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L’Arsenale della Marina avrà un museo a Taranto

Ci sono 35 milioni per trasformare una parte dello stabilimento in aree espositive di archeologia industriale

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Maristella Massari

Nel futuro di Taranto c’è il suo passato. Per la città che fu la prima capitale industriale del Mezzogiorno d’Italia in epoca post unitaria, la svolta arriva nel segno della storia. Qui la Marina militare, sul solco dell’esperienza maturata a Venezia, è impegnata nella trasformazione di parte del suo Arsenale militare in un grande museo di archeologia industriale. A disposizione ci sono poco più di 35 milioni di euro.

L’Arsenale di Taranto è una grande realtà industriale e produttiva, che si occupa della manutenzione delle navi della flotta militare italiana.Ma è anche testimone di una lunghissima epoca. Inaugurato, alla presenza di re Umberto I di Savoia, il 21 agosto 1889, aveva lo scopo di rimediare alla sempre crescente necessità di difesa dell’Italia protesa verso il Mar Mediterraneo. I lavori di costruzione, che includevano anche l’ampliamento del canale navigabile per il collegamento del Mar Piccolo con il Mar Grande, iniziarono nel settembre del 1883 e durarono circa sei anni. Oggi, con i suoi 1.200 dipendenti (di cui circa 1000 civili), è il primo stabilimento di lavoro della Difesa e la seconda realtà industriale di Taranto, dopo Acciaierie d’Italia. Le specificità delle funzioni dell’Arsenale di Taranto e la sua storia, così strettamente legata al territorio, rappresentano un patrimonio da preservare e valorizzare.

L’obiettivo del piano di musealizzazione è quello di utilizzare edifici non più strategici per le lavorazioni e per la manutenzione dell’efficienza della flotta militare, per farne centri museali in cui esporre e rappresentare la storia della cantieristica navale a Taranto. L’idea, già così, è ambiziosa e suggestiva. Per entrare nel dettaglio, sono previsti due percorsi, uno via terra e uno via mare, che offriranno la possibilità di visitare lo stabilimento anche nelle aree operative.

La Difesa, in stretta collaborazione col Ministero dei Beni culturali, ha realizzato questa ipotesi progettuale per la fruibilità turistica dell’Arsenale che ha al suo interno numerosi esempi di archeologia industriale. A Taranto, infatti, si possono apprezzare diversi modelli di impianti e di apparecchiature utilizzate nel secolo scorso, inseriti nelle antiche officine e negli storici laboratori tecnologici.

L’Arsenale Militare, insomma, non è soltanto una risorsa tecnologica o, per quanto adesso in crisi, economica: è anche un bene culturale e storico. Tanto è vero che, consapevole di ciò, già nel 2005, la Marina Militare - nella sua opera di difesa anche del patrimonio storico, culturale e paesaggistico a lei affidato, dopo l’apertura ai visitatori del Castello aragonese, interessato da imponenti lavori di ricerca, scavo e restauro (un successo travolgente visti i numeri dei visitatori), aveva aperto e reso fruibile ai turisti e ai tarantini anche la mostra storica artigiana dell’Arsenale. L’esposizione fu inaugurata con la finalità di esporre attrezzature e manufatti realizzati dalle maestranze interne, nonché per rappresentare l’evoluzione dei processi tecnologici di costruzione e di manutenzione navale all’interno dello stesso stabilimento di lavoro. Essa costituisce, con la sua importante raccolta di lastre fotografiche, una testimonianza importantissima delle condizioni socio-culturali dell’operaio dell’Arsenale dalla fine dell’Ottocento ad oggi. La mostra permanente è divisa in due aree espositive. Nella prima area “Reperti storici” sono conservati oggetti legati ad eventi ed imprese del passato. Nella seconda area “Archeologia industriale” vengono esposte macchine e apparecchiature un tempo utilizzate nelle officine dell’Arsenale, per le lavorazioni tecniche e d’artigianato.

Il nuovo ambizioso progetto di musealizzazione è previsto nell’ambito degli interventi per lo sviluppo della città e dell’area di Taranto (legge 20 del 2015). Ferme restando le attività legate alle esigenze della forza armata, l’Arsenale sarà in parte trasformato per scopi turistico-culturali legati alla cultura del mare. Sono sei gli interventi previsti, il primo dei quali è la realizzazione di un «entry point» per l’accoglienza dei visitatori con spazi espositivi e attività di “merchandising”. Saranno migliorate le esposizioni della mostra storico-artigiana già esistente, con espansione dell’area nell’adiacente Sala a Tracciare, un locale lungo quasi 200 metri in cui venivano “disegnate” le sagome delle navi che poi le maestranze tarantine dell’Arsenale avrebbero costruito. Il progetto prevede anche la riqualificazione delle officine “Lance a remi”, “Motori bassa potenza” e “Forni e fabbri” e l’esposizione, con possibilità di visita all’interno, di un sommergibile della classe Sauro. I visitatori potranno muoversi all’interno dell’ampia struttura grazie ad un servizio di navette elettriche. Il costo complessivo del progetto è stimato in 35,45 milioni di euro. Attualmente risultano stanziati dal Cipe (nel 2017) 5,7 milioni di euro. Si tratta di 4,3 milioni di euro per la realizzazione dell’«entry point», 1,4 milioni di euro per lo sviluppo della progettazione degli altri 5 interventi previsti. Quando l’opera verrà completata e aperta al pubblico, Taranto, grazie anche al successo di visite riscosso dal castello aragonese, potrà mettere a frutto il «navy brand» aspettando, prima o poi, di veder realizzato anche il sogno (fino ad ora svanito) di un museo navale galleggiante a bordo di una delle unità navali della Marina in disuso.

FONTE:Logo Gazzettamezzogiorno

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