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Vespucci, donato il modellino alla Marina

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di Elisabetta Gramolini  

 Benazzo Girardelli
Benazzo Vespucci1Anche se in scala ridotta, il fascino resta intatto. Così come la bellezza della linea, espressa in migliaia di piccoli pezzi. Dal giardinetto di poppa ai cannoni a prora per la salva di saluto, il modellino della Amerigo Vespucci riproduce in scala I :100 lo splendore della "nave più bella del mondo".
L'autore della riproduzione non è un appassionato qualsiasi di modellini navali. È I' ambasciatore Stefano Benazzo che oltre ad avere più di 40 anni di carriera diplomatica alle spalle è anche un fotografo e uno scultore apprezzato. Amante del mare, delle imbarcazioni e della marineria, il diplomatico ha donato il veliero alla Marina Militare che lo esporrà nelle sale di Palazzo Marinaa Roma, insieme alle altre riproduzioni di unità navali in forza alla flotta del passato e del presente. Per completare l'opera nel 1999, I' ambasciatore Benazzo ha impiegato 364 giorni di lavoro, quando era di stanza all'ambasciata italiana di Washington. "Con gioia consegno questo modellino che per me è come un figlio", ha commentato I' ambasciatore Benazzo al momento della firma dell'atto di donazione.
Benazzo Vespucci firma“Auguri al mio dono”, ha infine aggiunto dopo aver stretto la mano al Capo di Stato Maggiore, Ammiraglio Valter Girardelli, e al capo dell'ufficio Pubblica lnformazione e Comunicazione, contrammiraglio Fabio Agostini. ll legame fra la Marina Militare e il diplomatico, negli anni ambasciatore del nostro Paese in Bielorussia e Bulgaria, non nasce oggi con la donazione. Benazzo ha infatti scelto di presentare il suo libro, dal titolo "Wrecks/Relitti"(edito da Skira,20 l7), presso il Circolo ufficiali Caio Duilio di Roma, lo scorso 8 novembre. ll volume raccoglie 90 immagini di relitti di imbarcazioni che lo stesso ambasciatore ha fotografato in giro per le spiagge di tutto il mondo. Prima che gli agenti atmosferici distruggano del tutto i relitti, gli scatti testimoniano le fatiche degli uomini che hanno costruito e fatto navigare quelle navi insieme alla storia e cultura delle comunità.

Vespucci modellino Benazzo

FONTE: Materiale dell'autore estratto dal "Notiziario della Marina" personale.

Celebrati i 60 anni del Ponte Girevole di Taranto

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Grande partecipazione di pubblico  agli eventi celebrativi del 60° anniversario dell'Inaugurazione del Ponte San Francesco Di Paola, meglio note come Ponte Girevole

14 marzo 2018 Antonio Tasca 

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Sabato 10 marzo 2018 si sono svolti con grande partecipazione di pubblico tarantino gli eventi celebrativi del 60° anniversario dell'inaugurazione del Ponte San Francesco Di Paola, meglio note come Ponte Girevole.

l ponte fu infatti inaugurato dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il 10 marzo 1958, e venne intitolato a San Francesco di Paola, protettore delle genti di mare. E' il secondo ponte girevole, dopo quello iniziale del 1887, progettato dalla Società Nazionale delle Officine Savignano, che costruì anche le parti elettromeccaniche mentre la parte relativa alle strutture in metallo fu realizzata dai Cantieri Navali Tosi di Taranto.

Ad aprire gli eventi celebrativi, la foto di ricordo scattata sul ponte, dei tecnici della Marina, addetti di turno, alla manutenzione e alla manovra del Ponte, con le autorità militari, civili e religiose intervenute alla manifestazione. A seguire la Fanfara del Comando Marittimo Sudha intonato l'inno nazionale dando il via alle salve di cannone che sparate dal Castello Aragonese, imbandierato a festa per l'occasione, segnalavano a nave Doria, in navigazione in Mar Grande, che poteva portarsi in rotta, sull'allineamento, per attraversare il Canale Navigabile, seguita dalle lance a remi delle associazioni remiere di Taranto.

Puntuale alle 10.30 apriva il Ponte Girevole, e l'unità navale, un cacciatorpediniere classe Orizzonte, fiore all'occhiello della Flotta italiana, avanzava maestosa attraversando il canale, tra gli applausi e l'ammirazione della gente assiepata lungo Corso Due Mari e lungo la Discesa Vaso che delimitano il canale navigabile. Lo spettacolo si è ripetuto poco più tardi, con Nave Doria che questa volta attraversava in uscita il Canale Navigabile, la cerimonia si è conclusa con il suggestivo alza remi delle imbarcazioni che seguivano nave Doria.

Il Comandante Marittimo Sud, l'ammiraglio di divisione Salvatore Vitiello, a nome del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio di squadra Valter Girardelli, nel suo discorso introduttivo ha ringraziato le autorità intervenute e tutta la cittadinanza che ha risposto così con grande partecipazione e calore  a queste celebrazioni "Era da tanti anni che non vedevo Corso Due mari così affollato, questo mi inorgoglisce e rende onore a un monumento simbolo della città che io considero insieme al Castello Aragonese come il biglietto da visita della Marina e della città di Taranto in Italia e nel mondo".

L'evento è stato documentato da migliaia di foto e di video pubblicati non solo dai media ma anche dai tanti spettatori che hanno vissuto l'evento, e tra i commenti, tantissimi, il più frequente era grazie alla Marina Militare per aver fatto riscoprire le bellezze di Taranto.

 

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Una famiglia salva una balena. Quelle che succede dopo è fantastico

La storia di Valentina, la balena liberata. Era rimasta incastrata nelle reti dei pescatori

Può una balena da qualche tonnellata esprimere la propria gratitudine verso un gruppo di pescatori?La risposta è in questo video. Siamo nel Mar di Cortez in Bassa California e questa balena, battezzata Valentina, è la protagonista di una grande avventura.

Gershon Cohen e Michael Fishbach, questi i nomi dei due salvatori, si sono imbattuti in una balenottera rimasta impigliata nelle reti da pesca. Dopo un primo contatto, Fishbach si butta in acqua e insieme all’amico decide di tagliare a mano le reti avvicinando la barca al cetaceo.

Un’operazione rischiosa perché basterebbe un colpo di coda della balena per rovesciare la barca. Invece tutto fila liscio: i due tagliano e rimuovono la rete, così Valentina li ripaga con uno spettacolo fatto di festa e spruzzi. Quando si dice la felicità per la libertà ritrovata.

Trovate il video anche nella sezione Video-Attualità e curiosità

 

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Una passeggiata sul Delta del Po immersi nella … plastica?

Mareggiata Volano12

Domenica delle Palme 2018. La giornata volge al bello con un sole che, nonostante il vento ancora tendente al gelido, da comunque una piacevole sensazione di calore. Come mia consuetudine approfitto per fare una passeggiata in riva al mare con la mia compagna. Decidiamo di andare in una delle spiagge più naturali e selvagge del Delta del Po e cioè a Volano nel territorio di Codigoro.
Mi è sempre piaciuta questa spiaggia anche se a volte l’acqua non è di bell’aspetto. Purtroppo è soggetta alle piene del Po e di conseguenza a ricevere tutto ciò il Grande Fiume trasporta da tutto il suo lungo percorso.
In questi giorni il Fiume Po si è ingrossato per via delle abbondanti (anche troppo) piogge dei giorni passati.
Naturalmente ha portato giù a mare tronchi d’albero, rami secchi e tutto ciò che nel frattempo era caduto nel suo imponente corso d’acqua. Come sempre non arrivano solo tronchi o alberi interi. Mareggiata sculturaArrivano anche delle bellissime “sculture“ della natura, pezzi di radici modellate ad arte dall’impeto delle acque, tronchi di albero che se si volessero creare cosi non ci si riuscirebbe. Ma, assieme a ciò che è naturale, arriva anche l’innaturale! Rifiuti di vario tipo sui quali prevale “naturalmente” la plastica! Sicuramente perché, essendo leggera, galleggia e scorre nel fiume. Gli oggetti metallici vanno a fondo e a volte arrivano a mare solo se il corso d’acqua è talmente violento da sollevarli e farli “camminare sul fondo
In alcuni casi arrivano anche gli “elettrodomestici”… già! Frigoriferi e altri elettrodomestici che contengono una coibentazione al loro interno, tale da farli galleggiare.
Naturalmente la colpa è sempre e solo dell’inciviltà e incuria dell’uomo!!!
Oggi, per l’appunto, quando siamo arrivati sulla spiaggia, abbiamo trovato una vera marea di persone intente a passeggiare, come noi. Tutti affascinati dall’immensità di legname che la marea aveva portato a riva. Ma molto di più per l’enormità di rifiuti in plastica presenti, mescolato al legname.
Mareggiata frigoIl pensiero che tutta quella plastica finirà poi nella catena alimentare dei pesci e successivamente a noi, mi terrorizza. Mi mette angoscia! Non mancavano neppure, un “bel” frigorifero e  una bombola di Gpl.
Sembrava quasi che la plastica ci supplicasse di levarla da li, dicendo: Prima che il mare mi inghiotta di nuovo, TOGLIMI!
Proprio non ci facciamo mancare nulla!
Sono schifato! Spero solo che il Comune di Codigoro o chi per esso provveda a raccogliere e smaltire al più presto tutta quella plastica, prima che ritorni in mare.
Meditate gente, meditate!

marinaio Giancarlo

 

Ciccio e i pallini neri-Enzo Arena

Una bellissima e commovente storia, scritta dall'amico Enzo Arena, che merita una più vasta diffusione, per il significato che contiene e gli insegnamenti che emana.

DalmataComandante!” Aveva urlato di meraviglia il capo della segreteria. “Cosa sono tutti questi pallini neri?” Aveva aperto inavvertitamente il cassetto della mia scrivania e gli erano capitati tra le mani tanti fogli di carta pieni di pallini neri.
Che dire? Che fare?
Non è facile inventarsi in pochi secondi una risposta. Dovevo prendere tempo.
“Di che pallini sta parlando?” dissi.
“Come di che pallini sto parlando?! Saranno centinaia. Anzi no, forse un migliaio!”
Aveva ragione; erano proprio tanti i pallini neri che avevo fatto. Non potevo continuare a temporeggiare; dovevo inventarmi una risposta plausibile.
“Mi scusi”, gli dissi, “io vengo forse a contare i pallini suoi? A lei cosa importa dei miei pallini e di quanti sono?” Poi, vista la sua faccia sbigottita, avevo aggiunto con un sorriso: ”Sto scherzando, recluta”.
Avevo preso tempo ma ancora dovevo dare una risposta credibile. Non potevo certo dire la verità sul significato di tutti quei pallini neri. Un po’ me ne vergognavo. Alla mia età fare tutti quei pallini neri!
Anzi no! Io non me ne vergognavo e non avevo nulla di cui vergognarmi, ma lui e molti altri non avrebbero capito.
Senta Capo, ogni volta che devo scrivere con la stilografica, la provo. Mi accerto che l’inchiostro sia buono e che la penna scriva bene. Faccio perciò un pallino e poi inizio a scrivere. Certo, lei che utilizza il computer non ha di questi problemi. Mica fa un pallino prima di scrivere con il computer per provare se scrive bene!?”
Quando stavo per aggiungere che anche questa risposta era uno scherzo (perché effettivamente non pensavo di essere convincente ma cercavo solo di guadagnare ancora tempo) il capo esclamò: “Ma c’è anche qualche pallino rosso! Anzi no, aspetta uno…due…tre…quattro. Sono solo quattro rossi. Ma lei, Comandante”, aggiunse con il sorrisetto sfottente sulle labbra, “prova anche la biro rossa prima di scrivere?
“Ripeto”, dissi “Ma io vengo forse a contare i pallini neri e i pallini rossi suoi?”
Ridevo e prendevo tempo ma dovevo ancora inventarmi una giustificazione plausibile se non volevo essere considerato uno strano tipo che senza motivo riempie fogli di pallini e li conserva nel cassetto della scrivania.
Adesso il mio problema era di più difficile soluzione perché alle centinaia di pallini neri si erano aggiunti quei pochi pallini rossi (quattro per l’esattezza) apparsi qua e là.
Dovevo spiegare il perché dei pallini neri, il perché dei rossi ed il perché della grande differenza tra i rossi ed i neri.
Meno male, mi sono ritrovato a pensare, che il Capo non può mettere il naso nella “capanna dello zio Tom”. Meno male perché lì sarebbe travolto dai pallini! Se aprisse il cassetto del comodino! Mamma mia, non ci voglio pensare! La “capanna” è proprio piena, sono sparsi dappertutto i pallini. Sotto il letto, alle pareti, al soffitto…il soffitto! Quello poi…è proprio pieno.
Non so quanto tempo rimasi assorto nel pensiero del mio alloggio a me tanto caro (la cosiddetta ”Capanna dello zio Tom”) e a tutti i pallini di cui l’avevo riempito, ricordo solo che tornando alla realtà vidi il Capo ancora in attesa di una mia risposta e dalla sua faccia capii che aveva aspettato un bel po’.
Gli dissi serio: “A dire il vero, capo, è più di tre anni che faccio pallini neri; ogni giorno che ho trascorso qui è stato un giorno pieno di problemi, di preoccupazioni e di ricerca di una qualche soluzione ad un difficile problema…sono stati tanti i momenti neri e, come vede, ogni volta ho fatto un pallino nero”.
Poteva essere questa una giustificazione credibile ( e in effetti un po’ era vera) tant’è che il Capo, dopo aver riflettuto disse: “Certamente, Comandante, lei qui non conduce una vita serena; si vede proprio e…mi scusi ma…i pallini rossi?”
Ormai avevo trovato la scusa giusta. A questo punto era semplice continuare. “E’ ovvio”, dissi. “Se i pallini neri rappresentano i miei momenti neri quelli rossi…”
Non mi fece finire il discorso. “Quelli rossi”, disse il Capo, “rappresentano i suoi momenti speciali, i giorni in cui lei è stato proprio bene ed ha avuto grosse soddisfazioni. Giusto?”
“Giusto”, risposi io, “è proprio così”.
Che bugiardo che ero stato! Ma non importava; il Capo sembrava convinto ed io tirai un grosso respiro di sollievo. Non potevo certo raccontare il vero motivo dei pallini.
Come ho già detto, nessuno avrebbe capito.
Il povero Ciccio si, che avrebbe capito!
Quanto mi mancava il povero Ciccio!
Ricordo che, arrivato a Sabaudia quattro anni prima, Ciccio era stato il primo ad accogliermi. Ricordo come fosse ieri.
Sdraiato accanto all’ancora all’ingresso della caserma, nel vedermi deve aver pensato: “Questo è uno dei nostri”, mi guardò con dolcezza e scodinzolò. Mi aveva dato il benvenuto.
Aveva lo sguardo sereno e stava lì come fosse a guardia per proteggere tutti quelli che lui pensava gli appartenessero, da qualcosa di indefinibile.
Io era la prima volta che mettevo piede a Sabaudia; avevo l’animo in subbuglio e la mente piena di pensieri. Come sarebbe stata questa nuova avventura? Come avrei trascorso i prossimi tre o quattro anni?
Quant’era bella la caserma da lontano! Quant’era bella Sabaudia! Il mare, il lago, il Circeo sullo sfondo, che meraviglia! Ma io, pensavo, sono qui per lavoro, non per vacanza.
“Buongiorno comandante”, disse il marinaio che mi aveva visto arrivare, poi, accortosi che avevo la mente altrove e guardavo quel cane vecchio e malandato ma dall’aspetto altero e dignitoso: “Lui è Ciccio. Ciccio è il nostro cane e noi tutti siamo i suoi marinai. Ci vuole tanto bene e noi tutti gliene vogliamo tanto. Vedrà che anche lei gli vorrà bene”.
Ciccio, sentendo che parlavamo di lui, capì che quella era una presentazione; si alzò e continuando a scodinzolare mi si avvicinò.
“Molto lieto”, gli dissi, “io sono Enzo” e lo accarezzai. Gli volevo già bene.
In seguito, al giro del Caterattino di corsa con i marinai e con Ciccio che correva con noi per proteggerci dalle macchine che arrivavano in senso opposto, seppi che Ciccio non aveva un’età ben definita. Forse era nato con la caserma della Marina a Sabaudia.
“Comandante”, mi diceva il Capo Gamella, “io ero qui dieci anni fa e Ciccio già c’era. Allora faceva con gli atleti un giro più lungo di quello del Caterattino; doveva vederlo, non si fermava mai. Avrà dodici o tredici anni, fa il giro più corto ma continua a correre”.
Scandiva, Ciccio, gli orari della caserma; alle otto era presente all’assemblea mattinale, a mezzogiorno era il primo a portarsi verso la sala mensa. Si posizionava li davanti senza mai entrare. Aspettava fuori che i marinai gli allungassero il pranzo.
Quant’era educato Ciccio! Ma chi gli aveva insegnato l’educazione!?
Ciccio non entrava mai in mensa, non entrava mai negli uffici, non entrava mai nelle palestre.
Ciccio non entrava mai nei bar o nelle pizzerie o ristoranti di Sabaudia.
Ciccio aspettava sempre fuori. Non c’era bisogno di dirglielo, lui lo sapeva da solo. Aspettava fuori.
La vita di caserma prevedeva anche la franchigia e, dopo l’attività lavorativa e la cena, Ciccio usciva in franchigia con noi marinai. Se fuori dal barbiere, da un bar, da una pizzeria di Sabaudia c’era Ciccio, sicuramente dentro c’era qualcuno di noi.
Ricordo la mia stupida preoccupazione quando, il giorno della Pasqua dell’Atleta, dopo aver riunito in divisa tutto il personale mi avviai a piedi dalla caserma verso la chiesa dove sarebbe stata celebrata la cerimonia. Ciccio, al quale non sfuggiva niente ed era sempre presente soprattutto nelle cerimonie importanti, si era unito a noi.
Mamma mia”, pensavo, “ora come faccio se Ciccio vuole entrare in chiesa? Ci sono il Vescovo, il Sindaco, i Presidenti delle federazioni sportive. Ci sono tutti gli atleti, la chiesa è piena di gente. Si, è vero che tutti lo conoscono ma, come faccio se cerca di entrare?”
Avevano lavorato tanto i marinai per addobbare la chiesa per l’occasione, avevano tra l’altro issato il Gran Pavese e non volevo che tutta l’ammirazione per la Marina potesse essere offuscata da un cane un po’ malconcio dentro la chiesa.
Mentre ci avviavamo a piedi pensavo che avrei dovuto dare ad un marinaio il compito di tenerlo e non farlo entrare. Pensavo all’imbarazzo che avremmo provato tutti noi marinai, quando, giunti sui gradini della chiesa, Ciccio si fermò, ci guardò e si sedette.
Ci aveva detto: “Entrate pure, io vi aspetto qui”
Ma chi glielo aveva insegnato? Ciccio aspettava fuori.
Durò un’ora e mezza la cerimonia. Ci eravamo dimentica di lui ma, all’uscita, Ciccio era lì; si alzò dai gradini, si unì a noi e tutti insieme tornammo in caserma.
Eh si, era proprio impeccabile il povero Ciccio. Il primo a salutarmi al mattino con uno scodinzolio e l’ultimo a salutarmi la sera.
Quando nominammo due commissioni separate per valutare Ciccio per un avanzamento di grado, nessuno riuscì a trovare in lui un solo lato negativo.
Ciccio non era un amico qualsiasi; era l’amico con la “A” maiuscola.
I giudizi espressi dalle due commissioni furono i seguenti:
1° Commissione
Sempre presente in ogni circostanza, Ciccio è di supporto morale a tutto il personale che assiste durante gli allenamenti, durante i momenti di grandi soddisfazioni ma anche e soprattutto durante i momenti duri, portando conforto. Attento alle problematiche dell’Ente, collabora fattivamente col comando riuscendo ad attirare su di sé le simpatie degli ispettori più severi. Sempre al suo posto, riesce a non invadere mai spazi di non competenza, dando l’esempio a tutto il personale. Meritevole della massima stima e considerazione.
2° Commissione
Trattasi di cane di eccellenti qualità che emerge per tratto e capacità relazionali espresse prevalentemente con scodinzolii. Sensibile ai comportamenti del personale, cura in prima persona la correttezza dello stesso durante la franchigia mediante un’attenta e meticolosa sorveglianza.
Per le sue eccellenti qualità Ciccio è ritenuto unanimemente “essere animato di sicuro affidamento la cui mancanza di parola costituisce motivo di saggezza e superiorità”. Ci compiacciamo vivamente e lo riteniamo pianamente degno di un avanzamento di grado.
Quanto mi è stato di compagnia Ciccio!
Nella “capanna dello zio Tom”, di sera, Ciccio mi veniva spesso a trovare. Sentivo bussare alla porta, aprivo e lui mi salutava muovendo la coda. Non entrava, mi osservava da fuori e mi diceva con gli occhi: “Dai, racconta, cosa sono tutti questi pallini neri?”
Altre sere passavo io a trovare lui al Corpo di Guardia, ed al mio “Ciao Ciccio, vuoi venire in franchigia con me?” si alzava e mi seguiva. E io raccontavo.
Facevamo il giro di Sabaudia passeggiando, arrivavamo al bar vicino alla stazione dei pullman, io entravo, lui aspettava fuori. Sapeva che sarei uscito con in mano un gelato che avrei diviso con lui.
Probabilmente dopo essersi chiesto come mai io, pur essendo da solo, prendevo sempre un cono e chiedevo anche un’ostia vuota, un giorno il proprietario del bar si affacciò fuori e vide che stavo dividendo con Ciccio il mio gelato.
“Ora capisco”, mi disse sorridendo, ei io, quasi a giustificarmi: “E’ Ciccio, il nostro cane”. Sorrise ancora ed aggiunse: “Lo conosco da sempre. Ciccio è il cane della Marina ed è anche il cane di Sabaudia”.
Dopo il gelato tornavamo piano piano verso la caserma; se incontravo qualcuno con cui scambiare due chiacchiere lui mi aspettava paziente.
I marinai che escono in franchigia insieme, tornano a bordo insieme, e Ciccio era un ottimo marinaio.
Si faceva sempre più vecchio Ciccio…non ce la faceva più a camminare.
Ciccio si alzava a fatica e tutti noi ci prendevamo cura di lui; gli portavamo il pranzo al Corpo di Guardia, gli facevamo compagnia, stavamo in pena per lui. Anche se non ce la faceva più ad alzarsi aveva sempre per ognuno di noi, un movimento di coda.
Tutti gli andavamo a raccontare qualcosa e lui, con occhi dolci ed espressivi, ci ascoltava.
Io ed altri quattro marinai un giorno lo abbiamo visto chiudere gli occhi per l’ultima volta. Ci siamo guardati e poi siamo andati a piangere ognuno in un posto diverso. Io tornai nel mio ufficio, chiusi la parta e piansi. Sapevo che Ciccio mi sarebbe mancato tantissimo. Sapeva tutto dei miei pallini neri e mi capiva.
Mai nessun altro saprà la vera storia di quei pallini.
Si sparse presto la notizia che Ciccio era morto ed in caserma per un po’ di tempo il clima cambiò; non c’era più Ciccio all’assemblea del mattino, non c’era più Ciccio all’ora di mensa, agli allenamenti, alle cerimonie, in franchigia per le vie di Sabaudia.
Non c’era più il nostro amico Ciccio col suo sguardo pieno di dolcezza e saggezza. Il grande e vecchio Ciccio se n’era andato e ci mancava tanto.
Sono passati i miei quattro anni di Sabaudia, ora sono in un ufficio della capitale ed alle pareti ho appeso un piccolo quadro della meravigliosa spiaggia di Sabaudia con sullo sfondo il Circeo, una foto della “capanna dello zio Tom” ed una foto di Ciccio di guardia davanti alla caserma così come lo trovai il primo giorno in cui arrivai.
Quando guardo questi tre quadretti mi vengono le lacrime agli occhi. Mi ricordano: le persone speciali che ho conosciuto a Sabaudia; la bellezza del mare, delle dune, del lago; mi ricordano la straordinarietà di un cane amico…ed il ricordo dei pallini neri è sempre più sbiadito.
E dei pallini rossi?” Ti sei dimenticato”, direte voi.
No, non mi sono dimenticato, li ho appena menzionati, ed anche di quelli Ciccio sapeva tutto. I pallini rossi non sbiadiranno mai.
Mi ritrovo spesso tra le mani un biglietto con scritto: “Al nostro comandante per ricordargli che l’altra metà del cielo esiste ed anche l’altra parte di Sabaudia.
Ciao Sabaudia, ciao Ciccio.

Enzo Arena1 Enzo Arena

 

 

Bunker segreto dei sottomarini riemerge dagli scavi di un nuovo albergo

Sanremo, il bunker segreto dei sottomarini riemerge dagli scavi di un nuovo albergo

Ospitava mini sommergibili sperimentali tedeschi
 
Bunker Sottomarini Sanremo
Andrea di Blasio

Il secondo conflitto mondiale non è solo un ricordo ma una presenza tangibile nei manufatti sparsi per la costa e per l’entroterra della città dei fiori ed oltre. I recenti scavi nel sito dove sorgeva il Tiro a Volo a Pian di Poma, hanno riportato alla luce un vecchio bunker costruito dai tedeschi dopo l’otto settembre 1943, quando l’esercito di Hitler occupò buona parte della Penisola a seguito dell’armistizio di Badoglio con gli anglo-americani. La costruzione, di per se strategica ed a picco sul mare, è composta al piano superiore da bunker difensivi e al piano inferiore, a livello della spiaggia, una rimessa di mini sommergibili della Kriegsmarine, la marina militare del Reich, usati per le incursioni contro gli alleati in Francia (mai diventati operativi e nella maggior parte naufragati). 

Bunker video

Questo tipo di postazioni militari, erano situate da Perpignan fino alla Toscana, una rete costiera difensiva costruita dai genieri della cosiddetta Organizzazione Todt. Opere come la Linea Sigfrido, il Vallo Atlantico e in Italia la Linea Gustav e la Linea Gotica, portano la firma della Todt. E a Sanremo oltre ad esserci il bunker del Tiro a Volo si trovano altre fortificazioni, ad esempio, alla Foce nei pressi della Villa Romana, in zona Sud Est e La Vesca. 

Questo pezzo di storia è stato raccontato nel libro di Renato Tavanti «Sanremo Nido di Vipere», come la città fosse divenuta una temuta base per l’impiego di mezzi navali d’assalto, sottomarini e di superficie tedeschi ed italiani, nello scacchiere operativo del mare Ligure-Provenzale e riscoperto dall’associazione Scas (Studi Cavità Artificiali Sanremo). 

«La nostra associazione, – ha spiegato Davide Bagnaschino – si occupa prevalentemente della riscoperta e tutela delle fortificazioni alpine in tutta la provincia di Imperia e sulle Alpi Marittime, in quei luoghi teatro della battaglia delle Alpi Occidentali del 1940 tra Italia e Francia. Per quanto riguarda il bunker del Tiro a Volo – prosegue Bagnaschino – speriamo che non venga coperto del tutto, anzi sarebbe bello se si potesse riuscire a mantenere visibile il sito con la possibilità di accesso. Il bunker infatti non ha segni di combattimento ed è ancora in buone condizioni strutturali, basta solo ripulirlo dalla polvere». Proprio per testimoniare questa grande passione per la storia, sul colle di Tenda a Vievola sorge il museo del Vallo Alpino, realizzato insieme ai colleghi dell’Asval, l’associazione di amatori che si occupa della riscoperta di questo sistema di difesa italiano

 

FONTE: Logo stampa sanremo

Una nuova spedizione della nave Arctic Sunrise di Greenpeace

Oceano Antartico, una nuova spedizione della nave Arctic Sunrise di Greenpeace

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Arrivano le prime immagini dai fondali antartici fin qui mai esplorati. Sono state girate da un sottomarino nel mare di Weddele sono state diffuse da Greenpeace. Dal video emerge da una parte la buona notizia di una certa vitalità riscontrata nei fondali dall'altra la fragilità del loro ecosistema. L'associazione ambientalista è presente con la nave Arctic Sunriseed ha avviato una campagna per creare la più grande area protetta del mondo: 1,8 milioni di chilometri quadrati nel mare di Weddel in quello che viene soprannominato il Santuario dell'Antartico.Una proposta appoggiata anche dall'Unione Europea e che ha trovato un'importante alleata nella Germania. L'apposita commissione sull'Oceano Antartico (CCAMLR) l'analizzerà tra qualche mese, nell'ottobre di quest'anno. 
«La nostra prima immersione nell'Oceano Antartico è stata davvero sorprendente– ha spiegato John Hocevar, biologo marino di Greenpeace e pilota del sottomarino -. Non sapevamo cosa aspettarci e abbiamo trovato una ricca biodiversità, fatta di spugne, coralli, stelle di mare, gigli di mare e altri echinodermi. Davvero incredibile trovare un tappeto di specie viventi così diverse tra loro. Spero che il nostro lavoro aiuti a mostrare perché dobbiamo proteggere questo ecosistema»
Uno studio, quello di Greenpeace, ancora alle fasi iniziali.
 «I filmati mostrano chiaramente che ci troviamo davanti a un ambiente marino vulnerabile- aggiunge Susanne Lockhart, biologa specializzata in ecosistemi antartici a bordo del sommergibile a due posti di Greenpeace - condurremo ulteriori esplorazioni dei fondali per contribuire a individuare specifiche aree che necessitano protezione dalla pesca commerciale»
Quella del Santuario dell'Antartico è un'area che fa gola a chi vorrebbe praticare una pesca senza scrupoli. 
«Nel corso della storia –rivela Will Mccallum di Greenpeace - abbiamo visto che ogni volta che sono stati scoperti nuovi posti, l'uomo è entrato ed ha cominciato la sua opera di sfruttamento. E in Antartide non è cosi diverso. Alcune compagnie di pesca vogliono espandere il loro lavoro pescando un crostaceo simile a un gambero chiamatokrill che però è alla base dell'intera rete alimentare in questa zona»
 
Secondo Greenpeace, questo santuario diverrebbe un rifugio sicuro per pinguini, balene e foche, spazzando via l’attività dei pescherecci industriali che stanno facendo proprio razzia del krill, il minuscolo crostaceo di cui molti di questi animali si nutrono. Realizzare una grande area protetta dell'antartico salverebbe balene, pinguini e foche oltre che a mitigare le peggiori conseguenze dei cambiamenti climatici. 
I grandi della Terra, si chiede l'associazione, saranno pronti a realizzare la più grande area protetta del Pianeta? Dobbiamo far sentire la voce di tutti noi che crediamo nell’importanza di proteggere la Natura dall’avidità suicida dell’uomo. 
 

 

Davide Cervia una storia senza fine

Mercoledi scorso 21 Marzo 2018, è andato in onda il servizio de "Le Jene" su Italia1.

Ecco il video del sevizio e le parole di Marisa Gentile riportate da Facebook

Davide Cervia

"Ringraziamo Luigi Pelazza delle Iene e la sua troupe per il servizio che hanno realizzato su Davide. Riteniamo che abbiano lavorato con impegno e competenza, nonostante i tagli e le semplificazioni impostegli dalla direzione.
Sicuramente hanno messo in evidenza l'atteggiamento che i vari rappresentanti istituzionali hanno tenuto, negli anni, nei confronti del caso di Davide Cervia.
Nonostante la condanna del Ministero della Difesa, l'attuale Ministro Pinotti, non ha ritenuto doveroso nemmeno porgere delle scuse alla nostra famiglia che, durante questi anni, ha dovuto subire violenze di ogni tipo proprio da parte di chi avrebbe dovuto difenderli e sostenerli.
La Ministra era stanca, stava girando il Piemonte per la sua campagna elettorale; vi pare giusto che un giornalista le chiedesse conto della fine di un cittadino italiano?"

Siccome mi hanno bloccato il video cliccate sull'immagine

per il video originale dal sito de "Le Jene"

Jene1

FONTE: Facebook

 

Taranto, torna la Scuola Allievi Operai. Assunzioni in Arsenale

Scuola Operai TarantoIn passato si chiamava Scuola Allievi Operai. Generazioni di giovani lavoratori dell’Arsenale Militare Marittimo si sono formate in quelle officine apprendendo dai colleghi più anziani i segreti del mestiere. Oggi la denominazione è cambiata in Centri di Formazione presso gli stabilimenti e gli Arsenali, ma la loro funzione è rimasta la stessa. I Centri potrebbero presto essere ripristinati per effetto degli emendamenti governativi presentati al disegno di legge n° 2728, il cosiddetto Libro Bianco. I testi degli emendamenti sono stati discussi nel corso di una riunione tra i sindacati e l’ad dell’Arsenale di Taranto. Si tratta di un provvedimento importante che potrebbe riaprire le porte a nuove assunzioni negli storici stabilimenti navali, dopo anni di blocco del turn over.

La funzionalità dei nuovi centri di formazione, riservati al personale della seconda area – spiega Massimo Ferri, della segreteria Cisl Fp – sarà assicurata prevalente da personale civile in servizio, consentendo la trasmissione di quelle conoscenze uniche che, in campo tecnico e scientifico, solo i vecchi operai della Difesa ancora custodiscono. Con l’emendamento successivo si prevede, poi, che il personale civile del Ministero Difesa, appartenente ai settori tecnico, scientifico e informatico della seconda area, possa essere reclutato anche mediante corsi-concorsi selettivi di formazione, avvalendosi dei centri in argomento”.

Il sindacalista spiega che “naturalmente le capacità di assunzioni, dovendo rispettare i limiti di spesa rispetto al personale in quiescenza, avranno limiti contenuti, ma rappresenteranno una straordinaria inversione di tendenza rispetto alla deriva in cui pareva condannata l’area industriale, ridando fiducia alle economie di interi territori. Il risultato conseguito, da monitorare con attenzione nei suoi passaggi parlamentari, dà atto dell’impegno del movimento sindacale, in particolare della Cisl Fp e del suo Coordinamento Nazionale che, con tenacia e coerenza, prosegue nella tutela del lavoro in tutti gli aspetti che esso assume, per i lavoratori di oggi e per quelli che lo saranno domani”.

FONTE: Logo Laringhiera

SU-57 il battesimo in Siria del caccia russo di nuova generazione

Nel tormentato scenario di guerra siriano fanno il loro ingresso alcuni dei “gioielli della corona” dell’aviazione russa, due caccia Sukhoi SU-57 di quinta generazione che, per la prima volta, a fine febbraio 2018, sembra siano stati dislocati nella base russa di Khmeimim insieme a quattro jet SU-35, quattro SU-25 ed un aereo da ricognizione A-50U. La guerra in Siria, iniziata ben prima dell’avvento dell’Isis nel 2013, sembra destinata, infatti, a continuare a lungo. In questo territorio martoriato da anni di conflitti si combattono oggi due conflitti principali: uno a ovest, dove la Russia, l’Iran, la Turchia e la Giordania si stanno dividendo i territori che vanno dall’estremo sud al confine col regno hascemita, all’estremo nord alla frontiera turca; e uno a est, lungo la valle dell’Eufrate, nella parte più ricca dal punto di vista energetico, dove gli Stati Uniti sostengono il Pkk curdo per arginare l’avanzata russo-iraniana verso l’Iraq.

SU 57Nonostante il Ministero della Difesa russo non abbia ancora confermato l’utilizzo dei nuovi caccia, (la notizia, infatti, è stata resa pubblica con foto e video da un blogger siriano libanese), è possibile che il dispiegamento del super caccia russo sia una realtà, anche se dalle informazioni disponibili non sembra che abbia raggiunto la maturità operativa. Già in altre occasioni il Cremlino aveva usato il contesto siriano come vetrina per mostrare al mondo i nuovi sistemi d’arma sviluppati in patria come per gli Iskander, gli S-400 ed altre piattaforme sperimentali di ultima generazione. Fin dal 2105 Mosca ha schierato in Siria diversi sistemi d’arma che non rispondevano necessariamente ai requisiti richiesti per svolgere la missione, come aveva confermato lo stesso Presidente Vladimir Putin “in Siria sono stati testati 215 nuovi sistemi militari progettati in Russia”. Sotto l’aspetto dei rapporti di forza in “teatro”, i due Su-57 difficilmente cambieranno gli equilibri di potere nel conflitto siriano, ma potranno comunque aprire una nuova vetrina promozionale per il primo caccia da dominio aereo sviluppato dalla Russia, caccia di cui, ad oggi, si ignorano le reali capacità operative non essendo mai stato utilizzato prima attivamente in campo.

Il momento dell’entrata in servizio operativo del Sukhoi SU-57 si avvicina, dopo tempi di sviluppo piuttosto lunghi, soprattutto per problemi legati alla propulsione: con le prime consegne di SU-57 a inizio 2018, come aveva confermato a fine dicembre ai media il capo del Comitato del Consiglio della Federazione per la difesa e la sicurezza Viktor Bondarev, e con lo schieramento del primo lotto dei 12 aerei entro il 2019 a conclusione positiva dei vari test richiesti, e quello siriano in effetti potrebbe essere uno dei test più significativi in particolare per i suoi sensori. Che l’aereo non sia maturo lo dimostra il fatto che rispetto alle stime iniziali, il Cremlino potrebbe acquistare complessivamente soltanto sessanta SU-57 della versione iniziale. Con un costo che dovrebbe attestarsi sui 120/100 milioni di dollari ad esemplare il SU-57 sarà destinato ad affiancare e poi nel tempo sostituire la maggioranza dei SU-27 Flanker e MIG-29.

Molto del successo di questo super aereo dipenderà, però, da quello che succederà nei prossimi cinque anni, ossia quelli previsti per completare lo sviluppo dei Saturn Izdeliye 30, i motori che una volta disponibili lo dovrebbero porteranno ad offrire prestazioni paragonabili all’F-22 americano della Lockheed Martin.

Il Sukhoi SU-57 nasce dalla necessità della Russia di acquisire un aereo in grado di contrastare l’F-22 Raptor e l’F35, per tentare di colmare il gap operativo fra le forze aeree russe e quelle degli Stati Uniti, ancora significatico sul piano qualitativo grazie anche all’esperienza trentennale maturata dagli americani con i materiali radar assorbenti (Ram) utilizzati nella produzione del’F-117, dell’F22 e dell’F35.

L’ SU-57 sarà così il primo velivolo stealth russo. Come per tutti gli aerei progettati per essere “invisibili” ai radar (quasi invisibili), anche l’SU-57 utilizza delle geometrie particolari delle ali e degli alettoni, materiali compositi, speciali verniciature, mentre i compressori dei motori sono nascosti da una serpentina e particolari elementi per ridurre il ritorno del segnale dei radar avversari.

I russi non hanno mai trascurato di sviluppare per i propri aerei adeguate capacità nel combattimento ravvicinato. In accordo a tale filosofia il SU-57 è dotato di un sensore a infrarossi, particolarmente adatto ad assistere il Pilota nella localizzazione e tracciamento di aerei avversari, in combattimenti manovrati a corta distanza, mentre l’F22 non ne è provvisto, pur mantenendo un cannone a 6 canne nella radice di un’ala, non potendo escludere il combattimento ravvicinato o l’intervento aria suolo in ambiente permissivo.

Il SU-57 sarà equipaggiato con un cannone 9-A1-4071K da 30 millimetri (in grado di colpire bersagli a terra fino a 1.800 metri ed aerei ad una distanza massima di 1.200 metri) e dovrebbe trasportare nella sua stiva interna quattro missili K-77M con un raggio di 200 km e due Vympel R-73, nome in codice nato AA-11 Archer, missile aria-aria a ricerca di calore a guida infrarossa di terza generazione con una gittata massima di 19 miglia, circa 30 km. Il Su-57 potrà anche lanciare il missile supersonico BrahMos-A, armabile con testate nucleari.

SU57In sintesi, il Su-57, primo caccia da “air dominance” di Mosca, nonostante la sua comparsa in Siria, è ad oggi ancora un sistena d’arma in via di sviluppo.I test siriani, o altri che ne conseguiranno, ci diranno se effettivamente il SU-57 ha il potenziale per tenere testa all’F 22 oppure se diventerà solo un passaggio intermedio sulla via per realizzare un aereo di 6^ generazione, effettivamente in grado di mettere in difficoltà l’Aeronautica e la Marina degli Stati Uniti e del mondo occidentale.

 

 

FONTE: Logo Amm Degiorgi oro

La Maddalena al via la campagna disinfestazione spiagge

disinfestazione

La Maddalena, parte il piano di disinfestazione delle spiagge: il calendario degli interventi

Sarà vietato l’accesso alle spiagge per 24 ore.

Partirà entro la fine del mese la campagna di disinfestazione delle spiagge a La Maddalena e Caprera. Verrà, infatti, effettuato un primo intervento di disinfestazione da zecche ed altri insetti nelle nei pressi delle spiagge maggiormente frequentate, lungo i camminamenti d’accesso e tra la vegetazione di retrospiaggia.

Il sindaco Luca Montella ha, in proposito, firmato l’ordinanza tramite la quale si dispone il divieto di accesso, transito e stazionamento, dalle 7 e per 24 ore, nei siti interessati dagli interventi di disinfestazione.

Gli interventi seguiranno il seguente calendario:

 – LUNEDI 26 marzo

  • Spiaggia Punta Nera, scogliera Baleno e spiagge Parco Padule
  • Punta Tegge fino alla spiaggetta denominata “casetta” a Nord-Est 
  • Spiagge Nido D’Aquila
  • Spiagge Cala Francese/Carlotto
  • Spiagge Cala Majore (Bassa Trinita)
  • Spiagge Abbatoggia (Morto, Strangolato, sbarra…)

  MARTEDI 27 marzo

  • Spiagge Monti d’a Rena
  • Spiagge Cardellino
  • Spiaggia Marginetto
  • Spiaggia Cala Lunga
  • Spiagge Cala Spalmatore/Costone
  • Spiagge zona acquedotto, Canile e Club Nautico 
  • Spiagge Villaggio Piras

 MERCOLEDI 28 marzo

  • Spiagge Ricciolina
  • Spiagge Penisola Giardinelli (Capocchia d’u Purpu, Isuleddu…)
  • Spiagge Cala Garibaldi
  • Spiagge Conigliera
  • Spiagge Stagnali
  • Pineta Grande Stagnali e parco giochi bambini

  GIOVEDI 29 marzo

  • Centro Educazione Ambientale Stagnali
  • Stazione Forestale di Stato Caprera
  • Parcheggio fotovoltaico
  • Spiaggia “Doggie Beach” e spiagge limitrofe
  • Spiaggia Banchina Porto Palma
  • Spiagge Cala Portese e Due Mari lato ovest
  • Spiagge Cala Andreani e Relitto
  • Spiaggia nord-ovest Punta Rossa
  • Batteria Punta Rossa

FONTE: Gallura Oggi logo 2

Ardito e Audace, demolizione in Turchia. La Spezia estromessa

La Spezia - Tre anni fa, la politica spezzina s’era infiammata, sull’opportunità o meno di avviare in Arsenale una nuova epoca di demolizioni navali, seppure “green”.

Bacino SpeziaIl fronte ambientalista aveva drizzato le antenne, s’era molto discusso. Piombino aveva tentato di farsi avanti, ma l’allora sindaco Massimo Federiciaveva sposato la novità, osteggiata invece dall’allora presidente del porto, Lorenzo Forcieri. Tutti e due Pd, visione opposta. Passate le elezioni, avviata la demolizione di nave Carabiniere, nessuno ne ha parlato più. Solo silenzio. Non sono stati diffusi nemmeno i dati, promessi in fase elettorale, sui costi e sui criteri di smaltimento. Oggi, quella che era stata presentata come una «esperienza pilota», pare avviata a concludersi. Ci sarà - pare - la demolizione di Nave Alpino: ma le due navi immediatamente dopo, nella lista delle demolizioni militari, prenderanno la via della Turchia. Si tratta di nave Ardito e nave Audace.

A smantellare i due cacciatorpedinieri gemelli, sarà la Instabul Shipyard. La prima a salutare il golfo, e l’Italia, sarà l’Ardito. L’addio è imminente. Dopo di che, toccherà all’Audace. In termini formali, si tratta di “rifiuti speciali”, codice Ocse GC 030. Partiranno con due distinti trasporti transfrontalieri, dall’Arsenale fino al distretto di Aliaga Izmir. In tutto, 7.500 tonnellate. L’accordo è stato sottoscritto dall’Agenzia Industrie Difesa. Il ministero turco ha espresso parere favorevole. La società ha depositato una fidejussione assicurativa, da 378.782 euro. La Provincia, attraverso il dirigente Marco Casarino, ha attestato la congruità della polizza, disponendo l’immediata comunicazione del ricevimento dei rifiuti, una volta effettuato il trasferimento. Le navi sono già state liberate dall’amianto.

Ardito AudaceIl capitolo delle demolizioni, passa dunque nelle mani della Turchia. Ci sarà chi tirerà un sospiro di sollievo, chi rimpiangerà. Certo è che La Spezia – dopo il grande accapigliarsi di tre anni fa – è rimasta a guardare: mentre ancora Piombino piange, e Taranto favoleggia di imitare il “modello spezzino”. Il dato di fatto, è che Ardito e Audace finiranno i propri giorni nella zona industriale di Aliaga, dove operano più di 20 siti di riciclaggio, con un migliaio di lavoratori, migranti interni. L’area risulta nella lista di quelle monitorate da Greenpeace, che nel 2002 aveva denunciato la mancanza delle tutele minime, per gli operai e l’ambiente.

L’organizzazione non governativa Shipbreaking Platform, nel 2015 ha dato atto dei miglioramenti, ma ha segnalato che ci sono stati ben 11 casi di infortunio mortale in 5 anni. Secondo il report, rilanciato da Legambiente, le demolizioni avvengono soprattutto fra India, Bangladesh, Pakistan, Cina e Turchia, dove le tutele ambientali e lavorative sono inferiori, ed i costi risultano vantaggiosi, per gli europei. In Bangladesh è emerso un contesto di sfruttamento del lavoro minorile, con salari da fame e nessun dispositivo di protezione. Risulta difficile perfino ottenere dati sulle vittime. La Turchia risulta invece aver aperto all’accesso di ricercatori indipendenti, consulenti ed esperti, avviando una cooperazione con i governi europei, in ambito di smantellamenti militari. Certo è che persiste «un inadeguato monitoraggio ambientale», accanto all’elevato tasso di infortuni.

FONTE: Logo Laspezia Secolo

 

Ecco le foto postate da Alessandro Achille Burla su Facebook della partenza dell'Ardito per il cantiere della demolizione in Turchia

 

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Scoperti in Nordafrica 14 relitti della Seconda Guerra Mondiale

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Quattordici relitti della Seconda guerra mondiale scoperti a Tabarka, in Tunisia, e a Marsa El Hilal, in Libia, saranno presentati giovedì prossimo, alle 17, da Jean Pierre Misson nella sede dell’associazione Amici della Soprintendenza del mare all’Arsenale della Marina Regia a Palermo. Saranno proiettati documenti storici relativi all’identificazione dei relitti del Regio Sommergibile Foca, del sommergibile Urge della Royal Navy, della petroliera Picci Fassio, del sommergibile della Regia Marina italiana Argonauta, del cacciatorpediniere britannico Hms Quentin e di altri sommergibili italiani e britannici affondati lungo le coste del nordafrica. L’evento, organizzato dalla Soprintendenza del Mare in collaborazione con l’associazione Amici della Soprintendenza del Mare, grazie alle ricerche effettuate da Jean Pierre Misson nei fondali libici e tunisini, cercherà di aggiungere un tassello alla storia e alla memoria di tanti uomini che hanno perso la vita durante la Seconda guerra mondiale. Ingegnere nel settore delle telecomunicazioni, Jean Pierre Misson ha lavorato in Libia negli anni Sessanta del secolo scorso occupandosi di ponti radio governativi. In quel Paese è tornato nel 2012 su invito del Libyan Department of Antiquities per contribuire all’addestramento di personale locale nella ricerca archeologica subacquea con tecniche innovative. Attraverso un lungo e paziente lavoro, sorretto da una profonda passione per la ricerca subacquea, Misson ha potuto finora identificare i relitti dei sommergibili Urge, Argonauta e Foca e della nave cisterna Picci Fassio. Dopo Marsa el Hilal, la sua base operativa per nuove esplorazioni al largo della costa nordafricana è diventata Tabarka, in Tunisia.

FONTE: Logo Secolo italia

 

Il mistero dell’affondamento della corazzata Giulio Cesare

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di Angelo Paratico

Conoscevo bene Luca Birindelli, tragicamente scomparso qualche anno fa. Un pioniere del commercio e dell’industria italiani all’estero, che aveva fondato degli studi legali a Hong Kong, Shanghai e Pyongyang, in Corea del Nord.
Un giorno, a Hong Kong, mentre eravamo a pranzo al ristorante Gaia di Paolo Monti, gli chiesi se davvero suo padre avesse affondato la corazzata Giulio Cesare, che al termine della guerra era stata ceduta all’URSS. Ricordo che rimase con una forchettata di spaghetti a mezzaria, mi guardò sorpreso e mi chiese di che diavolo stessi parlando. Glielo spiegai, ma lui scosse il capo, chiedendo la data dello scoppio. Gli dissi un’ora e mezza dopo il 28 ottobre 1955.
“Io ero in fasce, ma la data 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma, è davvero sospetta…comunque, non ce lo vedo proprio mio padre dare un bacio a mia madre, uscire di casa, incontrare Borghese e gli altri, poi tornare tranquillamente indietro, dopo aver fatto saltare una nave da guerra russa in Crimea.” Ma promise di chiedere a suo padre.
Qualche mese dopo, durante il suo successivo passaggio nella ex colonia britannica, mi raccontò che gliene aveva parlato, ma che lo aveva visto stranamente evasivo e reticente, rifiutando ogni commento; un fatto strano per lui, ex uomo d’azione confinato fra quattro mura e sempre alla ricerca di qualcuno con cui chiacchierare, per vincere la noia quotidiana.

Suo padre era la medaglia d’oro ammiraglio Gino Birindelli (1911-2008). Con Teseo Tesei, Elios Toschi, Emilio Bianchi e Luigi Durand de la Penne fece parte della flottiglia MAS e il 30 ottobre 1940 violò la base di Gibilterra. Solo un’avaria al suo mezzo subacqueo lo costrinse a riemergere e consegnarsi agli inglesi. Fu liberato dalla prigionia alla fine del 1943 e si unì ai badogliani, essendo un convinto monarchico. Al termine delle ostilità prese il comando del Battaglione “San Marco” e della corazzata Italia. Dal luglio 1954 ebbe il comando dell’incrociatore Montecuccoli, con il quale, dal 1º settembre 1956 al 1º marzo 1957, effettuò una crociera di circumnavigazione del globo.

Veniamo ora alla Giulio Cesare. Una nave di battaglia della classe Cavour, varata nel 1911 e che, dopo essere stata riammodernata nel 1937, dislocava a pieno carico 29.000 tonnellate.
In seguito, con l’armistizio del 8 settembre 1943, il Re ordinò alla flotta di consegnarsi agli inglesi a Malta. La Giulio Cesare, scortata dalla torpediniera Sagittario e dalla corvetta Urania, uscì da Pola si diresse verso Malta. Li attendeva un sommergibile tedesco fuori dal porto ma la Sagittario gli si buttò contro per speronarlo e permise alla corazzata di allontanarsi, con il siluro tedesco che esplose sugli scogli. Mentre navigavano davanti ad Ancora si ebbe un ammutinamento del suo equipaggio, che non voleva arrendersi agli inglesi e, armi alla mano, si preparano all’autoaffondamento. Ma il comandante Carminati riprese in mano la situazione, giurando ai propri uomini che, in caso di consegna agli inglesi, egli l’avrebbe autoaffondata. Il giorno dopo furono attaccati da Ju 87 Stuka ma la loro contraerea li respinse. Arrivati all’altezza di Taranto finirono la nafta e furono rimorchiati in porto dagli inglesi, dove giunsero l’11 di settembre e i capi dell’ammutinamento furono arrestati.

Alla fine della guerra, l’URSS a differenza delle altre potenze vincitrici non volle rinunciare ad appropriarsi di varie unità della nostra Marina. Questa cessione creò un grosso malcontento fra le nostre forze armate, al punto che furono disposte ispezioni subacquee ogni mezzora per evitare che gli uomini-rana della Flottiglia MAS le facessero saltare, come avevano minacciato di fare.
Oltre alla Giulio Cesare e la Cristoforo Colombo, i russi ottennero l’incrociatore Emanuele Filiberto, i cacciatorpediniere Artigliere e Fuciliere, le torpediniere Classe Ciclone Animoso, Ardimentoso e Fortunale, e i sommergibili Nichelio e Marea, oltre al cacciatorpediniere Riboty, ed altro naviglio leggero, quali MAS e motosiluranti, varie vedette, navi cisterna, motozattere da sbarco, una nave da trasporto e dodici rimorchiatori. Addirittura i sovietici avevano cercato di ottenere una delle nostre due moderne corazzate della classe Littorio, non ritirate da Stati Uniti e Inghilterra, e queste furono lasciate all’Italia solo dopo che garantimmo che le avremmo demolite.
La Giulio Cesare fu consegnata ai sovietici assieme al Artigliere e a due sommergibili nel porto albanese di Valona, con 900 tonnellate di munizioni, che comprendevano anche 1100 colpi per i cannoni principali e l’intera dotazione di 32 siluri da 533mm per i due sottomarini. Il nuovo nome della nostra corazzata divenne “Novorossijsk” e fu destinata a Odessa sul Mar Nero, che raggiunse il 26 febbraio 1949.

La sera del 28 ottobre 1955, la Novorossijsk ormeggiò a una boa nella baia di Sebastopoli a 100 metri dalla riva. La profondità del mare era di 17 metri, con ulteriori 30 metri di melma. A bordo vi erano un migliaio di marinai.
Alle ore 1:30 della notte del 29 ottobre, un’esplosione, della potenza stimata fra 3.000 e 5.000 kg di TNT sotto allo scafo squarciò la corazza, dal ponte inferiore fino al ponte del castello di prua, aprendo un enorme falla nella carena. Subito persero la vita circa 200 uomini dell’equipaggio, alle 2:00, il comandante Ovčarov ordinò di rimorchiare la nave in un punto meno profondo ma alle 2:32 la nave s’inclinò, mentre i rimorchiatori la trainavano e dopo 10 minuti, s’inclinò a babordo affondando da prua. Alle 4:15 si capovolse, con centinaia di marinai che si trovavano sul ponte, che caddero in acqua e che finirono schiacciati dallo scafo, mentre molti altri restarono intrappolati nei compartimenti della nave.
L’imperizia degli ufficiali e l’impreparazione dei soccorsi ampliarono i termini di quella tragedia, con perdite altissime di vite umane: 604 uomini! Questo forse spiega la ritrosia di Gino Birindelli e di altri componenti di questa missione.

Mosca, dapprima, disse che c’era stato un incendio bordo, e poi parlarono di una mina tedesca non disinnescata, dimenticata in quel porto. E in effetti ne rinvennero alcune, successivamente anche se il punto di ormeggio della Giulio Cesare era già stato bonificato. Alcuni alti ufficiali sovietici furono degradati e puniti, ma poi cadde la cappa del segreto militare e non se ne parlò più sino agli anni ottanta
Alla fine di dicembre del 1999, Vladimir Putin ha premiato sette marinai superstiti della corazzata, decorandoli con un decreto presidenziale.
L’ipotesi di un sabotaggio straniero vien giudicata palusibile da alcuni storici russi ed è stata recentemente rievocata dalla rivista russa Itoghi nel 2005, in occasione del cinquantenario dell’incidente. Il giornalista Luca Ribustini nel 2014 scrisse il libro “Il mistero della corazzata russa – Fuoco, fango e sangue”, cercando di ricostruire quella vicenda e attribuendo agli uomini della Xma MAS questo affondamento.

FONTE: Logo Corrieredellasera

 

«Quella notte del 1955 gli italiani affondarono la corazzata sovietica»

Poco meno di sessant’anni fa, la notte fra il 28 e il 29 ottobre 1955, in piena Guerra fredda, la più grande corazzata della flotta sovietica, il “Novorossiysk”, saltò in aria e...

di Pietro Spirito

Quellidel55Poco meno di sessant’anni fa, la notte fra il 28 e il 29 ottobre 1955, in piena Guerra fredda, la più grande corazzata della flotta sovietica, il “Novorossiysk”, saltò in aria e affondò mentre era all’ormeggio nel porto di Sebastopoli, in Crimea, provocando la morte di oltre seicento marinai. Le autorità sovietiche dissero che l’esplosione era stata causata da una mina tedesca, un residuato bellico finito chissà come a contatto con la nave alla fonda. Altre versioni non accreditate parlarono invece di un sabotaggio, un vero e proprio atto di guerra che aveva come obiettivo la corazzata. Che non era una nave qualsiasi, bensì la nave da battagliaGiulio Cesare”, la perla della flotta della Marina militare italiana, ceduta ai sovietici assieme ad altre unità quale risarcimento di guerra come previsto dal Trattato di Pace, lo stesso che aveva ceduto alla Jugoslavia l’Istria e la Dalmazia.

Chi diceva che ad affondare la corazzata non fosse stata una mina vagante ma un commando di sabotatori, indicava anche con precisione i responsabili: gli ex incursori della Xª Mas di Junio Valerio Borghese, gli stessi Uomini Gamma dell’unità speciale d’assalto della Marina italiana che nel corso del secondo conflitto mondiale avevano dato molti grattacapi agli Alleati, colando a picco o danneggiando decine e decine di navi, tra cui l'incrociatore York e le navi da battaglia Queen Elizabeth e Valiant, meritandosi una valanga di medaglie d’oro. Ma come, a dieci anni dalla fine della guerra la Xª Mas non era stata smantellata? La risposta è complessa. Dopo l’8 settembre 1943, i reparti della Decima in parte rimasero fedeli al Regno del Sud combattendo al fianco degli Alleati, in parte seguirono Borghese e aderirono alla Rsi. Con Borghese la Decima divenne una unità militare principalmente di fanteria di marina, con reparti di naviglio sottile dotati di Mas e l'obiettivo di continuare la lotta contro gli Alleati. Ma l’arruolamento venne aperto a chiunque, frotte di giovani esaltati e violenti si precipitarono a indossare la divisa della Decima, e molti reparti furono impiegati nella lotta antipartigiana (in Liguria, Langhe, Carnia, Val d'Ossola etc.), macchiandosi di efferatezze come la cattura di ostaggi fra i civili, torture sui prigionieri e fucilazione sommaria di partigiani (o civili ritenuti tali) catturati. Una macchia indelebile su quella che era stata l’unità di eccellenza della Marina, macchia che Borghese non aiutò certo a cancellare. Com’era possibile, dunque, che ex appartenenti alla Decima fossero in grado di affondare una corazzata in acque sovietiche, e a dieci anni dalla fine del conflitto?

La vicenda del “Novorossiysk”. ex “Giulio Cesare” è stata a lungo archiviata come uno dei tanti misteri dei tempi della Guerra fredda. A rilanciare adesso, e supportare, la tesi dell’attentato compiuto da incursori italiani - tesi per altro più volte avanzata negli anni e sempre smentita - è il giornalista Luca Ribustini, che nel libro “Il mistero della corazzata russa - Fuoco, fango e sangue” (Pellegrini Editore, pagg. 141, euro 15,00)ricostruisce sulla base di nuovi documenti scovati negli archivi soprattutto della Marina militare non solo l’affondamento della nave, ma anche il clima, il modus operandi e le trame segrete che fanno da contorno all’esplosione che mandò a picco il “Novorossiysk”. Il libro viene presentato domani, alle 17.30, alla Casa del combattente in via XXIV Maggio a Trieste, dal regista della Rai Luigi Zannini con il giornalista Andrea Vazzà, presente l’autore.

Ed è uno scenario inquietante quello che emerge dal libro di Ribustini, solo in parte già noto: la messa in atto di azioni di spionaggio, a volte di sabotaggio, verso i Paesi socialisti, maturate in stretto connubio fra Cia e servizi segreti italiani, con l’appoggio e la copertura delle Forze armate. Insomma quel milieu fitto e fosco in cui crebbero organizzazioni paramilitari come Gladio e che fa da prodromo, vent’anni più tardi, all’ancora più oscura stagione delle “stragi di Stato”. Ribustini inizia la sua indagine da una rivelazione: la battuta, durante un’intervista nel 2013, di un ex incursore della Xª Mas, Ugo D’Esposito. Alla domanda “Ugo, secondo lei come è affondata la corazzata Giulio Cesare?”, la risposta è lapidaria: “Siamo stati noi. Noi della Xª Mas”. Siccome D’Esposito non partecipò direttamente all’operazione, Ribustini inizia la caccia alle prove. Intervista i naufraghi russi scampati al naufragio del “Novorossiysk”, scandaglia archivi, cerca testimonianze ovunque. Ma trova più silenzi che conferme. Finché una serie di documenti non svela «che già dal 1949, dunque sei anni prima del fatto, il Ministero dell’Interno era perfettamente informato dell’esistenza di “un’organizzazione” preposta all’affondamento del Giulio Cesare». «Fatto ancora più grave - aggiunge Ribustini - è che l’organizzazione aveva a disposizione mezzi e uomini in grado di condurre una vera e propria “azione di guerra” con l’ausilio di “elementi fiduciari” della Marina Militare, dunque delle istituzioni italiane, che avrebbero offerto appoggio logistico per l’operazione di sabotaggio».

Che la cessione all’Unione Sovietica di tante unità della Marina, a cominciare dal “Giulio Cesare”, come risarcimento di guerra non andasse giù non solo ai nostalgici del regime ma anche alla stessa Marina e ai servizi angloamericani, era cosa nota. Al punto che il timore di sabotaggi prima della cessione costrinse la polizia italiana a piantonare le navi. Ribustini ricorda fra l’altro il caso dei “ragazzi della Colombo” un gruppo di studenti che avevano militato nella Decima di Borghese, arrestati, processati e condannati nel 1949 per aver tentato di far saltare in aria la nave scuola “Cristoforo Colombo”, anche questa destinata ai sovietici.

Ma ciò che il libro di Ribustini svela è in particolare l’attività di spionaggiocompiuto negli anni Cinquanta a bordo di navi mercantili italiane destinate ai porti sovietici, specie in Crimea. Elementi della Marina militare venivano imbarcati sui mercantili come mozzi o altro personale civile, per non meglio precisate “missioni riservatissime” nelle acque del Mar Nero. E proprio la notte tra il 28 e il 29 ottobre 1955 nel porto di Sebastopoli c’erano diversi mercantili italiani che dopo l’esplosione «salparono in tutta fretta», come testimoniano i marinai russi sopravvissuti all’affondamento del “Novorossiysk”. Alla fine della sua inchiesta Ribustini non riesce a trovare le prove che ad affondare la corazzata sovietica - sia per ragioni “di vendetta” che per ragioni squisitamente strategiche, visto che la stessa Nato temeva l’impiego sulla nave di proiettili tattici a testata nucleare - siano stati ex incursori della Decima con l’appoggio della Marina militare. Troppe bocche cucite e soprattutto troppi documenti svaniti nel nulla. Ma la tesi del sabotaggio italiano ne esce rafforzata.

FONTE: Logo Ilpiccolo Trieste

Il business della demolizione navale, tra sfruttamento e nuove opportunità

Demolizioni navali

In media una nave mercantile ha una vita media utile di trent’anni, prima di essere rottamata. I dati del rapporto 2016 della ONG “Shipbreaking platform” ci rivelano così che ogni anno circa mille navi raggiungono la fine del loro ciclo di vita e vengono smantellate per recuperare l’acciaio e altri materiali. Molto spesso, però, ciò avviene sia senza rispetto dell’ambiente marino e dello smaltimento corretto dei vari rifiuti tossici sia della stessa sicurezza dei lavoratori. Più del 60% delle grandi navi arrivate a fine servizio finisce in Asia meridionale per la rottamazione dove, tra le spiagge dell’India, del Bangladesh e del Pakistan, vengono demolite pezzo dopo pezzo manualmente da lavoratori per lo più migranti con un prezzo fin troppo pesante sull’ambiente e sulla salute delle persone. Bassi salari, regolamentazione inesistente, scarsa attenzione ai problemi ambientali: questi i motivi principali che hanno determinato la delocalizzazione dell’attività in questi Paesi. Caratteristiche che rendono oggi la demolizione navale, o ship-breaking, una delle attivitàpiù rischiose al mondo.Plance, eliche, timoni e catene, adagiati in un basso fondale sabbioso pieno di fango e liquidi oleosi: intorno agli scheletri di vecchie petroliere, navi passeggeri, etc. si avvicendano decine di lavoratori che, per una paga minima e in condizioni di lavoro precarie, rischiando la vita tra le sostanze tossiche rimaste nei serbatoi delle imbarcazioni.

Nato nel 1969 e con un’estensione di circa 20 km lungo la costa, uno dei più grandi cantieri di demolizione navale al mondo si trova nei pressi della cittàportuale di Chittagong, in Bangladesh e dà lavoro ad oltre 200.000 persone. Un cantiere che ha attirato, più volte, anche l’attenzione di grandi associazioni come Greenpeace, la Federazione internazionale dei diritti umani e la YPSA (Young Power in Social Action). Qui il processo di smantellamento risulta, infatti, particolarmente impegnativo ed estenuante soprattutto a causa delle condizioni lavorative pessime in cui si trovano i vari lavoratori. Fra loro ci sono non solo adulti a rischiare la pelle, ma anche bambini, impiegati per raggiungere i tunnel e cunicoli più angusti, a svitare bulloni, spezzare rivetti, rompere le saldature, in modo da recuperare la maggior quantità di metallo possibile: soprattutto ferro. Ogni anno sono milioni di tonnellate i materiali che vengono recuperati in questi cantieri di fortuna, senza riguardo alcuno per l’ambiente: ad esempio tra le tante navi riciclate si trovano anche petroliere che vengono smantellate gettando in mare i residui tossici come il fondo delle cisterne con il greggio raggrumato. Nelle navi sono presenti anche amianto e altre sostanze pericolose che finiscono in mare. Decine di demolitori rimangono infortunati per incidenti connessi a questo lavoro. A Chittagong si muore, inoltre, schiacciati dall’acciaio, cadendo da grandi altezze o investiti da esplosioni di materiali infiammabili. Il tutto, per uno stipendio pari a 20-40 centesimi l'ora, per circa 10-11 ore al giorno, in uno dei paesi più poveri al mondo dove il reddito annuo pro capite fatica a superare i 1100 euro. Quello che dal 2004 al 2008 venne considerato come il più grande cantiere navale del mondo, infatti, nonostante l’enorme mole di navi demolite, non è ancora stato capace purtroppo di organizzarsi in una moderna industria di recupero.

Gran parte delle navi smantellate provengono da paesi ricchi che spediscono in questo angolo di mondo, anche illegalmente, la loro “immondizia”con accordi pre-smantellamento presi da mediatori senza scrupoli che comprano le navi in disuso dagli armatori e le rivendono ai padroni dei cantieri navali. È record il numero di navi di proprietà europea spiaggiate in Asia meridionale: l'84 per cento di quelle demolite sono finite sulle coste dei tre paesi asiatici. La Germania è il primo paese al mondo a spedire le navi da demolire sulle spiagge asiatiche se si guarda al rapporto tonnellaggio-navi demolite. L'anno scorso, su cento navi demolite, 98 sono finite sulle coste di India, Pakistan e Bangladesh. Segue la Grecia con il maggior numero di navi vendute in Asia meridionale, 104. Tra i Paesi che ogni anno contribuiscono all’inquinamento del sub-continente indiano c’è anche l’Italia. Negli ultimi sette anni, circa 90 navi appartenenti ad armatori italiani sono state smantellate sulle spiagge dell’Asia meridionale.

Oggi un accordo dell'International Maritime Organization, in vigore dal 2015, stabilisce che le grandi navi debbano essere bonificate, cioè private di tutti i materiali e i liquami tossici, prima di essere avviate verso i cantieri di demolizione. Ma la legge, purtroppo, viene oggi spesso aggirata con l’adozione al momento opportuno dellacosiddetta “Flag of Convenience”(bandiera di convenienza), ossia vendendo le navi da dismettere ai cosiddetti “cashbuyer” (coloro che comprano in contanti) che battendo una bandiera non europea, ma di piccoli Stati, divengono i nuovi proprietari della nave per occuparsi del suo smaltimento. In questo modo gli armatori risultano non imputabili di nulla, perché non risulta che abbiano mandato alcuna nave a essere smaltita.

L’Europarlamento ha creato nuove regole per l’eco-riciclo delle vecchie navicon una norma che prevede che le navi targate europee (si parla di oltre mille navi da rottamare nei prossimi anni) vengano smantellate solo in strutture ”certificate”, incluse in una lista Ue. Potrebbe aprirsi così un’opportunità per i porti italiani di attrezzarsi adeguatamente e di candidarsi per entrare nella lista dei siti certificati dall’UE per la rottamazione e il riciclo dei materiali recuperati dalle vecchie navi.

FONTE: Logo Amm Degiorgi oro

Il Museo Navale di notte e Nave Bergamini di giorno, aperture per San Giuseppe

Bergamini

Il Museo Navale di notte e Nave Bergamini di giorno, aperture per San Giuseppe

Torna la Notte Bianca tra polene e mezzi d'assalto, mentre dal pomeriggio una passerella accompagnerà dentro la Fremm.
La Spezia - E' ormai quasi un classico di San Giuseppe il tour notturno del Museo Tecnico Navale della Spezia in occasion della Notte Bianca. Appuntamento sempre di grande fascino che si accompagna a una serie di celebrazioni per il patrono cittadino che coinvolgeranno anche la base navale cavouriana. Sabato 17 e lunedì 19 marzo alcune delle principali strutture dell'arsenale della Marina Militare saranno infatti aperte al pubblico.

Si parte con il Museo Navale, per l’occasione accessibile gratuitamente al pubblico dalle 18 alle 00.30 di sabato 17 marzo. Le visite guidate partiranno alle 19, 21 e 22. Altra apertura con orario continuato è prevista per lunedì 19 dalle 8.30 alle 19.30. Sempre sabato 19 marzo sarà inoltre aperta la porta principale dell’arsenale marittimo, con accesso pedonale, dove sarà possibile visitare Nave Bergamini, una delle fregate multimissione in servizio presso la squadra navale di stanza alla Spezia, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, presso la Banchina Scali. Invece dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 17 sarà visitabile l’officina congegnatori di Marinarsen La Spezia.

Infine lunedì 19 marzo alle 10 una messa presieduta dal vescovo Luigi Ernesto Palletti all’interno della Sala Vespucci dell’ex scuola allievi operai dell’arsenale, alla quale parteciperanno le massime autorità civili, religiose e militari della provincia. Al termine della funzione religiosa saranno consegnate alcune targhe-ricordo al personale che nel corso degli anni di servizio nell’amministrazione Difesa si è particolarmente distinto per l’attaccamento alla professione.


13/03/2018 12:27:26

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La Spezia non abbandona l’idea del sommergibile “da esposizione”

Da Vinci

È nei piani del comune

La Spezia - «L’idea del sommergibile è suggestiva ed è nei piani del Comune. Certamente bisogna essere realisti. Ci sono costi importanti di installazione e, soprattutto, di successiva gestione. Ricordiamo che da quest’anno il bilancio sconta 2 milioni in più di costi manutentivi per le numerose opere pubbliche realizzate di recente tra cui la nuova piazza Verdi e la Mediateca oltre alla biblioteca Beghi del Canaletto»: lo ha detto Pierluigi Peracchini, sindaco della Spezia sul progetto “Da Vinci”.

«Il sommergibile costa 2 milioni di euro - ha ripreso - Nel bilancio del Comune ne abbiamo trovati preventivati 750 mila, peraltro non liquidi perché da reperire con alienazioni». E ha aggiunto: «I fatti sono questi di certo ci stiamo lavorando ma bisogna è necessario valutare come mettere insieme la parte mancante e soprattutto dove posizionare la struttura. Calata Paita avrebbe dei tempi lunghissimi. La zona migliore è senza dubbio quella del museo navale e dell’Arsenale ma bisogna accordarsi con la Marina militare che è anche la proprietaria del “Da Vinci”».

Ha concluso Peracchini: «Ricordiamo che il Comune ha un bilancio appesantito da 48 milioni di euro di debiti e tantissimi crediti da esigere ogni operazione va pensata bene per non gravare ulteriormente sulle tasche dei contribuenti», ha aggiunto Peracchini. Il tema sommergibile, uno dei tormentoni spezzini ormai da anni, è emerso di nuovo nei giorni scorsi durante un meeting organizzato alla Spezia dall’associazione Museo Navigante. L’iniziativa realizzata per la promozione dei musei del mare e della marineria d’Italia ha visto l’approdo in città della goletta Oloferne.

FONTE: Secolo XIX

Il migliore farmaco del mondo è gratis: si chiama mare!

Farmaco Mare

Se ancora ce ne fosse bisogno, sono tantissimi gli studi scientifici che confermano che il più grande farmaco gratuito è… il mare.

LA BARCA E’ IL LUOGO IDEALE PER LA “TALASSOTERAPIA”
La cosiddetta “talassoterapia” (mediante l’assorbimento delle sostanze contenute nell’acqua marina, – oligoelementi e sali – si favorisce il ripristino dell’equilibrio organico e il corpo diventa più forte e resistente alle aggressioni esterne) è ormai sempre più utilizzata. E non c’è niente di meglio della vita in barca per trarne beneficio e prevenire molte patologie. Anche solo facendo un bagno: il massaggio dell’acqua attiva la circolazione, la salsedine libera le vie respiratorie e riduce le forme allergiche.

PER I POLMONI
Ma entriamo nel dettaglio. Inalando l’aria di mare, che contiene una quantità di sali minerali come il cloruro di sodio e di magnesio, lo iodio. Il calcio, il potassio, il bromo e il silicio, vengono liberate le vie respiratorie e i polmoni ne beneficiano. Questo, in breve, fa sì che si allevino:

– allergie respiratorie
– sinusiti
– asma
– convalescenze da raffreddore, e altre malattie respiratorie
– problemi causati dal fumo
– intossicazioni da agenti chimici

PER LE OSSA
Assumendo le sostanze contenute nell’acqua di mare, si riparano i danni delle ossa e si riducono i dolori di:

– lussazioni
– distorsioni
– fratture
– artrosi
– dolori articolari
– osteoporosi
– spondilosi
– malattie reumatiche
– rachitismo

PER LA PELLE
Con il mare si riduce l’incidenza delle malattie e allergie della pelle:

– psoriasi
– eczemi
– dermatiti
– acne seborroica

IL MARE PER… TUTTO IL RESTO
Grazie al mare migliorano gli stati anemici, le malattie ginecologiche, l’ipotiroidismo e il linfatismo. Molto importante, il mare aiuta anche a combattere gli stati depressivi. Pare anche che migliori il metabolismo e rafforzi le difese immunitarie. E ancora, a contatto con il mare (da www.tuttorete.info):

Si riduce la ritenzione idrica. L’acqua di mare contiene una concentrazione di sali minerali. Tramite l’osmosi vengono eliminati i liquidi in eccesso attraverso la pelle e con le urine. Ne beneficiano le gambe che appaiono notevolmente sgonfie.
Vengono eliminati i chili di troppo. In questo periodo di mare, il corpo appare più asciutto e pur mangiando di più, si perde peso. Questo accade perché il metabolismo funziona alla grande.
Migliora il sistema circolatorio. Con la pressione dell’acqua sul corpo, la temperatura e il movimento dell’acqua, la circolazione sanguigna ne beneficia.
Migliora il tono muscolare. Il nuoto è un toccasana per tutto il corpo. Rilassa i muscoli, allontanando lo stress. Scioglie le contratture accumulate. Migliora la mobilità alle articolazioni bloccate da forme di artrosi e artrite.

FONTE: Logo Barcheamotore

 

L’Atlantic il “cacciatore di sommergibili” verso la musealizzazione

Arrivo a Pratica team smontaggio Atlantic per musealizzazione 9

L’Atlantic il “cacciatore di sommergibili” vola verso la definitiva collocazione storica

Lunedì 5 marzo 2018, hanno avuto inizio i lavori di configurazione del Velivolo Breguet Atlantic MM 40118/03 allo scopo di poterlo movimentare dall’Aeroporto di Pratica di Mare al Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle.

L’Atlantic, proveniente dalla base madre di Sigonella, è giunto a Pratica di Mare lo scorso 22 novembre a seguito dell’ultimo volo dopo oltre 45 anni di attività al servizio del Paese.

In tal senso, vista la grande dimensione del “Cacciatore di Sommergibili”, com’è noto nell’ambito Antisom l’Atlantic, la base romana è stata scelta come luogo intermedio per lo smontaggio e il successivo viaggio via terra verso il museo di Vigna di Valle dove l’aeroplano sarà riassemblato e consegnato alla storia.

I lavori saranno coordinati dall’11° Reparto Manutenzione Velivoli (RMV) ed effettuati da un team di specialisti di personale dello stesso RMV e del Gruppo Efficienza Aeromobili del 41° Stormo di Sigonella.

Il team, giunto a Pratica di Mare proprio con il successore dell’Atlantic, il velivolo P-72A, è stato accolto dall’Ispettore dell’Aviazione per la Marina, Generale di Brigata Aerea Amedeo Magnani, e dal Comandante della 9^ Brigata Aerea ISTAR-EW di Pratica di Mare, Generale di Brigata Aerea Roberto Preo.

Il Colonnello Carlo Rubino, Direttore dell’11° RMV, nel sottolineare che il proprio Ente ha curato la manutenzione di 3° Livello Tecnico dell’Atlantic per 35 anni, ha ricordato le sensazioni dell’ultimo volo del velivolo e la sfida futura: “…lo abbiamo accompagnato sino al suo ultimo volo il 22 novembre scorso, conoscendone ogni dettaglio ed ogni particolare, ogni pregio ed ogni difetto di questa macchina. Ora ci hanno chiesto di raccogliere l’ennesima sfida: disassemblare un aeroplano di 32 metri di lunghezza, 36 metri di apertura alare e 26 tonnellate di peso per renderlo trasportabile e rimontarlo, perfetto e restaurato in ogni dettaglio, presso il Museo Storico dell’AM di Vigna di Valle. Una sfida che il Reparto, congiuntamente al personale tecnico del 41° Stormo ha accettato, per celebrare degnamente la storia di questa macchina stupenda che ci ha accompagnato nella nostra storia e che è stato e sempre sarà parte di noi stessi”.

Atlantic in dirittura pista a Pratica di Mare

Atlantic accompagnato da P72 verso Pratica di Mare

Il Colonnello Francesco Frare, Comandante del 41° Stormo Antisom e dell’Aeroporto di Sigonella, riguardo alla musealizzazione dell’Atlantic ha detto che: “E’ la giusta vetrina per un velivolo che dai tempi della guerra fredda, senza aver mai sacrificato vita umana, ha rappresentato per la Nazione un sicuro punto di riferimento”. Inoltre, ha aggiunto “ricordo con emozione quando da ragazzino correvo lungo le spiagge della Sardegna con la speranza di incrociare con lo sguardo il volo lento e familiare degli Atlantic che decollavano dalla base di Elmas per poi scomparire in mare aperto. Oggi a distanza di decenni, mi riempie di orgoglio il fatto che proprio quel ragazzino, ora Comandante del 41° Stormo, ha pilotato l’Atlantic durante l’ultimo volo verso Pratica di Mare lo scorso 22 novembre”.

Il Generale Magnani, nel rivolgersi agli uomini del 41° Stormo e del 11° RMV ha detto che “questo è il momento di buttare il cuore oltre l’ostacolo e di consegnare definitivamente alla storia il nostro meraviglioso Aeroplano: non sarà affatto facile, ma dobbiamo farcela. Desidero inoltre ringraziare il Generale Preo per la squisita disponibilità con cui ha accettato di condividere con Noi Cacciatori di Sommergibili questa bellissima sfida”.

Il BR-1150 Atlantic, un biturboelica da pattugliamento “ognitempo” prodotto in Europa, è stato destinato principalmente alla scoperta, al tracciamento e alla neutralizzazione dei sottomarini e secondariamente alla ricognizione marittima in generale. Tutto questo grazie alle capacità peculiari del velivolo in termini di autonomia, attitudine al volo a bassissima quota e disponibilità di molteplici sensori e apparati di comunicazione che gli hanno permesso di pattugliare agevolmente aree molto vaste altrimenti non esplorabili se non con l’impiego di numerosi altri mezzi navali ed aerei

Il primo dei 18 “Atlantic” destinati ai Reparti Antisom fu consegnato al 41° Stormo il 27 giugno 1972. Di questi 18 velivoli, 9 andarono in dotazione al 41° Stormo e 9 al 30° Stormo di Cagliari Elmas. Il 1° agosto 2002, in seguito allo scioglimento del 30° Stormo, la Componente è stata accorpata nell’ambito del 41° Stormo divenendo l’unica realtà Antisom delle Forze Armate Italiane.

Nel tempo, pur mantenendo tutte le proprie peculiarità e capacità, è passato da un’attività prevalentemente antisommergibili e antinave, tipica della “guerra fredda”, ad un’attività di controllo del traffico mercantile, di pattugliamento e di ricognizione ottica ed elettronica delle aree d’interesse, anche nell’ambito delle operazioni contro il terrorismo internazionale nonché ad un’attività volta al controllo dei flussi d’immigrazione clandestina nel mediterraneo, garantendo giornalmente la copertura di ampie zone d’interesse, la tempestiva localizzazione dei profughi in mare, l’allertamento degli organi preposti e un costante e pronto intervento SAR (ricerca e soccorso) in caso di sinistro marittimo e naufragio degli stessi.

Fonte e photo credits: UCOM Aeronautica Militare

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FONTE: AVREP Logo SitoWeb b

Il blitz a La Spezia- Legionella sulle navi

Nave Margottini

Legionella sulle navi, i Nas in Arsenale per verifiche sul caso della fregata Margottini

La Spezia - Il primo a sollevare l’allarme contaminazione, in merito alle acque in uso sulle navi militari, era stato il sottufficiale infermiere Emiliano Boi, spezzino, attualmente sotto processo per aver divulgato materiale riservato. A ribadire la denuncia, era stato il rappresentante del partito dei diritti dei militari, Luca Marco Comellini, che aveva puntato l’indice sui rischi derivanti dal consumo di quell’acqua auto prodotta dalla Marina Militare.

Fin qui, i vertici della Difesa avevano smentito, sostenendo che andasse tutto bene, e che gli equipaggi fossero pienamente garantiti, rispetto a qualsiasi rischio. Ora, a stabilire la verità sulla delicatissima controversia, sarà però l’autorità giudiziaria: e la base militare della Spezia risulta al centro dell’inchiesta. La questione, rimasta sopita per mesi, appare destinata ad esplodere. Risulta siano state già acquisite ampie documentazioni, relative alle analisi di potabilità, che non è stato possibile acquisire, né verificare, perché non sono mai state rese pubbliche.

E non è escluso che possa essere addirittura stabilito un intervento diretto di verifica, a bordo di quelle unità sulle quali si è concentrata l’attenzione. Delle due, l’una. O Boi e Comellini hanno sollevato un allarme infondato, oppure esiste veramente un problema, serio. Ed è certo che le ripetute segnalazioni, che continuano ad arrivare, da parte di militari spezzini, preoccupati, meritino un approfondimento definitivo: un atto di laboratorio, definitivo, che dia risposte certe, su quale tipo di acqua è stato utilizzato per anni, per bere, e continua ad essere usato ancora oggi, per il confezionamento dei cibi.

Carabinieri in borghese, impegnati negli accertamenti, sono stati notati all’interno della base navale della Spezia. Potrebbero appartenere al nucleo scelto dei Nas, gli specialisti dell’anti sofisticazione e della sanità. Già Comellini aveva chiesto che fosse fermata, e sottoposta ad accertamenti, la prestigiosa fregata europea multi missione Margottini, partita dalla Spezia a fine febbraio. Nell’acqua in uso a bordo, sospettava potesse esserci il batterio della legionella. La Marina Militare aveva smentito, sostenendo che le analisi fossero a posto, e che comunque ne sarebbero state fatte altre, in corso di navigazione.

Comellini aveva replicato che ci vogliono laboratori a norma, per accertare che l’acqua garantisca la completa conformità al consumo umano, e che le Forze Armate non ne hanno a terra: e tantomeno a bordo. Non solo. Aveva fatto presente l’esistenza di dati di non conformità, già emersi relativamente alle navi Caio Duilio, Grecale, Elettra, Magnaghi, Rizzo. La comparsa dell’Arma, e la notizia degli accertamenti esterni, ha aperto un capitolo del tutto nuovo.

Si parla di evoluzioni imminenti, e di decisioni drastiche, che potrebbero essere assunte da un momento all’altro. Ad esprimere piena solidarietà ad Emiliano Boi, e a «tutti i militari che si assumono le proprie responsabilità, mettendo al primo posto la coscienza», è l’associazione Afea, che si batte da anni per il riconoscimento delle patologie derivanti dall’esposizione all’amianto, per il personale militare e civile della Difesa. «Anche a noi - osserva il presidente Pietro Serarcangeli - è stato detto per anni che andava tutto bene. Ci viene ripetuto anche adesso. Eppure si sa che tantissime persone si sono ammalate, perché esposte ad un rischio che già i vertici militari conoscevano».

Leggi anche: Acque contaminate su nave Magnaghi, la Marina blocca l’unità oceanografica in Arsenale

FONTE: Logo Laspezia Secolo

Ritrovato il relitto della portaerei "USS Lexington"

Anche se tradotto un po' maluccio dall'inglese quello che conta è il contenuto

Lexington1

Il relitto di una delle prime portaerei della US Navy è stato localizzato sul fondo del Mar dei Coralli, a 500 miglia dalla costa orientale dell'Australia.
La USS Lexington fu scoperta a 3000 metri (circa due miglia) sotto la superficie dall'equipaggio della spedizione della nave da ricerca (R / V) Petrel il 4 marzo - 76 anni dopo che affondò durante la Battaglia del Mar dei Coralli.
"Per rendere omaggio alla USS Lexington e ai coraggiosi uomini che le sono serviti è un onore", ha detto il miliardario e co-fondatore di Microsoft Paul Allen. "Come americani, tutti noi dobbiamo un debito di gratitudine a tutti coloro che hanno servito e che continuano a servire il nostro paese per il loro coraggio, perseveranza e sacrificio".
Come una delle prime compagnie aeree americane mai costruite, la Lexington divenne nota come "Lady Lex" e andò a terra con 35 aerei a bordo.
"Lexington era sulla nostra lista di priorità perché era una delle navi capitali perse durante la seconda guerra mondiale", ha detto Robert Kraft, direttore delle operazioni sottomarine di Allen. "Sulla base della geografia, del periodo dell'anno e di altri fattori, lavoro con Paul Allen per determinare quali missioni perseguire. Abbiamo pianificato di localizzare la Lexington per circa sei mesi e si è riunita bene. "
La USS Lexington fu inizialmente commissionata come incrociatore da battaglia, ma fu lanciata come portaerei nel 1925. Partecipò alla Battaglia del Mar dei Coralli (4-8 maggio 1942) insieme alla USS Yorktown contro tre corrieri giapponesi. Questa è stata la prima battaglia tra carrier e carrier nella storia ed è stata la prima volta che le forze giapponesi hanno subito una battuta d'arresto permanente nelle sue avances in Nuova Guinea e in Australia. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno perso Lexington e 216 del suo illustre equipaggio.
La Lexington è stata colpita da più siluri e bombe l'8 maggio, ma è stata un'esplosione secondaria che ha provocato incendi incontrollati che alla fine hanno giustificato la richiesta di abbandonare la nave. La USS Phelps consegnò gli ultimi siluri che affondarono la paralizzante Lady Lex, la prima vittima della portaerei nella storia. Con altre navi statunitensi in attesa, sono stati soccorsi 2.770 membri dell'equipaggio e ufficiali, tra cui il capitano e il suo cane Wags, la mascotte sempre presente.
Durante la Battaglia del Mar dei Coralli la marina giapponese affondò USS Lexington (CV-2), USS Sims (DD-409) e USS Neosho (AO-23), danneggiando la USS Yorktown. I giapponesi persero una portante leggera (Shōhō) e subirono danni significativi a una flotta (Shōkaku).
"Come figlio di una sopravvissuta della USS Lexington, porgo le mie congratulazioni a Paul Allen e all'equipaggio della spedizione di Research Vessel (R / V) Petrel per aver localizzato la" Lady Lex ", affondata quasi 76 anni fa nella battaglia di Coral Mare ", ha detto l'Ammiraglio di Marina Harry B. Harris Jr., capo del Comando del Pacifico degli Stati Uniti. "Onoriamo il valore e il sacrificio dei marinai di" Lady Lex "- tutti quegli americani che hanno combattuto nella seconda guerra mondiale - continuando a garantire le libertà che hanno vinto per tutti noi".
Sulla base di alcuni successi iniziali con il suo Octopus M / Y, Allen acquistò e riadattò la Petron R / V da 250 piedi con un'attrezzatura sottomarina capace di immergersi fino a 6.000 metri (o tre miglia e mezzo). Dal suo dispiegamento all'inizio del 2017, la nave è stata attiva in diverse missioni nel Mar delle Filippine prima della sua transizione verso il Mar dei Coralli al largo della costa australiana.
Le spedizioni guidate da Allen hanno anche portato alla scoperta di USS Indianapolis (agosto 2017), USS Ward (novembre 2017), USS Astoria (febbraio 2015), corazzata giapponese Musashi (marzo 2015) e del cacciatorpediniere italiano della seconda guerra mondiale Artigliere (marzo 2017) . Il team di spedizione di Allen è stato trasferito definitivamente alla R / V Petrel appena acquisita e riadattata nel 2016 con una missione specifica intorno alla ricerca, all'esplorazione e al rilevamento di navi da guerra storiche e altri importanti artefatti.

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FONTE: Si Vis Pacem Para Bellum (Facebook)

Marina Militare-Pubblicato il bando di concorso per 47 Allievi Marescialli

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Pubblicato il bando di concorso per 47 Allievi Marescialli della Marina Militare

Possono partecipare i cittadini italiani che hanno compiuto il 17° anno di età e che non hanno superato il giorno del compimento del 26° anno di età

21 febbraio 2018 Giovanni Rizzo -

Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4a serie speciale - n. 15 del 20 febbraio 2018, è stato pubblicato il bando di concorso per l'ammissione al 21° corso biennale (2017 - 2019) di 47Allievi Marescialli della Marina Militare.

Possono partecipare i cittadini italiani che hanno compiuto il 17° anno di età e che non hanno superato il giorno del compimento del 26° anno di età. Coloro che hanno già prestato servizio militare obbligatorio o volontario possono partecipare al concorso se non hanno superato il giorno del compimento del 28° anno di età.

I candidati devono aver conseguito o essere in grado di conseguire al termine dell'anno scolastico 2017-2018 un diploma di istruzione secondaria di secondo grado di durata quinquennale o quadriennale.

Le domande di partecipazione devono essere inoltrate entro il 22 marzo 2018, direttamente sul portale dei concorsi on line del sito internet del Ministero della difesa.

Il concorso prevede l'espletamento delle seguenti fasi:

  1. Prova per la verifica delle qualità culturali e intellettive;
  2. Accertamento dell'idoneità psico-fisica;
  3. Accertamento dell'idoneità attitudinale;
  4. Prove di verifica dell'efficienza fisica;
  5. Prova scritta di selezione per il reclutamento delle professioni sanitarie.

La prova per la verifica delle qualità culturali e intellettive che prevede la somministrazione di un questionario composta da 100 quesiti a risposta multipla, si terrà nella sede di Ancona indicativamente nella prima metà del mese di aprile 2018.

Gli accertamenti psico-fisici, attitudinali e le prove di efficienza fisica verranno effettuati presso il Centro di Selezione della Marina militare di Ancona nella terza decade del mese di maggio 2018.

Infine, tutti i concorrenti idonei ai predetti accertamenti/prove, il 5 giugno 2018 sosterranno, presso il Centro di Selezione e Reclutamento Foligno con inizio non prima delle ore 14.00, la prova scritta di selezione per l'assegnazione alle categorie/specialità del Servizio Sanitario della Marina.

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FONTE: Logo Notiziario online

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