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Professione marinaia a vent'anni dall'entrata delle donne nelle Forze Armate

Notiziario dellA Marina

Allegato speciale al numero del mese di Maggio 2020 

Professione marinaia a vent'anni dall'entrata delle donne nelle Forze Armate

Allegato Professione marinaia a vent anni dall entrata delle donne nelle Forze armate

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Come anticipato nell’editoriale di aprile, questo numero di maggio del Notiziario della Marina dedica un supplemento tutto al femminile a vent’anni dall’entrata delle donne nelle Forze Armate, un evento che ha determinato un mutamento radicale avvenuto parallelamente al passaggio dal servizio di leva a quello professionale.

La strada percorsa è stata molta, le pari opportunità si sono affermate con forza, pur non senza difficoltà, specialmente in un ambito militare di appannaggio storicamente maschile. È con la Legge 380 del 20 ottobre 1999 che l’Italia ha deciso di allinearsi alle altre Nazioni della Nato, aprendo così le porte delle Forze Armate all’arruolamento femminile. Una svolta storica per il nostro Paese, grazie alla quale sono oggi operative nel sistema di sicurezza e difesa nazionale e internazionale oltre 16 mila donne.

“Un passaggio epocale che ha arricchito la Difesa”, ha commentato su twitter il ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Oggi sempre più donne intraprendono la carriera militare - a partire dalle Scuole Militari aperte al personale femminile dal 2009 - operando in ogni settore e aspirando ad ogni tipo di avanzamento professionale, senza preclusioni di formazione, di incarichi e di impiego. Un cambiamento di rotta in cui la parità dei sessi non appare più come un lontano sogno da raggiungere, ma un obiettivo in divenire. La spinta etico-morale, la chiara scelta dei valori e l’entusiasmo manifestati dalle donne hanno prodotto e produrranno cambiamenti notevoli e positivi che non possono che giovare al mondo militare. In questo speciale, quattro sono le donne che ci raccontano, con un’accurata analisi, l’iter legislativo, durato oltre cinquant’anni, la tradizione letteraria e figurativa occidentale costellata di donne guerriere, lo stato giuridico del personale femminile e, per finire, la “professione marinaia” di oggi, rivelata da otto protagoniste.

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Caso Cervia, 30 anni di dubbi e depistaggi

La misteriosa scomparsa del tecnico potrebbe essere legata alle sue competenze in campo militare

IL CASO DAVIDE CERVIA

Davide Cervia, il mistero dietro un nome. Ė il 12 settembre 1990 e Davide, dipendente di una società di componenti elettronici, terminato il lavoro sta tornando a casa nei pressi di Velletri. Non entrerà mai più nel suo appartamento. Qualcuno lo preleva di peso dalla sua Golf – secondo la testimonianza di un vicino sembra siano tre uomini – e lo carica su un’auto verde scura che si allontana seguita dalla vettura dell’uomo guidata da uno dei complici del rapimento. Si parla della tragedia di un uomo semplice. In realtà, dal profilo del rapito, emergono elementi che farebbero pensare a risvolti un po’ più complessi. Davide, nato a Sanremo nel 1959, venti anni dopo entra in Marina, dove presta servizio come sottufficiale fino al 1984. Imbarcato sulla nave Maestrale ha il compito di garantire il funzionamento di “guerra elettronica”, un incarico peculiare e delicato che richiede una particolare competenza. La sua misteriosa sparizione avviene alla vigilia della prima Guerra del Golfo, conflitto che prevede personale qualificato e ricercatissimo. E da qui potrebbero partire i primi indizi ma dopo la scomparsa, le autorità italiane hanno sempre negato la possibilità di un nesso tra la specializzazione di Davide e la sua scomparsa. Come in casi analoghi, soltanto la tenacia della famiglia ha permesso che, a mano a mano, emergessero tutte le contraddizioni legate a questa vicenda. Viene fuori che nei mesi precedenti alla scomparsa, il tecnico si sente spiato e minacciato, minacce che qualche anno dopo iniziano a incombere anche sui suoi famigliari che divengono oggetto di intimidazioni di varia natura. Sul piano delle indagini è vuoto pneumatico. L’unico elemento certo è il nominativo di tale Cervia che risulta prenotato nel gennaio 1991 sul volo “Air France” Parigi/ Il Cairo con rotta Jeddah-Aden-Sana’a, con biglietti pagati dal ministero degli Affari esteri francese. Dopo anni di salti nel vuoto da parte degli investigatori nel 2000 l’indagine viene archiviata. La famiglia però non si dà per vinta, specie per contrastare le inverosimili illazioni, che vorrebbero Davide allontanatosi di sua sponte, per la più prevedibile delle storie di infedeltà coniugale. Ipotesi testardamente combattuta dalla moglie Marisa Gentile, che in tanti anni si è battuta con coraggio per approdare alla verità. Una verità nascosta, contrastata da depistaggi, strani ritrovamenti, come la Golf di Davide rinvenuta un anno dopo a Roma in via Marsala, nei pressi della stazione Termini, con lo stesso mazzo di rose che il sergente aveva comprato per sua moglie la sera del rapimento. O le numerose sollecitazioni ad abbandonare ogni tentativo di venire a capo del mistero; e lettere anonime, telefonate inquietanti e tanti altri segnali che non lasciano tranquilli. Poi la svolta: il 23 gennaio 2018 il Tribunale civile di Roma ha condannato il ministero della Difesa per aver violato il diritto alla verità della moglie e dei figli di Davide. Una sentenza importantissima con cui si ribadisce che la verità è un diritto tutelato dalla legge. Contestualmente, il Tribunale conferma che la scomparsa di Davide Cervia è legata alle sue competenze militari. Niente a che vedere quindi con l’allontanamento volontario. Scrive il giudice: “le condotte del ministero della Difesa, provenienti in particolare da articolazioni della Marina Militare, si appalesano lesive del diritto alla tempestiva, esatta e completa informazione di Davide Cervia, con riguardo al periodo in cui era arruolato nella Marina Militare Italiana, ai fini della ricerca delle ragioni della sua scomparsa”. Una svolta che lascia il segno, tanto da far intervenire il ministro Elisabetta Trenta e lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte che esprime vicinanza alla famiglia. “Nel ribadirle il saldo sentimento di vicinanza che lega la presidenza del Consiglio alla sua famiglia – è scritto nella nota inviata a Marisa Gentile dall’ammiraglio Carlo Massagli, consigliere militare di Giuseppe Conte – le esprimo i sensi della più alta considerazione, per l’impegno da Lei profuso nella ricerca delle cause della scomparsa di Suo marito”. Parole che lasciano il segno, tanto da far invocare una commissione d’inchiesta sulla sparizione di Davide che, a tutt’oggi, non ha ancora preso forma. L’unica certezza in questo intricato caso, è che lo Stato ha negato la verità alla famiglia Cervia. Lo ha stabilito il giudice a cui purtroppo, non ha fatto seguito un sentimento di indignazione generale, come sarebbe stato opportuno. In altri contesti, con diversi protagonisti e personaggi forse più mediatici, non sono mancate le proteste, gli interventi della politica, incursioni della magistratura, richieste di riapertura indagini. Con l’immancabile corollario di libri e inchieste giornalistiche. Per Davide nulla. Il silenzio. Una fitta coltre di nebbia avvolge il suo caso. La tragedia di un sergente della Marina, specializzato in guerre elettroniche, rapito e strappato a sua moglie e a due bimbi di 4 e 6 anni. E un presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che si è detto “vicino alla famiglia” e da cui la famiglia si attende che passi ai fatti. Dopo la sollecita risposta alla mail inviata da Marisa, si attende l’avvio di un percorso, da parte delle istituzioni, volto a ristabilire la verità. Ora manca soltanto la decisione della IV commissione Difesa della Camera per l’avvio dell’organismo che promuova l’inchiesta. Lo dobbiamo a Davide, alla sua famiglia e all’amore per la verità.

La scomparsa a Velletri

FONTE: logo paeseroma small

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Marina militare di Taranto, via libera al progetto di ampliamento

Il progetto è diviso in due tranche: 191 milioni per ampliare la base, che ha sede in località Chiapparo e altri 11,6 milioni per riqualificare la stessa area.

Ingresso Marina Taranto

28 luglio 2020

di Domenico Palmiotti

Via libera del Cipe, il 28 luglio, al progetto di ampliamento della base navale di Taranto della Marina Militare. Quello approvato dal Comitato interministeriale della programmazione economica presieduto dal premier Giuseppe Conte, è un intervento per complessivi 203 milioni di euro.

Tutto il progetto è diviso in due tranche: 191 milioni per ampliare la base, che ha sede in località Chiapparo, alle porte di Taranto, e altri 11,6 milioni per riqualificare la stessa area Chiapparo. In questa prima fase, però, viene attivato solo un finanziamento parziale di 79 milioni, presi dal Fondo Sviluppo e Coesione della programmazione 2014-2020.

Risorse che serviranno all'intervento sul primo lotto funzionale, il molo Rotundi, e a progettare e realizzare la riqualificazione dell'area Chiapparo. I 79 milioni sono spalmati in un quinquennio. Si parte nel 2021 con 2,82 milioni, quindi, a seguire, 8,5 nel 2022, 20,7 nel 2023, 23,6 nel 2024 e altrettanti nel 2025. «Permettere l'attracco delle unità navali maggiori e rispondere alle nuove esigenze della Marina Militare»: ecco l'obiettivo del progetto che ha ricevuto l'ok dei ministri della Difesa, Lorenzo Guerini, e del Sud, Giuseppe Provenzano.

La base ampliata consentirà l'ormeggio di 19 navi con i relativi equipaggi. Per la Marina Militare, in questo modo Taranto si conferma nel ruolo di base navale principale, che «risulta essere un volano economico per il comparto navale e meccanico in considerazione dei volumi finanziari dedicati dalla Difesa per le manutenzioni ordinarie e straordinarie nonché dei servizi associati».

Marina Militare ha presentato il progetto di ampliamento della base al Tavolo istituzionale del Contratto di sviluppo per l'area di Taranto. In quella sede si è profilato (e si sta continuando a lavorare su questa impostazione) un vero e proprio scambio. La Marina cede a Taranto, nello specifico all'Autorità portuale, la banchina Torpediniere in Mar Piccolo (già base navale, ora usata in parte) e in cambio ottiene l'ampliamento dell'infrastruttura di Mar Grande, inaugurata nel 2004 (lavori partiti nel 1989) su un'area di circa 60 ettari, dove oggi sono ormeggiate tutte le navi della flotta a partire dalle portaerei Garibaldi e Cavour. Per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla programmazione economica, Mario Turco, coordinatore del Tavolo Cis Taranto, la cessione della banchina Torpediniere «consentirà di liberare quest'ultima area per l'Autorità portuale per un progetto di valorizzazione ai fini turistici, commerciali e culturali con la realizzazione di un Acquario green e moli di ormeggio croceristico». «Al Tavolo istituzionale permanente associato al Contratto istituzionale di sviluppo - aggiunge Turco - era infatti emersa l'esigenza di portare a termine questo fondamentale investimento per riqualificare la città di Taranto. E l'approvazione del progetto al Cipe è un tassello del più ampio Cantiere Taranto».

«Oltre ad essere sede di un Aquario che avrà finalità di studio e ricerca e non solo di attrattore turistico - dichiara il presidente dell'Autorità portuale di Taranto, Sergio Prete -, la banchina Torpediniere sarà approdo turistico per imbarcazioni e yacht e per navi da crociera di piccola dimensione. Uno studio di fattibilità stima in 35-40 milioni il costo di ristrutturazione della banchina cui vanno aggiunti un altro paio di milioni per la ricollocazione di alcune funzioni della Marina. Per entrare in possesso della banchina, attendiamo di firmare l'accordo con la Marina con il placet dei ministeri intereressati». Non c'è ancora una previsione sulla conclusione dei lavori, ma l'obiettivo è terminarli entro il 2026, anno in cui Taranto ospiterà la ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo.

FONTE: Logo sole24 economia

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Concluso a MARISTAELI Luni il primo corso “Naval Aviation Water Survival – NAWS” della Marina

L’iter addestrativo degli equipaggi di volo della Marina Militare si arricchisce di un nuovo importante momento formativo.

Corso Maristaeli10

10 luglio 2020 David Ilardi

Operazioni e addestramento

Dal 29 giugno al 3 luglio 2020 si è svolto, presso la Stazione Elicotteri della Marina Militare (MARISTAELI) di Luni e nelle acque del Golfo della Spezia il primo corso "Naval Aviation Water Survival – NAWS" della Marina. Il percorso formativo, organizzato nel pieno rispetto delle norme di distanziamento anti COVID presso MARISTAELI Luni, con la collaborazione del Comando Subacquei e Incursori (COMSUBIN) e il Comando delle Forze di Contromisure Mine (MARICODRAG), si è articolato in più fasi a difficoltà crescente.

Il corso è iniziato con una fase dedicata alla formazione teorica e di preparazione fisica, per proseguire con un modulo pratico in piscina finalizzato alla familiarizzazione con le attrezzature e con le tecniche di sopravvivenza in acqua. In seguito, i corsisti hanno affrontato una fase di attività in mare, per poi concludere il percorso formativo con l’addestramento alla fuoriuscita in emergenza da elicottero ammarato presso l’Helo Dunker.

Hanno partecipato sette frequentatori appartenenti agli equipaggi di volo delle forze aeree della Marina, oltre ad un aero soccorritore in servizio presso la Base Aeromobili delle Capitanerie di Porto di Sarzana. I corsisti, durante le lezioni teoriche e pratiche, hanno acquisito le conoscenze e competenze necessarie a sviluppare gli automatismi e la preparazione psicologica per gestire la permanenza in mare in attesa dei soccorsi, che hanno poi testato confrontandosi con le proprie capacità durante l’esercitazione pratica svoltasi in mare, alla presenza del comandante in capo della squadra navale, ammiraglio di squadra Paolo Treu, che ha voluto osservare uno dei momenti salienti e più impegnativi dell’addestramento.

I corsisti, dopo essere rimasti in acqua per più ore, impiegando il proprio equipaggiamento e le tecniche di sopravvivenza acquisite, sono stati prima recuperati da nave Termoli con la rete recupero naufraghi e successivamente da un elicottero MH-101A del 1° Gruppo Elicotteri. La presenza degli assetti cooperanti è stata fondamentale per dare completezza ed efficacia all’addestramento e garantire quindi il successo di un’attività complessa, evidenziando la perfetta sinergia delle diverse articolazioni della squadra navale nell’addestramento avanzato del personale.

Il corso NAWS rappresenta quindi un momento di preparazione professionale di alto livello, che tutti gli equipaggi di volo dovranno in futuro possedere.

FONTE: Logo DifesaMarina

Alcune immagini del corso

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