Idrografico della Marina Militare, che ha sede a Genova.

FONTE:shipping italy logo 500w 300x106

Alla Spezia il polo INPS per la Marina Militare

Operativo dal 1° Ottobre dopo la firma sul protocollo tra il presidente Tridico e l'ammiraglio Cavo Dragone. Posizione assicurativa, prestazioni pensionistiche, posizioni previdenziali e gestione creditizia dei prestiti: tutto accentrato qui.

INPS Marina

La Spezia - Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico e il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per la costituzione del "Polo nazionale della Marina Militare" nel corso di una cerimonia tenutasi questa mattina presso la Sala dei Marmi di Palazzo Marina. L’istituzione del Polo sancisce l’avvio di un rapporto di collaborazione che ha lo scopo di migliorare i servizi offerti dall’Istituto al personale militare della Marina.
Il "Polo nazionale Marina Militare" sarà operativo dal 1° ottobre 2020 presso la Direzione provinciale Inps della Spezia e accentrerà tutti gli adempimenti amministrativi di competenza dell’Inps in materia di gestione della posizione assicurativa, prestazioni pensionistiche, posizioni previdenziali e gestione creditizia dei piccoli prestiti e dei prestiti pluriennali relativi al personale della Marina Militare dell’intero territorio nazionale, consolidando così una già rodata collaborazione tra le due istituzioni.

La Marina Militare, al fine di uniformare le procedure interne e le tempistiche di erogazione del trattamento pensionistico a favore del proprio personale, ha provveduto già da tempo a centralizzare la gestione delle relative pratiche presso il Reparto Trattamento Pensionistico della Marina Militare, operante alle dipendenze della Direzione di Intendenza di Roma.
L’assunzione delle competenze del Polo riguarderà gli assicurati che, alla data del 1° ottobre 2020, non risulteranno aver presentato all’Inps domanda di prestazioni pensionistiche, ovvero transiteranno dalla posizione di ausiliaria a quella di riserva, o ai fini del trattamento di fine servizio cessino dal servizio o presentino domanda di riscatto ai fini TFS o di prestazioni creditizie dalla predetta data.
L’iniziativa, grazie all’impegno di una progressiva sistemazione dei cassetti contributivi relativi alla platea interessata, favorirà lo snellimento delle procedure e delle istruttorie per la definizione delle prestazioni richieste dagli utenti, con conseguenti risparmi dei costi di gestione delle Amministrazioni coinvolte.

FONTE: Logo Cittadellaspezia

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