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Sciabole e spadini: armi bianche o simulacri?

Sciabole e spadini: armi bianche o simulacri?

Disciplina in materia di armi, anche sciabole e spadini.

Quando un arma bianca non è considerata letale?

Una recente direttiva del Ministero dell’Interno ha trattato la questione delle armi a seguito e quali sono ritenute offensive e quali no. Specificando che una arma da fuoco a prescindere è letale e quindi trattata secondo il codice penale, ci sono dubbi sulle cosiddette armi bianche.

Le armi bianche sono definite tali per il colore dell’acciaio lucidato e sono considerati tali perché sono strumenti atti ad offendere. Di questa categoria ne fanno parte anche la sciabola e lo spadino che si usano per le divise.

Quindi, quando la sciabola e lo spadino non sono considerate armi bianche?

Questi strumenti, sono considerati armi bianche se sono provvisti di punta e taglio della lama. Pertanto per possono essere incluse nella categoria delle armi bianche perché offensive.

La direttiva a cui si fa riferimento, risponde ai quesiti posti per far meglio comprendere come sono identificate le varie tipologie di armi, come possiamo utilizzare e le modalità di detenzione delle stesse. Di seguito il documento integrale:

sciabola militare

 

( LINK NUOVA CIRCOLARE )

(LINK ALLA VECCHIA CIRCOLARE)

In sintesi, i possessori di sciabole per ufficiali e marescialli e di spadini per cadetti debbono denunciare la detenzione all’Autorità di Pubblica Sicurezza soltanto nell’ipotesi di ascrizione ad “armi bianche” (munite di punta acuminata e di filo tagliente) in alternativa sono da considerarsi semplicemente “simulacri d’arma”.

Buona lettura!

Antonio De Muro

FONTE: Logo Forzearmate org

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Fuoco amico – La storia di Davide Cervia

Francesco Del Grosso, è stata un’odissea!

fuocoamicolastoriadidavidecUn mistero tutto italiano, l’ennesimo muro di gomma. Sono trascorsi esattamente 25 anni – lo scorso 12 settembre – dalla scomparsa di Davide Cervia, esperto di guerra elettronica di cui ancora oggi non si hanno notizie. Dopo le prime barcollanti ipotesi di un allontanamento volontario, la procura concluse che si era trattato di rapimento, rimasto fantomaticamente senza colpevoli. Al centro probabilmente un traffico d’armi internazionale e la sua qualifica di esperto con la sigla ETE/GE che lo annoverava tra i pochi tecnici a saper utilizzare strumentazioni belliche vendute all’epoca sottobanco ai paesi sotto embargo alla vigilia dello scoppio della prima guerra del Golfo. Francesco Del Grosso ci ha fatto un documentario, Fuoco Amico – La storia di Davide Cervia, il primo a ricostruire la storia di Davide. Nonostante gli atti intimidatori e le porte sbattute in faccia dai canali tradizionali, a trentatre anni Del Grosso ce l’ha fatta e da due anni porta in giro la sua creatura, la ricostruzione di questa tragica odissea umana realizzata sfruttando elementi tipici della spy story.
Un film dal percorso festivaliero fortunatissimo partito l’anno scorso con un’anteprima internazionale al Bifest, poi la distribuzione in video on demand sul canale Ownair. Solo quest’anno l’arrivo in sala tramite il circuito Movieday, una piattaforma con un catalogo online dove è l’utente stesso a decidere quando, dove e come organizzare una proiezione all’interno delle sale convenzionate.
Così il 7 luglio Fuoco amico – La storia di Davide Cervia ha avuto la sua prima proiezione in sala al Cinema Beltrade di Milano; un cammino proseguito con le tappe di Genzano (16 novembre) e Velletri (13 dicembre) e che il 21 dicembre conclude l’annata nella capitale, al Cinema dei Piccoli.

Quanti anni sono passati dal tuo primo approccio con la storia di Davide Cervia?
Il primo contatto avvenne all’incirca alla fine del 2012 . Ero stato al Festival di Roma con il film su Agostino Di Bartolomei, “11 metri”, e dopo poco fui chiamato dal giornalista di un’emittente privata per un’intervista; fu lui ad accennarmene per la prima volta proprio in quell’occasione. Non ne avevo mai sentito parlare e come me molte altre persone. Più in là mi sarei reso conto del perché conoscessero questa storia così in pochi. Poi la famiglia di Davide, in particolar modo Erika, la figlia, si mise in contatto con me, quindi iniziai a fare delle ricerche e alla fine andai a casa loro, vicino Velletri, per incontrarli. All’inizio fu abbastanza scioccante: non capivo quanto potessi essere all’altezza, ma nello stesso tempo mi sembrava talmente assurdo che questa storia non fosse stata ancora raccontata da qualcuno. All’epoca – erano passati 23 anni dalla scomparsa di Davide – c’era stato solo qualche servizio giornalistico, negli anni ’90 se ne era occupata soprattutto Donatella Raffai con “Chi l’ha visto”; “Fuoco amico” è il primo documentario dedicato al caso Cervia.

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Norme per la detenzione e porto della sciabola in congedo

Norme per la detenzione e porto della sciabola da parte del personale in congedo dalle FF.AA. facente parte di Associazioni Combattentistiche

Ritenedo un argomento di interesse per tutti coloro che, Ufficiali e Sottufficiali ,conservano la sciabola della divisa, pubblico un estratto dal sito dell' ANMI riguardante tale argomento

logo ministero

UFFICIO PER L’AMMINISTRAZIONE GENERALE
Ufficio per gli Affari della Polizia Amministrativa e Sociale


Roma. data del protocollo
OGGETTO: Detenzione e porto della sciabola da parte del personale in congedo delle FF.AA. facente parte di Associazioni Combattentistiche di cui al D.P.R. 90/2010.
Con lettera del 18 maggio 2015, codesta Associazione Nazionale ha chiesto di valutare se sia possibile, per il personale in congedo facente parte di Associazioni dei Combattenti riconosciute dal Ministero della Difesa ed elencate all’art. 941 del D.P.R. 15 marzo 2010, n. 90, recante “Testo unico delie disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246" considerare la sciabola un “accessorio dell’uniforme** e non un’ arma al fine di poterne giustificare il “porto” durante cerimonie o celebrazioni di carattere militare.


Al riguardo, si rappresenta che, per la vigente normativa, ove la sciabola presenti la punta ed il taglio e sia, dunque, idonea a recare offesa alla persona, la stessa va considerata un’arma propria da punta e da taglio (cd. “arma bianca”).
Si richiama, in particolare, l’articolo 30 del T.U.L.P.S., che. agli effetti del T.U. medesimo, intende per armi quelle “proprie”, cioè “quelle da sparo e tutte quelle la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona“, nonché l’art. 45, primo comma del relativo Regolamento di Esecuzione (R.D. 6 maggio 1940. n 635) che considera armi , sempre in relazione alla citata destinazione di offesa , anche gli strumenti da punta e da taglio. Analogamente dispone l'art. 585 C.P..


Ne consegue che la sciabola, se munita della punta e del taglio, è soggetta alla disciplina giuridica prevista dal T.U.L.P.S. per le armi in genere, che prevede, ai fini dell’acquisto il nulla osta del Questore o la licenza di porto d' armi (artt. 35 e 42), per la detenzione l’obbligo di denuncia (art. 38) e per il trasporto Pubblico, l'obbligo dell’avviso al Questore (art. 34, secondo comma).


Laddove, invece, la sciabola sia priva dei citati elementi (la punta o la lama), poiché già prodotta e commercializzata proprio per costituire un “accessorio dell’uniforme”, ovvero sia stata resa un mero “simulacro”  e dunque non più idonea a recare offesa alla persona, poiché privata della punta e del taglio, la stessa non va considerato un’arma, quanto, piuttosto, uno strumento atto ad offendere, con la conseguenza che la medesima non necessita delle richiamale autorizzazioni o adempimenti previsti dalla normativo di pubblica sicurezza.


Con particolare riguardo al “porto” della sciabola, lo stesso, ai sensi del l'art. 4, primo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, è vietato in modo assoluto ove la sciabola costituisca un’arma nei termini sopra illustrati, mentre può ritenersi consentito in presenza di un “giustificato motivo” laddove la sciabola medesima sia un mero strumento atto ad offendere, poiché priva della lama e del taglio
In tal senso, proprio le esigenze di dover corredare l’uniforme anche con la sciabola in occasione di manifestazioni di carattere militare (giuramenti, feste nazionali, cerimonie, ecc.). sembra rispondere al “giustificato motivo“ di dover portare in luogo pubblico o aperto al pubblico la sciabola medesima (se mero strumento atto ad offendere), ancorché l’interessato (Ufficiale o Sottufficiale in congedo) appartenga ad una delle Associazioni riconosciute dal Ministero della Difesa ed elencate all’art. 41 del D.P.R. 90/2010 e che l’Associazione di appartenenza abbia comunicato al competente Comando militare l’elenco del personale partecipante alla manifestazione medesima.


Tanto si rappresenta quale contributo, significando che. a parere di questo Ufficio, stante la richiamala, vigente legislazione, una semplifìcazione delle procedure afferenti la detenzione, l’acquisto, il trasporto ed il porto di una sciabola munita della punta do del taglio (e dunque “arma”) da parte dei soggetti in argomento necessiterebbe di un mirato intervento normativo.

                                                                                                                        Il Direttore dell'Ufficio

                                                                                                                      Castrese de Rosa

                                                                                                                                                                               Circolare firmata

sciabola.pdf

FONTE: Sito Ufficiale A.N.M.I.

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