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L'Australia ha trovato un modo per salvare l'acqua dall'inquinamento da plastica

L'Australia ha trovato un modo per salvare l'acqua dall'inquinamento da plastica (e possiamo fare lo stesso anche noi)

reti rifiuti3

Rimuovere i rifiuti dall'acqua degli scarichi fognari. La cittadina di Kwinana, in Australia, sta sperimentando un metodo incredibilmente semplice ed efficace, che sta dando ottimi risultati.
Il sistema, installato la scorsa estate, si chiama StormX ed è davvero banale: consiste in una rete posizionata sull'uscita del tubo di drenaggio che aiuta a catturare detriti di piccole e grandi dimensioni e a proteggere l'ambiente dalla contaminazione.
Questi tubi drenano l'acqua dalle aree residenziali alle aree naturali e la spazzatura che spesso viene trasportata può diffondersi nell'ambiente, senza contare che i rifiuti vengono solitamente spinti dalle forti piogge che trascinano tutto nei sistemi di drenaggio.
Da qui la necessità di trovare una soluzione. Le autorità cittadine hanno dapprima installato 2 reti per capire se il sistema funzionasse. I risultati sono stati sorprendenti. Nel corso di qualche settimana, le reti erano riuscite a catturare più di 360 kg di spazzatura.
A quel punto è stato deciso di installare queste "trappole" per rifiuti in tutta la città in modo da ridurre al minimo l'inquinamento e gli effetti negativi per la fauna selvatica e l'ambiente.

reti rifiuti2

Anche se l'installazione e la fabbricazione di queste reti hanno un costo, pari a circa 6mila euro ciascuna, il sistema è abbastanza conveniente perché permette di risparmiare su altri fronti. Ad esempio, la città ha ridotto le spese per la rimozione manuale dei detriti dai tubi di drenaggio.

"Le reti riutilizzabili di tipo commerciale forniscono la completa cattura di inquinanti grossolani fino a 5 mm, inclusi materiali organici (come le foglie) che potrebbero ridurre i livelli di fosforo e azoto nella nostra acqua. Questa soluzione economica per rifiuti e detriti nel deflusso delle acque piovane è altamente efficace per un 'primo svuotamento'" spiegala società che le ha ideate.

Le reti sono state installate su bocche di drenaggio in calcestruzzo da 750 mm e 450 mm di diametro, e sono state pulite tre volte. Nessun animale è rimasto da quando è iniziata l'operazione di prova. Le autorità di Kwinana prevedono di installare nuove reti in tre posizioni aggiuntive. 

Ma cosa accade quanto le reti si riempiono di spazzatura? Una volta sature, vengono sollevate e i detriti vengono gettati in appositi camion e trasportata nei centri di smistamento. Lì, il materiale viene separato in non riciclabile e riciclabile, per poi essere trattato. Le reti vengono quindi reinserite nei tubi di drenaggio e continuano a svolgere il loro lavoro.

reti rifiuti

Questo nuovo sistema di filtraggio dimostra ancora una volta che le piccole cose sono importanti e che concentrarsi su di esse può avere un impatto positivo sull'ambiente. È chiaro che una corretta raccolta dei rifiuti eviterebbe il problema a monte ma purtroppo sappiamo bene che sono ancora troppi quelli che finiscono per disperdersi, con conseguenze molto gravi.

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Francesca Mancuso

FONTE: Logo greenme

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Prime missioni per il drone Leonardo M-40

drone Leonardo

Il drone bersaglio M-40 di Leonardo ha effettuato le sue prime missioni in volo nel corso di una sessione di addestramento con la Marina Militare italiana, che si è svolta di recente presso un poligono di tiro delle Forze Armate. L’esercitazione ha visto la portaerei Cavour e il suo complemento di velivoli da caccia AV-8B Plus insieme al cacciatorpediniere della Marina Mimbelli contro droni M-40 che simulavano differenti tipi di minacce.

L’M-40 è un velivolo pilotato a distanza capace di simulare in modo realistico un’ampia gamma di aerei e missili, incluse minacce radar, all’infrarosso (IR) e visibili. Offre prestazioni medio-alte a costi paragonabili a quelli di droni di fascia basica dei competitor. Nel corso dell’esercitazione, l’M-40 ha riprodotto un attacco missilistico contro le navi militari italiane ed è stato neutralizzato dal personale della Marina.

Il sistema, che è riutilizzabile, ha consentito in questo modo agli operatori di esercitarsi contro sistemi d’arma come i missili Aspide in uno scenario estremamente realistico. Grazie ai costi operativi contenuti e alla piena autonomia di 60 minuti, inoltre, l’M-40 è stato in grado di fornire lo stesso livello di addestramento delle esercitazioni precedenti a fronte di una significativa riduzione della spesa.

Leonardo gestisce e utilizza l’M-40 per conto delle Forze Armate italiane, nell’ambito di un contratto di servizio con la NATO Support and Procurement Agency (NSPA). Insieme all’M-40, Leonardo continuerà a offrire anche il Mirach 100/5 per simulare le minacce di più alto livello che le Forze Armate moderne devono fronteggiare; entrambi i modelli utilizzano la medesima stazione di controllo a terra.

Nel corso dell’esercitazione della Marina Militare italiana, il Mirach 100/5 è stato impiegato per simulare un attacco missilistico, permettendo all’equipaggio di addestrarsi con missili SM1 e Aster 15.
Per 20 anni Leonardo ha operato gli aero-bersagli Mirach 100/5 per conto delle Forze Armate italiane nell’ambito di un contratto di servizio. Il nuovo M-40 va ad integrare le capacità offerte dal Mirach 100/5, diventato negli anni parte integrante degli equipaggiamenti di molte Forze Armate internazionali.

Fonte: comunicato Leonardo

FONTE: logo analisidifesa

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On line il concorso per l'ammissione al 22° Corso Marescialli della Marina Militare

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E' stato pubblicato il bando di concorso per l'ammissione al 22° corso biennale (2019 - 2020) di 81 Allievi Marescialli della Marina Militare.

18 febbraio 2019 Giovanni Rizzo -

Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4a serie speciale - n. 13 del 15 febbraio 2019, è stato pubblicato il bando di concorso per l'ammissione al 22° corso biennale (2019 - 2020) per 81 Allievi Marescialli della Marina Militare.

Possono partecipare i cittadini italiani che hanno compiuto il 17° anno di età e che non hanno superato il giorno del compimento del 26° anno di età. Coloro che hanno già prestato servizio militare obbligatorio o volontario possono partecipare al concorso se non hanno superato il giorno del compimento del 28° anno di età.

I candidati devono aver conseguito o essere in grado di conseguire al termine dell'anno scolastico 2018-2019 un diploma di istruzione secondaria di secondo grado di durata quinquennale o quadriennale.

Le domande di partecipazione devono essere inoltrate entro il 17 marzo 2019, direttamente sul portale dei concorsi on line del sito internet del Ministero della Difesa.

Il concorso prevede l'espletamento delle seguenti fasi:

  1. Prova per la verifica delle qualità culturali e intellettive;
  2. Accertamento dell'idoneità psico-fisica;
  3. Accertamento dell'idoneità attitudinale;
  4. Prove di verifica dell'efficienza fisica;
  5. Prova scritta di selezione per il reclutamento delle professioni sanitarie.

La prova per la verifica delle qualità culturali e intellettive che prevede la somministrazione di un questionario composta da 100 quesiti a risposta multipla, si terrà nella sede di Ancona indicativamente nella seconda decade del mese di aprile 2019.

Gli accertamenti psico-fisici, attitudinali e le prove di efficienza fisica verranno effettuati presso il Centro di Selezione della Marina militare di Ancona nella terza decade del mese di maggio 2019.

Infine, tutti i concorrenti idonei ai predetti accertamenti/prove, il 4 giugno 2019 sosterranno, presso il Centro di Selezione e Reclutamento Foligno, la prova scritta di selezione per l'assegnazione alle categorie/specialità del Servizio Sanitario della Marina Militare.

compila domanda

FONTE: Logo Notiziario online

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Strage in mare: più di 100 delfini massacrati in una settimana, ne moriranno 6mila

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di  Redazione -  16 Febbraio 2019

In due sole settimane sono stati trovati morti oltre un centinaio di delfini lungo le coste atlantiche francesi. sulle spiagge tra Les Landes e La Vandée. Non si tratta di spiaggiamenti causati dai sonar militari, come può accadere agli zifidi, né di misteriosi eventi di massa simili a quelli che coinvolgono i globicefali. Si tratta di un massacro perpetrato dai pescatori, che ogni anno, tra il mese di gennaio e quello di marzo, con le reti a strascico catturano e uccidono nelle acque francesi oltre 6mila cetacei.

Le carcasse dei delfini sono state analizzate dai biologi marini dell’Osservatorio PELAGIS di La Rochelle. Sono loro che monitorano costantemente gli spiaggiamenti e tengono traccia dei tassi di mortalità. In base ai numeri registrati nel 2019, secondo gli esperti si prospetta un vero e proprio “anno nero” per i delfini. In particolar modo per quelli che vivono nel Golfo di Biscaglia. Solo venerdì 8 febbraio sono stati trovati morti dodici esemplari tra le spiagge di Lacanau e Carcans, e i numeri continuano a salire giorno dopo giorno. Oltre il 90 percento delle carcasse rinvenute presenta i segni e gli sfregi delle reti da pesca, che gli animali si procurano dimenandosi per non morire annegati (invano). In alcuni casi le pinne risultano tagliate di netto con un coltello. I mammiferi marini, infatti, muoiono prima di essere issati a bordo col pesce, e quando vengono trovati i pescatori rimuovono le pinne per liberare le reti, prima di rigettare le carcasse in mare.

FONTE: logo retenews24

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Plastica, scoperta isola di rifiuti anche in Italia nel Mar Tirreno

Testata Teleambiente

14 febbraio 2019AmbienteRiciclo e RifiutiBy Mariaelena Leggieri

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Plastica. A nord ovest dell’isola d’Elba, tra il corno della Corsica e la Capraia, è apparsa un’isola di rifiuti di plasticacomposta da frammenti più piccoli di 2 millimetri. Una vera minaccia per  l’ecosistema dell’Arcipelago Toscano e non solo.

Isola2

80mila tonnellate di frammenti in un’area grande tre volte la Francia: questa è la dimensione della Great Pacific Garbage Patch, l’atollo di rifiuti, 99,9% plastica, tra l’isola dei Caraibi e le Hawaii.  Ma anche in Italia un recente studio del CNR ha individuato un’altra isola di plastica, una zuppa composta da frammenti più piccoli di 2 millimetri e densa come nessun altro vortice di rifiuti nel Mediterraneo occidentale.   Si trova a nord ovest dell’isola d’Elba, tra il corno della Corsica e la Capraia.

Isola di plastica nel Pacifico, grande tre volte la Francia

I volontari di Legambiente Arcipelago toscano hanno rimosso solo pochi giorni fa chili rifiuti, per la maggior parte di plastica, dalla spiaggia di Schiopparello – Le Prade, che solo poche settimane prima era stata ripulita da altre squadre di volontari.  Umberto Mazzantini, esponente storico di Legambiente Arcipelago toscano, assieme al presidente del Parco Giampiero Sammuri ha rivolto un appello pubblico ai sindaci dell’isola: “Facciamo partire da qui la battaglia alla plastica in mare, l’Elba per una volta anticipi i tempi e si adegui subito, come già stanno facendo le Tremiti, alle direttive dell’Unione europea per diminuire l’uso di questi materiali che stanno invadendo gli oceani e i mari”, spiega l’ambientalista secondo cui il cambio di passo serve anche sulla gestione dei rifiuti e sulla depurazione. I rifiuti plastici rappresentano tra l’80 e il 90% dell’immondizia marina su scala globale. Nei mari di tutto il mondo ci sono già 150 milioni di tonnellate di plasticae ogni anno se ne aggiungono altri otto.

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I rifiuti plastici rappresentano tra l’80 e il 90% dell’immondizia marina su scala globale. Nei mari di tutto il mondo ci sono già 150 milioni di tonnellate di plasticae ogni anno se ne aggiungono altri otto.

L’Europa si è mossa e ha dettato nuove norme per limitare l’uso di 10 prodotti, a partire da bottiglie, bastoncini cotonati, posate, piatti e cannucce, quei materiale che, puntualmente, si riversano nei nostri mari e sulle nostre spiagge.

Plastica, accordo Ue. Restrizioni su monouso dal 2021

Cotton fioc di plastica, dal 1 gennaio 2019 vietati quelli non compostabili

Gli ambientalisti all’Elba hanno messo a fuoco la minaccia da tempo ma non sono state adottate ancora misure concrete per ridurre l’uso di plastica sull’isola.  Le isole Tremiti, dove l’amministrazione locale ha vietato l’uso di stoviglie, bicchieri e contenitori monouso, consentendo la vendita esclusivamente di prodotti biodegradabili. Un esempio che andrebbe seguito per cominciare a frenare l’invasione della plastica.

Isole Tremiti, stop alla plastica. Parte l’ordinanza per difendere il mare e il territorio

Iniziano a farsi strada progetto per intervenire nei mari attraverso sistemi di raccolta rifiuti.  The Ocean Cleanup,organizzazione fondata dal ventiquattrenne olandese Boyan Slat, ha inventato un dispositivo lungo 600 metri collocato in prossimità del Great Pacific Garbage Patch (GPGP), anche se ultimamente ci sono stati problemi nel funzionamento.

Ocean Cleanup, il dispositivo per ripulire gli oceani dalla plastica si rompe

E’ di due ingegneri italiani residenti all’estero il progetto Seads, Sea Defence Solutionper ripulire i 10 fiumi più inquinanti al mond  installando nei corsi d’acqua delle barriere per fermare la plastica.

Barriere anti-plastica per ripulire i fiumi. L’idea è di una start-up italiana

sei arrivato link

 

FONTE: Logo Teleambiente

 

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Hornet, ritrovati i resti della mitica portaerei Usa affondata dal Giappone

La nave colata a picco nel 1942 individuata a 5.000 metri di profondità nel Sud Pacifico. Protagonista del raid di Doolittle con cui gli americani risposero a Pearl Harbor

 
Hornett
 
Una delle navi più gloriose della Seconda guerra mondiale, affondata nel 1942 dai giapponesi, è stata ritrovata dagli archeologi del mare americani a cinquemila metri di profondità nel Sud Pacifico. E’ la USS Hornet, la portaerei entrata nel mito per il «Raid di Doolittle» su Tokyo nell’aprile 1942 e la battaglia delle Midway nel giugno successivo, che cambiò il corso del conflitto nel Pacifico.

L’ultima battaglia della Hornet fu al largo di Santa Cruz Island, il 26 ottobre 1942. Uno scontro spietato. I giapponesi lanciarono i loro bombardieri in picchiata e aerosiluranti che martellarono la grande nave americana. Ha raccontato alla Cbs News Richard Nowatzski, che aveva 18 anni ed era mitragliere sulla Hornet: «Ero attaccato al mio pezzo, sparavo e guardavo freneticamente il cielo... le bombe venivano contro di noi, sentivi il sibilo. Poi due siluri ci hanno preso e la nave è stata scossa, si è fermata, era morta sulla superficie dell’oceano». Due aerei del Sol Levante colpiti nell’azione caddero sul ponte della nave nemica contribuendo alla sua paralisi. L’equipaggio la dovette abbandonare, quando manovrare era diventato ormai impossibile e la flotta giapponese finì l’opera a cannonate, facendola colare a picco.

Metà degli apparecchi nipponici furono abbattuti nell’impresa, rendendo di fatto non operative le loro portaerei superstiti per mesi. Emozione tra gli storici della US navy per il ritrovamento del relitto. Ha detto l’ammiraglio Bill Moran, vice capo delle Operazioni: «Nei giorni bui dopo Pearl Harbor, la Hornet e i Raider di Doolittle furono i primi americani a restituire il colpo al Giappone, dando nuova fiducia alla nazione e al mondo».

Il raid di Doolittle fu organizzato per reagire in modo spettacolare e temerario all’aggressione giapponese del 1941. Era il 1942 e la guerra nel Pacifico non andava bene per gli alleati. A Washington pensarono che servisse un segnale di riscossa. Fu deciso di usare i B-25, bombardieri terrestri, ma lanciandoli dal ponte della portaerei Hornet, che li avrebbe portati il più possibile vicino alle coste del Giappone. Dal punto di vista tecnico sembrava una pazzia irrealizzabile. Al comando dei 16 aerei il tenente colonnello James «Jimmy» Doolittle. Su ognuno degli apparecchi cinque uomini. Ottanta aviatori che sapevano di non avere sufficiente autonomia di volo per poter tornare dalla missione su Tokyo, anche se la contraerea e la caccia giapponese non li avessero abbattuti. I Doolittle Raiders bombardarono Tokyo il 18 aprile 1942. I danni furono scarsi, ma l’effetto psicologico in Giappone e in America fu enorme. Dei 16 apparecchi, quattro si sfasciarono in atterraggio; undici equipaggi si lanciarono col paracadute perdendo tre uomini; uno riuscì a raggiungere incredibilmente la Russia. Otto aviatori vennero catturati dai giapponesi in Cina, tre furono uccisi, uno morì di stenti in un campo di prigionia. Ancora nel 1942, a giugno, la Hornet e altre due portaerei americane sorpresero e affondarono quattro portaerei giapponesi alle Midway.

Le sorti della guerra nel Pacifico erano cambiate. Il relitto della Hornet, con i suoi cannoni contraerei ancora puntati verso il cielo e un trattore per il rimorchio dei caccia sul ponte, è stato individuato dalla spedizione archeologica Vulcan, il gruppo che ricerca navi storiche negli abissi organizzato da Paul Allen, il cofondatore di Microsoft morto a ottobre. I tecnici a bordo della Nave Petrel, di Vulcan, hanno fotografato con robot scesi in profondità i resti della Hornet adagiati sul fondale a cinquemila metri di profondità.

FONTE: Logo corrieredellasera esteri

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"Ravenna sommersa dal mare entro il 2100": l'allarme dell'Enea“

E' quanto emerge dalle proiezioni dell'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) diffuse nel corso di un convegno dedicato al Mediterraneo e all'economia del mare“
Ravenna rischio1

"Il fenomeno dell'innalzamento del mare, che al 2100 metterebbe a rischio oltre 5.600 kmq del nostro Paese, riguarda praticamente tutte le regioni italiane bagnate dal mare, per un totale di 40 aree costiere, tra le quali anche Ravenna". E' quanto emerge dalle proiezioni dell'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) diffuse nel corso di un convegno dedicato al Mediterraneo e all'economia del mare insieme con Confcommercio per la firma di un protocollo d'intesa sullo sviluppo sostenibile.

In particolare - i dati disponibili si riferiscono 15 aree su un totale di 40 identificate - la questione riguarderebbe una vasta area nord adriatica tra Trieste, Venezia e Ravenna; ma anche l'area di Cagliari, Oristano, Fertilia, Orosei, Colostrai (Muravera) e di Nodigheddu, Pilo, Platamona e Valledoria (Sassari), di Porto Pollo e di Lido del Sole (Olbia) in Sardegna; la foce del Pescara, del Sangro e del Tronto in Abruzzo; l'area di Lesina (Foggia) e di Taranto in Puglia; La Spezia in Liguria, tratti della Versilia, Cecina, Follonica, Piombino, Marina di Campo sull'Isola d'Elba e le aree di Grosseto e di Albinia in Toscana; la piana Pontina, di Fondi e la foce del Tevere nel Lazio; la piana del Volturno e del Sele in Campania; Metaponto in Basilicata; Granelli (Siracusa), Noto (Siracusa), Pantano Logarini (Ragusa) e le aree di Trapani e Marsala in Sicilia; Gioia Tauro (Reggio Calabria) e Santa Eufemia (Catanzaro) in Calabria.

"Il livello del mar Mediterraneo si sta innalzando velocemente a causa del riscaldamento globale. Entro il 2100 migliaia di chilometri quadrati", oltre 5.600 km quadrati e più di 385 km di costa, "di aree costiere italiane rischiano di essere sommerse dal mare, in assenza di interventi di mitigazione e adattamento". Secondo l'Enea "entro la fine del secolo l'innalzamento del mare lungo le coste italiane è stimato tra 0,94 e 1,035 metri", prendendo in considerazione un modello cautelativo, e "tra 1,31 metri e 1,45 metri", seguendo una base meno prudenziale. A questi valori - spiega l'Enea - "bisogna aggiungere il cosiddetto 'storm surge', ossia la coesistenza di bassa pressione, onde e vento, variabile da zona a zona, che in particolari condizioni determina un aumento del livello del mare rispetto al litorale di circa 1 metro". Sommando la superficie delle 15 zone costiere già mappate - in tutto si arriverà a 40 più a rischio - "si arriva a un'estensione totale a rischio inondazione di 5.686,4 kmq", una superficie "pari a una regione come la Liguria".“


FONTE: Logo Ravennatoday

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Il più grande sistema di pulizia degli oceani ha finalmente preso il largo: dimezzerà l’inquinamento marino in soli 5 anni

Il più grande sistema di pulizia degli oceani ha finalmente preso il largo: dimezzerà l’inquinamento marino in soli 5 anni.

L’enorme isola di plastica che si è accumulata nell’Oceano Pacifico, frutto dei rifiuti plastici di oltre 60 anni, sembra avere le ore contate. Il progetto dell’organizzazione no-profit olandese Ocean Cleanup sta finalmente prendendo il largo per segnare un momento storico nella lotta all’inquinamento ambientale. Le proiezioni dei dati di raccolta dei rifiuti sono stupefacenti e lasciano ben sperare gli addetti ai lavori e il mondo intero…

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Il Pacific Trash Vortex, conosciuta anche come Grande Chiazza di Immondizia nel Pacifico(Great Pacific Garbage Patch), è un’enorme accumulo di spazzatura (in particolare plastica) che si trova nell’Oceano Pacifico. Questo fenomeno è talmente grande da essere considerato uno stato grande due volte il Texas contenente 1,8 trilioni di pezzi di detriti. Per anni si è pensato che non potessero esserci soluzioni a questo problema, perlomeno fino ad oggi.

Avevamo già parlato del progetto Ocean Cleanup di un’organizzazione no-profit olandese, che ha studiato e messo in azione il primo sistema di pulizia guidato degli oceani al mondo. È stato da poco messo in funzione nella baia di San Francisco, con tanto di diretta streamingmondiale, il System 001, il primo sistema di pulizia degli oceani al mondo.

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Si tratta di una struttura tubolare lunga 600 metri a forma di U, costituito da una barriera galleggiante e una fascia di tessuto che trattiene i rifiuti alta 3 metri, posizionata al di sotto dei galleggianti. È stata progettata in modo da essere trasportata dal vento e dalle onde del mare per tutto il suo tragitto autonomo, alla ricerca dei componenti inquinanti presenti nell’oceano.

Come si può leggere sul sito dell’organizzazione, questa struttura si comporta come un gigantesco Pac Man: muovendosi più velocemente della plastica spinge i rifiuti al centro della barriera galleggiante. L’enorme struttura sta raggiungendo il punto in cui inizierà una sperimentazione finale della durata di due settimane a 240 miglia al largo della costa.

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immagine: The Ocean Cleanup

Finito questo periodo e raccolti i dati necessari, sarà pronta per viaggiare verso il Garbage Patch, dove inizierà il lavoro per cui è stato progettato. Il System 001 è al momento trainato da un rimorchiatore di un’azienda partner del progetto Ocean Cleanup, e inizierà a raccogliere i primi detriti dell’enorme isola di plastica entro 6 mesi. I rifiuti raccolti verranno riciclati dalla stessa organizzazione e saranno venduti in prodotti che finanzieranno il progetto e le future piattaforme.

Durante il viaggio il System 001 sarà tenuto d’occhio per diverse settimane dal Maersk Launcher, la nave rimorchio, che svolgerà la duplice funzione di  raccolta dei dati utili progetti futuri, oltre che fungere da piattaforma di osservazione.

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L’obiettivo dichiarato di Ocean Cleanup è quello di ridurre drasticamente l’inquinamento marino causato dalla plastica nei prossimi anni. Il raggiungimento è legato all’aumento della flotta, dove è prevista un’espansione di circa 60 sistemi per dimezzare le dimensioni del Garbage Patch in circa 5 anni. Entro il 2040 l’obiettivo è quello di ridurre del 90% la plastica presente in tutti i nostri oceani.

Attendiamo con ansia che il System 001 raggiunga il luogo previsto per la raccolta dei rifiuti, questo momento segnerà una svolta epocale nella lotta all’inquinamento marino!

Fonte: www.curioctopus.guru

FONTE: logosaperlink

 

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Marina Militare: le stelle di prora delle Navi Ardito e Audace

Stella Ardito

Ieri mattina, 9 febbraio, si è svolta in Accademia Navale la cerimonia di scoprimento delle stelle di prora appartenute alle Navi Ardito e Audace,unità navali della Marina Militare che hanno servito il Paese fino ai primi anni del 2000. Si è trattato di un momento molto toccante di testimonianza dello “spirito dell’equipaggio” che anima le navi della nostra Marina e che è sì forte da sopravvivere alle navi stesse.

Stella Audace

Le due Unità Navali, vere icone di storia non solo della Marina Militare, per più di 35 anni di servizio hanno rappresentato un fiore all’occhiello del Paese, in Italia e all’estero, partecipando a numerose missioni operative in diversi bacini del mondo assicurando, al contempo, grande consenso e lustro alla Forza armata e alla Nazione.

Dopo aver lasciato il servizio attivo nel 2006, dopo oltre dieci anni di ormeggio alle banchine della base di La Spezia, a dicembre 2017 le due navi sono state cedute per la demolizione, a cura dell’Agenzia Industrie Difesa (AID), a mezzo di asta pubblica internazionale in ambito Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), al cantiere turco Istanbul Shipyard.

Nave audace

Il fisiologico “avvio al riciclaggio” delle due ex navi della Marina Militare ha rappresentato certamente una perdita di un pezzo della nostra storia marinara, tuttavia la cessione al cantiere demolitore ha assicurato un afflusso di risorse per le manutenzioni sulle Unità Navali in linea della Marina Militare, eseguite dagli stabilimenti industriali nazionali.

FONTE: Logo Press Mare

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Nascita ed evoluzione della Bandiera Nazionale e delle Bandiere Navali

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Nel 1796 Napoleone, posto a comando dell'Esercito d'Italia, varcò le Alpi sconfiggendo l'esercito austriaco e quelli di tutti gli stati preunitari del centronord della penisola. Tra la fine di dicembre 1796 e l'inizio di gennaio 1797 si riunì a Reggio Emilia, allo scopo di costituire uno stato italiano unitario, il secondo Congresso dei rappresentanti di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emila dopo che il primo, tenutosi a Modena nell'ottobre del 1796 non aveva portato ad alcun risultato concreto.

Bandiera01Nel corso di quell'assemblea, fu deciso di adottare, per la neo repubblica italiana, un tricolore simile a quello francese, bandiera sotto la quale l'esercito di Napoleone era riuscito a sconfiggere gli eserciti avversari nell'Italia settentrionale. La solenne inaugurazione della bandiera del nuovo stato filo luglio del 1797, ma solo nel maggio del 1798 la Repubblica rese ufficiale, tramite un decreto, il tricolore quale bandiera del nuovo Stato. La vita del nuovo stato ebbe però vita breve: nel 1799 gli eserciti della coalizione europea rioccuparono infatti il paese costringendo Napoleone, nel frattempo divenuto Primo Console, a una nuova campagna d'Italia. Bandiereper2La seconda Repubblica Cisalpina ripristinò il tricolore quale bandiera nazionale nel dicembre 1801: nel gennaio successivo i 154 Deputati cisalpini, riuniti a Lione da Bonaparte, acclamarono la Repubblica italiana.

Molto di ciò che si faceva nella nuova Repubblica era speculare a quanto realizzato in Francia, e così quando là apparvero, fra le bandiere di combattimento, alcune con i tre colori disposti a disegni geometrici di diversa forma, anche i governanti italiani ritennero di doversi adeguare al nuovo stile, tanto che, il 20 agosto 1802, la bandiera dello Stato e quella della Marina, diverse soltanto nelle dimensioni, furono trasformate in un drappo rosso, caricato di una losanga bianca nella quale era inserito un rettangolo verde. La bandiera rimase nella nuova forma quando la Repubblica si trasformò in Regno nel 1805.

BandieraSavoiaAlla caduta di Napoleone gli austriaci tornarono in Italia imponendo nuovamente al Lombardo-Veneto la bandiera asburgica. Dopo la restaurazione il tricolore, divenuto ormai simbolo della nazionalità negata, tornò brevemente a sventolare nei moti del 1821 in Piemonte ad Alessandria, a Napoli e nelle Province unite italiane nel '31, nelle sollevazioni in Sicilia e in Abruzzo, rispettivamente nel '37 e nel '41, e di nuovo nel '44-45, durante i falliti tentativi insurrezionali nel Bolognese e dei fratelli Bandiera in Calabria.

Il 23 marzo del 1848 Carlo Alberto di Savoia, sceso in campo contro gli austriaci insieme all'Italia insorta, scelse come vessillo delle proprie truppe "lo scudo Savoia sovrapposto alla bandiera italiana" che, invariato nel corso del Risorgimento, diventò, nel 1861, la bandiera nazionale del nuovo Regno d'Italia.

L'11 aprile dello stesso anno, il Re concesse poi alle navi da guerra d'inalberare bandiera nazionale tricolore con un apposito decreto:

DECRETO

Carlo Alberto, per grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro

e di Gerusalemme, Duca di Savoia, di Genova, Principe di Piemonte

Volendo che la stessa bandiera che, qual simbolo dell'unione italiana, sventola sulle schiere da noi guidate a liberare il sacro suolo d'Italia, sia inalberata sulle nostre navi da guerra e su quelle della marineria mercantile;

Sentito il parere del nostro Consiglio dei Ministri;

Abbiamo ordinato ed ordiniamo:

Le nostre navi da guerra e le navi della nostra marineria mercantile inalbereranno qual bandiera nazionale la bandiera tricolore italiana (verde, bianco e rosso) collo Scudo di Savoia al centro. Lo scudo sarà sormontato da una corona per le navi da guerra.

Il presidente del nostro Consiglio dei Ministri, incaricato del portafoglio della Guerra e Marina, è incaricato della esecuzione del presente.

Dal nostro Quartier generale a Volta, l'11 aprile 1848.

Carlo Alberto

Nel 1947, in seguito alla mutata forma dello Stato conseguente all'esito del referendum istituzionale del giugno dell'anno precedente, la bandiera nazionale perse al centro della striscia di colore bianco lo scudo dei Savoia. Conseguentemente, con il decreto legislativo del 9 novembre n. 1305, fu istituita la nuova bandiera navale sia per la Marina Mercantile che per quella Militare:

IL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO

Vista. la legge 24 dicembre 1925, n. 2264;

Visto il decreto legislativo Presidenziale 19 giugno 1946, n. 1;

Visto il decreto· legge Luogotenenziale 25 giugno 1944 n. 151;

Visto il decreto legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri;

Sulla. Proposta del Ministro per la difesa, di concerto con il Ministro per la Marina mercantile;

HA SANZIONATO E PROMULGA:

Art. 1.

è istituita per la Marina Militare e per la Marina Mercantile una bandiera navale conforme ai modelli risultanti dalla tavola annessa al presente decreto, firmato dai Ministri per la difesa e per la marina mercantile.

Per la Marina. Militare, la bandiera navale è costituita dal tricolore italiano, caricato, al centro della banda bianca, dall'emblema araldico della Marina Militare, rappresentante in quattro parti gli stemmi delle Repubbliche marinare (Venezia-Pisa-Genova-Amalfi) e sormontata da una corona turrita e rostrata.

Per la Marina Mercantile, la bandiera navale è costituita dal tricolore italiano, caricato, al centro della banda bianca, dallo stemma araldico indicato nel precedente comma, senza corona turrita e rostrata, e con il Leone di San Marco con libro, anziché con spada

Bandieredoppie

Art. 2.

Il presente decreto entra in vigore nel giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare come legge dello Stato.

Dato a Roma, addì 9 novembre 1947

DE NICOLA

BAndieranazionaleDopo qualche decennio è stata aggiunta la quarta bandiera nazionale dell'Italia con Legge n. 321 del 24 ottobre 2003, che ratificava un memorandum fra il Ministero della Difesa e la NATO. Questa istituiva il "Registro delle navi e galleggianti in servizio governativo non commerciale" presso il Ministero della Difesa, assegnando a questi natanti "... la bandiera nazionale costituita dal tricolore italiano caricato al centro della banda bianca dell'emblema araldico della Repubblica Italiana". Nel successivo Decreto del Presidente della Repubblica n. 300 del 28 novembre 2005 si specificava che le navi erano quelle delle amministrazioni dello Stato quali Polizia (di Stato e Penitenziaria), Vigili del Fuoco, protezione ambientale, ricerche marine, ecc. ed inoltre definiva le caratteristiche essenziali della nuova bandiera.

È infine da notare che, storicamente, i tre colori della bandiera italiana non hanno avuto una definizione cromatica precisa, rimanendo individuati genericamente quali verde come l'erba, bianco come la neve e rosso come il sangue. A colmare questa mancanza hanno provveduto due circolari della Presidenza del Consiglio dei Ministri negli anni 2002 e 2003, sostituite da una terza del 2 giugno 2004, poi confermata dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 aprile 2006, che stabilisce le caratteristiche cromatiche del tricolore nei colori: verde felce (Pantone tessile 17-6153 TCX), bianco acceso (Pantone tessile 11-0601 TCX) e rosso scarlatto (Pantone tessile 18-1662 TCX)

FONTE: Logo Ministerodifesa

News Marina Militare,, Nascita ed evoluzione della Bandiera Nazionale e delle Bandiere Navali

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