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SU-57 il battesimo in Siria del caccia russo di nuova generazione

Nel tormentato scenario di guerra siriano fanno il loro ingresso alcuni dei “gioielli della corona” dell’aviazione russa, due caccia Sukhoi SU-57 di quinta generazione che, per la prima volta, a fine febbraio 2018, sembra siano stati dislocati nella base russa di Khmeimim insieme a quattro jet SU-35, quattro SU-25 ed un aereo da ricognizione A-50U. La guerra in Siria, iniziata ben prima dell’avvento dell’Isis nel 2013, sembra destinata, infatti, a continuare a lungo. In questo territorio martoriato da anni di conflitti si combattono oggi due conflitti principali: uno a ovest, dove la Russia, l’Iran, la Turchia e la Giordania si stanno dividendo i territori che vanno dall’estremo sud al confine col regno hascemita, all’estremo nord alla frontiera turca; e uno a est, lungo la valle dell’Eufrate, nella parte più ricca dal punto di vista energetico, dove gli Stati Uniti sostengono il Pkk curdo per arginare l’avanzata russo-iraniana verso l’Iraq.

SU 57Nonostante il Ministero della Difesa russo non abbia ancora confermato l’utilizzo dei nuovi caccia, (la notizia, infatti, è stata resa pubblica con foto e video da un blogger siriano libanese), è possibile che il dispiegamento del super caccia russo sia una realtà, anche se dalle informazioni disponibili non sembra che abbia raggiunto la maturità operativa. Già in altre occasioni il Cremlino aveva usato il contesto siriano come vetrina per mostrare al mondo i nuovi sistemi d’arma sviluppati in patria come per gli Iskander, gli S-400 ed altre piattaforme sperimentali di ultima generazione. Fin dal 2105 Mosca ha schierato in Siria diversi sistemi d’arma che non rispondevano necessariamente ai requisiti richiesti per svolgere la missione, come aveva confermato lo stesso Presidente Vladimir Putin “in Siria sono stati testati 215 nuovi sistemi militari progettati in Russia”. Sotto l’aspetto dei rapporti di forza in “teatro”, i due Su-57 difficilmente cambieranno gli equilibri di potere nel conflitto siriano, ma potranno comunque aprire una nuova vetrina promozionale per il primo caccia da dominio aereo sviluppato dalla Russia, caccia di cui, ad oggi, si ignorano le reali capacità operative non essendo mai stato utilizzato prima attivamente in campo.

Il momento dell’entrata in servizio operativo del Sukhoi SU-57 si avvicina, dopo tempi di sviluppo piuttosto lunghi, soprattutto per problemi legati alla propulsione: con le prime consegne di SU-57 a inizio 2018, come aveva confermato a fine dicembre ai media il capo del Comitato del Consiglio della Federazione per la difesa e la sicurezza Viktor Bondarev, e con lo schieramento del primo lotto dei 12 aerei entro il 2019 a conclusione positiva dei vari test richiesti, e quello siriano in effetti potrebbe essere uno dei test più significativi in particolare per i suoi sensori. Che l’aereo non sia maturo lo dimostra il fatto che rispetto alle stime iniziali, il Cremlino potrebbe acquistare complessivamente soltanto sessanta SU-57 della versione iniziale. Con un costo che dovrebbe attestarsi sui 120/100 milioni di dollari ad esemplare il SU-57 sarà destinato ad affiancare e poi nel tempo sostituire la maggioranza dei SU-27 Flanker e MIG-29.

Molto del successo di questo super aereo dipenderà, però, da quello che succederà nei prossimi cinque anni, ossia quelli previsti per completare lo sviluppo dei Saturn Izdeliye 30, i motori che una volta disponibili lo dovrebbero porteranno ad offrire prestazioni paragonabili all’F-22 americano della Lockheed Martin.

Il Sukhoi SU-57 nasce dalla necessità della Russia di acquisire un aereo in grado di contrastare l’F-22 Raptor e l’F35, per tentare di colmare il gap operativo fra le forze aeree russe e quelle degli Stati Uniti, ancora significatico sul piano qualitativo grazie anche all’esperienza trentennale maturata dagli americani con i materiali radar assorbenti (Ram) utilizzati nella produzione del’F-117, dell’F22 e dell’F35.

L’ SU-57 sarà così il primo velivolo stealth russo. Come per tutti gli aerei progettati per essere “invisibili” ai radar (quasi invisibili), anche l’SU-57 utilizza delle geometrie particolari delle ali e degli alettoni, materiali compositi, speciali verniciature, mentre i compressori dei motori sono nascosti da una serpentina e particolari elementi per ridurre il ritorno del segnale dei radar avversari.

I russi non hanno mai trascurato di sviluppare per i propri aerei adeguate capacità nel combattimento ravvicinato. In accordo a tale filosofia il SU-57 è dotato di un sensore a infrarossi, particolarmente adatto ad assistere il Pilota nella localizzazione e tracciamento di aerei avversari, in combattimenti manovrati a corta distanza, mentre l’F22 non ne è provvisto, pur mantenendo un cannone a 6 canne nella radice di un’ala, non potendo escludere il combattimento ravvicinato o l’intervento aria suolo in ambiente permissivo.

Il SU-57 sarà equipaggiato con un cannone 9-A1-4071K da 30 millimetri (in grado di colpire bersagli a terra fino a 1.800 metri ed aerei ad una distanza massima di 1.200 metri) e dovrebbe trasportare nella sua stiva interna quattro missili K-77M con un raggio di 200 km e due Vympel R-73, nome in codice nato AA-11 Archer, missile aria-aria a ricerca di calore a guida infrarossa di terza generazione con una gittata massima di 19 miglia, circa 30 km. Il Su-57 potrà anche lanciare il missile supersonico BrahMos-A, armabile con testate nucleari.

SU57In sintesi, il Su-57, primo caccia da “air dominance” di Mosca, nonostante la sua comparsa in Siria, è ad oggi ancora un sistena d’arma in via di sviluppo. I test siriani, o altri che ne conseguiranno, ci diranno se effettivamente il SU-57 ha il potenziale per tenere testa all’F 22 oppure se diventerà solo un passaggio intermedio sulla via  per realizzare un aereo di 6^ generazione, effettivamente in grado di mettere in difficoltà l’Aeronautica e la Marina degli Stati Uniti e del mondo occidentale.

 

 

FONTE: Logo Amm Degiorgi oro

Tags: News Marina Militare,, SU-57 battesimo in Siria

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