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Marina Militare, risorsa imprescindibile e prestigio di un Paese intero.

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“Componente qualificata del sistema di difesa nazionale, impegnata nel processo di rinnovamento verso una sempre più necessaria integrazione interforze, la Marina costituisce con i suoi mezzi tecnologicamente avanzati, i suoi uomini e le sue donne, uno degli assetti di eccellenza” : in occasione della recente Giornata della Marina Militare queste le parole del Presidente della Repubblica Mattarella durante un evento che è stato dedicato a tutti quei marinai, patrimonio prezioso di persone impegnate a tutelare libertà e sicurezza del nostro Paese, che operano oggi in mare, luogo che, ancora più di ieri, rappresenta sempre più una dimensione strategica e, per il nostro Paese in particolare, posto al centro del Mediterraneo, una risorsa imprescindibile. Così da ormai ottanta anni il 10 giugno l’Italia festeggia la Giornata della Marina Militare. Per l’annuale ricorrenza, dopo un attesa di 12 anni, tornata ad ospitare i festeggiamenti di questo evento è stata Taranto, luogo che con il mare e la stessa Marina ha da sempre un legame privilegiato dal momento che nella città pugliese lavorano circa 15 mila unità, che in queste giornate sono state impegnate su oltre 20 imbarcazioni: dalla Garibaldi al San Giorgio, dalle fregate Alpino e Martinengo fino all’Amerigo Vespucci, arrivata in città proprio per tale ricorrenza al fine di far conoscere più da vicino alla popolazione una realtà a tratti ancora sconosciuta ma sicuramente affascinante. 

Tale giornata si ricollega al ricordo dell’impresa di Premuda del 1918, quando, proprio il 10 giugno, si definisce per il nostro Paese una delle pagine di maggiore successo dal punto di vista della nostra storia militare. Le sorti della guerra italiana nella primavera di quell’anno erano in bilico. Il capo di Stato Maggiore della nostra Marina, ammiraglio Paolo Thaon di Revel, conoscendo la mentalità e i precedenti del giovane Ammiraglio Horthy, da poco al comando della Imperial-Regia Marina austro-ungarica, aspetta un’imprudenza del nemico per agire. Imprudenza che non tarda ad arrivare, gli austriaci pianificano infatti una spettacolare incursione contro il dispositivo mobile di sbarramento del canale d’Otranto, messo in atto dalla Marina italiana con la collaborazione degli anglo-francesi sin dall’inizio della guerra. Nella prospettiva di un’azione nemica, l’ammiraglio Thaon di Revel emana un sintetico dispaccio, preavvisando i comandi della Marina che la linea di condotta degli austro-ungarici potrebbe essere tale da esporre “…a delle imprudenze delle quali dobbiamo essere pronti ad approfittare… si approfitterà di ogni mossa nemica per attaccare coi sommergibili, cacciatorpediniere, torpediniere e M.A.S.” E così parte la missione del Capitano di Corvetta Luigi Rizzo, già affondatore della corazzata Austriaca Wien, al comando del Mas 15, e del guardiamarina Giuseppe Aonzo, comandante del Mas 21, obiettivo ufficiale: “esplorazione, agguato e ricerca mine”. Ma mentre le piccole unità italiane muovono verso la zona di pattugliamento, a loro insaputa la flotta imperiale austriaca, formata da ben 45 unità, esce in forze dal porto di Pola, dirigendosi verso sud. Gli italiani non si tirano indietro e passano tra due torpediniere di scorta senza essere visti. Sono nel cerchio di lancio. I siluri scendono in acqua, l’angolo è perfetto. La distanza stimata di circa 300 metri. Il Mas di Rizzo centra la nave da battaglia Szent Istvan, mentre il Mas di Aonzo lancia le sue torpedini verso la Tegetthoff , che si salverà solo per un difetto di funzionamento della spoletta di un siluro, che la colpisce senza esplodere. Mentre la Szent Istvan, agonizzante, affonda, i MAS 15 e 21 vittoriosi rientrano nel porto di Ancona. Il Semaforo di Monte Cappuccini, appena avvistati, viste le grandi bandiere issate sui MAS intuì la vittoria e ne diede notizia al Comando Marina di Ancona con il famoso telegramma, vibrante di entusiasmo: “Miglia 15 N–NE, due motoscafi scarichi di siluri ma carichi di onore e gloria dirigono in porto”. Un’azione eroica, per le sue conseguenze militari e politiche, che equivale ad una grande battaglia vinta e cambia definitivamente il corso della Prima Guerra Mondiale a favore dell’Italia dando grande prestigio alla Marina tricolore che, dal 1939 in poi, in ricordo di quell’evento, celebrerà la sua giornata appunto il 10 giugno.

Arrivata proprio durante le celebrazioni è stata la notizia che il nostro pattugliatore d’altura Cigala Fulgosi, abbia raggiunto un gommone in acque internazionali, a circa 90 miglia a sud di Lampedusa e, constatate le condizioni del natante con 100 persone a bordo, di cui solo una decina provvisti di salvagente individuale, motore spento, precarie condizioni di galleggiamento e considerate le condizioni meteorologiche in peggioramento, sia intervenuto in soccorso delle persone che erano in imminente pericolo di vita. Le missioni intraprese dalla nostra Marina, infatti, non sono solo militari, ma anche di supporto alla pace. Ricordo che l’azione dei nostri uomini viene svolta non soltanto nel mar Mediterraneo con l’operazione Mare sicuro ma anche in zone più remote, come, ad esempio, nel caso dell’Operazione Atalanta; in entrambi i casi al fine di garantire la sicurezza di vite umane ed il prestigio del nostro Paese attraverso sia il contrasto alla pirateria sia la lotta al terrorismo internazionale ed alla protezione di importanti linee di comunicazione ed infrastrutture nazionali in mare aperto. Come ha voluto ribadire infatti il Capo dello Stato: “l’azione della Marina è fondamentale: è l'azione che garantisce la sicurezza del nostro Paese, dei suoi mari e delle sue coste sotto ogni profilo: la sicurezza in generale, il mantenimento della pace, la sicurezza della libertà di navigazione e dei commerci, la sicurezza delle infrastrutture, il salvataggio di vite umane, in questi anni con molta intensità, che ha reso prestigio al nostro Paese”. 

FONTE: Logo Amm Degiorgi oro

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Trovati nel mare di Levanzo altri incredibili pezzi della "battaglia delle Egadi"

Trovati nel mare di Levanzo altri incredibili pezzi della "battaglia delle Egadi".

ElmoRecuperati altri due rostri dai fondali delle Egadi. I preziosi reperti sono stati ritrovati grazie alla sinergia operativa tra la Soprintendenza del mare della Regione Siciliana, la Rpm nautical foundation e i subacquei della Global underwater explorer. Nel corso delle ricerche, anche quest’anno condotte con la nave oceanografica Hercules, sono stati scoperti ulteriori target che vanno ad arricchire il ricco database costruito negli ultimi anni. Nelle tre settimane di indagini, sono state individuate sessantotto anfore greco-italiche, due Dressel, quattro puniche e quattro piatti.
I due rostri in bronzo, portano a diciotto il numero di quelli recuperati dei diciannove individuati in questi anni. I micidiali strumenti da guerra, montati sulla prua delle navi per speronare le imbarcazioni nemiche, rappresentano la prova evidente che i fondali di Levanzo, sono certamente il teatro della battaglia navale che sancì la fine della Prima guerra punica, con la vittoria della flotta romana su quella cartaginese. Fino ad oggi sono stati rinvenuti sedici rostri romani e due cartaginesi.
«La scoperta di queste armi antiche, degli elmi con decorazione e dei rostri - dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci - arricchisce il nostro patrimonio di conoscenza sulla Battaglia delle Egadi. Un momento che ha segnato la storia della civiltà mediterranea. Una storia riscritta recentemente dal compianto assessore Sebastiano Tusa. E’ a lui che dedichiamo queste ultime scoperte, perché la sua geniale intuizione e la sua perseveranza nelle ricerche hanno consentito oggi, alla Soprintendenza del Mare e ai partner che hanno collaborato, di portare a termine un’operazione scientifica che mette un ulteriore tassello nel mosaico dello scontro tra Romani e Cartaginesi. Dobbiamo avere sempre più consapevolezza del fatto che siamo una super-potenza mondiale nell’archeologia marina. Un dato - conclude Musumeci - che caratterizza l’identità della Sicilia e che dobbiamo valorizzare molto di più. Per questo il governo regionale assicurerà maggiori risorse e investimenti».
Sono stati, inoltre, individuati e recuperati, sempre nello stesso areale, alla profondità di ottanta metri, dai subacquei della Gue, due elmi del tipo montefortino di pregiatissima fattura. I due reperti in bronzo presentano una particolare decorazione con forma di animale nella parte sommitale, quindi sicuramente appartenuti a graduati dell’esercito romano. Recuperate anche due coppie di paragnatidi, protezioni laterali in metallo applicate all’elmo, atte a proteggere il volto dei soldati. Questi due elmi, assieme a un altro del tipo montefortino recuperato negli scorsi giorni, si aggiungono ai ventidue già recuperati nelle campagne precedenti. Alcuni di essi, già restaurati, sono in esposizione presso il Museo della “Battaglia delle Egadi” a Favignana.
Ma la vera novità delle ricerche di quest’anno è la scoperta effettuata tre giorni fa, tanto agognata dal compianto Sebastiano Tusa, artefice dell’individuazione del luogo della battaglia: una spada in metallo, della lunghezza di circa settanta centimetri con una lama larga cinque centimetri, appartenuta probabilmente ai soldati di uno dei due eserciti. Indagini radiologiche e Tac, condotte dal professore Massimo Midiri - direttore della sezione di Scienze radiologiche del dipartimento Bind dell’università di Palermo - hanno confermato la struttura dell’arma che sarà oggetto di studio nelle prossime settimane. La spada si presenta totalmente incrostata dagli organismi marini che in più di duemila anni la hanno avvolta. Era ciò che l’archeologo Sebastiano Tusa aspettava fin dall’inizio delle ricerche: i rostri, gli elmi, le stoviglie di bordo e le numerose anfore non completavano, infatti, il quadro. Le armi dei soldati non erano state, fino ad oggi, mai ritrovate. Nello stesso luogo della spada, sono stati recuperati due chiodi di grandi dimensioni, a sezione quadrangolare, probabilmente appartenuti a una delle imbarcazioni affondate durante lo scontro.
«E’ la conferma - dichiara il dirigente generale dei Beni culturali Sergio Alessandro - che l’amico e collega Tusa cercava da molti anni. In sua memoria portiamo a casa un risultato di grande valenza scientifica. Questi ritrovamenti confermano il valore delle collaborazioni tra Regione Siciliana, enti scientifici, fondazioni private e soggetti in possesso di alte tecnologie».
Le ricerche in mare, inizialmente condotte unicamente in maniera strumentale dalla Soprintendenza del mare e dalla Rpm nautical foundation, da tre anni si sono avvalse della competenza dei subacquei altofondalisti della Global underwater explorer che, con l’indagine diretta dei subacquei e il recupero dei reperti individuati, hanno dato impulso e velocità alle complesse operazioni finora assicurate da un robot subacqueo (Rov).
I reperti, dopo lo studio e il restauro, andranno ad arricchire l’esposizione all’interno dell’ex stabilimento Florio di Favignana dove, in una sala allestita con spettacolari elementi multimediali, sono esposti i rostri e gli elmi recuperati nelle campagne precedenti. La storia della battaglia è completata da una proiezione immersiva su sei schermi che racconta il tragico scontro tra le due flotte dal punto di vista dei due comandanti, Lutazio Catulo e Annone.

 

 FONTE: Logo tp24

 

 

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Otranto, il Faro di Punta Palascìa apre al pubblico

Apulia Stories restituisce gli spazi alla comunità regalando esperienze a contatto con la natura

Faro Puntapalascia

LECCE - Riapre domani al pubblico, sabato 21, il Faro di Punta Palascìa a cura di Apulia Stories, l’associazione di promozione sociale di Cursi che ne gestirà gli spazi. Alle 19 l'evento sarà inaugurato con “Silenzio, suoni e visioni” una performance tra fotografia e musica con il fotografo Mattia Morelli e il sound designer Giovanni Corvaglia, anche direttore de “Il giardino dei suoni”. Inoltre, a chi vorrà intervenire è dedicata una speciale degustazione a cura del Mercatino del Gusto.

Il luogo diventerà uno spazio multiforme, in cui prenderà vita un bookshop con una selezione attentissima di libri e volumi pubblicati dalle case editrici locali con particolare attenzione alla storia del territorio dal punto di vista architettonico, naturalistico e artistico. Ci sarà anche un punto ristoro con snack e bevande.

L'associazione Apulia Stories, che fa capo a Elisa Mele e Alessandro Conoci, è impegnata sul territorio locale e nazionale nell’organizzazione di eventi e rassegne culturali, mostre e quanto concerne la valorizzazione e promozione del patrimonio naturale, architettonico e umano. Il fine è raccontare la Puglia attraverso delle esperienze emotive

FONTE: Logo Lagazzettadel mezzogiorno

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Francia: ritrovato il sottomarino "La Minerve", scomparso nel 1968

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La nave è stata rinvenuta da una flotta americana al largo di Tolone. Ancora ignote le ragioni dellʼincidente

È stato ritrovato il sottomarino francese La Minerve scomparso nel 1968 con cinquantadue marinai a bordo. Il relitto è stato individuato al largo di Tolone dalla nave americana Seabed Constructor. "È un successo, un sollievo e una prodezza tecnica. Penso alle famiglie che attendevano questo momento da così tanto tempo", ha scritto su Twitter Florence Parly, il ministro francese della Difesa. La scomparsa, però, rimane un mistero: la causa dell'incidente non è mai stata scoperta.

Per localizzare il relitto, il team di ricerca aveva analizzato tutti i dati riguardanti l'incidente, comprese le maree che potrebbero averlo trasportato, con il supporto di nuove tecnologie tra cui quella del drone. Come dichiarato da un ufficiale della marina francese, la nave del team della compagnia americana Ocean Infinity, ha ritrovato il sottomarino a 45 km da Tolone, a una profondità di 2.370 metri.

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FONTE: Logo TGCom24

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La portaerei Cavour entra in bacino

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La Portaerei Cavour ha fatto ingresso nel bacino “Edgardo Ferrati” dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto

22 luglio 2019 Redazione web

il 20 luglio la Portaerei Cavour ha fatto ingresso nel bacino “Edgardo Ferrati dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto. L’ingresso della portaerei in uno dei più grandi bacini militari in muratura d’Europa, rappresenta il ‘giro di boa’ nella conduzione dei lavori di manutenzione e adeguamento che, dopo dieci anni di servizio, permetteranno alla nave anche di adeguarsi agli standard previsti per il velivolo F-35B, destinato a sostituire l’attuale flotta di AV-8B del Gruppo Aerei Imbarcati della Marina Militare.

A bordo era presente il Comandante in Capo della Squadra Navale, ammiraglio di squadra Donato Marzano. Dal secondo dopo guerra ad oggi, la porterei Cavour, con le sue 27.000 tonnellate, è la più grande nave a fare ingresso nel bacino “Edgardo Ferrati” dell’Arsenale.

La delicata manovra, dalla fase d’ingresso della nave allo svuotamento e posizionamento sulle taccate del bacino, è durata circa 17 ore e ha coinvolto, oltre che l’equipaggio di nave Cavour, anche il personale militare e civile dell’Arsenale Militare Marittimo di Taranto.

Iniziata alle ore 06.00, la manovra è stata condotta in due tempi: una prima fase, durante la mattinata, durante la quale la portaerei Cavour ha manovrato per entrare nel bacino, e una seconda fase, a cura del personale dell’Arsenale di Taranto, per lo svuotamento del bacino e il posizionamento di precisione sulle taccate. Hanno contribuito alla messa in sicurezza della nave anche i Palombari del nucleo S.D.A.I (Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi) di Taranto.

Nei prossimi mesi saranno eseguiti a bordo della portaerei alcuni degli interventi tecnici più importanti, tra i quali il carenamento e la metallizzazione del ponte di volo, necessaria a limitare gli impatti termodinamici del nuovo aereo. I lavori di manutenzione e adeguamento del Cavour rappresentano la massima espressione delle capacità produttive dello stabilimento tarantino e stanno sperimentando la sinergia tra Arsenale, industria nazionale (Fincantieri e Leonardo) e piccola media impresa, coordinati dagli ufficiali tecnici della Marina Militare.

Al termine dei lavori, previsti per la primavera del 2020, la portaerei Cavour affronterà un periodo di addestramento propedeutico alla successiva partenza per gli Stati Uniti nell’estate dello stesso anno, dove condurrà alcuni test con i velivoli F-35B a bordo.

Queste attività rappresenteranno i primi importanti passi per il raggiungimento della capacità operativa iniziale della portaerei con la sua rinnovata componente aerotattica imbarcata.

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FONTE: Logo Marinamilitare

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“Mare Sicuro”, Vecciarelli estromette Cavo Dragone (ma la Trenta lo sa?)

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L’ammiraglio Cavo Dragone è stato estromesso dal comando di “Mare Sicuro” dal CSM della Difesa Vecciarelli, che prende il suo posto alla guida dell’operazione di sicurezza marittima attiva dal 2015.

Una mossa che lascia perplessi, poiché – come contemplano i regolamenti militari – al comando dovrebbe esserci il Capo di Stato Maggiore della Marina (per definizione, il massimo esperto di operazioni aeronavali) e non un generale dell’Aeronautica, senza alcuna esperienza navale e nemmeno di operazioni aeree in campo marittimo. Per capirci, sarebbe come se il comando della difesa aerea nazionale fosse assunto da un alpino.

E non è una battuta. Ce lo ricordiamo tutti come è stata “gestita” la vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò impegnati in una missione di protezione della nave mercantile italiana Enrica Lexie. Il comando operativo era detenuto dall’allora CSM della Difesa, il generale Biagio Abrate. Alpino. Mentre il controllo operativo era esercitato dal Comandante del COI, il generale Marco Bertolini. Paracadutista.

Venuti a sapere della richiesta indiana di far rientrare l’Enrica Lexie in acque territoriali indiane e poi in porto, Abrate e Bertolini rimasero immobili come totem. Non furono capaci di decidere nulla. Una situazione del genere poteva essere gestita solo da chi deteneva il comando operativo. L’Italia sta ancora pagando sulla propria pelle le conseguenze di quella vicenda e potrebbe succedere di nuovo.

Dunque che bisogno c’è di sostituire il Capo di Stato Maggiore della Marina con quello della Difesa, trattandosi di compiti e responsabilità del tutto differenti? Senza nulla togliere a Vecciarelli, l’ammiraglio Cavo Dragone ha 40 anni di esperienza sulle spalle fra cui importanti comandi quali la Portaerei Garibaldi e le Forze Aeree della Marina. Se non lui, quantomeno qualcuno che abbia la medesima competenza ed esperienza.

Assumere il comando di un’operazione squisitamente marittima da parte di un generale dell’Aeronautica senza alcuna preparazione ed esperienza specifica sfida qualunque logica. E, soprattutto, viola le attribuzioni del CSMM stabilite per legge.

Art. 98. Attribuzioni del Capo di stato maggiore della Marina militare: il Capo di stato maggiore della Marina militare in base alle direttive del Capo di stato maggiore della difesa: a) è responsabile dell’approntamento e dell’impiego del dispositivo per la difesa marittima del territorio, delle relative linee di comunicazione e a tal fine coordina l’impiego di tutti i mezzi che a essa concorrono, ivi compresi quelli messi a disposizione dalle altre Forze armate, anche nell’assolvimento degli impegni derivanti da accordi e trattati internazionali.

Ma oltre all’incompetenza nel settore delle operazioni navali, c’è anche da chiedersi come farà il generale Vecciarelli ad assicurare la continuità di presenza e di attenzione per assolvere alle responsabilità del comando operativo di un gruppo navale, visti i suoi continui impegni internazionali (fra cui spiccano le frequenti viste negli Emirati Uniti o la gestione dei numerosi programmi di acquisizione di armamenti).

Chi prenderà le decisioni operative in assenza di Vecciarelli? Il Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa, Generale delle trasmissioni De Leverano? Oppure il comandante ad interim del COI Generale dell’Aeronautica Lanza de Cristoforis?

Perché non avvalersi del Capo della Marina che dispone di tutte le articolazioni della Marina che sono specializzate nella gestione e nel comando di Forze Aeronavali, dalle più complesse che vedono le portaerei coinvolte a quelle di pattugliamento marittimo? Senza menzionare che quando sono impiegati i sommergibili il comando operative viene esercitato in tutte le Forze Armate del Mondo dal Capo della Marina proprio per la sensibilità dell’impiego dell’arma subacquea.

Forse il Generale Vecciarelli dimentica che si può delegare l’autorità, ma non la responsabilità. Che rimane sempre in capo a lui anche quando impegnato nei suoi numerosissimi viaggi all’estero e a prescindere dalla sua ignoranza in materia.

Se l’operazione “Mare Sicuro” non dovesse raggiungere gli scopi immaginati dalla politica la colpa, infatti, ricadrebbe interamente sul generale Vecciarelli: si troverà a rispondere davanti al magistrato per ogni incidente in mare, ritardi d’intervento, accuse di facilitazione dell’immigrazione clandestina o per respingimento di persone in fuga dai campi di concentramento libici, per morti in mare per mancati SAR (le operazioni di ricerca e soccorso) e le altre miriadi di problemi connessi all’esercizio del comando operativo di una flotta in mare. Per non parlare della responsabilità di supporto logistico e operativo alle navi.

Sin dal suo avvio, nel 2015, il comando operativo di Mare Sicuro non a caso è sempre stato assegnato al Capo di Stato Maggiore della Marina senza inventare catene di comando scombiccherate, nonostante i maldestri tentativi dell’Alpino Graziano Badoglio, naufragati davanti alle argomentazioni della Marina Militare e alla forza del buon senso comune.

Cosa è successo adesso per giustificare questa improvvida decisione presa nottetempo?

Stando alle indiscrezioni, il motivo di questa operazione avrebbe svariate origini: una risiederebbe nelle resistenze dell’Ammiraglio Cavo Dragone alle mire dell’Aeronautica di assorbire la componente imbarcata degli F35 – sistema d’arma primario della portaerei Cavour. I maligni sostengono anche che Vecciarelli voglia mettersi in luce con il ministro Salvini visto il tema dell’anti-immigrazione e, già che c’è, far perdere prestigio all’ammiraglio Cavo Dragone, appena nominato Capo di Stato Maggiore della Marina, facendolo apparire debole davanti alla sua Forza Armata.

Comunque stiano le cose, una domanda necessita urgente risposta: ma Vecciarelli, prima di prendere una decisione così dirompente, si è consultato con la Ministra Trenta?

FONTE: Sassate Logo Testata 500

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Naval Group vara il primo sottomarino classe Suffren

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Il 12 luglio scorso, presso i cantieri navali di Cherbourg, Francia nord-occidentale, Naval Group ha varato il sottomarino d’attacco a propulsione nucleare Suffren.

Suffren1Alla cerimonia, hanno partecipato il presidente Emmanuel Macron, il ministro della Difesa, signora Florence Parly, e i vertici della Forza Armata. Nonostante i tempi ristretti, l’azienda dovrebbe terminare i lavori di integrazione per le prove in mare entro l’inizio del prossimo anno.

Il “Programma Barracuda” prevede 6 battelli classe Suffren per uno stanziamento di 9,1 miliardi di euro, cifra che non tiene conto delle spese per la manutenzione ed è relativa alla realizzazione dei sei sottomarini nucleari che Naval Group si  è impegnata a consegnare entro il 2029: Suffren, Duguay-Trouin, Tourville, De Grasse, Rubis e Casabianca.

Suffren2Il contratto, il cui finanziamento si riflette nel sessennio di programmazione militare 2019-2025, include tutti i costi legati all’acquisizione delle unità ed è comprensivo della percentuale relativa al possibile superamento dell’impegno finanziario iniziale.

Inoltre, è previsto che sul ponte dei sei sottomarini vengano installati due moduli rimovibili, i così detti “dry deck shelter”, container utilizzabili per il trasporto di materiale destinato alle Forze Speciali o per l’alloggiamento di veicoli sottomarini a guida remota che potrebbero essere impiegati in operazioni di intelligence.

Suffren3Il presidente Macron ha definito il varo dei Suffren come un evento chiave per il programma di modernizzazione della flotta francese. Rivolgendosi alle maestranze ha tenuto a precisare che il sottomarino rappresenta il “nostro status di grande potenza globale”.

Per quanto riguarda il budget militare, Macron ha promesso di mantenere per la Difesa un livello di stanziamenti sufficiente a finanziare anche altri progetti di ammodernamento, come il programma Scorpion dell’esercito, l’aggiornamento dei caccia Rafale è il programma Future Combat Air System.

Suffren4Sottomarini da attacco a bassa rilevabilità, i battelli classe Suffren sono lunghi 99 metri, hanno un equipaggio di 65 uomini (più 10/12 incursori) , una velocità di 23 nodi in immersione,  un dislocamento di 4.700 tonnellate (5.300 in immersione) un’autonomia di navigazione di 70 giorni e sono in grado di lanciare siluri F21, missili antinave SM39 Exocet e missili da crociera MBDA Scalp Naval contro bersagli a lunga distanza.

Propulsi da un reattore nucleare Technicatome tipo K-15 da 150 MW (derivato da quello impiegato sui sottomarini nuclleari lanciamissili balistici classe Le Triomphant) e da due motori elettrici SEMT Pielstick da 580 kW, la vita di operativa di questa classe di sottomarini dovrebbe terminare oltre il 2060.

Foto Naval Group

FONTE: Logo analisidifesa

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Nasce KĒTOS: a Taranto il centro euromediterraneo del mare e dei cetacei

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Finalmente Kētos è realtà: un museo interattivo, un’aula multimediale, un laboratorio in cui la ricerca incontra il pubblico e uno spazio per condividere la cultura del mare.

Hai presente Palazzo Amati in Città Vecchia, Isola di Taranto?  Grazie al contributo di Fondazione con il sud e con il patrocinio del Comune di Taranto, Palazzo Amati ospiterà il progetto Kētos: il prossimo 22 luglio, avremo in città un Centro Euromediterraneo del mare e dei cetacei.

Il progetto nasce in seno ad un’azione di progettazione partecipata avviata dal “Manifesto della Città Vecchia e del Mare”, sin dal 2014 per favorire la rigenerazione urbana, sociale e culturale dell’intero quartiere.

La riqualificazione di palazzo Amati, contenitore di particolare pregio storico artistico, propone al suo interno il “Centro Euromediterraneo del mare e dei cetacei – Ketos”, che rappresenterà il punto di riferimento territoriale per avviare la rigenerazione urbana, sociale, culturale della Città Vecchia guardando alla valorizzazione dell’abitato come simbiotico rispetto alla risorsa mare.

Il Centro è dotato di un’area multimediale e attrattiva caratterizzata da elevata innovazione tecnologica, con scopi divulgativi e didattici, di un’area di offerta servizi turistici legati al mare e all’osservazione dei cetacei, di spazi di innovazione per favorire l’incontro tra artigiani digitali e artigiani del Centro Storico, di uno sportello di consulenza per lo sviluppo di start-up nel settore, di una mediateca dedicata alla risorsa mare.

Le attività favoriranno un processo di osmosi con il comparto monumentale, storico e culturale della Città Vecchia, con i residenti, affinché gli stessi diventino custodi del luogo e con l’intera città; le attività saranno altresì dirette all’inclusione sociale dei giovani residenti inoccupati.

Tale proposta intende valorizzare la forza aggregante dei beni comuni come fattore di coesione sociale, attraverso il contributo del terzo settore e del volontariato nel territorio, l’interazione del pubblico e privato sociale e il potenziamento delle opportunità di sviluppo locale e del senso di identità e di appartenenza dei cittadini.

Palazzo Amati, da edificio abbandonato diventa una nuova “infrastruttura” che si compone di due macroaree: l’area multimediale, composta da percorsi interattivi con foto e immagini tridimensionali, fino all’accesso alla sala dei delfini con animazioni in 4d e il laboratorio chimico, genetico, ecologico esperienziale; l’area “Officine Amati” e “Manifatture Amati” dedicata alla innovazione tecnologica e produzione digitale.

L’Associazione Jonian Dolphin Conservation, in qualità di Soggetto capofila della partnership costituita da: Associazione “TERRA”, Associazione “Manifesto della Città Vecchia e del Mare”, Associazione “M. Motolese”, SOC. COOP. Teatro C.R.E.S.T., Associazione Comunità “Emmanuel” Onlus è assegnataria del finanziamento relativo al progetto di valorizzazione di Palazzo Amati, concesso da Fondazione con il Sud con il “Bando Storico Artistico e Culturale 2014 – Il Bene torna ad essere comune”.

Il nome Ketos deriva dal greco κῆτος (kētos) e significa cetaceo, balena. Fu introdotto da Aristotele per indicare gli animali acquatici dotati di respirazione polmonare.

Si tratta di una vera svolta per tutto il territorio jonico che da anni attende progetti concreti per il rilancio del turismo.

Si tratta di una vera svolta per tutto il territorio jonico che da anni attende progetti concreti per il rilancio del turismo. Finalmente si sta mettendo un punto fermo alla voglia di Rinascita e di riscatto da parte di una popolazione stanca di essere presa in giro da continue promesse cadute inesorabilmente nel vuoto.

Il progetto è stato ideato da attori seri e concreti della realtà tarantina, li conosciamo bene e spesso anche noi di Made in Taranto vi collaboriamo volentieri.
Non semplici associazioni ma persone concrete, fattive che guardano con concretezza al futuro del territorio.

Appuntamento a lunedì 22 luglio alle 18.00 presso Palazzo Amati per assistere insieme alla realizzazione di questo sogno.

A breve il programma definitivo e dettagliato dell’evento.

FONTE: logo Made in Taranto

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Un ammiraglio ci spiega perché i marinai temono il blocco navale di Salvini

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"La deterrenza non funziona e i rischi per i comandanti sono troppo elevati". Parla Vittorio Alessandro

di Luca Gambardella

Il piano muscolare voluto dal governo per tenere i migranti lontani dai porti italiani comporta rischi non soltanto per gli equipaggi delle ong e per i naufraghi, ma anche per il personale della Marina Militare che sarà coinvolto nell'operazione. Ieri, Matteo Salvini ha ottenuto il sostegno del ministero della Difesa per una missione che prevedemanovre di deterrenza a ridosso dei porti italiani per scoraggiare l'avvicinamento dei barconi e delle ong. I dettagli sono ancora sconosciuti, ma il cuore della missione è nel concetto di deterrenza. Si tratta di manovre che dovrebbero convincere la nave – ma più spesso i barchini di piccole dimensioni usati dai migranti – a stare alla larga dalle nostre coste.

Il governo non sembra si sia posto il problema dell'attuazione concreta del suo piano anti immigrazione, cosa che invece fanno negli ambienti della Marina Militare. L'ammiraglio in pensione Vittorio Alessandro, già comandante dell'ufficio relazioni esterne della Guardia Costiera, spiega al Foglio questa frattura pericolosa. “A Roma si fanno le direttive, ma poi in mare si deve eseguire. E ogni salvataggio è diverso dall'altro”, dice Alessandro, che ha una lunga esperienza accumulata durante i grandi sbarchi di Lampedusa del 2010.

La missione si sviluppa su due livelli, uno all'interno delle acque nazionali e un altro all'esterno. In questo secondo caso, ricorda l'ammiraglio, “una nave della Marina sarebbe obbligata a compiere il salvataggio”. Poi però c'è lo scenario di un intervento entro le 12 miglia nautiche ed è qui che i malumori delle Forze Armate aumentano, alimentati dalle esperienze precedenti, come quella del caso Sibilla del 1997. In quell'occasione, la corvetta della Marina causò l'affondamento di un'imbarcazione albanese al largo delle coste pugliesi uccidendo 108 persone. E anche in quel caso era stata accolta una direttiva del governo che imponeva un blocco navale. Ma in che modo, concretamente, si attua una manovra di ostruzione? “In alcuni casi si sceglie di fare cerchi concentrici sempre più stretti attorno alla barca che si intende fermare – spiega l'ammiraglio –. Tornando alla Sibilla, allora il comandante optò per la stessa manovra. Ma le conseguenze furono tragiche a causa delle cattive condizioni meteo, del basso livello di galleggiamento della nave albanese e del moto ondoso provocato dalla nostra corvetta”. Le variabili che influiscono su ogni attività in mare sono molte e rischiano di incidere soprattutto durante le manovre più pericolose, come quelle di ostruzione. Secondo l'ammiraglio, il rischio di commettere un errore è elevato e i comandanti della Marina sono molto preoccupati da quello che potrebbe accadere dopo. “Nel caso della Sibilla, penso giustamente, si ritenne responsabile il suo comandante che fu condannato. Ma il punto è che rimase solo, fu abbandonato. Nell'ottica dei governi, sta a chi opera in mare mettere in pratica le loro direttive. Ma le responsabilità per incidenti simili ricadono sempre e solo su chi comanda le navi. E' questo il vero passaggio critico di misure come quella voluta da Salvini”.

Secondo l'ammiraglio, non è detto nemmeno che i migranti si scoraggino alla vista di navi militari, come pensa invece il governo: “Si tratta di persone disperate, che mettono in conto il pericolo sin dalla partenza. Difficile credere che si fermeranno”. Forse nella mente del ministro Salvini c'è ancora il tentativo disperato della motovedetta della Guardia di Finanza che la scorsa settimana aveva provato a bloccare la Sea Watch 3 posizionandosi tra la nave e la banchina, correndo un rischio notevole. “Immaginate una scena del genere con navi della Marina, che sono molto più grandi. E' impossibile, perché non possono avere l'agilità delle motovedette. E si badi che qui non si parla soltanto dei pericoli per i migranti o per le ong ma anche di quelli che corrono i nostri equipaggi”, spiega Alessandro.

Nel frattempo, gli emendamenti al decreto sicurezza bis depositati oggi in Parlamento prevedono un inasprimento delle misure contro le ong, con multe che potrebbero arrivare a un milione di euro. Un accanimento giuridico, secondo l'ammiraglio, che segue la stessa logica del blocco navale. “Si tratta di contromisure scomposte, che mettono insieme sanzioni amministrative e giudiziarie, come quella che prevede la confisca di una barca già sequestrata”. E poi, all'atto pratico, c'è da chiedersi come reagiranno gli equipaggi della Marina a queste nuove disposizioni. Le leggi internazionali impongono agli stati di facilitare gli ingressi in porto a chi è in emergenza. Qui invece si configura uno scenario senza precedenti, secondo Alessandro: “Non riesco a immaginare dei marinai che si mettono a pattugliare un porto per impedire a una nave in difficoltà di mettersi in salvo”.

FONTE: Logo Il foglio

 

News Marina Militare,, Un ammiraglio ci spiega perché i marinai temono il blocco navale di Salvini

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