Italian English German Romanian Russian Spanish

Vietato l’arruolamento ai celiaci: non c’è posto per le intolleranze nelle Forze Armate

Celiaci

L’arruolamento nelle Forze Armate è vietato ai celiaci: questo quanto sancito dalla Direttiva Igensan 2015. Ecco i motivi dell’esclusione.

Vietato l’arruolamento ai celiaci: chi vuole entrare nelle Forze Armate italiane non può essere affetto da tale patologia, in quanto fortemente invalidante per molte mansioni operative. Non c’è posto per la celiachia, ne per altre patologie corrispondenti al profilo sanitario AV EI 3. L’arruolamento nelle Forze Armate impone ai futuri militari il rispetto di alcuni parametri fisici, presenti nella direttive imposte dal Ministero della Difesa e applicate proprio a partire dai concorsi di selezione. Secondo una Direttiva Igensan, il personale in servizio nelle Forze Armate cui è diagnosticata una grave intolleranza al glutine non è idoneo al servizio, malgrado i sintomi dell’intolleranza non appaiano così invalidanti. Vediamo cosa prevede la normativa e quali sono i motivi del vietato ingresso nelle Forze Armate dei concorrenti celiaci.

L’arruolamento nelle Forze Armate: la Direttiva sulle intolleranze alimentari

Le Forze Armate disciplinano i paramatri fisici e lo stato di salute per l’arruolamento dei nuovi militari, a partire da quanto sancito nella Direttiva del 19 Aprile 2000 emessa dal Ministero della Difesa. Tuttavia, è nella Direttiva Igesan del 2015 che troviamo il divieto verso i concorrenti celiaci. L’arruolamento nelle Forze Armate per giungere a buon fine deve rispettare i criteri espressi tramite i coefficienti espressi in tabella. Il coefficiente citato nei parametri AV EI 3 corrisponde alle intolleranze alimentari, tra cui rientra anche la celiachia.

Il testo cita:

Le intolleranze alimentari e le allergie alimentari senza implicazioni di rilevanza clinico funzionale dell’apparato respiratorio o cutaneo. I sintomi dei celiaci o degli affetti a intolleranze alimentari, tuttavia, non vengono considerati di per sé compromettenti nella precedente Direttiva del 2000, o almeno non abbastanza da portare ad un giudizio di non idoneità al servizio militare. Eppure, nel testo del 2015 la celiachia determina un disturbo significativo sotto il profilo medico legale per il corpo interessato all’arruolamento ed è valutato negativamente.

La valutazione della celiachia nell’arruolamento nelle Forze Armate

L’arruolamento nelle Forze Armate non prevede l’ingresso di celiaci per un motivo pratico e non per discriminazione, in quanto le razioni di cibo assegnate ai militari non possono essere tanto diversificate da ottemperare ai bisogni di tutte le intolleranze alimentari. l riferimento non è tanto a chi è già in servizio in reparti con mansioni non operative, quanto ai dipendenti delle Forze Armate impegnati in compiti operativi e missioni all’estero, dove non si ha certo a disposizione un menù opzionale. La celiachia grave porta a sintomi incompatibili con il servizio e questo appare piuttosto evidente. Malgrado la conseguenza diretta sia la perdita di moltissimi futuri militari validi ed efficienti, anche le Forze Armate devono appurare una solida selezione rispetto ai suoi dipendenti, in quanto sarebbe un costo enorme per la PA e per tutto il Comparto Difesa non poter contare su militari indisposti perché celiaci. I parametri fisici per l’arruolamento possono sembrare restrittivi dal punto di vista esterno, si veda anche questo articolo sull’indice di massa corporea per essere accettati nelle Forze Armate.

FONTE: logo money b

Stampa

Strane morti per suicidio, coincidenze, fatalità o altro? Il caso Cipolla

Cipolla

Era la sera del 23 agosto 2013, il giovane Giuseppe Cipollla di 28 anni, viene trovato agonizzante sul pavimento del corridoio della sua abitazione a Velletri a seguito di un colpo di pistola alla testa.

By L'Ora Legale · On 23 maggio 2017

Cosa sia accaduto ancora oggi è un mistero,

La ricostruzione delle dinamica è basato unicamente su quanto raccontato dalla fidanzata di Giuseppe che dichiarerà ai Carabinieri di Velletri di averlo atteso quella sera presso il supermercato Carrefour di Via Appia, come da accordo, dove lui l’avrebbe raggiunta al termine del lavoro. Nel prosieguo delle dichiarazioni rese lui l’avrebbe raggiunta con la sua Ducati gialla, e quindi lei lo avrebbe seguito con la sua vettura fino a casa sua, il villino di campagna di Via Valle Bata. Arrivato per primo Giuseppe sarebbe entrato in casa, mentre lei apriva l’anta del cancello rimasta chiusa, ma una volta scesa dalla macchina avrebbe udito un colpo di arma da fuoco e precipitatasi in casa avrebbe trovato Giuseppe riverso in terra. Dopo un immediato ricovero al Santa Maria Goretti si è tentato di tutto per salvare il giovane, trasferito anche in altra struttura specializzata in particolari traumi, ma il colpo aveva inferto gravi lesioni; dopo 3 mesi di agonia svanisce ogni speranza il 27 novembre quando Giuseppe perde la sua battaglia e muore.
Una vicenda dai contorni non del tutto chiari
Dopo appena 15 giorni di indagini gli inquirenti parlano di tentato suicidio; ma in tanti non credono a tale ipotesi: Giuseppe aveva tanti progetti ed una gran voglia di vivere, nessun motivo avrebbe potuto giustificare un gesto così estremo per un ragazzo pieno di vita, fisicamente curato, con un lavoro, uno stipendio, una moto, una macchina. Più di tutti la mamma Lorenza non crede al suicidio del figlio ed è determinata nel chiedere e conoscere la verità:“Aiutatemi a scoprire come è morto mio figlio Giuseppe!” La madre di Giuseppe non è la sola ad avere dei dubbi sulla morte del figlio, il gip infatti respinge la richiesta di archiviazione presentata dal P.M. e dispone nuovi accertamenti; le indagini proseguono.
Qual è la vera dinamica dei fatti?
Giuseppe lavorava a Frascati come guardia giurata presso l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, quella che ha mandato nello spazio l’astronauta Guidoni; abitava in una villetta di campagna, poco fuori Velletri, di proprietà del padre, ex carabiniere in congedo, e dove viveva da solo da quando i genitori si erano separati nel 2010. Ritornando a quel venerdì 23 agosto; quella mattina Giuseppe non va a lavorare, ha fatto cambio turno con un collega perché la sera prima – il 22 agosto – aveva festeggiato il compleanno della fidanzata a Valmontone. Appena sveglio quella mattina chiama la madre alla quale comunica che nella giornata sarebbe andato da lei per farle i capelli, impegno che rinviava però al pomeriggio della domenica allorquando la mamma ebbe ad informarlo che si stava recando a Velletri. La signora Gentile precisa che sempre nel corso della predetta conversazione telefonica Giuseppe la informava che quella domenica si sarebbe occupato anche dei pezzi di ricambio dell’autovettura materna, aggiungendo che qualora fosse avanzato del tempo avrebbe anche accompagnato la madre al cimitero in Abbruzzo a far visita al nonno.
Aggiustare l’auto, fare viaggi, dare appuntamenti per i giorni successivi, un venerdì pieno di impegni dove le intenzioni di Giuseppe non sembrano quelle di togliersi la vita qualche ora più tardi.
Ed allora cosa è accaduto quel giorno?
Perché Giuseppe senza motivi apparenti avrebbe dovuto entrare in casa e puntarsi una pistola contro? Perché avrebbe dovuto scegliere proprio quel momento, dopo aver avuto a disposizione un’intera giornata? Nella puntata del 17 giugno 2015 la trasmissione “Chi l’ha visto” si occupa per la prima volta della vicenda, evidenziando nel servizio mandato in onda le anomalie e le incongruenze sull’accaduto. Dopo la ricostruzione della vicenda nella nota trasmissione televisiva condotta da Federica Sciarelli, alla quale la signora Gentile Lorenza partecipò di persona assistita dal suo avvocato, la mamma di Giuseppe ha rilasciato e rese pubbliche dichiarazione nel corso di una conferenza stampa: «Sono qui per dire pubblicamente che non credo nel modo più assoluto che mio figlio Cipolla Giuseppe quella sera del 23/08/2013 si sarebbe suicidato, perché se così fosse io oggi non riceverei continue minacce di morte da parte di ignoti. Ringrazio personalmente la trasmissione televisiva Chi l’ha visto per aver trattato il caso di Giuseppe ed averlo portato a conoscenza delle persone (amici, conoscenti o semplici vicini) che quel giorno del 23/08/2013 potrebbero averlo visto, o aver visto chi stava con lui, e che magari non hanno avuto la possibilità o il coraggio di raccontare ciò che sanno. Ecco, io invoco l’aiuto di queste persone e faccio appello alle loro coscienze, le supplico di darsi il coraggio per venire dal mio avvocato a raccontare ciò che sanno, quello che hanno visto, ciò che hanno sentito dire da Giuseppe in quei giorni del mese di agosto, anche la cosa apparentemente più insignificante, magari fosse solo per aver saputo che quella sera del 23/08/2013 Giuseppe aveva preso un qualche impegno con qualcuno da qualche parte. Giuseppe era mio figlio, ma al suo posto poteva esserci quella sera un figlio di qualunque madre, e non collaborare per ricostruire quanto accaduto significa ucciderlo una seconda volta.......!».
E se fosse altra e diversa la verità sulla morte di Giuseppe?
Secondo recenti indiscrezioni una persona, il pomeriggio di quel dannato 23 agosto, avrebbe riconosciuto qualcuno o qualcosa passando di fronte alla villetta di Giuseppe; in riferimento il legale della signora Gentile, l’avv Becucci, ha reso noto che sulla “circostanza verranno fatti ulteriori accertamenti”, e chiede l’aiuto di tutti coloro che quel giorno incontrarono il ragazzo, videro come era vestito, parlarono con lui, o scambiarono anche solo qualche battuta su Facebook, Whatsapp, o altri social, per riferire ogni particolare, anche quello apparentemente più banale e insignificante, che però potrebbe risultare utile alle indagini. Un caso davvero misterioso e pieno di anomalie ed incongruenze anche dal punto di vista delle indagini condotte e dei primi soccorsi prestati; infatti del tutto inspiegabile è stato il trasporto di Giuseppe in codice rosso presso l’ospedale di Latina distante circa 30 km, quando il pronto soccorso più vicino era quello dell’ospedale di Velletri altamente specializzato e distante circa 13 km dall’abitazione di Giuseppe. Nel ricordare che il papà di Giuseppe era un carabiniere, non si comprende l’affidamento delle indagini all’Arma dei Carabinieri piuttosto che alla Polizia di Stato ugualmente presente sul territorio con un proprio Commissariato.Ed ancora la velocità con cui veniva richiesta l’archiviazione risulta inconciliabile – per i tempi materiali necessari – con l’avvenuta esecuzione di accertamenti fondamentali per supportare un’ipotesi di suicidio: quali la traiettoria di ingresso del proiettile in riferimento alla posizione che avrebbe dovuto assumere il corpo, nonché i rilievi chimici per accertare eventuali tracce dello sparo sulle mani, rilievi che se compiuti lo sono stati solo successivamente. Ancora tanta nebbia su questa vicenda ... ancora tanti dubbi e perché, rafforzata dalla diffusa non credibilità del gesto anticonservativo. Non si dimenticano certe storie...si attende chiarezza e verità.

Carla Santoro

FONTE: Loralegale logo

Stampa

Malesia, le uova deposte dalle tartarughe marine ( il fascino della vita ...)

Vi riporto un bellissimo ed accattivante articolo scritto da un amico nel suo blog...

Logo Gianpaolo Bonomi Blog

 Eccellente non meno che intenerente esperienza di una notte malese assistendo alla deposizione delle uova della Leather Turtle …
gpb x mondointasca.org del 22/4/13

mondo malesia kuala trengganu leather turtle 1 1Note, queste, scritte antan (quando? non ricordo, come disse Rick in ‘Casablanca’, “è passato tanto tempo”). Ricordi di una gita compiuta per ammirare le tartarughe marine depositanti le uova nei caldi mari d’oriente. Raggiungo le coste malesi da Singapore, la Singha-Pur, città del leone, fondata a inizio Ottocento da Sir Stamford Raffles, che con tanta geniale decisione diede ad Albione le chiavi di un impero ancor più – se possibile – potente. Doverosamente, lo statista è ricordato con una bella statua nel centro della città e porta il suo nome l’elegante hotel famoso per la storiella della tigre sotto il biliardo e per gli scritti di Somerset Maugham e di Rudyard Kipling, nonché per custodire quel British style che contrassegnò uno dei maggiori imperi della storia (se non il maggiore).
Meno di un’ora di volo e atterro a Kuala Lumpur, testimonianza visiva del crescente sviluppo della Malesia. Arricchita inizialmente dalla gomma, grazie ai semi di quel prezioso albero che i brasileros si fecero stoltamente contrabbandare dagli inglesi sul delta del Rio delle Amazzoni, la Malesia deve il suo ricco potenziale economico soprattutto allo stagno della cui estrazione possiede in pratica il monopolio mondiale. E ultimamente si è aggiunto il petrolio.

mondo malesia kuala trengganu leather turtle uova 1Per raggiungere le coste orientali della penisola malese volo da Kuala Lumpur col fidato F 27 per Kuala Trengganu, sorvolando colline e montagne scenario della salgariana caccia alla tigre di ufficiali e baronetti della Regina Victoria.
A bordo di questo volo interno viaggia solitamente solo la gente del posto (ma che sguardo serioso quasi torvo, questi malesi) e qualche tecnico petrolifero delle piattaforme marine di ricerca. Ma tra giugno e settembre si aggiungono, io con loro, curiosi turisti che volano in questo ignorato posto della Malesia per assistere alla deposizione delle uova da parte delle tartarughe giganti. Un avvenimento (sia definito maligno chi lo definisce spettacolo, perché la nascita di una vita può partorire solo tenerezza) eccezionale, indimenticabile; un affascinante mistero della natura.
La vicenda è semplice e breve. Nel citato periodo dell’anno la tartaruga, Leatherback Turtle, un colosso dalle origini preistoriche, depone tra 50 e 150 uova lungo un breve tratto della costa orientale del Mar Cinese meridionale, all’estremità sudorientale del Pacifico. La scienza si domanda da tempo, invano, perché questo gigante del mare percorra migliaia di kilometri per venire a rinnovare soltanto in questi luoghi il suo messaggio di vita. Rilasciate dopo l’apposizione di un marchio di riconoscimento alcune di queste tartarughe furono ritrovate alle Hawaii, altre nelle lontanissime Galapagos, distanze assolutamente preoccupanti, soprattutto per un animale non certamente agile e veloce. Dal confortevole Tanjong Jara, tranquillo albergo composto da grandi bungalows costruiti in stile malese, si parte ogni sera verso la vicina spiaggia per bivaccarvi, anche fino al levar del sole, in trepida attesa. Finalmente compaiono le tartarughe, stanche, escono dall’acqua e superata a fatica la pendenza, a metà della spiaggia, depongono le uova. Ma qui comincia una vicenda che purtroppo non è così romantica e suggestiva come l’amore per la natura vorrebbe. Interviene l’uomo e la sua esecranda fame dell’oro: ritenute afrodisiache, e comunque commestibili (gli asiatici ne sono ghiottissimi, per entrambe le peculiarità) le uova – simili a una palla da bigliardo e con un molle guscio infrangibile – sono raccolte per essere vendute, con gravissimo pericolo per la continuazione della specie.

mondo singapore Stamford Raffles 1Una “nursery” sicura per i tartarughini. Fortunatamente, e si spera, il WWF e il Governo malese hanno concordato un piano di protezione della Leatherback Turtle, basato sulla concessione notturna del tratto di costa a un affittuario. Costui garantisce il normale svolgimento della deposizione delle uova, ne preleva due terzi che vende sul posto e porta il restante terzo nella più vicina nursery. In questo settore recintato le uova vengono sotterrate a circa 50 centimetri di profondità in buche dalle quali, poco meno di due mesi dopo usciranno i tartarughini. Le buche ben ordinate e contrassegnate fanno assomigliare la nursery a un cimitero, che però, almeno una volta è simbolo e contenitore di vita. Ma pensiamo anche alla puerpera. Liberatasi del pesante fardello, affranta per il travaglio dello sgravamento e ansimante per la fatica nel percorrere il tratto sabbioso con la precaria spinta delle pinne, la tartaruga riguadagna il mare tra il vociare e l’eccitazione degli spettatori, atto liberatorio di tensione e stanchezza accumulate in tante ore nell’umidità della notte. Tra un anno la tartaruga gigante tornerà, da mari forse lontanissimi, a riproporre il suo mistero e a rinnovare l’affascinante messaggio di vita.

FONTE: Logo Gianpaolo Bonomi Blog Rid

 

Stampa

FacebookTwitterRSS FeedPinterest
Pin It

Su questo sito usiamo i cookies. Navigandolo accetti.