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Il Vento

il vento 

 

Poesie del mare

La scelta di inserire una sezione dedicata alle poesie del mare era d'obbligo.

Se guardate nel web, basta digitare "poesie" che si è sommersi da articoli e riferimenti che riconducono a pubblicazioni di poesie. Da sempre l'editoria ha preso in seria considerazione questo argomento. E proprio sull'argomento poesie, che esiste un settore specifico, le poesie del mare, appunto. Sono tantissime credetemi! Tra l'altro, anche l'Ufficio Storico della Marina Militare, non poteva esimersi dal pubblicare un volume di poesie dedicate al mare. Da questo volume (a cura di Rodolfo Francesconi ) e da tanti altri spunti personali e del web vi propongo alcune delle, a mio parere, più belle poesie del mare. Naturalmente aspetto anche vostre proposte, come previsto dalla mia mission. Fatevi avanti, sia via mail che con i social collegati al sito.

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Questo odore marino-Giorgio Caproni

Giorgio Caproni
Questo odore marino

Che mi rammenta tanto

I tuoi capelli, al primo

Chiareggiato mattino!

Negli occhi ho il sole fresco

Del primo mattino. Il sale

Del mare …

Insieme,

come fumo d’un vino,

ci inebriava, questo

odore marino.

Sul petto ho ancora il sale

D’ostrica del primo mattino.

                                                

                                  Giorgio Caproni

  ( da “Poesie del mare“a cura dell’Ufficio Storico della Marina Militare)

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I colori del mare-Dario Bilotti

Dario viso

 

 

 

 

La luce filtra tra nuvole candide, gonfie, vaporose come soffici ammassi di cotone,
rendendo azzurro il grigio che abbacina,
riflettendo sulle superfici lucide e lisce delle sovrastrutture.
Sotto, il mare blu scuro occhieggia; lampi di bianco mi costringono a socchiudere gli occhi,
il cielo fa capolino tra cirri orlati di grigio,
la brezza increspa la superficie aumentandone la riflessione, faccio fatica a guardare.
I miei occhi azzurri cercano requie non sopportandone la luminosità immensa,
ma piccole lacrime leniscono il bruciore.
Le nuvole si colorano di grigio laggiù, una netta linea divide l'acqua davanti a noi,
il blu profondo si trasforma in nero con un taglio parallelo all'orizzonte.
Con un fascio che s'allarga man mano che scende dal cielo la luce crea coni abbaglianti
che si spostano con disordinata eleganza quasi a ballare per noi,
a deliziarci con voluttuosi volteggi.
La prora taglia l'acqua e sembra voglia correre verso l'ignoto, verso il buio.
L'aria mi colpisce il viso, ne faccio incetta ,
me ne riempio i polmoni e ne assaporo il gusto.
Una parete scura si avvicina, sembra ancora lontana, un drappo che sta avvolgendo
con un color antracite
tutto il microcosmo attorno a noi,
fatto d'acqua e d'aria, la luce con riflessi celesti combatte come non volesse lasciarci.
Ma il nero è già qui, si impadronisce di noi, l'azzurro è scomparso, il cielo e il mare
si fondono in un unico colore,
le nuvole gonfie di pioggia si avvicinano con veloce violenza.
L'acqua cade a ondate successive, lasciando larghe scie informi sul mare
ormai diventato pece.
Tutto assume tonalità scure, faccio fatica a distinguere i contorni familiari.
Il refolo trasformatosi in vento crea bassissime barriere che corrono sulla superficie,
sottili lingue serpeggianti
di chiara spuma che velocemente passano lasciando strada a quelle successive,
scivolano sotto la chiglia come se prima di incontrare lo scafo
si immergessero per non interrompersi.
La pioggia diventata insistente scorre sui ponti, dalla tuga di prora scende acqua a fiotti,
cade in coperta con rumore soffuso sovrastato dal vento
e dallo scroscio delle onde sullo scafo.
Un rollio leggero accompagna ogni movimento, nessun fastidio,
anzi, è un piacevole danzare immersi in una musica di naturale prepotenza.
Il beccheggio praticamente inesistente crea qualche piccolo sbuffo a prora,
minute gocce formano una leggera nebbia
che cela per un istante alla vista quanto avanti a noi e lo sciabordio
che lo accompagna ci rende forti.
Noi siamo coloro che temiamo il mare ma abbiamo il coraggio di sfidarlo.
Poi tutto si schiarisce: il blu torna blu, il grigio torna grigio,
il bianco ritorna ad abbacinare,
il cielo si riprende l'azzurro che gli spetta e il calore torna ad allietare le anime.
Nuvolette di vapore si alzano dalla coperta che muta colore pian piano
e la grande nave grigia prosegue il suo cammino.
Più forte che mai, più decisa che mai, più amata che mai.

Dario Bilotti
Ex Sottufficiale di Marina Militare
Bravissimo poeta e narratore 
(per gentile concessione)

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Notturno sul mare-Umberto Bellintani

Bellintani

E poi che la rumoreggiante onda condusse il suo impeto

alle rocce brunastre scintillanti della luna,

io del mare mi assisi alla riva ed ascoltai

dell’eterno il gigantesco respiro lungamente.

E alti uccelli invisibili valicavano le montagne della notte

sopra le stelle volando, ed il loro grido s’udiva argentino

come di acque scintillanti alle creste spumose dell’onda.

E quando - alle tre di notte – una barca raggiunse un vicino scoglio

E vi salirono i tre scheletri giganti di una razza sepolta

E cantando cogli occhi al firmamento s’inzupparono di luna

Io vidi non lungi un veliero navigare

E un uomo si teneva ritto ed estasiato sulla tolda.

 Umberto Bellintani
Tratto dal volume “ Poesie del mare “ edito dall’Ufficio Storico della Marina Militare a cura di Rodolfo Francesconi



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Io porto al mare-Paolo Volponi

Paolo volponi

 

 

 

 

 

 

 

Io porto al mare

queste mie ansie mattutine.

Cammino davanti ai fiumi

e sento le anatre

destarsi nei canneti.

La nebbia lievitata

è mare

che sale ad incontrarmi

cosi che trovo conchiglie

fra le ginestre

e sabbia

per la mia impronta.

Sull’ultima spiaggia

giacciono le allodole

che traversarono.

S’alzano dalle spume

con acutissimo pianto

e tutto è mare.

                                   Paolo Volponi
( tratto dal volume “ Poesie del mare “ edito dall’Ufficio Storico della Marina Militare)

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Il richiamo-Giorgio Zanchi

Zanchi Zanchi l
Un lampo!

Un’illuminazione!

Un fuoco d’artificio

che vanifica il buio della notte!

Ed ecco che la stilografica

si muove

e scrive, scrive

obbedendo agli impulsi del pensiero,

al torrente di idee

che mi ha svegliato.

Cena troppo pesante?

No, sto bene.

Preoccupazioni antiche

mai sopite? Forse,

ma sono abituato.

La cattiva coscienza?

No, sono tranquillo

con me stesso.

Allora, cosa sarà stato?

Ecco ci sono.

E’ stato l’urlo del nautofono

Che mi ha chiamato in plancia,

nella nebbia, nella notte,

diretto all’ingresso di un porto

nascosto nei vapori.

E’ il segnale sonoro che mi pilota

Dentro le dighe

che riparano il porto

dall’impeto del mare,

che offrono rifugio

alla mia nave

ed al mio riposo.

Ascolto lungamente, nei ricordi …

Finché il sonno ritorna

e mentre la sirena

ulula nella nebbia

per gli altri marinai

diretti in porto,

sento gli occhi bruciare,

abbandono la penna,

mi distendo nel buio

e ritorno a sognare:

ho lasciato l’approdo,

sono di nuovo in mare,

circondato d’azzurro,

e molto più felice

che all’ormeggio.

Com.te Giorgio Zanchi

            ( Dal volumetto “ Acqua Marina “ Edizioni Supernova )



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