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La marina cinese è diventata una cosa seria

Il New York Times racconta che è diventata la più grande del mondo, in grado di sfidare la flotta statunitense nelle proprie acque territoriali.

Marina cinese

Alla fine del 2017 la Marina dell’esercito popolare di liberazione, cioè la flotta militare della Cina, aveva in servizio attivo 317 navi da guerra, contro le 283 della marina militare degli Stati Uniti. Significa che la flotta cinese è la più grande al mondo. Gli Stati Uniti dispongono ancora di una notevole superiorità qualitativa e tecnologica, e hanno la capacità di impiegare le loro navi in tutto il mondo; ma la marina cinese non ha ancora l’obiettivo di proiettare la sua forza dall’altra parte del globo. Il suo obiettivo strategico è proteggere il Mar Cinese, con le sue numerose isole, e impedire l’accesso delle navi avversarie ai tratti di mare contesi. Secondo un’analisi pubblicata dal New York Times, questo obiettivo è stato oramai raggiunto.

Una grande flotta militare in grado di navigare indisturbata attraverso gli oceani è considerata uno dei principali attributi di una grande potenza. Dalla caduta dell’Unione Sovietica, la marina degli Stati Uniti non ha più rivali in grado di contrastarla. Può schierare da sola venti portaerei di cui undici a propulsione nucleare (le più grandi e potenti navi militari oggi esistenti). Di queste ultime, ne possiede più di tutte le altre marine messe insieme. La capacità degli Stati Uniti di inviare entro pochi giorni in ogni parte del mondo una di queste navi, con il suo convoglio di navi di appoggio, è uno dei segni più visibili della superiorità militare statunitense.

È una superiorità con cui anche la Cina ha dovuto fare i conti. Nel 1995 e poi nel 1996 l’esercito cinese lanciò alcuni missili contro le acque territoriali di Taiwan, per intimidire il governo locale che all’epoca stava per tenere le prime elezioni libere nella sua storia. Il presidente statunitense Bill Clinton inviò immediatamente la flotta nelle acque di Taiwan, e la Cina dovette rinunciare al suo atteggiamento bellicoso. Per la Cina fu un momento umiliante, ha raccontato il New York Times, ma che ebbe l’effetto di spingere l’avvio di un programma di armamento e modernizzazione per far sì che episodi del genere non si ripetessero più.

Il programma ha avuto un’accelerazione nel 2013, con l’ascesa al potere dell’attuale presidente, Xi Jinping, e i risultati stanno iniziando a manifestarsi in questi ultimi anni. La marina cinese ha mostrato un atteggiamento sempre più aggressivo nelle contese per le numerose isole del Mar Cinese: dalle disabitate isole Senkaku (o Diaoyutai, come le chiamano i cinesi) contese con il Giappone, fino all’arcipelago delle Spratly, trasformato in una base militare con piste aeree e missili antinave. Aerei e navi cinesi pattugliano le acque circostanti in maniera sempre più aggressiva e la marina statunitense, per quanto ancora nettamente superiore, ha perso l’impunità assoluta di cui godeva nel 1995.

Mar cinese

«Per prevalere in queste acque», scrive il New York Times, «la Cina non ha bisogno di forze armate in grado di sconfiggere quelle degli Stati Uniti. È sufficiente possedere forze in grado di infliggere danni tali da rendere qualsiasi intervento nell’area troppo costoso. Secondo diversi analisti, Pechino ha già raggiunto questa capacità».

Visto che la Cina non può affrontare faccia a faccia la marina degli Stati Uniti, le sue forze si basano soprattutto sulle capacità “A2/AA”, una sigla che sta per “Anti-Access/Area Denial”, “impedire l’accesso – negare l’utilizzo di un’area”. È la capacità non tanto di controllare direttamente una certa area geografica, in questo caso un tratto di mare, quanto di impedirne l’accesso alle forze nemiche.

Il principale strumento che la Cina ha per questo scopo sono i missili balistici antinave, i cosiddetti “carrier killer”, “ammazza portaerei”. Sono missili che funzionano in maniera non così diversa da quelli testati dalla Corea del Nord. Quando vengono lanciati salgono quasi verticalmente, fino a uscire dall’atmosfera terrestre, per poi rientrare, guidati da radar e satelliti, e precipitare verso il loro obiettivo a una velocità parecchie volte superiore a quella del suono. Sono praticamente invisibili e, se lanciati in quantità, impossibili da fermare. Possono trasportare testate nucleari ma, nel loro ruolo anti-nave, è sufficiente una carica di esplosivo convenzionale perché affondino o danneggino gravemente una grande e costosa portaerei americana.

La Cina ha al momento in servizio due modelli principali, il DF-21D e il DF-26, che hanno un raggio che arriva fino a 4 mila chilometri. Significa che possono colpire persino le basi statunitensi nell’isola di Guam. L’unica difesa contro questo tipo di missili è colpirli prima che vengano lanciati, ma il loro raggio è così vasto che possono proteggere le acque contese restando al sicuro sulla terraferma, a centinaia di chilometri dalla costa. «La marina statunitense non ha mai dovuto fronteggiare una minaccia simile», scrive il New York Times. «L’ufficio ricerche del Congresso ha avvertito, in un rapporto pubblicato lo scorso maggio, che alcuni analisti considerano questi nuovi missili un’arma che “cambia le regole del gioco”».

Accanto ai missili “ammazza portaerei”, la Cina può schierare un arsenale molto vasto per proteggere le sue acque. Circa 80 sottomarini, aerei invisibili ai radar, bombardieri strategici e missili da crociera (che a differenza di quelli balistici viaggiano con traiettorie orizzontali, spesso a pochi metri dalla superficie dell’acqua). Anche se una guerra totale tra Stati Uniti e Cina è impensabile (oltre ad aver profondi legami economici, i due paesi sono dotati di enormi arsenali nucleari), secondo gli esperti «le forze armate cinesi si stanno preparando a un “conflitto militare marittimo e limitato”».

L’idea della Cina è che se dovesse replicarsi un conflitto come quello avvenuto con Taiwan negli anni Novanta, questa volta magari con Vietnam o Filippine, iniziato per il possesso di qualche isola, le forze armate cinesi sarebbero in grado di scoraggiare un coinvolgimento come quello statunitense di 25 anni fa. Non sembra un caso se i manuali cinesi definiscono la dottrina “A2/AA” dottrina del “contro intervento”. Le ambizioni cinesi, quindi, sono soprattutto difensive: avere mano libera in quella che il governo considera la sua sfera di influenza. «Gli americani la vedono come una competizione», ha detto al New York Times Li Jie, un’analista dell’Istituto ricerche navali di Pechino: «Ma per noi la Cina sta semplicemente proteggendo i suoi interessi e i suoi diritti nel Pacifico».

Questi diritti però si stanno allargando rapidamente. Oltre alla capacità di proteggere le sue acque territoriali, la marina cinese sta iniziando ad acquistare i mezzi per difendere i suoi interessi sparsi per il mondo, come le rotte commerciali lungo le quali viaggiano i suoi prodotti e attraverso cui arrivano le preziose materie prime di cui l’economia cinese ha bisogno.

Per farlo la Cina ha iniziato a stringere accordi per creare basi di rifornimento in tutto il mondo, e l’anno scorso ha aperto la sua prima base navale all’estero nel piccolo stato di Gibuti, al confine con la Somalia. Nel contempo sta sviluppando una “blue water navy”, cioè una marina d’alto mare, capace di operare distante dalle coste della madrepatria. Alla fine degli anni Novanta la Cina ha comprato dall’Ucraina la sua prima portaerei, una nave ritenuta un ferrovecchio che, dopo quasi 15 anni di lavori, è stata rimessa in mare con il nome di Liaoning. Usando la Liaoning come modello, i cantieri navali cinesi sono al lavoro su altre due portaerei e, secondo gli analisti, l’obiettivo è arrivare a possedere sei portaerei nei prossimi anni.

Anche se i progressi cinesi sono notevoli, non bisogna esagerarli. Una cosa è dotarsi della capacità di impedire l’accesso nemico alle acque più vicine alle proprie coste (secondo una famosa simulazione realizzata nel 2002, anche un paese molto più povero della Cina, come l’Iran, avrebbe questa capacità). Un’altra è sviluppare da zero una flotta d’alto mare in grado di competere con quella degli Stati Uniti, che non solo ha una storia lunga più di un secolo, ma che possiede anche decenni di esperienza di combattimento. La Marina dell’esercito popolare di liberazione sembra ancora molto lontana da questo secondo obiettivo, come sembrano dimostrare una serie di incidenti piuttosto imbarazzanti. Lo scorso gennaio, per esempio, un modernissimo sottomarino cinese è stato individuato dalla marina giapponese mentre procedeva vicino alle isole Senkaku perché troppo rumoroso.

Più che contestare agli Stati Uniti il predominio sugli oceani, nel breve termine la marina cinese sarà sempre più in grado di compiere azioni limitate, per esempio sbarcare forze militari in qualche piccolo stato sulle coste dell’Africa o del Medio Oriente, dove i suoi interessi sono minacciati. Qualcosa del genere è avvenuto in Yemen, nel 2015, quando all’inizio della guerra civile navi militari e marines cinesi hanno evacuato 629 cittadini cinesi e 279 stranieri.

È una capacità destinata a crescere nel tempo e che probabilmente non scomparirà dal giorno alla notte, come accadde all’inizio degli anni Novanta con la potente flotta sovietica. Mentre l’URSS finì con il distruggere la sua economia per alimentare una spesa militare fuori controllo, il governo cinese oggi spende per la sua flotta una percentuale più che ragionevole del suo bilancio.

FONTE: Logo ilpost

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Davide Cervia, l'amarezza di Marisa Gentile: Rimasti soli a combattere questa impari battaglia

La moglie del GE rapito a Velletri nel 1990 torna a parlare, sui social, con un intervento molto sentito e amareggiato. Cita Giovanni Falcone e constata come la sua famiglia sia rimasta sola nel silenzio intorno alla ricerca della verità per le sorti di Davide Cervia.

di Marisa Gentile

Marisa Gentile CerviaVELLETRI - "Si muore quando si è lasciati soli, diceva Giovani Falcone. E noi siamo rimasti soli. Soli a combattere questa impari battaglia. Chiunque, nel tempo, si sia avvicinato alla nostra vicenda, in un modo o in un altro è stato "bloccato"; alcuni sconsigliati, altri pressati, altri minacciati: un elenco lunghissimo di persone piene di buona volontà che hanno impattato contro il muro dei poteri forti che non esitano a stritolarti pur di mantenere il silenzio su atti e circostanze indicibili. Ogni volta la stessa storia.
E noi oggi siamo rimasti SOLI. E quando si rimane soli si è più vulnerabili, si diventa un obiettivo molto semplice da colpire nel silenzio e nell'indifferenza più totale di media e istituzioni. Non è una novità che noi familiari di Davide Cervia non abbiamo MAI avuto il supporto e la protezione di avrebbe dovuto tutelarci, ma non avrei mai pensato di dover arrivare a temere proprio quella parte di stato che avrebbe avuto il compito di proteggerci. Tutto quello che ci rimane siete voi, Amici, che attraverso facebook fate sì che il nostro senso di solitudine non sia assoluto. Ed è proprio a voi che mi rivolgo affinché non facciate mancare la vostra attenzione al caso di Davide e a tutto quello che potrebbe succedere a noi familiari, facile bersaglio per coloro che vorrebbero cancellare definitivamente una storia così imbarazzante per le nostre istituzioni. Siamo in attesa di conoscere la sentenza del procedimento civile intentato da noi familiari nei confronti del Ministero della Difesa e della Giustizia che nel corso degli anni invece di attivarsi per cercare Davide o capire cosa gli fosse accaduto, hanno impegnato risorse ed energie per allontanarci dalla verità. Una mia personale valutazione anche rispetto al ruolo dell'informazione in questa vicenda, che a parte pochissime eccezioni, si è resa complice con il proprio silenzio nel far sì che questo caso venisse definitivamente "insabbiato". Un caro saluto a voi, Amici, e mi raccomando, non ci dimenticate!

FONTE: logo velletrilife

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Sciabole e spadini: armi bianche o simulacri?

Sciabole e spadini: armi bianche o simulacri?

sciabola militarePuò apparire una semplice curiosità ma per i detentori – in servizio o in congedo ovvero i loro eredi – è stato un vero rompicapo!

I dubbi sono stati fugati, finalmente, dal Ministero della difesa con la circolare di protocollo n. M_D GUDC 0039565 del 16.10.2015

( LINK CIRCOLARE )

In sintesi, i possessori di sciabole per ufficiali e marescialli e di spadini per cadetti debbono denunciare la detenzione all’Autorità di Pubblica Sicurezza soltanto nell’ipotesi di ascrizione ad “armi bianche” (munite di punta acuminata e di filo tagliente) in alternativa sono da considerarsi semplicemente “simulacri d’arma”.

Buona lettura!

Antonio De Muro

FONTE: Logo Forzearmate org

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Fuoco amico – La storia di Davide Cervia

Francesco Del Grosso, è stata un’odissea!

fuocoamicolastoriadidavidecUn mistero tutto italiano, l’ennesimo muro di gomma. Sono trascorsi esattamente 25 anni – lo scorso 12 settembre – dalla scomparsa di Davide Cervia, esperto di guerra elettronica di cui ancora oggi non si hanno notizie. Dopo le prime barcollanti ipotesi di un allontanamento volontario, la procura concluse che si era trattato di rapimento, rimasto fantomaticamente senza colpevoli. Al centro probabilmente un traffico d’armi internazionale e la sua qualifica di esperto con la sigla ETE/GE che lo annoverava tra i pochi tecnici a saper utilizzare strumentazioni belliche vendute all’epoca sottobanco ai paesi sotto embargo alla vigilia dello scoppio della prima guerra del Golfo. Francesco Del Grosso ci ha fatto un documentario, Fuoco Amico – La storia di Davide Cervia, il primo a ricostruire la storia di Davide. Nonostante gli atti intimidatori e le porte sbattute in faccia dai canali tradizionali, a trentatre anni Del Grosso ce l’ha fatta e da due anni porta in giro la sua creatura, la ricostruzione di questa tragica odissea umana realizzata sfruttando elementi tipici della spy story.
Un film dal percorso festivaliero fortunatissimo partito l’anno scorso con un’anteprima internazionale al Bifest, poi la distribuzione in video on demand sul canale Ownair. Solo quest’anno l’arrivo in sala tramite il circuito Movieday, una piattaforma con un catalogo online dove è l’utente stesso a decidere quando, dove e come organizzare una proiezione all’interno delle sale convenzionate.
Così il 7 luglio Fuoco amico – La storia di Davide Cervia ha avuto la sua prima proiezione in sala al Cinema Beltrade di Milano; un cammino proseguito con le tappe di Genzano (16 novembre) e Velletri (13 dicembre) e che il 21 dicembre conclude l’annata nella capitale, al Cinema dei Piccoli.

Quanti anni sono passati dal tuo primo approccio con la storia di Davide Cervia?
Il primo contatto avvenne all’incirca alla fine del 2012 . Ero stato al Festival di Roma con il film su Agostino Di Bartolomei, “11 metri”, e dopo poco fui chiamato dal giornalista di un’emittente privata per un’intervista; fu lui ad accennarmene per la prima volta proprio in quell’occasione. Non ne avevo mai sentito parlare e come me molte altre persone. Più in là mi sarei reso conto del perché conoscessero questa storia così in pochi. Poi la famiglia di Davide, in particolar modo Erika, la figlia, si mise in contatto con me, quindi iniziai a fare delle ricerche e alla fine andai a casa loro, vicino Velletri, per incontrarli. All’inizio fu abbastanza scioccante: non capivo quanto potessi essere all’altezza, ma nello stesso tempo mi sembrava talmente assurdo che questa storia non fosse stata ancora raccontata da qualcuno. All’epoca – erano passati 23 anni dalla scomparsa di Davide – c’era stato solo qualche servizio giornalistico, negli anni ’90 se ne era occupata soprattutto Donatella Raffai con “Chi l’ha visto”; “Fuoco amico” è il primo documentario dedicato al caso Cervia.

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Norme per la detenzione e porto della sciabola in congedo

Norme per la detenzione e porto della sciabola da parte del personale in congedo dalle FF.AA. facente parte di Associazioni Combattentistiche

Ritenedo un argomento di interesse per tutti coloro che, Ufficiali e Sottufficiali ,conservano la sciabola della divisa, pubblico un estratto dal sito dell' ANMI riguardante tale argomento

logo ministero

UFFICIO PER L’AMMINISTRAZIONE GENERALE
Ufficio per gli Affari della Polizia Amministrativa e Sociale


Roma. data del protocollo
OGGETTO: Detenzione e porto della sciabola da parte del personale in congedo delle FF.AA. facente parte di Associazioni Combattentistiche di cui al D.P.R. 90/2010.
Con lettera del 18 maggio 2015, codesta Associazione Nazionale ha chiesto di valutare se sia possibile, per il personale in congedo facente parte di Associazioni dei Combattenti riconosciute dal Ministero della Difesa ed elencate all’art. 941 del D.P.R. 15 marzo 2010, n. 90, recante “Testo unico delie disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, a norma dell'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246" considerare la sciabola un “accessorio dell’uniforme** e non un’ arma al fine di poterne giustificare il “porto” durante cerimonie o celebrazioni di carattere militare.


Al riguardo, si rappresenta che, per la vigente normativa, ove la sciabola presenti la punta ed il taglio e sia, dunque, idonea a recare offesa alla persona, la stessa va considerata un’arma propria da punta e da taglio (cd. “arma bianca”).
Si richiama, in particolare, l’articolo 30 del T.U.L.P.S., che. agli effetti del T.U. medesimo, intende per armi quelle “proprie”, cioè “quelle da sparo e tutte quelle la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona“, nonché l’art. 45, primo comma del relativo Regolamento di Esecuzione (R.D. 6 maggio 1940. n 635) che considera armi , sempre in relazione alla citata destinazione di offesa , anche gli strumenti da punta e da taglio. Analogamente dispone l'art. 585 C.P..


Ne consegue che la sciabola, se munita della punta e del taglio, è soggetta alla disciplina giuridica prevista dal T.U.L.P.S. per le armi in genere, che prevede, ai fini dell’acquisto il nulla osta del Questore o la licenza di porto d' armi (artt. 35 e 42), per la detenzione l’obbligo di denuncia (art. 38) e per il trasporto Pubblico, l'obbligo dell’avviso al Questore (art. 34, secondo comma).


Laddove, invece, la sciabola sia priva dei citati elementi (la punta o la lama), poiché già prodotta e commercializzata proprio per costituire un “accessorio dell’uniforme”, ovvero sia stata resa un mero “simulacro”  e dunque non più idonea a recare offesa alla persona, poiché privata della punta e del taglio, la stessa non va considerato un’arma, quanto, piuttosto, uno strumento atto ad offendere, con la conseguenza che la medesima non necessita delle richiamale autorizzazioni o adempimenti previsti dalla normativo di pubblica sicurezza.


Con particolare riguardo al “porto” della sciabola, lo stesso, ai sensi del l'art. 4, primo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, è vietato in modo assoluto ove la sciabola costituisca un’arma nei termini sopra illustrati, mentre può ritenersi consentito in presenza di un “giustificato motivo” laddove la sciabola medesima sia un mero strumento atto ad offendere, poiché priva della lama e del taglio
In tal senso, proprio le esigenze di dover corredare l’uniforme anche con la sciabola in occasione di manifestazioni di carattere militare (giuramenti, feste nazionali, cerimonie, ecc.). sembra rispondere al “giustificato motivo“ di dover portare in luogo pubblico o aperto al pubblico la sciabola medesima (se mero strumento atto ad offendere), ancorché l’interessato (Ufficiale o Sottufficiale in congedo) appartenga ad una delle Associazioni riconosciute dal Ministero della Difesa ed elencate all’art. 41 del D.P.R. 90/2010 e che l’Associazione di appartenenza abbia comunicato al competente Comando militare l’elenco del personale partecipante alla manifestazione medesima.


Tanto si rappresenta quale contributo, significando che. a parere di questo Ufficio, stante la richiamala, vigente legislazione, una semplifìcazione delle procedure afferenti la detenzione, l’acquisto, il trasporto ed il porto di una sciabola munita della punta do del taglio (e dunque “arma”) da parte dei soggetti in argomento necessiterebbe di un mirato intervento normativo.

                                                                                                                        Il Direttore dell'Ufficio

                                                                                                                      Castrese de Rosa

                                                                                                                                                                               Circolare firmata

sciabola.pdf

FONTE: Sito Ufficiale A.N.M.I.

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