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Io volo da solo: arriva The Foiling Dinghy, il singolo per navigare a 25 nodi

Lo scafo pesa solo 30 chili, può alzarsi in volo già con 7 nodi di vento e il prezzo di lancio è molto interessante

The foiling dinghy

La deriva per volare da soli in tutta semplicità sta arrivando e si chiama The Foiling Dinghy, pesa 30 chili, costa meno di 10 mila euro e va in foiling già dai sette nodi di vento.

The Foiling Dinghy è dotato di un timone a T rovesciata e una coppia di foil curvi che hanno la funzione sia di sollevamento che di raddrizzamento, con un sistema di gestione automatico.

Quando la barca deve essere alata in spiaggia, sia il timone che i foil rientrano al livello della carena per garantire il minimo ingombro. Il peso dello scafo di appena 30 kg consente a un solo uomo di espletare con facilità le operazioni di alaggio e varo.

The Foiling Dinghy è dotato di sola randa, square top, non ha trapezio e viene condotto facilmente da una sola persona d’equipaggio, come su un laser ma volante, il cantiere dichiara velocità massime previste intorno ai 25 nodi.

Lunghezza: 3.80m

Larghezza: 1.80m

Larghezza con i foils esposti: 2.10m

Immersione minima: 0.15m

Immersione con i foils: 1.10m

Peso scafo: 30kg

Peso con albero e vela: 55kg

Vento minimo per alzarsi sui foils: 7 nodi

Top speed prevista: 25 knots+

 

FONTE: logo gdv

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Anch'io veleggio in un mare di plastica: ormai è dappertutto

Il navigatore Giovanni Soldini racconta i suoi oceani sempre più soffocati dal materiale derivato dal petrolio: "Serve cambiare la testa della gente"

Soldini Vela PlasticaPER dimostrare la presenza massiccia di microparticelle di plastica nell'acqua che beviamo quotidianamente in tutto il mondo, Orb Media, non profit giornalistica americana - di cui ieri abbiamo pubblicato l'inchiesta - ha dovuto prelevare e far analizzare campioni provenienti dai rubinetti di 159 città dei quattro continenti, da New York a Nuova Delhi. Per giungere alla stessa conclusione, al navigatore Giovanni Soldini è sufficiente sporgersi per qualche secondo dallo scafo planante del "suo" Maserati. "Anche volando sull'acqua a trenta nodi di velocità si vede chiaramente che ormai siamo a arrivati a un punto critico. Il mare è pieno di quella roba, nel 2050 ci sarà più plastica che pesci. E non è che questo riguarda solo chi va per mare, ma tutti noi che, alla fine, con quelle sostanze finiamo per farci i conti, anche senza saperlo ".

In che modo?
"Avete presente l'isola di plastica che c'è nel Pacifico? Bene, quell'isola è composta da tonnellate e tonnellate di detriti. Plastica che col tempo, lentamente, si degrada rilasciando in acqua microparticelle che poi finiscono ovunque, negli uccelli e nei pesci. E, dunque, dentro di noi che di quei pesci ci nutriamo".

Ma lei le ha viste queste isole di plastica?
"Certo. Ma al di là delle isole, il Pacifico è pieno di robe che galleggiano in giro, durante l'ultima "Transpac" di notte abbiamo rotto il timone urtando contro qualcosa di grosso... Ho sentito un botto tremendo, andavamo a trenta nodi e non ho capito cosa fosse. Ma sarebbe illusioro pensare che sia un problema esotico, qualcosa di lontano da noi, da cui siamo al sicuro. È così dappertutto".

Anche nel Mediterraneo?
"Certo, boe, cime di plastica, buste, bottiglie".

Quali immagini le vengono in mente?
"Le quattro balene spiaggiate perché avevano scambiato per calamari dei teli di nylon volati via, chissà, da qualche serra. Oppure la tartaruga strangolata da una di quelle cime, che ho visto quest'estate, in Grecia. Ero in vacanza con la famiglia, figli, nipoti. Non è stata una bella scena".

Cosa bisognerebbe fare secondo lei?
"Cambiare la testa della gente. Sembra un luogo comune, un discorso da bar. Ma non lo è".

Da dove si parte?
"E' un discorso culturale, molto più radicato di quanto non si creda. E occorre partire da se stessi. Dalle proprie abitudini, dai propri comportamenti: pensare in cosa possiamo migliorare e farlo. Ovviamente la cosa riguarda anche me. Io sto molto attento, ma non basta. Le faccio un esempio: per andare per mare si usano le barche. Che sono di plastica anche loro. Ora, da tempo mi piacerebbe fare qualcosa, ma purtroppo non ci sono grosse alternative, tutte le resine e i materiali studiati sino a oggi non funzionano e il legno ha altre implicazioni altrettanto dannose per l'ambiente. È un esempio estremo ma serve a capire quanto nessuno si possa chiamare fuori da questa riflessione. Il problema è profondo e la soluzione deve essere radicale".

Forse dovrebbero intervenire i governi.
"Forse. Ma non tutti lo fanno. Alcuni ci provano, altri no. E non parlo solo dei paesi in via di sviluppo. Ma anche degli altri, quelli che dovrebbero essere un faro per la civiltà. Prendete l'America. Andate a San Francisco, nelle zone più cool, troverete un sacco di supermercati che vendono prodotti bio e vegan, e te li mettono nei bustoni di plastica. In Europa da questo punto di vista siamo più avanti".

C'è qualcosa di pratico che secondo lei potrebbe migliorare la situazione?
"Diminuire il consumo dell'acqua in bottiglie di plastica. Ci pensavo questa estate durante il viaggio in Grecia. Quando vai in vacanza quante bottiglie usi? E tutte quelle bottiglie, anche se le smaltisci correttamente, che fine fanno? Nell'isoletta dove stavamo noi, certamente non avevano i mezzi per trattarle, immagino che le mettessero su una nave che una volta alla settimana le portava ad Atene. Ma siamo sicuri che non ci siano alternative valide?".

Ci sono?
"Certo che ci sono. Basta volerle trovare. E questo vale tanto per il consumatore che per il governo. Va smontato tutto il modello. Quello che è successo al pianeta negli ultimi cento anni non può succedere nei prossimi cento ".

FONTE: Logo Rep.it

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