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La Vela

"Io piccolo re della vela": a 15 anni tris mondiale di Marco Gradoni

Gradoni

Ha vinto tre campionati mondiali consecutivi sugli Optimist, alle Bermude è stato premiato come miglior velista al mondo, diventando il più giovane vincitore nella storia del prestigioso Rolex World Sailor of the Year, secondo italiano nella storia dopo la campionessa olimpica Alessandra Sensini. Allenamenti, scuola e un "Grazie mamma!" di fronte ai top della vela mondiale.

di SIMONA CASALINI

"Talento è quando uno perde ma riesce a rialzarsi ". È una frase che il ragazzino ripete spesso, una sorta di mantra, anche se lui, a vela, di rado è arrivato dietro, anzi ha vinto praticamente tutto. Nel suo piccolo: ha solo 15 anni e corre su una barca " tascabile", ma super tecnica, gli Optimist riservati agli under, appunto, della sua età.

Marco Gradoni è diventato una star: alle Bermude, arcipelago atlantico più noto per le spiagge rosa e le infauste triangolazioni delle bufere, è stato premiato come miglior velista al mondo, diventando il più giovane vincitore nella storia del prestigioso Rolex World Sailor of the Year, secondo italiano a ricevere il riconoscimento dopo la campionessa olimpica Alessandra Sensini, nel 2008.
È romano, è tesserato per il Tognazzi Marine Village, sul litorale di Pomezia, a pochi km dalla capitale e vive con la sua famiglia a San Lorenzo, mamma medico e papà ricercatore universitario. Dal litorale romano, ma anche nelle acque adriatiche di Fano, dove la famiglia ha una casa delle vacanze, sono nati i suoi successi internazionali. Un carnet da giovane Straulino.

Gradoni premioMarco Gradoni premiato a Bermuda con il Rolex World Sailor of the Year,
secondo italiano a ricevere il riconoscimento dopo la campionessa olimpica Alessandra Sensini

Tre titoli consecutivi ai mondiali di categoria a partire dal 2017 ( unico atleta al mondo a essere riuscito in questa impresa) e 14 medaglie d'oro conquistate una dopo l'altra. Nel 2016, anno in cui debuttò in Portogallo, arrivò " solo" quarto. E sono competizioni non di pochi specialisti ma richiamano flotte di 250 competitor da almeno 60 diversi paesi del mondo.

"È un sogno diventato realtà essere qui con i migliori velisti del mondo ", ha detto Marco ricevendo il premio nella cerimonia che si è svolta nelle scorse ore a Bermuda. "È incredibile ma so che devo rimanere con i piedi per terra, concentrato sui miei obiettivi " . Poi una dedica speciale " alla mia mamma, per avermi sempre aiutato e incoraggiato".

A lui il trofeo in marmo e argento raffigurante il globo, incoronato da cinque spinnaker d'argento che rappresentano i continenti. Da record anche la motivazione: "Il velista più talentuoso e abile della sua fascia d'età, ha fatto la storia nel 2019 vincendo ad Antigua il più grande campionato mondiale Optimist di sempre. È una stella del futuro".

Una vita di allenamenti continui, estate e inverno, ma anche una scuola, al liceo Plinio, e una famiglia severa che lo spinge e lo disciplina. A chi gli chiede a che cosa abbia dovuto rinunciare per arrivare a questi exploit, il quindicenne Gradoni risponde netto: "A niente, questa è la vita che avrei sempre voluto fare". Non ha nessun rito scaramantico, ama leggere i libri di mare, lo scorso mondiale leggeva Hemingway. Quest'anno però alle Antille ha portato altro: "I libri di inglese, perché quando torno mi interrogano ".

Pioggia di complimenti: da Nicola Zingaretti che su twitter scrive:  'Bravo Marco Gradoni, romano che a soli 15 anni ha ottenuto il World Sailor of the Year 2019, il più importante riconoscimento al mondo per un velista. Sei un esempio, ti aspetto presto in Regione Lazio'. E il presidente del Coni Giovanni Malagò: "Sei il più giovane vincitore del World Sailor Of The Year e il secondo italiano a riceverlo dopo Alessandra Sensini. A 15 anni hai già scritto pagine indelebili nella storia della vela... adesso vento in poppa verso nuovi traguardi!!!".

Un unico cruccio, in una famiglia tanto vocata alla vela e alla marineria, avere una mamma che soffre di mal di mare.

FONTE: Logo Rep.it

34° Regata Internazionale Brindisi-Corfu

Regata Brindisi Corfu

Come tutti gli anni anche quest'anno ecco la Regata Internazionale Brindisi-Corfù

in programma dal 16 al 18 Giugno 2019

Di seguito tutto il programma:

PROGRAMMA UFFICIALE DELLA 34° EDIZIONE DELLA REGATA INTERNAZIONALE BRINDISI-CORFU:

DOMENICA 26 MAGGIO 2019
Ore 9:00/13:00 - IV ESTEMPORANEA MEDITERRANEA a cura delle Donne della Vela (Lungomare Regina Margherita)

SABATO 1 E DOMENICA 2 GIUGNO 2019
Dalle Ore 9:30 - Giornate Veliche BOCCHE DI PUGLIA (Lungomare Regina Margherita)

SABATO 8 GIUGNO 2019
DALL'8 AL 16 GIUGNO - VILLAGGIO DELLA REGATA (Lungomare Regina Margherita)

Ore 9:00 - 1° Torneo Regionale Giovanile di basket "Città di Brindisi" a cura dell’ Ass. Aurora Brindisi (Piazzale Lenio Flacco)

Ore 11:00 - Giornate Veliche BOCCHE DI PUGLIA (Lungomare Regina Margherita)

Ore 18:30 - ABBRACCI GRATIS (Lungomare Regina Margherita)

Ore 21:00 - CONCERTO del Gruppo musicisti Accordi abili “eMotion” (Lungomare Regina Margherita)

DOMENICA 9 GIUGNO 2019
Ore 9:00 - 1° Torneo Regionale Giovanile di basket "Città di Brindisi" a cura dell’ Ass. Aurora Brindisi (Piazzale Lenio Flacco)

Dalle 9:00 alle 13:00 - VELEGGIATA della solidarietà a cura di GV3

Ore 11:00 - Giornate Veliche BOCCHE DI PUGLIA (Lungomare Regina Margherita)

Ore 18:00 - CACCIA AL TESORO “Con l’arte, con la scienza e con un po’ di Intelligenza” - Stand Circolo della Vela (Lung. R. Margherita)

LUNEDì 10 GIUGNO 2019
Quattro chiacchiere con GUSTO” conduce Fabio Mollica - Stand del Circolo della Vela (Lungomare Regina Margherita) INTERVENGONO:
Ore 18:30 - Fabio Ravone (Dolci Creazioni),
Cristiano Taurisano (Luppolo e Farina),
Teo Carlucci (Osteria del Tempo Perso)

MARTEDì 11 GIUGNO 2019
Quattro chiacchiere IN MUSICA” conduce Anna Saponaro
Stand del Circolo della Vela (Lungomare Regina Margherita) INTERVENGONO:
Ore 18:00 - Alessandra Manti e il suo laboratorio “Un mare di Musica”
Ore 19:00 - Vito Alfarano (Alphaztl compagnia d’arte dinamica)
SPAZILIBERI, l’arte nel sociale
Ore 21:00 - Lidia Cocciolo e Letizia Chiloiro

Dall’11 al 16 giugno - “BRINDISI ED IL MARE”: Mostra documentaria e fotografica a cura dell’Archivio di Stato di Brindisi, in collaborazione con la Lega Navale Italiana (sezione di Brindisi) - Archivio di Stato di Brindisi (Piazza Santa Teresa)

MERCOLEDì 12 GIUGNO 2019
Dalle 16:00 alle 18:00 - 2° Corso Ambientale e di Pesca a cura di FishingAdventures A.S.D.

Quattro chiacchiere con LO SPORTIVO” conducono Mandrake e Socio Stand del Circolo della Vela (Lungomare Regina Margherita)
INTERVENGONO:
Ore 18:00 - Mauro De Felice (Istruttore del Circolo della Vela Brindisi) e il laboratorio di nodi marinari
Ore 19:00 - Giacomo Leone (Vincitore della Maratona di New York)
Ore 20:00 - Marco Cardillo (Cestista) - Marzia Tagliamento (Cestista) - Dinamo Basket Brindisi
Parteciperà come ospite un giocatore di Happy Casa Brindisi

GIOVEDì 13 GIUGNO 2019
Ore 18:00 - Regatta Fashion Contest - Contest fotografico e sfilata di moda (Lungomare Regina Margherita)

Ore 18:00 - “SOGNANDO ITACA” - Speciale viaggio a vela in occasione della giornata nazionale per la lotta alle leucemie, linfomi e mieloma, con la partecipazione dei Tamburellisti di Torre Paduli (LNI Brindisi)

“Quattro chiacchiere con L’AUTORE” conduce Andrea Tundo
Stand del Circolo della Vela (Lungomare Regina Margherita) INTERVENGONO:
Ore 18:30 - Alessandro Stamer (Autore de “Il Panciollo, Il terrore degli Gnagnabuh”)
Ore 19:30 - Antonio Caiulo (Autore di “Storia di un immigrato”) Ore 20:30 - Ettore Catalano (Autore di “Rosso Adriatico”)

VENERDì 14 GIUGNO 2019
Quattro chiacchiere TEATRANDO” conduce Stefania De Cristofaro Stand del Circolo della Vela (Lungomare Regina Margherita)
INTERVENGONO:
Ore 19:00 - Compagnia Aleph a cura di Carla Orlandini
Ore 20:00 - Accademia di Arte Drammatica Talìa a cura di Maurizio
Ciccolella
Ore 21:30 - Teatro Kopò a cura di Jenny Ribezzo

Ore 20:00 – MARE D‘INCHIOSTRO a cura del Prof. Nicolò Carmineo - Ospiti: Francesca Clapcich (Velista), Patrizia Maiorca (Apneista) e Ales- sandro De Rose (Tuffatore), con l’intervento di Federica Brignone, testi- monial One Ocean. - Ex Convento Santa Chiara - (Via Santa Chiara)

Ore 20:30 – SOLIDARIETA’ E SPETTACOLO - Spettacolo “Il cotto e il crudo” con Antonio Stornaiolo ed Emilio Solfrizzi con la partecipazione dell’Outsider Swing Quintet, feat Mike Alfieri. (Nuovo Teatro Verdi - Ingresso solo su invito, per prenotazioni chiamare il 0831.560068)

Dalle ore 21:00 - NOTTE BIANCA DELLA VELA - Stand del Circolo della Vela (Lungomare Regina Margherita)

Ore 21:15 - Esibizione dei trampolieri di Ten Rock

Ore 23:00 - “Danze mediterranee” a cura di Beppe Loiacono

SABATO 15 GIUGNO 2019
Ore 10:30 - SOLIDARIETA’ E RICERCA, dibattito con il Professor Sergio
Amadori, Presidente Nazionale dell’AIL e il Dottor Giovanni Quarta, Pri- mario Emerito Ematologia dell‘Ospedale A.Perrino di Brindisi
(Palazzo Nervegna)

Ore 17:00 - SFILATA DELLA SALENTO FUNK ORCHESTRA (Partenza da P.zza Cairoli - P.zza della Vittoria - C.so Garibaldi - Lungomare Regina Margherita)

Ore 17:45 - CERIMONIA DI PRESENTAZIONE DELLA REGATA
(Piazzale Lenio Flacco)

Ore 19:00 - SFILATA DELLA BANDA DEI CARABINIERI (Partenza da
Piazza della Vittoria - Corso Garibaldi - Lungomare Regina
Margherita)

Ore 20:30 - ESIBIZIONE DELLA BANDA DEI CARABINIERI
(Piazzale Lenio Flacco)

Ore 20:30 - SOLIDARIETA’ E SAPORI a cura di AIL Brindisi - Degustazio- ne di vini abbinata alle eccellenze gastronomiche locali, in collaborazione con AIS Puglia e chef del territorio - Archivio di Stato di Brindisi

Ore 23:00 - DJ SET a cura di Ciccio Riccio - Stand del Circolo della Vela (Lungomare Regina Margherita)

DOMENICA 16 GIUGNO 2019
Dalle ore 10:00 - PARTENZA DELLA REGATA - Diga di Punta Riso (START ore 11:30)
INTRATTENIMENTO MUSICALE a cura di Ciccio Riccio

AUTOBUS GRATUITI dal porticciolo turistico Marina di Brindisi

ore 11:45 - SORVOLO DELLE FRECCE TRICOLORI a cura dell’AIL Brindisi

Eventualmente trovate tutti i riferimenti e molto altro sul sito ufficiale

https://www.brindisi-corfu.com/

 

Addio casa in città. Vivo in barca e ci faccio anche le vacanze

Vivere inbarca

Il fenomeno di chi sceglie di utilizzare la barca come prima casa nelle città è in forte crescita nel mondo. Quasi sconosciuto in Italia, ecco perché può essere una scelta conveniente.

Susan Smillie è una degli oltre 10.000 abitanti che lavora a Londra vivendo lungo le sponde del Tamigi, a bordo di una barca di 15 metri. Ha un posto barca stabile a due passi dal mitico tre alberi Cutty Sark, nella zona di Greenwich. “A Londra” racconta Susan “sono arrivata da Brighton dieci anni fa. Avevo trovato lavoro, ma ero rimasta terrorizzata dai costi delle case. Allora, mi sono detta, mentre passeggiavo lungo le rive del Tamigi dove decine di barche erano ormeggiate: perché la mia casa non può essere la mia barca?”.

Oggi vive con il suo compagno a bordo del suo motorsailer. E’ riuscita ad avere un posto barca stabile, con acqua, elettricità e wifi, per 4.000 sterline (4.600 euro) all’anno con tariffa comunale. Ogni mattina raggiunge il posto di lavoro con i mezzi pubblici e la sera fa il percorso inverso tornando a casa, la sua barca. D’estate prende la sua barca, risale il Tamigi e si dirige verso le coste francesi dove fa tre settimane di vacanza. Ogni anno la sua barca smette di essere una casa e ritorna una ad essere una barca a vela.

Questo è solo uno delle centinaia di migliaia di casi nel mondo dove una barca si tramuta in una “prima casa”. E le amministrazioni delle città che sono bagnate dal mare o da canali navigabili se ne sono rese conto da tempo. Fate un giro lungo le rive degli Stati Uniti a New York, San Francisco, Miami, Los Angeles, San Diego. In Australia il fenomeno barca/casa è una realtà da decenni a Sydney, Perth, Melbourne. In Europa la parte del leone la fa Amsterdam ma nei nuovi porti turistici di Atene sono ormai decine i residenti che hanno scelto la soluzione barca/prima casa. Il fenomeno è in crescita anche nella Francia del sud: Antibes, Marsiglia, Monaco.

Il comune denominatore di questo fenomeno in rapida crescita parte ovviamente da una passione per l’oggetto barca e di tutto quello che implica, ma ha anche delle ragioni economiche. Nulla a che vedere con storie di vita fuori dagli schemi, come quelle che spinsero negli anni ’60 personaggi come il musicista David Gilmour dei Pink Floyd, Rod Stewart, l’artista Damien Hirst a vivere a Londra a bordo di barche ormeggiate sul Tamigi, rinunciando a costose case, che di certo si sarebbero potuti permettere.

E in Italia? Il fenomeno è ancora agli albori. A Genova nella centralissima zona di Porto Antico comincia a vedersi qualche fautore della barca come prima casa. Ma sono tante le città con porti nel cuore della città che si prestano a questo doppio utilizzo. Basta pensare a Napoli con i suoi ormeggi nel cuore della città, a La Spezia, Trieste, Venezia, Bari, Ancona. Solo per citarne alcune. L’Italia ha decine di città affacciate sul mare dotate di approdi in città.

LE BARCHE DI OGGI SONO DELLE VERE CASE
Un grande aiuto al successo di questa scelta di vivere sull’acqua lo hanno dato le barche di nuova generazione. Oggi un 40/44 piedi (da 12 a 14 metri) ha volumi interni che vanno da 30 a 36 mq a cui vanno aggiunti 36/42 mq di spazi esterni utilizzabili. Lo sfruttamento degli spazi interni fa si che ci siano due o tre cabine, due bagni e una zona living che ospita una zona cucina e uno spazio conviviale che può ospitare sedute anche a 10 persone. Il pozzetto con gli opportuni ripari (bimini, spayhood) e la zona prendisole di prua sono paragonabili ad una vera terrazza casalinga. Volete mettere con un mono/bilocale di una sessantina di metri quadri?

COME LA METTIAMO CON I COSTI?
Non si tratta qui di fare un paragone con chi ha una casa in città e poi una barca per le vacanze. Qui la scelta è di fare della propria barca la prima casa oltre ad essere anche il mezzo tradizionale con cui si fanno le vacanze. Quindi, basta un solo “tetto” e non due. Per un 12/14 metri il costo annuo di mantenimento della barca/casa, che comprende ormeggio, assicurazione, manutenzione, si aggira da un minimo di 5.000 ad un massimo di 15.000 euro.

Se si tratta di acquisto della barca, i prezzi variano per una barca nuova da 200 a 400.000 euro. Con un leasing per una barca da 300.000 euro con 83 rate (7 anni compreso riscatto finale dell’1%) e un anticipo del 30% (90.000 euro) si tratta di canoni mensili sui 2.200 euro. Per l’acquisto dell’usato di pari dimensioni costi dell’acquisto sono almeno della metà e se la barca la possedete già, scordatevi i costi di acquisto di cui vi abbiamo appena parlato.

IN DEFINITIVA
Forse hanno fatto una scelta affatto stupida, e non banale, le centinaia di migliaia di persone nel mondo che hanno deciso di fare della barca la propria prima casa in città e la casa navigante per le vacanze. Che ne dite?

FONTE: Logo Vela

Addio randa e albero. Ecco l’armo a doppio fiocco rollabile. Genio o follia?

Una barca a vela senza randa e albero? No, non siamo impazziti,vi stiamo presentando il nuovo progetto di Daniele Vitali con armo a doppio fiocco rollabile.

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“Vi è mai capitato un giorno di particolare pigrizia vacanziera in cui avete avuto la tentazione di non issare randa ma semplicemente liberare il fiocco e farvi trascinare mollemente al largo? A quanto pare sono in molti ad adottare questo “stile” semplificato di navigazione a vela” – così racconta Daniele Vitali, il designer italiano che con il suo progetto dell’O’penbic ha fatto felici ragazzini di tutto il mondo –  “Mi è capitato di vedere barche risalire di bolina con solo fiocco con 25 nodi di vento, altri che usano il solo Code 0 , che qualcuno ha definito un fenomeno di moda per la crociera a vela, per tutte le andature. Personalmente leggo in tutto ciò un messaggio indirizzato ai progettisti e aziende che producono imbarcazioni da crociera: noi la usiamo così; semplice è meglio.

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Perché quindi non valutare un armo a doppio fiocco rollabile (definito V Twin Cruiser)?
Ho fatto quindi un esercizio esplorativo su un piano velico con queste caratteristiche ed ho scoperto che oltre a risultare ben equilibrato, offre parecchi spunti e spazi di innovazione.

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La prima ipotesi è stata un armo a doppio albero perimetrale arretrato supportato oltre dal doppio strallo , da quattro paterazzi paralleli , un layout che risulta strutturalmente interessante e sinergico con lo scafo.

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Ovviamente sparendo l’albero dal centro barca , con grande soddisfazione delle signore a bordo, si darebbe via libera ai designers di interni che si possono sbizzarrire nella creazione di spazi inusuali.La coperta ovviamente beneficerebbe degli stessi vantaggi con massima libertà di interpretazione degli spazi prendisole, accoglienza, party.

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Non ultima la soddisfazione di chi sta al comando che non deve continuamente ricordare agli ospiti d fare attenzione a boma, carrelli , spazi di manovra”. Cosa ne pensate? Genio o follia?

 FONTE: Logo Vela

Anch'io veleggio in un mare di plastica: ormai è dappertutto

Il navigatore Giovanni Soldini racconta i suoi oceani sempre più soffocati dal materiale derivato dal petrolio: "Serve cambiare la testa della gente"

Soldini Vela PlasticaPER dimostrare la presenza massiccia di microparticelle di plastica nell'acqua che beviamo quotidianamente in tutto il mondo, Orb Media, non profit giornalistica americana - di cui ieri abbiamo pubblicato l'inchiesta- ha dovuto prelevare e far analizzare campioni provenienti dai rubinetti di 159 città dei quattro continenti, da New York a Nuova Delhi. Per giungere alla stessa conclusione, al navigatore Giovanni Soldini è sufficiente sporgersi per qualche secondo dallo scafo planante del "suo" Maserati. "Anche volando sull'acqua a trenta nodi di velocità si vede chiaramente che ormai siamo a arrivati a un punto critico. Il mare è pieno di quella roba, nel 2050 ci sarà più plastica che pesci. E non è che questo riguarda solo chi va per mare, ma tutti noi che, alla fine, con quelle sostanze finiamo per farci i conti, anche senza saperlo ".

In che modo?
"Avete presente l'isola di plastica che c'è nel Pacifico? Bene, quell'isola è composta da tonnellate e tonnellate di detriti. Plastica che col tempo, lentamente, si degrada rilasciando in acqua microparticelle che poi finiscono ovunque, negli uccelli e nei pesci. E, dunque, dentro di noi che di quei pesci ci nutriamo".

Ma lei le ha viste queste isole di plastica?
"Certo. Ma al di là delle isole, il Pacifico è pieno di robe che galleggiano in giro, durante l'ultima "Transpac" di notte abbiamo rotto il timone urtando contro qualcosa di grosso... Ho sentito un botto tremendo, andavamo a trenta nodi e non ho capito cosa fosse. Ma sarebbe illusioro pensare che sia un problema esotico, qualcosa di lontano da noi, da cui siamo al sicuro. È così dappertutto".

Anche nel Mediterraneo?
"Certo, boe, cime di plastica, buste, bottiglie".

Quali immagini le vengono in mente?
"Le quattro balene spiaggiate perché avevano scambiato per calamari dei teli di nylon volati via, chissà, da qualche serra. Oppure la tartaruga strangolata da una di quelle cime, che ho visto quest'estate, in Grecia. Ero in vacanza con la famiglia, figli, nipoti. Non è stata una bella scena".

Cosa bisognerebbe fare secondo lei?
"Cambiare la testa della gente. Sembra un luogo comune, un discorso da bar. Ma non lo è".

Da dove si parte?
"E' un discorso culturale, molto più radicato di quanto non si creda. E occorre partire da se stessi. Dalle proprie abitudini, dai propri comportamenti: pensare in cosa possiamo migliorare e farlo. Ovviamente la cosa riguarda anche me. Io sto molto attento, ma non basta. Le faccio un esempio: per andare per mare si usano le barche. Che sono di plastica anche loro. Ora, da tempo mi piacerebbe fare qualcosa, ma purtroppo non ci sono grosse alternative, tutte le resine e i materiali studiati sino a oggi non funzionano e il legno ha altre implicazioni altrettanto dannose per l'ambiente. È un esempio estremo ma serve a capire quanto nessuno si possa chiamare fuori da questa riflessione. Il problema è profondo e la soluzione deve essere radicale".

Forse dovrebbero intervenire i governi.
"Forse. Ma non tutti lo fanno. Alcuni ci provano, altri no. E non parlo solo dei paesi in via di sviluppo. Ma anche degli altri, quelli che dovrebbero essere un faro per la civiltà. Prendete l'America. Andate a San Francisco, nelle zone più cool, troverete un sacco di supermercati che vendono prodotti bio e vegan, e te li mettono nei bustoni di plastica. In Europa da questo punto di vista siamo più avanti".

C'è qualcosa di pratico che secondo lei potrebbe migliorare la situazione?
"Diminuire il consumo dell'acqua in bottiglie di plastica. Ci pensavo questa estate durante il viaggio in Grecia. Quando vai in vacanza quante bottiglie usi? E tutte quelle bottiglie, anche se le smaltisci correttamente, che fine fanno? Nell'isoletta dove stavamo noi, certamente non avevano i mezzi per trattarle, immagino che le mettessero su una nave che una volta alla settimana le portava ad Atene. Ma siamo sicuri che non ci siano alternative valide?".

Ci sono?
"Certo che ci sono. Basta volerle trovare. E questo vale tanto per il consumatore che per il governo. Va smontato tutto il modello. Quello che è successo al pianeta negli ultimi cento anni non può succedere nei prossimi cento ".

FONTE: Logo Rep.it

Dalla Bretagna alla Sicilia con un “catorcio” di sette metri

L'incredibile avventura di Laura e Antoine, i due ragazzi che da Saint Malo sono arrivati in Sicilia su un "guscio" rattoppato di 7 metri

MG 4529

S.Agata di Militello, costa nord della Sicilia, Domenica 17 luglio 2016, ore 18 circa... Il Bravo Papà 3, il nostro Sun Odissey 40, la nostra casa galleggiante al mare è da pochi minuti ormeggiato nell’accogliente Marina Porticciolo Sant’Agata magistralmente gestito da Giuseppe Dominici, proveniente da Milazzo. Nei due giorni precedenti ha sofferto per un maestrale che ha toccato una punta di 44,9 nodi(reali non apparenti) tra Vulcano e la costa. Fortunatamente per le mogli, al giardinetto, visto che, dopo aver ostinatamente, per qualche miglio, tentato di risalire di bolina con tre mani verso ovest ha deciso (lui, direttamente, non il comandante, cioè io) di “girare le chiappe” e puntare su Milazzo.

MA COME SI PERMETTE QUESTO GUSCIO...

MG 4517Nel più completo relax e nella tranquillità di un vero porto, svaccati sui cuscini a leggere un libro, vedo arrivare sul pontile una ragazza in bicicletta da corsa. Scende al volo (avrà sì e no 20 anni) e si sbraccia verso una barchetta che sta entrando in porto. Non credo ai miei occhi: un guscio di sette metri, rattoppato con vetroresina in più punti, con un fuoribordo Suzuki 6 cv, tangone (ergo, spinnaker), senza lazy bag, solo un misero e scalcinato copriranda, timone, ovviamente, a barra, carena stranamente pulitissima, “osa” venire ad ormeggiare accanto al “mio” 12 metri tirato a lucido con tutti gli accessori possibili, scotte e drizze perfettamente arrotolate a tappetino e le galaverne “in pelle umana” da me personalmente fatte e cucite???

UNA “COSTA CROCIERE IN MINIATURA”???

MG 4519Scendo di corsa dalla barca per prevenire eventuali urti da parte di questi velisti della domenica e ricevo immediatamente i saluti dell’equipaggio: “Bonsoir, monsieur”. Guardo la bandiera sullo strallo di poppa: francese; sulla sartia destra Italiana, ovviamente. Sulla sinistra Canada e New Zealand. Cos’è ? una Costa Crociere in miniatura? Butto lì, per educazione, un “Bonsoir à vous” ed il ragazzo più giovane guardando la mia bandiera belga mi chiede se sono vallone. Visto che il mio francese si limita ai saluti, chiamo Margherita per una traduzione ed immediatamente Antoine eccitato esce con un “ils sont italiennes!”. Dopo 5 minuti sono a bordo del Bravo Papà a fare sei caffè Nespresso che beviamo sulla loro barca dove i ragazzi ci raccontano la loro avventura... incredibile.

ARRIVANO DALLA BRETAGNA!

MG 4521Come vedete dalle foto la barca è veramente poco più di una deriva. La barca è francese, gli armatori (mi vien da ridere a chiamarli così) sono Antoine, 23 anni canadese del Quebec e Laura, 22, neozelandese; i due ospiti a bordo, poco più che trentenni, senza esperienza di mare sono pure loro canadesi. Ahinoi, Margherita ed io abbiamo una scarsa attitudine con le lingue ma con un po’ di francese misto ad inglese, spagnolo ed italiano, riusciamo a dialogare per oltre un’ora. Arrivano, udite udite, con quella barca da Saint Malo – Bretagna del Nord. Facendosi tutta la costa atlantica francese, spagnola e portoghese, Gibilterra e poi in Sicilia, per tornare poi in Tunisia a vendere la barca... azz!!! Questi sì che sono marinai veri, magari con l’incoscienza dei vent’anni ma... ci complimentiamo con loro.

SOLUZIONI “SMART”

MG 4520Antoine ha trovato la barca semi-abbandonata su una spiaggia bretone, l’ha acquistata con 650 € e con altri 4000 l’ha rimessa in sesto (se penso cosa costa solo il mio navigatore, o anche solo la cucinerai...), a poppa vedo un bidoncino rosso (5 litri) per spruzzare il verderame alle piante... mi spiega che è la loro doccia. A prua, invece, legata alle draglie, la bici......il loro tender.

 

 

IL BELLO DI NAVIGARE

MG 4527Hanno tre giorni per vedere le Eolie e mi chiedono dei consigli. Regaliamo loro una cartina delle isole e diamo alcune dritte, non certo marinaresche, non ne hanno bisogno, su cosa non possono perdersi, dove ormeggiare e dove spendere poco. Mostro loro alcune foto delle isole e restano affascinati. Ci scambiamo gli indirizzi mail con la promessa di risentirci e, chissàmai, di rivederci. Domattina partiranno presto. Questa estate è stata una vacanza ricca di nuove conoscenze, tutte molto particolari. Certo bisogna attaccar bottone un po’ con tutti, non essere prevenuti, lasciarsi andare e farsi spingere dalla curiosità di conoscere non solo luoghi ma anche genti e volti nuovi. Anche questo è NAVIGARE e se questo può aiutarmi a fare nuove amicizie, parafrasando Leopardi, “il naufragar m’è dolce in questo mare...”.

Testo ed immagini di Adriano Gatta

FONTE: Logo Vela

Il navigatore solitario Matteo Miceli salvato al largo del Brasile

Naufragio del navigatore solitario Matteo Miceli. L'Sos arriva da Roma, salvato al largo del Brasile

Soccorso.Miceli

L’Sos è arrivato prima in Italia e poi è rimbalzato dall’altra parte del mondo, a 600 miglia nautiche del Brasile, per salvare il velista Matteo Miceli, impegnato in una navigazione solitaria nell’Oceano Atlantico.

Lo skipper, dopo che la sua imbarcazione “Eco 40″ ha perso la chiglia, ha chiamato con il telefono satellitare il Centro Nazionale di Soccorso della Guardia Costiera a Roma che ha coordinato i soccorsi. Gli uomini della centrale operativa hanno localizzato la barca e quindi hanno allertato i colleghi brasiliani, competenti in quell’area geografica.

Nel frattempo Miceli si era spostato nella zattera di salvataggio, nella quale è stato trovato in buone condizioni. Sul luogo dell’affondamento di “Eco 40″ è stato inviato il mercantile “Aramon”, battente bandiera delle Marshall Islands, che navigava nella zona, che ha tratto in salvo il navigatore solitario.

Matteo Miceli era partito il 19 ottobre scorso dal porto di Riva di Traiano in provincia di Roma, per fare il giro del mondo senza scalo. Attualmente si trova a bordo del mercantile che dirige verso il porto di Salvador de Bahia in Brasile, dove giungerà il prossimo 17 marzo. Il naufragio e il seguente salvataggio del velista sono stati seguiti in tempo reale sul sito internetdel navigatore che ha postato praticamente in diretta tutte le fasi dell’incidente.

Fonte: logo Si24

Intervista al vento: come agisce su una barca, da dove viene e come si manifesta

Il vento. Siete sicuri di sapere proprio tutto su di lui? In questa “intervista”, svisceriamo tutti i segreti di una forza della natura imprevedibile e affascinante.

Pettine vento

 

L’installazione che vedete qua sopra si chiama Peine del Viento (Pettine del Vento): è l’opera di Eduardo Chillida, dedicata al vento. Si trova sulla scogliera di San Sebastian, in Spagna, affacciata direttamente sul Golfo di Biscaglia. Qui il Maestrale è forte, è il maestrale vero. Quando soffia tra le sculture si sente un suono, una musica, e lo spettacolo è assicurato. Il vento. Siete sicuri di sapere proprio tutto su di lui? In questa “intervista”, svisceriamo tutti i segreti di una forza della natura imprevedibile e affascinante.

DA CHE COSA NASCE IL VENTO?
Il vento è fondamentalmente aria in movimento che si sposta nell’atmosfera tra due zone a pressione differente. L’aria corre dal punto di maggiore pressione a quello minore, in senso orizzontale. L’intensità del vento dipende dalla distanza fra due punti e dalla differenza di pressione che essi hanno. In questa situazione, si origina una forza detta del gradiente o meglio di gradiente di pressione. Fisicamente si intende per gradiente la pressione esercitata su ogni punto dell’atmosfera dal peso della colonna d’aria sovrastante.

La pressione atmosferica diminuisce con l’aumentare dell’altezza e ciò avviene anche in scala più piccola, quindi sul suolo. Il vento che noi percepiamo è dovuto alla forza di gradiente (o gradiente di pressione) che si genera fra due punti a differente pressione e che agisce sulla massa d’aria nel tentativo di ristabilire un equilibrio fra i punti a pressione maggiore e quelli a pressione più bassa. Su una carta sinottica, dove vengono segnate linee alla medesima pressione (isobare), tale spinta corrisponde alla differenza dei valori di pressione fra due isobare: maggiore è questo valore, più decisa sarà la spinta dell’aria, l’intensità del vento sarà data dalla distanza fra le due linee.

Pensate a una montagna vista dall’alto. Immaginate di sezionarla con piani paralleli, ciascuno a distanza dal successivo di 100 metri, dalla cima alla base. Guardandola dall’alto si verranno a definire delle linee chiuse: i punti dove due o più linee sono più vicine corrisponderanno ai tratti di montagna più ripidi. Analogamente su una carta sinottica, in corrispondenza a due linee isobare più vicine si avranno zone di maggiore vento. Questo, pur essendo un ragionamento corretto, rimane teorico. Sul lato pratico, bisogna considerare l’attrito dell’aria sul suolo e l’orografia della costa. Sono variabili essenziali per capire come e da dove arriva il vento.

 Carta sinottica

COSA INFLUENZA LA DIREZIONE DEL VENTO?
Poiché la pressione ha origine dalla variazione di temperatura della terra, anche il vento – che si origina per una differenza di pressione – dipende dalla temperatura. In maniera assoluta, si potrebbe dire che il vento caldo si sposta dall’equatore verso i poli Nord e Sud e l’aria fredda in maniera opposta. In realtà, lo spostamento dell’aria non avviene in maniera diretta lungo la linea di azione del gradiente di pressione. Il suo spostamento subisce una deviazione dovuta alla rotazione della terra sul proprio asse (che genera una forza, detta di Coriolis). In maniera semplicistica si potrebbe dire che il vento dall’Equatore al Polo Nord si muove verso est, mentre il vento verso il Polo Sud si muove verso ovest. Il vento è sempre definito in base alla direzione da cui proviene.

CHE COS’E’ LA FORZA DI CORIOLIS?
E’ una forza dovuta all’effetto di rotazione della terra da Ovest verso Est Ovest che fa sì che il vento si sposti verso destra rispetto alla direzione del moto se ci troviamo nell’emisfero Nord, e verso sinistra se ci troviamo nell’emisfero Sud. E’ la causa dello spostamento dell’aria nelle basse e alte pressioni. Lungo le linee di bassa pressione dell’emisfero Nord i venti si muovono in senso antiorario, lungo quelle di alta pressione si muovono in senso orario. Viceversa avviene nell’emisfero Sud.

QUAL E’ LA DIFFERENZA TRA FORZA AERODINAMICA E FORZA IDRODINAMICA?
Comprendere cosa comportano queste due forze, significa comprendere il moto di una barca a vela. Partendo da una situazione di vento nullo che man mano aumenta, immaginate una barca a vela con la randa issata praticamente ferma. All’aumentare dell’aria la barca si muove e si sposta lateralmente per effetto della forza aerodinamica. Lo spostamento dello scafo immerso nell’acqua genera a sua volta una forza idrodinamica. La risultante tra queste due forze è una nuova forza, detta di avanzamento, diretta a prua della barca. La barca è in fase di accelerazione fino a quando le due forze diventano uguali e opposte, dopo la velocità diventa costante.

COSA SI INTENDE PER VENTO REALE E VENTO APPARENTE?
Il vento reale è quello che effettivamente soffia nell’aria e che si percepisce quando si è fermi. Su una barca in movimento, il vento che percepiamo, detto vento apparente, ha una direzione e un’intensità differente rispetto a quello che si percepisce da fermi: è dato dalla risultante vettoriale tra il vento reale e il vento d’avanzamento della barca. Quest’ultimo ha una intensità pari alla velocità di avanzamento della barca e direzione opposta al senso di marcia. Quando si regolano le vele il vento apparente è l’unico da considerare: di norma, potete ricordarvi che la sua direzione è sempre più stretta rispetto a al vento reale. Per capirlo, provate con poco vento a portare lo spinnaker. Appena accelerate, la vela risulta a segno e la barca aumenta velocità. Noterete che, lasciando immutate la regolazione delle vele e la rotta, la caduta sopravvento dello spi inizierà a fare l’orecchio. Questo succede perché accelerando aumenta il vento apparente e la sua direzione “gira” verso prua, quindi il vostro angolo con il vento è più stretto. Cosa fare allora? Bisogna regolare la vela secondo la direzione dell’apparente, quindi o cazzate la scotta o strallate il tangone, o poggiate leggermente.

Azione vento barca

 

COME FA UNA BARCA AD ANDARE CONTROVENTO?
E’ una domanda che in molti ancora si fanno: innanzitutto è bene precisare che le barche non vanno controvento, ma lo risalgono, stringendo quando più è possibile il vento ed effettuando una rotta a zig zag. Il motivo per cui si riesce a navigare in questo modo va ricercato unendo una serie di componenti. Il primo è una legge fisica, quella di Bernoulli (correlata con la portanza). Essa spiega che quando un fluido (il vento) investe una superficie curva (la vela) si comporta in modo diverso sui due lati. In quello sopravvento, scivolerà a bassa velocità e creerà un’alta pressione, sul lato sottovento invece il contrario, più velocemente e con bassa pressione. Queste componenti causano la cosiddetta portanza della vela. Secondo componente utile all’avanzamento è l’effetto Venturi secondo cui un fluido aumenta la sua velocità se viene condotto in un canale più stretto. Nel caso di una barca, il canale è quello tra la randa e il fiocco. Ultima componente da considerare per l’avanzamento della barca è la deriva e la sua resistenza alla spinta idrodinamica. insieme, queste tre leggi fisiche permettono alla barca di risalire il vento.

PERCHE’ DI BOLINA PARE CHE CI SIA PIU’ VENTO MENTRE DI POPPA SEMBRA CHE SIA CALATO?
Per spiegare questa sensazione, bisogna riprendere il concetto di vento reale e vento apparente. Nelle andature dalla bolina al traverso largo, sentirete sempre un po’ più di vento sulla faccia. Quello che percepite non è nient’altro che il vento apparente. Di poppa, l’aria che sentite sarà ancora la differenza tra il vento reale e la velocità della vostra barca: questa volta però la direzione della vostra barca sarà concorde con quella del vento, pertanto il vento che percepirete sarà minore di quello reale.

 Vento altezzaCOME CAMBIA IL VENTO IN BASE ALL’ALTEZZA?
Quando il vento soffia vicino alla superficie dell’acqua, la sua intensità si riduce a causa della resistenza incontrata. La direzione e intensità del vento variano al variare dell’altitudine e questo fenomeno viene definito wind sheer. Come si nota nella figura qui a lato, la lunghezza e la direzione del vettore del vento varia a seconda dell’altezza dal suolo.

COSA SI INDICA PER PORTANZA DELLE VELE?
Il termine portanza deriva dall’ambito aeronautico. Un aeroplano è in grado di rimanere in volo grazie alla portanza generata dall’ala che si oppone al suo peso. La portanza non è una forza astratta. Quando in macchina mettete la mano fuori del finestrino, sentirete una forza nel senso di inclinazione della mano. Cambiando la sua incidenza noterete un cambio di forza. In barca avviene la stessa cosa. Quando lo scafo naviga in andature strette, le vele sono come una mano o un’ala di un aereo: creano portanza.

CHE COS’E’ IL VENTO DI CADUTA?
È una corrente d’aria che, dopo aver scavalcato delle catene montuose, scende nelle valli sottostanti portando un aumento di temperatura e condizioni di cielo sereno. Le montagne creano un ostacolo (muro di Stau) per le correnti che provengono dal nord. Le nubi vengono bloccate e l’aria che passa al di là della catena montuosa diventa molto secca: spesso si verificano sensibili differenze di temperatura fra le due valli separate dalle alpi. L’aria risulta limpida e si registrano bassissimi tassi di umidità. I venti di caduta provenienti dai quadranti settentrionali, quindi, possono portare temporanee condizioni di cielo sereno e temperature in aumento, in attesa di massa d’aria fredda che li segue, che porta a un riabbassamento delle temperature pur mantenendo il clima secco.

COSA SONO LE POLARI DI UNA BARCA?
Sono dei grafici che indicano la velocità che una barca può raggiungere seguendo una determinata rotta, in condizioni di vento costante in intensità e direzione.

copertinaQuesta e altre “interviste”, oltre che tanti altri consigli utili, potete trovarli sul numero speciale di Vela dedicato alla Pratica e al Bricolage: un volume, questo speciale, pensato da tenere sempre a portata di mano, a casa e in barca, per togliervi dubbi o ripassare le vostre conoscenze in qualunque momento. POTETE ACQUISTARLO QUI

 FONTE: logo giornale vela

Io volo da solo: arriva The Foiling Dinghy, il singolo per navigare a 25 nodi

Lo scafo pesa solo 30 chili, può alzarsi in volo già con 7 nodi di vento e il prezzo di lancio è molto interessante

The foiling dinghy

La deriva per volare da soli in tutta semplicità sta arrivando e si chiama The Foiling Dinghy, pesa 30 chili, costa meno di 10 mila euro e va in foiling già dai sette nodi di vento.

The Foiling Dinghy è dotato di un timone a T rovesciata e una coppia di foil curvi che hanno la funzione sia di sollevamento che di raddrizzamento, con un sistema di gestione automatico.

Quando la barca deve essere alata in spiaggia, sia il timone che i foil rientrano al livello della carena per garantire il minimo ingombro. Il peso dello scafo di appena 30 kg consente a un solo uomo di espletare con facilità le operazioni di alaggio e varo.

The Foiling Dinghy è dotato di sola randa, square top, non ha trapezio e viene condotto facilmente da una sola persona d’equipaggio, come su un laser ma volante, il cantiere dichiara velocità massime previste intorno ai 25 nodi.

Lunghezza: 3.80m

Larghezza: 1.80m

Larghezza con i foils esposti: 2.10m

Immersione minima: 0.15m

Immersione con i foils: 1.10m

Peso scafo: 30kg

Peso con albero e vela: 55kg

Vento minimo per alzarsi sui foils: 7 nodi

Top speed prevista: 25 knots+

 

FONTE: logo gdv

L’avventurosa storia dell’uovo a vela che attraversò l’Atlantico

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Il 27 luglio 1904 quattro norvegesi partirono dalla baia di Alesund in Norvegia a bordo di un uovo a vela d’acciaio, con una vela a picco, lungo 5 metri per attraversare l’oceano Atlantico. Dopo cinque mesi di innumerevoli peripezie, il 6 gennaio 1905 atterrarono a Gloucester, in Massachusetts.

Com’era nata una delle imprese meno conosciute ma più incredibili della storia? Il ventiquattrenne Ole Martin Brude fece costruire questo incredibile oggetto galleggiante dopo aver sentito che la Francia offriva un premio da un milione di franchi francesi (al cambio di oggi 3,8 milioni di euro) per una scialuppa di salvataggio per navi più sicura rispetto a quelle in uso, e che il giudice doveva essere alla Fiera mondiale di St. Louis nel 1904. Brude decise di salpare con il suo uovo a vela, attraversare l’Atlantico atterrando a New York, trasportarlo in treno a St. Louis, e reclamare il premio.

ole martin brude modellino uovo

Non raggiunsero mai St. Louis, ma dimostrarono che una scialuppa di salvataggio chiusa, proprio come un guscio d’uovo e non aperta, avrebbe consentito ai naufraghi di sopravvivere per mesi in balia dell’oceano e di navigare verso una destinazione precisa. Il premio non lo vinse, ma l’eco della sua impresa resistette per anni e in patria divenne un eroe nazionale.

Ci vollero quasi sett’antanni prima che qualcosa di simile all’ “uovo di Brude” venisse finalmente adottato. Solo negli anni ’70 le scialuppe di salvataggio chiuse apparvero sulle navi mercantili. Esiste una società che produce scialuppe di salvataggio chiuse e, poiché si chiama Brude Safety Company, sappiamo dove hanno avuto l’idea. Per chi volesse vedere l’uovo a vela, al museo di Alesund in Norvegia c’è una perfetta replica. Potete vedere il video qui:

uovo a velaCOM’ERA FATTO L’UOVO A VELA DI BRUDE
Costruito in acciaio, l’uovo a vela era lungo 5,48 metri per una larghezza massima di 2,43
. Lo spessore delle lastre d’acciaio era di 4 millimetri rivettate su di uno scheletro di fitti correnti ed ordinate. Per tenerlo dritto aveva una piccola deriva zavorrata e una vela a picco (simile all’armo di un Optimist) conuna superficie velica di 15 mq come mezzo di propulsione. All’interno dell’uovo c’è una vera cabina con tavolo, cuccette e stufa. In coperta c’è una sorta di ringhiera con una torretta che ricorda quelle dei sommergibili, dove l’equipaggio a fatica e con bel tempo poteva stare all’aria aperta. La velocità di crociera in condizioni ottimali era di 3,5 nodi.

LA NAVIGAZIONE IN ATLANTICO
uovo sottocopertaA bordo dell’Uraed (che significa in norvegese “senza paura”) il primo mese di navigazione andò benissimo
, costeggiarono la Scozia e arrivarono ​​quasi a metà strada attraverso l’Atlantico. L’uovo era apparentemente un comodo nido per l’equipaggio. Ma a settembre, persero l’albero. Ma Ole Brude e i suoi tre membri d’equipaggio non si persero d’animo. Approntarono un armo di fortuna e decisero di puntare più a ovest. Quando si avvicinarono alla costa atlantica, il tempo cambiò in peggio e si imbatterono in una tempesta dopo l’altra.

uovo a vela oggiAlla fine giunsero a St. John’s, Terranova, il 15 novembre, ma St. John’s non era New York, quindi ripartirono di nuovo 10 giorni dopo, imbattendosi in tempeste ancora peggiori. Il 6 gennaio 1905 atterrarono sulla spiaggia di Gloucester, in Massachusetts, un giorno meno di cinque mesi da quando avevano lasciato Ålesund in Norvegia. I cittadini di Gloucester rimasero stupiti quando dall’uovo d’acciaio uscirono quattro marinai maleodoranti, come qualcosa vomitato dal “ventre di una balena”. Non erano arrivati a New York ma erano vivi e vegeti.

FONTE: logo gdv

La Golden Globe Race prosegue a gonfie vele per Susie Goodall

Goodall

La Golden Globe Race prosegue a gonfie vele per la giovane skipper

Qualche mese fa, Susie Goodall ha deciso di imbarcarsi in una sfida fuori dal comune, la Golden Globe Race. Un epico giro del mondo in solitaria, a bordo di una barca a vela, in cui poter contare solo sulle proprie forze e sul supporto costante di DHL:

"Sono assolutamente entusiasta di dare il benvenuto a DHL e di avere il supporto di un'azienda globale in questa gara intorno al mondo", aveva dichiarato la giovane skipper britannica, aggiungendo di sentirsi in buone mani grazie al sostegno dell’azienda logistica.

La sportiva, oltre ad avere grinta da vendere, ha una passione sfrenata per ciò che fa e la voglia di conquistare frontiere sempre nuove. Ma sa bene quanto sia importante avere una preparazione accurata e il supporto di un valido alleatoper ottenere prestazioni vincenti.

Caratteristiche che le hanno permesso di essere la più giovane partecipante alla 50° edizione della storica gara: Susie, infatti, ha festeggiato il suo ventinovesimo compleanno all'inizio dell’estate, mentre navigava da sola nell'Oceano Atlantico a bordo della "DHL Starlight", una barca a vela di 11 metri. Gli auguri di compleanno le sono stati trasmessi attraverso una rete di comunicazioni radio DHL, poiché ai concorrenti della Golden Globe Race è vietato l'uso di qualsiasi moderno ausilio tecnologico per la navigazione. La competizione prevede, inoltre, la scelta di barche simili a quelle utilizzate nella gara datata 1968.

I velisti in gara sono partiti da Plymouth, nel Regno Unito, il 30 giugno 2018 e navigheranno senza sosta per tornare al luogo di partenza, a metà del 2019. La Goodal, unica donna a gareggiare, ha dato prova di avere tutti i requisiti giusti per questa singolare impresa. Susie ha scelto di partire con una barca della massima lunghezza consentita: “Ci sono da trascorrere nove o dieci mesi in mare. Pensavo di dover portare più cibo possibile. Quindi più grande è la barca, meglio è” aveva spiegato lei.

A quattro mesi dalla partenza, solo la metà dei marinai sono rimasti in gara. Dopo aver affrontato tempeste, freddo e condizioni atmosferiche proibitive e imprevedibili, Susie sta navigando nell’Oceano Pacifico e si trova in quarta posizione. Secondo gli ultimi aggiornamenti (relativi al 14 novembre), le acque dell’oceano sono incredibilmente calme, tanto da spingerla a desiderare un soffio di vento in più. Intanto DHL continua a vegliare su di lei e a seguirla giorno per giorno in questa entusiasmante avventura.

Un viaggio che la Goodal non dimenticherà facilmente, e che aveva descritto a suo modo sin dal principio, con queste parole:“È una grande sfida. Ma sarà divertente. La più grande sfida è quella di partire. Se riesci ad arrivare all’inizio, puoi arrivare al traguardo”.

FONTE: Logo Dhl live

La storia del cantiere Alpa, pioniere della vetroresina

#plasticfantastic – La storia del cantiere Alpa, pioniere della vetroresina

Danilo Cattadori fonda nel 1956 il cantiere Alpa. Fu grazie alla sua intraprendenza che l’Europa conobbe per la prima volta l’applicazione della vetroresina in ambito nautico.

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Una vera rivoluzione.La sua prima creatura fu un Flying Duchtman costruito in vetroresina, una deriva che avviò ed ancora avvia moltissime persone alla vela. Tante altre barche mitiche uscirono dal Cantiere tra cui l’Alpa 6.70 Dodi, l’Alpa 9.50, l’Alpa 11.50 e l’Alpa 12.70.

Nella vasca di prova

Cattadori riuscì a lavorare con i migliori designer dell’epoca.Da Van De Stadt a Olin Stephens fino a John Illingworth.Nomi che nel panorama della vela internazionale non hanno certamente bisogno di alcuna presentazione. Quello che colpisce della storia di Cattadori sono però i numeri: 22.000 barche prodotte, un cantiere in grado di completare una barca collaudata in vasca ogni tre giorni per quanto riguarda la linea dell’Alpa 9.50 e dell’Alpa 11.50 e la costruzione nel 1963 della barca a vela più grande d’Europa (lunga “solo” 15 metri).

Interno cantiere

L’apporto del Cattadori e del cantiere Alpa alla nautica è assimilabile a quello di Henry Ford all’automobilismo. L’Italia viveva un periodo di boom economico e la nautica da diporto stava diffondendosi sempre più. Il concetto dell’andare per mare per piacere e diletto era nuovo lungo le nostre coste. Le barche prodotte dal Cantiere Alpa rispondevano proprio a questa nuova necessità. Un prodotto semplice e solido. Robusto e duraturo. Le barche del cantiere Alpa erano (sono, ndr) costruite per navigare e per far divertire l’armatore e il suo equipaggio in sicurezza

Piazzale

La storia di Cattadori e del cantiere Alpa si concluse però nel peggior modo. La crisi che colpì il mercato nautico e alcuni dissapori tra il Cattadori e le maestranze lo portarono ad abbandonare il cantiere che, pochi anni dopo, chiuse definitivamente i battenti. Quando il cantiere Alpa chiuse era ormai da qualche anno di proprietà dell’Ing. Soldini, papà di Giovanni. Restano però presenti in tutte le barche che ancora oggi solcano i mari di tutto il mondo quelli che erano i “marchi di fabbrica” del cantiere Alpa: l’alta qualità della costruzione, l’attenzione per i materiali e l’amore per il mare. Quella di Cattadori e dell’Alpa rappresenta una storia tutta italiana.

Nicolò Colle

www.alpastyle.it
www.alpahistorical.org

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FONTE: Logo Vela

Luna Rossa si ritira da Coppa America

Luna Rossa si ritira da Coppa America. Bertelli: "Costretto all'addio dai loro modi imperialisti. Così buttiamo 20 milioni"

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Patrizio Bertelli, patron di Luna Rossa e amministratore delegato del Gruppo Prada

"QUESTO giochino ci costa un anno e mezzo di lavoro e venti milioni di euro. Tutto buttato nel cesso".

Un colpo durissimo, Patrizio Bertelli.
"Sì, ma sia chiaro. La decisione è stata condivisa da tutto il team. Gente seria che adesso sarà costretta ad andare a lavorare in qualche altra squadra, perché i ragazzi sono dei professionisti, e si deve pur mangiare. Ma che quando ho letto loro il comunicato con cui ce ne andiamo, mi hanno applaudito, con le lacrime agli occhi. Se la Coppa America ha ancora un futuro, non ho dubbi: questo comunicato ne sarà l’inizio".

LEGGI ANCHE Cino Ricci: "Noi traditi dagli americani"

Per ora è la fine. Farete causa?
"Non possiamo nemmeno fare causa. Abbiamo scoperto che ancora non hanno nominato la commissione arbitrale. E nei regolamenti è previsto che di sei giudici ne nominino quattro loro e due noi".

Qualcuno dice che siete stati un po’ ingenui…
"Ma quale ingenui! Un protocollo è un protocollo. Il vincente di una competizione lancia la sfida, propone un regolamento. Gli sfidanti lo accettano e firmano un documento. Tutti. Poi quello a un certo punto prende e cambia il regolamento".

È sempre successo così in Coppa America: “chi vince decide la musica, chi perde balla”.
"È sempre successo che decidesse il protocollo non che lo modificasse. Le modifiche di classe, e vorrei vedere, si sono sempre fatte all’unanimità. Stavolta le hanno fatte a maggioranza. Per quanto mi riguarda l’America’s Cup finisce qui. Per sempre. Irrevocabilmente. Mi spiace perché le altre volte avevamo sempre sbagliato qualche cosa. Stavolta avevamo il miglior team progettuale della nostra storia e un grande equipaggio. E forse questo c’entra qualcosa con la mossa di Allison e i suoi. Eravamo avanti e non ci riagguantavano più".

Ha sognato per tutta la vita la Coppa e ora…
"Sì lo so ma non si può più stare ai loro giochini… pensano solo ai cazzi loro".

Un sacco di soldi buttati. Di questi tempi…
"Sarà difficile anche che ci rendano i soldi dell’iscrizione".

In molti si augurano che ci possa ripensare.
"Non se ne parla. Certo la voglia di restare e dimostrare a questi americani che la Coppa in acqua si può vincere, è tanta. Ma non è cosa. Così no".

Ce l’ha con gli americani?
"Non voglio fare commenti sul punto. Certo l’atteggiamento è sempre il solito, da imperialisti. Tutto ‘sto casino del terrorismo è nato da una guerra in Iraq organizzata con una scusa".

Secondo lei stavano studiando la mossa da tempo?
"Non lo so, ma la tempistica è strana. Loro navigano con barche simili a quelle prefigurate da almeno tre mesi. Ne aggiunga cinque di progettazione. Arriviamo a otto… Dodici mesi fa hanno annunciato il protocollo dei 62 piedi…".

Una trappola.
"La chiami come crede. Ma sa qual è la cosa più beffarda di tutte? Che noi di Luna Rossa quando ci hanno fatto vedere il primo protocollo, quello al quale ci siamo adeguati e sul quale abbiamo investito, dicemmo, anzi, urlammo al mondo intero che era sbagliato e che costava troppo e proponemmo una Coppa fatta con barche di 55 piedi. Loro tirarono dritto, costringendoci a investire su questi progetti che ora ci vogliono far buttare nel cesso. Non è gente seria. Non voglio averci niente a che fare".

Dicono che così attirano più concorrenti.
"Senza di noi gli resta il Team New Zealand e Ben Ainslie. Poi vediamo chi altri trovano. In bocca al lupo. Il problema non ci riguarda più".

Fonte : Logo Rep.it

 

Pirelli e Prada insieme per la nuova sfida di Luna Rossa alla Coppa America

Pirelli Prada

Milano, 13 agosto 2018Pirelli ha sottoscritto con Luna Rossa Challenge un accordo per realizzare una partnership che sarà finalizzata allo sviluppo del progetto pluriennale che porterà Luna Rossa a partecipare alla prossima edizione dell’America’s Cup, in programma in Nuova Zelanda nel corso del 2021.

Pirelli e Prada saranno co-title sponsor dell’imbarcazione e illustreranno in dettaglio i loro programmi in un evento che sarà organizzato prossimamente.

Giunta alla 36^ edizione, l’America’s Cup è il più antico trofeo della storia dello sport, cui partecipano le imbarcazioni tecnologicamente più avanzate del mondo. 

Il progetto prevede, nel quadriennio 2018-2021, una serie di regate, eventi e attività, che vedranno i due brand protagonisti. Nel 2019 si terranno in Mediterraneo le prime due regate delle America’s Cup World Series; nel 2020 si svolgeranno altre tre regate delle America’s Cup World Series tra Europa, Stati Uniti e Asia, che si concluderanno a dicembre 2020 con la Christmas Race a Auckland; da gennaio  2021 avrà luogo, sempre ad Auckland, la Prada Cup, regate di selezione dei Challenger, seguita dalla 36^ edizione dell’America’s Cup Presented by Prada, prevista nel mese di marzo 2021.

Luna Rossa è alla sua quinta partecipazione al Trofeo e in questa edizione è Challenger of Record, ovvero il primo sfidante del team vincitore della passata edizione, Emirates Team New Zealand.

Patrizio Bertelli, Presidente di Luna Rossa Challenge, ha dichiarato: “Pirelli rappresenta un partner ideale per affrontare questa nuova sfida di Coppa America: la sua esperienza di oltre mezzo secolo ai massimi livelli mondiali negli sport ad alta tecnologia rappresenterà un asset di rilievo in seno al nostro progetto. In questo senso è giusto parlare di vera e propria collaborazione tra il team e Pirelli”.

Pirelli - ha dichiarato Marco Tronchetti Provera, Vice Presidente Esecutivo e Ceo di Pirelli - ha scelto di far parte di questo progetto perché rappresenta una sfida, sportiva e tecnologica, capace di portare l’Italia e il brand Pirelli in tutto il mondo. La Coppa America, come nei motori la Formula 1, è il trofeo velico più prestigioso, con una grande storia e tradizione. Incarna valori e si rivolge a un pubblico di appassionati che coincidono perfettamente con quelli di Pirelli, consentendo alla società di continuare ad alimentare la marca, rafforzandone il posizionamento nelle alte tecnologie con clienti in tutto il mondo e la sua relazione con i consumatori sia attraverso i canali tradizionali sia attraverso tutte le nuove piattaforme digitali”.

FONTE: Logo Lunarossa1

RECORD! Grazie Alex per tutta l’adrenalina che ci regali, fino alla fine

Alex Thomson setta il nuovo record di percorrenza sulle 24 ore durante l'attacco finale a Armel Le Cleac'h. Sarà un arrivo del Vendée Globe al cardiopalma

Alex

 

Ragazzi, Alex Thomson è una bomba. Sta spingendo al massimo sull’acceleratore (scusate il linguaggio poco velico, ma in questo caso è doveroso) in Atlantico, agli sgoccioli del Vendée Globe (giro del mondo in solitario senza scalo sugli IMOCA 60) e ha appena battuto il record di percorrenza sulle 24 ore per un IMOCA 60: 536,81 miglia a una velocità media di 22,36 nodi, tra le sette del mattino di ieri e quelle di oggi. Lo skipper inglese di Hugo Boss ha migliorato il precedente primato (534,48 miglia) settato da Francois Gabart nell’edizione del Vendee Globe 2012/13 (lo aveva già battuto nella prima parte di giro del mondo, macinando 535,34 miglia, ma le regole dettate dal World Sailing Speed Record Council (l’organo internazionale che ratifica i record velici) prevedono che per essere validato il nuovo record debba superare il vecchio di almeno un miglio).

RIMONTA NON IMPOSSIBILE
Alex Thomson entra nella storia, ma non si accontenta: vuole recuperare lo Sciacallo, Armel Le Cleac’h, con cui ha ingaggiato una battaglia lunga oltre 20.000 miglia. Mancano poco più di 900 miglia all’arrivo a Les Sables d’Olonne (previsto mercoledì sera) e Hugo Boss ha ridotto il suo svantaggio rispetto a Banque Populaire VIII a sole 73 miglia. Difficile, ma non impossibile la rimonta. Grazie Alex, per tutta l’adrenalina che ci regali.

Schermata Arrivi

 

I DETENTORI DEL RECORD SULLE 24 ORE
Per quanto riguarda il record di percorrenza sulle 24 ore, Alex Thomson, una volta ratificato il record, prenderà il posto di Francois Gabart sia nelle categorie monoscafo in solitario che monoscafo fino a 60 piedi. Per quanto riguarda i monoscafi in equipaggio (oltre i 60 piedi) il record appartiene al 100 piedi Comanche di Jim Clark: 618,01 miglia a una velocità media di 25,75 nodi. Tra i multiscafi in solitariofino a 60 piedi lo svizzero Yvan Bourgnon sul trimarano “Brossard” ha percorso 610,45 miglia, oltre i 60 piedi il record è di Gabart, 784 miglia, a una incredibile media di 32,67 nodi. In equipaggio, fino a 60 piedi il trimarano Banque Populaire di Pascal Bidegorry percorse 667 miglia a 27,8 nodi, e sempre Bidegorry detiene il record di 908,2 miglia (37,84 nodi di media!) per i multiscafi oltre i 60 piedi in equipaggio con il 131 piedi Banque Populaire V.

LEGGI QUI LA STORIA DEL RECORD DI PERCORRENZA SULLE 24 ORE PIU’ LONGEVO DELLA STORIA

FONTE: Logo Vela

Sergio Testa. A 30 anni dal suo giro del mondo in solitario

“Libero!” gridò Sergio Testa alla partenza per il Giro del Mondo in solitario con una barca di tre metri e mezzo, 30 anni fa

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Giusto trent’anni fa Sergio Testa partì dall’Australia con una barca di tre metri mezzo, costruita con le sue mani plasmando centinaia di chili d’alluminio, per una delle più incredibili imprese dimenticate della storia della vela. Con una barca che sembrava un carrarmato più che uno yacht a vela, senza particolari cognizioni nautiche, ha navigato per 500 giorni senza mai poter distendere le gambe attraverso quattro continenti e tre oceani, facendo sosta nei posti più sperduti della terra.

Questa sua navigazione venne iscritta nel Guinnes dei Primati diventando l’uomo che, in solitario, ha effettuato il Giro del Mondo con la barca più piccola della storia moderna. Il racconto della sua avventura è raccolto in un prezioso libro, pubblicato nel 1988 dal Giornale della Vela, che è stato un ottimo compagno delle mie vacanze estive in barca, ottima fonte di spunti e di sogni notturni.

800px Serge Testa 300x265Sono rimasto così colpito nella fantasia dalla storia di Sergio Testa perchè l’avventuroso Giro del Mondo con la barca più piccola mai realizzato nel lontano 1985, non è la solita storia, spesso noiosa, del classico navigatore alle prese con elementi scatenati che esprime dubbi filosofici nei momenti di bonaccia. E’ piuttosto un appassionante racconto d’avventura e di viaggio. Che si beve tutto d’un fiato. Una storia di trent’anni fa che merita di essere ricordata.

Sergio Testa ha 34 anni quando parte a fine 1984 da Brisbane, capitale sul mare dello stato australiano del Queensland. Di origine italiana, da piccolo ha vissuto in Brasile e, dopo una parentesi in Francia, la sua famiglia si è fermata dall’altra parte del mondo, diventando cittadino d‘Australia. è qui, sapendo fare di tutto ma nulla in particolare che, con i suoi fratelli, impianta un piccolo cantiere di riparazioni per yacht da diporto. Veglia sulla famiglia la grande madre italiana. Ed è lei, quando vede quella piccola barca giallo canarino di tre metri e mezzo che si e’ costruita Sergio, quello “sgorbio” con cui dice di voler fare il Giro del Mondo, che esclama in italiano: “Cos’è questo accrocchio?” Al figlio quel suono onomatopeico piace, lo storpia e lo inglesizza, così la piccola strana barca prende il nome di Acrohc Australis.

A15 burrasca 300x206Descriviamolo questo mostricciattolo di poco più di tre metri che i giornali di Brisbane definirono “una vasca da bagno galleggiante” sostenendo, a torto, che con un oggetto del genere quell’italiano non sarebbe riuscito a mettere il naso fuori dalla baia, figurarsi fare il giro del mondo. Duecento chili di alluminio scaricati da un camion sul piazzale del loro modesto cantiere, furono la base attorno a cui nasce Acrohc Australis. Altrettanti di lamiere d’acciaio ne servirono per terminare la costruzione di uno scafo con ben quattro spigoli, piu’ facile da costruire rispetto ad uno scafo tondo.

Dopo centinaia di ore di lavoro a saldare lamiere – come recita il certificato rilasciato il 18 ottobre 1984 dalla capitaneria di Brisbane – il barchino risulta lungo 3,55 metri, largo 1,50. E’ armato a sloop, con un dislocamento di 800 kg, dotato di un profondo bulbo a siluro con 120 chili di piombo – innovativo per l’epoca – raccordato a una pinna di deriva in lamiera. Come scrive lui stesso, dopo i primi test: “la velocità massima in assetto dislocante di Acrohc Australis è di 5 nodi”. Testa aveva le idee ben chiare in tema di sicurezza, era riuscito in quel minuscolo spazio a creare ben sei compartimenti stagni così da renderla praticamente inaffondabile.

Dotata di una piccola randa e di un grande fiocco con rullafiocco murato sul bompresso, veniva manovrata solo ed esclusivamente da sottocoperta, con tutte le manovre rinviate a portata di seggiolino, l’unico luogo dove Sergio avrebbe vissuto per 500 giorni di navigazione poiché era impossibile vivere in coperta. All’aria aperta non c’era spazio sufficiente ad ospitare un uomo, se non in posizione eretta. Il timone a vento – anche quello – se l’era ovviamente costruito lui stesso e, in verità fu una delle cose che ha sempre funzionato alla perfezione. Testa aveva costruito la sua barca per fare il giro del mondo – lunga neppure un metro in più di un Optimist – sicura e solida come un carrarmato.

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Certo, come racconta nel suo libro, le prestazioni a vela non erano il suo forte. Ma di certo nella sua impresa non si ispirava ai navigatori oceanici a caccia di record di velocità come un Paul Cayard, ma piuttosto a Joshua Slocum, il primo uomo ad aver fatto il giro del mondo in solitario in tre anni, dal 1895 al 1898. Quegli stessi tre anni impiegati da Sergio per completare la sua circumnavigazione del globo, dal 1984 al 1988.

Non erano molto diversi gli strumenti di navigazione che aveva a bordo rispetto a quelli di Slocum. Per fare il punto nave aveva un sestante che tra l’altro non sapeva usare bene, un VHF e una radio. Solo a metà viaggio si munì di un Sat Nav, finanziato dal fratello, antesignano del GPS odierno. Per le scorte di cibo e acqua, nessun liofilizzato ma cibo fresco, acqua sufficiente per sopravvivere in attesa di approvvigionarsi di provvidenziale acqua piovana durante la navigazione.

A15 burrasca 300x206Il nemico di Testa nella sua impresa non sono stati i cicloni che ha incontrato nell’area caraibica, non si accorse neppure di averne passati quattro di fila, ma le incrostazioni che, malgrado l’antivegetativa, infestarono la carena di Acrohc Australis per tutto il viaggio. La velocità d’avanzamento era talmente bassa che incrostazioni, alghe e denti di cane si attaccavano all’opera viva con una rapidità sorprendente, immobilizzando la barca, anche con venti favorevoli. L’avventuriero di origine italiana rischiò di più nelle frequenti immersioni per pulire la carena che nella terribile tempesta che lo colse in Pacifico.

Il pericolo più grande, però, fu l’incendio che si sviluppò a bordo, causato dal fornello ad alcol. Dovette buttarsi a mare per non morire arrostito. Ed è stato questo anche il maggior rischio corso dalle strutture della barca con gli interni semidistrutti dalle fiamme.

Sergio Testa non puo’ essere definito un grande navigatore per questa sua eccezionale impresa, piuttosto un avventuriero dotato della necessaria incoscienza. Un uomo normale che non doveva dimostrare nulla a nessuno, senza turbe psichiche, che voleva vivere solo un’esperienza al di fuori della norma.

A17 arrivo 300x199Al suo primo insabbiamento, dei tanti che ha avuto nei tre anni di vita in giro per il mondo, si scopri ad urlare senza ragione “Sono uomo libero, sono un uomo libero!”. Ed è questa voglia di libertà, indipendenza, ma anche di esplorazione e conoscenza di nuovi orizzonti, la molla che lo ha spinto a realizzare quest’impresa. E lo si capisce dalla gioia con cui, trascurando spesso la descrizione di tempeste e bonacce, si sofferma soprattutto a raccontare gli incontri che ha avuto approdando nei posti piu’ sperduti del mondo. Sergio Testa quando partì da Brisbane a fine 1984 era solo un pazzoide di origine italiana, quando ritornò nel 1988 era un eroe australiano.
Tratto dal GdV di Ottobre 2015

FONTE: logo gdv

VIDEO Così si doppiava Capo Horn (in famiglia) nel 1936!

Nel 1936, Warwick M. Tompkins con moglie e figli decise di raggiungere San Francisco da Boston, passando per Capo Horn, a bordo della goletta in legno di 85 piedi Wander Bird: ciò che resta dell'impresa è questo magnifico documentario d'epoca.

Capo Horn

Nel 1936, Warwick M. Tompkins con moglie e figli decise di raggiungere San Francisco da Boston, passando per Capo Horn, a bordo della goletta in legno di 85 piedi Wander Bird. Quello che resta dell’impresa è quello splendido documentario d’epoca. Il viaggio, la preparazione della barca, ma soprattutto il passaggio del Capo più temuto dai velisti: dal minuto 5:38, la sequenza è da brividi, complice anche il bianco e nero. Si parte dalla bonaccia più totale, e in pochi minuti arriva la tempesta.

LA GOLETTA MITICA E’ ANCORA IN ATTIVITA’
image manager kopfbild image elbe topbildAdesso la barca si chiama “Elbe n° 5”, il suo nome originale: fu costruita nel 1883 dai maestri d’ascia di Amburgo e proprio nella città portuale tedesca è ritornata. Acquistata dalla Fondazione Marittima cittadina nel 2002, è stata restaurata e adesso potete prenotare una gita a bordo e navigare come 130 anni fa. Lungo 37 metri, il due alberi ha una superficie velica di 360 mq e può ospitare fino a 35 persone (per informazioni: http://www.stiftung-hamburg-maritim.de/schiffe/n5-elbe.html

 FONTE: Logo Vela

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