L’ammutinamento del Storozhevoy che ispirò il romanzo Caccia a Ottobre rosso di Tom Clancy

Dal sito OCEAN4FUTURE una chicca per chi non ne fosse a conoscenza. Tutta da leggere

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Negli anni ’70, in piena guerra fredda, nell’Unione Sovietica fu impostata una classe di fregate (nota con il nome NATO Krivak), progettata per sostituire la precedente classe Riga.  Ne furono realizzate diverse versioni: lo studio della prima (Krivak 1), detta Progetto 1135, iniziò nel 1956 con l’intento iniziale di realizzare una fregata per la lotta di superficie, un compito in seguito modificato in ruolo antisommergibile. Le unità Krivak 1, alimentate da potenti turbine a gas e bene armate1, furono una classe di successo che aprì la strada a diverse versioni successive. Ne furono costruiti ventuno esemplari e, tra di essi, oggi vogliamo ricordare lo Storozhevoy (in russo Сторожевой, ‘guardiano’ o ‘sentinella’), una fregata missilistica costruita presso il cantiere navale Yantar di Kaliningrad, sul Baltico che fu teatro di un evento decisamente particolare nella storia della marina sovietica. La nuova unità fu varata il 21 marzo 1973 e messa in servizio il 30 dicembre 1973 per essere poi assegnata alla potente flotta sovietica del Baltico.

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Valery Mikhailovich Sablin – fonte A Leninist Hero of our Times – In Memory of Valery Sablin: The true story of Red October | The Russian Revolution | History & Theory (marxist.com)

La nave, al comando di Anatoly Potulny, passò alla storia non per la sua quasi trentennale attività in mare ma per un bizzarro ammutinamento avvenuto nel suo terzo anno di vita (1975) e realizzato dal commissario politico della nave, il capitano di terzo grado Valery Mikhailovich Sablin, militare di carriera e figlio e nipote di ufficiali di marina. L’episodio avvenne molto prima che Tom Clancy scrivesse il mitico romanzo Caccia a Ottobre Rosso (The Hunt for Red October), nelle fredde acque del Baltico ed è probabile che per la stesura del romanzo Clancy si ispirò in parte a questo evento e ad un evento precedente2. Nel caso di Sablin non si trattò di una fuga per consegnare la nave alle forze occidentali ma di una eclatante protesta del giovane ufficiale contro la corruzione che riteneva ormai diffusa a tutti i livelli nella burocrazia dell’epoca. In realtà, la sfiducia ed il rancore di Sablin erano precedenti; già durante gli studi accademici (aveva frequentato la Frunze naval academy di Leningrado) si era fatto pericolosamente notare per le sue lamentele sulla disparità di trattamento tra gli studenti e su una gretta burocrazia che a suo avviso tradiva gli ideali socialisti. A soli 20 anni aveva scritto una lettera in cui esternava il suo pensiero niente meno che al Segretario Generale del Comitato centrale del Pcus Nikita Kruscev, cosa che gli aveva fatto ritardare la promozione a luogotenente anziano.

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Zadorniy, una fregata classe Krivak prima serie, simile al Storozhevoy, all’ancora – hull number 959 – fonte http://www.dodmedia.osd.mil/Assets/Still/1988/Navy/DN-ST-88-08669.JPG – autore LT Azzolina Kirvak I class frigate.jpg – Wikimedia Commons

Questo tarlo “etico”, quasi un tradimento, lo rodeva al punto che decise di fare un’azione eclatante a sostegno delle sue idee. Il piano iniziale era di impadronirsi della nave e guidarla fuori dalla baia di Riga, risalendo fino a Leningrado attraverso il fiume Neva, per ormeggiarsi accanto alla nave museo Aurora, simbolo della rivoluzione russa, e da lì trasmettere un discorso al popolo. Sablin era convinto che con la sua azione dimostrativa avrebbe potuto salvare il Paese, scuotendolo da quello che lui riteneva un percorso perverso che avrebbe distrutto il socialismo e la madrepatria a causa della corruzione che corrodeva il tessuto stesso dello Stato.

Fu così che la sera del 9 novembre 1975, Sablin attirò il comandante dell’unità Anatoly Potulny sul ponte inferiore, sostenendo che c’erano alcuni ufficiali che avevano bisogno di essere sottoposti a disciplina perché scoperti in stato di ebbrezza in servizio. Quando il capitano arrivò al ponte inferiore, ne seguì uno scontro ed il capitano ed altri ufficiali furono imprigionati nel compartimento sonar di prua. Sabin prese il controllo della nave e convocò tutti gli ufficiali superiori della nave, informandoli che intendeva recarsi a Leningrado e trasmettere il suo messaggio rivoluzionario. Ne seguì una votazione ma solo otto ufficiali votarono a favore dell’ammutinamento per cui i restanti sette furono in malo modo picchiati e rinchiusi in uno scompartimento separato sotto il ponte principale. Sablin decise di passare alla fase successiva del piano, ovvero ottenere il sostegno dell’equipaggio (circa 150 uomini). Nel frattempo, uno degli ufficiali (che avevano votato a favore dell’ammutinamento), il tenente Firsov, cambiò idea e fuggì dalla nave per dare l’allarme ma non fu creduto dal personale di guardia di un’unità vicina del porto.

A questo punto Sablin, pensando di essere stato scoperto, decise di affrettarsi ad uscire in mare e, alle prime ore dell’alba dell’8 novembre 1975, il Storozhevoy lasciò silenziosamente il porto sovietico di Riga, in totale silenzio radar per non essere individuato. Quando la fuga fu scoperta le autorità russe, temendo che Sablin volesse fuggire con quella moderna (per quei tempi) unità navale per consegnarsi forse in Svezia, seguendo le orme di Jonas Pleškys 2 al fine di chiedere asilo politico, cercarono di fermarlo via radio in tutti i modi. La nebbia protesse la nave per buona parte della traversata ma, la vicinanza con la costa, costrinse Sablin ad accendere il radar di navigazione, cosa che comportò la sua immediata scoperta, confermata da un faro sulla costa. Le autorità sovietiche cercarono ancora di convincere Sablin a desistere dalle sue intenzioni, ricevendo una richiesta di “dichiarare la nave territorio libero e indipendente dagli enti statali e di partito per un periodo di un anno e di fornire alla nave tutti i tipi di razioni”. Inoltre, Sablin richiese di poter parlare alla televisione sovietica lanciando ogni giorno, dopo il notiziario televisivo, i suoi messaggi per 30 minuti con lo scopo di catalizzare una nuova ondata rivoluzionaria, conforme agli ideali comunisti originali. Non ultimo richiese l’immunità per tutti i membri dell’equipaggio, assumendosi tutte le responsabilità della sua azione.

A questo punto il premier, Leonid Brezhnev, ordinò l’affondamento della fregata con ogni mezzo possibile. L’imponente dispositivo navale sovietico nel Baltico attaccò la nave ammutinata con unità e aerei che sganciarono 250 kg di bombe nelle sue vicinanze, danneggiandone il timone e bloccando l’unità a circa 40 miglia dalle acque territoriali svedesi (alcune fonti parlano di 20). Quali fossero le vere intenzioni di Sablin probabilmente non lo sapremo mai; forse cercò a questo punto di entrare nelle acque territoriali di Stoccolma, sperando di farla franca. Improvvisamente il Comandante Potulny, che dopo l’esplosione della bomba sganciata dall’aereo, era stato liberato con gli altri ufficiali prigionieri da un membro dell’equipaggio, raggiunse la plancia per evitare il peggio.  Brandendo una pistola sparò un colpo alla gamba di Sablin e si mise subito in contatto radio con la flotta sovietica. Di fatto il comandante Potulny salvò l’unità, riuscendo a comunicare all’ultimo momento che la nave era di nuovo sotto il suo controllo, e ne evitò l’affondamento. Nonostante tutto, al rientro in porto, il Comandante e tutto l’equipaggio dello Storozhevoy, pagarono le loro non colpe pesantemente. Indifferentemente dalla loro partecipazione all’ammutinamento, furono congedati con disonore dalla Marina sovietica, perdendo ogni diritto compreso quello pensionistico. Furono invece processati ufficialmente e condannati nel luglio del 1976, Sablin e Alexander Shein, un marinaio di circa 20 anni, che aveva dichiarato durante gli interrogatori di aver seguito consapevolmente l’ufficiale politico in quanto ne condivideva pienamente le opinioni. Ne risultò che il 3 agosto 1976 Sablin fu giustiziato per alto tradimento tramite fucilazione, mentre Shein fu condannato ad 8 anni di carcere. 

Dieci anni dopo la liberazione di Shein si tenne a Mosca un’udienza pubblica sul caso Sablin, promossa da Sergei Alexeyev, all’epoca uno dei migliori avvocati del paese, al termine della quale sia l’ufficiale politico che il marinaio furono ritenuti vittime di ritorsioni politiche e la sentenza fu rivista, sostituendo le motivazioni “di alto tradimento” con più miti “crimini militari”. 

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Cannone antiaereo AK-726 da 76,2 mm sulla fregata sovietica Zharky, classe Krivak I, 1987 – Fonte DefenseImagery.mil DN-SN-87-12453 AK-726.jpg – Wikimedia Commons

E la nave?

La Storozhevoy fu ufficialmente trasferito dal Baltico alla flotta del Pacifico il 10 novembre 1975, effettuando con un nuovo equipaggio un lungo viaggio attraverso l’Atlantico, il Mediterraneo, il Canale di Suez, raggiungendo successivamente Petropavlovsk-Kamchatsky, nell’Estremo Oriente sovietico, dove restò in forza fino alla sua dismissione nel giugno 2002 quando dopo una lunga vita operativa venne venduta all’India come rottame. Ma di lei, della sua lunga vita operativa, restò solo quella macchia di quel ammutinamento, avvenuto in quei mari freddi e nebbiosi in un tempo lontano.

Andrea Mucedola

in anteprima un’unità Soviet Krivak I class frigate DRUZHNY – Fonte DoD Media – Autore PH1 Jeff Hilton  Krivak I class frigate, stern view.jpg – Wikimedia Commons

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Note

Armamento Krivak 1 serie

 Missili SSM/ASW  1 × 4 URK-5 (SS-N-14)
2 × Osa-MA SAM system SA-N-4 ‘Gecko’
 Cannoni  binati    4 × 76 mm AK-726 (2×2)
 Razzi anti sommergibile 2 × RBU-6000
 Lancia siluri  2 sistemi quadrupli da 533 mm

2  Jonas Pleškys (10 marzo 1935 – 12 aprile 1993) era il comandante di un piccolo cargo cisterna della marina sovietica, lo Smolny, che nell’aprile 1961 disertò dall’Unione Sovietica con l’idea di scappare negli Stati Uniti. Pleškys diresse la sua nave a Gotland, in Svezia, dove, calatosi in una scialuppa, chiese asilo politico. L’equipaggio e la nave furono restituiti dalla Svezia all’Unione Sovietica. Pleskys fu invece prelevato dalla CIA che lo portò negli Stati Uniti dove fu a lungo interrogato. Ciò che si sa della sua vita successiva è ancora molto frammentario poiché i file della CIA riguardanti Pleškys sono ancora riservati.

Riferimento

  1. Gregory D. Young, The Last Sentry: The True Story that Inspired The Hunt for Red October, Naval Institute Press, 2005, p. 194, ISBN 1591149924.
  2. Guttridge Leonard F. (2002). Mutiny: A History of Naval Insurrection. Berkley Books, p. 292.
  3. A Leninist Hero of our Times – In Memory of Valery Sablin: The true story of Red October | The Russian Revolution | History & Theory (marxist.com)

Wikipedia

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Ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), è laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l’Università di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all’Università di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. È docente di cartografia e geodesia applicata ai rilievi in mare presso l’I.S.S.D.. Nel 2019, ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD – AIOSS).

 

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