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Catanzaro brucia Spezia: avrà sommergibile-museo

SommCatanzaro

Qui il progetto di rendere il "Da Vinci" visitabile è in stallo, mentre la città calabrese ha già ottenuto il sì della Marina Militare per avere un classe Sauro a titolo gratuito. E il Muma di Genova li aiuterà a realizzare il progetto.

27/01/2019 15:13:02

Fuori provincia - Sono venuti in Liguria a studiare di persona come si allestisce un museo del mare. Sono venuti soprattutto a dare un'occhiata da vicino a quella che dovrà essere la principale attrattiva di un polo culturale legato alla marineria per il sud Italia. Ovvero un ex sommergibile della Marina Militare che possa diventare un simbolo per la città di Catanzaro. Una delegazione della città calabrese era a Genova negli scorsi giorni per "porre le basi per una futura partnership. Con questo auspicio ho fatto visita al Galata Museo del mare di Genova", spiega il vice sindaco Ivan Cardamone con una nota.

Catanzaro fa sul serio. Dopo uno scambio a distanza con Genova, ha schierato il vice primo cittadino per una missione che fa partire ufficialmente il progetto. Con lui c'erano i dirigenti dei settori patrimonio e cultura, Andrea Adelchi Ottaviano e Antonino Ferraiolo e un funzionario del settore cultura, Franco Megna. Ad accoglierli il presidente del MUMA Nicoletta Viziano, il direttore generale Pierangelo Campodonico e l’architetto Roberto Bajano. "Il Comune di Catanzaro ha ricevuto nei mesi scorsi la disponibilità da parte dello Stato maggiore della Marina militare per l’assegnazione a titolo gratuito di un battello militare, un sommergibile della classe Nazario Sauro, che potrebbe rappresentare un’importante attrattiva espositiva. E’ stato, anche, avviato il percorso necessario affinché la proposta del Museo del mare possa essere recepita all’interno del redigendo Piano regolatore portuale con l’individuazione di un’area adiacente al porto destinata a spazio espositivo", fa sapere Cardamone.
Un progetto che non potrà che far fischiare le orecchie anche alla Spezia. Sull'individuazione del sommergibile, il "Leonardo da Vinci", qui siamo un passo avanti ma finché l'unità rimane a mollo nessuno le vieta di finire in altri lidi. Il resto è tutto da scrivere. Sul trovare un'area dove esporlo e su chi dovrà pagare la bonifica dell'unità e tutte le opere necessarie a renderlo visitabile invece ancora non c'è la quadra. L'Autorità di sistema portuale ha dato il proprio assenso, ma non può investire su di un progetto che non ricada all'interno delle proprie aree di competenza per legge. Il Museo Tecnico Navale non è pronto a ospitarlo e in ogni caso, l'eventuale supporto di un privato che metta i fondi necessita di un lavoro politico lungo e laborioso con Roma e poi nella ricerca degli investitori. Insomma, siamo ancora all'anno zero o quasi, mentre Catanzaro sembra poter andare spedita. La beffa è che è sarebbe proprio il capoluogo ligure a offrire il know how.

Un "sommergibile musealizzato può rappresentare, viste le notevoli potenzialità, un modello di riferimento per realizzare una simile esperienza anche a Catanzaro. Il sommergibile del Muma ha registrato circa un milione di visite e conta oltre 100mila visitatori all’anno. Un’attrazione importante che non ha eguali dalla Spezia in giù, un’idea che può essere vincente per la città di Catanzaro che si candida ad accogliere il battello della Marina Militare con annesso padiglione-museo di rilievo culturale, espositivo e didattico per tutto il centro-sud e non solo", annuncia il vice sindaco.
Da Genova piena disponibilità ad attivare una collaborazione istituzionale mirata alla realizzazione di uno studio di fattibilità per il Museo del mare a Catanzaro. "Ora l’amministrazione proseguirà il confronto avviato, facendo tutte le opportune valutazioni, in attesa di programmare una visita da parte della direzione del Muma di Genova direttamente sull’area del porto dove potrebbe essere allocato il museo”.

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Nasce il primo sindacato militare della storia. Ecco il decreto ministeriale che lo autorizza

Carabinieri parata

venerdì, 25 gennaio 2019

ROMAEra atteso con trepidazione da molte settimane e finalmente il Brigadiere capo dei Carabinieri Antonio Serpi ha ricevuto il decreto del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, che lo autorizza alla costituzione del primo sindacato militare della storia. Il sindacato in questione si chiama “Sindacato Italiano Militari Carabinieri” (SIM Carabinieri) e fa parte di un network di sindacati (ognuno indipendente e distinto per ciascuna delle forze armate) che hanno le medesime finalità e scopi. A breve quindi verranno autorizzati – così come ha annunciato il ministro Trenta – il SIM Esercito, SIM Marina, SIM Aeronautica, SIM Guardia Costiera e SIM Guardia di Finanza.

«Il sindacato che abbiamo in mente – dichiara l’avv. Giorgio Carta, ex ufficiale dei Carabinieri, tra i fondatori – sarà caratterizzato da un’azione decisa ma responsabile e con il senso delle Istituzioni, le cui azioni saranno tese a migliorare l’efficienza dell’Amministrazione militare, ben consapevole del prevalente interesse pubblico, ma saldo nei principi ed intransigente verso le lesioni dei diritti dei singoli militari. Non vogliamo il sindacalismo estremo, sfascista  e di pura contrapposizione all’Amministrazione, ma uno responsabile e costruttivo di dialogo». Sul tema dei diritti dei militari, ricordiamo che nel 2010 l’avv. Carta e l’ex elicotterista della Marina Giuseppe Paradiso, furono “costretti” a fondare un partito (il Partito Operatori Sicurezza e Difesa – POSD) proprio a causa della divieto di sindacato allora vigente, con lo scopo di far rispettare i diritti civili e politici del personale in uniforme. Curiosamente la legge vietava ai militari la costituzione di liberi sindacati di categoria ma nulla diceva circa la loro adesione a partiti politici. Molti comandi militari sanzionarono i militari iscritti al POSD, ma tutti tribunali amministrativi della penisola sancirono il pieno diritto politico del personale in uniforme ed annullarono tutti i provvedimenti disciplinari. Il Brigadiere Serpi ha dichiarato di aver «vissuto con forte emozione il momento in cui mi è stato notificato il decreto del ministro della Difesa».

«Il mio pensiero – ha aggiunto Serpi – va principalmente ai colleghi di tutte le Forze Armate che da tanti anni e con tenacia hanno inseguito questo sogno di dotare il mondo militare di nuovi strumenti di tutela dei diritti e del benessere del personale». Il Brigadiere Serpi ha voluto indirizzare «un caloroso ringraziamento al Ministro della Difesa Elisabetta Trenta che fin dall’inizio del suo mandato ha manifestato sempre la sua vicinanza con i fatti e non con le parole alla realtà militare recependo la necessità di avviare quel processo innovativo affermato dalla Corte Costituzionale con la storica Sentenza n. 120», non dimenticando il Comandante Generale dei Carabinieri. «Oggi non è un traguardo ma un punto di partenza – ha dichiarato inoltre il Brigadiere Serpi – e da domani inizierà l’attuazione al Decreto con la tenacia e caparbietà che ci contraddistingue, un percorso che ci porterà alla strutturazione e alla ramificazione su tutto il territorio nazionale. A tutti coloro che ci sostengono da mesi dico che dobbiamo subito rimboccarci le maniche».

Adesso con il “Sindacato Italiano Militari” possiamo dire che comincia davvero “l’era” sindacale militare, così come avviene in molti paesi europei.

Scarica il Decreto del sindacato SIM Carabinieri

FONTE: GrNet logo

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Mini-Crociere a Taranto per esplorarne le bellezze e degustare specialità gastronomiche

Mini Crociere a Taranto 750x450

Finalmente disponibili le esclusive mini crociere a Taranto con tour dei Due Mari, visita ai Citri del Mar Piccolo e possibilità di degustazione a bordo.

(foto di copertina a cura di NICO PH)

Uno dei modi più suggestivi per visitare la città è senza dubbio dal mare, il suo elemento più caratterizzante. Taranto infatti è denominata Città dei Due Mari e si estende su due penisole intervallate da un’isola, l’Isola Madre, che ad esse è collegata da due ponti.

Grazie all’azienda per la mobilità urbana Amat, sono finalmente disponibili le Mini Crociere a Taranto: la Clodiae l’Adria.

In un’ora e mezza, visiterai la Città Vecchia e il borgo nuovo, costeggiando le due penisole e ammirando da vicino il famoso Ponte girevole, dominato dal maestoso Castello Aragonese.

Nella laguna del Mar Piccolo, lo spettacolo è ancora più emozionante osservando i coloratissimi pescherecci, le robuste fortificazioni del Castello, la maestosità della tecnologia di fine Ottocento del Ponte Girevole, la meraviglia dei citri (sorgenti sottomarine) e i tipici allevamenti delle cozze dei pescatori.

Le Mini Crociere a Taranto proseguono in Mar Grande con il tour delle isole Cheradi, dove, alla fine del Settecento, Napoleonefece costruire il forte intitolato a Pierre Choderlos de Laclos per proteggere la città.

INFO 099 779 55 27

Grazie alle motonavi di Calajunco, da Aprile è possibile degustare le specialità artigianali tarantine, tra cui gli squisiti stuzzichini a base di pesce e dell’ottimo vino dei vigneti locali. 
E’ necessaria la prenotazione Obbligatoria chiamando ai numeri +39 3356448888 e +39 3402203903

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Padova, 10 ammiragli della Marina assolti per morte dei marinai su navi ‘imbottite’ di amianto. I colleghi: “Uccisi di nuovo”

Il giudice ha assolto gli imputati con la formula più ampia, ovvero perché  il fatto non sussiste (solo in un caso per non aver commesso il fatto). In questo modo anche la Marina Militare, che era stata citata come responsabile civile, esce indenne dal processo. La sentenza è stata accolta in aula dai marinai di numerose associazioni al grido di “Vergogna, li avete uccisi, ci avete uccisi due volte”

Amianto Navi marina militare 1300

di | 14 Gennaio 2019
 

Le navi della Marina Militare Italiana erano, e in parte lo sono ancora, imbottite di amianto. Centinaia di marinai si sono ammalati di mesotelioma pleurico o di altre patologie asbesto correlate quando erano imbarcati sui natanti per aver respirato le fibre del minerale che si trovava un po’ in tutte le zone, dalla sala macchine ai dormitori, dalle cucine alle infermerie. Molti di loro sono morti, gli altri stanno ancora combattendo la battaglia a causa del “fuoco amico”, ovvero i danni subiti nell’esercizio del servizio. Nessun ammiraglio è colpevole per quelle morti bianche.

Il giudice del tribunale di Padova, Chiara Bitozzi, ha assolto tutti gli alti ufficiali della Marina che avevano la responsabilità degli equipaggi e della tenuta della flotta che ha continuato a solcare il mare anche dopo la messa al bando dell’amianto, che risale al 1992. Lo stesso pubblico ministero Sergio Dini aveva chiesto un mese fa l’assoluzione, a conclusione di un processo durato tre anni e mezzo e un’inchiesta cominciata una quindicina di anni fa. La sentenza è stata accolta in aula dai marinai di numerose associazioni al grido di “Vergogna, li avete uccisi, ci avete uccisi due volte”. I marinai hanno mostrato cartelli con cui chiedevano giustizia.

Il giudice ha assolto gli imputati con la formula più ampia, ovvero perché  il fatto non sussiste (solo in un caso per non aver commesso il fatto). In questo modo anche la Marina Militare, che era stata citata come responsabile civile, esce indenne dal processo. Bisogna ora attendere le motivazioni per capire quale sia il ragionamento del giudice. Molto probabilmente non ritiene provato il nesso di causalità tra il comportamento (omissivo, nella tutela della salute) degli ammiragli e l’insorgere o l’aggravarsi della malattia.

Sul banco degli imputati inizialmente c’erano 13 ammiragli (tre sono poi deceduti): Francesco Chianura, Guido Cucciniello, Agostino Di Donna, Elvio Melorio, Mario Porta, Antonio Bocchieri, Mario Di Martino, Umberto Guarnieri, Angelo Mariani, Luciano Monego, Sergio Natalicchio, Rodolfo Stornelli e Guido Venturoni. Tra di loro vi sono ex capi di stato maggiore, responsabili delle strutture sanitarie militari e della gestione della flotta. Le accuse riguardavano l’omicidio colposo (“aver causato o contribuito a causare o comunque non impedito” la morte o l’insorgere del male), collegato all’obbligo dell’ammiraglio-imprenditore di tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro, al mancato rispetto delle leggi in materia di igiene del lavoro e alla violazione del regolamento di disciplina militare che impone all’ufficiale superiore la salvaguardia dell’integrità fisica del personale militare.

Il rinvio a giudizio risale al dicembre 2014, il processo è cominciato il 25 maggio 2015. Si è trattato del dibattimento più importante istruito in Italia contro la Marina Militare. Il precedente “Marina Uno” (sempre a Padova) riguardava soltanto la morte del puntatore cannoniere Giuseppe Calabrò e del tecnico di macchina Giovanni Baglivo. In quel caso gli ammiragli imputati erano otto. Si era concluso in primo grado (2012) con l’assoluzione perché il fatto non sussiste, in appello a Venezia (2014) con la prescrizione (la responsabilità c’era, ma il tempo cancellava le eventuali condanne). Nel 2015 la Cassazione aveva ordinato un nuovo processo per valutare, in base a leggi scientifiche, la correlazione tra l’esposizione all’amianto dei marinai (che nessuno poteva contestare), l’insorgere della malattia (dalla latenza molto lunga) e l’effetto acceleratore sul morbo della stessa esposizione. Nel marzo 2017 la doccia fredda: assoluzione a Venezia perché il giudice non sostituirsi con una sua interpretazione al dibattito della comunità scientifica, che è divisa sugli effetti acceleratori dell’esposizione nel tempo all’amianto. Ma la Cassazione ha poi ordinato un terzo processo d’appello.Sono gli stessi temi dibattuti in “Marina Due”. Ma il risultato era, ed è anche oggi, quello di una “condanna impossibile”. Perché non si riuscirebbe a provare l’epoca precisa dell’innesco della malattia e a dimostrare se lo stato delle navi, imbottite di amianto, abbia contribuito ad accelerare la latenza del male. Siccome gli ammiragli si sono succeduti nei ruoli di comando per periodi relativamente brevi (da qualche mese a qualche anno) ecco che la loro responsabilità penale non sarebbe provata. Questa tesi, che rimanda alle responsabilità politiche, era stata sostenuta dal pm Dini: “È alla politica che spettava investire risorse per bonificare le navi dall’amianto. Gli ammiragli, invece, non avevano l’autonomia di spesa per farlo”. Cala il sipario sul destino processuale di centinaia di persone morte a causa dell’amianto. Pietro Serarcangeli, dell’associazione Afea, commenta: “Una decisione vergognosa, che cancella 1.100 marinai militari morti per l’amianto”. Mentre per Salvatore Garau, di Afea Sardegna, “abbiamo fatto il nostro dovere sulle navi e adesso scopriamo che eravamo carne da macello, perché nessuno era responsabile di tutelare la nostra salute”
 

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A testa alta, con il sostegno di tutto il personale delle Forze Armate

L'ex capo di stato maggiore della Marina militare Giuseppe De Giorgi assolto da ogni accusa di danno erariale.

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11-01-2019 - La sezione giurisdizionale per il Lazio della Corte di conti ha assolto l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, già capo di Stato maggiore della Marina Militare, dall’accusa di danno erariale che lo raggiunse nel 2016, per le modifiche costruttive da lui richieste sulle fregate multimissione (Fremm) commissionate a Fincantieri. Secondo il giudice contabile, gli interventi disposti da De Giorgi furono connotati “da una oggettiva utilità”... , tanto che sono stati poi replicati su tutte le successive navi della stessa fornitura.
Giuseppe De Giorgi esce a testa alta dall'inchiesta della Corte dei Conti, che lo ha assolto dall'accusa di danno erariale: Come ha trascorso questi due anni, in attesa della sentenza e con quale spirito ha affrontato le accuse?
"Con animo sereno, perché ero consapevole di aver agito correttamente. Ma non posso nascondere che è stato un periodo difficile per le sofferenze morali che la mia Famiglia e le persone a me vicine hanno subito in questi anni. Per fortuna, la mia famiglia mi è stata di grande sostegno e il nostro legame è oggi se possibile ancora più forte. Ma è’ stato anche importantissimo il supporto e la vicinanza del personale della Marina Militare. Con molti di loro avevo condiviso periodi d’imbarco, anche in missioni all’estero, con altri l’attività di volo. Molti li ho conosciuti da marinai e ora sono Marescialli con i capelli bianchi. Siamo legati da sentimenti di affetto e di stima che nella difficoltà sono stati determinanti. E’ stata una vicinanza fondamentale, perché il giudizio che conta di più per me è quello del personale della Marina. Lo dico senza retorica".
E quali furono le “modifiche costruttive” che hanno scatenato l'ira dei suoi detrattori?
"Quando avevo visitato, da Capo di Stato Maggiore, il Bergamini durante alcune prove in mare, sono stato avvicinato da vari rappresentanti dell’equipaggio che si sono lamentati con me, per segnalare il malcontento legato a soluzioni logistiche negli spazi comuni, giudicate inadeguate e peggiori rispetto alle altre navi della Marina.
In effetti mancavano spazi di riposo e socialità dedicati al personale di grado più basso, così come risultavano fortemente penalizzati i sottufficiali. Mancavano i tradizionali “bar” marinai, Sottufficiali e ufficiali, sostituiti da macchinette automatiche. Era stato realizzato un solo punto di distribuzione dei pasti con tempi d’attesa dell’equipaggio nell’unica fila incompatibili con i tempi della routine di bordo. Ad aggravare la situazione era il fatto che gli spazi e il supporto logistico al personale e al comando di bordo non fosse stato aggiornato all’aumento della consistenza dell’equipaggio dai 90/120 uomini ipotizzati dieci prima ai 200 previsti con nave operativa. Ho chiesto quindi al mio Stato Maggiore di studiare delle soluzioni migliorative che si sono concretizzate nella:
Realizzazione di 4 punti di distribuzione contemporanea dei pasti per contenere i tempi di attesa;
Creazione di 3 “bar” per Marinai, Sottufficiali e Ufficiali (a similitudine di tutte le altre navi) al posto delle macchinette;
Aumento dell’area del quadrato ufficiali per tenere conto del loro incremento numerico;
Realizzazione di una mensa dedicata per i sottufficiali e riorganizzazione del loro quadrato sulla falsariga di quello degli ufficiali e di una sala più piccola per i graduati di Truppa più anziani;
Cambio di allestimento della mensa equipaggio in modo da ricavare uno spazio dedicato al riposo, alla lettura, alla socialità etc., a similitudine di quanto previsto per i Sottufficiali e gli Ufficiali;
Eliminazione della Cabina dedicata all’ammiraglio per realizzare adiacente alla cabina del comandante una “sala consiglio”, utilizzabile per la pianificazione dello staff imbarcato e, quando necessario, come mensa aggiuntiva a quella ufficiali, nei casi in cui fosse imbarcato un ammiraglio in comando tattico (che avrebbe alloggiato nella cabine del comandante, il quale, a sua volta, si sarebbe trasferito nalla cabina di navigazione);
Ricavo di una piccola cabina di navigazione, con accesso diretto alla plancia di comando, a disposizione del Comandante per garantire una sua maggior presenza e tempestività di intervento in navigazione in caso di emergenza o brutto tempo
".

Secondo Lei, quali reconditi motivi possono aver scatenato tale “guerra” nei suoi confronti?
"Mi dovrei chiedere a chi giovava la diffusione di dossier anonimi in quel particolare momento. Ma francamente non ho più voglia. Ciò che conta è che la Magistratura abbia ristabilito la verità".
Ha avuto segnali di supporto da parte delle altre Forze Armate?
"Ho sempre sentito vicinanza e sostegno da parte di tutto il personale delle Forze Armate".
Lei ha sempe avuto l'incondizionata stima del suo personale (ricordo l'urlo di sostegno al cambio di comando!), responsabilità e grande impegno “essere capo” della Marina Militare; vuole, dopo questo tempo trascorso in tensione e sofferenza, darci qualche testimonianza del lavoro svolto insieme ai suoi marinai?
L’elenco sarebbe davvero troppo lungo. Cito solo alcuni risultati che abbiamo conseguito insieme:
la cosiddetta “legge Navale che prevede la costruzione di 10 nuove unità polivalenti di concezione, in molti versi rivoluzionarie, che sono state imitate da varie marine, una grande unità anfibia, una nave ausiliaria di squadra che verrà acquisita anche dai Francesi e mezzi speciali per gli incursori;
la definizione di un programma navale decennale a completamento della legge navale del 2014 da completarsi con integrazioni annuali di fondi;
la riorganizzazione della Marina per linee di prodotto per ridurre la burocrazia ministeriale responsabilizzando e abilitando i comandanti operativi con la pienezza degli strumenti gestionali necessari;
l’adeguamento del sistema formativo degli ufficiali a standard più moderni contenendo la durata della prima formazione alternando periodi a bordo o ai reparti con periodi di alta formazione e di specializzazione;
la rinascita di molte basi navali cadute nell’abbandono per evitare di concentrare tutte le navi in pochi porti riducendo la vulnerabilità in caso di minaccia terroristica o di catastrofi naturali e per poter intervenire più tempestivamente riducendo i tempi di transito etc.;
nella consegna di almeno 400 alloggi ristrutturati alle famiglie del personale;
al rilancio della componente anfibia della Marina;
e potrei continuare perché di strada insieme ne abbiamo fatta molta
".

Con l'inchiesta “Tempa Rossa” ci son stati anche articoli infamanti da parte di alcuni quotidiani, che pubblicarono un dossier anonimo che Le attribuiva comportamenti scorretti; che intende fare a tale proposito?
"Per i casi più gravi mi sono affidato alla Magistratura”.
Come vede il futuro della Marina Militare?
Questo è il secolo marittimo. E’ quindi più che mai il momento della Marina. Per cogliere le opportunità che si profilano nell’interesse della Nazione occorre però sguardo rivolto al futuro e coraggio decisionale. Disperdere energie per riportare le lancette dell’organizzazione della Marina indietro di anni azzerando il processo di innovazione o rinunciare a prestazioni avanzate dei nuovi mezzi in costruzione per mera resistenza al cambiamento, sarebbe un errore imperdonabile che vanificherebbe anche gli sforzi dei tantissimi ufficiali, sottufficiali e marinai che si sono battuti proprio per il rinnovamento della Marina Militare".

Fonte: logo Cybernaua

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