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La LHD Trieste sarà equipaggiata con ski-jump per l’impiego degli F-35B

29 maggio 2019 di  in Analisi Italia  

Trieste ad

Con una cerimonia che ha visto la partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e delle Politiche Sociali e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Luigi Di Maio, del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta e delle massime autorità militari nazionali e civili regionali, accolti dal Presidente di Fincantieri Giampiero Massolo e dall’a.d. Giuseppe Bono, è stata varata sabato scorso presso il cantiere di Castellammare di Stabia la più grande unità destinata alla Marina Militare.

Si tratta della nave anfibia multiruolo tipo LHD (Landing Helicopter Dock) Trieste (L 9890), la cui madrina è stata Laura Mattarella, figlia del Presidente della Repubblica.

Trieste ad1“Progettata ed equipaggiata quale unità multiruolo e multifunzione per proiettare e sostenere in aree di crisi la Capacità Nazionale di Proiezione dal mare della Difesa con reparti della forza da sbarco della Marina Militare e dell’Esercito, cosi come la Protezione Civile in attività di soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali ed umanitarie, grazie anche alla capacità di fornire acqua potabile, alimentazione elettrica e supporto sanitario”, ha evidenziato il Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, la nuova LHD Trieste rafforzerà ulteriormente le capacità operative interforze delle Forze Armate Italiane nonché operative multinazionali in supporto alla NATO e EU, ha aggiunto il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli.

“La nuova LHD rimpiazzerà la portaeromobili Garibaldi, mantenendo tutte le capacità evidenziate dalla medesima nel corso della vita operativa, in aggiunta a quelle prettamente anfibie e di trasporto e supporto potenziato, comprese le estese capacità sanitarie e C4I, della LHD”, ha evidenziato il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio Valter Girardelli, confermando che l’unità sarà in grado di operare velivoli ad ala rotante e fissa.

A latere dell’evento, premettendo che la capacità aerea imbarcata rimarrà appannaggio della portaerei Cavour, alla domanda se l’unità verrà equipaggiata con ski-jump e le attrezzature di supporto per l’impiego di velivoli STOVL Lockheed Martin F-35B Lightning II, il CSM della Marina Militare ha risposto che “le rappresentazioni ed i rendering circolati sulla rete sono da ritenersi veritiere”.

Trieste ad2La Marina Militare manterrà quindi una capacità aerea secondaria che potrà essere utilizzata in caso di necessità come quando la portaerei Cavour non sarà disponibile o ci sarà bisogno di un ulteriore ponte di volo in contesti nazionali ed internazionali.

Dovendo la Trieste andare a sostituire nave Garibaldi implementandone le capacità, pensare di non dotare l’unità delle predisposizioni necessarie per assicurare gli investimenti fatti e renderli produttivi, non avrebbe senso”, ha sottolineato l’ammiraglio Girardelli.

L’unità non disponeva dello ski-jump al momento del varo, ma secondo quanto risulta a AD anche per motivi di peso al momento della delicata manovra di discesa in mare, lo stesso verrà installato successivamente unitamente ad altre sovrastrutture ed equipaggiamenti per l’allestimento definitivo.

Non sono ancora state divulgate informazioni ufficiali sulle caratteristiche dello ski-jump ma secondo quanto risulta a AD, il lato di sinistra del ponte di volo che accoglie la pista di decollo con lo ski-jump, dispone di sei spot di decollo ed atterraggio per velivoli ad ala rotante, a cui s’aggiungono due a proravia dell’isola ed uno a poppavia della medesima oltre l’elevatore aeromobili di dritta.

Trieste ad3A differenza di quanto avviene ormai da tempo nel cantiere integrato di Riva Trigoso/Muggiano ed altri stabilimenti di Fincantieri, il cantiere di Castellammare di Stabia dispone ancora di uno scalo tradizionale dal quale è discesa nave Triesteper toccare l’acqua per la prima volta.

Per effettuare in sicurezza tale complessa operazione con una nave avente uno scafo lungo circa 214 metri ed un dislocamento al momento del varo di quasi 21.000 tonnellate, è stato effettuato uno studio specifico per verificare che la nave potesse fermarsi in tutta sicurezza in uno spazio acqueo di circa 450 metri fra la fine dello scalo ed un molo del porto di Castellammare di Stabia.

Per assicurare tale manovra, realizzatasi in perfetta sicurezza grazie anche al piano di gestione dello spazio acqueo da parte della Guardia Costiera, sono stati utilizzati diversi accorgimenti ad hoc fra cui i più evidenti rappresentati da casse per l’aumento della spinta di galleggiamento a prua visibili durante la cerimonia e strutture amovibili meno evidenti sotto lo scafo nella parte poppiera per creare ulteriore attrito e quindi rallentare la corsa, una volta entrato in acqua lo scafo.

Trieste ad4Con un taglio della prima lamiera nel luglio 2017, ed un’impostazione del primo blocco sullo scalo nel febbraio 2018, sebbene non siano state divulgate informazioni ufficiali sulle tempistiche delle attività e prove successive al varo, che porteranno la LHD Trieste alla consegna nel giugno 2022, secondo quanto risulta a AD ma le tempistiche potrebbero variare, l’unità non verrà trasferita a breve termine presso il cantiere del Muggiano, come inizialmente era stato prospettato, ma completerà a Castellammare di Stabia l’allestimento degli impianti di propulsione e governo al fine di poter iniziare le prime prove a mare di piattaforma a marzo 2020. Successivamente, l’unità si trasferirà a giugno dello stesso anno con i propri mezzi di propulsione presso il cantiere del Muggiano per ultimare l’allestimento dei sistemi di piattaforma e del sistema di combattimento.

Le prove in mare di quest’ultimo dovrebbero iniziare nell’agosto 2021, affinché l’unità possa essere consegnata alla Marina Militare nel giugno 2022.  Come ricordato a latere del varo dal comandante designato di nave Trieste, il C.F. Enrico Vignola, la costruzione di quest’ultima unità è il risultato di un lavoro sinergico e rigoroso che coinvolge pregiate risorse industriali e governative, quale tangibile testimonianza di un’impresa di successo del Sistema Paese.

Trieste ad5Attualmente il nucleo iniziale dell’equipaggio che segue l’allestimento è pari a circa 50 unità che progressivamente saliranno fino a completare il complemento dell’unità. Al pari di tutte le altre nuove navi, la Marina Militare segue l’allestimento di nave Trieste con il personale del Centro Allestimento Nuove Costruzioni Navali (MARINALLES), che ne prepara il primo equipaggio e collaborando con il relativo Ufficio di Programma della Direzione Tecnica degli Armamenti Navali (NAVARM), ne garantisce i processi di assicurazione governativa di qualità e di verifica di conformità.

Con un dislocamento a pieno carico di oltre 33.000 tonnellate, una lunghezza e larghezza massime pari rispettivamente a 245 e 47 metri (36 a livello ponte volo), l’LHD Trieste si caratterizza per un sistema propulsivo in configurazione CODLOG (Combined Diesel eLectric Or Gas) che include due turbine a gas Rolls-Royce MT30, due motori diesel MAN 20V32/44R e due motori elettrici su due assi con eliche a passo variabile e timoni convenzionali, in grado di offrire una velocità massima rispettivamente di 25, 18 e 10 nodi. L’autonomia è pari a 7.000 miglia nautiche a 16 nodi. La rete elettrica di bordo è alimentata da 4 diesel generatori, in grado di assicurare energia elettrica anche ai motori elettrici di propulsione.

Trieste ad6L’unità, che verrà certificata dal RINA Services dal punto di vista ambientale, avrà posti letto per circa 1060 persone fra uomini e donne di cui 460 di equipaggio mentre i rimanenti riguarderanno la componente aerea, C4I e la forza anfibia imbarcata.

Con un ponte di volo di 230 per 36 metri collegato al sottostante hangar attraverso due elevatori da 40 t ed in grado di accogliere sia mezzi aerei che terrestri, l’LHD Trieste presenta un ulteriore ponte garage in grado di accogliere mezzi ruotati e corazzati con bacino allagabile delle dimensioni di 50×15 metri, che può alloggiare fino a quattro mezzi da sbarco tipo LCM LC23 forniti dal Cantiere Navale Vittoria nonché mezzi in dotazione alle Marine NATO ed EU. L’unità è inoltre dotata di un’ampia zona ospedaliera (NATO Role 2E) ed un’estesa area per un comando complesso anfibio.

Al pari delle portaerei classe Queen Elizabeth della Royal Navy, anche la LHD Trieste dispone di un’isola suddivisa in due sovrastrutture di cui la prodiera è dedicata alla conduzione nave mentre la poppiera accoglie le aree di comando e controllo delle operazioni aeree.

Trieste ad7Il sistema integrato di gestione della piattaforma (IMPS, Integrated Platform Management System) è fornito dalla società Seastema di Fincantieri, mentre il sistema di combattimento è integrato e fornito da Leonardo ed incentrato sul sistema di comando e controllo di nuova generazione SADOC Mk4.

Quest’ultimo gestisce una suite integrata per le comunicazioni interne ed esterne, quest’ultima basata su software defined radio (SDR) e sistemi satellitari multibanda nonché data Link 11, 22 e 16, nonché una suite di sensori che comprende il radar multifunzionale in banda X Kronos StarFire a quattro facce fisse a scansione elettronica attiva distribuito fra le due sovrastrutture dell’isola, ed il radar rotante in banda L con antenna AESA completamente digitale Kronos Power Shield per la scoperta a lungo raggio, sistema IFF con antenna circolare conforme e nuovo sistema di sorveglianza elettro-ottico in differenti bande ad architettura distribuita denominato DSS-IRST.

Trieste ad8A questi s’aggiunge il sottosistema di navigazione basato su radar GEM Elettronica Gemini BD. La suite radar principale è integrata con quella per la guerra elettronica fornita da Elettronica che comprende sistemi RESM/CESM/RECM collegati a due lanciatori Leonardo OLDS di decoy di diverso tipo compreso anti-siluro a cui s’aggiunge un sonar anticollisione e antimine sempre di Leonardo che fornisce anche la cortina trainata anti-siluro Black Snake collegata attraverso un sistema di reazione dedicato ai lanciatori per decoy, nonché un sistema di scoperta contro incursori subacquei ed una suite di sistemi di sorveglianza di superficie e d’ingaggio con armi non letali, quest’ultima fornita da SITEP Italia. L’armamento comprende tre affusti Super Rapido da 76/62 mm in configurazione Davide con munizionamento guidato DART e predisposizione per munizionamento a lunga gittata Vulcano, gestiti attraverso altrettante direzioni del tiro di nuova generazione NA30S Mk2 con radar bi-banda e sistema elettro-ottico, nonché tre affusti a controllo remotizzato da 25/80 mm, il tutto fornito da Leonardo.

L’unità è anche predisposta per imbarcare il sistema radar AESA a facce fisse in banda C Kronos Quad ed il sistema di difesa aerea missilistico di MBDA SAAM ESD con 16 celle in due gruppi VLS per missili della famiglia Aster.

FONTE: Logo ad

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Il sole ingoiato dal vulcano, lo spettacolare tramonto sullo Stromboli candidato a Patrimonio Unesco

tramonto stromboli

Il sole che tramonta sul cratere del vulcano Stromboli, in Sicilia, come se ne venisse ingoiato. Uno spettacolo che toglie il fiato, da vedere almeno una volta nella vita. Così bello da diventare Patrimonio dell'Umanità. O almeno provarci. 

Sembra un dipinto vista la sua bellezza, ma il sole che sembra infilarsi direttamente nella bocca dello Stromboli è reale. Ad ammirarlo d'estate sono in tanti. Oggi, il tramonto di una delle isole più affascinanti e selvagge delle Eolie potrebbe essere candidato a diventare patrimonio Unesco.

I tramonti sono suggestivi e romantici ovunque, lo sanno anche i bambini, ma questo ha qualcosa di davvero speciale. Al calar della sera, d'estate, il cielo si tinge di tonalità calde, di arancio e rosso, che sembrano esser dipinte direttamente dalle spettacolari eruzioni di lava del vulcano.

Sullo sfondo color fuoco, il sole sembra essere ingoiato dallo Stromboli. Uno spettacolo unico che si può ammirare solo da poche località siciliane e calabresi, dalla Costa degli dei, da Pizzo Calabro a Zambrone, da Tropea e da pochi borghi dell’entroterra orientati sul Tirreno.

Da qui l'idea di un comitato di giovani calabresi, Calabria Network Mediterraneo, di proporre la candidatura del tramonto sullo Stromboli a patrimonio mondiale Unesco dell'Umanità.

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I requisiti richiesti ci sono tutti: unicità, universalità e insostituibilità. Inoltre, il fenomeno soddisfa il VII Criterio della Convenzione sul patrimonio dell’Umanità del 1972 in base al quale sono riconoscibili

"fenomeni naturali o atmosfere di una bellezza naturale e di una importanza estetica eccezionale".

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Le Eolie sono già Patrimonio Unesco dal 2000 come riserva della biosfera. Nelle 7 isole, sono presenti due vulcani attivi, Vulcano e Stromboli. Quest'ultimo regala spesso spettacolari eruzioni, mediamente ne avviene una ogni ora. Dalla sua sciara del Fuoco, visibile solo dal mare, scivolano giù costantemente detriti e ceneri.

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Foto: Francesca Mancuso

Uno spettacolo nello spettacolo!

FONTE: logo greenme

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Jeff, il marine musicista stregato dalla Maddalena

Ex militare nella base Usa, dopo che è stata smantellata è rimasto nell’isola Insegnante di musica e inglese, dirige la banda filarmonica Giuseppe Garibaldi.

Jeff marines

LA MADDALENA. La sua è una storia d’amore che sa di note jazz e di mare. Racconta di un colpo di fulmine che dalla Florida lo ha portato in Sardegna. E tutto perché lei, così piccola rispetto al mondo extra large da cui arrivava ma unica, gli ha strappato il cuore al primo sguardo. William Jefferson jr Edes, per tutti Jeff, è un ex militare della Marina americana. Un marine musicista. Quando la base Usa è stata smantellata, è rimasto alla Maddalena. Stregato da quello scoglio scolpito dal vento e colorato di tutte le sfumature di azzurro che aveva visto per la prima volta nel 1996. La divisa è appesa nell’armadio dei ricordi. Oggi le uniche armi che Jeff usa sono note e pentagramma. Gli strumenti con cui dà lezioni di musica e felicità ai giovani maddalenini.

Musica e Marina. Del marine versione armadio, sguardo di ghiaccio e lineamenti da battaglia, Jeff non ha proprio nulla. Più un artista new age che un soldato. A colpire è l’espressione felice. I suoi occhi ridono prima ancora della bocca. Nato a Jackson, metropoli della Florida da 800mila abitanti 47 anni fa, da bambino gira il mondo con mamma e papà, militare della Marina americana. Vita da gitani in divisa. Mai più di due anni nello stesso posto. Germania, Messico, Colorado, Texas. Nonni contadini, bisnonna indiana, Jeff capisce subito che la strada della sua vita è fatta di note e spiritualità. Si laurea in musica e nel 1998 si arruola in Marina. Ma lo spirito patriottico ha poco a che vedere con la sua scelta. «Solitamente gli americani si arruolano per pagarsi l’università che da noi costa 20-30mila euro all’anno – spiega – . Io mi ero già laureato grazie a delle borse di studio. Entrai in Marina per sfizio, per vedere il mondo. Mi mandarono a Napoli, dove prestavo servizio come militare con la specialità di musicista e il grado di maresciallo di seconda classe. Suonavo per l’unica banda che rappresenta l’America in Europa. Ho girato tutti i paesi europei e le ambasciate. Ho suonato per i cambi di comando musica militare, classica, di marcia, pop nelle feste».

Amore predestinato. Nel 1998, nella base americana con radici maddalenine a Santo Stefano dal 1972, c’è un cambio di comandante. La banda della sesta flotta di Napoli viene chiamata per accompagnare l’evento. È lì che suona Jeff. «Quest’isola era nel mio destino – dice –. Il giorno dopo la cerimonia ci lasciarono un giorno libero e me ne andai in giro per l’isola. Cominciai a camminare fino a quando mi ritrovai a Tegge, davanti alla spiaggia. Era una giornata pazzesca, il mare sembrava olio. Mi stavo preparando per andare via e dissi tra me e me: sarebbe davvero bello vivere in questo posto». Nel 1999 si conclude il primo ciclo in Marina di Jeff. In America, dopo i primi quattro anni la riconferma di altri quattro è garantita. A patto che i militari accettino la destinazione. «Mi volevano mandare a Okinawa – ricorda l’ex marine –. Non accettai e tornai in America per tre mesi. Ma volevo ritornare in Europa. Presentai la domanda per insegnare musica nelle scuole americane all’estero. E mi destinarono alla Maddalena».

Jeff musicista

Musica e felicità. Jeff viene mandato come insegnante di ruolo alla scuola della Trinita. Lì sorgeva il villaggio a stelle e strisce. Un piccolo pezzo di America incastonato tra graniti e macchia mediterranea. Lì vivevano le famiglie dei marines e i loro figli studiavano nella scuola pubblica americana. «Insegnavo musica a 800, mille bambini all’anno – ricorda Jeff –. Un’ora al giorno tutti i giorni. Sono stati otto anni bellissimi della mia vita, sia a livello umano che professionale».

Io resto qui. Quando nel 2007 la Marina americana va via Jeff resta alla Maddalena. Viene assunto dalla Marina italiana per insegnare inglese ai militari. E il suo destino si incrocia con il simbolo della Marina italiana nel mondo, il Vespucci. «Serviva un insegnante madrelingua per fare lezioni a bordo – racconta –. Accettai subito. Per quattro estati, ancora una volta grazie alla Marina ma questa volta italiana, mi ritrovai a girare il mondo. Durante l’inverno insegnavo a Mariscuola».

Euroamericano. Jeff si sente un americano dal cuore europeo. «In America parlo sempre delle cose belle che ci sono in Europa. Come la sanità e l’università. Io ho una mentalità europea. In America ogni anno per frequentare l’università si pagano 20-30mila euro e la sanità decide per te quali esami devi fare. Qui è molto meglio. Dell’America mi manca la mia famiglia, che mi ha sempre sostenuto anche nella scelta di restare a vivere alla Maddalena. I miei familiari vengono spesso nell’isola e a volte vado io a trovarli. Dell’America mi mancano i supermercati aperti a tutte le ore. In Italia il mondo è pensato per le coppie. Uno dei due, marito o moglie, va a fare la spesa. Io che sono single devo fare tutto da solo. Ma quando io sono libero, i market sono in chiusura e devo fare tutto di fretta. Oppure quando non lavoro, ad esempio nel primo pomeriggio, i negozi sono chiusi. Ma io amo l’Europa, l’Italia e La Maddalena per me è il posto più bello del mondo».

Musica e felicità. Jeff oggi dirige l’associazione bandistica Filarmonica Giuseppe Garibaldi. Polistrumentista, allievo del Conservatorio a Rovigo, sogna un grande concerto con le altre bande della Maddalena. È poi responsabile di alcuni progetti di insegnamento dell’inglese con la musica nelle scuole della Gallura. «La musica e in generale la cultura sono lo strumento per conoscere il mondo. Senza la musica io non avrei potuto viaggiare, fare tutte le esperienze della mia vita. Grazie a lei ho conosciuto tanti popoli, tante culture, tanti mondi. Conoscere le diversità è un arricchimento».

FONTE: Logo nuovasardegna sassari

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Nave Trieste, varo spettacolare. Sarà assegnata a Taranto

Varo Nave Trieste

Per vederla assegnata alla Base Navale Mar Grande di Taranto occorreranno almeno un paio di anni, “servirà un bel po’ di tempo per l’allestimento di una unità navale con queste caratteristiche”, spiega l’Ammiraglio di Divisione Salvatore Vitiello, comandante di Marina Sud. Nave Trieste, però, fa già parlare di sè per la sua modernità. Si tratta di un’unità anfibia multiruolo e multifunzione, concepita, fin dalla fase preliminare del progetto, per essere uno strumento flessibile, multi-purpose by design, modulare, e a basso impatto ambientale. Un’unità di tipo LHD (Landing Helicopter Dock) per le sue capacità d’impiego di aeromobili e mezzi anfibi, grazie alla disponibilità di un ponte di volo e un bacino allagabile interno alla nave.

Il varo della nuovissima unità navale della Marina Militare si è tenuto nei cantieri di Castellammare di Stabia alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto dal Presidente di Fincantieri Giampiero Massolo e dall’Amministratore delegato Giuseppe Bono. Secondo i piani, la nuova unità dovrebbe essere consegnata nel 2022 e rientra nel Programma navale per la tutela della capacità marittima della Difesa, deciso dal Governo e dal Parlamento e avviato nel maggio 2015 (“Legge Navale”).
La Madrina della nave è stata Laura Mattarella, figlia del Presidente della Repubblica.

Alla cerimonia sono intervenuti, fra gli altri, il Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro e delle Politiche Sociali e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Luigi Di Maio, il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli e il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di squadra Valter Girardelli. Nave “Trieste” sarà certificata da RINA Services in accordo con le convenzioni internazionali per la prevenzione dell’inquinamento sia per gli aspetti più tradizionali come quelli trattati dalla Convenzione MARPOL, sia per quelli non ancora cogenti, come quelli trattati nella Convenzione di Hong Kong relativamente alla emissione del “Green Passport”.

L’unità avrà una lunghezza di circa 214 metri, una velocità massima di 25 nodi, e sarà dotata di un sistema di propulsione del tipo CODLOG (COmbined Diesel eLectric Or Gas) che utilizza la propulsione elettrica per le andature a basse velocità, in linea con la policy ambientale della Marina Militare (“Flotta Verde”).
Le caratteristiche costruttive e di armamento di nave “Trieste” le consentiranno di proiettare e sostenere – in aree di crisi – la forza da sbarco della Marina Militare e la capacità nazionale di proiezione dal mare della Difesa, di assicurare il trasporto strategico di un numero elevato di mezzi, personale e materiali e di concorrere con la Protezione Civile alle attività di soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali, essendo anche in grado di fornire acqua potabile, alimentazione elettrica e supporto sanitario. L’Unità potrà inoltre assolvere le funzioni di comando e controllo nell’ambito di emergenze in mare, evacuazione di connazionali e assistenza umanitaria.

Con oltre 1.000 posti letto disponibili, la nuova LHD sarà dotata di un ponte di volo per elicotteri, di circa 230 metri, per assicurare l’operatività di un battaglione di 600 uomini e di un ponte garage in grado di ospitare 1200 metri lineari di veicoli gommati e cingolati, sia civili che militari. Il bacino allagabile, lungo 50 metri e largo 15, consentirà alla nave di operare con i più moderni mezzi anfibi in dotazione alle Marine NATO e dell’Unione Europea. Le varie aree di stivaggio del carico saranno accessibili tramite gru, rampe poppiere e laterali, e la movimentazione del carico sarà affidata a rampe interne ed elevatori. Sarà presente a bordo un ospedale completamente attrezzato, con sale chirurgiche, radiologia e analisi, gabinetto dentistico e zona degenza per 27 ricoverati gravi (ulteriori ricoveri sono possibili in moduli container opportunamente attrezzati).

Nave Trieste è stata costruita da Fincantieri (un tempo presente anche a Taranto con i gloriosi Cantieri Navali), uno dei più importanti complessi cantieristici al mondo e il primo per diversificazione e innovazione. Con oltre 230 anni di storia e più di 7.000 navi costruite, Fincantieri ha sempre mantenuto in Italia il suo centro direzionale, nonché tutte le competenze ingegneristiche e produttive che caratterizzano il proprio know-how distintivo. Con oltre 8.600 dipendenti in Italia e un indotto che impiega quasi 50.000 addetti, Fincantieri ha saputo valorizzare una capacità produttiva frazionata su più cantieri facendone un punto di forza, riuscendo ad acquisire il più ampio portafoglio di clienti e di prodotti nel settore delle crociere. Il Gruppo conta oggi 20 stabilimenti in 4 continenti, oltre 19.000 dipendenti, è il principale costruttore navale occidentale ed annovera tra i propri clienti i maggiori operatori crocieristici al mondo, la Marina Militare e la US Navy, oltre a numerose Marine estere, nonché è partner di alcune tra le principali aziende europee della difesa. (Credits: la foto a corredo di questo articolo è dell’ufficio stama Marina Militare)

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Nave Trieste, varata l'ammiraglia della Marina militare: elicotteri a bordo

TriesteVarata l'ammiraglia della Marina militare: la nave Trieste, un gigante del mare, ha avuto come madrina la figlia Laura del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Presenti alla a Castellammare di Stabia (Napoli) anche i ministri della Difesa, Elisabetta Trenta, del Lavoro, Luigi Di Maio, e i Capi di Stato Maggiore della Difesa, Enzo Vecciarelli, e della Marina, Valter Girardelli. È Leonardo il fornitore e integratore dell'intero sistema di combattimento della nave Trieste. La Trieste, Landing helicopter dock (Lhd) è una nuova unità navale anfibia multiruolo di circa 25mila tonnellate di dislocamento, in grado di condurre operazioni anfibie e a lungo raggio, in teatro operativo cosiddetto «Mediterraneo allargato», e in contesti multi forze e multi nazionali (joint e combined) come ad esempio le operazioni di reazione alle crisi nell'ambito di iniziative Nato, Ue o multinazionali.

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Per questa unità navale Leonardo fornirà un Combat management system di nuova generazione ad architettura aperta, modulare e riconfigurabile, caratterizzato da un alto grado di automazione, che consentirà la condotta integrata del sistema di combattimento in maniera adattiva alle missioni che l'unità navale sarà chiamata ad affrontare, anche tramite l'impiego di innovativi sistemi di interfaccia uomo-macchina.

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La Lhd sarà dotata anche di: sistema radar di appontaggio di precisione, radar di controllo del tiro multi sensore (in banda X/Ka), radar multifunzionali Active Electronically Scanned Array di nuova generazione, rispettivamente a quattro facce fisse in banda X e rotante in banda L per scoperta di lungo raggio; sistema Iff con antenna circolare conforme e di un nuovo sistema di sorveglianza Irst ad architettura distribuita. I sistemi di comunicazione integrata saranno basati sulle nuove Software Defined Radio e caratterizzati da sistemi satellitari multibanda.  L'unità sarà equipaggiata anche con un sistema integrato di navigazione. Leonardo fornisce tre sistemi 76/62 SR Strales Multi Feeding che costituiscono l'armamento principale della Lhd.

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Oltre al munizionamento di tipo tradizionale, tali sistemi sono configurati per operare la munizione guidata Dart, particolarmente efficace contro bersagli manovranti, quali le minacce missilistiche presenti e future, e le minacce di superficie tipiche dello scenario asimmetrico. I cannoni 76/62 Sr sono inoltre predisposti per operare la munizione Vulcano 76 a guida Gps attualmente in corso di sviluppo.

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Tre sistemi Leonardo con affusto 25mm KBA in configurazione remotizzata completano la suite cannoniera. Come sulle Ppa «full», sarà installato il Sistema Leonardo Odls 20 costituito da due lanciatori in grado di operare le munizioni di futura generazione sia nello scenario di difesa di superficie che sottomarina. Sul fronte underwater Leonardo fornisce la cortina trainata Black Snake, il più moderno e leggero sistema per la difesa anti-siluro, un Obstacle Avoidance Sonar, la Bathy Termograph Unit e il Diver Detection Sonar. Il sistema di Combattimento integrerà anche apparati di Electronic Warfare System attivi e passivi allo stato dell'arte di fornitura Elettronica. Da parte di Mbda al momento è prevista solo la predisposizione («fitted for») per una eventuale futura installazione di sistemi missilistici di difesa aerea.

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L'ordinario militare benedice e incoraggia gli operai. Ha un motto la nave Lhd Trieste della Marina Militare, costruita da Fincantieri a Castellammare di Stabia. È 'Fulge Super Mare'. Ha anche ricevuto una benedizione speciale dall'ordinario militare monsignor Santo Marcianò, che ha deviato dal rituale religioso scritto e ha risposto a una richiesta dei lavoratori di benedire anche le loro famiglie. Il presule è stato sorpreso dall'aver trovato sulla prua della nave una grande croce, composta dalle immagini sacre alle quali le tute blu sono devote: il patrono di Castellammare di Stabia, San Catello, Padre Pio, Giovanni Paolo II, la Vergine del Rosario, la Madonna di Pozzano, San Ciro, patrono del quartiere dove sorge il Cantiere, Santa Lucia e il Volto Santo di Gesù.

Monsignor Marcianò ha elogiato la «forza della fede» espressa dalle maestranze alle quali ha poi indirizzato una benedizione e un grazie. Una «benedizione laica - ha detto - nel senso che si dica bene nel Paese, per questo segno meraviglioso che avete messo sulla nave e che rende credibile la vostra richiesta di benedizione e di bene. Abbiamo bisogno di italiani che abbiano la forza di esprimere la fede. Vi benedico con tutto il cuore». In Fincantieri a Castellammare di Stabia sono 570 i dipendenti, di cui 350 operai. Lo stabilimento navale registra ogni giorno anche 1.200 accessi delle aziende dell'indotto.

FONTE: logo messaggero

 

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Abruzzo, a 92 anni ogni giorno guida 60 km per guardare il mare

Ogni giorno Pasquale Di Marco percorre 30 km all'andata e al ritorno per osservare il mare di Giulianova dopo una vita intera trascorsa in miniera.

Una delle località balneari più frequentate d’Abruzzo è la meta preferita di Pasquale Di Marco, 92enne ex minatore che ogni giorno guida per 60 km solo per vedere il mare di Giulianova. La storia dell’anziano signore ha colpito “Radio G Giulianova”che ha deciso di intervistarlo dopo le tante segnalazioni ricevute dalle persone che avevano notato la sua presenza sulla spiaggia. I residenti di Giulianova, piccola cittadina abruzzese sul mare, sono rimasti affascinati da quella presenza e così in tanti lo hanno fotografato in riva al mare. Il giornalista Francesco Marcozzi si è chiesto quale fosse il motivo e si è fatto raccontare tutta la storia. Pasquale Di Marco ha vissuto per buona parte della sua vita in Belgio a lavorare nelle miniere di carbone a 900 metri di profondità.

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Ora a 92 anni ha bisogno ogni giorno di vedere il mare. Guida per 30 km fino a Giulianova, scende in spiaggia con la sua piccola sedia e arriva fino al bagnasciuga. Si siede e guarda il mare, per due o tre ore. «Ringrazio Dio, che mi dà il questo potere di venire qua. E che mi tiene ancora la mente lucida», queste le sue parole. L’uomo arriva da Poggio San Vittorino, un paesino in provincia di Teramo, ma la voglia di vedere il mare è più forte di tutto e così ogni giorno percorre 30 km all’andata e 30 al ritorno per osservare le onde del mare. Cappello d’ordinanza in testa, sedia che non manca mai e i suoi occhi ad ammirare l’immensità.

Un’immagine romantica e inusuale ai giorni nostri, proprio per questo tantissime persone hanno apprezzato la storia di Pasquale che è stata resa ulteriormente virale da una pagina Facebook (Abruzzese fuori sede) che raccoglie le migliaia e migliaia di persone emigrati e nostalgici della propria terra. L’intervista a Pasquale si è poi conclusa con qualche segreto per tenersi in forma. Lui, lucido e sempre disponibile, ha dichiarato di non aver mai fumato in vita sua e di non bere, ma sul mangiare è drastico: “Mangio tutto”. A lui basta il mare e quella spiaggia dalla sabbia bianca che affascina tanti turisti in estate. Ampia e protetta da palme, sembra di stare in qualche località esotica.

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FONTE:Logo Siviaggia

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Sea Shepherd, a Lerici un convegno sul pericolo della plastica nei mari

Un altro interessante e quanto mai attuale, articolo dell'Amm. De Giorgi sul problema della plastica in mare... e non solo!

plastica mare


Ci sono centinaia di chili di plastica in un solo chilometro cubo di Mediterraneo. L'impressionante dato è stato diffuso dal ricercatore del Cnr Marco Faimali nel corso del convegno sulla pericolosità delle micro e macroplastiche nei mari e negli oceani,  organizzato a Lerici (La Spezia) da Sea Shepherd.
«Se filtrassimo un chilometro cubo di acqua del Mediterraneo – ha spiegato Faimali - troveremmo da qualche decina sino a centinaia di chili di plastica. Il Mediterraneo è una delle zone più problematiche per questo aspetto: stiamo cercando di capire quali saranno gli effetti sull'ecosistema. La plastica non è un inquinante normale, assorbe altri agenti inquinanti e funge da vettore. Le plastiche si trasformano in particelle sempre più piccole, anche perché vengono triturate e mangiate dai pesci, rendendo sempre più complesso catturarle. Stiamo studiando quali sono ad esempio gli effetti sullo zooplacton. L'invasione silenziosa della marine litter è diventata ormai un problema globale. Il 3% della produzione annuale di plastiche finisce in mare».  
Nel corso del convegno non sono mancati purtroppo altri elementi allarmanti sulla quantità di plastica in mare, rappresentanti dal “basurero” una scultura che raffigura un pesce con la pancia piena di rifiuti plastici realizzata dall'artista Margot Bertonati. La dispersione della plastica in mare provoca la morte di 100 mila mammiferi marini e di un milione di uccelli. Proprio i mammiferi marini sono i più esposti ai rifiuti plastici (43%), seguiti dagli uccelli marini (36%). Non sembrano invece avere scampo le tartarughe. Si calcola come ogni anno finiscano in mare dalle 8 alle 10 tonnellate di spazzatura, nel 75% dei casi si tratta proprio di plastica. Secondo una proiezione entro il 2025 ci saranno 64 milioni di spazzatura negli oceani. Pensate che una banale rete da pesca abbandonata, rischia di rimanere in mare per ben 650 anni. «Nelle zone riserva meno accessibili – ha spiegato la ricercatrice Silvia Merlino -  la concentrazione di questi elementi è superiore che in altre aree». Si è visto infatti che le spiagge tendenzialmente protette sono quelle più inquinate dalla plastica, probabilmente perché essendo meno frequentate vengono ripulite di rado. La riflessione è emersa dal confronto tra le spiagge tutelate di Pianosa, Palmaria e San Rossore con altre più frequentate come quelle delle Cinque Terre o Lerici. Giuliana Santoro, referente per La Spezia di Sea Shepherd ha annunciato che sul fronte delle microplastiche ci sarà tutto l'impegno possibile da parte del movimento ambientalista per inserire la campagna in difesa del plancton tra le iniziative di Sea Shepherd. L'Italia è il secondo produttore di plastica in Europa, subito dopo la Germania, sarebbe importante se fosse proprio l’Italia a prendere la leadership sulle tecnologie e sulle iniziative concrete per limitare i danni delle plastiche in mare cominciando proprio dalla loro rimozione, prima che diventino “micro”. 

News varie dal mare, Sea Shepherd, a Lerici un convegno sul pericolo della plastica nei mari

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