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Un primo passo per risolvere il problema delle grandi navi a Venezia

Un decreto del governo le allontanerà temporaneamente verso Marghera, ma continuerà a consentirne l'accesso nella laguna

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Una nave da crociera nei pressi di piazza San Marco a Venezia (AP Photo/Luca Bruno)

Nel tardo pomeriggio di martedì 13 luglio il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto per l’allontanamento delle grandi navi da Venezia, un annoso problema con articolate implicazioni ambientali ed economiche per una delle città turistiche più famose e visitate al mondo. Il nuovo decreto prevede che dal primo agosto le navi di grande stazza, come quelle da crociera, non possano più transitare nel canale della Giudecca e nel bacino e canale di San Marco e dovranno percorrere una via alternativa in fase di definizione: nei mesi scorsi era stata indicata quella del canale “dei petroli” (Malamocco-Marghera) per raggiungere gli attracchi provvisori realizzati a porto Marghera. La soluzione è temporanea e in attesa di interventi più strutturali, ma non è ritenuta sufficiente da gruppi e associazioni che si occupano della tutela della laguna veneta, perché di fatto mantiene la possibilità per le navi da crociera di accedere alla laguna e navigarla. Oltre all’inquinamento prodotto dai motori, il loro passaggio determina la formazione di onde che smuovono il fondale e implica grandi interferenze per gli ecosistemi marini, già messi a dura prova dal traffico creato dalle altre navi di minori dimensioni.

I governi che si erano succeduti negli ultimi anni avevano promesso soluzioni permanenti al problema del transito delle navi da crociera nella laguna, e in particolare nel canale della Giudecca e davanti a San Marco, ma senza arrivare a qualcosa di concreto. I tentennamenti non avevano solamente ricevuto critiche da parte delle associazioni, ma anche in ambito internazionale con appelli di ambientalisti e storici dell’arte per preservare Venezia.
 L’UNESCO, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa del patrimonio artistico mondiale, aveva più volte invitato l’Italia a occuparsi del problema, segnalandolo come una delle principali criticità per Venezia e per le risorse naturali della laguna veneta. Il governo Draghi ha approvato il nuovo decreto sulla scia di queste richieste, e dopo un rischio sempre più concreto che l’area di Venezia possa essere inserita nella lista dei siti che l’UNESCO definisce a rischio. L’inserimento della città e dell’area della laguna in questa lista sarebbe un’umiliazione per l’Italia, senza contare il danno di immagine per il turismo del nostro paese. Il nuovo percorso indicato dal governo per raggiungere Marghera si applica a tutte le navi con «stazza lorda superiore a 25mila tonnellate; lunghezza dello scafo al galleggiamento superiore a 180 metri; tiraggio aereo superiore a 35 metri, con esclusione delle navi a propulsione vela-motore». Nel divieto del governo ricadono ampiamente le grandi navi da crociera, che raggiungono i 300 metri di lunghezza e sono larghe fino a 40 metri.

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Indicato dalla freccia rossa, il canale dei petroli 
(Ufficio idrografico del Magistrato alle Acque di Venezia, 1975)

Le grandi navi dovranno percorrere una via alternativa fino a Marghera, dove non ci sono però approdi passeggeri adeguati per le navi turistiche oltre a quelli commerciali. Il governo ha previsto lo stanziamento di 157 milioni di euro per l’adeguamento delle strutture e la realizzazione «di non più di cinque punti di approdo». I tempi sono piuttosto stretti, considerato che il divieto entrerà in vigore tra un paio di settimane (ora la navigazione nel canale della Giudecca è comunque sospesa per la concomitanza con vari eventi, compresa la festa del Redentore). Le navi da crociera sono uno dei molti modi con cui i turisti (nel 2019 sono stati 32 milioni) arrivano a Venezia e contribuiscono all’enorme indotto di un settore su cui si basa quasi totalmente l’economia della città. Il loro passaggio fu inizialmente limitato, nel 2012, dal decreto Clini-Passera, che rimase incompleto: vietava il transito nel canale della Giudecca alle navi passeggeri di oltre 40mila tonnellate di stazza lorda, ma solo in presenza di valide alternative, che all’epoca non c’erano. Nel 2014 il Comitato interministeriale bloccò di nuovo l’accesso alle navi di oltre 40mila tonnellate, ma intervenne il tribunale amministrativo regionale (TAR) che annullò il provvedimento. Il governo ha inoltre previsto compensazioni economiche per le aziende e gli operatori coinvolti dallo spostamento degli approdi verso Marghera. A fine giugno era stato intanto pubblicato un bando per un «concorso di idee» per trovare una soluzione permanente al problema delle grandi navi, che però richiederà anni per essere realizzata. L’obiettivo è di identificare le proposte migliori per spostare i punti di attracco fuori dalle acque protette della laguna, continuando comunque ad accogliere i turisti. Il decreto da poco approvato non risolve il problema del passaggio delle grandi navi nella laguna, e potrebbe quindi non essere sufficiente per soddisfare le indicazioni dell’UNESCO.

FONTE: Logo Il post

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