itenfrderorues

Fiumi e laghi, oltre a mari ed oceani, in balia di plastica ed inciviltà

Plastica Laghi fiumi

Lo stato di salute di alcuni dei principali laghi italiani non è poi così distante da quello dei mari: anche loro sono malati di plastica ed inciviltà. La triste verità ci arriva dal nuovo report 2018 di “Goletta dei Laghi” di Legambiente, uno studio sui rifiuti esaminati in 20 dei più noti ed importanti bacini italiani come i laghi Iseo, Maggiore, Como, Garda, Bolsena, Trasimeno e altri. Si scopre così che, in media, sulle spiagge dei nostri laghi sono stati recuperati 2,5 rifiuti ogni metro quadrato di arenile: il 75 per cento di questi composto da plastica. I numeri che emergono dalla prima ricerca svolta in Italia sull'inquinamento degli ambienti lacustri da Legambiente in collaborazione con Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, riportano, quindi, un problema che probabilmente fino a poco tempo fa pensavamo legato solo all’ambiente marino. Invece, come per gli oceani, afflitti da tonnellate di rifiuti, anche per i laghi il problema delle micro-plastiche non è da sottovalutare. L'anno scorso sono stati i laghi di Como e quello Maggiore quelli più inquinati con una densità media di micro-plastiche al chilometro quadrato rispettivamente di 157mila e 123mila particelle. Secondo Legambiente, la principale causa della presenza dei rifiuti sulle sponde dei laghi monitorati, risulta essere la cattiva gestione dei rifiuti urbani. Ad essa sarebbe riconducibile, infatti, circa il 63% degli oggetti inquinanti, soprattutto imballaggi alimentari. Sul podio di questa triste classifica troviamo però al primo posto per presenza i mozziconi di sigaretta (30%), poi macro plastiche (13%) e bottiglie di vetro (7%). Seguono sacchetti di patatine e dolciumi (5,6%), bastoncini per la pulizia delle orecchie (3,5%) e frammenti di carta (3,34%).

A preoccupare poi, oltre alla grande quantità dei rifiuti trovati sui maggiori laghi italiani, sono i campioni delle acque raccolti negli specchi d’acqua sopra citati: il 55 per cento dei campionamenti eseguiti in 17 bacini evidenziano, infatti, la presenza di cariche batteriche oltre i limiti di legge. La carenza di sistemi depurativi adeguati , unita alla cattiva gestione dei rifiuti urbani e di quelli legati a imballaggi alimentari e da fumo, portano 38 punti, su 68 campionati in sei regioni italiane, ad essere giudicati fortemente inquinati. A questi due fattori sarebbe riconducibile il 5,4% dei rifiuti. In particolare, per quanto riguarda gli scarichi fognari non depurati, il 55% dei campionamenti eseguiti in 17 bacini evidenziano la presenza di cariche batteriche oltre i limiti di legge.

Considerando che l'80 per cento della plastica che arriva sulle nostre spiagge viene trasportata proprio dai fiumi ed è presente in misura preoccupante anche nei laghi il problema dei rifiuti dispersi sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti ed è necessario e urgente mettere in atto politiche di prevenzione e sensibilizzazione per ridurre gli impatti economici e ambientali causati da questa emergenza. Un cambiamento di lunga durata può oggi nascere sia da nuove politiche ambientali, sia anche dalle nuove ricerche e scoperte scientifiche sui prodotti in polietilene e polipropilene che tanto vengono usati nella vita di tutti noi.

Negli Stati Uniti, intanto, si approfondisce l’uso di fasci di raggi ultravioletti per dissolvere la catena di polimeri più popolare della storia. In un piccolo laboratorio dell’Università dell’Illinois va ora in onda l’autodistruzione della plastica che, nonostante sia famosa per la sua lunghissima durata, “muore” lentamente sotto un fascio di luce. E così questo materiale, il terzo più diffuso al mondo, tanto utile per resistenza ed applicazioni quanto, se mal gestito, nocivo per l’ambiente potrebbe un giorno far parte di un futuro più sostenibile. Nei laboratori americani si sta testando un nuovo metodo per rendere la plastica auto-distruttibile partendo da quei polimeri, ovvero macromolecole, solitamente scartati dall’industria perché incapaci di formare catene stabili. La loro “debolezza” diventa ora un’arma: in sostanza si indebolisce la struttura e la si rende più degradabile. Costruire polimeri che hanno una durata limitata potrebbe essere così il futuro. Ovviamente molto dipenderebbe dall’uso finale del prodotto plastico: di breve durata per beni “usa e getta”, non adatta , invece, per infrastrutture che necessitano proprio di durata, stabilità ed efficienza. Il funzionamento dell’innovativa plastica si basa su polimeri che, anziché essere assemblati in lunghe catene, vengono messi in circolo e mescolati con un colorante giallo sensibile all’ultravioletto che, a contatto con i raggi UV, assorbe energia strappando elettroni ai polimeri e rompendo il circolo e di conseguenza la stabilità del composto, finendo così a disintegrarsi sotto il fascio di luce. La degradazione biologica è, inoltre, facilitata se c’è già un inizio di fotossidazione con le radiazioni ultraviolette, perché gli enzimi dei microbi trovano un polimero più debole e attaccabile. Una volta sciolti i singoli polimeri finirebbero così per diventare un pasto appetibile per eventuali batteri. I prodotti in polietilene e polipropilene, ossia quelli plastici più diffusi nell’industria, non cesseranno di esistere velocemente ma questo studio avanzato offre, già da ora, un’ alternativa importante ai prodotti del futuro, per ritrovarsi magari un giorno in un mondo che non sia schiavo dei rifiuti né con un mare che sia saturo più di plastica che di pesci.

Ammiraglio Giuseppe De Giorgi

FONTE: Logo Amm Degiorgi oro

e-max.it: your social media marketing partner

Lo sapevate che, Fiumi e laghi, oltre a mari ed oceani, in balia di plastica ed inciviltà

  • Visite: 646
Il mare nel cuore

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Non arrenderti mai amico mio, impare a cercare sempre il sole, anche quando sembra che venga la  tempesta ... e lotta!

Mi trovate anche nei Social

Disclaimer

Si dichiara, ai sensi della legge del 7 Marzo 2001 n. 62 che questo sito non rientra nella categoria di "Informazione periodica" in quanto viene aggiornato ad intervalli non regolari.
Web master: Giancarlo Montin
Le immagini dei collaboratori detentori del Copyright © sono riproducibili solo dietro specifica autorizzazione.
Il contenuto del sito, comprensivo di testi e immagini, eccetto dove espressamente specificato, è protetto da Copyright © e non può essere riprodotto e diffuso tramite nessun mezzo elettronico o cartaceo senza esplicita autorizzazione scritta da parte dello staff di ”Il Mare nel cuore”
Chi vuole può contribuire al miglioramento del sito, inviando foto o video all’amministratore, accompagnato dalle liberatorie e/o autorizzazioni scritte dei relativi proprietari del copyright.
L’eventuale pubblicazione è a discrezione del proprietario del sito. Il materiale cartaceo non verrà restituito.
Copyright © All Right Reserve

In classifica

sito

Torna alla Home

Su questo sito usiamo i cookies. Navigandolo accetti.