itenfrderorues

Santuario dei cetacei, primo recupero di una nave affondata (di M.P. Terrosi)

Tra le altre proposte: difendere i cetacei introducendo limiti di velocità alle imbarcazioni e frenare il flusso di microplastiche

paradiso cetacei

 

(di Maria Pia Terrosi)

Nell’estate del 2019 il peschereccio Bora Bora, dopo essersi incagliato, è affondato davanti all’isola di Montecristo, una zona a protezione speciale nel Parco nazionale dell’arcipelago Toscano. Cioè nel cuore del Santuario dei cetacei, uno degli ecosistemi marini più pregiati e vulnerabili del Mediterraneo. Un triangolo di 100 mila chilometri quadrati compreso tra Tolone (Francia), Capo Falcone (Sardegna) e Fosso Chiarone (Toscana) dove si registra la più alta concentrazione di cetacei dei mari italiani.

A due anni di distanza, proprio in questi giorni il ministero della Transizione ecologica sta finalmente effettuando il recupero del relitto. Un’operazione pilota resa possibile dalla costituzione di una rete tra pubblico e privato. Un modello operativo replicabile in circostanze analoghe visto che, come ha precisato l’ammiraglio Aurelio Caligiore, capo del Reparto ambientale marino, in casi simili non è contemplata la possibilità di interventi da parte delle amministrazioni dello Stato. “Per questo ci siamo resi disponibili: la tutela ambientale è un interesse comune, serve a difendere il nostro patrimonio naturale e la collettività”, ha commentato Angelo Colussi, uno degli imprenditori che hanno aderito al progetto.

“Ora però serve un impegno a tutto campo a difesa del Santuario dei cetacei: sia sul fronte della prevenzione che su quello della riduzione del danno”, aggiunge Silvestro Greco, direttore sede romana della stazione zoologica Anton Dohrn. “Dal disastro della Haven all’invasione delle microplastiche finora è stato fatto poco o nulla”. 

L’affondamento del Bora Bora è infatti solo l’ultimo degli incidenti avvenuti nel Santuario dei cetacei. Nell’ottobre 2018 la nave traghetto tunisina Ulysse e la portacontainer cipriota CLS Virginia entrarono in collisione e fuoriuscirono 600 metri cubi di gasolio che finirono in mare al largo della Corsica.

Solo 3 anni prima, nel luglio 2015, a causa di un’avaria la motonave Ivy aveva scaricato in mare 65 tonnellate di rifiuti plastici: 56 di 1.888 ecoballe dirette in Bulgaria per essere incenerite. A quasi 6 anni di distanza non tutte le ecoballe sono state recuperate e ben 24 sono ancora disperse in mare.

Incidenti che rappresentano solo la punta dell’iceberg di una pressione antropica insostenibile per un’area tanto preziosa. Istituito nei primi anni Novanta, il Santuario dei cetacei è una delle zone con maggiore biodiversità del Mediterraneo. Per balenottere comuni, capodogli, globicefali, delfini, tursiopi, stenelle è uno dei più importanti siti di alimentazione e di riproduzione del Mediterraneo.

Ma in questo stesso specchio di mare passa buona parte del traffico in entrata da Gibilterra e quello di collegamento tra Corsica, Sardegna e la terraferma. Basti pensare che sulle acque del santuario si affacciano due porti - Genova e Marsiglia - che rappresentano due degli otto nodi di concentrazione del traffico marittimo del Mediterraneo. Il che vuol dire che il Santuario dei cetacei ogni anno è attraversato da migliaia le imbarcazioni, traghetti, navi da carico, petroliere, portacontainer di dimensioni spesso superiori a 100 metri.

“Parliamo di un ecosistema di altissimo valore naturalistico dove la convivenza con le attività antropiche è difficile”, spiega Francesca Garaventa, ricercatrice dell’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino (Cnr-Ias). ”Oltre ai disastri ambientali mi riferisco alle conseguenze delle normali attività. Penso al rumore prodotto dai motori delle imbarcazioni più grandi che è causa di forte disturbo per i cetacei, o alle frequenti collisioni tra queste navi e i mammiferi marini. Se è evidente che non si può eliminare il traffico marittimo presente in quest’area, occorre però porre regole più severe. Ad esempio modificando la normativa che limita fortemente gli obblighi di recupero dei relitti. Per questo credo che il recupero del Bora Bora possa rappresentare un modello da seguire”.

Per far sì che il Santuario non sia un’area protetta solo sulla carta occorre dunque mettere in atto misure concrete che mitighino l’impatto delle attività antropiche. Ad esempio introducendo limiti di velocità alle imbarcazioni, cosa che oltre a contenere l’inquinamento acustico ridurrebbe anche il numero delle collisioni con i cetacei. E’ stato infatti verificato che sotto i 10 nodi – poco meno di 20 km/h - le collisioni sono molto rare e non troppo pericolose.

C’è poi il tema della plastica. Da un’indagine compiuta da Greenpeace insieme all’Università Politecnica delle Marche e all’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino del Cnr è emerso che la percentuale di microplastiche presenti nelle acque del Santuario è elevatissima. Dai risultati condotti su 300 organismi presi in esame, appartenenti a specie che finiscono abitualmente sulle nostre tavole, è emerso che più di un terzo avevano ingerito microplastiche. Percentuale che sale al 75% nell’arcipelago toscano

FONTE: Logo Huffinpost

Ti piace l'articolo? Condividilo

Facebook TwitterPinterest
Il mare nel cuore

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Non arrenderti mai amico mio, impare a cercare sempre il sole, anche quando sembra che venga la  tempesta ... e lotta!

Mi trovate anche nei Social

Disclaimer

Si dichiara, ai sensi della legge del 7 Marzo 2001 n. 62 che questo sito non rientra nella categoria di "Informazione periodica" in quanto viene aggiornato ad intervalli non regolari.
Web master: Giancarlo Montin
Le immagini dei collaboratori detentori del Copyright © sono riproducibili solo dietro specifica autorizzazione.
Il contenuto del sito, comprensivo di testi e immagini, eccetto dove espressamente specificato, è protetto da Copyright © e non può essere riprodotto e diffuso tramite nessun mezzo elettronico o cartaceo senza esplicita autorizzazione scritta da parte dello staff di ”Il Mare nel cuore”
Chi vuole può contribuire al miglioramento del sito, inviando foto o video all’amministratore, accompagnato dalle liberatorie e/o autorizzazioni scritte dei relativi proprietari del copyright.
L’eventuale pubblicazione è a discrezione del proprietario del sito. Il materiale cartaceo non verrà restituito.
Copyright © All Right Reserve

In classifica

sito

Torna alla Home

Su questo sito usiamo i cookies. Navigandolo accetti.