La grotta Zinzulusa di Castro Marina, una delle 10 grotte più importanti al Mondo

La Grotta della Zinzulusa, è una grotta naturale costiera del genere dei laghi anchiliani, dal greco ankhialos, “vicino al mare”, che si trova lungo il litorale salentino tra Castro Marina e Santa Cesarea Terme.

E’ una delle 10 grotte più importanti al mondo.

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E’ una delle attrazioni e delle grotte più affascinanti del Salento, sia per la posizione, sia per la spettacolarità della roccia ed è anche una delle più ambite della zona, specialmente durante l’estate, periodo durante il quale la gotta ospita un numero considerevole di turisti che vengono a visitarla da ogni parte del mondo.

Deve il suo nome alle particolari formazioni calcaree, in particolare stalattiti, che pendono dal soffitto come fossero degli stracci appesi, chiamati appunto zinzuli” in dialetto salentino.

Video della Grotta della Zinzulusa

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Storia della Grotta della Zinzulusa a Castro marina

La formazione della grotta, avvenuta per erosione marina, è ricondotta al periodo del Pliocene, secondo periodo dell’era cenozoica che ebbe inizio 5332 milioni di anni fa.

Si apre sul mare come un’enorme bocca che spunta su  una scogliera alta ben quindici metri.

Enormi formazioni calcaree, stalattitiche e stalagmitiche, formano delle strane forme e anche i colori che ne scaturiscono danno alla grotta un aspetto particolare.

In questa grotta sono stati rinvenuti i resti di moltissime specie animali, dall’elefante all’orso speleo, testimonianti le varie forme di vita animale che nei secoli vissero in questi luoghi.

La grotta fu frequentata anche dall’uomo già in età preistorica, occupando sia l’avangrotta, sia la parte più profonda di essa.

A testimoniarlo sono i rinvenimenti di lame, grattatoi e bulini del paleolitico, nonché ceramiche e vari manufatti in osso d’età neolitica, ed è certo che il laghetto interno era utilizzato per attingervi l’acqua.

La Grotta può essere ipoteticamente suddivisa in tre parti:

  • ingresso
  • cripta
  • e fondo

L’ingresso, che si estende dall’ampia entrata sino alla Cripta, si contraddistingue per  grande varietà di stalattiti e stalagmiti e numerosi fenomeni di crollo della volta;

in questa parte, attraverso un lungo corridoio denominato “delle Meraviglie” si trova un piccolo lago, di acqua limpidissima dolce mista a infiltrazioni marine, chiamato Trabocchetto.

La Grotta Zinzulusa continua con una grossa cavità Chiamata “Cripta”, oppure “Duomo”, che è caratterizzata pareti lisce alte fino a 25 metri.

In questa parte della Grotta si delineano le conseguenze dell”intensa azione erosiva delle acque interne.

Le stalattiti e le stalagmiti si diradano e si attenuano fino a scomparire che i diversi fenomeni di crollo.

Questa caverna è stata un tempo rifugio di centinaia di pipistrelli che l’hanno abitata per molti secoli.

Dalla Cripta fu estratto il guano di pipistrello utilizzato per la prima volta per creare un passaggio diretto alla grotta via terra.

Oggi ne restano solo pochi esemplari.

L’ultima parte, “il fondo”, giunge fino a 160 metri oltre l’ingresso, e ospita il piccolo bacino chiuso del Cocito.

Le acque sono caratterizzate da una stratificazione: nella parte bassa sono calde e salmastre mentre in superficie sono dolci e fredde.

Al suo interno sono stati rinvenuti fossili viventi unici al mondo tra cui spugne ipogee Higghinsia ciccaresi, e grosse stalagmiti sul pavimento, indice di un lungo periodo di emersione di tali ambienti.

Lo splendore di questa grotta a Castro marina si può ammirare soprattutto osservando il suo grandissimo impatto visivo che riesce a dare ammirandola direttamente dal mare, nella sua enorme bocca di apertura che da in tutto e per tutto la sensazione di addentrarsi nelle viscere della Terra.

È anche per questo motivo che è possibile visitare la grotta da vicino ma anche solo “dall’esterno” grazie a gite in barca previste intenzionalmente.

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La scoperta di questa grotta nel Salento

La Grotta Zinzulusa fu “riscoperta” dall’uomo nel 1793 grazie al Vescovo locale del posto, Mons. Antonio Francesco del Duca.

Tuttavia, soltanto nel 1950 iniziarono i primi lavori di pulitura e messa in sicurezza e solo dal 1957 è stata aperta al pubblico, indirizzato lungo il percorso da guide in grado di dare ogni spiegazione.

In tempi più recenti è stato scoperto che esistono altri bacini non visitabili che allungano le cavità esplorate della grotta fino a duecentocinquanta metri e dove sono state scoperte nuove specie di fauna acquatica finora sconosciute.

Il Karst Waters Institute (KWI) ha inserito il nome della grotta nella lista dei 10 sistemi carsici a maggior rischio, cui è necessario garantire sufficiente tutela.

Orari e prezzi per l’accesso alla Grotta: come visitarla

L’orario della grotta è stagionale, ovvero è possibile accedervi d’inverno dalle ore 10.30 alle ore 16,30, mentre in estate dalle ore 9.30 alle ore 18.30.

Per l’accesso alla grotta consigliamo di contattare il comune di Castro marina, in provincia di Lecce.

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Video della Zinzulusa a Castro marina

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La grotta Zinzulusa di Castro Marina, una delle 10 grotte più importanti al Mondo

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Il lavoro più bello del mondo, marinaio e militare.

Una sentita dichiarazione d'amore per il proprio lavoro di Nunzio Giancarlo Bianco

Nunzio manara

Il mio modo di osservare le cose, l’ambiente che mi circonda, l’ascoltare le persone, condividere pensieri, m’ha dato la possibilità di non essere mai superficiale con nessuno, a tutto questo, mettici pure di aver fatto il lavoro più bello del mondo, marinaio e militare.
Nei commenti di qualcuno c’è chi comprende e chi no, ed è giusto così, anzi di chi dissente mi dà modo di pensare, di dirmi a me stesso se il mio scrivere è comprensibile, ma quando al dissenso v’è un collega a lui dico, che non tutta la vita è stata facile, non tutto è stato gioioso, rasenterebbe la perfezione, ma una cosa ho sempre dato il giusto peso, onore all’uniforme, mi sono sempre posto un pensiero fisso fino all’ultimo giorno di servizio, ai diritti, per conquistarli, ad essere riconosciuti, ho innanzi tutto assolto a doveri, ho sempre cercato di dare il massimo.
Il mio lavoro, l’ho sempre considerato una fortuna, nel nostro ambiente militare, rimani in una comunità che, se ti lasci apprezzare, che riconoscono la tua sincerità, che hanno sempre notato il tuo profondo impegno, eri ineccepibile per chiunque e quando, ogni anno arrivavano quelle benedette note sul servizio prestato, la parte di cui tenevo sempre conto era “ha prestato il servizio svolto, con dedizione e passione, e alto senso del dovere”, avevo capito che, avevo dato il massimo.
Ma la magia del militare più grande a mio avviso, oltre a vivere in un mondo sempre giovane è anche, e questo è capitato alla fine della carriera, io lì fra giovani, e donare la mia esperienza, aneddoti, affinché, il mio operato non rimanesse vano e qualcuno dirà, tu ti illudi, forse sarà anche così, ma questo capita anche a un padre quando trasmette la sua vita, e se un figlio ne pensa bene del genitore, lo stesso accade a un ragazzo o ragazza che vive nel nostro ambiente, siamo stati tutti ragazzi, e tutti arriviamo al capolinea lavorativo, l’importante è, lasciare un buon esempio, non importa se il tuo nome viene menzionato, è solo la tua coscienza che trova pace, perché sai che hai dato tutto.
A chi legge, spero solo che comprenda, che il mio scrivere non è altro, un modo di comunicare l’amore per la professione e il rispetto dell’uniforme indossata, è vero, rimane cucita sulla pelle, ma anche se oggi mi diletto nello scrivere, i miei pensieri, non sono altro che travasare esperienze di vita militare, e dico solo, grazie a chi ha la pazienza di comprendere il mio pensiero.

Nunzio Giancarlo Bianco

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Le immersioni curano i pazienti affetti da stress post traumatico

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Studi scientifici, condotti su vittime di attacchi terroristici e su militari impegnati in missioni pericolose, dimostrano che le immersioni curano i pazienti affetti da stress post traumatico. Le immersioni subacquee con le bombole potrebbero essere inserite quali attività curative, e quindi sovvenzionate dal sistema sanitario nazionale, alla pari di un qualunque farmaco. 

Giugno 18, 2021 Stefano Sibona

La sindrome di burnout

Il quotidiano francese “Le Parisien” ha pubblicato, di recente, un articolo molto interessante. Affronta gli effetti curativi che l’attività subacquea avrebbe nei confronti dei soggetti che soffrono di una sindrome post traumatica. Tutto ha inizio nel 2015. Il Professor Mathieu Coulange è il primario di medicina iperbarica e subacquea presso il Centro Ospedaliere Sainte Margherite di Marsiglia. Ha avviato uno studio al riguardo, in conseguenza ad un episodio “burnout” che aveva colpito un suo collega. 

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Questa sindrome deriva il proprio nome dall’espressione inglese «to burn out», ovvero “bruciarsi, esaurirsi”. Il burnout è uno stato di esaurimento sul piano emotivo, fisico e mentale. L’OMS classifica questa sindrome come una forma di stress lavorativo che non si è in grado di gestire con successo. Le persone colpite non sono più capaci di affrontare il proprio carico di lavoro quotidiano con le risorse disponibili. Finiscono quindi per soffrire di esaurimento cronico.

Questo disagio non si limita alla sfera professionale. Si estende in molti casi anche alla vita privata, a riprova del fatto che il burnout non è una diagnosi univoca. È un fenomeno complesso che si manifesta diversamente da persona a persona.

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Gli studi e le sperimentazioni del Professor Coulange

Il Professor Coulange ha osservato che scendere sott’ acqua diminuisce lo stress e addirittura l’angoscia. E, per farlo, ha proceduto secondo le stesse linee guide previste per testare un nuovo farmaco. Si è scoperto, inoltre, che la pratica dell’immersione subacquea incrementa la propria capacità a gestire gli imprevisti. Ne è nata una pubblicazione dei primi risultati, scientificamente provati. Nel 2017 il Professor Coulange ha sperimentato questo nuovo metodo. Lo ha svolto sull’isola francese della Guadalupa, nell’Oceano Atlantico. E lo ha fatto nei confronti di 40 vittime degli attacchi terroristici avvenuti presso il teatro del Bataclan a Parigi.

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Una seconda sperimentazione si è svolta a Malta con soldati dell’Esercito Francese tornati da operazioni particolarmente traumatizzanti.  La tecnologia impiegata durante lo studio ha evidenziato che, sott’acqua, avvengono modifiche relative ai suoni, alla luminosità nonché alla gravità. Il fatto di respirare più lentamente, attraverso l’ausilio dell’erogatore, consente di riattivare il sistema neurovegetativo mediante la spinta dell’aria inspirata nella carotide.  In questo modo vengono ripristinate le funzioni del sistema neurologico di cui il buon funzionamento era ostruito dello stress post traumatico. 

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Le immersioni come attività curativa?

In Francia, alcuni istruttori subacquei sono già stati formati al fine di accompagnare vittime da stress post traumatico. Dal canto suo, il Pr. Coulange intende ampliare il suo studio a tutto il personale sanitario colpito da sintomi di esaurimento nervoso. Tale programma, già in essere prima della pandemia dovuta al Covid 19, riveste particolare utilità ed importanza alla luce dello spropositato carico di lavoro a cui il personale sanitario è stato sottoposto.Forte degli ottimi risultati ottenuti con i primi pazienti, la FFESSM (Federazione Francese Studio e attività Sportive Subacquee) ha chiesto che le immersioni subacquee con le bombole siano inserite quali attività curative, e quindi sovvenzionate dal sistema sanitario nazionale, alla pari di un qualunque farmaco. Il medico di famiglia potrebbe quindi elaborare una ricetta al fine di far indossare loro mute, pinne e maschere! 

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Un piacevole ringraziamento

Questa importante notizia mi è stata suggerita da Julie Sferlazzo. È un’amica subacquea di recente data, che ho avuto il piacere di incontrare all’XRCamp a Isola delle Femmine. Julie, sebbene viva e si immerga felicemente in Sicilia, ha origini francesi. Oltre a comunicarmi la notizia si è anche preso l’impegno di tradurmi l’articolo. Direi in modo esemplare.

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Sono davvero colpito da questo studio. Ho provato a fare qualche ricerca, ma al momento non sono riuscito a trovare altre informazioni. Certamente è una notizia importante per il mondo della subacquea. Per noi subacquei le immersioni sono puro divertimento. Fa piacere venire a conoscenza che la nostra passione oltre che a farci divertire può diventare anche un’attività curativa e benefica. Contro il cosiddetto “logorio della vita moderna”.Spero che questo post possa attivare la comunità subacquea italiana, in particolar modo quella medico scientifica, per far si che anche da noi le immersioni siano inserite come attività curative. Con buona pace del mio medico di base che sarà costretto a fare gli straordinari per le mie prescrizioni… 

Grazie ancora Julie!! A presto. O meglio, à bientôt!!

Fonte originale: Le Parisien, E.Torgemen, 8 giugno 2021

FONTE: Logo underwater 

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Spostare le navi in verticale

Che si tratti di ascensori, binari o chiuse, è un problema le cui soluzioni ingegneristiche sono spesso spettacolari, in tutto il mondo.

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La Ruota di Falkirk, in Scozia (Philippe CléMent/Belga via ZUMA Press)

A Falkirk, una città nelle pianure centrali della Scozia, tra Glasgow ed Edimburgo, si trova un maestoso e moderno impianto di sollevamento e spostamento di imbarcazioni mercantili, passeggeri e di altro tipo. È la “Ruota di Falkirk” e serve a collegare due canali attraverso due bacini d’acqua posti a un dislivello di 24 metri l’uno dall’altro. È un ascensore rotante a uso navale, l’unico al mondo nel suo genere, ma rientra in una lista di altre opere e costruzioni idrauliche simili molto apprezzate – per qualità ingegneristiche, funzionalità ed estetica – anche fuori dal giro degli addetti ai lavori, tanto da essere in molti casi motivo di attrazione turistica.

Tutti questi sistemi, in misure e modi differenti, rispondono al bisogno di consentire alle imbarcazioni di spostarsi verticalmente, da un corso o da un bacino d’acqua a un altro punto di navigazione posto a un’altezza diversa. È un’operazione che richiede particolari accortezze e competenze specialistiche, e che nelle sue forme più spettacolari prevede appunto di trasportare navi da migliaia di tonnellate in un “contenitore” d’acqua. È un’alternativa generalmente più rapida rispetto ai tempi necessari per far passare le imbarcazioni attraverso uno o più sistemi di ampie conche di navigazione create con sbarramenti artificiali, le “chiuse”, svuotate o riempite d’acqua in modo da abbassare o alzare il livello di una nave in sosta al loro interno.

La “Ruota di Falkirk”, costruita in tre anni dalla società di trasporti British Waterways e inaugurata nel 2002, stabilisce un collegamento tra due canali scozzesi, lo Union Canal e il Forth and Clyde, in precedenza collegati da un sistema di 11 chiuse caduto in disuso e semiabbandonato intorno agli anni Trenta. Oggi permette alle barche di navigare tra Glasgow ed Edimburgo, ma è soprattutto meta di turisti e appassionati di ingegneria idraulica. Il dislivello che permette di superare in un solo spostamento è di 24 metri, quanto un palazzo di otto piani. A questi bisogna aggiungere ulteriori 11 metri di altezza, che le navi superano con un tradizionale sistema di chiuse per passare dalla parte superiore della ruota allo Union Canal.

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Il diametro complessivo della ruota è di 35 metri. Durante la rotazione, che dura circa cinque minuti, le imbarcazioni restano sospese all’interno dei due cassoni pieni d’acqua – ciascuno dei quali ha una capacità di 250 mila litri – montati alle estremità dei bracci. I cassoni girano insieme alla ruota rimanendo sempre in piano. Un complesso sistema di pompe idrauliche, di sensori e di paratie, controllato tramite computer, verifica che ciascun cassone trasporti sempre un peso combinato, tra imbarcazioni e acqua, pari a 500 tonnellate. Questa condizione, insieme ad altri accorgimenti, permette di ridurre notevolmente la quantità di energia necessaria ad alimentare i dieci motori idraulici della ruota (un viaggio in ascensore consuma 1,5 kWh).

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La torcia olimpica trasportata su una barca dopo aver attraversato la “Ruota di Falkirk”,
durante la staffetta delle Olimpiadi di Londra, il 13 giugno 2012 (Jeff J Mitchell/Getty Images)

L’altro ascensore per barche attivo nel Regno Unito è quello di Anderton, uno dei più antichi al mondo, nella contea del Cheshire. Costruito nel 1875 e utilizzato per oltre un secolo, fu chiuso nel 1983 per danni dovuti alla corrosione dei materiali e poi riparati da lavori completati nel 2002. Serve a spostare le imbarcazioni tra lo stretto canale di Trent e Mersey e il fiume Weaver, che si trova circa 15 metri più in basso. Ed è una scorciatoia rispetto all’unico tragitto alternativo che prevede di percorrere il canale di Bridgewater.

Il sistema dell’ascensore di Anderton non sfrutta organi rotanti ma soltanto movimenti in verticale. Le imbarcazioni vengono issate e trasportate su gigantesche cisterne d’acqua, che anche in questo caso, controbilanciandosi a vicenda, richiedono relativamente poca energia per essere sollevate e abbassate.

Un altro ascensore rilevante per gli appassionati è l’unico presente in tutta la Russia, attivo dai primi anni Ottanta. Si trova nel bacino di Krasnojarsk, un vasto lago artificiale nella Siberia meridionale, in corrispondenza di una diga alta 124 metri. Sfrutta un sistema completamente diverso: è una piattaforma che si muove a una velocità di 1 metro al secondo attraverso binari disposti su un piano inclinato lungo circa un chilometro e mezzo. È come un’enorme piscina su rotaie, e collega il bacino di Krasnojarsk allo Enisej, uno dei maggiori fiumi al mondo sia per lunghezza che per dimensioni.

In Cina si trova quello che è considerato l’ascensore per navi più grande mai costruito, tra quelli attivi. È nei pressi della Diga delle Tre Gole, la centrale idroelettrica più potente del mondo, sul fiume Yangtze, nella provincia di Hubei. Si presenta come un massiccio edificio formato da quattro torri alte circa 190 metri, e serve a spostare le navi lungo una distanza verticale di 113 metri in circa 40 minuti. Il transito alternativo, attraverso un sistema di chiuse a cinque rampe, richiede invece da tre a quattro ore.

Una delle principali difficoltà tecniche affrontate e risolte dall’ascensore della Diga delle Tre Gole è che deve funzionare anche a fronte di variazioni notevoli del livello dell’acqua dei due corpi idrici che collega. Possono verificarsi fino a 12 metri di variazione nella parte inferiore e fino a 30 in quella superiore.

La Germania fu uno dei paesi europei precursori nella ricerca di soluzioni tecniche al problema di spostare lungo i canali interni barche cariche di materiali estratti dalle miniere, tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento. Per alcuni decenni, fu scarsamente in uso lungo un affluente del fiume Mulde un impianto sperimentale che utilizzava un sistema di vasche trascinate da argani mobili per sollevare e spostare le barche verso le fonderie di Halsbrücke, in Sassonia.

Nella Bassa Sassonia, nel circondario di Luneburgo, si trova oggi uno degli impianti più conosciuti in Europa e nel mondo: il doppio ascensore di Scharnebeck. Costruito nel 1974 e recentemente disattivato per lavori di manutenzione, serve a sollevare le imbarcazioni lungo un dislivello di circa 38 metri: dal fiume Elba, nella parte inferiore, al canale del Mittelland, nella parte superiore.

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Un’imbarcazione trasportata sull’ascensore di Scharnebeck (Philipp Schulze/dpa)

Per diversi anni prima dell’inaugurazione di quello della Diga delle Tre Gole, l’ascensore per navi più grande al mondo è stato quello di Strépy-Thieu, costruito nel 2002 nella provincia dell’Hainaut, in Belgio. Si trova su un ramo del Canal du Centre, un canale navigabile lungo circa 20 chilometri e che in un altro punto ospita un vecchio sistema di quattro ascensori idraulici costruiti tra il 1888 e il 1919. Il traffico mercantile sfrutta oggi prevalentemente l’ascensore di Strépy-Thieu, più efficiente e rapido. È costituito da due cassoni contrappesati e indipendenti, che viaggiano verticalmente tra le sezioni a monte e a valle, lungo un’altezza di 73 metri.

Non rientra propriamente nella categoria di ascensori per navi ma è molto visitata e utilizzata, in Polonia, una delle costruzioni più significative della storia della tecnologia del paese: il canale di Elblag. Esiste dal 1860 ma fu danneggiato durante la Seconda guerra mondiale, poi riparato e rimesso in funzione nel 1948. È lungo circa 80 chilometri e collega le acque di due laghi, il Druzno a nord e lo Jeziorak a sud, ed è oggi utilizzato da piccole imbarcazioni, molte delle quali turistiche. La caratteristica è che a un certo punto, lungo una sezione di appena dieci chilometri, è presente un dislivello di circa 100 metri.

Per percorrere quel tratto, le imbarcazioni utilizzano un sistema di trasporto via terra, tramite vagoni che scorrono su binari posti su cinque piani inclinati e in parte collocati sotto il livello dell’acqua. Funziona come una specie di funicolare, alimentata a energia idroelettrica. Nel 2007, sulla base dei risultati di un sondaggio nazionale, fu inserito nella lista delle Sette meraviglie della Polonia.

FONTE: Logo Il post

 

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I lungomare più belli d’Italia, per passeggiate uniche

lungomare italia passeggiata

Passeggiare godendo di una meravigliosa vista mare è un vero privilegio, un momento rilassante per scaricarsi dalle fatiche della giornata, un momento per fare sport con un panorama mozzafiato o, semplicemente, per staccare la spina, anche in famiglia. Abbiamo scelto per voi 10 lungomare tra i più i belli d'Italia, luoghi incantevoli e per passeggiate uniche.

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Falcomatà, il bel lungomare di Reggio Calabria

Quello di Falcomatà è uno dei lungomare più amati in tutta Italia, un vero punto di riferimento per chi vuole scoprire non solo il mare, ma anche il cuore della città calabrese. Si conti che il lungomare cittadino è costituito da quattro vie: il lungomare Falcomatà, appunto, il lungomare Matteotti a cui si aggiungono corso Vittorio Emanuale III e viale Genoese Zerbi. Passeggiando qui si possono scoprire diverse meraviglie, tra cui i giardini della Villa Comunale e stupendi palazzi e ville in stile Liberty.

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Genova Nervi, passeggiata panoramica sul lungomare

La passeggiata ligure di Genova Nervi, sul lungomare Anita Garibaldi è una tra le più belli d'Italia, altamente scenografica. Il passaggio, infatti, è scavato nella roccia che si tuffa a picco sul mare, con un affaccio unico su suggestive calette naturali. Un belvedere che porta fino al castello, attraversando parchi, antiche ville e con una vista panoramica meravigliosa.

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Bari, il lungomare con dettagli nobili e meravigliosi

Tra i lungomare più belli d'Italia, non può mancare quello di Bari che, grazie ad un'importante opera di valorizzazione, oggi si presenta in tutta la sua bellezza con panchine e con lampioni in stile retrò. Camminando lungo la passerella della città pugliese si potranno incontrare anche importanti edifici storici come chiesa di San Nicola e il castello Svevo-Normanno, uno dei monumenti in stile romanico più importanti d'Italia.

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San Benedetto del Tronto, lungomare alberato con vista panoramica

Quello di San Benedetto del Tronto è di certo uno dei lungomare più belli delle Marche. Il percorso, che costeggia il mare Adriatico, è ampio, alberato e con moltissime palme. Ben curato, qui si può fare anche una sosta gradevole sulle belle panchine e poi proseguire il cammino più vicini al mare, ammirando gli scogli.

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Caorle, passeggiata romantica con vista unica

Passeggiare sul lungomare di Caorlepiccolo borgo marinaro veneto, è un vero piacere, anche per la vista. Camminando, infatti, si può raggiungere il santuario della Madonna dell'Angelo, monumento splendido che si trova una posizione suggestiva, ovvero proprio dove finisce la scogliera e ha inizio la spiaggia di Levante.

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Salerno, passeggiata sul lungomare e il molo per momenti rilassanti

Si pensi che il lungomare di Salerno, negli anni Cinquanta era considerato il più bel lungomare di tutto del Mediterraneo. Anche oggi, a dire il vero, si difende ancora bene, con i suoi viali alberati ben curati, divisi da aiuole fiorite che costeggiano il Mar Tirreno. Inoltre, per scoprire i luoghi più tradizionali, si può allungare la passeggiata verso il molo.

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Lungomare di Livorno per una passeggiata romantica dopo il tramonto

Il lungomare toscano di Livorno è perfetto per gli animi romantici, soprattutto per chi ama camminare dopo il tramonto. La passeggiata non può che partire dalla meravigliosa ed elegante Terrazza Mascagni, con un pavimento a scacchiera e una balaustra formata da ben 4100 colonne marmoree, per poi proseguire verso il porto e tornare verso il centro della città.

riccione

Lungomare di Riccione, per passeggiare lungo i bagni con stile

Completamente restaurato negli ultimi anni, il lungomare di Riccione, in Emilia Romagna, è diventato uno tra i più belli d'Italia. Passeggiare (o correre) qui, lungo i bagni, con a fianco la spiaggia e il mare Adriatico è un vero privilegio. Inoltre, ci si può sedere, di tanto in tanto, nelle panchine con gazebo posizionati lungo il cammino. Dallo stile moderno, ma ricco di piante e fascino.

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Bogliasco, passeggiata romantica tra le case colorate dei pescatori

In Liguria, non può mancare la bella Bogliasco, tra i lungomare più belli in cui passeggiare. Qui si può iniziare il percorso prendendo l'antica strada romana che vi porterà verso le coloratissime case dei pescatori. Un vero incanto.

alghero

Alghero, passeggiata lungomare circondati dalle mura

Meraviglioso - e non solo per la vista - il lungomare di Alghero, in Sardegna, è davvero speciale perché consente a tutti di incamminarsi verso la città fortezza attraversando un antico passaggio. Si tratta di un percorso che riprende le mura vecchie, con uno splendido affaccio sulla costa.

Fonte delle foto:  iStock

Fonte articolo:Logo Siviaggia

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