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1.8.2015, Presentazione del libro “Il Segreto dei Marò”

Leggo e pubblico volentieri l'articolo dell'amico Vinciguerra, che ringrazio per l'informazione sempre puntuale.

1.8.2015, presentazione del libro “Il Segreto dei Marò” nella città sede dei Fucilieri di Marina

di Claudio53

Sabato 1° agosto Tony Capuozzo presenterà, nell’ambito della rassegna letteraria “Il Segnalibro – punto di lettura”, il libro “Il Segreto dei Marò”. La manifestazione è organizzata da La Feltrinelli Point Brindisi presso il cortile dell’ex Convento Scuole Pie (nel centro storico di Brindisi, in via Tarantini 39).
Nel libro viene descritta la vicenda che vede coinvolti i due fucilieri della Marina Militare Latorre e Girone da mercoledì 15 febbraio 2012 e che è diventata un intrigato caso giudiziario internazionale con le controversie sulla giurisdizione, la mancata formulazione di un capo d’accusa e numerosi rinvii da parte del sistema giudiziario indiano.
Toni Capuozzo ricostruisce l’incidente evidenziando contraddizioni e lacune. Crede nell’innocenza dei due marinai, denuncia gli errori.

Il segreto dei Marò di Tony Capuozzo

 

Editore MURSIA
Collana Testimonianze fra cronaca e storia
Formato Brossura
Pubblicato 10/07/2015
Pagine 280
ISBN-13 9788842556138

Per i due marò prigionieri in India

 

FONTE: Logo Voce del marinaio

Marò, Latorre su Facebook: "Italiani, sostenete Girone"

Il marò invita tutti a mettere un "mi piace" sulla bacheca del commilitone bloccato in India, o a mandargli un messaggio.

di - Mar, 30/06/2015 - 13:36

Torna a farsi sentire Massimiliano Latorre. Lo fa con un messaggio su Facebook in cui invita tutti gli italiani a "inondare la bacheca" del suo commilitone, il fuciliere barese Salvatore Girone, di "un cuore, un bacio, una bandiera dell’Italia oppure un mi piace".

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Un piccolo segnale che faccia sentire Girone, ancora confinato in India per la nmota vicenda che si trascina dal 15 febbraio 2012, di sentirsi meno solo. Latorre e Girone sono accusati di aver ucciso due pescatori indiani nel corso di una missione al largo delle coste del Kerala. E per questo motivo sono trattenuti da più di tre anni in India. Latorre, però, è in Italia da diversi mesi con un permesso speciale della Corte suprema Indiana per motivi di salute: curarsi da un ictus subito la scorsa estate nell’ambasciata italiana a Nuova Delhi, dove ora si trova solo Girone. Latorre, che in Italia ha subito un intervento al cuore, dovrebbe tornare in India il 15 luglio.

"Buon giorno amici, buon giorno Italia - scrive su Fb Latorre - vorrei farvi una proposta: inondiamo Salvatore Girone, il Fuciliere d’Italia, sulla sua bacheca di un cuore, un bacio, una bandiera dell’Italia, oppure un mi piace. E facciamogli sentire il nostro affetto e supporto. È un leone ma anche un uomo. Dai, tutti insieme, sono sicuro che saremo in tanti".

L’iniziativa sta riscuotendo un grande successo, con migliaia di "mi piace", moltissimi commenti e condivisioni.

FONTE: logo giornale.it

Il nostro 24 Maggio-Editoriale Aprile/Maggio

Ancora una volta, l'editoriale del Presidente Nazionale dell'ANMI, Amm. Paolo Pagnottella,mi trova pienamente d'accordo e lo pubblico volentieri sul mio sito speranto possa giungere  a più persone possibili.

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Il nostro 24 Maggio

Amm Pagnottella176Cent'anni fa iniziava, per noi Italiani, quella che, a prezzo del sacrificio immane dei soldati e dei marinai, sarebbe poi passata alla storia come la Grande Guerra.
È giusto ricordare questa data?
Noi non abbiamo dubbi che [o sia e siamo andati, insieme alle altre Associazioni d'Arma, a commemorare i nostri caduti in quel di Udine e di Redipuglia, doveroso e sentito omaggio a quelli che, consapevoli o meno, hanno determinato col loro sangue I' unità d'Italia.
Non c'era il Presidente detta Repubblica, non c'era il Premier. non c'era il Ministro de[[a Difesa ma,
noi c'eravamo e pure in tanti , per nulla scoraggiati dalla pioggia battente, che tanto ci ha avvicinato nello spirito a quelle giornate di cento anni fa, quando "il Piave mormorava".
Non è stato un festeggiamento, perché non c'è nulla da festeggiare in una guerra, ma iI ricordo è doveroso, da parte di tutti.
Nessuno è felice per tutti quei ragazzi morti, per gli orrori delle trincee e dei gas, per le fucilazioni e le distruzioni, per gli assalti alla baionetta e le "spallate" carsiche, ma negare a questi figli d'Italia,
morti per obbedire alle sue sacre leggi, l'onore della Bandiera a[ vento per noi soldati assomiglia molto ad ucciderli un'altra volta. Cento anni dopo. E se a Bolzano [a Bandiera italiana non è stata esposta sugli edifici pubblici, è un gesto ignobile e riprovevole, che nessuna autorità eletta dal popolo dovrebbe mai compiere
(e se lo fa, convinta, dovrebbe dimettersi o essere destituita proprio perché rappresenta tutto il popolo). Furono i nostri fanti, bersaglieri, mítraglieri , arditi e marinai che ottennero la vittoria e non dobbiamo né dimenticarcene né vergognarcene, come sembra invece ricorrente su certa stampa e in alcune rievocazioni: niente retorica ma nemmeno autolesionismo culturale.
Questi sono i famosi "valori fondanti", quelli che ogni tanto sentiamo pronunciare nei discorsi di circostanza ma mai identificare con qualcosa di concreto: ecco cosa sono, riconoscere il nostro passato, nel bene e nel male, farlo e sentirlo nostro per trarne linfa e forza, non barattabile né negoziabile in nome di un federalismo o di una male interpretata autonomia.
ln quel tricolore c'è il ricordo dei nostri morti, tutti, militari e civili, ci sono le nostre vittorie e le nostre sconfitte, c'è la parte migliore de[[a nostra gente, viva e morta. ln quel drappo sono racchiusi, e insieme consegnati alla Storia, il Piave e Caporetto, avanzate e ritirate, bombardamenti e sofferenze, ma alla fine
c'è stato Vittorio Veneto e [a vittoria in quella guerra che, ironia de[[e definizioni, avrebbe dovuto essere "la guerra che pone fine a tutte [e guerre".
Così, senza retorica e senza tromboni, ma anche reagendo con forza ed unità ai disfattisti e ai vigliacchi, noi abbiamo reso gli onori a coloro che sono andati a mettere a repentaglio e spesso a lasciare la propria vita per fedeltà alla Patria.
Ha lasciato scritto un grande generale, di cui forse nessuno più si ricorda (forse, perché non è politicamente comodo ricordare Desert Storm), Norman Schwarzkopf: "Non si è un eroe ad ordinare ai soldati di andare a combattere, si è eroi ad andare a combattere".
Noi che sappiamo cosa significa sudore e paura, schioppettate e mitraglia, freddo e fatica, abbiamo ricordato che il cemento del Paese, quel tutt'uno fatto da piemontesi e siciliani, veneti e calabresi, toscani e friulani, tutti insieme, fu fatto per la prima volta da quei poveri fanti con le fasce mollettiere ed il fucile Mod.9t ad un solo colpo, quando si trovarono vicini in trincea, con [a propria pelle che dipendeva da quell'altro Italiano, fino al giorno prima sconosciuto o ignorato, a combattere per la stessa Patria, sotto la stessa bandiera, quella che ora a Bolzano - fino a prova contraria territorio della Repubblica Italiana - si sono rifiutati di esporre.
Purtroppo, sventoliamo la nostra bandiera quando vinciamo una partita di calcio ma sembra che ce ne vergogniamo quando si tratta di ricordare una guerra vinta.
Vinta da noi, dai nostri ragazzi, dai nostri soldati, quelli che obbediscono atte leggi e sono ancor oggi pronti a difendere la collettività, anche se rifiuta di onorarli e riconoscerne il valore ed il ruolo sociale fondamentale.

Amm. Paolo Pagnottella

FONTE: Rivista Marinai d'Italia, Aprile/Maggio 2015.

Marò: Procura India accetta arbitrato

Corte suprema fissa udienza al 26/8 per posizione governo

Manifesto maro ansa

La procura indiana ha oggi accettato in Corte suprema il procedimento di arbitrato internazionale presentato dall'Italia per il caso dei marò. I giudici hanno quindi fissato un'udienza per il 26 agosto per ricevere il rapporto ufficiale del governo sulla questione.

Sempre oggi, la Corte suprema indiana ha prolungato di sei mesi il permesso per rimanere in Italia concesso a Massimiliano Latorre per le sue condizioni di salute. Lo ha appreso l'Ansa sul posto.

FONTE: Logo Ansa Mondo

Marò, Toni Capuozzo: Fregati dalla nostra Marina. Quante carriere sulla loro pelle

toni capuozzo

«Sembra passato molto più tempo da allora. Era inverno, è venuta l’estate, poi un altro inverno, un’altra estate, un terzo inverno, un’estate, un inverno, e questa è la quarta estate. Era quasi un giorno qualunque, quel mercoledì 15 febbraio 2012, il giorno dopo San Valentino»: racconta così Toni Capuozzo, uno dei giornalisti italiani che più si è occupato del caso “marò”, il trascorrere quasi cadenzato delle stagioni che hanno caratterizzato la vicenda giudiziaria e internazionale più intricata di tutti i tempi. Lo racconta in un libro dal titolo “Il segreto dei marò” (Mursia, 16 euro), in uscita martedì 7 luglio in tutte le librerie italiane. È la storia di Massimiliano Latorre, che il giornalista conobbe in Afghanistan (era il suo capo scorta) tanti anni fa e Salvatore Girone, ma soprattutto la storia dell’assurdo intrigo che ha visto coinvolti leader internazionali, vertici delle forze armate, politici. Un segreto che si sintetizza in poche parole: i marò sono stati vittime di uno Stato che non ha avuto la volontà di risolvere subito la questione. E Toni, nel suo libro, non ci va leggero, facendo chiarezza sulla questione e raccontando connivenze e grandi carriere fulminee che, guarda caso, hanno interessato tutti coloro che si sono occupati, non portando nessun tipo di risultato, della vicenda dei due fucilieri di Marina.

Perché hai deciso di scrivere questa storia?
«Devo dire la verità, ho deciso di farlo con la speranza che fosse utile alla causa dei marò. Da subito si è capito che l’opinione pubblica non fosse abbastanza informata. C’è molta ignoranza sul caso, devo dire, forse, che spesso non è neanche voluta, ma occorreva far chiarezza. In un Paese in cui si sa tutto di Salvatore Parolisi, del caso di Cogne, di Meredith, mancava qualcuno che raccontasse la verità sull’odissea che stanno passando questi due militari. C’era un vuoto, insomma, e io ho cercato di colmarlo affinché molte cose non cadessero nell’oblio».

Nel tuo libro racconti per filo e per segno questa storia. Qual è uno dei punti che la caratterizza di più?
«Certamente abbiamo detto più volte che i due marò hanno avuto un comportamento molto più che dignitoso, ma singolare, visto che dall’altra parte abbiamo avuto una classe politica che li ha totalmente abbandonati».

Insomma, ci sono stati intrighi, incompetenze. Contro chi si deve puntare il dito?
«Ricordiamoci come hanno operato 5 ministri degli Esteri e un ministro della Difesa, nello specifico l’ammiraglio Di Paola che, una volta che li aveva rispediti in India, si è guardato bene dal dare le dimissioni o dall’avviare l’arbitrato. L’Italia, secondo quanto scritto nella Costituzione, non invia nel Paese di appartenenza neanche gli stranieri accusati se in quella nazione vige la pena di morte. In India c’è e Di Paola ci ha spedito due militari italiani. L’ex ministro Giulio Terzi si è rifatto un po’ la verginità facendo del caso una bandiera, ma a mio avviso lo ha fatto in modo piuttosto ingenuo. E poi ci sono gli alti gradi della Marina Militare. Hanno fatto tutti carriera. Dallo stesso Di Paola che è andato a fare il consulente di Finmeccanica in America, a Binelli Mantelli che diventò Capo di Stato Maggiore della Difesa. Ma c’è anche Staffan De Mistura, che ha successo a livello europeo e si occupa, se non sbaglio, di Siria».

Adesso si parla di arbitrato. Tu che ne pensi?
«Che resta l’accusa infamante: quella di aver sparato a degli innocenti, uccidendoli. Devo dire che l’arbitrato è stato un’impennata di orgoglio del governo italiano, visto che sappiamo che ogni tipo di trattativa portata avanti è fallita. Dobbiamo certo vedere come si muoverà l’India, che è una nazione finora rimasta ferma e immobile come un giocatore di poker al tavolo. Il primo ministro Modi, a sua volta, è sempre stato pilatesco, dicendo che della cosa si deve occupare la magistratura. Peraltro abbiamo un rinvio della data della prossima udienza della Corte Suprema al 14 luglio, giorno precedente all’ipotetico rientro in India di Massimiliano Latorre. Insomma, vorrei capire dove stiamo andando».

E adesso secondo te che succederà?
«Devo dire che siamo in un vicolo cieco e c’è peraltro la vicenda che assume sempre più l’aspetto della fragilità. Girone, per adesso, resta lì. Ed è da chiarire che questo è la cartina di tornasole per capire se dietro all’arbitrato c’è un accordo sottobosco, anche se la cosa certa è che occorreranno almeno tre mesi perché sia formata la giuria internazionale. Forse si tratterà di un arbitrato a senso unico, con l’India ancora ferma e l’Italia che chiede di far rientrare Girone. E, forse, Salvatore per Natale oppure l’anno prossimo potrà essere insieme a Massimiliano in qualche capitale europea di fronte agli arbitri. Ma sono tutte supposizioni. Non resta che rimanere fermi a vedere cosa accadrà. Intanto, per capirci qualcosa in più, leggete il mio libro».

intervista di Chiara Giannini

FONTE: logo libero

Guardia Costiera e Forestali, due emendamenti per cancellarli

Guardia Costiera e Forestali, due emendamenti per cancellarli, la prima nella Marina i secondi nei carabinieri

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(di Francesco Grignetti) - Matteo Renzi ha deciso di rompere gli indugi. Con un paio di emendamenti al ddl Madia di riforma della Pubblica amministrazione, presentati ieri dal relatore Ernesto Carbone, renziano doc, attraverso la via della legge delega si cancellano sostanzialmente due tra le tante polizie italiane.

La cosiddetta Capitaneria di Porto-Guardia costiera perde la sua autonomia e rientra nei ranghi della Marina militare in quanto non avrà più un proprio Comandante generale. Le sue funzioni saranno assunte dal Capo di Stato maggiore della Marina, il quale erediterà anche i rapporti funzionali con i ministeri competenti.

Di pari passo si procederà allo scioglimento della Forestale spezzettandone le funzioni. In un’ottica di razionalizzazione, le funzioni di polizia ambientale e agroalimentare, compresi i reparti d’eccellenza che tutelano la salute degli animali e il contrasto al traffico di animali rari sono destinati a confluire nei carabinieri. Ci sarà una fusione di questi reparti con i Nas (antisofisticazione alimentare e salute) e i Noe (ecoreati). Facile immaginare anche l’amalgama tra le 1100 stazioni della Forestale e quelle dell’Arma.

Resta lo scoglio della veste giuridica del personale, che da civile diventerebbe militare. Non per caso, un altro apposito emendamento di Carbone prevede la possibilità per i singoli agenti della ex Forestale di scegliere se andare nella struttura in cui confluirà il corpo o in un’altra amministrazione. E nel caso di transito nei ruoli militari, se ci fossero tagli allo stipendio, è previsto un assegno «ad personam» per coprire la differenza.

Il problema della militarizzazione si porrà anche per i reparti nautici della Forestale. La dotazione di motovedette - nel Parco delle isole toscane, nell’Arcipelago Pontino e nelle aree marine protette delle isole di Capri, Ischia, Procida, Vivara, litorale Sorrentino - è quasi sicuramente destinata a finire nella Guardia di Finanza. La riforma Madia, infatti, tra le altre cose, mira a eliminare duplicazioni organizzative e logistiche in mare, stabilendo la preminenza della Gdf sulle forze operanti nelle acque territoriali.

Il multiforme Corpo della Forestale ha però anche reparti, di terra e di volo, che si occupano dello spegnimento degli incendi. Ebbene, anche qui sciogliendo un nodo annoso, il governo mira a far confluire uomini e mezzi nei Vigili del fuoco, unificando le strutture deputate al contrasto degli incendi, che si sviluppino nelle aree urbane o in quelle boschive.

Della Forestale resta infine il settore poco conosciuto, che pesa non poco per uomini e spese, dell’allevamento degli animali. È il cosiddetto Ufficio per la biodiversità, con allevamenti di bovini, ovini e cavalli . Finiranno con tutta probabilità alle Regioni o in qualche ministero.
Di fronte all’ipotesi dello spezzettamento, per di più con larga confluenza nell’Arma, protesta il sindacato autonomo Sapaf: «Questo - dice il segretario Marco Moroni - è un piano che respingiamo. A parte la militarizzazione, porterebbe alla dispersione del personale e delle tante professionalità di eccellenza».

La Stampa - 8 luglio 2015

FONTE: INFODIFESA

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