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Davide Cervia

Davide Cervia, l'amarezza di Marisa Gentile: Rimasti soli a combattere questa impari battaglia

La moglie del GE rapito a Velletri nel 1990 torna a parlare, sui social, con un intervento molto sentito e amareggiato. Cita Giovanni Falcone e constata come la sua famiglia sia rimasta sola nel silenzio intorno alla ricerca della verità per le sorti di Davide Cervia.

di Marisa Gentile

Marisa Gentile CerviaVELLETRI - "Si muore quando si è lasciati soli, diceva Giovani Falcone. E noi siamo rimasti soli. Soli a combattere questa impari battaglia. Chiunque, nel tempo, si sia avvicinato alla nostra vicenda, in un modo o in un altro è stato "bloccato"; alcuni sconsigliati, altri pressati, altri minacciati: un elenco lunghissimo di persone piene di buona volontà che hanno impattato contro il muro dei poteri forti che non esitano a stritolarti pur di mantenere il silenzio su atti e circostanze indicibili. Ogni volta la stessa storia.
E noi oggi siamo rimasti SOLI. E quando si rimane soli si è più vulnerabili, si diventa un obiettivo molto semplice da colpire nel silenzio e nell'indifferenza più totale di media e istituzioni. Non è una novità che noi familiari di Davide Cervia non abbiamo MAI avuto il supporto e la protezione di avrebbe dovuto tutelarci, ma non avrei mai pensato di dover arrivare a temere proprio quella parte di stato che avrebbe avuto il compito di proteggerci. Tutto quello che ci rimane siete voi, Amici, che attraverso facebook fate sì che il nostro senso di solitudine non sia assoluto. Ed è proprio a voi che mi rivolgo affinché non facciate mancare la vostra attenzione al caso di Davide e a tutto quello che potrebbe succedere a noi familiari, facile bersaglio per coloro che vorrebbero cancellare definitivamente una storia così imbarazzante per le nostre istituzioni. Siamo in attesa di conoscere la sentenza del procedimento civile intentato da noi familiari nei confronti del Ministero della Difesa e della Giustizia che nel corso degli anni invece di attivarsi per cercare Davide o capire cosa gli fosse accaduto, hanno impegnato risorse ed energie per allontanarci dalla verità. Una mia personale valutazione anche rispetto al ruolo dell'informazione in questa vicenda, che a parte pochissime eccezioni, si è resa complice con il proprio silenzio nel far sì che questo caso venisse definitivamente "insabbiato". Un caro saluto a voi, Amici, e mi raccomando, non ci dimenticate!

FONTE: logo velletrilife

Fuoco amico – La storia di Davide Cervia

Francesco Del Grosso, è stata un’odissea!

fuocoamicolastoriadidavidecUn mistero tutto italiano, l’ennesimo muro di gomma. Sono trascorsi esattamente 25 anni – lo scorso 12 settembre – dalla scomparsa di Davide Cervia, esperto di guerra elettronica di cui ancora oggi non si hanno notizie. Dopo le prime barcollanti ipotesi di un allontanamento volontario, la procura concluse che si era trattato di rapimento, rimasto fantomaticamente senza colpevoli. Al centro probabilmente un traffico d’armi internazionale e la sua qualifica di esperto con la sigla ETE/GE che lo annoverava tra i pochi tecnici a saper utilizzare strumentazioni belliche vendute all’epoca sottobanco ai paesi sotto embargo alla vigilia dello scoppio della prima guerra del Golfo. Francesco Del Grosso ci ha fatto un documentario, Fuoco Amico – La storia di Davide Cervia, il primo a ricostruire la storia di Davide. Nonostante gli atti intimidatori e le porte sbattute in faccia dai canali tradizionali, a trentatre anni Del Grosso ce l’ha fatta e da due anni porta in giro la sua creatura, la ricostruzione di questa tragica odissea umana realizzata sfruttando elementi tipici della spy story.
Un film dal percorso festivaliero fortunatissimo partito l’anno scorso con un’anteprima internazionale al Bifest, poi la distribuzione in video on demand sul canale Ownair. Solo quest’anno l’arrivo in sala tramite il circuito Movieday, una piattaforma con un catalogo online dove è l’utente stesso a decidere quando, dove e come organizzare una proiezione all’interno delle sale convenzionate.
Così il 7 luglio Fuoco amico – La storia di Davide Cervia ha avuto la sua prima proiezione in sala al Cinema Beltrade di Milano; un cammino proseguito con le tappe di Genzano (16 novembre) e Velletri (13 dicembre) e che il 21 dicembre conclude l’annata nella capitale, al Cinema dei Piccoli.

Quanti anni sono passati dal tuo primo approccio con la storia di Davide Cervia?
Il primo contatto avvenne all’incirca alla fine del 2012 . Ero stato al Festival di Roma con il film su Agostino Di Bartolomei, “11 metri”, e dopo poco fui chiamato dal giornalista di un’emittente privata per un’intervista; fu lui ad accennarmene per la prima volta proprio in quell’occasione. Non ne avevo mai sentito parlare e come me molte altre persone. Più in là mi sarei reso conto del perché conoscessero questa storia così in pochi. Poi la famiglia di Davide, in particolar modo Erika, la figlia, si mise in contatto con me, quindi iniziai a fare delle ricerche e alla fine andai a casa loro, vicino Velletri, per incontrarli. All’inizio fu abbastanza scioccante: non capivo quanto potessi essere all’altezza, ma nello stesso tempo mi sembrava talmente assurdo che questa storia non fosse stata ancora raccontata da qualcuno. All’epoca – erano passati 23 anni dalla scomparsa di Davide – c’era stato solo qualche servizio giornalistico, negli anni ’90 se ne era occupata soprattutto Donatella Raffai con “Chi l’ha visto”; “Fuoco amico” è il primo documentario dedicato al caso Cervia.

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