itenfrderorues

News Marina Militare,

Emblema della Marina Militare

Logo Rivista marittima

Emblema sabaudoNel 1939 il Sottosegretario di Stato alla Marina e il suo Capo di Stato Maggiore, ammiraglio d’armata Domenico Cavagnari, fece richiesta alla Consulta Araldica del Regno di uno stemma da applicare alla prora delle navi. Questo fu concesso con Decreto Reale del 28 aprile 1941 n. 3107, sebbene poi non usato a causa degli eventi bellici dell’epoca. Principale caratteristica di questo stemma fu di aver messo in evidenza le quattro repubbliche marinare della storia italiana e la corona navale, prestigiosa ricompensa romana per grandi imprese navali.

Il Regno d’Italia decadde con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 che segnò l’avvento della Repubblica Italiana ed il Decreto Legislativo Presidenziale n. 1 del 19 giugno 1946 che proclamò l’esito definitivo del referendum dispose anche di togliere lo stemma reale dalla bandiera. Il tricolore puro e semplice era però diventato simile a quello di altre bandiere mercantili, a rischio di produrre equivoci nell’identificazione delle navi. Venne quindi dato incarico al Consiglio Superiore della Marina di trovare una soluzione a questo inconveniente. In tale sede venne quindi determinato di utilizzare lo stemma della concessione reale del 1941 privato dello scudo sabaudo, dei fasci littori e con altre variazioni grafiche.

Emblema spadaTale determinazione fu comunicata al Consiglio di Difesa con lettera del 24 settembre 1947 dal Segretario Generale del Emblema LibroMinistero Difesa-Marina ed entrò nella normativa italiana col Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato n. 1305 del 9 novembre 1947, in cui si precisava altresì che lo stemma della Marina Mercantile, a differenza di quella Militare, non aveva la corona navale e che il leone marciano non reggeva una spada, bensì il libro dell’evangelista. La norma entrò in vigore il 30 novembre 1947: data in cui il tricolore italiano espose sui mari del mondo l’insegna delle quattro Repubbliche marinare.

Emblema definitivoLo stemma della Marina Militare del 1947 non aveva una normativa precisa a definirne i dettagli rappresentativi, per quanto tutte le bandiere prodotte nel tempo ricalcassero dei canoni formali comuni nella grafica. Lo stemma ha avuto istituzionalizzazione col Foglio d’Ordini della Marina n. 52 del 16 dicembre 2012 che ha disposto uno stemma

 

FONTE: Logo Marinadifesa

 

Nascita ed evoluzione della Bandiera Nazionale e delle Bandiere Navali

Logo Marinadifesa

Nel 1796 Napoleone, posto a comando dell'Esercito d'Italia, varcò le Alpi sconfiggendo l'esercito austriaco e quelli di tutti gli stati preunitari del centronord della penisola. Tra la fine di dicembre 1796 e l'inizio di gennaio 1797 si riunì a Reggio Emilia, allo scopo di costituire uno stato italiano unitario, il secondo Congresso dei rappresentanti di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emila dopo che il primo, tenutosi a Modena nell'ottobre del 1796 non aveva portato ad alcun risultato concreto.

Bandiera01Nel corso di quell'assemblea, fu deciso di adottare, per la neo repubblica italiana, un tricolore simile a quello francese, bandiera sotto la quale l'esercito di Napoleone era riuscito a sconfiggere gli eserciti avversari nell'Italia settentrionale. La solenne inaugurazione della bandiera del nuovo stato filo luglio del 1797, ma solo nel maggio del 1798 la Repubblica rese ufficiale, tramite un decreto, il tricolore quale bandiera del nuovo Stato. La vita del nuovo stato ebbe però vita breve: nel 1799 gli eserciti della coalizione europea rioccuparono infatti il paese costringendo Napoleone, nel frattempo divenuto Primo Console, a una nuova campagna d'Italia. Bandiereper2La seconda Repubblica Cisalpina ripristinò il tricolore quale bandiera nazionale nel dicembre 1801: nel gennaio successivo i 154 Deputati cisalpini, riuniti a Lione da Bonaparte, acclamarono la Repubblica italiana.

Molto di ciò che si faceva nella nuova Repubblica era speculare a quanto realizzato in Francia, e così quando là apparvero, fra le bandiere di combattimento, alcune con i tre colori disposti a disegni geometrici di diversa forma, anche i governanti italiani ritennero di doversi adeguare al nuovo stile, tanto che, il 20 agosto 1802, la bandiera dello Stato e quella della Marina, diverse soltanto nelle dimensioni, furono trasformate in un drappo rosso, caricato di una losanga bianca nella quale era inserito un rettangolo verde. La bandiera rimase nella nuova forma quando la Repubblica si trasformò in Regno nel 1805.

BandieraSavoiaAlla caduta di Napoleone gli austriaci tornarono in Italia imponendo nuovamente al Lombardo-Veneto la bandiera asburgica. Dopo la restaurazione il tricolore, divenuto ormai simbolo della nazionalità negata, tornò brevemente a sventolare nei moti del 1821 in Piemonte ad Alessandria, a Napoli e nelle Province unite italiane nel '31, nelle sollevazioni in Sicilia e in Abruzzo, rispettivamente nel '37 e nel '41, e di nuovo nel '44-45, durante i falliti tentativi insurrezionali nel Bolognese e dei fratelli Bandiera in Calabria.

Il 23 marzo del 1848 Carlo Alberto di Savoia, sceso in campo contro gli austriaci insieme all'Italia insorta, scelse come vessillo delle proprie truppe "lo scudo Savoia sovrapposto alla bandiera italiana" che, invariato nel corso del Risorgimento, diventò, nel 1861, la bandiera nazionale del nuovo Regno d'Italia.

L'11 aprile dello stesso anno, il Re concesse poi alle navi da guerra d'inalberare bandiera nazionale tricolore con un apposito decreto:

DECRETO

Carlo Alberto, per grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro

e di Gerusalemme, Duca di Savoia, di Genova, Principe di Piemonte

Volendo che la stessa bandiera che, qual simbolo dell'unione italiana, sventola sulle schiere da noi guidate a liberare il sacro suolo d'Italia, sia inalberata sulle nostre navi da guerra e su quelle della marineria mercantile;

Sentito il parere del nostro Consiglio dei Ministri;

Abbiamo ordinato ed ordiniamo:

Le nostre navi da guerra e le navi della nostra marineria mercantile inalbereranno qual bandiera nazionale la bandiera tricolore italiana (verde, bianco e rosso) collo Scudo di Savoia al centro. Lo scudo sarà sormontato da una corona per le navi da guerra.

Il presidente del nostro Consiglio dei Ministri, incaricato del portafoglio della Guerra e Marina, è incaricato della esecuzione del presente.

Dal nostro Quartier generale a Volta, l'11 aprile 1848.

Carlo Alberto

Nel 1947, in seguito alla mutata forma dello Stato conseguente all'esito del referendum istituzionale del giugno dell'anno precedente, la bandiera nazionale perse al centro della striscia di colore bianco lo scudo dei Savoia. Conseguentemente, con il decreto legislativo del 9 novembre n. 1305, fu istituita la nuova bandiera navale sia per la Marina Mercantile che per quella Militare:

IL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO

Vista. la legge 24 dicembre 1925, n. 2264;

Visto il decreto legislativo Presidenziale 19 giugno 1946, n. 1;

Visto il decreto· legge Luogotenenziale 25 giugno 1944 n. 151;

Visto il decreto legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri;

Sulla. Proposta del Ministro per la difesa, di concerto con il Ministro per la Marina mercantile;

HA SANZIONATO E PROMULGA:

Art. 1.

è istituita per la Marina Militare e per la Marina Mercantile una bandiera navale conforme ai modelli risultanti dalla tavola annessa al presente decreto, firmato dai Ministri per la difesa e per la marina mercantile.

Per la Marina. Militare, la bandiera navale è costituita dal tricolore italiano, caricato, al centro della banda bianca, dall'emblema araldico della Marina Militare, rappresentante in quattro parti gli stemmi delle Repubbliche marinare (Venezia-Pisa-Genova-Amalfi) e sormontata da una corona turrita e rostrata.

Per la Marina Mercantile, la bandiera navale è costituita dal tricolore italiano, caricato, al centro della banda bianca, dallo stemma araldico indicato nel precedente comma, senza corona turrita e rostrata, e con il Leone di San Marco con libro, anziché con spada

Bandieredoppie

Art. 2.

Il presente decreto entra in vigore nel giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare come legge dello Stato.

Dato a Roma, addì 9 novembre 1947

DE NICOLA

BAndieranazionaleDopo qualche decennio è stata aggiunta la quarta bandiera nazionale dell'Italia con Legge n. 321 del 24 ottobre 2003, che ratificava un memorandum fra il Ministero della Difesa e la NATO. Questa istituiva il "Registro delle navi e galleggianti in servizio governativo non commerciale" presso il Ministero della Difesa, assegnando a questi natanti "... la bandiera nazionale costituita dal tricolore italiano caricato al centro della banda bianca dell'emblema araldico della Repubblica Italiana". Nel successivo Decreto del Presidente della Repubblica n. 300 del 28 novembre 2005 si specificava che le navi erano quelle delle amministrazioni dello Stato quali Polizia (di Stato e Penitenziaria), Vigili del Fuoco, protezione ambientale, ricerche marine, ecc. ed inoltre definiva le caratteristiche essenziali della nuova bandiera.

È infine da notare che, storicamente, i tre colori della bandiera italiana non hanno avuto una definizione cromatica precisa, rimanendo individuati genericamente quali verde come l'erba, bianco come la neve e rosso come il sangue. A colmare questa mancanza hanno provveduto due circolari della Presidenza del Consiglio dei Ministri negli anni 2002 e 2003, sostituite da una terza del 2 giugno 2004, poi confermata dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 aprile 2006, che stabilisce le caratteristiche cromatiche del tricolore nei colori: verde felce (Pantone tessile 17-6153 TCX), bianco acceso (Pantone tessile 11-0601 TCX) e rosso scarlatto (Pantone tessile 18-1662 TCX)

FONTE: Logo Ministerodifesa

“Mare Sicuro”, Vecciarelli estromette Cavo Dragone (ma la Trenta lo sa?)

generale Vecciarelli

L’ammiraglio Cavo Dragone è stato estromesso dal comando di “Mare Sicuro” dal CSM della Difesa Vecciarelli, che prende il suo posto alla guida dell’operazione di sicurezza marittima attiva dal 2015.

Una mossa che lascia perplessi, poiché – come contemplano i regolamenti militari – al comando dovrebbe esserci il Capo di Stato Maggiore della Marina (per definizione, il massimo esperto di operazioni aeronavali) e non un generale dell’Aeronautica, senza alcuna esperienza navale e nemmeno di operazioni aeree in campo marittimo. Per capirci, sarebbe come se il comando della difesa aerea nazionale fosse assunto da un alpino.

E non è una battuta. Ce lo ricordiamo tutti come è stata “gestita” la vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò impegnati in una missione di protezione della nave mercantile italiana Enrica Lexie. Il comando operativo era detenuto dall’allora CSM della Difesa, il generale Biagio Abrate. Alpino. Mentre il controllo operativo era esercitato dal Comandante del COI, il generale Marco Bertolini. Paracadutista.

Venuti a sapere della richiesta indiana di far rientrare l’Enrica Lexie in acque territoriali indiane e poi in porto, Abrate e Bertolini rimasero immobili come totem. Non furono capaci di decidere nulla. Una situazione del genere poteva essere gestita solo da chi deteneva il comando operativo. L’Italia sta ancora pagando sulla propria pelle le conseguenze di quella vicenda e potrebbe succedere di nuovo.

Dunque che bisogno c’è di sostituire il Capo di Stato Maggiore della Marina con quello della Difesa, trattandosi di compiti e responsabilità del tutto differenti? Senza nulla togliere a Vecciarelli, l’ammiraglio Cavo Dragone ha 40 anni di esperienza sulle spalle fra cui importanti comandi quali la Portaerei Garibaldi e le Forze Aeree della Marina. Se non lui, quantomeno qualcuno che abbia la medesima competenza ed esperienza.

Assumere il comando di un’operazione squisitamente marittima da parte di un generale dell’Aeronautica senza alcuna preparazione ed esperienza specifica sfida qualunque logica. E, soprattutto, viola le attribuzioni del CSMM stabilite per legge.

Art. 98. Attribuzioni del Capo di stato maggiore della Marina militare: il Capo di stato maggiore della Marina militare in base alle direttive del Capo di stato maggiore della difesa: a) è responsabile dell’approntamento e dell’impiego del dispositivo per la difesa marittima del territorio, delle relative linee di comunicazione e a tal fine coordina l’impiego di tutti i mezzi che a essa concorrono, ivi compresi quelli messi a disposizione dalle altre Forze armate, anche nell’assolvimento degli impegni derivanti da accordi e trattati internazionali.

Ma oltre all’incompetenza nel settore delle operazioni navali, c’è anche da chiedersi come farà il generale Vecciarelli ad assicurare la continuità di presenza e di attenzione per assolvere alle responsabilità del comando operativo di un gruppo navale, visti i suoi continui impegni internazionali (fra cui spiccano le frequenti viste negli Emirati Uniti o la gestione dei numerosi programmi di acquisizione di armamenti).

Chi prenderà le decisioni operative in assenza di Vecciarelli? Il Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa, Generale delle trasmissioni De Leverano? Oppure il comandante ad interim del COI Generale dell’Aeronautica Lanza de Cristoforis?

Perché non avvalersi del Capo della Marina che dispone di tutte le articolazioni della Marina che sono specializzate nella gestione e nel comando di Forze Aeronavali, dalle più complesse che vedono le portaerei coinvolte a quelle di pattugliamento marittimo? Senza menzionare che quando sono impiegati i sommergibili il comando operative viene esercitato in tutte le Forze Armate del Mondo dal Capo della Marina proprio per la sensibilità dell’impiego dell’arma subacquea.

Forse il Generale Vecciarelli dimentica che si può delegare l’autorità, ma non la responsabilità. Che rimane sempre in capo a lui anche quando impegnato nei suoi numerosissimi viaggi all’estero e a prescindere dalla sua ignoranza in materia.

Se l’operazione “Mare Sicuro” non dovesse raggiungere gli scopi immaginati dalla politica la colpa, infatti, ricadrebbe interamente sul generale Vecciarelli: si troverà a rispondere davanti al magistrato per ogni incidente in mare, ritardi d’intervento, accuse di facilitazione dell’immigrazione clandestina o per respingimento di persone in fuga dai campi di concentramento libici, per morti in mare per mancati SAR (le operazioni di ricerca e soccorso) e le altre miriadi di problemi connessi all’esercizio del comando operativo di una flotta in mare. Per non parlare della responsabilità di supporto logistico e operativo alle navi.

Sin dal suo avvio, nel 2015, il comando operativo di Mare Sicuro non a caso è sempre stato assegnato al Capo di Stato Maggiore della Marina senza inventare catene di comando scombiccherate, nonostante i maldestri tentativi dell’Alpino Graziano Badoglio, naufragati davanti alle argomentazioni della Marina Militare e alla forza del buon senso comune.

Cosa è successo adesso per giustificare questa improvvida decisione presa nottetempo?

Stando alle indiscrezioni, il motivo di questa operazione avrebbe svariate origini: una risiederebbe nelle resistenze dell’Ammiraglio Cavo Dragone alle mire dell’Aeronautica di assorbire la componente imbarcata degli F35 – sistema d’arma primario della portaerei Cavour. I maligni sostengono anche che Vecciarelli voglia mettersi in luce con il ministro Salvini visto il tema dell’anti-immigrazione e, già che c’è, far perdere prestigio all’ammiraglio Cavo Dragone, appena nominato Capo di Stato Maggiore della Marina, facendolo apparire debole davanti alla sua Forza Armata.

Comunque stiano le cose, una domanda necessita urgente risposta: ma Vecciarelli, prima di prendere una decisione così dirompente, si è consultato con la Ministra Trenta?

FONTE: Sassate Logo Testata 500

150 anni e non sentirli

Nel 2019, sia il Faro di Capo S. Vito (Ta) che l’Arsenale di La Spezia hanno compiuto 150 anni.

A ricordarcelo due riviste edite dalla Marina Militare, e in particolare:

La Rivista Marittima del mese di Luglio/Agosto 2019

contiene un corposo allegato di 180 pagine, tutto dedicato all’Arsenale di La Spezia ed alla ricorrenza della sua progettazione e costruzione,con dovizia di particolari e tante foto d'epoca oltre naturalmente alle immagini dei progetti originali.

Arsenale Spezia20191126


Il Notiziario della Marina, nel numero di Ottobre 2019

contiene un bellissimo articolo relativo al “compleanno” dello splendido Faro di Capo San Vito, luce guida del golfo di Taranto.

Faro Sanvito20191126
Credo valga la pena andare a leggere i contenuti appena accennati. Credetemi sono veramente coinvolgenti e sicuramente indicati per coloro che si interessano di storia della Marina.

FONTE: Archivio del sottoscritto

 

A testa alta, con il sostegno di tutto il personale delle Forze Armate

L'ex capo di stato maggiore della Marina militare Giuseppe De Giorgi assolto da ogni accusa di danno erariale.

Degiorgi5

11-01-2019 - La sezione giurisdizionale per il Lazio della Corte di conti ha assolto l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, già capo di Stato maggiore della Marina Militare, dall’accusa di danno erariale che lo raggiunse nel 2016, per le modifiche costruttive da lui richieste sulle fregate multimissione (Fremm) commissionate a Fincantieri. Secondo il giudice contabile, gli interventi disposti da De Giorgi furono connotati “da una oggettiva utilità”... , tanto che sono stati poi replicati su tutte le successive navi della stessa fornitura.
Giuseppe De Giorgi esce a testa alta dall'inchiesta della Corte dei Conti, che lo ha assolto dall'accusa di danno erariale: Come ha trascorso questi due anni, in attesa della sentenza e con quale spirito ha affrontato le accuse?
"Con animo sereno, perché ero consapevole di aver agito correttamente. Ma non posso nascondere che è stato un periodo difficile per le sofferenze morali che la mia Famiglia e le persone a me vicine hanno subito in questi anni. Per fortuna, la mia famiglia mi è stata di grande sostegno e il nostro legame è oggi se possibile ancora più forte. Ma è’ stato anche importantissimo il supporto e la vicinanza del personale della Marina Militare. Con molti di loro avevo condiviso periodi d’imbarco, anche in missioni all’estero, con altri l’attività di volo. Molti li ho conosciuti da marinai e ora sono Marescialli con i capelli bianchi. Siamo legati da sentimenti di affetto e di stima che nella difficoltà sono stati determinanti. E’ stata una vicinanza fondamentale, perché il giudizio che conta di più per me è quello del personale della Marina. Lo dico senza retorica".
E quali furono le “modifiche costruttive” che hanno scatenato l'ira dei suoi detrattori?
"Quando avevo visitato, da Capo di Stato Maggiore, il Bergamini durante alcune prove in mare, sono stato avvicinato da vari rappresentanti dell’equipaggio che si sono lamentati con me, per segnalare il malcontento legato a soluzioni logistiche negli spazi comuni, giudicate inadeguate e peggiori rispetto alle altre navi della Marina.
In effetti mancavano spazi di riposo e socialità dedicati al personale di grado più basso, così come risultavano fortemente penalizzati i sottufficiali. Mancavano i tradizionali “bar” marinai, Sottufficiali e ufficiali, sostituiti da macchinette automatiche. Era stato realizzato un solo punto di distribuzione dei pasti con tempi d’attesa dell’equipaggio nell’unica fila incompatibili con i tempi della routine di bordo. Ad aggravare la situazione era il fatto che gli spazi e il supporto logistico al personale e al comando di bordo non fosse stato aggiornato all’aumento della consistenza dell’equipaggio dai 90/120 uomini ipotizzati dieci prima ai 200 previsti con nave operativa. Ho chiesto quindi al mio Stato Maggiore di studiare delle soluzioni migliorative che si sono concretizzate nella:
Realizzazione di 4 punti di distribuzione contemporanea dei pasti per contenere i tempi di attesa;
Creazione di 3 “bar” per Marinai, Sottufficiali e Ufficiali (a similitudine di tutte le altre navi) al posto delle macchinette;
Aumento dell’area del quadrato ufficiali per tenere conto del loro incremento numerico;
Realizzazione di una mensa dedicata per i sottufficiali e riorganizzazione del loro quadrato sulla falsariga di quello degli ufficiali e di una sala più piccola per i graduati di Truppa più anziani;
Cambio di allestimento della mensa equipaggio in modo da ricavare uno spazio dedicato al riposo, alla lettura, alla socialità etc., a similitudine di quanto previsto per i Sottufficiali e gli Ufficiali;
Eliminazione della Cabina dedicata all’ammiraglio per realizzare adiacente alla cabina del comandante una “sala consiglio”, utilizzabile per la pianificazione dello staff imbarcato e, quando necessario, come mensa aggiuntiva a quella ufficiali, nei casi in cui fosse imbarcato un ammiraglio in comando tattico (che avrebbe alloggiato nella cabine del comandante, il quale, a sua volta, si sarebbe trasferito nalla cabina di navigazione);
Ricavo di una piccola cabina di navigazione, con accesso diretto alla plancia di comando, a disposizione del Comandante per garantire una sua maggior presenza e tempestività di intervento in navigazione in caso di emergenza o brutto tempo
".

Secondo Lei, quali reconditi motivi possono aver scatenato tale “guerra” nei suoi confronti?
"Mi dovrei chiedere a chi giovava la diffusione di dossier anonimi in quel particolare momento. Ma francamente non ho più voglia. Ciò che conta è che la Magistratura abbia ristabilito la verità".
Ha avuto segnali di supporto da parte delle altre Forze Armate?
"Ho sempre sentito vicinanza e sostegno da parte di tutto il personale delle Forze Armate".
Lei ha sempe avuto l'incondizionata stima del suo personale (ricordo l'urlo di sostegno al cambio di comando!), responsabilità e grande impegno “essere capo” della Marina Militare; vuole, dopo questo tempo trascorso in tensione e sofferenza, darci qualche testimonianza del lavoro svolto insieme ai suoi marinai?
L’elenco sarebbe davvero troppo lungo. Cito solo alcuni risultati che abbiamo conseguito insieme:
la cosiddetta “legge Navale che prevede la costruzione di 10 nuove unità polivalenti di concezione, in molti versi rivoluzionarie, che sono state imitate da varie marine, una grande unità anfibia, una nave ausiliaria di squadra che verrà acquisita anche dai Francesi e mezzi speciali per gli incursori;
la definizione di un programma navale decennale a completamento della legge navale del 2014 da completarsi con integrazioni annuali di fondi;
la riorganizzazione della Marina per linee di prodotto per ridurre la burocrazia ministeriale responsabilizzando e abilitando i comandanti operativi con la pienezza degli strumenti gestionali necessari;
l’adeguamento del sistema formativo degli ufficiali a standard più moderni contenendo la durata della prima formazione alternando periodi a bordo o ai reparti con periodi di alta formazione e di specializzazione;
la rinascita di molte basi navali cadute nell’abbandono per evitare di concentrare tutte le navi in pochi porti riducendo la vulnerabilità in caso di minaccia terroristica o di catastrofi naturali e per poter intervenire più tempestivamente riducendo i tempi di transito etc.;
nella consegna di almeno 400 alloggi ristrutturati alle famiglie del personale;
al rilancio della componente anfibia della Marina;
e potrei continuare perché di strada insieme ne abbiamo fatta molta
".

Con l'inchiesta “Tempa Rossa” ci son stati anche articoli infamanti da parte di alcuni quotidiani, che pubblicarono un dossier anonimo che Le attribuiva comportamenti scorretti; che intende fare a tale proposito?
"Per i casi più gravi mi sono affidato alla Magistratura”.
Come vede il futuro della Marina Militare?
Questo è il secolo marittimo. E’ quindi più che mai il momento della Marina. Per cogliere le opportunità che si profilano nell’interesse della Nazione occorre però sguardo rivolto al futuro e coraggio decisionale. Disperdere energie per riportare le lancette dell’organizzazione della Marina indietro di anni azzerando il processo di innovazione o rinunciare a prestazioni avanzate dei nuovi mezzi in costruzione per mera resistenza al cambiamento, sarebbe un errore imperdonabile che vanificherebbe anche gli sforzi dei tantissimi ufficiali, sottufficiali e marinai che si sono battuti proprio per il rinnovamento della Marina Militare".

Fonte: logo Cybernaua

Amerigo Vespucci, la nave scuola più bella del mondo alla Barcolana

Rimarrà a Trieste fino al 15 Ottobre. Il veliero simbolo della Marina militare italiana affiancherà lo stand informativo della Marina

di Silvia Morosi

Vespucci Barcolana

La nave scuola più bella del mondo, l’Amerigo Vespucci, è arrivata a Trieste il 7 Ottobre in occasione dei 50 anni della Barcolana. Avere l’imbarcazione in città è «senza dubbio il più grande regalo che la Società Velica di Barcola e Grignano potesse ricevere in occasione del Cinquantenario», ha detto Mitja Gialuz, presidente della Società Velica Barcola Grignano. Ormeggiata al Molo Bersaglieri, arrivata da Napoli dove in soli tre giorni è stata visitata da 22 mila persone, resterà a Trieste fino a domenica 15 Ottobre, giorno della regata, e sarà visitabile dal pubblico. Dunque olio di gomito per i marinai, impegnati a pulire e lucidare in modo ancor più approfondito per non smentire la fama della nave, che naviga al motto di «Non chi comincia ma quel che persevera» e con un principio ben saldo: «Tutti noi marinai siamo molto sensibili alla solidarietà verso gli altri e a chi è in difficoltà», come ha sottolineato il comandante della Vespucci, C.v. Stefano Costantino.

Vespucci barcolana1

L’Unità più anziana in servizio nella Marina Militare, costruita e allestita presso il Regio Cantiere Navale di Castellamare di Stabia, è stata varata il 22 febbraio 1931 da Elena Cerio. Consegnata alla Regia Marina il 26 maggio 1931, entrò in servizio come Nave Scuola il successivo 6 giugno, aggiungendosi alla gemella Cristoforo Colombo — di tre anni più anziana.

FONTE: Logo Corrieredellasera

Ammiraglio Cavo Dragone – Audizione Parlamentare delle Linee Programmatiche Della Marina Militare Italiana

Ammiraglio Cavo Dragone – Audizione Parlamentare delle Linee programmatiche della Marina Militare Italiana

Amm Cavo Dragone

A poche settimane dalla mia nomina a Capo di Stato Maggiore della Marina, sono davvero lieto dell’opportunità che mi viene data di presentare le linee programmatiche della Marina Militare e di portare a Voi il più cordiale saluto delle donne e degli uomini militari e civili – che sono onorato di avere sotto il mio Comando – impegnati quotidianamente per la libertà e la sicurezza del Paese, nonché del personale delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera.

In occasione dei nostri incontri durante la mia precedente esperienza al Comando Operativo di Vertice Interforze, ho personalmente sperimentato come il confronto con Voi costituisca non solo un passaggio istituzionale fondamentale, ma anche un’occasione di arricchimento di straordinaria importanza ed irrinunciabile per chi come me si accinge a responsabilità di Comando essenziali per i cittadini italiani e il nostro Paese.

Il Presidente della Repubblica, in occasione della Giornata della Marina Militare del 10 giugno scorso, ha ricordato come la Marina costituisca “con i suoi mezzi tecnologicamente avanzati, i suoi uomini e le sue donne, uno degli assetti di eccellenza e il mare rappresenti sempre più una dimensione strategica e, per il nostro Paese in particolare, posto al centro del Mediterraneo, una risorsa imprescindibile”.

Viviamo infatti una fase storica di forte accentuazione della dimensione strategica del mare. Attori globali (Stati Uniti, Cina e Russia) e regionali (Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico, Iran, Egitto e Turchia) sono oggi impegnati in una corsa ad acquisire il controllo delle SLoCs (Sea Lines of Communications), indispensabile per la proiezione delle forze militari e degli interessi economici, nonché per la deterrenza nei confronti di fenomeni di instabilità, quali pirateria, traffici illeciti, movimenti jihadisti e terrorismo.

Nel mondo l’80% circa delle merci si muove su nave. Anche il commercio di prodotti energetici non è da meno: ben oltre il 50% del greggio viaggia attraverso rotte marittime, transitando giornalmente da stretti e canali, che divengono elementi critici essenziali, a causa delle possibili ripercussioni che il loro blocco, anche temporaneo, avrebbe sul mercato energetico e sull’economia globale.

Al centro del dibattitto europeo e internazionale vi è la creazione di una governance del mare, una regìa istituzionale che si occupi degli affari marittimi e garantisca una migliore gestione del dominio marittimo. Francia, Spagna, Portogallo e Grecia hanno già intrapreso questa strada, dotandosi di strutture dedicate per le questioni marittime. In Italia è aperto dibattitto sulla creazione di un’Autorità nazionale o di un Segretario Generale competente per il mare. Al riguardo, la Marina Militare è pronta a offrire l’esperienza maturata anche con la creazione del “Dispositivo Interministeriale Integrato di Sorveglianza Marittima” (c.d. DIISM) presso la Centrale Operativa della Marina, sistema di compilazione e condivisione di tutto ciò che accade sul mare.

Per l’Italia, la dimensione strategica del mare assume dunque una valenza del tutto particolare.

Questa “corsa” degli Attori internazionali a garantirsi posizioni “chiave” si sviluppa proprio in un’area per noi di primario interesse, il cosiddetto “Mediterraneo allargato” che, oltre al tradizionale “Mare nostrum” comprende il Mar Rosso, il Mar Arabico e il Golfo di Guinea in quanto accessi fondamentali al bacino mediterraneo e arterie essenziali del commercio internazionale tra l’Europa e l’Asia.

Il nostro Paese scambia l’80% delle merci via mare (232,5 mil. t.); ha l’11a flotta mercantile del mondo e la 3a flotta peschereccia europea (con oltre 12.700 battelli e 60.000 addetti che operano nel settore); è interessato da flussi illegali, dalla sempre incombente minaccia terroristica, nonché da una forte pressione migratoria proveniente dal Nord Africa che, tuttavia, costituisce soltanto un effetto immediato del più cogente problema dello squilibrio demografico Nord – Sud, che dovremo governare nel futuro.

L’Italia non può dunque esimersi dal giocare un ruolo importante sul mare per agire a tutela del libero movimento delle merci e dei suoi legittimi interessi strategici; aspetti fondamentali per la sicurezza e l’economia del Paese.

In questo scenario, la Marina Militare è certamente un “assetto di eccellenza” ed irrinunciabile per affrontare le sfide alla pace e alla sicurezza.

Nel Mediterraneo, la Marina opera mediante il dispositivo ‘Mare Sicuro’, che fornisce anche raccolta informativa, attività di deterrenza e di contrasto alle organizzazioni criminali dedite ai traffici illeciti, tra cui la tratta di esseri umani. La “Vigilanza Pesca” è un’altra area di intervento che tocca un settore sensibile della nostra economia. Il dispositivo della Marina Militare, in pieno coordinamento con l’impegno complessivo della Difesa, è gestito dalla centrale operativa – CINCNAV – che è il cuore dell’intero sistema navale italiano e l’occhio dell’Italia nel Mediterraneo.

Nel Corno d’Africa, la Marina Militare è parte integrante dell’European Naval Force Somalia – Operazione Atalanta (Autorizzata con la Risoluzione delle Nazioni Unite 1814 del 2008), che ha il compito di contrastare gli atti di pirateria o di rapina armata nell’Area di Operazioni.

La Libia, la Tunisia, la Somalia, Gibuti sono altrettanti teatri di operazioni bilaterali e multilaterali, sotto l’egida dell’Unione Europea, della NATO e della Nazioni Unite, dove la Marina offre un contributo importante e qualificato. Nell’ambito dell’operazione “Mare Sicuro” (ex “Nauras”), una nave militare italiana staziona in maniera permanente nel porto di Tripoli per dare assistenza alla Guardia costiera libica e favorire la formazione del personale locale.

Come sappiamo, la minaccia è in uno stato di continua evoluzione. Solo per citare le manifestazioni più recenti. L’ISIS è risorto in Libia a testimonianza della resilienza di un fenomeno terroristico che si trasforma e adatta, e che non può certamente considerarsi estinto. Lo stretto di Hormuz è un focolaio di tensioni dagli sviluppi imprevedibili e per il quale si sta ventilando l’ipotesi di un pattugliamento navale internazionale per assicurare la libertà di navigazione. Il contrasto turco-cipriota si è riacceso sullo sfruttamento delle risorse marine e sullo sfondo sono latenti analoghi confronti fra Libano e Israele, Kenya e Somalia. Nel Mediterraneo, i flussi illegali coinvolgono senza soluzione di continuità traffici di persone, armi, greggio e attività terroristiche. La minaccia viene principalmente dal mare e lì dobbiamo essere pronti.

La Marina Militare ha l’obbligo di operare, con efficacia e rapidità, laddove sarà necessario e ci verrà richiesto.

La visione strategica che Vi offro è dunque quella di una Marina Militare orientata a sostenere l’impegno nazionale e internazionale per fronteggiare le sfide alla pace e alla sicurezza. Nella prospettiva di offrire un valore aggiunto sempre maggiore anche nell’azione di contrasto ai flussi illegali nel Mediterraneo e nelle aree strategiche internazionali, la Marina Militare sarà chiamata a sostenere ancor di più la dimensione interforze della Difesa e ad accrescere l’integrazione nel dispositivo nazionale e i livelli di interoperabilità con le forze navali dei Paesi amici ed alleati. La cooperazione nella dimensione navale ha potenzialità davvero importanti e non ancora pienamente espresse. E’ una direzione che richiede un approccio aperto e flessibile all’integrazione e che, se adottato con determinazione, darà risultati importanti sul piano delle prospettive operative, senza necessariamente ricorrere a risorse aggiuntive. In tale contesto, intensificheremo i contatti e la cooperazioni a livello istituzionale nazionale ed internazionale.

La Marina Militare dispone già oggi di una rete di contatti importante: rapporti di cooperazione e di collaborazione con 45 Nazioni e partecipa al network di scambio informativo sul traffico marittimo che unisce 36 Marine di tutto il mondo (il c.d. Virtual Regional Maritime Traffic Centre – Trans Regional Maritime Network (V-RMTC – T-RMN) per accrescere la consapevolezza di ciò che accade sul mare e incrementare conseguentemente la sicurezza marittima.

Tale impianto andrà ulteriormente ampliato ed approfondito.

Sono profondamente convinto dell’importanza di valorizzare un aspetto identitario della Marina Militare: la sua vicinanza ai cittadini e alla collettività. Volendo citare di nuovo il Presidente della Repubblica, i marinai sono un “patrimonio prezioso di persone impegnate a tutelare libertà e sicurezza, presenti nel momento del bisogno, anche a supporto della popolazione civile’.

La Marina svolge attività di supporto a seguito di situazioni di straordinaria necessità e urgenza, come eventi sismici, atmosferici di particolare gravità o antropici come, spesso, gli incendi boschivi. In tale ambito, la Centrale Operativa del Comando in Capo della Squadra Navale assicura, quando richiesto, anche l’attivazione e l’esecuzione dei piani di emergenza per l’evacuazione della popolazione da zone pericolose.

Grande attenzione prestiamo anche agli aspetti sociali: svolgiamo attività a bordo di imbarcazioni a vela a favore di persone affette da disabilità o che vivono condizioni di disagio psichico e emotivo; collaboriamo con ONLUS per interventi clinici a favore di bambini e adolescenti affetti da gravi malformazioni. Nelle mie precedenti esperienze di Comando, ho maturato la profonda convinzione che lo scambio di esperienze con Associazioni, quali HSA (Handicapped Scuba Association), AIPD (Associazione Italiana Persone Down), Volare senz’ali e Autismo di Livorno, e la vicinanza con persone e bambini, la cui vita è molto più difficile della nostra, sia non solo un impegno etico doveroso, ma una straordinaria fonte di arricchimento reciproco.

E’ dunque un settore che intendo approfondire e sviluppare.

L’obiettivo è anche di contribuire a far crescere sempre di più la fiducia verso le Forze Armate, già triplicata nell’ultimo biennio (Rapporto Eurispes). L’opinione pubblica deve percepire e conoscere da vicino le donne e gli uomini della nostra Marina Militare, che sono impegnati nelle missioni di pace all’estero, nel contrasto al terrorismo e nelle attività di protezione nazionale, con grande professionalità e spirito di sacrificio. Sono storie positive; sono interpreti di valori autentici; sono modelli di riferimento per i nostri giovani, i nostri ragazzi. La Marina Militare dovrà essere sempre più aperta alla società civile e molto vicina ai giovani, che sono il futuro e la nostra prima responsabilità.

La Marina Militare, quale elemento integrante del Sistema Paese, è strumento di diplomazia marittima e dovrà essere sempre più strumento della diplomazia economica. Le campagne navali e la nostra nave scuola, l’Amerigo Vespucci, sono un efficace strumento di penetrazione all’estero, perché riflettono e valorizzano l’imprenditoria, la cultura, le eccellenze industriali e tecnologiche del nostro Paese. La crescita della nostra presenza nei mercati internazionali attiva il volano virtuoso per l’intero cluster tecnologico nazionale – l’industria della Difesa, i Centri di ricerca universitari, il Ministero della Difesa e le altre Amministrazioni interessate – che concorrono al posizionamento dell’Italia nei mercati terzi di interesse strategico.

La Marina Militare sarà proattiva nel promuovere l’industria della difesa, la ricerca e l’innovazione tecnologica anche in una chiave di rinnovata attenzione a sfide di grande attualità, quali lo sviluppo digitale per la sicurezza dello spazio cibernetico e il concreto impiego “dual use” delle tecnologie e dei mezzi a favore della collettività nazionale.

La tutela dell’Ambiente marino costituisce una priorità da tutti condivisa. La Marina non mancherà di ampliare il suo contributo. Approfondiremo le attività di monitoraggio dei parametri ambientali marini, di supporto alla strategia ambientale marittima, ricorrendo anche a nostri Enti Tecnici specialistici, quali l’Istituto Idrografico Militare e il Centro di Supporto e Sperimentazione Navale.

La linea di pensiero che ci ispira è quella di una “flotta verde”, di cui è parte integrante l’utilizzo di tecnologie per un impiego dello strumento marittimo sicuro, pulito e sostenibile. In questa cornice si inseriscono scelte ispirate alla “sostenibilità ambientale”, quali combustibili alternativi, misure “Energy Saving”, tecnologie di “eco-design” e “Ship Recycling”.

La volontà è di disporre di uno Strumento aeronavale bilanciato, equilibrato, in linea con i piani di sviluppo concordati in seno a NATO e UE, e adatto a impieghi duali.

Nel Mediterraneo e nell’area del Golfo Persico, senza voler volgere lo sguardo a quanto sta accadendo nel Pacifico, stiamo assistendo ad un diffuso rafforzamento dello strumento navale, come non accadeva da molto tempo. Francia, Spagna, Turchia, Algeria, Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi hanno programmato e effettuato importanti investimenti nell’industria navale e subacquea della Difesa. La Legge Navale del 2014 mantiene l’Italia allineata, sul piano dello strumento militare, ad una tendenza ormai più che generalizzata nel cosiddetto “Mediterraneo allargato”.

Tuttavia, una Marina Militare all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte non può prescindere da alcune premesse che riguardano il suo funzionamento.

  • Il mantenimento del personale su livelli adeguati. L’obiettivo di giungere a 26.800 unità entro il 1 gennaio 2025 è stato fissato in una fase storica diversa da quella attuale e, oggi, non appare realistico alla luce delle attuali esigenze della Marina e degli impegni in materia di sicurezza e di stabilizzazione che l’Italia è chiamata a sostenere.

Un dato comparato: la Turchia impiega 44.000 marinai; il Regno Unito conta 39000 effettivi; la Francia prevede 35000 unità; la marina spagnola imbarca circa 26000 marinai con un teatro d’azione e esigenze operative molto più limitati dei nostri.

Nonostante l’ampio spettro di attività geografica e strategica, la Marina Militare italiana sarebbe la più piccola in termini relativi, pari al 17 % del totale delle Forze Armate.

  • La realtà operativa: missioni di pace, interventi di coalizione o di pattugliamento internazionale, azioni di contrasto ai flussi illegali, attività di formazione delle marinerie dei paesi amici, alimentazione dell’impegno interforze della Difesa e impegno nelle emergenze nazionali è uno spettro non esaustivo del raggio di intervento della Marina.
  • La piena disponibilità della Capacità della Portaerei, da equipaggiare con i 15 F-35B previsti per la Marina Militare. Si tratta di una realtà operativa comune a gran parte dei Paesi alleati ed è quindi una componente fondamentale per assicurare l’integrazione e l’interoperabilità dello strumento navale nelle dinamiche atlantiche, nonché la difesa della flotta navale. Gli F-35B sono un elemento indispensabile per il conseguimento della capacità operativa della Portaerei, che rappresenta una base operativa avanzata, disponibile sempre ed ovunque, un “aeroporto in mare aperto” dal quale proiettare capacità della Difesa ovunque sia necessario. Ma essa è anche un centro di Comando flessibile ed efficace per intervenire con rapidità in caso di crisi internazionali e calamità. L’integrazione e l’interoperabilità nella cornice nazionale e con le marine dei Paesi amici ed alleati richiede la piena disponibilità di tali mezzi e l’autonoma capacità di gestirli. E’ dunque un tassello operativo irrinunciabile perché qualifica il rango di una Marina e più in generale di una Difesa sul piano internazionale. Al riguardo mi sento di condividere con voi la mia soddisfazione per il recente avvio di questa importante attività, la capacità Portaerei, con il prosieguo, in linea con le tempistiche, dei lavori di ricondizionamento del Cavour all’imbarco del F-35B e l’inizio dell’addestramento/ricondizionamento del primo nucleo di piloti e tecnici provenienti dalla linea STOVL AV8B.
  • La “sostenibilità”: occorre anche assicurare la possibilità di un turn over “sostenibile” del personale, che già oggi affronta periodi di mare più lunghi del previsto, lontano dalle famiglie, e con un trattamento economico non rispondente al sacrificio richiesto. La necessità che il servizio della Patria richieda e giustifichi “sacrifici” connaturati allo stato giuridico di militare (trasferimenti ripetuti, disponibilità immediata) non è certamente in discussione; ma non possiamo giungere ad una compressione dei diritti soggettivi e ignorare che ciò rischia di indebolire la coesione morale della compagine militare.

Alla luce di tali considerazioni, una riflessione è necessaria ed urgente. Le stime di circa 30.000 militari, rappresentate dal mio predecessore in quest’Aula, sono coerenti con il quadro descritto e da me pienamente condivise.

  • Il personale civile: rappresenta un asset fondamentale per la Marina nonché un patrimonio di competenze e professionalità che risulta indispensabile non solo per la manutenzione navale presso i tre Arsenali, ma anche per le attività di studio, sperimentazione, ricerca applicata e produzione cartografica svolte presso i Centri tecnici e l’Istituto Idrografico della Marina. Le attuali 9000 unità, già oggi insufficienti, sono destinate a ridursi ulteriormente nella prospettiva di una contrazione dell’organico a 20.000 unità per tutta la Difesa.
  • le risorse finanziarie. E una sfida che va affrontata anche su un piano più ampio e costruttivo. La mia convinzione è che le prospettive finanziarie, tecnologiche e industriali offerte dall’Unione Europea, con strumenti quali la PESCO, l’EDA, l’EDF, offrono potenzialità importanti, che dobbiamo saper cogliere. Mi limito a menzionare gli esempi dell’European Patrol Corvette e del “HARbour & Maritime areas Surveillance and PROtection”. La chiave di volta è un approccio di sistema che coinvolga in maniera sinergica l’Industria, le articolazioni della Difesa, le Amministrazioni, la rete estera e, soprattutto, abbia il pieno supporto delle istituzioni.

Le risorse per l’infrastruttura di supporto e di manutenzione della Marina Militare costituiscono un aspetto cruciale. Il programma di ammodernamento delle basi navali, di recupero del parco alloggiativo per il personale in servizio lontano da casa, di riconversione tecnologica delle capacità industriali degli Arsenali Marittimi e dei poli tecnici della Marina Militare (“Piano Brin”), è attualmente finanziato in maniera insufficiente: a fronte di un’esigenza di 70 M€ annui sono disponibili solo 13 M€.

Siamo pienamente consapevoli delle gravose responsabilità e di quanto l’Italia e i nostri cittadini contino sulle donne e gli uomini della Marina Militare che, vi posso assicurare, non faranno mai mancare il loro impegno e la totale dedizione alla Patria.

Al termine di questo mio intervento, sarebbe un onore poterVi avere come ospiti al Regional Seapower Symposium ’19  fra le Marinerie del Mediterraneo e del Mar Nero (Venezia, 15 – 18 ottobre 2019), che riunisce i vertici di oltre 70 Marine (non solo amiche o alleate), nonché decine di Organizzazioni internazionali, rappresentanti pubblici e privati del cluster marittimo etc. I temi che verranno trattati quest’anno verteranno sull’evoluzione del concetto di potere marittimo, sulla validità e attualità delle “leggi del mare” in vigore e sulla riorganizzazione delle Marine in funzione delle nuove sfide e minacce.

Dal mio canto desidero ringraziarVi per il sostegno e la vicinanza, che rappresenta una condizione fondamentale per mantenere la rotta e raggiungere i risultati che il Paese si attende.

Vorrei infine concludere con un’espressione del Capo dello Stato, a me molto cara: “la Marina testimone, contemporaneamente della cultura italiana e dei valori della Costituzione.

E’ un sentimento che noi Comandanti della Marina sentiamo come nostro, che ci guida nelle scelte e che ci rende orgogliosi”.

Amm. Giuseppe Cavo Dragone, 30/07/2019

FONTE: Logo Degiorgi aviatore

Catanzaro brucia Spezia: avrà sommergibile-museo

SommCatanzaro

Qui il progetto di rendere il "Da Vinci" visitabile è in stallo, mentre la città calabrese ha già ottenuto il sì della Marina Militare per avere un classe Sauro a titolo gratuito. E il Muma di Genova li aiuterà a realizzare il progetto.

27/01/2019 15:13:02

Fuori provincia - Sono venuti in Liguria a studiare di persona come si allestisce un museo del mare. Sono venuti soprattutto a dare un'occhiata da vicino a quella che dovrà essere la principale attrattiva di un polo culturale legato alla marineria per il sud Italia. Ovvero un ex sommergibile della Marina Militare che possa diventare un simbolo per la città di Catanzaro. Una delegazione della città calabrese era a Genova negli scorsi giorni per "porre le basi per una futura partnership. Con questo auspicio ho fatto visita al Galata Museo del mare di Genova", spiega il vice sindaco Ivan Cardamone con una nota.

Catanzaro fa sul serio. Dopo uno scambio a distanza con Genova, ha schierato il vice primo cittadino per una missione che fa partire ufficialmente il progetto. Con lui c'erano i dirigenti dei settori patrimonio e cultura, Andrea Adelchi Ottaviano e Antonino Ferraiolo e un funzionario del settore cultura, Franco Megna. Ad accoglierli il presidente del MUMA Nicoletta Viziano, il direttore generale Pierangelo Campodonico e l’architetto Roberto Bajano. "Il Comune di Catanzaro ha ricevuto nei mesi scorsi la disponibilità da parte dello Stato maggiore della Marina militare per l’assegnazione a titolo gratuito di un battello militare, un sommergibile della classe Nazario Sauro, che potrebbe rappresentare un’importante attrattiva espositiva. E’ stato, anche, avviato il percorso necessario affinché la proposta del Museo del mare possa essere recepita all’interno del redigendo Piano regolatore portuale con l’individuazione di un’area adiacente al porto destinata a spazio espositivo", fa sapere Cardamone.
Un progetto che non potrà che far fischiare le orecchie anche alla Spezia. Sull'individuazione del sommergibile, il "Leonardo da Vinci", qui siamo un passo avanti ma finché l'unità rimane a mollo nessuno le vieta di finire in altri lidi. Il resto è tutto da scrivere. Sul trovare un'area dove esporlo e su chi dovrà pagare la bonifica dell'unità e tutte le opere necessarie a renderlo visitabile invece ancora non c'è la quadra. L'Autorità di sistema portuale ha dato il proprio assenso, ma non può investire su di un progetto che non ricada all'interno delle proprie aree di competenza per legge. Il Museo Tecnico Navale non è pronto a ospitarlo e in ogni caso, l'eventuale supporto di un privato che metta i fondi necessita di un lavoro politico lungo e laborioso con Roma e poi nella ricerca degli investitori. Insomma, siamo ancora all'anno zero o quasi, mentre Catanzaro sembra poter andare spedita. La beffa è che è sarebbe proprio il capoluogo ligure a offrire il know how.

Un "sommergibile musealizzato può rappresentare, viste le notevoli potenzialità, un modello di riferimento per realizzare una simile esperienza anche a Catanzaro. Il sommergibile del Muma ha registrato circa un milione di visite e conta oltre 100mila visitatori all’anno. Un’attrazione importante che non ha eguali dalla Spezia in giù, un’idea che può essere vincente per la città di Catanzaro che si candida ad accogliere il battello della Marina Militare con annesso padiglione-museo di rilievo culturale, espositivo e didattico per tutto il centro-sud e non solo", annuncia il vice sindaco.
Da Genova piena disponibilità ad attivare una collaborazione istituzionale mirata alla realizzazione di uno studio di fattibilità per il Museo del mare a Catanzaro. "Ora l’amministrazione proseguirà il confronto avviato, facendo tutte le opportune valutazioni, in attesa di programmare una visita da parte della direzione del Muma di Genova direttamente sull’area del porto dove potrebbe essere allocato il museo”.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 

 
 

Cina, quattro nuovi sottomarini strategici in produzione

La Cina ritiene compromessa la sua capacità di ritorsione termonucleare. Pechino vuole riconosciuta la Distruzione mutua assicurata.

Franco Iacch

Nelle ore in cui Stati Uniti e Russia discutevano a porte chiuse sulle sorti del Trattato INF, l'autorevole Carnegie-Tsinghua Center for Global Policy con sede a Pechino pubblicava un approfondimento sulla credibilità della deterrenza cinese, la sopravvivenza delle forze strategiche dopo un attacco preventivo e la percezione estera.

Cina1

Molte delle procedure per l’impiego di assetti strategici sono classificate, tuttavia affinché il deterrente sia credibile alcuni dettagli chiave sono pubblici in modo da comunicare i rischi a qualsiasi avversario. E’ il principio della deterrenza che si basa sull’equilibrio tre le scarse informazioni diramate e quelle coperte da segreto militare. Informazioni sufficienti per tentare di spaventare il nemico. La deterrenza dipenderà sempre da un certo grado di indeterminatezza e di incertezza. La Cina, secondo il think tank della prestigiosa Tsinghua University, ritiene compromessa la sua capacità di Second Strike in risposta ad un attacco preventivo nemico. Per il think tank la Cina dovrebbe diversificare la struttura delle sue forze nucleari così da garantire la sopravvivenza delle sue capacità strategiche.

“La Cina dovrebbe possedere meno di 300 testate nucleari schierate su diverse piattaforme. Diversamente da Stati Uniti e Russia si ritiene che la maggior parte degli assetti nucleari della Cina non siano schierati in stato di allerta in tempo di pace. L'arsenale nucleare della Cina è almeno dieci volte più piccolo di quello degli Stati Uniti o della Russia. Le scorte strategiche cinesi sono di dimensioni simili a quelle di altri stati nucleari di medie dimensioni: Leggermente inferiori a quelle della Francia (circa 300 testate), ma superiori a quelle del Regno Unito (circa 215 testate)”.

Cina: "A rischio la credibilità della rappresaglia"

“La Cina ritiene che il suo attuale deterrente nucleare non sia abbastanza credibile”. La Cina teme che le armi convenzionali degli altri paesi siano ormai così sofisticati da mettere in pericolo le sue capacità nucleari in caso di attacco preventivo. La difesa missilistica nemica potrebbe rendere più difficile per la Cina contrattaccare. Questo perché i missili nucleari cinesi sopravvissuti ad un ipotetico attacco preventivo rischierebbero di essere abbattuti prima di raggiungere i loro obiettivi".

Servono otto nuovi sottomarini strategici

"L'obiettivo principale della Cina non è aumentare in modo significativo il numero di armi nucleari, ma diversificare la struttura delle sue forze strategiche conferendo loro il massimo tasso di sopravvivenza. Un pattugliamento deterrente credibile si basa su due sottomarini strategici sempre in navigazione a copertura di possibili bersagli. Considerando la regolare manutenzione, l'addestramento dell'equipaggio ed il viaggio verso le aree di pattugliamento, la Cina dovrebbe costruire almeno otto nuovi sottomarini".

La deterrenza limitata

Questa strategia è alla base della politica strategica della Cina. Al contrario della massima deterrenza, la minima deterrenza si basa sul presupposto che un avversario non sia disposto a rischiare di affrontare le conseguenze limitate di una ritorsione nucleare. La Cina non potrebbe mai eguagliare la potenza nucleare degli Stati Uniti o della Russia, ma avrebbe comunque armi sufficienti per infliggere un danno inaccettabile. La deterrenza minima non offre alcuna garanzia di vittoria. E' concepita per procurare danni inaccettabili, non per cancellare gli Stati Uniti. Il cinese pensa in termini di qualità, sopravvivenza ed efficacia. Non in termini numerici. Se la Cina attaccasse una grande città o un'instillazione militare degli Stati Uniti con ogni sua arma nucleare, non provocherebbe danni decisivi. Se gli Stati Uniti dovessero attaccare con un decimo delle loro forze nucleari, le infrastrutture di Pechino sarebbero danneggiate a tal punto che la Cina non sarebbe in grado di continuare un conflitto. Lo scopo della deterrenza limitata è quello di scoraggiare l'escalation della guerra nucleare / convenzionale e di convincere un avversario a mettere in discussione il costo di un primo attacco.

Cina: Sottomarini strategici Tipo 094 classe Jin

Il pattugliamento strategico della Cina è strutturato sulle quattro unità Tipo 094 classe Jin. Ogni unità è armata con dodici missili balistici JL-2 con una gittata massima di ottomila chilometri.

Cina2

Dei sottomarini classe Jin si ignora praticamente tutto. Si stima una lunghezza di 135 metri ed un dislocamento di undicimila tonnellate. Le caratteristiche delle unità unite ai missili trasportati conferiscono a Pechino una capacità nucleare credibile, sebbene strutturata in ruolo Second Strike. Alla classe Jin, quindi, è demandato il ruolo di attacco di rappresaglia dopo un precedente lancio di missili balistici intercontinentali effettuato da un paese straniero. I missili JL-2 trasportano una singola testata termonucleare da 250-1000 kT o fino a 3-4 testate Mirv da 90 kT ciascuna. Il concetto della ridondanza cinese è ovviamente diverso da quello americano poiché strutturato esclusivamente sulla rappresaglia. Nonostante fin dagli anni ’80 avessero in servizio dei sottomarini balistici a propulsione nucleare dotati di missili a corto raggio JL-1, i cinesi non hanno mai condotto dei pattugliamenti deterrenti fino al maggio del 2016. Pattugliamenti misteriosamente interrotti nel 2018. Storicamente, la leadership cinese ha sempre mantenuto sotto stretto controllo politico l’intero arsenale nucleare, centralizzando l’inventario strategico in patria.

Da rappresaglia assicurata a Distruzione mutua assicurata

Pechino, che ad oggi mantiene una capacità di rappresaglia assicurata garantita dai sistemi di ultima generazione come i DF-31 e JL-2/A/3, vuole raggiungere la Distruzione mutua assicurata. Per raggiungere tale capacità, la Cina dovrà garantire la sopravvivenza dei suoi sottomarini strategici aumentando il numero delle unità dispiegabili in ogni momento. Il sottomarino balistico di terza generazione Tipo 096 classe Tang, rappresenta l’evoluzione della componente SSBN cinese. Più grande e più silenzioso dei precedenti vettori, il boomer tipo 096 dovrebbe essere in grado di trasportare 24 missili balistici JL-3.

Cina: Sottomarino strategico Tipo 094A

L’unico sottomarino balistico a propulsione nucleare in grado lanciare dalle proprie acque territoriali missili balistici e colpire, idealmente, quasi tutti gli Stati Uniti continentali, è schierato nella base navale di Yulin, lungo la costa meridionale di Hainan. La base sottomarina, pesantemente fortificata, si trova vicino alla piattaforma continentale ed è il principale comando dei sottomarini strategici e d’attacco a propulsione nucleare della Cina. La capacità sotterranea della base stimata è di venti sottomarini. E' dotata di impianto di smagnetizzazione per ridurre i residui magnetici sugli scafi delle navi. Le indiscrezioni sull’evoluzione dei sottomarini tipo 094 della classe Jin risalgono al gennaio dello scorso anno, quando i soliti forum cinesi controllati dal governo diramarono una foto sgranata del nuovo vettore. I timori sulla classe tipo 094A furono poi confermati in una successiva foto di buona risoluzione diramata nel novembre del 2017. Il sottomarino strategico a propulsione nucleare tipo 094A classe Jin dovrebbe essere in grado di trasportare fino a dodici missili balistici JL-2A, variante navale del DF-31. Tale stima è ritenuta plausibile analizzando il nuovo disegno della gobba dietro la torre, ben più pronunciata rispetto i tipo 094 originali. Le specifiche sul sistema JL-2A si basano sulle indiscrezioni raccolte dalle agenzie di intelligence occidentali, ma dovrebbe essere in grado di colpire bersagli ad una distanza massima di 11.200 chilometri. Ogni missile dovrebbe trasportare dalle tre alle sei testate Mirv, probabilmente da novanta chilotoni. Un sottomarino 094A potrebbe teoricamente lanciare i suoi missili JL-2A dalla sua base navale di Yulin e, virtualmente, colpire quasi tutti gli Stati Uniti continentali. Il sottomarino tipo 094A si differenzia dalle quattro precedenti unità 094 in servizio per lo scafo che presenta accorgimenti sulla resistenza idrodinamica, già riscontrabili sulle unità sottomarini d’attacco a propulsione nucleare tipo 093/A. La nuova collocazione del TAS, Towed Array Sonar, infine, dovrebbe consentire un più agevole ascolto del contesto sottomarino. Il sottomarino tipo 094A (sebbene rappresenti un modello di transizione tra la precedente e la nuova generazione ssbn) incrementa le capacità globali di Pechino e si inserisce nell’architettura strategica stratificata basata su satelliti di allerta precoce, missili di difesa a lungo raggio, bombardieri stealth ed ICBM pesanti e super pesanti. La principale base sull’isola di Hainan, nel Mar Cinese Meridionale e l’introduzione dei missili JL-2/A/3 ha cambiato la strategia, per certi versi simile a quella dei sovietici con il Mare di Okhotsk durante la guerra fredda.

La dottrina strategica cinese

I missili cinesi lanciati dalle proprie acque territoriali dovrebbero comunque eludere i sistemi Aegis schierati permanentemente in prossimità delle acque costiere della Cina che gli intercettori SM-3 al largo delle coste degli Stati Uniti, in California ed Alaska. Considerando il raggio d’azione, è plausibile ipotizzare l’Oceano Pacifico come pattugliamento a copertura di possibili obiettivi negli Stati Uniti continentali. Tuttavia, una minaccia strategica nelle profondità del mare, è efficace se trasportata da un vettore estremamente silenzioso e, quindi, difficilmente rilevabile dai sistemi Anti-submarine warfare. In un rapporto del 2009 consegnato al Pentagono, precedentemente classificato, sull’attività sottomarina cinese, si rileva che le piattaforme strategiche classe Jin sono addirittura più rumorose della classe sovietica Delta III, risalente agli anni ’70. Oltre all’emissione acustica, la classe Jin non sarebbe ancora dotata di sistemi di comunicazione affidabili con i decisori a terra. Comunicare con un sottomarino in immersione, è una faccenda un po’ complicata. Sintetizzando al massimo, l'acqua salata consente alle onde radio di penetrare solo ad un certa profondità nel mare. Per comunicare con i vettori in immersione, si utilizzano quindi onde radio a frequenza molto bassa (VLF) o estremamente bassa (ELF). Un'opzione alternativa, è quella di utilizzare i vettori TACAMO, Take Charge and Move Out, per la trasmissione con i sottomarini lanciamissili balistici.

La flotta d’attacco della Cina

Le principali unità d’attacco a propulsione nucleare sono attive nelle isole Andamane e Nicobare che si trovano in prossimità dello Stretto di Malacca, l’ingresso al Mar Cinese Meridionale attraverso il quale transita oltre l’80 per cento delle forniture di carburante della Cina. La Cina ha riavviato la produzione dei sottomarini diesel elettrici Tipo 039B classe Yuan, con integrazione della propulsione indipendente dall'aria. In servizio anche il primo sottomarino d’attacco a propulsione nucleare Tipo 093 B/G della classe Shang che implementa diverse migliorie. I sottomarini Tipo 093B dovrebbero essere più silenziosi della classe Shang originale, grazie ad un nuovo reattore nucleare, probabilmente ad acqua pressurizzata ed al propulsore totalmente rivisto ad albero singolo collegato ad un’elica a sette pale. Il miglioramento principale è comunque l'installazione di un sistema di lancio verticale dietro la torretta, inserita in una gobba idrodinamica nello scafo. La batteria VLS conferisce un vantaggio tattico non indifferente alla classe Shang B, rispetto alle altre piattaforme in servizio con la Marina cinese. Le dimensioni considerevoli della cella VLS garantiscono compatibilità con UAV di prossima generazione. Sono comunque in grado di lanciare sia missili antinave Yj-18 che quelli da crociera a lungo raggio DF-10. I sottomarini classe Shang, lunghi 110 metri, dovrebbero avere un dislocamento di 7.000 tonnellate. La classe Shang conferisce capacità di attacco globale non nucleare: manderà in pensione i sottomarini Tipo 091 classe Hang. Il nuovo sottomarino d’attacco cinese, il Tipo 095, dovrebbe entrare in servizio entro il 2020.

Cina: il più grande cantiere navale per sottomarini al mondo

Nell’aprile dello scorso anno, la Cina ha completato il più grande cantiere navale per sottomarini al mondo. La struttura della Bohai Shipbuilding Heavy Industrial Corporation, sul Mar Giallo, dovrebbe già aver avviato la produzione delle nuove unità d’attacco e strategiche, secondo quanto previsto nel programma della Marina dell'Esercito Popolare di Liberazione. La BSHIC, con sede a Huludao, nella provincia di Liaoning, è l'unica azienda in Cina che realizza i sottomarini a propulsione nucleare. La struttura sull’Oceano Pacifico è interamente coperta, al riparo dai satelliti spia delle intelligence straniere. Garantisce anche un ambiente controllato per lo sviluppo e la costruzione delle unità. Il cantiere navale, nelle foto ufficiali diramate dalla Bohai Shipbuilding Heavy Industrial Corporation, ospita due linee di produzione parallele indipendenti. Ogni linea è a sua volta divisa in due sezioni. La prima dedicata all'assemblaggio dei moduli sottomarini, mentre la seconda alla finitura dello scafo. Secondo i dati cinesi, la struttura principale di assemblaggio è lunga 288 metri e larga circa 135 metri. Dimensioni sufficienti per costruire simultaneamente quattro sottomarini d’attacco, con due gruppi di moduli assemblati ad una estremità ed un'altra coppia di scafi assemblati ed equipaggiati prima del varo nell’oceano. Si ignora cosa si stia costruendo all'interno delle linee di produzione della struttura della Bohai Shipbuilding Heavy Industrial Corporation. I cinesi potrebbero aver deciso di incrementare le unità della flotta d'attacco di terza generazione a propulsione nucleare Tipo 095. Tuttavia, la priorità potrebbe essere data ai sottomarini lanciamissili balistici Tipo 096 classe Tang.

FONTE: Logo IlGiornale

Davide Cervia, l'amarezza di Marisa Gentile: Rimasti soli a combattere questa impari battaglia

La moglie del GE rapito a Velletri nel 1990 torna a parlare, sui social, con un intervento molto sentito e amareggiato. Cita Giovanni Falcone e constata come la sua famiglia sia rimasta sola nel silenzio intorno alla ricerca della verità per le sorti di Davide Cervia.

di Marisa Gentile

Marisa Gentile CerviaVELLETRI - "Si muore quando si è lasciati soli, diceva Giovani Falcone. E noi siamo rimasti soli. Soli a combattere questa impari battaglia. Chiunque, nel tempo, si sia avvicinato alla nostra vicenda, in un modo o in un altro è stato "bloccato"; alcuni sconsigliati, altri pressati, altri minacciati: un elenco lunghissimo di persone piene di buona volontà che hanno impattato contro il muro dei poteri forti che non esitano a stritolarti pur di mantenere il silenzio su atti e circostanze indicibili. Ogni volta la stessa storia.
E noi oggi siamo rimasti SOLI. E quando si rimane soli si è più vulnerabili, si diventa un obiettivo molto semplice da colpire nel silenzio e nell'indifferenza più totale di media e istituzioni. Non è una novità che noi familiari di Davide Cervia non abbiamo MAI avuto il supporto e la protezione di avrebbe dovuto tutelarci, ma non avrei mai pensato di dover arrivare a temere proprio quella parte di stato che avrebbe avuto il compito di proteggerci. Tutto quello che ci rimane siete voi, Amici, che attraverso facebook fate sì che il nostro senso di solitudine non sia assoluto. Ed è proprio a voi che mi rivolgo affinché non facciate mancare la vostra attenzione al caso di Davide e a tutto quello che potrebbe succedere a noi familiari, facile bersaglio per coloro che vorrebbero cancellare definitivamente una storia così imbarazzante per le nostre istituzioni. Siamo in attesa di conoscere la sentenza del procedimento civile intentato da noi familiari nei confronti del Ministero della Difesa e della Giustizia che nel corso degli anni invece di attivarsi per cercare Davide o capire cosa gli fosse accaduto, hanno impegnato risorse ed energie per allontanarci dalla verità. Una mia personale valutazione anche rispetto al ruolo dell'informazione in questa vicenda, che a parte pochissime eccezioni, si è resa complice con il proprio silenzio nel far sì che questo caso venisse definitivamente "insabbiato". Un caro saluto a voi, Amici, e mi raccomando, non ci dimenticate!

FONTE: logo velletrilife

Difesa: costituito il sindacato SIM Marina. Diego Ciolino (Segretario generale): «Noi con lo zaino a poppetta».

Per il segretario generale la missione del sindacato è "Francescana", fare del bene al prossimo.

costituzione sim marina

ROMA – (di Giuseppe Paradiso) Sabato scorso, a Roma, si è ufficialmente costituito il SIM (Sindacato Italiano Militari) Marina.

L’assemblea riunita ha conferito l’incarico di Segretario generale a Diego Ciolino, che ha voluto caratterizzare il proprio impegno sottolineando il senso di umiltà e la “missione Francescana” del SIM Marina, che per vocazione deve iniziare la propria attività come il “marinaio con lo zaino a poppetta” (l’ultimo arrivato a bordo) che ha tutto da imparare ma, allo stesso tempo, vuole ben figurare e svolgere al meglio i propri compiti.

 “Il sindacato deve fare del bene al prossimo”, è questa in estrema sintesi la missione del SIM Marina – dichiara Ciolino – e per farlo deve essere vicino al personale, ascoltarne i bisogni ed aiutarlo in maniera concreta e coraggiosa. Insomma, poche chiacchiere e tanti fatti tangibili.
 
Ciolino
Ascolta l'audio

A ben vedere, abbiamo già registrato il carattere “concreto” del SIM Marina il 22 marzo scorso quando, invitato insieme agli altri sindacati militari dal Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, ha rapidamente liquidato i convenevoli ed ha subito esposto alcuni tra i problemi principali del personale di Marina.

Pietro Covino (Presidente SIM Marina): «Noi protagonisti intelligenti e non più solo osservatori»

pietro covino«Questo è un giorno importante, lo è sempre quando un Diritto viene riconosciuto». E’ quanto dichiara Pietro Covino, designato dall’assemblea ad assumere il ruolo di presidente del SIM Marina.

«La Democrazia – ha affermato Covino – la possiamo declinare e riconoscere come tale, solo attraverso la somma dei Diritti che un Paese riconosce ai propri cittadini, quindi, maggiori Diritti maggiore Democrazia. Ma tutti i Diritti, per essere realmente tali, hanno il loro contrappeso nei Doveri. Non può esserci la rivendicazione di un Diritto senza l’esercizio di un Dovere corrispondente. Un po’ come il Diritto di voto che cede il passo e perde di significato se non si esercita il Dovere di esprimerlo».

«Questo per dire che non ci sarà Diritto sindacale per i militari o sarà gravemente ridimensionato se non assumeremo anche il Dovere di rispettare le regole di condotta e comportamento che abbiamo assunto nel momento in cui abbiamo deciso di intraprendere la nostra vita con le stellette. Ognuno di noi deve mantenere fede, in ogni momento, al giuramento prestato, che ricordo a tutti è alle Istituzioni Repubblicane e non ad una persona. Le persone vanno e vengono, le Istituzioni restano, così come i Diritti acquisiti ed i Doveri corrispondenti. Queste brevissime considerazioni iniziali devono costituire il pilastro su cui innestare l’impegno sociale che oggi intendiamo assumere».

«Noi – sottolinea il presidente del SIM – oggi stiamo decidendo di non restare alla finestra per continuare a lamentarci delle condizioni di vita, lavorative, sociali ed economiche. Noi dobbiamo essere protagonisti intelligenti del dibattito e del confronto che riguarda il personale militare e non essere più solo osservatori. Noi dovremo provare a cambiare le cose partecipando ed assumendoci le nostre responsabilità».

«Dovremo fare questo, senza rinnegare le norme di tratto e di principio che contraddistinguono la nostra specificità, solo in questo modo saremo credibili. Il nostro è uno Stato di Diritto, lo hanno voluto così le generazioni che ci hanno preceduto sta a Noi migliorarlo. Per questo, innanzitutto, 3 E con la maiuscola: ESEMPIO, ETICA del Lavoro, EMPATIA. Per rappresentare degnamente dei colleghi dovremo essere tra i migliori, lavorare ancora di più di quanto fatto finora, studiare e prepararsi sugli argomenti che saremo chiamati a trattare. In poche parole, seri professionisti».

«Certo – conclude Covino – , il percorso non sarà agevole, occorrerà sgomberare lo scetticismo di chi annuncia disastri e convincere gli interlocutori che la nostra azione intende migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei militari perseguendo le medesime finalità di efficienza e prontezza. Non esiste un’unica soluzione per raggiungere un obiettivo, a noi il compito di indicare la soluzione da un’altra prospettiva, la prospettiva del fattore umano, che costituisce la più grande risorsa di qualsiasi organizzazione».

Valentina Di Prete (vice Presidente SIM Marina): «Norme sulla famiglia siano applicate, non interpretate»

valentina di preteIl focus del discorso di Valentina Di Prete si basa innanzi tutto sulla protezione sociale della famiglia, «non importa se formata da una coppia etero od omosessuale, e in special modo sulle (buone) norme tuttora vigenti, tenendo presente anche le particolari esigenze di quelle famiglie composte da genitori single (allocatari o affidatari unici dei figli)».

«Il problema casomai – sottolinea la Di Prete – riguarda l’applicazione puntuale della norma perchè ove questa fosse invece “interpretata”, finanche per “ragioni di servizio”, creerebbe – così come in effetti a volte crea – gravi disagi per chi ha la responsabilità di assistere i propri familiari».

Cosima Capone (Segretario nazionale): «Trasformare il cambiamento in ricchezza»

Nel corso dell’assemblea costitutiva del SIM Marina è intervenuta anche Cosima Capone, psicologa e psicoterapeuta presso l’ospedale militare di La Spezia, e lo ha fatto con una “pillola di saggezza”: «Il cambiamento – ha dichiarato – lo si può subire oppure lo si può comprendere e trasformarlo in ricchezza», ed è proprio questa seconda ipotesi che la Capone spera sia l’atteggiamento della Marina rispetto alla novità del sindacato.

CaponeAscolta l'audio

Giogio Carta (Ufficio legale): «Un sindacato vero e credibile è un sindacato responsabile»

«Non è l’incarico che fa la differenza, ma l’uomo»: questo è l’assunto con il quale l’avvocato Giorgio Carta ha aperto il suo discorso durante la costituzione del SIM Marina. «Il sindacalista – ha aggiunto Carta – lo puoi fare con onore o con disonore»; «se un sindacalista agisce per accaparrarsi favori personali non è “fetente” in quanto sindacalista, ma lo è in quanto uomo ed è per tale motivo – ha sottolineato il legale – che ognuno ha il compito di vigilare».

«Il sindacalista serio – ha poi aggiunto Carta – non è quello che “sfascia” ma quello che opera per l’interesse generale con senso di responsabilità, non indulgendo in richieste irrealizzabili all’Amministrazione poichè deve avere anch’esso il senso dello Stato, ma deve battersi laddove emergano palesi ingiustizie o violazioni delle norme».

Giogio CartaAscolta l'audio

A fare gli auguri al SIM Marina erano presenti anche i rappresentati del SIM Guardia di Finanza (Cleto Iafrate), SIM Guardia Costiera (Donato Angelini), SIM Aeronautica (Sinibaldo Buono), SIM Carabinieri (Raffaele Russo) e SIM Esercito (di prossima approvazione ministeriale).

Di seguito, l’organigramma del SIM Marina votato dall’assemblea costituente precisando che tutte le cariche sono provvisore, poichè entro 12 mesi dovrà avviarsi la stagione congressuale ai vari livelli (provinciale, regionale e nazionale) che designerà, mediante il voto degli iscritti, le cariche definitive.

PRESIDENTE: Pietro Covino

Vice Presidenti: Valentina Di Prete – Antonio Cilli

SEGRETARIO GENERALE: Diego Ciolino

Segr. Gen. Aggiunto: Pier Francesco Di Quattro
Ufficio coordinamento nazionale: Antonio Colombo
Ufficio Stampa: Giuseppe Paradiso
Ufficio Legale: Giorgio Carta
Ufficio relazioni esterne: Antonio Colombo
Tesoriere: Massimiliano Maraglino

Segretari Nazionali

  • Cosima Capone
  • Cesare Gambari
  • Warner Greco
  • Maurizio Lucarelli
  • Daniele Malacrida
  • Massimiliano Maraglino
  • Roberta Pezzella
  • Salvatore Pillitteri
  • Franco Saccone

Direttivo Nazionale

  • Antonio Colombo
  • Alberto Evangelisti
  • Walter Gianardi
  • Piera De Matteis
  • Antonio Di Monte
  • Pierluigi Carlevalis
  • Michele Casarola
  • Mariano Arciuolo
  • Carlo Cuozzo
  • Alessandro Vasile
  • Mariano Larocca

Consiglieri Nazionali

  • Carmelo Giorgio Alati
  • Pasquale Riccardi
  • Fabio Cima
  • Luciano Schiavo
  • Giovanni Gaetani
  • Monica Giuliani
  • Sebastiano La Gioia
  • Ignazio Figliomeni
  • Laura Rivetti
  • Diego Maria Mezzapelle
  • Davide Stella
  • Antonello Figliolia
  • Rocco Garofalo
  • Stefano Giovannetti
  • Alfonso D’Abbiero
  • Antonio Pinca
  • Antonio Grande
  • Danio Ungaro
  • Luigi Meriggio
  • Gaetano Leggieri
  • Felice Divanno
  • Marco Domenico Mirabile
  • Massimo Catuogno
  • Gioacchino Giammarresi
  • Daniele Giaquinta
  • Antonino Conte
  • Serafino Altieri
  • Marco Chelo
  • Giovanni Perlo
  • Stefania Indelicato
  • Francesco Coppola
  • Matteo Dri
  • Fulvio Arrighini
  • Angelo Miceli
  • Maurizio Corvino

 FONTE: logo grnet 400

Due marò sotto l’albero

Siamo a Natale ed è tempo di regali sotto l’albero. Tra quelli kitsch e improbabili ci farebbe piacere trovarne qualcuno davvero utile. Azzardiamo un desiderio.

maroIeri l’altro il Tribunale Arbitrale dell’Aja ha comunicato la data di ripresa del procedimento che dovrà stabilire la giurisdizione competente a decidere sul caso dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Sarà tra l’8 ed il 20 di luglio che si stabilirà se sarà un tribunale italiano o una corte di giustizia indiana ad occuparsi di loro. La vicenda che li ha visti coinvolti la ricordiamo tutti, risale al Febbraio 2012 quando la petroliera “Enrica Lexie”, battente bandiera italiana, in navigazione in prossimità delle acque territoriali indiane fu costretta ad attraccare in un porto del Kerala per consentire agli investigatori locali di svolgere indagini su un presunto omicidio, avvenuto in mare, di due pescatori del luogo. Secondo le ricostruzioni delle autorità locali, infatti, il gruppo di militari assegnati alla scorta della nave italiana avrebbe aperto il fuoco contro un peschereccio causando la morte di due membri dell’equipaggio. I marò imbarcati come nucleo di protezione militare sulla “Lexie” avrebbero sparato contro la piccola imbarcazione indiana perché questa si sarebbe avvicinata alla petroliera senza esserne autorizzata. I due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che vennero arrestati dalla polizia del Kerala con l’accusa di omicidio. Posto che i diretti interessati e neppure gli organismi competenti italiani abbiano mai ammesso alcuna responsabilità sull’accaduto, fin dalle prime battute dell’inchiesta era sorto un chiaro conflitto su chi se ne dovesse occupare, se le autorità italiane o quelle indiane.

Il Governo Monti e quelli del centrosinistra venuti dopo non hanno brillato per capacità risolutive nel trattare la questione che, debordando dallo stretto perimetro giudiziario, è sfociata in controversia diplomatica. Tant’è che ci sono voluti anni prima che Roma si decidesse a sollevare formalmente il conflitto di competenza davanti alla Corte permanente di arbitrato dell’Aja. Intanto acqua ne è passata sotto i ponti e i toni accesi dei primi momenti, soprattutto da parte indiana, si sono attenuati. L’Italia e l’India hanno ripreso a tessere buoni rapporti commerciali dopo il periodo nero segnato dallo scandalo che ha coinvolto l’italiana “Agusta-Westland S.p.A.”, confluita in “Leonardo S.p.A”, con l’accusa di aver pagato una tangente ad alti funzionari indiani allo scopo di aggiudicarsi un appalto da 560milioni di euro per la vendita allo Stato asiatico di 12 elicotteri. Oggi, con il consenso del Governo giallo-blu, un gruppo industriale che fa capo a Lakshmi Nivas Mittal, il più grande imprenditore indiano dell’acciaio, ha rilevato gli impianti ex-Ilva in Italia con l’intenzione di farne il primo polo europeo nel comparto siderurgico. Sul fronte opposto, la comunità economica italiana continua ad investire in India. Quindi, tutto farebbe supporre che la voglia di litigare, molto forte nel 2012 anche per ragioni politiche interne alla realtà indiana, al momento sarebbe venuta meno.

Tuttavia, il fatto che il procedimento avviato all’Aja debba inevitabilmente concludersi con una pronuncia che dà ragione ad uno dei due contendenti penalizzando l’altro potrebbe riportare la tensione tra i due Paesi. Con un problema che non può essere dimenticato: di mezzo ci sono le vite delle persone. In particolare quelle dei due marò, che in alcun modo possono essere lasciati dall’Italia al loro destino, ma anche quelle di tutti gli altri protagonisti italiani della vicenda che hanno visto segnate le loro vite e la serenità delle loro famiglie dalle ignobili accuse lanciate contro il comportamento all’estero degli italiani, a prescindere dal fatto che indossassero o meno le stellette.

Concordiamo con le conclusioni alle quali giunge l’ambasciatore Antonio Armellini quando scrive, nel suo articolo dedicato alla vicenda e pubblicato sull’Huffington Post: “Il conto politico ed economico del dare e dell’avere dovrebbe militare in favore di un compromesso che metta fine a una quérelle che non è più prioritaria”. Visto che il premier Giuseppe Conte ha dato buona prova di sé, come negoziatore, con le teste quadre di Bruxelles, adesso che l’assillo dei conti pubblici gli concede un periodo di tregua perché non si applica sul dossier dei marò? L’idea di negoziare con l’omologo indiano, Narendra Modi, una soluzione equilibrata che sollevi i due militari da un’accusa assurda e nel contempo ponga una pietra tombale su una vicenda nata male e gestita peggio, sarebbe da prendere in seria considerazione. D’altro canto, farsi piovere addosso una decisione del collegio arbitrale, che sia favorevole o negativa non fa differenza, non è auspicabile per gli interessi del nostro Paese. L’attuale ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi è persona di grandi competenze ed esperienza. Chi meglio di lui potrebbe riavviare il dialogo con gli interlocutori indiani? Sia chiaro, se c’è da fare battaglia saremo sempre e comunque pronti a difendere i nostri, per amore di verità e per orgoglio patrio. Ma non siamo guerrafondai, per cui se fosse possibile un accordo che garantisse onore e giustizia a tutti i protagonisti italiani coinvolti nella vicenda, anche al di là degli aspetti processuali penali, sarebbe un’ottima cosa.

Caro Presidente del Consiglio dei ministri, ci rivolgiamo a Lei come se scrivessimo a Babbo Natale: quest’anno sotto l’albero, ci faccia dono di un’onorevole soluzione per i marò Latorre e Girone e per gli uomini della “Lexie”. Noi, per contraccambiare la sua disponibilità, chiederemo alla Befana di non portarle troppo carbone per il casino che, come maggioranza giallo-blu, avete combinato con Bruxelles sulla manovra finanziaria. Parola di lupetti.

FONTE: logoopinione

Emiliano Boi, infermiere maresciallo, è stato Assolto dal Tribunale di Verona

logo infermieristicamente

Assolto Emiliano Boi: “Io considerato nemico numero 1, rifarei tutto. Gli infermieri hanno il dovere di tutelare la salute”

Articolo infermieristicamente

Emiliano Boi, infermiere maresciallo, è stato Assolto dal Tribunale di Verona.

La sua odissea, fatta di ripercussioni, specie sulla sua carriera rimasta in stallo, è finita.marialuisa infermieristicamente

Tutto era cominciato quando, resosi conto della pericolosità dell’acqua prodotta a bordo della nave Duilio, potenzialmente cancerogena, aveva con coraggio e responsabilità denunciato il fatto, con segnalazioni scritte e verbali, alle quali nessuno aveva dato seguito.

Ho iniziato a segnalare l'esistenza di un rischio sanitario connesso all'utilizzo delle acque di bordo nel 2011, quando, imbarcato in qualità di infermiere su Nave Caio Duilio, mi accorsi che il laboratorio analisi del Dipartimento militare di medicina legale di La Spezia non aveva mai effettuato i controlli completi previsti dalla legge, indispensabili per stabilirne la salubrità, quindi l'idoneità al consumo umano-racconta Boi - pretesi dal Comandante della nave l’esecuzione degli esami completi presso una struttura esterna ed accreditata presso ACCREDIA (l'Ente Unico nazionale di accreditamento designato dal Governo Italiano).

Il risultato non tardò ad arrivare: l'ARPAL (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente Ligure), a cui straordinariamente furono affidate le analisi, si espresse con un giudizio di non idoneità al consumo umano, per presenza di trialometani ed idrocarburi, sostanze notoriamente tossiche e potenzialmente cancerogene che, insieme a numerosi altri parametri chimici stabiliti dalla legge, il laboratorio analisi militare di La Spezia non aveva mai ricercato”.

Di quanto scoperto, Emiliano decide di farne comunicazione a Luca Marco Comellini, segretario del Partito per la tutela dei diritti dei militari e della polizia.

La carriera dell’infermiere maresciallo, va in stallo e vine accusato di rivelazione di messaggi riservati - Pur ricoprendo da allora un posto non previsto dalle tabelle ordinative organiche, senza un incarico ufficiale, ho continuato a segnalare per iscritto e verbalmente la problematica, nella speranza di poter tutelare la salute dei militari imbarcati, purtroppo senza riuscirci -dichiara Emiliano.

Oggi, Emiliano è stato assolto, dopo 7 anni dall’inizio di una lunga battaglia, fatta con coraggio ed abnegazione.

L’assoluzione non è stata a formula piena, il Tribunale di Verona ha infatti applicato l’articolo 131 bis del codice penale “per speciale tenuità del fatto”, per questo l’avvocato Giorgio Carta, impugnerà la sentenza, chiedendone l’assoluzione piena.

E’ un atto dovuto all’onestà di Emiliano Boi, ad un infermiere che ha lottato contro tutti, esponendosi in prima persona, per tutelare la salute collettiva.

La sua dichiarazione finale non lascia dubbi su quanto Emiliano debba essere di esempio per tutti noi che operiamo in sanità, e per tutti quelli che non hanno il coraggio di invertire la rotta, il coraggio di cambiare, si lottare, per chi il senso di giustizia e di onestà lo ha perso e gira le spalle alla Responsabilità.

In questi anni so di non essere rimasto in silenzio. So di non aver gettato la spugna e di non essermi lasciato intimorire, nemmeno quando, subito dopo la pubblicazione dell'articolo di Comellini, da Roma il personale di Palazzo Marina mi contattò telefonicamente per informarmi del fatto che nel 2013 ero stato sbarcato da Nave Caio Duilio su esplicita richiesta del comandante e che presso l'Ispettorato di sanità della Marina militare e presso l'organo di impiego (Maripers) ero considerato il “capretto da sgozzare a Pasqua, il nemico numero 1” a causa delle mie ripetute segnalazioni sulle acque ed altre segnalazioni che, evidentemente, non erano gradite.

Sono convinto che la scelta di impiegarmi, ormai da 5 anni, in un posto extra-tabellare privo di incarico ufficiale, non abbia leso me; ha leso, semmai, il diritto alla salute di tanti militari che per troppi anni, nei quali io ho continuato a segnalare, purtroppo hanno continuato ad utilizzare e bere acqua non opportunamente analizzata e, come si evince anche dalle notizie riportate dai media, spesso contaminata.

Se oggi mi venisse chiesto: “potendo ritornare indietro, invieresti di nuovo quei messaggi non classificati a Luca Marco Comellini?”

Non ho alcun dubbio, pur dovendone pagare le conseguenze risponderei “assolutamente si”. Sono convinto che chi esercita una professione sanitaria, come me, che sono infermiere, ed intende esercitarla in scienza e coscienza, abbia una grande responsabilità, quella di voler realmente tutelare la salute umana.

Da Infermiera non posso che dirti “Grazie Emiliano”

da Il Secolo XIX

FONTE: logo infermieristicamente

Francia: ritrovato il sottomarino "La Minerve", scomparso nel 1968

Minervefronte

La nave è stata rinvenuta da una flotta americana al largo di Tolone. Ancora ignote le ragioni dellʼincidente

È stato ritrovato il sottomarino francese La Minerve scomparso nel 1968 con cinquantadue marinai a bordo. Il relitto è stato individuato al largo di Tolone dalla nave americana Seabed Constructor. "È un successo, un sollievo e una prodezza tecnica. Penso alle famiglie che attendevano questo momento da così tanto tempo", ha scritto su Twitter Florence Parly, il ministro francese della Difesa. La scomparsa, però, rimane un mistero: la causa dell'incidente non è mai stata scoperta.

Per localizzare il relitto, il team di ricerca aveva analizzato tutti i dati riguardanti l'incidente, comprese le maree che potrebbero averlo trasportato, con il supporto di nuove tecnologie tra cui quella del drone. Come dichiarato da un ufficiale della marina francese, la nave del team della compagnia americana Ocean Infinity, ha ritrovato il sottomarino a 45 km da Tolone, a una profondità di 2.370 metri.

  • Minerve
  • minerve1
  • minerve2
  • minerve3
  • minerve4
  • minerve5
  • minerve6
  • minerve7
  • minerve8

 

FONTE: Logo TGCom24

Fuoco amico – La storia di Davide Cervia

Francesco Del Grosso, è stata un’odissea!

fuocoamicolastoriadidavidecUn mistero tutto italiano, l’ennesimo muro di gomma. Sono trascorsi esattamente 25 anni – lo scorso 12 settembre – dalla scomparsa di Davide Cervia, esperto di guerra elettronica di cui ancora oggi non si hanno notizie. Dopo le prime barcollanti ipotesi di un allontanamento volontario, la procura concluse che si era trattato di rapimento, rimasto fantomaticamente senza colpevoli. Al centro probabilmente un traffico d’armi internazionale e la sua qualifica di esperto con la sigla ETE/GE che lo annoverava tra i pochi tecnici a saper utilizzare strumentazioni belliche vendute all’epoca sottobanco ai paesi sotto embargo alla vigilia dello scoppio della prima guerra del Golfo. Francesco Del Grosso ci ha fatto un documentario, Fuoco Amico – La storia di Davide Cervia, il primo a ricostruire la storia di Davide. Nonostante gli atti intimidatori e le porte sbattute in faccia dai canali tradizionali, a trentatre anni Del Grosso ce l’ha fatta e da due anni porta in giro la sua creatura, la ricostruzione di questa tragica odissea umana realizzata sfruttando elementi tipici della spy story.
Un film dal percorso festivaliero fortunatissimo partito l’anno scorso con un’anteprima internazionale al Bifest, poi la distribuzione in video on demand sul canale Ownair. Solo quest’anno l’arrivo in sala tramite il circuito Movieday, una piattaforma con un catalogo online dove è l’utente stesso a decidere quando, dove e come organizzare una proiezione all’interno delle sale convenzionate.
Così il 7 luglio Fuoco amico – La storia di Davide Cervia ha avuto la sua prima proiezione in sala al Cinema Beltrade di Milano; un cammino proseguito con le tappe di Genzano (16 novembre) e Velletri (13 dicembre) e che il 21 dicembre conclude l’annata nella capitale, al Cinema dei Piccoli.

Quanti anni sono passati dal tuo primo approccio con la storia di Davide Cervia?
Il primo contatto avvenne all’incirca alla fine del 2012 . Ero stato al Festival di Roma con il film su Agostino Di Bartolomei, “11 metri”, e dopo poco fui chiamato dal giornalista di un’emittente privata per un’intervista; fu lui ad accennarmene per la prima volta proprio in quell’occasione. Non ne avevo mai sentito parlare e come me molte altre persone. Più in là mi sarei reso conto del perché conoscessero questa storia così in pochi. Poi la famiglia di Davide, in particolar modo Erika, la figlia, si mise in contatto con me, quindi iniziai a fare delle ricerche e alla fine andai a casa loro, vicino Velletri, per incontrarli. All’inizio fu abbastanza scioccante: non capivo quanto potessi essere all’altezza, ma nello stesso tempo mi sembrava talmente assurdo che questa storia non fosse stata ancora raccontata da qualcuno. All’epoca – erano passati 23 anni dalla scomparsa di Davide – c’era stato solo qualche servizio giornalistico, negli anni ’90 se ne era occupata soprattutto Donatella Raffai con “Chi l’ha visto”; “Fuoco amico” è il primo documentario dedicato al caso Cervia.

Giornata nazionale della Marina Militare, Taranto in festa

Giornata MM

E’ la Giornata della Marina Militare, ma sarà la festa di Taranto. Dopo 12 anni il capoluogo ionico ospita nuovamente le celebrazioni nazionali. Si compie la volontà del Capo di Stato Maggiore, Ammiraglio di squadra Valter Girardelli. Una volontà fortemente sostenuta (e immaginiamo alimentata) dal Comando Marittimo Sud, guidato dall’Ammiraglio di divisione Salvatore Vitiello. Questa mattina la presentazione degli eventi nel gazebo liberty di Piazza Garibaldi che lunedì 10 giugno, alle 19.30 ospiterà l’evento finale della Giornata: il concerto della Banda della Marina Militare, presentato dalla giornalista Maristella Massari. Con l’ammiraglio Vitiello, il Cv Ciro Del Vecchio, comandante della Base navale Mar Grande e l’assessore alla Cultura del Comune di Taranto, Fabiano Marti. A coordinare gli interventi il Capo Ufficio Pubblica Informazione del Comando, Cf Antonio Tasca.

Taranto si prepara ad accogliere un evento che richiamerà migliaia di persone con diversi fiori all’occhiello. Alle banchine della Base Mar Grande saranno ormeggiate 20 unità navali provenienti da tutta Italia. Su tutte spicca l’eleganza ed il sapore antico della nave più bella del mondo: il Vespucci. Tradizione e futuro. La modernissima nave Martinengo lunedì mattina riceverà dal sindaco Rinaldo Melucci, la bandiera di combattimento e da quel momento entrerà ufficialmente nella flotta italiana della MM e sarà assegnata a Taranto.

Tutte le navi potranno essere visitate dal 7 al 10 giugno, dalle 17 alle 20.30 (domenica apertura anticipata alle 15). Solo domenica 9 giugno il Vespucci non sarà visitabile. Per agevolare l’affluenza, in collaborazione con il Comune e con l’Amat, è stato predisposto un servizio bus con partenze da Piazza Ebalia. All’interno della Base, le navette della Marina Militare collegheranno le varie aree. Sarà possibile raggiungere la base navale anche via mare a bordo delle motonavi dell’Amat.

Con 15mila addetti, tra militari e civili, la Marina Militare è il primo bacino occupazionale di Taranto ed è proiettata, ormai, anche in una dimensione di valorizzazione e promozione del territorio in termini turistici. “Lo dimostrano – ha ricordato l’amm. Vitiello – gli oltre 120mila visitatori all’anno del Castello Aragonese”. E in futuro potrebbero esserci ulteriori iniziative. Il contratto istituzionale di sviluppo per Taranto prevede la destinazione a polo museale di un’ala dell’Arsenale di Taranto, oltre alla dismissione dell’ex Stazione Torpediniera (in cambio, però, la Marina Militare avrebbe bisogno di nuove aree per l’allargamento della Base Mar Grande).

Entro un paio di anni, inoltre, sarà dismessa nave Garibaldi. “C’è la disponibilità della Marina Militare – ha aggiunto il comandante Vitiello – di mettere a disposizione l’unità navale per la valorizzazione in chiave espositiva e museale, ma serve un progetto da parte di soggetti pubblici e/o privati e soprattutto occorre opzionare il futuro della nave prima che vada in disarmo. Farlo dopo rende tutto più difficile e costoso”. Speriamo che le parole dell’alto ufficiale servano da monito alla comunità ed alle istituzioni tarantine affinchè non si ripeta la fallimentare esperienza del progetto nave museo V. Veneto.

“Per Taranto sarà una settimana complicata, ma bellissima – ha sottolineato l’assessore Marti – stracolma di eventi. Il Comune di Taranto e il sindaco Melucci in prima persona, sono impegnati a realizzare momenti di questa portata che diano lustro e visibilità alla città. In questo senso molto proficua è la collaborazione con la Marina Militare che è partner anche di Medimex e che proseguirà a luglio con lo svolgimento del Locomitive Jazz Festival al Castello Aragonese”.

Le celebrazioni cominceranno il 7 giugno e si concluderanno il 10 con la cerimonia alla Base Mar Grande cui è prevista la partecipazione del ministro della Difesa Elisabetta Trenta e il Capo di Stato Maggiore della Difesa. Durante la cerimonia sono previste le spettacolari esibizioni di reparti speciali: lancio paracadutisti, sorvolo di elicotteri, transito di smmergibili. Il tutto impreziosito dalla quinta naturale della rada del Mar Grande, puntellata dalle sagome affusolate delle unità navali. Vi riproponiamo il programma completo degli eventi.

7 GIUGNO: dalle 10,30 alle 12,30, nel Castello Aragonese, si svolgerà il convegno sul tema: “30 anni di capacità portaerei al servizio dell’Italia”. Nel pomeriggio due appuntamenti alla Stazione Navale Mar Grande. Dalle 17 alle 20,30 sarà possibile visitare la mostra a bordo di Nave Garibaldi. Sempre nella stessa fascia oraria sarà possibile effettuare visite guidate sulle unità della Marina Militare ormeggiate alla base. Tra le navi che sarà possibile visitare c’è la bellissima Nave Vespucci.

8 GIUGNO: dalle 17 alle 20,30 alla Stazione Navale Mar Grande visite guidate sulle unità navali e mostra a bordo di Nave Garibaldi. Alle 20, al Castello Aragonese, conferenza stampa e proiezione del film “Il destino degli uomini”.

9 GIUGNO: dalle 15 alle 20.30, alla Stazione Navale Mar Grande proseguono le visite guidate sulle unità navali ormeggiate, ad esclusione di Nave Vespucci.

10 GIUGNO: questa è la vera e propria “Giornata della Marina”. Si parte alle 10, con la cerimonia alla Stazione Navale Mar Grande. Dalle 17 alle 20.30, le visite guidate a bordo delle unità navali. Alle 19,30, in piazza Garibaldi, a Taranto, si svolgerà il concerto della Banda della Marina Militare.

FONTE: Logo Laringhiera

Giovani (Essere giovane ...)

MacArthur Museum

“La giovinezza non è un periodo della vita, essa è uno stato dello spirito, un effetto della volontà, una qualità dell’immaginazione, un’intensità emotiva, una vittoria del coraggio sulla timidezza, del gusto dell’avventura sull’amore del conforto. Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni, si diventa vecchi perché si è abbandonato il nostro ideale. Gli anni aggrinziscono la pelle, la rinuncia al nostro ideale aggrinzisce l’anima. Le preoccupazioni, le incertezze, i timori e i dispiaceri sono i nemici che lentamente ci fanno piegare verso la terra e diventare polvere prima della morte. Giovane è colui che si stupisce e si meraviglia, che domanda come un ragazzo insaziabile: e dopo? Che sfida gli avvenimenti e trova la gioia al gioco della vita. Voi siete così giovani come la vostra fede, così vecchi come la vostra incertezza, così giovani come la vostra fiducia in voi stessi, così giovani come la vostra speranza, così vecchi come il vostro scoramento. Voi resterete giovani fino a quando resterete ricettivi, ricettivi a ciò che è bello, buono e grande, ricettivi ai messaggi della natura, dell’uomo e dell’infinito. Se un giorno il vostro cuore dovesse essere morso dal pessimismo e corroso dal cinismo, possa Dio avere pietà della vostra anima di vecchi “….

(Discorso tenuto dal Generale Douglas MacArthur ai cadetti di West Point, 1945)

Scarica il testo in Pdf

pdf

FONTE: Logo GPB

 

Hornet, ritrovati i resti della mitica portaerei Usa affondata dal Giappone

La nave colata a picco nel 1942 individuata a 5.000 metri di profondità nel Sud Pacifico. Protagonista del raid di Doolittle con cui gli americani risposero a Pearl Harbor

 
Hornett
 
Una delle navi più gloriose della Seconda guerra mondiale, affondata nel 1942 dai giapponesi, è stata ritrovata dagli archeologi del mare americani a cinquemila metri di profondità nel Sud Pacifico. E’ la USS Hornet, la portaerei entrata nel mito per il «Raid di Doolittle» su Tokyo nell’aprile 1942 e la battaglia delle Midway nel giugno successivo, che cambiò il corso del conflitto nel Pacifico.

L’ultima battaglia della Hornet fu al largo di Santa Cruz Island, il 26 ottobre 1942. Uno scontro spietato. I giapponesi lanciarono i loro bombardieri in picchiata e aerosiluranti che martellarono la grande nave americana. Ha raccontato alla Cbs News Richard Nowatzski, che aveva 18 anni ed era mitragliere sulla Hornet: «Ero attaccato al mio pezzo, sparavo e guardavo freneticamente il cielo... le bombe venivano contro di noi, sentivi il sibilo. Poi due siluri ci hanno preso e la nave è stata scossa, si è fermata, era morta sulla superficie dell’oceano». Due aerei del Sol Levante colpiti nell’azione caddero sul ponte della nave nemica contribuendo alla sua paralisi. L’equipaggio la dovette abbandonare, quando manovrare era diventato ormai impossibile e la flotta giapponese finì l’opera a cannonate, facendola colare a picco.

Metà degli apparecchi nipponici furono abbattuti nell’impresa, rendendo di fatto non operative le loro portaerei superstiti per mesi. Emozione tra gli storici della US navy per il ritrovamento del relitto. Ha detto l’ammiraglio Bill Moran, vice capo delle Operazioni: «Nei giorni bui dopo Pearl Harbor, la Hornet e i Raider di Doolittle furono i primi americani a restituire il colpo al Giappone, dando nuova fiducia alla nazione e al mondo».

Il raid di Doolittle fu organizzato per reagire in modo spettacolare e temerario all’aggressione giapponese del 1941. Era il 1942 e la guerra nel Pacifico non andava bene per gli alleati. A Washington pensarono che servisse un segnale di riscossa. Fu deciso di usare i B-25, bombardieri terrestri, ma lanciandoli dal ponte della portaerei Hornet, che li avrebbe portati il più possibile vicino alle coste del Giappone. Dal punto di vista tecnico sembrava una pazzia irrealizzabile. Al comando dei 16 aerei il tenente colonnello James «Jimmy» Doolittle. Su ognuno degli apparecchi cinque uomini. Ottanta aviatori che sapevano di non avere sufficiente autonomia di volo per poter tornare dalla missione su Tokyo, anche se la contraerea e la caccia giapponese non li avessero abbattuti. I Doolittle Raiders bombardarono Tokyo il 18 aprile 1942. I danni furono scarsi, ma l’effetto psicologico in Giappone e in America fu enorme. Dei 16 apparecchi, quattro si sfasciarono in atterraggio; undici equipaggi si lanciarono col paracadute perdendo tre uomini; uno riuscì a raggiungere incredibilmente la Russia. Otto aviatori vennero catturati dai giapponesi in Cina, tre furono uccisi, uno morì di stenti in un campo di prigionia. Ancora nel 1942, a giugno, la Hornet e altre due portaerei americane sorpresero e affondarono quattro portaerei giapponesi alle Midway.

Le sorti della guerra nel Pacifico erano cambiate. Il relitto della Hornet, con i suoi cannoni contraerei ancora puntati verso il cielo e un trattore per il rimorchio dei caccia sul ponte, è stato individuato dalla spedizione archeologica Vulcan, il gruppo che ricerca navi storiche negli abissi organizzato da Paul Allen, il cofondatore di Microsoft morto a ottobre. I tecnici a bordo della Nave Petrel, di Vulcan, hanno fotografato con robot scesi in profondità i resti della Hornet adagiati sul fondale a cinquemila metri di profondità.

FONTE: Logo corrieredellasera esteri

I tagli indeboliscono la nostra politica estera. L’intervista all’ammiraglio De Giorgi

I tagli indeboliscono la nostra politica estera. Siamo troppo impegnati sul fronte interno”. L’intervista all’ammiraglio De Giorgi

Degiorgi palco

Mercoledì 6 marzo 2019

I tagli alla indeboliscono l’impegno dell’Italia in politica estera. La nostra classe politica appare più concentrata sulla gestione degli affari interni del Paese, mentre sarebbe importante non delegare la responsabilità della sicurezza e dell’interesse nazionale prima agli Usa e poi eventualmente all’Europa”. A sostenerlo è l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ex capo di stato maggiore della Marina Militare

di Daniele Piccinin

I tagli al bilancio della Difesa, in linea con gli ultimi governi, vanno letti come un semplice segnale di razionalizzazione della spesa o rappresentano qualcosa di diverso per il nostro Paese?

L’irrilevanza militare Italiana, sia in termini di mezzi che forse soprattutto della volontà e credibilità di un suo impiego per operazioni d’interesse nazionale, è senz’altro uno dei fattori di debolezza che rende difficile per l’Italia sviluppare politiche funzionali autonome, in scenari di profonde crisi e situazioni complesse come sono quelli dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente.

Sta dicendo che l’Italia ha rinunciato ad avere una politica estera?

Quello che molti economisti ed esperti di politica oggi studiano è proprio la mancanza tra gli Stati moderni di una politica estera di grande respiro. Dagli Stati Uniti alla Francia, all’Italia, il mondo sembra oggi essere percepito come un magma ingovernabile la cui sfide sfuggono alla capacità di pianificazione dei Governi. Quasi tutti i Paesi importanti dell’Occidente, infatti, preferiscono subordinare le scelte di politica estera alle necessità immediate di politica interna.

Una crisi d’identità visto il ruolo strategico in termini di diplomazia che ha sempre ricoperto l’Italia, ma anche un segnale preoccupante per la già fragile Europa, non crede?

Questa crisi di visione evidenziata dall’Occidente non trova riscontro in Oriente. Russia, Cina, Turchia hanno definito e stanno attuando linee d’azione di lungo periodo frutto di precise strategie che danno coerenza e incisività alla loro azione sia nel campo militare che in generale di politica estera, come si vede in Siria, in Mediterraneo, nel Mar della Cina, in Africa Orientale, via della seta inclusa.

E l’Europa?

Dopo aver costruito un grande mercato, garantito diritti e libertà fondamentali dei propri cittadini, aver costruito le basi di una comune politica economica, il processo sembra essersi ormai fermato. Per rilanciare la forza dell’Unione Europea servirebbe la completa rinuncia alla sovranità nazionale dei singoli Stati, per dare vita a una federazione di Regioni semi-autonome, ma non troppo, con la Politica estera, militare e macroeconomica guidata da un Governo centrale. Dopo la rinuncia a batter moneta, sarebbe quindi necessario perdere un altro dei pilastri identificativi di una nazione indipendente, le proprie Forze Armate.

E l’Italia come si pone in questa prospettiva?

Per molto tempo l’Italia ha visto con favore questa ipotesi in quanto come stato sconfitto dagli alleati si trattava di perdere poco, in quanto Nazione già a sovranità limitata, peraltro insofferente verso il mondo militare. La nostra classe politica vedeva con favore tale ipotesi per potersi concentrare sulla gestione del potere, senza la responsabilità della sicurezza e dell’interesse nazionale, in quanto delegate prima agli Usa e poi eventualmente all’Europa. Oggi il nazionalismo sta rinascendo in un’Europa indebolita dall’allargamento del suo perimetro a 28 nazioni assai poco uniformi sotto il profilo culturale e dei valori fondanti. Da un’Europa a 6 popoli di matrice Latina e Germanica si è passati, non a caso, sotto la spinta americana dell’amministrazione Bush al coacervo attuale.

Quale potrebbe essere il ruolo dell’Italia in questo scenario?

Da un punto di vista geopolitico il nostro Paese è una terra di “mezzo”: non al centro della massa continentale europea come la Germania o la Francia, non più frontiera avanzata dell’Impero americano, ma pur sempre il prolungamento meridionale dell’Europa verso un mare tuttora importante come il Mediterraneo. Da questa posizione, l’Italia ha sempre dovuto guardarsi contemporaneamente sia dall’Occidente sia dall’Oriente. Di qui la naturale predisposizione alla duplicità del nostro stare in Europa, vista dai partner come doppiezza levantina nel cercare di giocare contemporaneamente su più tavoli. Il venir meno dell’interesse degli Stati Uniti verso l’Italia, unitamente alla rinuncia al multilateralismo, implicita nella deriva sovranista, espone la natura di vaso di coccio dell’Italia fra vasi di ferro nell’arena internazionale.

Cosa dovrebbe fare la politica per rilanciare il nostro Paese in campo internazionale?

Yalta aveva affidato l’Italia alla tutela degli Stati Uniti, che hanno determinato la nostra politica estera dalla rovinosa sconfitta della Seconda Guerra Mondiale ad oggi, consentendo alla nostra classe politica di concentrarsi sulla sola politica interna, coerentemente con lo status di un Paese sconfitto e occupato/garantito militarmente dalle Potenze vittoriose. Con il venir meno della garanzia e della tutela dello “Zio Sam”, sarà la nostra nuova classe dirigente capace di affrontare le conseguenze che la ricerca di sovranità nazionale imporrà? Dall’ennesimo taglio al bilancio della Difesa, non sembrerebbe di percepire alcun cambiamento per adeguare la difesa nazionale alla fine dello scudo del multilateralismo. Se invece vogliamo preservare la nostra sovranità non abbiamo altra scelta: dobbiamo sviluppare e sostenere Forze Armate credibili investendo molto di più nella Difesa Nazionale.

FONTE: Logo Labparlamento

Il Giappone sta per annunciare le portaerei difensive

Le portaelicotteri saranno riconvertite in portaerei difensive così da aggirare la Costituzione del Giappone che vieta vettori d'attacco. Acquistati altri cento F-35

Franco Iacch- Mer, 28/11/2018 -

Il Giappone si appresta ad annunciare la riconversione delle cacciatorpediniere portaelicotteri classe Izumo in portaerei difensive.

portaerei giappone

La decisione sarà formalmente adottata tra due settimane quando il governo giapponese adotterà le nuove linee guida del Programma Nazionale per la Difesa. Tokyo, inoltre, approverà l’ordine di altre cento piattaforme tattiche F-35 che si uniranno alle 42 già acquistate nel 2011, così da soddisfare le richieste di Trump che ha ripetutamente invitato il Giappone ad acquistare più hardware americano ed a ridurre lo squilibrio commerciale tra i due paesi.

Una nuova era di proiezione

Il Giappone è particolarmente preoccupato per le crescenti attività aeree della Cina all'estremità meridionale della catena delle isole giapponesi. C'è poi la questione delle isole Senkaku, rivendicate dalla Cina come Diaoyu, nel vicino Mar Cinese orientale. Tokyo ha una sola base aerea sull'isola di Okinawa, la Naha Air Base, che funge anche da aeroporto civile regionale. La base di Naha ospita 40 F-15J ed è l’unica struttura a difesa dell’intera area meridionale del Giappone. Con delle portaerei in servizio attivo, il Giappone sarebbe in grado di disperdere le proprie forze aeree che non sarebbero più subordinate alle strutture fisse, certamente bersaglio primario durante un conflitto. Il Giappone, quindi, si appresta ad invertire decenni di politica governativa modificando le due cacciatorpediniere portaelicotteri per trasportare aerei ad ala fissa ed inaugurare una nuova era di proiezione di potenza.

Giappone: Cacciatorpediniere portaelicotteri classe Izumo

Le due unità classe Izumo sono grandi come le portaerei che il Giappone ha utilizzato durante la seconda guerra mondiale. Sia la capofila Izumo DDH-183 che la gemella Kaga DDH-184, sono lunghe 250 metri, con equipaggi di 470 marinai ed un dislocamento di 27mila tonnellate, un terzo delle portaerei degli Stati Uniti. Sebbene abbiano capacità anfibie, le portaelicotteri giapponesi sono tradizionalmente focalizzate sulla guerra antisom. Ogni unità della Kaijō Jieitai trasporta 14 velivoli a rotore come gli elicotteri antisom SH-60K Seahawk, cinque dei quali possono decollare e atterrare contemporaneamente. L’idea di convertirle in portaerei non giunge inaspettata considerando le eccessive dimensioni dei vettori. Negli anni il Giappone ha lavorato per ricostruire la sua aviazione navale ed il progetto delle Izumo si ispira chiaramente al trasporto aereo ad ala fissa. Fino a pochi anni fa la riconversione delle due cacciatorpediniere portaelicotteri come vettori per l’F-35B era ritenuta onerosa e politicamente rischiosa.

La vera natura del Progetto 22DDH

Una questione costituzionale

portaerei giappone1

La decisione di riconvertire le unità della classe Izumo avviene in un contesto di crescente vulnerabilità delle basi aeree giapponesi nei confronti dei missili da crociera e balistici di Cina e Corea del Nord. Tokyo ha sempre pubblicamente negato la vera natura delle Izumo a causa delle questioni relative alla violazione costituzionale del sistema d’arma di proiezione. In base all'articolo nove della Costituzione giapponese, il governo proibisce la costruzione di armi considerate principalmente di natura offensiva come le portaerei. Tuttavia il Giappone possiede una straordinaria capacità marittima latente. La sua economia è considerevolmente più grande di quella di Francia, India o Regno Unito. Gli ostacoli che hanno impedito lo sviluppo di una forza di proiezione navale (la già citata questione costituzionale, le preoccupazioni sull'opinione pubblica internazionale, l'impegno per il pacifismo) sono stati lentamente spazzati via. La propulsione nucleare sembra improbabile, ma il Giappone in futuro costruirà vettori sempre più grandi sulla base di una plausibile interpretazione delle sue esigenze di autodifesa nei confronti della Cina.

Classe Izumo: Da portaelicotteri a portaerei difensive

Le cacciatorpediniere portaelicotteri classe Izumo del Giappone sono state progettate specificatamente per ospitare la variante STOVL (Short Takeoff and Vertical Landing) della piattaforma tattica F-35. Eufemisticamente classificate come cacciatorpediniere elicotteri dal Japan Maritime Self-Defense Force per minimizzare le offensive capacità belliche delle navi, le due unità del progetto 22DDH sono state chiaramente concepite per la riconversione in portaerei. Nell'ultimo rapporto del Ministero della Difesa giapponese pubblicato lo scorso maggio e contrariamente a quanto affermato in precedenza, il ponte di volo delle Izumo è già stato rivestito con lo speciale materiale termoresistente necessario per garantire le operazioni di decollo ed atterraggio dell'F-35B. Anche gli ascensori che collegano l'hangar al ponte di volo sono stati specificamente progettati per ospitare l'F-35B e l'MV-22 Osprey. La classe Izumo non è stata equipaggiata con delle catapulte per lanciare i caccia ne con lo ski-jump per il decollo corto. Tuttavia se opportunamente modificate, potrebbero trasportare la variante a decollo corto e atterraggio verticale dell’F-35 così da garantire una difesa regionale mobile. L'aggiunta di uno ski-jump non si rende necessario anche se migliorerebbe le prestazioni in decollo dell'F-35B e aggiungerebbe un ulteriore margine di sicurezza. Dovrà essere riconfigurata l’intera griglia di difesa a corto e medio raggio così da non intralciare le operazioni di volo degli F-35B. La struttura interna delle portaerei dovrà essere riprogettata per ospitare l’intera linea logistica JSF ed ALIS. Il costo complessivo per la riconversione delle due unità classe Izumo, compresa l’acquisizione di trenta piattaforme tattiche F-35B (12/14 a vettore) è stimato in 4 miliardi di dollari. L'opzione AV-8B potrebbe essere economicamente valida e non presenterebbe problemi di compatibilità con il rivestimento del ponte di volo, ma non assicurerebbe le capacità tattiche di quinta generazione dello JSF. Da rilevare che la futura forza aerea del Giappone si sta rimodellando sull'F-35A già ordinato. Il Giappone investe poco più dell'1 per cento del suo PIL nella Difesa.

La flotta F-35 del Giappone

Tokyo ha già siglato contratti per l’acquisizione di 42 piattaforme tattiche F-35A, variante a decollo ed atterraggio convenzionale. Annunciando la riconversione in portaerei difensive, così da aggirare il vincolo costituzionale che vieta i vettori d’attacco, le Izumo dovranno ritornare nel bacino di carenaggio Yokohama per importanti interventi strutturali. Come già detto, l’intero ponte di volo sembrerebbe essere stato progettato per resistere alle elevate temperature dei flussi generati per il decollo corto dello JSF. In base alle nuove linee guida del Programma Nazionale per la Difesa, entro il 2023 il Giappone riceverà i 42 F-35A acquistati nel dicembre del 2011. Dal 2024 la flotta F-35A, variante a decollo ed atterraggio convenzionale, rileverà gli F-4 in servizio il Japan Air Self-Defense Force.

Il secondo lotto F-35

Tra due settimane il governo giapponese approverà l’ordine di altri cento F-35: Settante della variante A e trenta della variante B per un valore stimato superiore ai nove miliardi di dollari. Le settanta piattaforme F-35A rileveranno gradualmente gli F-15 del Giappone che non potranno essere aggiornati, circa cento velivoli sui duecento in servizio. I trenta F-35B inizieranno ad essere consegnati a partire dal 2024: Entro quella data il Giappone dovrebbe aver ultimato le modifiche sui due vettori classe Izumo. Ricordiamo, infine, che le Izumo possono già ospitare sul ponte di volo gli F-35B statunitensi, secondo quanto stabilito dal Ministero della Difesa giapponese lo scorso maggio. Sedici F-35B del Corpo dei Marine sono schierati stabilmente nella base aerea di Iwakuni nella prefettura di Yamaguchi, in Giappone.

FONTE: logo giornale.it

FacebookTwitterRSS FeedPinterest Pin It

Su questo sito usiamo i cookies. Navigandolo accetti.