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Salvatore Girone si è ammalato di febbre Dengue

Ore di apprensione

salvatore girone

India, Salvatore Girone si è ammalato di febbre Dengue: due medici italiani volano da lui.

Ore di apprensione per Salvatore Girone: il fuciliere italiano è stato colpito da febbre Dengue ed è ricoverato all'ospedale di New Delhi. Dall'Italia sono già partiti due medici per l'India. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha chiamato il marò e segue la vicenda. La situazione sanitaria di Girone non sarebbe grave e il ricovero in ospedale è precauzionale, come sempre avviene in questi casi e come accaduto già in passato con altri soldati italiani in missione all'estero. Girone, sotto processo insieme al collega Massimiliano Latorre (al momento in Italia per riprendersi da un'ischemia) per l'omicidio di due pescatori indiani, sta attendendo in India gli sviluppi giudiziari del caso, finito davanti al Tribunale del Mare di Amburgo. Nel frattempo l'India ha sospeso tutti i procedimenti.

FONTE: logo libero

La stampa britannica ricorda l'eroica missione di Emilio Bianchi

LA STAMPA BRITANNICA RICORDA L'EROICA MISSIONE DI EMILIO BIANCHI, INCURSORE DELLA X MAS CHE AFFONDO' DUE CORAZZATE.

Emilio Bianchi

sabato 22 agosto 2015

LONDRA - Lezione di fair play della stampa britannica, del tutto sconosciuto da quella italiana. Il quotidiano conservatore Daily Telegraph ha pubblicato oggi tra gli 'obituaries' (sono articoli elogiativi che ricordano personaggi della storia passati a miglior vita) quello che fu uno dei nemici di maggior successo dell'allora Impero britannico. Si tratta di Emilio Bianchi, morto lo scorso 15 agosto, uno dei 6 eroici incursori della Regia Marina (la X Mas), guidati da Luigi Durand de la Penne, che a bordo di 3 'maiali' (sorta di 'siluri' a cavallo dei quali, immersi a pelo dell'acqua, i marinai italiani penetravano nelle difese nemiche durante la II Guerra Mondiale) la notte del 18 dicembre 1941 violarono le difese del porto egiziano di Alessandria riuscendo ad affondare ben due corazzate della Royal Navy (Hms Queen Elizabeth e Hms Valiant) e danneggiarono un cacciatorpediniere ed una petroliera.

Il Telegraph parte ricordando come lo stesso allora premier Winston Churchill ebbe parole di elogio, descrivendo l'azione come una dimostrazione di "straordinario coraggio e ingegno". Azione che valse "a Bianchi l'equivalente della Victoria Cross (la piu' alta decorazione al valore britannica)", cioè la medaglia d'oro al Valor Militare. Conferita in questo caso a due nemici, quali erano questi eroici combattenti italiani della X Mas.

Il quotidiano sottolinea, con un certa indulgenza, che mentre "le forme armate italiane non diedero sempre grande prova di se, ci fu un tipo di operazioni in cui furono d'esempio per tutto il mondo: le incursioni sottomarine".

Il Telegraph ricorda poi in particolare l'eroismo di Bianchi e de la Penne che vennero entrambi catturati e confinati in cabine separate ed entrambe sotto il pelo dell'acqua dal comandante della Valiant per convincerli a confessare dove avessero piazzato le cariche. Un'ora e mezza prima dell'esplosione de la Penne consiglio' al comandante di evacuare la nave perche' l'esplosione era prossima. Cosa che fece ma, vigliaccamente, lasciando i due italiani confinati nelle loro cabine.

Quando le cariche esplosero i due riuscirono comunque a salvarsi. Il Telegraph chiude ricordando come l'incursione ad Alessandria convinse la Royal Navy a sviluppare una simile tecnica di attacco con cui tentarono - fallendo - di affondare la corazzata tedesca Tirpitz, gemella della Bismark, in un fiordo norvegese.

FONTE: ilnord.it

Otto punti sul caso marò al Tribunale del Mare di Amburgo

Riporto un interessantissimo articolo tratto da internet a cura di Matteo Miavaldi. Vale la pena leggerlo, per essere al corrente di quali siano le problematiche che riguardano il ricorso al Tribunale del Mare di Amburgo.

Ieri si è concluso il secondo e ultimo giorno di dibattimento davanti al Tribunale del Mare di Amburgo. India e Italia hanno esposto e difeso le proprie posizioni circa due richieste specifiche italiane, parte della cosiddetta "internazionalizzazione" del caso marò. Qui sotto proviamo a dare prima un contesto, analizzare le richieste italiane e le ragioni addotte dal team legale che rappresenta l'Italia, analizzare le obiezioni e le ragioni del team legale indiano e dare nota di una proposta italiana piuttosto controversa, passata sotto silenzio in Italia, rigettata con sdegno dall'India che ha invece presentato una controproposta.
Mettetevi comodi che il pezzo non sarà né breve né semplice, pur provando a sviscerare tutto in punti.

1. Cosa ci fanno Italia e India al Tribunale del Mare di Amburgo
Il 21 luglio scorso l'Italia ha chiamato a presentarsi l'India di fronte al Tribunale del Mare di Amburgo, avvalendosi degli strumenti per la risoluzione dei contenziosi tra stati previsti dalla Convenzione del Diritto del Mare dell'Onu (Unclos), firmata dall'Italia e dall'India. Si tratta di uno strumento aggiuntivo alla richiesta di arbitrato internazionale mossa sempre dall'Italia alla Corte Internazionale dell'Aja lo scorso 26 giugno. Ovvero, sono due procedimenti diversi e per certi versi complementari.
La Corte arbitrale del Tribunale dell'Aja (nei documenti ufficiali chiamata Annex VII Tribunal, che ancora deve essere formata e non abbiamo idea su quando inizierà le udienze) è chiamata a decidere chi tra India e Italia abbia la giurisdizione per processare i due fucilieri di Marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre per i crimini che vengono loro imputati, ossia duplice omicidio dei pescatori Ajesh Binki e Valentine Jelastine e tentato omicidio degli altri membri dell'equipaggio del peschereccio St. Anthony. I tempi della sentenza, come già sottolineato in passato, si prevedono decisamente lunghi (due o tre anni); per questo, l'Italia ha deciso di aprire un altro fronte davanti al Tribunale del Mare di Amburgo, chiedendo:

a. Che l'India si astenga da ogni misura giuridica o amministrativa nei confronti di Girone e Latorre e che si astenga dall'esercizio della giurisdizione nel caso dell'«Incidente Enrica Lexie» (il motivo delle virgolette, mie, lo vediamo poi).

b. Che l'India sollevi ogni misura di restrizione della libertà nei confronti di Girone e Latorre, permettendo al primo di fare ritorno in Italia e al secondo di rimanerci per tutta la durata del dibattimento di fronte all'Annex VII Tribunal (cioè finché l'arbitrato internazionale non deciderà chi tra India e Italia ha la giurisdizione per processare i due fucilieri).

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Chi è l'eroe? Eroi tutti!

De Falco

Dimenticatevi di me.
Smettete di parlare di me.
Io ora ho solo bisogno di silenzio.
L’eroe non sono io.
L’eroe è il mio sottocapo Alessandro Tosi, è lui che ha capito tutto quella notte.
È lui che alle 22,07 guardando un puntino verde su un monitor senza sapere nulla che non fosse una telefonata dai carabinieri di Prato mi ha detto, ‘comandante’, quella nave da crociera va troppo piano, 6 nodi... che ci fa a 6 nodi e a rotta invertita la Concordia? Comandante, chiamiamoli. Lì c’è un guaio. Un altro eroe? Sapete chi ha salvato quasi tutte le persone quella notte dopo che il comandante aveva abbandonato la nave? Un ragazzo meraviglioso del nostro elisoccorso. Marco Savastano.
È questo il nome che dovete scrivere.
E dovreste fare una pagina di soli nomi di marinai della Guardia costiera, della Marina Militare, della Finanza, dei Carabinieri, dei Vigili del fuoco, della Protezione civile, che quella notte hanno dimenticato se stessi per gli altri. Savastano, dicevo. Lo hanno calato su quella nave al buio, con una muta invernale e un palmare, non una radio, non un filo con noi. Si è buttato a capofitto lì dentro senza pensare alla sua vita ma a quella di chi cercava di salvare. Si muoveva in un ambiente che non conosceva, tra suppellettili sfasciate, acqua, passeggeri che gridavano al buio. Chi è l’eroe? Io che strillavo con Schettino o lui, che ascoltava le urla di supplica di quelli che volevano essere salvati e non capivano perché perdeva tempo ad imbracare alle barelle spinali i feriti più gravi da tirare su con l’elisoccorso?
Gregorio De Falco
(18 gennaio 2012)

FONTE:  FACEBOOK

Marò: Iniziata l'udienza.Ambasciatore italiano: L'India disprezza il giusto processo!

l'ambasciatore Francesco Azzarello ha evidenziato che i due fucilieri di marina non sono stati ancora incriminati
di Angelo Barraco

Maro1L’argomento Marò è sempre più scottante per l’Italia e l’attesa è tanta. Il paese è spaccato a metà, da una parte ci sono coloro che vogliono i due fucilieri in Italia, dall’altra parte coloro che li vogliono in India a pagare la loro colpa. Oggi si apre ad Amburgo, davanti al Tribunale Internazionale del Diritto del Mare, la discussione sulle richieste italiane in merito alla questione dei Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori.All'apertura dell'udienza ad Amburgo è intervenuto a nome del governo italiano l'ambasciatore Francesco Azzarello, sottolineando che l'India "disprezza il giusto processo", ritenendo già colpevoli i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ed evidenziando che i due fucilieri di marina non sono stati ancora incriminati. Da parte indiana è stato sottolineato che si ritiene "offensivo" dire che Girone viene trattenuto in India come un ostaggio.

E’ sta attivata dall’Italia, il 26 giugno scorso, la procedura di arbitrato internazionale. In attesa dell'iter di costituzione della Corte arbitrale, il 21 luglio l'Italia ha chiesto al Tribunale Internazionale del Diritto del Mare di Amburgo che il fuciliere Massimiliano Latore possa restare in Italia e Girone possa farvi rientro. - Prende il via oggi a Ginevra, per durare fino a mercoledì, un nuovo round di colloqui di pace tra i parlamenti rivali in Libia mediato dalle Nazioni Unite. L'obiettivo è quello di trovare un accordo per la formazione di un governo di unità nazionale. Il team di legali che rappresentano l’Italia è formato da David Bethlehem e il suo team, dall’altra parte due noti principi del foto indiani. Presenti inoltre: PL Narasimha, Alain Pellet, un avvocato francese che e' stato presidente della Commissione di Diritto Internazionale dell'Onu, e il britannico Rodman Bundy. L’udienza la presiederà il giudice Vladimir Golitsyn. Farà parte del tribunale anche il professore di diritto internazionale Francesco Francioni. Intanto la battaglia legale in corso tra India e Italia è tutt’altro che serena, a dirlo è l’ambasciatore d’Italia Francesco Azzarello che guida la delegazione italiana davanti alla corte. Tende a precisare che l’India si dimostra aggressiva ma –sottolinea Azzarello- “noi siamo estremamente determinati a far valere le nostre ragioni. L'Italia e l'India sono paesi tradizionalmente amici, ma l'incidente del 15 febbraio 2012 ha purtroppo provocato una controversia giuridica complessa, difficile ed estremamente delicata”. Aggiunge: “nelle osservazioni sottoposte al tribunale giovedì scorso, la delegazione indiana ha manifestato particolare aggressività”. La vicenda dei Marò è stata torbuda e nebulosa e sottolinea Azzarello “l'Italia ha tentato in tutti i modi, attivando canali informali e formali, in più direzioni, di trovare una soluzione concordata con l'India. La mancata intesa ha costretto il governo ad attivare a fine giugno scorso una procedura arbitrale internazionale” prosegue “il governo ha sempre, sin dal momento dell'incidente, rivendicato l'esclusiva competenza giuridica italiana, trattandosi di nave battente la nostra bandiera per fatti accaduti in acque internazionali”. La decisione del Tribunale arriverà tra due-tre settimane, ma la battaglia legale è dura.

La storia: La storia di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ha inizio il 15 febbraio 2012, quando due pescatori indiani, Valentie Jalstine e Ajesh Binki vengono uccisi da colpi di arma da fuoco, a bordo della loro barca, a largo delle coste del Kerala. I principali accusati per la loro morte sono Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che prestavano servizio anti pirateria sulla petroliera Enrica Lexie. I due Marò sostengono di aver sparato in aria come avvertimento. Il fatto sarebbe avvenuto in acque internazionali a sud dell’India. Il 19 febbraio 2012 ai due marò scatta il fermo, per il governo indiano non vi è dubbio alcuno che, trattandosi di un peschereccio indiano e di due vittime indiane, si debba attuare la legge territoriale. Per l’ambasciatore Giacomo Sanfelice, l’episodio era avvenuto su una nave battente bandiera italiana, oltretutto l’episodio era avvenuto in acque internazionali. Il 20 febbraio 2012 il villaggio di Kollam, nel cuore dell’India del Kerala, diventa un’area piena di una folla inferocita e di militanti politici che inveiscono contro i Marò che giungono in quel villaggio per l’avvio del procedimento giudiziario. I militanti politici gridano “Italiani mascalzoni, dateci i colpevoli, giustizia per i nostri pescatori, massima pena per i marines”. Il 24 marzo 2012, la Corte del Kerala afferma che l’atto compiuto dai Marò “E’ stato un atto di terrorismo”, e tale affermazione accende la tensione tra Italia ed India. Il 10 aprile 2012, dall’India arriva la notizia che la perizia balistica andrebbe a sfavore di Latorre e Girone. Un responsabile del laboratorio di Trivandrum conferma che i proiettili sono compatibili con i mitragliatori usati da Latorre e Girone. Il 5 maggio 2012, dopo 80 giorni di sosta forzata presso il porto di Kochi, nel sud dell’India, la petroliera Enrica Lexie salpa dopo aver ottenuto i permessi. La nave fa rotta sullo Sri Lanka e con essa vi sono 24 uomini di equipaggio e 4 militari dell’unità antipirateria, non partono ovviamente Latorre e Girone. Il 13 maggio 2012 anche il sottosegretario agli esteri, Staffan De Mistura torna in India per proseguire l’azione per il rilascio dei Marò e afferma il suo essere ottimista e che non vi è alternativa al rilascio. Il 25 maggio 2012, dopo aver passato 3 mesi nel carcere indiano di Trivandrum, Latorre e Girone vengono trasferiti in una struttura a Kochi e viene loro concessa la libertà su cauzione e il divieto di lasciare la città. Il 20 dicembre 2012 la loro richiesta di poter avere un permesso speciale e poter trascorrere le festività natalizie in Italia viene accolta, con l’obbligo di tornare in India entro in 10 gennaio. Latorre e Girone atterrano il 22 dicembre a Roma e ripartono il 3 gennaio. Il 18 gennaio 2013 la Corte Suprema indiana stabilisce che il governo del Kerala non ha giurisdizione sul caso e chiede che il processo venga affidato ad un tribunale speciale da costituire a New Delhi. Il 22 febbraio 2013 la Corte Suprema indiana concede ai due Marò il rientro in Italia, per quattro settimane, per votare. Il 9 marzo 2013 il governo indiano avvia a New Delhi le procedure per la costituzione del tribunale speciale. L’11 marzo 2013 l’Italia decide che i due Marò non rientreranno in India perché New Delhi ha violato il diritto internazionale. Roma si dice disponibile a giungere ad un accordo. Il 12 Marzo 2013, New Delhi convoca l’ambasciatore italiano Daniele Mancini, esigendo il rispetto delle leggi. Il giorno successivo, 13 marzo, il premier indiano Manmohan Singh minaccia seri provvedimenti e vi sono anche le dimissioni dell’avvocato Marò in India, Haris Salve. Il 14 marzo 2013 la Corte Suprema indiana ordina all’ambasciatore italiano Mancini di non lasciare l’India. Vi è anche un intervento di Napoletano che propone una soluzione basata sul diritto internazionale. Tre giorni dopo la Corte Suprema indiana decide di non riconoscere l’immunità diplomatica di Mancini, la reazione che ha l’Italia è quella di accusare l’India di Evidente violazione della convenzione di Vienna. Il 20 marzo 2013, la procura militare di Roma sentirà i due Marò e riferisce che sono indagati per “Violata consegna aggravata”. Il 21 marzo 2013 è un giorno in cui tutto si capovolge, Palazzo Chigi annuncia che i due Marò torneranno in India, precisando che in cambia è stata ottenuta un’assicurazione scritta sul trattamento e la tutela dei diritti dei due militari, viene precisato anche che l’India ha garantito che non ci sarà la pena di morte. Il 22 marzo 2013 i due Marò rientrano in India e si trasferiscono all’ambasciata italiana a Delhi. Il ministro degli esteri indiano Salman Kurshid dichiara che il processo in India che vede imputati i due Marò non prevede la pena di morte. Il 25 marzo 2013 è costituito il tribunare per giudicare i due militari, a New Delhi. Il tribunale ha potere di imporre pene solo fino a 7 anni di carcere. L’11 novembre 2013, durante le indagini vengono ascoltati altri 4 militari che si trovavano a bordo della Enrica Lexie. C’è una perizia della marina secondo cui gli spari arriverebbero dalle loro armi e non dalle armi di Latorre e Girone. Il 28 marzo 2014 vi è una nuova svolta sul caso, la Corte Suprema indiana accoglie il ricorso presentato dai due fucilieri. I giudici hanno sospeso il processo a carico dei Marò presso il tribunale speciale. Il 12 settembre 2014 i giudici indiani danno a Latorre il via libera per un rientro di 4 mesi in Italia per problemi di salute. Il 16 dicembre 2014 la Corte Suprema indiana ha negato le istanze di Latorre e Girone. Latorre chiedeva un’estensione del suo permesso in Italia. Girone chiedeva invece di poter trascorrere le festività in Italia.

FONTE: Logo Osservatore Italia

Ecco la nuova ammiraglia da 1100 milioni

Riporto un articolo de "L'Espresso " letto oggi..

Firmati i contratti per la portaelicotteri della Marina. Che è nata come unità “a doppio uso”, per aiutare anche la protezione civile. E si sta trasformando in un'agguerrita nave da 20 mila tonnellate con sistemi bellici d'ultima generazione.

di Gianluca Di Feo

Nuova Ammiraglia MMDi sicuro c'è solo la firma del contratto. E il prezzo: un miliardo e 126 milioni di euro. Ma in realtà tutto può trasformarsi in corso d'opera. Perché della nuova reginetta della flotta italiana al momento ci sono solamente dei disegni di massima, diffusi dalla rivista specializzata Rid.

L'immagine somiglia poco a una portaerei e mantiene l'aspetto pacifico di un'unità dedicata alla protezione civile. La vocazione “a doppio uso”, un po' militare e un po' umanitario, è infatti quella che ha permesso il varo in Parlamento del piano straordinario da 5,4 miliardi di euro per dotare la Marina di navi moderne e sostenere la cantieristica nazionale. Così il ponte viene presentato ingombro di container con il simbolo della Croce rossa, evidenziato pure sulle tende bianche nella stiva e nell'ampio ospedale di bordo. Mentre le prime informazioni sembrano indicare un progetto molto più agguerrito, destinato a farla diventare la seconda ammiraglia per mostrare la bandiera tricolore sui mari.

Il nome tecnico è LHD, ossia Landing Helicopter Dock: una portaelicotteri per il sostegno delle operazioni di sbarco. Con le guerre che si affacciano sulle coste del Mediterraneo, è una missione che rischia di farsi presto concreta. E la nuova nave sarà pronta tra sette anni, quando le attuali unità similari della classe San Giorgio cominceranno a essere decisamente obsolete. In realtà l'obiettivo sembra piuttosto quello di rimpiazzare la portaerei Garibaldi, la vecchia flagship della Marina. La nascente LHD infatti avrà un ponte di volo lungo duecento metri, venti in più della Garibaldi, e un dislocamento addirittura doppio, arrivando a superare le ventimila tonnellate. Per stazza e dimensioni sarà inferiore solo alla Cavour, la portaerei che adesso guida la nostra flotta.

Anche le dotazioni nascono con grandi ambizioni. Ci sarà una “cupola” missilistica, affidata al sistema Aster, per la protezione dal cielo: il migliore apparato disponibile, che nella versione più avanzata ha un raggio di 120 chilometri al prezzo di un paio di milioni per ogni singolo ordigno. E per questo si prevede un radar d'ultimissima generazione, il Dual Band che Finmeccanica sta ancora sviluppando. Per la difesa diretta si ipotizzano un paio di cannoni Oto Melara e congegni anti-siluro e anti-missile. Tutto quello che serve per farne la base navigante per mille uomini, inclusa una forza d'assalto di settecento marò con i loro equipaggiamenti che si imbarcherà direttamente nella stiva grazie a un bacino allagabile. C'è posto per quattro mezzi da sbarco che possono traghettare a riva persino i carri armati.

In più, stando alle anticipazioni del mensile Rid, la LHD potrà coordinare le “operazioni di coordinamento e comando delle altre forze navali e di terra”. Insomma, la nave “a doppio uso” sarà il quartiere generale in battaglia un'intera squadra da sbarco, proteggendola con i suoi missili anti-aerei.

Il prezzo finale dipenderà molto dal numero e dalla qualità di radar e armamenti. Per ora, a Fincantieri sono destinati 853 milioni di euro mentre per le forniture di cannoni, missili ed elettronica di bordo a Finmeccanica ne sono stati assegnati altri 273. La caratteristica innovativa di questo progetto è che tutto nasce dalla collaborazione diretta tra la Marina e il consorzio dei due colossi pubblici, con disegni che vengono aggiornati come un work in progress. Forse la procedura migliore perché la forza armata ottenga quello che le serve, ma che richiede anche un valido controllo istituzionale per evitare che strada facendo l'ammiraglia gonfi muscoli e costi.

Dagli ultimi disegni, ad esempio, sembra emergere la volontà di creare un ponte di volo molto vasto, sdoppiando le sovrastrutture che svettano sullo scafo: ci sarà spazio per far decollare contemporaneamente cinque elicotteri pesanti, con un capace hangar sotto coperta. L'ipotesi di ospitare gli aerei F-35 a decollo verticale non è stata presa in considerazione. In teoria, lo spazio c'è. Ma il caccia richiederebbe la costruzione di un ponte con materiali speciali, in grado di reggere il calore micidiale dei suoi propulsori.

Certo, una nave del genere può dare un buon contributo alle operazioni di soccorso. A bordo c'è un ospedale, con sale chirurgiche e radiologia completa, che può ricoverare 28 feriti gravi. E con l'uso di moduli container, il numero di assistiti può aumentare. Inoltre è in grado di rifornire di acqua potabile e di energia elettrica le zone costiere colpite da calamità. E trasferire dalle stive mezzi della protezione civile, usando elicotteri e battelli. Nulla però che giustifichi l'investimento di 1100 milioni di euro.

FONTE: Logo Espresso

La Marina Militare dopo 43 anni torna alla #MINITRANSAT2015

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La Marina Militare dopo 43 anni torna per la sfida mondiale in una regata oceanica: la #MINITRANSAT2015

La regata Mini Transat Ile de Guadalupe è la principale del circuito Classe 650 ed è considerata un vero e proprio campionato del mondo riservato ai migliori 84 skipper del mondo. Si disputa ogni anno dispari ed è caratterizzata dal fatto che si corre in solitaria

3 agosto 2015 Alessandro Lentini 

L’imbarcazione Pegaso 883, guidata dallo skipper della Marina Militare Andrea Pendibene, parteciperà alla regata trans oceanica Mini Transat 2015 riservata alle imbarcazioni Mini 650  (6 metri e 50 centimetri di lunghezza), che partirà da Douarnenez (Francia) il 19 settembre prossimo, e terminerà nella città di  Pointe-à-Pitre (Guadalupa).

La regata Mini Transat Ile de Guadalupe è la principale del circuito Classe 650 ed è considerata un vero e proprio campionato del mondo riservato ai migliori 84 skipper del mondo. Si disputa ogni anno dispari ed è caratterizzata dal fatto che si corre in solitaria, senza assistenza esterna tramite GSM o comunicazioni satellitari. La sicurezza della gara è affidata alle comunicazioni radio giornaliere con le barche in assistenza. In più la balise (dispositivo elettronico di rilevazione) di cui ogni imbarcazione è dotata invia la posizione ogni 15 minuti con velocità, direzione e miglia mancanti all’arrivo.

Lo skipper dovrà affidarsi al coraggio, all’addestramento e alle doti innate di arte marinaresche per affrontare l’Oceano Atlantico e le sue insidie contando solamente sulle proprie forze: il punto nave sarà rilevato con sestante e squadrette e l’allenamento di questi giorni dovrà permettere di sostenere le fatiche nel dover condurre una regata lunga diversi giorni completamente da solo.

La Marina Militare torna quindi a cimentarsi nelle regate di importanza mondiale, 43 anni dopo la regata 'Ostar' alla quale partecipò, nel 1972, l’ammiraglio Faggioni con lo sloop di 15 metri 'Sagittario'.

L’addestramento è già in corso con il supporto di Giovanna Valsecchi co-skipper di Andrea Pendibene nelle regate di coppia ed è raccontato in tempo reale sull’account Twitter della Marina Militare.

FONTE: Lodo Notiziarioonline rid

 

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