La storia delle bandiere navali italiane dal Regno d’Italia fino ad oggi

Dal sito Ocean4future la storia delle bandiere navali a cura di Andrea Mucedola

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Fu grazie al Presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi che iniziò un’opera di valorizzazione e di rilancio dei simboli della nostra Patria, frutto di sacrifici in tante tragiche guerre.

Il Presidente della Repubblica, dopo anni di colpevole e silenzio, richiamò la memoria del nostro tricolore, auspicando un ritorno ai valori nazionali che esso rappresenta. Nel suo discorso del 4 novembre 2001 Carlo Azeglio Campi disse « […] Adoperiamoci perché ogni famiglia, in ogni casa, ci sia un tricolore a testimoniare i sentimenti che ci uniscono fin dai giorni del glorioso Risorgimento. Il tricolore non è una semplice insegna di Stato, è un vessillo di libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia. Nei valori della propria storia e della propria civiltà. […] ».

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Una foto di archivio del Presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi con la Bandiera della Scuola
Navale Militare ” Francesco Morosini” Enrico Oliverio
Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica/ARCHIVIO ANSA/DEF

Affinché la nostra bandiera nazionale non fosse considerata solo un vessillo qualunque bisognava ritornare alla base dei suoi valori in cui tanti italiani si sono riconosciuti, perdendo la loro vita per creare la nostra Nazione. Un colpevole e irrazionale sentimento di anti sovranità ne fece un simbolo relegato solo agli avvenimenti sportivi, e ci volle un Capo di Stato della levatura di Ciampi per poter ridare dignità al nostro tricolore. Da quel momento la bandiera è esposta su tutti gli edifici governativi a similitudine delle ambasciate, delle caserme e delle navi da dove non era mai sparita.

Le bandiere  navali

Avrete sicuramente osservato la bandiera nazionale esposta sulle navi e vi sarete sicuramente domandati per quale motivo esse differiscono. In campo navale da secoli, le bandiere hanno assunto una connotazione politico militare. Le navi (ma anche gli aerei) militari costituiscono territorio dello Stato di cui battono bandiera, anche se si trovano in un porto o in un aeroporto straniero. Oggi raccontiamo un viaggio nella storia delle bandiere navali italiane, raccontando la loro evoluzione stilistica nel tempo, partendo dal Regno di Sardegna che inglobò tutte le Marine della penisola italiana. Se si parla di bandiere navali, in realtà, dovremmo parlare di quattro tipi di bandiere impiegate su navi ed imbarcazioni nazionali, che hanno destinatari ed usi diversi.

Incominciamo con la bandiera navale, detta anche bandiera di navigazione. Essa è il simbolo, espresso in mare, della Patria e della sovranità, dell’autorità della Nazione di armamento del bastimento, Viene alzata, in navigazione, all’asta di poppa (per tutte le unità da diporto a motore), al picco dell’albero poppiero o alla sagola esterna dritta della crocetta principale dell’albero di maestra (per le unità militari e per le unità a vela con albero unico armato a sloop), ai due terzi della balumina della randa (per le unità a vela), sul picco o sull’albero poppiero (per le unità a vela fornite di picco o a più alberi), o  sull’asta all’estrema poppa quando all’ancora o all’ormeggio. Talvolta la bandiera navale viene alzata all’asta di poppa in occasione di cerimonie, oppure di ingresso o uscita dai porti (in particolare all’estero).

Di questa bandiera navale ne esistono tre tipi:

Bandiera navale mercantile per la marina mercantile, commerciale, peschereccia, da trasporto e compresi le navi, le imbarcazioni ed i natanti da diporto. La sua foggia cambiò nel tempo a seguito delle trasformazioni dal Regno alla Repubblica.

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Bandiera navale di Stato per il naviglio, navi, galleggianti, unità e mezzi navali delle amministrazioni dello Stato adibite a servizio governativo non commerciale il cui personale non è ad ordinamento militare.

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Bandiera navale militare per la Marina Militare e per le componenti navali delle altre Forze Armate, dei Corpi Militarmente Organizzati, delle Forze di Polizia e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

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Esiste poi la Bandiera di bompresso o Jack di prora, in inglese navy jack, è quella che le navi da guerra in armamento alzano ad un’asta verticale all’estremità della prora, quando in porto o all’ancora o alla fonda in rada. Di questa bandiera di bompresso ne esistono di due tipi:

La bandiera di bompresso mercantile e di Stato, che può sostituire il pallone di fonda prescritto per i bastimenti mercantili, per la Marina Mercantile, commerciale, peschereccia, da trasporto e compresi le navi, le imbarcazioni ed i natanti da diporto e per il naviglio, navi, galleggianti, unità e mezzi navali delle amministrazioni dello Stato adibite a servizio governativo non commerciale il cui personale non è ad ordinamento militare; l’ultima versione fu istituita con il decreto n. 1305 del 9 novembre 1947, ed è costituita dall’emblema araldico della marina Mercantile, con gli stemmi delle Repubbliche marinare, senza la corona turrita e rostrata delle militari, e con il leone di San Marco con il libro anziché la spada tipica delle navi militari.

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La bandiera di bompresso militare per la Marina militare e per le componenti navali delle altre Forze Armate, dei Corpi Militarmente Organizzati, delle Forze di Polizia e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Le unità militari quando danno fondo, effettuano il cambio bandiera, alzano, cioè, all’asta di prua (bompresso) la bandiera di bompresso e procedono contemporaneamente ad ammainare la bandiera navale di navigazione ed alzare la bandiera di porto all’asta di poppa. Le moderne unità militari portaeromobili, siano esse tuttoponte o dotate solo di ponte di volo poppiero, alzano la bandiera di bompresso in posizione di navigazione anche in porto, quando hanno in corso o in programmazione attività di volo.

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La fiamma, detta anche pendente, è il distintivo di Comando delle Navi da Guerra e segnala che la nave sulla quale sventola è in servizio nella Marina del proprio governo ed è alzata all’estremità della maestra o dell’albero unico della nave. Essa non viene mai ammainata, a differenza della bandiera navale di navigazione, della bandiera di porto o della bandiera di bompresso. Per tradizione la sua lunghezza varia a seconda delle miglia percorse dalla nave durante il periodo di comando del Comandante della Nave o del sommergibile, al quale viene poi donata dall’equipaggio, al termine del suo periodo di comando.

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Combat flag of the Italian Navy back.svg 1La bandiera di combattimento è quella che tradizionalmente le navi da guerra alzano in battaglia. Essa è realizzata con tessuto di pregio e decorata con ricami, viene consegnata al Comandante dell’unità navale militare all’inizio della sua vita operativa con una cerimonia solenne. Combat flag of the Italian Navy front.svg 1Durante l’intera vita di armamento dell’unità navale militare è custodita a bordo all’interno di un cofanetto pregiato, con cura particolare, presso l’alloggio del comandante o in alcuni casi presso la santa barbara. Al passaggio in riserva dell’unità navale militare la bandiera di combattimento passa in consegna al Sacrario delle bandiere di Roma.

Esistono poi altre bandiere navali dette insegne di comando o guidoni che vanno ad identificare l’Autorità imbarcata.

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Parleremo più approfonditamente di come cambiò la bandiera della Marina Militare in un prossimo articolo.

Andrea Mucedola

Ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), è laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l’Università di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all’Università di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. È docente di cartografia e geodesia applicata ai rilievi in mare presso l’I.S.S.D.. Nel 2019, ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare.

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FONTE: Logo Ocean4future

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