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Tre sottomarini nucleari russi emergono dal ghiaccio artico simultaneamente.

I sottomarini russi a propulsione nucleare sono emersi simultaneamente da sotto il ghiaccio a una distanza massima di 300 metri l’uno dall’altro - di E.B. /CorriereTv

Tre sottomarini russi sono emersi contemporaneamente da sotto il ghiaccio in quella che viene descritta come «la prima manovra di questo tipo effettuata nella storia». Durante le manovre - che si sono svolte nella Terra di Francesco Giuseppe, un arcipelago situato a nord della Russia - i sottomarini si sono avvicinati a meno di 300 metri l’uno dall’altro. Lo spessore del ghiaccio, spiegano i media russi, è di circa 1,5 metri, le temperature di -30 gradi e le raffiche di vento raggiungono i 32 metri al secondo.

 

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La Regia Marina nella campagna di Russia: sul Mar Nero e sul Lago Ladoga

Un bellissimo articolo di Marco Veronesi su Difesa online. Tutto da leggere

 
160321 campagna Russia RM(di Mario Veronesi)
16/03/21 

Il 4 giugno, alcuni reparti d’assalto della RegiaMarina, attuarono la loro prima azione di guerra. Si tratta della flottiglia italiana nel mar Nero, MAS, mini sommergibili CB, uomini e mezzi della X Flottiglia. Furono i tedeschi a richiedere l’invio su quel mare, di alcuni reparti della Regia Marina. Formulata formalmente il 14 gennaio 1942, dal comandante della Kriegsmarine la richiesta fu favorevolmente accolta dal comando della Regia Marina. Si decise di allestire una flottiglia mista di mezzi siluranti e d'assalto, con inizialmente un organico di quattro MAS (organizzati nella 19ª Squadriglia), cinque barchini esplosivi del tipo "Motoscafo Turismo Modificato" (MTM) e cinque motoscafi siluranti tipo "Motoscafo Turismo Silurante Modificato" (MTSM) di nuovo tipo; si aggiunsero poi i primi sei esemplari di una nuova classe di sommergibili tascabili, classe CB, appena consegnati alla Regia Marina, i quali formarono la 1ª Squadriglia sommergibili "CB". La guida della formazione fu assegnata al capitano di fregata Francesco Maria Mimbelli (1903-1978).

Il problema più grosso da affrontare fu il trasferimento delle unità. L’unica soluzione risultava essere quella del trasporto via terra, visto che lo stretto dei Dardanelli è chiuso per convenzione internazionale al traffico militare. I MAS selezionati furono riuniti a Venezia e partirono per il Mar Nero il 22 aprile 1942, sotto la direzione di una ditta di trasporti eccezionali, la Società Fumagalli di Milano, fu organizzata un'autocolonna per il trasporto via terra attraverso il passo del Brennero fino a Vienna, caricando i MAS, privi di sovrastrutture, motori e armi, su speciali carrelli da trasporto trainati da autocarri.

160321 campagna Russia RM1Per il trasporto di barchini e motoscafi siluranti, infine, fu organizzata un'apposita autocolonna di 28 mezzi (ribattezzata "Autocolonna Moccagatta" in onore del capitano di fregata Vittorio Moccagatta, caduto nel precedente attacco a Malta del luglio 1941), completa di tutte le attrezzature per l'approntamento e la manutenzione dei mezzi. Dopo avere superato innumerevoli ostacoli e difficoltà (gli autieri e i soldati del genio aggregati dovettero, in taluni casi, demolire diverse costruzioni lungo la strada, case e ponti compresi, per consentire il passaggio agli ingombranti mezzi).

Una volta a Vienna i MAS furono riattrezzati e scesero poi il corso del Danubio, fino a raggiungere il porto romeno di Costanza. I CB partirono per ferrovia da La Spezia il 25 aprile dopo essere stati alleggeriti delle sovrastrutture, che furono poi rimontate una volta che i battelli raggiunsero Costanza. Il compito della Regia Marina è quello d’intervenire contro il naviglio sovietico da trasporto e da guerra, presente nel tratto di mare compreso tra la fortezza di Sebastopoli, lo stretto di Kerch e le basi navali di Novorossijsk e Tuapse.

Il 13 maggio 1943 termina l’attività del contingente italiano nel mar Nero, dopo un'ultima missione al largo delle coste sovietiche i MAS superstiti furono consegnati il 20 maggio alle autorità tedesche nel porto di Jalta, e la Kriegsmarine provvide ad armarli con equipaggi nel frattempo addestrati in Italia; i mezzi speciali della colonna "Moccagatta", di fatto scarsamente impiegati dopo la fine dell'assedio di Sebastopoli, erano nel frattempo già stati fatti rientrare in Italia a partire dal marzo 1943.

160321 campagna Russia RM2Regia Marina e Kriegsmarine non riuscirono a pervenire a un accordo per la cessione dei CB, i quali, dopo un periodo di lavori nel porto di Costanza, continuarono a operare in Mar Nero con equipaggi italiani ridislocandosi nel luglio 1943 a Sebastopoli.

L'annuncio dell'armistizio dell'8 settembre 1943 colse i sommergibili italiani nella loro base di Sebastopoli: gli equipaggi continuarono a operare a fianco dei tedeschi fino al 29 novembre, quando tutti i battelli furono trasferiti a Costanza dove il personale fu internato dalle autorità romene; dopo lunghe e complesse trattative tra Romania e Repubblica Sociale Italiana, il controllo dei mezzi fu formalmente restituito nel luglio 1944 alla Marina Nazionale Repubblicana, la quale tuttavia fu in grado di rimettere in condizioni operative un'unica unità, il CB 3, autoaffondato poi al momento della resa romena all'URSS nell'agosto seguente. I quattro superstiti CB furono catturati dai sovietici a Costanza e impiegati poi nel dopoguerra per prove ed esperimenti.

Un fatto curioso raccontato dal cav. Giorgio Farè già presidente del Gruppo ANMI di Gorgonzola, purtroppo deceduto anni fa, che ho conosciuto personalmente, descritto nel libro di Stefano Peronzini "Marinai non numeri":

"Nell’ottobre del 1942 sono inviato con altri marinai, quattro MAS, mezzi speciali (MTM e MTSM) e il relativo materiale di supporto a Mariupol, nel mar d’Azof, l’intenzione è di spostarci sul mar Caspio al seguito dell’avanzata tedesca. Il 6 febbraio 1943 da Yalta andiamo a Feodosia, mentre i mezzi speciali privati del personale rimangono a Mariupol e ritorneranno in Italia per ferrovia nel mese successivo”. A Mariupol rimasero alcuni marinai con il compito di recuperare e di spedire per ferrovia a Simferopoli tutto il materiale di supporto. Un giorno mentre passeggiavointento nella lettura della lettera arrivatami da casa, incrociai due donne che parlavano in genovese: "no travagia, non fa niente". "Orco cane, siamo in Liguria", ho chiamato un mio amico veneto Balarin e gli ho detto. "Balarin ci sono i genovesi", "Milanese tu sei ubriaco senza aver bevuto" mi rispose. "Vai vicino e senti anche tu" gli risposiNon riuscivamo a credere che a migliaia di chilometri di distanza da Genova, qualcuno parlasse come nella città della Lanterna. Affrettai il passo, raggiunsi le due donne, e mi misi a parlare con loro. Queste donne parlavano il genovese, ma non l’italiano". Le abbiamo invitate alla nostra base con le loro famiglie, si sono presentate una decina di persone, tra cui una famiglia che poi andò in Italia con il personale dei mezzi speciali. Il marito era russo, la moglie discendeva da quel ceppo genovese".

La spiegazione è semplice; nella penisola di Crimea operavano sin dal XIII secolo, commercianti veneziani e genovesi. Genova ebbe da queste parti un importante centro commerciale, sicuramente queste persone discendevano da quegli antichi genovesi, che nei secoli si erano tramandati la loro parlata. Da Caffa, partì anche la galea genovese che nel 1347 portò la peste nera la "Grande Morte" in tutto il mondo occidentale.

160321 campagna Russia RM4Non solo sul Mar Nero

Quattro MAS classe 500, della XII Squadriglia, precisamente i numeri: 526-527-528-529, costruiti nel cantiere Boglietto di Varazze, ognuno con dieci uomini di equipaggio, con relativo staff di supporto per un totale di 99 uomini (17 ufficiali, 19 sottufficiali e 63 tra sottocapi e comuni), al comando del capitano di corvetta Giuseppe Bianchini, partirono il 25 maggio 1942, da La Spezia.

Il contingente iniziò la sua marcia di trasferimento verso il lago Ladoga, con l'assistenza di una ditta di trasporti eccezionali, la Società Fumagalli di Milano, i MAS furono caricati su pianali da carico che, trainati da autocarri, mossero via terra: Brennero, Innsbruck, Stettino. Qui caricati sul piroscafo tedesco Thielbeck, MAS ed equipaggi attraversarono il Mar Baltico fino ad Helsinki, da qui le imbarcazioni furono trainate fino a Viipuri e, tramite canali navigabili, a Punkasalmi, per poi essere caricate su pianali ferroviari e movimentate fino a Lahdenpohja sul lago Ladoga.

Il viaggio durò in tutto 26 giorni per 3.105 chilometri di percorrenza. L'unità divenne sua volta parte del "Distaccamento navale internazionale K" formato il 17 maggio 1942 da tedeschi, italiani e finlandesi e sotto il comando del colonnello E. Jarvinen dell'esercito finlandese, impegnato contro il flusso dei rifornimenti sovietici verso Leningrado assediata.

160321 campagna Russia RM3La Regia Marina aveva bisogno di unità più importanti per il contrasto anti sommergibile e la sorveglianza costiera. Il Cantiere Baglietto raccolse la sfida ed elaborò un nuovo progetto: VAS, Vedetta Anti Sommergibile, detta "tipo Baglietto 68", unità appositamente studiate per la caccia a.s. nelle acque costiere e dotate di un forte numero di bombe da getto, apparati idrofonici e due lanciasiluri da 450 mm. Con uno scafo di 28 metri, che venne prodotto dal 1942 al 1943 in 48 esemplari, di cui 14 realizzati a Varazze da Baglietto e gli altri da differenti cantieri.

La Regia Marina giunse infine a sviluppare una terza serie, derivata dal "tipo Baglietto" con allungamento dello scafo a 34 metri (anziché 28), struttura in acciaio, con un dislocamento di 90 tonnellate, la cui realizzazione fu affidata all'Ansaldo di Genova e furono costruite nel cantiere Cerusa di Voltri. Le prime quattro furono equipaggiate con motori diesel Fiat 1212 di tipo ferroviario, che equipaggiavano le littorine, adatti all'impiego marino. Alla data dell'armistizio, solo le prime sei unità erano state consegnate alla Regia Marina, e furono tutte requisite dai tedeschi e incorporate nella Kriegsmarine.

Con l'approssimarsi della stagione invernale, durante la quale il Ladoga ghiacciava completamente, il 29 ottobre i MAS italiani furono ritirati dal lago e trasferiti, in parte tramite canali navigabili e in parte per ferrovia, fino alla base di Reval in Estonia dove giunsero il 19 novembre. In seguito allo sfavorevole andamento delle operazioni militari nel Mediterraneo, fu deciso di non prolungare ulteriormente la presenza del distaccamento italiano e tra il 5 e il 25 giugno 1943 la Squadriglia fu sciolta e i MAS ceduti alla Marina Finlandese, con cui rimasero in servizio fino al 1961.

FONTE: Logo difesaonline

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L'albese Erika Raballo sarà la prima donna della Marina Militare Italiana a pilotare aerei d’attacco

Pilota donna Jet

“Ali d’oro” per la giovane Erika Raballo, classe 1996, originaria di Alba nel cuneese, nominata prima donna pilota di velivoli d’attacco della Marina Militare Italiana. Lo scorso 11 marzo il conferimento dell’attestato dopo avere concluso il corso di addestramento presso la Naval Air Station (NAS) di Meridian con i “Tigers” del Training Squadron 9.

Ora la sua formazione proseguirà sugli  AV-8B Harrier o F-35B.

Erika Raballo ha iniziato il suo percorso nel 2012 con l’iscrizione alla Scuola Navale militare “Francesco Morosini”, indirizzo liceo classico. Pochi anni dopo, nel 2015, già un ottimo traguardo con il concorso per Allievi Ufficiali Piloti di Completamento (AUPC) dove risulta prima classificata.

 «Essere la prima donna pilota di jet della marina italiana è una sensazione incredibile”, ha detto il guardiamarina Raballo “Il mio desiderio è quello di essere la prima di tante e spero di essere un’ispirazione per molte altre donne in tutti i campi di lavoro. Ho deciso che volevo essere un pilota quando avevo 16 anni dopo aver visitato una base navale e aeronautica».

Raballo è ora certificata all’uso dei sistemi di decollo ed atterraggio (ALRE) delle portaerei della Classe Gerald Ford come le catapulte elettromagnetiche (EMALS) ed il sistema avanzato di arresto (AAG).

FONTE: Logo Lastampa

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Fincantieri: consegnata a Muggiano nave supporto "Vulcano"

Parte del piano di rinnovamento della Marina Militare

Vulcano mm1

(ANSA) - TRIESTE, 12 MAR - E' stata consegnata oggi al Cantiere Integrato Navale Militare di Muggiano (La Spezia) l'unità di supporto logistico Lss (Logistic Support Ship) "Vulcano", commissionata a Fincantieri nell'ambito del piano di rinnovamento della flotta della Marina Militare.

    Il progetto di nave "Vulcano" è alla base del programma Flotlog ("Flotte logistique"), che prevede la costruzione di quattro Lss per la Marina francese da parte del consorzio temporaneo formato da Chantiers de l'Atlantique e Naval Group, nell'ambito del programma italo-francese LSS guidato da Occar (Organizzazione per la cooperazione congiunta in materia di armamenti).

 La costruzione delle sezioni di prua di queste navi è stata affidata a Fincantieri, che il mese scorso ha impostato la prima presso il cantiere di Castellammare di Stabia.
    La Lss è una unità di supporto logistico alla flotta, dotata anche di capacità ospedaliera e sanitaria, con un ospedale completamente attrezzato con sale chirurgiche, radiologia e analisi, gabinetto odontoiatrico e zona degenza, in grado di ricevere fino a 17 ricoverati gravi.
    Il programma di rinnovamento della flotta della Marina Militare prevede anche la costruzione dell'unità da trasporto e sbarco Lhd "Trieste", anch'essa in costruzione a Muggiano con consegna nel 2022, e di sette Pattugliatori Polivalenti d'Altura, che entreranno nella flotta della Forza Armata a partire da quest'anno. (ANSA).
 

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l primo incontro tra un F35 a decollo verticale e la portaerei Cavour

Il primo incontro tra un F35 a decollo verticale e la portaerei Cavour. Riuscito l’“appontaggio”. Nasce così la aviazione navale del futuro

F35 Cavour

Da qualche parte nell’oceano atlantico, lontano da occhi indiscreti, si sono incontrati la portaerei “Cavour” e il primo F35. L’aereo, con alla guida il pilota collaudatore del corpo degli US Marines, maggiore Brad Leeman, ha fatto un giro tondo, di saluto alla grande nave da guerra italiana, ed è poi “appontato”, ovvero si è posato con volo verticale sul ponte. Comincia così il lungo cammino per la nostra nuova aviazione navale, integrazione tra una vera portaerei (finora avevamo il “Garibaldi”, ottima nave, ma qualificata alla nascita nel 1985 come portaelicotteri) e la futura squadriglia di jet F35 a decollo verticale.

Il primo incontro tra un F35 a decollo verticale e la portaerei Cavour. Riuscito l'"appontaggio"

Il percorso per arrivare fino in fondo alla certificazione di “Ready for Operations”, secondo la terminologia dell’Alleanza atlantica, sarà lungo: occorreranno prove in mare per circa quattro settimane, durante le quali l’ammiraglia della nostra Squadra Navale potrà testare il ponte di volo e verificare gli impatti con il velivolo di quinta generazione, l’F35, nei momenti difficili del decollo e dell’appontaggio in diverse condizioni, con ogni tipo di venti e stato del mare.

Per tutti i test, e ottenere le certificazioni, la “Cavour” si è trasferita armi e bagagli negli Stati Uniti. A bordo, oltre l’equipaggio standard di 580 militari, c’è ora anche il team italiano di assistenza al volo che finora si era addestrato con i marines statunitensi e una speciale equipe dell’Integrated Test Force, ossia il reparto interforze della Difesa statunitense addetto alla preparazione per gli F35.

«È un risultato notevole per tutti noi, vedere il caccia di quinta generazione della US Marine sul nostro ponte di volo – commenta il comandante della portaerei, capitano di vascello Giancarlo Ciappina - . Rappresenta, infatti, un successo eccezionale ma, allo stesso tempo, una nuova sfida per il futuro dell'aviazione navale italiana e della Marina».

«Dopo aver accertato la compatibilità tra l’F-35 e la portaerei Cavour verrà dichiarata la "Ready for Operations", per avviare le attività che porteranno al conseguimento, entro il 2024, della “Initial Operational Capability” (IOC). L’iter sarà completo con l’acquisizione della “Final Operational Capability” dopo la consegna dell’ultimo velivolo previsto dal programma» commenta  la Marina militare.

FONTE: Logo Lastampa solo

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