itenfrderorues

Hornet, ritrovati i resti della mitica portaerei Usa affondata dal Giappone

Hornet, ritrovati i resti della mitica portaerei Usa affondata dal Giappone

La nave colata a picco nel 1942 individuata a 5.000 metri di profondità nel Sud Pacifico. Protagonista del raid di Doolittle con cui gli americani risposero a Pearl Harbor

 
Hornett
 
Una delle navi più gloriose della Seconda guerra mondiale, affondata nel 1942 dai giapponesi, è stata ritrovata dagli archeologi del mare americani a cinquemila metri di profondità nel Sud Pacifico. E’ la USS Hornet, la portaerei entrata nel mito per il «Raid di Doolittle» su Tokyo nell’aprile 1942 e la battaglia delle Midway nel giugno successivo, che cambiò il corso del conflitto nel Pacifico.

L’ultima battaglia della Hornet fu al largo di Santa Cruz Island, il 26 ottobre 1942. Uno scontro spietato. I giapponesi lanciarono i loro bombardieri in picchiata e aerosiluranti che martellarono la grande nave americana. Ha raccontato alla Cbs News Richard Nowatzski, che aveva 18 anni ed era mitragliere sulla Hornet: «Ero attaccato al mio pezzo, sparavo e guardavo freneticamente il cielo... le bombe venivano contro di noi, sentivi il sibilo. Poi due siluri ci hanno preso e la nave è stata scossa, si è fermata, era morta sulla superficie dell’oceano». Due aerei del Sol Levante colpiti nell’azione caddero sul ponte della nave nemica contribuendo alla sua paralisi. L’equipaggio la dovette abbandonare, quando manovrare era diventato ormai impossibile e la flotta giapponese finì l’opera a cannonate, facendola colare a picco.

Metà degli apparecchi nipponici furono abbattuti nell’impresa, rendendo di fatto non operative le loro portaerei superstiti per mesi. Emozione tra gli storici della US navy per il ritrovamento del relitto. Ha detto l’ammiraglio Bill Moran, vice capo delle Operazioni: «Nei giorni bui dopo Pearl Harbor, la Hornet e i Raider di Doolittle furono i primi americani a restituire il colpo al Giappone, dando nuova fiducia alla nazione e al mondo».

Il raid di Doolittle fu organizzato per reagire in modo spettacolare e temerario all’aggressione giapponese del 1941. Era il 1942 e la guerra nel Pacifico non andava bene per gli alleati. A Washington pensarono che servisse un segnale di riscossa. Fu deciso di usare i B-25, bombardieri terrestri, ma lanciandoli dal ponte della portaerei Hornet, che li avrebbe portati il più possibile vicino alle coste del Giappone. Dal punto di vista tecnico sembrava una pazzia irrealizzabile. Al comando dei 16 aerei il tenente colonnello James «Jimmy» Doolittle. Su ognuno degli apparecchi cinque uomini. Ottanta aviatori che sapevano di non avere sufficiente autonomia di volo per poter tornare dalla missione su Tokyo, anche se la contraerea e la caccia giapponese non li avessero abbattuti. I Doolittle Raiders bombardarono Tokyo il 18 aprile 1942. I danni furono scarsi, ma l’effetto psicologico in Giappone e in America fu enorme. Dei 16 apparecchi, quattro si sfasciarono in atterraggio; undici equipaggi si lanciarono col paracadute perdendo tre uomini; uno riuscì a raggiungere incredibilmente la Russia. Otto aviatori vennero catturati dai giapponesi in Cina, tre furono uccisi, uno morì di stenti in un campo di prigionia. Ancora nel 1942, a giugno, la Hornet e altre due portaerei americane sorpresero e affondarono quattro portaerei giapponesi alle Midway.

Le sorti della guerra nel Pacifico erano cambiate. Il relitto della Hornet, con i suoi cannoni contraerei ancora puntati verso il cielo e un trattore per il rimorchio dei caccia sul ponte, è stato individuato dalla spedizione archeologica Vulcan, il gruppo che ricerca navi storiche negli abissi organizzato da Paul Allen, il cofondatore di Microsoft morto a ottobre. I tecnici a bordo della Nave Petrel, di Vulcan, hanno fotografato con robot scesi in profondità i resti della Hornet adagiati sul fondale a cinquemila metri di profondità.

FONTE: Logo corrieredellasera esteri

FacebookTwitterRSS FeedPinterest Pin It

Su questo sito usiamo i cookies. Navigandolo accetti.