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Intervista al vento: come agisce su una barca, da dove viene e come si manifesta

Il vento. Siete sicuri di sapere proprio tutto su di lui? In questa “intervista”, svisceriamo tutti i segreti di una forza della natura imprevedibile e affascinante.

Pettine vento

 

L’installazione che vedete qua sopra si chiama Peine del Viento (Pettine del Vento): è l’opera di Eduardo Chillida, dedicata al vento. Si trova sulla scogliera di San Sebastian, in Spagna, affacciata direttamente sul Golfo di Biscaglia. Qui il Maestrale è forte, è il maestrale vero. Quando soffia tra le sculture si sente un suono, una musica, e lo spettacolo è assicurato. Il vento. Siete sicuri di sapere proprio tutto su di lui? In questa “intervista”, svisceriamo tutti i segreti di una forza della natura imprevedibile e affascinante.

DA CHE COSA NASCE IL VENTO?
Il vento è fondamentalmente aria in movimento che si sposta nell’atmosfera tra due zone a pressione differente. L’aria corre dal punto di maggiore pressione a quello minore, in senso orizzontale. L’intensità del vento dipende dalla distanza fra due punti e dalla differenza di pressione che essi hanno. In questa situazione, si origina una forza detta del gradiente o meglio di gradiente di pressione. Fisicamente si intende per gradiente la pressione esercitata su ogni punto dell’atmosfera dal peso della colonna d’aria sovrastante.

La pressione atmosferica diminuisce con l’aumentare dell’altezza e ciò avviene anche in scala più piccola, quindi sul suolo. Il vento che noi percepiamo è dovuto alla forza di gradiente (o gradiente di pressione) che si genera fra due punti a differente pressione e che agisce sulla massa d’aria nel tentativo di ristabilire un equilibrio fra i punti a pressione maggiore e quelli a pressione più bassa. Su una carta sinottica, dove vengono segnate linee alla medesima pressione (isobare), tale spinta corrisponde alla differenza dei valori di pressione fra due isobare: maggiore è questo valore, più decisa sarà la spinta dell’aria, l’intensità del vento sarà data dalla distanza fra le due linee.

Pensate a una montagna vista dall’alto. Immaginate di sezionarla con piani paralleli, ciascuno a distanza dal successivo di 100 metri, dalla cima alla base. Guardandola dall’alto si verranno a definire delle linee chiuse: i punti dove due o più linee sono più vicine corrisponderanno ai tratti di montagna più ripidi. Analogamente su una carta sinottica, in corrispondenza a due linee isobare più vicine si avranno zone di maggiore vento. Questo, pur essendo un ragionamento corretto, rimane teorico. Sul lato pratico, bisogna considerare l’attrito dell’aria sul suolo e l’orografia della costa. Sono variabili essenziali per capire come e da dove arriva il vento.

 Carta sinottica

COSA INFLUENZA LA DIREZIONE DEL VENTO?
Poiché la pressione ha origine dalla variazione di temperatura della terra, anche il vento – che si origina per una differenza di pressione – dipende dalla temperatura. In maniera assoluta, si potrebbe dire che il vento caldo si sposta dall’equatore verso i poli Nord e Sud e l’aria fredda in maniera opposta. In realtà, lo spostamento dell’aria non avviene in maniera diretta lungo la linea di azione del gradiente di pressione. Il suo spostamento subisce una deviazione dovuta alla rotazione della terra sul proprio asse (che genera una forza, detta di Coriolis). In maniera semplicistica si potrebbe dire che il vento dall’Equatore al Polo Nord si muove verso est, mentre il vento verso il Polo Sud si muove verso ovest. Il vento è sempre definito in base alla direzione da cui proviene.

CHE COS’E’ LA FORZA DI CORIOLIS?
E’ una forza dovuta all’effetto di rotazione della terra da Ovest verso Est Ovest che fa sì che il vento si sposti verso destra rispetto alla direzione del moto se ci troviamo nell’emisfero Nord, e verso sinistra se ci troviamo nell’emisfero Sud. E’ la causa dello spostamento dell’aria nelle basse e alte pressioni. Lungo le linee di bassa pressione dell’emisfero Nord i venti si muovono in senso antiorario, lungo quelle di alta pressione si muovono in senso orario. Viceversa avviene nell’emisfero Sud.

QUAL E’ LA DIFFERENZA TRA FORZA AERODINAMICA E FORZA IDRODINAMICA?
Comprendere cosa comportano queste due forze, significa comprendere il moto di una barca a vela. Partendo da una situazione di vento nullo che man mano aumenta, immaginate una barca a vela con la randa issata praticamente ferma. All’aumentare dell’aria la barca si muove e si sposta lateralmente per effetto della forza aerodinamica. Lo spostamento dello scafo immerso nell’acqua genera a sua volta una forza idrodinamica. La risultante tra queste due forze è una nuova forza, detta di avanzamento, diretta a prua della barca. La barca è in fase di accelerazione fino a quando le due forze diventano uguali e opposte, dopo la velocità diventa costante.

COSA SI INTENDE PER VENTO REALE E VENTO APPARENTE?
Il vento reale è quello che effettivamente soffia nell’aria e che si percepisce quando si è fermi. Su una barca in movimento, il vento che percepiamo, detto vento apparente, ha una direzione e un’intensità differente rispetto a quello che si percepisce da fermi: è dato dalla risultante vettoriale tra il vento reale e il vento d’avanzamento della barca. Quest’ultimo ha una intensità pari alla velocità di avanzamento della barca e direzione opposta al senso di marcia. Quando si regolano le vele il vento apparente è l’unico da considerare: di norma, potete ricordarvi che la sua direzione è sempre più stretta rispetto a al vento reale. Per capirlo, provate con poco vento a portare lo spinnaker. Appena accelerate, la vela risulta a segno e la barca aumenta velocità. Noterete che, lasciando immutate la regolazione delle vele e la rotta, la caduta sopravvento dello spi inizierà a fare l’orecchio. Questo succede perché accelerando aumenta il vento apparente e la sua direzione “gira” verso prua, quindi il vostro angolo con il vento è più stretto. Cosa fare allora? Bisogna regolare la vela secondo la direzione dell’apparente, quindi o cazzate la scotta o strallate il tangone, o poggiate leggermente.

Azione vento barca

 

COME FA UNA BARCA AD ANDARE CONTROVENTO?
E’ una domanda che in molti ancora si fanno: innanzitutto è bene precisare che le barche non vanno controvento, ma lo risalgono, stringendo quando più è possibile il vento ed effettuando una rotta a zig zag. Il motivo per cui si riesce a navigare in questo modo va ricercato unendo una serie di componenti. Il primo è una legge fisica, quella di Bernoulli (correlata con la portanza). Essa spiega che quando un fluido (il vento) investe una superficie curva (la vela) si comporta in modo diverso sui due lati. In quello sopravvento, scivolerà a bassa velocità e creerà un’alta pressione, sul lato sottovento invece il contrario, più velocemente e con bassa pressione. Queste componenti causano la cosiddetta portanza della vela. Secondo componente utile all’avanzamento è l’effetto Venturi secondo cui un fluido aumenta la sua velocità se viene condotto in un canale più stretto. Nel caso di una barca, il canale è quello tra la randa e il fiocco. Ultima componente da considerare per l’avanzamento della barca è la deriva e la sua resistenza alla spinta idrodinamica. insieme, queste tre leggi fisiche permettono alla barca di risalire il vento.

PERCHE’ DI BOLINA PARE CHE CI SIA PIU’ VENTO MENTRE DI POPPA SEMBRA CHE SIA CALATO?
Per spiegare questa sensazione, bisogna riprendere il concetto di vento reale e vento apparente. Nelle andature dalla bolina al traverso largo, sentirete sempre un po’ più di vento sulla faccia. Quello che percepite non è nient’altro che il vento apparente. Di poppa, l’aria che sentite sarà ancora la differenza tra il vento reale e la velocità della vostra barca: questa volta però la direzione della vostra barca sarà concorde con quella del vento, pertanto il vento che percepirete sarà minore di quello reale.

 Vento altezzaCOME CAMBIA IL VENTO IN BASE ALL’ALTEZZA?
Quando il vento soffia vicino alla superficie dell’acqua, la sua intensità si riduce a causa della resistenza incontrata. La direzione e intensità del vento variano al variare dell’altitudine e questo fenomeno viene definito wind sheer. Come si nota nella figura qui a lato, la lunghezza e la direzione del vettore del vento varia a seconda dell’altezza dal suolo.

COSA SI INDICA PER PORTANZA DELLE VELE?
Il termine portanza deriva dall’ambito aeronautico. Un aeroplano è in grado di rimanere in volo grazie alla portanza generata dall’ala che si oppone al suo peso. La portanza non è una forza astratta. Quando in macchina mettete la mano fuori del finestrino, sentirete una forza nel senso di inclinazione della mano. Cambiando la sua incidenza noterete un cambio di forza. In barca avviene la stessa cosa. Quando lo scafo naviga in andature strette, le vele sono come una mano o un’ala di un aereo: creano portanza.

CHE COS’E’ IL VENTO DI CADUTA?
È una corrente d’aria che, dopo aver scavalcato delle catene montuose, scende nelle valli sottostanti portando un aumento di temperatura e condizioni di cielo sereno. Le montagne creano un ostacolo (muro di Stau) per le correnti che provengono dal nord. Le nubi vengono bloccate e l’aria che passa al di là della catena montuosa diventa molto secca: spesso si verificano sensibili differenze di temperatura fra le due valli separate dalle alpi. L’aria risulta limpida e si registrano bassissimi tassi di umidità. I venti di caduta provenienti dai quadranti settentrionali, quindi, possono portare temporanee condizioni di cielo sereno e temperature in aumento, in attesa di massa d’aria fredda che li segue, che porta a un riabbassamento delle temperature pur mantenendo il clima secco.

COSA SONO LE POLARI DI UNA BARCA?
Sono dei grafici che indicano la velocità che una barca può raggiungere seguendo una determinata rotta, in condizioni di vento costante in intensità e direzione.

copertinaQuesta e altre “interviste”, oltre che tanti altri consigli utili, potete trovarli sul numero speciale di Vela dedicato alla Pratica e al Bricolage: un volume, questo speciale, pensato da tenere sempre a portata di mano, a casa e in barca, per togliervi dubbi o ripassare le vostre conoscenze in qualunque momento. POTETE ACQUISTARLO QUI

 FONTE: logo giornale vela

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RECORD! Grazie Alex per tutta l’adrenalina che ci regali, fino alla fine

Alex Thomson setta il nuovo record di percorrenza sulle 24 ore durante l'attacco finale a Armel Le Cleac'h. Sarà un arrivo del Vendée Globe al cardiopalma

Alex

 

Ragazzi, Alex Thomson è una bomba. Sta spingendo al massimo sull’acceleratore (scusate il linguaggio poco velico, ma in questo caso è doveroso) in Atlantico, agli sgoccioli del Vendée Globe (giro del mondo in solitario senza scalo sugli IMOCA 60) e ha appena battuto il record di percorrenza sulle 24 ore per un IMOCA 60: 536,81 miglia a una velocità media di 22,36 nodi, tra le sette del mattino di ieri e quelle di oggi. Lo skipper inglese di Hugo Boss ha migliorato il precedente primato (534,48 miglia) settato da Francois Gabart nell’edizione del Vendee Globe 2012/13 (lo aveva già battuto nella prima parte di giro del mondo, macinando 535,34 miglia, ma le regole dettate dal World Sailing Speed Record Council (l’organo internazionale che ratifica i record velici) prevedono che per essere validato il nuovo record debba superare il vecchio di almeno un miglio).

RIMONTA NON IMPOSSIBILE
Alex Thomson entra nella storia, ma non si accontenta: vuole recuperare lo Sciacallo, Armel Le Cleac’h, con cui ha ingaggiato una battaglia lunga oltre 20.000 miglia. Mancano poco più di 900 miglia all’arrivo a Les Sables d’Olonne (previsto mercoledì sera) e Hugo Boss ha ridotto il suo svantaggio rispetto a Banque Populaire VIII a sole 73 miglia. Difficile, ma non impossibile la rimonta. Grazie Alex, per tutta l’adrenalina che ci regali.

Schermata Arrivi

 

I DETENTORI DEL RECORD SULLE 24 ORE
Per quanto riguarda il record di percorrenza sulle 24 ore, Alex Thomson, una volta ratificato il record, prenderà il posto di Francois Gabart sia nelle categorie monoscafo in solitario che monoscafo fino a 60 piedi. Per quanto riguarda i monoscafi in equipaggio (oltre i 60 piedi) il record appartiene al 100 piedi Comanche di Jim Clark: 618,01 miglia a una velocità media di 25,75 nodi. Tra i multiscafi in solitario fino a 60 piedi lo svizzero Yvan Bourgnon sul trimarano “Brossard” ha percorso 610,45 miglia, oltre i 60 piedi il record è di Gabart, 784 miglia, a una incredibile media di 32,67 nodi. In equipaggio, fino a 60 piedi il trimarano Banque Populaire di Pascal Bidegorry percorse 667 miglia a 27,8 nodi, e sempre Bidegorry detiene il record di 908,2 miglia (37,84 nodi di media!) per i multiscafi oltre i 60 piedi in equipaggio con il 131 piedi Banque Populaire V.

LEGGI QUI LA STORIA DEL RECORD DI PERCORRENZA SULLE 24 ORE PIU’ LONGEVO DELLA STORIA

FONTE: Logo Vela

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Dalla Bretagna alla Sicilia con un “catorcio” di sette metri

L'incredibile avventura di Laura e Antoine, i due ragazzi che da Saint Malo sono arrivati in Sicilia su un "guscio" rattoppato di 7 metri

MG 4529

S.Agata di Militello, costa nord della Sicilia, Domenica 17 luglio 2016, ore 18 circa... Il Bravo Papà 3, il nostro Sun Odissey 40, la nostra casa galleggiante al mare è da pochi minuti ormeggiato nell’accogliente Marina Porticciolo Sant’Agata magistralmente gestito da Giuseppe Dominici, proveniente da Milazzo. Nei due giorni precedenti ha sofferto per un maestrale che ha toccato una punta di 44,9 nodi(reali non apparenti) tra Vulcano e la costa. Fortunatamente per le mogli, al giardinetto, visto che, dopo aver ostinatamente, per qualche miglio, tentato di risalire di bolina con tre mani verso ovest ha deciso (lui, direttamente, non il comandante, cioè io) di “girare le chiappe” e puntare su Milazzo.

MA COME SI PERMETTE QUESTO GUSCIO...

MG 4517Nel più completo relax e nella tranquillità di un vero porto, svaccati sui cuscini a leggere un libro, vedo arrivare sul pontile una ragazza in bicicletta da corsa. Scende al volo (avrà sì e no 20 anni) e si sbraccia verso una barchetta che sta entrando in porto. Non credo ai miei occhi: un guscio di sette metri, rattoppato con vetroresina in più punti, con un fuoribordo Suzuki 6 cv, tangone (ergo, spinnaker), senza lazy bag, solo un misero e scalcinato copriranda, timone, ovviamente, a barra, carena stranamente pulitissima, “osa” venire ad ormeggiare accanto al “mio” 12 metri tirato a lucido con tutti gli accessori possibili, scotte e drizze perfettamente arrotolate a tappetino e le galaverne “in pelle umana” da me personalmente fatte e cucite???

UNA “COSTA CROCIERE IN MINIATURA”???

MG 4519Scendo di corsa dalla barca per prevenire eventuali urti da parte di questi velisti della domenica e ricevo immediatamente i saluti dell’equipaggio: “Bonsoir, monsieur”. Guardo la bandiera sullo strallo di poppa: francese; sulla sartia destra Italiana, ovviamente. Sulla sinistra Canada e New Zealand. Cos’è ? una Costa Crociere in miniatura? Butto lì, per educazione, un “Bonsoir à vous” ed il ragazzo più giovane guardando la mia bandiera belga mi chiede se sono vallone. Visto che il mio francese si limita ai saluti, chiamo Margherita per una traduzione ed immediatamente Antoine eccitato esce con un “ils sont italiennes!”. Dopo 5 minuti sono a bordo del Bravo Papà a fare sei caffè Nespresso che beviamo sulla loro barca dove i ragazzi ci raccontano la loro avventura... incredibile.

ARRIVANO DALLA BRETAGNA!

MG 4521Come vedete dalle foto la barca è veramente poco più di una deriva. La barca è francese, gli armatori (mi vien da ridere a chiamarli così) sono Antoine, 23 anni canadese del Quebec e Laura, 22, neozelandese; i due ospiti a bordo, poco più che trentenni, senza esperienza di mare sono pure loro canadesi. Ahinoi, Margherita ed io abbiamo una scarsa attitudine con le lingue ma con un po’ di francese misto ad inglese, spagnolo ed italiano, riusciamo a dialogare per oltre un’ora. Arrivano, udite udite, con quella barca da Saint Malo – Bretagna del Nord. Facendosi tutta la costa atlantica francese, spagnola e portoghese, Gibilterra e poi in Sicilia, per tornare poi in Tunisia a vendere la barca... azz!!! Questi sì che sono marinai veri, magari con l’incoscienza dei vent’anni ma... ci complimentiamo con loro.

SOLUZIONI “SMART”

MG 4520Antoine ha trovato la barca semi-abbandonata su una spiaggia bretone, l’ha acquistata con 650 € e con altri 4000 l’ha rimessa in sesto (se penso cosa costa solo il mio navigatore, o anche solo la cucinerai...), a poppa vedo un bidoncino rosso (5 litri) per spruzzare il verderame alle piante... mi spiega che è la loro doccia. A prua, invece, legata alle draglie, la bici......il loro tender.

 

 

IL BELLO DI NAVIGARE

MG 4527Hanno tre giorni per vedere le Eolie e mi chiedono dei consigli. Regaliamo loro una cartina delle isole e diamo alcune dritte, non certo marinaresche, non ne hanno bisogno, su cosa non possono perdersi, dove ormeggiare e dove spendere poco. Mostro loro alcune foto delle isole e restano affascinati. Ci scambiamo gli indirizzi mail con la promessa di risentirci e, chissàmai, di rivederci. Domattina partiranno presto. Questa estate è stata una vacanza ricca di nuove conoscenze, tutte molto particolari. Certo bisogna attaccar bottone un po’ con tutti, non essere prevenuti, lasciarsi andare e farsi spingere dalla curiosità di conoscere non solo luoghi ma anche genti e volti nuovi. Anche questo è NAVIGARE e se questo può aiutarmi a fare nuove amicizie, parafrasando Leopardi, “il naufragar m’è dolce in questo mare...”.

Testo ed immagini di Adriano Gatta

FONTE: Logo Vela

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