itenfrderorues

Un ammiraglio ci spiega perché i marinai temono il blocco navale di Salvini

Nave Ilfoglio

"La deterrenza non funziona e i rischi per i comandanti sono troppo elevati". Parla Vittorio Alessandro

di Luca Gambardella

Il piano muscolare voluto dal governo per tenere i migranti lontani dai porti italiani comporta rischi non soltanto per gli equipaggi delle ong e per i naufraghi, ma anche per il personale della Marina Militare che sarà coinvolto nell'operazione. Ieri, Matteo Salvini ha ottenuto il sostegno del ministero della Difesa per una missione che prevedemanovre di deterrenza a ridosso dei porti italiani per scoraggiare l'avvicinamento dei barconi e delle ong. I dettagli sono ancora sconosciuti, ma il cuore della missione è nel concetto di deterrenza. Si tratta di manovre che dovrebbero convincere la nave – ma più spesso i barchini di piccole dimensioni usati dai migranti – a stare alla larga dalle nostre coste.

Il governo non sembra si sia posto il problema dell'attuazione concreta del suo piano anti immigrazione, cosa che invece fanno negli ambienti della Marina Militare. L'ammiraglio in pensione Vittorio Alessandro, già comandante dell'ufficio relazioni esterne della Guardia Costiera, spiega al Foglio questa frattura pericolosa. “A Roma si fanno le direttive, ma poi in mare si deve eseguire. E ogni salvataggio è diverso dall'altro”, dice Alessandro, che ha una lunga esperienza accumulata durante i grandi sbarchi di Lampedusa del 2010.

La missione si sviluppa su due livelli, uno all'interno delle acque nazionali e un altro all'esterno. In questo secondo caso, ricorda l'ammiraglio, “una nave della Marina sarebbe obbligata a compiere il salvataggio”. Poi però c'è lo scenario di un intervento entro le 12 miglia nautiche ed è qui che i malumori delle Forze Armate aumentano, alimentati dalle esperienze precedenti, come quella del caso Sibilla del 1997. In quell'occasione, la corvetta della Marina causò l'affondamento di un'imbarcazione albanese al largo delle coste pugliesi uccidendo 108 persone. E anche in quel caso era stata accolta una direttiva del governo che imponeva un blocco navale. Ma in che modo, concretamente, si attua una manovra di ostruzione? “In alcuni casi si sceglie di fare cerchi concentrici sempre più stretti attorno alla barca che si intende fermare – spiega l'ammiraglio –. Tornando alla Sibilla, allora il comandante optò per la stessa manovra. Ma le conseguenze furono tragiche a causa delle cattive condizioni meteo, del basso livello di galleggiamento della nave albanese e del moto ondoso provocato dalla nostra corvetta”. Le variabili che influiscono su ogni attività in mare sono molte e rischiano di incidere soprattutto durante le manovre più pericolose, come quelle di ostruzione. Secondo l'ammiraglio, il rischio di commettere un errore è elevato e i comandanti della Marina sono molto preoccupati da quello che potrebbe accadere dopo. “Nel caso della Sibilla, penso giustamente, si ritenne responsabile il suo comandante che fu condannato. Ma il punto è che rimase solo, fu abbandonato. Nell'ottica dei governi, sta a chi opera in mare mettere in pratica le loro direttive. Ma le responsabilità per incidenti simili ricadono sempre e solo su chi comanda le navi. E' questo il vero passaggio critico di misure come quella voluta da Salvini”.

Secondo l'ammiraglio, non è detto nemmeno che i migranti si scoraggino alla vista di navi militari, come pensa invece il governo: “Si tratta di persone disperate, che mettono in conto il pericolo sin dalla partenza. Difficile credere che si fermeranno”. Forse nella mente del ministro Salvini c'è ancora il tentativo disperato della motovedetta della Guardia di Finanza che la scorsa settimana aveva provato a bloccare la Sea Watch 3 posizionandosi tra la nave e la banchina, correndo un rischio notevole. “Immaginate una scena del genere con navi della Marina, che sono molto più grandi. E' impossibile, perché non possono avere l'agilità delle motovedette. E si badi che qui non si parla soltanto dei pericoli per i migranti o per le ong ma anche di quelli che corrono i nostri equipaggi”, spiega Alessandro.

Nel frattempo, gli emendamenti al decreto sicurezza bis depositati oggi in Parlamento prevedono un inasprimento delle misure contro le ong, con multe che potrebbero arrivare a un milione di euro. Un accanimento giuridico, secondo l'ammiraglio, che segue la stessa logica del blocco navale. “Si tratta di contromisure scomposte, che mettono insieme sanzioni amministrative e giudiziarie, come quella che prevede la confisca di una barca già sequestrata”. E poi, all'atto pratico, c'è da chiedersi come reagiranno gli equipaggi della Marina a queste nuove disposizioni. Le leggi internazionali impongono agli stati di facilitare gli ingressi in porto a chi è in emergenza. Qui invece si configura uno scenario senza precedenti, secondo Alessandro: “Non riesco a immaginare dei marinai che si mettono a pattugliare un porto per impedire a una nave in difficoltà di mettersi in salvo”.

FONTE: Logo Il foglio

 

Stampa

Marina, al comando l'ex capo degli incursori

Scelto l’ammiraglio Cavo Dragone, sostenuto da Salvini nella sfida contro Trenta. Ma sulla nomina ha pesato il Quirinale, che vede nell’ufficiale la garanzia per proseguire la riforma della Difesa. Dai caccia alla perizia contro Schettino, ecco chi è il nuovo numero uno della flotta.

Amm Dragone

Una nomina last minute per un comando destinato a durare a lungo. A sole quaranta ore dalla cerimonia di avvicendamento, fissata per venerdì alle 16, il governo ha scelto il nuovo capo di Stato maggiore della Marina: si tratta dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. Sarebbe errato leggere la decisione come una vittoria di Matteo Salvini, che aveva scatenato una lunga sfida con la ministra Elisabetta Trenta e in parte col premier Giuseppe Conte. Se Cavo Dragone ha colpito il leader leghista per i suoi modi determinati e il curriculum in prima linea – e il partito ha commentato la nomina sottolineando “vincono i militari”-, sulla designazione ha pesato soprattutto la moral suasion del Quirinale. In base alle consuetudini, infatti, tra tre anni Cavo Dragone potrà ambire al vertice di tutta la Difesa. E il suo nome sembra garantire al Colle la prosecuzione di quella trasformazione interforze del mondo militare, portata avanti con il Libro Bianco dell’allora ministra Roberta Pinotti e arenata dall’attuale esecutivo.

L’ultima fase della carriera di Cavo Dragone è stata segnata proprio dalla gestione dei più delicati comandi interforze, quelli cioè dove Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri agiscono in un’unica struttura mettendo in comune uomini e risorse. E che sono visti come l’unica strada per mantenere efficienza nonostante il taglio delle risorse: evitare sprechi e gelosie di corpo, concentrando personale, mezzi e risorse sulle missioni prioritarie da svolgere.

L’ammiraglio è stato pilota d’elicottero durante la storica missione in Libano del 1982, è poi passato ai caccia a decollo verticale Harrier, quindi al comando di una fregata durante i pattugliamenti in Adriatico per la guerra del Kosovo per diventare nel 2002 comandante della portaerei Garibaldi. Nel 2008 ha guidato gli incursori del Comsubin, uno dei reparti d’assalto più famosi al mondo. Per questo sei anni dopo ha avuto l’incarico di coordinare tutte le forze speciali italiane, la punta di diamante dell’attività all’estero. Infine dal 2016 è stato il primo ufficiale non proveniente dai ranghi dell’Esercito a dirigere il Comando Operativo Interforze, in sigla Coi: il quartier generale sotterraneo nell’aeroporto di Centocelle che conduce tutte le missioni internazionali, dove si è occupato di gestire la spedizione in Iraq per sostenere la campagna contro lo Stato Islamico. Tra i primi a complimentarsi, il generale Claudio Graziano - oggi presidente del comitato militare dell’Unione Europea ed ex numero uno della Difesa - che lo scelse come capo del Comando Operativo: “Come ho avuto modo di dire il giorno del suo insediamento al Coi, l’ammiraglio Cavo Dragone nella sua brillante carriera è sempre stato un grande comandante integro e coraggioso. E sono certo che nelle nuove funzioni saprà continuare a dare consistenza all’azione interforze dello strumento militare, assicurando sempre maggior prestigio alle Forze Armate e al Paese”.

Testa rasata e fisico da commandos, abituato a parlare anche in pubblico in modo diretto, ha più volte sottolineato nei suoi interventi l’importanza che il Mediterraneo è tornato ad avere nella sfida tra le potenze: uno scacchiere sempre più strategico, dove oggi i nostri militari godono di grande rispetto mentre la nostra politica estera manca di visione ed incisività. Non ha mai dato un’intervista. Ai cadetti dell’Accademia di Livorno descriveva la vita in Marina come “un mondo duro, selettivo e meritocratico”.  Tra gli incarichi più particolari, la presidenza del collegio di periti che ha ricostruito per il giudice il naufragio della Costa Concordia: è stato lui a smontare, in un breve e serrato confronto in aula, tutti i tentativi di Francesco Schettino per autogiustificare il suo comportamento nel disastro del Giglio.

FONTE: Logo repubblica

Stampa

Giornata nazionale della Marina Militare, Taranto in festa

Giornata MM

E’ la Giornata della Marina Militare, ma sarà la festa di Taranto. Dopo 12 anni il capoluogo ionico ospita nuovamente le celebrazioni nazionali. Si compie la volontà del Capo di Stato Maggiore, Ammiraglio di squadra Valter Girardelli. Una volontà fortemente sostenuta (e immaginiamo alimentata) dal Comando Marittimo Sud, guidato dall’Ammiraglio di divisione Salvatore Vitiello. Questa mattina la presentazione degli eventi nel gazebo liberty di Piazza Garibaldi che lunedì 10 giugno, alle 19.30 ospiterà l’evento finale della Giornata: il concerto della Banda della Marina Militare, presentato dalla giornalista Maristella Massari. Con l’ammiraglio Vitiello, il Cv Ciro Del Vecchio, comandante della Base navale Mar Grande e l’assessore alla Cultura del Comune di Taranto, Fabiano Marti. A coordinare gli interventi il Capo Ufficio Pubblica Informazione del Comando, Cf Antonio Tasca.

Taranto si prepara ad accogliere un evento che richiamerà migliaia di persone con diversi fiori all’occhiello. Alle banchine della Base Mar Grande saranno ormeggiate 20 unità navali provenienti da tutta Italia. Su tutte spicca l’eleganza ed il sapore antico della nave più bella del mondo: il Vespucci. Tradizione e futuro. La modernissima nave Martinengo lunedì mattina riceverà dal sindaco Rinaldo Melucci, la bandiera di combattimento e da quel momento entrerà ufficialmente nella flotta italiana della MM e sarà assegnata a Taranto.

Tutte le navi potranno essere visitate dal 7 al 10 giugno, dalle 17 alle 20.30 (domenica apertura anticipata alle 15). Solo domenica 9 giugno il Vespucci non sarà visitabile. Per agevolare l’affluenza, in collaborazione con il Comune e con l’Amat, è stato predisposto un servizio bus con partenze da Piazza Ebalia. All’interno della Base, le navette della Marina Militare collegheranno le varie aree. Sarà possibile raggiungere la base navale anche via mare a bordo delle motonavi dell’Amat.

Con 15mila addetti, tra militari e civili, la Marina Militare è il primo bacino occupazionale di Taranto ed è proiettata, ormai, anche in una dimensione di valorizzazione e promozione del territorio in termini turistici. “Lo dimostrano – ha ricordato l’amm. Vitiello – gli oltre 120mila visitatori all’anno del Castello Aragonese”. E in futuro potrebbero esserci ulteriori iniziative. Il contratto istituzionale di sviluppo per Taranto prevede la destinazione a polo museale di un’ala dell’Arsenale di Taranto, oltre alla dismissione dell’ex Stazione Torpediniera (in cambio, però, la Marina Militare avrebbe bisogno di nuove aree per l’allargamento della Base Mar Grande).

Entro un paio di anni, inoltre, sarà dismessa nave Garibaldi. “C’è la disponibilità della Marina Militare – ha aggiunto il comandante Vitiello – di mettere a disposizione l’unità navale per la valorizzazione in chiave espositiva e museale, ma serve un progetto da parte di soggetti pubblici e/o privati e soprattutto occorre opzionare il futuro della nave prima che vada in disarmo. Farlo dopo rende tutto più difficile e costoso”. Speriamo che le parole dell’alto ufficiale servano da monito alla comunità ed alle istituzioni tarantine affinchè non si ripeta la fallimentare esperienza del progetto nave museo V. Veneto.

“Per Taranto sarà una settimana complicata, ma bellissima – ha sottolineato l’assessore Marti – stracolma di eventi. Il Comune di Taranto e il sindaco Melucci in prima persona, sono impegnati a realizzare momenti di questa portata che diano lustro e visibilità alla città. In questo senso molto proficua è la collaborazione con la Marina Militare che è partner anche di Medimex e che proseguirà a luglio con lo svolgimento del Locomitive Jazz Festival al Castello Aragonese”.

Le celebrazioni cominceranno il 7 giugno e si concluderanno il 10 con la cerimonia alla Base Mar Grande cui è prevista la partecipazione del ministro della Difesa Elisabetta Trenta e il Capo di Stato Maggiore della Difesa. Durante la cerimonia sono previste le spettacolari esibizioni di reparti speciali: lancio paracadutisti, sorvolo di elicotteri, transito di smmergibili. Il tutto impreziosito dalla quinta naturale della rada del Mar Grande, puntellata dalle sagome affusolate delle unità navali. Vi riproponiamo il programma completo degli eventi.

7 GIUGNO: dalle 10,30 alle 12,30, nel Castello Aragonese, si svolgerà il convegno sul tema: “30 anni di capacità portaerei al servizio dell’Italia”. Nel pomeriggio due appuntamenti alla Stazione Navale Mar Grande. Dalle 17 alle 20,30 sarà possibile visitare la mostra a bordo di Nave Garibaldi. Sempre nella stessa fascia oraria sarà possibile effettuare visite guidate sulle unità della Marina Militare ormeggiate alla base. Tra le navi che sarà possibile visitare c’è la bellissima Nave Vespucci.

8 GIUGNO: dalle 17 alle 20,30 alla Stazione Navale Mar Grande visite guidate sulle unità navali e mostra a bordo di Nave Garibaldi. Alle 20, al Castello Aragonese, conferenza stampa e proiezione del film “Il destino degli uomini”.

9 GIUGNO: dalle 15 alle 20.30, alla Stazione Navale Mar Grande proseguono le visite guidate sulle unità navali ormeggiate, ad esclusione di Nave Vespucci.

10 GIUGNO: questa è la vera e propria “Giornata della Marina”. Si parte alle 10, con la cerimonia alla Stazione Navale Mar Grande. Dalle 17 alle 20.30, le visite guidate a bordo delle unità navali. Alle 19,30, in piazza Garibaldi, a Taranto, si svolgerà il concerto della Banda della Marina Militare.

FONTE: Logo Laringhiera

Stampa

La LHD Trieste sarà equipaggiata con ski-jump per l’impiego degli F-35B

29 maggio 2019 di  in Analisi Italia  

Trieste ad

Con una cerimonia che ha visto la partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e delle Politiche Sociali e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Luigi Di Maio, del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta e delle massime autorità militari nazionali e civili regionali, accolti dal Presidente di Fincantieri Giampiero Massolo e dall’a.d. Giuseppe Bono, è stata varata sabato scorso presso il cantiere di Castellammare di Stabia la più grande unità destinata alla Marina Militare.

Si tratta della nave anfibia multiruolo tipo LHD (Landing Helicopter Dock) Trieste (L 9890), la cui madrina è stata Laura Mattarella, figlia del Presidente della Repubblica.

Trieste ad1“Progettata ed equipaggiata quale unità multiruolo e multifunzione per proiettare e sostenere in aree di crisi la Capacità Nazionale di Proiezione dal mare della Difesa con reparti della forza da sbarco della Marina Militare e dell’Esercito, cosi come la Protezione Civile in attività di soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali ed umanitarie, grazie anche alla capacità di fornire acqua potabile, alimentazione elettrica e supporto sanitario”, ha evidenziato il Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, la nuova LHD Trieste rafforzerà ulteriormente le capacità operative interforze delle Forze Armate Italiane nonché operative multinazionali in supporto alla NATO e EU, ha aggiunto il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli.

“La nuova LHD rimpiazzerà la portaeromobili Garibaldi, mantenendo tutte le capacità evidenziate dalla medesima nel corso della vita operativa, in aggiunta a quelle prettamente anfibie e di trasporto e supporto potenziato, comprese le estese capacità sanitarie e C4I, della LHD”, ha evidenziato il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio Valter Girardelli, confermando che l’unità sarà in grado di operare velivoli ad ala rotante e fissa.

A latere dell’evento, premettendo che la capacità aerea imbarcata rimarrà appannaggio della portaerei Cavour, alla domanda se l’unità verrà equipaggiata con ski-jump e le attrezzature di supporto per l’impiego di velivoli STOVL Lockheed Martin F-35B Lightning II, il CSM della Marina Militare ha risposto che “le rappresentazioni ed i rendering circolati sulla rete sono da ritenersi veritiere”.

Trieste ad2La Marina Militare manterrà quindi una capacità aerea secondaria che potrà essere utilizzata in caso di necessità come quando la portaerei Cavour non sarà disponibile o ci sarà bisogno di un ulteriore ponte di volo in contesti nazionali ed internazionali.

Dovendo la Trieste andare a sostituire nave Garibaldi implementandone le capacità, pensare di non dotare l’unità delle predisposizioni necessarie per assicurare gli investimenti fatti e renderli produttivi, non avrebbe senso”, ha sottolineato l’ammiraglio Girardelli.

L’unità non disponeva dello ski-jump al momento del varo, ma secondo quanto risulta a AD anche per motivi di peso al momento della delicata manovra di discesa in mare, lo stesso verrà installato successivamente unitamente ad altre sovrastrutture ed equipaggiamenti per l’allestimento definitivo.

Non sono ancora state divulgate informazioni ufficiali sulle caratteristiche dello ski-jump ma secondo quanto risulta a AD, il lato di sinistra del ponte di volo che accoglie la pista di decollo con lo ski-jump, dispone di sei spot di decollo ed atterraggio per velivoli ad ala rotante, a cui s’aggiungono due a proravia dell’isola ed uno a poppavia della medesima oltre l’elevatore aeromobili di dritta.

Trieste ad3A differenza di quanto avviene ormai da tempo nel cantiere integrato di Riva Trigoso/Muggiano ed altri stabilimenti di Fincantieri, il cantiere di Castellammare di Stabia dispone ancora di uno scalo tradizionale dal quale è discesa nave Triesteper toccare l’acqua per la prima volta.

Per effettuare in sicurezza tale complessa operazione con una nave avente uno scafo lungo circa 214 metri ed un dislocamento al momento del varo di quasi 21.000 tonnellate, è stato effettuato uno studio specifico per verificare che la nave potesse fermarsi in tutta sicurezza in uno spazio acqueo di circa 450 metri fra la fine dello scalo ed un molo del porto di Castellammare di Stabia.

Per assicurare tale manovra, realizzatasi in perfetta sicurezza grazie anche al piano di gestione dello spazio acqueo da parte della Guardia Costiera, sono stati utilizzati diversi accorgimenti ad hoc fra cui i più evidenti rappresentati da casse per l’aumento della spinta di galleggiamento a prua visibili durante la cerimonia e strutture amovibili meno evidenti sotto lo scafo nella parte poppiera per creare ulteriore attrito e quindi rallentare la corsa, una volta entrato in acqua lo scafo.

Trieste ad4Con un taglio della prima lamiera nel luglio 2017, ed un’impostazione del primo blocco sullo scalo nel febbraio 2018, sebbene non siano state divulgate informazioni ufficiali sulle tempistiche delle attività e prove successive al varo, che porteranno la LHD Trieste alla consegna nel giugno 2022, secondo quanto risulta a AD ma le tempistiche potrebbero variare, l’unità non verrà trasferita a breve termine presso il cantiere del Muggiano, come inizialmente era stato prospettato, ma completerà a Castellammare di Stabia l’allestimento degli impianti di propulsione e governo al fine di poter iniziare le prime prove a mare di piattaforma a marzo 2020. Successivamente, l’unità si trasferirà a giugno dello stesso anno con i propri mezzi di propulsione presso il cantiere del Muggiano per ultimare l’allestimento dei sistemi di piattaforma e del sistema di combattimento.

Le prove in mare di quest’ultimo dovrebbero iniziare nell’agosto 2021, affinché l’unità possa essere consegnata alla Marina Militare nel giugno 2022.  Come ricordato a latere del varo dal comandante designato di nave Trieste, il C.F. Enrico Vignola, la costruzione di quest’ultima unità è il risultato di un lavoro sinergico e rigoroso che coinvolge pregiate risorse industriali e governative, quale tangibile testimonianza di un’impresa di successo del Sistema Paese.

Trieste ad5Attualmente il nucleo iniziale dell’equipaggio che segue l’allestimento è pari a circa 50 unità che progressivamente saliranno fino a completare il complemento dell’unità. Al pari di tutte le altre nuove navi, la Marina Militare segue l’allestimento di nave Trieste con il personale del Centro Allestimento Nuove Costruzioni Navali (MARINALLES), che ne prepara il primo equipaggio e collaborando con il relativo Ufficio di Programma della Direzione Tecnica degli Armamenti Navali (NAVARM), ne garantisce i processi di assicurazione governativa di qualità e di verifica di conformità.

Con un dislocamento a pieno carico di oltre 33.000 tonnellate, una lunghezza e larghezza massime pari rispettivamente a 245 e 47 metri (36 a livello ponte volo), l’LHD Trieste si caratterizza per un sistema propulsivo in configurazione CODLOG (Combined Diesel eLectric Or Gas) che include due turbine a gas Rolls-Royce MT30, due motori diesel MAN 20V32/44R e due motori elettrici su due assi con eliche a passo variabile e timoni convenzionali, in grado di offrire una velocità massima rispettivamente di 25, 18 e 10 nodi. L’autonomia è pari a 7.000 miglia nautiche a 16 nodi. La rete elettrica di bordo è alimentata da 4 diesel generatori, in grado di assicurare energia elettrica anche ai motori elettrici di propulsione.

Trieste ad6L’unità, che verrà certificata dal RINA Services dal punto di vista ambientale, avrà posti letto per circa 1060 persone fra uomini e donne di cui 460 di equipaggio mentre i rimanenti riguarderanno la componente aerea, C4I e la forza anfibia imbarcata.

Con un ponte di volo di 230 per 36 metri collegato al sottostante hangar attraverso due elevatori da 40 t ed in grado di accogliere sia mezzi aerei che terrestri, l’LHD Trieste presenta un ulteriore ponte garage in grado di accogliere mezzi ruotati e corazzati con bacino allagabile delle dimensioni di 50×15 metri, che può alloggiare fino a quattro mezzi da sbarco tipo LCM LC23 forniti dal Cantiere Navale Vittoria nonché mezzi in dotazione alle Marine NATO ed EU. L’unità è inoltre dotata di un’ampia zona ospedaliera (NATO Role 2E) ed un’estesa area per un comando complesso anfibio.

Al pari delle portaerei classe Queen Elizabeth della Royal Navy, anche la LHD Trieste dispone di un’isola suddivisa in due sovrastrutture di cui la prodiera è dedicata alla conduzione nave mentre la poppiera accoglie le aree di comando e controllo delle operazioni aeree.

Trieste ad7Il sistema integrato di gestione della piattaforma (IMPS, Integrated Platform Management System) è fornito dalla società Seastema di Fincantieri, mentre il sistema di combattimento è integrato e fornito da Leonardo ed incentrato sul sistema di comando e controllo di nuova generazione SADOC Mk4.

Quest’ultimo gestisce una suite integrata per le comunicazioni interne ed esterne, quest’ultima basata su software defined radio (SDR) e sistemi satellitari multibanda nonché data Link 11, 22 e 16, nonché una suite di sensori che comprende il radar multifunzionale in banda X Kronos StarFire a quattro facce fisse a scansione elettronica attiva distribuito fra le due sovrastrutture dell’isola, ed il radar rotante in banda L con antenna AESA completamente digitale Kronos Power Shield per la scoperta a lungo raggio, sistema IFF con antenna circolare conforme e nuovo sistema di sorveglianza elettro-ottico in differenti bande ad architettura distribuita denominato DSS-IRST.

Trieste ad8A questi s’aggiunge il sottosistema di navigazione basato su radar GEM Elettronica Gemini BD. La suite radar principale è integrata con quella per la guerra elettronica fornita da Elettronica che comprende sistemi RESM/CESM/RECM collegati a due lanciatori Leonardo OLDS di decoy di diverso tipo compreso anti-siluro a cui s’aggiunge un sonar anticollisione e antimine sempre di Leonardo che fornisce anche la cortina trainata anti-siluro Black Snake collegata attraverso un sistema di reazione dedicato ai lanciatori per decoy, nonché un sistema di scoperta contro incursori subacquei ed una suite di sistemi di sorveglianza di superficie e d’ingaggio con armi non letali, quest’ultima fornita da SITEP Italia. L’armamento comprende tre affusti Super Rapido da 76/62 mm in configurazione Davide con munizionamento guidato DART e predisposizione per munizionamento a lunga gittata Vulcano, gestiti attraverso altrettante direzioni del tiro di nuova generazione NA30S Mk2 con radar bi-banda e sistema elettro-ottico, nonché tre affusti a controllo remotizzato da 25/80 mm, il tutto fornito da Leonardo.

L’unità è anche predisposta per imbarcare il sistema radar AESA a facce fisse in banda C Kronos Quad ed il sistema di difesa aerea missilistico di MBDA SAAM ESD con 16 celle in due gruppi VLS per missili della famiglia Aster.

FONTE: Logo ad

Stampa

Nave Trieste, varo spettacolare. Sarà assegnata a Taranto

Varo Nave Trieste

Per vederla assegnata alla Base Navale Mar Grande di Taranto occorreranno almeno un paio di anni, “servirà un bel po’ di tempo per l’allestimento di una unità navale con queste caratteristiche”, spiega l’Ammiraglio di Divisione Salvatore Vitiello, comandante di Marina Sud. Nave Trieste, però, fa già parlare di sè per la sua modernità. Si tratta di un’unità anfibia multiruolo e multifunzione, concepita, fin dalla fase preliminare del progetto, per essere uno strumento flessibile, multi-purpose by design, modulare, e a basso impatto ambientale. Un’unità di tipo LHD (Landing Helicopter Dock) per le sue capacità d’impiego di aeromobili e mezzi anfibi, grazie alla disponibilità di un ponte di volo e un bacino allagabile interno alla nave.

Il varo della nuovissima unità navale della Marina Militare si è tenuto nei cantieri di Castellammare di Stabia alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto dal Presidente di Fincantieri Giampiero Massolo e dall’Amministratore delegato Giuseppe Bono. Secondo i piani, la nuova unità dovrebbe essere consegnata nel 2022 e rientra nel Programma navale per la tutela della capacità marittima della Difesa, deciso dal Governo e dal Parlamento e avviato nel maggio 2015 (“Legge Navale”).
La Madrina della nave è stata Laura Mattarella, figlia del Presidente della Repubblica.

Alla cerimonia sono intervenuti, fra gli altri, il Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e delle Politiche Sociali e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Luigi Di Maio, il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli e il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di squadra Valter Girardelli. Nave “Trieste” sarà certificata da RINA Services in accordo con le convenzioni internazionali per la prevenzione dell’inquinamento sia per gli aspetti più tradizionali come quelli trattati dalla Convenzione MARPOL, sia per quelli non ancora cogenti, come quelli trattati nella Convenzione di Hong Kong relativamente alla emissione del “Green Passport”.

L’unità avrà una lunghezza di circa 214 metri, una velocità massima di 25 nodi, e sarà dotata di un sistema di propulsione del tipo CODLOG (COmbined Diesel eLectric Or Gas) che utilizza la propulsione elettrica per le andature a basse velocità, in linea con la policy ambientale della Marina Militare (“Flotta Verde”).
Le caratteristiche costruttive e di armamento di nave “Trieste” le consentiranno di proiettare e sostenere – in aree di crisi – la forza da sbarco della Marina Militare e la capacità nazionale di proiezione dal mare della Difesa, di assicurare il trasporto strategico di un numero elevato di mezzi, personale e materiali e di concorrere con la Protezione Civile alle attività di soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali, essendo anche in grado di fornire acqua potabile, alimentazione elettrica e supporto sanitario. L’Unità potrà inoltre assolvere le funzioni di comando e controllo nell’ambito di emergenze in mare, evacuazione di connazionali e assistenza umanitaria.

Con oltre 1.000 posti letto disponibili, la nuova LHD sarà dotata di un ponte di volo per elicotteri, di circa 230 metri, per assicurare l’operatività di un battaglione di 600 uomini e di un ponte garage in grado di ospitare 1200 metri lineari di veicoli gommati e cingolati, sia civili che militari. Il bacino allagabile, lungo 50 metri e largo 15, consentirà alla nave di operare con i più moderni mezzi anfibi in dotazione alle Marine NATO e dell’Unione Europea. Le varie aree di stivaggio del carico saranno accessibili tramite gru, rampe poppiere e laterali, e la movimentazione del carico sarà affidata a rampe interne ed elevatori. Sarà presente a bordo un ospedale completamente attrezzato, con sale chirurgiche, radiologia e analisi, gabinetto dentistico e zona degenza per 27 ricoverati gravi (ulteriori ricoveri sono possibili in moduli container opportunamente attrezzati).

Nave Trieste è stata costruita da Fincantieri (un tempo presente anche a Taranto con i gloriosi Cantieri Navali), uno dei più importanti complessi cantieristici al mondo e il primo per diversificazione e innovazione. Con oltre 230 anni di storia e più di 7.000 navi costruite, Fincantieri ha sempre mantenuto in Italia il suo centro direzionale, nonché tutte le competenze ingegneristiche e produttive che caratterizzano il proprio know-how distintivo. Con oltre 8.600 dipendenti in Italia e un indotto che impiega quasi 50.000 addetti, Fincantieri ha saputo valorizzare una capacità produttiva frazionata su più cantieri facendone un punto di forza, riuscendo ad acquisire il più ampio portafoglio di clienti e di prodotti nel settore delle crociere. Il Gruppo conta oggi 20 stabilimenti in 4 continenti, oltre 19.000 dipendenti, è il principale costruttore navale occidentale ed annovera tra i propri clienti i maggiori operatori crocieristici al mondo, la Marina Militare e la US Navy, oltre a numerose Marine estere, nonché è partner di alcune tra le principali aziende europee della difesa. (Credits: la foto a corredo di questo articolo è dell’ufficio stama Marina Militare)

Stampa

FacebookTwitterRSS FeedPinterest Pin It

Su questo sito usiamo i cookies. Navigandolo accetti.