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La Marina militare statunitense è in difficoltà

È una delle forze armate più importanti per gli Stati Uniti, ma sta facendo i conti con numerosi problemi e le conseguenze di alcuni notevoli incidenti

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Incendio sulla USS Bonhomme Richard, ormeggiata alla base navale di San Diego, domenica 12 luglio 2020.
(AP Photo/Denis Poroy, File / LAPRESSE)

Negli ultimi anni, come hanno peraltro rilevato le ispezioni che hanno analizzato alcuni notevoli incidenti, la Marina militare statunitense sta facendo i conti sia con i problemi e i costi elevati di manutenzione delle sue navi da guerra, sia con importanti criticità nell’addestramento e nei carichi di lavoro degli equipaggi. Ora che il governo del presidente Donald Trump intende rafforzare ulteriormente la presenza della Marina in Asia per aumentare la propria influenza sulla Cina, ha scritto il Wall Street Journal, funzionari del ministero della Difesa, ex alti ufficiali della Marina e consulenti del Congresso si stanno chiedendo se le navi e gli equipaggi della Marina statunitense siano in grado di far fronte a eventuali conflitti.

Per potersi rafforzare contro la Cina, ha spiegato il Wall Street Journal, Trump ha bisogno della Marina: ma la Marina è «logora».

Lo scorso 21 luglio Mark Esper, segretario della Difesa statunitense, aveva annunciato che gli Stati Uniti stavano equipaggiando e posizionando nuove truppe in diversi punti dell’Asia per poter condurre esercitazioni in vista di un eventuale scontro con la Cina. Tra le altre cose, Esper aveva detto che gli Stati Uniti avrebbero continuato a inviare in diverse aree asiatiche le proprie navi da guerra per contrastare le politiche espansionistiche della Cina, per esempio per fornire armi a Taiwan, lo stato indipendente che la Cina reclama come proprio territorio e che invece è alleato degli Stati Uniti.

Negli ultimi anni la Marina militare statunitense ha cercato di schierare e tenere pronte per un eventuale conflitto circa 100 delle 300 navi che ha a disposizione. Negli anni Ottanta, il momento di massimo impiego del Dipartimento, sulle 600 navi a disposizione la Marina ne schierava di media 125. In questo periodo il governo sta ulteriormente intensificando le richieste alla Marina, ma il dipartimento è già in grande difficoltà; Trump vorrebbe anzi aumentare la flotta della Marina a 355 navi, ma non ha chiarito con quali risorse intenderebbe farlo.

In più, le riparazioni di due navi da guerra danneggiate nel 2017 sono già costate al governo statunitense centinaia di milioni di dollari.

– Leggi anche: Lo scontro tra Cina e Stati Uniti, spiegato 

Nel 2017, infatti, due navi da guerra statunitensi furono coinvolte in due collisioni particolarmente gravi: a metà giugno il cacciatorpediniere USS Fitzgerald si scontrò con una nave cargo a sud della baia di Tokyo, in Giappone, mentre due mesi dopo la nave da battaglia USS John S. McCain entrò in collisione con una petroliera civile nello stretto di Malacca, a ovest della Malesia, mentre era diretta a Singapore.

In entrambi i casi morirono o risultarono dispersi soldati americani: 7 nella collisione della USS Fitzgerald e 10 in quella della USS McCain. In entrambi i casi, le indagini avevano concluso che gli incidenti si sarebbero potuti evitare se l’equipaggio avesse seguito le opportune procedure.

Questi non erano i primi casi di incidenti o scandali che coinvolgevano la Marina militare statunitense, e in particolare già da tempo era stato segnalato che il periodo di addestramento dei soldati era troppo corto e i loro orari di lavoro troppo intensi. Le cose avevano iniziato a peggiorare dal 2013, quando l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva annunciato consistenti tagli ai fondi per la spesa militare con l’obiettivo di frenare i progetti militari più onerosi, lasciando la Marina più in difficoltà di altre forze militari, come l’aeronautica militare statunitense (Air Force).

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La nave da guerra John S. McCain dopo la collisione dell’agosto 2017
(EPA/UNITED STATES NAVY 7TH FLEET / ANSA)

Il Wall Street Journal ha raccontato che secondo tre indagini del Government Accountability Office, una sezione del Congresso statunitense che si occupa di effettuare ispezioni e fornire valutazioni per conto del governo federale in maniera indipendente, i soldati della Marina arrivavano a bordo delle navi impreparati, talvolta senza alcuna esperienza e anche senza le conoscenze di base sulla navigazione; inoltre, in media i loro turni erano di 108 ore settimanali contro le 80 previste dal regolamento della Marina.

Sembrò quindi plausibile che lo stress sugli equipaggi, la disorganizzazione e gli errori umani fossero tra i principali fattori che portarono alle collisioni del 2017.

Uno degli incidenti più recenti, invece, è stato l’incendio scoppiato nel luglio di quest’anno a bordo della USS Bonhomme Richard, una nave d’assalto anfibia – destinata cioè al trasporto di truppe, armi e attrezzature, ma anche di aerei, elicotteri e mezzi militari da sbarco – che era ormeggiata alla base navale di San Diego, in California, in manutenzione. L’incendio, probabilmente originato da un’esplosione con dinamiche ancora da chiarire, ha distrutto quasi completamente la nave.

Le indagini per accertare le responsabilità dell’incendio, che è durato cinque giorni e ha causato una sessantina di feriti tra marinai e civili, sono ancora in corso.

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L’Ammiraglio Michael Gilday, il capo delle operazioni navali citato dal Wall Street Journal, ha detto che la Marina «si è piegata troppo», facendo molto di più di quello che avrebbe realmente potuto fare.

Inoltre, negli ultimi mesi la Marina degli Stati Uniti è stata interessata anche da altre due importanti questioni: la diffusione della pandemia da coronavirus a bordo delle navi militari e le grosse incertezze dovute al fatto che nel giro dell’ultimo anno il ruolo di segretario alla Marina, la carica più alta del dipartimento, sia stato ricoperto da quattro persone diverse.

In particolare, la discutibile gestione della pandemia sulla nave militare USS Theodore Roosevelt aveva portato alle dimissioni del segretario alla Marina Thomas Modly lo scorso aprile. L’attuale segretario, invece, è Kenneth Braithwaite, un politico Repubblicano ed ex ammiraglio della Marina la cui candidatura era stata sostenuta proprio da Trump. Prima della nomina Braithwaite aveva detto che il dipartimento «navigava in cattive acque per molti fattori, tra cui gli errori da parte dei vertici», ma una volta entrato in carica aveva fatto marcia indietro dicendo che le sue preoccupazioni erano state troppo allarmanti.

Secondo il Wall Street Journal, tuttavia, il cambio di quattro segretari nell’ultimo anno non ha permesso al Dipartimento di portare avanti strategie coerenti sul lungo periodo. Adesso, oltre ad affrontare i problemi che sono emersi negli ultimi anni, la Marina dovrà decidere come ottemperare alle richieste del governo sull’intensificazione della presenza militare in Asia e con quali risorse.

FONTE: Logo ilpost

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