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"Il primo che ha calato le braghe sui marò"

Anch'io, come l'amico che mi ha segnalato l'articolo, non me la sento di inserire questo articolo nelle News della Marina Militare, perchè in effetti, pur trattando il problema marò , parla comunque di scelte politiche sbagliate ed arbitrarie che lasciano spazio ad interpretazioni soggettive. Ciò nonostante lo inserisco nel mio sito perchè, finchè non sarà risolto il "problema Salvatore e Massimiliano" ( preferisco chiamarlo cosi credetemi...) io continuerò ad esprimere e riportare i pareri di tutti. Ai lettori la eventuale valutazione.

Si tratta della risposta data tramite "Il Giornale" ad una lettera che un lettore ha scritto a Mario Giordano. Ecco di seguito i testi:

"Caro Giordano, ho visto e apprezzato il film "Captain Phillips" che narra le vicende legate al sequestro della nave cargo Maersk "Alabama" nonché del suo capitano, da parte di pirati somali. Ancor di più ho gradito l'intervento tempestivo dei Navy Seals e della Marina Militare Usa. Inevitabile il senso di rabbia , disprezzo e vergogna di essere italiano, pensando a come una sequenza di vomitevoli calabraghe interessati abbiano trattato e stiano trattando la vicenda marò. Potrebbe per favore indicare il nome e cognome di chi per primo ordinò la consegna dei nostri militari all'India?"
Andrea Vaccari Chiavari (Ge)

Mario-Giordano-7Non ho visto il bel fil dei Navy Seals, in compenso ho visto tutto il brutto film dei marò. E se lei vuole il nome e il cognome di un responsabile, beh, non è difficile, lo sanno tutti coloro che si sono occupati della questione: il calabraghe numero uno è stato il Generale Giampaolo Di Paola, sostenuto dal premier Monti, Ed è stato calabraghe due volte; la prima volta quando acconsentì che l'armatore facesse rientrare la nave in porto dalle acque internazionali in cui si trovava, consegnando i nostri soldati alla giustizia indiana; in secondo luogo quando si oppose all'idea di farli rimanere qui in Italia, dopo che era stato concesso loro un temporaneo rientro. Mai s'era visto un generale abbandonare cosi i suoi uomini dai tempi di Caporetto. E questo ci fa capire quanto i cosi detti "tecnici" possano essere dannosi; nella circostanza il militare in carriera si è comportato in modo più vigliacco di qualsiasi politico di professione. Fra l'altro, questo Di Paola è passato quasi inosservato ed è sceso presto nel dimenticatoio, ma il suo curriculum è sintomatico: già Capo di Stato Maggiore della Difesa, poi Direttore nazionale degli armamenti a Washington D.C. , è stato quello che al Pentagono ha firmato il promemoria d'intesa sugli F35, quindi è diventato Presidente del Comitato Militare della Nato. Non si può dire che sia uno inviso ai poteri forti internazionali, insomma. E di forte ha anche la pensione: nel momento in cui è diventato ministro dichiarava 314 mila euro l'anno di vitalizio (oltre 800 euro al giorno). Non male, no? I contributi evidentemente, sono stati notevoli, non altrettanto gli attributi, però. Qualche mese fa un ex ammiraglio, già consigliere militare di Cossiga, ha denunciato Di Paola alla Procura Militare di Roma con l'accusa di inettitudine al comando e abbandono di militari in territorio ostile straniero. Dell'inchiesta, però, non si è mai avuta notizia.

 

Lettera Giordano

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