La più bella Nave da Battaglia del Mondo

Un articolo particolare dedicato alla più bella Nave da Battaglia del Mondo: La Corazzata Roma

Ecco quindi alcune bellissime foto di interni ed esterni di quella che fu una delle più belle Navi da Battaglia del Mondo.Affondata nel 43.....da un bombardiere tedesco....forse la sua fine sfortunata fu comunque più onorevole di quella che l'attendeva a Malta .... Onore al suo Equipaggio,che nulla potè fare quando esplose il deposito di munizioni... ora giace con lei in fondo al mare....

Cliccate sulla foto per visionare tutta la collezione

Corazzata Roma

Ringrazio il gestore di Le Forze Armate del Regno D'Italia su Facebook per le splendide foto postate

Forze armate regnoitalia

 

News Marina Militare,, Corazzata Roma

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Militari, occhio alla scivolo ...

Scivolo

Il legislatore ha previsto, fino al 31.12.2020, il regime di accesso transitorio alla cessazione dal servizio permanente – in gergo “scivolo” – al fine di svecchiare e ridurre gli organici, invero l’art. 2229 del d. lgs. 66/2010 dispone “il Ministro della difesa ha facoltà di disporre il collocamento in ausiliaria degli ufficiali e dei sottufficiali dell’Esercito italiano, della Marina militare e dell’Aeronautica militare che ne facciano domanda e che si trovino a non più di cinque anni dal limite di età”.

Si ricorda che il limite di età attualmente è pari a 63 e tre mesi per i generali di corpo d’armata (e gradi corrispondenti), 61 e tre mesi per i generali di divisione (e gradi corrispondenti) e 60 anni e tre mesi per il resto dei militari.

Il collocamento in ausiliaria consiste nella possibilità di essere congedati dal servizio attivo con disponibilità ad eventuale richiamo in servizio per un periodo massimo di 5 anni.

Al militare in ausiliaria, a decorrere dal 1° gennaio 2015, compete, in aggiunta al trattamento di quiescenza, una indennità annua lorda, pari al 50% della differenza tra il trattamento di quiescenza percepito e il trattamento economico che spetta al pari grado in servizio, dello stesso ruolo e con anzianità di servizio corrispondente, a quella posseduta dal militare all’atto del collocamento in ausiliaria. Inoltre, al termine del periodo, la pensione viene calcolata considerando come retribuzioni anche quanto percepito in posizione di ausiliaria; ciò determina di conseguenza un trattamento pensionistico aggiuntivo.

Tuttavia la circolare ministeriale datata 1.2.2016 (>>>LINK) (in scadenza il 1.3.2016) ha disposto – come per gli anni precedenti – il possesso anche dei requisiti per la pensione di anzianità (57 anni di età e tre mesi con un’anzianità contributiva pari a 35 anni oppure, a prescindere dall’età anagrafica, di 40 anni e tre mesi).

Sull’aggravio dei requisiti – il 16.11.2015 – è stata presentata un’interrogazione parlamentare dai senatori Marton (primo firmatario), Crimi e Santangelo del M5S (>>>LINK).

In attesa di lumi ministeriali – magari entro la scadenza del bando – si posta di seguito l’interrogazione.

Antonio De Muro

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La flessibilità d’impiego dei cacciamine della Marina provata a Taranto

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Un'operazione di recupero sul fondale marino a più di 1000 metri di profondità

18 febbraio 2016 Giuseppe Villani

 Un'operazione per il recupero di oggetti sommersi posati sul fondale marino si è appena conclusa nelle acque del golfo di Taranto. Un’attività routinaria per certi versi, propria dei cacciamine della Marina, ma allo stesso tempo significativa, per le profondità a cui si è operato, le dimensioni degli oggetti recuperati e la sinergica collaborazione con l’Industria Privata, specializzata nella progettazione e produzione di veicoli subacquei.
Acque del Golfo di Taranto, due cacciamine si alternano, il Vieste e il Chioggia. Sono impegnati nella mappatura del fondale con il veicolo subacqueo Hugin 1000, alla ricerca di un oggetto di interesse posato sul fondo a più di mille metri di profondità.

Cacciamine2

Dopo averlo individuato e identificato, grazie alla capacità di acquisire immagini del veicolo subacqueo di nave Vieste, inizia la seconda parte dell'operazione, il recupero dell’oggetto. Ci si avvale di una sinergica cooperazione tra le unità cacciamine e l'industria nazionale del comparto specialistico Gay Marine, che utilizza, per la prima volta con la Marina, il veicolo subacqueo filoguidato "Pluto Palla", imbarcato sul Chioggia e impiegato dallo stesso ingegner Guido Gay. In questo modo è viene riportato in superficie il materiale di interesse.

Cacciamine1

L’operazione ha dimostrato ancora una volta le ottime capacità duali dei cacciamine della Marina e dei loro mezzi ausiliari capaci di localizzare, identificare, fotografare e video-riprendere oggetti di piccole dimensioni. Oggetti spesso notevolmente più piccoli di una mina, localizzati anche a profondità elevate. I cacciamine inoltre possono essere utilizzati per operazioni di recupero, impiegando altri mezzi facilmente adattabili alle caratteristiche delle unità. I cacciamine, infatti sono progettati e costruiti per poter essere allestiti con nuove tecnologie, senza doverne necessariamente modificare la struttura.

Cacciamine

È proprio grazie a queste caratteristiche che si è nel tempo realizzato sempre più l’impiego “duale” dei cacciamine, attraverso varie collaborazioni con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT), la Magistratura e con altri enti e dicasteri dello Stato, nel comune interesse di esplorare le profondità marine, per cercare e investigare relitti di navi e aeromobili, reperti di interesse storico o qualsivoglia oggetto giacente sui fondali, come nel caso della Corazzata Roma. Allo stesso tempo, nell’interesse di preservare l’ecosistema marino, non sono le rare collaborazioni ad ampio spettro, per la ricerca scientifica e sperimentale, sia con il mondo universitario che con la Direzione Generale per la Sicurezza - Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse (ex-DGRME) del Ministero per lo Sviluppo Economico.

FONTE: Logo Notiziario online

 

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Le imprese impossibili del Comandante Straulino

Vespucci Taranto

1)Nel 1965 Straulino assume il comando dell'Amerigo Vespucci, e qui iniziò la sua seconda vita, quella da ammiraglio. "Gli inglesi - scrisse Paolo Venanzangeli - ancora raccontano di quando risalì a vele spiegate il Tamigi, fino a Londra".
2)Ma la manovra più nota è certamente l'uscita a vela dal porto di Taranto, con pochi metri a disposizione sui due lati dello scafo. Una manovra pazzesca che ricordava ogni volta con enfasi e commozione. "Una manovra - ha raccontato Venanzangeli - che, a quanto si dice, fruttò al Comandante due lettere dell'ammiragliato, una di encomio, per la splendida manovra, a cui aveva assistito attonita tutta la città ed una che annunciava dieci giorni di arresti, per aver infranto il regolamento". Andò in pensione da contrammiraglio, e nel 1988 partecipò alla sua ultima regata. Ovviamente vincendola.
Quì raccontata da Giancarlo Basile:

Pianta Taranto

 

"Alle otto in punto salivo sul barcarizzo del Vespucci, ormeggiato alla banchina torpediniere in Mar Piccolo. C'era già un gran trambusto a bordo per i preparativi: in particolare il nostromo era indaffaratissimo con un'ancora di speranza rizzata da sempre al coronamento, che il Comandante aveva voluto pronta a essere data fondo, con un grosso cavo torticcio ben abbisciato sul cassero, ciò che mi meravigliò non poco. Soffiava una forte e gelida tramontana che credo sfiorasse i trenta nodi. Mentre pensavo a cosa mai il Comandante volesse fare con quell'ancora, di colpo mi si accese una lampadina: ma certo, con quel vento che spirava dritto in poppa in uscita dal Mar Piccolo, Agostino Straulino non poteva lasciarsi sfuggire l'occasione di attraversare il canale navigabile a vele spiegate. E un'ancora data fondo di poppa poteva servire nel caso qualcosa non fosse andata come previsto. Me lo confermò subito dopo lui stesso, quando lo incontrai in Sala Consiglio, dove era apparecchiato per la prima colazione, alla quale mi invitò a fargli compagnia. Aveva un suo piano studiato nei minimi particolari, che volle confidarmi, cosa di cui mi sentii molto onorato: era la conferma che gli stavo ‘simpatico', per usare il suo aggettivo preferito".
Durante la colazione il Comandante comunica a Basile che toccherà proprio a lui l'incarico di ufficiale di guardia nella prima parte della navigazione. "Presi a ripassare mentalmente gli ordini che bisogna saper dare per governare un veliero stracarico di manovre correnti, cercando di ricordare ciò che avevo appreso da allievo e da aspirante guardiamarina nel corso di tre campagne addestrative su quella nave, una decina d'anni prima". Con molto anticipo sull'orario di apertura del ponte girevole, viene battuto il posto di manovra. "Furono mollati i cavi d'ormeggio di poppa e si iniziò a virare l'argano per salpare l'ancora, che tuttavia risultò incattivata. Il Comandante aveva evidentemente previsto anche questa evenienza, ecco perché aveva cominciato le operazioni con tanto anticipo. Dovettero intervenire i palombari per mettere in chiaro l'ancora, ci volle un'ora buona. Mancava ancora più di mezz'ora all'apertura del ponte quando, finalmente liberi, ci portammo a motore più sopravento possibile, a qualche decina di metri dalle colture dei mitili di cui il Mar Piccolo abbonda. Venne battuto il posto di manovra alla vela. In men che non si dica i gabbieri salirono a riva su per le griselle del trinchetto e mollarono i gerli di tutte le vele, dal controvelaccino al trevo. La nave era così pronta a essere invelata all'ordine e si presentava perfettamente allineata col canale navigabile".
Ma il ponte è ancora chiuso. "Con le vele del trinchetto imbrogliate ci si avvicinava a quattro nodi, in dieci minuti saremmo stati lì... E se fosse rimasto chiuso? Ce l'avrebbe fatta l'ancora di speranza preparata a poppa a fermare le quattromila tonnellate del Vespucci? Ma ecco che il ponte cominciò ad aprirsi. In quel preciso momento il Comandante ordinò di mollare gli imbrogli e cazzare le scotte delle vele del trinchetto, che furono bordate tutte insieme in non più di quindici secondi, con i pennoni in croce. Contemporaneamente vennero alzate quattro bandiere del codice internazionale dei segnali che vogliono dire "Ho le macchine in avaria". E sì, perché il transito a vela per il canale navigabile è vietato anche a un dinghy, figuriamoci al Vespucci. Con la tramontana che soffiava forte non ci volle molto perché la nave si abbrivasse fino a otto nodi. Con nostra meraviglia, appena il ponte fu aperto completamente, dal castello arrivò a lampi di luce il messaggio "Accelerate la vostra manovra"! Può darsi che fosse uno scherzo, ma Straulino andò su tutte le furie... Non passarono più di cinque minuti ed eravamo nel canale navigabile, con i pennoni più bassi che sovrastavano le due strade gremite di gente festante, tutte le vele del trinchetto piene da scoppiare, i baffi sotto i masconi: doveva essere uno spettacolo fantastico il Vespucci visto da terra. Al balcone dell'Ammiragliato, sulla sinistra verso la fine del transito attraverso il canale navigabile, l'ammiraglio saluta entusiasta. "Rispondemmo al saluto ed eravamo già in Mar Grande, mentre il ponte si richiudeva dietro di noi. Continuammo così, in fil di ruota sotto il solo trinchetto completamente invelato fino alle ostruzioni del Mar Grande, superate le quali il Comandante mi affidò la nave, come mi aveva preannunciato. Venni all'orza, accostando a sinistra, in rotta per costeggiare il Salento fino a Santa Maria di Leuca, facendo al contempo bracciare i pennoni e bordando prima le gabbie e il trevo di maestra, poi anche il velaccio, ma tenni il controvelaccio e le vele della mezzana serrate, ricordando la forte tendenza orziera del Vespucci a quell'andatura. Avevo fatto alzare la trinchetta, il fiocco, il gran fiocco e il controfiocco e la nave governava con la barra al centro. La fiamma in testa d'albero di maestra indicava il vento esattamente al traverso, il Vespucci era ben inclinato, con gli oblò più bassi di sottovento chiusi perché andavano sott'acqua. La velocità era salita a 9,5 nodi. Mi dispiacque quando venne a rilevarmi il tenente di vascello preposto ai marinai, sarei rimasto a godermi lo spettacolo sul banco di quarto di sopravento per tutta la notte... Cenai col Comandante che si congratulò con me per come avevo svolto il servizio di ufficiale di guardia, cosa che naturalmente mi fece molto piacere: Straulino non era tipo da congratularsi tanto facilmente".

FONTE: Facebook-Riccardo Guidi

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Terminata la 31ª Spedizione Italiana in Antartide

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Terminata la 31ª Spedizione Italiana in Antartide per i palombari della Marina

Dopo quattro mesi i palombari del Comsubin rientrano alla base.

3 febbraio 2016 

Operazioni e addestramento

Impegnati per quattro mesi insieme a un contingente di militari delle Forze Armate, hanno fornito collaborazione nell’ambito delle competenze specifiche esprimendo capacità e preparazione professionali esclusive ed indispensabili al successo delle spedizioni.
Nei quattro mesi di missione, il team di palombari ha coordinato e garantito la sicurezza delle immersioni di tutto il personale scientifico e ha condotto la manutenzione della banchina della base Mario Zucchelli.
Giunti in area il 10 novembre 2015 attraverso un volo organizzato dal P.R.N.A. (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, http://www.pnra.it) i palombari di Comsubin hanno utilizzato le prime due settimane di permanenza a temperature di -30°C per approntare le attrezzature necessarie a condurre operazioni subacquee in condizioni estreme, garantendo la piena efficienza sia delle dotazioni individuali (gran facciali, erogatori, mute stagne, ecc..), sia degli impianti a supporto della sicurezza delle immersioni, come la camera iperbarica ed i compressori per la ricarica degli autorespiratori.
L’attività subacquea vera e propria è iniziata 15 giorni dopo col supporto ai ricercatori del progetto Ice Lapse che ha impegnato i Palombari in 23 immersioni ad una profondità media di 25 mt, per un totale di 27 ore  a   -2°C di temperatura.
I subacquei della Marina hanno provveduto a recuperare dal fondo un mareografo lasciato durante la precedente spedizione per effettuare alcuni campionamenti alla profondità di circa 30 metri.
Terminato il progetto Ice Lapse, dal 16 dicembre è iniziata una fase finalizzata al risanamento del molo Michaud.  Tale attività, che ha richiesto 26 immersioni, ha permesso di consolidare la banchina rendendola  nuovamente agibile.
Alla prossima edizione dell’EUDI SHOW (Europea Dive Show, il salone europeo delle attività subacquee), che quest’anno si svolgerà al padiglione 36 della fiera di Bologna dal 4 al  6 marzo, sarà possibile parlare con Tommaso Pischedda, sottufficiale Palombaro che ha partecipato alla spedizione. Sabato 5 marzo, inoltre, alle ore 12.00, sul palco principale dell’EUDI SHOW si potrà assistere alla conferenza “Il Raggruppamento Subacquei ed Incursori della Marina Militare alla 31° Spedizione Italiana in Antartide”.

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Lettera aperta al Capo di Stato Maggiore della M.M. Ammiraglio Giuseppe De Giorgi

Egregio Ammiraglio Giuseppe De Giorgi,

mi sono permesso di scriverle questa lettera aperta con la massima semplicità e chiarezza per sapere da Lei se mai il San Giuseppe Due riuscirà a ritornare in mare o sarà avviato in qualche arsenale della M.M. dove terminerà mestamente i suoi giorni.

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Il San Giuseppe Due in Antartide

Non mi voglio dilungare sulla storia di questa unità che per volontà del suo ex Comandante Giovanni Ajmone Cat e con un equipaggio di quattro uomini fornito all’epoca dalla Marina Militare, prese parte alla seconda spedizione con la quale per la prima volta una imbarcazione italiana con equipaggio italiano arrivò in Antartide. Quindi, un evento storico ed anche scientifico di non poco conto.

Qualche anno fa il Comandante Ajmone Cat venne meno e per sua volontà il San Giuseppe Due fu donato alla Marina Militare con l’intento di assicurargli una lunga vita e fare in modo che i giovani potessero navigarci ed imparare tutte le tecniche antiche della navigazione che un tempo si svolgevano senza attrezzature elettroniche e con gli attuali supporti informatici sofisticati...

Il Comandante Giovanni Ajmone Cat ha vissuto per lunghi anni ad Anzio e dopo la Sua dipartita il comune di Anzio, al fine di far rimanere per sempre il San Giuseppe Due nella propria cittadina, aveva manifestato interesse a gestire le sorti di questa unità. A tale scopo e per scelta stessa dei preposti del Comune di Anzio decisero di sottoscrivere un accordo con la Marina Militare in cui il Comune si faceva carico delle spese di riparazione e gestione della stessa, concordando lo spostamento della medesima dalla proprietà dell’ex Comandante ad un cantiere locale di Anzio per eseguire una serie di operazioni di manutenzione necessarie, visto che la barca era rimasta inutilizzata per diversi anni a terra e si rendeva necessario ripristinare tutte le sue condizioni di sicurezza prima di riprendere il mare.

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San Giuseppe Due prima di essere spostato in cantiere il 3 giugno 2010

Tale spostamento avvenne il 3 giugno 2010 e quella che sembrava essere una data di buon augurio e speranza affinché questa speciale unità ritornasse in mare fu, invece a mio modo di vedere, una data maledetta perché da quel giorno in poi la barca è stata smontata da chi gestiva questo cantiere, ma a tutt’oggi non si vede la fine dei lavori per problematiche e situazioni di vario genere di cui Lei sarà certamente informato.

Tuttavia, ritornando alla mia umile e semplice richiesta, visto che nulla si muove in merito a questa vicenda, ho pensato che solo Lei avrebbe potuto dare una risposta certa ed attendibile sulle sorti di questa unità che rappresenta una specie di testimonianza storica per l’Italia, in quanto unica unità che ha portato il tricolore italiano in Antartide per ben due volte.

La ringrazio se mi vorrà onorare di una risposta in merito, scusandomi per averla importunata.
Cordiali saluti,

Giacomo Vitale

FONTE: Logo altomareblu

News Marina Militare,, San Giuseppe Due, Amm.De Giorgi

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