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Emblema della Marina Militare

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Emblema sabaudoNel 1939 il Sottosegretario di Stato alla Marina e il suo Capo di Stato Maggiore, ammiraglio d’armata Domenico Cavagnari, fece richiesta alla Consulta Araldica del Regno di uno stemma da applicare alla prora delle navi. Questo fu concesso con Decreto Reale del 28 aprile 1941 n. 3107, sebbene poi non usato a causa degli eventi bellici dell’epoca. Principale caratteristica di questo stemma fu di aver messo in evidenza le quattro repubbliche marinare della storia italiana e la corona navale, prestigiosa ricompensa romana per grandi imprese navali.

Il Regno d’Italia decadde con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 che segnò l’avvento della Repubblica Italiana ed il Decreto Legislativo Presidenziale n. 1 del 19 giugno 1946 che proclamò l’esito definitivo del referendum dispose anche di togliere lo stemma reale dalla bandiera. Il tricolore puro e semplice era però diventato simile a quello di altre bandiere mercantili, a rischio di produrre equivoci nell’identificazione delle navi. Venne quindi dato incarico al Consiglio Superiore della Marina di trovare una soluzione a questo inconveniente. In tale sede venne quindi determinato di utilizzare lo stemma della concessione reale del 1941 privato dello scudo sabaudo, dei fasci littori e con altre variazioni grafiche.

Emblema spadaTale determinazione fu comunicata al Consiglio di Difesa con lettera del 24 settembre 1947 dal Segretario Generale del Emblema LibroMinistero Difesa-Marina ed entrò nella normativa italiana col Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato n. 1305 del 9 novembre 1947, in cui si precisava altresì che lo stemma della Marina Mercantile, a differenza di quella Militare, non aveva la corona navale e che il leone marciano non reggeva una spada, bensì il libro dell’evangelista. La norma entrò in vigore il 30 novembre 1947: data in cui il tricolore italiano espose sui mari del mondo l’insegna delle quattro Repubbliche marinare.

Emblema definitivoLo stemma della Marina Militare del 1947 non aveva una normativa precisa a definirne i dettagli rappresentativi, per quanto tutte le bandiere prodotte nel tempo ricalcassero dei canoni formali comuni nella grafica. Lo stemma ha avuto istituzionalizzazione col Foglio d’Ordini della Marina n. 52 del 16 dicembre 2012 che ha disposto uno stemma

 

FONTE: Logo Marinadifesa

 

Nascita ed evoluzione della Bandiera Nazionale e delle Bandiere Navali

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Nel 1796 Napoleone, posto a comando dell'Esercito d'Italia, varcò le Alpi sconfiggendo l'esercito austriaco e quelli di tutti gli stati preunitari del centronord della penisola. Tra la fine di dicembre 1796 e l'inizio di gennaio 1797 si riunì a Reggio Emilia, allo scopo di costituire uno stato italiano unitario, il secondo Congresso dei rappresentanti di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emila dopo che il primo, tenutosi a Modena nell'ottobre del 1796 non aveva portato ad alcun risultato concreto.

Bandiera01Nel corso di quell'assemblea, fu deciso di adottare, per la neo repubblica italiana, un tricolore simile a quello francese, bandiera sotto la quale l'esercito di Napoleone era riuscito a sconfiggere gli eserciti avversari nell'Italia settentrionale. La solenne inaugurazione della bandiera del nuovo stato filo luglio del 1797, ma solo nel maggio del 1798 la Repubblica rese ufficiale, tramite un decreto, il tricolore quale bandiera del nuovo Stato. La vita del nuovo stato ebbe però vita breve: nel 1799 gli eserciti della coalizione europea rioccuparono infatti il paese costringendo Napoleone, nel frattempo divenuto Primo Console, a una nuova campagna d'Italia. Bandiereper2La seconda Repubblica Cisalpina ripristinò il tricolore quale bandiera nazionale nel dicembre 1801: nel gennaio successivo i 154 Deputati cisalpini, riuniti a Lione da Bonaparte, acclamarono la Repubblica italiana.

Molto di ciò che si faceva nella nuova Repubblica era speculare a quanto realizzato in Francia, e così quando là apparvero, fra le bandiere di combattimento, alcune con i tre colori disposti a disegni geometrici di diversa forma, anche i governanti italiani ritennero di doversi adeguare al nuovo stile, tanto che, il 20 agosto 1802, la bandiera dello Stato e quella della Marina, diverse soltanto nelle dimensioni, furono trasformate in un drappo rosso, caricato di una losanga bianca nella quale era inserito un rettangolo verde. La bandiera rimase nella nuova forma quando la Repubblica si trasformò in Regno nel 1805.

BandieraSavoiaAlla caduta di Napoleone gli austriaci tornarono in Italia imponendo nuovamente al Lombardo-Veneto la bandiera asburgica. Dopo la restaurazione il tricolore, divenuto ormai simbolo della nazionalità negata, tornò brevemente a sventolare nei moti del 1821 in Piemonte ad Alessandria, a Napoli e nelle Province unite italiane nel '31, nelle sollevazioni in Sicilia e in Abruzzo, rispettivamente nel '37 e nel '41, e di nuovo nel '44-45, durante i falliti tentativi insurrezionali nel Bolognese e dei fratelli Bandiera in Calabria.

Il 23 marzo del 1848 Carlo Alberto di Savoia, sceso in campo contro gli austriaci insieme all'Italia insorta, scelse come vessillo delle proprie truppe "lo scudo Savoia sovrapposto alla bandiera italiana" che, invariato nel corso del Risorgimento, diventò, nel 1861, la bandiera nazionale del nuovo Regno d'Italia.

L'11 aprile dello stesso anno, il Re concesse poi alle navi da guerra d'inalberare bandiera nazionale tricolore con un apposito decreto:

DECRETO

Carlo Alberto, per grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro

e di Gerusalemme, Duca di Savoia, di Genova, Principe di Piemonte

Volendo che la stessa bandiera che, qual simbolo dell'unione italiana, sventola sulle schiere da noi guidate a liberare il sacro suolo d'Italia, sia inalberata sulle nostre navi da guerra e su quelle della marineria mercantile;

Sentito il parere del nostro Consiglio dei Ministri;

Abbiamo ordinato ed ordiniamo:

Le nostre navi da guerra e le navi della nostra marineria mercantile inalbereranno qual bandiera nazionale la bandiera tricolore italiana (verde, bianco e rosso) collo Scudo di Savoia al centro. Lo scudo sarà sormontato da una corona per le navi da guerra.

Il presidente del nostro Consiglio dei Ministri, incaricato del portafoglio della Guerra e Marina, è incaricato della esecuzione del presente.

Dal nostro Quartier generale a Volta, l'11 aprile 1848.

Carlo Alberto

Nel 1947, in seguito alla mutata forma dello Stato conseguente all'esito del referendum istituzionale del giugno dell'anno precedente, la bandiera nazionale perse al centro della striscia di colore bianco lo scudo dei Savoia. Conseguentemente, con il decreto legislativo del 9 novembre n. 1305, fu istituita la nuova bandiera navale sia per la Marina Mercantile che per quella Militare:

IL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO

Vista. la legge 24 dicembre 1925, n. 2264;

Visto il decreto legislativo Presidenziale 19 giugno 1946, n. 1;

Visto il decreto· legge Luogotenenziale 25 giugno 1944 n. 151;

Visto il decreto legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri;

Sulla. Proposta del Ministro per la difesa, di concerto con il Ministro per la Marina mercantile;

HA SANZIONATO E PROMULGA:

Art. 1.

è istituita per la Marina Militare e per la Marina Mercantile una bandiera navale conforme ai modelli risultanti dalla tavola annessa al presente decreto, firmato dai Ministri per la difesa e per la marina mercantile.

Per la Marina. Militare, la bandiera navale è costituita dal tricolore italiano, caricato, al centro della banda bianca, dall'emblema araldico della Marina Militare, rappresentante in quattro parti gli stemmi delle Repubbliche marinare (Venezia-Pisa-Genova-Amalfi) e sormontata da una corona turrita e rostrata.

Per la Marina Mercantile, la bandiera navale è costituita dal tricolore italiano, caricato, al centro della banda bianca, dallo stemma araldico indicato nel precedente comma, senza corona turrita e rostrata, e con il Leone di San Marco con libro, anziché con spada

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Art. 2.

Il presente decreto entra in vigore nel giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare come legge dello Stato.

Dato a Roma, addì 9 novembre 1947

DE NICOLA

BAndieranazionaleDopo qualche decennio è stata aggiunta la quarta bandiera nazionale dell'Italia con Legge n. 321 del 24 ottobre 2003, che ratificava un memorandum fra il Ministero della Difesa e la NATO. Questa istituiva il "Registro delle navi e galleggianti in servizio governativo non commerciale" presso il Ministero della Difesa, assegnando a questi natanti "... la bandiera nazionale costituita dal tricolore italiano caricato al centro della banda bianca dell'emblema araldico della Repubblica Italiana". Nel successivo Decreto del Presidente della Repubblica n. 300 del 28 novembre 2005 si specificava che le navi erano quelle delle amministrazioni dello Stato quali Polizia (di Stato e Penitenziaria), Vigili del Fuoco, protezione ambientale, ricerche marine, ecc. ed inoltre definiva le caratteristiche essenziali della nuova bandiera.

È infine da notare che, storicamente, i tre colori della bandiera italiana non hanno avuto una definizione cromatica precisa, rimanendo individuati genericamente quali verde come l'erba, bianco come la neve e rosso come il sangue. A colmare questa mancanza hanno provveduto due circolari della Presidenza del Consiglio dei Ministri negli anni 2002 e 2003, sostituite da una terza del 2 giugno 2004, poi confermata dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 aprile 2006, che stabilisce le caratteristiche cromatiche del tricolore nei colori: verde felce (Pantone tessile 17-6153 TCX), bianco acceso (Pantone tessile 11-0601 TCX) e rosso scarlatto (Pantone tessile 18-1662 TCX)

FONTE: Logo Ministerodifesa

“Mare Sicuro”, Vecciarelli estromette Cavo Dragone (ma la Trenta lo sa?)

generale Vecciarelli

L’ammiraglio Cavo Dragone è stato estromesso dal comando di “Mare Sicuro” dal CSM della Difesa Vecciarelli, che prende il suo posto alla guida dell’operazione di sicurezza marittima attiva dal 2015.

Una mossa che lascia perplessi, poiché – come contemplano i regolamenti militari – al comando dovrebbe esserci il Capo di Stato Maggiore della Marina (per definizione, il massimo esperto di operazioni aeronavali) e non un generale dell’Aeronautica, senza alcuna esperienza navale e nemmeno di operazioni aeree in campo marittimo. Per capirci, sarebbe come se il comando della difesa aerea nazionale fosse assunto da un alpino.

E non è una battuta. Ce lo ricordiamo tutti come è stata “gestita” la vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò impegnati in una missione di protezione della nave mercantile italiana Enrica Lexie. Il comando operativo era detenuto dall’allora CSM della Difesa, il generale Biagio Abrate. Alpino. Mentre il controllo operativo era esercitato dal Comandante del COI, il generale Marco Bertolini. Paracadutista.

Venuti a sapere della richiesta indiana di far rientrare l’Enrica Lexie in acque territoriali indiane e poi in porto, Abrate e Bertolini rimasero immobili come totem. Non furono capaci di decidere nulla. Una situazione del genere poteva essere gestita solo da chi deteneva il comando operativo. L’Italia sta ancora pagando sulla propria pelle le conseguenze di quella vicenda e potrebbe succedere di nuovo.

Dunque che bisogno c’è di sostituire il Capo di Stato Maggiore della Marina con quello della Difesa, trattandosi di compiti e responsabilità del tutto differenti? Senza nulla togliere a Vecciarelli, l’ammiraglio Cavo Dragone ha 40 anni di esperienza sulle spalle fra cui importanti comandi quali la Portaerei Garibaldi e le Forze Aeree della Marina. Se non lui, quantomeno qualcuno che abbia la medesima competenza ed esperienza.

Assumere il comando di un’operazione squisitamente marittima da parte di un generale dell’Aeronautica senza alcuna preparazione ed esperienza specifica sfida qualunque logica. E, soprattutto, viola le attribuzioni del CSMM stabilite per legge.

Art. 98. Attribuzioni del Capo di stato maggiore della Marina militare: il Capo di stato maggiore della Marina militare in base alle direttive del Capo di stato maggiore della difesa: a) è responsabile dell’approntamento e dell’impiego del dispositivo per la difesa marittima del territorio, delle relative linee di comunicazione e a tal fine coordina l’impiego di tutti i mezzi che a essa concorrono, ivi compresi quelli messi a disposizione dalle altre Forze armate, anche nell’assolvimento degli impegni derivanti da accordi e trattati internazionali.

Ma oltre all’incompetenza nel settore delle operazioni navali, c’è anche da chiedersi come farà il generale Vecciarelli ad assicurare la continuità di presenza e di attenzione per assolvere alle responsabilità del comando operativo di un gruppo navale, visti i suoi continui impegni internazionali (fra cui spiccano le frequenti viste negli Emirati Uniti o la gestione dei numerosi programmi di acquisizione di armamenti).

Chi prenderà le decisioni operative in assenza di Vecciarelli? Il Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa, Generale delle trasmissioni De Leverano? Oppure il comandante ad interim del COI Generale dell’Aeronautica Lanza de Cristoforis?

Perché non avvalersi del Capo della Marina che dispone di tutte le articolazioni della Marina che sono specializzate nella gestione e nel comando di Forze Aeronavali, dalle più complesse che vedono le portaerei coinvolte a quelle di pattugliamento marittimo? Senza menzionare che quando sono impiegati i sommergibili il comando operative viene esercitato in tutte le Forze Armate del Mondo dal Capo della Marina proprio per la sensibilità dell’impiego dell’arma subacquea.

Forse il Generale Vecciarelli dimentica che si può delegare l’autorità, ma non la responsabilità. Che rimane sempre in capo a lui anche quando impegnato nei suoi numerosissimi viaggi all’estero e a prescindere dalla sua ignoranza in materia.

Se l’operazione “Mare Sicuro” non dovesse raggiungere gli scopi immaginati dalla politica la colpa, infatti, ricadrebbe interamente sul generale Vecciarelli: si troverà a rispondere davanti al magistrato per ogni incidente in mare, ritardi d’intervento, accuse di facilitazione dell’immigrazione clandestina o per respingimento di persone in fuga dai campi di concentramento libici, per morti in mare per mancati SAR (le operazioni di ricerca e soccorso) e le altre miriadi di problemi connessi all’esercizio del comando operativo di una flotta in mare. Per non parlare della responsabilità di supporto logistico e operativo alle navi.

Sin dal suo avvio, nel 2015, il comando operativo di Mare Sicuro non a caso è sempre stato assegnato al Capo di Stato Maggiore della Marina senza inventare catene di comando scombiccherate, nonostante i maldestri tentativi dell’Alpino Graziano Badoglio, naufragati davanti alle argomentazioni della Marina Militare e alla forza del buon senso comune.

Cosa è successo adesso per giustificare questa improvvida decisione presa nottetempo?

Stando alle indiscrezioni, il motivo di questa operazione avrebbe svariate origini: una risiederebbe nelle resistenze dell’Ammiraglio Cavo Dragone alle mire dell’Aeronautica di assorbire la componente imbarcata degli F35 – sistema d’arma primario della portaerei Cavour. I maligni sostengono anche che Vecciarelli voglia mettersi in luce con il ministro Salvini visto il tema dell’anti-immigrazione e, già che c’è, far perdere prestigio all’ammiraglio Cavo Dragone, appena nominato Capo di Stato Maggiore della Marina, facendolo apparire debole davanti alla sua Forza Armata.

Comunque stiano le cose, una domanda necessita urgente risposta: ma Vecciarelli, prima di prendere una decisione così dirompente, si è consultato con la Ministra Trenta?

FONTE: Sassate Logo Testata 500

130 anni di storia per i Sommergibili della Marina

Uno spirito ancora vivo e che anima gli equipaggi dei battelli dopo piu di un secolo di storia al servizio del Paese

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16 ottobre 2020 Giovanni Peruzzini
80 anni fa, il 16 ottobre del 1940, la MOVM C.C. Salvatore Todaro e l’equipaggio del Regio Sommergibile Cappellini si resero protagonisti di una vicenda straordinaria i cui confini superano il quadro delle vicende belliche. Marinai fuori dal comune, vittoriosi tra le insidiose acque dell’Oceano Atlantico ma dotati di una rara umanità che li spinse ad affrontare situazioni di grande pericolo per portare in salvo i naufraghi del piroscafo armato Kabalo, fiero avversario fino a pochi istanti prima dell'affondamento. Una decisione non facile e rischiosa da portare a compimento, ma che rispecchia in maniera indelebile l’essenza del sommergibilista e del marinaio italiano. Uno spirito ancora vivo e che anima gli equipaggi dei battelli dopo 130 di storia al servizio del Paese. Quest’anno ricorre infatti l’anniversario della fondazione della Componente Sommergibili, coincidente con l'impostazione nel 1890 del Regio Sommergibile Delfino, prima Unità Subacquea Italiana e tra le prime al mondo in assoluto. Il progetto rappresentò l’inizio di un epopea tecnologica ed operativa che ha attraversato, con quasi 200 sommergibili, due Guerra Mondiali e la Guerra Fredda. Il sig. Capo di Stato Maggiore ha reso lustro alla celebrazione odierna rivolgendo un pensiero riconoscente agli Equipaggi, al personale di terra, militare e civile, agli uomini e le donne della Componente che sono impegnati quotidianamente, 365 giorni all’anno, nel garantire la tutela sul mare degli interessi vitali del Paese e la sicurezza degli spazi marittimi. Uomini e donne con la loro dedizione, senza risparmi di energia, in maniera continua e in perfetta condivisione di intenti, si adoperano per il conseguimento degli obiettivi comuni e per il bene della Nazione.

La componente sommergibili nazionale è una compagine saldamente ancorata alle proprie tradizioni e alla gloriosa storia, ma, al contempo, impegnata nello sviluppo dei nuovi sottomarini U212 NFS che saranno unità all’avanguardia, tecnologicamente allo stato dell’arte e quindi costantemente proiettata al futuro.

FONTE: Logo Marinamilitare

150 anni e non sentirli

Nel 2019, sia il Faro di Capo S. Vito (Ta) che l’Arsenale di La Spezia hanno compiuto 150 anni.

A ricordarcelo due riviste edite dalla Marina Militare, e in particolare:

La Rivista Marittima del mese di Luglio/Agosto 2019

contiene un corposo allegato di 180 pagine, tutto dedicato all’Arsenale di La Spezia ed alla ricorrenza della sua progettazione e costruzione,con dovizia di particolari e tante foto d'epoca oltre naturalmente alle immagini dei progetti originali.

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Il Notiziario della Marina, nel numero di Ottobre 2019

contiene un bellissimo articolo relativo al “compleanno” dello splendido Faro di Capo San Vito, luce guida del golfo di Taranto.

Faro Sanvito20191126
Credo valga la pena andare a leggere i contenuti appena accennati. Credetemi sono veramente coinvolgenti e sicuramente indicati per coloro che si interessano di storia della Marina.

FONTE: Archivio del sottoscritto

 

A Mariscuola Taranto si laureano 161 Marescialli

Una tappa fondamentale nel percorso formativo dei Marescialli di Marina

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3 agosto 2020 Paolo Pucci

Giovedì 30 luglio 2020, nella storica Piazza d’Armi della Scuola Sottufficiali di Taranto, il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, Prof. Stefano Bronzinisi ha proclamato le lauree in Scienze e Gestione delle Attività Marittime e in Informatica e Comunicazione Digitale per 161 sottufficiali della Marina Militare.

Il titolo accademico è stato conferito, con la presenza del Comandante delle Scuole della Marina Militare, Ammiraglio di Squadra Enrico Credendino, a 27 marescialli appartenenti al 20° Corso Normale, a 134 marescialli del 17° Corso Complementare e a una studentessa civile.

Il corso di laurea triennale in Scienze e Gestione delle Attività Marittime, della classe di laurea di “Scienze e Tecnologie della Navigazione”, si svolge presso l’istituto di formazione militare, ed è frequentato dai marescialli del corso normale totalmente in modalità residenziale, quest’anno fino all’insorgere dell’emergenza sanitaria, mentre i marescialli del corso complementare, per proprio iter di formazione, seguono le lezioni universitarie “in presenza” i primi tre semestri, proseguendo quindi la formazione a distanza. Al corso di laurea in Scienze e Gestione delle Attività Marittime sono iscritti anche studenti civili, che frequentano le lezioni presso la Scuola Sottufficiali.

Il corso triennale in Informatica e Comunicazione Digitale si svolge invece “in presenza” presso la sede del Dipartimento di Informatica di Taranto e vi partecipano i frequentatori dei corsi normali marescialli appartenenti alla specialità Tecnici dei Sistemi di Combattimento/Operatori Elaborazione Automatica Dati (TSC/Ead). Anche questo corso, con l’insorgere dell’emergenza sanitaria, si è concluso a distanza.

La Scuola Sottufficiali della Marina Militare di Taranto ha reagito alla sfida imposta dall’emergenza sanitaria affrontando il nuovo scenario che ha interessato la formazione militare sfruttando la propria piattaforma per la didattica a distanza Dione, erogando, in modalità e-learning, i corsi a favore degli allievi e frequentatori militari e civili, in piena sinergia con l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro per l’erogazione a distanza anche delle discipline universitarie.

 

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FONTE: Logo DifesaMarina

A testa alta, con il sostegno di tutto il personale delle Forze Armate

L'ex capo di stato maggiore della Marina militare Giuseppe De Giorgi assolto da ogni accusa di danno erariale.

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11-01-2019 - La sezione giurisdizionale per il Lazio della Corte di conti ha assolto l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, già capo di Stato maggiore della Marina Militare, dall’accusa di danno erariale che lo raggiunse nel 2016, per le modifiche costruttive da lui richieste sulle fregate multimissione (Fremm) commissionate a Fincantieri. Secondo il giudice contabile, gli interventi disposti da De Giorgi furono connotati “da una oggettiva utilità”... , tanto che sono stati poi replicati su tutte le successive navi della stessa fornitura.
Giuseppe De Giorgi esce a testa alta dall'inchiesta della Corte dei Conti, che lo ha assolto dall'accusa di danno erariale: Come ha trascorso questi due anni, in attesa della sentenza e con quale spirito ha affrontato le accuse?
"Con animo sereno, perché ero consapevole di aver agito correttamente. Ma non posso nascondere che è stato un periodo difficile per le sofferenze morali che la mia Famiglia e le persone a me vicine hanno subito in questi anni. Per fortuna, la mia famiglia mi è stata di grande sostegno e il nostro legame è oggi se possibile ancora più forte. Ma è’ stato anche importantissimo il supporto e la vicinanza del personale della Marina Militare. Con molti di loro avevo condiviso periodi d’imbarco, anche in missioni all’estero, con altri l’attività di volo. Molti li ho conosciuti da marinai e ora sono Marescialli con i capelli bianchi. Siamo legati da sentimenti di affetto e di stima che nella difficoltà sono stati determinanti. E’ stata una vicinanza fondamentale, perché il giudizio che conta di più per me è quello del personale della Marina. Lo dico senza retorica".
E quali furono le “modifiche costruttive” che hanno scatenato l'ira dei suoi detrattori?
"Quando avevo visitato, da Capo di Stato Maggiore, il Bergamini durante alcune prove in mare, sono stato avvicinato da vari rappresentanti dell’equipaggio che si sono lamentati con me, per segnalare il malcontento legato a soluzioni logistiche negli spazi comuni, giudicate inadeguate e peggiori rispetto alle altre navi della Marina.
In effetti mancavano spazi di riposo e socialità dedicati al personale di grado più basso, così come risultavano fortemente penalizzati i sottufficiali. Mancavano i tradizionali “bar” marinai, Sottufficiali e ufficiali, sostituiti da macchinette automatiche. Era stato realizzato un solo punto di distribuzione dei pasti con tempi d’attesa dell’equipaggio nell’unica fila incompatibili con i tempi della routine di bordo. Ad aggravare la situazione era il fatto che gli spazi e il supporto logistico al personale e al comando di bordo non fosse stato aggiornato all’aumento della consistenza dell’equipaggio dai 90/120 uomini ipotizzati dieci prima ai 200 previsti con nave operativa. Ho chiesto quindi al mio Stato Maggiore di studiare delle soluzioni migliorative che si sono concretizzate nella:
Realizzazione di 4 punti di distribuzione contemporanea dei pasti per contenere i tempi di attesa;
Creazione di 3 “bar” per Marinai, Sottufficiali e Ufficiali (a similitudine di tutte le altre navi) al posto delle macchinette;
Aumento dell’area del quadrato ufficiali per tenere conto del loro incremento numerico;
Realizzazione di una mensa dedicata per i sottufficiali e riorganizzazione del loro quadrato sulla falsariga di quello degli ufficiali e di una sala più piccola per i graduati di Truppa più anziani;
Cambio di allestimento della mensa equipaggio in modo da ricavare uno spazio dedicato al riposo, alla lettura, alla socialità etc., a similitudine di quanto previsto per i Sottufficiali e gli Ufficiali;
Eliminazione della Cabina dedicata all’ammiraglio per realizzare adiacente alla cabina del comandante una “sala consiglio”, utilizzabile per la pianificazione dello staff imbarcato e, quando necessario, come mensa aggiuntiva a quella ufficiali, nei casi in cui fosse imbarcato un ammiraglio in comando tattico (che avrebbe alloggiato nella cabine del comandante, il quale, a sua volta, si sarebbe trasferito nalla cabina di navigazione);
Ricavo di una piccola cabina di navigazione, con accesso diretto alla plancia di comando, a disposizione del Comandante per garantire una sua maggior presenza e tempestività di intervento in navigazione in caso di emergenza o brutto tempo
".

Secondo Lei, quali reconditi motivi possono aver scatenato tale “guerra” nei suoi confronti?
"Mi dovrei chiedere a chi giovava la diffusione di dossier anonimi in quel particolare momento. Ma francamente non ho più voglia. Ciò che conta è che la Magistratura abbia ristabilito la verità".
Ha avuto segnali di supporto da parte delle altre Forze Armate?
"Ho sempre sentito vicinanza e sostegno da parte di tutto il personale delle Forze Armate".
Lei ha sempe avuto l'incondizionata stima del suo personale (ricordo l'urlo di sostegno al cambio di comando!), responsabilità e grande impegno “essere capo” della Marina Militare; vuole, dopo questo tempo trascorso in tensione e sofferenza, darci qualche testimonianza del lavoro svolto insieme ai suoi marinai?
L’elenco sarebbe davvero troppo lungo. Cito solo alcuni risultati che abbiamo conseguito insieme:
la cosiddetta “legge Navale che prevede la costruzione di 10 nuove unità polivalenti di concezione, in molti versi rivoluzionarie, che sono state imitate da varie marine, una grande unità anfibia, una nave ausiliaria di squadra che verrà acquisita anche dai Francesi e mezzi speciali per gli incursori;
la definizione di un programma navale decennale a completamento della legge navale del 2014 da completarsi con integrazioni annuali di fondi;
la riorganizzazione della Marina per linee di prodotto per ridurre la burocrazia ministeriale responsabilizzando e abilitando i comandanti operativi con la pienezza degli strumenti gestionali necessari;
l’adeguamento del sistema formativo degli ufficiali a standard più moderni contenendo la durata della prima formazione alternando periodi a bordo o ai reparti con periodi di alta formazione e di specializzazione;
la rinascita di molte basi navali cadute nell’abbandono per evitare di concentrare tutte le navi in pochi porti riducendo la vulnerabilità in caso di minaccia terroristica o di catastrofi naturali e per poter intervenire più tempestivamente riducendo i tempi di transito etc.;
nella consegna di almeno 400 alloggi ristrutturati alle famiglie del personale;
al rilancio della componente anfibia della Marina;
e potrei continuare perché di strada insieme ne abbiamo fatta molta
".

Con l'inchiesta “Tempa Rossa” ci son stati anche articoli infamanti da parte di alcuni quotidiani, che pubblicarono un dossier anonimo che Le attribuiva comportamenti scorretti; che intende fare a tale proposito?
"Per i casi più gravi mi sono affidato alla Magistratura”.
Come vede il futuro della Marina Militare?
Questo è il secolo marittimo. E’ quindi più che mai il momento della Marina. Per cogliere le opportunità che si profilano nell’interesse della Nazione occorre però sguardo rivolto al futuro e coraggio decisionale. Disperdere energie per riportare le lancette dell’organizzazione della Marina indietro di anni azzerando il processo di innovazione o rinunciare a prestazioni avanzate dei nuovi mezzi in costruzione per mera resistenza al cambiamento, sarebbe un errore imperdonabile che vanificherebbe anche gli sforzi dei tantissimi ufficiali, sottufficiali e marinai che si sono battuti proprio per il rinnovamento della Marina Militare".

Fonte: logo Cybernaua

Alla Spezia il polo INPS per la Marina Militare

Operativo dal 1° Ottobre dopo la firma sul protocollo tra il presidente Tridico e l'ammiraglio Cavo Dragone. Posizione assicurativa, prestazioni pensionistiche, posizioni previdenziali e gestione creditizia dei prestiti: tutto accentrato qui.

INPS Marina

La Spezia - Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico e il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per la costituzione del "Polo nazionale della Marina Militare" nel corso di una cerimonia tenutasi questa mattina presso la Sala dei Marmi di Palazzo Marina. L’istituzione del Polo sancisce l’avvio di un rapporto di collaborazione che ha lo scopo di migliorare i servizi offerti dall’Istituto al personale militare della Marina.
Il "Polo nazionale Marina Militare" sarà operativo dal 1° ottobre 2020 presso la Direzione provinciale Inps della Spezia e accentrerà tutti gli adempimenti amministrativi di competenza dell’Inps in materia di gestione della posizione assicurativa, prestazioni pensionistiche, posizioni previdenziali e gestione creditizia dei piccoli prestiti e dei prestiti pluriennali relativi al personale della Marina Militare dell’intero territorio nazionale, consolidando così una già rodata collaborazione tra le due istituzioni.

La Marina Militare, al fine di uniformare le procedure interne e le tempistiche di erogazione del trattamento pensionistico a favore del proprio personale, ha provveduto già da tempo a centralizzare la gestione delle relative pratiche presso il Reparto Trattamento Pensionistico della Marina Militare, operante alle dipendenze della Direzione di Intendenza di Roma.
L’assunzione delle competenze del Polo riguarderà gli assicurati che, alla data del 1° ottobre 2020, non risulteranno aver presentato all’Inps domanda di prestazioni pensionistiche, ovvero transiteranno dalla posizione di ausiliaria a quella di riserva, o ai fini del trattamento di fine servizio cessino dal servizio o presentino domanda di riscatto ai fini TFS o di prestazioni creditizie dalla predetta data.
L’iniziativa, grazie all’impegno di una progressiva sistemazione dei cassetti contributivi relativi alla platea interessata, favorirà lo snellimento delle procedure e delle istruttorie per la definizione delle prestazioni richieste dagli utenti, con conseguenti risparmi dei costi di gestione delle Amministrazioni coinvolte.

FONTE: Logo Cittadellaspezia

Amerigo Vespucci, la nave scuola più bella del mondo alla Barcolana

Rimarrà a Trieste fino al 15 Ottobre. Il veliero simbolo della Marina militare italiana affiancherà lo stand informativo della Marina

di Silvia Morosi

Vespucci Barcolana

La nave scuola più bella del mondo, l’Amerigo Vespucci, è arrivata a Trieste il 7 Ottobre in occasione dei 50 anni della Barcolana. Avere l’imbarcazione in città è «senza dubbio il più grande regalo che la Società Velica di Barcola e Grignano potesse ricevere in occasione del Cinquantenario», ha detto Mitja Gialuz, presidente della Società Velica Barcola Grignano. Ormeggiata al Molo Bersaglieri, arrivata da Napoli dove in soli tre giorni è stata visitata da 22 mila persone, resterà a Trieste fino a domenica 15 Ottobre, giorno della regata, e sarà visitabile dal pubblico. Dunque olio di gomito per i marinai, impegnati a pulire e lucidare in modo ancor più approfondito per non smentire la fama della nave, che naviga al motto di «Non chi comincia ma quel che persevera» e con un principio ben saldo: «Tutti noi marinai siamo molto sensibili alla solidarietà verso gli altri e a chi è in difficoltà», come ha sottolineato il comandante della Vespucci, C.v. Stefano Costantino.

Vespucci barcolana1

L’Unità più anziana in servizio nella Marina Militare, costruita e allestita presso il Regio Cantiere Navale di Castellamare di Stabia, è stata varata il 22 febbraio 1931 da Elena Cerio. Consegnata alla Regia Marina il 26 maggio 1931, entrò in servizio come Nave Scuola il successivo 6 giugno, aggiungendosi alla gemella Cristoforo Colombo — di tre anni più anziana.

FONTE: Logo Corrieredellasera

Ammiraglio Cavo Dragone – Audizione Parlamentare delle Linee Programmatiche Della Marina Militare Italiana

Ammiraglio Cavo Dragone – Audizione Parlamentare delle Linee programmatiche della Marina Militare Italiana

Amm Cavo Dragone

A poche settimane dalla mia nomina a Capo di Stato Maggiore della Marina, sono davvero lieto dell’opportunità che mi viene data di presentare le linee programmatiche della Marina Militare e di portare a Voi il più cordiale saluto delle donne e degli uomini militari e civili – che sono onorato di avere sotto il mio Comando – impegnati quotidianamente per la libertà e la sicurezza del Paese, nonché del personale delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera.

In occasione dei nostri incontri durante la mia precedente esperienza al Comando Operativo di Vertice Interforze, ho personalmente sperimentato come il confronto con Voi costituisca non solo un passaggio istituzionale fondamentale, ma anche un’occasione di arricchimento di straordinaria importanza ed irrinunciabile per chi come me si accinge a responsabilità di Comando essenziali per i cittadini italiani e il nostro Paese.

Il Presidente della Repubblica, in occasione della Giornata della Marina Militare del 10 giugno scorso, ha ricordato come la Marina costituisca “con i suoi mezzi tecnologicamente avanzati, i suoi uomini e le sue donne, uno degli assetti di eccellenza e il mare rappresenti sempre più una dimensione strategica e, per il nostro Paese in particolare, posto al centro del Mediterraneo, una risorsa imprescindibile”.

Viviamo infatti una fase storica di forte accentuazione della dimensione strategica del mare. Attori globali (Stati Uniti, Cina e Russia) e regionali (Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico, Iran, Egitto e Turchia) sono oggi impegnati in una corsa ad acquisire il controllo delle SLoCs (Sea Lines of Communications), indispensabile per la proiezione delle forze militari e degli interessi economici, nonché per la deterrenza nei confronti di fenomeni di instabilità, quali pirateria, traffici illeciti, movimenti jihadisti e terrorismo.

Nel mondo l’80% circa delle merci si muove su nave. Anche il commercio di prodotti energetici non è da meno: ben oltre il 50% del greggio viaggia attraverso rotte marittime, transitando giornalmente da stretti e canali, che divengono elementi critici essenziali, a causa delle possibili ripercussioni che il loro blocco, anche temporaneo, avrebbe sul mercato energetico e sull’economia globale.

Al centro del dibattitto europeo e internazionale vi è la creazione di una governance del mare, una regìa istituzionale che si occupi degli affari marittimi e garantisca una migliore gestione del dominio marittimo. Francia, Spagna, Portogallo e Grecia hanno già intrapreso questa strada, dotandosi di strutture dedicate per le questioni marittime. In Italia è aperto dibattitto sulla creazione di un’Autorità nazionale o di un Segretario Generale competente per il mare. Al riguardo, la Marina Militare è pronta a offrire l’esperienza maturata anche con la creazione del “Dispositivo Interministeriale Integrato di Sorveglianza Marittima” (c.d. DIISM) presso la Centrale Operativa della Marina, sistema di compilazione e condivisione di tutto ciò che accade sul mare.

Per l’Italia, la dimensione strategica del mare assume dunque una valenza del tutto particolare.

Questa “corsa” degli Attori internazionali a garantirsi posizioni “chiave” si sviluppa proprio in un’area per noi di primario interesse, il cosiddetto “Mediterraneo allargato” che, oltre al tradizionale “Mare nostrum” comprende il Mar Rosso, il Mar Arabico e il Golfo di Guinea in quanto accessi fondamentali al bacino mediterraneo e arterie essenziali del commercio internazionale tra l’Europa e l’Asia.

Il nostro Paese scambia l’80% delle merci via mare (232,5 mil. t.); ha l’11a flotta mercantile del mondo e la 3a flotta peschereccia europea (con oltre 12.700 battelli e 60.000 addetti che operano nel settore); è interessato da flussi illegali, dalla sempre incombente minaccia terroristica, nonché da una forte pressione migratoria proveniente dal Nord Africa che, tuttavia, costituisce soltanto un effetto immediato del più cogente problema dello squilibrio demografico Nord – Sud, che dovremo governare nel futuro.

L’Italia non può dunque esimersi dal giocare un ruolo importante sul mare per agire a tutela del libero movimento delle merci e dei suoi legittimi interessi strategici; aspetti fondamentali per la sicurezza e l’economia del Paese.

In questo scenario, la Marina Militare è certamente un “assetto di eccellenza” ed irrinunciabile per affrontare le sfide alla pace e alla sicurezza.

Nel Mediterraneo, la Marina opera mediante il dispositivo ‘Mare Sicuro’, che fornisce anche raccolta informativa, attività di deterrenza e di contrasto alle organizzazioni criminali dedite ai traffici illeciti, tra cui la tratta di esseri umani. La “Vigilanza Pesca” è un’altra area di intervento che tocca un settore sensibile della nostra economia. Il dispositivo della Marina Militare, in pieno coordinamento con l’impegno complessivo della Difesa, è gestito dalla centrale operativa – CINCNAV – che è il cuore dell’intero sistema navale italiano e l’occhio dell’Italia nel Mediterraneo.

Nel Corno d’Africa, la Marina Militare è parte integrante dell’European Naval Force Somalia – Operazione Atalanta (Autorizzata con la Risoluzione delle Nazioni Unite 1814 del 2008), che ha il compito di contrastare gli atti di pirateria o di rapina armata nell’Area di Operazioni.

La Libia, la Tunisia, la Somalia, Gibuti sono altrettanti teatri di operazioni bilaterali e multilaterali, sotto l’egida dell’Unione Europea, della NATO e della Nazioni Unite, dove la Marina offre un contributo importante e qualificato. Nell’ambito dell’operazione “Mare Sicuro” (ex “Nauras”), una nave militare italiana staziona in maniera permanente nel porto di Tripoli per dare assistenza alla Guardia costiera libica e favorire la formazione del personale locale.

Come sappiamo, la minaccia è in uno stato di continua evoluzione. Solo per citare le manifestazioni più recenti. L’ISIS è risorto in Libia a testimonianza della resilienza di un fenomeno terroristico che si trasforma e adatta, e che non può certamente considerarsi estinto. Lo stretto di Hormuz è un focolaio di tensioni dagli sviluppi imprevedibili e per il quale si sta ventilando l’ipotesi di un pattugliamento navale internazionale per assicurare la libertà di navigazione. Il contrasto turco-cipriota si è riacceso sullo sfruttamento delle risorse marine e sullo sfondo sono latenti analoghi confronti fra Libano e Israele, Kenya e Somalia. Nel Mediterraneo, i flussi illegali coinvolgono senza soluzione di continuità traffici di persone, armi, greggio e attività terroristiche. La minaccia viene principalmente dal mare e lì dobbiamo essere pronti.

La Marina Militare ha l’obbligo di operare, con efficacia e rapidità, laddove sarà necessario e ci verrà richiesto.

La visione strategica che Vi offro è dunque quella di una Marina Militare orientata a sostenere l’impegno nazionale e internazionale per fronteggiare le sfide alla pace e alla sicurezza. Nella prospettiva di offrire un valore aggiunto sempre maggiore anche nell’azione di contrasto ai flussi illegali nel Mediterraneo e nelle aree strategiche internazionali, la Marina Militare sarà chiamata a sostenere ancor di più la dimensione interforze della Difesa e ad accrescere l’integrazione nel dispositivo nazionale e i livelli di interoperabilità con le forze navali dei Paesi amici ed alleati. La cooperazione nella dimensione navale ha potenzialità davvero importanti e non ancora pienamente espresse. E’ una direzione che richiede un approccio aperto e flessibile all’integrazione e che, se adottato con determinazione, darà risultati importanti sul piano delle prospettive operative, senza necessariamente ricorrere a risorse aggiuntive. In tale contesto, intensificheremo i contatti e la cooperazioni a livello istituzionale nazionale ed internazionale.

La Marina Militare dispone già oggi di una rete di contatti importante: rapporti di cooperazione e di collaborazione con 45 Nazioni e partecipa al network di scambio informativo sul traffico marittimo che unisce 36 Marine di tutto il mondo (il c.d. Virtual Regional Maritime Traffic Centre – Trans Regional Maritime Network (V-RMTC – T-RMN) per accrescere la consapevolezza di ciò che accade sul mare e incrementare conseguentemente la sicurezza marittima.

Tale impianto andrà ulteriormente ampliato ed approfondito.

Sono profondamente convinto dell’importanza di valorizzare un aspetto identitario della Marina Militare: la sua vicinanza ai cittadini e alla collettività. Volendo citare di nuovo il Presidente della Repubblica, i marinai sono un “patrimonio prezioso di persone impegnate a tutelare libertà e sicurezza, presenti nel momento del bisogno, anche a supporto della popolazione civile’.

La Marina svolge attività di supporto a seguito di situazioni di straordinaria necessità e urgenza, come eventi sismici, atmosferici di particolare gravità o antropici come, spesso, gli incendi boschivi. In tale ambito, la Centrale Operativa del Comando in Capo della Squadra Navale assicura, quando richiesto, anche l’attivazione e l’esecuzione dei piani di emergenza per l’evacuazione della popolazione da zone pericolose.

Grande attenzione prestiamo anche agli aspetti sociali: svolgiamo attività a bordo di imbarcazioni a vela a favore di persone affette da disabilità o che vivono condizioni di disagio psichico e emotivo; collaboriamo con ONLUS per interventi clinici a favore di bambini e adolescenti affetti da gravi malformazioni. Nelle mie precedenti esperienze di Comando, ho maturato la profonda convinzione che lo scambio di esperienze con Associazioni, quali HSA (Handicapped Scuba Association), AIPD (Associazione Italiana Persone Down), Volare senz’ali e Autismo di Livorno, e la vicinanza con persone e bambini, la cui vita è molto più difficile della nostra, sia non solo un impegno etico doveroso, ma una straordinaria fonte di arricchimento reciproco.

E’ dunque un settore che intendo approfondire e sviluppare.

L’obiettivo è anche di contribuire a far crescere sempre di più la fiducia verso le Forze Armate, già triplicata nell’ultimo biennio (Rapporto Eurispes). L’opinione pubblica deve percepire e conoscere da vicino le donne e gli uomini della nostra Marina Militare, che sono impegnati nelle missioni di pace all’estero, nel contrasto al terrorismo e nelle attività di protezione nazionale, con grande professionalità e spirito di sacrificio. Sono storie positive; sono interpreti di valori autentici; sono modelli di riferimento per i nostri giovani, i nostri ragazzi. La Marina Militare dovrà essere sempre più aperta alla società civile e molto vicina ai giovani, che sono il futuro e la nostra prima responsabilità.

La Marina Militare, quale elemento integrante del Sistema Paese, è strumento di diplomazia marittima e dovrà essere sempre più strumento della diplomazia economica. Le campagne navali e la nostra nave scuola, l’Amerigo Vespucci, sono un efficace strumento di penetrazione all’estero, perché riflettono e valorizzano l’imprenditoria, la cultura, le eccellenze industriali e tecnologiche del nostro Paese. La crescita della nostra presenza nei mercati internazionali attiva il volano virtuoso per l’intero cluster tecnologico nazionale – l’industria della Difesa, i Centri di ricerca universitari, il Ministero della Difesa e le altre Amministrazioni interessate – che concorrono al posizionamento dell’Italia nei mercati terzi di interesse strategico.

La Marina Militare sarà proattiva nel promuovere l’industria della difesa, la ricerca e l’innovazione tecnologica anche in una chiave di rinnovata attenzione a sfide di grande attualità, quali lo sviluppo digitale per la sicurezza dello spazio cibernetico e il concreto impiego “dual use” delle tecnologie e dei mezzi a favore della collettività nazionale.

La tutela dell’Ambiente marino costituisce una priorità da tutti condivisa. La Marina non mancherà di ampliare il suo contributo. Approfondiremo le attività di monitoraggio dei parametri ambientali marini, di supporto alla strategia ambientale marittima, ricorrendo anche a nostri Enti Tecnici specialistici, quali l’Istituto Idrografico Militare e il Centro di Supporto e Sperimentazione Navale.

La linea di pensiero che ci ispira è quella di una “flotta verde”, di cui è parte integrante l’utilizzo di tecnologie per un impiego dello strumento marittimo sicuro, pulito e sostenibile. In questa cornice si inseriscono scelte ispirate alla “sostenibilità ambientale”, quali combustibili alternativi, misure “Energy Saving”, tecnologie di “eco-design” e “Ship Recycling”.

La volontà è di disporre di uno Strumento aeronavale bilanciato, equilibrato, in linea con i piani di sviluppo concordati in seno a NATO e UE, e adatto a impieghi duali.

Nel Mediterraneo e nell’area del Golfo Persico, senza voler volgere lo sguardo a quanto sta accadendo nel Pacifico, stiamo assistendo ad un diffuso rafforzamento dello strumento navale, come non accadeva da molto tempo. Francia, Spagna, Turchia, Algeria, Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi hanno programmato e effettuato importanti investimenti nell’industria navale e subacquea della Difesa. La Legge Navale del 2014 mantiene l’Italia allineata, sul piano dello strumento militare, ad una tendenza ormai più che generalizzata nel cosiddetto “Mediterraneo allargato”.

Tuttavia, una Marina Militare all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte non può prescindere da alcune premesse che riguardano il suo funzionamento.

  • Il mantenimento del personale su livelli adeguati. L’obiettivo di giungere a 26.800 unità entro il 1 gennaio 2025 è stato fissato in una fase storica diversa da quella attuale e, oggi, non appare realistico alla luce delle attuali esigenze della Marina e degli impegni in materia di sicurezza e di stabilizzazione che l’Italia è chiamata a sostenere.

Un dato comparato: la Turchia impiega 44.000 marinai; il Regno Unito conta 39000 effettivi; la Francia prevede 35000 unità; la marina spagnola imbarca circa 26000 marinai con un teatro d’azione e esigenze operative molto più limitati dei nostri.

Nonostante l’ampio spettro di attività geografica e strategica, la Marina Militare italiana sarebbe la più piccola in termini relativi, pari al 17 % del totale delle Forze Armate.

  • La realtà operativa: missioni di pace, interventi di coalizione o di pattugliamento internazionale, azioni di contrasto ai flussi illegali, attività di formazione delle marinerie dei paesi amici, alimentazione dell’impegno interforze della Difesa e impegno nelle emergenze nazionali è uno spettro non esaustivo del raggio di intervento della Marina.
  • La piena disponibilità della Capacità della Portaerei, da equipaggiare con i 15 F-35B previsti per la Marina Militare. Si tratta di una realtà operativa comune a gran parte dei Paesi alleati ed è quindi una componente fondamentale per assicurare l’integrazione e l’interoperabilità dello strumento navale nelle dinamiche atlantiche, nonché la difesa della flotta navale. Gli F-35B sono un elemento indispensabile per il conseguimento della capacità operativa della Portaerei, che rappresenta una base operativa avanzata, disponibile sempre ed ovunque, un “aeroporto in mare aperto” dal quale proiettare capacità della Difesa ovunque sia necessario. Ma essa è anche un centro di Comando flessibile ed efficace per intervenire con rapidità in caso di crisi internazionali e calamità. L’integrazione e l’interoperabilità nella cornice nazionale e con le marine dei Paesi amici ed alleati richiede la piena disponibilità di tali mezzi e l’autonoma capacità di gestirli. E’ dunque un tassello operativo irrinunciabile perché qualifica il rango di una Marina e più in generale di una Difesa sul piano internazionale. Al riguardo mi sento di condividere con voi la mia soddisfazione per il recente avvio di questa importante attività, la capacità Portaerei, con il prosieguo, in linea con le tempistiche, dei lavori di ricondizionamento del Cavour all’imbarco del F-35B e l’inizio dell’addestramento/ricondizionamento del primo nucleo di piloti e tecnici provenienti dalla linea STOVL AV8B.
  • La “sostenibilità”: occorre anche assicurare la possibilità di un turn over “sostenibile” del personale, che già oggi affronta periodi di mare più lunghi del previsto, lontano dalle famiglie, e con un trattamento economico non rispondente al sacrificio richiesto. La necessità che il servizio della Patria richieda e giustifichi “sacrifici” connaturati allo stato giuridico di militare (trasferimenti ripetuti, disponibilità immediata) non è certamente in discussione; ma non possiamo giungere ad una compressione dei diritti soggettivi e ignorare che ciò rischia di indebolire la coesione morale della compagine militare.

Alla luce di tali considerazioni, una riflessione è necessaria ed urgente. Le stime di circa 30.000 militari, rappresentate dal mio predecessore in quest’Aula, sono coerenti con il quadro descritto e da me pienamente condivise.

  • Il personale civile: rappresenta un asset fondamentale per la Marina nonché un patrimonio di competenze e professionalità che risulta indispensabile non solo per la manutenzione navale presso i tre Arsenali, ma anche per le attività di studio, sperimentazione, ricerca applicata e produzione cartografica svolte presso i Centri tecnici e l’Istituto Idrografico della Marina. Le attuali 9000 unità, già oggi insufficienti, sono destinate a ridursi ulteriormente nella prospettiva di una contrazione dell’organico a 20.000 unità per tutta la Difesa.
  • le risorse finanziarie. E una sfida che va affrontata anche su un piano più ampio e costruttivo. La mia convinzione è che le prospettive finanziarie, tecnologiche e industriali offerte dall’Unione Europea, con strumenti quali la PESCO, l’EDA, l’EDF, offrono potenzialità importanti, che dobbiamo saper cogliere. Mi limito a menzionare gli esempi dell’European Patrol Corvette e del “HARbour & Maritime areas Surveillance and PROtection”. La chiave di volta è un approccio di sistema che coinvolga in maniera sinergica l’Industria, le articolazioni della Difesa, le Amministrazioni, la rete estera e, soprattutto, abbia il pieno supporto delle istituzioni.

Le risorse per l’infrastruttura di supporto e di manutenzione della Marina Militare costituiscono un aspetto cruciale. Il programma di ammodernamento delle basi navali, di recupero del parco alloggiativo per il personale in servizio lontano da casa, di riconversione tecnologica delle capacità industriali degli Arsenali Marittimi e dei poli tecnici della Marina Militare (“Piano Brin”), è attualmente finanziato in maniera insufficiente: a fronte di un’esigenza di 70 M€ annui sono disponibili solo 13 M€.

Siamo pienamente consapevoli delle gravose responsabilità e di quanto l’Italia e i nostri cittadini contino sulle donne e gli uomini della Marina Militare che, vi posso assicurare, non faranno mai mancare il loro impegno e la totale dedizione alla Patria.

Al termine di questo mio intervento, sarebbe un onore poterVi avere come ospiti al Regional Seapower Symposium ’19  fra le Marinerie del Mediterraneo e del Mar Nero (Venezia, 15 – 18 ottobre 2019), che riunisce i vertici di oltre 70 Marine (non solo amiche o alleate), nonché decine di Organizzazioni internazionali, rappresentanti pubblici e privati del cluster marittimo etc. I temi che verranno trattati quest’anno verteranno sull’evoluzione del concetto di potere marittimo, sulla validità e attualità delle “leggi del mare” in vigore e sulla riorganizzazione delle Marine in funzione delle nuove sfide e minacce.

Dal mio canto desidero ringraziarVi per il sostegno e la vicinanza, che rappresenta una condizione fondamentale per mantenere la rotta e raggiungere i risultati che il Paese si attende.

Vorrei infine concludere con un’espressione del Capo dello Stato, a me molto cara: “la Marina testimone, contemporaneamente della cultura italiana e dei valori della Costituzione.

E’ un sentimento che noi Comandanti della Marina sentiamo come nostro, che ci guida nelle scelte e che ci rende orgogliosi”.

Amm. Giuseppe Cavo Dragone, 30/07/2019

FONTE: Logo Degiorgi aviatore

Armi all’Egitto, da Roma arriva il via libera alla vendita di 2 fregate Fremm al regime di al-Sisi

L’affare parte di una commessa da 9 miliardi

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Due navi della Marina militare italiana, la “Schergat” e la “Bianchi”, cedute al Cairo: l'accordo riferito all'Ansa da fonti vicine al dossier. L'Egitto resta il principale acquirente di armi italiane, con un volume di affari da 871 milioni di euro solo nel 2019, nonostante nel Paese continuino le violazioni dei diritti umani e non ci sia collaborazione nella ricerca della verità sulla morte di Giulio Regeni. Leu - fanno sapere dal partito - si è espressa in maniera contraria.

L’Italia ha dato il via libera alla vendita di due fregate Fremm all’Egitto. Si tratta di due navi della Marina militare italiana, le ultime due delle dieci ordinate: la “Spartaco Schergat” e la “Emilio Bianchi”, per un valore stimato di circa 1,2 miliardi di euro. L’affare fa parte di una commessa ancora più ampia che, come riportato dal Fatto Quotidiano, dovrebbe comprendere anche altre 4 fregate, 20 pattugliatori d’altura di Fincantieri, 24 caccia Eurofighter Typhoon e 20 velivoli da addestramento M346 di Leonardo, più un satellite da osservazione, per un valore totale fra i 9 e gli 11 miliardi di euro. L’accordo tra Roma e Il Cairo sulle prime due fregate è stato riferito all’Ansa da fonti qualificate vicine al dossier e sarebbe arrivato in seguito alla telefonata tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il leader egiziano al-Sisi. Le stesse fonti riferiscono che la decisione sarebbe stata già condivisa con i vertici di Fincantieri, che era in trattativa con Il Cairo e attendeva appunto l’autorizzazione all’esportazione delle due navi. Leu – fanno sapere dal partito – si è espressa in maniera contraria alla vendita delle fregate. Nonostante il regime autoritario continui a non collaborare con i magistrati italiani nella ricerca della verità sull’uccisione del ricercatore universitario Giulio Regeni, l’Egitto resta il principale destinatario dell’export di armi italiano. Lo confermano i dati relativi al 2019: già da un anno il Cairo è il miglior cliente dell’industria bellica italiana con 871 milioni di euro. Segue il Turkmenistan, altro regime non democratico, con un giro di affari da 446 milioni solo lo scorso anno. Mentre in totale le consegne di armi all’estero fatturate nel 2019 arrivano a 2,9 miliardi di euro.

L’allarme in merito ai nuovi affari tra Roma e il Cairo era stato lanciato solo pochi giorni fa con la campagna ‘Banche Armate’ che chiede alle banche di non finanziare “le aziende che vendono armamenti ad al-Sisi”. Le tre riviste promotrici, Missione Oggi dei missionari Saveriani, Nigrizia dei missionari Comboniani e Mosaico di Pace del movimento Pax Christi, ponevano l’attenzione su quello che viene definito ‘il contratto del secolo’, “un contratto per forniture militari del valore complessivo di 9 miliardi di dollari, il maggiore mai rilasciato dall’Italia dal dopoguerra”.

Per di più destinato proprio all’Egitto, Paese che continua a mostrare, dalla presa del potere del presidente Abdel Fattah al-Sisi, sistematiche violazioni dei diritti umaniincarcerazioni arbitrarierepressione del dissenso e persecuzione degli oppositori politici. Per quanto riguarda i rapporti con l’Italia, Il Cairo non ha mai fornito risposte e un vero sostegno nella ricerca di verità per l’uccisione di Giulio Regeni e continua a trattenere in carcere, ormai da quasi 4 mesi e senza un regolare processo, lo studente egiziano dell’università di Bologna, Patrick George Zaki. L’esecutivo al-Sisi è anche tra i principali sostenitori del generale Khalifa Haftar che, in Libia, da anni compie attacchi contro il Governo di Accordo Nazionale di Fayez al-Sarraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite, violando sistematicamente la tregua armata. Infine, va tenuto anche conto che la legge 185 del 1990 vieta le esportazioni di armamenti verso i Paesi i cui governi sono responsabili di accertate “violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani”. Il nome di Regeni non appare nemmeno nel comunicato della presidenza egiziana con cui domenica è stata data notizia della telefonata tra Conte e al-Sisi. “Quale Paese venderebbe mai un intero arsenale militare ad un autocrate che permette l’assassinio di un suo cittadino?”, si chiede Giorgio Beretta sul sito dell’Osservatorio diritti.

FONTE: logo fattoquotidiano

Battaglia di mezzo agosto, 1942

Uno dei più importanti scontri fra le forze aeronavali italiane, britanniche e tedesche

Battaglia mezzo

Marco Sciarretta

La storia dell'operazione battezzata dai britannici Pedestal, in Italia passata alla storia come Battaglia di Mezzo Agosto, può essere brevemente sintetizzata come uno dei più violenti scontri aeronavali della storia, combattuto con estrema determinazione dai contendenti italiani, tedeschi e britannici, originato dalla necessità per gli Alleati di rifornire l'isola assediata di Malta

Nell'estate del 1942, la situazione della flotta Britannica era divenuta talmente critica che, nella necessità di pianificare un'operazione di rifornimento verso Malta, i mezzi disponibili consentivano di organizzare una solo grande convoglio, proveniente da occidente attraverso lo Stretto di Gibilterra. La decimata Mediterranean Fleet, dalle sue basi di Porto Said e di Haifa, nell'occasione venne coinvolta al solo fine di allestire un convoglio civetta, destinato nei limiti del possibile a distogliere dal Mediterraneo centrale almeno una parte delle forze italo-tedesche, per poi tornare al sicuro nelle proprie basi. Il convoglio proveniente da occidente era invece una ripetizione, su scala ancora maggiore, di quello allestito per la precedente operazione Harpoon, che a sua volta aveva dato origine all'insieme di scontri passati alla storia come Battaglia di Mezzo Giugno, una delle più complete e indiscusse vittorie italiane della Seconda guerra mondiale.

I britannici avevano assegnato all'operazione Pedestal ben tre portaerei, Victorious, Indomitable e Eagle, due Navi da battaglia, Nelson e Rodney, sette incrociatori ventiquattro cacciatorpediniere, il tutto per proteggere 14 navi mercantili. Erano inoltre in mare, in operazioni di supporto, due navi rifornitrici protette da 4 navi scorta, nonché la portaerei Furious, a sua volta scortata da 8 cacciatorpediniere. Si trattava in pratica dell'operazione più massiccia messa in campo dalle forze armate britanniche a quel punto della guerra, resa possibile, tra l'altro, solo dalla contemporanea sospensione dei convogli artici verso la Russia.

La Marina italiana aveva pianificato l'intervento, qualora si fossero verificate favorevoli opportunità, di due Divisioni di incrociatori. Proprio per limitare tali rischio, ed evitare di subire una seconda debacle, dopo quella inferta dagli italiani due mesi prima nelle acque di Pantelleria, la Royal Navy aveva a sua volta rinforzato la scorta di incrociatori assegnata alla protezione diretta del convoglio.

La prima parte dell'azione vide, l'11 agosto, l'affondamento della portaerei Eagle ad opera di un sommergibile tedesco, mentre andava perduto da parte italiana il sommergibile Dagabur.  Il 12 agosto le unità britanniche furono attaccate da un centinaio di velivoli italiani e tedeschi, provenienti dalla Sardegna e dalla Sicilia, che danneggiarono le altre due portaerei, di cui l'Indomitable gravemente. Un aerosilurante italiano affondava inoltre il cacciatorpediniere Foresight, a fronte della perdita del sommergibile Cobalto. Anche uno dei mercantili veniva colpito e successivamente affondato.

Per il convoglio, tuttavia, era solo l'inizio: era infatti previsto che le due corazzate della scorta “pesante", e con loro la metà dei cacciatorpediniere di scorta, invertissero la rotta prima di avvicinarsi alla strettoia del Banco Skerki, nel Canale di Sicilia. Tale rotta era pressoché obbligata, per sfuggire ai numerosi e micidiali sbarramenti di mine posati dalle forze navali italiane. Il resto della formazione, una volta addentrato in tale pericoloso passaggio, finiva nella trappola predisposta dalle forze subacquee italiane. Il Sommergibile Axum, con una spettacolare salva di siluri, colpiva contemporaneamente tre navi: l'incrociatore Nigeria, costretto per i gravi danni a rientrare a Gibilterra; l'incrociatore Cairo, affondato, e la petroliera statunitense Ohio, che riuscì nonostante tutto a proseguire. Altri due mercantili vengono nel frattempo affondati da velivoli da attacco, mentre il sommergibile italiano Alagi colpiva a sua volta l'incrociatore leggero Kenya.

Il peggio arrivò nel prosieguo della notte, quando l'agguato delle motosiluranti e dei Mas italiani si rivelò ancora più letale, affondando l'incrociatore Manchester, la più grande vittoria conseguita da motosiluranti a livello mondiale in quel conflitto (anche nella Prima guerra mondiale il primato è italiano, grazie alla celebre impresa di Luigi Rizzo). Venivano inoltre affondati ben quattro mercantili, oltre ad un quinto danneggiato.

Mancò purtroppo l'occasione di un definitivo intervento della squadra di incrociatori italiani, gli unici utilizzabili in quel momento a causa della cronica mancanza di combustibili, che limitava in maniera determinante le possibilità di intervento delle unità maggiori. L'azione degli incrociatori viene infatti sospesa a causa di una segnalazione della ricognizione aerea, che aveva erroneamente rilevato la presenza in quelle acque di una forza britannica superiore. Tale movimento causerà purtroppo il grave danneggiamento di due incrociatori, il Bolzano e l'Attendolo, silurati da un sommergibile inglese. In particolare il Bolzano, pur gravemente danneggiato e a rischio di affondamento, riesce a raggiungere l'isola di Panarea dove, con uno straordinario e rapidissimo intervento ad opera dei servizi tecnici della Marina, viene rimesso in condizioni di navigare e trasferito per le riparazioni nella base della Spezia.

La mattina del 13 agosto, ulteriori attacchi aerei italiani e tedeschi infliggono ulteriori danni. Riescono a raggiungere Malta, in ultimo, solo cinque mercantili dei quattordici originariamente partiti.

La battaglia di Mezzo Agosto è stata la più grande vittoria aeronavale dell'Asse durante la guerra nel Mediterraneo. Il contributo tedesco è stato sicuramente importante, ma la gran parte delle forze impegnate erano italiane, e furono queste a infliggere la maggior parte dei danni alla flotta avversaria. I mercantili che riuscirono a raggiungere Malta non furono certo sufficienti a risollevare le sorti dell'isola, ma permisero comunque alla fortezza assediata di sopravvivere.

Nel prosieguo del conflitto, l'ingresso delle forze statunitensi nel Mediterraneo cambiò irreversibilmente la direzione degli eventi, rendendo impossibile per l'Italia la prosecuzione della guerra fino a quel momento sostenuta, con alterne vicende, contro l'Impero britannico.

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FONTE: Logo Marinamilitare

 

Beirut per me

Un articolo a firma dell'Ammiraglio Giuseppe De Giorgi che ha tutta la mia approvazione. A voi le valutazioni...

(di Giuseppe De Giorgi)

10/08/20 

Beirut1Dall’oblò del mio camerino entrava il fresco del mattino e il profumo della macchia mediterranea. Una gioia per lo spirito oltre che per i polmoni, rispetto all’odore di gasolio che ci avvolgeva sempre e che non sentivamo quasi più. Chi è stato sulle navi a caldaie lo ricorda anche troppo bene. Era il tempo della guerra civile in Libano. L’Italia era intervenuta dopo il massacro di palestinesi dei campi di Sabra e Shatila (Settembre 1982) in coordinamento con USA e Francia. Eravamo stati tempestivi e giocavamo un ruolo importante. Gli italiani erano rispettati e benvoluti dalla gente.

A terra, alla testa del contingente italiano c’era il generale Angioni. La Marina aveva schierato il battaglione San Marco del comandante Sambo, al completo. In mare avevamo un incrociatore (Doria) due cacciatorpediniere lanciamissili e fregate classe Lupo. Le nostre navi proteggevano il contingente con le loro artiglierie e i missili antiaerei. Il gruppo navale italiano aveva anche 6 elicotteri armati, per il pattugliamento e il supporto supporto logistico a terra. Io ero il capo servizio volo del Doria (foto) e della divisione navale. Atterravo spesso nel porto, vicino a una postazione dei carabinieri del Tuscania. 100 uomini, comandati dal capitano Von Pauli. Frequenti anche le missioni alla base del San Marco a sud dell’aeroporto. 

Beirut2La missione più pericolosa era il collegamento logistico con il porto. Volavamo bassi, molto bassi, soprattutto in fase di avvicinamento alla piazzola, schermandoci con la diga foranea, poi eseguivamo un arresto rapido e lo mettevamo a terra on fretta, con un piccolo strisciato, leggeri sui pattini; un atterraggio senza “hover” per non alzare polverone e guadagnare tempo. Atterravamo il più vicino possibile ai container del Tuscania per proteggerci dai cecchini che sparavano dalla collina. Il rischio maggiore era al decollo. Fu in uno di quei decolli, prima di accostare verso il mare che mi hanno sparato contro con un cannoncino antiaereo. Ma questa è un’altra storia.

Beirut dal mare era bellissima. Finché non ti avvicinavi.

Progressivamente si distinguevano i fori dei proiettili, i palazzi sventrati, le macerie, i rottami delle macchine incendiate.

Avevo avuto la fortuna di accompagnare l’ammiraglio Ruggiero (il comandante della prima divisione navale) in alcune delle sue visite a terra. In una di queste attraversammo, con la scorta del San Marco, la famigerata linea verde che separava Beirut fra le fazioni in lotta. L’odore della macchia mediterranea non si sentiva più. Sporcizia e macerie ovunque; bambini che salutavano, miliziani con il Kalashnikov, uomini della Legione Straniera di pattuglia, i nostri fucilieri di Marina, con il colpo in canna, che non abbassavano mai lo sguardo. Improvvisamente partiva qualche raffica in una strada vicina. I civili sparivano in un lampo, per ricomparire poco dopo, come se nulla fosse successo. Riapparivano le donne con le borse della spesa. Gli scugnizzi riprendevano a giocare a pallone.

Beirut3Innamorarsi del Libano fu inevitabile. Alla fine, partimmo.

Imbarcammo il contingente italiano in rientro per l’Italia su alcune navi anfibie e su mercantili. L’Italia era stata tempestiva ed efficace in Libano. Eravamo intervenuti in una parte del Mediterraneo strategica per il mantenimento della stabilità e la tutela dei nostri interessi nazionali.

I nostri uomini si erano comportati bene e la popolazione gli mostrava affetto e riconoscenza mentre lasciavano le postazioni per dirigere al porto di Beirut, verso banchine molto vicine a quelle sparite nell’esplosione del deposito di nitrato di ammonio.

Per l’occasione, al nostro gruppo navale si era aggiunto l’incrociatore Vittorio Veneto, bellissimo e imponente. La vista del convoglio era solenne. Procedeva verso ovest in linea di fila dietro al Vittorio Veneto, con le altre navi di scorta in schermo. Con mio sommo piacere, mi fu ordinato di organizzare un passaggio di elicotteri in formazione sulle navi, come saluto al contingente appena imbarcato. Dalle navi i soldati e i marinai ci salutavano agitando i berretti.

Di poppa, nella scia, Beirut ormai rossa per il tramonto, diventava sempre più piccola.

Beirut4Era il 20 febbraio del 1984. Non sarei tornato a Beirut per altri vent’anni. 22 per l’esattezza. Questa volta tornai come comandante della Task Force 425 e comandante interforze dell’Operazione Leonte. Avevamo sbarcato 1000 uomini per rinforzare le truppe dell’ONU sul confine con Israele, ma soprattutto eravamo riusciti a ottenere l’eliminazione del blocco aereo e navale, imposto da Israele al Libano, nell’ambito della guerra contro gli Hezbollah.

Anche questa volta l’Italia era stata tempestiva ed efficace, contribuendo in modo determinante a consolidare la tregua fra Israeliani e la potente fazione degli Hezbollah. Fu grazie alla ripresa dei collegamenti aerei e soprattutto marittimi, se la popolazione libanese poté ricominciare a vivere, dopo essere stata stremata dalla mancanza dei beni fondamentali, scongiurando al tempo stesso il rischio di sanguinose rivolte.

Grazie all’Italia e alla sua Marina, ritornava la normalità. Il nostro governo aveva deciso rapidamente e si era mosso con decisione, battendo sul tempo la potenza tradizionalmente di riferimento per il Libano, la Francia.

Sotto la guida dell’ammiraglio Di Paola (all’epoca capo di stato maggiore della Difesa) avevamo assunto la leadership militare in quei difficili frangenti (v.articolo). L’Italia mostrava di essere consapevole del proprio ruolo e della sua gerarchia nella comunità internazionale. Noi marinai facemmo il resto e nuovamente fummo al centro dell’attenzione dei libanesi, nuovamente a Beirut nel suo grande porto, ancora una volta vicino al magazzino da cui, il 4 agosto alle 18, si è sprigionato l’inferno di fuoco.

Beirut5Sul ponte della portaerei Garibaldi, la gratitudine dei libanesi fu espressa ai massimi livelli dall’allora primo ministro Siniora al presidente del consiglio italiano Prodi, al ministro della difesa Parisi: “… il blocco navale israeliano aveva tolto ossigeno al popolo libanese, l’Italia ci ha consentito di respirare di nuovo, Grazie Italia, Grazie Presidente Prodi, Grazie marinai italiani…” . era l’11 Ottobre 2006.

Sarebbe stato giusto e naturale vedere le nostre navi di nuovo nelle acque di Beirut, sbarcare aiuti e dare sostegno al popolo libanese. Invece, sono nei porti italiani. Ferme in attesa di decisioni che non arrivano. Poi sarà tardi. Troppo tardi per essere rilevanti.

Come in Libia del resto, siamo venuti meno al nostro ruolo e abbiamo lasciato soli i nostri alleati e amici Mediterranei nel momento del bisogno, ormai incapaci di essere all’altezza della situazione, sempre più indifferenti all’interesse nazionale.

Foto: Marina Militare / web / U.S. Air Force

FONTE: Logo difesaonline

Brevi imbarchi sulle Navi Scuola Vespucci e Palinuro

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Lo Stato Maggiore della Marina 

ripropone anche per quest’anno la possibilità di imbarcare giovani Soci ANMI, di età compresa tra i 16 ed i 26 anni, di nazionalità italiana, sulle Navi Scuola Vespucci e Palinuro nel corso delle navigazioni che esse effettueranno nei periodi “fine maggio - fine giugno” e “metà settembre - fine ottobre”.

Tali imbarchi sono effettuati nell’ambito della promozione pro-arruolamento nella Marina Militare e consentono ai giovani candidati di sperimentare la vita marinara a bordo delle stesse navi scuola utilizzate dalla Marina Militare per l’addestramento pratico estivo degli Allievi delle proprie Scuole di Formazione.

I Presidenti di Gruppo sono pregati di divulgare l’iniziativa, raccogliere e selezionare le adesioni dei giovani sulla base di criteri di merito che tengano conto di:

  • Interesse per il mare e la Marina;
  • Serietà e convinzione nei riguardi dell’iniziativa;
  • Risultati scolastici conseguiti;
  • Domande di imbarco già presentate in precedenza.

Si rammenta che il successo dell’iniziativa, e quindi il suo prosieguo nei prossimi anni, è condizionata dal buon comportamento a bordo dei giovani partecipanti, di cui risulterà garante il Presidente di Gruppo che ha effettuato la selezione.

Potranno essere altresì avanzate candidature di Soci di età superiore a 28 anni per ricoprire l’incarico di accompagnatore e di accompagnatrice dei giovani durante i periodi di imbarco.

L’elenco dei giovani candidati, stilato in base a un ordine di priorità che tenga conto dei criteri di merito precedentemente esposti, dovrà essere inoltrato da parte dei Presidenti dei Gruppi ANMI,

esclusivamente via e-mail (indirizzo del destinatario: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)entro il 30 aprile p.v., secondo il formato sotto indicato.

 Successivamente, la Presidenza Nazionale suddividerà i giovani nei vari turni di imbarco prendendo in opportuna considerazione i periodi richiesti e, dopo aver ricevuto dalla Marina Militare le date esatte e i porti di imbarco/sbarco, richiederà via e-mail ai prescelti di confermare la loro partecipazione al turno assegnato e di presentare al più presto al Presidente del proprio Gruppo la Domanda di Partecipazione debitamente compilata e firmata. Nel caso di un numero di domande superiore al numero di posti disponibili verrà data priorità ai giovani candidati che risultano da più tempo iscritti all’ANMI.

 I giovani accettanti:

  • dovranno sottoporsi a visita medica per ottenere un certificato medico di “sana e robusta costituzione” da presentare a bordo della nave al momento dell’imbarco;
  • non dovranno soffrire di particolari forme di allergia/intolleranza non compatibili con la vita/l’ambiente di bordo (polvere, manila, canapa, nylon ecc.).

Si ricorda che mentre la permanenza a bordo delle Navi Scuola non comporta oneri per gli interessati, le spese per i trasferimenti per/da i luoghi di imbarco/ sbarco sono a totale carico dei partecipanti e nulla sarà dovuto dall’Associazione/ Amministrazione Difesa a rimborso di tali spese in caso di annullamento dell’attività, per motivi di carattere tecnico-operativo.

Al termine dell’imbarco, i Partecipanti riceveranno dal Comando di bordo un “Attestato di imbarco”. Inoltre, al rientro presso la propria residenza, essi potranno richiedere al Presidente del proprio

Gruppo ANMI una dichiarazione su carta intestata che confermi che:

“ lo studente ...............……………………….ha svolto l’imbarco sulla Nave Scuola ........................................................................., dal .........................al ........................., durante il quale ha preso conoscenza della vita operativa e logistica della nave, in porto ed in mare, ed ha

partecipato alle varie attività di bordo durante la navigazione e le manovra marinaresche”.

FONTELogo Anmi 

Cancellazione del programma del giro del mondo di Nave Vespucci

la nave scuola amerigo vespucci c marina militare

La Nave scuola Amerigo Vespucci (© Marina Militare)

L'attuale situazione relativa all'emergenza COVID 19, con le conseguenti ripercussioni in campo nazionale e internazionale, e la necessità per la Marina Militare di contribuire allo sforzo corale del Paese, impone per il momento la cancellazione del programma previsto per la Campagna “L’Italia a vele spiegate” – Il giro del mondo della Nave Scuola Amerigo Vespucci 2020 -21 con le modalità anticipate e diffuse sui Media.

Ad oggi non vi sono i presupposti e le condizioni per partire con un’attività complessa ed impegnativa per la Nave ed il suo equipaggio in mari così lontani dalla madre patria.

La nave scuola Amerigo Vespucci è l’emblema della Marina Militare: in essa è racchiusa l’eccellenza del Made in Italy, nel solco delle tradizioni marinare, ma anche di una forte dimensione culturale italiana fondata sui valori della democrazia, del rispetto dei diritti umani e della solidarietà.

La Marina Militare, già impegnata in questi giorni a supporto della lotta alla diffusione del COVID 19, segue con la massima attenzione lo sviluppo della situazione internazionale e Nave Vespucci, quando l'attuale situazione avrà termine ed il paese si risolleverà, sarà la prima avanguardia della rinascita per contribuire a rilanciare l’immagine nazionale portando nel mondo i nostri valori e l’eccellenza italiana.

FONTE: Logo Press Mare

Caso Cervia, 30 anni di dubbi e depistaggi

La misteriosa scomparsa del tecnico potrebbe essere legata alle sue competenze in campo militare

IL CASO DAVIDE CERVIA

Davide Cervia, il mistero dietro un nome. Ė il 12 settembre 1990 e Davide, dipendente di una società di componenti elettronici, terminato il lavoro sta tornando a casa nei pressi di Velletri. Non entrerà mai più nel suo appartamento. Qualcuno lo preleva di peso dalla sua Golf – secondo la testimonianza di un vicino sembra siano tre uomini – e lo carica su un’auto verde scura che si allontana seguita dalla vettura dell’uomo guidata da uno dei complici del rapimento. Si parla della tragedia di un uomo semplice. In realtà, dal profilo del rapito, emergono elementi che farebbero pensare a risvolti un po’ più complessi. Davide, nato a Sanremo nel 1959, venti anni dopo entra in Marina, dove presta servizio come sottufficiale fino al 1984. Imbarcato sulla nave Maestrale ha il compito di garantire il funzionamento di “guerra elettronica”, un incarico peculiare e delicato che richiede una particolare competenza. La sua misteriosa sparizione avviene alla vigilia della prima Guerra del Golfo, conflitto che prevede personale qualificato e ricercatissimo. E da qui potrebbero partire i primi indizi ma dopo la scomparsa, le autorità italiane hanno sempre negato la possibilità di un nesso tra la specializzazione di Davide e la sua scomparsa. Come in casi analoghi, soltanto la tenacia della famiglia ha permesso che, a mano a mano, emergessero tutte le contraddizioni legate a questa vicenda. Viene fuori che nei mesi precedenti alla scomparsa, il tecnico si sente spiato e minacciato, minacce che qualche anno dopo iniziano a incombere anche sui suoi famigliari che divengono oggetto di intimidazioni di varia natura. Sul piano delle indagini è vuoto pneumatico. L’unico elemento certo è il nominativo di tale Cervia che risulta prenotato nel gennaio 1991 sul volo “Air France” Parigi/ Il Cairo con rotta Jeddah-Aden-Sana’a, con biglietti pagati dal ministero degli Affari esteri francese. Dopo anni di salti nel vuoto da parte degli investigatori nel 2000 l’indagine viene archiviata. La famiglia però non si dà per vinta, specie per contrastare le inverosimili illazioni, che vorrebbero Davide allontanatosi di sua sponte, per la più prevedibile delle storie di infedeltà coniugale. Ipotesi testardamente combattuta dalla moglie Marisa Gentile, che in tanti anni si è battuta con coraggio per approdare alla verità. Una verità nascosta, contrastata da depistaggi, strani ritrovamenti, come la Golf di Davide rinvenuta un anno dopo a Roma in via Marsala, nei pressi della stazione Termini, con lo stesso mazzo di rose che il sergente aveva comprato per sua moglie la sera del rapimento. O le numerose sollecitazioni ad abbandonare ogni tentativo di venire a capo del mistero; e lettere anonime, telefonate inquietanti e tanti altri segnali che non lasciano tranquilli. Poi la svolta: il 23 gennaio 2018 il Tribunale civile di Roma ha condannato il ministero della Difesa per aver violato il diritto alla verità della moglie e dei figli di Davide. Una sentenza importantissima con cui si ribadisce che la verità è un diritto tutelato dalla legge. Contestualmente, il Tribunale conferma che la scomparsa di Davide Cervia è legata alle sue competenze militari. Niente a che vedere quindi con l’allontanamento volontario. Scrive il giudice: “le condotte del ministero della Difesa, provenienti in particolare da articolazioni della Marina Militare, si appalesano lesive del diritto alla tempestiva, esatta e completa informazione di Davide Cervia, con riguardo al periodo in cui era arruolato nella Marina Militare Italiana, ai fini della ricerca delle ragioni della sua scomparsa”. Una svolta che lascia il segno, tanto da far intervenire il ministro Elisabetta Trenta e lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte che esprime vicinanza alla famiglia. “Nel ribadirle il saldo sentimento di vicinanza che lega la presidenza del Consiglio alla sua famiglia – è scritto nella nota inviata a Marisa Gentile dall’ammiraglio Carlo Massagli, consigliere militare di Giuseppe Conte – le esprimo i sensi della più alta considerazione, per l’impegno da Lei profuso nella ricerca delle cause della scomparsa di Suo marito”. Parole che lasciano il segno, tanto da far invocare una commissione d’inchiesta sulla sparizione di Davide che, a tutt’oggi, non ha ancora preso forma. L’unica certezza in questo intricato caso, è che lo Stato ha negato la verità alla famiglia Cervia. Lo ha stabilito il giudice a cui purtroppo, non ha fatto seguito un sentimento di indignazione generale, come sarebbe stato opportuno. In altri contesti, con diversi protagonisti e personaggi forse più mediatici, non sono mancate le proteste, gli interventi della politica, incursioni della magistratura, richieste di riapertura indagini. Con l’immancabile corollario di libri e inchieste giornalistiche. Per Davide nulla. Il silenzio. Una fitta coltre di nebbia avvolge il suo caso. La tragedia di un sergente della Marina, specializzato in guerre elettroniche, rapito e strappato a sua moglie e a due bimbi di 4 e 6 anni. E un presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che si è detto “vicino alla famiglia” e da cui la famiglia si attende che passi ai fatti. Dopo la sollecita risposta alla mail inviata da Marisa, si attende l’avvio di un percorso, da parte delle istituzioni, volto a ristabilire la verità. Ora manca soltanto la decisione della IV commissione Difesa della Camera per l’avvio dell’organismo che promuova l’inchiesta. Lo dobbiamo a Davide, alla sua famiglia e all’amore per la verità.

La scomparsa a Velletri

FONTE: logo paeseroma small

Caspita che murata

Vittorio Veneto C550

 

Un nuovo articolo/aneddoto pubblicato dall'amico Dario Bilotti sul mensile "Marinai d'Italia" organo ufficiale dell'ANMI

 

800px Crest 550Caspita che murata. Ma guarda un po', il barcarizzo è sul lato sinistro. Ero abituato a salire da poppa. E' grande la nave, direi enorme, chissà se riuscirò ad abituarmi alle sue dimensioni.
Tutto questo mentre mi avvio lungo il pennello per imboccare il barcarizzo. Salita la lunga scaletta che conduce al corpo di guardia della nave e consegnati i documenti posso finalmente posare per terra gli zaini. Il Capoguardia marca sul giornale di chiesuola " Visto imbarcare Sc EM/RDT/ST Bilotti Dario matr. 68V0916T", poi chiama il piantone e mi fa accompagnare in tutti i locali di bordo (segreterie, casermaggio, quadrato, luogo di lavoro ecc.) necessari ad espletare le pratiche per un nuovo membro dell’equipaggio. Il giovane aspetta pazientemente fuori dalla segreteria reparto quindi mi accompagna su, in quella che sarà la mia ADT (Apparecchiatura per la Direzione del Tiro) Giro il volano e mi trovo davanti Vincenzo che stupito mi saluta con il classico "ciao Frà non sapevo che ti avessero destinato qui, vieni che ti presento tutti". Veneto impetuoso margottini
Così iniziò una nuova avventura, sul Veneto, vanto della nostra cantieristica. Lungo i corridoi che erano praticamente dei salotti tirati a lucido, ogni particolare destava ammirazione, tutti gli spazi erano dilatati e nuovamente la paura di trovarmi spaesato davanti a cotanta bellezza mi metteva apprensione. Ma la vicinanza dei “Fra di corso” fu la giusta medicina per quietarla. Fortunato nel ritrovare le stesse apparecchiature delCarabiniere non rimase altro che impadronirmi del mio mondo. E venni a conoscenza di grandi personaggi per la loro storia pregressa: il Comandante che durante il secondo conflitto mondiale era al comando di una Unità Navale, Ufficiali dalle grandi capacità che mostravano già la predisposizione alla grande levatura oppure altri che celavano sotto la loro bonarietà una grande capacità nei rapporti umani verso i sottoposti con la giusta dose di attitudine al comando, come sottufficiali di grande esperienza con grande carisma. La promozione fu un qualcosa in più, senza che questo comunque variasse il mio carattere. Ma mare e ancora mare era ciò che desideravo per dimenticare momentaneamente l'amore lasciato a Torino. Navigazioni con relative soste in porti italiani come Venezia, Genova, Messina, Napoli, Trieste, Augusta e Gaeta ed esteri come Tunisi, Valencia, Cartagena, Tolone. Franchigie in posti che probabilmente non avrei mai visitato altrimenti. Esercitazioni mirate e belle soddisfazioni per aver ottenuto ottimi risultati. Non amavo Taranto, ma poco alla volta imparai a discernere tra le presunte cattiverie della popolazione dettate da una non sempre buona condotta dei Marinai che li erano destinati e il bello che la città offriva. E il risultato fu che mi adattai alla situazione e cercai di gestire felicemente la mia vita. Le soste alla base in Mar Piccolo non furono mai lunghe e in fin dei conti ciò che desideravo era solo continuare a navigare. Capitò di incontrare per mare il mio primo amore, ilCarabiniere; continuavo a vederlo con grande affetto, sì, anche con nostalgia, ma una frase di mio padre rimastami in mente recitava così: Al Marinaio è concesso il ricordo, non il rimpianto. Guardare sempre a prora, mai volger lo sguardo a poppa. 
La accettai come un dogma.Elettroniche Vittorio Veneto 1969 1980
Fu inattesa, come sempre, la crociera in Sud America. Sarei transitato nuovamente nelle acque di Gibilterra e questa volta, diretto a ovest, avrei attraversato l'Atlantico. Nuove emozionanti visite e conoscenze di altri popoli molto più simili al nostro. Emozioni nel ritrovare comunità di Italiani che con le lacrime agli occhi rimembravano il paese natio; emozioni nel vedere meravigliosa natura; commozione nel apprendere anche le bruttezze di quel mondo, tanto da farmi ammettere che il mio Paese era sempre il più bello. Ma il ritorno in Patria mi smosse nuovamente dall'intimo la solita domanda: " quando ripartiremo?" Ormai abituato alla nuova casa, ai compagni, all'onore che mi sentivo addosso facendo parte dell'equipaggio della Nave Ammiraglia della Squadra Navale, cominciai a pensare ancora più profondamente al futuro. L'acquisizione del vestiario da Sottufficiale non fu altro che un riconoscimento della carriera, ma neppure questo cambiò il mio modo di rapportarmi con i compagni. Una domanda mi assaliva sempre più spesso: sarei stato in grado di capire se la mia determinazione si fosse scontrata con le due anime di cui disponevo, cioè continuare a vivere una vita che mi dava tanta soddisfazione o mollare gli ormeggi per navigare verso un approdo borghese carico di incognite. Elettroniche Vittorio Veneto 1983 2006Era un bel dilemma. Cominciai ad accettare l'imbarco su quella prestigiosa Unità Navale perché comunque mi sentivo appagato, l'amicizia che si era creata travalicava ogni aspetto negativo e ciò mi permise di sopportare la lontananza da casa come fosse lo scotto da pagare per vivere la vita che mi ero scelto, essendo a conoscenza che non si ottiene nulla senza dover dare. Quando finalmente trovai la giusta collocazione del mio essere all'interno di quello splendido ingranaggio cominciai ad accettare Taranto come un “buon porto”. Ma un nuovo FOM (Foglio Ordini Ministeriali) mi ordinò di sbarcare. Unica nota positiva il fatto di tornare alla Spezia, più vicino quindi all'amore mai scordato. Ero ancora indeciso sul congedo e questo riavvicinamento, paradossalmente, mi avrebbe condizionato ancora più la vita? Addio Vittorio Veneto, o arrivederci. Chissà. Nave Impetuoso mi attendeva. Ma questa è un'altra storia. 

marinai dItalia

Dario viso Dario Bilotti socio della sezione ANMI di Carmagnola

 

 

Catanzaro brucia Spezia: avrà sommergibile-museo

SommCatanzaro

Qui il progetto di rendere il "Da Vinci" visitabile è in stallo, mentre la città calabrese ha già ottenuto il sì della Marina Militare per avere un classe Sauro a titolo gratuito. E il Muma di Genova li aiuterà a realizzare il progetto.

27/01/2019 15:13:02

Fuori provincia - Sono venuti in Liguria a studiare di persona come si allestisce un museo del mare. Sono venuti soprattutto a dare un'occhiata da vicino a quella che dovrà essere la principale attrattiva di un polo culturale legato alla marineria per il sud Italia. Ovvero un ex sommergibile della Marina Militare che possa diventare un simbolo per la città di Catanzaro. Una delegazione della città calabrese era a Genova negli scorsi giorni per "porre le basi per una futura partnership. Con questo auspicio ho fatto visita al Galata Museo del mare di Genova", spiega il vice sindaco Ivan Cardamone con una nota.

Catanzaro fa sul serio. Dopo uno scambio a distanza con Genova, ha schierato il vice primo cittadino per una missione che fa partire ufficialmente il progetto. Con lui c'erano i dirigenti dei settori patrimonio e cultura, Andrea Adelchi Ottaviano e Antonino Ferraiolo e un funzionario del settore cultura, Franco Megna. Ad accoglierli il presidente del MUMA Nicoletta Viziano, il direttore generale Pierangelo Campodonico e l’architetto Roberto Bajano. "Il Comune di Catanzaro ha ricevuto nei mesi scorsi la disponibilità da parte dello Stato maggiore della Marina militare per l’assegnazione a titolo gratuito di un battello militare, un sommergibile della classe Nazario Sauro, che potrebbe rappresentare un’importante attrattiva espositiva. E’ stato, anche, avviato il percorso necessario affinché la proposta del Museo del mare possa essere recepita all’interno del redigendo Piano regolatore portuale con l’individuazione di un’area adiacente al porto destinata a spazio espositivo", fa sapere Cardamone.
Un progetto che non potrà che far fischiare le orecchie anche alla Spezia. Sull'individuazione del sommergibile, il "Leonardo da Vinci", qui siamo un passo avanti ma finché l'unità rimane a mollo nessuno le vieta di finire in altri lidi. Il resto è tutto da scrivere. Sul trovare un'area dove esporlo e su chi dovrà pagare la bonifica dell'unità e tutte le opere necessarie a renderlo visitabile invece ancora non c'è la quadra. L'Autorità di sistema portuale ha dato il proprio assenso, ma non può investire su di un progetto che non ricada all'interno delle proprie aree di competenza per legge. Il Museo Tecnico Navale non è pronto a ospitarlo e in ogni caso, l'eventuale supporto di un privato che metta i fondi necessita di un lavoro politico lungo e laborioso con Roma e poi nella ricerca degli investitori. Insomma, siamo ancora all'anno zero o quasi, mentre Catanzaro sembra poter andare spedita. La beffa è che è sarebbe proprio il capoluogo ligure a offrire il know how.

Un "sommergibile musealizzato può rappresentare, viste le notevoli potenzialità, un modello di riferimento per realizzare una simile esperienza anche a Catanzaro. Il sommergibile del Muma ha registrato circa un milione di visite e conta oltre 100mila visitatori all’anno. Un’attrazione importante che non ha eguali dalla Spezia in giù, un’idea che può essere vincente per la città di Catanzaro che si candida ad accogliere il battello della Marina Militare con annesso padiglione-museo di rilievo culturale, espositivo e didattico per tutto il centro-sud e non solo", annuncia il vice sindaco.
Da Genova piena disponibilità ad attivare una collaborazione istituzionale mirata alla realizzazione di uno studio di fattibilità per il Museo del mare a Catanzaro. "Ora l’amministrazione proseguirà il confronto avviato, facendo tutte le opportune valutazioni, in attesa di programmare una visita da parte della direzione del Muma di Genova direttamente sull’area del porto dove potrebbe essere allocato il museo”.

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Cina, quattro nuovi sottomarini strategici in produzione

La Cina ritiene compromessa la sua capacità di ritorsione termonucleare. Pechino vuole riconosciuta la Distruzione mutua assicurata.

Franco Iacch

Nelle ore in cui Stati Uniti e Russia discutevano a porte chiuse sulle sorti del Trattato INF, l'autorevole Carnegie-Tsinghua Center for Global Policy con sede a Pechino pubblicava un approfondimento sulla credibilità della deterrenza cinese, la sopravvivenza delle forze strategiche dopo un attacco preventivo e la percezione estera.

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Molte delle procedure per l’impiego di assetti strategici sono classificate, tuttavia affinché il deterrente sia credibile alcuni dettagli chiave sono pubblici in modo da comunicare i rischi a qualsiasi avversario. E’ il principio della deterrenza che si basa sull’equilibrio tre le scarse informazioni diramate e quelle coperte da segreto militare. Informazioni sufficienti per tentare di spaventare il nemico. La deterrenza dipenderà sempre da un certo grado di indeterminatezza e di incertezza. La Cina, secondo il think tank della prestigiosa Tsinghua University, ritiene compromessa la sua capacità di Second Strike in risposta ad un attacco preventivo nemico. Per il think tank la Cina dovrebbe diversificare la struttura delle sue forze nucleari così da garantire la sopravvivenza delle sue capacità strategiche.

“La Cina dovrebbe possedere meno di 300 testate nucleari schierate su diverse piattaforme. Diversamente da Stati Uniti e Russia si ritiene che la maggior parte degli assetti nucleari della Cina non siano schierati in stato di allerta in tempo di pace. L'arsenale nucleare della Cina è almeno dieci volte più piccolo di quello degli Stati Uniti o della Russia. Le scorte strategiche cinesi sono di dimensioni simili a quelle di altri stati nucleari di medie dimensioni: Leggermente inferiori a quelle della Francia (circa 300 testate), ma superiori a quelle del Regno Unito (circa 215 testate)”.

Cina: "A rischio la credibilità della rappresaglia"

“La Cina ritiene che il suo attuale deterrente nucleare non sia abbastanza credibile”. La Cina teme che le armi convenzionali degli altri paesi siano ormai così sofisticati da mettere in pericolo le sue capacità nucleari in caso di attacco preventivo. La difesa missilistica nemica potrebbe rendere più difficile per la Cina contrattaccare. Questo perché i missili nucleari cinesi sopravvissuti ad un ipotetico attacco preventivo rischierebbero di essere abbattuti prima di raggiungere i loro obiettivi".

Servono otto nuovi sottomarini strategici

"L'obiettivo principale della Cina non è aumentare in modo significativo il numero di armi nucleari, ma diversificare la struttura delle sue forze strategiche conferendo loro il massimo tasso di sopravvivenza. Un pattugliamento deterrente credibile si basa su due sottomarini strategici sempre in navigazione a copertura di possibili bersagli. Considerando la regolare manutenzione, l'addestramento dell'equipaggio ed il viaggio verso le aree di pattugliamento, la Cina dovrebbe costruire almeno otto nuovi sottomarini".

La deterrenza limitata

Questa strategia è alla base della politica strategica della Cina. Al contrario della massima deterrenza, la minima deterrenza si basa sul presupposto che un avversario non sia disposto a rischiare di affrontare le conseguenze limitate di una ritorsione nucleare. La Cina non potrebbe mai eguagliare la potenza nucleare degli Stati Uniti o della Russia, ma avrebbe comunque armi sufficienti per infliggere un danno inaccettabile. La deterrenza minima non offre alcuna garanzia di vittoria. E' concepita per procurare danni inaccettabili, non per cancellare gli Stati Uniti. Il cinese pensa in termini di qualità, sopravvivenza ed efficacia. Non in termini numerici. Se la Cina attaccasse una grande città o un'instillazione militare degli Stati Uniti con ogni sua arma nucleare, non provocherebbe danni decisivi. Se gli Stati Uniti dovessero attaccare con un decimo delle loro forze nucleari, le infrastrutture di Pechino sarebbero danneggiate a tal punto che la Cina non sarebbe in grado di continuare un conflitto. Lo scopo della deterrenza limitata è quello di scoraggiare l'escalation della guerra nucleare / convenzionale e di convincere un avversario a mettere in discussione il costo di un primo attacco.

Cina: Sottomarini strategici Tipo 094 classe Jin

Il pattugliamento strategico della Cina è strutturato sulle quattro unità Tipo 094 classe Jin. Ogni unità è armata con dodici missili balistici JL-2 con una gittata massima di ottomila chilometri.

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Dei sottomarini classe Jin si ignora praticamente tutto. Si stima una lunghezza di 135 metri ed un dislocamento di undicimila tonnellate. Le caratteristiche delle unità unite ai missili trasportati conferiscono a Pechino una capacità nucleare credibile, sebbene strutturata in ruolo Second Strike. Alla classe Jin, quindi, è demandato il ruolo di attacco di rappresaglia dopo un precedente lancio di missili balistici intercontinentali effettuato da un paese straniero. I missili JL-2 trasportano una singola testata termonucleare da 250-1000 kT o fino a 3-4 testate Mirv da 90 kT ciascuna. Il concetto della ridondanza cinese è ovviamente diverso da quello americano poiché strutturato esclusivamente sulla rappresaglia. Nonostante fin dagli anni ’80 avessero in servizio dei sottomarini balistici a propulsione nucleare dotati di missili a corto raggio JL-1, i cinesi non hanno mai condotto dei pattugliamenti deterrenti fino al maggio del 2016. Pattugliamenti misteriosamente interrotti nel 2018. Storicamente, la leadership cinese ha sempre mantenuto sotto stretto controllo politico l’intero arsenale nucleare, centralizzando l’inventario strategico in patria.

Da rappresaglia assicurata a Distruzione mutua assicurata

Pechino, che ad oggi mantiene una capacità di rappresaglia assicurata garantita dai sistemi di ultima generazione come i DF-31 e JL-2/A/3, vuole raggiungere la Distruzione mutua assicurata. Per raggiungere tale capacità, la Cina dovrà garantire la sopravvivenza dei suoi sottomarini strategici aumentando il numero delle unità dispiegabili in ogni momento. Il sottomarino balistico di terza generazione Tipo 096 classe Tang, rappresenta l’evoluzione della componente SSBN cinese. Più grande e più silenzioso dei precedenti vettori, il boomer tipo 096 dovrebbe essere in grado di trasportare 24 missili balistici JL-3.

Cina: Sottomarino strategico Tipo 094A

L’unico sottomarino balistico a propulsione nucleare in grado lanciare dalle proprie acque territoriali missili balistici e colpire, idealmente, quasi tutti gli Stati Uniti continentali, è schierato nella base navale di Yulin, lungo la costa meridionale di Hainan. La base sottomarina, pesantemente fortificata, si trova vicino alla piattaforma continentale ed è il principale comando dei sottomarini strategici e d’attacco a propulsione nucleare della Cina. La capacità sotterranea della base stimata è di venti sottomarini. E' dotata di impianto di smagnetizzazione per ridurre i residui magnetici sugli scafi delle navi. Le indiscrezioni sull’evoluzione dei sottomarini tipo 094 della classe Jin risalgono al gennaio dello scorso anno, quando i soliti forum cinesi controllati dal governo diramarono una foto sgranata del nuovo vettore. I timori sulla classe tipo 094A furono poi confermati in una successiva foto di buona risoluzione diramata nel novembre del 2017. Il sottomarino strategico a propulsione nucleare tipo 094A classe Jin dovrebbe essere in grado di trasportare fino a dodici missili balistici JL-2A, variante navale del DF-31. Tale stima è ritenuta plausibile analizzando il nuovo disegno della gobba dietro la torre, ben più pronunciata rispetto i tipo 094 originali. Le specifiche sul sistema JL-2A si basano sulle indiscrezioni raccolte dalle agenzie di intelligence occidentali, ma dovrebbe essere in grado di colpire bersagli ad una distanza massima di 11.200 chilometri. Ogni missile dovrebbe trasportare dalle tre alle sei testate Mirv, probabilmente da novanta chilotoni. Un sottomarino 094A potrebbe teoricamente lanciare i suoi missili JL-2A dalla sua base navale di Yulin e, virtualmente, colpire quasi tutti gli Stati Uniti continentali. Il sottomarino tipo 094A si differenzia dalle quattro precedenti unità 094 in servizio per lo scafo che presenta accorgimenti sulla resistenza idrodinamica, già riscontrabili sulle unità sottomarini d’attacco a propulsione nucleare tipo 093/A. La nuova collocazione del TAS, Towed Array Sonar, infine, dovrebbe consentire un più agevole ascolto del contesto sottomarino. Il sottomarino tipo 094A (sebbene rappresenti un modello di transizione tra la precedente e la nuova generazione ssbn) incrementa le capacità globali di Pechino e si inserisce nell’architettura strategica stratificata basata su satelliti di allerta precoce, missili di difesa a lungo raggio, bombardieri stealth ed ICBM pesanti e super pesanti. La principale base sull’isola di Hainan, nel Mar Cinese Meridionale e l’introduzione dei missili JL-2/A/3 ha cambiato la strategia, per certi versi simile a quella dei sovietici con il Mare di Okhotsk durante la guerra fredda.

La dottrina strategica cinese

I missili cinesi lanciati dalle proprie acque territoriali dovrebbero comunque eludere i sistemi Aegis schierati permanentemente in prossimità delle acque costiere della Cina che gli intercettori SM-3 al largo delle coste degli Stati Uniti, in California ed Alaska. Considerando il raggio d’azione, è plausibile ipotizzare l’Oceano Pacifico come pattugliamento a copertura di possibili obiettivi negli Stati Uniti continentali. Tuttavia, una minaccia strategica nelle profondità del mare, è efficace se trasportata da un vettore estremamente silenzioso e, quindi, difficilmente rilevabile dai sistemi Anti-submarine warfare. In un rapporto del 2009 consegnato al Pentagono, precedentemente classificato, sull’attività sottomarina cinese, si rileva che le piattaforme strategiche classe Jin sono addirittura più rumorose della classe sovietica Delta III, risalente agli anni ’70. Oltre all’emissione acustica, la classe Jin non sarebbe ancora dotata di sistemi di comunicazione affidabili con i decisori a terra. Comunicare con un sottomarino in immersione, è una faccenda un po’ complicata. Sintetizzando al massimo, l'acqua salata consente alle onde radio di penetrare solo ad un certa profondità nel mare. Per comunicare con i vettori in immersione, si utilizzano quindi onde radio a frequenza molto bassa (VLF) o estremamente bassa (ELF). Un'opzione alternativa, è quella di utilizzare i vettori TACAMO, Take Charge and Move Out, per la trasmissione con i sottomarini lanciamissili balistici.

La flotta d’attacco della Cina

Le principali unità d’attacco a propulsione nucleare sono attive nelle isole Andamane e Nicobare che si trovano in prossimità dello Stretto di Malacca, l’ingresso al Mar Cinese Meridionale attraverso il quale transita oltre l’80 per cento delle forniture di carburante della Cina. La Cina ha riavviato la produzione dei sottomarini diesel elettrici Tipo 039B classe Yuan, con integrazione della propulsione indipendente dall'aria. In servizio anche il primo sottomarino d’attacco a propulsione nucleare Tipo 093 B/G della classe Shang che implementa diverse migliorie. I sottomarini Tipo 093B dovrebbero essere più silenziosi della classe Shang originale, grazie ad un nuovo reattore nucleare, probabilmente ad acqua pressurizzata ed al propulsore totalmente rivisto ad albero singolo collegato ad un’elica a sette pale. Il miglioramento principale è comunque l'installazione di un sistema di lancio verticale dietro la torretta, inserita in una gobba idrodinamica nello scafo. La batteria VLS conferisce un vantaggio tattico non indifferente alla classe Shang B, rispetto alle altre piattaforme in servizio con la Marina cinese. Le dimensioni considerevoli della cella VLS garantiscono compatibilità con UAV di prossima generazione. Sono comunque in grado di lanciare sia missili antinave Yj-18 che quelli da crociera a lungo raggio DF-10. I sottomarini classe Shang, lunghi 110 metri, dovrebbero avere un dislocamento di 7.000 tonnellate. La classe Shang conferisce capacità di attacco globale non nucleare: manderà in pensione i sottomarini Tipo 091 classe Hang. Il nuovo sottomarino d’attacco cinese, il Tipo 095, dovrebbe entrare in servizio entro il 2020.

Cina: il più grande cantiere navale per sottomarini al mondo

Nell’aprile dello scorso anno, la Cina ha completato il più grande cantiere navale per sottomarini al mondo. La struttura della Bohai Shipbuilding Heavy Industrial Corporation, sul Mar Giallo, dovrebbe già aver avviato la produzione delle nuove unità d’attacco e strategiche, secondo quanto previsto nel programma della Marina dell'Esercito Popolare di Liberazione. La BSHIC, con sede a Huludao, nella provincia di Liaoning, è l'unica azienda in Cina che realizza i sottomarini a propulsione nucleare. La struttura sull’Oceano Pacifico è interamente coperta, al riparo dai satelliti spia delle intelligence straniere. Garantisce anche un ambiente controllato per lo sviluppo e la costruzione delle unità. Il cantiere navale, nelle foto ufficiali diramate dalla Bohai Shipbuilding Heavy Industrial Corporation, ospita due linee di produzione parallele indipendenti. Ogni linea è a sua volta divisa in due sezioni. La prima dedicata all'assemblaggio dei moduli sottomarini, mentre la seconda alla finitura dello scafo. Secondo i dati cinesi, la struttura principale di assemblaggio è lunga 288 metri e larga circa 135 metri. Dimensioni sufficienti per costruire simultaneamente quattro sottomarini d’attacco, con due gruppi di moduli assemblati ad una estremità ed un'altra coppia di scafi assemblati ed equipaggiati prima del varo nell’oceano. Si ignora cosa si stia costruendo all'interno delle linee di produzione della struttura della Bohai Shipbuilding Heavy Industrial Corporation. I cinesi potrebbero aver deciso di incrementare le unità della flotta d'attacco di terza generazione a propulsione nucleare Tipo 095. Tuttavia, la priorità potrebbe essere data ai sottomarini lanciamissili balistici Tipo 096 classe Tang.

FONTE: Logo IlGiornale

Concluso a MARISTAELI Luni il primo corso “Naval Aviation Water Survival – NAWS” della Marina

L’iter addestrativo degli equipaggi di volo della Marina Militare si arricchisce di un nuovo importante momento formativo.

Corso Maristaeli10

10 luglio 2020 David Ilardi

Operazioni e addestramento

Dal 29 giugno al 3 luglio 2020 si è svolto, presso la Stazione Elicotteri della Marina Militare (MARISTAELI) di Luni e nelle acque del Golfo della Spezia il primo corso "Naval Aviation Water Survival – NAWS" della Marina. Il percorso formativo, organizzato nel pieno rispetto delle norme di distanziamento anti COVID presso MARISTAELI Luni, con la collaborazione del Comando Subacquei e Incursori (COMSUBIN) e il Comando delle Forze di Contromisure Mine (MARICODRAG), si è articolato in più fasi a difficoltà crescente.

Il corso è iniziato con una fase dedicata alla formazione teorica e di preparazione fisica, per proseguire con un modulo pratico in piscina finalizzato alla familiarizzazione con le attrezzature e con le tecniche di sopravvivenza in acqua. In seguito, i corsisti hanno affrontato una fase di attività in mare, per poi concludere il percorso formativo con l’addestramento alla fuoriuscita in emergenza da elicottero ammarato presso l’Helo Dunker.

Hanno partecipato sette frequentatori appartenenti agli equipaggi di volo delle forze aeree della Marina, oltre ad un aero soccorritore in servizio presso la Base Aeromobili delle Capitanerie di Porto di Sarzana. I corsisti, durante le lezioni teoriche e pratiche, hanno acquisito le conoscenze e competenze necessarie a sviluppare gli automatismi e la preparazione psicologica per gestire la permanenza in mare in attesa dei soccorsi, che hanno poi testato confrontandosi con le proprie capacità durante l’esercitazione pratica svoltasi in mare, alla presenza del comandante in capo della squadra navale, ammiraglio di squadra Paolo Treu, che ha voluto osservare uno dei momenti salienti e più impegnativi dell’addestramento.

I corsisti, dopo essere rimasti in acqua per più ore, impiegando il proprio equipaggiamento e le tecniche di sopravvivenza acquisite, sono stati prima recuperati da nave Termoli con la rete recupero naufraghi e successivamente da un elicottero MH-101A del 1° Gruppo Elicotteri. La presenza degli assetti cooperanti è stata fondamentale per dare completezza ed efficacia all’addestramento e garantire quindi il successo di un’attività complessa, evidenziando la perfetta sinergia delle diverse articolazioni della squadra navale nell’addestramento avanzato del personale.

Il corso NAWS rappresenta quindi un momento di preparazione professionale di alto livello, che tutti gli equipaggi di volo dovranno in futuro possedere.

FONTE: Logo DifesaMarina

Alcune immagini del corso

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