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Emblema della Marina Militare

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Emblema sabaudoNel 1939 il Sottosegretario di Stato alla Marina e il suo Capo di Stato Maggiore, ammiraglio d’armata Domenico Cavagnari, fece richiesta alla Consulta Araldica del Regno di uno stemma da applicare alla prora delle navi. Questo fu concesso con Decreto Reale del 28 aprile 1941 n. 3107, sebbene poi non usato a causa degli eventi bellici dell’epoca. Principale caratteristica di questo stemma fu di aver messo in evidenza le quattro repubbliche marinare della storia italiana e la corona navale, prestigiosa ricompensa romana per grandi imprese navali.

Il Regno d’Italia decadde con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 che segnò l’avvento della Repubblica Italiana ed il Decreto Legislativo Presidenziale n. 1 del 19 giugno 1946 che proclamò l’esito definitivo del referendum dispose anche di togliere lo stemma reale dalla bandiera. Il tricolore puro e semplice era però diventato simile a quello di altre bandiere mercantili, a rischio di produrre equivoci nell’identificazione delle navi. Venne quindi dato incarico al Consiglio Superiore della Marina di trovare una soluzione a questo inconveniente. In tale sede venne quindi determinato di utilizzare lo stemma della concessione reale del 1941 privato dello scudo sabaudo, dei fasci littori e con altre variazioni grafiche.

Emblema spadaTale determinazione fu comunicata al Consiglio di Difesa con lettera del 24 settembre 1947 dal Segretario Generale del Emblema LibroMinistero Difesa-Marina ed entrò nella normativa italiana col Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato n. 1305 del 9 novembre 1947, in cui si precisava altresì che lo stemma della Marina Mercantile, a differenza di quella Militare, non aveva la corona navale e che il leone marciano non reggeva una spada, bensì il libro dell’evangelista. La norma entrò in vigore il 30 novembre 1947: data in cui il tricolore italiano espose sui mari del mondo l’insegna delle quattro Repubbliche marinare.

Emblema definitivoLo stemma della Marina Militare del 1947 non aveva una normativa precisa a definirne i dettagli rappresentativi, per quanto tutte le bandiere prodotte nel tempo ricalcassero dei canoni formali comuni nella grafica. Lo stemma ha avuto istituzionalizzazione col Foglio d’Ordini della Marina n. 52 del 16 dicembre 2012 che ha disposto uno stemma

 

FONTE: Logo Marinadifesa

 

Nascita ed evoluzione della Bandiera Nazionale e delle Bandiere Navali

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Nel 1796 Napoleone, posto a comando dell'Esercito d'Italia, varcò le Alpi sconfiggendo l'esercito austriaco e quelli di tutti gli stati preunitari del centronord della penisola. Tra la fine di dicembre 1796 e l'inizio di gennaio 1797 si riunì a Reggio Emilia, allo scopo di costituire uno stato italiano unitario, il secondo Congresso dei rappresentanti di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emila dopo che il primo, tenutosi a Modena nell'ottobre del 1796 non aveva portato ad alcun risultato concreto.

Bandiera01Nel corso di quell'assemblea, fu deciso di adottare, per la neo repubblica italiana, un tricolore simile a quello francese, bandiera sotto la quale l'esercito di Napoleone era riuscito a sconfiggere gli eserciti avversari nell'Italia settentrionale. La solenne inaugurazione della bandiera del nuovo stato filo luglio del 1797, ma solo nel maggio del 1798 la Repubblica rese ufficiale, tramite un decreto, il tricolore quale bandiera del nuovo Stato. La vita del nuovo stato ebbe però vita breve: nel 1799 gli eserciti della coalizione europea rioccuparono infatti il paese costringendo Napoleone, nel frattempo divenuto Primo Console, a una nuova campagna d'Italia. Bandiereper2La seconda Repubblica Cisalpina ripristinò il tricolore quale bandiera nazionale nel dicembre 1801: nel gennaio successivo i 154 Deputati cisalpini, riuniti a Lione da Bonaparte, acclamarono la Repubblica italiana.

Molto di ciò che si faceva nella nuova Repubblica era speculare a quanto realizzato in Francia, e così quando là apparvero, fra le bandiere di combattimento, alcune con i tre colori disposti a disegni geometrici di diversa forma, anche i governanti italiani ritennero di doversi adeguare al nuovo stile, tanto che, il 20 agosto 1802, la bandiera dello Stato e quella della Marina, diverse soltanto nelle dimensioni, furono trasformate in un drappo rosso, caricato di una losanga bianca nella quale era inserito un rettangolo verde. La bandiera rimase nella nuova forma quando la Repubblica si trasformò in Regno nel 1805.

BandieraSavoiaAlla caduta di Napoleone gli austriaci tornarono in Italia imponendo nuovamente al Lombardo-Veneto la bandiera asburgica. Dopo la restaurazione il tricolore, divenuto ormai simbolo della nazionalità negata, tornò brevemente a sventolare nei moti del 1821 in Piemonte ad Alessandria, a Napoli e nelle Province unite italiane nel '31, nelle sollevazioni in Sicilia e in Abruzzo, rispettivamente nel '37 e nel '41, e di nuovo nel '44-45, durante i falliti tentativi insurrezionali nel Bolognese e dei fratelli Bandiera in Calabria.

Il 23 marzo del 1848 Carlo Alberto di Savoia, sceso in campo contro gli austriaci insieme all'Italia insorta, scelse come vessillo delle proprie truppe "lo scudo Savoia sovrapposto alla bandiera italiana" che, invariato nel corso del Risorgimento, diventò, nel 1861, la bandiera nazionale del nuovo Regno d'Italia.

L'11 aprile dello stesso anno, il Re concesse poi alle navi da guerra d'inalberare bandiera nazionale tricolore con un apposito decreto:

DECRETO

Carlo Alberto, per grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro

e di Gerusalemme, Duca di Savoia, di Genova, Principe di Piemonte

Volendo che la stessa bandiera che, qual simbolo dell'unione italiana, sventola sulle schiere da noi guidate a liberare il sacro suolo d'Italia, sia inalberata sulle nostre navi da guerra e su quelle della marineria mercantile;

Sentito il parere del nostro Consiglio dei Ministri;

Abbiamo ordinato ed ordiniamo:

Le nostre navi da guerra e le navi della nostra marineria mercantile inalbereranno qual bandiera nazionale la bandiera tricolore italiana (verde, bianco e rosso) collo Scudo di Savoia al centro. Lo scudo sarà sormontato da una corona per le navi da guerra.

Il presidente del nostro Consiglio dei Ministri, incaricato del portafoglio della Guerra e Marina, è incaricato della esecuzione del presente.

Dal nostro Quartier generale a Volta, l'11 aprile 1848.

Carlo Alberto

Nel 1947, in seguito alla mutata forma dello Stato conseguente all'esito del referendum istituzionale del giugno dell'anno precedente, la bandiera nazionale perse al centro della striscia di colore bianco lo scudo dei Savoia. Conseguentemente, con il decreto legislativo del 9 novembre n. 1305, fu istituita la nuova bandiera navale sia per la Marina Mercantile che per quella Militare:

IL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO

Vista. la legge 24 dicembre 1925, n. 2264;

Visto il decreto legislativo Presidenziale 19 giugno 1946, n. 1;

Visto il decreto· legge Luogotenenziale 25 giugno 1944 n. 151;

Visto il decreto legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri;

Sulla. Proposta del Ministro per la difesa, di concerto con il Ministro per la Marina mercantile;

HA SANZIONATO E PROMULGA:

Art. 1.

è istituita per la Marina Militare e per la Marina Mercantile una bandiera navale conforme ai modelli risultanti dalla tavola annessa al presente decreto, firmato dai Ministri per la difesa e per la marina mercantile.

Per la Marina. Militare, la bandiera navale è costituita dal tricolore italiano, caricato, al centro della banda bianca, dall'emblema araldico della Marina Militare, rappresentante in quattro parti gli stemmi delle Repubbliche marinare (Venezia-Pisa-Genova-Amalfi) e sormontata da una corona turrita e rostrata.

Per la Marina Mercantile, la bandiera navale è costituita dal tricolore italiano, caricato, al centro della banda bianca, dallo stemma araldico indicato nel precedente comma, senza corona turrita e rostrata, e con il Leone di San Marco con libro, anziché con spada

Bandieredoppie

Art. 2.

Il presente decreto entra in vigore nel giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare come legge dello Stato.

Dato a Roma, addì 9 novembre 1947

DE NICOLA

BAndieranazionaleDopo qualche decennio è stata aggiunta la quarta bandiera nazionale dell'Italia con Legge n. 321 del 24 ottobre 2003, che ratificava un memorandum fra il Ministero della Difesa e la NATO. Questa istituiva il "Registro delle navi e galleggianti in servizio governativo non commerciale" presso il Ministero della Difesa, assegnando a questi natanti "... la bandiera nazionale costituita dal tricolore italiano caricato al centro della banda bianca dell'emblema araldico della Repubblica Italiana". Nel successivo Decreto del Presidente della Repubblica n. 300 del 28 novembre 2005 si specificava che le navi erano quelle delle amministrazioni dello Stato quali Polizia (di Stato e Penitenziaria), Vigili del Fuoco, protezione ambientale, ricerche marine, ecc. ed inoltre definiva le caratteristiche essenziali della nuova bandiera.

È infine da notare che, storicamente, i tre colori della bandiera italiana non hanno avuto una definizione cromatica precisa, rimanendo individuati genericamente quali verde come l'erba, bianco come la neve e rosso come il sangue. A colmare questa mancanza hanno provveduto due circolari della Presidenza del Consiglio dei Ministri negli anni 2002 e 2003, sostituite da una terza del 2 giugno 2004, poi confermata dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 aprile 2006, che stabilisce le caratteristiche cromatiche del tricolore nei colori: verde felce (Pantone tessile 17-6153 TCX), bianco acceso (Pantone tessile 11-0601 TCX) e rosso scarlatto (Pantone tessile 18-1662 TCX)

FONTE: Logo Ministerodifesa

“Mare Sicuro”, Vecciarelli estromette Cavo Dragone (ma la Trenta lo sa?)

generale Vecciarelli

L’ammiraglio Cavo Dragone è stato estromesso dal comando di “Mare Sicuro” dal CSM della Difesa Vecciarelli, che prende il suo posto alla guida dell’operazione di sicurezza marittima attiva dal 2015.

Una mossa che lascia perplessi, poiché – come contemplano i regolamenti militari – al comando dovrebbe esserci il Capo di Stato Maggiore della Marina (per definizione, il massimo esperto di operazioni aeronavali) e non un generale dell’Aeronautica, senza alcuna esperienza navale e nemmeno di operazioni aeree in campo marittimo. Per capirci, sarebbe come se il comando della difesa aerea nazionale fosse assunto da un alpino.

E non è una battuta. Ce lo ricordiamo tutti come è stata “gestita” la vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò impegnati in una missione di protezione della nave mercantile italiana Enrica Lexie. Il comando operativo era detenuto dall’allora CSM della Difesa, il generale Biagio Abrate. Alpino. Mentre il controllo operativo era esercitato dal Comandante del COI, il generale Marco Bertolini. Paracadutista.

Venuti a sapere della richiesta indiana di far rientrare l’Enrica Lexie in acque territoriali indiane e poi in porto, Abrate e Bertolini rimasero immobili come totem. Non furono capaci di decidere nulla. Una situazione del genere poteva essere gestita solo da chi deteneva il comando operativo. L’Italia sta ancora pagando sulla propria pelle le conseguenze di quella vicenda e potrebbe succedere di nuovo.

Dunque che bisogno c’è di sostituire il Capo di Stato Maggiore della Marina con quello della Difesa, trattandosi di compiti e responsabilità del tutto differenti? Senza nulla togliere a Vecciarelli, l’ammiraglio Cavo Dragone ha 40 anni di esperienza sulle spalle fra cui importanti comandi quali la Portaerei Garibaldi e le Forze Aeree della Marina. Se non lui, quantomeno qualcuno che abbia la medesima competenza ed esperienza.

Assumere il comando di un’operazione squisitamente marittima da parte di un generale dell’Aeronautica senza alcuna preparazione ed esperienza specifica sfida qualunque logica. E, soprattutto, viola le attribuzioni del CSMM stabilite per legge.

Art. 98. Attribuzioni del Capo di stato maggiore della Marina militare: il Capo di stato maggiore della Marina militare in base alle direttive del Capo di stato maggiore della difesa: a) è responsabile dell’approntamento e dell’impiego del dispositivo per la difesa marittima del territorio, delle relative linee di comunicazione e a tal fine coordina l’impiego di tutti i mezzi che a essa concorrono, ivi compresi quelli messi a disposizione dalle altre Forze armate, anche nell’assolvimento degli impegni derivanti da accordi e trattati internazionali.

Ma oltre all’incompetenza nel settore delle operazioni navali, c’è anche da chiedersi come farà il generale Vecciarelli ad assicurare la continuità di presenza e di attenzione per assolvere alle responsabilità del comando operativo di un gruppo navale, visti i suoi continui impegni internazionali (fra cui spiccano le frequenti viste negli Emirati Uniti o la gestione dei numerosi programmi di acquisizione di armamenti).

Chi prenderà le decisioni operative in assenza di Vecciarelli? Il Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa, Generale delle trasmissioni De Leverano? Oppure il comandante ad interim del COI Generale dell’Aeronautica Lanza de Cristoforis?

Perché non avvalersi del Capo della Marina che dispone di tutte le articolazioni della Marina che sono specializzate nella gestione e nel comando di Forze Aeronavali, dalle più complesse che vedono le portaerei coinvolte a quelle di pattugliamento marittimo? Senza menzionare che quando sono impiegati i sommergibili il comando operative viene esercitato in tutte le Forze Armate del Mondo dal Capo della Marina proprio per la sensibilità dell’impiego dell’arma subacquea.

Forse il Generale Vecciarelli dimentica che si può delegare l’autorità, ma non la responsabilità. Che rimane sempre in capo a lui anche quando impegnato nei suoi numerosissimi viaggi all’estero e a prescindere dalla sua ignoranza in materia.

Se l’operazione “Mare Sicuro” non dovesse raggiungere gli scopi immaginati dalla politica la colpa, infatti, ricadrebbe interamente sul generale Vecciarelli: si troverà a rispondere davanti al magistrato per ogni incidente in mare, ritardi d’intervento, accuse di facilitazione dell’immigrazione clandestina o per respingimento di persone in fuga dai campi di concentramento libici, per morti in mare per mancati SAR (le operazioni di ricerca e soccorso) e le altre miriadi di problemi connessi all’esercizio del comando operativo di una flotta in mare. Per non parlare della responsabilità di supporto logistico e operativo alle navi.

Sin dal suo avvio, nel 2015, il comando operativo di Mare Sicuro non a caso è sempre stato assegnato al Capo di Stato Maggiore della Marina senza inventare catene di comando scombiccherate, nonostante i maldestri tentativi dell’Alpino Graziano Badoglio, naufragati davanti alle argomentazioni della Marina Militare e alla forza del buon senso comune.

Cosa è successo adesso per giustificare questa improvvida decisione presa nottetempo?

Stando alle indiscrezioni, il motivo di questa operazione avrebbe svariate origini: una risiederebbe nelle resistenze dell’Ammiraglio Cavo Dragone alle mire dell’Aeronautica di assorbire la componente imbarcata degli F35 – sistema d’arma primario della portaerei Cavour. I maligni sostengono anche che Vecciarelli voglia mettersi in luce con il ministro Salvini visto il tema dell’anti-immigrazione e, già che c’è, far perdere prestigio all’ammiraglio Cavo Dragone, appena nominato Capo di Stato Maggiore della Marina, facendolo apparire debole davanti alla sua Forza Armata.

Comunque stiano le cose, una domanda necessita urgente risposta: ma Vecciarelli, prima di prendere una decisione così dirompente, si è consultato con la Ministra Trenta?

FONTE: Sassate Logo Testata 500

150 anni e non sentirli

Nel 2019, sia il Faro di Capo S. Vito (Ta) che l’Arsenale di La Spezia hanno compiuto 150 anni.

A ricordarcelo due riviste edite dalla Marina Militare, e in particolare:

La Rivista Marittima del mese di Luglio/Agosto 2019

contiene un corposo allegato di 180 pagine, tutto dedicato all’Arsenale di La Spezia ed alla ricorrenza della sua progettazione e costruzione,con dovizia di particolari e tante foto d'epoca oltre naturalmente alle immagini dei progetti originali.

Arsenale Spezia20191126


Il Notiziario della Marina, nel numero di Ottobre 2019

contiene un bellissimo articolo relativo al “compleanno” dello splendido Faro di Capo San Vito, luce guida del golfo di Taranto.

Faro Sanvito20191126
Credo valga la pena andare a leggere i contenuti appena accennati. Credetemi sono veramente coinvolgenti e sicuramente indicati per coloro che si interessano di storia della Marina.

FONTE: Archivio del sottoscritto

 

A testa alta, con il sostegno di tutto il personale delle Forze Armate

L'ex capo di stato maggiore della Marina militare Giuseppe De Giorgi assolto da ogni accusa di danno erariale.

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11-01-2019 - La sezione giurisdizionale per il Lazio della Corte di conti ha assolto l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, già capo di Stato maggiore della Marina Militare, dall’accusa di danno erariale che lo raggiunse nel 2016, per le modifiche costruttive da lui richieste sulle fregate multimissione (Fremm) commissionate a Fincantieri. Secondo il giudice contabile, gli interventi disposti da De Giorgi furono connotati “da una oggettiva utilità”... , tanto che sono stati poi replicati su tutte le successive navi della stessa fornitura.
Giuseppe De Giorgi esce a testa alta dall'inchiesta della Corte dei Conti, che lo ha assolto dall'accusa di danno erariale: Come ha trascorso questi due anni, in attesa della sentenza e con quale spirito ha affrontato le accuse?
"Con animo sereno, perché ero consapevole di aver agito correttamente. Ma non posso nascondere che è stato un periodo difficile per le sofferenze morali che la mia Famiglia e le persone a me vicine hanno subito in questi anni. Per fortuna, la mia famiglia mi è stata di grande sostegno e il nostro legame è oggi se possibile ancora più forte. Ma è’ stato anche importantissimo il supporto e la vicinanza del personale della Marina Militare. Con molti di loro avevo condiviso periodi d’imbarco, anche in missioni all’estero, con altri l’attività di volo. Molti li ho conosciuti da marinai e ora sono Marescialli con i capelli bianchi. Siamo legati da sentimenti di affetto e di stima che nella difficoltà sono stati determinanti. E’ stata una vicinanza fondamentale, perché il giudizio che conta di più per me è quello del personale della Marina. Lo dico senza retorica".
E quali furono le “modifiche costruttive” che hanno scatenato l'ira dei suoi detrattori?
"Quando avevo visitato, da Capo di Stato Maggiore, il Bergamini durante alcune prove in mare, sono stato avvicinato da vari rappresentanti dell’equipaggio che si sono lamentati con me, per segnalare il malcontento legato a soluzioni logistiche negli spazi comuni, giudicate inadeguate e peggiori rispetto alle altre navi della Marina.
In effetti mancavano spazi di riposo e socialità dedicati al personale di grado più basso, così come risultavano fortemente penalizzati i sottufficiali. Mancavano i tradizionali “bar” marinai, Sottufficiali e ufficiali, sostituiti da macchinette automatiche. Era stato realizzato un solo punto di distribuzione dei pasti con tempi d’attesa dell’equipaggio nell’unica fila incompatibili con i tempi della routine di bordo. Ad aggravare la situazione era il fatto che gli spazi e il supporto logistico al personale e al comando di bordo non fosse stato aggiornato all’aumento della consistenza dell’equipaggio dai 90/120 uomini ipotizzati dieci prima ai 200 previsti con nave operativa. Ho chiesto quindi al mio Stato Maggiore di studiare delle soluzioni migliorative che si sono concretizzate nella:
Realizzazione di 4 punti di distribuzione contemporanea dei pasti per contenere i tempi di attesa;
Creazione di 3 “bar” per Marinai, Sottufficiali e Ufficiali (a similitudine di tutte le altre navi) al posto delle macchinette;
Aumento dell’area del quadrato ufficiali per tenere conto del loro incremento numerico;
Realizzazione di una mensa dedicata per i sottufficiali e riorganizzazione del loro quadrato sulla falsariga di quello degli ufficiali e di una sala più piccola per i graduati di Truppa più anziani;
Cambio di allestimento della mensa equipaggio in modo da ricavare uno spazio dedicato al riposo, alla lettura, alla socialità etc., a similitudine di quanto previsto per i Sottufficiali e gli Ufficiali;
Eliminazione della Cabina dedicata all’ammiraglio per realizzare adiacente alla cabina del comandante una “sala consiglio”, utilizzabile per la pianificazione dello staff imbarcato e, quando necessario, come mensa aggiuntiva a quella ufficiali, nei casi in cui fosse imbarcato un ammiraglio in comando tattico (che avrebbe alloggiato nella cabine del comandante, il quale, a sua volta, si sarebbe trasferito nalla cabina di navigazione);
Ricavo di una piccola cabina di navigazione, con accesso diretto alla plancia di comando, a disposizione del Comandante per garantire una sua maggior presenza e tempestività di intervento in navigazione in caso di emergenza o brutto tempo
".

Secondo Lei, quali reconditi motivi possono aver scatenato tale “guerra” nei suoi confronti?
"Mi dovrei chiedere a chi giovava la diffusione di dossier anonimi in quel particolare momento. Ma francamente non ho più voglia. Ciò che conta è che la Magistratura abbia ristabilito la verità".
Ha avuto segnali di supporto da parte delle altre Forze Armate?
"Ho sempre sentito vicinanza e sostegno da parte di tutto il personale delle Forze Armate".
Lei ha sempe avuto l'incondizionata stima del suo personale (ricordo l'urlo di sostegno al cambio di comando!), responsabilità e grande impegno “essere capo” della Marina Militare; vuole, dopo questo tempo trascorso in tensione e sofferenza, darci qualche testimonianza del lavoro svolto insieme ai suoi marinai?
L’elenco sarebbe davvero troppo lungo. Cito solo alcuni risultati che abbiamo conseguito insieme:
la cosiddetta “legge Navale che prevede la costruzione di 10 nuove unità polivalenti di concezione, in molti versi rivoluzionarie, che sono state imitate da varie marine, una grande unità anfibia, una nave ausiliaria di squadra che verrà acquisita anche dai Francesi e mezzi speciali per gli incursori;
la definizione di un programma navale decennale a completamento della legge navale del 2014 da completarsi con integrazioni annuali di fondi;
la riorganizzazione della Marina per linee di prodotto per ridurre la burocrazia ministeriale responsabilizzando e abilitando i comandanti operativi con la pienezza degli strumenti gestionali necessari;
l’adeguamento del sistema formativo degli ufficiali a standard più moderni contenendo la durata della prima formazione alternando periodi a bordo o ai reparti con periodi di alta formazione e di specializzazione;
la rinascita di molte basi navali cadute nell’abbandono per evitare di concentrare tutte le navi in pochi porti riducendo la vulnerabilità in caso di minaccia terroristica o di catastrofi naturali e per poter intervenire più tempestivamente riducendo i tempi di transito etc.;
nella consegna di almeno 400 alloggi ristrutturati alle famiglie del personale;
al rilancio della componente anfibia della Marina;
e potrei continuare perché di strada insieme ne abbiamo fatta molta
".

Con l'inchiesta “Tempa Rossa” ci son stati anche articoli infamanti da parte di alcuni quotidiani, che pubblicarono un dossier anonimo che Le attribuiva comportamenti scorretti; che intende fare a tale proposito?
"Per i casi più gravi mi sono affidato alla Magistratura”.
Come vede il futuro della Marina Militare?
Questo è il secolo marittimo. E’ quindi più che mai il momento della Marina. Per cogliere le opportunità che si profilano nell’interesse della Nazione occorre però sguardo rivolto al futuro e coraggio decisionale. Disperdere energie per riportare le lancette dell’organizzazione della Marina indietro di anni azzerando il processo di innovazione o rinunciare a prestazioni avanzate dei nuovi mezzi in costruzione per mera resistenza al cambiamento, sarebbe un errore imperdonabile che vanificherebbe anche gli sforzi dei tantissimi ufficiali, sottufficiali e marinai che si sono battuti proprio per il rinnovamento della Marina Militare".

Fonte: logo Cybernaua

Amerigo Vespucci, la nave scuola più bella del mondo alla Barcolana

Rimarrà a Trieste fino al 15 Ottobre. Il veliero simbolo della Marina militare italiana affiancherà lo stand informativo della Marina

di Silvia Morosi

Vespucci Barcolana

La nave scuola più bella del mondo, l’Amerigo Vespucci, è arrivata a Trieste il 7 Ottobre in occasione dei 50 anni della Barcolana. Avere l’imbarcazione in città è «senza dubbio il più grande regalo che la Società Velica di Barcola e Grignano potesse ricevere in occasione del Cinquantenario», ha detto Mitja Gialuz, presidente della Società Velica Barcola Grignano. Ormeggiata al Molo Bersaglieri, arrivata da Napoli dove in soli tre giorni è stata visitata da 22 mila persone, resterà a Trieste fino a domenica 15 Ottobre, giorno della regata, e sarà visitabile dal pubblico. Dunque olio di gomito per i marinai, impegnati a pulire e lucidare in modo ancor più approfondito per non smentire la fama della nave, che naviga al motto di «Non chi comincia ma quel che persevera» e con un principio ben saldo: «Tutti noi marinai siamo molto sensibili alla solidarietà verso gli altri e a chi è in difficoltà», come ha sottolineato il comandante della Vespucci, C.v. Stefano Costantino.

Vespucci barcolana1

L’Unità più anziana in servizio nella Marina Militare, costruita e allestita presso il Regio Cantiere Navale di Castellamare di Stabia, è stata varata il 22 febbraio 1931 da Elena Cerio. Consegnata alla Regia Marina il 26 maggio 1931, entrò in servizio come Nave Scuola il successivo 6 giugno, aggiungendosi alla gemella Cristoforo Colombo — di tre anni più anziana.

FONTE: Logo Corrieredellasera

Ammiraglio Cavo Dragone – Audizione Parlamentare delle Linee Programmatiche Della Marina Militare Italiana

Ammiraglio Cavo Dragone – Audizione Parlamentare delle Linee programmatiche della Marina Militare Italiana

Amm Cavo Dragone

A poche settimane dalla mia nomina a Capo di Stato Maggiore della Marina, sono davvero lieto dell’opportunità che mi viene data di presentare le linee programmatiche della Marina Militare e di portare a Voi il più cordiale saluto delle donne e degli uomini militari e civili – che sono onorato di avere sotto il mio Comando – impegnati quotidianamente per la libertà e la sicurezza del Paese, nonché del personale delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera.

In occasione dei nostri incontri durante la mia precedente esperienza al Comando Operativo di Vertice Interforze, ho personalmente sperimentato come il confronto con Voi costituisca non solo un passaggio istituzionale fondamentale, ma anche un’occasione di arricchimento di straordinaria importanza ed irrinunciabile per chi come me si accinge a responsabilità di Comando essenziali per i cittadini italiani e il nostro Paese.

Il Presidente della Repubblica, in occasione della Giornata della Marina Militare del 10 giugno scorso, ha ricordato come la Marina costituisca “con i suoi mezzi tecnologicamente avanzati, i suoi uomini e le sue donne, uno degli assetti di eccellenza e il mare rappresenti sempre più una dimensione strategica e, per il nostro Paese in particolare, posto al centro del Mediterraneo, una risorsa imprescindibile”.

Viviamo infatti una fase storica di forte accentuazione della dimensione strategica del mare. Attori globali (Stati Uniti, Cina e Russia) e regionali (Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico, Iran, Egitto e Turchia) sono oggi impegnati in una corsa ad acquisire il controllo delle SLoCs (Sea Lines of Communications), indispensabile per la proiezione delle forze militari e degli interessi economici, nonché per la deterrenza nei confronti di fenomeni di instabilità, quali pirateria, traffici illeciti, movimenti jihadisti e terrorismo.

Nel mondo l’80% circa delle merci si muove su nave. Anche il commercio di prodotti energetici non è da meno: ben oltre il 50% del greggio viaggia attraverso rotte marittime, transitando giornalmente da stretti e canali, che divengono elementi critici essenziali, a causa delle possibili ripercussioni che il loro blocco, anche temporaneo, avrebbe sul mercato energetico e sull’economia globale.

Al centro del dibattitto europeo e internazionale vi è la creazione di una governance del mare, una regìa istituzionale che si occupi degli affari marittimi e garantisca una migliore gestione del dominio marittimo. Francia, Spagna, Portogallo e Grecia hanno già intrapreso questa strada, dotandosi di strutture dedicate per le questioni marittime. In Italia è aperto dibattitto sulla creazione di un’Autorità nazionale o di un Segretario Generale competente per il mare. Al riguardo, la Marina Militare è pronta a offrire l’esperienza maturata anche con la creazione del “Dispositivo Interministeriale Integrato di Sorveglianza Marittima” (c.d. DIISM) presso la Centrale Operativa della Marina, sistema di compilazione e condivisione di tutto ciò che accade sul mare.

Per l’Italia, la dimensione strategica del mare assume dunque una valenza del tutto particolare.

Questa “corsa” degli Attori internazionali a garantirsi posizioni “chiave” si sviluppa proprio in un’area per noi di primario interesse, il cosiddetto “Mediterraneo allargato” che, oltre al tradizionale “Mare nostrum” comprende il Mar Rosso, il Mar Arabico e il Golfo di Guinea in quanto accessi fondamentali al bacino mediterraneo e arterie essenziali del commercio internazionale tra l’Europa e l’Asia.

Il nostro Paese scambia l’80% delle merci via mare (232,5 mil. t.); ha l’11a flotta mercantile del mondo e la 3a flotta peschereccia europea (con oltre 12.700 battelli e 60.000 addetti che operano nel settore); è interessato da flussi illegali, dalla sempre incombente minaccia terroristica, nonché da una forte pressione migratoria proveniente dal Nord Africa che, tuttavia, costituisce soltanto un effetto immediato del più cogente problema dello squilibrio demografico Nord – Sud, che dovremo governare nel futuro.

L’Italia non può dunque esimersi dal giocare un ruolo importante sul mare per agire a tutela del libero movimento delle merci e dei suoi legittimi interessi strategici; aspetti fondamentali per la sicurezza e l’economia del Paese.

In questo scenario, la Marina Militare è certamente un “assetto di eccellenza” ed irrinunciabile per affrontare le sfide alla pace e alla sicurezza.

Nel Mediterraneo, la Marina opera mediante il dispositivo ‘Mare Sicuro’, che fornisce anche raccolta informativa, attività di deterrenza e di contrasto alle organizzazioni criminali dedite ai traffici illeciti, tra cui la tratta di esseri umani. La “Vigilanza Pesca” è un’altra area di intervento che tocca un settore sensibile della nostra economia. Il dispositivo della Marina Militare, in pieno coordinamento con l’impegno complessivo della Difesa, è gestito dalla centrale operativa – CINCNAV – che è il cuore dell’intero sistema navale italiano e l’occhio dell’Italia nel Mediterraneo.

Nel Corno d’Africa, la Marina Militare è parte integrante dell’European Naval Force Somalia – Operazione Atalanta (Autorizzata con la Risoluzione delle Nazioni Unite 1814 del 2008), che ha il compito di contrastare gli atti di pirateria o di rapina armata nell’Area di Operazioni.

La Libia, la Tunisia, la Somalia, Gibuti sono altrettanti teatri di operazioni bilaterali e multilaterali, sotto l’egida dell’Unione Europea, della NATO e della Nazioni Unite, dove la Marina offre un contributo importante e qualificato. Nell’ambito dell’operazione “Mare Sicuro” (ex “Nauras”), una nave militare italiana staziona in maniera permanente nel porto di Tripoli per dare assistenza alla Guardia costiera libica e favorire la formazione del personale locale.

Come sappiamo, la minaccia è in uno stato di continua evoluzione. Solo per citare le manifestazioni più recenti. L’ISIS è risorto in Libia a testimonianza della resilienza di un fenomeno terroristico che si trasforma e adatta, e che non può certamente considerarsi estinto. Lo stretto di Hormuz è un focolaio di tensioni dagli sviluppi imprevedibili e per il quale si sta ventilando l’ipotesi di un pattugliamento navale internazionale per assicurare la libertà di navigazione. Il contrasto turco-cipriota si è riacceso sullo sfruttamento delle risorse marine e sullo sfondo sono latenti analoghi confronti fra Libano e Israele, Kenya e Somalia. Nel Mediterraneo, i flussi illegali coinvolgono senza soluzione di continuità traffici di persone, armi, greggio e attività terroristiche. La minaccia viene principalmente dal mare e lì dobbiamo essere pronti.

La Marina Militare ha l’obbligo di operare, con efficacia e rapidità, laddove sarà necessario e ci verrà richiesto.

La visione strategica che Vi offro è dunque quella di una Marina Militare orientata a sostenere l’impegno nazionale e internazionale per fronteggiare le sfide alla pace e alla sicurezza. Nella prospettiva di offrire un valore aggiunto sempre maggiore anche nell’azione di contrasto ai flussi illegali nel Mediterraneo e nelle aree strategiche internazionali, la Marina Militare sarà chiamata a sostenere ancor di più la dimensione interforze della Difesa e ad accrescere l’integrazione nel dispositivo nazionale e i livelli di interoperabilità con le forze navali dei Paesi amici ed alleati. La cooperazione nella dimensione navale ha potenzialità davvero importanti e non ancora pienamente espresse. E’ una direzione che richiede un approccio aperto e flessibile all’integrazione e che, se adottato con determinazione, darà risultati importanti sul piano delle prospettive operative, senza necessariamente ricorrere a risorse aggiuntive. In tale contesto, intensificheremo i contatti e la cooperazioni a livello istituzionale nazionale ed internazionale.

La Marina Militare dispone già oggi di una rete di contatti importante: rapporti di cooperazione e di collaborazione con 45 Nazioni e partecipa al network di scambio informativo sul traffico marittimo che unisce 36 Marine di tutto il mondo (il c.d. Virtual Regional Maritime Traffic Centre – Trans Regional Maritime Network (V-RMTC – T-RMN) per accrescere la consapevolezza di ciò che accade sul mare e incrementare conseguentemente la sicurezza marittima.

Tale impianto andrà ulteriormente ampliato ed approfondito.

Sono profondamente convinto dell’importanza di valorizzare un aspetto identitario della Marina Militare: la sua vicinanza ai cittadini e alla collettività. Volendo citare di nuovo il Presidente della Repubblica, i marinai sono un “patrimonio prezioso di persone impegnate a tutelare libertà e sicurezza, presenti nel momento del bisogno, anche a supporto della popolazione civile’.

La Marina svolge attività di supporto a seguito di situazioni di straordinaria necessità e urgenza, come eventi sismici, atmosferici di particolare gravità o antropici come, spesso, gli incendi boschivi. In tale ambito, la Centrale Operativa del Comando in Capo della Squadra Navale assicura, quando richiesto, anche l’attivazione e l’esecuzione dei piani di emergenza per l’evacuazione della popolazione da zone pericolose.

Grande attenzione prestiamo anche agli aspetti sociali: svolgiamo attività a bordo di imbarcazioni a vela a favore di persone affette da disabilità o che vivono condizioni di disagio psichico e emotivo; collaboriamo con ONLUS per interventi clinici a favore di bambini e adolescenti affetti da gravi malformazioni. Nelle mie precedenti esperienze di Comando, ho maturato la profonda convinzione che lo scambio di esperienze con Associazioni, quali HSA (Handicapped Scuba Association), AIPD (Associazione Italiana Persone Down), Volare senz’ali e Autismo di Livorno, e la vicinanza con persone e bambini, la cui vita è molto più difficile della nostra, sia non solo un impegno etico doveroso, ma una straordinaria fonte di arricchimento reciproco.

E’ dunque un settore che intendo approfondire e sviluppare.

L’obiettivo è anche di contribuire a far crescere sempre di più la fiducia verso le Forze Armate, già triplicata nell’ultimo biennio (Rapporto Eurispes). L’opinione pubblica deve percepire e conoscere da vicino le donne e gli uomini della nostra Marina Militare, che sono impegnati nelle missioni di pace all’estero, nel contrasto al terrorismo e nelle attività di protezione nazionale, con grande professionalità e spirito di sacrificio. Sono storie positive; sono interpreti di valori autentici; sono modelli di riferimento per i nostri giovani, i nostri ragazzi. La Marina Militare dovrà essere sempre più aperta alla società civile e molto vicina ai giovani, che sono il futuro e la nostra prima responsabilità.

La Marina Militare, quale elemento integrante del Sistema Paese, è strumento di diplomazia marittima e dovrà essere sempre più strumento della diplomazia economica. Le campagne navali e la nostra nave scuola, l’Amerigo Vespucci, sono un efficace strumento di penetrazione all’estero, perché riflettono e valorizzano l’imprenditoria, la cultura, le eccellenze industriali e tecnologiche del nostro Paese. La crescita della nostra presenza nei mercati internazionali attiva il volano virtuoso per l’intero cluster tecnologico nazionale – l’industria della Difesa, i Centri di ricerca universitari, il Ministero della Difesa e le altre Amministrazioni interessate – che concorrono al posizionamento dell’Italia nei mercati terzi di interesse strategico.

La Marina Militare sarà proattiva nel promuovere l’industria della difesa, la ricerca e l’innovazione tecnologica anche in una chiave di rinnovata attenzione a sfide di grande attualità, quali lo sviluppo digitale per la sicurezza dello spazio cibernetico e il concreto impiego “dual use” delle tecnologie e dei mezzi a favore della collettività nazionale.

La tutela dell’Ambiente marino costituisce una priorità da tutti condivisa. La Marina non mancherà di ampliare il suo contributo. Approfondiremo le attività di monitoraggio dei parametri ambientali marini, di supporto alla strategia ambientale marittima, ricorrendo anche a nostri Enti Tecnici specialistici, quali l’Istituto Idrografico Militare e il Centro di Supporto e Sperimentazione Navale.

La linea di pensiero che ci ispira è quella di una “flotta verde”, di cui è parte integrante l’utilizzo di tecnologie per un impiego dello strumento marittimo sicuro, pulito e sostenibile. In questa cornice si inseriscono scelte ispirate alla “sostenibilità ambientale”, quali combustibili alternativi, misure “Energy Saving”, tecnologie di “eco-design” e “Ship Recycling”.

La volontà è di disporre di uno Strumento aeronavale bilanciato, equilibrato, in linea con i piani di sviluppo concordati in seno a NATO e UE, e adatto a impieghi duali.

Nel Mediterraneo e nell’area del Golfo Persico, senza voler volgere lo sguardo a quanto sta accadendo nel Pacifico, stiamo assistendo ad un diffuso rafforzamento dello strumento navale, come non accadeva da molto tempo. Francia, Spagna, Turchia, Algeria, Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi hanno programmato e effettuato importanti investimenti nell’industria navale e subacquea della Difesa. La Legge Navale del 2014 mantiene l’Italia allineata, sul piano dello strumento militare, ad una tendenza ormai più che generalizzata nel cosiddetto “Mediterraneo allargato”.

Tuttavia, una Marina Militare all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte non può prescindere da alcune premesse che riguardano il suo funzionamento.

  • Il mantenimento del personale su livelli adeguati. L’obiettivo di giungere a 26.800 unità entro il 1 gennaio 2025 è stato fissato in una fase storica diversa da quella attuale e, oggi, non appare realistico alla luce delle attuali esigenze della Marina e degli impegni in materia di sicurezza e di stabilizzazione che l’Italia è chiamata a sostenere.

Un dato comparato: la Turchia impiega 44.000 marinai; il Regno Unito conta 39000 effettivi; la Francia prevede 35000 unità; la marina spagnola imbarca circa 26000 marinai con un teatro d’azione e esigenze operative molto più limitati dei nostri.

Nonostante l’ampio spettro di attività geografica e strategica, la Marina Militare italiana sarebbe la più piccola in termini relativi, pari al 17 % del totale delle Forze Armate.

  • La realtà operativa: missioni di pace, interventi di coalizione o di pattugliamento internazionale, azioni di contrasto ai flussi illegali, attività di formazione delle marinerie dei paesi amici, alimentazione dell’impegno interforze della Difesa e impegno nelle emergenze nazionali è uno spettro non esaustivo del raggio di intervento della Marina.
  • La piena disponibilità della Capacità della Portaerei, da equipaggiare con i 15 F-35B previsti per la Marina Militare. Si tratta di una realtà operativa comune a gran parte dei Paesi alleati ed è quindi una componente fondamentale per assicurare l’integrazione e l’interoperabilità dello strumento navale nelle dinamiche atlantiche, nonché la difesa della flotta navale. Gli F-35B sono un elemento indispensabile per il conseguimento della capacità operativa della Portaerei, che rappresenta una base operativa avanzata, disponibile sempre ed ovunque, un “aeroporto in mare aperto” dal quale proiettare capacità della Difesa ovunque sia necessario. Ma essa è anche un centro di Comando flessibile ed efficace per intervenire con rapidità in caso di crisi internazionali e calamità. L’integrazione e l’interoperabilità nella cornice nazionale e con le marine dei Paesi amici ed alleati richiede la piena disponibilità di tali mezzi e l’autonoma capacità di gestirli. E’ dunque un tassello operativo irrinunciabile perché qualifica il rango di una Marina e più in generale di una Difesa sul piano internazionale. Al riguardo mi sento di condividere con voi la mia soddisfazione per il recente avvio di questa importante attività, la capacità Portaerei, con il prosieguo, in linea con le tempistiche, dei lavori di ricondizionamento del Cavour all’imbarco del F-35B e l’inizio dell’addestramento/ricondizionamento del primo nucleo di piloti e tecnici provenienti dalla linea STOVL AV8B.
  • La “sostenibilità”: occorre anche assicurare la possibilità di un turn over “sostenibile” del personale, che già oggi affronta periodi di mare più lunghi del previsto, lontano dalle famiglie, e con un trattamento economico non rispondente al sacrificio richiesto. La necessità che il servizio della Patria richieda e giustifichi “sacrifici” connaturati allo stato giuridico di militare (trasferimenti ripetuti, disponibilità immediata) non è certamente in discussione; ma non possiamo giungere ad una compressione dei diritti soggettivi e ignorare che ciò rischia di indebolire la coesione morale della compagine militare.

Alla luce di tali considerazioni, una riflessione è necessaria ed urgente. Le stime di circa 30.000 militari, rappresentate dal mio predecessore in quest’Aula, sono coerenti con il quadro descritto e da me pienamente condivise.

  • Il personale civile: rappresenta un asset fondamentale per la Marina nonché un patrimonio di competenze e professionalità che risulta indispensabile non solo per la manutenzione navale presso i tre Arsenali, ma anche per le attività di studio, sperimentazione, ricerca applicata e produzione cartografica svolte presso i Centri tecnici e l’Istituto Idrografico della Marina. Le attuali 9000 unità, già oggi insufficienti, sono destinate a ridursi ulteriormente nella prospettiva di una contrazione dell’organico a 20.000 unità per tutta la Difesa.
  • le risorse finanziarie. E una sfida che va affrontata anche su un piano più ampio e costruttivo. La mia convinzione è che le prospettive finanziarie, tecnologiche e industriali offerte dall’Unione Europea, con strumenti quali la PESCO, l’EDA, l’EDF, offrono potenzialità importanti, che dobbiamo saper cogliere. Mi limito a menzionare gli esempi dell’European Patrol Corvette e del “HARbour & Maritime areas Surveillance and PROtection”. La chiave di volta è un approccio di sistema che coinvolga in maniera sinergica l’Industria, le articolazioni della Difesa, le Amministrazioni, la rete estera e, soprattutto, abbia il pieno supporto delle istituzioni.

Le risorse per l’infrastruttura di supporto e di manutenzione della Marina Militare costituiscono un aspetto cruciale. Il programma di ammodernamento delle basi navali, di recupero del parco alloggiativo per il personale in servizio lontano da casa, di riconversione tecnologica delle capacità industriali degli Arsenali Marittimi e dei poli tecnici della Marina Militare (“Piano Brin”), è attualmente finanziato in maniera insufficiente: a fronte di un’esigenza di 70 M€ annui sono disponibili solo 13 M€.

Siamo pienamente consapevoli delle gravose responsabilità e di quanto l’Italia e i nostri cittadini contino sulle donne e gli uomini della Marina Militare che, vi posso assicurare, non faranno mai mancare il loro impegno e la totale dedizione alla Patria.

Al termine di questo mio intervento, sarebbe un onore poterVi avere come ospiti al Regional Seapower Symposium ’19  fra le Marinerie del Mediterraneo e del Mar Nero (Venezia, 15 – 18 ottobre 2019), che riunisce i vertici di oltre 70 Marine (non solo amiche o alleate), nonché decine di Organizzazioni internazionali, rappresentanti pubblici e privati del cluster marittimo etc. I temi che verranno trattati quest’anno verteranno sull’evoluzione del concetto di potere marittimo, sulla validità e attualità delle “leggi del mare” in vigore e sulla riorganizzazione delle Marine in funzione delle nuove sfide e minacce.

Dal mio canto desidero ringraziarVi per il sostegno e la vicinanza, che rappresenta una condizione fondamentale per mantenere la rotta e raggiungere i risultati che il Paese si attende.

Vorrei infine concludere con un’espressione del Capo dello Stato, a me molto cara: “la Marina testimone, contemporaneamente della cultura italiana e dei valori della Costituzione.

E’ un sentimento che noi Comandanti della Marina sentiamo come nostro, che ci guida nelle scelte e che ci rende orgogliosi”.

Amm. Giuseppe Cavo Dragone, 30/07/2019

FONTE: Logo Degiorgi aviatore

Armi all’Egitto, da Roma arriva il via libera alla vendita di 2 fregate Fremm al regime di al-Sisi

L’affare parte di una commessa da 9 miliardi

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Due navi della Marina militare italiana, la “Schergat” e la “Bianchi”, cedute al Cairo: l'accordo riferito all'Ansa da fonti vicine al dossier. L'Egitto resta il principale acquirente di armi italiane, con un volume di affari da 871 milioni di euro solo nel 2019, nonostante nel Paese continuino le violazioni dei diritti umani e non ci sia collaborazione nella ricerca della verità sulla morte di Giulio Regeni. Leu - fanno sapere dal partito - si è espressa in maniera contraria.

L’Italia ha dato il via libera alla vendita di due fregate Fremm all’Egitto. Si tratta di due navi della Marina militare italiana, le ultime due delle dieci ordinate: la “Spartaco Schergat” e la “Emilio Bianchi”, per un valore stimato di circa 1,2 miliardi di euro. L’affare fa parte di una commessa ancora più ampia che, come riportato dal Fatto Quotidiano, dovrebbe comprendere anche altre 4 fregate, 20 pattugliatori d’altura di Fincantieri, 24 caccia Eurofighter Typhoon e 20 velivoli da addestramento M346 di Leonardo, più un satellite da osservazione, per un valore totale fra i 9 e gli 11 miliardi di euro. L’accordo tra Roma e Il Cairo sulle prime due fregate è stato riferito all’Ansa da fonti qualificate vicine al dossier e sarebbe arrivato in seguito alla telefonata tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il leader egiziano al-Sisi. Le stesse fonti riferiscono che la decisione sarebbe stata già condivisa con i vertici di Fincantieri, che era in trattativa con Il Cairo e attendeva appunto l’autorizzazione all’esportazione delle due navi. Leu – fanno sapere dal partito – si è espressa in maniera contraria alla vendita delle fregate. Nonostante il regime autoritario continui a non collaborare con i magistrati italiani nella ricerca della verità sull’uccisione del ricercatore universitario Giulio Regeni, l’Egitto resta il principale destinatario dell’export di armi italiano. Lo confermano i dati relativi al 2019: già da un anno il Cairo è il miglior cliente dell’industria bellica italiana con 871 milioni di euro. Segue il Turkmenistan, altro regime non democratico, con un giro di affari da 446 milioni solo lo scorso anno. Mentre in totale le consegne di armi all’estero fatturate nel 2019 arrivano a 2,9 miliardi di euro.

L’allarme in merito ai nuovi affari tra Roma e il Cairo era stato lanciato solo pochi giorni fa con la campagna ‘Banche Armate’ che chiede alle banche di non finanziare “le aziende che vendono armamenti ad al-Sisi”. Le tre riviste promotrici, Missione Oggi dei missionari Saveriani, Nigrizia dei missionari Comboniani e Mosaico di Pace del movimento Pax Christi, ponevano l’attenzione su quello che viene definito ‘il contratto del secolo’, “un contratto per forniture militari del valore complessivo di 9 miliardi di dollari, il maggiore mai rilasciato dall’Italia dal dopoguerra”.

Per di più destinato proprio all’Egitto, Paese che continua a mostrare, dalla presa del potere del presidente Abdel Fattah al-Sisi, sistematiche violazioni dei diritti umaniincarcerazioni arbitrarierepressione del dissenso e persecuzione degli oppositori politici. Per quanto riguarda i rapporti con l’Italia, Il Cairo non ha mai fornito risposte e un vero sostegno nella ricerca di verità per l’uccisione di Giulio Regeni e continua a trattenere in carcere, ormai da quasi 4 mesi e senza un regolare processo, lo studente egiziano dell’università di Bologna, Patrick George Zaki. L’esecutivo al-Sisi è anche tra i principali sostenitori del generale Khalifa Haftar che, in Libia, da anni compie attacchi contro il Governo di Accordo Nazionale di Fayez al-Sarraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite, violando sistematicamente la tregua armata. Infine, va tenuto anche conto che la legge 185 del 1990 vieta le esportazioni di armamenti verso i Paesi i cui governi sono responsabili di accertate “violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani”. Il nome di Regeni non appare nemmeno nel comunicato della presidenza egiziana con cui domenica è stata data notizia della telefonata tra Conte e al-Sisi. “Quale Paese venderebbe mai un intero arsenale militare ad un autocrate che permette l’assassinio di un suo cittadino?”, si chiede Giorgio Beretta sul sito dell’Osservatorio diritti.

FONTE: logo fattoquotidiano

Brevi imbarchi sulle Navi Scuola Vespucci e Palinuro

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Lo Stato Maggiore della Marina 

ripropone anche per quest’anno la possibilità di imbarcare giovani Soci ANMI, di età compresa tra i 16 ed i 26 anni, di nazionalità italiana, sulle Navi Scuola Vespucci e Palinuro nel corso delle navigazioni che esse effettueranno nei periodi “fine maggio - fine giugno” e “metà settembre - fine ottobre”.

Tali imbarchi sono effettuati nell’ambito della promozione pro-arruolamento nella Marina Militare e consentono ai giovani candidati di sperimentare la vita marinara a bordo delle stesse navi scuola utilizzate dalla Marina Militare per l’addestramento pratico estivo degli Allievi delle proprie Scuole di Formazione.

I Presidenti di Gruppo sono pregati di divulgare l’iniziativa, raccogliere e selezionare le adesioni dei giovani sulla base di criteri di merito che tengano conto di:

  • Interesse per il mare e la Marina;
  • Serietà e convinzione nei riguardi dell’iniziativa;
  • Risultati scolastici conseguiti;
  • Domande di imbarco già presentate in precedenza.

Si rammenta che il successo dell’iniziativa, e quindi il suo prosieguo nei prossimi anni, è condizionata dal buon comportamento a bordo dei giovani partecipanti, di cui risulterà garante il Presidente di Gruppo che ha effettuato la selezione.

Potranno essere altresì avanzate candidature di Soci di età superiore a 28 anni per ricoprire l’incarico di accompagnatore e di accompagnatrice dei giovani durante i periodi di imbarco.

L’elenco dei giovani candidati, stilato in base a un ordine di priorità che tenga conto dei criteri di merito precedentemente esposti, dovrà essere inoltrato da parte dei Presidenti dei Gruppi ANMI,

esclusivamente via e-mail (indirizzo del destinatario: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)entro il 30 aprile p.v., secondo il formato sotto indicato.

 Successivamente, la Presidenza Nazionale suddividerà i giovani nei vari turni di imbarco prendendo in opportuna considerazione i periodi richiesti e, dopo aver ricevuto dalla Marina Militare le date esatte e i porti di imbarco/sbarco, richiederà via e-mail ai prescelti di confermare la loro partecipazione al turno assegnato e di presentare al più presto al Presidente del proprio Gruppo la Domanda di Partecipazione debitamente compilata e firmata. Nel caso di un numero di domande superiore al numero di posti disponibili verrà data priorità ai giovani candidati che risultano da più tempo iscritti all’ANMI.

 I giovani accettanti:

  • dovranno sottoporsi a visita medica per ottenere un certificato medico di “sana e robusta costituzione” da presentare a bordo della nave al momento dell’imbarco;
  • non dovranno soffrire di particolari forme di allergia/intolleranza non compatibili con la vita/l’ambiente di bordo (polvere, manila, canapa, nylon ecc.).

Si ricorda che mentre la permanenza a bordo delle Navi Scuola non comporta oneri per gli interessati, le spese per i trasferimenti per/da i luoghi di imbarco/ sbarco sono a totale carico dei partecipanti e nulla sarà dovuto dall’Associazione/ Amministrazione Difesa a rimborso di tali spese in caso di annullamento dell’attività, per motivi di carattere tecnico-operativo.

Al termine dell’imbarco, i Partecipanti riceveranno dal Comando di bordo un “Attestato di imbarco”. Inoltre, al rientro presso la propria residenza, essi potranno richiedere al Presidente del proprio

Gruppo ANMI una dichiarazione su carta intestata che confermi che:

“ lo studente ...............……………………….ha svolto l’imbarco sulla Nave Scuola ........................................................................., dal .........................al ........................., durante il quale ha preso conoscenza della vita operativa e logistica della nave, in porto ed in mare, ed ha

partecipato alle varie attività di bordo durante la navigazione e le manovra marinaresche”.

FONTELogo Anmi 

Cancellazione del programma del giro del mondo di Nave Vespucci

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La Nave scuola Amerigo Vespucci (© Marina Militare)

L'attuale situazione relativa all'emergenza COVID 19, con le conseguenti ripercussioni in campo nazionale e internazionale, e la necessità per la Marina Militare di contribuire allo sforzo corale del Paese, impone per il momento la cancellazione del programma previsto per la Campagna “L’Italia a vele spiegate” – Il giro del mondo della Nave Scuola Amerigo Vespucci 2020 -21 con le modalità anticipate e diffuse sui Media.

Ad oggi non vi sono i presupposti e le condizioni per partire con un’attività complessa ed impegnativa per la Nave ed il suo equipaggio in mari così lontani dalla madre patria.

La nave scuola Amerigo Vespucci è l’emblema della Marina Militare: in essa è racchiusa l’eccellenza del Made in Italy, nel solco delle tradizioni marinare, ma anche di una forte dimensione culturale italiana fondata sui valori della democrazia, del rispetto dei diritti umani e della solidarietà.

La Marina Militare, già impegnata in questi giorni a supporto della lotta alla diffusione del COVID 19, segue con la massima attenzione lo sviluppo della situazione internazionale e Nave Vespucci, quando l'attuale situazione avrà termine ed il paese si risolleverà, sarà la prima avanguardia della rinascita per contribuire a rilanciare l’immagine nazionale portando nel mondo i nostri valori e l’eccellenza italiana.

FONTE: Logo Press Mare

Caspita che murata

Vittorio Veneto C550

 

Un nuovo articolo/aneddoto pubblicato dall'amico Dario Bilotti sul mensile "Marinai d'Italia" organo ufficiale dell'ANMI

 

800px Crest 550Caspita che murata. Ma guarda un po', il barcarizzo è sul lato sinistro. Ero abituato a salire da poppa. E' grande la nave, direi enorme, chissà se riuscirò ad abituarmi alle sue dimensioni.
Tutto questo mentre mi avvio lungo il pennello per imboccare il barcarizzo. Salita la lunga scaletta che conduce al corpo di guardia della nave e consegnati i documenti posso finalmente posare per terra gli zaini. Il Capoguardia marca sul giornale di chiesuola " Visto imbarcare Sc EM/RDT/ST Bilotti Dario matr. 68V0916T", poi chiama il piantone e mi fa accompagnare in tutti i locali di bordo (segreterie, casermaggio, quadrato, luogo di lavoro ecc.) necessari ad espletare le pratiche per un nuovo membro dell’equipaggio. Il giovane aspetta pazientemente fuori dalla segreteria reparto quindi mi accompagna su, in quella che sarà la mia ADT (Apparecchiatura per la Direzione del Tiro) Giro il volano e mi trovo davanti Vincenzo che stupito mi saluta con il classico "ciao Frà non sapevo che ti avessero destinato qui, vieni che ti presento tutti". Veneto impetuoso margottini
Così iniziò una nuova avventura, sul Veneto, vanto della nostra cantieristica. Lungo i corridoi che erano praticamente dei salotti tirati a lucido, ogni particolare destava ammirazione, tutti gli spazi erano dilatati e nuovamente la paura di trovarmi spaesato davanti a cotanta bellezza mi metteva apprensione. Ma la vicinanza dei “Fra di corso” fu la giusta medicina per quietarla. Fortunato nel ritrovare le stesse apparecchiature delCarabiniere non rimase altro che impadronirmi del mio mondo. E venni a conoscenza di grandi personaggi per la loro storia pregressa: il Comandante che durante il secondo conflitto mondiale era al comando di una Unità Navale, Ufficiali dalle grandi capacità che mostravano già la predisposizione alla grande levatura oppure altri che celavano sotto la loro bonarietà una grande capacità nei rapporti umani verso i sottoposti con la giusta dose di attitudine al comando, come sottufficiali di grande esperienza con grande carisma. La promozione fu un qualcosa in più, senza che questo comunque variasse il mio carattere. Ma mare e ancora mare era ciò che desideravo per dimenticare momentaneamente l'amore lasciato a Torino. Navigazioni con relative soste in porti italiani come Venezia, Genova, Messina, Napoli, Trieste, Augusta e Gaeta ed esteri come Tunisi, Valencia, Cartagena, Tolone. Franchigie in posti che probabilmente non avrei mai visitato altrimenti. Esercitazioni mirate e belle soddisfazioni per aver ottenuto ottimi risultati. Non amavo Taranto, ma poco alla volta imparai a discernere tra le presunte cattiverie della popolazione dettate da una non sempre buona condotta dei Marinai che li erano destinati e il bello che la città offriva. E il risultato fu che mi adattai alla situazione e cercai di gestire felicemente la mia vita. Le soste alla base in Mar Piccolo non furono mai lunghe e in fin dei conti ciò che desideravo era solo continuare a navigare. Capitò di incontrare per mare il mio primo amore, ilCarabiniere; continuavo a vederlo con grande affetto, sì, anche con nostalgia, ma una frase di mio padre rimastami in mente recitava così: Al Marinaio è concesso il ricordo, non il rimpianto. Guardare sempre a prora, mai volger lo sguardo a poppa. 
La accettai come un dogma.Elettroniche Vittorio Veneto 1969 1980
Fu inattesa, come sempre, la crociera in Sud America. Sarei transitato nuovamente nelle acque di Gibilterra e questa volta, diretto a ovest, avrei attraversato l'Atlantico. Nuove emozionanti visite e conoscenze di altri popoli molto più simili al nostro. Emozioni nel ritrovare comunità di Italiani che con le lacrime agli occhi rimembravano il paese natio; emozioni nel vedere meravigliosa natura; commozione nel apprendere anche le bruttezze di quel mondo, tanto da farmi ammettere che il mio Paese era sempre il più bello. Ma il ritorno in Patria mi smosse nuovamente dall'intimo la solita domanda: " quando ripartiremo?" Ormai abituato alla nuova casa, ai compagni, all'onore che mi sentivo addosso facendo parte dell'equipaggio della Nave Ammiraglia della Squadra Navale, cominciai a pensare ancora più profondamente al futuro. L'acquisizione del vestiario da Sottufficiale non fu altro che un riconoscimento della carriera, ma neppure questo cambiò il mio modo di rapportarmi con i compagni. Una domanda mi assaliva sempre più spesso: sarei stato in grado di capire se la mia determinazione si fosse scontrata con le due anime di cui disponevo, cioè continuare a vivere una vita che mi dava tanta soddisfazione o mollare gli ormeggi per navigare verso un approdo borghese carico di incognite. Elettroniche Vittorio Veneto 1983 2006Era un bel dilemma. Cominciai ad accettare l'imbarco su quella prestigiosa Unità Navale perché comunque mi sentivo appagato, l'amicizia che si era creata travalicava ogni aspetto negativo e ciò mi permise di sopportare la lontananza da casa come fosse lo scotto da pagare per vivere la vita che mi ero scelto, essendo a conoscenza che non si ottiene nulla senza dover dare. Quando finalmente trovai la giusta collocazione del mio essere all'interno di quello splendido ingranaggio cominciai ad accettare Taranto come un “buon porto”. Ma un nuovo FOM (Foglio Ordini Ministeriali) mi ordinò di sbarcare. Unica nota positiva il fatto di tornare alla Spezia, più vicino quindi all'amore mai scordato. Ero ancora indeciso sul congedo e questo riavvicinamento, paradossalmente, mi avrebbe condizionato ancora più la vita? Addio Vittorio Veneto, o arrivederci. Chissà. Nave Impetuoso mi attendeva. Ma questa è un'altra storia. 

marinai dItalia

Dario viso Dario Bilotti socio della sezione ANMI di Carmagnola

 

 

Catanzaro brucia Spezia: avrà sommergibile-museo

SommCatanzaro

Qui il progetto di rendere il "Da Vinci" visitabile è in stallo, mentre la città calabrese ha già ottenuto il sì della Marina Militare per avere un classe Sauro a titolo gratuito. E il Muma di Genova li aiuterà a realizzare il progetto.

27/01/2019 15:13:02

Fuori provincia - Sono venuti in Liguria a studiare di persona come si allestisce un museo del mare. Sono venuti soprattutto a dare un'occhiata da vicino a quella che dovrà essere la principale attrattiva di un polo culturale legato alla marineria per il sud Italia. Ovvero un ex sommergibile della Marina Militare che possa diventare un simbolo per la città di Catanzaro. Una delegazione della città calabrese era a Genova negli scorsi giorni per "porre le basi per una futura partnership. Con questo auspicio ho fatto visita al Galata Museo del mare di Genova", spiega il vice sindaco Ivan Cardamone con una nota.

Catanzaro fa sul serio. Dopo uno scambio a distanza con Genova, ha schierato il vice primo cittadino per una missione che fa partire ufficialmente il progetto. Con lui c'erano i dirigenti dei settori patrimonio e cultura, Andrea Adelchi Ottaviano e Antonino Ferraiolo e un funzionario del settore cultura, Franco Megna. Ad accoglierli il presidente del MUMA Nicoletta Viziano, il direttore generale Pierangelo Campodonico e l’architetto Roberto Bajano. "Il Comune di Catanzaro ha ricevuto nei mesi scorsi la disponibilità da parte dello Stato maggiore della Marina militare per l’assegnazione a titolo gratuito di un battello militare, un sommergibile della classe Nazario Sauro, che potrebbe rappresentare un’importante attrattiva espositiva. E’ stato, anche, avviato il percorso necessario affinché la proposta del Museo del mare possa essere recepita all’interno del redigendo Piano regolatore portuale con l’individuazione di un’area adiacente al porto destinata a spazio espositivo", fa sapere Cardamone.
Un progetto che non potrà che far fischiare le orecchie anche alla Spezia. Sull'individuazione del sommergibile, il "Leonardo da Vinci", qui siamo un passo avanti ma finché l'unità rimane a mollo nessuno le vieta di finire in altri lidi. Il resto è tutto da scrivere. Sul trovare un'area dove esporlo e su chi dovrà pagare la bonifica dell'unità e tutte le opere necessarie a renderlo visitabile invece ancora non c'è la quadra. L'Autorità di sistema portuale ha dato il proprio assenso, ma non può investire su di un progetto che non ricada all'interno delle proprie aree di competenza per legge. Il Museo Tecnico Navale non è pronto a ospitarlo e in ogni caso, l'eventuale supporto di un privato che metta i fondi necessita di un lavoro politico lungo e laborioso con Roma e poi nella ricerca degli investitori. Insomma, siamo ancora all'anno zero o quasi, mentre Catanzaro sembra poter andare spedita. La beffa è che è sarebbe proprio il capoluogo ligure a offrire il know how.

Un "sommergibile musealizzato può rappresentare, viste le notevoli potenzialità, un modello di riferimento per realizzare una simile esperienza anche a Catanzaro. Il sommergibile del Muma ha registrato circa un milione di visite e conta oltre 100mila visitatori all’anno. Un’attrazione importante che non ha eguali dalla Spezia in giù, un’idea che può essere vincente per la città di Catanzaro che si candida ad accogliere il battello della Marina Militare con annesso padiglione-museo di rilievo culturale, espositivo e didattico per tutto il centro-sud e non solo", annuncia il vice sindaco.
Da Genova piena disponibilità ad attivare una collaborazione istituzionale mirata alla realizzazione di uno studio di fattibilità per il Museo del mare a Catanzaro. "Ora l’amministrazione proseguirà il confronto avviato, facendo tutte le opportune valutazioni, in attesa di programmare una visita da parte della direzione del Muma di Genova direttamente sull’area del porto dove potrebbe essere allocato il museo”.

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Cina, quattro nuovi sottomarini strategici in produzione

La Cina ritiene compromessa la sua capacità di ritorsione termonucleare. Pechino vuole riconosciuta la Distruzione mutua assicurata.

Franco Iacch

Nelle ore in cui Stati Uniti e Russia discutevano a porte chiuse sulle sorti del Trattato INF, l'autorevole Carnegie-Tsinghua Center for Global Policy con sede a Pechino pubblicava un approfondimento sulla credibilità della deterrenza cinese, la sopravvivenza delle forze strategiche dopo un attacco preventivo e la percezione estera.

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Molte delle procedure per l’impiego di assetti strategici sono classificate, tuttavia affinché il deterrente sia credibile alcuni dettagli chiave sono pubblici in modo da comunicare i rischi a qualsiasi avversario. E’ il principio della deterrenza che si basa sull’equilibrio tre le scarse informazioni diramate e quelle coperte da segreto militare. Informazioni sufficienti per tentare di spaventare il nemico. La deterrenza dipenderà sempre da un certo grado di indeterminatezza e di incertezza. La Cina, secondo il think tank della prestigiosa Tsinghua University, ritiene compromessa la sua capacità di Second Strike in risposta ad un attacco preventivo nemico. Per il think tank la Cina dovrebbe diversificare la struttura delle sue forze nucleari così da garantire la sopravvivenza delle sue capacità strategiche.

“La Cina dovrebbe possedere meno di 300 testate nucleari schierate su diverse piattaforme. Diversamente da Stati Uniti e Russia si ritiene che la maggior parte degli assetti nucleari della Cina non siano schierati in stato di allerta in tempo di pace. L'arsenale nucleare della Cina è almeno dieci volte più piccolo di quello degli Stati Uniti o della Russia. Le scorte strategiche cinesi sono di dimensioni simili a quelle di altri stati nucleari di medie dimensioni: Leggermente inferiori a quelle della Francia (circa 300 testate), ma superiori a quelle del Regno Unito (circa 215 testate)”.

Cina: "A rischio la credibilità della rappresaglia"

“La Cina ritiene che il suo attuale deterrente nucleare non sia abbastanza credibile”. La Cina teme che le armi convenzionali degli altri paesi siano ormai così sofisticati da mettere in pericolo le sue capacità nucleari in caso di attacco preventivo. La difesa missilistica nemica potrebbe rendere più difficile per la Cina contrattaccare. Questo perché i missili nucleari cinesi sopravvissuti ad un ipotetico attacco preventivo rischierebbero di essere abbattuti prima di raggiungere i loro obiettivi".

Servono otto nuovi sottomarini strategici

"L'obiettivo principale della Cina non è aumentare in modo significativo il numero di armi nucleari, ma diversificare la struttura delle sue forze strategiche conferendo loro il massimo tasso di sopravvivenza. Un pattugliamento deterrente credibile si basa su due sottomarini strategici sempre in navigazione a copertura di possibili bersagli. Considerando la regolare manutenzione, l'addestramento dell'equipaggio ed il viaggio verso le aree di pattugliamento, la Cina dovrebbe costruire almeno otto nuovi sottomarini".

La deterrenza limitata

Questa strategia è alla base della politica strategica della Cina. Al contrario della massima deterrenza, la minima deterrenza si basa sul presupposto che un avversario non sia disposto a rischiare di affrontare le conseguenze limitate di una ritorsione nucleare. La Cina non potrebbe mai eguagliare la potenza nucleare degli Stati Uniti o della Russia, ma avrebbe comunque armi sufficienti per infliggere un danno inaccettabile. La deterrenza minima non offre alcuna garanzia di vittoria. E' concepita per procurare danni inaccettabili, non per cancellare gli Stati Uniti. Il cinese pensa in termini di qualità, sopravvivenza ed efficacia. Non in termini numerici. Se la Cina attaccasse una grande città o un'instillazione militare degli Stati Uniti con ogni sua arma nucleare, non provocherebbe danni decisivi. Se gli Stati Uniti dovessero attaccare con un decimo delle loro forze nucleari, le infrastrutture di Pechino sarebbero danneggiate a tal punto che la Cina non sarebbe in grado di continuare un conflitto. Lo scopo della deterrenza limitata è quello di scoraggiare l'escalation della guerra nucleare / convenzionale e di convincere un avversario a mettere in discussione il costo di un primo attacco.

Cina: Sottomarini strategici Tipo 094 classe Jin

Il pattugliamento strategico della Cina è strutturato sulle quattro unità Tipo 094 classe Jin. Ogni unità è armata con dodici missili balistici JL-2 con una gittata massima di ottomila chilometri.

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Dei sottomarini classe Jin si ignora praticamente tutto. Si stima una lunghezza di 135 metri ed un dislocamento di undicimila tonnellate. Le caratteristiche delle unità unite ai missili trasportati conferiscono a Pechino una capacità nucleare credibile, sebbene strutturata in ruolo Second Strike. Alla classe Jin, quindi, è demandato il ruolo di attacco di rappresaglia dopo un precedente lancio di missili balistici intercontinentali effettuato da un paese straniero. I missili JL-2 trasportano una singola testata termonucleare da 250-1000 kT o fino a 3-4 testate Mirv da 90 kT ciascuna. Il concetto della ridondanza cinese è ovviamente diverso da quello americano poiché strutturato esclusivamente sulla rappresaglia. Nonostante fin dagli anni ’80 avessero in servizio dei sottomarini balistici a propulsione nucleare dotati di missili a corto raggio JL-1, i cinesi non hanno mai condotto dei pattugliamenti deterrenti fino al maggio del 2016. Pattugliamenti misteriosamente interrotti nel 2018. Storicamente, la leadership cinese ha sempre mantenuto sotto stretto controllo politico l’intero arsenale nucleare, centralizzando l’inventario strategico in patria.

Da rappresaglia assicurata a Distruzione mutua assicurata

Pechino, che ad oggi mantiene una capacità di rappresaglia assicurata garantita dai sistemi di ultima generazione come i DF-31 e JL-2/A/3, vuole raggiungere la Distruzione mutua assicurata. Per raggiungere tale capacità, la Cina dovrà garantire la sopravvivenza dei suoi sottomarini strategici aumentando il numero delle unità dispiegabili in ogni momento. Il sottomarino balistico di terza generazione Tipo 096 classe Tang, rappresenta l’evoluzione della componente SSBN cinese. Più grande e più silenzioso dei precedenti vettori, il boomer tipo 096 dovrebbe essere in grado di trasportare 24 missili balistici JL-3.

Cina: Sottomarino strategico Tipo 094A

L’unico sottomarino balistico a propulsione nucleare in grado lanciare dalle proprie acque territoriali missili balistici e colpire, idealmente, quasi tutti gli Stati Uniti continentali, è schierato nella base navale di Yulin, lungo la costa meridionale di Hainan. La base sottomarina, pesantemente fortificata, si trova vicino alla piattaforma continentale ed è il principale comando dei sottomarini strategici e d’attacco a propulsione nucleare della Cina. La capacità sotterranea della base stimata è di venti sottomarini. E' dotata di impianto di smagnetizzazione per ridurre i residui magnetici sugli scafi delle navi. Le indiscrezioni sull’evoluzione dei sottomarini tipo 094 della classe Jin risalgono al gennaio dello scorso anno, quando i soliti forum cinesi controllati dal governo diramarono una foto sgranata del nuovo vettore. I timori sulla classe tipo 094A furono poi confermati in una successiva foto di buona risoluzione diramata nel novembre del 2017. Il sottomarino strategico a propulsione nucleare tipo 094A classe Jin dovrebbe essere in grado di trasportare fino a dodici missili balistici JL-2A, variante navale del DF-31. Tale stima è ritenuta plausibile analizzando il nuovo disegno della gobba dietro la torre, ben più pronunciata rispetto i tipo 094 originali. Le specifiche sul sistema JL-2A si basano sulle indiscrezioni raccolte dalle agenzie di intelligence occidentali, ma dovrebbe essere in grado di colpire bersagli ad una distanza massima di 11.200 chilometri. Ogni missile dovrebbe trasportare dalle tre alle sei testate Mirv, probabilmente da novanta chilotoni. Un sottomarino 094A potrebbe teoricamente lanciare i suoi missili JL-2A dalla sua base navale di Yulin e, virtualmente, colpire quasi tutti gli Stati Uniti continentali. Il sottomarino tipo 094A si differenzia dalle quattro precedenti unità 094 in servizio per lo scafo che presenta accorgimenti sulla resistenza idrodinamica, già riscontrabili sulle unità sottomarini d’attacco a propulsione nucleare tipo 093/A. La nuova collocazione del TAS, Towed Array Sonar, infine, dovrebbe consentire un più agevole ascolto del contesto sottomarino. Il sottomarino tipo 094A (sebbene rappresenti un modello di transizione tra la precedente e la nuova generazione ssbn) incrementa le capacità globali di Pechino e si inserisce nell’architettura strategica stratificata basata su satelliti di allerta precoce, missili di difesa a lungo raggio, bombardieri stealth ed ICBM pesanti e super pesanti. La principale base sull’isola di Hainan, nel Mar Cinese Meridionale e l’introduzione dei missili JL-2/A/3 ha cambiato la strategia, per certi versi simile a quella dei sovietici con il Mare di Okhotsk durante la guerra fredda.

La dottrina strategica cinese

I missili cinesi lanciati dalle proprie acque territoriali dovrebbero comunque eludere i sistemi Aegis schierati permanentemente in prossimità delle acque costiere della Cina che gli intercettori SM-3 al largo delle coste degli Stati Uniti, in California ed Alaska. Considerando il raggio d’azione, è plausibile ipotizzare l’Oceano Pacifico come pattugliamento a copertura di possibili obiettivi negli Stati Uniti continentali. Tuttavia, una minaccia strategica nelle profondità del mare, è efficace se trasportata da un vettore estremamente silenzioso e, quindi, difficilmente rilevabile dai sistemi Anti-submarine warfare. In un rapporto del 2009 consegnato al Pentagono, precedentemente classificato, sull’attività sottomarina cinese, si rileva che le piattaforme strategiche classe Jin sono addirittura più rumorose della classe sovietica Delta III, risalente agli anni ’70. Oltre all’emissione acustica, la classe Jin non sarebbe ancora dotata di sistemi di comunicazione affidabili con i decisori a terra. Comunicare con un sottomarino in immersione, è una faccenda un po’ complicata. Sintetizzando al massimo, l'acqua salata consente alle onde radio di penetrare solo ad un certa profondità nel mare. Per comunicare con i vettori in immersione, si utilizzano quindi onde radio a frequenza molto bassa (VLF) o estremamente bassa (ELF). Un'opzione alternativa, è quella di utilizzare i vettori TACAMO, Take Charge and Move Out, per la trasmissione con i sottomarini lanciamissili balistici.

La flotta d’attacco della Cina

Le principali unità d’attacco a propulsione nucleare sono attive nelle isole Andamane e Nicobare che si trovano in prossimità dello Stretto di Malacca, l’ingresso al Mar Cinese Meridionale attraverso il quale transita oltre l’80 per cento delle forniture di carburante della Cina. La Cina ha riavviato la produzione dei sottomarini diesel elettrici Tipo 039B classe Yuan, con integrazione della propulsione indipendente dall'aria. In servizio anche il primo sottomarino d’attacco a propulsione nucleare Tipo 093 B/G della classe Shang che implementa diverse migliorie. I sottomarini Tipo 093B dovrebbero essere più silenziosi della classe Shang originale, grazie ad un nuovo reattore nucleare, probabilmente ad acqua pressurizzata ed al propulsore totalmente rivisto ad albero singolo collegato ad un’elica a sette pale. Il miglioramento principale è comunque l'installazione di un sistema di lancio verticale dietro la torretta, inserita in una gobba idrodinamica nello scafo. La batteria VLS conferisce un vantaggio tattico non indifferente alla classe Shang B, rispetto alle altre piattaforme in servizio con la Marina cinese. Le dimensioni considerevoli della cella VLS garantiscono compatibilità con UAV di prossima generazione. Sono comunque in grado di lanciare sia missili antinave Yj-18 che quelli da crociera a lungo raggio DF-10. I sottomarini classe Shang, lunghi 110 metri, dovrebbero avere un dislocamento di 7.000 tonnellate. La classe Shang conferisce capacità di attacco globale non nucleare: manderà in pensione i sottomarini Tipo 091 classe Hang. Il nuovo sottomarino d’attacco cinese, il Tipo 095, dovrebbe entrare in servizio entro il 2020.

Cina: il più grande cantiere navale per sottomarini al mondo

Nell’aprile dello scorso anno, la Cina ha completato il più grande cantiere navale per sottomarini al mondo. La struttura della Bohai Shipbuilding Heavy Industrial Corporation, sul Mar Giallo, dovrebbe già aver avviato la produzione delle nuove unità d’attacco e strategiche, secondo quanto previsto nel programma della Marina dell'Esercito Popolare di Liberazione. La BSHIC, con sede a Huludao, nella provincia di Liaoning, è l'unica azienda in Cina che realizza i sottomarini a propulsione nucleare. La struttura sull’Oceano Pacifico è interamente coperta, al riparo dai satelliti spia delle intelligence straniere. Garantisce anche un ambiente controllato per lo sviluppo e la costruzione delle unità. Il cantiere navale, nelle foto ufficiali diramate dalla Bohai Shipbuilding Heavy Industrial Corporation, ospita due linee di produzione parallele indipendenti. Ogni linea è a sua volta divisa in due sezioni. La prima dedicata all'assemblaggio dei moduli sottomarini, mentre la seconda alla finitura dello scafo. Secondo i dati cinesi, la struttura principale di assemblaggio è lunga 288 metri e larga circa 135 metri. Dimensioni sufficienti per costruire simultaneamente quattro sottomarini d’attacco, con due gruppi di moduli assemblati ad una estremità ed un'altra coppia di scafi assemblati ed equipaggiati prima del varo nell’oceano. Si ignora cosa si stia costruendo all'interno delle linee di produzione della struttura della Bohai Shipbuilding Heavy Industrial Corporation. I cinesi potrebbero aver deciso di incrementare le unità della flotta d'attacco di terza generazione a propulsione nucleare Tipo 095. Tuttavia, la priorità potrebbe essere data ai sottomarini lanciamissili balistici Tipo 096 classe Tang.

FONTE: Logo IlGiornale

Concorso ammissione Scuola Navale Militare "F. Morosini"

Morosini

Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana– 4a Serie speciale - n. 13, del 14 febbraio 2020, è stato pubblicato il bandodi concorso per 72 allievi della Scuola Navale Militare "F. Morosini" secondo la seguente ripartizione:

  • 3° liceo classico: posti 20 (venti);
  • 3° liceo scientifico: posti 52 (cinquantadue).

Le domande potranno essere compilate dagli interessati, entro i termini indicati nel bando stesso, direttamente sul portale dei concorsi on line​ del sito internet del Ministero della Difesa.

Il bando prevede lo svolgimento delle seguenti prove e accertamenti:

  • Prova preliminare;
  • Accertamenti sanitari;
  • Accertamenti attitudinali;
  • Prove di educazione fisica;
  • Prova di cultura generale.

Le prove di cui ai punti 1., 2., 3. e 4. si terranno presso il Centro di Selezione della Marina Militare di Ancona nelle seguenti date:

  • La prova preliminare, che verterà su quesiti di ragionamento logico-deduttivo, nei giorni 7, 8 e 9 aprile 2020.
  • Gli accertamenti sanitarie attitudinali e le prove di efficienza fisica, cui parteciperanno tutti i concorrenti idonei alla prova preliminare, dal 15 giugno al 11 luglio 2020 e avranno una durata complessiva di quattro giorni.

Infine, la prova di cultura generale, cui parteciperanno tutti i concorrenti idonei ai precedenti accertamenti/prove, si svolgerà il 23 e 24 luglio 2020 presso la Scuola Navale Militare “Francesco Morosini a Venezia. Al fine di consentire la preparazione dei concorrenti a detta prova, sul portale on line dei concorsi sarà pubblicata, indicativamente nella seconda metà di giugno 2020, la banca dati di quesiti dai quali verrà estratto il test della prova stessa.

L'ordine di convocazione, la data, l'ora e il luogo di svolgimento di tutte le prove/accertamenti saranno resi noti sul portale on line dei concorsi.

Data di decorrenza 15 febbraio 2020    Data di scadenza 16 marzo 2020

Le domande potranno essere compilate direttamente sul portale dei concorsi on line del sito internet del Ministero della Difesa.

FONTE: logo marinamilitareonline

Coronavirus, personale militare: lavoro agile ed esenzione dal servizio, le direttive della Difesa

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ROMA A seguito dell’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus, il Ministero della Difesa ha emanato una circolare recante “Applicazione al personale militare delle misure straordinarie in materia di lavoro agile, di assenza e di esenzione dal servizio“.

Di seguito, disponibili per il download, la circolare e l’allegato “B” richiamato in essa.

 

FONTE: logo grnet 400

Dall'Italia sul mare alla tragedia di Capo Matapan: rinviata la celebrazione del 28 marzo

MatapanNoi siamo mediterranei e il nostro destino è stato e sarà sempre il mare“. Con questa celebre frase pronunciata da Benito Mussolini, l’Italia nel 1925/1926 aumentando il bilancio economico pari a un miliardo e 56 milioni di lire, iniziò il potenziamento della Regia flotta, con la costruzione di nuove navi da guerra, radiando la vecchia flotta e rimodernando parte di essa.

Mentre i vecchi scafi venivano demoliti, nuove, possenti e moderne unità navali venivano varate nei cantieri navali italiani. Furono costruiti sette incrociatori pesanti, quattro classe Zara e tre classe Trento. Incrociatori pesanti da diecimila tonnellate, armati con otto cannoni da 203 mm. posti su quattro torri binate, molto veloci ma poco protetti. Incrociatori leggeri classe Di Giussano e classe Garibaldi, trentadue nuovi cacciatorpediniere e oltre 30 nuovi sommergibili.

Nel 1933, con un nuovo bilancio economico furono costruiti i sommergibili oceanici e i nuovi Cacciatorpediniere classe Maestrale, nuove unità, dislocanti 1450 tonnellate, molto veloci e armate con quattro pezzi da 120 mm e tubi lancia siluri. Contemporaneamente nel 1934 venne iniziata la costruzione delle nuove unità da battaglia Vittorio Veneto e Littorio successivamente. Moderne corazzate progettate da Umberto Pugliese, munite di un armamento principale costituito da nove cannoni da 381 mm, posti su tre torri trinate, con una buona e bilanciata protezione, veloci ma privi di radar. Le critiche del tempo, sollevate dai parlamentari, vennero mosse sulle spese di ammodernamento delle quattro corazzate Cavour, Cesare, Duilio e Doria ritenute dai tecnici dell’epoca inutili in quanto anche se rese moderne le loro caratteristiche tecniche non potevano competere con le unità da battaglia avversarie. I fondi potevano essere utilizzati per avviare la costruzione di Navi Portaerei, considerate la nuova arma offensiva sul mare.

Questa infelice scelta nel non procedere alla costruzione delle moderne unità portaerei va attribuita alle alte sfere della Regia Marina e alle tante convinzioni degli ammiragli, fermamente convinti dello scarso rendimento delle navi portaerei e delle improbabilità di uno svolgimento bellico, basato sulle tecniche aeronavali nel bacino del Mar Mediterraneo, considerato da sempre grande come un fazzoletto. Forse se le navi portaerei fossero state costruite e impiegate in modo corretto, l’esito degli scontri navali svolti dal 1940 al 1943 dalla Regia Marina avrebbero avuto un risvolto diverso.

Questa ferma teoria di non costruire le portaerei venne esposta dall’Ammiraglio Cavagnari, in qualità di Capo di Stato Maggiore della Regia Marina, alla Camera nel marzo del 1938. Un‘altra errata decisione fu quella di non credere, di non incrementare gli studi tecnici già avviati del Radar e di non dotare le unità navali del nuovo apparato di scoperta il quale nel corso della guerra dimostrò il suo efficace uso negli scontri aeronavali. Quest’ultimo fattore fu la causa determinante della tragedia di Capo Matapan, nel Mar Egeo, avvenuta la notte del 28 marzo 1941. Lo scontro navale nasce da un piano ideato da Supermarina e fortemente richiesto dall’alto Comando Tedesco, nel convegno di Merano, per contrastare con azioni belliche i convogli mercantili inglesi, atti a rifornire la Grecia.

La sera del 26 marzo 1941, dal porto di Napoli, il gruppo navale costituito dalla corazzata Vittorio Veneto e la X° Squadriglia Caccia al comando dell’Ammiraglio Angelo Iachino, in gran segreto molla gli ormeggi con direzione Sud di Creta. Nelle prime ore del mattino del 27 marzo al gruppo navale si aggiunge la 1^Divisione Incrociatori pesanti Zara, Fiume, Pola e la IX° Squadriglia Cacciatorpediniere, proveniente da Taranto al comando dell’ammiraglio Cattaneo. Da Brindisi si univa l’8^ Divisione incrociatore leggeri Garibaldi, Abruzzi, con la 16° Squadriglia Caccia e da Messina si univa la 3^ Divisione Incrociatori pesanti Trieste,Trento, Bolzano, con le 12° e 13° squadriglie Cacciatorpediniere al comando dell’Ammiraglio Sansonetti.

La potente squadra navale italiana riunitasi procedeva secondo i piani operativi verso la rotta di Gaudo ma, verso mezzogiorno alcune unità della terza Divisione furono avvistate da un ricognitore inglese nei pressi di Capo Passero, il quale segnalò prontamente l’avvistamento al Comando inglese. L’ammiraglio Iachino, intuì che la sorpresa del piano era svanita, ma confidando sulla massiccia copertura aerea assicurata dal X°Fliegerkorps della Luftwaffe e dai gruppi aerei della Regia Aeronautica situati in Egeo, proseguì la sua rotta originale.

La sera del 27, la squadra navale inglese al completo e in gran segreto lascia il porto di Alessandria e si dirige sulla rotta dei convogli mercantili, allarmando gli stessi di rientrare in base subito dopo l’oscurità. Il mattino del 28 marzo parte della squadra navale italiana venne avvistata dalla 7^ divisione Incrociatori leggeri inglesi al comando dell’Ammiraglio P.Wippel, provenienti dal Pireo. Gli Incrociatori pesanti Italiani della terza divisione navale, volutamente ingaggiarono lo scontro con alcune unità Inglesi, attirandoli in una morsa a tenaglia. Simulando una ritirata e inseguiti, attirarono gli inglesi contro i grossi calibri della Corazzata Vittorio Veneto.

L’Ammiraglio Wippel, collimato dai grossi calibri, scoprì la presenza di una unità da battaglia italiana, classe Veneto. Diede immediatamente ordine alle sue unità di ritirarsi, tallonando a distanza gli italiani e allertò il suo Commodoro, Ammiraglio Cunningham della presenza dell’unità da battaglia. Cunningham ordinò immediatamente una serie di attacchi aerei combinati con bombardieri e aerosiluranti imbarcati sulla portaerei Formidable, intesi a distruggere la corazzata italiana, da sempre il principale obbiettivo. Gli attacchi aerei si svolsero numerosi ma vennero respinti dal micidiale fuoco della contraerea.

Nel pomeriggio verso le 15,30 un aerosilurante swordfish colpì con un siluro la Vittorio Veneto a poppa e subito dopo venne abbattuto dalla contraerea. La nave immediatamente rallentò la sua corsa e grazie alle sovrastrutture della nave e agli sforzi dell’equipaggio la Corazzata riprese velocità pari a17 nodi. A questo punto l’Ammiraglio Iachino decise di invertire la rotta, direzione Taranto, raggruppando tutte le navi in formazione a quadrilatero per proteggere l’Unità seriamente danneggiata. L’Ammiraglio invano richiedeva la copertura aerea assicurata ma non ebbe alcuna risposta, ma ormai era certa la presenza del nemico e di una unità portaerei nelle vicinanze. Si susseguirono gli attacchi arei ma al tramonto, dopo l’ultimo attacco aereo, alle ore 20,05 mancava all’appello un incrociatore. Era il Regio Incrociatore Pola colpito da un siluro a centro nave e con le caldaie fuori uso era immobilizzato. Il Comandante del Pola segnalò immediatamente la sua grave situazione. L’ammiraglio Iachino dopo essere stato informato dell’unità ferma, voleva a tutti i costi tentare di salvare l’unità, ritenendo che l’invio di soli due caccia avrebbe potuto solo salvare l’equipaggio, come suggerito dall’Ammiraglio Cattaneo e quindi il successivo affondamento del Pola. Alle 20,45 trasmise all’ammiraglio Cattaneo l’ordine di soccorrere l’incrociatore con tutta la divisione e la relativa scorta. Successivamente da Supermarina giunse un messaggio cifrato e dopo averlo crittografato, l’Ammiraglio Iachino venne a conoscenza della presenza di un comando complesso del nemico a 40 miglia per 240° da Capo Crio e prontamente alle 21,14 inviò al comando della 1^ Divisione (ammiraglio Cattaneo) un nuovo ordine, precisando che in caso di incontri con forze superiori, abbandonare il Pola. In questo momento incomincia la vera tragedia di Capo Matapan.

La prima divisione Incrociatori pesanti e la nona squadriglia Cacciatorpediniere, in linea di fila si dirigeva a prestare soccorso all’incrociatore Pola. Alle 22,20 il radar della corazzata inglese Valiant rileva la presenza di una grossa unità ferma ad una distanza di 4 miglia e mezzo. La posizione venne subito trasmessa all’ammiraglio Cunningham il quale presumeva che si trattasse della Veneto, precedentemente silurata. Alle 22,26 Cunningham diede ordine alla squadra di accostare di 40 gradi a dritta posizionando in linea di fila le tre corazzate e fece allontanare la portaerei Formidable. In quell’istante gli inglesi scorsero nel buio le sagome delle navi e riconobbero gli Incrociatori italiani che procedevano in fila, ignari della presenza del nemico. Alle 22,28 il Cacciatorpediniere Griffin, su ordine di Cunningham accese i potenti riflettori, illuminando le unità italiane che immediatamente furono investite e crivellate quasi a brucia pelo dalle grosse salve di cannoni da 381 mm delle corazzate Valiant, Warspite e Barham.

Gli Incrociatori Fiume e Zara vennero colpiti in pieno più volte dalle bordate inglesi da 2650 metri e si trasformarono in enormi bracieri ardenti. Vennero gravemente colpiti anche i Cacciatorpediniere Alfieri e Carducci che in poco tempo affondarono. Alle 22.35 il tiro dell’artiglieria inglese cessò e gli Incrociatori Zara e Fiume violentemente colpiti stavano affondando immersi fra le fiamme. Anche i Cacciatorpediniere Gioberti e Oriani vennero colpiti ma riuscirono a dileguarsi nel buio grazie alle cortine fumogene sollevate dalle unità. Il grosso della squadra inglese si allontanò dallo scenario, lasciando i cacciatorpediniere a vigilare. Alle 04,03 del 29 marzo dopo aver tratto in salvo parte dell’equipaggio  del Pola i caccia inglesi Jerwis e Nubian affondarono con i siluri l’Incrociatore  che affondò con la bandiera a riva. Cinque navi affondate e migliaia di uomini morti e naufraghi nelle acque buie e gelide del mar Egeo. Molti naufraghi vennero raccolti dai Caccia Inglesi, molti travolti dalle loro eliche e i pochi superstiti dopo cinque giorni vennero raccolti dalla nave Ospedale Gradisca. I naufraghi raccolti nella notte dagli inglesi, giunsero nei porti e furono inviati nei campi di prigionia dislocati in Sud Africa (Zonderwater) in India (Campo 25) e successivamente in Inghilterra per essere rimpatriati dopo la fine del conflitto mondiale fra il 1946 e il 1947. Loro sono i veri protagonisti, i testimoni di questa tragedia i quali con molta discrezione hanno velatamente raccontato nel tempo le loro storie /testimonianze ai propri cari.

Figli, figlie, nipoti e familiari che nel tempo, con coraggio e determinazione si sono riuniti e costituiti in Associazione denominata ”Capo Matapan Mare Nostrum”. Ogni anno, in quella fatidica data si riuniscono in raduni per omaggiare la memoria dei loro cari, immersi ed uniti da un grande spirito di aggregazione e familiarità. Le loro testimonianze sono state raccolte e pubblicate nel libro di Fiorentino, intitolato “Gaudo e Matapan attraverso le testimonianze dei sopravvissuti”. Il 28 marzo prossimo, presso la Città di Napoli, si doveva effettuare il quinto raduno nazionale di Capo Matapan, organizzato con la cooperazione del Gruppo ANMI di Napoli e il Comando logistico Militare, COMLOG Napoli. Purtroppo causa la dichiarata pandemia che affligge l’intera Nazione, dovuta al diffondersi del Covit-19, il raduno è stato rinviato per ovvie ragioni a data da destinare. Dopo aver descritto questa triste pagina della storia navale italiana è doveroso riflettere attentamente sui valori rilegati al futuro della memoria il quale unito alla crudeltà di questo potente e invisibile nemico ci possa aiutare a riflettere e comprendere che la libertà è un bene che si apprezza soltanto quando si è perduto.

In foto: lo scatto documenta la flotta navale italiana in un drammatico momento della Battaglia di Capo Matapan. Link risorsa: http://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-T1040-0000238/

FONTE: logo extramagazine

Davide Cervia, l'amarezza di Marisa Gentile: Rimasti soli a combattere questa impari battaglia

La moglie del GE rapito a Velletri nel 1990 torna a parlare, sui social, con un intervento molto sentito e amareggiato. Cita Giovanni Falcone e constata come la sua famiglia sia rimasta sola nel silenzio intorno alla ricerca della verità per le sorti di Davide Cervia.

di Marisa Gentile

Marisa Gentile CerviaVELLETRI - "Si muore quando si è lasciati soli, diceva Giovani Falcone. E noi siamo rimasti soli. Soli a combattere questa impari battaglia. Chiunque, nel tempo, si sia avvicinato alla nostra vicenda, in un modo o in un altro è stato "bloccato"; alcuni sconsigliati, altri pressati, altri minacciati: un elenco lunghissimo di persone piene di buona volontà che hanno impattato contro il muro dei poteri forti che non esitano a stritolarti pur di mantenere il silenzio su atti e circostanze indicibili. Ogni volta la stessa storia.
E noi oggi siamo rimasti SOLI. E quando si rimane soli si è più vulnerabili, si diventa un obiettivo molto semplice da colpire nel silenzio e nell'indifferenza più totale di media e istituzioni. Non è una novità che noi familiari di Davide Cervia non abbiamo MAI avuto il supporto e la protezione di avrebbe dovuto tutelarci, ma non avrei mai pensato di dover arrivare a temere proprio quella parte di stato che avrebbe avuto il compito di proteggerci. Tutto quello che ci rimane siete voi, Amici, che attraverso facebook fate sì che il nostro senso di solitudine non sia assoluto. Ed è proprio a voi che mi rivolgo affinché non facciate mancare la vostra attenzione al caso di Davide e a tutto quello che potrebbe succedere a noi familiari, facile bersaglio per coloro che vorrebbero cancellare definitivamente una storia così imbarazzante per le nostre istituzioni. Siamo in attesa di conoscere la sentenza del procedimento civile intentato da noi familiari nei confronti del Ministero della Difesa e della Giustizia che nel corso degli anni invece di attivarsi per cercare Davide o capire cosa gli fosse accaduto, hanno impegnato risorse ed energie per allontanarci dalla verità. Una mia personale valutazione anche rispetto al ruolo dell'informazione in questa vicenda, che a parte pochissime eccezioni, si è resa complice con il proprio silenzio nel far sì che questo caso venisse definitivamente "insabbiato". Un caro saluto a voi, Amici, e mi raccomando, non ci dimenticate!

FONTE: logo velletrilife

Difesa dei nostri interessi in Mediterraneo

Un interessante articolo di "Difesa On Line" a cura del c.v. (ris) pil. Renato Scarfi

140520 difesa med2La storia ci insegna che le vie marittime sono fondamentali per l’economia e, a partire dal XIX secolo, indispensabili per sostenere la capacità industriale di ogni Paese. Tuttavia, per loro stessa natura, esse sono esposte a eventuali azioni aggressive da parte di chi desidera trarre illecito profitto da tali azioni o ad opera di elementi che intendono ostacolare i normali commerci internazionali. In questo quadro le flotte militare e commerciale hanno un’importanza vitale per la sicurezza e la prosperità delle Nazioni in particolare quando, per la scarsità delle risorse del Paese, la capacità produttiva sia subordinata alle importazioni per via marittima.

Per l’Italia è evidente la vitale necessità di importazioni dal mare, in particolare a causa della scelta di basare la nostra economia su una forte industrializzazione. Anche se é geograficamente definita una penisola, l’Italia può infatti essere assimilata a un’isola quando si parla della sua forte dipendenza dalle importazioni e, quindi, dalla disponibilità di linee di comunicazione marittime. Il mare ha, quindi, un ruolo centrale per il nostro Paese perché la scarsezza di materie prime ci costringe ad andare lontano per l’approvvigionamento. In sostanza l’Italia deve appoggiarsi all’estero per mantenere in vita il suo sistema economico. Dall’impero romano in poi, quando ha avuto a disposizione flotte per tutelare i propri interessi sul mare essa ha prosperato, quando non ha avuto a disposizione navi per contrastare la volontà dell’avversario del momento la sua economia è regredita.

140520 difesa med3Per assicurare che le materie prime necessarie al processo industriale arrivino in Italia e che il prodotto lavorato possa essere venduto, è quindi indispensabile che sia garantita la libera navigazione lungo le rotte marittime, che sono ancora il sistema più economico per il trasporto delle merci. L’80% del commercio internazionale viaggia tuttora sull’acqua.

Ma i mari e gli oceani del mondo sono pieni di passaggi dove è possibile effettuare abbordaggi a scopo di riscatto o che offrono la possibilità di impedire il transito marittimo, anche da terra o con mezzi navali relativamente limitati. Basti pensare, tanto per citare quelli di più diretto interesse italiano, gli stretti di Bab-el-Mandeb, Hormuz, Malacca. Tutte aree dove la pirateria è estremamente attiva e dove una eventuale crisi internazionale potrebbe creare le premesse per il blocco del transito dei mercantili.

Per contrastare la pirateria sono pertanto state avviate con successo operazioni di pattugliamento e scorta in acque distanti dall’Italia (foto apertura), prevalentemente condotte dalla nostre unità navali militari inserite in un dispositivo multinazionale. Proprio grazie a questi interventi gli abbordaggi da parte dei pirati sono drasticamente calati come numero. L’attenzione, tuttavia, deve rimanere alta per evitare che un eventuale ammorbidimento delle misure di prevenzione possa favorire la ripresa del fenomeno.

140520 difesa med4Detto questo, non va sottaciuto che l’area di nostro più diretto interesse, il Mediterraneo, rappresenta ancora oggi una delle regioni dove è più forte la conflittualità, a causa di situazioni che affondano le radici in nodi politici da troppo tempo irrisolti, sui quali oltretutto, si sono innestati fatti di terrorismo. E questa conflittualità cresce allorquando si parla di sfruttamento delle risorse marine, che riguardino indifferentemente l’estrazione di idrocarburi o la pesca. Stiamo, infatti, attraversando un periodo nel quale la ricerca di risorse rende molti Stati smaniosi di crearsi uno spazio vitale sempre più ampio, spesso con azioni che sfruttano una lettura prepotente e muscolare delle norme internazionali. Il campo principale sul quale tali azioni si manifestano è il mare, particolarmente ora che la tecnologia può permettere di raggiungere le sue risorse più intime e nascoste. Da autostrada delle merci e fornitore di cibo, il mare rappresenta ora un nuovo, ma vecchio, motivo di contenzioso internazionale.

Come non ricordare il lungo braccio di ferro tra la Turchia e l’ENI per i diritti di estrazione al largo della costa sudorientale di Cipro dove Ankara, con una mossa intimidatoria e senza fondamento giuridico, ha impedito nel 2018 le trivellazioni, regolarmente autorizzate da Nicosia, da parte della nave Saipem 12000. In quel caso la volontà politica turca si è espressa facendo navigare le proprie navi militari nelle acque assegnate all’ENI, impedendogli di svolgere le proprie operazioni e costringendola a rinunciare alla ricerca di idrocarburi in quell’area.

140520 difesa med6A questo si aggiunge poi la proclamazione di una zona economica esclusiva di ben 400 miglia da parte dell’Algeria che, in un mare piccolo come il Mediterraneo, significa essersi assegnata il diritto di uso delle risorse marine fino al limite delle acque territoriali spagnole (Ibiza) e italiane (Sardegna), contravvenendo all’articolo 74 della convenzione ONU sul diritto del mare. Le Autorità algerine si sono dichiarate disponibili a ridiscuterne con l’Italia, ma il fatto resta, come resta la certezza che sarebbe stato meglio avviare il dibattito prima di quell’atto unilaterale.

Come si comprende da questi esempi, ma è così da più di duemila anni, sul mare in generale e sul Mediterraneo in particolare gravitano interessi nazionali fondamentali ed è indispensabile essere pronti in qualunque momento a far valere le nostre legittime ragioni a tutela degli interessi nazionali, principalmente con la diplomazia e in punta di diritto, ma anche essendo pronti a mostrare i muscoli, se indispensabile.

Sul mare, l’unico principio che bisogna sempre difendere è la sua libertà di uso. Una verità ovvia e indiscutibile di cui appariva superflua ogni spiegazione ma che, anche con l’aumentare degli interessi relativi alle risorse marine, è stato necessario regolamentare con la prima e la terza conferenza delle Nazioni Unite sul diritto del mare, comunemente note come la Convenzione di Ginevra sull’alto mare (1958) e quella di Montego Bay del 1982 (Unclos I e III). Sembrava che questi strumenti giuridici di garanzia e di controllo fossero sufficienti ad assicurare la libertà di navigazione e di uso del mare. Ma le minacce rappresentate dalla pirateria, dal terrorismo transnazionale, dal narcotraffico e, come detto, dalla volontà di taluni Stati di arrogarsi diritti su porzioni sempre maggiori di mare (e relative risorse), rendono necessario mantenere efficaci strumenti che siano in grado di far rispettare le norme internazionali anche, se necessario, con l’uso della forza.

170419 f35b 5L’Italia deve essere pronta, come già lo sono i paesi più progrediti, a garantire la libertà di navigazione su tutti i mari e la protezione dei propri interessi nazionali, a garanzia del rispetto del diritto internazionale. La storia ci insegna che …quando si muovono le navi si muove l’economia…. Un insegnamento che non deve essere dimenticato, soprattutto da coloro che hanno la responsabilità politica e militare di fornire gli strumenti idonei a proteggere gli interessi nazionali sul mare. Un concetto che, purtroppo, sembra oggi sottovalutato da taluni, forse vittime della parzialità di certe visioni obsolete e nostalgiche, che tante offese sta arrecando all’intelligenza e agli interessi del nostro paese.

In un periodo di disordine ed emergenza mondiale come quello che stiamo attraversando e di presenza sulla scena mondiale di influenti soggetti non statuali, appare indispensabile avere ben chiara la rotta da seguire e, nel caso, identificare l’interesse nazionale e fornire alla Marina gli strumenti adeguati come, per esempio gli indispensabili aerei V/STOL da imbarcare (F-35B), in modo che le nostre unita portaerei possano raggiungere la full operational capability e siano capaci di perseguire gli obiettivi prefissati.

Ne va dei nostri interessi nazionali e del rilancio dell’economia, duramente provata dall’emergenza Covid-19 e dalle recenti crisi mondali.

c.v. (ris) pil. Renato Scarfi

FONTE: Logo difesaonline

Difesa: costituito il sindacato SIM Marina. Diego Ciolino (Segretario generale): «Noi con lo zaino a poppetta».

Per il segretario generale la missione del sindacato è "Francescana", fare del bene al prossimo.

costituzione sim marina

ROMA – (di Giuseppe Paradiso) Sabato scorso, a Roma, si è ufficialmente costituito il SIM (Sindacato Italiano Militari) Marina.

L’assemblea riunita ha conferito l’incarico di Segretario generale a Diego Ciolino, che ha voluto caratterizzare il proprio impegno sottolineando il senso di umiltà e la “missione Francescana” del SIM Marina, che per vocazione deve iniziare la propria attività come il “marinaio con lo zaino a poppetta” (l’ultimo arrivato a bordo) che ha tutto da imparare ma, allo stesso tempo, vuole ben figurare e svolgere al meglio i propri compiti.

 “Il sindacato deve fare del bene al prossimo”, è questa in estrema sintesi la missione del SIM Marina – dichiara Ciolino – e per farlo deve essere vicino al personale, ascoltarne i bisogni ed aiutarlo in maniera concreta e coraggiosa. Insomma, poche chiacchiere e tanti fatti tangibili.
 
Ciolino
Ascolta l'audio

A ben vedere, abbiamo già registrato il carattere “concreto” del SIM Marina il 22 marzo scorso quando, invitato insieme agli altri sindacati militari dal Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, ha rapidamente liquidato i convenevoli ed ha subito esposto alcuni tra i problemi principali del personale di Marina.

Pietro Covino (Presidente SIM Marina): «Noi protagonisti intelligenti e non più solo osservatori»

pietro covino«Questo è un giorno importante, lo è sempre quando un Diritto viene riconosciuto». E’ quanto dichiara Pietro Covino, designato dall’assemblea ad assumere il ruolo di presidente del SIM Marina.

«La Democrazia – ha affermato Covino – la possiamo declinare e riconoscere come tale, solo attraverso la somma dei Diritti che un Paese riconosce ai propri cittadini, quindi, maggiori Diritti maggiore Democrazia. Ma tutti i Diritti, per essere realmente tali, hanno il loro contrappeso nei Doveri. Non può esserci la rivendicazione di un Diritto senza l’esercizio di un Dovere corrispondente. Un po’ come il Diritto di voto che cede il passo e perde di significato se non si esercita il Dovere di esprimerlo».

«Questo per dire che non ci sarà Diritto sindacale per i militari o sarà gravemente ridimensionato se non assumeremo anche il Dovere di rispettare le regole di condotta e comportamento che abbiamo assunto nel momento in cui abbiamo deciso di intraprendere la nostra vita con le stellette. Ognuno di noi deve mantenere fede, in ogni momento, al giuramento prestato, che ricordo a tutti è alle Istituzioni Repubblicane e non ad una persona. Le persone vanno e vengono, le Istituzioni restano, così come i Diritti acquisiti ed i Doveri corrispondenti. Queste brevissime considerazioni iniziali devono costituire il pilastro su cui innestare l’impegno sociale che oggi intendiamo assumere».

«Noi – sottolinea il presidente del SIM – oggi stiamo decidendo di non restare alla finestra per continuare a lamentarci delle condizioni di vita, lavorative, sociali ed economiche. Noi dobbiamo essere protagonisti intelligenti del dibattito e del confronto che riguarda il personale militare e non essere più solo osservatori. Noi dovremo provare a cambiare le cose partecipando ed assumendoci le nostre responsabilità».

«Dovremo fare questo, senza rinnegare le norme di tratto e di principio che contraddistinguono la nostra specificità, solo in questo modo saremo credibili. Il nostro è uno Stato di Diritto, lo hanno voluto così le generazioni che ci hanno preceduto sta a Noi migliorarlo. Per questo, innanzitutto, 3 E con la maiuscola: ESEMPIO, ETICA del Lavoro, EMPATIA. Per rappresentare degnamente dei colleghi dovremo essere tra i migliori, lavorare ancora di più di quanto fatto finora, studiare e prepararsi sugli argomenti che saremo chiamati a trattare. In poche parole, seri professionisti».

«Certo – conclude Covino – , il percorso non sarà agevole, occorrerà sgomberare lo scetticismo di chi annuncia disastri e convincere gli interlocutori che la nostra azione intende migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei militari perseguendo le medesime finalità di efficienza e prontezza. Non esiste un’unica soluzione per raggiungere un obiettivo, a noi il compito di indicare la soluzione da un’altra prospettiva, la prospettiva del fattore umano, che costituisce la più grande risorsa di qualsiasi organizzazione».

Valentina Di Prete (vice Presidente SIM Marina): «Norme sulla famiglia siano applicate, non interpretate»

valentina di preteIl focus del discorso di Valentina Di Prete si basa innanzi tutto sulla protezione sociale della famiglia, «non importa se formata da una coppia etero od omosessuale, e in special modo sulle (buone) norme tuttora vigenti, tenendo presente anche le particolari esigenze di quelle famiglie composte da genitori single (allocatari o affidatari unici dei figli)».

«Il problema casomai – sottolinea la Di Prete – riguarda l’applicazione puntuale della norma perchè ove questa fosse invece “interpretata”, finanche per “ragioni di servizio”, creerebbe – così come in effetti a volte crea – gravi disagi per chi ha la responsabilità di assistere i propri familiari».

Cosima Capone (Segretario nazionale): «Trasformare il cambiamento in ricchezza»

Nel corso dell’assemblea costitutiva del SIM Marina è intervenuta anche Cosima Capone, psicologa e psicoterapeuta presso l’ospedale militare di La Spezia, e lo ha fatto con una “pillola di saggezza”: «Il cambiamento – ha dichiarato – lo si può subire oppure lo si può comprendere e trasformarlo in ricchezza», ed è proprio questa seconda ipotesi che la Capone spera sia l’atteggiamento della Marina rispetto alla novità del sindacato.

CaponeAscolta l'audio

Giogio Carta (Ufficio legale): «Un sindacato vero e credibile è un sindacato responsabile»

«Non è l’incarico che fa la differenza, ma l’uomo»: questo è l’assunto con il quale l’avvocato Giorgio Carta ha aperto il suo discorso durante la costituzione del SIM Marina. «Il sindacalista – ha aggiunto Carta – lo puoi fare con onore o con disonore»; «se un sindacalista agisce per accaparrarsi favori personali non è “fetente” in quanto sindacalista, ma lo è in quanto uomo ed è per tale motivo – ha sottolineato il legale – che ognuno ha il compito di vigilare».

«Il sindacalista serio – ha poi aggiunto Carta – non è quello che “sfascia” ma quello che opera per l’interesse generale con senso di responsabilità, non indulgendo in richieste irrealizzabili all’Amministrazione poichè deve avere anch’esso il senso dello Stato, ma deve battersi laddove emergano palesi ingiustizie o violazioni delle norme».

Giogio CartaAscolta l'audio

A fare gli auguri al SIM Marina erano presenti anche i rappresentati del SIM Guardia di Finanza (Cleto Iafrate), SIM Guardia Costiera (Donato Angelini), SIM Aeronautica (Sinibaldo Buono), SIM Carabinieri (Raffaele Russo) e SIM Esercito (di prossima approvazione ministeriale).

Di seguito, l’organigramma del SIM Marina votato dall’assemblea costituente precisando che tutte le cariche sono provvisore, poichè entro 12 mesi dovrà avviarsi la stagione congressuale ai vari livelli (provinciale, regionale e nazionale) che designerà, mediante il voto degli iscritti, le cariche definitive.

PRESIDENTE: Pietro Covino

Vice Presidenti: Valentina Di Prete – Antonio Cilli

SEGRETARIO GENERALE: Diego Ciolino

Segr. Gen. Aggiunto: Pier Francesco Di Quattro
Ufficio coordinamento nazionale: Antonio Colombo
Ufficio Stampa: Giuseppe Paradiso
Ufficio Legale: Giorgio Carta
Ufficio relazioni esterne: Antonio Colombo
Tesoriere: Massimiliano Maraglino

Segretari Nazionali

  • Cosima Capone
  • Cesare Gambari
  • Warner Greco
  • Maurizio Lucarelli
  • Daniele Malacrida
  • Massimiliano Maraglino
  • Roberta Pezzella
  • Salvatore Pillitteri
  • Franco Saccone

Direttivo Nazionale

  • Antonio Colombo
  • Alberto Evangelisti
  • Walter Gianardi
  • Piera De Matteis
  • Antonio Di Monte
  • Pierluigi Carlevalis
  • Michele Casarola
  • Mariano Arciuolo
  • Carlo Cuozzo
  • Alessandro Vasile
  • Mariano Larocca

Consiglieri Nazionali

  • Carmelo Giorgio Alati
  • Pasquale Riccardi
  • Fabio Cima
  • Luciano Schiavo
  • Giovanni Gaetani
  • Monica Giuliani
  • Sebastiano La Gioia
  • Ignazio Figliomeni
  • Laura Rivetti
  • Diego Maria Mezzapelle
  • Davide Stella
  • Antonello Figliolia
  • Rocco Garofalo
  • Stefano Giovannetti
  • Alfonso D’Abbiero
  • Antonio Pinca
  • Antonio Grande
  • Danio Ungaro
  • Luigi Meriggio
  • Gaetano Leggieri
  • Felice Divanno
  • Marco Domenico Mirabile
  • Massimo Catuogno
  • Gioacchino Giammarresi
  • Daniele Giaquinta
  • Antonino Conte
  • Serafino Altieri
  • Marco Chelo
  • Giovanni Perlo
  • Stefania Indelicato
  • Francesco Coppola
  • Matteo Dri
  • Fulvio Arrighini
  • Angelo Miceli
  • Maurizio Corvino

 FONTE: logo grnet 400

Dopo 40 anni tornano sulla nave della Marina che li trasse in salvo in Vietnam

Navi Vietnam

Non è mancata la partecipazione di una rappresentanza di marinai che facevano parte in quel periodo dell’equipaggio di nave Stromboli.

9 gennaio 2020 Fabrizio Zuppante

907 profughi vietnamiti tratti in salvo di cui 125 bambini, tre navi della Marina Militare, oltre 2000 miglia percorse, circa 250000 km quadrati di mare pattugliati: questi i numeri celebrati dopo 40 anni, a bordo di nave Stromboli, che ha ospitato la delegazione vietnamita, testimone dello storico salvataggio compiuto dalla Marina Militare.

“Era il 1979” ha ricordato l'attuale comandante della rifornitrice Stromboli - “quando il Vittorio Veneto, l’Andrea Doria e lo Stromboli, che oggi rappresento, salparono in direzione delle coste vietnamite per la prima missione a carattere umanitario della nostra Forza Armata” durante la quale vennero tratti in salvo i profughi vietnamiti, in fuga dal regime comunista dell’epoca.

La madrina dell’evento è stata la dottoressa Luong Tu Phung, che aveva solo due mesi quando venne tratta in salvo dalla rifornitrice italiana e, dopo quarant’anni ha dichiarato:”se oggi siamo quelli che siamo, italiani speciali, lo dobbiamo alla Marina Militare Italiana e in particolare a nave Stromboli, venuta dall’altra parte del mondo”.

Presente anche una rappresentanza di marinai che facevano parte in quel periodo dell’equipaggio di nave Stromboli, che hanno ricordato con commozione i momenti trascorsi a bordo, e le concitate fasi della missione con la madrina che, ringraziando con voce rotta dall’emozione il Comandante e la Marina, ha sottolineato come durante la missione del 8° Gruppo Navale è stata accolta a bordo “non solo con le braccia ma anche con il cuore” e di come quell’evento abbia rappresentato, per i vietnamiti tratti in salvo “la rinascita, la salvezza e la libertà”.  

La foto-ricordo sul ponte di volo è stata la giusta celebrazione di quell'evento dal profondo valore umano che, quarant’anni fa come oggi, rappresenta il costante impegno, la solidarietà ed il rispetto che appartiene a tutti coloro che vanno per mare.

FONTE: Logo Marinamilitare

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