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Le unità di soccorso sommergibili: una risorsa al servizio della Marina Militare e degli interessi della collettività

kursk underwater hole photoRelitto del K 141 Kursk? Con i mezzi di oggi si sarebbe potuto salvare qualcuno?
Difficile a dirlo,ma oggi abbiamo a disposizione un’organizzazione e mezzi migliori.

Il 12 agosto 2000, un sottomarino russo a propulsione nucleare, il K 141 Kursk, durante l’esercitazione “Summer-X” nel Mare di Barents, subì l’esplosione di un siluro che provocò l’affondamento del battello. Nonostante alcuni membri dell’equipaggio fossero riusciti a sopravvivere all’esplosione, la Marina russa non fu in grado di soccorrerli adeguatamente, condannandoli ad una lenta agonia sul fondo. Il battello fu localizzato oltre 16 ore dall’incidente e dovettero passare altrettante ore prima di poter iniziare le prime operazioni di salvataggio.

Quello del Kursk non fu purtroppo l’ultimo incidente di sommergibili in mare e in tutte le Marine ci si domandò se questa importante componente di soccorso fosse stata nel tempo troppo trascurata.

spag esercitazione smerex 2018SPAG in azione – foto Marina Militare Italiana

Una funzione sottovalutata?
Fino a poche decine di anni fa, tale capacità operativa non era inserita nella pianificazione degli armamenti navali NATO che, demandavano la gestione di eventuali emergenze alle rispettive Nazioni parte dell’Alleanza. Il drammatico evento del Kursk portò a rivalutare il problema e nacquero gruppi di lavoro con lo scopo di condividere informazioni e definire standard reciprocamente accettati per la progettazione e il funzionamento dei sistemi di soccorso sommergibili. Tra di essi il Submarine Escape and Rescue Working Group (SMERWG), sponsorizzato dal Comitato Militare della NATO, che nacque nell’ambito dell’Organizzazione per la Standardizzazione della NATO (NSO) con lo scopo di sviluppare la standardizzazione delle procedure. A questo gruppo partecipano tutte le nazioni NATO in possesso di mezzi subacquei con il concorso di altri Paesi tra i quali Argentina, Australia, Brasile, Cile, Malesia, Pakistan, Singapore, Sudafrica, Svezia, e Tailandia.

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Oltre allo SMERWG va menzionato l’International Submarine Escape and Rescue Liaison Office (ISMERLO), un’ufficio nato per coordinare le operazioni a livello internazionale di ricerca e salvataggio di sottomarini. Fu istituito nel 2003 in campo NATO a seguito del disastro del sottomarino russo K 141 Kursk. L’Ufficio fornisce un servizio di collegamento internazionale per prevenire eventuali situazioni di pericolo in tempo di pace e per rispondere rapidamente qualora si verifichino. L’ISMERLO è composto da un team internazionale di esperti con sede a Northwood, nel Regno Unito. Uno degli scopi dello ISMERLO è anche quello di stabilire nuovi standard per la fuoriuscita ed il salvataggio dai sottomarini. L’organizzazione fornisce inoltre informazioni online sul Submarine Escape and Rescue (SMER) per un quanto più rapido impiego dei sistemi di salvataggio in caso di incidente. La partecipazione è aperta alle nazioni partner della NATO e alle nazioni non NATO che desiderino sviluppare questa capacità operativa. Come tale, vi contribuiscono tutti i Paesi che posseggono sottomarini e sommergibili, tra cui anche l’Argentina e Russia. Ogni anno vengono organizzati eventi ed esercitazioni di ricerca, evacuazione e salvataggio dei sottomarini come la Dynamic Monarch.

Nato Submarine Rescue System SRS

Da un punto di vista operativo, va menzionato il NATO Submarine Rescue System (NSRS), un progetto tri-nazionale (Francia, Norvegia e Regno Unito) per sviluppare un sistema internazionale di salvataggio per i sottomarini dotati di un’adeguata superficie di accoppiamento attorno ai portelli.

DSRV NATOIl sistema comprende un sistema di salvataggio, il DSRV (Deep Submergence Rescue Vehicle) di base nel Regno Unito, attivo 24/24 e trasportabile via aereo sul luogo dell’incidente. Questa caratteristica è essenziale in quanto il “Time To First Rescue” (TTFR) è un fattore estremamente vitale per poter portare in salvo i sopravvissuti.

Italia
In campo nazionale il ruolo di soccorso sommergibili è ancora affidato alla ormai vetusta nave di salvataggio Anteo. La nave fa parte del Gruppo Navale Speciale di COMSUBIN, comandato da un capitano di vascello (COMGRUPNAVIN), ed è equipaggiata sia per svolgere operazioni di soccorso e salvataggio di sommergibili fino a 300 metri di profondità sia per effettuare operazioni antincendio in caso di soccorso a navi incendiate.

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I suoi compiti si estendono alla ricerca e localizzazione di scafi ed oggetti sommersi per l’appoggio alle operazioni subacquee, attività che svolge spesso in collaborazione con le unità di contromisure mine. In particolari occasioni l’Anteo è stato impiegato per operazioni di ricerca e recupero di scafi affondati e materiali a favore della comunità, dimostrandosi un unità particolarmente idonea al dual use.

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La nave dispone di un ponte di volo per l’appontaggio e decollo di un elicottero e di un hangar telescopico. Per l’assolvimento dei suoi compiti di soccorso sommergibili la nave è dotata di una ormai vetusta campana McCann, costruita dall’Arsenale di La Spezia, che può connettersi sul portello di emergenza di un sommergibile fino ad una profondità massima di 120 metri. Come in un ascensore, i marinai soccorsi vengono portati a bordo dell’Anteo e fatti transitare in una camera di decompressione multipla per soccorso embolizzati.

Palombaro

La nave ha in dotazione un sommergibile tascabile SRV 300 (Submarine Rescue Vehicle) che permette agli operatori subacquei di spingersi sino a 300 metri di profondità per lo svolgimento di missioni di salvataggio ai sommergibili sinistrati, portando in salvo fino a 12 naufraghi per ogni corsa. Un’altra importante componente di bordo, vorrei sottolineare essenziale, è quella dei Palombari che, operando in saturazione, possono raggiungere profondità operative oltre i 250 metri, sia con miscele particolari sia con scafandri rigidi A.D.S. (Atmospheric diving suit).

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La nave utilizza per le sue investigazioni dati sonar, riprese video fotografiche e i veicoli subacquei filoguidati Pluto e Falcon.

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In caso di allarme viene impiegato un nucleo di pronto intervento aviolanciato, lo SPAG (Submarine Parachute Assistant Group) del Gruppo Operativo Subacquei (GOS), supportato dallo SMERAT (Submarine Escape and Assistance Group), sempre dipendenti dal Comando Subacquei ed Incursori (COMSUBIN) di La Spezia. Gli operatori SPAG possono essere infatti paracadutati direttamente sulla posizione del battello al fine di organizzare una prima piattaforma di soccorso per i marinai fuoriusciti dal sommergibile.

SMEREX
Il soccorso ai sommergibili svolto dal COMSUBIN è stato per molto tempo una peculiarità unica nel contesto delle Marine del Mediterraneo e rientra nell’ambito delle molteplici capacità che la Marina Militare pone al servizio della collettività nell’ambiente marino. Un’attività che richiede un costante addestramento per gli operatori e i mezzi di soccorso. Questo avviene con esercitazioni di diversa complessità tra cui, voglio ricordare, la SMEREX (Submarine Escape Rescue Exercise), il cui obbiettivo è di verificare la catena di allarme, ricerca e soccorso basata sul sistema satellitare COSPAS-SARSAT.

COSPAS SARSATUserSegment

Il sistema è costituito da una rete di satelliti, stazioni di terra, centri di controllo della missione e centri di coordinamento di salvataggio. Quando viene attivato un radiofaro di emergenza, il segnale viene ricevuto da un satellite e trasmesso alla stazione di terra più vicina. La stazione di terra, chiamata Terminale utente locale, elabora il segnale e calcola la posizione da cui ha avuto origine. La posizione viene trasmessa a un centro di controllo della missione che trasmette un messaggio di avviso al centro di coordinamento di salvataggio più vicino al punto di distress. Il sistema SARSAT utilizza satelliti in orbite terrestri e geostazionarie per rilevare e localizzare aviatori, marinai e utenti terrestri in pericolo.

La centrale COSPAS-SARSAT riceve il segnale di soccorso emesso da una boetta, SEPIRB, che viene rilasciata dal sottomarino in difficoltà. In campo nazionale la Centrale Operativa Sommergibili è inserita nella Centrale Operativa Aeronavale (COAN) del Comando In Capo della Squadra Navale italiana (CINCNAV) e gestisce l’emergenza attraverso il controllo operativo dei mezzi coinvolti.

dsrv italian navySRV 300 in azione durante la SMEREX

La SMEREX è un’esercitazione annuale che si svolge in due fasi: una “fase seriale”, in cui vengono testati i singoli mezzi di soccorso e consente l’addestramento specifico degli operatori coinvolti nelle attività, ed una “fase reale” durante la quale un battello subacqueo, dopo aver verificato che non ci siano ostacoli o pericoli sul fondo, vi si posa simulando un’emergenza. Posato sul fondo il battello rilascia la boetta che lancia il segnale di emergenza. La catena di allarme culmina con l’ordine all’Anteo di raggiungere il punto di distress (Distress Submarine o DisSub), effettuare la ricerca, e incominciare le operazioni di soccorso per dare aria al battello e far evacuare l’equipaggio.

mk11 3Nel caso in cui le condizioni a bordo non consentano di attendere i soccorsi dall’esterno, esiste la possibilità di far evacuare l’equipaggio del sommergibile, con fuoriuscite individuali, dalla garitta. I marinai indossano una tuta speciale, la MK 11, che protegge il loro corpo durante la risalita d’emergenza. Una volta indossata dal personale, i marinai entrano nella garitta provvedono ad aprire la valvola di allagamento chiudendo lo sfogo d’aria. Attraverso una struttura chiamata “gonna” viene creata una bolla d’aria al di sotto della garitta. Il personale si infila sotto la “gonna” e risale in superficie. Le Mk 11 incorporano in una borsa anche un piccolo battello gonfiabile che, in superficie, può unirsi ad altri mini battelli creando una sorta di “isola” facilmente individuabile dall’alto. Questa isola sarà la base di soccorso dei marinai fuoriusciti quando saranno supportati dallo SPAG.

Fattori critici
Come avevamo premesso il Time To First Rescue (TTFR) è un fattore vitale per poter portare in salvo i sopravvissuti. Nel corso degli anni molte cose sono state migliorate ma esistono delle limitazioni legate alla vetustà dell’Anteo, che ha raggiunto ormai i suoi cinquant’anni di vita, ed al suo progetto originale. Fra di esse la sua velocità di intervento, la limitazione del numero di assistiti per ogni corsa dal sommergibile alla nave, e l’architettura delle camere di decompressione (che non consentono un trasferimento rapido degli assistiti dal mini sommergibile alle strutture decompressive interne). Questo ha portato la Marina Militare italiana a sviluppare un nuovo progetto per sostituirla con una nave di nuova concezione.

La nuova unità, che si spera trovi un reale finanziamento nei prossimi bilanci della Difesa, dovrebbe assicurare le seguenti capacità:
un impianto propulsivo che consenta una velocità continuativa di almeno 20 nodi, un’autonomia di 5.000 miglia, un’elevata capacità di manovra ed un sistema di posizionamento dinamico;
– un impianto di immersione con attrezzature che raggiungano la profondità di 600 metri, tra le quali: un veicolo sottomarino da soccorso (SRV) con possibilità di aggancio diretto all’impianto iperbarico;
– una nuova campana per operare fino a 300 metri;
– un impianto iperbarico per il trattamento iperbarico di almeno 60 naufraghi;
– la possibilità di imbarcare mini-sottomarini di soccorso internazionali, compatibili con i sistemi NATO e USA;
– sistemi ADS evoluti (ad esempio l’ADS 2000 EXOSUIT) per l’ispezione subacquea e messa in sicurezza a quote profonde, di siti di importanza strategica quali piattaforme petrolifere, oleodotti e condutture marine;

EXOSUIT ADS EXOSUIT

ricerca, rimozione o neutralizzazione di ordigni esplosivi, manufatti e relitti contenenti sostanze pericolose per l’ambiente fino a 1.000 metri di profondità;
sistema sonar con capacità di scoperta fino a una profondità di 1.000 metri e sistemi radar di navigazione (anticollisione) e di scoperta di superficie (controllo situazione navale) allo stato dell’arte integrati in un sistema informativo geografico;
– sistema modulare di imbarco di materiali per missioni ad hoc.

Quando sarà disponibile?
Dopo lo sblocco di 7,2 miliardi di euro da parte del MiSE in favore dei programmi pluriennali della Difesa, il precedente Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio Girardelli ha dichiarato che sarà finalmente possibile avviare il progetto NFS (Near Future Submarine), per la sostituzione degli ultimi quattro battelli della classe SAURO; la nuova nave oceanografica che dovrà sostituire il MAGNAGHI e la nuova unità per il soccorso sommergibili e per le attività subacquee, destinata a rimpiazzare l’ANTEO.

FONTE: Logo Oceanforfuture

 

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Venezia zona franca per dialogo tra le Marine di Usa e Cina

Venezia zona franca per dialogo tra le Marine di Usa e Cina

Venezia Synposium

di Gerardo Pelosi
02 Ottobre 2019

Dal 15 al 18 ottobre, per iniziativa della Marina militare italiana, l’Arsenale di Venezia si trasformerà in una grande “zona franca” per il dialogo e il confronto su tutti i problemi della marittimità (sicurezza, economia, geopolitica) tra le Marine del Mediterraneo e di tutto il mondo.

L’appuntamento è per la dodicesima edizione del Regional Seapower Symposium, presentato dal Capo di Stato maggiore della Marina italiana, Giuseppe Cavo Dragone. A Venezia saranno presenti 58 Marine, 41 a livello di capi di Stato Maggiore e 14 tra organizzazioni e agenzie legate all’attività marittima.

Tra le Marine presenti anche quella cinese e quella statunitense. Due Paesi che si trovano al centro di scontri commerciali e non solo e che, nel recente passato, si sono confrontati con durezza nel Mar cinese meridionale per l’egemonia di alcune basi vicine alle Filippine. «Il nostro compito – spiega l’ammiraglio Cavo Dragone – è proprio quello di far dialogare tra loro anche Marine di Paesi che hanno rapporti critici; la nostra parola d’ordine è fiducia e trasversalità, il nostro ruolo è quello di catalizzatori e facilitatori per tutto il cluster marittimo; saranno presenti anche marine con le quali collaboriamo come quella libica alla quale forniamo mezzi e formazione».

Molto significativa la presenza a Venezia di Usa e Cina. Dagli anni 2000 è cominciata, ad esempio, la trasformazione della Marina cinese che sta per diventare la prima potenza del Mar Cinese Meridionale e sono stati costruiti oltre 100 nuovi sottomarini e navi da guerra superando in questo modo per numeri la flotta americana.

Del resto l’egemonia della Cina sul mare ha radici antichissime. Già sessanta anni prima della scoperta dell’America (1492) il grande ammiraglio cinese Zheng He, eunuco di religione musulmana, aveva concluso i suoi sette viaggi verso i mari occidentali compiuti tra il 1405 al 1434 alla guida della più grande flotta dell’epoca che si era spinta fino al Mar Rosso e quasi alle porte d’Europa.

Mille anni prima di Copernico e Galileo, Zhang Heng aveva stabilito con certezza che la terra è rotonda e utilizzava scoperte come il sestante e la polvere da sparo come tecnologie decisive per le esplorazioni e i combattimenti in mare con flotte di giunche enormi che imbarcavano tra mercanti e soldati oltre 30mila persone. Si racconta che una sola potesse contenere dentro tutte e tre le caravelle di Colombo la Nina, la Pinta e la Santa Maria.

Come ha spiegato l’ammiraglio Federico Bisconti, capo del Terzo reparto dello Stato maggiore della Marina, il Simposio di Venezia si strutturerà in tre workshop dedicati al quadro giuridico dopo Montego Bay, l’equilibrio tra compiti militari e polizia marittima e interconnessione tra politica, economia e sicurezza e difesa nell’ambiente marino.

Per quanto riguarda gli aspetti economici solo in Italia il cluster marittimo dà lavoro a circa 350mila addetti e rappresenta il 3% del Pil nazionale, circa 44 miliardi di euro. Del resto sotto l’acqua viaggia il 95% del traffico mondiale dei dati. Gli Stati Uniti temono (come per il 5G) attacchi ed intrusioni alla loro rete dati in particolare per le informazioni sensibili. Anche per questo hanno bloccato di recente i lavori di posa dei cavi marittimi della Pacific Light Cable Network: quasi 13 mila chilometri di fibra ottica di proprietà di Google, Facebook e dell’investitore cinese Dr. Peng Telecom & Media Group Co.

Gli Stati Uniti temono intrusioni da parte dei servizi cinesi nei segreti americani. Eppure, la gran parte del cavo (la cui installazione è iniziata nel 2016) è già stata posizionata perché si tratta di un’opera fondamentale con il traffico dati nel mondo connessioni sottomarine: è un mercato di enorme valore. Interconnessioni marittime difficili da fermare perché secondo alcune stime tra la fine di quest’anno e il 2021 è attesa la posa di più di cinquanta nuovi cavi, con un mercato che passerà dai 10,3 miliardi di dollari del 2017 ai 30,8 miliardi di dollari nel 2026.

FONTE: logo sole24ore

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Si sono ritrovati dopo 37 anni i marò della missione in Libano

Lunedì nella sede del comando Marina Militare nel castello svevo di Brindisi, il ricordo di quella partenza per Beirut il 22 settembre 1982

san marco ricordo missione libano 2Le foto sono del Capo 1^ Classe FN Giuseppe Micolani, della Brigata Marina San Marco“

Giulia Cesaria 17 settembre 2019 

BRINDISI - Lunedi 16 settembre, dopo 37 anni, nella sede del comando della Marina Militare di Brindisi, il Castello Svevo, è avvenuto il primo incontro dei marò del Battaglione San Marco che parteciparono alle due missioni di pace in Libano (Beirut) di Italcon al comando del generale dei paracadutisti Franco Angioni, negli anni 1982-1984, dopo la strage nei campi palestinesi di Sabra e Chatila attuata dalla Falange libanese, mentre l'esercito israeliano impediva ai giornalisti e ai soccorsi di entrare nel perimetro dove avveniva l'eccidio, in cui persero la vita 900 persone, soprattutto, anziani, donne e bambini. Fu la prima missione di pace italiana, in zona di guerra, dopo il 1945.

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Un’inaspettata operazione militare, che, all’improvviso, coinvolse la Marina Italiana, il  Battaglione San Marco, le famiglie dei militari e la città di Brindisi, che fu invasa da troupe televisive e giornalisti. La comunicazione della partenza arrivò appena 24 ore prima. Il 22 settembre 1982, le navi anfibie Caorle e Grado salparono dal porto di Brindisi, dopo aver imbarcato, in brevissimo tempo, mezzi e uomini alla guida del comandante del Bsm Pier Luigi Sambo, “il guerriero buono” dal grande carisma, che, nonostante non sia potuto intervenire alla cerimonia, ancora oggi, i suoi uomini ricordano con orgoglio e stima (il 21 agosto, sempre da Brindisi, era partito il 2° Battaglione Bersaglieri “Governolo”, sempre con le navi anfibie di stanza nella nostra città, missione rientrata il 12 settembre).

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A poche ore dalla partenza, tutti i mezzi di comunicazione commentavano così: “Le navi Caorle e Grado, con a bordo i marò del B.S.M., hanno lasciato il porto di Brindisi, destinazione Libano. La Forza Multinazionale, in nome della pace, ha il compito di presidiare quel territorio, proteggere la popolazione ed i campi palestinesi di Sabra e Chatila”, E proprio da Brindisi dove tutto cominciò, dopo 37 anni, l’incontro di oltre 200 partecipanti, con le loro famiglie, ha rievocato quella missione, rinsaldando, ancora di più, quel legame affettivo mai perso.

Alla cerimonia, l’ammiraglio Cesare Bruno Petragnani, comandante della Brigata Marina San Marco, è intervenuto con parole di ammirazione nei loro confronti, come esempio da trasmettere ai giovani militari, in servizio oggi. Non sono mancate le foto ricordo di chi ci ha messo il cuore, in quella missione, che li vide partire ragazzini e tornare uomini, carichi di un’esperienza umana e forte da un punto di vista emotivo, rimasta indelebile nel tempo. Questa riunione è stata la dimostrazione autentica, che certi valori sono indissolubili, come indissolubili sono l’affetto e l’amicizia tra le famiglie, le mogli e i figli rimasti, allora, a casa, ad attendere.

INTERVENTO AMMIRAGLIO PETRAGNANI 2

Una giornata ricca di emozioni di ricordi, aneddoti e commemorazione di episodi tristi, di chi fu ferito, di chi perse la vita, come il marò Filippo Montesi, la cui mamma ha fatto pervenire una lettera commovente, di una straordinaria compostezza ed infine il ricordo di chi, in questi anni, è andato via, dove il vuoto di ogni nominativo evocato, è stato riempito dal grido accorato “presente” dei suoi commilitoni (dei suoi fra’ nel loro gergo).

FONTE: Logo Brindisireport

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Leonardo e Marina Militare testano le capacità contro i missili balistici

5 Lancio missile SM 3 da parte caccia americano Roosevelt US Navy 002

6 settembre 2019  di 

La famiglia di sistemi radar con antenna a scansione elettrica attiva (AESA) rotante o a faccia fisse  Kronos, sviluppata e prodotta dal gruppo Leonardo unitamente alla famiglia di sistemi di comando e controllo Athena, ha dato ulteriore prova delle capacità offerta dagli sviluppi tecnologici legati alla Legge Navale, ottenendo importanti risultati nell’ambito del complesso integrato di difesa aerea e missilistica di tipo convenzionale e balistica (IAMD, Integrated Air and Missile Defence), testato con successo in occasione dell’esercitazione multinazionale Formidable Shield 2019.

1 FREMM Carlo Bergamini Fincantieri 002 360x245Secondo quanto dichiarato dal gruppo Leonardo, nel corso di quest’ultima esercitazione multinazionale gestita dalla NATO sotto la guida degli Stati Uniti e tenutasi lo scorso fine maggio nelle acque dell’Oceano Atlantico settentrionale, il sistema di combattimento della fregata multiruolo Carlo Bergamini dell’eponima classe tipo FREMM della Marina Militare, ed in particolare il sistema radar con antenna AESA rotante MFRA (Multi-Function Radar Active), “ha dato l’ennesima prova di eccellenza nell’affrontare test per la difesa antibalistica”. Sempre secondo quanto dichiarato dal gruppo italiano, “il radar è stato in grado di rilevare, classificare e tracciare con eccezionale precisione missili balistici lanciati durante le prove”.

Condotta dal comando navale STRIKFORNATO (Striking and Support Forces NATO) sotto la guida ed il controllo del Comando della Sesta Flotta della US Navy, e svoltasi presso il poligono inglese delle isole Ebridi, in Scozia, l’esercitazione Formidable Shield 2019 ha visto la partecipazione di 13 unità navali, 10 velivoli e circa 3.300 fra uomini e donne di partner NATO rappresentati da Canada, Danimarca, Francia, Italia, Olanda, Norvegia, Spagna, Gran Bretagna, USA, con il supporto di Belgio e Germania.

2 Unita navali NATO in FS 2019 US Navy 002

Nel corso delle attività a fuoco e simulate destinate a potenziare le capacità d’interoperabilità e scambio informazioni e tracce nell’ambito del complesso IAMD navale testato positivamente in occasione dell’esercitazione, sono stati realizzati con successo più di una dozzina di ingaggi reali e simulati contro bersagli subsonici, supersonici e balistici.

Secondo quanto dichiarato da Leonardo, “il test ha confermato la capacità delle navi di diverse nazioni di cooperare per la difesa contemporanea contro le minacce che volano a centinaia di chilometri (come i missili balistici) e contro le minacce che volano a decine di metri sopra il mare (come i missili antinave)”.

Ogni nazione partecipante ha raggiunto i propri obiettivi primari nel corso dell’esercitazione. È stato un incredibile successo ottenuto grazie agli sviluppi delle precedenti edizioni 2015 e 2017 dell’esercitazione, che sarà ulteriormente potenziata nel 2021”, ha rimarcato l’ammiraglio della US Navy Lisa M. Franchetti, comandante di STRIKFORNATO.

Nell’ambito dell’attività a fuoco, per la prima volta la fregata della Marina francese Bretagne classe Aquitaine ha ingaggiato un bersaglio supersonico con un missile Aster 15, mentre la fregata St. Johns classe Halifax della Marina Candese ha ingaggiato un altro bersaglio supersonico al pari della fregata norvegese Otto Sverfdrup classe Nansen con missili Evolved Sea Sparrow Missile (ESSM). Il caccia Defender classe Daring Type 45 della Royal Navy ha ingaggiato con un missile Aster 30 sempre per la prima volta con successo un ulteriore bersaglio supersonico, evidenziando complessivamente l’attenzione verso questo tipo di minaccia crescente.

3 La FREMM Carlo Bergamini insieme ad altre unità durante FS 2019 US DoD 002La US Navy ha condotto con il caccia lanciamissili classe Arleigh Burke Carney un ingaggio simultaneo rispettivamente con un missile standard SM-2 mentre effettuava il tracciamento di bersagli dentro e fuori l’atmosfera. In un differente evento reale, il caccia lanciamissili Roosevelt classe Arleigh Burke ha condotto con successo l’ingaggio di un bersaglio simulante un missile balistico tattico con un missile SM-3 mentre in simultanea impegnava bersagli Firejet lanciati da stazioni a terra con missili SM-2, dimostrando le diverse capacità multi-missione della capacità ‘Baseline 9’ del sistema di combattimento Aegis.

L’ingaggio di questi bersagli è stato ancora più sfidante per il sistema IAMD sotto il controllo ed il comando del Ballistic Missile Defence Operations Centre (BMDOC) presso il NATO Air Command di Ramstein in Germania, in quanto i bersagli simulanti due missili balistici a corto raggio forniti dalla società americana Kratos sono stati testati per la prima volta con un sistema di controllo vettoriale della spinta che ha reso ancora più realistica la simulazione della minaccia, conseguendo tutti gli obiettivi posti dall’esercitazione.

In tale ambito, in aggiunta ad altre missioni legate alla sicurezza marittima ed al contrasto delle minacce asimmetriche, con la partecipazione della fregata Bergamini alle attività ed eventi ‘live’ previsti dall’esercitazione Formidable Shield 2019, la Marina Militare e l’industria nazionale hanno raggiunto un più elevato e sfidante traguardo nell’ambito delle missioni IAMD ed in particolare nella lotta contro minacce sia supersoniche che balistiche grazie agli importanti e lungimiranti investimenti del Ministero della Difesa ed al know-how industriale nazionale, in particolare dei gruppi Leonardo ed MBDA.

Fra questi, quelli legati alla Legge Navale ed in particolare l’innovativo sistema di combattimento dei Pattugliatori Polivalenti d’Altura (PPA) con il radar a doppia banda (DBR, Dual Band Radar) a facce fisse ed il sistema missilistico superficie-aria SAAM ESD PPA, unitamente all’ammodernamento del sistema missilistico superficie/aria SAMP/T e lo sviluppo della nuova munizione Aster 30 Block 1NT, in partnership con la Francia.

6 KRONOS Grand Leonardo 002 360x245Se nel corso dell’esercitazione internazionale At Sea Demonstration (ASD) 2015 pianificata e condotta dal Forum MTMD (Maritime Theater Missile Defence) con la partecipazione di nazioni NATO ed alleate, che ha costituito una pietra miliare nello sviluppo, test e validazione di un sistema IAMD navale multinazionale di nuova generazione, la partecipazione del caccia lanciamissili Andrea Doria ha posto le basi per l’integrazione a pieno titolo del sistema di combattimento della nave nell’ambito dell’architettura IAMD NATO ed alleata di nuova generazione, il dispiegamento e la partecipazione della fregata Luigi Rizzo classe Bergamini all’edizione 2017 dell’esercitazione NATO Formidable Shield, ha rappresentato un ulteriore passo avanti in tale settore.

Quest’ultima ha infatti registrato una prima ricaduta o spin-off degli investimenti ed attività legate allo sviluppo del radar a doppia banda (‘X’ e ‘C’) e facce fisse a scansione elettrica attiva o BDR, facente parte della suite integrata di combattimento con il sistema di difesa missilistica MBDA SAAM ESD PPA e di guerra elettronica di Elettronica, destinata ad essere imbarcata sui nuovi PPA classe Paolo Thaon di Revel, progettati e costruiti da Fincantieri per la Marina Militare.

In particolare, la nuova suite integrata dei PPA sfrutta il sistema di gestione (‘system manager’) di nuova generazione dei due sistemi radar (banda ‘X’ e ‘C’) con quattro facce fisse ciascuno, sviluppato da Leonardo e controllato dal sistema di commando e controllo o CMS (Command Management System) di nuova generazione sempre fornito da Leonardo, per assicurare l’impiego coordinato dei sistemi radar, direzione missili e guerra elettronica e consentire, fra le diverse missioni assegnate, la realizzazione della sorveglianza e difesa contro missili balistici, sia in modalità autonoma che su designazione esterna. Il programma congiunto italo-francese per lo sviluppo della nuova versione Block 1 NT del sistema missilistico MBDA Aster 30 fornirà l’arma con capacità di neutralizzazione delle presenti e future minacce balistiche.

8 FREMM Carlo Bergamini durante lsercitazione FS 2019 US DoD 002

In occasione dell’edizione 2017 della Formidable Shield, il sistema di combattimento della FREMM Luigi Rizzo è stato modificato e potenziato con interventi software ed hardware legati sia al sistema radar AESA rotante MFRA che ha registrato l’integrazione del prototipo del sistema di gestione (System Manager) del sistema radar a doppia banda (DBR) e facce fisse dei PPA e l’introduzione di nuovi aggiornamenti software al CMS (Command Management System) SADOC 3 della nave, sviluppati nell’ambito del programma Legge Navale per potenziare fra le diverse capacità, quelle di sorveglianza, scoperta, tracciamento ed ingaggio di bersagli balistici.

Integrate sotto l’egida del Centro di Programmazione della Marina Militare o MARICENPROG, responsabile dello sviluppo, mantenimento e aggiornamento dei sistemi di commando e controllo delle unità navali della Marina Militare, tali modifiche hanno consentito, secondo quanto risulterebbe ad AD di scoprire e tracciare i bersagli rappresentanti i missili balistici tattici lanciati nel corso dell’esercitazione e di scambiare tali informazioni su network dedicati nonché ricevere informazioni sul tracciamento di tali bersagli per consentire al proprio sistema radar e missilistico di gestire un’eventuale sequenza d’ingaggio reale.

Secondo quanto risulterebbe ad AD, grazie alle modifiche provvisorie, il sistema radar sarebbe stato in grado di scoprire e tracciare i bersagli sia nella fase ascendente che discendente, fornendo la ‘stima’ dei punti d’impatto e di lancio del sistema missilistico balistico, e superando ogni aspettativa sia dell’industria che della stessa Difesa.

Secondo quanto dichiarato da Leonardo, in occasione dell’esercitazione Formidable Shield 2019, il radar MFRA della fregata Bergamini, “ha confermato e consolidato la capacità di rilevare e seguire minacce balistiche operando in uno scenario che ha contemporaneamente presentato sia missili balistici che minacce convenzionali supersoniche. L’MFRA ha inoltre operato sia come radar che allerta di un sistema di difesa internazionale, che come radar che supporta l’ingaggio e la neutralizzazione di un missile balistico”.

7 Bersaglio Kratos similante missile balistico Kratos 002Secondo quanto risulterebbe ad AD, anche in occasione di quest’ultima esercitazione, il sistema radar ed il sistema di comando e controllo sono stati aggiornati allo standard provvisorio in termini di hardware e software già utilizzato durante la precedente edizione 2017 e basato su release software aggiornate sfruttando le lezioni apprese con le precedenti attività.

In particolare, riferisce sempre Leonardo “nella prova in cui si sono testate le capacità di allerta, il radar di Leonardo ha rivelato il lancio della minaccia balistica e stimato ed inviato alle altre nazioni partecipanti, mediante il CMS SADOC 3, e su rete NATO, sia il punto di impatto previsto sia tutte le informazioni relative al target ingaggiato dal radar.

La conoscenza del punto di impatto e dei dati cinematici di un target balistico e la loro precisione è di vitale importanza per consentire al sistema di difesa internazionale di fronteggiare tali minacce in maniera più efficiente, rendendo possibile la messa in allerta della zona di impatto e la scelta della contromisura più efficace”.

Leonardo non ha divulgato ulteriori informazioni, ma è verosimile che il software finora validato, le modifiche al radar ed al sistema di comando e controllo consentano ad un’altra piattaforma d’ingaggiare il bersaglio rappresentato da un missile balistico con le informazioni fornite dal complesso sistema radar e comando, controllo e comunicazioni fornito dal gruppo italiano.

Ciò in attesa dello sviluppo della nuova munizione Aster 30 Block 1 NT da parte di MBDA e validazione del completo sistema BMD, interamente realizzato in Europa. “L’operazione, riuscita perfettamente”, continua Leonardo, “consentirà alla Marina Militare italiana di ribadire il ruolo di primo piano in operazioni internazionali”.

KRONOS vessel 002 360x245Un’attività coronata da successo, che permetterà di affinare le capacità di lotta antibalistica della Marina Militare in vista della loro validazione sia sulle nuove unità tipo PPA che sui futuri caccia lanciamissili nonché in supporto al programma d’ammodernamento dei caccia per la difesa aerea classe Doria (Orizzonte), che rientra fra le attività destinate ad essere sviluppate dalla nuova joint-venture fra Fincantieri e Naval Group, oltre ad un potenziale aggiornamento delle unità FREMM già dotate del radar MFRA.

“Durante l’esercitazione”, continua il comunicato stampa di Leonardo, “l’MFRA ha distintamente evidenziato che le sue capacità multifunzionali consentono di svolgere più missioni operative: dalla capacità di designazione alla sorveglianza aerea e la difesa missilistica.

In particolare, il radar di Leonardo ha dimostrato che è in grado di rilevare autonomamente una minaccia balistica in prossimità del suo punto di impatto, ad una distanza tale da supportare la neutralizzazione della minaccia stessa da parte di futuri sistemi di difesa missilistici”.

Nonostante Leonardo non abbia divulgato ulteriori informazioni, è evidente che tale successo rappresenti un ulteriore importante tassello nello sviluppo delle capacità di scoperta, tracciamento, scambio informazioni ed ingaggio di missili balistici e supersonici e quindi della capacità di difesa contro queste minacce non soltanto a favore della Marina Militare ma anche di quelle Forze Armate come quelle del Qatar che hanno acquistato o intendono dotarsi dei sistemi radar della famiglia Kronos della presente e futura generazione, già venduta soltanto in ambito navale in tutto il mondo in oltre 40 esemplari.

Foto: Marina Militare, NATO, Leonardo e MBDA

FONTE: logo 7

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Motivazione della medaglia d’oro al valor militare, decretata allo stendardo del sommergibile Scirè

Motivazione della medaglia d’oro al valor militare,
decretata allo stendardo del sommergibile Scirè

 Motivazione Scire

 "Sommergibile operante nel Mediterraneo, già reduce da fortunate missioni d’agguato, designato ad operare con i reparti d’assalto della Marina nel cuore delle acque nemiche, partecipava a ripetuti forzamenti delle più munite basi mediterranee. Nel corso dei reiterati tentativi di raggiungere lo scopo prefisso, incontrava le più aspre difficoltà create dalla violenta reazione nemica e dalle condizioni del mare e delle correnti. Dopo aver superato, con il più assoluto disprezzo del pericolo, gli ostacoli posti dall’uomo e dalla natura riusciva a compiere in maniera completa il compito affidatogli, emergendo a brevissima distanza dall’ingresso delle munitissime basi prescelte ed a lanciare cosi le armi speciali che causavano a Gibilterra l’affondamento di tre grossi piroscafi e ad Alessandria gravi danni alle due navi da battaglia QUEEN ELIZABET e VAILANT, il cui totale affondamento veniva evitato solo a causa dei bassi fondali delle acque in cui le due unità erano ormeggiate. Successivamente nel corso di altra missione particolarmente ardita, veniva spietatamente aggredito e scompariva nelle acque nemiche, chiudendo cosi gloriosamente il suo fulgido passato di guerra."

Mediterraneo Orientale, 23 Marzo 1943

 

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