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La diplomazia cinese dei sottomarini

Dal sito Insideover un interessante artricolo a firma di Paolo Mauri 

Diplomazia cinese

 

La Cina sostiene di aver sviluppato un motore Stirling che afferma essere “il più potente del mondo”. Un propulsore Stirling è a combustione esterna, il che significa che il calore viene trasmesso a un fluido di lavoro (un gas) attraverso uno scambiatore e funziona a ciclo chiuso. Quando viene raggiunta una sufficiente differenza di temperatura tra il suo punto caldo ed il punto freddo, si innesca una pulsazione ciclica (opportunamente avviata all’inizio), normalmente trasformata in moto alternato da pistoni. La pulsazione perdura fino a quando si continua a mantenere la differenza di temperatura, somministrando calore al punto caldo e sottraendone al freddo. Si tratta di un tipo di motore termico che ha applicazioni nella generazione di energia e nella propulsione sottomarina.

Questo nuovo motore cinese ad alto rendimento è stato sviluppato dall’istituto di ricerca 711 sotto la supervisione della China State Shipbuilding Corporation Limited, ci informa il Global Times. Il prototipo di questo nuovo propulsore, di grande diametro, ha condotto con successo un test di recente funzionando a una potenza nominale di 320 kilowatt con un’efficienza di conversione della potenza del 40%.

Una Cina più competitiva

Il successo del prototipo è una pietra miliare per l’industria navale cinese che, possibilmente, diventerà maggiormente competitiva nel campo delle esportazioni. Il motore Stirling è silenzioso e privo di vibrazioni, quindi il suo utilizzo sui sottomarini li rende silenziosi, caratteristica fondamentale per assicurare la furtività dei battelli nelle profondità oceaniche.

La Cina ha riscontrato carenze nello sviluppo di motori di diversi tipi, e se il nuovo propulsore si dimostrerà affidabile, rappresenterà una svolta nello sviluppo a livello nazionale in campo motoristico: sotto molti aspetti, le aziende cinesi sono ancora in ritardo rispetto ai tradizionali leader del settore, rappresentati da industrie di altri Paesi.

I sottomarini svedesi classe Gotland, ad esempio, sono dotati di sistemi di propulsione indipendente dall’aria (Aip) tipo Stirling, che consentono loro di evitare di emergere per caricare le batterie, aumentando così la durata in immersione da giorni a settimane.

Ora questo divario sembra che si stia riducendo rendendo così il mercato dei sottomarini più competitivo e aprendo alla Cina maggiori possibilità di piazzare i suoi battelli all’estero, sfruttando proprio quella rete commerciale rappresentata dalla Belt and Road Initiative (Bri).

La diplomazia sottomarina

Le vendite di sottomarini sono uno strumento importante per avere influenza e potere in ambito internazionale: la firma del trattato Aukus e la relativa scelta australiana di abbandonare la Francia come partner per la sua futura flotta di sottomarini da attacco ha dimostrato come questi strumenti militari siano a tutti gli effetti delle pedine diplomatiche molto importanti. Al di là delle piccate rimostranze francesi, che hanno portato a un’incrinatura dei rapporti transatlantici, proprio la decisione di Canberra di acquisire battelli tipo Ssn (sottomarini nucleari da attacco) ha preoccupato non poco Pechino, che ha parlato di “minaccia alla stabilità regionale”.

La Cina, d’altro canto, proprio sfruttando i suoi accordi presi in seno alla Bri, sta piazzando ordini per i suoi sottomarini che modellano il panorama geopolitico dellIndo-Pacifico.

Lo scorso 23 dicembre un sottomarino di fabbricazione cinese è entrato nel fiume Yangon, in Myanmar, ed il giorno successivo è stato preso in carico dalla Marina come Ums Minye Kyaw Htin. La vendita, o il trasferimento, non era stato annunciata e ha colto di sorpresa alcuni osservatori internazionali, sebbene il Paese sia legato a doppio filo con Pechino, proprio perché rappresenta uno dei due suoi sbocchi nell’Oceano Indiano insieme al Pakistan che abbracciano, come una tenaglia, il suo rivale indiano.

La Cina ora fornisce sottomarini a quattro Paesi dell’area: Pakistan, con 8 tipo 039B Yuan, il già citato Myanmar con un tipo 035 Ming, il Bangladesh con due tipo 035 e la Thailandia, con un classe Yuan. Altre nazioni dell’area indo-pacifica potrebbero seguire l’esempio di questi, anche in funzione dei progressi tecnologici e dell’offerta più competitiva rappresentata dai prodotti cinesi.

Non è un mistero che nell’aerea sia in atto una corsa agli armamenti, mossa proprio dall’assertività del Dragone, e che molte nazioni abbiano in programma di migliorare la qualità (e quantità) delle proprie forze armate: la stessa Indonesia, ad esempio, funestata lo scorso aprile dalla perdita di un suo battello di fabbricazione tedesca, sta cercando di svecchiare la propria linea sottomarina.

Giacarta è un avversario regionale di Pechino per la questione del Mar Cinese Meridionale, ma nel complesso quadro delle relazioni asiatiche i due Paesi hanno importanti legami commerciali, pertanto non è da escludere che la Cina possa offrire i suoi battelli anche all’Indonesia qualora la sua percezione di sicurezza cambi in favore del Dragone a causa di una possibile “mancanza” degli Stati Uniti e dei suoi alleati in quel teatro.

Forse anche per questo la Germania ha deciso, recentemente, di essere militarmente più presente nell’Indo-Pacifico – e in considerazione delle possibilità date dal mercato degli armamenti, in particolare da quello dei sottomarini.

In ogni caso, proprio per la particolarità di questi sistemi d’arma, si può parlare di “diplomazia dei sottomarini”: la vendita di un assetto di questo tipo richiede lunghi studi in cui si stabiliscono i requisiti, occorre del tempo per la formazione degli equipaggi e dei tecnici, solitamente ci si affida ai cantieri navali che li hanno costruiti per la manutenzione approfondita che è periodica, quindi la vendita di sottomarini ha sempre una valenza geopolitica. Al pari delle unità di superficie, fornire questi strumenti bellici aiuta a creare o rafforzare alleanze ancora più che offrire un lotto di cacciabombardieri.

Questo è particolarmente vero se i sottomarini vengono forniti gratuitamente o con un forte sconto, di solito andando a pescare tra i battelli più vecchi presenti nel proprio inventario. Lo stesso modus operandi è stato fatto anche da altre potenze: la Russia ha fornito due Ssn classe Akula (con un terzo in arrivo), all’India, mentre proprio Nuova Delhi era stata assegnataria della commissione per il primo sottomarino del Myanmar: l’Ums Min Ye Theinkhathu della classe Kilo.

Un nuovo protagonista

L’arrivo del sottomarino cinese ha rimescolato le carte: sebbene la Cina sia stata per molti anni il principale fornitore di armi del Myanmar, non lo era per quanto riguarda i sottomarini, pertanto quanto accaduto potrebbe essere letto come un voler staccarsi dall’influenza indiana da parte di Naypyidaw. Ulteriori prove a sostegno di questa evenienza politica sono rappresentate dal fatto che il battello cinese è più obsoleto rispetto a quello indiano: i Kilo sono generalmente considerati più capaci rispetto ai Ming.

Negli ultimi decenni, il mercato delle esportazioni di sottomarini è stato dominato da Francia e Germania, ma recentemente sono emersi altri Paesi che stanno intaccando questo dupolio: Corea del Sud, Spagna e Giappone, Svezia e naturalmente la Russia che sta puntando molto sulle esportazioni degli armamenti, non solo di sottomarini. Ora la Cina si sta proponendo come ulteriore avversario e sta rapidamente affermandosi proprio grazie alla rete intessuta con la Bri (si parla anche di una possibile vendita alla Nigeria).

Come la Russia, la Cina è disposta a fornire armamenti a Paesi che i governi occidentali potrebbero non considerare per questioni “umanitarie”: la medesima chiave di lettura la si ritrova in Guinea Equatoriale dove è possibile che presto Pechino possa avere la sua seconda base navale oltremare.

Quindi, per quanto riguarda la vendita di sottomarini e unità navali, la questione non riguarda solo il mero commercio, ma in gioco c’è l’influenza strategica di un Paese, e la Cina sta dimostrando – ancora una volta – il doppio valore della Belt and Road: non solo una rete commerciale, bensì uno strumento di penetrazione strategica duale, ovvero anche di tipo militare.

Ovviamente quando si tratta di armamenti, e in particolare di sottomarini, l’affidabilità è un fattore chiave per continuare un rapporto commerciale. I sottomarini cinesi, da questo punto di vista, fanno segnare un solo grave incidente noto negli ultimi 20 anni: nel 2003 proprio un classe Ming ha causato la morte di tutti e 70 gli uomini dell’equipaggio, deceduti per soffocamento a causa di un guasto all’impianto Aip.

 

FONTE: Logo insedeover

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