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Vespucci, donato il modellino alla Marina

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di Elisabetta Gramolini  

 Benazzo Girardelli
Benazzo Vespucci1Anche se in scala ridotta, il fascino resta intatto. Così come la bellezza della linea, espressa in migliaia di piccoli pezzi. Dal giardinetto di poppa ai cannoni a prora per la salva di saluto, il modellino della Amerigo Vespucci riproduce in scala I :100 lo splendore della "nave più bella del mondo".
L'autore della riproduzione non è un appassionato qualsiasi di modellini navali. È I' ambasciatore Stefano Benazzo che oltre ad avere più di 40 anni di carriera diplomatica alle spalle è anche un fotografo e uno scultore apprezzato. Amante del mare, delle imbarcazioni e della marineria, il diplomatico ha donato il veliero alla Marina Militare che lo esporrà nelle sale di Palazzo Marinaa Roma, insieme alle altre riproduzioni di unità navali in forza alla flotta del passato e del presente. Per completare l'opera nel 1999, I' ambasciatore Benazzo ha impiegato 364 giorni di lavoro, quando era di stanza all'ambasciata italiana di Washington. "Con gioia consegno questo modellino che per me è come un figlio", ha commentato I' ambasciatore Benazzo al momento della firma dell'atto di donazione.
Benazzo Vespucci firma“Auguri al mio dono”, ha infine aggiunto dopo aver stretto la mano al Capo di Stato Maggiore, Ammiraglio Valter Girardelli, e al capo dell'ufficio Pubblica lnformazione e Comunicazione, contrammiraglio Fabio Agostini. ll legame fra la Marina Militare e il diplomatico, negli anni ambasciatore del nostro Paese in Bielorussia e Bulgaria, non nasce oggi con la donazione. Benazzo ha infatti scelto di presentare il suo libro, dal titolo "Wrecks/Relitti"(edito da Skira,20 l7), presso il Circolo ufficiali Caio Duilio di Roma, lo scorso 8 novembre. ll volume raccoglie 90 immagini di relitti di imbarcazioni che lo stesso ambasciatore ha fotografato in giro per le spiagge di tutto il mondo. Prima che gli agenti atmosferici distruggano del tutto i relitti, gli scatti testimoniano le fatiche degli uomini che hanno costruito e fatto navigare quelle navi insieme alla storia e cultura delle comunità.

Vespucci modellino Benazzo

FONTE: Materiale dell'autore estratto dal "Notiziario della Marina" personale.

Celebrati i 60 anni del Ponte Girevole di Taranto

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Grande partecipazione di pubblico  agli eventi celebrativi del 60° anniversario dell'Inaugurazione del Ponte San Francesco Di Paola, meglio note come Ponte Girevole

14 marzo 2018 Antonio Tasca 

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Sabato 10 marzo 2018 si sono svolti con grande partecipazione di pubblico tarantino gli eventi celebrativi del 60° anniversario dell'inaugurazione del Ponte San Francesco Di Paola, meglio note come Ponte Girevole.

l ponte fu infatti inaugurato dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il 10 marzo 1958, e venne intitolato a San Francesco di Paola, protettore delle genti di mare. E' il secondo ponte girevole, dopo quello iniziale del 1887, progettato dalla Società Nazionale delle Officine Savignano, che costruì anche le parti elettromeccaniche mentre la parte relativa alle strutture in metallo fu realizzata dai Cantieri Navali Tosi di Taranto.

Ad aprire gli eventi celebrativi, la foto di ricordo scattata sul ponte, dei tecnici della Marina, addetti di turno, alla manutenzione e alla manovra del Ponte, con le autorità militari, civili e religiose intervenute alla manifestazione. A seguire la Fanfara del Comando Marittimo Sudha intonato l'inno nazionale dando il via alle salve di cannone che sparate dal Castello Aragonese, imbandierato a festa per l'occasione, segnalavano a nave Doria, in navigazione in Mar Grande, che poteva portarsi in rotta, sull'allineamento, per attraversare il Canale Navigabile, seguita dalle lance a remi delle associazioni remiere di Taranto.

Puntuale alle 10.30 apriva il Ponte Girevole, e l'unità navale, un cacciatorpediniere classe Orizzonte, fiore all'occhiello della Flotta italiana, avanzava maestosa attraversando il canale, tra gli applausi e l'ammirazione della gente assiepata lungo Corso Due Mari e lungo la Discesa Vaso che delimitano il canale navigabile. Lo spettacolo si è ripetuto poco più tardi, con Nave Doria che questa volta attraversava in uscita il Canale Navigabile, la cerimonia si è conclusa con il suggestivo alza remi delle imbarcazioni che seguivano nave Doria.

Il Comandante Marittimo Sud, l'ammiraglio di divisione Salvatore Vitiello, a nome del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio di squadra Valter Girardelli, nel suo discorso introduttivo ha ringraziato le autorità intervenute e tutta la cittadinanza che ha risposto così con grande partecipazione e calore  a queste celebrazioni "Era da tanti anni che non vedevo Corso Due mari così affollato, questo mi inorgoglisce e rende onore a un monumento simbolo della città che io considero insieme al Castello Aragonese come il biglietto da visita della Marina e della città di Taranto in Italia e nel mondo".

L'evento è stato documentato da migliaia di foto e di video pubblicati non solo dai media ma anche dai tanti spettatori che hanno vissuto l'evento, e tra i commenti, tantissimi, il più frequente era grazie alla Marina Militare per aver fatto riscoprire le bellezze di Taranto.

 

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Una famiglia salva una balena. Quelle che succede dopo è fantastico

La storia di Valentina, la balena liberata. Era rimasta incastrata nelle reti dei pescatori

Può una balena da qualche tonnellata esprimere la propria gratitudine verso un gruppo di pescatori?La risposta è in questo video. Siamo nel Mar di Cortez in Bassa California e questa balena, battezzata Valentina, è la protagonista di una grande avventura.

Gershon Cohen e Michael Fishbach, questi i nomi dei due salvatori, si sono imbattuti in una balenottera rimasta impigliata nelle reti da pesca. Dopo un primo contatto, Fishbach si butta in acqua e insieme all’amico decide di tagliare a mano le reti avvicinando la barca al cetaceo.

Un’operazione rischiosa perché basterebbe un colpo di coda della balena per rovesciare la barca. Invece tutto fila liscio: i due tagliano e rimuovono la rete, così Valentina li ripaga con uno spettacolo fatto di festa e spruzzi. Quando si dice la felicità per la libertà ritrovata.

Trovate il video anche nella sezione Video-Attualità e curiosità

 

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Una passeggiata sul Delta del Po immersi nella … plastica?

Mareggiata Volano12

Domenica delle Palme 2018. La giornata volge al bello con un sole che, nonostante il vento ancora tendente al gelido, da comunque una piacevole sensazione di calore. Come mia consuetudine approfitto per fare una passeggiata in riva al mare con la mia compagna. Decidiamo di andare in una delle spiagge più naturali e selvagge del Delta del Po e cioè a Volano nel territorio di Codigoro.
Mi è sempre piaciuta questa spiaggia anche se a volte l’acqua non è di bell’aspetto. Purtroppo è soggetta alle piene del Po e di conseguenza a ricevere tutto ciò il Grande Fiume trasporta da tutto il suo lungo percorso.
In questi giorni il Fiume Po si è ingrossato per via delle abbondanti (anche troppo) piogge dei giorni passati.
Naturalmente ha portato giù a mare tronchi d’albero, rami secchi e tutto ciò che nel frattempo era caduto nel suo imponente corso d’acqua. Come sempre non arrivano solo tronchi o alberi interi. Mareggiata sculturaArrivano anche delle bellissime “sculture“ della natura, pezzi di radici modellate ad arte dall’impeto delle acque, tronchi di albero che se si volessero creare cosi non ci si riuscirebbe. Ma, assieme a ciò che è naturale, arriva anche l’innaturale! Rifiuti di vario tipo sui quali prevale “naturalmente” la plastica! Sicuramente perché, essendo leggera, galleggia e scorre nel fiume. Gli oggetti metallici vanno a fondo e a volte arrivano a mare solo se il corso d’acqua è talmente violento da sollevarli e farli “camminare sul fondo
In alcuni casi arrivano anche gli “elettrodomestici”… già! Frigoriferi e altri elettrodomestici che contengono una coibentazione al loro interno, tale da farli galleggiare.
Naturalmente la colpa è sempre e solo dell’inciviltà e incuria dell’uomo!!!
Oggi, per l’appunto, quando siamo arrivati sulla spiaggia, abbiamo trovato una vera marea di persone intente a passeggiare, come noi. Tutti affascinati dall’immensità di legname che la marea aveva portato a riva. Ma molto di più per l’enormità di rifiuti in plastica presenti, mescolato al legname.
Mareggiata frigoIl pensiero che tutta quella plastica finirà poi nella catena alimentare dei pesci e successivamente a noi, mi terrorizza. Mi mette angoscia! Non mancavano neppure, un “bel” frigorifero e  una bombola di Gpl.
Sembrava quasi che la plastica ci supplicasse di levarla da li, dicendo: Prima che il mare mi inghiotta di nuovo, TOGLIMI!
Proprio non ci facciamo mancare nulla!
Sono schifato! Spero solo che il Comune di Codigoro o chi per esso provveda a raccogliere e smaltire al più presto tutta quella plastica, prima che ritorni in mare.
Meditate gente, meditate!

marinaio Giancarlo

 

Ciccio e i pallini neri-Enzo Arena

Una bellissima e commovente storia, scritta dall'amico Enzo Arena, che merita una più vasta diffusione, per il significato che contiene e gli insegnamenti che emana.

DalmataComandante!” Aveva urlato di meraviglia il capo della segreteria. “Cosa sono tutti questi pallini neri?” Aveva aperto inavvertitamente il cassetto della mia scrivania e gli erano capitati tra le mani tanti fogli di carta pieni di pallini neri.
Che dire? Che fare?
Non è facile inventarsi in pochi secondi una risposta. Dovevo prendere tempo.
“Di che pallini sta parlando?” dissi.
“Come di che pallini sto parlando?! Saranno centinaia. Anzi no, forse un migliaio!”
Aveva ragione; erano proprio tanti i pallini neri che avevo fatto. Non potevo continuare a temporeggiare; dovevo inventarmi una risposta plausibile.
“Mi scusi”, gli dissi, “io vengo forse a contare i pallini suoi? A lei cosa importa dei miei pallini e di quanti sono?” Poi, vista la sua faccia sbigottita, avevo aggiunto con un sorriso: ”Sto scherzando, recluta”.
Avevo preso tempo ma ancora dovevo dare una risposta credibile. Non potevo certo dire la verità sul significato di tutti quei pallini neri. Un po’ me ne vergognavo. Alla mia età fare tutti quei pallini neri!
Anzi no! Io non me ne vergognavo e non avevo nulla di cui vergognarmi, ma lui e molti altri non avrebbero capito.
Senta Capo, ogni volta che devo scrivere con la stilografica, la provo. Mi accerto che l’inchiostro sia buono e che la penna scriva bene. Faccio perciò un pallino e poi inizio a scrivere. Certo, lei che utilizza il computer non ha di questi problemi. Mica fa un pallino prima di scrivere con il computer per provare se scrive bene!?”
Quando stavo per aggiungere che anche questa risposta era uno scherzo (perché effettivamente non pensavo di essere convincente ma cercavo solo di guadagnare ancora tempo) il capo esclamò: “Ma c’è anche qualche pallino rosso! Anzi no, aspetta uno…due…tre…quattro. Sono solo quattro rossi. Ma lei, Comandante”, aggiunse con il sorrisetto sfottente sulle labbra, “prova anche la biro rossa prima di scrivere?
“Ripeto”, dissi “Ma io vengo forse a contare i pallini neri e i pallini rossi suoi?”
Ridevo e prendevo tempo ma dovevo ancora inventarmi una giustificazione plausibile se non volevo essere considerato uno strano tipo che senza motivo riempie fogli di pallini e li conserva nel cassetto della scrivania.
Adesso il mio problema era di più difficile soluzione perché alle centinaia di pallini neri si erano aggiunti quei pochi pallini rossi (quattro per l’esattezza) apparsi qua e là.
Dovevo spiegare il perché dei pallini neri, il perché dei rossi ed il perché della grande differenza tra i rossi ed i neri.
Meno male, mi sono ritrovato a pensare, che il Capo non può mettere il naso nella “capanna dello zio Tom”. Meno male perché lì sarebbe travolto dai pallini! Se aprisse il cassetto del comodino! Mamma mia, non ci voglio pensare! La “capanna” è proprio piena, sono sparsi dappertutto i pallini. Sotto il letto, alle pareti, al soffitto…il soffitto! Quello poi…è proprio pieno.
Non so quanto tempo rimasi assorto nel pensiero del mio alloggio a me tanto caro (la cosiddetta ”Capanna dello zio Tom”) e a tutti i pallini di cui l’avevo riempito, ricordo solo che tornando alla realtà vidi il Capo ancora in attesa di una mia risposta e dalla sua faccia capii che aveva aspettato un bel po’.
Gli dissi serio: “A dire il vero, capo, è più di tre anni che faccio pallini neri; ogni giorno che ho trascorso qui è stato un giorno pieno di problemi, di preoccupazioni e di ricerca di una qualche soluzione ad un difficile problema…sono stati tanti i momenti neri e, come vede, ogni volta ho fatto un pallino nero”.
Poteva essere questa una giustificazione credibile ( e in effetti un po’ era vera) tant’è che il Capo, dopo aver riflettuto disse: “Certamente, Comandante, lei qui non conduce una vita serena; si vede proprio e…mi scusi ma…i pallini rossi?”
Ormai avevo trovato la scusa giusta. A questo punto era semplice continuare. “E’ ovvio”, dissi. “Se i pallini neri rappresentano i miei momenti neri quelli rossi…”
Non mi fece finire il discorso. “Quelli rossi”, disse il Capo, “rappresentano i suoi momenti speciali, i giorni in cui lei è stato proprio bene ed ha avuto grosse soddisfazioni. Giusto?”
“Giusto”, risposi io, “è proprio così”.
Che bugiardo che ero stato! Ma non importava; il Capo sembrava convinto ed io tirai un grosso respiro di sollievo. Non potevo certo raccontare il vero motivo dei pallini.
Come ho già detto, nessuno avrebbe capito.
Il povero Ciccio si, che avrebbe capito!
Quanto mi mancava il povero Ciccio!
Ricordo che, arrivato a Sabaudia quattro anni prima, Ciccio era stato il primo ad accogliermi. Ricordo come fosse ieri.
Sdraiato accanto all’ancora all’ingresso della caserma, nel vedermi deve aver pensato: “Questo è uno dei nostri”, mi guardò con dolcezza e scodinzolò. Mi aveva dato il benvenuto.
Aveva lo sguardo sereno e stava lì come fosse a guardia per proteggere tutti quelli che lui pensava gli appartenessero, da qualcosa di indefinibile.
Io era la prima volta che mettevo piede a Sabaudia; avevo l’animo in subbuglio e la mente piena di pensieri. Come sarebbe stata questa nuova avventura? Come avrei trascorso i prossimi tre o quattro anni?
Quant’era bella la caserma da lontano! Quant’era bella Sabaudia! Il mare, il lago, il Circeo sullo sfondo, che meraviglia! Ma io, pensavo, sono qui per lavoro, non per vacanza.
“Buongiorno comandante”, disse il marinaio che mi aveva visto arrivare, poi, accortosi che avevo la mente altrove e guardavo quel cane vecchio e malandato ma dall’aspetto altero e dignitoso: “Lui è Ciccio. Ciccio è il nostro cane e noi tutti siamo i suoi marinai. Ci vuole tanto bene e noi tutti gliene vogliamo tanto. Vedrà che anche lei gli vorrà bene”.
Ciccio, sentendo che parlavamo di lui, capì che quella era una presentazione; si alzò e continuando a scodinzolare mi si avvicinò.
“Molto lieto”, gli dissi, “io sono Enzo” e lo accarezzai. Gli volevo già bene.
In seguito, al giro del Caterattino di corsa con i marinai e con Ciccio che correva con noi per proteggerci dalle macchine che arrivavano in senso opposto, seppi che Ciccio non aveva un’età ben definita. Forse era nato con la caserma della Marina a Sabaudia.
“Comandante”, mi diceva il Capo Gamella, “io ero qui dieci anni fa e Ciccio già c’era. Allora faceva con gli atleti un giro più lungo di quello del Caterattino; doveva vederlo, non si fermava mai. Avrà dodici o tredici anni, fa il giro più corto ma continua a correre”.
Scandiva, Ciccio, gli orari della caserma; alle otto era presente all’assemblea mattinale, a mezzogiorno era il primo a portarsi verso la sala mensa. Si posizionava li davanti senza mai entrare. Aspettava fuori che i marinai gli allungassero il pranzo.
Quant’era educato Ciccio! Ma chi gli aveva insegnato l’educazione!?
Ciccio non entrava mai in mensa, non entrava mai negli uffici, non entrava mai nelle palestre.
Ciccio non entrava mai nei bar o nelle pizzerie o ristoranti di Sabaudia.
Ciccio aspettava sempre fuori. Non c’era bisogno di dirglielo, lui lo sapeva da solo. Aspettava fuori.
La vita di caserma prevedeva anche la franchigia e, dopo l’attività lavorativa e la cena, Ciccio usciva in franchigia con noi marinai. Se fuori dal barbiere, da un bar, da una pizzeria di Sabaudia c’era Ciccio, sicuramente dentro c’era qualcuno di noi.
Ricordo la mia stupida preoccupazione quando, il giorno della Pasqua dell’Atleta, dopo aver riunito in divisa tutto il personale mi avviai a piedi dalla caserma verso la chiesa dove sarebbe stata celebrata la cerimonia. Ciccio, al quale non sfuggiva niente ed era sempre presente soprattutto nelle cerimonie importanti, si era unito a noi.
Mamma mia”, pensavo, “ora come faccio se Ciccio vuole entrare in chiesa? Ci sono il Vescovo, il Sindaco, i Presidenti delle federazioni sportive. Ci sono tutti gli atleti, la chiesa è piena di gente. Si, è vero che tutti lo conoscono ma, come faccio se cerca di entrare?”
Avevano lavorato tanto i marinai per addobbare la chiesa per l’occasione, avevano tra l’altro issato il Gran Pavese e non volevo che tutta l’ammirazione per la Marina potesse essere offuscata da un cane un po’ malconcio dentro la chiesa.
Mentre ci avviavamo a piedi pensavo che avrei dovuto dare ad un marinaio il compito di tenerlo e non farlo entrare. Pensavo all’imbarazzo che avremmo provato tutti noi marinai, quando, giunti sui gradini della chiesa, Ciccio si fermò, ci guardò e si sedette.
Ci aveva detto: “Entrate pure, io vi aspetto qui”
Ma chi glielo aveva insegnato? Ciccio aspettava fuori.
Durò un’ora e mezza la cerimonia. Ci eravamo dimentica di lui ma, all’uscita, Ciccio era lì; si alzò dai gradini, si unì a noi e tutti insieme tornammo in caserma.
Eh si, era proprio impeccabile il povero Ciccio. Il primo a salutarmi al mattino con uno scodinzolio e l’ultimo a salutarmi la sera.
Quando nominammo due commissioni separate per valutare Ciccio per un avanzamento di grado, nessuno riuscì a trovare in lui un solo lato negativo.
Ciccio non era un amico qualsiasi; era l’amico con la “A” maiuscola.
I giudizi espressi dalle due commissioni furono i seguenti:
1° Commissione
Sempre presente in ogni circostanza, Ciccio è di supporto morale a tutto il personale che assiste durante gli allenamenti, durante i momenti di grandi soddisfazioni ma anche e soprattutto durante i momenti duri, portando conforto. Attento alle problematiche dell’Ente, collabora fattivamente col comando riuscendo ad attirare su di sé le simpatie degli ispettori più severi. Sempre al suo posto, riesce a non invadere mai spazi di non competenza, dando l’esempio a tutto il personale. Meritevole della massima stima e considerazione.
2° Commissione
Trattasi di cane di eccellenti qualità che emerge per tratto e capacità relazionali espresse prevalentemente con scodinzolii. Sensibile ai comportamenti del personale, cura in prima persona la correttezza dello stesso durante la franchigia mediante un’attenta e meticolosa sorveglianza.
Per le sue eccellenti qualità Ciccio è ritenuto unanimemente “essere animato di sicuro affidamento la cui mancanza di parola costituisce motivo di saggezza e superiorità”. Ci compiacciamo vivamente e lo riteniamo pianamente degno di un avanzamento di grado.
Quanto mi è stato di compagnia Ciccio!
Nella “capanna dello zio Tom”, di sera, Ciccio mi veniva spesso a trovare. Sentivo bussare alla porta, aprivo e lui mi salutava muovendo la coda. Non entrava, mi osservava da fuori e mi diceva con gli occhi: “Dai, racconta, cosa sono tutti questi pallini neri?”
Altre sere passavo io a trovare lui al Corpo di Guardia, ed al mio “Ciao Ciccio, vuoi venire in franchigia con me?” si alzava e mi seguiva. E io raccontavo.
Facevamo il giro di Sabaudia passeggiando, arrivavamo al bar vicino alla stazione dei pullman, io entravo, lui aspettava fuori. Sapeva che sarei uscito con in mano un gelato che avrei diviso con lui.
Probabilmente dopo essersi chiesto come mai io, pur essendo da solo, prendevo sempre un cono e chiedevo anche un’ostia vuota, un giorno il proprietario del bar si affacciò fuori e vide che stavo dividendo con Ciccio il mio gelato.
“Ora capisco”, mi disse sorridendo, ei io, quasi a giustificarmi: “E’ Ciccio, il nostro cane”. Sorrise ancora ed aggiunse: “Lo conosco da sempre. Ciccio è il cane della Marina ed è anche il cane di Sabaudia”.
Dopo il gelato tornavamo piano piano verso la caserma; se incontravo qualcuno con cui scambiare due chiacchiere lui mi aspettava paziente.
I marinai che escono in franchigia insieme, tornano a bordo insieme, e Ciccio era un ottimo marinaio.
Si faceva sempre più vecchio Ciccio…non ce la faceva più a camminare.
Ciccio si alzava a fatica e tutti noi ci prendevamo cura di lui; gli portavamo il pranzo al Corpo di Guardia, gli facevamo compagnia, stavamo in pena per lui. Anche se non ce la faceva più ad alzarsi aveva sempre per ognuno di noi, un movimento di coda.
Tutti gli andavamo a raccontare qualcosa e lui, con occhi dolci ed espressivi, ci ascoltava.
Io ed altri quattro marinai un giorno lo abbiamo visto chiudere gli occhi per l’ultima volta. Ci siamo guardati e poi siamo andati a piangere ognuno in un posto diverso. Io tornai nel mio ufficio, chiusi la parta e piansi. Sapevo che Ciccio mi sarebbe mancato tantissimo. Sapeva tutto dei miei pallini neri e mi capiva.
Mai nessun altro saprà la vera storia di quei pallini.
Si sparse presto la notizia che Ciccio era morto ed in caserma per un po’ di tempo il clima cambiò; non c’era più Ciccio all’assemblea del mattino, non c’era più Ciccio all’ora di mensa, agli allenamenti, alle cerimonie, in franchigia per le vie di Sabaudia.
Non c’era più il nostro amico Ciccio col suo sguardo pieno di dolcezza e saggezza. Il grande e vecchio Ciccio se n’era andato e ci mancava tanto.
Sono passati i miei quattro anni di Sabaudia, ora sono in un ufficio della capitale ed alle pareti ho appeso un piccolo quadro della meravigliosa spiaggia di Sabaudia con sullo sfondo il Circeo, una foto della “capanna dello zio Tom” ed una foto di Ciccio di guardia davanti alla caserma così come lo trovai il primo giorno in cui arrivai.
Quando guardo questi tre quadretti mi vengono le lacrime agli occhi. Mi ricordano: le persone speciali che ho conosciuto a Sabaudia; la bellezza del mare, delle dune, del lago; mi ricordano la straordinarietà di un cane amico…ed il ricordo dei pallini neri è sempre più sbiadito.
E dei pallini rossi?” Ti sei dimenticato”, direte voi.
No, non mi sono dimenticato, li ho appena menzionati, ed anche di quelli Ciccio sapeva tutto. I pallini rossi non sbiadiranno mai.
Mi ritrovo spesso tra le mani un biglietto con scritto: “Al nostro comandante per ricordargli che l’altra metà del cielo esiste ed anche l’altra parte di Sabaudia.
Ciao Sabaudia, ciao Ciccio.

Enzo Arena1 Enzo Arena

 

 

Bunker segreto dei sottomarini riemerge dagli scavi di un nuovo albergo

Sanremo, il bunker segreto dei sottomarini riemerge dagli scavi di un nuovo albergo

Ospitava mini sommergibili sperimentali tedeschi
 
Bunker Sottomarini Sanremo
Andrea di Blasio

Il secondo conflitto mondiale non è solo un ricordo ma una presenza tangibile nei manufatti sparsi per la costa e per l’entroterra della città dei fiori ed oltre. I recenti scavi nel sito dove sorgeva il Tiro a Volo a Pian di Poma, hanno riportato alla luce un vecchio bunker costruito dai tedeschi dopo l’otto settembre 1943, quando l’esercito di Hitler occupò buona parte della Penisola a seguito dell’armistizio di Badoglio con gli anglo-americani. La costruzione, di per se strategica ed a picco sul mare, è composta al piano superiore da bunker difensivi e al piano inferiore, a livello della spiaggia, una rimessa di mini sommergibili della Kriegsmarine, la marina militare del Reich, usati per le incursioni contro gli alleati in Francia (mai diventati operativi e nella maggior parte naufragati). 

Bunker video

Questo tipo di postazioni militari, erano situate da Perpignan fino alla Toscana, una rete costiera difensiva costruita dai genieri della cosiddetta Organizzazione Todt. Opere come la Linea Sigfrido, il Vallo Atlantico e in Italia la Linea Gustav e la Linea Gotica, portano la firma della Todt. E a Sanremo oltre ad esserci il bunker del Tiro a Volo si trovano altre fortificazioni, ad esempio, alla Foce nei pressi della Villa Romana, in zona Sud Est e La Vesca. 

Questo pezzo di storia è stato raccontato nel libro di Renato Tavanti «Sanremo Nido di Vipere», come la città fosse divenuta una temuta base per l’impiego di mezzi navali d’assalto, sottomarini e di superficie tedeschi ed italiani, nello scacchiere operativo del mare Ligure-Provenzale e riscoperto dall’associazione Scas (Studi Cavità Artificiali Sanremo). 

«La nostra associazione, – ha spiegato Davide Bagnaschino – si occupa prevalentemente della riscoperta e tutela delle fortificazioni alpine in tutta la provincia di Imperia e sulle Alpi Marittime, in quei luoghi teatro della battaglia delle Alpi Occidentali del 1940 tra Italia e Francia. Per quanto riguarda il bunker del Tiro a Volo – prosegue Bagnaschino – speriamo che non venga coperto del tutto, anzi sarebbe bello se si potesse riuscire a mantenere visibile il sito con la possibilità di accesso. Il bunker infatti non ha segni di combattimento ed è ancora in buone condizioni strutturali, basta solo ripulirlo dalla polvere». Proprio per testimoniare questa grande passione per la storia, sul colle di Tenda a Vievola sorge il museo del Vallo Alpino, realizzato insieme ai colleghi dell’Asval, l’associazione di amatori che si occupa della riscoperta di questo sistema di difesa italiano

 

FONTE: Logo stampa sanremo

Una nuova spedizione della nave Arctic Sunrise di Greenpeace

Oceano Antartico, una nuova spedizione della nave Arctic Sunrise di Greenpeace

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Arrivano le prime immagini dai fondali antartici fin qui mai esplorati. Sono state girate da un sottomarino nel mare di Weddele sono state diffuse da Greenpeace. Dal video emerge da una parte la buona notizia di una certa vitalità riscontrata nei fondali dall'altra la fragilità del loro ecosistema. L'associazione ambientalista è presente con la nave Arctic Sunriseed ha avviato una campagna per creare la più grande area protetta del mondo: 1,8 milioni di chilometri quadrati nel mare di Weddel in quello che viene soprannominato il Santuario dell'Antartico.Una proposta appoggiata anche dall'Unione Europea e che ha trovato un'importante alleata nella Germania. L'apposita commissione sull'Oceano Antartico (CCAMLR) l'analizzerà tra qualche mese, nell'ottobre di quest'anno. 
«La nostra prima immersione nell'Oceano Antartico è stata davvero sorprendente– ha spiegato John Hocevar, biologo marino di Greenpeace e pilota del sottomarino -. Non sapevamo cosa aspettarci e abbiamo trovato una ricca biodiversità, fatta di spugne, coralli, stelle di mare, gigli di mare e altri echinodermi. Davvero incredibile trovare un tappeto di specie viventi così diverse tra loro. Spero che il nostro lavoro aiuti a mostrare perché dobbiamo proteggere questo ecosistema»
Uno studio, quello di Greenpeace, ancora alle fasi iniziali.
 «I filmati mostrano chiaramente che ci troviamo davanti a un ambiente marino vulnerabile- aggiunge Susanne Lockhart, biologa specializzata in ecosistemi antartici a bordo del sommergibile a due posti di Greenpeace - condurremo ulteriori esplorazioni dei fondali per contribuire a individuare specifiche aree che necessitano protezione dalla pesca commerciale»
Quella del Santuario dell'Antartico è un'area che fa gola a chi vorrebbe praticare una pesca senza scrupoli. 
«Nel corso della storia –rivela Will Mccallum di Greenpeace - abbiamo visto che ogni volta che sono stati scoperti nuovi posti, l'uomo è entrato ed ha cominciato la sua opera di sfruttamento. E in Antartide non è cosi diverso. Alcune compagnie di pesca vogliono espandere il loro lavoro pescando un crostaceo simile a un gambero chiamatokrill che però è alla base dell'intera rete alimentare in questa zona»
 
Secondo Greenpeace, questo santuario diverrebbe un rifugio sicuro per pinguini, balene e foche, spazzando via l’attività dei pescherecci industriali che stanno facendo proprio razzia del krill, il minuscolo crostaceo di cui molti di questi animali si nutrono. Realizzare una grande area protetta dell'antartico salverebbe balene, pinguini e foche oltre che a mitigare le peggiori conseguenze dei cambiamenti climatici. 
I grandi della Terra, si chiede l'associazione, saranno pronti a realizzare la più grande area protetta del Pianeta? Dobbiamo far sentire la voce di tutti noi che crediamo nell’importanza di proteggere la Natura dall’avidità suicida dell’uomo. 
 

 

Davide Cervia una storia senza fine

Mercoledi scorso 21 Marzo 2018, è andato in onda il servizio de "Le Jene" su Italia1.

Ecco il video del sevizio e le parole di Marisa Gentile riportate da Facebook

Davide Cervia

"Ringraziamo Luigi Pelazza delle Iene e la sua troupe per il servizio che hanno realizzato su Davide. Riteniamo che abbiano lavorato con impegno e competenza, nonostante i tagli e le semplificazioni impostegli dalla direzione.
Sicuramente hanno messo in evidenza l'atteggiamento che i vari rappresentanti istituzionali hanno tenuto, negli anni, nei confronti del caso di Davide Cervia.
Nonostante la condanna del Ministero della Difesa, l'attuale Ministro Pinotti, non ha ritenuto doveroso nemmeno porgere delle scuse alla nostra famiglia che, durante questi anni, ha dovuto subire violenze di ogni tipo proprio da parte di chi avrebbe dovuto difenderli e sostenerli.
La Ministra era stanca, stava girando il Piemonte per la sua campagna elettorale; vi pare giusto che un giornalista le chiedesse conto della fine di un cittadino italiano?"

Siccome mi hanno bloccato il video cliccate sull'immagine

per il video originale dal sito de "Le Jene"

Jene1

FONTE: Facebook

 

Taranto, torna la Scuola Allievi Operai. Assunzioni in Arsenale

Scuola Operai TarantoIn passato si chiamava Scuola Allievi Operai. Generazioni di giovani lavoratori dell’Arsenale Militare Marittimo si sono formate in quelle officine apprendendo dai colleghi più anziani i segreti del mestiere. Oggi la denominazione è cambiata in Centri di Formazione presso gli stabilimenti e gli Arsenali, ma la loro funzione è rimasta la stessa. I Centri potrebbero presto essere ripristinati per effetto degli emendamenti governativi presentati al disegno di legge n° 2728, il cosiddetto Libro Bianco. I testi degli emendamenti sono stati discussi nel corso di una riunione tra i sindacati e l’ad dell’Arsenale di Taranto. Si tratta di un provvedimento importante che potrebbe riaprire le porte a nuove assunzioni negli storici stabilimenti navali, dopo anni di blocco del turn over.

La funzionalità dei nuovi centri di formazione, riservati al personale della seconda area – spiega Massimo Ferri, della segreteria Cisl Fp – sarà assicurata prevalente da personale civile in servizio, consentendo la trasmissione di quelle conoscenze uniche che, in campo tecnico e scientifico, solo i vecchi operai della Difesa ancora custodiscono. Con l’emendamento successivo si prevede, poi, che il personale civile del Ministero Difesa, appartenente ai settori tecnico, scientifico e informatico della seconda area, possa essere reclutato anche mediante corsi-concorsi selettivi di formazione, avvalendosi dei centri in argomento”.

Il sindacalista spiega che “naturalmente le capacità di assunzioni, dovendo rispettare i limiti di spesa rispetto al personale in quiescenza, avranno limiti contenuti, ma rappresenteranno una straordinaria inversione di tendenza rispetto alla deriva in cui pareva condannata l’area industriale, ridando fiducia alle economie di interi territori. Il risultato conseguito, da monitorare con attenzione nei suoi passaggi parlamentari, dà atto dell’impegno del movimento sindacale, in particolare della Cisl Fp e del suo Coordinamento Nazionale che, con tenacia e coerenza, prosegue nella tutela del lavoro in tutti gli aspetti che esso assume, per i lavoratori di oggi e per quelli che lo saranno domani”.

FONTE: Logo Laringhiera

SU-57 il battesimo in Siria del caccia russo di nuova generazione

Nel tormentato scenario di guerra siriano fanno il loro ingresso alcuni dei “gioielli della corona” dell’aviazione russa, due caccia Sukhoi SU-57 di quinta generazione che, per la prima volta, a fine febbraio 2018, sembra siano stati dislocati nella base russa di Khmeimim insieme a quattro jet SU-35, quattro SU-25 ed un aereo da ricognizione A-50U. La guerra in Siria, iniziata ben prima dell’avvento dell’Isis nel 2013, sembra destinata, infatti, a continuare a lungo. In questo territorio martoriato da anni di conflitti si combattono oggi due conflitti principali: uno a ovest, dove la Russia, l’Iran, la Turchia e la Giordania si stanno dividendo i territori che vanno dall’estremo sud al confine col regno hascemita, all’estremo nord alla frontiera turca; e uno a est, lungo la valle dell’Eufrate, nella parte più ricca dal punto di vista energetico, dove gli Stati Uniti sostengono il Pkk curdo per arginare l’avanzata russo-iraniana verso l’Iraq.

SU 57Nonostante il Ministero della Difesa russo non abbia ancora confermato l’utilizzo dei nuovi caccia, (la notizia, infatti, è stata resa pubblica con foto e video da un blogger siriano libanese), è possibile che il dispiegamento del super caccia russo sia una realtà, anche se dalle informazioni disponibili non sembra che abbia raggiunto la maturità operativa. Già in altre occasioni il Cremlino aveva usato il contesto siriano come vetrina per mostrare al mondo i nuovi sistemi d’arma sviluppati in patria come per gli Iskander, gli S-400 ed altre piattaforme sperimentali di ultima generazione. Fin dal 2105 Mosca ha schierato in Siria diversi sistemi d’arma che non rispondevano necessariamente ai requisiti richiesti per svolgere la missione, come aveva confermato lo stesso Presidente Vladimir Putin “in Siria sono stati testati 215 nuovi sistemi militari progettati in Russia”. Sotto l’aspetto dei rapporti di forza in “teatro”, i due Su-57 difficilmente cambieranno gli equilibri di potere nel conflitto siriano, ma potranno comunque aprire una nuova vetrina promozionale per il primo caccia da dominio aereo sviluppato dalla Russia, caccia di cui, ad oggi, si ignorano le reali capacità operative non essendo mai stato utilizzato prima attivamente in campo.

Il momento dell’entrata in servizio operativo del Sukhoi SU-57 si avvicina, dopo tempi di sviluppo piuttosto lunghi, soprattutto per problemi legati alla propulsione: con le prime consegne di SU-57 a inizio 2018, come aveva confermato a fine dicembre ai media il capo del Comitato del Consiglio della Federazione per la difesa e la sicurezza Viktor Bondarev, e con lo schieramento del primo lotto dei 12 aerei entro il 2019 a conclusione positiva dei vari test richiesti, e quello siriano in effetti potrebbe essere uno dei test più significativi in particolare per i suoi sensori. Che l’aereo non sia maturo lo dimostra il fatto che rispetto alle stime iniziali, il Cremlino potrebbe acquistare complessivamente soltanto sessanta SU-57 della versione iniziale. Con un costo che dovrebbe attestarsi sui 120/100 milioni di dollari ad esemplare il SU-57 sarà destinato ad affiancare e poi nel tempo sostituire la maggioranza dei SU-27 Flanker e MIG-29.

Molto del successo di questo super aereo dipenderà, però, da quello che succederà nei prossimi cinque anni, ossia quelli previsti per completare lo sviluppo dei Saturn Izdeliye 30, i motori che una volta disponibili lo dovrebbero porteranno ad offrire prestazioni paragonabili all’F-22 americano della Lockheed Martin.

Il Sukhoi SU-57 nasce dalla necessità della Russia di acquisire un aereo in grado di contrastare l’F-22 Raptor e l’F35, per tentare di colmare il gap operativo fra le forze aeree russe e quelle degli Stati Uniti, ancora significatico sul piano qualitativo grazie anche all’esperienza trentennale maturata dagli americani con i materiali radar assorbenti (Ram) utilizzati nella produzione del’F-117, dell’F22 e dell’F35.

L’ SU-57 sarà così il primo velivolo stealth russo. Come per tutti gli aerei progettati per essere “invisibili” ai radar (quasi invisibili), anche l’SU-57 utilizza delle geometrie particolari delle ali e degli alettoni, materiali compositi, speciali verniciature, mentre i compressori dei motori sono nascosti da una serpentina e particolari elementi per ridurre il ritorno del segnale dei radar avversari.

I russi non hanno mai trascurato di sviluppare per i propri aerei adeguate capacità nel combattimento ravvicinato. In accordo a tale filosofia il SU-57 è dotato di un sensore a infrarossi, particolarmente adatto ad assistere il Pilota nella localizzazione e tracciamento di aerei avversari, in combattimenti manovrati a corta distanza, mentre l’F22 non ne è provvisto, pur mantenendo un cannone a 6 canne nella radice di un’ala, non potendo escludere il combattimento ravvicinato o l’intervento aria suolo in ambiente permissivo.

Il SU-57 sarà equipaggiato con un cannone 9-A1-4071K da 30 millimetri (in grado di colpire bersagli a terra fino a 1.800 metri ed aerei ad una distanza massima di 1.200 metri) e dovrebbe trasportare nella sua stiva interna quattro missili K-77M con un raggio di 200 km e due Vympel R-73, nome in codice nato AA-11 Archer, missile aria-aria a ricerca di calore a guida infrarossa di terza generazione con una gittata massima di 19 miglia, circa 30 km. Il Su-57 potrà anche lanciare il missile supersonico BrahMos-A, armabile con testate nucleari.

SU57In sintesi, il Su-57, primo caccia da “air dominance” di Mosca, nonostante la sua comparsa in Siria, è ad oggi ancora un sistena d’arma in via di sviluppo.I test siriani, o altri che ne conseguiranno, ci diranno se effettivamente il SU-57 ha il potenziale per tenere testa all’F 22 oppure se diventerà solo un passaggio intermedio sulla via per realizzare un aereo di 6^ generazione, effettivamente in grado di mettere in difficoltà l’Aeronautica e la Marina degli Stati Uniti e del mondo occidentale.

 

 

FONTE: Logo Amm Degiorgi oro

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