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Concorsi Forze Armate al via dal 22 febbraio: le linee guida del Ministero della Difesa

I concorsi pubblici per le Forze Armate riprendono dal 22 febbraio: ma per partecipare servirà sottoporsi al tampone.

Concorsi

Si sbloccano i concorsi pubblici, compresi quelli per il reclutamento nelle Forze Armate e di Polizia.

Dal 22 febbraio 2021 riprendono le prove e gli accertamenti concorsuali, ma inevitabilmente - vista l’emergenza sanitaria ancora in corso - è stato necessario prendere qualche accorgimento ulteriore così da tutelare la salute dei candidati e di tutti gli operatori.

Nell’attesa che riprenda la pubblicazione dei bandi di concorso per le Forze Armate e di Polizia attesi per il 2021, possono almeno riprendere tutte le procedure avviate nei mesi scorsi. Le prove scritte, o anche semplici accertamenti, riprendono ufficialmente dal 22 febbraio e per l’occasione il Ministero della Difesa ha pubblicato un comunicato con tutte le istruzioni per i candidati.

Vediamo quindi quali sono le nuove misure di prevenzione nei concorsi per il personale militare di Esercito, Marina, Aeronautica e Arma dei Carabinieri.

Concorsi Forze Armate: le novità dal 22 febbraio 2021

Nonostante la crisi sanitaria ancora in corso, possono finalmente riprendere le procedure per l’assunzione di nuovo personale nei corpi delle Forze Armate. Già dal 15 febbraio, infatti, verrà meno lo stop dei concorsi pubblici imposto causa Covid.

Solo la settimana dopo, ossia da lunedì 22 febbraio, riprendono le convocazioni per lo svolgimento di ciascuna prova o accertamento concorsuale per le selezioni bandite nel 2020 dai vari comparti delle Forze Armate.

Dal prossimo lunedì, però, i candidati dovranno attenersi ad una nuova serie di regole che si vanno ad aggiungere a quelle già adottate con il Decreto Interministeriale del 6 luglio 2020, recante “Prescrizioni tecniche per lo svolgimento delle procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli e alle qualifiche delle Forze armate, delle Forze di polizia, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, volte a prevenire possibili fenomeni di diffusione del contagio da Covid-19”.

Oltre all’obbligo di mascherina, quindi, per tutte le prove e accertamenti che si terranno nelle prossime settimane bisognerà attenersi alle seguenti regole:
  • d’ora in avanti per prendere parte ad una prova o ad un accertamento bisognerà dimostrare la propria negatività al Covid. Per questo motivo, prima di presentarsi alle prove bisogna effettuare un test rapido antigenico di ultima generazione, o molecolare. A tal proposito, si chiede a tutti i concorrenti di produrre il referto relativo al test antigenico o molecolare mediante tampone oro-rino-faringeo per la ricerca di SARS-Cov-2 con esito negativo, purché questo sia stato eseguito da una struttura pubblica o accreditata entro le 72 ore precedenti alla data di svolgimento delle prove o del gruppo di fasi selettive che si svolgono in successione;
  • ai concorrenti viene fatta presente l’importanza di una moderazione vocale durante prove e accertamenti. Bisognerà evitare i volumi alti e i toni concitati, così da diminuire il rischio del cosiddetto effetto droplet (limitando, quindi, la possibilità di goccioline nell’aria).

Queste le due novità annunciate dal Ministero della Difesa che andranno ad interessare i concorsi pubblici per le Forze Armate, con la speranza che questi accorgimenti servano ad evitare un nuovo stop per le procedure.

FONTE: Logo Money

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Battaglia del convoglio Tarigo

Riporto un bel ricordo postato da Antony Simeone sul gruppo di Facebook  "Regia Marina in World War II" relativo alla battaglia del convoglio Tarigo.

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Battaglia del convoglio Tarigo. Fu combattuta il 16 aprile 1941 tra quattro cacciatorpediniere britannici e tre italiani, vicino alla costa tunisina. Con l'uso del radar, le forze britanniche tesero un'imboscata al convoglio dell'Asse al buio. Quando il convoglio passò una boa che segnava i banchi di sabbia, i britannici aprirono il fuoco a 2.000 iarde (1.800 m) e chiusero fino a 50 iarde (46 m). Tre dei trasporti dell'Asse furono affondati, e gli altri due spiaggiarono sul banco di sabbia e divennero una perdita totale. [citazione necessaria] Lampo fu incagliato e successivamente recuperato, mentre Baleno affondò in acque poco profonde. Il comandante della flottiglia, comandante de Cristofaro, a bordo di Tarigo, si è fatto sparare una gamba e in seguito è morto per le ferite riportate; fu insignito postumo della Medaglia d'Oro. Mentre era in porto e affondava, Tarigo (ora sotto il comando dell'unico ufficiale sopravvissuto, il guardiamarina Ettore Bisagno) lanciò due siluri che colpirono la HMS Mohawk; La HMS Jervis successivamente affondò Mohawk, che affondò sul fondo sabbioso ad una profondità di 12 metri (39 piedi). L'esito della battaglia segnò la fine del trasporto relativamente incontrastato dell'Asse in Libia, di cui avevano goduto dal giugno 1940

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Anthony Simeone

FONTE: Regia Marina in World War II- Facebook

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Il mistero degli U-Boot fantasma

Interessante articolo da "il Giornale" del 4/02/2021

Dietro la scomparsa dei capi e del famoso oro dei nazisti non solo leggende infondate, ma indizi e sprazzi di verità che riportano, anche a distanza di oltre settant'anni, una trama difficile da svelare.

 Gio, 04/02/2021

Piantati sui fondali marini come spade cadute; al largo della coste danesi, nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico o in vista del "Nuovo mondo", i relitti dei famigerati U-boot nazisti - i sommergibili terrorizzarono per quasi cinque anni ogni convoglio e ogni genere di naviglio alleato - continuano a suscitare fascinazione e leggenda sul destino misterioso dei loro ultimi viaggi.

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Quando, secondo voci mai del tutto avvalorate (ma nemmeno mai del tutto smentite), i loro comandanti ancora sotto il vessillo della svastica, salparono alla volta del Sud America per trarre in salvo i gerarchi superstiti e le ricchezze che avevano accumulato: il famoso oro dei nazisti.

Secondo gli appassionati delle più fantasiose teorie del complotto, i nazisti, dopo la sconfitta, sarebbero andati a nascondersi sul lato oscuro della Luna cantato dai Pink Floyd e narrato da plot fantascientifici come quello di Iron Sky; per riorganizzarsi in attesa della restaurazione del Quarto Reich. Baggianate. Senza beneficio di alcun dubbio da "Wunderwaffen". Ma che molti esponenti del nazionalsocialismo siano letteralmente scomparsi nel nulla tra l'inverno e la primavera del 1945 - come Martin Bormann, braccio destro del führer - è una realtà; e che molti vertici delle SS e della Gestapo abbiano tentato di raggiungere a tutti i costi paesi e dittature simpatizzanti come l'Argentina di Peròn, il Cile e il Paraguay di Stroessner - riuscendoci - è vero altrettanto.

E allora i mezzi e le strade per raggiungerli erano poche: passare attraverso la ratline allestita tra Svizzera e Stato del Vaticano con documenti e identità falsi per beneficiare di un passaggio della Croce Rossa; o salire su un sommergibile che, tentando di evitare le cariche di profondità delle cacciatorpediniere e dei bombardieri nemici, li avrebbero portati con un po' di fortuna molto lontano dal tribunale di Norimberga e dal cappio che sarebbe finito per cingere il loro collo. Personalità come il feldmaresciallo Hermann Göring o il capo delle SS Heinrich Himmler preferirono mordere una pasticca di cianuro. Ma il risultato raggiunto fu tuttavia il medesimo.

Chi invece non voleva farsi prendere ad ogni costo - alcuni sono ancora convinti che lo stesso führer Adolf Hitler sia riuscito a fuggire insieme alla sua amante Eva Braun dal bunker della cancelleria posto sotto l'assedio dell'Armata Rossa - sarebbero salpati su sofisticati e innovativi sommergibili; anzi, "sottomarini" come gli U-Boot Tipo XXI: una nuova classe di unità sommergibili progettate appositamente per operare "stabilmente sott'acqua" - come i moderni sottomarini appunto - e non come le precedenti unità, che essendo solo dei "sommergibili", potevano immergersi e manovrare sotto la superficie del mare per brevi periodi in battaglia, ma dovevano navigare, come le normali unità di superficie, a pelo d'acqua.

 La leggenda dell'U-3523

Tra gli ultimi relitti individuati al largo delle coste danesi, è stato proprio uno di questi vascelli all'avanguardia, l'U-3523, varato nel dicembre del '44 e inabissatosi dopo essere stato colpito dalle cariche di profondità sganciate da un bombardiere inglese "Liberator" adibito alla lotta antisommergibile. Era il 6 maggio 1945. Secondo alcuni storici, questa unità estremamente tecnologica per l'epoca sarebbe stata l'unica capace di attraversare l'Atlantico in "sicurezza", e per questo avrebbe potuto trasportare - ipoteticamente - ufficiali e gerarchi nazisti, nonché documenti rilevanti e una certa quantità di "oro". Questo prima di affondare per incunearsi meno di dieci miglia nautiche da Skagerrak, nel nord della Danimarca. Dove ha atteso a una profondità di circa 123 metri per ben 73 anni, prima di essere scoperto. A bordo dovevano essere 58 membri dell'equipaggio più alcuni "passeggeri", ma i team subacquei inviati per l'esplorazione non hanno individuato resti umani durante le ispezioni condotte nella sezione accessibile del relitto. Di lingotti d'oro con incisa l'aquila imperiale e la svastica inclinata, neanche l'ombra.

 L'U-997 e l'U-530 che raggiunsero indenni l'Argentina

L'U-977, sommergibile del tipo IX-C, e l'U-530, sommergibile del tipo VII-C, furono rispettivamente varati nel '43 e nel '42, e raggiungere entrambi le coste dell'Argentina. Dimostrando che era quando meno possibile per un U-boot nazista, attraversare l'Atlantico scampando ai pattugliatori alleati, per non consegnarsi agli americani o peggio ai russi. All'U-997, salpato il 10 maggio del 1945 dalle coste norvegesi, ci vollero ben 66 giorni di navigazione sommersa - il secondo più lungo mai registrato durante la guerra -, per raggiungere prima l'isola di Capo Verde e poi proseguire fino a Mar della Plata, in Argentina, Lì il 17 agosto l'equipaggio si arrese alle forze armate argentine. Lo stesso valse per l'U-530, che dopo la resa della Germania fece rotta per Mar della Plata, raggiungendola il 10 luglio. Secondo i rapporti ufficiali, nessuno dei due U-boot sbarcò passeggeri prima della resa. Ma forse in quel caso, qualcosa venne davvero sbarcato sulle costa: un ingente tesoro di banconote in valuta estera e preziosi destinati a Peròn.

 I sottomarini scomparsi e il mistero di San Matis

Secondo le autorità argentine, al tempo controllate dalla dittatura militare del generale Peròn, solo questi due U-boot avrebbero attraversato indenni l'Atlantico per poi arrendersi. Nessun passeggero sarebbe stato sbarcato, né sarebbe stato trovato, almeno ufficialmente, alcun tipo di "tesoro dei nazisti". Tuttavia, è rimasto noto alle cronache l'avvistamento di diversi "squali di ferro", come venivano chiamati i sommergibili, da parte di alcuni pescatori argentini, in un piccolo golfo della Patagonia//www.google.com/maps/place/Golfo+San+Matias/@-41.5686472,-65.5364785,8z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x95f828c30bd86c6f:0xc288894597840e0!8m2!3d-41.6281555!4d-64.5266446" style="margin: 0px; padding: 0px; color: rgb(68, 68, 68);">San Matias. Lì, secondo alcuni studiosi, sarebbero arrivati un numero imprecisato di sommergibili; un branco di "lupi", come venivano chiamati durante la battaglia dell'Atlantico, che avrebbero speso le informazioni accumulate dall'intelligence nazista durante alcune missioni che dovevano "selezionare" dei punti di approdo sicuri lungo le coste del Sud America, per sbarcare equipaggio, passeggeri e risorse su piccoli battelli, dopo l'autoaffondamento dei vascelli sottomarini. Come riporta Guido Olimpio in un suo vecchio articolo, infatti, sia negli anni '50 che negli anni '80 dei piloti d'aereo che hanno sorvolato il golfo avrebbero notato la sagoma aguzza di battelli adagiati sul fondo. Relitti che possono apparire e scomparire in virtù delle correnti che spostano le sabbie dei fondali.

Alla richiesta di visionare i documenti relativi all'arrivo degli U-boot nazisti sulle coste dell'Argentina avanzate da storici e giornalisti, Buenos Aires ha sempre negato la propria disponibilità appellandosi al segreto di Stato. Un'espressione che viene associata da sempre a fatti, più o meno indicibili, che devono essere necessariamente nascosti per preservare alcune verità. Tra queste possibili "verità", quella riportata dalla biografa di Evita Peròn, Alicia Dujovne Ortiz, secondo la quale i sommergibili tedeschi avrebbero scaricato casse con all'interno centinaia milioni di dollari, sterline e franchi, diamanti e oro probabilmente rastrellato nei ghetti ebraici di mezza Europa. Possibile, certo, ma non dimostrabile.

 Dato incontrovertibile invece, è che personalità come Josef Mengele, il terribile medico sperimentatore di Auschwitz, Adolf Eichmann, il "contabile" responsabile della soluzione finale, Erik Priebke, il sottoposto di Kappler, responsabile dell'eccidio della Fosse Ardeatine, si sono tutte rifugiate in Sud America. Terra raggiunta clandestinamente al termine del conflitto grazie a programmi come Odessa, piani analoghi. Altro dato incontrovertibile, è l'esistenza documentata di luoghi come Colonia Dignidad: la spaventosa comunità agricola fondata dall'ex nazista Paul Schäfer, dove veniva testato il gas sarin e dove si erano "riuniti" molti tedeschi nostalgici della dittatura che infiammò il mondo - e sembra aver affidato parte dei suoi crimini e dei suoi segreti alle profondità del mare.
 

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Consegnate alla Guardia Costiera due super imbarcazioni inaffondabili made in Polesine

Cantiere Navale Vittoria, consegnate dall’azienda di Adria (Rovigo) le prime due unità Sar classe 300 destinate alla Guardia Costiera Italiana. Da oggi le imbarcazioni saranno utilizzate nelle operazioni di ricerca e soccorso in mare

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Rovigo) - Da oggi la flotta in dotazione della Guardia Costiera italiana si arricchisce di due unità di tipo Sar (Search and Rescue) CP 300 progettate e costruite dal Cantiere Navale Vittoria. L’azienda veneta specializzata nella progettazione e costruzione di imbarcazioni militari, paramilitari, da lavoro e commerciali ha, infatti, consegnato al Corpo delle Capitanerie di Porto le prime due delle cinque modernissime imbarcazioni da 10 milioni e 450 mila euro, inaffondabili e auto- raddrizzanti, destinate principalmente allo svolgimento delle operazioni di ricerca e soccorso in mare.

Il passaggio ufficiale delle unità è avvenuto nello stabilimento di Adria con una cerimonia alla quale hanno partecipato Paolo Duò, presidente del Cantiere Navale Vittoria, e una delegazione della Guardia Costiera italiana rappresentata dal Primo Luogotenente Roberto Mangione (CP329) e dal Primo Luogotenente Bartolomeo Torrente (CP330).

A seguire si è tenuta la benedizione delle imbarcazioni da parte del Parroco della Cattedrale di Adria.

“Nonostante la complessità del periodo- ha affermato Paolo Duò, presidente del Cantiere Navale Vittoria durante l’evento- tecnici e maestranze sono riusciti a portare avanti, con dedizione e passione, il loro lavoro con evidenti risultati. Nel ringraziare la delegazione in rappresentanza della Guardia Costiera per essere qui, mi piace ricordare che quelle che affidiamo oggi al Corpo delle Capitanerie di porto sono delle imbarcazioni modernissime e innovative che ci consentono di ampliare un portafoglio costituito da oltre 80 unità S.A.R. realizzate per diversi corpi di Polizia Marittima o Capitanerie del bacino del Mediterraneo, tra cui spiccano circa 65 unità classe 800 in servizio da oltre 20 anni alla stessa Guardia Costiera Italiana. Questa cerimonia di consegna rappresenta per noi un momento simbolico di consolidamento di una collaborazione storica che oggi viene nuovamente rinnovata”.

Al termine della cerimonia, il Cantiere Navale Vittoria ha consegnato un crest ai rappresentanti delle Corpo delle Capitanerie di porto, un riconoscimento ufficiale che suggella lo storico rapporto.

Alla consegna delle prime due imbarcazioni seguirà, nei prossimi mesi, quella delle restanti tre unità CP300 di cui si stanno ultimando i lavori di costruzioni nello stabilimento sul Canal Bianco.

Casa Vittoria si era aggiudicata la gara europea indetta dal Ministero dei Trasporti nel 2016. Le unità della Guardia Costiera italiana sono modernissimi mezzi in lega leggera di alluminio, inaffondabili e auto-raddrizzanti, lunghe circa 20 metri, larghe 4,5 metri, con un pescaggio di 0,95 metri. Le unità sono state progettate per raggiungere una velocità massima continuativa di 35 nodi e sono in grado di ospitare fino a 200 persone.

L’azienda, fondata ad Adria (Rovigo) nel 1927 dalla famiglia Duò, progetta e realizza imbarcazioni militari, paramilitari da lavoro, commerciali e da trasporto fino a 100 metri di lunghezza, rispettando i più elevati standard qualitativi comprovati dalle certificazioni ISO 9001 (Sistemi di gestione per la Qualità - Requisiti), ISO 14001 (Sistema di gestione Ambientale), OHSAS 18001 (Sistema di gestione della Sicurezza e della Salute dei Lavoratori) e ISO 3834-2 (Saldatura Automatica e Manuale). Dalla sua fondazione il Cantiere Navale Vittoria ha costruito oltre 870 unità navali, vedendosi assegnate nel tempo diverse forniture per imbarcazioni della Guardia Costiera italiana, dei Vigili del Fuoco, della Guardia di Finanza e della Marina Militare. L’azienda si è aggiudicata inoltre numerose commesse internazionali da Malta, Cipro, Libia, Croazia, Slovenia, Tunisia, Algeria, Russia, Romania, Grecia e Oman oltre che diversi progetti da parte di alcuni dei più importanti armatori italiani dell’ Oil & Gas dei trasporti e dei lavori marittimi.

FONTE: Logo Rovigooggi

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F-35, che cosa farà Nave Cavour negli Stati Uniti

Partenza da Taranto il 28 gennaio per Nave Cavour alla volta degli Stati Uniti dove avverrà l’integrazione con gli F-35. Tutti i dettagli

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di 

Missione americana per Nave Cavour.

La portaerei Cavour della Marina Militare italiana inizierà le qualifiche dell’F-35 B il prossimo mese.

La portaerei partirà giovedì da Taranto alla volta degli Stati Uniti per raggiungere Norfolk, base militare sulla costa atlantica. Qui inizierà l’attività che la porterà a qualificarne ponte di volo, strutture, equipaggiamenti e personale per ottenere la certificazione per l’impiego degli F-35B.

La notizia è riportata oggi dalla Gazzetta del Mezzogiorno. L’equipaggio è stato sottoposto a isolamento a scopo preventivo nelle settimane di preparazione della partenza per evitare rischi di contagio da Covid-19.

L’F-35B è la versione Stovl (a decollo corto e atterraggio verticale) del caccia di quinta generazione Joint Strike Fighter prodotto da Lockheed Martin. Il programma Jsf Lightining II è realizzato in cooperazione dagli Stati Uniti e l’Italia è partner di secondo livello.

Nel frattempo, l’Aviazione della Marina militare riceverà il suo terzo F-35B ad aprile 2021. Al momento le nostre forze armate hanno preso in consegna 15 F-35, di cui 12 F-35A e 3 F-35B. Sciolto il nodo dunque su chi riceverà il quarto F-35B tra Aeronautica e Marina.

Tutti i dettagli.

CAVOUR PRONTA PER LA MISSIONE “READY FOR OPERATION”

Dopo il lavoro di ammodernamento e adeguamento effettuati nell’Arsenale militare di Taranto, la portaerei ora è pronta per la missione “Ready for operation”. Questa le permetterà di conseguire le certificazioni previste per operare con il nuovo F-35, di quinta generazione, che prenderà il posto dell’AV-8B Plus Harrier.

“L’integrazione del nuovo velivolo — ha spiegato il comandante della Cavour, il capitano di vascello Giancarlo Ciappina — conferirà alla Squadra Navale un potenziale di primissimo ordine nel panorama mondiale, nonché unico tra tutte le marine europee”.

CON LA US NAVY

Dopo l’arrivo negli Stati Uniti, per le successive sei settimane,  la campagna di qualificazione per l’F-35B sarà portata a termine in stretta cooperazione con la US Navy, specialmente con il Corpo dei Marine.

LA PORTAEREI CAVOUR

La ITS Cavour (CVH 550) è una portaerei STOVL (Short Take Off and Vertical Landing), costruita da Fincantieri. È entrato in servizio con la Marina Militare Italiana nel 2009.

Come dicevamo, Cavour ha lasciato l’Arsenale Militare Marittimo di Taranto nel maggio 2020.

SU CAVOUR IL LAVORO PROPEDEUTICO ALL’IMPIEGO DEGLI F-35B

Lì, da luglio 2019, l’ammiraglia della flotta italiana ha completato un periodo di ammodernamento e upgrade di 16 mesi per operare gli F-35B Joint Strike Fighters, per un valore di circa 90 milioni di euro. Come ha ricordato Giacomo Cavanna su AresDifesa, “i lavori hanno riguardato diversi aspetti tra cui l’irrobustimento strutturale degli spot 2-3-4-5, riconfigurazione locali, incremento isolamento termoacustico, trattamento Thermal Metal Spray per 4.200 metri quadrati del ponte di volo, area SAPF e installazione ALIS, modifiche al sistema di combattimento della nave, nuove strutture logistiche per l’armamento, ecc”.

15 F-35B ALLA MARINA

La Marina Militare sta ricevendo 15 F-35B, “di cui il prossimo velivolo sarà consegnato in aprile e sarà il primo velivolo ad essere imbarcato sull’unità”.

Il cronoprogramma, salvo imprevisti ritardi, prevede: “con questo ritmo, queste scadenze e con il diagramma di assegnazione degli aerei alla Marina il Cavour otterrà la IOC nel 2024 con 8 aerei consegnati ed almeno 12 piloti Combat Ready”. Come ha spiegato il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, riportato da AresDifesa.

LA CONTESA DEGLI F-35B TRA AM E MM

Al momento le nostre forze armate hanno preso in consegna 15 F-35, di cui 12 F-35A e 3 F-35B.

La Marina ha ordinato un totale di 15 caccia F-35B. Anche l’Aeronautica militare ha ordinato lo stesso quantitativo del modello B, oltre a 60 F-35A Ctol (a decollo convenzionale).

Gli F-35 italiani escono dalla linea di assemblaggio della Faco di Cameri, lo stabilimento gestito da Leonardo e utilizzato per assemblare F-35 per Italia e Paesi Bassi.

Il nodo da sciogliere è la distribuzione tra le due forze armate e poi la gestione e l’impiego dei 30 esemplari (15 a testa) della versione Stovl del caccia F-35. Una diatriba che rischia di ritardare il raggiungimento della Capacità Operativa Iniziale (Ioc) per quel sistema d’arma.

“Dopo che i primi due F-35B italiani sono andati alla Marina e il terzo all’Aeronautica, è prevista una decisione, forse entro poche settimane, su chi otterrà il quarto l’anno prossimo mentre i due rami militari si contendono il primato nel programma”, scriveva lo scorso novembre Tom Kington su Defense News.

Adesso sappiamo che il quarto andrà alla Marina Militare.

LA RIPARTIZIONE DEI 30 F-35B

“La stessa ripartizione salomonica dei 30 F-35B (15 all’Am e altrettanti alla Mm) alla fine non accontenta nessuno”, aveva scritto Silvio Lora Lamia su AnalisiDifesa. “Sono pochi per le due navi attrezzate a imbarcarli portaerei (oltre al Cavour c’è anche la LHA Trieste) e sono insufficienti per l’Arma Azzurra, che nel (suo) futuro gruppo Joint vorrebbe poter impiegare anche gli F-35 degli ammiragli. Pare poi impraticabile alternare al comando di questo Gruppo di volo un aviatore e un marinaio come qualcuno ha proposto”.

IN QUALE BASE ALLOGGIARLI

Oltre a contendersi l’assegnazione degli esemplari, i funzionari continuano anche a discutere se tutti gli F-35B italiani, compresi i jet dell’Aeronautica Militare e della Marina, debbano essere raggruppati in una base per risparmiare sulla logistica, e in tal caso, chi dovrebbe eseguirlo.

La scelta è tra la base della Marina di Grottaglie in Puglia, dove sono basati gli AV-8, o quella del 32° Stormo di Amendola, sempre in Puglia, a cui sono già assegnati gli F-35A.

FONTE: LogoStartMag

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