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Stefano Benazzo in mostra al Pireo

Continua la incessante attività di fotografo da parte di Stefano Benazzo il "Fotografo dei Relitti".

Invito Benazzo Pireo

Stefano BenazzoDopo la pubblicazione del suo bellissimo libro documentario "Wrecks-Relitti" ,ha continuato a girare il mondo in cerca di altri relitti.

Fermatosi in Gercia ha fotografato e poi raccolto in un altro volume le foto di tantissimi e stupendi relitti. Per la presentazione del suo lavoro ha organizzato un altro bellisimo evento.

 

La mostra fotografica:

“The Duty of Memory: Wrecks in Greece”

che si svolgerà dal 10 al 30 settembre 2018 alla Galleria Municipale d’Arte del Pireo, 29 Filonos Str. (ex Ufficio Postale), e sarà aperta da lunedì a venerdì, dalle 10.00 alle 14.00 e dalle 18.00 alle 21.00. L’inaugurazione avrà luogo mercoledì 12 settembre 2018 alle 19.30.

La mostra - organizzata dall’Associazione greca delle Barche Tradizionali con il patrocinio del Ministero della Cultura greco, dell’Ambasciata d’Italia in Grecia e del Comune del Pireo - è inclusa fra gli eventi dell’” European Year of Cultural Heritage 2018” ed è parte dell’iniziativa bilaterale “Tempo Forte”, avviata - da parte italiana - dall’Ambasciata d’Italia.

Chi ne ha la possibilità vada a vederla, e soprattutto si procuri il volume edito per l'occasione.

Fonte: Autore

 

 

 

La nave fantasma San Giorgio riaffiora dal Po, era scomparsa più di 70 anni fa

Sangiorgio tagliata

ROVIGO - Era diventata quasi una leggenda, la nave San Giorgio affondata nel fiume Po da oltre settant'anni. Avvolta da un alone di mistero e curiosità è stata oggi rinvenuta. A fare la scoperta un ricercatore che ha rinvenuto il relitto tra i tre e i cinque metri di profondità del fiume. Storica nave da guerra italiana, era stata sequestrata dall'esercito tedesco dopo l'8 settembre 1943 e usata per pattugliare le coste dell'Adriatico - dal Polesine fino ad Ancora - per diventare poi un fantasma.

Non è stato un epilogo glorioso quello dell'imbarcazione con l'insegna della "Kriegsmarine", la Marina tedesca al tempo del Reich, nella notte del 12 febbraio 1944: vicenda che ora torna a galla grazie al singolare ritrovamento, fatto con un georadar, da parte di Luciano Chiereghin, da anni "cacciatore" di reperti della seconda Guerra mondiale, e di altri appassionati di storia e archeologia. La fine della San Giorgio vide protagonista il sottotenente di vascello Wienbek con i suoi 52 uomini di equipaggio, in difficoltà per una tempesta e per il mare forte, che decisero di trovare rifugio all'interno del Po non conoscendone, evidentemente, le insidie. Non ci volle molto per incappare in una secca, rendendo inutile il motore da 960 cavalli: la San Giorgio, lunga 54 metri, larga otto per una stazza 363,61 tonnellate, cominciò a inclinarsi su un lato lasciando il tempo all'equipaggio di mettersi in salvo con le scialuppe prima di affondare.

Dimenticata a Punta della Maestra per qualche anno, della San Giorgio addormentata sul fondale affiorava il solo cannone da 76 millimetri posto a prua (a poppa aveva due mitragliere accoppiate da 20 mm). Questo la fece diventare preda di molti pescatori della zona che la depredarono di quanto fosse possibile riutilizzare. Poi il lento e inesorabile sprofondamento nelle sabbie del fiume, fino alla riscoperta recentissima. La San Giorgio venne fabbricata a Trieste nel 1914 dagli austriaci, poi, dopo il primo conflitto mondiale, entrò in forza alla Regia Marina Militare italiana con la sigla F95 ed utilizzata come modesto pattugliatore. Quindi quando i tedeschi ne presero possesso le lasciarono il nome, San Giorgio, santo venerato anche in Germania, riclassificandola come G107.

Della nave venne persa ogni traccia a causa dell'allargarsi e svilupparsi del Delta del Po rubando spazio all'Adriatico e per il conseguente innalzarsi delle sabbie, dovuto all'effetto dell'ingresso, con le maree, del mare nel fiume. Oggi grazie a un pò di memoria storica e a tanta tecnologia Luciano Chiereghin con il suo gruppo è riuscito a ritrovare la San Giorgio ed è pronto a mettere a disposizione della Marina tutto il materiale raccolto per un eventuale recupero. Nessuno si nasconde, comunque, che l'operazione di ritorno alla luce dell'imbarcazione risulta improbabile, per gli alti costi della complessa operazione.

FONTE: logo gazzettino

 

La Marina partecipa al viaggio della goletta Oloferne ...

La Marina partecipa al viaggio della goletta Oloferne per la promozione della cultura marittima italiana

Logo museo navigante 1

di Desirèe Tommaselli

museo navigante 4Milleottocento miglia nautiche, 3 mesi di navigazione, 30 tappe costituiscono la campagna per la valorizzazione del patrimonio marittimo italiano della goletta Oloferne. L’imbarcazione d'epoca, costruita a Messina nel 1944, approderà nelle città  e nei borghi marinari per far conoscere i beni culturali custoditi nei musei e nei presidi marinari. Salpata da Cesenatico il 9 gennaio, navigherà dall’Adriatico al Tirreno approdando a Chioggia, Trieste, Pesaro, San Benedetto del Tronto, Martinsicuro, Giulianova, Pescara, Bisceglie, Molfetta, Otranto, Tricase, Gallipoli, Crotone, Siracusa, Pioppi, Napoli, Procida, Civitavecchia, Gaeta, Livorno, Viareggio, La Spezia, Chiavari, Genova, Imperia, per concludere il suo itinerario a Séte (Francia), dove parteciperà alla festa di tradizioni marittime Escale in rappresentanza dei musei italiani.
L’iniziativa itinerante, la prima del suo genere, è promossa dall’AMMM Associazione Musei Marittimi del Mediterraneo, dal MU.MA. Museo del mare e delle migrazioni di Genova, dal Museo della Marineria di Cesenatico e dall’Associazione La Nave di Carta della Spezia e vede l’adesione di 70 musei nazionali.museo navigante 2
“Al fianco del Museo Navigante non poteva mancare la Marina Militare, che è custode di gran parte della tradizione plurimillenaria e del patrimonio navale e marittimo nazionale” ha evidenziato il capitano di fregata Leonardo Merlini, capo dell'Ufficio Storico della Marina Militare, nel corso della presentazione del Museo Navigante, tenutasi a Roma presso la sede dell’Associazione Stampa Estera di Roma l’8 gennaio. La Marina Militare prende parte alla campagna della goletta Oloferne partecipando al ricco calendario delle attività previste in occasione delle soste in porto; in particolare, terrà conferenze ed esporrà temporaneamente oggetti del proprio patrimonio culturale provenienti dai suoi musei (Museo Tecnico Navale di La Spezia, Museo Storico Navale di Venezia, Museo Sacrario delle Bandiere al Vittoriano di Roma, Castello Aragonese di Taranto) e da alcune delle sue Sale Storiche (Mostra dell’Arsenale Marittimo di Taranto, Castello Svevo di Brindisi, il Forte San Salvatore di Messina e la Sala Storica Guglielmo Marconi di Ancona).
museo navigante 5Per la ricorrenza delle commemorazioni del Centenario della Grande Guerra, inoltre, sono già stati imbarcati e resi disponibili per la consultazione dei visitatori, i fascicoli della cronistoria documentata della guerra marittima italo-austriaca 1915-1918, l’opera realizzata dall’Ufficio Storico della Marina al termine del primo conflitto mondiale.

museo navigante 3

 

FONTE: Logo Notiziario online

Non bastano allarmi e segnalazioni, il nostro mare è sempre più inquinato.

Dall'Ammiraglio De Giorgi uno splendido articolo sull'emergenza inquinamento del mare dovuto alla plastica

iosonoambiente

20 Agosto 2018
Dopo essere rientrata in porto da un viaggio iniziato il 22 giugno dalla Liguria e terminato pochi giorni fa in Friuli Venezia Giulia la Goletta Verde di Legambiente ci riporta il bilancio annuale di salute dei nostri mari e delle nostre coste: critico il risultato di queste analisi con quasi l’8% delle acque italiane più inquinate rispetto allo scorso anno; il 48% dei campioni prelevati dai nostri mari risulta infatti “fortemente inquinato” (39%) ed “inquinato” (9%). Il nostro mare risulta quindi sempre meno pulito, nonostante allarmi, denunce e segnalazioni, riguardo alla situazione di peggioramento continua in cui versano da tempo le nostre acque.
Il monitoraggio di Goletta Verde prende in considerazione i punti a “maggior rischio” di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e dei cittadini attraverso il servizio SOS Goletta ed analizzati tramite parametri microbiologici (come Enterococchi intestinali ed Escherichia coli). Sono stati così considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010). Mentre sono “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo. Dalla campagna 2018 della barca a vela di Legambiente che ogni estate naviga lungo i 7.500 km delle coste italiane per monitorare la salute del Mediterraneo, sono così emersi dati davvero poco incoraggianti. A fronte del 52% dei 261 punti campionati dai tecnici nelle 15 regioni costiere italiane entro i limiti di legge, il restante risulta inquinato per, in pratica, un punto ogni 59 chilometri. Risultati negativi che sicuramente possiamo attribuire, secondo il report di Legambiente, alla mala depurazione di cui ancora soffrono vaste aree del nostro Paese e per la quale l’Unione europea ci ha presentato un conto salatissimo. Non dimentichiamo infatti che l’Italia proprio sul tema della depurazione ha subito ad oggi due condanne, ed è già avviata una terza procedura d’infrazione, su oltre 909 agglomerati urbani sparsi per tutto il territorio della penisola (25% in Sicilia con 231 agglomerati, 143 in Calabria pari al 16%, ed infine 122 in Campania ossia il 13% del totale). Il completamento della rete fognaria e di depurazione delle acque reflue è una delle grande opere, a mio avviso, che più manca al nostro Paese, la mala depurazione è, infatti, un'emergenza ambientale che va affrontata con estrema urgenza (vale la pena ricordare che per la multa UE abbiamo pagato inizialmente quasi 25 milioni di euro che si sommano ai 30 milioni che ogni sei mesi dovremo aggiungere al conto finché non ci metteremo in regola). L’anno scorso la regione più inquinata d’Italia era il Lazio. Dopo 5 anni di segnalazioni i litorali di Lazio, Calabria, Campania e Sicilia, non hanno migliorato la loro situazione, anzi. La Sicilia è però quest’anno in testa per numero di campionamenti risultati oltre i limiti: 21 punti ‘fuori legge’ sui 26 campionamenti totali effettuati lungo le coste della regione (17 “fortemente inquinati”, 4 “inquinati”). Seguono la Campania con 20 punti oltre i limiti (19 “fortemente inquinati”) su 31 campionamenti effettuati; il Lazio con 17 punti oltre i limiti sui 24 monitorati (12 sono “fortemente inquinati”), e la Calabria con 15 su 22 (12 “fortemente inquinati”). Nonostante poi la cartellonistica informativa obbligatoria ormai da anni per i comuni, la carenza di informazione ai cittadini riguarda anche i punti ufficialmente interdetti alla balneazione. Negligenze che si traducono in “alta presenza di bagnanti" in 3 degli 8 punti campionati ufficialmente interdetti alla balneazione e "media presenza” in altri 3.
 
I quasi due mesi di viaggio del vascello ambientalista sono serviti anche a denunciare le illegalità ambientali, le trivellazioni petrolifere, il problema dei rifiuti in maree. Le foci dei fiumi, dei canali, dei corsi d'acqua, gli scarichi sospetti e altri punti critici sono i luoghi dove si concentrano le maggiori criticità: su 149 foci monitorate, 106 (il 71%) sono risultate “fortemente inquinate” (il 61%) e “inquinate” (il 10%). Il 43% dei punti campionati sono, invece, spiagge. Su 78 spiagge monitorate sono poi stati trovati in media 620 rifiuti ogni 100 metri. Dopo la cattiva gestioni dei rifiuti e le discariche illegali è il turismo balneare infatti una delle fonti principali di plastica in mare, oltre un terzo dei rifiuti che possiamo trovare sui nostri lidi è riconducibile infatti proprio a questo turismo. Rifiuti “dimenticati” in spiaggia ogni giorno dai turisti o dispersi a causa della limitata capacità di gestione dei rifiuti delle località balneari, spesso insufficiente a fronteggiare l’alta affluenza estiva. Ogni oggetto lì dimenticato e non raccolto finisce inevitabilmente per sbriciolarsi con il tempo, anche per questa ragione alcune zone del Mediterraneo, un mare praticamente chiuso, hanno la più alta concentrazione di micro-plastiche al mondo. E dei 300 milioni di tonnellate di materie plastiche che ogni anno vengono prodotti, almeno 8 milioni, come ormai ben sappiamo, finiscono nell’oceano.
 
Non solo riciclo quindi, che da solo può non bastare, ma anche un’educazione diversa ed una modifica dei nostri comportamenti per sensibilizzare tutti i cittadini sia contro l’abbandono dei rifiuti sia nel limitarsi nell’uso dei prodotti monouso: una volta compromessa la “risorsa mare” non sarà infatti più possibile rinnovarla” (citando il neo Ministro dell’Ambiente al lancio della campagna #iosonoambiente)
 

Un ufficiale della Marina Militare alla regata sud americana Velas Latinoamérica

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Il sottotenente di vascello Marzio Pratellesi è imbarcato sulla nave scuola della Marina messicana "ARM Cuauhtémoc" che con il suo equipaggio partecipa all'evento velico sud americano dell'anno, la Velas Latinoamérica...

17 agosto 2018

Marzio Pratellesi 

Un ufficiale della Marina italiana imbarcato a bordo della nave scuola messicana "ARM Cuauhtémoc" che con il suo equipaggio "internazionale" partecipa all'evento velico dell'anno, la Velas Latinoamérica, regata che riunisce tutte le navi scuola delle Marine dei Paesi del sud America con lo scopo di condividerne tecniche e dottrine oltreché instaurare relazioni diplomatiche tra i Paesi partecipanti, rappresentati dai loro velieri e dai loro equipaggi. Quella del 2018 è la terza edizione organizzata dalla Marina cilena, in concomitanza con la commemorazione del bicentenario della proclamazione e del giuramento di indipendenza.

I velieri hanno navigato dai caldi mari caraibicifino alle impervie acque di Capo Horn, circumnavigando l'intero Sud America. Una esperienza avvincente a diverse latitudini, con diverse condizioni di mare e di vento, soprattutto nel tratto  che ha visto l'equipaggio impegnato in una navigazione a vela nello Stretto di Magellanoe nei canali dell'Antartide Cilena. Una sfida particolarmente preziosa dal punto di vista professionale, intellettuale e culturale per le differenti realtà delle nazioni presenti.

Il Sottotenente Marzio Pratellesiè imbarcato sulla Cuauhtémoc, nave scuola insegna della Marina Messicana, insieme con altri 21 ufficiali provenienti da 11 Paesi (Argentina, Brasile, Cile, Ecuador, Guatemala, Honduras, Perù, Colombia, Panamá, Venezuela e Stati Uniti d'America) e da diverse importanti istituzioni messicane quali Esercito, Forza Aerea e Marina Mercantile Nazionale. Loro compito, oltre a condividere le esperienze che il mare può trasmettere, è quello di confrontarsi attraverso workshop e conferenze di carattere storico, sociale e militare, ognuno con le proprie realtà marittime e militari per analizzarne tanto le differenze quanto i molti punti in comune.

Il Sig. Pratellesi, inserito nell'equipaggio della Cuauhtémoc, svolge  l'incarico di Addetto alla Navigazione e nel primo mese di Campagna ha svolto il corso di Navigazione e Manovra a vela del veliero,  risultato primo classificato, continuando poi a confrontarsi costantemente con le conoscenze, le competenze e le peculiarità del gruppo dei diversi ufficiali presenti a bordo.

FONTE: Logo Notiziario online

 
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Scoperto un antico molo risalente a 2000 anni fa a San Pietro in Bevagna

antico molo

By | 11 agosto 2018

la scoperta di quest’antico molo è stata fatta da Fabio Mattacchiera, presidente del Fondo antidiossina onlus di Taranto

Secondo gli esperti potrebbe essere un molo di età romana o ellenistica.

I blocchi allineati ritrovati al largo di San Pietro in Bevagna, secondo gli esperti, potrebbero essere realmente quelli che costituivano un molo antico, poi ricoperto dalle acque nel corso dei millenni.

Solo pochi giorni fa Fabio Mattacchiera ha lanciato una breve notizia circa la scoperta di un presunto antico molo, forse riconducibile al periodo romano, a largo di San Pietro in Bevagna, in provincia di Taranto.

Gli elementi che ha raccolto con le immersioni in quelle acque probabilmente non sono sufficienti anche perchè, non ha ancora sentito il parere di diversi esperti archeologi.

Tuttavia, pur nell’incertezza che la scoperta potesse avere una valenza in ambito archeologico, Fabio ha provveduto ad informare immediatamente la Soprintendenza Archeologica della Puglia con sede a Lecce, inviando foto ed informazioni attraverso la posta certificata.

In questi giorni, oltre ad aver acquisito altri dettagli con l’utilizzo di un drone (Fabio Mattacchiera è un pilota professionista riconosciuto da Enac, anche per le “operazioni in scenari critici”) che gli hanno permesso di acquisire foto e video importanti, ha potuto contattare numerosi archeologi e cattedratici ai quali ho sottoposto il materiale raccolto.

Nessuno di loro è al corrente dell’esistenza di questa imponente struttura sommersa al largo di San Pietro in Bevagna e tutti mi hanno parlato di una scoperta che potrebbe rivelarsi molto importante.

Un ex dirigente archeologo di esperienza riconosciuta della città di Taranto, consultatosi con altri suoi colleghi, avanza l’ipotesi di un molo del periodo ellenistico dalle dimensioni importanti.

Giuliano Volpe, archeologo e accademico e professore ordinario di archeologia presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Foggia, poco fa ha comunicato che organizzerà, nei prossimi giorni, una spedizione, con i suoi ricercatori, per fare luce sul ritrovamento di San Pietro in Bevagna.

Fabio ha contattato anche la dott.ssa Rita Auriemma, docente e ricercatrice presso la Facoltà di Beni Culturali dell’Università degli Studi di Lecce, anche lei intenzionata a fare un sopralluogo dopo che ha ricevuto la mia segnalazione.

Il Prof. Mario Lazzarini, noto archeologo subacqueo, parla di un’opera che potrebbe rassomigliare ad un molo, presumibilmente di epoca romana.

Ha chiesto lumi anche al Prof. Andrea Belluscio, docente presso il Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università “La Sapienza” di Roma. Ha chiesto se avesse mai visto simili strutture in natura, adagiate sui fondali marini, durante le sue innumerevoli ricerche nei mari di tutto il mondo, ma anche lui ha affermato di non aver mai visto nulla del genere di naturale.

Insomma, anche se la sua scoperta è ancora tutta da verificare, è certo che sta suscitando molto interesse tra gli studiosi.

Inoltre, il fatto che l’opera si trovi ad una distanza di diverse centinaia di metri dalla costa non deve spegnere l’entusiasmo di chi, come lui, vuol credere che effettivamente lì si trovi un pezzo importante di storia antica della nostra regione.

Infatti, si sa con certezza, così come riportato dalla letteratura scientifica, che la linea di costa ha avuto nel corso dei secoli notevoli variazioni, sia dal punto di vista morfologico che orografico, con avanzamenti e arretramenti anche di diverse centinaia di metri.

Tutto ciò renderebbe più plausibile la possibilità che quella opera, un tempo, potesse essere emersa, considerando anche le oscillazioni del livello del mare nel corso dei millenni.

Ecco alcuni dettagli dell’imponente opera.

Lunghezza e larghezza del presunto molo

Analizzando le foto ed i video prodotti da Fabio Mattacchiera, si riesce ad intuire che il presunto molo debba aver avuto una lunghezza di circa 240 metri, una misura veramente importante, considerando che altre opere simili, rinvenute nel Mediterraneo, solitamente non superavano i 150 – 180 metri.

La larghezza, invece, doveva attestarsi sui 20 metri.

Grandezza dei blocchi
I lati dei blocchi variano da 1 metro fino a 4 metri.

Hanno forma pressoché parallelepipedale con spigoli stondati o hanno forma abbastanza irregolare, comunque sia, risultano in buona parte ben assemblati ed in fila tra loro, separati da un intercapedine di 15 – 30 centimetri.

Profondità
7 metri

Distanza dalla costa
L’opera è esattamente parallela alla linea di costa, si trova al largo ad una distanza di diverse centinaia di metri.

FONTE: Logo Caraibi di Puglia

Finalmente anche un aliscafo sarà musealizzato!

Ebbene si, finalmente anche un aliscafo sarà musealizzato! Il Grifone è arrivato in Arsenale a Venezia nei giorni scorsi e si spera sarà musealizzato a breve a fianco al smg Dandolo.

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Il primo aliscafo sarò musealizzato a Venezia
L'aliscafo Grifone è appena arrivato presso il museo storico navale di Venezia, dove lo attende una gioiosa pensione accannto al sommergibile Dandolo. E proprio come per i sommergibili la Marina Militare apri la strada anche per la musealizzazioen degli aliscafi, sperando che non rimanga un unicum ma che l'impresa possa essere replicata da altre realtà musealii. Il Grifone, della classe Nibbio, dislocava circa 50 ton, era ingrado di superare i 50 nodi (circa 100 Km/ora) ed era armato con un cannone da 76/62 e 2 missili OTOMAT. Si ipotizza l'apertura al pubblico nel 2019.

Grazie a Marco Mascellani

FONTE:MARè-Museo attività emiliano romagnole scienze del mare

Capraia, dopo un secolo ritrovato il sommergibile Guglielmotti: fu affondato per errore

La scoperta è avvenuta durante un'esercitazione dei cacciamine della Marina militare: il sommergibile fu affondato per errore da una nave inglese

Gugliemotti

LIVORNO. Dopo oltre un secolo dall'affondamento, durante la Prima guerra mondiale, è stato ritrovato il relitto del sommergibile Guglielmotti. La scoperta è avvenuta durante un'esercitazione dei cacciamine della Marina militare, vicino alll'isola di Capraia, a 400 metri di profondità. A bordo del sommergibile, affondato il 10 marzo 1917, c'erano 14 membri dell'equipaggio.

Il ritrovamento del relitto del sommergibile è avvenuto da parte di nave Gaeta, in una posizione correlabile con quella nota del suo affondamento avvenuto intorno alle 21.50 del 10 marzo del 1917 da parte dallo "sloop" inglese HMS Cyclamen, che lo aveva scambiato per un battello tedesco. La scoperta stata è poi convalidata dalla successiva investigazione da parte di nave Rimini con il veicolo "multipluto" che ha permesso di scattare anche le prime immagini del sommergibile mostrando inconfutabilmente l'identit del relitto grazie alla corrispondenza con i dettagli costruttivi del battello che appare adagiato sul fianco mostrando, ben riconoscibile, il cannone di prora. Le immagini hanno anche confermato lo speronamento avvenuto da parte dell'unità inglese. In precedenza, il cacciamine Gaeta aveva localizzato il relitto del HMS Saracen, un sommergibile inglese affondato da due corvette italiane durante la seconda Guerra Mondiale giài identificato durante una spedizione subacquea da parte di soggetti privati nel 2015. "Il ritrovamento del sommergibile Guglielmotti - sottolinea lo Stato maggiore della Marina - conferma l'efficacia operativa dei nuovi veicoli subacquei in dotazione alla Marina militare capaci di operare a quote profonde e che potranno essere adoperati anche sui nuovi cacciamine che dovranno sostituire le ormai datate unit della classe Lerici/Gaeta. L'attività condotta dimostra come le capacità militari possono essere messe a disposizione della ricerca subacquea, anche per fini di ricostruzione storica, nell'ambito delle funzioni duali e complementari della Forza armata". l sommergibile "Alberto Guglielmotti", come detto, venne affondato "per errore" da una nave inglese. Al comando del capitano di fregata Guido Castiglioni, che ne aveva curato anche l'allestimento, nei primi giorni del marzo di quell'anno ebbe l'ordine di raggiungere la sede di Brindisi, per operare nell'Adriatico meridionale con la 2/a Flottiglia. Salpato dalla Spezia il 10 marzo, scortato dal piroscafo Cirenaica, alle ore 21.50, in navigazione nelle acque della Capraia, scambiato per unità nemica dal dragamine britannico Cyclamen di scorta al trasporto truppe Arcadia, fu cannoneggiato, speronato ed affondato. Nell'incidente persero la vita 14 uomini dell'equipaggio e tra questi il tenente di vascello Virgilio De Biase

FONTE: Logo tirreno Livorno

 

 

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