Operation Petticoat, tra fiction e realtà
Il sito Ocean4future fa un meticoloso rendiconto su quanto raccontato nel film di successo "Operazione sottoveste" evidenziando le parti fantasiose e le parti vere.
Operazione sottoveste, un film di successo che racconta tante verità.
Chi non lo ha visto almeno una volta la storia del sommergibile “rosa” e del suo strampalato equipaggio? Una storia inventata, ispirata ad eventi realmente accaduti, che racconta con ironia il mondo dei marinai che può spesso superare quello della fantasia.
Il film in perfetto stile hollywoodiano venne realizzato con ampio supporto del Dipartimento della Difesa e della Marina USA. La maggior parte delle riprese ebbe luogo all’interno e sia nei pressi della Naval Air Station (NAS) Key West, in Florida, che presso la Naval Station di San Diego, in California. Il suo successo cinematografico fu certamente legato alla bravura dei protagonisti, Cary Grant e Tony Curtis, che fecero di una commedia un capolavoro.
Una curiosità
Tony Curtis si era arruolato nella Marina degli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale all’età di 17 anni. Dopo essere diventato un attore di successo, Curtis ebbe l’idea di una commedia ambientata su un sommergibile con la partecipazione di Cary Grant, che aveva già interpretato il ruolo del comandante Cassidy nel film Destinazione Tokyo. Nacque così l’idea di Operation Petticoat. Quello che molti non sanno è che alcuni elementi della apparentemente assurda sceneggiatura furono tratti da eventi reali, accaduti a bordo di alcuni sommergibili americani assegnati alla flotta del Pacifico durante la Seconda guerra mondiale.
Nel film l’equipaggio è condotto dall’impassibile comandante Sherman, interpretato dal mitico Cary Grant. Un ufficiale equilibrato ed irreprensibile che dimostra però all’occorrenza di saper temporaneamente chiudere ambedue gli occhi sul regolamento. In particolare, quando, per necessità di sopravvivenza, alcuni membri dell’equipaggio capitanati dalla simpatica canaglia Curtis, agiranno in maniera banditesca per approvvigionare i pezzi di rispetto ed i rifornimenti necessari per la sopravvivenza del suo sommergibile.
E’ curioso che chi ha indossato la divisa, specialmente in tempi di guerra, ricordi azioni al limite (ma anche oltre) del politically/ethically correct, storie di una vita vissuta pericolosamente che ogni tanto ritornano umanamente alla memoria leggendo i diari del tempo passato.
Dal film Operation Petticoat
Non immaginatevi cose strane: piccoli dispetti fatti anche ai colleghi della nave affianco, nello spirito piratesco del mare. Ecco perché questo film, visto con gli occhi di un marinaio, può ricordare tanti episodi passati di vita quotidiana, potremmo dire senza tempo. Storie vere quando i Comandanti in mare dovevano inventarsi ogni giorno nuove soluzioni per sopravvivere alla apparente cecità o sordità della burocrazia, nella logica non scritta che i Superiori queste cose già le avevano viste e alla fin fine al di sopra del Comandante c’è solo Dio e che, come scrisse in un suo bel racconto l’ammiraglio Scialdone, tanto i Superiori vedono tutto … e se non fanno nulla c’è sempre una ragione.
Operazione sottoveste, un film di successo che racconta tante verità
Tornando al film, alcuni episodi non sono di fantasia ma avvennero veramente e furono registrati sul diario di bordo dei vari comandanti di sommergibili che li vissero in prima persona.
Ad esempio, nel film vediamo che il USS Sea Tiger è costretto, a causa di una prossima invasione dell’isola da parte delle truppe giapponesi, ad evacuare del personale sanitario. Infermiere che nel film causeranno non pochi guai al povero sommergibile ed al suo equipaggio.
Immagine dal film Operation Petticoat
Questo evento ebbe realmente luogo il 3 maggio 1942 da parte del sommergibile USS Spearfish in Australia, quando evacuò un gruppo di infermiere della Marina e dell’esercito da Corregidor due giorni prima dell’arrivo dei Giapponesi. Non sappiamo cosa successe a bordo ma la loro storia è stata tramandata e i loro nomi ricordati.
La prima infermiera della Marina degli Stati Uniti a fuggire dalla base
di Corregidor e ad arrivare in Australia fu la guardiamarina Ann Bernatitus
(nella foto) che faceva parte di un gruppo di 13 donne americane e altri
ufficiali di alto livello della Marina e dell’esercito nonchè due clandestini
messi in salvo grazie al sommergibile USS Spearfish,domenica 3 maggio 1942,
ovvero circa 48 ore prima che Corregidor cadesse in mano ai giapponesi.
Arrivarono a Fremantle, nell’Australia occidentale, il 20 maggio 1942.
Le altre donne erano undici infermiere dell’esercito americano e la signora
Margaret Janson, moglie di un ufficiale della marina.
Andando su uno degli episodi più divertenti del film, ricordiamo quello del camion che “viene affondato” dopo essere stato silurato con l’ultimo siluro disponibile. L’episodio si ispira ad un fatto reale che ebbe luogo durante un attacco a Minami Daito il 16 luglio 1944, quando il sommergibile USS Bowfin, colpì un molo e fece saltare l’autobus parcheggiato nel porto.
Una macchia nel pedigree di un sommergibile che affondò 179.646 tonnellate (34 grandi navi, più altre 10 sotto le 500 tonnellate) e danneggiò 33.934 tonnellate (cinque grandi navi, più due più piccole) per un totale di 213.580 tonnellate affondate o danneggiate. Considerato ancora oggi una leggenda nella comunità dei US Submariner, perché tra i 188 sommergibili della seconda guerra mondiale il USS Bowfin è collocato al 15° posto per numero di navi affondate. Chissà se anche l’autobus fu inserito nell’elenco.
Non ultimo, vale la pena di menzionare la lettera del comandante del USS Sea Tiger Sherman (Gary Grant) al dipartimento di approvvigionamento sull’inspiegabile risposta negativa (materiale sconosciuto) alla richiesta di carta igienica. Per chi ha indossato l’uniforme blu questo episodio non è così assurdo. Il problema della logistica ha sempre attanagliato gli uomini in divisa, in particolare in momenti in cui le difficoltà belliche rendevano tutto più complesso. Quello che non è noto è che la arguta lettera del comandante del sommergibile rosa è basata su una missiva realmente inviata al Dipartimento di approvvigionamento del Cantiere navale di Mare Island da parte del capitano di corvetta James Wiggins Coe, comandante del sottomarino USS Skipjack.
La storia è molto divertente e vale la pena di essere raccontata. Secondo un sito di ex sommergibilisti statunitensi la bozza della lettera fu consegnata al segretario di bordo (in gergo chiamato sulle navi americane Yeoman), dicendogli di batterla a macchina. Prima di riconsegnarla per la firma, come prassi, lo Yeoman la fece controllare al Comandante in seconda che, con l’ufficiale di guardia, si recò dal Comandante per avere conferma se la volesse veramente mandare. La sua risposta fu ferma: ” “I wrote it, didn’t I?” ovvero l’ho scritto io, giusto?”.
Trascrizione della lettera originale estratto dal sito http://www.submarinesailor.com/history/toiletpaper.asp
La lettera partì e, dodici giorni dopo, il 22 giugno 1942 James Wiggins Coe fu insignito della Navy Cross per le sue azioni sull’S-39, ma non solo … la lettera sulla “carta igienica” arrivò al Deposito di forniture di Mare Island scatenando un putiferio. Un membro di quell’ufficio ricorda che tutti gli ufficiali del dipartimento dei rifornimenti “dovettero stare sull’attenti per tre giorni a causa di quella lettera“. A quel punto, la lettera divenne virale (pensate che a quei tempi non c’era ancora internet), diffondendosi in tutta la flotta, fino ad arrivare anche al figlio del presidente degli Stati Uniti, John Roosevelt, che era imbarcato sulla USS Wasp.
Ma le sorprese non erano finite … quando il sommergibile rientrò alla base dopo una missione di pattugliamento l’equipaggio vide piramidi di carta igienica accatastate sul molo. Due uomini portavano una lunga tavola con sopra dei rotoli di carta igienica con metri di carta srotolata che scorrevano dietro di loro mentre una banda suonava un inno di benvenuto. Non ultimo, i membri della banda indossavano cravatte di carta igienica al posto dei loro fazzoletti della Marina e quando soffiavano negli strumenti a fiato, striscioni bianchi si dispiegavano da trombe e corni. Un’accoglienza degna di un film di Hollywood visto che, come consuetudine, al ritorno dei battelli, in genere sul molo si trovavano solo casse di frutta/verdura fresca e l’immancabile gelato. Il USS Skipjack fu invece accolto con cartoni di carta igienica.
La lettera, il cui originale è conservato al Bowfin Museum alle Hawaii, divenne famosa nei libri di storia dei sottomarini e, non a caso, fu inserita nel copione del film Operation Petticoat. Ancora oggi, alla Navy Supply School di Pensacola, Florida, è ancora appesa in un quadro sotto una scritta che recita: “Non lasciare che questo ti accada!“. Per ironia della sorte, quella lettera è passata alla storia più dell’autore, il capitano di fregata James Wiggin “Red” Coe che, in seguito, risultò disperso in mare con il suo nuovo sommergibile, l’USS Cisco, il 6 novembre 1943. Coe era considerato un asso e aveva comandato con onore e capacità il USS Skipjack e l’USS Cisco durante le operazioni nel teatro del Pacifico della seconda guerra mondiale.
Non uno ma tre
Tornando alle riprese del film Operazione sottoveste (Operation Petticoat), diretto da Blake Edwards (lo stesso regista di capolavori come Breakfast at Tiffiany’s (1961) e The Pink Panther) vanno menzionati i battelli subacquei che furono usati durante le riprese.
Per girare le scene del USS Sea Tiger furono utilizzati ben tre diversi sommergibili statunitensi, tutti appartenenti alla fortunata classe Balao:
USS Queenfish, che appare nelle scene di apertura e di chiusura (girate nel 1959), e nelle quali è visibile il numero distintivo 393 sulla torretta.
USS Archerfish, che fu impiegato in tutte le scene dove il battello subacqueo appare dipinto in grigio e nero.
e l’USS Balao, capo classe, che appare in tutte le scene nelle quali il Sea Tiger è pitturato di rosa.
Tutti e tre appartenenti alla classe Balao; una classe fortunata di cui furono costruiti 120 esemplari, alcuni ceduti o venduti nel dopoguerra anche all’estero. Uno di essi, l’USS Catfish, fu acquistato dalla Marina argentina e ribattezzato ARA Santa Fe (S-21), il sommergibile che fu perso nella guerra delle Falkland, nel 1982, dopo essere stata danneggiato quando era ormeggiato ad un molo. Il ARA Santa Fe fu rimesso poi a galla e dismesso pochi anni dopo la guerra. Portato in acque profonde, fu poi affondato.
I tre sommergibili ex classe Balao acquisiti dalla Marina Militare italiana
Una curiosità
Per molto tempo si pensò che il sommergibile rosa fosse stato ceduto all’Italia. Questa leggenda nacque per il fatto che durante il carenamento del sommergibile Evangelista Torricelli sullo scafo affiorò una pittura rosa, simile a quella che si vede nel film Operazione sottoveste. In effetti la classe dei sommergibili Torricelli della Marina Militare italiana fu costituita da tre vecchi sommergibili statunitensi della classe Balao, ceduti all’Italia nel quadro di un programma di assistenza militare. Si trattava dell’USS Lizardfish, USS Capitaine e USS Besugo, veterani della guerra nel Pacifico e rispettivamente ribattezzati Evangelista Torricelli, Alfredo Cappellini e Francesco Morosini. Per un errore la USN comunicò che proprio il USS Lizardfish era stato il battello protagonista del film, per cui la storia venne creduta a lungo. Solo in un secondo tempo, la Marina statunitense comunicò che il sommergibile rosa era in realtà il USS Balao, capo classe della classe omonima.
Sommergibile Evangelista Torricelli, ex USS Lizardfish,
Taranto 1963, collezione Duilio Ranieri
E quel colore rosa? Chi il ferro lo ha “pittato” a lungo sa che può essere probabilmente riconducibile al viraggio di una mano della pittura protettiva al minio. Ed ora non vi resta che riguardare questo film senza tempo, uno dei pochi che possiamo rivedere tante volte senza mai stancarci.
Andrea Mucedola
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Ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), è laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l’Università di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all’Università di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. È docente di cartografia e geodesia applicata ai rilievi in mare presso l’I.S.S.D.. Nel 2019, ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare.