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La Marina Militare è in prima linea nella gestione delle emergenze iperbariche

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Camera Iperbarica 1Italia- Nella serata del 23 febbraio 2019 il Servizio di Medicina Iperbarica del Centro Ospedaliero Militare di Taranto è stato allertato dal Pronto Soccorso dell’Ospedale SS. Annunziata per effettuare un trattamento di Ossigeno Terapia Iperbarica (OTI) in emergenza a favore di una famiglia di Lizzano (padre, madre e figlio undicenne), vittima d’intossicazione acuta da monossido di carbonio, verosimilmente legata al malfunzionamento di una “stufa a pellet”.

È stato il padre a dare l’allarme, allertando il 118 dopo aver avvertito in casa un atipico odore di combustione e dopo aver riscontrato gravi manifestazioni di malessere a carico della moglie e del figlio, con i tipici sintomi dell’avvelenamento da monossido di carbonio: cefalea, nausea e transitoria perdita di coscienza. I tre componenti il nucleo familiare venivano prontamente soccorsi e trasferiti in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale tarantino, dove – contestualmente alle prime cure del caso – veniva attivato il collaudato protocollo che consente l’attivazione dell’impianto iperbarico del nosocomio militare e che prevede la stretta sinergia e collaborazione tra personale dell’amministrazione Difesa (medici, infermieri e subacquei militari e tecnici civili della Marina) ed anestesisti rianimatori, iperbarici, della ASL Jonica.

Dopo l’effettuazione degli esami diagnostici preliminari, i pazienti venivano trasferiti presso l’Ospedale Militare per le tempestive cure del caso. Come previsto dal protocollo, al primo trattamento iperbarico hanno poi fatto seguito ulteriori sedute di terapia iperbarica, eseguite in più giorni, allo scopo non solo di evitare i rischi immediati derivanti dall’avvelenamento, ma anche il pericolo di conseguenze neurologiche a distanza (la cosiddetta sindrome post-intervallare).

Il Centro Ospedaliero Militare di Taranto, col suo impianto iperbarico, unico attivo nella provincia e tra i pochissimi presenti nella regione, assicura, attraverso un servizio di reperibilità attivo ventiquattr’ore su ventiquattro, il trattamento in emergenza – urgenza di casi critici, provenienti non solo dall’area jonica ma anche da altre province limitrofe e, nello specifico, la gestione di casi d’intossicazione acuta da monossido di carbonio, patologia potenzialmente letale, tipica soprattutto della stagione fredda. Il protocollo di attivazione dell’impianto iperbarico dell’Ospedale Militare, che vede impegnati specialisti militari e civili, rappresenta un modello virtuoso d’interazione tra amministrazioni dello Stato, nell’ottica – promossa in maniera crescente negli ultimi anni dalla Marina Militare – d’impiego complementare delle proprie risorse, anche a favore e a diretta tutela del cittadino e della sua salute.

Dal 2003 la Marina Militare è in prima linea nella gestione delle emergenze iperbariche territoriali al fianco dell’Azienda Sanitaria Locale, e dal 2012 a oggi sono stati 29 i pazienti (per un totale di 106 sedute) trattati, nello specifico, per avvelenamento da monossido di carbonio, dal Centro Ospedaliero Militare di Taranto.

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Top ten 2017 delle notizie sul mare

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Top ten 2017 delle notizie sul mare

Manta

  • Due scienziati marini dell’Università della California di Santa Barbara hanno pubblicato una classifica delle dieci notizie sul mare più rilevanti del 2017.
  • Nuovi grandi parchi marini e i progressi compiuti verso un trattato internazionale per la tutela delle acque internazionali hanno fatto ben sperare.
  • Intanto, la decisione degli Stati Uniti di abbandonare l’accordo di Parigi per ridurre le emissioni di gas serra e una stagione di uragani atlantici particolarmente distruttiva hanno riportato alla ribalta che la minaccia dei cambiamenti climatici è in atto.
  • Questo post è un commento a delle notizie. Le idee espresse appartengono agli autori, non necessariamente a Mongabay.

1. Gli Stati Uniti abbandonano Parigi

Nella nostra top ten 2015 delle notizie sul mare avevamo proclamato l’adesione all’accordo di Parigi un enorme traguardo per il rallentamento del riscaldamento, l’acidificazione e la deossigenazione degli oceani. Nel 2017, i paesi che mancavano all’appello come l’Afghanistan, il Nicaragua e la Siria hanno ratificato l’accordo, portando il totale dei paesi aderenti a 171. Tuttavia, con un brusco voltafaccia della leadership mondiale nell’azione per il clima, l’amministrazione Trump ha annunciato ufficialmente il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi adducendo, come motivazione, conseguenze sfavorevoli per l’economia americana.

La Torre Eiffel di Parigi. Foto di Joe deSousa tramite Pexels.

2. La stagione degli uragani più costosa mai avuta

A seguire la posizione precedente di questa classifica non potevano che esserci gli uragani. Nell’oceano Atlantico, la stagione degli uragani di quest’anno ha prodotto 17 tempeste alle quali è stato dato un nome e 10 uragani, con ben tre tempeste di categoria 4 che, per la prima volta nella storia, hanno colpito gli Stati Uniti. In aggiunta, la modellazione delle catastrofi ha consentito di valutare i danni causati dagli uragani del 2017 in poco più di 200 miliardi di dollari: la stagione più costosa di sempre per gli Stati Uniti. Sebbene i singoli uragani non possano essere attribuiti direttamente ai cambiamenti climatici, potrebbe esserci invece una relazione con gli aumenti di attività e intensità che sono stati osservati.

VorticeImmagine satellitare, colorata in via sperimentale, dell’uragano Irma mentre si trovava sull’estremità
orientale di Cuba l’8 settembre 2017. Immagine gentilmente concessa da NOAA/CIRA.

3. La vaquita contro l’estinzione

Il 2017 ha visto il lancio di un audace e disperato programma di collaborazione, il VaquitaCPR, per salvare dall’estinzione la piccola focena vaquita, in grave pericolo. Con appena 30 vaquita (Phocoena sinus) rimaste sulla Terra, il VaquitaCPR ha cercato per mesi di catturare degli esemplari di questa specie inafferrabile con l’intento di proteggerli e magari allevarli in cattività fino al termine del pericolo di estinzione. Tuttavia, dopo la morte di un esemplare in cattività, il VaquitaCPR ha messo fine al programma e ha fatto appello a una maggiore attenzione all’applicazione del divieto messicano alle reti da posta, la causa principale della morte della vaquita nel suo piccolo habitat, situato nella parte settentrionale del Golfo della California.

Delfini5I membri del VaquitaCPR con un cucciolo di vaquita tenuto in cattività in un recinto galleggiante.
Foto gentilmente concessa dal VaquitaCPR.

4. Inquinamento da plastica

Quest’anno ha portato un certo numero di notevoli progressi nella conoscenza di come la plastica colpisce i nostri mari e un forte aumento di azioni per affrontare questo problema che minaccia sempre più la salute del mare e dell’uomo. Quest’estate, i ricercatori hanno prodotto la prima stima globale di tutta la plastica mai prodotta a livello di massagiungendo alla conclusione che, fino ad oggi, è stata prodotta l’enorme quantità di 8 miliardi di tonnellate di plastica vergine. Forse ancora più allarmante è il fatto che i ricercatori hanno calcolato che solo il 9 percento dei rifiuti in plastica viene riciclato, un dato aggravato dall’annuncio fatto in estate dalla Cina di voler ridurre drasticamente l’importazione di plastica e di altri rifiuti da riciclare. La buona notizia è che filantropi, personaggi famosie le Nazioni Unite hanno lanciato di una serie di campagne molto interessanti per promuovere la diminuzione della plastica monouso e istituito premi “innovazione”per ridurre i rifiuti di plastica. Sul fronte politico, invece, il 2017 ha anche visto la messa al bando dei sacchetti di plastica in California, dei prodotti in polistirolo di molti stati della Malesia e l’entrata di vigore, in Kenya, di un divieto nazionale ai sacchetti di plastica.

PlasticaScultura realizzata con rifiuti in plastica raccolti dalle spiagge esposta nel 2015 allo Smithsonian’s National Zoo,
a Washington D.C. Foto gentilmente concessa da Washed Ashore: Art to Save the Sea/ Smithsonian’s National Zoo
tramite Flickr (CC BY-NC-ND 2.0).

5. L’iceberg A-68

Tra il 10 e il 12 luglio 2017, un blocco di ghiaccio del peso di oltre mille miliardi di tonnellate si è staccatodalla Penisola Antartica. Nonostante non abbia causato l’innalzamento del livello degli oceani, questo distacco ha suscitato un grande interesse sulle future conseguenze che simili eventi possano avere sulla calotta polare antartica e sul livello dei mari del pianeta. Rimane ancora da stabilire se il distacco dell’iceberg, chiamato A-68, sia un evento “normale” o se, al contrario, presagisce l’indebolimento o la rottura della piattaforma di ghiaccio Larsen C alla quale l’iceberg era attaccato.

GhiacciaioIl 12 luglio 2017 il Sensore Termico all’Infrarosso del satellite Landsat 8 ha catturato questa immagine in falso colore
dell’iceberg A-68 che si stacca dalla piattaforma di ghiaccio Larsen C, in Antartide. Il colore arancio indica le zone più
calde, in particolare la crepa tra l’iceberg e la piattaforma di ghiaccio; il celeste e il bianco indicano le aree più fredde,
compreso l’iceberg di quasi 5.800 chilometri quadrati e la piattaforma di ghiaccio. Immagine gentilmente concessa dalla NASA.

6. Spiare la distruzione della barriera corallina

In un anno di yin e yang, la ricerca marina ha fatto progressi emozionanti nella capacità di osservare dallo spazio gli impatti degli esseri umani su mari e, in questo modo, ha accertato che sono davvero disastrosi. In un importante studio del 2017, per esempio, i ricercatori hanno sviluppato delle tecniche per l’utilizzo di flotte di nuovi satelliti della dimensione di una scatola di scarpedocumentando che la costruzione di una base militare in porzioni del Mar Cinese Meridionale ha portato una riduzione fino al 70 percento delle barriere coralline locali.

Barriera corallinaL’Atollo di Layang Layang, nell’arcipelago delle Isole Spratly, Mar Cinese Meridionale. Foto di Greg Asner/Divephoto.org.

7. Prima estrazione mineraria in un’ampia area dei fondali marini

Questo è stato anche l’anno in cui l’uomo ha messo in atto l’innovativo progetto della prima estrazione mineraria su una vasta superfice nell’oceano. Il progetto, condotto dal Giappone, è partito a sette miglia nautiche (130 chilometri) dall’isola di Okinawa, a una profondità di circa 1.600 metri, nei pressi di una venuta idrotermale non più attiva. Il Giappone ha intenzione di intraprendere l’estrazione industriale di minerali come zinco, oro, rame e piombo entro il 2020. Adesso è possibile tracciare online le attività estrattive delle imbarcazioni coinvolte in questo progetto come pure delle esplorazioni per fini estrattivi condotte nei fondali oceanici di tutto il mondo. Un altro evento degno di nota è rappresentato dagli importanti progressi compiuti dall’Autorità Internazionale per i Fondali Marini (International Seabed Authority) nell’elaborazione di un codice minerario mondiale per le acque internazionali: in questo modo l’estrazione mineraria in vaste aree di fondali oceanici in acque internazionali è più vicina.

OkinawaOkinawa, in Giappone. Foto gentilmente concessa da Google Maps.

8. Divieto di pesca nell’Artico

Da sempre lo spessore del ghiaccio ha ostacolato la pesca commerciale nel Mar Glaciale Artico centrale. Tuttavia, la recente e accelerata perdita di ghiaccio nel periodo estivo ha sollevato interrogativi sul futuro della pesca in queste fragili regioni polari. Alla fine del mese di novembre 2017, l’Unione Europea e altri nove paesi hanno compito una mossa previdente raggiungendo un accordo che vieta la pesca nel Mar Glaciale Artico centrale per i prossimi 16 anni, fino a quando si saprà di più sull’ecologia e sugli effetti potenziali della pesca in questa regione.

Carta nauticaMappa gentilmente concessa da The Pew Charitable Trusts.

9. Nuovi mega parchi marini

Un’altra bella notizia sul mare è rappresentata dall’istituzione di vaste aree marine protette. Il Messico ha creato un’area protetta grande quanto la Grecia attorno a una serie di isole vulcaniche nell’arcipelago delle Revillagigedo, che ospita mante, squali e tartarughe marine. Il governo cileno e gli abitanti dell’isola di Pasqua hanno confermato la creazione, avvenuta sempre quest’anno, di un’area marina protetta ancora più vasta, all’incirca delle dimensioni del Cile continentale, che per la prima volta fu annunciata nel 2015. Inoltre, la riserva marina del Mare di Ross, in Antartide, grande quanto la Mongolia e istituita nel 2016, è diventata ufficiale dal 1 Dicembre.

MegatteraMegattere a largo delle Isole Revillagigedo, in prossimità del Messico. Foto gentilmente concessa da The Pew Charitable Trusts.

10. Passi in avanti verso un trattato sulle acque internazionali

Quest’anno le Nazioni Unite hanno compiuto progressi promettenti nella tutela della vita marina nelle acque internazionali, le immense distese di mare aperto non soggette alla giurisdizione di alcuna nazione che comprendono i due terzi delle acque marine dell’intero pianeta. A luglio, un comitato di programmazione dell’ONU ha proposto ufficialmente di dare inizio alle negoziazioni per il trattato. Per chiudere il 2017, il 24 dicembre il comitato ha stabilito di dare inizio al processo di negoziazione e ha fissato quattro riunioni tra il 2018 e la metà del 2020. Il testo finale del trattato è atteso per la fine del 2020. Si spera che questo processo porti all’adozione di strategie migliori e alla creazione di nuovi strumenti di azione politica, come aree protette da sanzioni internazionali, che possano contribuire alla tutela della biodiversità presente in queste acque.

NuvoleNuvole sull’Oceano Atlantico. Foto da Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0).

Douglas McCauley ha iniziato la propria carriera come pescatore per poi passare alle scienze marine. Oggi presta servizio come Assistant Professor all’Università della California di Santa Barbara e come ricercatore borsista della Sloan Foundation in Scienze Marine. McCauley studia il funzionamento degli ecosistemi marini e i metodi di gestione ottimali per la salute dei mari. Paul DeSalleslavora come scienziato al progetto McCauley Lab. Ha studiato le mante e si occupa di come gli organismi influenzino gli ecosistemi in cui vivono.

Immagine iniziale: una manta nel Mar Cinese Meridionale. Foto di Greg Asner/Divephoto.org.

FONTE: Logo Mongabay

 

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Emiliano Boi, infermiere maresciallo, è stato Assolto dal Tribunale di Verona

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Assolto Emiliano Boi: “Io considerato nemico numero 1, rifarei tutto. Gli infermieri hanno il dovere di tutelare la salute”

Articolo infermieristicamente

Emiliano Boi, infermiere maresciallo, è stato Assolto dal Tribunale di Verona.

La sua odissea, fatta di ripercussioni, specie sulla sua carriera rimasta in stallo, è finita.marialuisa infermieristicamente

Tutto era cominciato quando, resosi conto della pericolosità dell’acqua prodotta a bordo della nave Duilio, potenzialmente cancerogena, aveva con coraggio e responsabilità denunciato il fatto, con segnalazioni scritte e verbali, alle quali nessuno aveva dato seguito.

Ho iniziato a segnalare l'esistenza di un rischio sanitario connesso all'utilizzo delle acque di bordo nel 2011, quando, imbarcato in qualità di infermiere su Nave Caio Duilio, mi accorsi che il laboratorio analisi del Dipartimento militare di medicina legale di La Spezia non aveva mai effettuato i controlli completi previsti dalla legge, indispensabili per stabilirne la salubrità, quindi l'idoneità al consumo umano-racconta Boi - pretesi dal Comandante della nave l’esecuzione degli esami completi presso una struttura esterna ed accreditata presso ACCREDIA (l'Ente Unico nazionale di accreditamento designato dal Governo Italiano).

Il risultato non tardò ad arrivare: l'ARPAL (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente Ligure), a cui straordinariamente furono affidate le analisi, si espresse con un giudizio di non idoneità al consumo umano, per presenza di trialometani ed idrocarburi, sostanze notoriamente tossiche e potenzialmente cancerogene che, insieme a numerosi altri parametri chimici stabiliti dalla legge, il laboratorio analisi militare di La Spezia non aveva mai ricercato”.

Di quanto scoperto, Emiliano decide di farne comunicazione a Luca Marco Comellini, segretario del Partito per la tutela dei diritti dei militari e della polizia.

La carriera dell’infermiere maresciallo, va in stallo e vine accusato di rivelazione di messaggi riservati - Pur ricoprendo da allora un posto non previsto dalle tabelle ordinative organiche, senza un incarico ufficiale, ho continuato a segnalare per iscritto e verbalmente la problematica, nella speranza di poter tutelare la salute dei militari imbarcati, purtroppo senza riuscirci -dichiara Emiliano.

Oggi, Emiliano è stato assolto, dopo 7 anni dall’inizio di una lunga battaglia, fatta con coraggio ed abnegazione.

L’assoluzione non è stata a formula piena, il Tribunale di Verona ha infatti applicato l’articolo 131 bis del codice penale “per speciale tenuità del fatto”, per questo l’avvocato Giorgio Carta, impugnerà la sentenza, chiedendone l’assoluzione piena.

E’ un atto dovuto all’onestà di Emiliano Boi, ad un infermiere che ha lottato contro tutti, esponendosi in prima persona, per tutelare la salute collettiva.

La sua dichiarazione finale non lascia dubbi su quanto Emiliano debba essere di esempio per tutti noi che operiamo in sanità, e per tutti quelli che non hanno il coraggio di invertire la rotta, il coraggio di cambiare, si lottare, per chi il senso di giustizia e di onestà lo ha perso e gira le spalle alla Responsabilità.

In questi anni so di non essere rimasto in silenzio. So di non aver gettato la spugna e di non essermi lasciato intimorire, nemmeno quando, subito dopo la pubblicazione dell'articolo di Comellini, da Roma il personale di Palazzo Marina mi contattò telefonicamente per informarmi del fatto che nel 2013 ero stato sbarcato da Nave Caio Duilio su esplicita richiesta del comandante e che presso l'Ispettorato di sanità della Marina militare e presso l'organo di impiego (Maripers) ero considerato il “capretto da sgozzare a Pasqua, il nemico numero 1” a causa delle mie ripetute segnalazioni sulle acque ed altre segnalazioni che, evidentemente, non erano gradite.

Sono convinto che la scelta di impiegarmi, ormai da 5 anni, in un posto extra-tabellare privo di incarico ufficiale, non abbia leso me; ha leso, semmai, il diritto alla salute di tanti militari che per troppi anni, nei quali io ho continuato a segnalare, purtroppo hanno continuato ad utilizzare e bere acqua non opportunamente analizzata e, come si evince anche dalle notizie riportate dai media, spesso contaminata.

Se oggi mi venisse chiesto: “potendo ritornare indietro, invieresti di nuovo quei messaggi non classificati a Luca Marco Comellini?”

Non ho alcun dubbio, pur dovendone pagare le conseguenze risponderei “assolutamente si”. Sono convinto che chi esercita una professione sanitaria, come me, che sono infermiere, ed intende esercitarla in scienza e coscienza, abbia una grande responsabilità, quella di voler realmente tutelare la salute umana.

Da Infermiera non posso che dirti “Grazie Emiliano”

da Il Secolo XIX

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