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Ecco come saranno i nuovi cacciatorpediniere per la Marina Militare

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Paolo Mauri

Il programma riguardante lo studio per lo sviluppo e l’acquisizione di due nuove unità di questo tipo, definite Ddx in questa fase, e comprensivo del relativo armamento, è stato finanziato nel bilancio ordinario della Difesa per un importo di 4,5 milioni di euro che andranno in studi di de-risking (che potremmo tradurre come “riduzione del rischio”) distribuiti nei prossimi due anni.

La Marina Militare punta a definire i requisiti finali entro il 2022 e a siglare il contratto di produzione l’anno successivo, che dovrebbe portare, se l’afflusso di denaro non subirà modifiche o interruzioni, ad avere la prima unità pronta per il 2028. Le future unità andranno a sostituire i due caccia della classe Ammiragli: nave Durand de la Penne (D 560) e nave Mimbelli (D 561), varate tra il 1989 ed il 1991, che si apprestano quindi a toccare i 30 anni di servizio attivo essendo entrate in squadra nel 1993.

I due nuovi Ddx affiancheranno, pertanto, i due classe Orizzonte: l’Andrea Doria (D 553) e il Caio Duilio (D 554), consegnati alla Marina rispettivamente nel 2007 ed nel 2009.

“I cacciatorpediniere sono fondamentali per una blue water navy come quella italiana, che deve essere in grado di proiettare capacità in mare e dal mare operando su tutto lo spettro delle operazioni marittime e congiunte”, ha dichiarato l’ammiraglio Aurelio De Carolis, vice capo di Stato maggiore della Marina Militare Italiana a Defense News. “Oltre a portaerei, navi anfibie e sottomarini, c’è bisogno di cacciatorpediniere con capacità di attacco a terra e protezione di gruppi navali” ha aggiunto.

Le nuove unità dovranno avere elevate capacità di contrasto alla minaccia di superficie e subacquea, nonché avere spiccate caratteristiche per la protezione d’area di gruppi navali contrastando la minaccia aerea e missilistica avversaria di tipo convenzionale e balistica. I caccia avranno quindi un ruolo simile a quello dei Ddg classe Arleigh Burke della U.S. Navy e si parla anche della possibilità di imbarcare missili da crociera come lo Scalp Naval, quindi fornendo alla nostra Marina, per la prima volta, una capacità di attacco terrestre a corto/medio raggio che mai ha avuto prima, ma ancora non c’è una decisione definitiva in tal senso.

I Ddx avranno un dislocamento a pieno carico di circa 10mila tonnellate, uno scafo a bassa osservabilità e sensori particolarmente avanzati. La loro lunghezza sarà orientativamente di 175 metri per una larghezza di 24 ed un pescaggio di nove, facendone delle unità molto più grandi delle classi Ammiragli ed Orizzonte, e rasentando le dimensioni ed il dislocamento di un incrociatore: per dare un termine di paragone gli Slava russi sono lunghi 186 metri per circa 11mila tonnellate a pieno carico.

Il sistema di combattimento di bordo sarà imperniato, molto probabilmente, sul radar a facce fisse di Leonardo Kronos 3000, che lavora in doppia banda (X e C) per il tracciamento, la guida missili e la scoperta a corto raggio, e sul Kronos Power Shield (in banda L) per la scoperta a lungo raggio che darà, insieme ai missili della famiglia Aster (i tipo 15, 30 e 30 block 1Nt) le capacità antiaeree ma soprattutto Abm (Anti Ballistic Missile). I cacciatorpediniere avranno sei sistemi lanciamissili tipo Vls (Vertical Launch System) Sylver A50 a otto celle (per un totale di 48), con due lanciatori a prua (davanti al ponte) e il resto a centro nave.

La capacità antinave sarà data dal missile Teseo Mk2 Evolved (2 lanciatori per 4 missili) mentre le navi avranno – finalmente – una dotazione di artiglieria di tutto rispetto: oltre ad un cannone da 127/64 di Leonardo che utilizza il nuovo munizionamento guidato Vulcano, e due pezzi da 76/62 a tiro rapido in grado di utilizzare anche le munizioni guidate Dart (Driven Ammunition Reduced Time Of Flight). Per la difesa ravvicinata sembra sia stato scelto l’affusto Oto Melara 25/80 “Spallaccia”.

La gestione del fuoco delle nuove navi sarà affidata al sistema di combattimento fabbricato da Leonardo: il Combat Management System di nuova generazione ad architettura aperta, modulare e riconfigurabile, progettato per essere un sistema C4I (Comando, Controllo, Comunicazione, Computer e Intelligence) completo con accesso ai servizi di rete della Nato e dei suoi partner così come a quelli strategici nazionali. Verosimilmente i nuovi cacciatorpediniere avranno la capacità di comunicare con i caccia di nuova generazione che utilizzano il sistema Link 16.

Nella plancia è previsto una postazione di controllo ad “abitacolo” integrato: un innovativo sistema che consentirà per la prima volta la gestione integrata delle operazioni relative sia alla conduzione della nave sia al sistema di combattimento, impiegando un numero ridotto di addetti, grazie anche all’utilizzo di tecnologie di realtà aumentata. A completare le dotazioni dei nuovi cacciatorpediniere ci sarà un ponte di volo e un hangar per elicotteri a poppa, che potranno ospitare due EH101 o due SH90.

I cacciatorpediniere sono fondamentali per la protezione dei gruppi navali e andranno a effettuare la scorta, insieme alle fregate tipo Fremm (o classe Bergamini) e ai sottomarini U-212 Nfs, del nostro “Csg” (Carrier Task Group) imperniato sulle due nuove unità: nave Cavour e nave Trieste. Anche quest’ultima, infatti, sebbene ufficialmente designata come Lhd (Landing Helicopter Dock) avrà la possibilità di imbarcare gli F-35B, la versione a decollo corto e atterraggio verticale del caccia della Lockheed-Martin.

FONTE: Logo insedeover

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